Su internet ho trovato questo lavoro che penso si debba attribuire a Gaetano Greco professore dell'universita' di Siena.

Visto che e' stato messo su internet per cultura di tutti anch'io me ne avvalgo per ambientare la nostra storia. ( evitandomi di fare un lavoro gia' ottimamente fatto che probabilmente non saprei fare con la medesima competenza )

Per fedelta' al testo riporto a fondo pagina la cronologia completa ( da cui questo estratto ) che copre il periodo ben piu' vasto che va dal 1400 all'eta' napoleonica e il curriculum del professore

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estratto da

CRONOLOGIA della TOSCANA MODERNA del dr. Gaetano Greco

1400---1434

 

 

1400.

# Il 21 novembre, a Lucca, Paolo Guinigi, che già il 14 ottobre è stato nominato Capitano e difensore del popolo per governare la città assieme ad una balia di 12 membri, si proclama signore assoluto. Il Guinigi esautora prima ed abolisce poi gli Anziani ed il Consiglio degli Anziani ed accentra il potere nella sua persona, con la collaborazione di un vicario e di pochi consiglieri (fra i quali il novelliere Giovanni Sercambi). Anche la tradizionale magistratura della Corte dei Mercanti, espressione del ceto mercantile urbano, vedrà ridurre la sua giurisdizione sopra i commercianti e gli artigiani, a vantaggio della Corte del signore.

Poco successo arriderà alla politica estera espansionistica del Guinigi, intento a consolidare i domini lucchesi in Versilia ed il controllo sulla via Francigena contro le mire della crescente potenza fiorentina. L’alleanza con il senese Antonio di Checco Rosso Petrucci e con gli Aragona, esporrà la signoria del Guinigi alla tenace ostilità di Firenze, che nel giugno del 1418 farà devastare le campagne lucchesi dalle milizie mercenarie di Braccio Fortebraccio da Montone.

1402.

# Il 3 settembre, mentre le sue truppe assediavano Firenze, dopo aver sconfitto il signore di Bologna Giovanni Bentivoglio e le milizie fiorentine a Casalecchio sul Reno (26 giugno) e dopo aver occupato Bologna (28 giugno), muore a Melegnano – vittima di un’epidemia – il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti. Con la sua repentina fine crolla anche il suo progetto espansionistico, che mirava a costruire un grande stato "monarchico" nell’Italia centro-settentrionale: il 6 aprile del 1404 sarà stipulata la pace fra Milano e Firenze, che fisserà anche il confine fra la città del Giglio e Siena in Val d’Orcia.

 

 

 

 

 

 

 

 

1404.

# Siena, che dal 1399 era sottomessa a Gian Galeazzo Visconti, si libera dal dominio visconteo e conclude la pace con Firenze. Così, ritorna ad essere una repubblica indipendente sotto il governo dei Dieci priori, tratti dagli Ordini, o Monti (aggregazioni politiche di più casate e famiglie di diversa estrazione sociale e ricchezza), dei Gentiluomini (o Grandi), dei Nove, dei Dodici (poi estinto), dei Riformatori e del Popolo.

Negli anni successivi, esauritosi anche l’attacco portatole da Ladislao re di Napoli, Siena riconquisterà la Maremma con i suoi porti marittimi, occuperà Sovana (1410) e s’impadronirà dei domini di Giacomo Sforza in Val d’Orcia.

In campo ecclesiastico, la città difenderà la tradizionale esclusiva nello sfruttamento delle risorse ecclesiastiche del suo territorio. In effetti, anche nel patto di sottomissione di Siena nei confronti di Gian Galeazzo, questi si era impegnato a difender l’uso che i benefici ecclesiastici vacanti nelle città di Siena, di Massa e di Grosseto fossero conferiti soltanto ai Senesi e non ad altri.

1405.

# Nel maggio muore Gherardo I Appiani, figlio di Iacopo I (signore di Pisa) e primo signore di Piombino. Il suo dominio comprendente agli inizi Piombino, Suvereto, Buriano, Scarlino e le isole dell’Elba, di Pianosa, di Montecristo, di Cerboli e di Palmaiola, e poi è ampliato con l’acquisto dei castelli di Montione e di Valle. La sua signoria passa al figlio Iacopo II, sotto la reggenza della madre Paola Colonna (sorella di papa Martino V) e la protezione dei Fiorentini. In questi anni, diventeranno sempre più forti, pur con qualche oscillazione verso la repubblica di Genova, i legami di "accomandigia" fra il piccolo stato piombinese e la più potente città di Firenze.

 

 

1406.

# Dopo un lungo assedio, iniziato nel settembre dell’anno prima e condotto dalle truppe fiorentine con ferocia bestiale, il 9 ottobre Firenze occupa Pisa, che le è stata ceduta da Gabriele Maria Visconti (figlio naturale di Gian Galeazzo, e da questi nominato signore di questa città e di Livorno nel 1402) con l’accordo di Sarzana (27-28 agosto 1405) per la somma di 200.000 fiorini. Tuttavia, a causa della resistenza opposta dai Pisani, la spesa effettiva lieviterà fino ad un milione e mezzo. Si consolida così il dominio territoriale fiorentino, che nel corso del XIV secolo è giunto a comprendere Pistoia (1331), Prato (comprata dagli Angioini per 17.500 fiorini nel 1351), San Gimignano (1353), la Val d’Elsa, San Miniato (1364), Arezzo (acquistata definitivamente da Carlo di Durazzo con una spesa di circa 200.000 fiorini nel 1384), Montepulciano (1390 e, dopo l’aggressione viscontea, 1404) e la città alleata di Volterra (1361). Di lì a poco si aggiungeranno anche Cortona, che sarà ceduta da Ladislao di Durazzo con la pace del 26 gennaio 1411, e Livorno, vendutale dagli alleati genovesi per 100.000 fiorini nel 1421.

Firenze raggiunge così un assetto territoriale assai diverso da quello di una città-Stato, anche se, ancora alla metà del Quattrocento, si tratta sempre di una piccola entità statale, di circa 15.000 kmq. e 750.000 abitanti. Nella prima metà del Quattrocento la "dominante" provvede a riorganizzare le sue strutture giurisdizionali per adeguarle alle nuove dimensioni ed ai nuovi problemi: dalla giustizia alla sicurezza al fisco. Nel 1418 nasce la nuova magistratura dei Cinque del Contado e del Distretto, con il compito di controllare l’amministrazione finanziaria e l’esazione fiscale di competenza delle comunità soggette, mentre agli Otto di Guardia, creati nel 1378, è affidata la vigilanza sulle fortezze, le milizie e la sicurezza dello Stato contro i nemici interni ed esterni: come sorveglianti del territorio agli Otto era affidata la responsabilità della prevenzione e della repressione su tutto il territorio e la loro ingerenza si estese sui rettori locali, sicchè progressivamente divennero il più attivo tribunale criminale centrale dello Stato.. Intanto, nel 1384 erano sorti i Dieci di Balia, incaricati degli affari militari. Nel 1423 la piena giurisdizione penale, compresi i reati comuni, è attribuita ai vicari (ufficiali fiorentini posti a capo di circoscrizioni omonime); nel 1429 viene creata la magistratura dei Conservatori delle leggi, per controllare l’attività degli ufficiali pubblici; e progressivamente si razionalizza il reticolo circoscrizionale (intorno al 1430 si contano meno di 80 vicariati, contro i 125 degli inizi del secolo). Sul piano del diritto penale, dopo che nel 1403 era stata emanata la prima regolamentazione diretta a disciplinare i costumi ritenuti in materia sessuale, nel 1432 sono creati gli Ufficiali di Notte per vigilare sui reati di sodomia e per reprimere le violazioni della clausura dei monasteri femminili.

Per il territorio della città di Pisa (abbandonata anche dall’esilio e dalla fuga di decine di famiglie verso la Sicilia ed altri lidi mediterranei) e del suo Contado, la Repubblica adotta una serie di provvedimenti specifici. Nel 1421 viene creata la magistratura dei Consoli del Mare, composta da 6 cittadini fiorentini (dei quali 3 devono risiedere a turno per 6 mesi a Pisa) con giurisdizione sulle cause commerciali, controllo sulla costruzione delle galere e su parte del territorio e per la concessione di esenzioni fiscali e privilegi ai nuovi abitanti (provenienti dal Contado fiorentino!) del Contado pisano. Nel 1463, poi, viene istituita la magistratura della Grascia, composta da 3 pisani e dai 3 Consoli del Mare fiorentini residenti, per controllare il mercato alimentare cittadino (dal secolo successivo anche quello rurale). Infine, nel 1475 è creata l’Opera della Reparazione del Contado per affrontare i problemi dell’assetto idro-geologico della campagna entro i confini amministrativi del vecchio Contado pisano (Vicariato di Lari e Vicariato di Vicopisano). A questi provvedimenti legislativi si accompagna un duplice movimento di Fiorentini verso il territorio pisano, meno densamente abitato della loro area. Da una parte i cittadini della Dominante s’impadroniscono a vario titolo di terre ed edifici del Contado pisano (comprandoli o prendendoli in affitto a prezzi di favore) ed occupano chiese, enti e luoghi pii possessori di ampi patrimoni immobiliari (a partire dalla Mensa arcivescovile pisana). Dall’altra parte, nei territori da loro posseduti o gestiti introducono la forma tradizionale dell’azienda agraria fiorentina – la mezzadria poderale –, trasferendo su queste terre famiglie di coltivatori provenienti dal Contado fiorentino.

Inoltre, Firenze è, insieme con il ducato di Savoia-Piemonte, l’unico Stato italiano, che nel Quattrocento si doti di una raccolta statutaria, al fine di costituire il corpo organico di una legislazione regionale: una prima volta nel 1408-1409, e poi ancora nel 1415. D’altra parte, la crescita degli apparati burocratici dello Stato è comprovata dalle condizioni dei "famigli" della Signoria: dalla fine del Trecento questi godono, prima in qualche caso e poi tutti, della pensione di vecchiaia.

1417

# A Firenze, il 2 ottobre muore Maso degli Albizzi, che negli ultimi decenni era stato l’esponente di punta dell’oligarchia cittadina ed ha spinto la politica fiorentina verso strategie espansionistiche.

1427

# A Firenze, su proposta di Rinaldo di Maso degli Albizzi, viene adottato come strumento fiscale il Catasto. Su dichiarazione degli stessi interessati (la cosiddetta "portata") vengono descritti i beni mobili ed immobili di ogni famiglia abitante nel dominio fiorentino annotando anche gli oneri (compreso il carico familiare), i debiti ed i crediti. In seguito, gli Ufficiali del Catasto provvedono alla loro verifica ed alla valutazione della quota d’imposta unitaria spettante ad ogni contribuente sulla base di coefficienti variabili da zona a zona. Quest’operazione di censimento fiscale generale si protrarrà per un biennio, suscitando pure rivolte in difesa delle condizioni particolari di privilegio (come a Volterra nel 1429).

Da questo Catasto emergono dati interessanti anche sulla composizione delle famiglie dello Stato fiorentino: per esempio su 60.000 famiglie residenti a Firenze e nel suo Contado il 55% avevano una composizione nucleare, mentre solo il 29% delle famiglie avevano una struttura complessa, anzi il 19% erano multiple, con oscillazioni locali fra il 7,8% (Firenze) ed il 22% (Contado fiorentino).

1429

# Nel dicembre ha inizio una nuova offensiva militare (dopo le devastazioni compiute da Braccio Fortebraccio da Montone) di Firenze contro Lucca, che però può contare sull’appoggio di Filippo Maria Visconti e sulle truppe di Niccolò Piccinino. Questi sconfigge i Fiorentini nel dicembre del 1430 e vanifica gli attacchi contro Lucca; anzi, porta la guerra dentro gli stessi domini fiorentini e mette in agitazione le terre da poco assoggettate (come Pisa e la sua campagna, dove alcuni paesi si ribellano al dominio fiorentino). Questa guerra infruttuosa finirà con la pace di Ferrara del 26 aprile 1433.

1430.

# A Lucca, il 15 agosto viene spodestato il signore Paolo Guinigi e ritorna la repubblica. In ottobre, risorge il Consiglio generale, composto da 120 Consiglieri e 40 Surrogati e presieduto dagli Anziani e dal Gonfaloniere di giustizia.

1433.

# A Firenze, Cosimo de’ Medici, "il Vecchio" (figlio del defunto banchiere Giovanni), capo del partito popolare, viene processato con l’imputazione di tradimento a causa dei suoi rapporti con Francesco Sforza e viene condannato all’esilio, per dieci anni, nella città di Padova. Ma l’anno dopo i Medici prendono il potere in Firenze e, dopo aver sconfitto gli Albizzi (esponenti di punta del partito oligarchico), richiamano Cosimo in patria (autunno del 1434).

 

 

 

 

 

Gaetano GRECO

Curriculum

 

Nato a Catania il 23 luglio 1950, ho compiuto i miei studi superiori a Pisa, presso il Liceo Ginnasio "Galileo Galilei". Nell’ottobre del 1969 ho vinto il concorso di allievo del corso ordinario della Classe di Lettere presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ho studiato fino al novembre del 1973. Negli stessi anni frequentavo la Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Filosofia, presso l’Università degli Studi di Pisa; ed in questo Ateneo, l’8 novembre 1973, ho conseguito la Laurea in Filosofia con una Tesi di Storia del Risorgimento su "La cultura sociale": analisi di una rivista nel suo tempo. Nello stesso mese ho vinto il concorso per un posto di perfezionamento nella Classe di Lettere della Scuola Normale Superiore di Pisa; poi nel marzo del 1975 ho vinto il concorso nazionale ad un "Assegno ministeriale di formazione didattica e scientifica", assegno che mi è stato rinnovato negli anni successivi, prima presso l’Istituto di Storia Medievale e Moderna dell’Università degli Studi di Pisa, ed in seguito presso l’Istituto di Storia dell’Università degli Studi di Siena.

Il 10 ottobre del 1981 sono entrato nei ruoli dell’Università degli Studi di Siena in qualità di ricercatore confermato di "Storia Moderna" presso il Dipartimento di Storia. Qui, nell’a. a. 1991/92 sono stato nominato professore supplente di Storia degli Antichi Stati Italiani. A decorrere dal 1° novembre 1992, essendo risultato fra i vincitori del concorso nazionale per professori universitari di II fascia, sono diventato Professore Associato del gruppo di "Storia Moderna", quale titolare dell’insegnamento di Storia degli Antichi Stati Italiani nella Facoltà di Lettere e Filosofia di questo stesso Ateneo. A partire dall’a. a. 1997/98, il Consiglio di Facoltà mi ha attribuito la responsabilità didattica del nuovo corso di Storia Moderna III, mentre mantenevo, e tuttora mantengo attivo - pur solo a titolo di "mutuazione" - anche il corso di Storia degli Antichi Stati Italiani. Infine, avendo conseguito l’idoneità nel concorso per Professore di I Fascia nel settore di "Storia Moderna" presso l’Università degli Studi di Cagliari, dal 1° ottobre del 2002 ho prestato servizio in qualità di Professore Straordinario di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena: qui, dal 1° ottobre 2005, in seguito al giudizio positivo di conferma espresso dall’apposita Commissione di nomina ministeriale, sono attualmente in ruolo nella qualità di Professore Ordinario di Storia Moderna (Settore Disciplinare M-STO/02).

Nell’a. a. 1992/93 il Consiglio della Facoltà di Lettere mi ha nominato professore supplente di Storia della Chiesa; l’incarico per la supplenza di questo insegnamento mi è stato confermato anche per i successivi anni accademici fino ad oggi. Per ultimo, dall’a. a. 2002/2003, in seguito all’attivazione del nuovo Corso di Laurea in Conservazione, Gestione e Comunicazione dei Beni Culturali, Ambientali e Archeologici (presso la sede di Grosseto), fino all’a. a. 2005/2006 mi sono stati affidati due moduli di Storia Moderna, uno per il detto corso e l’altro per il Master.

Nell’a. a. 1993/94, il Rettore dell’Università di Siena mi ha nominato membro del "Comitato di Proposta" per il Corso di Perfezionamento per Insegnanti di Scuola Secondaria, Corso istituito a titolo sperimentale in questo Ateneo con Decreto Rettorale in vista della istituzione della Scuola di Specializzazione per la Formazione degli Insegnanti di Scuola Secondaria prevista dalla Legge 341/1990. Nell’a. a. 1994/95, con Decreto Rettorale n. 650 del 20 aprile 1995, recependo la designazione del Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, lo stesso Rettore Pietro Tosi mi ha nominato membro componente della nuova "Commissione di studio per i problemi della formazione degli insegnanti di Scuola Secondaria": in questa sede ho svolto le mansioni di Coordinatore dell’Indirizzo Letterario (Orientamento Letterario e Orientamento Umanistico) dei Corsi di Perfezionamento ed ho curato il Ciclo di lezioni-seminari di Metodologia e didattica della Storia. Dal 6 giugno del 1996, poi, su elezione del Consiglio del Corso di Perfezionamento e per nomina del Rettore (Decreto Rettoriale n. 1088 del 25 giugno 1996), ho ricoperto le funzioni di Direttore del Corso di Perfezionamento.

Nel frattempo, in ottemperanza al D.P.R. n. 470 del 31 luglio 1996, il 7 ottobre 1996 il Senato Accademico della mia Università ha deliberato la mia partecipazione all'apposito "Comitato di proposta", per cui ho partecipato ai lavori di detto Comitato, composto anche dai rappresentanti delle Università di Pisa e Firenze. In questa sede ho svolto le funzioni di Coordinatore della componente espressa dall’Ateneo di Siena e mi sono occupato in particolare dei problemi organizzativo-istituzionali connessi alla costituzione di detta Scuola: dal "Regolamento della Scuola" alle convenzioni fra Università ed istituzioni scolastiche, dalle norme per l’accesso degli allievi alla strutturazione dei corsi.

Con l’inizio ufficiale delle attività della SSIS Toscana (marzo 2000) mi è stato confermato l’incarico di Coordinatore della Sede di Siena e mi è stato affidato il Corso di Fondamenti storico-epistemologici e Didattica della Storia presso la sede di Siena. A partire dall’a. a. 1999/2000 ho sempre fatto parte delle Commissioni di Concorso sia per l’accesso degli allievi all’Indirizzo Linguistico Letterario, sia per la selezione dei docenti Supervisori del Tirocinio, e ho sempre presieduto le commissioni per l’Esame di Stato abilitante a conclusione delle attività didattiche dell’Indirizzo Linguistico Letterario. Infine, dall’a. a. 2002/2003 mi è stata affidata anche la responsabilità dell’insegnamento di Storia della Scuola e degli Insegnanti e Legislazione scolastica per il Corso di Specializzazione al Sostegno all’Handicap, presso la sede di Siena della SSIS. Nell’a. a. 2006/2007 la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Firenze mi ha conferito l’affidamento dell’insegnamento di Fondamenti e Didattica della Storia nell’ambito dei corsi speciali organizzati per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento per la scuola dell’infanzia e per la scuola primaria, sede di Pisa.

Agli inizi dell’a. a. 2006/2007, in ottemperanza a quanto prescritto dal nuovo Regolamento della SSIS concordato dagli Atenei di Firenze, di Pisa e di Siena, i Senati Accademici dell’Università di Siena e dell’Università per Stranieri di Siena mi hanno designato quale Coordinatore della Sede di Siena della SSIS Toscana per il quadriennio 2006/2010. In conseguenza di detta nomina, sono membro della Giunta e del Consiglio di Direzione della suddetta scuola di specializzazione d’interateneo.

Fra gli incarichi extra-universitari ricoperti in questi ultimi anni, ricordo che nell’anno 2000 sono stato Presidente Coordinatore delle Commissioni Giudicatrici del concorso ordinario a cattedre nelle scuole ed istituti d’istruzione secondaria della regione Toscana, per l’Ambito Disciplinare 7 (Filosofia, Storia e Scienze Umane) e che per diversi anni sono stato presidente di commissioni per gli esami di stato (la cosiddetta "maturità") presso Licei Scientifici.

Sono anche membro della redazione del nuovo Portale di Storia Moderna (www.stmoderna.it), per la Società Italiana degli Storici dell’Età Moderna, con sede presso il Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea dell’Università di Pisa: in particolare sono il responsabile della sua sezione "Questioni della Didattica", la cui realizzazione è localizzata presso il Dipartimento di Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena (qui, per la riflessione e discussione metodologica sul tema della didattica, si provvede alla raccolta delle informazioni a livello nazionale e all’elaborazione e messa in linea dei materiali e dei documenti)

In campo scientifico, dopo alcuni studi giovanili sulla cultura cattolica italiana fra il 1848 ed il 1915, i miei interessi si sono rivolti all’età moderna e prevalentemente all’analisi dei rapporti esistenti fra le Chiese locali (tanto le loro istituzioni, quanto il loro personale), il potere politico centrale, i poteri periferici e le "strutture" sociali (dalle famiglie alle corporazioni, dalle forme della produzione al sistema della proprietà immobiliare), non senza qualche incursione anche negli studi sulla religiosità popolare. L’oggetto più specifico delle mie ricerche è stato, ed è tuttora, l’assetto istituzionale della Chiesa toscana nel periodo compreso fra gli inizi del Quattrocento e la metà dell’Ottocento, tanto con indagini sulle diverse situazioni diocesane quanto con analisi di lungo periodo su particolari vicende locali: da Pisa a Siena, da Colle Val d’Elsa a Pescia, da Pienza a Massa Marittima, da Volterra a Lucca. Fra le mie pubblicazioni posso ricordare i numerosi saggi sulle diocesi ed i vescovi della Toscana, segnalando in particolare due libri: La parrocchia a Pisa nell’età moderna (secoli XVII-XVIII) (1984), e Calcinaia, una pieve ed una comunità nell’età moderna (1998). Seguace di un metodo storiografico basato sull’analisi filologica dei documenti, sull’attenzione rivolta prevalentemente alle problematiche economico-giuridiche e sulla comparazione fra le diverse esperienze storiche nella duplice dimensione spazio-temporale, ho dedicato alcuni lavori all’esame dei problemi generali di storia della Chiesa italiana in età moderna. Quest’attenzione alla storia comparativa ha trovato un’espressione compiuta in due miei recenti volumi: La Chiesa in Italia nell’età moderna (1999) e La Chiesa in Occidente. Istituzioni e uomini dal Medioevo all’Età moderna (2006).

Da alcuni anni, in relazione ai miei impegni di docente presso la SSIS Toscana, mi occupo anche di epistemologia e didattica della Storia: su queste tematiche, oltre ad alcuni articoli, ho scritto con il prof. Achille Mirizio un saggio di più ampio respiro, che è stato pubblicato dall’editore UTET con il titolo Una palestra per Clio (2008).

Pubblicazioni

1. Saggio d’inventario dell'Archivio della Curia Arcivescovile di Pisa per il secolo XIX, in "Bollettino storico pisano", XLIV-XLV, 1975-1976, pp. 287-303.

2. La "Civiltà Cattolica" nel decennio 1850-1859, in "Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa", Classe di Lettere e Filosofia, s. III, v. VI/3,1976, pp. 1051-1095.

3. La "Rivista Internazionale di Scienze Sociali e Discipline Ausiliarie" e la crisi di fine secolo, in "Annuario dell'Istituto di Storia Contemporanea del Movimento Operaio e Contadino di Ferrara", 1977, pp. 443-467.

4. Gli intellettuali cattolici e la crisi dello Stato liberale in Italia (1895-1901), in "Ricerche storiche", IX, 1979, pp. 69-135.

5. Ecclesiastici e benefici in Pisa alla fine dell’antico regime, in "Società e storia", n. 8, 1980, pp. 299-338.

6. Il potere religioso e le istituzioni ecclesiastiche, in Livorno e Pisa: due città e un territorio nella politica dei Medici, Pisa, Nistri-Lischi e Pacini, 1980, pp. 130-145.

7. Un paese, una parrocchia: S. Paolo Apostolo di Ruosina (1595-1858), in "Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Siena", I, 1980, pp. 33-78.

8. Ordinazioni sacre e istituzioni ecclesiastiche nell'età moderna, in "Società e storia", n. 21, 1983, pp. 667-683.

9. Chiesa locale e clero secolare a Pisa nell’età della Controriforma, in La città e il contado di Pisa nello Stato dei Medici (XV-XVII sec.), "Ricerche di Storia Moderna. III", Pisa, Pacini, 1984, pp. 143-279.

10. La parrocchia a Pisa nell’età moderna (secoli XVII-XVIII), con presentazione di C. Violante, Pisa, Pacini, 1984.

11. Nota bibliografica a Aziende e patrimoni di grandi famiglie, (su "Ricerche di Storia Moderna.II"), in "Bullettino senese di storia patria", LXXXVII, 1980, pp. 340-348.

12. Paolo Tronci, chierico e funzionario della Chiesa pisana nella prima metà del Seicento, in Paolo Tronci storico e erudito pisano, Pisa, Pacini, 1985, pp. 21-54.

13. I giuspatronati laicali nell’età moderna, in Storia d’Italia. Annali 9. La Chiesa e il potere politico dal Medioevo all’età contemporanea, a cura di G. Chittolini e G. Miccoli, Torino, Einaudi, 1986, pp. 531-572.

14. Monasteri femminili e patriziato a Pisa (1530-1630), in Città italiane del ‘500 tra Riforma e Controriforma, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Lucca, 13-15 ottobre 1983), Lucca, Pacini Fazzi, 1988, pp. 313-339.

15. Il pievanato di Calcinaia nell’età medievale, in "Bollettino storico pisano", LVII, 1988, pp. 211-248.

16. Le istituzioni della Chiesa locale nella Toscana lorenese fra tradizione e riforme, in La Toscana dei Lorena. Riforme, territorio, società , Atti del Convegno di Studi (Grosseto, 27-29 novembre 1987), Firenze, Olschki, 1989, pp. 201-232.

17. Pievi e parrocchie nel contado pisano nel XVI secolo: decadenza e rinascita delle strutture del potere istituzionale nel territorio rurale, in Cattedrale, città e contado tra Medioevo ed Età Moderna, Atti del Seminario di Studi (Modena, 15-16 novembre 1985), Milano, Giuffré, 1990, pp. 107-172.

18. La diocesi di Pienza fra XVII e XVIII secolo, in La Val d’Orcia nel medioevo e nei primi secoli dell’età moderna, Convegno internazionale di studi storici (Pienza, 15-18 settembre 1988), Roma, Viella, 1990, pp. 447-490.

19. La pieve di Calcinaia nell’età della Controriforma, in "Bollettino storico pisano", LIX, 1990, pp. 109-147.

20. Visita pastorale, clero secolare e religione popolare: la diocesi di Grosseto nel 1576, in "Bollettino storico pisano", LX, 1991, pp. 195-207.

21. La Chiesa locale alla fine del Settecento tra riforma e rivoluzione, in "Atti e Memorie dell'Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena", s. VII, v. VII, 1989-90, pp. 265-289.

22. Fra disciplina e sacerdozio: il clero secolare nella società italiana dal Cinquecento al Settecento, in Clero e società nell'Italia moderna, a cura di M. Rosa, Bari-Roma, Laterza, 1992, pp. 45-113.

23. Pisa nel Seicento, in Pisa. Iconografia a stampa dal sec. XV al sec. XVIII, Pisa, E. T. S., 1992, pp. 27-44.

24. Il Cappello di Santa Bona. Note sulla cultura folklorica pisana nell’età della Controriforma, in "Ricerche storiche", XXII, 1992, pp. 21-62.

25. Pieve e comunità a Calcinaia nel XVII secolo, in "Bollettino storico pisano", LXI, 1992, pp. 95-133.

26. Il clero secolare, in La società sarda in età spagnola, a cura di F. Manconi, ("La civiltà del popolo sardo", vol. 4°), Cagliari, Consiglio Regionale della Sardegna, 1992, t. I, pp. 130-141.

27. Provvedimenti e pratiche nel governo politico della chiesa locale nell'età di Cosimo III, in La Toscana nell'età di Cosimo III, Atti del convegno Pisa - San Domenico di Fiesole (FI) 4-5 giugno 1990, a cura di F. Angiolini, V. Becagli, M. Verga, Firenze, EDIFIR, 1993, pp. 437-454.

28 Conflitti sulla giurisdizione spirituale fra l’arcivescovo di Pisa ed il priore della Conventuale stefaniana alla fine del XVII secolo, in Atti del Convegno "Lo Studio di Pisa e l'Ordine di S. Stefano" (Pisa, 14-15 maggio 1993), Pisa, ETS, 1993, pp. 135-162.

29. Chiesa cittadina e chiese rurali nel Pisano in età moderna, in La pianura di Pisa e i rilievi contermini. La natura e la storia, a cura di R. Mazzanti, Roma, Società Geografica Italiana, 1994 ("Memorie della Società Geografica Italiana", I), pp. 369-385.

30. Chiesa locale e clero secolare in Toscana fra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento. Il caso pisano, in La Toscana e la Rivoluzione Francese, Convegno internazionale di studi (Pistoia/Arezzo, 24/25/26 novembre 1989), Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1994, pp. 449-473.

31. Per la storia dell’identità italiana fra '400 e ‘700. Ipotesi di un percorso museale, in G. Greco, G. Limiti, G. Muratore, E. Gentili, I. Guerri, Il Museo del Parlamento al Vittoriano, Roma, ATENA, 1994, pp. 13-53.

32. Funerali e tafferugli nel tardo Seicento pisano, in "Quaderni Stefaniani", XIII, 1994, pp. 147-157.

33. Recensione a P.Blet, S. J., Le Clergé de France, Louis XIV et le Saint Siège de 1695 à 1715, [Città del Vaticano, Archivio Vaticano, 1989 ("Collectanea Archivi Vaticani", 25), pp. XVI e 666], in "Cristianesimo nella Storia", XV/2, giugno 1994, pp. 493-496.

34. Istituzioni ecclesiastiche, chierici e laici nelle terre di confine, Relazione al Convegno di Studi La parrocchia montana nei secoli XV-XVIII , Atti delle giornate di studio (Capugnano, 11-12 settembre 1993), Porretta Terme - Bologna, Editoriale Nuèter, 1994, pp. 75-83 (Storia e ricerca sul campo fra Emilia e Toscana, 1).

35. Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa nella diocesi di Colle nell'età moderna, in Colle di Val D'Elsa: diocesi e città tra ‘500 e ‘600, Convegno di Studi su il "IV Centenario della diocesi e città di Colle di Val d'Elsa (1592-1992)", 22-24 ottobre 1992, a cura di P. Nencini, Castelfiorentino, Società Storica della Valdelsa, 1994, pp. 139-171.

36. I Vescovi del Granducato di Toscana in età medicea, in Istituzioni e società in Toscana nell'età moderna, Atti delle giornate di studio dedicate a Giuseppe Pansini (Firenze, 4-5 dicembre 1992), Roma, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, 1994, vol. II, pp. 655-680 ("Pubblicazioni degli Archivi di Stato , Saggi 31").

37. La diocesi di Volterra in età medicea, in "Rassegna Volterrana", LXX, 1994, Atti del Convegno Dagli albori del comune medievale alla rivolta antifrancese del 1799 (Volterra, 8-10 ottobre 1993), pp. 347-373.

38. La santità femminile in età moderna, in Le Sante nelle immaginette sacre. Donne protagoniste nella fede, nella storia e nella vita quotidiana, Pontedera, Bandecchi e Vivaldi, 1995, pp. 51-67.

39. Il clero nelle riforme municipali toscane, in L'Ordine di Santo Stefano e la nobiltà toscana nelle riforme municipali settecentesche, Atti del Convegno (Pisa, 12-13 maggio 1995), Pisa, ETS, 1995, pp. 207-243.

40. La Primazia della Chiesa pisana nell'età moderna: il titolo come onore e come strumento, in Nel IX Centenario della Metropoli ecclesiastica di Pisa (Atti del convegno di studi, Pisa 7-8 maggio 1992), a cura di M. L. Ceccarelli Lemut e S. Sodi, Pisa, Pacini, 1995, pp. 249-306.

41. Le Chiese locali, in F. Angiolini, L. Del Panta, D. Frigo, G. Greco, P. Malanima, M. Rosa, M. Verga, Storia degli antichi stati italiani, a cura di G. Greco e M. Rosa, Roma-Bari, Laterza, 1996, pp. 163-214.

42. La Chiesa di Massa e Populonia in età medicea, in Populonia e Piombino in età medievale e moderna, Convegno di studi (Populonia, 28-29 maggio 1993), a cura di M. L. Ceccarelli Lemut e G. Garzella, Pisa, Pacini, 1996, pp. 99-125.

43. Stregoneria, magia e superstizione nella legislazione sinodale toscana dell’età della Controriforma, in Stregoneria e Streghe nell'Europa moderna, Convegno Internazionale di Studi (Pisa, 23/24/25 marzo 1994), Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Ufficio Centrale per i Beni Librari, le Istituzioni Culturali e l'Editoria, Biblioteca Universitaria di Pisa, 1996 (Pisa, Pacini, 1996), pp. 347-357.

44. Cascina nell’età moderna (secoli XV-XVIII), in Cascina, a cura di P. Vestri, Pisa, Pacini, 1996, pp. 33-51.

45. La fine del Medioevo e la nascita del mondo Moderno. Sezione 2. Il secolo dell'espansione europea. Sezione 3. La prima metà del Seicento, in T. Detti, N. Gallerano, G. Gozzini, G. Greco, G. Piccinni, La società moderna e contemporanea, Milano, B. Mondadori, 1997, vol. 1.

46. L’età dell’assolutismo e dell’antico regime, in T. Detti, N. Gallerano, G. Gozzini, G. Greco, G. Piccinni, La società moderna e contemporanea, Milano, B. Mondadori, 1997, vol. 2.

47. Madonne delle acque, Madonne degli alberi, in La Madonna nei santini. Fede popolare ed iconografia sacra nelle piccole immagini devozionali, Pontedera (Pisa), Bandecchi & Vivaldi, 1997, pp. 68-77.

48. Istituzioni ecclesiastiche e religiosità a Siena dopo il Concilio di Trento, in Storia di Siena, Siena, Alsaba, 1997, pp. 25-39.

49. Carriere ecclesiastiche e basso clero secolare nell’Italia moderna, in Disuguaglianze: stratificazione e mobilità sociale nelle popolazioni di Italia, Portogallo e Spagna (dal sec. XIV agli inizi del secolo XX), 2° Congresso Italo-iberico S.I.D.E.S.–A.DE.H. (Savona, 18-21/11/1992), S.I.D.E.S, 1997, t. II pp. 501-513.

50. Verso l'istituzione della Scuola di Specializzazione per la Formazione degli Insegnanti: riflessioni sull'esperienza senese, in "Educazione Permanente", Bimestrale del Ce.R.S.D.E.P. (Siena), n. 3/4 maggio-agosto 1995, pp. 63-90.

51. Pratiche devozionali. Greco legge Torre, in "Storica", n. 9, 1997, pp. 196-206.

52. Capitolo canonicale e città a Pescia nell’età medicea, in Il duomo di Pescia. Una chiesa per la città, Atti del convegno per il trecentesimo anniversario della costruzione della cattedrale di Pescia, 30 maggio 1996, a cura di Giuseppina Carla Romby e Amleto Spicciani, Pisa, ETS, 1998, pp. 11-42.

53. Calcinaia, una pieve ed una comunità nell’età moderna, Comune di Calcinaia 1998.

54. Vescovo e principe in Italia alla fine del Seicento: le lettere del card. Gregorio Barbarigo al granduca Cosimo III di Toscana, in Gregorio Barbarigo, patrizio veneto, vescovo e cardinale nella tarda Controriforma (1625-1697), Atti del Convegno di Studi, Padova 7-10 novembre 1996, a cura di L. Billanovich e P. Gios, Padova, Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana, 1999, pp. 935-976.

55. I monasteri femminili italiani tra Rinascimento e Controriforma, in Con l’occhio e col lume, Atti del Corso seminariale su S. Caterina da Siena (25 settembre - 7 ottobre 1995), a cura di Luigi Trenti e Bente Klange Addabbo, Siena, Edizioni Cantagallo, pp. 445-461.

56. Il Capitolo dei Canonici del Duomo e la città di Pisa dal XVI al XVIII secolo, in Opera della Primaziale Pisana, Storia e arte nella Piazza del Duomo, Conferenze anni 1995-1997, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi, 1999, pp. 7-23.

57. La Chiesa in Italia nell’età moderna, Roma-Bari, Laterza, 1999, pp. 343.

58. Note sulla presenza dei Francescani a Piombino nell'età moderna, in San Francesco. Vita, opere e miracoli nelle piccole immagini devozionali, Catalogo della Mostra (Piombino, 23 luglio - 22 agosto 1999), Pontedera, Bandecchi & Vivaldi, 1999, pp. 123-142.

59. Gaetano Thiene, santo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, vol. LI, 1998, pp. 203-207.

60. Il pontefice, il principe, il "pubblico" e i privati: poteri e pertinenze sulle chiese locali toscane in età moderna, in La Chiesa e le sue istituzioni negli archivi ecclesiastici della Toscana, Atti del Convegno su " Lavori in corso negli archivi ecclesiastici toscani ", Pistoia, Editrice C. R. T., 1999, pp. 68-78.

61. Chiesa, società e potere politico a Lucca nell’età della Restaurazione, in Fine di uno Stato: il Ducato di Lucca. 1817-1847, Convegno, Lucca - Villa Bottini 9-11 ottobre 1997, in "Actum Luce. Rivista di Studi Lucchesi", a. XVI, 1997 (st. 2000), pp. 90-186.

62. La Chiesa di Siena in età moderna: gli aspetti istituzionali, in Chiesa chierici sacerdoti. Clero e seminari in Italia tra XVI e XX secolo, Siena, Archivio di Stato Seminario arcivescovile 21 maggio 1999, a cura di Maurizio Sangalli, Roma, Herder, 2000, pp. 111-139.

63. Dal rinnovamento religioso alla disciplina delle coscienze, in E. Fasano Guarini, G. Petralia, P. Pezzino, Storia della Toscana. 3. Dal 1350 al 1700, Roma-Bari, Laterza, 2001, pp. 71-92.

64. La Chiesa toscana tra riforme e rivoluzioni, in E. Fasano Guarini, G. Petralia, P. Pezzino, Storia della Toscana. 4. Dal 1700 al 1900, Roma-Bari, Laterza, 2001, pp. 72-

65. Coltano e Tombolo in età moderna, in Tombolo. Territorio della Basilica di San Piero a Grado, coordinamento di Sergio Pittaluga, Pisa, Felici editore, 2001, pp. 179-189.

66. Insegnare a insegnare la Storia: appunti sull’esperienza nella SSIS della Toscana, in "Annale SSISCO" 2001

67. La diocesi e la provincia ecclesiastica di Siena in età moderna: profili istituzionali, in Chiesa e vita religiosa a Siena dalle origini al grande giubileo, Atti del Convegno di studi (Siena, 25-27 ottobre 2000), a cura di Achille Mirizio e Paolo Nardi, Siena, Edizioni Cantagalli, 2002, pp. 229-246.

68. La Storia nella formazione iniziale degli insegnanti, in Insegnare storia. Riflessioni a margine di un’esperienza di formazione, a cura di Umberto Baldocchi, Stefano Bucciarelli, Stefano Sodi, Pisa, ETS, 2002, pp. 14-24.

69. Saggio introduttivo, in Lettere di Gregorio Barbarigo a Cosimo III de’ Medici, a cura di Pierantonio Gios, Padova, Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana, 2003, pp. VII-LXV.

70. Forme della socialità in Maremma fra età moderna ed età contemporanea, in "Rassegna Storica Toscana", XLVIII, n. 2, luglio-dicembre 2002, pp. 533-553.

71. Cronologia dell’Italia moderna, Roma, Carocci, 2003, 274 pp.

  1. Controriforma e disciplinamento cattolico, in Storia della civiltà toscana. Volume III: Il Principato mediceo, a cura di E. Fasano Guarini, Firenze, Le Monnier, 2003, pp. 239-274

  1. Mamma li turchi. Vivere nel Mediterraneo Occidentale in età moderna, in Il mare nelle immaginette devozionali. Natura, simboli e protezioni, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi, 2003, pp. 96-113
  2. "Quella Regola, et Capitoli più commodi, larghi…". Monache a Piombino nell’età moderna, in Religione, cultura e politica nell’Europa moderna. Studi offerti a Mario Rosa dagli amici, a cura di C. Ossola, M. Verga e M. A. Visceglia, Firenze, Olschki, 2003, pp. 103-123
  3. Montepulciano nell’età moderna, in Società Storica Poliziana, Scultura a Montepulciano dal XIII al XX secolo, Momtepulciano (SI), Le Balze, 2003, pp. 7-10
  4. Chiesa e religiosità a Pisa in età napoleonica, in L’Università di Napoleone. La riforma del sapere a Pisa, a cura di Romano Paolo Coppini, Alessandro Tosi, Alessandro Volpi, Pisa, Edizioni Plus Università di Pisa, 2004, pp. 43-58

77. Curricolo verticale e percorso modulare nell’insegnamento della Storia. Parte prima, in "didatticamente. La voce della SSIS", 1-2/2003 (Pisa, ETS, 2004), pp. 141-166

78. Al servizio del principe: i Grifoni di San Miniato e l’Ordine di Santo Stefano, in San Miniato e l’Ordine di Santo Stefano, Atti del convegno (San Miniato, 14 maggio 2004), Pisa, ETS, 2004, pp. 25-38

79. Il pontificato di papa Benedetto XIV, in Prospero Lambertini. Pastore della sua città, pontefice della cristianità, a cura di Andrea Zanotti, Bologna, Minerva Edizioni, 2004, pp. 115-141.

80. Cascina moderna. Società e istituzioni, Chiesa e religiosità, in Cascina. Segni d’arte e cultura in un Centro della Pianura pisana. 2, a cura di Giovanna Formichi, "Italia Nostra" Sezione di Cascina (Pisa), 2004, pp. 43-108.

81. I Medici e la Chiesa in Toscana, in Il paesaggio dei miracoli. Maria Santissima della Fontenuova a Monsummano. Santuari e politiche territoriali nella Toscana medicea da Ferdinando I a Cosimo II, a cura di Anna Benvenuti e Giuseppina Carla Romby, Pisa, Pacini, 2004, pp. 37-75.

82. Un "luogo" di frontiera: l’Opera del Duomo nella storia della Chiesa locale. Premessa storica sulle Fabbricerie, in La natura delle Fabbricerie, giornata di studio, Pisa 4 maggio 2004, Pontedera (PI), Bandecchi e Vivaldi, 2005, pp. 9-31 (Opera della Primaziale Pisana, Quaderno n. 16).

83. La Toscana dall’inizio del "secolo d’oro" sino al papato di Maffeo Barberini, in Luce e Ombra. Caravaggismo e naturalismo nella pittura toscana del Seicento, a cura di Pierluigi Garofano, Pisa, Felici, 2005, pp. XXIII-XXXI.

84. Paesaggi naturali, paesaggi umani, paesaggi sacri: continuità e trasformazioni nel paesaggio italiano, in Il paesaggio nelle immaginette devozionali, Pontedera (Pisa), Bandecchi & Vivaldi, 2005, pp. 51-60.

  1. La storiografia sulla Chiesa toscana in età moderna, in La Toscana in età moderna (secoli XVI-XVIII). Politica, istituzioni, società: studi recenti e prospettive di ricerca, a cura di Mario Ascheri ed Alessandra Contini, Firenze, Olschki, 2005, pp. 203-226.
  2. La Chiesa in Occidente. Istituzioni e uomini dal Medioevo all’Età moderna, Roma, Carocci, 2006, pp. 327.
  3. La nascita di una nuova diocesi: Livorno, 1806, in "Oecumenica Civitas" IV/2 (2004), pp. 153-186.
  4. Santi, arti e mestieri, in Gesù e il mondo del lavoro fra tradizione evangelica e storia nelle immaginette devozionali, Catalogo della Mostra, 28 luglio – 25 agosto 2007 di Piombino, Pontedera, Bandecchi & Vivaldi, 2007, pp. 16-27
  5. La chiesa di Lucca nei primi decenni del Quattrocento, in "Quaderni Lucchesi di Studi sul Medioevo e sul Rinascimento", a. V, n. 1/2, gennaio-dicembre 2004 (Atti del Convegno "Paolo Guinigi e il suo tempo", II, Lucca, 24-25 maggio 2001, ed. 2006), pp. 25-68
  6. Fra sogni e realtà: lavorare nella SSIS Toscana, in http://www.storiaefuturo.com/articoli ("Rivista di Storia e Storiografia", n. 15, novembre 2007)
  7. Potere politico, istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa in Toscana tra età dei lumi e rivoluzione, in Stati e chiese nazionali nell’Italia di antico regime, a cura di Mario Spedicato, Galatina, EdiPan, 2007, pp. 9-38

92. Le istituzioni della Chiesa grossetana in età moderna. Primi rilievi, in Archeologia urbana a Grosseto. I La città nel contesto geografico della Bassa Valle dell’Ombrone. Origine e sviluppo di una città medievale nella "Toscana delle città deboli". Le ricerche 1997-2005, a cura di Carlo Citter e Antonia Arnoldus-Huyzendveld, Firenze, All’Insegna del Giglio, 2007, pp. 93-108

93. La contabilità delle messe in Italia in età moderna, in Clero, economia e contabilità in Europa. Tra Medioevo ed età contemporanea, a cura di Roberto Di Pietra e Fiorenzo Landi, Roma, Carocci, 2007, pp. 156-172

94. Chiese e fedeli sulle frontiere ecclesiastiche e sui confini civili, in Frontiere di terra, frontiere di mare. La Toscana moderna nello spazio mediterraneo, a cura di Elena Fasano Guarini e Paola Volpini, Milano, Franco Angeli, 2008, pp. 103-131

95. Una palestra per Clio. Insegnare ad insegnare la Storia nella Scuola Secondaria, Torino, UTET, 2008, pp. 290 (coautore con Achille Mirizio)

96. La Chiesa cittadina a Pisa nella prima età lorenese, in Sovrani nel giardino d’Europa. Pisa e i Lorena, a cura di Romano Paolo Coppini e Alessandro Tosi, Pisa, Pacini, 2008, pp. 103-112

  1. Un possibile futuro per la formazione degli insegnanti di Storia, in http://www. storiaefuturo.com/articoli ("Rivista di Storia e Storiografia", n. 18, ottobre 2008)

 

 

 

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CRONOLOGIA

della

TOSCANA MODERNA

 

 

 

1400.

# Il 21 novembre, a Lucca, Paolo Guinigi, che già il 14 ottobre è stato nominato Capitano e difensore del popolo per governare la città assieme ad una balia di 12 membri, si proclama signore assoluto. Il Guinigi esautora prima ed abolisce poi gli Anziani ed il Consiglio degli Anziani ed accentra il potere nella sua persona, con la collaborazione di un vicario e di pochi consiglieri (fra i quali il novelliere Giovanni Sercambi). Anche la tradizionale magistratura della Corte dei Mercanti, espressione del ceto mercantile urbano, vedrà ridurre la sua giurisdizione sopra i commercianti e gli artigiani, a vantaggio della Corte del signore.

Poco successo arriderà alla politica estera espansionistica del Guinigi, intento a consolidare i domini lucchesi in Versilia ed il controllo sulla via Francigena contro le mire della crescente potenza fiorentina. L’alleanza con il senese Antonio di Checco Rosso Petrucci e con gli Aragona, esporrà la signoria del Guinigi alla tenace ostilità di Firenze, che nel giugno del 1418 farà devastare le campagne lucchesi dalle milizie mercenarie di Braccio Fortebraccio da Montone.

1402.

# Il 3 settembre, mentre le sue truppe assediavano Firenze, dopo aver sconfitto il signore di Bologna Giovanni Bentivoglio e le milizie fiorentine a Casalecchio sul Reno (26 giugno) e dopo aver occupato Bologna (28 giugno), muore a Melegnano – vittima di un’epidemia – il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti. Con la sua repentina fine crolla anche il suo progetto espansionistico, che mirava a costruire un grande stato "monarchico" nell’Italia centro-settentrionale: il 6 aprile del 1404 sarà stipulata la pace fra Milano e Firenze, che fisserà anche il confine fra la città del Giglio e Siena in Val d’Orcia.

1404.

# Siena, che dal 1399 era sottomessa a Gian Galeazzo Visconti, si libera dal dominio visconteo e conclude la pace con Firenze. Così, ritorna ad essere una repubblica indipendente sotto il governo dei Dieci priori, tratti dagli Ordini, o Monti (aggregazioni politiche di più casate e famiglie di diversa estrazione sociale e ricchezza), dei Gentiluomini (o Grandi), dei Nove, dei Dodici (poi estinto), dei Riformatori e del Popolo.

Negli anni successivi, esauritosi anche l’attacco portatole da Ladislao re di Napoli, Siena riconquisterà la Maremma con i suoi porti marittimi, occuperà Sovana (1410) e s’impadronirà dei domini di Giacomo Sforza in Val d’Orcia.

In campo ecclesiastico, la città difenderà la tradizionale esclusiva nello sfruttamento delle risorse ecclesiastiche del suo territorio. In effetti, anche nel patto di sottomissione di Siena nei confronti di Gian Galeazzo, questi si era impegnato a difender l’uso che i benefici ecclesiastici vacanti nelle città di Siena, di Massa e di Grosseto fossero conferiti soltanto ai Senesi e non ad altri.

1405.

# Nel maggio muore Gherardo I Appiani, figlio di Iacopo I (signore di Pisa) e primo signore di Piombino. Il suo dominio comprendente agli inizi Piombino, Suvereto, Buriano, Scarlino e le isole dell’Elba, di Pianosa, di Montecristo, di Cerboli e di Palmaiola, e poi è ampliato con l’acquisto dei castelli di Montione e di Valle. La sua signoria passa al figlio Iacopo II, sotto la reggenza della madre Paola Colonna (sorella di papa Martino V) e la protezione dei Fiorentini. In questi anni, diventeranno sempre più forti, pur con qualche oscillazione verso la repubblica di Genova, i legami di "accomandigia" fra il piccolo stato piombinese e la più potente città di Firenze.

 

 

1406.

# Dopo un lungo assedio, iniziato nel settembre dell’anno prima e condotto dalle truppe fiorentine con ferocia bestiale, il 9 ottobre Firenze occupa Pisa, che le è stata ceduta da Gabriele Maria Visconti (figlio naturale di Gian Galeazzo, e da questi nominato signore di questa città e di Livorno nel 1402) con l’accordo di Sarzana (27-28 agosto 1405) per la somma di 200.000 fiorini. Tuttavia, a causa della resistenza opposta dai Pisani, la spesa effettiva lieviterà fino ad un milione e mezzo. Si consolida così il dominio territoriale fiorentino, che nel corso del XIV secolo è giunto a comprendere Pistoia (1331), Prato (comprata dagli Angioini per 17.500 fiorini nel 1351), San Gimignano (1353), la Val d’Elsa, San Miniato (1364), Arezzo (acquistata definitivamente da Carlo di Durazzo con una spesa di circa 200.000 fiorini nel 1384), Montepulciano (1390 e, dopo l’aggressione viscontea, 1404) e la città alleata di Volterra (1361). Di lì a poco si aggiungeranno anche Cortona, che sarà ceduta da Ladislao di Durazzo con la pace del 26 gennaio 1411, e Livorno, vendutale dagli alleati genovesi per 100.000 fiorini nel 1421.

Firenze raggiunge così un assetto territoriale assai diverso da quello di una città-Stato, anche se, ancora alla metà del Quattrocento, si tratta sempre di una piccola entità statale, di circa 15.000 kmq. e 750.000 abitanti. Nella prima metà del Quattrocento la "dominante" provvede a riorganizzare le sue strutture giurisdizionali per adeguarle alle nuove dimensioni ed ai nuovi problemi: dalla giustizia alla sicurezza al fisco. Nel 1418 nasce la nuova magistratura dei Cinque del Contado e del Distretto, con il compito di controllare l’amministrazione finanziaria e l’esazione fiscale di competenza delle comunità soggette, mentre agli Otto di Guardia, creati nel 1378, è affidata la vigilanza sulle fortezze, le milizie e la sicurezza dello Stato contro i nemici interni ed esterni: come sorveglianti del territorio agli Otto era affidata la responsabilità della prevenzione e della repressione su tutto il territorio e la loro ingerenza si estese sui rettori locali, sicchè progressivamente divennero il più attivo tribunale criminale centrale dello Stato.. Intanto, nel 1384 erano sorti i Dieci di Balia, incaricati degli affari militari. Nel 1423 la piena giurisdizione penale, compresi i reati comuni, è attribuita ai vicari (ufficiali fiorentini posti a capo di circoscrizioni omonime); nel 1429 viene creata la magistratura dei Conservatori delle leggi, per controllare l’attività degli ufficiali pubblici; e progressivamente si razionalizza il reticolo circoscrizionale (intorno al 1430 si contano meno di 80 vicariati, contro i 125 degli inizi del secolo). Sul piano del diritto penale, dopo che nel 1403 era stata emanata la prima regolamentazione diretta a disciplinare i costumi ritenuti in materia sessuale, nel 1432 sono creati gli Ufficiali di Notte per vigilare sui reati di sodomia e per reprimere le violazioni della clausura dei monasteri femminili.

Per il territorio della città di Pisa (abbandonata anche dall’esilio e dalla fuga di decine di famiglie verso la Sicilia ed altri lidi mediterranei) e del suo Contado, la Repubblica adotta una serie di provvedimenti specifici. Nel 1421 viene creata la magistratura dei Consoli del Mare, composta da 6 cittadini fiorentini (dei quali 3 devono risiedere a turno per 6 mesi a Pisa) con giurisdizione sulle cause commerciali, controllo sulla costruzione delle galere e su parte del territorio e per la concessione di esenzioni fiscali e privilegi ai nuovi abitanti (provenienti dal Contado fiorentino!) del Contado pisano. Nel 1463, poi, viene istituita la magistratura della Grascia, composta da 3 pisani e dai 3 Consoli del Mare fiorentini residenti, per controllare il mercato alimentare cittadino (dal secolo successivo anche quello rurale). Infine, nel 1475 è creata l’Opera della Reparazione del Contado per affrontare i problemi dell’assetto idro-geologico della campagna entro i confini amministrativi del vecchio Contado pisano (Vicariato di Lari e Vicariato di Vicopisano). A questi provvedimenti legislativi si accompagna un duplice movimento di Fiorentini verso il territorio pisano, meno densamente abitato della loro area. Da una parte i cittadini della Dominante s’impadroniscono a vario titolo di terre ed edifici del Contado pisano (comprandoli o prendendoli in affitto a prezzi di favore) ed occupano chiese, enti e luoghi pii possessori di ampi patrimoni immobiliari (a partire dalla Mensa arcivescovile pisana). Dall’altra parte, nei territori da loro posseduti o gestiti introducono la forma tradizionale dell’azienda agraria fiorentina – la mezzadria poderale –, trasferendo su queste terre famiglie di coltivatori provenienti dal Contado fiorentino.

Inoltre, Firenze è, insieme con il ducato di Savoia-Piemonte, l’unico Stato italiano, che nel Quattrocento si doti di una raccolta statutaria, al fine di costituire il corpo organico di una legislazione regionale: una prima volta nel 1408-1409, e poi ancora nel 1415. D’altra parte, la crescita degli apparati burocratici dello Stato è comprovata dalle condizioni dei "famigli" della Signoria: dalla fine del Trecento questi godono, prima in qualche caso e poi tutti, della pensione di vecchiaia.

1417

# A Firenze, il 2 ottobre muore Maso degli Albizzi, che negli ultimi decenni era stato l’esponente di punta dell’oligarchia cittadina ed ha spinto la politica fiorentina verso strategie espansionistiche.

1427

# A Firenze, su proposta di Rinaldo di Maso degli Albizzi, viene adottato come strumento fiscale il Catasto. Su dichiarazione degli stessi interessati (la cosiddetta "portata") vengono descritti i beni mobili ed immobili di ogni famiglia abitante nel dominio fiorentino annotando anche gli oneri (compreso il carico familiare), i debiti ed i crediti. In seguito, gli Ufficiali del Catasto provvedono alla loro verifica ed alla valutazione della quota d’imposta unitaria spettante ad ogni contribuente sulla base di coefficienti variabili da zona a zona. Quest’operazione di censimento fiscale generale si protrarrà per un biennio, suscitando pure rivolte in difesa delle condizioni particolari di privilegio (come a Volterra nel 1429).

Da questo Catasto emergono dati interessanti anche sulla composizione delle famiglie dello Stato fiorentino: per esempio su 60.000 famiglie residenti a Firenze e nel suo Contado il 55% avevano una composizione nucleare, mentre solo il 29% delle famiglie avevano una struttura complessa, anzi il 19% erano multiple, con oscillazioni locali fra il 7,8% (Firenze) ed il 22% (Contado fiorentino).

1429

# Nel dicembre ha inizio una nuova offensiva militare (dopo le devastazioni compiute da Braccio Fortebraccio da Montone) di Firenze contro Lucca, che però può contare sull’appoggio di Filippo Maria Visconti e sulle truppe di Niccolò Piccinino. Questi sconfigge i Fiorentini nel dicembre del 1430 e vanifica gli attacchi contro Lucca; anzi, porta la guerra dentro gli stessi domini fiorentini e mette in agitazione le terre da poco assoggettate (come Pisa e la sua campagna, dove alcuni paesi si ribellano al dominio fiorentino). Questa guerra infruttuosa finirà con la pace di Ferrara del 26 aprile 1433.

1430.

# A Lucca, il 15 agosto viene spodestato il signore Paolo Guinigi e ritorna la repubblica. In ottobre, risorge il Consiglio generale, composto da 120 Consiglieri e 40 Surrogati e presieduto dagli Anziani e dal Gonfaloniere di giustizia.

1433.

# A Firenze, Cosimo de’ Medici, "il Vecchio" (figlio del defunto banchiere Giovanni), capo del partito popolare, viene processato con l’imputazione di tradimento a causa dei suoi rapporti con Francesco Sforza e viene condannato all’esilio, per dieci anni, nella città di Padova. Ma l’anno dopo i Medici prendono il potere in Firenze e, dopo aver sconfitto gli Albizzi (esponenti di punta del partito oligarchico), richiamano Cosimo in patria (autunno del 1434).

Lo strumento principale individuato ed usato da Cosimo e dai suoi successori diretti per assicurare il predominio della propria famiglia sulla città e sullo Stato sarà costituito dal vigile e costante controllo sui meccanismi elettorali per le cariche pubbliche, in particolare sugli scrutini per "imborsazione". La gestione di questa procedura elettorale sarà demandata talora ad una balia a termine (cioè ad un consiglio straordinario, ovviamente composto da aderenti ed alleati), ma più spesso a degli accoppiatori per la composizione di "borse" con pochi nomi scelti per ottenere l’estrazione di persone gradite (elezione "a mano"). Nel 1458 il regime si stabilizzerà grazie alla costituzione del Consiglio dei Cento: un organismo permanente con piena autorità in materia di scrutinio (come, per esempio, la nomina degli Otto di Guardia, ai quali fu riconosciuta la piena autorità in materia di reati politici, di sicurezza e di prevenzione nello Stato), di imposte e di controllo sulle milizie mercenarie. Sotto la guida dei Medici, nella seconda metà del secolo Firenze inizierà ad espandersi anche sul confine nord-occidentale della Toscana, chiudendo così una delle tradizionali direttrici di espansione della repubblica di Lucca ed una delle vie di accesso dal Milanese al mare. Nel 1451 Firenze incorporerà Castiglione del Terziere ed altre terre della Val di Magra, per scelta degli stessi abitanti ribellatisi a Franceschino di Bernabò Malaspina; nel 1481 comprerà il feudo lunigianese di Bagnone e Valverde dai figli di Giorgio di Riccardino Malaspina; nel 1477 annetterà Verrucola, Bosi e Fivizzano in Lunigiana (con il controllo del Passo del Cerreto), dopo l’assassinio del marchese Spinetta di Bartolomeo Malaspina da parte dei suoi stessi sudditi; nel 1487 acquisterà Pietrasanta in Versilia; e per un breve periodo s’impadronirà pure di Sarzana.

1441

# Con la pace di Cremona alla repubblica di Firenze è riconosciuto il dominio del Casentino.

# Il 27 dicembre muore Iacopo II Appiani, senza lasciare eredi. Riprende allora il governo di Piombino sua madre Paola Colonna, che lo terrà fino alla morte, avvenuta quattro anni più tardi.

1442.

# Grazie ad un’elezione popolare favorita dalla repubblica di Firenze, di cui è commendatario e comandante di milizie, l’8 dicembre Antonio Alberico Malaspina viene proclamato signore di Massa. Figlio di Spinetta e discendente di Spinetta "il Grande" dei Malaspina della Verrucola (una delle tre linee dello "Spino fiorito" malaspiniano), Antonio Alberico è marchese di Fosdinovo dal 1399 (agli inizi sotto la tutela della madre, Margherita di Francesco Da Barbiano). Nei suoi rapporti con le potenze italiane, si è mantenuto e rimarrà nell’orbita di Firenze, stringendo con questa repubblica legami di "accomandigia" ed operando al suo servizio come comandante militare (per esempio, conquistando in suo nome proprio la città di Massa nel 1430).

1445.

# Alla morte di Antonio Alberico Malaspina la sua ampia signoria rurale passa ai figli, che soltanto il 17 settembre 1467 giungono alla spartizione dell’eredità. Ad Iacopo Malaspina (che nel 1448 ha acquistato Carrara, Avenza e Moneta da Antoniotto Fregoso) toccherà il marchesato di Massa; a Lazzaro il marchesato di Gragnola; ed a Gabriele i marchesati di Fosdinovo (che, trasmesso al figlio Lorenzo, resterà ai suoi discendenti fino al 1796) e di Olivola (lasciato all'altro figlio Giambattista, i suoi discendenti lo terranno fino al 1796).

1451.

# Il 19 dicembre muore Caterina Appiani-Orsini e diventa signore di Piombino e dell’Elba suo zio Emanuele Appiani, figlio di Iacopo I e già designato da suo fratello Gherardo I come successore in caso di estinzione della propria discendenza in linea mascolina. La sua condotta in politica estera sarà mirata a conservarsi il favore sia di Firenze e di Siena che di Genova, mentre all’interno sarà improntata al dispotismo ed alla crudeltà, provocando un forte malcontento popolare.

1454.

# Il 9 aprile viene conclusa la pace di Lodi, alla quale aderiscono all’inizio Milano e Venezia, e dopo anche Firenze, il pontefice Niccolò V ed Alfonso d’Aragona. Francesco Sforza ottiene il riconoscimento come duca di Milano e conserva la Ghiaradadda, ma rinuncia alle mire espansionistiche verso l’Emilia e la Romagna; i Veneziani recuperano Bergamo e Brescia; Firenze accetta la presenza in Toscana degli stati cittadini indipendenti di Lucca e di Siena; ai pontefici rimane la libertà d’azione nell’Italia centrale; il regno di Napoli resta in mano agli Aragonesi, che però devono rinunciare alle loro velleità sulla Marca (area pontificia). L’anno dopo, il 2 marzo 1455, viene stretta una Lega Italica fra Milano, Venezia, Firenze, Roma e Napoli, con i rispettivi alleati, "collegati", "amici", "aderenti" e "raccomandati".

1457.

# Il 15 febbraio muore Emanuele Appiani e gli succede nella signoria di Piombino e dell’Elba il figlio secondogenito Iacopo III Appiani d’Aragona (quest’ultimo cognome verrà assunto per essere stato adottato dalla casa regnante di Napoli nel 1465). Il suo governo sarà dispotico e crudele, tanto da suscitare sin dagli inizi un odio popolare, che più volte porterà i sudditi a tramare contro il loro principe.

1469.

# A Firenze, il 2 dicembre muore Piero de’ Medici e gli succedono i figli Lorenzo, detto il Magnifico, e Giuliano de’ Medici, proclamati "principi dello stato". Lorenzo, marito della nobile romana Clarice Orsini, farà sposare il figlio Piero con Alfonsina Orsini e la figlia Maddalena con Franceschetto Cybo, figlio naturale di papa Innocenzo VIII: quest’ultimo nel 1489 designerà al cardinalato il quattordicenne Giovanni, altro figlio di Lorenzo.

Sotto questo regime principesco dissimulato crescerà il peso complessivo della fiscalità, che verrà utilizzata sia come strumento per impinguare le casse della famiglia dominante e dei suoi alleati, sia come arma per colpire i loro avversari politici. In politica estera, Lorenzo rimarrà fedele all’alleanza con la Milano degli Sforza e si preoccuperà di mantenere una situazione di equilibrio fra gli Stati italiani, schierandosi alternativamente con la repubblica di Venezia oppure con il regno di Napoli.

1472.

# Il 26 aprile 1472, scoppia a Volterra una rivolta anti-fiorentina a causa dello sfruttamento della miniera d’allume da poco scoperta nel Volterrano. Il 16 giugno, dopo un mese d’assedio, la cittadina si arrende e viene saccheggiata dalle milizie fiorentine di Federico di Montefeltro.

1474.

# Il 22 marzo, alla morte del padre Iacopo III, diventa signore di Piombino e dell’Elba Iacopo IV Appiani-Aragona, uomo d’armi e condottiero al servizio di stati e sovrani più ricchi. Dal settembre del 1501 al settembre del 1503 verrà cacciato e defenestrato dal Valentino; rientrato in possesso della sua signoria, l’8 novembre del 1509 otterrà dall’imperatore Massimiliano il titolo di principe e l’elevazione di Piombino a feudo nobile imperiale.

1475.

# Il 12 gennaio, papa Sisto IV concede verbalmente al governo della repubblica di Firenze di poter avanzare al soglio pontificio precise richieste nominative per ricoprire tutti i vescovadi vacanti esistenti nel suo dominio con ecclesiastici graditi alla repubblica.

1478.

# A Firenze, scoppia una congiura anti-medicea, capeggiata dalla ricca famiglia dei Pazzi e sostenuta da Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, e dal pontefice Sisto IV. Il 26 aprile, nella chiesa cattedrale fiorentina, viene ucciso Giuliano de’ Medici, ma suo fratello Lorenzo, pur ferito, riesce a sfuggire agli assassini. Il card. Salviati, catturato, viene impiccato e Sisto IV lancia l’interdetto contro Firenze. In favore di quest’ultima si schierano Milano e Venezia, mentre il papa può contare sull’alleanza di Girolamo Riario, di Siena e di Ferrante di Napoli. L’esercito pontificio-napoletano, guidato da Alfonso d’Aragona e da Federico di Montefeltro, entra in Siena (20 febbraio 1479), penetra nel territorio della repubblica fiorentina, occupa la fortezza di Monte San Savino e sconfigge le milizie fiorentine a Poggio Imperiale (7 settembre 1479). Ma, nel 1480, Lorenzo si reca di persona a Napoli e convince il re Ferrante a far la pace ed allearsi con Firenze: Sisto IV, isolato, è costretto anch’egli ad accettare la pace.

Lorenzo, poi, rafforzerà il suo predominio all’interno con la costituzione di un nuovo consiglio cittadino permanente, composto da membri nominati a vita: i Settanta, ai quali – esautorando i compiti degli "accoppiatori" – spetterà la nomina dei magistrati principali e che dal 1484 verranno eletti dai Cento. Nel 1490, però, toglierà ai Settanta la scelta dei membri della Signoria e l’affiderà ad un comitato ristretto di 17 persone (lui stesso ed i suoi partigiani).

1481.

# Nel mese di aprile, morto il padre Giacomo, Antonio Alberico II Malaspina diventa marchese di Massa e Carrara.

1487.

# Pandolfo Petrucci, capo dei fuorusciti senesi del Monte dei Nove, penetra a sorpresa dentro Siena e, sotto le forme di un governo aperto a tutte le componenti cittadine, v’instaura progressivamente la sua signoria personale. Autore di una politica estera dinamica e pragmatica, ma ancorata all’indipendenza della sua città, sarà un avversario di Cesare Borgia, che lo farà allontanare per qualche mese dalla sua città (28 gennaio – 29 marzo 1503).

Durante il suo governo, nel 1501, per superare difficoltà finanziarie su iniziativa di Pandolfo la Balia creerà una commissione di Sex ad vendendum, che provvederà all’esproprio dei patrimoni fondiari delle comunità soggette e li rivenderà ai cittadini più facoltosi e più vicini al regime: questa massiccia privatizzazione dei beni comunali rinsalderà il dominio del Petrucci, ma soprattutto arricchirà i cittadini senesi.

1492.

# A Firenze, l’8 aprile, muore Lorenzo il Magnifico: gli succede nella signoria il figlio Piero de’ Medici.

 

 

1494.

# Durante la sua marcia verso il Regno di Napoli, il re di Francia Carlo VIII, conquistata la fortezza fiorentina di Fivizzano, trova un concreto aiuto da parte del timoroso Piero de’ Medici, che gli cede alcune fra le principali fortezze della sua signoria (Sarzana, Pietrasanta, Ripafratta, Livorno e Pisa).

Questa svolta nella politica medicea provoca nei Fiorentini una rivolta (fra i cui capi si distingue Piero di Gino Capponi), la cacciata della famiglia Medici (9 novembre) e l’instaurazione di un regime repubblicano, che agli inizi si connota in senso democratico-popolare, anche per l’influsso esercitato dal ferrarese Girolamo Savonarola, frate domenicano del convento di S. Marco. Alla base del nuovo ordinamento di Firenze viene stabilito un Consiglio maggiore, che ha il potere di approvare tutte le leggi e i magistrati ed è composto da tutti i cittadini fiorentini ventinovenni "beneficiati": cioè i membri delle tre magistrature principali e/o i loro discendenti (circa 3.200 fiorentini su 90.000). Da questa magistratura viene eletto anche il Consiglio degli Ottanta, che ha il compito di nominare i commissari territoriali e gli ambasciatori, nonché di controllare l’organo esecutivo: la Signoria (composta dal Gonfaloniere e dai Priori). Continua, però, l’uso di affidare la conduzione di particolari affari alle Pratiche strette: commissioni composte da pochi membri (appartenenti alle famiglie più ricche).

Per sostenere le spese statali, il 5 febbraio 1495 la nuova repubblica adotta una nuova forma di tassazione: la Decima, un’imposta ordinaria annuale gravante sul reddito dei patrimoni immobiliari (prima solo i beni agrari, poi anche le case). Dal 1506, poi, sui coloni sarà imposto il Decimino: una tassa di circa 1 lira per ogni scudo (cioè 1/7) di decima pagata dal padrone del fondo da loro coltivato. Sugli altri abitanti del Contado, infine, graverà un’imposta personale, detta l’estimo delle teste: 1 lira l’anno per i braccianti, 2 lire l’anno per i mercanti e gli artigiani, ecc.

# Approfittando della presenza dell’esercito francese e della crisi istituzionale della repubblica di Firenze, il 9 novembre Pisa si libera dal dominio fiorentino e ritorna libero comune. La città, sostenuta solo per qualche anno da Lucca, da Siena, da Ludovico il Moro e dai Veneziani (che sperano di chiudere a Firenze l’accesso al mare), è assalita più volte dalle milizie fiorentine, ma la sua resistenza durerà per una quindicina d’anni, grazie alla volontà e all’impegno degli abitanti delle sue campagne, che si sono rifugiati dentro le mura urbane. Alla fine, l’8 giugno del 1509, ormai esausta e spopolata, senza più speranza di soccorso, Pisa dovrà cedere definitivamente di fronte ai Fiorentini, che ormai la bloccano da ogni parte e senza sosta grazie all’impiego delle milizie rurali (le famose ordinanze volute da Niccolò Machiavelli).

Nel 1494 i Pisani sopprimono la magistratura fiorentina dei Consoli del Mare, che verrà ripristinata dai Fiorentini al momento della riconquista.

1495.

# Nel mese di marzo, anche Montepulciano, come già Pisa, si ribella al nuovo governo repubblicano di Firenze e si dà ai Senesi, a condizione che ai suoi abitanti sia concessa la cittadinanza senese. Tutto il territorio diventa teatro di scontri armati e di assedi fra le truppe delle due città rivali, dei partigiani dei Medici e delle milizie pontificie, finché si giunge ad una lunga tregua per iniziativa di Pandolfo Petrucci, signore di Siena. Infine, nel settembre del 1511, grazie anche alla mediazione di papa Giulio II, il Petrucci restituisce la cittadina a Firenze, in cambio di una rinnovata e prolungata tregua.

1498.

# A Firenze, la lotta fra le fazioni dei "Piagnoni" (seguaci del Savonarola), dei "Palleschi" (partigiani dei Medici) e degli "Arrabbiati" (nobili) volge a tutto danno dei primi. Già il 12 maggio 1497, papa Alessandro VI aveva scomunicato il frate domenicano, dopo che questi non aveva obbedito al suo ordine (dell’8 settembre 1495) di cessare la predicazione contro i vizi della Chiesa. Nel febbraio successivo il papa reclama la consegna del Savonarola; nell’aprile a Firenze si svolge la prova del fuoco ed infine il frate viene catturato, processato, impiccato e bruciato (23 maggio).

1501.

# A Firenze, viene nominato Gonfaloniere di Giustizia Piero di Tommaso Soderini (1452-1522), che il 22 settembre del 1502 è confermato a vita. Comincia anche a funzionare il tribunale della Rota (o Consiglio di Giustizia), composto da cinque giusdicenti forestieri, con funzioni di appello su tutte le cause civili del dominio.

1507.

# Approfittando di una rivolta popolare, Genova toglie a Iacopo De Mari la signoria sull’isola di Capraia e la sottopone al suo dominio diretto. I De Mari, feudatari di Rogliano nel Capo Corso, possedevano l’isola tirrenica dal secondo decennio del Quattrocento, quando se n’era impadronito Simone De Mari.

1510.

# Nel mese di aprile, alla morte di Iacopo IV diventa signore di Piombino e dell’Elba il figlio Iacopo V Appiani d’Aragona: nel 1520 otterrà da Carlo V la riconferma dell’investitura imperiale. Durante il suo governo i pirati barbareschi saccheggiano più volte il territorio piombinese e le isole, scarsamente difesi (per es. nel 1534 e nel 1543), offrendo così al duca Cosimo I il pretesto per intervenire militarmente allo scopo di tutelare le coste della Toscana.

1511.

# Convocato per il 1° di settembre su iniziativa di Luigi XII, il 5 novembre si riunisce a Pisa un concilio di ecclesiastici avversi a Giulio II, ma Firenze riesce ben presto a liberarsi di tale fastidiosa presenza: i convenuti si trasferiscono a Milano (aprile del 1512).

1512.

# Il 21 maggio, morto Pandolfo, nella signoria su Siena gli succede il figlio Borghese Petrucci, che manterrà il potere per pochi anni. Il 6 marzo del 1516, truppe fiorentine e milizie pontificie occuperanno Siena ed insedieranno al suo posto il cugino e rivale Raffaele Petrucci, vescovo di Grosseto e castellano di Castel S. Angelo a Roma.

# Nel mese di settembre, atterriti dal tremendo sacco di Prato ad opera delle truppe spagnole comandate dal viceré Raimondo de Cardona e dal cardinale Giovanni di Lorenzo de’ Medici (violenze e spoliazioni si susseguono per una ventina di giorni dopo la presa della cittadina, avvenuta il 29 agosto), i Fiorentini, alleati dei Francesi, si arrendono all’esercito della Lega Santa.

Esiliato il Soderini (che verrà ospitato a Roma dallo stesso Giovanni de’ Medici), viene restaurato il governo mediceo nelle persone dei figli di Lorenzo il Magnifico, il cardinale Giovanni (dal 1513 papa con il nome di Leone X) e suo fratello Giuliano. Il nuovo regime di Firenze viene stabilito formalmente da un Parlamento, che sopprime il Consiglio maggiore e crea una Balia di 45 membri (dopo arriveranno fino a 65). A questa balia compete la riorganizzazione istituzionale, la nomina delle magistrature (verranno ristabiliti anche i consigli medicei dei Settanta e dei Cento) e la gestione effettiva del potere politico.

1516.

# Il 18 febbraio papa Leone X concede alla signoria di Firenze un indulto, che esclude l’esenzione fiscale per i beni pervenuti al patrimonio ecclesiastico dopo il 1516, pur limitando l’onere delle imposte civili su questi beni a non più del venti per cento della loro rendita annua.

# Il 17 marzo muore Giuliano de’ Medici: gli succede nella signoria di Firenze il nipote Lorenzo de’ Medici (figlio di Piero di Lorenzo).

1519.

# In aprile, morto Antonio Alberico II, marchese di Massa e Carrara, il suo dominio passa alla figlia Ricciarda Malaspina, che, vedova di Scipione Fieschi, nel 1520 sposa Lorenzo Cybo. Inizia così la nuova dinastia dei Cybo-Malaspina. Ricciarda verrà deposta nel settembre del 1546 e sostituita dal figlio Giulio, ma tornerà al potere nel giro di pochi mesi.

# Il 4 maggio, alla morte di Lorenzo diventa signore di Firenze Giulio de’ Medici, figlio naturale postumo di Giuliano (il fratello di Lorenzo "il Magnifico").

1522.

# A Lucca, la potente famiglia dei Poggi si ribella, armi in pugno, al potere degli Anziani: solo con gran fatica e dure condanne questi avranno ragione dei ribelli.

# Il 17 settembre, alla morte del cardinale Raffaele, signore di Siena, gli succede il cugino Francesco Petrucci; ma costui sarà deposto l’anno dopo e prenderà il suo posto Fabio, figlio di Pandolfo Petrucci. Fabio verrà cacciato dalla città il 18 settembre 1524, per iniziativa di una parte degli stessi grandi del Monte dei "Nove", alleatisi con la fazione popolare dei "Libertini" (questi presenti soprattutto nei Monti del "Popolo" e dei "Riformatori", meno in quello dei "Gentiluomini").

1523.

# Papa Clemente VII (il cardinale fiorentino Giulio di Giuliano de’ Medici) affida il governo di Firenze al cardinale Silvio Passerini di Cortona, che agisce per conto di Ippolito (figlio naturale di Giuliano di Lorenzo) e di Alessandro (figlio naturale di Lorenzo, duca d’Urbino) de’ Medici.

1524.

# Dopo la cacciata del "tiranno" Fabio Petrucci (18 settembre), nella città di Siena il potere passa ad una Balia, alla quale segue il ripristino del sistema politico tradizionale basato sui Monti: i "Nove" (quello dei Petrucci), i "Gentiluomini", il "Popolo", i "Riformatori" (assorbiti poi dai "Gentiluomini") ed i "Dodici" (poi assorbiti dal "Popolo"). Fallisce un colpo di mano militare da parte di Clemente VII contro la città con l’aiuto dei Petrucci (1526) e, per conseguenza, i Noveschi vengono esclusi dal governo senese (26 luglio 1527). Pochi anni dopo, nel 1531, i Noveschi rientreranno in città, ma questo ritorno coinciderà con l’imposizione di una sorta di protettorato da parte di Carlo V su Siena, con la presenza di una guarnigione spagnola dentro le mura urbane.

1525.

# Papa Clemente VII concede alla signoria di Firenze la cosiddetta "decima per lo Studio" (di Pisa), che sarà rinnovata da papa Pio IV con un suo breve del 3 settembre 1564: l’imposta colpisce i beni entrati a far parte dei patrimoni ecclesiastici prima del 1516.

1527.

# A Firenze, nel mese di maggio, una rivolta popolare si conclude con la cacciata di Ippolito ed Alessandro de’ Medici e con la restaurazione della repubblica. Il 21 maggio si riunisce nuovamente il Consiglio maggiore, che restaura gli organi istituzionali della vecchia repubblica fiorentina: i Dieci di Libertà e Pace (nuovo nome dei Dieci di Balia), il Consiglio degli Ottanta, la Signoria ed il Gonfaloniere (di durata annuale e rieleggibile solo per due volte). Primo Gonfaloniere è il moderato Niccolò Capponi, che verrà rieletto il 10 giugno 1528, ma sarà deposto nell’aprile del 1529: gli succederanno due "popolari", cioè Francesco Carducci e Raffaello Girolami. Intanto, sin dal giugno del 1527 viene istituito un tribunale supremo: la Quarantia, composta da giudici estratti a sorte – causa per causa – fra i membri del Consiglio degli Ottanta. Per la difesa della città verrà creata anche una milizia civica. In questi mesi la città toscana è sconvolta anche da un’epidemia di peste, che fa decine di migliaia di vittime.

1529.

# Carlo V fa porre l’assedio alla città di Firenze, al fine di restaurarvi la signoria dei Medici. L’assedio dura dieci mesi, fino al 12 agosto 1530, allorché Malatesta Baglioni, al quale è affidata la difesa della città, si ritira di fronte alla minaccia che la sua Perugia venga rasa al suolo dalle milizie imperiali: Ferrante Gonzaga e Bartolomeo Valori impongono i patti di resa.

# Il 28 ottobre un diploma imperiale di Carlo V (reso pubblico solo il 17 febbraio dell’anno successivo) nomina Alessandro de’ Medici (figlio di Lorenzo, duca d’Urbino, e duca di Penne) "Capo del governo, dello stato e del regime della Repubblica fiorentina". Inoltre, gli dà in moglie la sua figlia naturale Margherita d’Austria.

Intanto, una Balia, che, formata da ottimati (come Francesco Guicciardini, Francesco Vettori, Baccio Valori), è eletta formalmente dal parlamento del popolo fiorentino con l’attribuzione di pieni poteri, prepara una nuova costituzione dello stato. Questa riforma istituzionale, che sarà pronta il 27 aprile del 1532, prevede una crescita considerevole dei poteri del signore, indicato come duca ereditario. La Signoria ed il Gonfalonierato vengono sostituiti dallo stesso duca (in genere rappresentato da un suo Luogotenente) e da quattro suoi Consiglieri (quest’organo si chiamerà in seguito Magistato Supremo): a loro è demandata l’adozione dei provvedimenti per rendere esecutive le leggi approvate dalle altre due principali magistrature dello Stato. In effetti, al posto del Consiglio generale, di memoria repubblicana, viene creato un Consiglio dei Duecento, fra i quali il duca sceglierà i componenti del più ristretto e fidato Consiglio dei Quarantotto (il futuro Senato). Nel Consiglio più ampio vengono pubblicati gli atti civili più importanti, che possono coinvolgere gli interessi di terzi, sia di persone private (i "piati d’inopia", le rinunce alle eredità, le emancipazioni di figli minorenni ecc.), sia di enti pubblici (concessioni di appalti, di privilegi a comunità, ecc.); nel Consiglio più ristretto si mettono in votazione e si pubblicano quelle leggi più generali, che sono state elaborate dai collaboratori del Duca. Infine, con il capitolo XXVII della riforma nella persona del duca sono trasferiti tutti i diritti di patronato già di pertinenza della Signoria. Contro Alessandro de’ Medici, che può contare anche sull’appoggio diplomatico di Francesco Guicciardini, a nulla serviranno le proteste dei fuoriusciti, presentate a Carlo V nel novembre del 1535 nel convegno di Napoli.

A livello dell’amministrazione locale, la riforma del 1532 attribuisce agli Otto di Pratica la giurisdizione sulle contese fra le comunità e fa le singole comunità ed i privati. Sul piano finanziario, nello stesso anno, tramite le "portate" degli stessi contribuenti, per aggiornare la Decima del 1494 si provvede a riordinare i libri catastali, verificando così i trasferimenti di proprietà. Nel 1534, a Pisa la magistratura dei Consoli del Mare viene sostituita dall’ufficio del Provveditore di Gabella.

1532.

# Il 1° di maggio, in occasione della festa tradizionale del calendimaggio, scoppia a Lucca la cosiddetta "rivolta degli straccioni", a causa del forte disagio in cui versavano i ceti bassi artigianali (setaioli in testa). Dopo le prime incertezze, gli Anziani, ricorrendo all’ausilio di truppe mercenarie e di milizie rurali, scatenano una dura repressione contro gli agitatori ed i loro alleati (la famiglia dei Poggi).

# Il letterato fiorentino Antonio Brucioli traduce in volgare italiano la Bibbia: la sua edizione sarà apprezzata dagli evangelici italiani fino al Seicento inoltrato. In esilio dalla sua patria a Venezia, dove pure opera al servizio del duca Cosimo I, più volte processato per l’accusa di luteranesimo (al quale abiurerà per nicodemismo), morirà nel 1566 quasi settantenne nella città lagunare, in condizioni di estrema miseria.

 

 

1537.

# A Firenze, nella notte fra il 5 ed il 6 gennaio, Lorenzino de’ Medici assassina suo cugino, il duca Alessandro. Il partito mediceo reagisce prontamente. Già il giorno 9 il Consiglio dei Quarantotto, su proposta del cardinale Innocenzo Cybo, elegge il diciottenne Cosimo de’ Medici, figlio del condottiero Giovanni "delle Bande Nere" (anch’egli un discendente di Giovanni di Bicci de’ Medici) e di Maria Salviati, in "Capo e Primario del Governo della Città di Firenze e suo Dominio e de’ Magistrati e Officj di quella". Solo il 30 settembre, però, Carlo V concede a Cosimo il diploma di duca e soltanto nel 1543 gli restituirà le fortezze occupate dai suoi soldati. Quanto alle agognate promozioni d’onore, solo nel 1569, e grazie a papa Pio V, Cosimo potrà fregiarsi anche del titolo di Granduca, ma l’imperatore riconoscerà questo titolo solo al figlio e dopo la sua morte. Inoltre, l’Imperatore non gli darà in moglie la figlia naturale Margherita d’Austria, vedova di Alessandro, ed il duca dovrà accontentarsi di sposare Eleonora, figlia del viceré di Napoli Pietro di Toledo: con lei, peraltro, avrà una felice vita matrimoniale, interrotta dalla morte improvvisa della moglie – e dei figli Giovanni e Garzia – per le febbri malariche a Pisa nel 1562.

Sconfitti i fuoriusciti a Montemurlo, passate le prime difficoltà ed i disordini di alcune aree (come a Pistoia, terra di "fazioni"), con il governo di Cosimo nasce in Toscana un vero stato regionale, che si espanderà con l’acquisto di Rocca Sigillina nel 1546, di Filattiera nel 1549, di Corlaga nel 1551 (tutt’e tre in Lunigiana, dove, però, si tenterà anche di frenare lo sfascio dei feudi dei Malaspina, scossi da tensioni familiari e ribellioni popolari), di Portoferraio nell’Isola d’Elba (di fatto dal 1548), di Siena con gran parte dei suoi domini (1557), di Castiglione della Pescaia e dell’isola del Giglio (1558). Nei primi anni Cosimo sarà impegnato in duri scontri con il papa Paolo III, tanto per problemi fiscali (per la spartizione fra Stato e Chiesa delle decime papali imposte sui beni ecclesiastici), quanto per difendersi dalle mire farnesiane sul suo Stato; invece, saranno migliori i suoi rapporti con gli altri pontefici.

Il suo principato è contraddistinto da molte riforme istituzionali, indirizzate in senso chiaramente accentratore, pur senza annientare le prerogative e le funzioni dei ceti di governo locali, che anzi ottengono una larga partecipazione alla gestione del potere periferico. In quest’intensa attività di riforma istituzionale, Cosimo potrà contare sulla collaborazione di uomini provenienti dai centri minori della Toscana o da altri Stati italiani: il marchigiano Pirro Musefilo; Francesco Campana e Pietro e Lorenzo Usimbardi da Colle Val d’Elsa; Ugolino Grifoni da San Miniato, Lorenzo Pagni da Pescia, Angelo Dovizi da Bibbiena; Vincenzo Riccobaldi, Francesco Vinta, Neri Rapucci, Francesco Babbi e l’ammiraglio Inghirami da Volterra; Iacopo Polverini da Prato e Bartolomeo Concini da Terranova Bracciolini; i comandanti militari Otto e Federigo da Montauto e tanti altri. Non disdegnerà neppure il servizio di "criptoluterani", come il suo maggiordomo, Pier Francesco Riccio (possessore dell’unico manoscritto rimasto del trattato sul Beneficio di Cristo) premiato per i suoi servigi con la chiesa prepositura di Prato, o come il giurista Lelio Torelli da Fano, potente ministro degli affari ecclesiastici. Nuovi ministri ducali, come l’Auditore Fiscale (una sorta di procuratore generale dello stato, con il compito di tutelare gli interessi pubblici in campo penale) e l’Auditore delle Riformagioni (erede dell’antico Cancelliere della Signoria, che era il soprintendente dell’archivio degli atti pubblici della Repubblica), sono destinati a soprintendere settori dell’amministrazione ed a svolgere funzioni di tramite fra il duca e le magistrature cittadine (1543), mentre sono istituiti anche due consigli del principe, la Pratica Segreta (1545/47: il consiglio dei ministri del Duca – gli Auditori, il Depositario, il Provveditore del Monte ecc. – per le questioni interne) e la Consulta (1550), con competenze alquanto vaghe e vaste.

Per il controllo sulle Comunità, cittadine e rurali, e sugli altri enti periferici dello stato, il 26 febbraio 1559 è istituito il magistrato dei Nove Conservatori della Giurisdizione e del Dominio di Firenze, che nasce dall’accorpamento dei precedenti uffici repubblicani dei Cinque Conservatori e degli Otto di Pratica. Fra i Nove Conservatori assume particolare importanza il Soprassindaco, al quale spetta la cura della conservazione dei patrimoni e delle entrate delle comunità, verificandone e sottoscrivendone i bilanci. Nel 1563, i Nove Conservatori istituiscono nelle comunità i cancellieri fermi: notai pubblici il cui compito principale consiste nel verbalizzare tutte le delibere e gli atti delle magistrature comunali, degli enti pubblici e dei luoghi pii laicali (ospedali, monti, fabbricerie, case di carità e di misericordia, confraternite e compagnie), pena la loro invalidità. Queste figure di notai al servizio dell’amministrazione statale si consolideranno nei decenni successivi (per esempio, dovranno verificare la correttezza della ripartizione degli oneri fiscali all’interno delle comunità), grazie anche all’emanazione – da parte dei Nove – di apposite Istruzioni sulle loro funzioni (come nel 1575). Sul piano della distrettuazione amministrativo-giudiziaria, il dominio viene suddiviso in Commissariati (città importanti, come Pisa, Pistoia ecc.), Capitanati (terre e luoghi con rilievo anche militare, come Livorno), e Vicariati – tutti dotati di giurisdizione civile e penale – e Podesterie, dotate solo di giurisdizione civile.

Sul piano fiscale, il 10 febbraio 1537 viene esteso anche agli abitanti del contado l’obbligo di riordino dei libri catastali: nei "campioni" dei beni e nei successivi "arroti" (= aggiunte) viene segnata dagli ufficiali del Duca anche la rendita imponibile e la relativa decima (calcolata al 10,5% per le case e all’11,66% per le terre) sul valore delle entrate, depurate dalle spese. Nel 1542, poi, viene imposto a Pisa, nel suo Contado e a Livorno un nuovo Estimo: sotto la supervisione degli Otto Provveditori sul Contado di Pisa si procede alla descrizione dei beni di ogni contribuente per la ripartizione del carico fiscale fra le comunità ed all’interno di ogni comunità. Accanto a queste imposte, vengono riformate anche le gabelle. Nel 1537 e nel 1550 si stabilizza la Gabella del Sale, presente già nel Quattrocento ed impostata sui seguenti criteri: a) imposizione, comunità per comunità, del consumo annuo pro-capite di una certa quantità di sale toscano (da 1 fino a 3 chili a testa); differenziazione, comunità per comunità, del prezzo imposto per l’acquisto del sale da parte di ogni singola comunità (in genere in base alla distanza dai centri produttivi); differenziazione, comunità per comunità, del prezzo imposto per l’acquisto del quantitativo obbligatorio di sale da parte di ogni abitante. L’8 ottobre 1552 diventa definitiva, dopo la prima introduzione temporanea, la Gabella sopra le Farine, fissata a 4 soldi per staio a Firenze e nel suo Contado e a 3 soldi e 4 denari nel Distretto. Invece, il 9 settembre 1561 viene abolito l’arbitrio: un’imposta gravante sui guadagni da impresa, che era applicata secondo un accertamento meramente induttivo. Infine, Cosimo I riuscirà ad uniformare al 6,3/4% il tasso d’interesse dei "Luoghi" (= cartelle) del Monte Comune (l’azienda del debito pubblico, esistente a Firenze sin dal 1344). Quanto alle Dogane, che già esistevano a Firenze e a Pisa per riscuotere i dazi sulle merci in entrata nello Stato, il 16 marzo del 1565 anche a Livorno verrà istituito un Ufficio di Dogana, posto alle dipendenze della magistratura dei Consoli del Mare di Pisa, ripristinati già nel 1551.

In campo ecclesiastico, Cosimo I ebbe scontri durissimi con papa Paolo III sin dal 1537 a causa dell’imposizione, da parte di quest’ultimo, di decime papali per la lotta agli infedeli: alla fine, nel 1542 ottenne dallo stesso pontefice di poter incamerare l’introito delle decime di tutti gli ecclesiastici addetti allo studio. Poco prima della riapertura del Concilio di Trento nel 1560, il pontefice Pio IV inviò a Firenze il primo Nunzio apostolico con nomina di "nuntius cum potestate legati de latere", cioè con un proprio tribunale.

Quanto alle istituzioni ecclesiastiche presenti nella Toscana medicea, con una circolare del 1° luglio 1539 agli ufficiali ducali territoriali sono attribuite funzioni di controllo sulla gestione dei benefici ecclesiastici sede vacante sotto la soprintendenza proprio di quell’Auditorato della Giurisdizione (in seguito sarà chiamato Segreteria del Regio Diritto), al quale compete la difesa dell’autorità statale dalle turbative di potenze straniere (di fatto, della Curia Romana). Poi, con la legge del 17 aprile 1545 sono istituite particolari commissioni di operai, scelti a livello locale ma posti sotto il controllo di una commissione centrale (composta da tre membri di nomina del sovrano), per vigilare sopra la corretta amministrazione dei monasteri femminili, dei conventi e dei luoghi pii. Nel 1561, Cosimo avrebbe anche ottenuto da Pio IV il diritto di patronato sui tre arcivescovadi del suo principato e su altri sei vescovadi toscani. In ogni caso, Cosimo riuscirà a controllare le nomine papali ai vescovadi toscani, inviando al pontefice terne di nomi graditi per i vescovadi vacanti ed ottenendo da costui la nomina di uno di loro (generalmente il primo della lista). Così pure, sotto il suo governo si stabilizza la prassi del placet ducale per la pubblicazione degli atti del pontefice e della Curia romana. Con l’autorizzazione di papa Pio IV, il 15 marzo 1562, grazie alle risorse procurate con il rastrellamento di patrimoni monastici, il duca fonderà un ordine cavalleresco, la "Religione dei Cavalieri di S. Stefano", che avrà funzioni di lotta contro i Turchi e di omogeneizzazione dei patriziati cittadini toscani.

Un particolare impegno caratterizzerà l’azione di Cosimo nella repressione dell’uso della violenza dei privati (compresa la violenza sessuale, che in seguito alla legge emanata il 2 dicembre 1558 sarà perseguita d’ufficio anche in mancanza di denuncia della parte offesa) e delle fazioni, oltre che dei banditi, e, più in generale, nel disciplinamento sociale e nell’amministrazione della giustizia, con un ampio ricorso al rigore delle punizioni (come inasprimento ed effettiva applicazione delle pene, non di rado convertite da pecuniarie a corporali) e a sistemi di spionaggio e di delazione, nonché a politiche giudiziarie di tipo premiale (ricompense in denaro, "sbandimenti", perdoni ecc.). Nel 1549 sarà anche decretata l’attribuzione agli Otto di Guardia e Balia tutti i processi per cause capitali e per reati gravi contro lo Stato. Per accelerare l’iter processuale a favore delle parti più deboli, troppo spesso danneggiate dalle lungaggini dei processi, Cosimo si arrogherà il ruolo di giudice superiore straordinario ed attribuirà al Magistrato Supremo, che funge anche da tribunale arbitrale nelle liti fra parenti, le funzioni di tribunale ducale nelle cause sottoposte per sua volontà alla "procedura sommaria". Con interventi legislativi del 19 settembre 1553, 1° e 4 ottobre 1558, 10 febbraio 1559 e 29 luglio 1561 la prostituzione viene posta sotto il controllo del Magistrato dell’onestà.

Fra il 1540 ed il 1542 viene organizzata l’istituzione ufficiale della cultura del nuovo principato: quell’Accademia forentina, che comprenderà sia i sostenitori del mito etrusco, sia scrittori di altri indirizzi. Inoltre, nel 1543 a Pisa viene riaperto lo Studio (cioè l’Università) per la formazione di quadri di funzionari esperti nelle discipline giuridiche.

Una serie di provvedimenti, emanati fra il 1546 ed il 1548, stimoleranno il ripopolamento della città di Pisa e del suo Contado, grazie alla concessione di agevolazioni e privilegi fiscali sia ai lavoratori che vi si trasferiscono, sia ai fuoriusciti pisani intenzionati a ritornare in patria. Ma a Cosimo I si deve anche l’iniziativa di far nascere o crescere nuovi insediamenti urbani, come nel 1548 Cosmopoli (cioè Portoferraio) nell’isola d’Elba, nel 1564 Eliopoli (cioè Terra del Sole) nella Romagna fiorentina e nel 1571 Livorno, oltre a Sasso di Simone nel 1566 sulla frontiera con il ducato di Urbino. Intensa sarà anche l’attività edilizia del duca nel tessuto urbano delle antiche città toscane con la realizzazione di edifici appositi per le attività commerciali (come le logge del Mercato Nuovo di Firenze, la Loggia dei Banchi o la Piazza delle Vettovaglie a Pisa, le logge vasariane ad Arezzo, e tante altre simili costruzioni anche in centri minori, da Foiano a Sansepolcro), per l’istruzione di alto livello (come la Sapienza ed il collegio Ricci per lo Studio di Pisa), per le nuove creature dei sovrani (come il Palazzo della Carovana per i Cavalieri di Santo Stefano, a Pisa), oltre ai palazzi cittadini ed alle ville rurali degli stessi Medici. Segni visibili di quest’attività edilizia voluta dal principe rimangono visibili tuttora nelle grandi fortezze medicee poste a difesa dei confini (sulle coste, come nei passi degli Appennini) e delle città del suo dominio: a Portoferraio (le tre fortezze del Falcone, della Stella e della Linguella), a Livorno (le due cittadelle della Fortezza Vecchia e della Fortezza Nuova), a Firenze, a Volterra, a Pistoia, a Prato, ad Arezzo, a Cortona, a Montepulciano, a Siena, a Grosseto (che per tutta l’età moderna ed oltre vivrà al riparo dell’imponente cerchia dei bastioni medicei), ed in tanti altri centri minori. Cosimo I interviene anche sull’assetto idro-geologico della Toscana, colmando paludi (come a Vecchiano o a Coltano) e, per facilitare la navigazione ed incrementare così il sistema dei trasporti interni, inizia a costruire canali: come il Canale dei Navicelli (un corso di 22 Km. da Pisa a Livorno, realizzato fra il 1560 ed il 1573-76), il Fosso delle Molina (da Ripafratta sul fiume Serchio al "Porto delle Gondole" a Pisa, iniziato nel 1568), il callone di Castelfranco. Allo stesso fine tendono gli interventi per raddrizzare il corso dell’Arno e per favorire il deflusso delle sue acque: come lo scavo del Fosso dell’Arnaccio (fra Fornacette ed il mare), come il taglio della curva di Calcinaia nel Contado pisano (un’impresa durata dal 1559 al 1579), come lo spostamento della Bocca d’Arno. Per il controllo tecnico-amministrativo delle opere di conservazione del suolo, nel 1547 per Pisa viene creato anche l’ufficio di Provveditore dei Fiumi e Fossi, con ampi poteri decisionali sul piano tecnico grazie all’impiego di ingegneri, disegnatori, capomastri ecc.

1542.

# Lasciano l’Italia, per rifugiarsi nei paesi della Riforma dove continueranno la propria attività religiosa, due importanti esponenti dell’evangelismo italiano: il senese Bernardino Ochino (1487-1564), già vicario generale dei Frati Minori Cappuccini e famoso predicatore, ed il fiorentino Pietro Martire Vermigli (1500-1562), già priore del convento agostiniano di S. Frediano di Lucca e visitatore della sua congregazione.

1543-44.

# La navigazione della flotta del pirata barbaresco Barbarossa verso i porti francesi è punteggiata dalla devastazione non solo delle coste della Calabria, delle Lipari, di Policastro (già distrutta undici anni prima), di Ischia, di Pozzuoli (che resistette grazie a Giannettino Doria), di Procida, ma anche dell’isola del Giglio (che rimarrà spopolata per alcuni anni), di Portercole, di Talamone e di Castiglion della Pescaia.

1545.

# Il 12 maggio, il Consiglio Generale di Lucca istituisce l’Offizio sopra la Religione, con ampi poteri e con il compito di garantire la più rigorosa ortodossia cattolica dei cittadini lucchesi. Nel giro di pochi anni la gravità delle pene minacciate e inflitte da questo tribunale speciale porterà alla fine d’ogni forma di dissenso religioso a Lucca ed alla diaspora dei lucchesi "infetti", che in gran numero troveranno rifugio a Ginevra: come i ricchi banchieri Turrettini e Micheli.

# Il 20 ottobre muore Iacopo V e gli succede nella signoria di Piombino il figlioletto Iacopo VI Appiani, sotto la reggenza della madre Elena di Giacomo Salviati. Appena tre anni dopo, però, Carlo V concede – a buon prezzo – l’investitura feudale su Piombino al duca Cosimo I; poi rescinde l’infeudazione, per rinnovarla ancora nel 1552. Benché privato temporaneamente del suo Stato, Iacopo VI non sarà ostile ai Medici, anzi militerà a lungo al loro servizio sia prima, che dopo la restituzione della signoria da parte di Filippo II (1557).

1546.

# Nella repubblica di Lucca, il gonfaloniere Francesco Burlamacchi organizza una congiura per sovvertire il dominio della famiglia Medici in Toscana e per instaurarvi una repubblica. Scoperta la sua trama, il 26 agosto il Burlamacchi viene arrestato per essere deferito all’imperatore e consegnato al governatore di Milano: qui verrà giustiziato due anni dopo, il 14 febbraio 1548.

# Con l’appoggio militare del duca di Firenze, Giulio Cybo-Malaspina, figlio primogenito di Ricciarda Malaspina ed erede del nonno Alberico, le cui disposizioni testamentarie per la successione nella signoria erano da tempo disattese dalla madre, occupa il 20 settembre la città di Massa e nel giro di poche settimane tutto il marchesato. Ricciarda, però, riesce ad ottenere l’intervento arbitrale dell’imperatore Carlo V e la consegna cautelare dei domini nelle mani del governatore di Milano. Nonostante che le trattative successive approdino ad un accordo, Giulio non rientra in possesso del marchesato, non disponendo dei mezzi finanziari sufficienti per pagare alla madre il dotalizio concordato. La delusione e la rabbia per il fallimento delle sue legittime aspirazioni spingeranno il mancato marchese a compiere mosse avventate, che si concluderanno con la sua completa rovina.

1547.

# Il 29 settembre rientrano in Siena le milizie spagnole, che ne sono state scacciate l’anno precedente, dopo circa quindici anni d’occupazione.

1551.

# A Firenze s’insedia la prima casa-collegio dei padri della Compagnia di Gesù, che cinque anni dopo otterranno di aprire una loro scuola anche a Siena, presso la chiesa di S. Vigilio (solo nel 1678 vi verrà aperto il famoso Collegio Tolomei).

1552.

# Fra il 26 di luglio ed il 5 agosto, a Siena esplode una rivolta contro i soldati imperiali, che al comando di don Frances de Alaba stanno costruendo un’imponente fortezza sul colle di San Prospero: cacciati gli occupanti, la repubblica si allea con la Francia di Enrico II. Agli inizi del 1553, una prima spedizione infruttuosa, tentata da truppe napoletane comandate dal viceré don Pietro di Toledo (e, alla sua morte, dal figlio don Garzia), s’infranse contro le difese di Montalcino. Poi, dal gennaio del 1554 la città viene assediata dall’esercito imperiale e da quello fiorentino, comandati dal marchese di Marignano. Il 2 agosto dello stesso anno, le truppe della repubblica senese, capitanate da Piero Strozzi (un fiorentino nemico dei Medici), dopo un inutile tentativo di congiungersi con i soccorsi francesi, sono sconfitte nella Val di Chiana, a Scannagallo di Marciano. Stremata, ed ormai ridotta ad appena 8.000 abitanti, nonostante la bravura delle truppe francesi di Blaise de Monluc Siena è costretta ad arrendersi il 17 aprile del 1555.

Carlo V la riserva per suo figlio Filippo; questi però, due anni dopo, con il trattato di Firenze del 3 luglio 1557, la cederà in feudo al duca di Firenze Cosimo I de’ Medici. Tuttavia, Cosimo dovrà accettare lo scorporo in favore della Spagna di Porto Ercole, Porto S. Stefano, Orbetello, Talamone, Ansedonia e Monte Argentario: i cosiddetti "Presidios", in mano alle truppe spagnole e perenne spina conficcata nel fianco meridionale dello stato mediceo. Ancora per qualche tempo, fino al luglio del 1559, un residuo della libertà repubblicana senese resisterà nella rocca di Montalcino, dove trovano rifugio più di 650 famiglie senesi.

Con la legge del 1° febbraio 1561, lo "Stato Nuovo" (come sarà chiamato il dominio Senese) sarà dotato di una propria struttura istituzionale, nel quale sono salvaguardate formalmente le precedenti magistrature municipali più importanti, riservandone l’accesso alla vecchia classe di governo cittadino (i cosiddetti Risieduti) ed adottando un sistema misto – in parte nomina granducale ed in parte estrazione a sorte – per la nomina agli uffici. La rappresentanza del governo centrale è affidata ad un Governatore e Luogotenente Generale, che viene assistito dall’Auditore (per l’attività giudiziaria), dal Depositario (per l’amministrazione finanziaria) e dal Procuratore Fiscale (per l’esazione delle imposte). Inoltre, sull’esempio fiorentino, è istituita la nuova magistratura dei Quattro Conservatori dello Stato per il controllo sull’amministrazione delle comunità e degli enti pubblici laicali. Al posto del Senato del 1544 è istituito un Consiglio Generale, composto da una parte dei Risieduti (in numero di più di 140, di nomina granducale). Rimane il Concistoro, presieduto dal Capitano del Popolo e composto dagli 8 Priori (2 per ciascun Monte, in carica per un biennio), da 3 Gonfalonieri e da 4 Consiglieri. Il Capitano del Popolo presiede anche la Balia, formata da 20 Risieduti, scelti anno dopo anno dal Granduca: i suoi membri sono i Consiglieri del Governatore, cioè i suoi collaboratori (e controllori) nel governo dello Stato Nuovo, e possono, "con consenso sempre e partecipazione del Governo", "deliberare e eseguire tutto quello che alla giornata giudicaranno essere di nostro servitio et a benefitio e quiete" di Siena e del suo Stato. Sullo Stato Nuovo, poi, al posto della vecchia distrettuazione di 28 podesterie e 38 vicariati, si distenderà un composito reticolo di podesterie, vicariati e capitanati di giustizia: questi ultimi (Grosseto, Massa Marittima, Sovana, Pienza, Montalcino, Radicofani, Casole e Chiusi) saranno affidati a Risieduti senesi, scelti direttamente dal sovrano. In campo ecclesiastico, al Governatore di Siena furono affidate, per lo Stato Nuovo, anche le competenze del magistrato fiorentino per l’economato dei benefici vacanti. Nel 1570, poi, presso la Balia viene istituita la Deputazione sopra il Governo delle Monache, che mette il controllo e la gestione di ogni istituto monastico femminile nelle mani di quattro Operai, per difendere gli interessi del ceto patrizio cittadino (piuttosto che quelli delle singole consorterie) su questo settore di rilevante importanza sociale ed economica.

1553.

# Il 16 giugno, alla morte della madre Ricciarda Malaspina, diventa marchese di Massa e Carrara Alberico Cybo-Malaspina, ufficialmente figlio di Lorenzo Cybo, ma più probabilmente nato da una relazione della madre con il cognato, il cardinale Innocenzo Cybo. La sua politica estera è contrassegnata dalla fedeltà alla Spagna ed all’Impero e dagli ottimi rapporti mantenuti tanto con Cosimo I de’ Medici, quanto con la repubblica di Genova. Durante il suo lungo governo favorirà l’introduzione nei suoi domini di nuove industrie e lo sviluppo urbanistico di Massa, anche se fallirà nel tentativo di far erigere in collegiata la pieve parrocchiale della città.

# In agosto, una flotta franco-turca agli ordini di Dragut assale la Toscana meridionale. All’inizio i Turchi sbarcano presso Piombino, saccheggiano e devastano il borgo di Populonia, ma non riescono ad occupare la sua piccola rocca per la strenua difesa dei soldati e per il pronto soccorso dei cavalleggeri medicei comandati da Lione Santi. Poi, sotto le mura di Piombino, fortificate e difese dai soldati del duca Cosimo I, si svolge una cruenta battaglia, che si conclude con la piena sconfitta dei Turchi, che nello scontro perdono più di quattrocento uomini: molti di più, poi, annegano nel tentativo di rifugiarsi sulle loro galere. Invece, Dragut s’impadronisce facilmente di quasi tutta l’isola d’Elba, ma anche in questo caso non riesce a conquistare Cosmopoli (Portoferraio), che già da qualche anno è fortificata e difesa dalle milizie del duca Cosimo I de’ Medici.

1556.

# A Lucca, il 9 dicembre, con la cosiddetta "legge martiniana" (dal promotore, il gonfaloniere Martino Bernardini) si attua una riforma costituzionale nella direzione di una rigida chiusura dell’oligarchia dominante. Infatti, l’esercizio del potere viene riservato soltanto a coloro che sono nati da Lucchesi, se abitanti in città, o da appartenenti al Senato, se provenienti dal contado. In seguito, nel 1628, con l’istituzione del Libro d’oro, nel quale verranno iscritte solo le famiglie che hanno esercitato cariche pubbliche dalla riforma martiniana in poi, si toglierà ogni ulteriore possibilità di ampliamento del gruppo dirigente: solo i membri delle famiglie ivi segnate potranno occupare in futuro posti di governo nella repubblica lucchese. Nel 1711, infine, una legge sui "matrimoni turpi e indecenti", priverà dei privilegi del ceto tutti i nobili colpevoli di matrimonio con donne appartenenti alla borghesia ed al popolo. Così, nonostante qualche rara ammissione di famiglie facoltose alla "cittadinanza originaria", nel 1765 delle 211 famiglie nobili, iscritte nel Libro d’oro del 1628, ne rimarranno soltanto 98, ridotte ad 88 nel 1787.

1557.

# Il 29 maggio, a Londra, viene sottoscritto un trattato tra Filippo II e Iacopo VI d’Aragona Appiani: lo stato di Piombino, comprendente anche l’isola d’Elba e giuridicamente feudo dell’Impero, torna sotto la signoria degli Appiani, ma la Spagna si riserva il diritto di mantenervi guarnigioni e di costruirvi fortezze. Iacopo VI non sarà affatto contento di una presenza così ingombrante e mostrerà ostilità ai frequenti matrimoni fra i soldati spagnoli di queste guarnigioni e le fanciulle piombinesi. Il suo governo, perciò, susciterà fra i suoi sudditi un forte malcontento, che esploderà in un’aperta ribellione nella notte fra il 3 ed il 4 maggio del 1561. Ne seguirà un vero e proprio clima di terrore, solo parzialmente mitigato dagli interventi di Filippo II, contrario ad ogni turbamento della quiete nell’area italiana.

1559.

# Nel mese di gennaio Silvia Piccolomini d’Aragona vende ad Eleonora di Toledo, moglie del duca Cosimo I de’ Medici, Castiglione della Pescaia, le Bocchette d’Alma e l’isola del Giglio. Alla morte della duchessa la piccola signoria verrà così incorporata nel Granducato di Toscana.

1560.

# Papa Pio IV istituisce a Firenze la Nunziatura Apostolica, concedendo al Nunzio le ampie facoltà di un Legato a latere in tema di dispense canoniche e di tribunale (anche in materia di fede), facoltà che poi in parte saranno ridotte da Sisto V.

1562

# Il 10 novembre, il Consiglio Generale di Lucca istituisce l’Offizio sopra la Giurisdizione. Questo ministero, che vigila sui diritti dello Stato nei confronti della Chiesa, avrà una duplice funzione. Da una parte, accoglierà i ricorsi dei sudditi lucchesi contro i tribunali ecclesiastici, per verificare l’osservanza della tradizione giuridica locale (riferendo poi agli Anziani ed al Consiglio Generale). Dall’altra, esaminerà tutti gli atti provenienti dalla S. Sede (le Bolle, i Brevi, gli Indulti, le Lettere Apostoliche), accordando la loro pubblicazione nello Stato solo in assenza di lesioni ai diritti ed agli interessi legittimi - pubblici e privati - di Lucca e dei suoi sudditi.

1567.

# Il 1° ottobre, in Piazza Ponte S. Angelo a Roma, viene decapitato e poi bruciato il fiorentino Pietro Carnesecchi, già canonico del duomo e protonotario apostolico di papa Clemente VII, fedele collaboratore di Casa Medici. Processato una prima volta nel 1546 ed assolto da papa Paolo III, era stato inquisito una seconda volta nel 1557, ma ancora una volta era stato assolto da papa Pio IV. Alla morte della contessa Giulia Gonzaga, sua amica, il sequestro delle carte della nobildonna aveva permesso l’apertura di un nuovo processo nei suoi confronti: consegnato da Cosimo I a papa Pio V nel giugno del 1566, sottoposto a torture, confessò di aver seguito le dottrine insegnate da Juan de Valdés e dal trattato sul Beneficio di Cristo, nonché l’articolo luterano della "giustificazione ex sola fide".

1568.

# A Lucca viene bandito come eretico Carlo di Michele Diodati, che nel 1572 si rifugerà a Ginevra. Suo figlio, Giovanni Diodati (1576-1649), sarà l’autore di quella traduzione della Bibbia in lingua italiana (1603), che per mezzo millennio costituirà l’edizione classica dei libri sacri cristiani per tutti gli evangelici italiani.

1574.

# Il 21 aprile muore il granduca Cosimo I ed assume formalmente il potere suo figlio Francesco I de’ Medici, che governa come reggente già dal 1° maggio 1564 per il ritiro del padre dalla vita politica attiva: l’anno dopo, il 2 novembre 1575 l’imperatore Massimiliano II d’Asburgo gli conferisce la dignità di Granduca della Toscana. Sposato per ragioni di Stato a Giovanna d’Asburgo, figlia dell’imperatore Ferdinando I e sorella di Massimiliano II, il granduca continua la sua relazione pubblica e "scandalosa" con la veneziana Bianca Capello, che, diventato vedovo, potrà sposare nel 1579.

Nello stesso 1574 il territorio del granducato si amplia con l’acquisto di Lusuolo, Riccò e Lisana in Lunigiana, e quattro anni dopo Groppoli nella stessa area, lungo una delle direttrici tradizionali dell’espansionismo mediceo a danno dei residui feudali ancora persistenti lungo la dorsale appenninica. Fra il 1576 ed il 1577 l’architetto Bernardo Buontalenti prepara il progetto per edificare la nuova città di Livorno, i cui lavori dovranno essere diretti dall’Ufficio della Fabbrica e Dogana.

Costante sarà la preoccupazione di Francesco I per i problemi annonari del suo dominio, che cercherà di affrontare con duri provvedimenti vincolistici per ostacolare l’estrazione delle derrate alimentari. Durante il suo governo si verifica un aumento sensibile della criminalità, tanto nelle città che nelle campagne, e del tradizionale banditismo pendolare fra la Toscana e gli stati confinanti.

In campo ecclesiastico, tensioni e conflitti nasceranno nel 1576 in occasione delle ispezioni volute da papa Gregorio XIII sulle Chiese toscane. I visitatori apostolici – il vescovo di Camerino Alfonso Binarini (per la provincia di Firenze), il vescovo di Perugia Francesco Bossi (per la provincia di Siena) ed il vescovo di Rimini Giovanni Battista Castelli (per la provincia di Pisa) – tenteranno invano di accertare le condizioni economiche dei luoghi pii laicali, i cui amministratori rifiuteranno di esibire i documenti contabili, e colpiranno chierici e monache con provvedimenti disciplinari di estremo rigore. Inoltre, nel 1579 una denuncia per eresia contro cinque nobili senesi accenderà un duro scontro fra l’Inquisitore ed il governo a proposito dei "crocesegnati", cioè dei laici iscritti all’omonima compagnia nata per la difesa ed il sostegno al Sant’Uffizio. Il granduca troncherà la questione, imponendo l’immediato scioglimento della compagnia, i cui privilegi (l’esenzione fiscale, l’immunità giudiziaria ed il porto d’armi libero per i confratelli) saranno giudicati lesivi dell’ordine pubblico cittadino e del supremo potere del principe.

1582.

# A Firenze nasce l’Accademia della Crusca, con lo scopo, realizzatosi già nel 1612 per la prima volta, di preparare e pubblicare un Vocabolario della lingua italiana, per conservarne la purezza sulla base del lessico degli autori toscani del Trecento.

1585.

# Alla morte di Iacopo VI (15 maggio), diventa signore di Piombino Alessandro Appiani, suo figlio naturale e già designato erede e successore con il consenso dell’imperatore. Pochi anni dopo, il 28 settembre 1589, Alessandro viene assassinato ed il 14 ottobre il governatore del presidio spagnolo, don Felix d’Aragona, si proclama signore al suo posto, con il consenso della vedova e dei numerosi filo-spagnoli del luogo; però, la famiglia Appiani - con in testa Alfonso, zio del defunto ed ammiraglio della flotta medicea - si oppone energicamente a questa manovra, ottenendo l’appoggio del granduca di Toscana, che fa occupare militarmente l’Elba. Don Felix viene incarcerato a vita ed il 12 marzo 1590 viene riconosciuta la successione al figlio minorenne di Alessandro, Cosimo Iacopo Appiani, che assume il nome di Iacopo VII. Il 12 febbraio 1594 l’imperatore Rodolfo II gli concederà pure il titolo di principe ed erigerà la signoria di Piombino in principato, riaffermandone così il carattere di feudo imperiale contro gli appetiti spagnoli. Iacopo VII vivrà quasi sempre a Genova, sposerà la nobile genovese Bianca Spinola e lì morirà senza eredi il 5 gennaio 1603.

1587.

# Il 19 ottobre, nella villa di Poggio a Caiano muore di febbre malarica il granduca Francesco (seguito poche ore dopo dalla moglie Bianca Capello) e gli succede il fratello, Ferdinando I de’ Medici. Questi, nato nel 1549, nel 1563 era succeduto nel cardinalato al defunto fratello Giovanni, ma non aveva mai preso gli ordini sacri: come cardinale si era occupato soprattutto di rappresentare il suo governo in Curia ed in Concistoro, nonché dei problemi dell’amministrazione urbana ed idraulica di Roma (era ascritto alla Congregazione per le Strade e le Fontane), di bonifiche, di vigilanza sull’ordine pubblico. Nel 1589, Ferdinando sposa Cristina, figlia di Carlo III di Lorena.

Durante il suo principato, il granducato incorpora la contea di Pitigliano e Sorano in Maremma (acquistata da Giovanni Antonio Orsini nel 1604 in cambio del feudo di Monte San Savino, e poi confermatagli nel 1608 con investitura imperiale): la Contea conservò una sua autonomia amministrativa, con ordinamenti propri ed un Governatore di nomina granducale.

Fra gli atti del suo governo assumono particolare rilevanza le famose Livornine, due leggi emanate nel 1591 e nel 1593, per favorire l’insediamento di comunità ebraiche nelle città di Pisa e Livorno. In virtù di queste leggi non solo gli ebrei, ma anche i marrani ottengono garanzie contro ogni persecuzione da parte dell’Inquisizione cattolica; le liti fra ebrei diventano di competenza della magistratura particolare dei Massari e quelle miste del tribunale del Governatore di Livorno; si permette ai cristiani di servire agli ebrei ecc. Questa politica consentirà anche la presenza nel porto labronico di mercanti provenienti sia dal Mediterraneo (greci, armeni, libanesi, provenzali), che dal Mare del Nord (fiamminghi, inglesi, tedeschi): dal 1591 al 1609 gli abitanti della città cresceranno da settecento a circa seimila.

Dagli inizi del Seicento assumerà particolare rilievo nell’attività governativa l’operato della Consulta (ristretto consiglio di grazia e giustizia per l’esame delle suppliche rivolte dai sudditi al principe), mentre un parziale decentramento amministrativo sarà costituito nel 1603 dalla delega di una parte delle funzioni dei Nove al nuovo magistrato pisano (ma presieduto dal Provveditore dei Fiumi e Fossi) dei Surrogati dei Nove per il controllo sull’amministrazione e la fiscalità delle comunità del contado pisano. Nel corso del secolo, nelle comunità rurali pisane saranno istituiti pure le figure dei soprintendenti in rappresentanza e difesa degli interessi dei proprietari cittadini pisani e fiorentini

Oltre al sostegno allo sviluppo urbano di Livorno (anche ricchi "luoghi pii" toscani – come i Ceppi di Prato – dovranno finanziarvi la costruzione di case), ad un intervento di Ferdinando I si deve anche l’attuale Monsummano in Valdinievole: ai piedi di Montevettolini, viene bonificato un ampio tratto di pianura già impaludata e vi si costruisce un santuario dedicato alla Madonna di Fontenova, intorno al quale cresce un vivace centro termale e commerciale, grazie anche all’edificazione di strutture di servizio (locanda, logge per i venditori, cisterna ecc.). In effetti, Ferdinando continuerà le bonifiche e gli interventi di suo padre e di suo fratello sull’assetto idrogeologico del suo dominio: dal prosciugamento della Valdichiana e del lago di Castiglione della Pescaia allo spostamento della foce dell’Arno. A Grosseto, nel 1592, Ferdinando I istituisce l’Uffizio patrio dei Fossi (poi chiamato Ufficio dei Fossi e delle Coltivazioni), con propria giurisdizione per vigilare sulle coltivazioni, sui lavori e sull’ordine e sulla pulizia delle strade e dei luoghi abitati; a far parte di questa magistratura è chiamato un complesso corpo di funzionari granducali: il cancelliere, il capo priore, il capitano di giustizia, il provveditore della fortezza (per ricoprire la carica di provveditore dell’ufficio), l’operaio della cattedrale (per ricoprire l’ufficio di camerlengo) ed un maestro. Ferdinando prosegue pure gli interventi edilizi nei centri storici del suo dominio: come nel caso dei collegi Ferdinando e Puteano per gli allievi dello Studio, l’acquedotto ed il Palazzo del Consiglio dell’Ordine di S. Stefano a Pisa. Numerose sono anche le costruzioni di nuovi edifici religiosi o il loro adattamento alle nuove indicazioni estetiche degli architetti ducali (Buontalenti innanzitutto).

Assai energica, e non priva di risultati, sarà la lotta del granduca contro il banditismo, particolarmente acuto in Romagna e nella Maremma, toccando l’apice con la campagna militare del 1590-91, conclusa con la cattura e l’esecuzione del potente bandito-feudatario Alfonso Piccolomini; così pure continuerà senza sosta la lotta contro i Barbareschi per la difesa delle coste toscane e della navigazione commerciale. In politica estera manterrà una condotta indipendente sia dal Papato, sia dalla corona spagnola, favorendo la successione di Enrico IV di Navarra sul trono francese e mantenendo rapporti persino con la regina Elisabetta I d’Inghilterra.

1595.

# A Pisa s’insediano i padri Barnabiti, che apriranno le loro scuole anche a Pescia (1624), a Firenze (1627) e a Livorno (1629).

1603.

# Il 5 gennaio, alla morte di Iacopo VII Appiani viene acclamato principe di Piombino e dell’isola d’Elba Carlo d’Aragona Appiani, figlio di Sforza Appiani. Ma, poche settimane dopo, il 20 febbraio il viceré di Napoli occupa questo piccolo stato in nome dell’imperatore: Piombino resterà nelle mani degli Spagnoli fino al 31 ottobre 1611. Inoltre, nel mese di maggio truppe del viceré spagnolo di Napoli occupano il porto elbano di Longone e vi costruiscono una fortezza, che rimarrà annessa al Regno di Napoli.

1609.

# Il 7 febbraio muore Ferdinando I e diventa granduca suo figlio Cosimo II de’ Medici, che, nato nel 1590, l’anno prima ha sposato Maria Maddalena d’Austria-Tirolo, figlia dell’arciduca Carlo di Stiria e sorella dell’arciduca Ferdinando (futuro imperatore). Di salute assai cagionevole, il suo matrimonio sarà però allietato dalla nascita di numerosi figli.

Il suo governo sarà segnato dalla crescita di potere del Consiglio privato, nel quale aumenta la partecipazione dei familiari del principe, come il fratello Francesco o lo zio Giovanni (figlio naturale di Cosimo I). D’altra parte, la più importante riforma istituzionale di questo granduca consisterà nel conferire, dal 1615, compiti precisi e funzioni permanenti, con riunioni regolari, al posto del precedente carattere aleatorio, alla Consulta, cioè al consiglio granducale già addetto alle questioni di grazia e giustizia. Questo rafforzamento della Consulta (oltre al granduca ed alla madre Cristina ne sono membri l’auditore fiscale Pietro Cavallo, Lorenzo Usimbardi, Bastiano Corboli ed altri giusperiti) sarà la premessa della sempre più larga predominanza del ceto forense nelle istituzioni granducali. Cosimo II favorirà e proteggerà sempre lo scienziato Galileo Galilei.

Cosimo II comprerà il feudo di Scansano (dagli Sforza di Santa Fiora nel 1615) e la contea di Castell’Ottieri e S. Giovanni (dai Conti Ottieri nel 1616), che verranno annessi alla Contea di Pitigliano. Durante il suo principato, il Granducato s’ingrandirà anche con l’acquisto di Terrarossa nel 1617, non ottenendo, invece, la sovranità sull’Elba. Tuttavia, pare che proprio intorno al 1620 i suoi domini abbiano raggiunto l’apice della ricchezza e della grandezza, anche sul piano demografico (specialmente nelle città), come dimostrerebbero i dati demografici del 1622. Del resto, Cosimo continuerà l’impegno dei suoi predecessori per lo sviluppo di Livorno, costruendovi un nuovo molo ed un nuovo quartiere con il denaro dell’Ordine di S. Stefano.

1611.

# Il 31 ottobre viene insediata come principessa di Piombino e dell’Elba Isabella Appiani, sorella di Iacopo VII e moglie di Giorgio di Mendoza conte di Binasco (suo zio): il suo governo durerà fino al 10 aprile 1628.

1621.

# Il 28 febbraio muore ancora giovane Cosimo II e gli succede come Granduca di Toscana il figlio Ferdinando II de’ Medici, che per la sua minore età (era nato nel 1610) rimarrà fino al 1627 sotto la reggenza della nonna, Cristina di Lorena, e della madre, Maria Maddalena d’Austria. In questi anni il Consiglio di Reggenza sarà composto dal dal conte Orso Pannocchieschi d’Elci di Siena, da Niccolò Dell’Antella. da Fabrizio Colloredo, dall’arcivescovo di Pisa Giuliano de’ Medici e dai segretari di stato Andrea Cioli, Curzio Picchena e Lorenzo Usimbardi. Nel 1628 Ferdinando esce dalla minorità, ma ancora per qualche anno (il conte Orso morirà nel 1636) il Consiglio di Reggenza dividerà l’effettiva gestione del potere con la Consulta. Nel 1637 sposa la granduchessa Cristina di Lorena, dalla quale avrà due figli – Cosimo (1642) e Francesco Maria (1660) – in una vita coniugale segnata da una lunga separazione. Al contrario, il granduca si avvarrà sempre nel suo governo della fidata collaborazione dei suoi fratelli: il principe Mattias (esperto comandante militare) ed il cardinale Leopoldo.

Nel suo governo Ferdinando mostrerà una grande attenzione ai problemi sociali del suo paese, com’è provato dalla pronta attivazione dell’Ufficio di Sanità in occasione della grande pandemia di peste e dai provvedimenti adottati per attenuare gli effetti delle carestie (nel 1630, per esempio, istituirà una Cassa per i lavoratori disoccupati e per i lavoratori poveri). Così, sarà mecenate verso le arti e le scienze, favorendo l’Accademia del Cimento (Francesco Redi, Lorenzo Magalotti, Vincenzo Viviani ecc.) e le ricerche di fisica e di botanica. Negli uffici, invece, il suo governo sarà caratterizzato da un ritorno degli appartenenti al patriziato urbano, a scapito degli "uomini nuovi" e dei tecnici, che erano stati favoriti dai suoi predecessori.

Nella cinquantina d’anni del suo principato, il granducato potrà ingrandirsi con l’acquisto della contea di Santa Fiora nella Maremma (ceduta dal conte Mario Sforza nel 1633 per 466000 scudi), nonché di Pontremoli (con la spesa di 500000 scudi, un terzo di quanto richiesto dal Governatore di Milano), cittadina di ben maggiore rilevanza economica e strategica trattandosi della chiave della vallata della Lunigiana, e dei feudi di Giovagallo e Castagnetoli (1650). Per contrastare le mire espansionistiche di papa Urbano VIII, che vuole espellere il duca Odoardo Farnese di Parma dal feudo di Castro e Ronciglione, nel 1642 Ferdinando non esiterà ad allearsi con Venezia e Modena e ad impegnarsi militarmente con successo (il Granducato metterà in campo circa 30.000 soldati!) contro lo Stato della Chiesa sui confini dell’Umbria e dell’Alto Lazio, impedendo così al pontefice di conseguire il risultato dell’espulsione dei Farnese (pace del 31 marzo 1644). Per il resto, il granduca seppe mantenere un atteggiamento di neutralità armata nei conflitti fra la Spagna e la Francia, consentendo di fatto alla prima di resistere agli attacchi portati dalla seconda sulle isole e sulle coste toscane.

1623.

# Il 18 gennaio muore Alberico I e gli succede come duca di Massa suo nipote Carlo I Cybo-Malaspina, che dal 1606 detiene il titolo di duca di Ajello e marchese di Carrara. Nel suo governo continuerà la politica prudente del nonno e favorirà la crescita economica del piccolo stato, ottenendo anche l’agognata elevazione della pieve di Massa in collegiata insigne (cioè con l’uso dei pontificali).

1628.

# Il 10 aprile, l’imperatore Ferdinando II d’Asburgo cede Piombino e l’Elba in feudo a Filippo III di Spagna, che a sua volta subinfeuda il piccolo principato ad Orazio Appiani, figlio di Carlo di Sforza di Ferrante di Belisario di Iacopo III, imponendogli il pagamento di un laudemio di 500.000 fiorini. Orazio Appiani, però, non sarà in grado di pagare, e nel giro di pochi anni verrà privato del suo stato: il principato tirrenico sopravvivrà fino al 1815, ma sotto il governo di altre dinastie.

1630.

# Dopo alcune annate di grave crisi alimentare (in alcune regioni dovute anche ad invasioni di cavallette), l’Italia centro-settentrionale è colpita da una pandemia di peste: fra questo e l’anno successivo si calcola che su circa 4 milioni di abitanti ne muoiano un milione e centomila (quindi, circa il 27 %). Si parla di 60.000 morti a Milano (su 130.000 abitanti: il 46 %), di 30.000 a Verona (su 53.000: il 57 %), di 15.000 a Bologna (su 62.000: il 24 %), di 8/13.000 a Firenze (su 76.000: fra il 10 ed il 17 %), di 46.000 a Venezia (su 141.000: il 33 %), di 8.300 a Lucca (su 21.900: il 38 %), di 1500 a Prato (su 6.000: un quarto della popolazione!), di c. 4.000 a Pisa etc. Le città e gli stati italiani – compresi il Granducato mediceo e la Repubblica di Lucca – si difendono con gli strumenti già sperimentati nel passato: istituzione di appositi uffici di sanità, affidati a funzionari; blocco della circolazione di uomini e merci fra città e campagna; limitazione del movimento degli uomini per le vie urbane e divieto di assembramenti; fondazione di ospedali e di lazzaretti per il ricovero coatto di convalescenti, di malati e di semplici sospetti; arruolamento di personale medico, di frati per l’assistenza, di portantini e di becchini (quei famigerati "monatti", che si macchieranno di tanti crimini); roghi di masserizie, vettovaglie, arredi e vestiti venuti in contatto con gli ammalati.

1634.

# Il 20 marzo il re di Spagna cede Piombino e l’Elba a Niccolò di Orazio Ludovisi, principe di Venosa, nipote di papa Gregorio XV e marito di Polissena (figlia di Giorgio di Mendoza, conte di Binasco, e di Isabella Appiani), in cambio del pagamento di un laudemio di un milione di fiorini. Dal 5 ottobre 1646 al giugno 1650, Piombino sarà occupata da un corpo di spedizione francese, ma dopo verrà restituita al Ludovisi.

Il Ludovisi servirà a lungo la casa regnante spagnola, sì da essere nominato nel 1660 viceré di Aragona e nel 1662 viceré di Sardegna (dove morirà due anni dopo).

1637.

# Il 9 gennaio, in seguito alle forti piogge e all’ingrossamento dell’Arno, a Pisa crolla il Ponte Vecchio. Per molti anni si tenterà di ricostruirlo su un nuovo disegno, cercando di realizzare un ponte ad un’unica arcata, che però rovinerà travolgendo parecchi pisani. Solo nel gennaio del 1661 finiranno i lavori di costruzione del nuovo ponte, che resisterà fino ai bombardamenti della II Guerra Mondiale.

1646.

# Il 9 maggio, un corpo di spedizione franco-piemontese al comando del principe Tommaso di Savoia sbarca nei pressi di Orbetello (nei Presidi spagnoli) ed inizia l’assedio della cittadina. Le operazioni militari si trascinano fino al 15 luglio, allorché, dopo una battaglia navale dall’esito incerto presso l’Argentario (13 giugno), un esercito spagnolo proveniente da Napoli riesce a liberare Orbetello.

# L’8 ottobre, i Francesi occupano la cittadina di Piombino ed il 30, dopo un mese d’assedio, conquistano Porto Longone, nell’isola d’Elba, dove gli Spagnoli, hanno costruito agli inizi del secolo una fortezza e mantengono una guarnigione. Quattro anni dopo gli Spagnoli riconquisteranno la roccaforte: il 22 maggio 1650 la base elbana verrà attaccata da un’imponente flotta e da migliaia di soldati, però la guarnigione francese capitolerà solo alla metà di agosto, dopo più di due mesi di assedio.

1648-1650.

# Anche la Toscana viene colpita da una grave carestia, alla quale fa seguito una nuova, pesante crisi di mortalità.

1662.

# Il 13 febbraio muore Carlo I e gli succede come duca di Massa suo figlio Alberico II Cybo-Malaspina, che nel 1664 ottiene il titolo di principe di Carrara.

1665.

# Dopo la morte di Niccolò Ludovisi, il 24 dicembre diventa signore di Piombino suo figlio Giovanni Battista Ludovisi, che il 1° settembre 1665 riceve l’investitura imperiale del suo principato. Come suo padre sarà al servizio della corona di Spagna. Nel 1678 dichiarerà Piombino porto franco. Morirà nel 1699, pochi mesi dopo la fine del suo unico figlio Niccolò.

1670.

# Il 26 maggio muore il granduca di Toscana Ferdinando II e sale sul trono suo figlio, Cosimo III de’ Medici. Questi, nato nel 1642, nel 1661 ha sposato Luisa Margherita, figlia di Gastone d’Orléans (fratello di Luigi XIII): un matrimonio che si rivelerà turbolento e fonte di grandi amarezze per il sovrano.

Durante il suo lungo principato diminuirà l’importanza dei Segretari di Stato (non sempre di origine aristocratica) a tutto vantaggio del Consiglio Aulico, composto da familiari del principe e da esponenti della nobiltà. Particolare impegno sarà posto da Cosimo III nell’amministrazione della giustizia, con una serie di provvedimenti riformatori, fra i quali spicca la sostituzione degli Otto di Guardia e Balia con la Ruota criminale (un nuovo tribunale penale centrale, formato da giureconsulti), che però vivrà solo pochi anni (dal 1680 al 1699). Più duraturi saranno gli effetti delle riforme cosimiane in campo fiscale, soprattutto nel riordino della "imposta sulle farine" (1678). Questa tassa sul consumo dell’alimento primario, che era un tributo indiretto di esazione macchinosa (si prestava anche a frodi fiscali e a soprusi nei confronti dei poveri), viene trasformato da Cosimo III in un’imposta diretta. Inoltre, il suo calcolo (effettuato sulla base del reddito personale presuntivo) e la sua riscossione vengono affidati non già ad impiegati statali o ad appaltatori privati, bensì a deputati e camarlinghi locali (scelti fra i maggiorenti del posto), sotto il controllo dei cancellieri comunitativi. L’impegno del granduca sarà indirizzato anche ad accrescere il benessere economico dello Stato, con interventi mirati nell’agricoltura (riprendendo la politica medicea delle bonifiche) e del commercio (puntando sul porto di Livorno). Quanto alle dimensioni geografiche del suo stato, nel 1716 Cosimo III conseguirà un piccolo ampliamento grazie all’acquisto del feudo imperiale di Treschietto in Lunigiana da Ferdinando di Giangaspero Malaspina. Gli ultimi anni del suo governo, però, saranno amareggiati dal problema dell’ineluttabile estinzione del ramo maschile della sua famiglia.

In campo ecclesiastico, una tradizione storiografica d’origine filo-lorenese ha sottolineato soltanto l’eccessivo devozionalismo ed il bigottismo moralistico del granduca: dalla passione per le reliquie dei santi al favore verso nuove congregazioni religiose, come i Trappisti. In realtà, la sua politica ecclesiastica presenta diverse sfaccettature e differenti esiti. Per esempio, Cosimo III deve incassare il fallimento dei suoi ambiziosi progetti legati all’Ordine dei Cavalieri di S. Stefano. Fallisce, infatti, il suo programma volto ad innalzare la chiesa priorale dell’Ordine al rango di "prepositura nullius dioecesis", con lo scopo di erigere in Toscana una specie di diocesi personale del sovrano, sparsa su tutto il territorio del granducato come le macchie di una pelle di leopardo. Maggior successo avrà, invece, la ripresa del giurisdizionalismo tradizionale dei Medici. Saranno riorganizzati gli uffici governativi incaricati di controllare le istituzioni ecclesiastiche locali, a partire dall’Auditorato della Giurisdizione: nel 1688 quest’ufficio verrà trasformato nella nuova Congregazione per gli affari giurisdizionali. In un primo tempo la nuova congregazione sarà composta da quattro elementi sull’esempio delle congregazioni romane, ma dal 1721 sarà retta soltanto dal segretario Filippo Buonarroti: questi sarà l’erede ed il continuatore di una serie di attenti difensori degli interessi dello Stato e dei laici sulle Chiese locali, contro le ingerenze della Curia romana. Infine verranno accresciute le funzioni di questo e di altri ministeri, anche in tema di verifica delle qualità personali dei chierici candidati agli uffici di "pertinenza laicale" di comunità ed enti pubblici, a detrimento dell’autorità dei vescovi diocesani (1710).

1690.

# Il 2 febbraio muore Alberico II e diventa principe di Carrara e poi anche di Massa suo figlio Carlo II Cybo-Malaspina. Ormai sessantenne e dedito soprattutto alle pratiche di pietà, Carlo II lascia il governo effettivo dello stato nelle mani dell’energica moglie Teresa Doria Pamphili (almeno fino alla sua morte, avvenuta nel 1704). Durante la guerra di successione spagnola il ducato attraverserà grandi difficoltà, correndo persino il rischio di essere devoluto all’Impero per l’infedeltà dimostrata nei confronti dell’imperatore da parte del duca sempre più vecchio ed inetto.

 

1699.

# Il 24 agosto muore Giovanni Battista, signore di Piombino, e gli succede la sorella Olimpia Ludovisi, monaca oblata in un monastero femminile romano. Olimpia morirà l’anno dopo, senza essere riuscita a prendere possesso effettivo del principato.

1700.

# Alla morte di Olimpia Ludovisi (avvenuta il 27 novembre) le succede nel principato di Piombino e dell’Elba (considerato feudo del Regno di Napoli) la sorella Ippolita Ludovisi Boncompagni, moglie di Gregorio Boncompagni, duca di Sora, il quale reggerà con lei il governo del piccolo stato: il 27 febbraio 1701 i nuovi principi otterrano anche l’investitura feudale da parte del re di Spagna Filippo V. Il 1° febbraio del 1707, alla morte di Gregorio il titolo di duca di Sora passa a suo fratello Antonio Boncompagni, che il 29 marzo 1702 ha sposato la nipote Maria Eleonora, figlia unica dello stesso Gregorio. In tal modo si prepara la successione dei Boncompagni sul dominio di Piombino.

1710.

# Il 7 dicembre muore il vecchio Carlo II e gli succede nel principato di Massa e Carrara suo figlio Alberico III Cybo-Malaspina.

1715.

# In seguito alla morte di Alberico III (Agnano di Pisa, 20 novembre) sale sul trono di Massa e Carrara suo fratello Alderano Cybo-Malaspina. Alderano ha sposato Ricciarda Gonzaga, figlia di Camillo d’Alfonso ed erede della contea di Novellara, che alla sua morte, avvenuta nel 1768, sarà incorporata nei domini estensi insieme col ducato di Massa, per concessione imperiale. Il suo governo sarà segnato da continue ed assillanti difficoltà finanziarie, che indurranno Alderano a tentare di vendere i suoi domini a Genova: senza successo a causa del pronto intervento imperiale in favore del mantenimento dello status quo.

1720.

# Il 22 novembre, ad Alessandria Paolo della Croce fonda la "Congregazione della Passione di Cristo" (CP, Passionisti), dedicata a propagandare la passione di Gesù tramite le missioni: ottenuto il permesso papale di raccogliere compagni, nel 1728 la nuova comunità si stabilirà in Toscana, sul Monte Argentario presso Orbetello. Questa congregazione religiosa clericale verrà approvata prima da papa Benedetto XIV nel 1741, poi più solennemente da Clemente XIV nel 1769 (bolla Supremi Apostolatus).

1723.

# In Toscana il 31 ottobre muore il granduca Cosimo III e gli succede suo figlio Gian Gastone de’ Medici, nato nel 1671. Con lui, privo di eredi diretti, è destinata ad estinguersi la dinastia medicea.

Gian Gastone lascerà sostanzialmente inalterata la struttura dello Stato ereditato e non si discosterà dalla tradizione politica medicea, ma attenuerà il carattere confessionale impresso da suo padre. All’interno del suo Stato, oltre ad eliminare alcune imposte (come la "gabella del pie’ tondo", che gravava sulla vendita del bestiame), grazie alla soppressione delle "collette universali" e delle "pensioni sul credo" concesse da Cosimo III ai neo-convertiti, con l’istituzione di nuovi Monti, Gian Gastone riuscirà a ridurre i tassi del debito pubblico dal 5% al 3,5%.

 

 

1731.

# Il 18 agosto muore Alderano Cybo-Malaspina e si estingue la sua casata. Il ducato di Massa passa a Maria Teresa Cybo-Malaspina, figlia di Alderano e moglie dal 1741 di Ercole III Rinaldo d’Este (figlio ed erede di Francesco III, duca di Modena), e da questa - nel 1790 - alla loro figlia Maria Beatrice, erede anche del ducato di Modena e Carrara.

1734.

# Dopo la morte, avvenuta nel mese di marzo, della madre Ippolita, nel dicembre Maria Eleonora Boncompagni Ludovisi (già moglie di suo zio Antonio Boncompagni, morto il 28 gennaio 1731) ottiene da Filippo V re di Spagna l’investitura del feudo di Piombino, con diritto di trasmissione ai figli.

1737.

# Il 7 luglio muore il granduca Gian Gastone de’ Medici e con lui si estingue la linea maschile della sua casata. Secondo le clausole della pace di Vienna del 1735 diventa granduca di Toscana Francesco Stefano III di Lorena, che affida il governo effettivo dello Stato ad un Consiglio di Reggenza. Questo consiglio sarà presieduto prima da Marc Beauvau principe di Craon fino al 1747, poi da Déodat Emmanuel conte di Nay-Richecourt fino al 1757 ed infine dal maresciallo Antonio Botta-Adorno fino al 1765. In tutto questo periodo, gli affari ecclesiastici rimarranno saldamente nelle mani del Segretario del Regio Diritto Giulio Rucellai, già Auditore della Congregazione della Giurisdizione sotto la dinastia medicea. In questi anni saranno introdotte limitazioni alla censura ecclesiastica sulla stampa (editto del 28 marzo 1743) ed inizierà un processo di limitazione del ruolo dell’antica aristocrazia locale. Con un editto del 1747 verrà imposta una verifica dei titoli di nobiltà, in modo da permettere soltanto ai suoi membri di trasmettere in eredità i patrimoni familiari con il regime privilegiato del fidecommesso, e solo fino a quattro generazioni. Poi, con la legge sui feudi del 21 aprile 1749 verranno ristretti l’ambito giurisdizionale dei tribunali feudali (già assai limitato, rispetto ad altre situazioni italiane) e gli stessi privilegi personali dei feudatari (47 nel 1737). Infine, con la legge del 1° ottobre 1750 saranno stabilite regole precise per l’accesso alla condizione di nobile, e con la legge dell’11 febbraio 1751 verrà posto anche un freno alla crescita della manomorta ecclesiastica.

1739.

# Approfittando della debolezza del nuovo regime lorenese, il Sant’Ufficio ottiene l’uso del "braccio secolare", cioè degli sbirri granducali, per incarcerare e processare il poeta Tommaso Crudeli, importante esponente della Loggia Massonica di Firenze. Condannato al confino, ma poi rimesso in libertà per le pressioni del governo (lo stesso granduca Francesco Stefano di Lorena è affiliato alla Massoneria) e dell’opinione pubblica, pochi anni dopo, nel 1745, il Crudeli morirà di tubercolosi, una malattia aggravatasi durante la sua prigionia. La Massoneria toscana sopravvivrà a questo colpo, spostando il suo centro d’irradiazione da Firenze a Livorno, la città toscana più vivace ed aperta alle comunicazioni con il resto del mondo.

1743.

# Il Granduca Francesco Stefano abolisce in Toscana le prigioni del Sant’Uffizio dell’Inquisizione, il cui tribunale rimane chiuso per undici anni.

1745.

# Alla morte di Maria Eleonora Boncompagni Ludovisi, il 13 gennaio diventa principe di Piombino e dell’Elba suo figlio Gaetano Boncompagni Ludovisi.

# Viene pubblicato a Lucca il volumetto Della esistenza e degli attributi di Dio e della immaterialità ed immaterialità dello spirito umano secondo la mera filosofia, di Giovanni Gualberto De Soria (1707-1767), professore di filosofia nello Studio di Pisa e vicino agli ambienti massonici toscani. Oggetto di violenti attacchi per il suo esplicito deismo, il De Soria preferirà ripubblicare le sue "considerazioni metafisiche" l’anno dopo, espungendone i passi più compromettenti.

1753.

# A Firenze, viene fondata l’Accademia dei Georgofili, con il fine esplicito di stimolare la ricerca scientifica nell’agricoltura e nelle scienze naturali.

1754.

# In seguito a lunghe trattative, rinasce in Toscana il Tribunale del Sant’Uffizio, ma con un assetto fortemente innovativo: al fianco dei giudici ecclesiastici operano anche commissari laici statali (salvo i casi legati all’attività dei confessori) ed in caso di contrasto fra le due componenti il ruolo arbitrale compete in prima istanza al Granduca.

1765.

# Alla morte del padre Francesco Stefano, il 18 agosto gli succede come granduca di Toscana il figlio terzogenito Pietro Leopoldo I d’Asburgo-Lorena, che sposa Maria Luigia, figlia di Carlo III di Spagna. Il suo lungo governo in Toscana è segnato dalla progettazione e messa in opera di un ampio ventaglio di interventi riformatori.

Con il motuproprio del 10 novembre dello stesso 1765, Pietro Leopoldo separa la Maremma dallo Stato Nuovo di Siena, istituendo la Provincia inferiore senese, costituita dai capitanati di Grosseto, Massa, Arcidosso e Sovana, ai quali (con un editto del 18 marzo 1766), sono aggiunti anche le contee di Scansano, di Pitigliano, di Castell’Ottieri e San Giovanni e di Santa Fiora, il marchesato di Castiglion della Pescaia e l’isola del Giglio. Il compito di amministrare questa provincia è attribuito all’Ufficio dei Fossi e delle Coltivazioni. Dal 1778, poi, in Maremma cesserà ogni servitù di pascolo, è abolita la tassa per i pascoli (la cosiddetta "fida") e si dichiara la libertà di pascolo.

Nel settore dell’amministrazione locale viene istituita un’unica magistratura centrale di controllo, cioè la Camera delle Comunità, nel 1769, e dal 1772 al 1786 viene attuata la riforma delle magistrature comunitative con provvedimenti specifici per le diverse aree (per esempio, il nuovo Compartimento comunitativo della Città e territorio pisano verrà istituito nel 1776, attribuendo al Provveditore dell’Ufficio dei Fiumi e dei Fossi le funzioni di sovrintendente del distretto). Nel governo delle comunità cittadine e rurali la stratificazione cetuale ed il diritto di cittadinanza, o di residenza stabile per i contadini nei comuni rurali, sono sostituiti da un particolare criterio censitario, che privilegia i titoli di proprietà a scapito dei diritti politici degli individui. Con il risultato che i ricchi – le persone, ma anche gli enti (come gli ospedali o i monasteri, per esempio) – diventano eleggibili alle cariche di gonfaloniere, priore o consigliere in tutti quei comuni, nei quali posseggono beni immobili.

Nel 1788 viene abolita anche la suprema magistratura toscana, la Consulta, le cui funzioni sono trasferite al presidente del Buongoverno ed al Consultore legale. In campo fiscale, nel 1781 una riforma prevede un’imposta fondiaria generalizzata, senza esenzioni per nobiltà e clero, e, sull’esempio francese del Necker, viene reso pubblico il bilancio dello Stato. Le vendite e le "allivellazioni" dei patrimoni degli enti ecclesiastici soppressi, delle comunità e degli enti laicali sono intese a favorire la crescita di uno strato di piccoli proprietari contadini, ma di fatto nel giro di pochi anni tutte queste operazioni avvantaggeranno i già-proprietari e sottrarranno i capitali da investimenti in altri settori produttivi (come le manifatture della lana a Prato). Infine, anche in Toscana viene adottato un regime liberista per il commercio delle derrate alimentari (1771, 1775 e 1781).

L’attenzione del granduca è particolarmente rivolta alla riforma delle istituzioni della Chiesa in Toscana. Pietro Leopoldo limita ulteriormente la possibilità per gli enti ecclesiastici di acquistare beni patrimoniali (1768-69) ed abolisce il pagamento della "decima ecclesiastica", che viene sostituita da aumenti di "congrua", pagati ai parroci da appositi nuovi uffici del Patrimonio ecclesiastico (1775). Provvede pure a sopprimere o a ridurre gli ordini regolari monastici, come i Certosini o i Canonici Regolari Lateranensi (ma con più benevola attenzione verso le congregazioni "nazionali": Vallombrosiani, Camaldolesi ed Olivetani), ed i mendicanti (i Francescani Conventuali, i Domenicani, i Minimi di S. Francesco di Paola, ed altri ancora), mentre ai superstiti impone di sottomettersi al controllo da parte dei vescovi diocesani. Sopprime le antiche confraternite laicali, tendenzialmente autonome, e le sostituisce con nuove compagnie di carità, strettamente subordinate ai parroci e prive di propri beni (21 marzo 1785); e proibisce il ricorso ai tribunali ecclesiastici fuori dello Stato. Costringe i monasteri femminili e le singole monache a scegliere fra un regime di vita rigorosamente comunitario (con l’abolizione delle celle individuali) e la riconversione in conservatori finalizzati all’istruzione; rafforza i poteri giurisdizionali degli ordinari diocesani sopra il clero secolare e regolare; sopprime il tribunale del Sant’Uffizio (1782); etc. Per accelerare la nascita di una Chiesa nazionale, Pietro Leopoldo convoca un’assemblea degli arcivescovi e vescovi del granducato (Firenze, 23 aprile - 5 giugno 1787), durante la quale, però, emergono fortissime resistenze ai progetti riformatori del sovrano.

Nel campo della giustizia penale, con una serie di provvedimenti Pietro Leopoldo disgiunge dal potere giudiziario quello di "polizia" (dal "buon governo" alla sorveglianza sulle carceri fino al controllo sull’applicazione delle nomative sanitarie), provvisto di procedure proprie e di un proprio assetto (con commissari, ispettori, esecutori ecc.) sottoposto, a livello centrale, al Presidente di Polizia. A questo settore giurisdizionale "economico" sono attribuiti, peraltro, ampi poteri di disciplinamento sociale, con la realizzazione di apposite "case di correzione" (Firenze, 1782), per la rieducazione e la riabilitazione dei "discoli" (i colpevoli di reati non gravi): di fatto sarà accentuato il controllo poliziesco sulla società toscana. Soprattutto, però, viene promulgato un nuovo codice, che, sulla linea tracciata dall’opera Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, abolisce non solo la tortura (come già in Prussia e in Svezia) ma anche la pena di morte ed il delitto di "lesa maestà" (Riforma della legislazione criminale toscana, del 30 novembre 1786).

1775.

# Il granduca Pietro Leopoldo fa stampare a Firenze il Discorso sulla Maremma di Siena, scritto nel 1737 da Sallustio Bandini: nel trattato sono espresse dottrine fisiocratiche e si propone la libertà di commercio per i cereali.

1777.

# Il 24 maggio muore a Roma il principe Gaetano e gli succede nella signoria di Piombino il figlio Antonio Boncompagni Ludovisi, che eredita pure il ducato di Sora (una delle principali baronie del Regno di Napoli) ed altri ricchi feudi. Antonio verrà spogliato del suo piccolo stato e delle sue ricche proprietà personali dai Francesi nel 1801.

1786.

# Il 18 settembre si apre a Pistoia, in Toscana, il sinodo convocato dal vescovo Scipione de’ Ricci. Questo sinodo non è una delle tantissime, tradizionali assisi diocesane, bensì il tentativo – non riuscito, perché fortemente ostacolato dalla maggior parte del clero e dei fedeli – di un’assemblea ecclesiastica per rifondare la Chiesa locale su nuove basi liturgiche e disciplinari di stampo giansenista. I suoi atti saranno condannati successivamente dal pontefice Pio VI con la bolla Auctorem fidei (28 agosto 1794).

1790.

# Alla morte del fratello Giuseppe II (20 febbraio), il granduca di Toscana Pietro Leopoldo assume la corona imperiale con il nome di Leopoldo II, rinuncia al trono granducale e nomina un Consiglio di Reggenza, presieduto da Antonio Serristori. Dopo la partenza di Pietro Leopoldo, in Toscana scoppiano violenti tumulti popolari dalla Val di Nievole a Livorno: tumulti fomentati anche dal clero, sia contro la politica giurisdizionalistica del granduca e dei suoi collaboratori (Scipione de’Ricci sarà costretto ad abbandonare la sua diocesi), sia contro i suoi provvedimenti liberisti nel commercio dei grani. Mentre il Consiglio di Reggenza fa alcune concessioni ai rivoltosi in campo ecclesiastico ed economico, Pietro Leopoldo ordina il ripristino delle sue leggi, reintroduce la pena di morte ed invia truppe austriache per ristabilire l’ordine. Soltanto il 16 marzo 1791 s’insedia formalmente il nuovo granduca, Ferdinando III d’Asburgo-Lorena, figlio secondogenito maschio di Pietro Leopoldo.

Vista l’impopolarità delle riforme paterne in campo religioso, Ferdinando segue una politica assai più cauta. Smette di favorire gli ecclesiastici "giansenisti" (lo stesso vescovo Ricci sarà indotto a dare le dimissioni dal suo ufficio), permetterà la rinascita di congregazioni regolari e di confraternite laicali e concederà ai vescovi toscani una maggior autonomia e più larghi poteri. Così, con la disposizione del 13 ottobre 1792 e con le notificazioni del 30 gennaio e del 4 febbraio 1793, il granduca Ferdinando III toglie l’obbligo del Regio Exequatur sulle tonsure e sulle dispense degli obblighi degli "interstizi" (cioè delle pause fra un ordine sacro ed il successivo), istituisce l’obbligo della licenza vescovile per le stampe ed i manoscritti d’argomento religioso, ristabilisce il diritto dei tribunali vescovili di comminare pene canoniche (salvo sempre il ricorso ai tribunali regi).

In campo giudiziario, viene ripristina la Consulta ed è confermata la reintroduzione della pena di morte, estendendone l’applicazione ai perturbatori dell’ordine pubblico e della religione (30 agosto 1795). In politica estera, dopo un breve periodo di belligeranza… non combattuta (anche per la mancanza di un vero esercito), dal gennaio del 1797 il nuovo granduca tenterà, ma con poco successo, di garantire la sua sovranità attenendosi ad una linea di assoluta neutralità, elevata a legge fondamentale e perpetua della Toscana.

# Il 26 dicembre, alla morte della madre Maria Teresa Cybo-Malaspina, moglie di Ercole III d’Este, diventa principessa di Massa e Carrara la figlia Maria Beatrice Cybo d’Este, moglie di Ferdinando d’Asburgo, arciduca d’Austria. Il loro figlio Francesco sarà il capostipite della nuova casata degli Asburgo-Este.

1796.

# Nel mese di luglio gli Inglesi occupano l’isola d’Elba.

# L’esercito francese detronizza i superstiti feudatari della famiglia Malaspina nella Lunigiana: Carlo marchese di Olivola, Azzo Giacinto marchese di Mulazzo, Carlo Emmanuele marchese di Fosdinovo, Alfonso marchese di Podenzana ed Aulla, Ignazio marchese di Licciana, Tommaso marchese di Castevoli e condinasta di Villafranca, Carlo Giovanni marchese di Pozzuolo, ed altri ancora vengono privati dei loro domini aviti, che saranno annessi nel 1797 alla Repubblica Cisalpina.

1799.

# Il 2 gennaio le truppe francesi del generale Sérurier entrano a Lucca e, dimessosi il vecchio governo oligarchico, insediano un nuovo governo, che attuerà le riforme importate dalla Francia (come l’abolizione della manomorta e della tortura). Anche Lucca, però, sarà rioccupata pochi mesi dopo prima dall’esercito inglese e poi da quello austriaco.

# Negli ultimi giorni di marzo un esercito francese di 7000 uomini, sotto la guida dei generali Miollis e Gaultier invade la Toscana senza incontrare resistenza. Il granduca Ferdinando III di Lorena abbandona il suo Stato per Vienna. Con l’apporto di personalità moderate e di censo elevato nuovi organi di governo sono affiancati al sistema politico vigente. Al centro, viene insediato un bureau di consultazione filo-francese (composto da tre "ministri": di polizia, di giustizia e di finanze), sotto il controllo del commissario civile Charles de Reinhard. Con decreto del 10 aprile, l’amministrazione locale è integrata con l’istituzione delle Municipalità a Firenze, Pisa, Livorno, Siena, Arezzo, Pistoia, Prato, Volterra, Cortona, Massa di Maremma, Pontremoli e (in seguito) Pescia, con compiti di coordinamento e di controllo sui rispettivi circondari. Viene anche accolta la richiesta di costituire una Guardia Nazionale, per esigenze d’ordine pubblico, mentre si dà vita ad un battaglione etrusco di fanteria di linea, composto di volontari.

Intanto, però, le esigenze militari e l’avidità degli occupanti inaugurano una fase di ruberie, di espropriazioni, di requisizioni di vettovaglie ed animali per il mantenimento dell’esercito francese, di prestiti forzati e di contribuzioni fiscali, che esasperano la popolazione e preoccupano gli stessi "patrioti". Fra la fine d’aprile e i primi giorni di maggio, in un clima sempre più esasperato dalla fame, dalle angherie e dalle apparizioni miracolose della Madonna, si verificano fenomeni d’"insorgenza" antifrancese ed antigiacobina (movimento del "Viva Maria"). Poi, bande d’insorti aretini al comando di Lorenzo Mori scatenano il terrore controrivoluzionario nelle campagne dell’Umbria e della Toscana orientale, attaccano le truppe francesi del generale Macdonald, che dal Sud risalgono la Penisola per ricongiungersi con il resto dell’armata francese, ed occupano le città di Arezzo, Cortona, Siena e Firenze (7 luglio). I governi municipali repubblicani sono abbattuti ed inizia la caccia ai "giacobini" ed ai "giansenisti". A Siena, il 28 giugno gli insorti "sanfedisti" festeggiano la vittoria contro i repubblicani filofrancesi assalendo il ghetto e bruciando vivi diversi ebrei in Piazza del Campo.

A Firenze il potere provvisorio è assunto dal Senato, che, riconosciuto da Ferdinando III, faticherà non poco per assumere il controllo effettivo su tutte le 98 comunità del granducato liberate dalle armate popolari della Santa Fede ed organizzate da deputazioni di governo, che obbediscono alla Deputazione aretina. Sui "repubblicani", o presunti tali, si abbatte una dura repressione voluta ed organizzata dal Senato, tramite una deputazione di polizia di tre giudici e senza rispetto per le norme di procedura e garanzia: ci saranno circa 32.000 inquisiti, con circa 22.000 condanne (esili, carcerazioni, licenziamenti dai pubblici impieghi ecc.).

1800.

# L’11 gennaio, dopo un autunno-inverno d’imposte straordinarie e prestiti forzosi, per arginare il dissesto finanziario del debito pubblico del Granducato Ferdinando crea il Monte Redimibile di 2.500.000 Scudi all’interesse del 5% e, per la sua gestione, la Giunta di Revisione: per estinguerlo viene raddoppiata la tassa di redenzione ed accresciuto il prezzo del sale. Non mancano, peraltro, nuovi disordini e tumulti in molte località toscane.

# Il 19 giugno, con l’esercito francese ormai ai confini dopo la vittoria di Marengo (14 giugno), il granduca Ferdinando III nomina una Reggenza, presieduta dal generale Annibale Sommaria e composta dai senatori Amerigo Antinori, Marco Covoni e Luigi Bartolini Baldelli. Dopo che il Senato ha ordinato la leva in massa (9 giugno), ora viene organizzata un’armata di volontari, non senza creare ulteriori problemi per l’ordine pubblico.

# L’otto luglio, l’esercito francese rientra a Lucca. Nonostante un nuovo ritorno degli Austriaci, il 9 ottobre i Francesi occuperanno ancora Lucca.

# Il 14 ottobre, un esercito francese comandato dal generale Dupont entra nel Granducato, mentre l’esercito del Sommariva si sbanda e quello austriaco si ritira. La Reggenza abbandona la Toscana ed affida il governo ad una giunta di quattro persone – i cosiddetti Quadrumviri –, che, rappresentando la continuità con il dominio lorenese, si troveranno presto in contrasto con i Francesi. Assegnato il comando dell’esercito francese al generale Miollis, alla fine di novembre questi sostituisce i quadrumviri con tre patrioti: quei Triumviri, che – sul finire del loro mandato – ripristineranno la legislazione leopoldina (13 marzo 1801).

Nei mesi successivi la Toscana diventa campo di battaglia fra i Francesi, da una parte, e gli Austro-Toscani ed i Napoletani, dall’altra, mentre si verificano nuove insorgenze in Maremma, a Firenze e a Pistoia; ma il generale Miollis, pur con poche truppe, riuscirà a recuperare le città perdute ed a sconfiggere sul campo i suoi avversari. Anche durante questa nuova occupazione francese si verificheranno imposizioni e ruberie.

1801.

# In base all’articolo V del trattato di pace stipulato a Lunéville fra Napoleone e l’imperatore d’Austria (9 febbraio), il Granducato di Toscana è soppresso e viene creato il Regno d’Etruria, sul cui trono viene insediata la dinastia dei Borbone-Parma: poiché il duca Ferdinando non accetta lo scambio fra il suo ducato padano e la Toscana, al suo posto viene incoronato il figlio Ludovico, marito dell’infanta Maria Luisa Borbone, figlia del re di Spagna Carlo IV.

Il nuovo re, dipendente nella politica estera da Napoleone, in politica interna cerca di attirare e coinvolgere i notabili del regime lorenese, da Francesco Maria Gianni a Giovanni Fabbroni. Per favorire la ripresa del traffico commerciale e le attività del suo porto, sin dal dicembre dello stesso 1801 a Livorno è creata la Camera di Commercio. Intanto, però, la situazione finanziaria del regno rimane gravissima, anche a causa del peso delle contribuzioni per le spese militari dei Francesi. Nominata sin dal 4 aprile una Deputazione economica per soprintendere alle finanze, con la legge dell’11 agosto 1802 tutti i debiti dello Stato vengono trasformati in altrettanti luoghi del Monte Comune (con il tasso annuo del 3%), creando nel frattempo un fondo di ammortizzazione per la graduale estinzione del debito, ed il 26 agosto è nominata una nuova Giunta di Revisione.

In campo ecclesiastico, il 17 aprile del 1802, con un motuproprio detto "sabatino" perché emanato nella festività del sabato di Pasqua, su consiglio del nunzio apostolico Emanuele De Gregorio, Ludovico infligge un colpo durissimo all’impianto mediceo-lorenese della Chiesa toscana. Il provvedimento restituisce alla Santa Sede ampi poteri di giurisdizione sulle cause ecclesiastiche; restaura l’esenzione dei regolari dai vescovi locali e la loro subordinazione alla Santa Sede ed alle case generalizie; reintroduce l’inalienabilità dei patrimoni ecclesiastici; riconosce ampi poteri giurisdizionali ai vescovi, estendendo le loro funzioni di censura preventiva sulla stampa e sul commercio dei libri; toglie ogni limite all’ordinazione sacra, rimessa alla discrezione dei vescovi; garantisce ai questi la più ampia libertà di amministrare i sacramenti anche nelle loro inevitabili conseguenze civili (come nel caso del matrimonio che torna ad essere materia di competenza pressoché esclusiva dei tribunali episcopali); subordina tutti gli enti pii laicali al controllo degli stessi vescovi. La legge susciterà proteste e minacce da parte francese ed una risentita reazione fra molti esponenti del ceto di governo toscano.

# Con il trattato di Firenze del 27 febbraio fra la Francia e Ferdinando IV re di Napoli, questi rinuncia ai possedimenti napoletani in Toscani (Portolongone e Presidi) e li cede con il principato di Piombino alla Francia, che resta libera di usarli come vorrà.

1803.

# Il 27 maggio muore il re d’Etruria Ludovico e gli succede il figlio Carlo Ludovico Borbone Parma, mentre la reggenza viene assunta dalla madre ventenne Maria Luisa Borbone. Anche il suo governo è assillato dalle difficoltà finanziarie, nelle quali grande parte hanno le spese per l’esercito francese. Intanto, l’economia toscana paga un prezzo alto sia per l’embargo nei confronti delle merci dei paesi nemici della Francia (decreto d’introduzione dei prodotti delle manifatture inglesi, dell’agosto del 1803), sia per tutta una serie di gravi calamità naturali: un’epidemia di peste gialla a Livorno, nell’ottobre del 1804; una serie di scosse di terremoto nel Senese, fra l’ottobre ed il dicembre del 1804; un’alluvione dell’Arno nei pressi di San Casciano di Pisa, il 30 gennaio 1805.

Nel 1807, verrà promulgata la nuova legislazione penale, che, in virtù degli accordi stipulati con la Santa Sede, inasprisce quella del 1795: per le offese alla religione e per i crimini di lesa maestà si prevede la pena di morte o la carcerazione a vita. Questo codice, però, sarà abrogato entro poco tempo dal nuovo Codice napoleonico.

1804.

# Nel mese di giugno sbarcano sulle spiagge di Camaiore una quarantina di pirati barbareschi, che rapiscono alcuni lavoratori lombardi, che se ne tornano a casa dalla Maremma, ed alcune donne di Pietrasanta, non senza aver ucciso il marito di una di esse.

1805

# Nel mese di giugno, Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone e moglie di Felice Bacioccchi, viene creata Principessa di Piombino e di Lucca, a cui vengono annesse la Lunigiana e la Garfagnana. Di fatto, ad Elisa viene affidato il compito di tenere sotto controllo l’operato della Reggente d’Etruria.

1807

# Con il trattato di Fontainebleau del 27 ottobre viene decisa la fine del Regno d’Etruria e la Toscana è annessa direttamente all’Impero francese. L’annessione è sancita ufficialmente con il decreto del 24 marzo 1808, ma già il 9 marzo era stato soppresso l’ultimo residuo del principato mediceo – il Senato dei XLVIII – ed il 18 cessava di esistere il Consiglio di Stato, insieme con altri ministeri. Con decreto imperiale del 24 aprile dello stesso anno sono istituiti i Dipartimenti dell’Arno (con sede a Firenze), del Mediterraneo (con sede a Livorno) e dell’Ombrone, suddivisi in circondari ed in mairies (= municipalità). Infine, con i decreti del 2 e del 3 marzo 1809, Napoleone erige la Toscana in Granducato e nomina Granduchessa sua sorella Elisa Bonaparte.

Come in tutti gli altri Dipartimenti dell’Impero napoleonico, anche in quelli toscani sono istituiti gli Uffici dello Stato Civile, ai quali è attribuito il compito di registrare lo stato e il movimento demografico, annotando la nascita, il matrimonio e la morte di ogni cittadino.

In campo finanziario, di fronte alla situazione assai disastrosa per la mole del debito pubblico e per la pluralità dei "monti" collettori dei crediti, si cercherà di estinguere il pregresso tramite l’alienazione di patrimoni (quelli ecclesiastici) o l’ipoteca sulla massa dei beni demaniali.

Forte opposizione popolare susciterà l’estensione alla Toscana della coscrizione militare obbligatoria ed il basso clero non mancherà di solidarizzare con l’ostilità dei propri fedeli nei confronti dei nuovi governanti. Né minore sarà il malcontento per l’alto prezzo del pane e dei generi alimentari, in seguito al blocco continentale ed alle alte tasse imposte sui cereali.

Inoltre, con l’annessione all’Impero in Toscana sono applicate anche le leggi francesi in materia ecclesiastica: gli ecclesiastici sono subordinati a tutte le leggi dell’Impero e al ministero dei culti (decreto del 29 febbraio 1809) e le sue diocesi sono inglobate nella Chiesa gallicana (decreto di Schoenbrunn, dell’11 giugno 1809). Così, anche in Toscana inizia la pur lenta "secolarizzazione" dei benefici ecclesiastici di giuspatronato privato, cioè la spartizione dei loro patrimoni dotali fra lo Stato ed i patroni. Nel 1808 viene anche decretata la soppressione degli ordini regolari e cavallereschi, compreso l’Ordine di S. Stefano: agli inizi sono salvate alcune congregazioni reputate particolarmente utili ai fini sociali pubblici (come gli Scolopi, i Fatebenefratelli, i Crociferi e le suore addette al servizio negli ospedali). Due anni dopo, il provvedimento colpirà tutte le case religiose, risparmiando solo quelle comunità impegnate direttamente in attività assistenziali e trasformate in società volontarie private. Quanto al giuramento dei vescovi, solo il vescovo di Fiesole – Ranieri Mancini – si rifiuterà e verrà mandato in esilio, mentre gli altri vescovi toscani si adatteranno al nuovo regime.

 

1814.

# Sconfitto Napoleone nei pressi di Lipsia (16/18 agosto 1813) ed iniziata ormai l’invasione della stessa Francia da parte degli eserciti alleati della Sesta Coalizione, nel mese di febbraio di quest’anno le truppe napoletane del generale Murat invadono la Toscana ed occupano Livorno e Firenze, ma già l’8 marzo sbarcano nel porto labronico i soldati della flotta inglese comandata da Lord Bentinck.

# Nel mese di settembre ritorna sul trono del Granducato di Toscana il granduca Ferdinando III d’Asburgo Lorena.

1815,

# Il 2 marzo, a Lucca, occupata dalle truppe austriache, s’insedia come governatore civile e militare il tenente colonnello Giuseppe Werklein, che amministrerà l’antica repubblica fino al 22 novembre del 1817, data della consegna formale del nuovo Ducato all’Infanta Maria Luisa Borbone, figlia del re di Spagna Carlo IV e vedova di Ludovico di Borbone-Parma.

 

 

APPENDICE I

La popolazione della Toscana

 

- La popolazione del Granducato di Toscana

anni abitanti

1551-1557 730807

1612-1622 772746

1640-1642 721044

1738 893735

1765 944225

1784 980894

1794 1072373

 

 

- Il tasso di urbanizzazione della popolazione toscana

Anni

Popolazione

totale c.

Popolazione urbana c.

Tasso di urbanizzazione

1300

1100000

325000

30 %

1400

420000

66000

16 %

1500

730000

118000

16 %

1600

980000

169000

17 %

1700

950000

171000

18 %

1800

1260000

223000

18 %

 

- Un confronto fra vecchio e nuovo: Pisa e Livorno

anno Pisa* Livorno

1428 7330

1491

1552 9940 480

1562 10069 749

1613 16157

1622 15461 14413

1632 12504 12978

1642 12902 14816

1674 12552 18146

1745 14015 32534

1784 17747 38672

1794 19960 50108

* Per Pisa qui s’intende Pisa con i suoi sobborghi.

 

APPENDICE II

Le trasformazioni dei distretti ecclesiastici toscani

 

 

1. Diocesi toscane esistenti già nel Medio Evo

- AREZZO

- CHIUSI

- FIESOLE

- FIRENZE

- ROSELLE - GROSSETO

- LUCCA

- POPULONIA - MASSA MARITTIMA

- PISA

- dal 1092 Chiesa arcivescovile, capoluogo di una provincia ecclesiastica comprendente le diocesi suffraganee di Populonia – Massa Marittima in Maremma e di Aiaccio, Aleria e Sagona in Corsica (oltre al titolo, per l’arcivescovo, di "Primate" della Corsica e della Sardegna).

- PISTOIA - PRATO

- SOVANA

- VOLTERRA

 

 

2. Diocesi non toscane con giurisdizione su chiese toscane

Giurisdizioni ecclesiastiche di diocesi non toscane

- Luni-Sarzana

- Bologna

- Bertinoro

- Brugnato

- Faenza

- Forlì

- Imola

- Montefeltro

- Sarsina

- Acquapendente

- Città della Pieve

- Città di Castello

nonché delle abbazie "nullius dioecesis"

- delle Tre Fontane

- di Galeata

- di S. Ellero

 

 

 

 

3. Trasformazioni dei distretti diocesani toscani nel Medioevo

- Sin dalla metà del secolo XII la chiesa arcipretale di Colle Val d’Elsa (sul confine fra il territorio fiorentino e quello senese) è già prelatura nullius

- Dal XIII secolo l’abbazia di S. Giovanni Evangelista di Borgo San Sepolcro, anticamente diocesi di Città di Castello, gode la giurisdizione autonoma sul territorio, "nullius dioecesis".

- Nel 1325, su richiesta dei vicari imperiali che vi risiedevano l’antica città etrusca di Cortona, decaduta già in epoca romana, viene eretta in diocesi, sottraendo parrocchie alla diocesi di Chiusi.

 

4. Trasformazioni dei distretti diocesani toscani in età moderna

1402

- Con bolla di papa Bonifacio IX del 1° aprile, l’abbazia ed i monaci di S. Giovanni Evangelista di Borgo San Sepolcro sono dichiarati esenti dalla giurisdizione ordinaria del vescovo di Città di Castello.

1409

- Nell’estate del 1409 gli inviati della repubblica di Firenze al papa neo-eletto Alessandro V avanzano la richiesta di elevare al più prestigioso rango metropolitano la cattedra fiorentina e di riconoscere come sue suffraganee alcune diocesi toscane (Fiesole, Arezzo, Volterra, Pistoia e Cortona).

1420

- Nel maggio del 1420, papa Martino V concede a Firenze l’agognata promozione ad arcidiocesi, pur limitando le sedi suffraganee a due sole: Fiesole e Pistoia.

1459

- Con la Bolla del 19 aprile papa Pio II attribuisce alla Metropolitana di Siena in qualità di diocesi suffraganee le Chiese di Sovana, di Chiusi e di Grosseto, già appartenenti alla Provincia Romana, e la Chiesa di Massa Marittima, già subordinata alla sede metropolitana di Pisa.

1462

- Papa Pio II (il senese Enea Silvio Piccolomini) istituisce due nuove diocesi, fra di loro unite e direttamente soggette alla S. Sede: Montalcino e Pienza (quest’ultima nel suo villaggio natio di Corsignano). Le due nuove diocesi comprendono terre sottratte alle diocesi di Arezzo, Chiusi, Grosseto e Sovana. Da Chiusi vengono tolte per Pienza le parrocchie di Tintinnano, di Bagno Vignoni, di Castiglion d’Orcia, di Campiglia d’Orcia, di Bagni San Filippo, di San Piero in Campo, di Castel Vecchio, di Vignoni, di Momticchiello, di Fabbrica, di Contignano e di Prignano; inoltre, alla nuova diocesi di Montalcino Chiusi cede Montenero, S. Angelo in Colle, Castelnuovo dell’Abbate, S. Antimo, Seggiano e Ripa d’Orcia.

- In virtù di un privilegio concesso da papa Pio II alla Comunità di San Gimignano il 13 luglio 1462, il Vescovo di Volterra vi deve deputare un Vicario Foraneo con un tribunale proprio, ampi poteri in materia di contenzioso.

1473

- Viene eretta in prepositura "nullius dioecesis" la chiesa di Prato, che prima del 1416 papa Gregorio XII aveva sottratto alla dipendenza da Pistoia.

1480

- Papa Sisto IV eleva l’arcipretura di Montepulciano – esistente già dagli inizi del XIII secolo con capitolo canonicale – in prelatura "nullius dioecesis", dichiarandola esente dalla giurisdizione del vescovo di Arezzo ed immediatamente soggetta alla Santa Sede.

- La pieve di Bagno di Romagna, già assegnata come "priorato" ai monaci Camaldolesi dalla fine del XIII secolo, viene elevata in abbazia, e da allora è considerata "nullius dioecesis".

1515

- Con bolla del 22 settembre, papa Leone X (cioè Giovanni di Lorenzo de’ Medici) erige in cattedrale la chiesa del monastero camaldolese di S. Giovanni Ev. nella cittadina di Borgo San Sepolcro. Nella nuova cattedrale, che è suffraganea dell'arcivescovo di Firenze, vengono fatte 3 dignità e 12 canonicati, che devono essere dotati dai laici della città. Primo vescovo è Galeotto Graziani, già abate del monastero di S. Giovanni, il quale prende possesso della cattedra episcopale il 18 settembre 1520.

- Fra le dipendenze della diocesi di Borgo San Sepolcro è compresa anche il territorio del Capitanato e dell’Abbazia "nullius" di Bagno di Romagna, con le sue 23 chiese curate. Da ciò derivano continue controversie giurisdizionali fra l’abate ed il vescovo.

1518

- Con la Bolla emanata il 28 giugno, papa Leone X, dietro richiesta di Silvestro Gigli, arciprete del Duomo lucchese e vescovo di Worcester in Inghilterra dal 1498 al 1521, sopprime il Priorato di S. Michele in Foro di Lucca, dell’Ordine di S. Agostino, ed istituisce l’omonima Collegiata, composta inizialmente dal Decano, da nove canonici e da nove cappellani, subordinandola direttamente alla S. Sede ed attribuendole la giurisdizione spirituale sulle parrocchie di Fagnano, di S. Alessio e di Monte S. Quirico, nonché sull’omonima piazza lucchese. Proprio come farà nel caso di Pescia, Leone X conferisce il patronato sul nuovo ente alla famiglia Gigli di Lucca; due secoli dopo, nel 1724, questo patronato passerà per disposizione testamentaria di Pompeo Gigli al Governo lucchese.

1519

- Con le bolle del 15 aprile e del 23 settembre papa Leone X separa dalla diocesi di Lucca il piviere della chiesa di S. Maria di Pescia e lo eleva in "Prepositura nullius diocesis", alla quale sottomette diverse parrocchie della Val di Nievole e della Valle Ariana. Il papa concede alle famiglie pesciatine Cecchi e Turini il giuspatronato laicale sulla prepositura.

1520

- Papa Leone X riconferma i privilegi e le prerogative del Capitolo della Chiesa di Colle Val d’Elsa.

- Papa Leone X dichiara "nullius dioecesis" l’arcipretura di Sestino con altri 17 popoli dipendenti, separandoli dalla diocesi di Montefeltro.

1527

- Papa Clemente VII esenta la pieve di S. Ginesio di San Miniato dalla giurisdizione spirituale della diocesi di Lucca.

 

 

1561

- La chiesa collegiata di Montepulciano viene eretta in cattedrale ed il suo piviere in diocesi, direttamente soggetta alla S. Sede. La diocesi di Chiusi le cede undici chiese parrocchiali: da S. Giovanni a Villanuova (Totonella) a S. Vincenzo a Castelnuovo, da S. Vittorino d’Acquaviva a S. Pietro all’Abbadia dei Caggiolari, da S. Egidio a Gracciano Vecchio a S. Andrea di Cervognano e S. Mustiola a Caggiole.

1566

- Papa Pio V conferma i diritti di giurisdizione spirituale appartenenti al Capitolo di San Gimignano (compreso il tribunale vicariale, goduto dalla metà del Quattrocento per privilegio di papa Pio II).

1577

- Papa Gregorio XIII dichiara nuovamente "nullius dioecesis" l’abbazia di Bagno di Romagna, pur se con competenze limitate. Ulteriori contese, convenzioni e lodi arbitrali si succederanno negli anni successivi per i diritti di visita, per i concorsi ai benefici curati, ecc.

1592

- Il 5 gennaio, su richiesta del granduca Ferdinando I di Toscana, papa Clemente VIII erige l’"insigne oppidum" di Colle Val d’Elsa (già "nuliius dioecesis") in città e la chiesa collegiata dei SS. Faustino, Giovanni e Giovita in chiesa cattedrale (che ha 3 dignità e 12 canonicati), assegnandola come suffraganea dell'arcivescovo di Firenze. A Colle vengono unite pievi e chiese delle diocesi di Volterra (Conéo, Castello, Scolam Mensano, Pernina, Molli e Balli), di Siena (Marmoraia, Sant’Agnese e Lilliano), di Firenze (Poggibonsi) e di Fiesole (il pievanato di S. Leolino in Conio e la prepositura di S. Fedele a Paterno).

1594

- Il 23.V.1594 papa Clemente VIII separa le due diocesi di Pienza e di Montalcino, fra di loro unite, perché ognuna possa avere il suo vescovo.

1601

- Il cardinale oratoriano Sallustio Tarugi, arcivescovo di Siena, pubblica gli atti del primo concilio provinciale senese. Da allora, tuttavia, gli arcivescovi di Siena usano le loro prerogative di metropolitani non solo sui vescovi di Massa-Populonia, di Grosseto, di Sovana e di Chiusi, ma anche su quelli di Montalcino e di Pienza, che - in virtù degli atti delle loro fondazioni - non sono in alcun modo suffraganei dell'arcivescovo senese, perché dovrebbero dipendere direttamente dal pontefice. A partire dalla fine del Seicento, questo "abuso" di giurisdizione sarà fonte di discordie e di contese, perché vescovi sempre più colti e meno sensibili alle opportunità politiche tenteranno di recuperare la propria indipendenza. Tuttavia, nel 1725 il Concilio Romano imporrà ai vescovi italiani soggetti direttamente alla Santa Sede, ma posti al di fuori del Patrimonio di S. Pietro, di scegliersi un Metropolita fra gli Arcivescovi viciniori.

- Con una bolla del 9 novembre, papa Clemente VIII modifica il confine fra le diocesi di Chiusi e di Città della Pieve, attribuendo a quest’ultima una serie di pievanati e di parrocchie, che facevano già parte del cosiddetto Chiusi perugino: da Castel della Pieve a Piegaro, da Ravigliano a Paciano, da Castiglion del Lago a Mongiovino, da Tavernelle a Monteleone, da Santa Fiora sull’Amiata a Treviniano, da Camposervoli a Salvi.

 

 

1622

- Il 5.XII.1622 papa Gregorio XV erige San Miniato in città e la sua chiesa collegiata – la prepositura di S. Maria e S. Ginesio di San Miniato – in cattedrale, dichiarandola suffraganea della chiesa metropolita di Firenze, scorporando dalla diocesi di Lucca il territorio posto sotto il dominio temporale del granduca di Toscana (circa 40 luoghi e paesi compresi nella Valle inferiore dell’Arno, in Val d’Evola, in Val d’Era, in Val di Tora e in Val Triana, da Colle Mattaccino a Fauglia, Crespina e Cenaia), nonché il borgo di Fucecchio soggetto spiritualmente alla badessa del monastero di S. Chiara di Lucca.

1653

- La chiesa di Prato viene elevata al grado di concattedrale di Pistoia, "aeque principaliter".

1722

- Il confine fra le diocesi di Chiusi e Montalcino viene modificato.

1726

- Venendo incontro alle richieste del governo cittadino, che teme l’assegnazione della sua Chiesa come suffraganea dell’arcivescovado di Pisa in ottemperanza ai decreti del Concilio di Roma dell’anno prima, l’11 settembre papa Benedetto XIII erige la diocesi di Lucca in sede arcivescovile, senza attribuirle, però, diocesi suffraganee.

1727

- Il 17 marzo 1727 papa Benedetto XIII erige Pescia in città e la chiesa collegiata di S. Maria Maggiore (già nullius dioecesis) in cattedrale, trasformando il suo distretto ecclesiastico in una diocesi direttamente soggetta alla S. Sede.

1772

- Il 17 giugno papa Clemente XIV sopprime la diocesi di Pienza, che viene annessa "aeque principaliter" alla diocesi di Chiusi. Con lo stesso atto, il papa ridisegna anche i confini con le diocesi di Siena e Montalcino. Pienza cede da una parte a Siena la parrocchia di Percenna ed alcune case vicino a Buonconvento e, dall’altra a Montalcino Montegiovi, Campiglia d’Orcia. San Quirico d’Orcia, Vignoni con Bagno e Rocca d’Orcia. A sua volta, Chiusi cede a Montalcino Monticello, Montelaterone, Castel del Piano e Arcidosso.

1779

- Sotto Pietro Leopoldo la diocesi di Borgo San Sepolcro annette l’Arcipretura nullius di Sestino ed altre tre parrocchie toscane della diocesi di Montefeltro. Poi, con una bolla di papa Pio VI del 21 agosto, le vengono annesse anche 14 chiese curate dell’Abbazia nullius di Bagno e 32 popoli delle Badie nullius di S. Maria di Cosmedin all’Isola e di S. Ellero di Galeata.

1782

- Con la bolla Dum nos singuli di papa Pio VI (18 settembre 1782), la cittadina di San Gimignano viene scorporata dalla diocesi di Volterra per essere annessa a quella Colle.

1784

- Le chiese parrocchiali della Sambuca, di Treppio, di Torri, di Pàvana, di Frassignoni, di San Pellegrino del Cassero e di Fossato sono scorporate dalla diocesi di Bologna per essere annesse a quella di Pistoia.

 

1785

- Viene modificato il confine sull’Appennino tosco-emiliano della diocesi di Firenze, che acquista tre parrocchie dalla diocesi di Bologna (Bruscoli, Pietramala e Cavrenno) ed una da quella di Imola (Piancaldoli).

1786

- Pietro Leopoldo scambiò in Maremma le parrocchie di Onano e Proceno della diocesi di Sovana con l’arcipretura di Manciano e la pieve di Capalbio, ambedue subordinate spiritualmente alla diocesi di Castro-Acquapendente.

1787

- Dopo una decina di anni di trattative a livello internazionale e dopo che il granduca di Toscana ha accettato che in cambio l’isola di Capraia venga scorporata dalla diocesi di Massa Marittima per essere annessa alla Chiesa di Luni-Sarzana, il 18 luglio papa Pio VI emana la bolla di erezione della diocesi di Pontremoli. La nuova Chiesa, la cui cattedrale è la già chiesa collegiata di S. Maria del Popolo, nasce dall’unione di quei territori, che erano già soggetti spiritualmente ai vescovi di Luni-Sarzana e di Brugnato, ma che dipendono politicamente dal granducato di Toscana. Nella bolla il pontefice riserva proprio al granduca di Toscana il diritto di nominare i vescovi, tanto per la prima collazione che per le vacanze successive, e dichiara che la nuova chiesa cattedrale "venerabili etiam fratri nostro moderno, et pro tempore existenti archiepiscopo Pisano, eique metropolitico jure subiecta existat". Il primo vescovo (Gerolamo Pavesi) sarà nominato solo nel luglio del 1797.

1789

- Su richiesta del granduca Pietro Leopoldo, il 18 luglio papa Pio VI smembra dalla diocesi di Lucca le parrocchie di Ripafratta e del vicariato granducale di Barga, che vengono assegnate alla diocesi di Pisa, la quale in cambio cede il piviere di Massaciuccoli.

1798

- Il 18 settembre la diocesi di Pisa acquista il territorio del vicariato granducale di Pietrasanta, che comprende i pivieri di Pietrasanta e Stazzema (già della diocesi di Lucca) ed i pivieri di Vallecchia e di Seravezza (già della diocesi di Luni-Sarzana e poi di quella di Pontremoli).

1802

- Con decreto emanato dal Cardinale Legato Giovanni Battista Caprara l’8 dicembre, l’isola d’Elba, ora appartenente alla Repubblica Francese, è separata dalla diocesi di Massa Marittima ed aggregata alla diocesi di Ajaccio in Corsica.

1806

- Con decreto del 26 aprile, il Principe di Piombino separa dalla diocesi di Massa Marittima ed aggrega alla diocesi di Ajaccio in Corsica tutta la porzione continentale della diocesi di Massa Marittima, che apparteneva allo Stato di Piombino.

- Il 25 settembre papa Pio VII erige in diocesi la città di Livorno, dichiarandola suffraganea dell’arcivescovado di Pisa. Il territorio della nuova diocesi è formata da 18 parrocchie tolte alla diocesi di Pisa ed appartenenti al vecchio "Capitanato" livornese (come Ardenza, Rosignano e Vada).

 

 

1809

- Con decreto imperiale dell’11 giugno, Napoleone stabilisce l’unione delle diocesi della Toscana alla Chiesa Gallicana.

1816

- Con la Bolla pontificia Singulari onnipotentis Deo providentia del 9 giugno, papa Pio VII riunisce alla diocesi di Massa Marittima la città di Piombino con il suo circondario e l’isola d’Elba con le piccole isole adiacenti di Pianosa, Monte Cristo, Cerboli e Palmaiola.

1823

- Papa Leone XII erige in cattedrale la collegiata di Massa, allora città del Ducato di Modena (dominio degli Asburgo d’Este), ed attribusce alla nuova diocesi i pivieri garfagnini di Fosciana e di Caregine, nonché una porzione del piviere di Gallicano, già appartenenti alla diocesi di Lucca.

1875

- Altre parrocchie del vicariato di Gallicano, già della diocesi di Lucca, passano alla diocesi di Massa.