personaggi

 

Fonte delle notizie di questa pagina : ing. Giovanni Carnesecchi

 

 

Tenente Colonnello dei Carabinieri

Giovanni Carnesecchi

 

 

Giovanni Carnesecchi nasce a Ceprano il 13/07/1863

 

 

Stato di servizio nell’Arma dei carabinieri

 

Entra in servizio febbraio 1881 come carabiniere semplice

Località in cui ha prestato servizio Anni 1888 –98

Girgenti , Iglesias , Lanusei , Parma , Pontremoli , Avezzano , Sora , Pozzuoli , Caserta , Cuglieri

 

 

04 maggio 1889: Medaglia d’argento al valore civile con la seguente motivazione:

"trasse in salvo nove persone pericolanti in casa incendiata a Orvinio (Rieti) col solo aiuto di un cittadino "

brigata G. C. Legione Roma

 

 

il giorno 04 giugno 1896 ottiene il grado di sottotenente -- Roma

 

negli anni tra il 1897 e il 1903 e' in servizio in Sardegna : 1897 Cagliari ; 1901 Sassari ;

 

 

Settembre 1898 Arilzo (Nuoro) : Partecipa alla cattura di due banditi sardi (vedi copertina Tribuna illustrata del 17/09/1898 )

 

 

 

http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Ieri/CronachePassato/Illustrazioni/1896+-+1905/

 

 

Un'altra brillantissima azione è stata compiuta dalla benemerita Arma dei carabinieri in Sardegna. I banditi Michele Moro, detto Torracorte, e Liberato Onono, che erano riusciti a furia di rapine ed estorsioni a formarsi un vistoso patrimonio, sono stati catturati grazie all'energica azione del capitano dei carabinieri Cav. Manai e dei tenenti Carnesecchi e Meloni. La nostra tavola dal vero mostra i banditi mentre entrano in Arilzo in mezzo ai valorosi ufficiali.

(Da "La Tribuna illustrata" del 17 settembre 1899)

 

 

anno 1905 in servizio a Caserta

 

 

1909 : Medaglia d’argento per la partecipò ai soccorsi dei terremotati di Messima (dicembre 1908)

 

 

 

anno 1910 viene promosso capitano

 

 

1912 – 1915 e' in servizio a Parma ,

 

 

I moti di Ancona del 1914 incendiarono molte citta d'Italia

 

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/1730-7-giugno-1914-la-settimana-rossa-di-ancona

 

 

Il 7 giugno 1914, ad Ancona si svolgono dei disordini tra lavoratori anconetani (principalmente portuari e ferrovieri appartenenti a sindacati settimana_rossa autonomi di indirizzo socialista ed anarchico) e forze dell'ordine, schierate per difendere la parata militare celebrativa dello Statuto Albertino.

Ancona è all'epoca una città che ha già avuto numerose esperienze di rivolte e sollevamenti popolari: dai moti del pane del 1898 agli scioperi del 1913. In quel periodo inoltre si assisteva alla creazione di un fronte comune di diversi movimenti e sindacati, uniti dall'antimilitarismo. L'opposizione alle politiche di guerra non era una lotta puramente ideologica. La missione in Libia impegnava moltissimi lavoratori, che venivano chiamati alle armi e, dopo aver abbandonato tutto, subivano una formazione militare che significava semplicemente disciplinamento e repressione, in un momento in cui una profonda crisi economica attraversa il paese, costringendo la popolazione ad emigrare. Emblematiche sono le vicende di Augusto Masetti, che spara al proprio tenente al momento di partire per la Libia, e Antonio Moroni, militante socialista inviato in una compagnia di disciplina a causa della sua attività politica.

Il 7 giugno 1914 si celebra con una parata per le vie del centro l'anniversario dello Statuto Albertino; come in tutte le città d'Italia, è prevista una manifestazione contraria ai festeggiamenti, alla corona e all'esercito, per richiedere l'abolizione delle compagnie di disciplina, la liberazione di Masetti e Moroni. Lo scopo è quello di impedire la sfilata militare. Visto il divieto di manifestare, l'appuntamento per l'azione è fissato a Villa Rossa (sede del partito Repubblicano, di indirizzo mazziniano). Dopo un comizio che infiamma il pubblico, i manifestanti escono da Villa Rossa e subito incontrano lo spiegamento delle forze dell'ordine, che impedivano l'ingresso alle vie del centro. Al tentativo di forzare il blocco, i carabinieri rispondono aprendo il fuoco e uccidendo Nello Budini di 24 anni, Attilio Giambrignani di 22 e Antonio Casaccia di 17.

Inizia quindi uno sciopero selvaggio ad oltranza, continuano gli scontri con le forze dell'ordine. Vengono assaltate le armerie, i lavoratori portuali e ferroviari bloccano porto e stazione, rallentando l'arrivo di ulteriori militari chiamati come rinforzo, i palazzi pubblici vengono presi dai manifestanti: gli scontri si trasformano in battaglia.

Ha inizio quella che passerà alla storia come la settimana rossa di Ancona.

Nei giorni successivi lo sciopero si espande a macchia d'olio in tutta Italia, si hanno violentissimi scontri nella Romagna, a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo e Roma.

Intere zone della penisola sfuggono al controllo dello stato, i comitati rivoluzionari cercano di riorganizzare la vita nelle città in loro possesso. L'impronta fortemente antimonarchica e antimilitarista delle rivolte sembrano mettere il paese sull'orlo della guerra civile.

L'intervento dell'esercito arriva, però, con una forza dirompente: il 10 i militari riescono a sbarcare ad Ancona. Importante ricordare anche il ruolo che ebbe CGdL (Confederazione Generale del Lavoro) che, dopo aver inizialmente appoggiato lo sciopero, lo revocò e invitò i lavoratori a riportare l'ordine.

Il 14 giugno, dopo ben 16 morti tra i rivoltosi, la situazione torna definitivamente sotto il controllo dell'esercito. La settimana rossa resterà però un'esperienza rivoluzionaria importante, che fungerà da base per il biennio rosso e storicamente utile per avere uno spaccato di una Italia infuocata dal conflitto sociale, prossima alla prima Guerra Mondiale.

 

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/1730-7-giugno-1914-la-settimana-rossa-di-ancona

 

Anche a Parma vi furono disordini violentissimi dopo un comizio di De Ambris

 

 

 

 

 

come si puo' anche vedere aveva ottenuto il titolo di Cavaliere

 

 

1916 Campagna , 1917 Campagna

 

Alla fine della guerra Giovanni Carnesecchi ha circa 57 anni

 

 

anno 1930 Lascia la natia Ceprano e si trasferisce a Gaeta .

 

 

 

 

 

MEDAGLIE

 

 

04 maggio 1889: Medaglia d’argento al valore civile con la seguente motivazione:

"trasse in salvo nove persone pericolanti in casa incendiata a Orvinio (Rieti) col solo aiuto di un cittadino "

brigata G. C. Legione Roma

 

  • 1909 Medaglia d’argento

partecipò ai soccorsi dei terremotati di Messima (dicembre 1908)

 

  • Medaglia di Nicolo II di Russia commemorativa della visita viaggio in Italia nel 19?? , quale comandante del picchetto d’onore

 

Onorificenze benemerenze

 

  • Una ventina di onorificenze per atti di eroismo

 

1930 Lascia la natia Ceprano e si trasferisce a Gaeta .

 

 

 

Giovanni Carnesecchi fu poi anche straordinario nel numero dei figli :

ebbe una ventina di figli-------vedi genealogie di Giovanni Carnesecchi di Ceprano

 

  :

 

 

 

 Anche alcuni figli di Giovanni Carnesecchi meritano una citazione :

 

ATTI DI VALORE dei figli di GIOVANNI CARNESECCHI

 

 

ENRICO

 

…….muore in guerra a soli 17 anni negli Arditi il 04 maggio 1918 ( Guerra 1915 / 1918 )

Medaglia d’argento al valore militare (fonte intervista al padre Giovanni apparsa su un giornale locale di Gaeta)

Motivazione : a soli 17 anni pur febbricitante partecipò ad un attacco contro il nemico nelle file degli arditi …..

 

 

VINCENZO

 

6 agosto 1930 : Premio Carnegie ( medaglia d’argento della fondazione Carnegie) per aver tratto in salvo, a soli tredici anni un suo compagno,

Guadoloscara, durante una furiosa mareggiata dall’impetuose acque del mare (fonte: giornale locale di Gaeta) 

 

 

 Figlio del Tenente Colonnello dei Carabinieri a riposo Cav.Uff. Giovanni Carnesecchi , il quale e' decorato per atti di valore , avendo meritato due medaglie d'argento al valor civile ……

 

 

 

 

 

 

 

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dal sito  http://www.comunegadoni.it/torracorti.htm

 

 

Notizie tratte da " Gadoni Storia e Cultura" della scuola media statale Gadoni

 

MICHELE MORO detto TORRACORTI

 

Michele Moro (Torracorti) era nato a Gadoni il 5 maggio 1845 da padre originario di Fonni ma naturalizzato a Gadoni e da madre gadonese. Crebbe in un ambiente in cui la balentia era un valore: niente di strano quindi che egli basso di statura, certamente non colto, avesse reazioni violente e imprevedibili contro gli avversari. Iniziò la carriera di latitante in seguito ad una denuncia per furto nella cantina dell'impresa che abbatteva una parte della foresta di Girgini a Desulo.

Il pretore per questo fatto, dato che l'accusa era avvallata da un testimone originario di Gadoni "Crobettoreddu", inflisse a Torracorti una condanna a sei mesi di carcere.

Suo compagno di ventura fu un certo Liberato Onano di Aritzo. Fu condannato dal pretore di Aritzo in contumacia in base alle testimonianze di Crobettoreddu; suo scopo, divenne a questo punto, vendicarsi dei testimoni.

Nonostante gli avversari costretti peraltro a stare guardinghi, Torracorti e Onano sparsero il terrore nel territorio. Torracorti era un abile tiratore, come la fantasia popolare ci racconta: famosi sono gli episodi di tiro di precisione come quello avvenuto a Corongia sull'obiettivo costituito dal forellino fatto da un verme su un leccio, oppure quello di "Sa Sedda de is puzzusu" sempre in agro di Gadoni.

Il secondo episodio fu a danno di una mufla che Torracorti fulminò all'abbeverata. Torracorti lascia una fama un po' equivoca, da una parte dotato di umanità, dall'altra è invece il giustiziere implacabile; in fondo il prezzo che paga di una latitanza lunga e interminabile che lasciava la benevolenza degli amici ma anche una scia di sangue, di vendette astiose e quindi di nemici che non potevano perdonare. Il collega invece era uomo calmo quasi la controfigura del latitante gadonese.

Tra le altre cose positive riconosciute dal paese a Torracorti, ci fu la gelosia che egli ebbe per il territorio di Gadoni.

Si racconta che nei fondi rustici di "Bauzzoni" sotto la cima detta "Grugulgionis", fosse in arrivo una pattuglia di abigeatari di Orgosolo; Torracorti e il suo compagno ebbero l'accortezza di aspettarli alla posta su un punto obbligato. Impose agli orgolesi di tornare indietro e li accompagnò per un lungo tratto a suon di fucilate.

Nell'ultimo periodo della sua latitanza, sorvegliava tutta la zona dove oltretutto teneva parecchi capi di bestiame, arraffato lontano da Gadoni e se i carabinieri gli facevano visita, diventava una belva feroce contro le spie.

Famoso è l'episodio capitato a "Tudusia" ai danni di un certo "Lucchettu". Costui, poiché odiava Torracorti un bel giorno ebbe l'idea di vestirsi da appuntato dei carabinieri e di uscire alla caccia del bandito con una pattuglia. La battuta ebbe esito negativo, ma Torracorti avvisato dei fatti, aspettava l'occasione di restituire la cortesia. Finalmente in località "Accili de Tudusia" passò tiu Lucchettu incappando proprio addosso a Torracorti e al suo compagno di avventura. Il bandito sfoderò un coltellaccio e affronto "Tiu Lucchettu" urlando: "Qual'è il braccio dei galloni?" Solo l'intervento di "Tiu Liberau" salvò da morte sicura "Lucchettu".

La vita del bandito Torracorti e del collega Liberau è cosparsa di episodi sanguinosi che emergono dai ricordi delle persone più anziane, le quali sicuramente ebbero la possibilità di testimoniare nei racconti familiari attorno al caminetto in che modo un paese vivesse fra le pressioni dei banditi da una parte, e dei carabinieri e dei barracelli dall'altra.

Le simpatie popolari evidentemente erano per i banditi, perché non rubavano nel loro territorio, ma semmai portavano bestiame da fuori, proteggevano le attività locali dalle incursioni e venivano tollerati purché non divenissero troppo sanguinari.

In questo senso è da porre l'episodio di Angelu Broccu. Costui era capitano della compagnia barracellare e collaborava con i carabinieri alla ricerca del latitante di Gadoni. Fu uomo di alto senso di giustizia, sicuramente coraggioso, ma privo della capacità di adeguarsi alle situazioni e di attendere l'ora d'intervenire. L'episodio che fece maturare in Torracorti la decisione di uccidere Angeleddu Broccu, avvenne nel Sarcidano in zona "Sarzalai", usuale rifugio dei banditi. Qui i carabinieri guidati dal capitano barracellare Angeleddu Broccu aprirono il fuoco intorno a mezzanotte su un gruppo di paesani e di banditi. Sul terreno rimase un fratello di Torracorti, mentre tutti gli altri si salvarono. Iniziò la caccia ad Angeleddu Broccu in modo particolare nel chiuso di "Sinisia" dove tiu Angeleddu teneva al pascolo un cavallo legato con una lunga corda. Il bandito tagliava spesso la corda del cavallo in modo che quest'ultimo danneggiasse la zona seminata. Doveva, questa operazione costringere tiu Angeleddu a recarsi spesso nel suo podere, per legare il cavallo. Broccu non accettò l'invito dei familiari alla prudenza e neppure quelli dell'ultima ora. Fu ucciso a "Sinisia" con due fucilate; fu bruciato dalle fiamme della polvere da sparo che gli era stata cosparsa dal bandito, il quale non ebbe pietà neppure del cadavere e gli tagliò la lingua.

 

EPISODIO DI CROBETTOREDDU

 

L'assassinio di Crobettoreddu, nella mente criminale di Torracorti, era provocato fin dal giorno in cui la vittima aveva accusato il bandito di essere l'autore della rapina perpetrata a Girgini, in agro di Desulo.

La vendetta fu covata a lungo e con rabbia, specialmente dopo la testimonianza di Crobettoreddu in sede di giudizio, ai danni di Torracorti. La voce popolare, per addolcire in qualche modo la crudezza dell'omicidio lascia che nella successione degli avvenimenti finali si intrometta la mediazione di Tiu Liberau, collega del Torracorti. Ed ecco allora il bandito di Gadoni decidere per il perdono da celebrare in forma spettacolare, in modo da studiare la reazione di Crobettoreddu e godere del suo terrore.Crobettoreddu viene colto dai due compari di avventura, nel cuore della campagna, mentre con tutta tranquillità e certo disarmato avanza da "Tistiliosi" in direzione di "Perdalesei". Intimato l'alt, il bandito con fare misterioso, sfila "Sa uldi", afferra un bicchiere di corno, versa del vino, e lo offre al povero contadino. Costui rifiuta di bere: certamente intuiva il tranello che il bandito gli tendeva (ubriacarlo? Ammazzarlo col bicchiere in mano?).

Il bandito versa il vino per terra e ripete l'operazione per tre volte. Alla fine minaccia il compaesano: "come il vino, così scenderà il tuo sangue per terra!". Poi gli intima di correre e di non farsi più vedere, pena la morte.

Se non si fosse intromesso Tiu Liberau, Crobettoreddu sarebbe stato scannato sul momento, ma la sua attesa della morte si trasformò in un'angosciosa agonia. Scappò, ma le energie lo tradirono, crollò in capo a una salita, all'imboccatura della strada provinciale in "Tuddaddara". Sopravvennero i banditi. Una fucilata pose fine al terrore, all'angoscia alla paura di vivere del contadino.

 

LA BANDIERA DI SANTA MARTA

 

Di Torracorti si raccontano episodi feroci, ma anche opere di benevolenza; offriva lavoro a pastori diseredati, a mezzadri, proteggeva - come già scritto - il territorio.

Era un boss insomma e al suo feudo ci teneva: ecco allora che non approfitta della sua posizione nel paese e dal paese non ruba e impone come sacri i confini di Gadoni, rintuzzando le incursioni dall'esterno, come fece con l'abigeatario di Aritzo, al quale intimò di restituire il giogo di buoi rubato e con una pattuglia di incursori orgolesi.

Si sentiva forte oltretutto perché protetto da ricchi possidenti del cagliaritano, in favore dei quali rubava a tutto spiano.

Tra le cose che colpiscono la fantasia popolare e conquistano simpatia è da annoverare il regalo fatto a Santa Marta, patrona di Gadoni; una bandiera enorme portata in processione da due uomini a cavallo: uno teneva l'asta e l'altro un lembo della stoffa paglierina distesa per tutta la larghezza della strada.

 

LA CATTURA DI TORRACORTI (La cattura di M. Moro e L. Onano )

 

La cattura dei banditi iniziò ai primi di agosto del 1899, ad opera di circa 50 carabinieri guidati dal capitano Manai.

Torracorti venuto a conoscenza dello spiegamento delle forze dell'ordine, mandò a dire al capitano che non sarebbe mai caduto vivo nelle sue mani.

Il 19 e il 20 agosto venne messo sotto sequestro tutto il bestiame in suo possesso; il 20 a Nuragus venne arrestato il fratello Raffaele Moro Cocco.

Il capitano Manai, il tenente Carnesechi, il brigadiere Pazzola con i loro uomini per circa 15 giorni perlustrarono il territorio di Gadoni e arrestarono più di 30 persone (amici), fra cui anche molte donne.

Il patrimonio (vacche, cavalli, pecore, maiali etc.) messo sotto sequestro venne stimato per un valore di circa 50.000 lire (cifra assai rilevante per quel tempo).

Ai carabinieri si affiancarono i barracelli ed altre persone di Gadoni e di altri paesi vicini formando un gruppo di oltre 300 persone.

Venne catturato assieme al suo compagno di ventura il giorno 26 agosto alle ore 22 in località "Norcùi" nella vallata del Flumendosa, tra i territori di Gadoni e di Aritzo.

Dalle testimonianze raccolte presso gli anziani non si è riusciti a conoscere con certezza le modalità della cattura, in quanto diverse sono le versioni date.

Di professor Polla, sacerdote e filosofo gadonese, ormai in tarda età, che era solito trascorrere le vacanze estive a Gadoni, viene ricordata un'affermazione su Torracorti e compagno: "Ddus'anta a pigari comenti de dusu angioneddusu". Pare che i fatti siano andati proprio così.

Un crimine di notevole rilevanza, che ha destato molto interesse non solo in Sardegna ma anche a livello nazionale e internazionale, è stato il sequestro di persona del 1896 (inusuale per quel periodo) di un ricco francese di nome Paty, che si trovava a Gadoni per seguire i lavori di abbattimento di una foresta, che i suoi operai portavano avanti da diverso tempo.

L'evento, verificatosi durante il periodo della latitanza di Torracorti, e precisamente nel territorio da lui dominato, per le forze dell'ordine era un atto delinquenziale da attribuire esclusivamente al bandito gadonese.

Il sequestro fu ritenuto un fatto molto grave e fu oggetto di discussione a livello parlamentare, e infatti si videro incrinare i rapporti diplomatici tra Italia e Francia.

In un secondo momento, si capì che il sequestro non poteva essere opera di Torracorti per una serie di circostanze (era già ricco e possidente), anzi sembra che i giudici si siano rivolti proprio a lui per trattare con i rapitori per il rilascio del giovane francese.

Più tardi si accertò che il rapimento era stato compiuto da due seulesi.

 

  • Notizie tratte da " Gadoni Storia e Cultura" della scuola media statale Gadoni

 

 

 

(La cattura di M. Moro e L. Onano )

 

Notizie tratte da " Gadoni Storia e Cultura" della scuola media statale Gadoni

 

 

 

 

 

 Vedi anche se non correlate a questa pagina )

http://www.comunegadoni.it/

 

http://www.comunegadoni.it/STORIA.HTM

 

un sito che contiene alcuni racconti freschi , gradevolissimi e significativi come quello sulla vita e le invenzioni di Francesco Antonio Broccu sempre tratte da " Gadoni Storia e Cultura" della scuola media statale Gadoni

 

 

 

 

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ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno 2003