Famiglie Iacopi

 

 

Iacopi un cognome raro anche nelle sue varianti e con illustri antecedenti a Firenze

 

 

Link al sito del generale Massimo Iacopi

 

famiglie fiorentine  ………………Famiglie Iacopi di Firenze

 

 

ANCHE SUl NOSTRO SITO E' POSSIBILE VEDERE QUALCHE BREVE CONSIDERAZIONE GENEALOGICA SUGLI IACOPI FIORENTINI

 

 

famiglie fiorentine  ………………Famiglie Iacopi di Firenze nel sito www.carnesecchi.eu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il generale si occupa anche dell'organizzazione della struttura premiale “Custodia degli Artiglieri del Grifo Arciere” di cui potrete sapere di piu' dal sito http://www.grifoarciere.org

 

 

 

 

famiglie fiorentine  …Il generale Massimo Iacopi premiato come "Personalita' europea 2009"

 

 

 

 

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Firenze

 

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Firenze e la sua campagna

 

Firenze nel 1400

 

Firenze, la rivoluzione dei palazzi

 

 

 

 

 

STORIA E VICENDE DEGLI IACOPI DEL LION NERO

 

 

E’ famiglia prestigiosa di Firenze con i suoi 12 Priorati

 

 

 

D'oro, al porco rampante di nero, cinghiato d'argento.

 

 

 

 

Il Ceramelli Papiani sembra indicarne l’origine in Pistoia dove sembra esser stata una famiglia di vertice

Famiglia di Firenze ; E’ riportata per Pistoia dal Mazzei (cfr.) e dal Priorista pistoiese del XVII secolo, proprieta’ dell'A. ( Masino di Vezzoso, gonfaloniere nel 1292 ).

E’ cosa comunque da verificare

 

 

Il Ceramelli Papiani dedica a questa famiglia il fascicolo numero 2613

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CHIESA DI SANTA MARIA MADDALENA DEI PAZZI UNA VOLTA CHIESA DI CESTELLO

 

In questa chiesa vi era la cappella dei Mascalzoni la 3 della navata a destra fondata da Filippo di Francesco Mascalzoni

la cappella era intitolata a San Giuliano

La cappella fu consacrata dal Vescovo Vasoniense il 28 giugno 1491

Ivi fu collocata un'opera di Lorenzo di Credi il 20 febbraio 1493 ( valse scudi 100 e l'ornamento e' d'oro ducati 40 ) : Madonna in trono e i santi Giuliano e Nicola

La migliore opera che Lorenzo facesse mai e quella in cui pose maggiore studio e diligenza per vincere se stesso fu quella che e' in Cestello , a una cappella dove in una tavola e' la Nostra Donna , S Giuliano e S Niccolo', e chi vuol conoscere che il lavorare pulito a olio e' necessario a voler che l'opere si conservino..........................

l'opera e' citata in un documento del monaco Brilli : addi 28 marzo 1489 Filippo di Francesco Mascalzoni fece fare e fondare una chappella nella chiesa di Cestello di Firenze cioe la 3a entrando in chiesa da man ritta et titolata in S Giuliano e spese ducati 50 per in sino a ora cioe' addi 20 luglio 1590, e che in ......

La cappella con tutto il suo contenuto fu donata dal Mascalzoni a Bernardo di Niccolo' del Bargigia l503 con tutte le sue appartenenze

la cappella fu acquistata con ogni cosa in esso contenuta ( e quindi anche con il quadro di Lorenzo di Credi ) da Giovanni di Bernardo Iacopi nello stesso 1503 il 12 agosto

L'opera di Lorenzo di Credi venne rubata dal Denon nel 1812 durante i miserabili furti napoleonici e trasportata in Francia dove ancor oggi si trova al Louvre

 

 

 

 

 

 

STORIA E VICENDE

 

 

 

 

Il 27 marzo scorso, nel quadro dell'escursione a Firenze della mia associazione (www.grifoarciere.org), ho trovato il tempo per fare una visita alla Chiesa di S. Maria Maddalena de' Pazzi, in Borgo Pinti n. 58, dove, come vi avevo già segnalato, esiste una cappella della famiglia IACOPI, la 3^ della navata destra, entrando. Non va comunque dimenticato che il ramo principale della famiglia aveva il sepolcro nella chiesa di S. Croce a Firenze, a pochi passi dal cenotafio di Dante Alighieri.

Risulta dai documenti che questa cappella in S. Maria Maddalena de' Pazzi é stata costruita nel 1497 e nel 1503 é stata acquistata da Giovanni di Bernardo di Giovanni IACOPI, che l'ha adattata come sepolcro di famiglia per sé, sua moglie Tancia o Costanza (1488 -1523) di Averardo di Antonio di Silvestro di Ser Ristoro di Figline Valdarno (la famosa famiglia fiorentina dei SERRISTORI) e per i discendenti suoi e di suo fratello Lorenzo di Bernardo. A tal fine, Bernardo farà costruire una vetrata colorata con lo stemma di famiglia da apporre alla finestra della cappella e farà abbellire le colonne di ingresso con lo stemma degli IACOPI (il cinghiale rampante in campo d'oro) e lo stemma dei SERRISTORI (blu, con fascia d'oro, accompagnata da tre stelle e dallo simbolo dei guelfi). Inoltre lo stesso incarica il famoso pittore fiorentino, Andrea del Sarto, di preparare il disegno per la realizzazione della pietra tombale e Lorenzo di Bernardo darà allo stesso pittore l'incarico di dipingere una Madonna col Bambino e Santi, ricordata dal Vasari.

All'interno della cappella, sulla parete destra, si trova una tela seicentesca dell'Incoronazione della Vergine di Alfonso Boschi.

La chiesa rinascimentale, intonacata di bianco con eleganti fregi architettonici in pietra serena, in stile del Brunelleschi (quello della cupola del Duomo di Firenze), venne arricchita, verso la fine del 1400 e gli inizi del 1500, da tele d'altare di artisti di grandissimo valore come, Sandro Botticelli, Pietro Vannucci detto il Perugino, Domenico e Ridolfo del Ghirlandaio, Lorenzo di Credi e Raffaellino del Garbo, che sono state tutte trasferite altrove nel 1700. Nella Sala Capitolare della Chiesa si trova ancora oggi una famosa Crocifissione del Perugino, dipinta verso la fine del 1400.

La chiesa, vera e propria, é preceduta da un atrio di epoca rinascimentale, progettato da Antonio da Sangallo, su commissione della famiglia Salviati, con architravi poggianti su colonne ioniche e con volte a botte. I due arconi a tutto sesto, verso la strada e verso la chiesa, costituiscono una soluzione mutuata da quella adottata dal Brunelleschi nella Cappella Pazzi di S. Croce di Firenze.

 

 

 

lastra tombale nel pavimento della cappella

 

 

sulle colonne stemmi Iacopi e Serristori

 

 

 

 

famiglie fiorentine  ………………Una cappella Iacopi a Firenze

 

 

 

 

 

nella chiave di volta della cappella

 

 

 

UNA PREDELLA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CHIESA DI SANTA CROCE

 

 

 

LASTRA SEPOLCRALE IN SANTA CROCE A FIRENZE : sepoltura di Giovanni di Leonardo

 

 

 

 

 

 

 

PALAZZO IACOPI AL CANTO DEGLI ARANCI ( via Verdi ) FIRENZE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

alla Direzione del Museo Nacional del PRADO, in relazione alla denominazione della Madonna de la Escalera (o della scala) di Andrea del SARTO.

 

Eccellentissimo Signor Direttore,

Chi Le scrive è il generale di divisione in pensione dell’esercito italiano, Massimo IACOPI, nato ad ASSISI il 20 ottobre 1944 e discendente da un ramo collaterale della antichissima famiglia IACOPI di FIRENZE. Lo scopo di questa lettera è quello di chiederLe una grandissima cortesia in relazione ad una opera, "La Madonna della Scala" (Virgen de la Escalera; un dipinto a olio su tavola (177x135 cm) di Andrea del Sarto, databile al 1522-1523 circa), fatto fare da un antenato della mia famiglia e che ho scoperto ed ammirato solo due anni fa, durante un mio viaggio a MADRID, durante una visita proprio al Museo del Prado, da Lei diretto.

Andrea d'Agnolo Vannucchi, Del Sarto, Madonna col Bambino con angelo e S. Matteo, Madonna della Scala o Madonna Iacopi, Prado, Madrid

 

 

Quest’opera rappresenta la seconda opera commissionata dal banchiere fiorentino LORENZO di Bernardo di Giovanni Iacopi, (sposo di Elisabetta LAPACCINI, figlia di Iacopo di M. Alessio e Priore di Firenze nel 1516 e nel 1522) ad Andrea d’Agnolo VANNUCCHI detto del Sarto.

La prima era stata commissionata nel 1520 e riguardava una Madonna, che è stata riprodotta i diversi esemplari dal maestro Ludovico BUTI e che era stata poi donata al Granduca di Firenze, Cosimo de’ Medici, dopo il 1530 e che è entrata poi a far parte delle Collezioni delle Gallerie degli Uffizi.

La seconda opera, in questione, è stata commissionata fra il 1522 ed il 1523 (il manoscritto di Lorenzo IACOPI, conservato alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, si ferma alla data del 1522 e prima di quella data non si fa alcun riferimento a tale committenza) e si caratterizza, come ordinata da Lorenzo IACOPI, oltre che per la citazione desumibile dall’opera del VASARI relativa alla voce ANDREA del SARTO, anche per un particolare, in quanto nella rappresentazione vi è raffigurato San Matteo, che era Patrono dei banchieri e che, era stato, prima della chiamata tra gli seguaci di Gesù Cristo, esattore delle tasse per l’Impero romano (Matteo 9, 9).

Nel 1605, a seguito di difficoltà economiche incontrate dalla famiglia, una vedova Iacopi, non meglio identificata, vende il quadro di Del Sarto, per 10 scudi d’oro, a Vincenzo Gonzaga, Duca Mantova, nella cui collezione rimane fino alla caduta della dinastia. Di fatto, il quadro, che risulta in un inventario del 1626 delle opere d’arte dei Gonzaga, viene successivamente portato via da Mantova, da parte degli Imperiali, dopo l’assedio del 1645 ed entra a far parte delle collezioni reali spagnole all'epoca di Filippo IV

Nel 1819 la Madonna viene, infine, trasferita nelle collezioni del Museo Nacional del PRADO di Madrid, proveniente dal Monastero dell'ESCORIAL.

Per quanto precede, ed a somiglianza di quanto viene comunemente fatto per le opere di altri grandi maestri del passato, di cui si conosce con certezza la committenza, Le vorrei chiedere gentilmente di voler fare apporre all'opera una nuova denominazione dal titolo di "MADONNA IACOPI" (Virgen IACOPI), per ricordare il mecenatismo di un antenato della mia famiglia. La mia richiesta appare anche motivata dal fatto che il titolo che è stato attribuito all’opera, "della Scala", appare del tutto inadeguato per un capolavoro di così grande importanza, come se, oltre alla Madonna, la "scala" costituisse la caratterizzazione principale dell’opera e non S. Matteo, che rappresenta, invece, il banchiere che l’ha commissionata.

Confidando nella Sua benevolenza e comprensione, mi rendo disponibile, se necessario, a concorrere alle spese per la collocazione di una nuova targa relativa alla detta opera.

Il giorno 3 maggio prossimo venturo sarò a MADRID, al termine di un viaggio nel nord ovest della SPAGNA ed in quell’occasione sarà per me un grande onore poterla ossequiare.

Con i sensi della mia più viva cordialità

Gen. D. (ris.) Massimo IACOPI

 

 

 

 

 

 

 

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  ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno 2003