CENNI NUMISMATICI SUL "RITRATTO DI CARDINALE" DI SEBASTIANO DEL PIOMBO.

 

 Articolo dr Angelo Gravano Bardelli

 

 

 

 

Il problema dell'identificazione del personaggio nel ritratto di Cardinale di Sebastiano del Piombo esistente alla National Gallery of Ireland a Dublino mi ha sempre affascinato in quanto l'effigiato e' stato attribuito sin dal '600 ad un membro della famiglia Ciocchi Del Monte di Monte San Savino (AR), mio luogo natio, anche se non vi compare ne iscrizione ne stemma ma solo sulla base della letteratura d'arte e dei documenti antichi.

La recente mostra monografica del pittore (2008) a palazzo Venezia di Roma nell'ottima scheda del catalogo a cura del dott. Mauro Lucco ha permesso di ripercorrere la storia singolare del quadro ad olio approfondendo i temi proposti dallo stesso e traendone le conclusioni sulla identificazione con il futuro papa Giulio 3° (1550-1555) al secolo Giovanni Maria Ciocchi Del Monte all'epoca (1512-14) giovane nipote (era nato a Roma nel rione di Parione il 10.9.1487) prediletto e favorito dello zio paterno Cardinale Antonio (1462-1533), autorevole – ritenuto dai contemporanei uno dei massimi esperti di diritto della Curia romana figlio di un giureconsulto d'origine fiorentina Fabiano Ciocchi (1421-98), divenuto Del Monte dal paese di adozione Monte San Savino, avvocato concistoriale a Roma, autore di diversi testi giuridici ed ascritto alla nobilta' aretina nel 1497- e potente in quanto per oltre due decenni fu uno dei principali protagonisti della politica papale all'epoca dei papi Giulio II (1503-13) e dei medicei Leone X (1513-21) e Clemente VII (1523-34).

 

 

 

 

All'epoca del quadro lo zio Cardinale Antonio aveva compiuto una carriera in ascesa iniziata sotto papa Alessandro VI Borgia divenendo dopo studi giuridici a Montepulciano o Siena "eccellentissimo dottore di legge", auditore (presidente) di Rota nel 1493, luogotenente della Rota romana nel 1498, auditore della Rota a Cesena nelle terre di Cesare Borgia nel 1502 e in tale carica inizia la sua carriera politica svolgendo anche incarichi civili e militari in Romagna al servizio del Valentino sino alla sua caduta. Nel 1503 diviene vescovo ed anche sotto il papa succedutosi Giulio II della Rovere viene inizialmente riconfermato governatore a Cesena e poi nominato auditore della Camera Apostolica (1504), arcivescovo di Siponto (l'attuale Manfredonia) nel 1506, governatore di Loreto (1507) ed infine ( 10 3 1511 ), dopo la vittoriosa spedizione contro i Bentivoglio di Bologna dove seguira' il papa, Cardinale col titolo di S.Vitale (17.3) poi mutato in S.Prassede il 14.7.1514. Da allora sino alla morte comulo' innumerevoli benefici e titoli ecclesiastici (vescovo di Pavia, legato dell'Umbria e Perugia, protettore dell'Ordine dei Serviti, Camerlengo del Sacro Collegio, amministratore di Novara, vescovo di Albano e Frascati, Palestrina, Sabina, Porto, amministratore di Rimini ed Alatri, per ben tre volte legato papale a Roma) sotto i diversi pontefici approfittando della sua posizione per favorire tutti i suoi parenti ed, in modo particolare il nipote Giovanni Maria, figlio del fratello Vincenzo, avvocato del Concistoro a Roma, morto nel 1504. Cio' avvenne dandogli un eccellente educatore Raffaele Brandolini e facendolo studiare giurisprudenza a Perugia ed a Siena poi lo porto' a Roma e gli procuro' il posto di cameriere di papa Giulio II, successivamente rinuncio' a suo favore all'arcivescovado di Siponto (1513) ed a Pavia (1521). Favori' tra gli altri anche i nipoti Guidalotti, originari di Monte San Savino, tra cui Cristofano (1484-1564) e Pietro (1495-1572), figli della sorella Margherita, iniziandoli il primo alla carriera ecclesiastica (diventera' vescovo nel 1517 e Cardinale 1551) e il secondo nell'Ordine di Malta (da cavaliere 1516 scalera' tutti i gradi divenendo Gran Maestro nel 1568) ed adottandoli col cognome Del Monte.

 

 

 

 

La figura dell'effigiato e' in stretto rapporto con alcuni elementi simbolici dipinti nel quadro che erano sicuramente ben noti all'epoca e quindi lo pubblicizzavano.

Essi sono tre: la scimmia, la mantella rossa, il paesaggio.

La scimmia - di cui sappiamo che Giovanni Maria ne possedeva una raro e percio' prezioso ninnolo esotico proveniente dalle regioni amazzoniche del Brasile - ha assunto, quale caricatura dell'uomo gia' al tempo di Plinio il Vecchio e successivamente nei bestiari medievali, il simbolo del male, del diavolo, del mostruoso, del vizio e in particolare anche dell'eresia ed idolatria.

Tale concetto "lotta all'eresia ed idolatria" e' gia' stato ampliamente espresso e pubblicizzato da almeno tre medaglie coeve con al dritto l'effige dello zio cardinale Antonio.

 

 

 

 

 

 

La prima medaglia (Toderi-Vannel n.2479) reca al rovescio un ara sacrificale entro un architettura con leggenda EXTINS INPETUM IGNIS cioe' "l'impeto del fuoco estinse -il sacrificio-" e rappresenta il sacrificio offerto dal profeta Elia a Jahweh nella sfida pubblica del Monte Carmelo con i profeti di Baal (Primo libro dei Re 18,16-40) quando sotto il re d'Israele Achab, in un periodo di aspri dissidi religiosi, la regina Jezabel proteggeva e propendeva per l'idolatria e, secondo il culto che in un dato momento prevaleva, i seguaci dell'uno o dell'altro erano messi a morte. Elia per arginare l'idolatria del re, della regina e del popolo accompagnava la sua predicazione con strepitosi miracoli; impressionato il re Achab accetto' la sfida: quel dio che avrebbe fatto scendere il fuoco dal cielo sopra il suo sacrificio sarebbe stato il vero dio da adorarsi. La prova fu disastrosa per i profeti di Baal; il loro sacrificio rimase intatto, mentre quello di Jahweh fu consumato da un fuoco celeste. Di conseguenza i profeti idolatri furono giustiziati.

 

 

 

La seconda medaglia (Toderi Vannel n.2478) reca al rovescio una figura orante su biga condotta a destra da due cavalli impennati con leggenda ZELUS HELYE cioe' "lo zelo di Elia" e rappresenta l'apoteosi del profeta Elia mentre sale al cielo sul carro di fuoco come descritto dalla Bibbia nel secondo libro dei Re (2,11). Il verso che contiene il famoso rapimento e' molto oscuro "mentre essi -Elia e il profeta Eliseo suo discepolo- camminavano conversando ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia sali' nel turbine verso il cielo". La Chiesa non si e' mai pronunciata sulla sua interpretazione. Molti hanno pensato che Elia viva ancora e ritorni alla fine del mondo, altri invece hanno visto nella descrizione un ravvicinamento ad alcuni patriarchi come Mose' ed Enoch. Avremmo un miracolo non in relazione al rapimento, ma alla sua morte in circostanze misteriose e con un apparato che mostra chiaramente la benevolenza di Dio verso questo difensore instancabile della religione.

Entrambi le medaglie suddette portano al dritto il titolo cardinalizio di S.Vitale e pertanto sono databili al periodo 17.3.1511-14.7.1514.

 

 

 

La terza medaglia (Toderi Vannel n.2030), databile a dopo il 14.7.1514 per il titolo di S.Prassede, reca al rovescio un aquila ad ali spiegate con corona d'alloro nella zampa sinistra e posata su triplo monte con leggenda ECCLESIASTICAE LIBERTATIS ASSERTOR ACERRIMUS SECTARUMQUE HOSTIS PERPETUUS cioe' "acerrimo sostenitore della liberta' della Chiesa e delle sette nemico perpetuo". Secondo G.F.Hill nel suo "A Corpus of Italian Medals of the Renaissance before Cellini" (1930) fu fatta durante il 5° Concilio Lateranense che convocato soprattutto su suggerimento del cardinale Antonio per neutralizzare le tesi del Concilio di Pisa sostenuto da re Luigi XII di Francia contro il papa Giulio II tenuto dal 3.5.1512 al 16.3.1517. Vi partecipo' anche il giovane arcivescovo Giovanni Maria aprendone con una orazione la sessione di apertura il 16.2.1513 (F.Burkle Young-M.L.Doerrer, pagg.201-213).

Tale rovescio ha carattere altamente simbolico in quanto unisce l'aquila di petto ad ali spiegate nell'atto di spiccare il volo, simbolo sin dai tempi piu' antichi di forza, dominio, coraggio e in particolare per la Chiesa dell'ascensione spirituale della mente a Dio -infatti e' il simbolo dell'evangelista Giovanni- agli elementi araldici della famiglia del porporato. Accompagnato e sottolineato dalla leggenda assume il valore simbolico dell'autorita' della Chiesa che, come l'aquila raffigurata, poggia sulla figura ed opera del cardinale, raffigurato dagli elementi araldici. E' quindi anche l'esaltazione dell'attivita' del porporato e contemporaneamente la giustificazione degli onori ricevuti infatti l'aquila e' raffigurata con una zampa appoggiata ai monti e quindi ne riceve il sostegno, ma con l'altra zampa da' la corona cioe' gli onori.

La medaglia potrebbe avere un riferimento anche alla congiura dei Petrucci contro papa Leone X (1516-17) sventata con gli arresti e la morte del cardinale Alfonso Petrucci. Secondo M.Sanuto (Diarii, XXIV, col.325) il cardinale Antonio si occupo' del processo ai cardinali accusati di tradimento (P.Messina pag.129).

 

 

 

 

 

 

 

Il detto concetto "lotta all'eresia ed idolatria" e' anche all'origine della decorazione della porta di ingresso, ancor oggi esistente in sito, della camera da letto, questa purtroppo perduta nell'incendio del 1834 (APREM inv.2095), del cardinale Antonio nel palazzo Del Monte ora Comunale di Monte San Savino opera attribuita a fra' Giovanni da Verona databile a dopo il 1515, anno di inizio della costruzione del palazzo. Sono sei pannelli ciascuno con grottesca a candelabro portante aquila, testa di cherubino, busto del Salvatore, fuoco sacro, pipistrello circondato da tralci fogliati e cornucopie, trofei militari, draghi, aquile, uccelli, scimmie, sfingi, teste di moro, serpenti.

Tale esaltazione dei meriti giuridico-politici acquisiti dallo zio cardinale viene trasferita alla famiglia e quindi, con il ritratto, al primo dei suoi discendenti il nipote Giovanni Maria che ne ha ricalcato le orme non solo con la sua educazione giuridica e carriera ecclesiastica ma come una propria e vera eredita', come abbiamo visto, morale e materiale.

 

 

 

 

 

 

 

A riprova di questo trasferimento di meriti c'e' una medaglia posseduta dalle Civiche Raccolte Numismatiche di Milano (Toderi-Vannel n.2502) con al dritto il ritratto barbuto dell'anziano cardinale Antonio ed al rovescio toro andante verso destra incoronato da genio alato e dal terreno in basso a destra spighe di grano, sotto giogo, senza leggenda. Il rovescio e' ispirato da un didramma di Napoli (340-241 a.C.) o forse ad una piu' antica moneta greca un tetradramma di Catania (460 a.C.) con toro androcefalo incoronato da Nike. Il toro nelle monete della Magna Grecia era la personificazione del maggior fiume dell'antica Grecia (oggi Aspropotamo) nel re dei fiumi Acheloo, figlio di Oceano e teti, e padre delle Sirene. Secondo il mito greco Acheloo per ottenere la mano di Deianira venne a contesa con Ercole, trasformandosi in serpente, toro e uomo dalla testa cornuta. Ercole lo uccise e gli ruppe il corno che dalle Naiadi, ninfe delle acque dolci, fu riempito di fiori e frutta divenendo simbolo di fertilita' e felicita' (cornucopia), attributo di fiumi e divinita' come Fortuna, Abbondanza. Questo mito spiega l'opera di bonifica delle rive paludose dei fiumi (A.Morello pagg.5-12).

Riprendendo tale credenza si voleva forse celebrare, con la morte del cardinale Antonio, il sacrificio dell'uomo che non solo in vita aveva dato ricchezza ed abbondanza alla Chiesa ma anche dopo la morte la sua opera continuava ancora a dare frutti attraverso i suoi eredi. Il giogo, emblema di Leone X, e' simbolo di sottomissione alla Chiesa di Roma e quindi al papa.

Tale significato fa ritenere il motivo dell'emissione da parte degli eredi la morte dello stesso cardinale avvenuta a Roma il 20.9.1533 e pertanto la medaglia e' databile alla fine del 1533 o inizio del 1534.

 

 

Curiosamente esiste persino un opera stampata successivamente da un discendente della famiglia Baldovino Di Monte Simoncelli (1582-1629) intitolata "L'idea del prelato", edita a Firenze e Siena nel 1616 e ristampata a Viterbo nel 1621, dove si riporta un "trattato nel quale sotto la persona del card.Antonio Dionisio di Monte, ammaestrante Gio.Maria suo nipote, che fu poi Papa Giulio terzo, si ragiona de' modi che tenere o schifar si debbono da un prelato nella corte di Roma" che conferma tale detto concetto.

Il secondo elemento del quadro: la mantella rossa come chiaramente indicato dal prof.M.Lucco e' da ritenersi non un attributo esclusivamente cardinalizio ma un simbolico riferimento al sacrificio, il rosso del sangue, che un opera contro l'eresia e l'idolatria per quanto gia' detto comporta.

Il terzo elemento: il paesaggio, anch'esso identificato dal prof.Lucco nel ponte Milvio di Roma luogo della battaglia tra Costantino e Massenzio e' un episodio fondamentale della lotta della vera Fede contro l'eresia in quanto fondante il potere della Chiesa e del papa derivante dalla donazione dell'imperatore vincitore.

Pertanto tutti i tre elementi rientrano nello stesso discorso di esaltazione e di ereditarieta' dei meriti peculiari del personaggio effigiato cioe' di Giovanni Maria.

 

 

 

Successivamente durante il governo di Bologna quale vice-legato dal dicembre 1534 sino alla nomina cardinalizia il 22.12.1536 Giovanni Maria adottera' una nuova impresa ideata nella cultura di Achille Bocchi (1488-1562), storico bolognese, quella della Fortuna presa per i capelli dalla Virtu' ma questa e' un altra storia dove il personaggio nonostante si firmi in una medaglia, attribuita a Giovanni Zacchi (Toderi-Vannel n.1282), ancora "alumnus" del pontefice regnante e' destinato ambiziosamente a ben altro.

 

 

Da papa Giulio III appare nel monumento innalzato dai perugini in citta' (1553-55) opera di Vincenzo Danti, ad ulteriore prova dell'acquisizione del merito pubblico per la lotta agli eretici nella raffigurazione posta nel cappuccio del piviale della statua papale dove appare chiaramente il trionfo della Fede tra i quattro Dottori della Chiesa sugli eretici con la dicitura ERETICOS.

dott. ANGELO GRAVANO BARDELLI

 

 

 

 

Bibliografia

 

 

Lucia Impelluso-La natura e i suoi simboli piante, fiori e animali, Milano 2003

 

Giuseppe Toderi e Fiorenza Vannel – Le medaglie italiane del XVI secolo, Firenze 2000

 

La Sacra Bibbia, UTET, Torino, 1963 – a cura di Enrico Galbiati, Antico Testamento, vol.I pag.510, nota 8-12

 

P.Messina – Del Monte Antonio in Dizionario Bibliografico degli Italiani, XXVIII

 

M.Bini-S.Bertocci, Emergenze e territorio nell'Aretino, vol.III, pag.158

 

Antonio Morello-Acheloo , Toro dal volto umano sulle monete di bronzo della Campania antica, in Monete Antiche, n.1/2002

 

AA.VV.-Sebastiano del Piombo, 2008 catalogo della mostra a palazzo Venezia in Roma – scheda n.27 pagg.156-157

 

I Grandi bronzi del battistero – L'arte di Vincenzo Danti, discepolo di Michelangelo, Firenze 2008

 

A.Nova- La statua di Giulio III a Perugia: stile, commitenze e politica, pagg.61-75

 

Luciana Borri Cristelli-Artisti tra letteratura e immagini: la battaglia di Ponte Milvio, in Annali Aretini XIII pagg.159-166

 

Archivio preunitario del Comune di Monte San Savino, inventario a cura di Cinzia Cardinali, Arezzo 2004, vol.II

 

L.Pastor – Storia dei Papi dalla fine del medio Evo, Roma 1919-34, vol.VI

 

Enciclopedia dei Papi-I.E.I. Treccani, 2000-vol.III, pagg.111-120

 

A.Gravano Bardelli-Le famiglie della Nobil Terra di Monte San Savino, manoscritto

 

F.A.Burkle Young-M.L.Doerrer – The life of cardinal Innocenzo Del Monte A scandal in scarlet, New York 1997

 

 

 

 

 

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