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Francesco di Berto di Zanobi di Berto di Grazino Carnesecchi

 

Dalle tratte nato nel 1428

 

 

 

E’ personaggio di molta importanza e grande ricchezza in Firenze . Socio in affari con Lorenzo e Giuliano de Medici

 

 

ARCHIVO STORICO ITALIANO ‎ - Pagina 42

1861

... nec non Francisci de Carnesechis ac Francisci ...

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DI ALCUNE

RELAZIONI DEI FIORENTINI

COLLA CITTÀ DI DANZICA

 

La prima metà del Quattrocento fu testimone della grandezza di quella confederazione dell'Ansa ( Hanse ), il cui nome tedesco indica alleanza destinata a prestare mutuo soccorso ; confederazione conclusa nel 1244 dalle due città di Lubecca e d'Amburgo, collo scopo di proteggere non solo nei mari baltico e del nord la navigazione germanica, ma di rendere più sicuro il commercio per la via di terra. Tale commercio consisteva maggiormente nel traffico delle merci del Levante e delle Indie, che dall'Italia, la quale in quel tempo ne era padrona, passavano in gran parte per la Germania , dirette particolarmente per i porti delle Fiandre e d'Olanda, per quei dell'Elba e del Baltico, i quali ultimi le ricevevano non già direttamente per terra, ma per la via di Brugia!, centro allora delle relazioni della maggior parte delle contrade meridionali col Settentrione (4 ). Mentre si sceglieva Lubecca a sede della confederazione , si erigevano vasti fondachi nelle principali città commercianti fuori di Germania, come a Londra, a Brugia , a Novogorod nella Moscovia e a Bergen di Norvegia. Nella seconda metà del Trecento, l'Ansa digià aveva acquistata grande importanza politica.

Sino ad ottantacinque montò il numero delle città alla medesima ascritte, e marittime e dentro terra. Essa conseguì pressochè il monopolio del gran commercio; essa purgò il Baltico dai pirati che malsicuro il rendevano ; essa metteva in mare navigli che numeravano sin a 250 vele e 42,000 armati: essa combattè vittoriosamente contro i regni scandinavi. Necessariamente , siffatta potenza ed autorità dell'Ansa dovettero scemare di mano in mano colle condizioni degli Stati germanici rassicurate e migliorate, colla pirateria domata, cogli interessi delle città dentro terra e dei porti di mare divisi , colla rivalità degli altri popoli marittimi suscitata e presto cresciuta, finalmente colle antiche vie del commercio mutate in sèguito delle grandi scoperte, le quali verso il tramonto del quindecimo secolo allargarono, quasi ad un tratto, e i campi e i mezzi dell' industria commerciale.

Mentre durava ancora la maggiore operosità di questa associazione politico-commerciale, la quale governavasi a forma di repubblica, non vi potè essere difetto di contrasti cogli Stati ingelositi di una potenza in vario modo incomoda e non di rado minacciosa. Correndo gli anni 4460 e seguenti, ferveva aspra contesa coll' Olanda, per cagione d'interessi del commercio baltico, e nel 4470 ebbe principio altra nemicizia, tra la città di Danzica e l'Inghilterra , asserendo i mercanti tedeschi esser rimasti danneggiati colla cattura fatta a Londra ed altrove di proprietà anseatiche. Non portandovisi riparo, quei di Danzica nel 4473 armarono navi in corsa, le quali nella primavera dell'anno predetto fecero preda d'una galera di grandi dimensioni, detta San Tommaso, realmente proprietà inglese, e d'altra nave, uscite insieme dal porto di Slusa (Sluys), che era l'emporio marittimo di Bragia , e destinate ambedue per l'Inghilterra.

Le circostanze di questa cattura sono curiose. Il carico delle navi veniva formato di varie mercanzie, cioè di panni, tele, pelliccie, d'allume, e di più oggetti di gran valore, arazzi, stoffe lavorate di seta e oro, pietre fine ed aromi, che insieme sommavano al valore di circa 460,000 zecchini o scudi d'oro. Tali mercanzie essendo o di proprietà , o spedite per commissione di case fiorentine, le quali trovavansi stabilite a Brugia o tenevano fondachi e rappresentanti in detta città, allora, come si sa , del commercio dei Paesi-Bassi, questi, onde assicurarsi contro i corseggiatori Anseati, indussero Tommaso Portinari loro connazionale, consigliere tesoriere di Carlo il Temerario Duca di Borgogna e conte di Fiandra, a fare iscrivere la galera sul proprio nome. Anche la maggior parte del carico nelle carte del capitano veniva dichiarata qual proprietà del Portinari, e la nave arborò la bandiera di Borgogna.

Erano le predette case fiorentine quelle dei fratelli Lorenzo e Giuliano de' Medici, di Antonio Martelli, di Francesco Sassetti, di Francesco Carnesecchi e di Francesco Sermattei, il quale ultimo montò egli medesimo sulla galera in qualità di patrono. Sono notissime le frequenti relazioni dei Medici colla famiglia Portinari , la quale, non potendo più sostenersi in quell'alto grado occupato due secoli prima da Folco di Ricovero , adoperavasi spesso e nelle città italiane, e in quelle dell'estero, per gli interessi commerciali della casa , che colle ricchezze e non meno col senno politico dominava allora la patria , e di cui, sin dai tempi di Cosimo il Vecchio , era così grande il successo nelle cose di mercatanzia che, al dire di Francesco Guicciardini, " non fu uomo che si impacciassi seco, o come compagno, o come governatore, ebe non ne arricchissi ". Tommaso Portinari, dal medesimo Guicciardini con Lionetto de' Bossi nominato tra gli " uomini sufficienti " era cugino d'un Averardo che stava alla testa della ragione Medicea a Milano , mentre Folco suo figlio , sposato a Luigia de' Pazzi, trovavasi ugualmente adoperato dai Medici nelle Fiandre.

Malgrado le usate precauzioni, un corsale di Danzica, Paolo Bencke inseguì la galera sin tanto che essa venne in vista della costa inglese. Allora l'assalì. L'aspro combattimento terminò colla presa della nave. Tredici Fiorentini rimasero uccisi, oltre ad essere feriti più di cento della ciurma. I corsali voltarono le prue e fecero vela verso la bocca dell' Elba, dove ricovraronsi colla ricca preda.

Destò tale fatto gran rumore. II duca di Borgogna minacciò di vendicare lo sfregio fatto alla sua bandiera, e Carlo non era uomo da starsi alle sole parole. Tommaso Portinari andò ad Amburgo a chiedere il rifacimento dei danni. I magistrati della predetta citta e di Lubecca, temendo di vedere il duca procedere alla confisca dei beni anseatici nelle Fiandre , adoperaronsi presso la citta di Danzica a fine d'indurla a restituire la galera e le mercanzie condotte in quel porto. Finanche un legato di papa Sisto IV in Germania ebbe ordine d'adoperarsi a favore dei Fiorentini danneggiati. Il magistrato di Danzica si difese coll'asserire, l'affare non essere di competenza sua , nè questione pubblica, ma trattarsi d'interessi privati degli armatori, giustificati per essere la nave veramente inglese , malgrado patente e bandiera assunta onde mascherare la provenienza. In mezzo ad accuse e difese, la causa venne tratta molto in lungo senza partorire il desiderato effetto, sino a tanto che succedette la rovina di Carlo il Temerario, ucciso il dì 5 gennaio 4 477 nella battaglia di Nancy, combattendo contro il duca di Lorena e gli Svizzeri. Ma la Signoria di Firenze, tutta allora a voglia dei Medici, non si diede per vinta. Morto il duca Carlo, essa si rivolse a Massimiliano d'Austria, successore al medesimo per avere sposata il dì 4 9 agosto 4477 Maria di Borgogna , unica figlia del Temerario. Cristoforo Spini, nobile cittadino e mercante, venne spedito in Fiandra colla seguente credenziale .

" Duci Burgundie et Sterlich (cioè Oestreich - Austria).

" Venit cum bis ad te licteris Christophorus Spinus nobilis civiset mercator noster. Mittitur a mercatoribus nostris ut recuperet ea que Sterlini diripuerunt in bis mercatoriis navibus quae cura iosignibus Burgundionibus navigabant. Duae te causae cxcitare debcut, ut mercatoribus nostris in hac causa faveas : amicitia scilicet nostra (scimus eaim te amare nos atque urbem nostram), et iniuria quae Burgundionum principi videtur illata, et parvjfacta insignia, et neglectum Burgundionum nomen. Non poterit ferre diutius civitas nostra tantam ignominiam. Hortamur autem te et plurimum rogamus, ut quantum auctoritate vales (vales autem maximum) faveas causae nostrae, et ubi auxilium a te petet Christophorus Spinus, nobilis civisnoster, consueta tua in nos benigni tate non deneges. Vale. Die vij septem. MCCCCLXXVII ".

Al gran Consiglio di Fiandra venne scritto nel seguente modo.

t Quatuor membris Flandrie et Burgomagistris Stiavianis de Flandria. Multum debemus vobis propter multa merita vestra in civitatem et nationem nostram; sed recens istud beneficium vestrum quo tantum favistis mercatoribus nostris quibus damnum datum est a Sterlinis, tale est ut nulla oblivione superari possit. Ob eam ipsam causam venit modo isthuc Christopborus Spinus nobilis civis et mercator noster. Vos multum rogamus ut relineatis consuetudinem vestram favendi rebus nostris, et operam atque auxilium vestrum prestetis nobis quemadmodum indigere se opera alque auxilio vestro Christophorus ipse significabit. Valete. Die vij septembris 1477 ".

Mentre poi lettere d'ugual tenore vennero indirizzate ai re di Polonia e d'Ungheria, al duca di Olivia, ai vescovi di Brema e di Munster in Westfalia , ai consoli dell'Ansa a Lubecca e in Amburgo, spedissi la seguente missiva alla città di Danzica : " Cumunitati Danzichae.

" Multum mirati sumus a vestris quibusdam tantum licentiae accentuai, ut mercatorum nostrorum rem diripuerint. Et certe scimus, propter mores vestros bonos et amicitiam nostrani, id displicuisse vobis. Quapropler, magna cum spe nunc ad vos mittimus Christophorum Spinum , nobilem civem et mercatorem nostrum, et rogamus vos ut restituì omnia ablata curetis, ne nos templare alia remedia compellamur: quod esset admodum alienum ab amicitia nostra et nostra consuetudine. Valete. Die vij septembris 4477 ".

Anche papa Sisto IV , mosso dalle istanze dei Fiorentini, e particolarmente dalle preghiere dei Medici, con cui viveva peranco tu buona armonia , nel medesimo anno 4477 diresse alla città di Daozica un breve, la cui parte principale è del seguente tenore : (4)

" Sane dilectorum filiorum Laurentii et Iuliani de Medicis ac Anthonii de Martellis et Francisci Saxeti , nec non Francisci de Carnesechis ac Francisci Sermathei, civium et mercatorum florentinorum, nobis nuper exhibita lamentabilis querela continebat, quod alias decursis iam quatuor annis vel circa , dum mercancie et bona eorumdem civium et nonnullorum aliorum mercatorum in duabustriremibus ex Flandrie partibus versus Angliam veherentur, dilectus lilius Polus Bchcnk laicus loci de Gdanck Wladislavien dioc. perrata maritimus, qui cum quadani navi ipsius tricentis hominibus vel circa et bellicis instrumentis ad maritimas coucertaciones et navalia bella cum favore et subsidio dilectorum filiorum Bremen civitatis ac Staden. Gdanczk aliorumque opidorum Bremen et Wladislavien dioces. de Hanza nuncupatorum - per mare in partibus illis discurrebat, et qui cum eo erant in prefata navi eius socii et stipendiarli ac perrate, prefalum Franciscum Sermathei alterius dictarum triremium dominum et patronum, et illos qui secum erant, in nautas et mercatores hostiliter invaserunt ; et invadendo, ex bis qui in eadem triremi erant tredecim Florentinos miserrime interfecerunt, et centum vel circa crudeliter vulneraverunt, mercancias et bona, que in eadem triremi erant, precii et comunis existimacionis trigin ta millium florcnorum auri vel circa , vi et violencia rapuerunt, et ex illis unam comunitatibus et universitatibus predictis et in eadem navi agentibus pro illis consignarunt; reliquam vero - inter ipsos invasores, prout iis visum fait, diviserunt ac Franciscum patronum et nonnullos alios captivarunt ac in compedibus et ferris in navi predicta posuerunt, et reliquis vulneratis et non vulneralis, bonis omnibus spoliatis, in littore maris semimorluis dereliclis, bona et ipsos sic captos cum eadem triremi quo voluerunt ad partes eorum esportaverunt, et in eorum utilitatem converterunt ".

In seguito a siffatte istanze, nella città d'Utrecht (Traiectum ad Rhenum) intavolaronsi nuove trattative, a cui lo Spini intervenne qual messo della Signoria e procuratore del Portinari. Dalle di lui dichiarazioni risulta , porzione del carico della galera, eseguile le operazioni commerciali in Inghilterra , essere stata destinata a mandarsi in Italia, parte a Firenze parte a Pisa ( " to Florenen - to Pysen " ). Malgrado tutte le premure , e nonostante l'intervento del pontefice, cui vedemmo dare sinanche al pirata l'epiteto di diletto figlio , non si ottenne nulla. Non credo andare errato ammettendo essere stata pregiudicevole al buon esito la lunga quanto aspra nemicizia poco dipoi sorta tra papa Sisto e i Medici, la quale partorì frutti cosi lagrimevoli per la repubblica , e forse ancora l'istesso triste caso della Congiura dei Pazzi , per cui i Portinarì loro parenti trovaronsi esposti a non pochi guai mercantili col sequestro posto su i loro beni. Non per ciò venne abbandonata la causa. Nel 4496, dunque, non meno di ventitrè anni dopo la cattura , e mentre andarono raminghi i figli del magnifico Lorenzo, il gran Consiglio d'Olanda emanò sentenza , con cui aggiudicaronsi a Tommaso e Folco Portinari 6000 fiorini d'oro di S. Andrea per la galera, e 400,000 scudi della corona pel carico. Ma tale sentenza rimase vuota d'effetto, e tre anni di poi la mediazione della città di Brugia indusse i Portinari a desistere dalla loro domanda, non si sa dirimpetto quale compenso.

Alla presa della galera fiamminga , la città di Danzica va debitrice del suo maggior tesoro d'arte. Tale è quel meraviglioso quadro del giudizio universale che conta fra i più belli della Germania , e si vede in una cappella della chiesa principale della città dedicata a Maria Vergine. Esso è composto di tre tavole, di una di mezzo, cioè, e di due ale. Rappresenta nella parte superiore Cristo giudice seduto sull'arco baleno, con a canto la Madonna, San Giovanni Batista e gli Apostoli, i piedi posti sopra aurea palla sotto la quale tre angeli suonano le tube, mentre nella parte inferiore sta l'Arcangelo, di dimensioni colossali in paragone delle altre figure, tenendo in mano la bilancia con dentro due risorti, di cui uno ha il giusto peso, l'altro vien ritrovato troppo leggero. Alla destra del Salvatore i beati, alla sinistra i condannati, colle gioie del paradiso e le pene dell' inferno. La parte esterna delle ale mostra la Santissima Vergine in piedi sotto una nicchia , col bambino in braccio, ed inginocchioni il donatario , in abito nero foderato di vaio , coll'arme della casa , e dall'altro lato l'Arcangelo che calpesta due demonj, e la donatrice inginocchiata , coll'arme sua anch'essa , che ha per divisa : Pour non falir. Non mancano ipòtesi intorno all'origine di questo stupendo dipinto. Sia esso opera dei Van Eyck come crede il Waagen, o di Ugo van der Goes messo in campo dall' Hirt, ossia di Alberto van Ouwater di llarlem secondo gli autori del catalogo del Museo Napoleone, il quale tra le sue opime spoglie numerò anche questo tesoro, e secondo il Passavant e il Kugler ; ovvero ne sia autore il Memliok, come oggidì generalmente , e con miglior fondamento si suppone ; certo è che abbiamo in esso uno dei più bei lavori usciti dall'operosa quanto mirabile scuola fiamminga del Quattrocento .

II modo con cui la predetta tavola venne in Danzica , risulta dalle cronache contemporanee di quella città scritte dai cittadini Wcinreich e Melman. " Sopra questa galera (così il primo) trovòssi la tavola ora posta sull'altare di Messer San Giorgio, un'opera di pittura bella, antica e di grand'arte, che rappresenta il supremo d). Nella medesima si dice stare scritto, presso l'ala destra dell'angelo, il nome dell'autore : Jacob (?) e Anno Dom. CCCLXVlI. " . Tale millesimo è stato spiegato con 4467, che di fatti accordasi colla maniera del quadro. Non però so nascondere un dubbio mossomi da tutta questa storia, ed è: come mai un'opera di tale entità e bellezza, fatta di commissione d'una nobile famiglia , sei anni soli dopo terminata , sarebbesi venduta a forestieri per essere porlata in estero paese. Confesso non ritrovarne soddisfacente soluzione . Nella chiesa dello spedale di Santa Maria Nuova a Firenze, di fondazione, siccome è noto, e per più secoli di giuspatronato dei Portinari, vedesi, ora con scarso consiglio divisa in due, la bella tavola, capolavoro di Ugo van der Goes , rappresentante la Natività di nostro Signore. Le due ale mostrano i ritratti del donatore, della moglie e dei figli suoi. Tale donatore era Folco Portinari, uomo d'affari dei Medici'aJBrugia, quello stesso che incontriamo nella causa per la galera predata , e che trovasi raffigurato ancora in mezza figura in altra pittura del Van der Goes nella galleria del palazzo Pitti (4). Il fatto di tali quadri dimostra come i mercanti fiorentini commettessero e spedissero opere d'arte in Italia, dove i dipinti della scuola fiamminga destarono quell'ammirazione che si conosce dalla storia di Antonello da Messina e dell'introduzione della pittura a olio (2). Non parrebbe dunque punto inverosimile la tradizione che sino ad oggi si è conservata a Danzica, la tavola del giudizio universale, comprata a Brugia città dove Giovanni Memling probabilmente passò gli ultimi anni di sua vita , e dove si vede il suo più bel lavoro, il reliquiario cioè di S. Orsola nello spedale di San Giacomo), dai Portinari per commissione dei Medici essere stata destinata in regalo per papa Sisto IV, il cui amore delle belle arti non consta solo per l'epigrafe dell'affresco di Melozzo da Forlì che ricorda la fondazione della Biblioteca Vaticana. Sarei dispostissimo a prestar fede a siffatta tradizione, ove non mi movesse dubbio l'esistenza dei donatori dipinti nelle parti esterne di questa meravigliosa tavola.

Tornando alle relazioni della città di Danzica colla Toscana , mi piace poter rammentare quelle più soddisfacenti che verso la fine del Cinquecento stabilironsi tra detto emporio, il più ricco e frequentato di quei del Baltico , e il porto di Livorno, cui la savia politica di Ferdinando Medici cominciò a procacciare allora

quell'importanza per cui conta da lungo tempo tra i più floridi del Mediterraneo. In altra occasione (4) ho esposto come circostanze poco liete della produzione dei cereali in gran parte d'Italia , facessero spedire a Venezia, a Genova, a Livorno, a Civitavecchia, navi cariche di grani delle provincie fertilissime delia Germania settentrionale e dei paesi allora polacchi ; come, nel corso di due anni, la Toscana sborsasse due milioni di zecchini pel frumento estratto da Danzica e dall'Inghilterra; come si formassero relazioni vicendevoli tra l'Italia e la città più volte nominata , in ogni modo ad ambedue utili ed onorevoli, andando a stabilirsi presso le bocche della Vistola famiglie italiane, mentre passavano a studiare scienze ed arti in Italia giovani di quelle remote regioni. L'architettura di Danzica, la Norimberga del Nord , dimostra le evidenti traccie dell'influenza dell'arte italiana e maggiormente veneziana, e al principiare del Seicento s'introdusse ivi l'arte vetraria di Murano ( " Vitra italica industria elaborata , opus hisce antea inconsuetum "), dopo di essersi già nel 1568 intavolate pratiche con certo Giovanni Pedrocchi stabilito in Anversa, all'uopo di fondare una vetreria.

Nella chiesa dei FF. Predicatori dedicata a S. Niccolò esiste una memoria fiorentina appartenente agli anzidetti tempi. Nell'estate del 4596 venne a Danzica, in qualità d'incaricato d'affari commerciali, cioè di compra di grani, pel granduca Ferdinando I, Neri di Lionardo Giraldi, nobile fiorentino, nato nel 1560, gentiluomo di camera di Francesco e del fratello di lui, spedito allora in missione a Sigismondo re di Polonia , presso cui, nell'udienza avuta il d'i 15 dicembre 1596 , egli molto si lodò della buona accoglienza fattagli dalla città e dal magistrato (2). La lastra marmorea che si osserva nella parete laterale del coro della predetta chiesa, sormontata dall'arme gentilizia dei Giraldi, il leone nero coronato d'oro rampante in campo d'argento, con sopra un elmo chiuso da cui esce mezzo leone rampante, contiene la seguente iscrizione :

GENEROSUS AC NOBILIS D. NEREUS GIRALDUS

PATRITIUS FLORENTINUS CUM A SERENIS

SIMO MAGNO DUCE HETRURIAE FAERDINANDO

MEDICES MISSUS ESSET GEDANUM NEGOTIOR

RUM QUORUMDAM CAUSA AD PERIATUAM (4)

REI MEMORIAM HOC OPUS FIERI

FECIT ANNO DOMINI MEN

OCTOBRI 1597.

Parecchi anni dipoi, Neri Giraldi, il quale in quel frattempo, cioè nel 4598, di commissione del granduca era andato a Costantinopoli, tornò a Danzica, essendo stato spedito nel 4606 dal sovrano suo a rappresentarlo in occasione delle nozze del re Sigismondo , cho lo creò cavaliere e conte palatino. La città lo accolse in festa, di che esiste solenne testimonianza in una lettera dal magistrato indirizzata al granduca il dì 6 marzo 4607. Non molto dopo quel tempo andarono a finire pian piano queste relazioni, e per l'accresciuta operosità commerciale d'altre nazioni, e per la scemata autorità e ricchezza delle baltiche citte.

Aquisgrana, luglio 1860

Alfredo Reumont.

 

 

 

 

Hanserecesse - Pagina 70

di Goswin von der Ropp - 1881
... und besonders des Franciscus de Carnesechis und Franciscus ...
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Liber de civitatis Florentiae famosis civibus - Pagina i
di Filippo Villani - 1847

Pagina 268

 

 

 

  

Lasciò 9 figliuoli, 6 femmine e 3 masti senz' amplio patrimonio, e la Ciltà imitando le antiche Rep. grata de' servigj ricevuti, per riconoscere la memoria di tal uomo per decreto pubblico condotto il corpo in Firenze, e fattoli il mortorio a spese del Comune, fece Cristofaao Landini f Orazione nelF esequie, e il cadavero fu riposto alla Certosa, Chiesa fondata e dotata da messer Niccola Acciaiuoli, e oltre ali' onore dell' esequie ordinò la Signoria che a due figliuole di lui nubili si desse la dote del pubblico, e diminuì alii Eredi le gravezze, e cancellò certo debito del Morto col Comune, e diede per Tutori a' figliuoli, cavandoli del Magistrato de'Pupilli, il Magnifico Lorenzo de'Medici , Tommaso Ridolfi, Francesco Carnesecchi e Gio. Bonsi.

 

 

Franciesco di Berto che fu fatto uno de V cittadini che havessino a vendere e beni della parte guelfa accietto che la loro residenzia et la torre doltre arno allato al ponte vechio che fu lanno 1471

 

 

 

 

Archivio mediceo avanti il principato

http://www.archiviodistato.firenze.it/Map/

http://www.archiviodistato.firenze.it/rMap/Sommario.html

Lettera di Francesco Charnesecchi a Lorenzo il magnifico

Francesco Charnesecchi console e provveditore di Pisa Pisa 10 febbraio 1472 Filza VI documento 687

 

 

 

 

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UN MATRIMONIO DI FRANCESCO

Il signor Roberto Nasi mi invia la notizia del matrimonio di Francesco con Ginevra di Lutozzo NASI

Non so se sia stata o meno l'unica moglie

Salve Luigi,
mi chiamo Roberto Nasi ed è da qualche tempo che mi stò appassionando
sulla genealogia della mia famiglia.
Ricostruendo l'albero genealogico della famiglia Nasi, mi sono imbattuto nei Carnesecchi. In particolare nel matrimoniotra Ginevra Nasi (figlia di Lutozzo figlio di Jacopo) e Francesco C. (1428) figlio di Bartolommeo (Berto)
figlio di Zanobi.

Se può interessarle questo è un libro su cui ho trovato informazioni:


http://books.google.it/books?id=1u90GAkeorYC&pg=PA21&lpg=PA21&dq=nasi+agostino+lutozzo&source=bl&ots=icuYho96OE&sig=jK2xabuWob2rE9t_vaT290pzzno&hl=it&sa=X&ei=-yn2UrDGLcOuygO45oDYBQ&ved=0CDAQ6AEwAA#v=onepage&q=nasi%20agostino%20lutozzo&f=false

 

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Tra i suoi figli si distingueranno in modo particolare Pierantonio Carnesecchi , assai importante e fiero mediceo , e il mercante Zanobi uno dei sette dittatori ai tempi dell'assedio e Bernardo

 

Zanobi , ricco mercante , seguace del Savonarola prima e poi uno dei sette dittatori ai tempi dell'assedio sara' l'ascendente di Bartolomeo e di Zanobi proprietari della piu famosa tra le banche dei Carnesecchi ) e del senatore Giovanbattista

 

Bernardo di Francesco sara' anch'esso un seguace di Savonarola

 

 

 

 

 

 

 

 

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