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 Storia dei Carnesecchi 1532--1800

 

 

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Albero genealogico   ………Discendenza di Giovanni di Paolo di Berto Grazini

 

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Ramo di Leonardo di Raffaello di Leonardo Carnesecchi

 

 

 

 

 

 

Questo ramo comprende Giovanni Carnesecchi il seguace di Savonarola. Coinvolto nella sottoscrizione a favore del frate e nell'organizzazione della difesa armata del convento di san Marco

 

 

 

 

PIPPA figlia di Leonardo di Giovanni e sposa ad un Federighi

Nell'archivio Niccolinini da Camugliano e' conservato l'atto di Cessione delle sue ragioni dotali in cui compaiono i nipoti Antonio e Leonardo

 

 

 

 

 

 

 

 

Raffaello di Lionardo di Raffaello

(9 luglio1547-31agosto 1621)

eletto nel 1615

  • Senatore ,
  • cavaliere dell'ordine militare di Santo Stefano
  • provveditore della Parte Guelfa
  • Vicario di Lari nel secondo semestre del 1586

 

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( notizia pervenuta dal dr Paolo Piccardi )

 

 

Ecco cosa ho trovato nel catalogo della Riccardiana

Morpurgo S.

Catalogo della Biblioteca RICCARDIANA DI Firenze

Ricc. 1184

Miscellanea composta da 11 manoscritti.

1 Anton Francesco Doni, Lo Stufaiolo , Commedia, 1559 (pag. 1 –22)

A pag. 2 in basso:

Questa commedia è del Sig. Cav. Raffaello di Lionardo Carnesecchi.

Il Doni la dedica a Iacopo Piccolomini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Ha una sorella GINEVRA

 

1572 Sep 24

"Scritta di Parentado della Ginevra di Leonardo di Raffaello Carnesecchi con Neri di Filippo Buonarrighi...la quale e seconda moglie" 4pp.

 http://webtext.library.yale.edu/xml2html/beinecke.BALD.con.html#a9

Archivio Baldocci 344 6004

 

 

 

 

 

 

 

 

ASF

Manoscritti 560

Spogli della Gabella di Parentadi Nobili Moderni dal MDC al MDCCX 

 

Pag. 32 1605 Vincenzio di Marco Palmieri Citt. fior.o

Ginevera del Cav. Ms. Raffaello Carnesecchi Patr. fiorent.o s. 3450

 

Pag. 42 1608 Francesco di Marchionne Dazzi citt.o fiorent.o

Ginevera del Cav. Ms. Raffaello Carnesecchi Patr. fiorent.o s. 3450

 

Pag. 35 1606 Ms. Cosimo di Alessandro Nelmi citt. fiorent.o

Francesca di Ms. Raffaello di Lionardo Carnesecchi Cav. di S. Stefano s. 3700

 

Pag. 56 1613 Leonardo del Cav. Raffaello Carnesecchi Nob. fior.

Lucrezia di Cammillo di Gio. Batta Bonsi s. 10500

 

 

 

 

Devozione e ricchezza

La basilica di S. Maria Impruneta deve la sua fama e fortuna al culto dell'immagine della Madonna in essa conservata. La leggenda narra che alcuni cittadini avevano deciso di edificare una chiesa dedicata a Maria. Ma le mura innalzate nel luogo prescelto, il poggio delle "Sante Marie", misteriosamente crollavano durante la notte. Venne così stabilito di affidare al "giudizio divino" la scelta del luogo: i due buoi che trainavano il carro pieno di pietre da costruzione furono lasciati liberi di vagare e si fermarono là dove oggi sorge la chiesa. Nel gettare le fondamenta fu rinvenuta un'icona della Madonna, la stessa che dà nome e titolo al santuario. Tuttavia inizialmente la chiesa dell'Impruneta era soltanto pieve, matrice di almeno ventuno chiese suffraganee. E fu solo nel XIV secolo che, pur conservando il ruolo di plebania, si trasformò in Santuario ed il culto della miracolosa icona incominciò ad imporsi nella vicina città di Firenze. Ogni volta che i fiorentini si sentivano minacciati dalla guerra, da carestie, o da terribili epidemie, la Madonna dell'Impruneta veniva portata processionalmente a Firenze.

Il Museo, inaugurato nel 1987, e situato nella sala collocata nella parte superiore del loggiato eretto dal Silvani, conserva, al suo interno, una splendida collezione di opere in argento, codici miniati e preziose stoffe, che facevano parte dell'apparato liturgico della Basilica e che sono stati in gran parte donati per devozione verso l'immagine sacra della Madonna, da benefattori, granduchi e nobili famiglie fiorentine.

Nella sala Silvani sono raccolte invece, le preziose argenterie.

In una vetrina al centro della sala sono esposti alcuni dei doni offerti nel 1633, in occasione della traslazione dell'immagine della Madonna a Firenze, quale ringraziamento per la fine della peste: una coppia di candelieri in argento sbalzato e cesellato donati da Ginevra Carnesecchi,

Museo del Tesoro di S. Maria all'Impruneta ………..piazza Buondelmonti, 28 - Impruneta (Fi)

Tratto dal sito Toscanaoggi2000 edizione del 12/02/2002 articolo a cura di Rossella Tarchi

 

 

 

 

 

 

 Appalto dalla Santa Sede

 [Monografia] - Santa Sede : Camera apostolica - Instromento d'affitto sopra l'appalto delle dogane, macinato, & augumento del sale, e delle cancellarie di Ferrara, e suo Stato, & anco delle valli di Comacchio, fatto al sig. Camillo Carnesecchi in vigore del chirografo di N.S. papa Alessandro 7 - In Ferrara: Stamperia Camerale <Ferrara>, 1667 (IT\ICCU\BVEE\029787)

 
 

 Amor di libro - Pagina 99

a cura di [Anonymus AC02774401] - Italian literature - 1963

[ CAMILLO | CARNESECCHI | Tesoriere di Nostro ...

 

 

 

 

ASF

Manoscritti 560

Spogli della Gabella di Parentadi Nobili Moderni dal MDC al MDCCX 

 

Pag. 177 1666 Cammillo di Lionardo Carnesecchi

Sibilla Maria del Cav. Ridolfo Venturi s. 3500

 

Pag. 206 1683 Co: Flaminio del Co: Girolamo Bardi ddei Conti di Vernio

Lucrezia M.a Gaspara di Cammillo Carnesecchi s. 12.000 

 

 

 

Un patronato :

 Chiesa di S. Angelo a Lecore ( Signa Firenze )

 

Nel luogo oggi occupato dalla chiesa sorgeva anticamente un oratorio intitolato a San Michele Arcangelo. Poco distante sono stati rinvenuti i resti di quello che doveva essere il primitivo edificio parrocchiale dedicato secondo la tradizione a San Biagio, così come si ricava anche dalla Decima pontificia relativa a questo luogo. Intorno all'anno Mille la chiesa apparteneva già al vescovo di Firenze.
Successivamente il patronato passava dai Pulci ai Soldi, alle monache fiorentine di Sant'Orsola e ai Carnesecchi; infine, nel 1693, diveniva proprietà dei Bardi di Vernio.
La chiesa riceveva il titolo di prioria nel 1712. Il complesso subiva, quindi, un considerevole restauro nel 1943.

L'edificio presenta una sobria struttura esterna con portale rettangolare inquadrato da stipiti in pietra serena. Sulla controfacciata Santa Caterina da Siena (1943), del pittore fiorentino Ermanno Toschi. Il San Biagio (1900) è di Maria Lori. Alla parete sinistra, cappella con Deposizione, dipinto di Piero Bargellini (1992).

Nella cappella sinistra del transetto, tela raffigurante la Madonna col Bambino, santi, devoti e i misteri del rosario. Alle spalle di San Giovanni Battista e di Santa Caterina d'Alessandria si indovinano in secondo piano i ritratti delle committenti, colte nell'atto di rivolgere i propri sguardi in direzione dell'osservatore. Il dipinto è di mano di Bernardino Monaldi, che lo ha firmato e datato (1589) sul frammento di ruota di Santa Caterina d'Alessandria.

L'opera, in origine, era collocata sull'altare sinistro della navata, dedicato al Santissimo Rosario.
All'altare maggiore crocifisso in cartapesta dipinta dei XVIII secolo.
La cappella a destra dell'altare maggiore accoglie la tela cinquecentesca con San Macario in trono tra San Gerolamo e San Francesco d'Assisi, opera del fiorentino Giovanni Bizzelli databile fra il 1585 e il 1590. Il dipinto era stato eseguito per la confraternita di San Macario che aveva la propria sede nel locale annesso alla chiesa, oggi adibito a cappella.

Al centro della parete destra, altare con Madonna col Bambino (gesso dipinto?) di stile rinascimentale. Segue fonte battesimale con grande rilievo in terracotta dipinta raffigurante il Battesimo di Cristo, eseguito da padre E. Rossi all'inizio del nostro secolo.

Adiacente alla chiesa si trova l'ampia cappella eretta nel 1576 circa, un tempo sede dell'antica Compagnia di San Macario, fondata il 12 dicembre 1584 e soppressa al tempo di Pietro Leopoldo. All'interno, Cristo morto, scultura lignea del XVIII secolo.

 

 

……………………e ai Carnesecchi; infine, nel 1693, diveniva proprietà dei Bardi di Vernio. …………….Forse con questo matrimonio

Pag. 206 1683 Co: Flaminio del Co: Girolamo Bardi ddei Conti di Vernio

Lucrezia M.a Gaspara di Cammillo Carnesecchi s. 12.000 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

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  ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno