Personaggi

 

 

Carnesecchi tra i Cavalieri di San Stefano

 

 

Lo scopo recondito di Cosimo I era creare uno strumento di governo sull'aristocrazia toscana , quella fiorentina che vedeva ancora nel Duca un parigrado ( un primo interpares ) e quella pisana e senese che mal digeriva l'annessione a Firenze

Intendeva aver un mezzo con cui sfruttare la vanita' degli aristocratici e piegarli a diventare sudditi

si può riassumere che il fine ultimo di Cosimo non era altro che quello di rafforzare la sua autorità e il prestigio interno ed esterno al Granducato

 

Dopo vari tentativi di Cosimo de' Medici duca di Firenze e di Siena (come feudatario imperiale), fu solo con l'ascesa al soglio papale di papa Pio IV, favorevole alla casa dei Medici, che poté essere fondato l'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, consacrato sotto la regola benedettina.

 

 

L'ORDINE EBBE NOTEVOLE FORTUNA E SERVI PERFETTAMENTE A MOLTE DELLE AMBIZIONI DI COSIMO I

 

 

 

 

 

 I Cavalieri dell'ordine di Santo Stefano

 

A chi rivolgersi

 

 

Responsabili dell'Ordine di Santo Stefano :

March. Don Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni 50129 Firenze (FI) - Viale Minzoni Don Giovanni, 27.

Per notizie storiche sull'Ordine di Santo Stefano

Dr Rodolfo Bernardini
Istituzione dei Cavalieri di S. Stefano
56126 Pisa (PI) - Piazza dei Cavalieri, 1
tel. 050.23391

 

Nel 1554, Cosimo I de’Medici duca di Firenze chiese al pontefice Pio IV la possibilità di fondare una propria "Religione" dotandola con mezzi propri "col duplice scopo di difendere nel Mar Tirreno il commercio d’Italia dalle piraterie barbaresche, e di liberare i Cristiani dalla schiavitù della potenza ottomana Gli scopi quindi erano la difesa del Mediterraneo dalle incursioni dei pirati barbareschi e dalle aggressioni turco-ottomane.

Cosimo I dapprima riteneva di assegnare l’isola d’Elba come residenza dell’Ordine di Santo Stefano "luogo veramente adatto, pe’ suoi comodi porti, a tenere in timore i Turchi e gli altri pirati, che avessero scorsi quei mari; poscia, sembrandogli troppo angusto il territorio che possedeva nell’isola, pensò di acquistare per mezzo di compra il rimanente di questa; ma non avendo potuto ciò effettuarsi, il duca risolvette di scegliere la città di Pisa, perché antica ed illustre, e, dopo Firenze, la prima del suo Stato

Il primo ottobre 1561 ,il papa Pio IV approvo' il Sacro Militare Ordine di S.Stefano

Il Pontefice con Breve Dilecte Fili autorizzò Cosimo I a fondare il nuovo Ordine e concesse a lui e ai suoi successori il Gran Magistero,

L'ordine venne intitolato a S.Stefano ( un papa martire che resse la di S.Pietro negli anni 254 --257 ) e fu posto sotto la Regola di San Benedetto

Il motivo della scelta di quel santo e' da ricercarsi nel fatto che nel giorno celebrativo della sua festa ( il 2 agosto ) Cosimo I aveva conseguito due celebri vittorie : A montemurlo contro gli Strozzi nel 1537 e a Scannagallo nella guerra contro Siena nel 1554

Il 1° febbraio 1562 con il Breve His quae, confermando l’Ordine, ne approvò gli Statuti.

La mattina del 15 marzo del 1562, nella Primaziale di Pisa , il nunzio apostolico monsignor Cornaro inviato del pontefice Pio IV procedette alla consacrazione dell'Ordine. Presentò a Cosimo, in forma solenne, gli statuti approvati e la Bolla di concessione e lo insignì della carica di Gran Maestro. Il Papa diede pure facoltà ai Sovrani, pro tempore, della Toscana di correggere i predetti statuti, ampliarli, abolirli, crearne dei nuovi.

A Pisa, su progetto del Vasari e di altri artisti vennero costruite le abitazioni delle Dignità dell’Ordine con una chiesa conventuale.

I cavalieri dovevano professare tre voti: di carità (sovvenire il prossimo), di castità (fedeltà coniugale), di ubbidienza (eseguire gli ordini impartiti dal gran maestro o dai superiori). Inoltre dovevano frequentare un corso di istruzione costituito dalle seguenti materie: storia generale, cosmografia, matematica, geometria, architettura militare, nautica, tiro a segno, tiro al fucile, strategia militare.I cavalieri erano sottoposti a una rigida vita militare ed erano puniti severamente se avessero trasgredito gli ordini. Nella navigazione e in combattimento dovevano comportarsi da valorosi, esponendo anche la propria vita.

Memorabili furono le loro gesta nella battaglia di Lepanto (1571), dove i cavalieri erano presenti con 12 galere , nell'espugnazione delle piazzeforti di Prèvesa e di Bona (1605-1607), nella battaglia navale di Lampedusa (1620), nella guerra di Candia (1645), nella guerra turco-imperiale (1684-1688), nella campagna di S. Maura (1684), nell'azíone di Morea (1685), nella battaglia d'Argo (1686), nelle campagne di Dalmazia e di Negroponte (1687-1688), nella guerra di Corfù (1715-1718).

 

 

 

BATTAGLIA DI LEPANTO 7 ottobre 1571

 

 

 

 

Negli ultimi anni della dinastia medicea l'Ordíne era in decadenza per la crisi finanziaria, per i facili accoglimenti dei nuovi cavalieri, per la erezione di commende di padronato fatte col precipuo scopo di aumentare le entrate e senza avere riguardo alle qualità nobili e civili dei candidati. Con i Lorena, e in modo particolare con Ferdinando III, fu provveduto a disciplinare la milizia, a riorganizzare l'Ordine, a risanare il tesoro, a licenziare gl'impiegati inutili. Ma ormai la marina stefaniana si avviava verso un irreversibile declino, anche perché il granduca di Toscana cercava di concludere trattati di pace e di commercio con i Turchi (1747, 1748, 1749).

Nel XVIII secolo, con l’avvento dei Lorena, succeduti ai Medici e fautori di una politica pacifista, l’Ordine assunse una diversa fisionomia.

Nel 1775 il granduca Pietro Leopoldo I volle che l’Ordine si dedicasse agli studi e all’arte della pace, "sostituendo al servizio di mare un corso di studi per anni quattro, cui i giovani Cavalieri dovevano applicarsi, convivendo nel Palazzo del Convento di Pisa, che prese allora la denominazione d’‘Istituto della Carovana’, dopo di che essi acquistavano il titolo al conseguimento delle ricompense prima stabilite per il valore militare, e che si denominavano ‘Commende d’anzianità’

Successivamente l’Ordine partecipò alle grandi azioni di bonifica della Val di Chiana e della Maremma.

Il 9 febbraio 1801 Ferdinando III, granduca di Toscana, fu obbligato ad abdicare e rinunciare al Gran Magistero in favore della Casa Borbone Parma, cosicché il Granducato mutò il nome in Regno d’Etruria.

Alla morte di Luigi di Borbone Parma, avvenuta il 27 maggio 1803, gli successe il figlio Carlo Lodovico sotto la reggenza della madre, Maria Luisa di Borbone, ma quasi subito Napoleone I obbligò il nuovo sovrano a rinunciare al Gran Magistero e al Regno d’Etruria, concedendolo alla sorella Elisa Baciocchi Bonaparte.

Il 9 aprile 1809 l’Ordine venne soppresso con decreto imperiale napoleonico e i suoi beni mobili e immobili furono confiscati: "il suo vasto patrimonio (circa 4 milioni di scudi) fu avocato al Demanio, mentre i beni, che costituivano la dote delle Commende di Patronato familiare, che calcolavansi di un valore al di sopra di 5 milioni di scudi, furono dichiarati liberi a favore di chi era di tali commende investito[5] ".

Con la caduta di Napoleone e il ritorno di Ferdinando III, l’Ordine venne ripristinato con motu proprio del 15 agosto 1815, riservandosi di emanare nuove costituzioni e di indicare le modalità per la fondazione delle Commende di patronato.

Con successivo decreto del 22 dicembre 1817 il Granduca ristabilì definitivamente l’Ordine nei modi e nelle forme esistenti prima della dominazione francese, quindi "assegnava in dote al ripristinato istituto la somma di lire 350.000 annue, ne destinava 200.000 per tante commende di grazia, colle quali Egli si riserbava di rimunerare i servigi resi allo Stato dai funzionari sì civili che militari

L’ordinamento interno venne rivisto, rendendo più severe le norme di ammissione e confermando la preminenza del carattere religioso su quello cavalleresco.

Nel periodo della restaurazione granducale (dopo la soppressione avvenuta per ordine del governo francese nel 1809 e dopo il ripristino nel 1817) furono accolti tra i cavalieri, per lo più, rampolli delle famiglie che si erano rese illustri nei secoli XVI-XVIII con partecipazione a ìmprese famose. La via seguita era quella di fondare una commenda di padronato con un fondo di scudi 10.000. La procedura, in questi casi, era molto semplice e sbrigativa.

Il 16 novembre 1859, l'Ordine fu definitivamente abolito dal presidente del consiglio dei ministri Bettino Rícasoli, perché divenuto ormai anacronistico.

Il suo patrimonio, ammontante a 15 milioni di lire d’oro, fu espropriato

 

Principali cariche

 

Le principali cariche dell'Ordine erano: il gran maestro, che era il duca, i dodici cavalieri del consiglio supremo, il commendatore maggiore detto anche luogotenente, il gran contestabile, l'ammiraglio generale delle galere, il gran priore del convento, il gran cancelliere, il gran tesoriere, il gran conservatore, il grande ospitaliere, il priore conventuale. Nel 1565 fu eletto un auditore che, al posto del gran maestro, assunse il potere di "udire, consigliare e decidere sulle suppliche, sulle istanze e sugli altri affari". Il consiglio supremo era composto, oltre che dai dodici cavalieri, dal gran maestro o dal suo luogotenente, dalle più alte dignità, dai priori e dai balì delle province, dal priore della chiesa, da alcuni cavalieri designati dal gran maestro o dal capitolo generale. Dal gran maestro dipendevano tutti i ministri e le altre dignità e a lui dovevano obbedienza. Egli ordinava le leggi e le abrogava, disponeva le riforme e gli aggiornamenti. Il commendatore maggiore era eletto a vita dal gran maestro e lo sostituiva in tutte le sue attribuzioni. Il gran contestabile aveva autorità sui militi a piedi e a cavallo e comandava le forze sbarcate, dirigeva gli assalti e, all'occorrenza, chiedeva l'aiuto delle artiglierie collocate sulle navi. L'ammiraglio era a capo della flotta e dirigeva tutte le imprese e le battaglie navali. Degni di particolare ricordo sono gli ammiragli lacopo Inghirani, Camillo Guidi, Giulio Raffaello e Tommaso dei Medici, Francesco e Giulio Barbolani dei conti di Montauto, Marcatonio Calefati di Pisa, Ludovico da Verrazzano, Mattia Ricasoli di Firenze, ecc. 1 predetti alti ufficiali - ad eccezione del commendatore maggiore venivano nominati dal capitolo generale, dai cavalieri del consiglio e dai ricevitori e duravano in carica tre anni.

 

In origine l’Ordine era diviso in tre classi:

- Cavalieri Militi, con prova dei quattro quarti di nobiltà (con talune deroghe in caso di costituzione di commenda, che poteva divenire addirittura mezzo di nobilitazione), i quali portavano la croce rossa orlata d’oro, facevano i voti di carità, castità coniugale e obbedienza ed erano obbligati per 3 anni a percorrere i mari con le galere dell’Ordine;

- Cavalieri Sacerdoti e Cappellani, i quali portavano la croce rossa orlata di seta gialla, e facevano i voti di carità, obbedienza e castità;

- Cavalieri Serventi, con la croce rossa sul lato destro senza l’orlatura d’oro.

I primi erano destinati alla milizia marittima, ed erano obbligati, per tre anni, a fare la loro carovana sulle galere dell’Ordine; e quando queste non erano in corso, si trattenevano nel convento di Pisa.

Le cariche, dette anche Gran Croci, erano all’inizio: Gran Commendatore, Gran Connestabile, Ammiraglio, Gran Priore, Gran Cancelliere, Tesoriere Generale, Gran Conservatore, Grande Ospitaliero e Priore della Chiesa (nel 1784 furono ridotte a cinque). Organo importante era il Consiglio dei Dodici.

Le elezioni si svolgevano la domenica in albis.

 

Con la riforma del 22 dicembre 1817 i gradi divennero:

- Priore (Gran Croce);

- Balì (Gran Croce);

- Cavalieri sacerdoti e cappellani;

- Cavalieri beneficiari di commenda di patronato familiare o di grazia;

- Cavalieri militi di giustizia;

- Serventi d’armi e d’ufficio.

 

Ogni tre anni, nella domenica dopo Pasqua, i cavalieri partecipavano a una fastosa cerimonia con una processione intorno alla Piazza dei Cavalieri, assistevano a una solenne messa e, poi, si riunivano per prendere le più importanti decisioni sugli affari dell'Ordine.

 

 

 

 Gli statuti dell'Ordine prescrivevano quali requisiti doveva possedere chi aspirava a essere ascritto alla Religione di S. Stefano; essi erano i seguenti: la nascita da genitori uniti da giuste nozze e in luoghi riconosciuti come "città nobili" , un'età superiore ai 17 anni, la buona condotta, l'appartenenza al ceto nobile dei quattro avi, il non avere esercitato arti vili e meccaniche, la titolarità di cariche onorifiche e di antiche dignità, un sufficiente patrimonio, non essere in debitato o proprietario di beni gravati da consistenti ipoteche.L'impossibilità di potere dimostrare la nobiltà di uno o di tutti gli avi veniva talvolta supplita con la fondazione di una commenda di padronato o con l'aumento del fondo di una commenda già esistente. Comunque per tutte le deroghe alle norme degli statuti occorreva la dispensa da parte del granduca e gran maestro.Chi desiderava di essere fatto cavaliere e apparteneva a un altro Ordine doveva prima dimettersi da esso o ottenere la dispensa dalla S. Sede. Non poteva essere ammesso all'Ordine di S. Stefano chi aveva commesso un omicidio o chi si era macchiato d'infamia.

L'aspirante cavaliere inviava una supplica al granduca, con la quale chiedeva di essere autorizzato a fare le provanze di nobilità. Il granduca o il suo auditore, presidente dell'Ordine con un rescritto disponeva che il consiglio "vedesse e informasse". Questo scriveva una lettera all'ordinario ecclesiastico della città o del luogo del supplicante, pregandolo di comandare al suo vicario generale, con l'assistenza di un cavaliere di S. Stefano e del notaio della curia, di fare il processo di nobiltà, e un'altra lettera a un cavaliere della detta città, ordinandogli di assistere al processo.

Nello stesso giorno o in uno dei giorni seguenti il supplicante compariva davanti all'ordinario ecclesiastico o davanti al cancelliere dell'Ordine di Firenze o a quello di Pisa o davanti ai capitani delle città di Cortona e Sansepolcro e, facendo riferimento all'autorizzazione concessagli, per fare chiarezza sulla nobilità dei quattro quarti suoi antenati, presentava i capitoli (cioè una lettera composta di vari paragrafi, nella quale specificava i nomi degli antenati, l'età, le sue qualità morali, l'attitudine agli esercizi militari e cavallereschi, l'entità dei beni e delle rendìte, l'eventuale possesso di baliati, di priorati o di commende), allegava gli stemmi a colori delle quattro famiglie, talvolta gli alberi genealogici, le fedi di battesimo, di matrimonio e dell'ufficio dell'estimo, le lettere patenti della comunità di appartenenza o di altre comunità, eventuali diplomi granducali o di altri potentati, diplomi relativi a titoli cavallereschi o a cariche ecclesiastiche, a nomine a cariche importanti (come operaio della cattedrale o capo di confraternite) e ogni altro documento che potesse servire a dimostrare il lustro suo e degli antenati. Circa gli stemmi il capitolante, á scanso di equivoci, non solo descriveva come erano costituiti (bande, quarti, campi, targhe), ma indicava il luogo da dove erano stati riprodotti (affreschi di cappelle e di altari, di portali di chiese, di palazzi pubblici o privati, di ospedali, miniature di statuti e di registri pubblici, ecc.). La riproduzione di questi stemmi veniva affidata a provetti disegnatori della città del capitolante o di altri luoghi. In genere essi sono molto belli e disegnati su pergamena, su stoffa di seta o su carta speciale.

Per alcune famiglie gli alberi genealogici sono molto accurati e risalgono a epoche antiche, addirittura agli anni dopo il mille. Le fedi di battesimo e di matrimonio - non esistendo lo stato civile - erano estratte dai registri conservati nelle curie vescovili o negli archivi parrocchiali.Le fedi dell'estimo, se gli avi erano toscani, venivano rilasciate dalle cancellerie dei Comuni, dagli uffici dell'estimo o della decima e contenevano l'elencazione particolareggiata delle proprietà e del valore estimale dei beni.Le lettere patenti degli anziani e dei priori delle comunità contenevano l'elenco delle cariche pubbliche ricoperte dai membri delle famiglie, nonché le missioni particolari affidate alle singole persone, le eventuali benemerenze e le attestazioni ricevute.Se il supplicante abitava in una città dove esistevano sei o più cavalieri, a sua richiesta e per ordine dei dodici cavalieri del consiglio, il priore o il balì e, in loro assenza, il primo commendatore o il più anziano dei cavalieri doveva convocare i cinque cavalieri più anziani che non avevano rapporti di interesse con lui; essi, informatisi sulle famiglie dei quattro avi, dovevano esaminare se quelle avessero i requisiti prescritti dagli statuti e poi deliberare l'ammissibilità. 1 cavalieri intervenuti alla consulta dovevano eleggere poi due cavalieri per ciascuno e i loro nomi dovevano essere comunicati all'auditore; egli ne estraeva a sorte due e affidava a loro l'incarico di prendere informazioni separatamente sulle qualità del supplicante. Nel caso che gli avi fossero stati di città diverse, il supplicante doveva promuovere tanti processi di nobiltà quante erano le dette città.I figli di un padre cavaliere per giustizia potevano omettere di fare le provanze dei quarti paterni e limitarsi a fare solamente quelle dei quarti materni.I fratelli utrinque congiunti di cavalieri erano tenuti a fare solamente le provanze riguardanti la loro vita e i loro costumi.Il processo di nobiltà si svolgeva, in uno o in più giorni davanti al milite socio del commissario della città di appartenenza del supplicante (nei primi anni dopo il 1562); già dal 1566 si cominciò a farli nell'ufficio del notaio dell'auditore presidente dell'Ordine a Firenze o nella cancelleria di Pisa o nelle curie vescovili o anche in case private. Dalla seconda metà del Settecento i processi furono fatti davanti all'assemblea dei nobili delle città dei supplicanti. I testi, da due a otto, ciascuno singolarmente, dopo avere prestato giuramento e spesso dopo essersi confessati e comunicati, deponevano sulla veridicità delle affermazioni espresse nei singoli capitoli e sull'autenticità degli stemmi a colori prodotti; al termine veniva redatto un verbale dal notaio della curia o dell'auditore. Esso, di solito, era un dottore in utroque ture, notaio per autorità imperiale e apostolica.I titoli che, per lo più, venivano attestati per i cavalieri militi erano i seguenti: che il supplicante era di buone qualità di vita, di costumi, di fama e di condizione; che era sano di corpo e atto agli esercizi militari e cavallereschi; che aveva già viaggiato nelle galee; che aveva facoltà bastanti per mantenere con decoro il grado di cavaliere; che discendeva legittimamente da antenati che avevano condotto vita onorata; che questi erano stati annoverati tra i più nobili e più antichi cittadini e che avevano ricoperto le più importanti cariche (priore, proposto, gonfaloniere, componente dei consigli, ambasciatore, titolare di comandi militari o navali); che il supplicante aveva goduto i primi onori soliti concedersi ai gentiluomini; che altri antenati avevano vestito l'abito di cavaliere degli Ordini di S. Stefano, di Malta o di altri Ordini; che avevano avuto l'investitura di feudi; che avevano goduto giurisdizioni di molta considerazione; che avevano la proprietà di case, di torri, di ville e di castelli.

I titoli attestati per i cavalieri cappellani nobili erano: che il supplicante aveva buon grado d'intelligenza; che conosceva bene il latino e che aveva una conveniente letteratura; che cantava di canto fermo e figurato; che aveva buon grado di voce; che suonava uno o più strumenti musicali; che era pratico del coro; che frequentava la chiesa con soddisfazione dei superiori; che non era stato frate di alcuna Religione (in particolare degli Ordini mendicanti); che non era scomunicato né macchiato d'infamia; che era di bonissime qualità di vita e di costumi onorevoli; che era stato promosso al sacerdozio, legittimamente (e non per salto), da prelati che avevano avuto il potere di conferire gli ordini sacri dall'autorità pontificia; che non era storpiato, ma di bella e ragionevole presenza; che discendeva da genitori uniti da giuste nozze e da legittimo matrimonio; che il padre e la madre vivevano da buoni cattolici; che svolgevano professioni non disdicevoli; che non erano macchiati d'infamia.I cavalieri serventi d'arme non erano tenuti a fare le provanze di nobilità; tuttavia essi non dovevano essere scelti tra persone dell'infima plebe e dovevano provare di essere nati da onesti parentati, essere pratici degli uffici liberali, non avere svolto esercizi vili, fatta eccezione di quelli richiesti dal mestiere della guerra.

Se i titoli presentati dal supplicante erano giudicati non idonei, la supplica doveva essere respinta o con una motivazione generica per insufficienza di titoli o con la specificazione dei motivi del rifiuto (perché gli antenati o il supplicante avevano subito una condanna o perché avevano svolto professioni vili o perché il patrimonio non era ritenuto sufficiente per potere mantenere con decoro il grado di cavaliere).Svolta tutta la procedura per l'ammissione all'Ordine, l'auditore del granduca inviava ai dodici cavalieri del consiglio un rescritto con l'ordine della vestizione, con le condizioni (in genere l'obbligo di navigare e di pagare il 'passaggio') e con l'indicazione del dignitario incaricato di vestire il neocavaliere. Questi, ricevuta la comunicazione, prendeva accordi con il detto dignitario e con il religioso della chiesa, dove si sarebbe dovuta svolgere la cerimonia. Nel giorno stabilito egli si recava in chiesa, dove veniva celebrata la messa e distribuita l'eucarestia, il dignitario gli "percuoteva l'una e l'altra spalla" e gli consegnava l'insegna, ^ altro cavaliere gli porgeva la spada e altri due cavalieri gli accomodavano ai piedi gli sproni dorati e gli ricordavano che l'abito militare doveva essere suo proprio per sempre e non per un tempo determinato, che doveva tenerlo presso di sé e servirsene in tutte le funzioni della Religione. Solamente quando il cavaliere moriva, nel giorno nel quale si celebravano le esequie, l'abito veniva 'trinciato' da due cavalieri. Al termine della vestizione un notaio redigeva un istrumento, che veniva riunito a quelli dei cavalieri vestiti in precedenza. Infine nella cancelleria dell'Ordine venivano redatti appositi registri di Apprensioni d'abito, contenenti i regesti sommari delle vestizioni dei cavalieri disposti in modo cronologico molto libero.

 

 

 

Le Cavaliere dell'ordine di Santo Stefano. Le monache della Santissima Concezione di Firenze

di Eleonora Baldasseroni

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Grazie ai documenti conservati nel fondo Corporazioni religiose soppresse dal governo francese, presso l'Archivio di Stato di Firenze, è stato possibile ricostruire la storia del monastero fiorentino della Santissima Concezione di via della Scala. Fondato, grazie alle ultime volontà di Eleonora di Toledo,dal figlio Ferdinando I, ospitava le fanciulle delle più illustri famiglie fiorentine. Per entrarvi era necessario sostenere le provanze di nobiltà, come avveniva per coloro che volevano indossare l'abito equestre dell'Ordine di Santo Stefano. Infatti le monache erano anche chiamate "le cavaliere" dell'Ordine. Il monastero era sotto il controllo del Gran Maestro della Religione e del Priore della chiesa conventuale; dal 1785, grazie ad una legge di Pietro Leopoldo, invece, passò sotto la direzione all'Arcivescovo di Firenze.

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 Nella sua " storia genealogica della nobilta' e cittadinanza di Firenze " ( Napoli 1754 ) a pagina 40-41 il Mecatti scrive (attribuendo al Mariani )

Carnesecchi

Sono molto antichi , e si dissero gia' dei Duranti .Hanno avuto 49 Priori , 11 Gonfalonieri , ed 8 senatori ; oltre ad un Cavaliere di Malta , ed alcuni Cavalieri di San Stefano .

Per loro chiamasi il Canto de' Carnesecchi dal Centauro , ove era la casa di Francesco Maria , il quale non e' molto ch'e' passato all'altra vita senza successione .

 

 

 

Carnesecchi cavalieri dell'Ordine militare marittimo di Santo Stefano : CAVALIERI PER GIUSTIZIA

 

 

 

Dal 1561, anno della fondazione, al 1809, Firenze dette all'Ordine dei Cavalieri di S. Stefano 1342 Cavalieri, Siena 509 Cavalieri, Pisa 377 Cavalieri, Volterra 150.

Nello stesso periodo, 98 furono le famiglie che militarono nell'Ordine con più di 10 componenti;

 

 il Monaldi elenca questi cavalieri di Santo Stefano tra i Carnesecchi :

……………………….in oltre Vergilio e Raffaello ambedue Cavalieri di Santo Stefano, …..

 Vincenzio di Francesco di Ridolfo viene eletto successivamente al lavoro del Monaldi 

 

 

 


Dopo la fondazione dell'Ordine nel 1561 tre persone di cognome Carnesecchi ed uno di cognome Aulla Carnesecchi sono diventati cavalieri per giustizia, e cioè

 

 

  

 

Nell'ordine nel

 

 

 

 

Raffaello di Leonardo di Raffaello

1568

1547-1621

Virgilio di Ridolfo di Giovanni

1570

 

Vincenzio di Francesco di Ridolfo

1597

 

 

 

 

Pietro Ridolfo Aulla Carnesecchi del fu cavalier Luigi

1805

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ricevo dall'amico Paolo Conti di Lucca

 

Ho appena comprato il libro L'Ordine di Santo Stefano nella sua organizzazione interna (Elenco Cavalieri dal (1562-2012)

Tra gli altri ho trovato questi :

Carnesecchi Raffaello Firenze

Giustizia

20 maggio 1568

Carnesecchi Virgilio Firenze

Giustizia

14 Luglio 1570

Carnesecchi Vincenzio di Francesco

Giustizia

1 Marzo 1597

 

Elenco alfabetico e cronologico per apprensioni d'abito di tutti ii cavalieri appartenuti all'Ordine secondo il "Repertorio" e "l'inventario" del Cav. Federico Fulger (1563-1809).

L'ordine di elencazione per ciascun cavaliere è il seguente:

Nominativo - Patria - Titolo della vestizione - Riferimento cronologico di vestizione d'abito

 Paolo Conti

 

 

Nel libro e' citata anche

Carnesecchi Maddalena Firenze Monastero S.S Concezione (senza data ne località)

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Credo che sugli Aulla Carnesecchi ci sia un po di confusione

Pietro Ridolfo e' in realta' Pietro Leopoldo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Virgilio Carnesecchi

 

 

 

 

Secondo Bocchi-Cinelli, nel suo " Bellezze della città di Firenze" (1677), in questo angelo e' raffigurato il cav. Virgilio Carnesecchi

 

 

 

 

 

 

 

Vincenzo Carnesecchi

 

 

 

 Parlando di Tommaso Fedra Inghirami in

Figure minori dell'Ordine Stefaniano : Note biografiche su Tommaso Fedra Inghirami Lodovico Inghirami Quaderni Stefaniano –

Anno Quarto Giornata di studio dell'Accademia di Marina del S.M.O. di S. Stefano P.M. Prato, 18 maggio 1985

Si dice :

 

……….Il Guarnieri, certamente il maggior storico dell'Ordine, include un Carnesecchi ( che per ora non ho individuato ) tra i comandanti di galere che più si distinsero e lo pone accanto a Barbolani di Montauto, Capponi, Inghirami , Barbavara, Bava, Roncioni, Sozzifanti. …………………………. 

 

 

 

Eccoci al Guaneri :

 

 

 

 

 

 

 

Quindi Vincenzo Carnesecchi si distinse particolarmente al comando delle galere dell’ordine

 

 

 

 

 

 Elenco dello equipaggio della galera Santa Maria Magdalena per il viaggio
del dì 8 di Aprile 1612:

il Sig.re Cavalier Vincentio Carnesecchi Capitano di detta Galera.
Cav. Giulio Cesare Bernabei, Napolitano volontario
Cav. Ranieri Roncioni, Pisano volontario
Cav. Francesco Upezzinghi per l'anzianità
Cav. Francesco Barnaba, Napolitano per l'anzianità
Cav. Paolo Emilio Avanzati, Fiorentino per l'anzianità
Cav. Francesco Venerosi, Pisano per l'anzianità

 

( per la cortesia del conte Massimo Angelo Cavalloni )  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carnesecchi cavalieri dell'Ordine militare marittimo di Santo Stefano : CAVALIERI NON PER GIUSTIZIA

 

Non sapevo se dei Carnesecchi potessero essere annoverati tra questi ma mi pare di no

 

 

nemmeno Ridolfo di Francesco Carnesecchi, Patrizio di Firenze

nemmeno Zanobi di Bartolomeo di Zanobi Carnesecchi

nonostante

 Pag. 44 1610 Ms. Piero di Ms. Luigi Mozzi citt. fior.o

Ginevera del Cav. Ms. Zanobi Carnesecchi citt. fiorent.o s. 8500

 

 

 

 

 

dal libro :

Le tre Nobiltà, di Marcella Aglietti a cura dell'Istituzione dei cavalieri di S.Stefano, ed. ETS Pisa:

 



Nota delle famiglie fiorentine patrizie che non hanno la Decima di fiorini 10…….
……….Tra i Patrizi che non raggiungevano quel livello minimo si ricordavano ( secondo un ordine decrescente a partire dal meno povero): i fratelli Aldana, Giovanbattista e Alemanno Rossi, Giuseppe e Niccolò Scarlatti, Spinello Castellani, i fratelli Orlandi e i Tealdi, i fratelli Mori Ubaldini, Bartolomeo Bartoli, gli Ubaldini da Gagliano, gli Stendardi, i fratelli Carnesecchi e i Roti, Giovanbattista Arrighi.
Tra i nobili si segnalavano i cavalieri Fabbreschi, Settimanni, D'Ambra, Tamburini e Salvadore Rossi.

Nobili di Prato:
Sebastiano Carnesecchi di Lorenzo. 4 marzo 1765, residenze nel Gonfalonierato per giustizia.

Nobili di Firenze:
Capitano Sebastiano Carnesecchi da Prato, 4 marzo 1769, prime cariche cittadine.

Patrizi di Firenze:
Ridolfo di Francesco Carnesecchi, squittinati per risiedere nelle maggiori magistrature nel 1524. cavaliere dell'Ordine Stefaniano ma non per giustizia.

 

 

 

Per la cortesia del conte Massimo Angelo Cavalloni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altre informazioni su componenti della famiglia Carnesecchi si trovano
invece nell'archivio dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, sempre
conservato presso questo istituto, nella serie delle Provanze di Nobiltà.
Ciascuno di questi cavalieri avrà dovuto presentare la documentazione necessaria per provare la propria nobiltà e quella dei 4 avi.

 

 

 Purtroppo non ho alcuna notizia circa i Carnesecchi. E' molto probabile che ci siano notizie sui C. nell'archivio dell'ordine di S. Stefano, ma non sicuro al 100%. Infatti le prove di nobiltà con relative genealogie non sempre sono fornite e, talora, anche quando sono presentate non sempre ci sono le genealogie. Infatti se una famiglia mette un suo membro nell'Ordine come cavaliere investito con una commenda di padronato familiare allora può evitare l'esibizione delle prove. Oppure - specie nei primi tempi - le prove presentate sono molto sommarie e senza alberi genealogici. Ciò detto comunque bisogna che per i suoi C. veda che cosa le dà il materiale d'archivio. In primo luogo può guardare i registri di "Apprensione d'abito" che sono consultabili in sala di studio (quindi molto velocemente) e lì può ritrovare tutti i C. entrati nell'Ordine con relativa data di ingresso. Dai registri di provanze di nobiltà (anche questi consultabili direttamente come i precedenti) si trova il numero della filza che contiene eventualmente il "dossier" che riguarda il cavaliere reperito e quindi si può chiedere la filza con la sua collocazione precisa. Ma Le ripeto tutto questo è da fare a Pisa in Archivio.

Cordiali saluti

F. A.

mi permetta di utilizzare ancora un poco la sua la sua esperienza

Non sono mai stato in Archivio a Pisa , vorrei ottimizzare il lavoro

come sono strutturati i registri di Apprensione d'abito

per anno o per cognome................................. ?

cioe a dire come faccio a trovare a colpo sicuro tutti i Carnesecchi ed essere sicuro di averli trovati tutti

a questo punto cosa collega il registro di Apprensione d'abito con i registri delle provanze di nobilta'

cioe quando ho trovato Pippo Carnesecchi sul libro di Apprensione cosa lo collega al registro delle provanze grazie

 

Registri Apprensione d'abito sono nominativi (mi pare siano 4 o 5 registri suddivisi per periodi: 1562-1601; 1602-1665 ecc. : le date sono inventate).

Registri di provanze: sempre nominativi.

 

Ho preso contatto col dr Bernardini : con la morte del dr Casini si sono interrotte le pubblicazioni sui cavalieri e quindi e’ rimasto inaffrontato l’elenco dei cavalieri fiorentini con relative provanze

L'unico modo di rintracciare , secondo il dottore , i Carnesecchi cavalieri di Santo Stefano e' l'indagine all'archivio di Stato di Pisa 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

 

 ***

 

l'amico Paolo Conti di Lucca mi segnala questo libro che mi pare importante

 

L'Ordine di Santo Stefano nella sua organizzazione interna (Elenco Cavalieri dal (1562-2012)

Elenco alfabetico e cronologico per apprensioni d'abito di tutti ii cavalieri appartenuti all'Ordine secondo il "Repertorio" e "l'inventario" del Cav. Federico Fulger (1563-1809).

L'ordine di elencazione per ciascun cavaliere è il seguente:

Nominativo - Patria - Titolo della vestizione - Riferimento cronologico di vestizione d'abito

 

 

 

Statuti ,capitoli et constitutione dell'ordine dei Cavalieri di Santo Stefano

http://books.google.it/books?id=X6I8AAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=cavalieri+santo+stefano&hl=it&ei=WR5pTLurIceV4AaYoIyZBA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CCsQ6AEwAA#v=onepage&q=carnesechi&f=false

 

 

 

I pregii della Toscana nell'imprese più segnalate de' cavalieri di Santo Stefano

Di Fulvio Fontana

http://books.google.it/books?id=dlA_AAAAcAAJ&pg=PA1&dq=cavalieri+santo+stefano&hl=it&ei=yx9pTJiYDY2e4AbMlZiZBA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CCcQ6AEwADgK#v=onepage&q&f=false

Col catalogo delle galee catturate

col catalogo dei Cavalieri Capitani ( tra cui Vincenzo Carnesecchi )

 

 

GUARNIERI G. - "I Cavalieri di S. Stefano". Pisa. Nistri e Lischi. 1960.

 

 

 

 Il sig Grimaldi moderatore del Forum IAGI mi ha segnalato anche i seguenti volumi :

 

L'ordine di Santo Stefano, Gino Guarnieri, Pisa, 1966.

Guarnieri, Gino - Santo Stefano dei Cavalieri nella storia e nella poesia - Livorno - 1974

Guarnieri, Giuseppe Gino - Cavalieri di santo Stefano : Contributo alla storia della Marina militare italiana. 1562 - 1859 - Pisa - 1928

Guarnieri, Giuseppe - Le imprese guerresche dei Cavalieri di Santo Stefano dal 1600 al 1621 ; Illustrazioni, carte e appendice ricchissima di documenti inediti - Livorno - 1914

Rodolfo Bernardini, Il Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, Ordine Dinastico-Familiare della Casa Asburgo Lorena, Pisa, 1990,

Bernardini, Rodolfo - Breve storia del sacro militare Ordine di S. Stefano papa e martire dalla fondazione a oggi e dell'istituzione dei Cavalieri di S. Stefano- Pisa - 1995

Bernardini, Rodolfo - L' Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano : origine, sviluppo, attivita, presentazione di Danilo Marrara - Pisa - 2005

Bernardini, Rodolfo - Le imprese dei cavalieri di S. Stefano nella saggistica del Seicento- Pisa - stampa 1993

Bonifacio, Gaetano - Campagne dei cavalieri di S. Stefano in Levante 1684-1688 - Livorno - 1938

Marchesi, Giorgio Viviano<1681-1759> - La galeria dell'onore ove sono descritte le segnalate memorie del sagr'ordine militare di s. Stefano p. e m. e de' suoi cavalieri ... Opera del cavaliere Giorgio Vivian- In Forli: Marozzi, 1735

Ciano, Cesare - Santo Stefano per mare e per terra : la guerra mediterranea e l'Ordine dei Cavalieri di santo Stefano dal 1563 al 1716 / Cesare Ciano - Pisa - [1985]

Licurgo Cappelletti, Storia degli Ordini Cavallereschi, ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese, 1981,

 

 

ED ANCORA :

 

L'Ordine di Santo Stefano e l'amministrazione delle sue fattorie, Pisa, Ets, 1999

La chiesa di Santo Stefano e la piazza dei Cavalieri, Stefano Sodi e Stefano Renzoni collana Mirabilia Pisana, edizioni Ets, Pisa 2003

Le Commende dell'Ordine di Santo Stefano con saggi di studiosi sulle commende tra il 1600 ed il 1800, con uno studio su Pisa, Pescia, Arezzo e la Toscana. Roma, ARCHIVI DI STATO, 1997.

Atti del convegno " La commenda di grazia dell'Ordine di Santo Stefano nell'800", ETS Pisa 2003

 

 

 

 

 Per i processi di coloro che nel tempo chiesero di diventare membri dell'Ordine , corredati dagli stemmi gentilizzi a colori delle famiglie interessate sono indispensabili :

 

Casini Bruno I Cavalieri di Siena e del territorio senese membri del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano papa e martire edizioni ETS

Casini Bruno I Cavalieri di Pisa Lucca Volterra membri del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano papa e martire edizioni ETS

Casini Bruno I Cavalieri di Arezzo Cortona e Sansepolcro membri del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano papa e martire edizioni ETS

Casini Bruno I Cavalieri di Pistoia ,Prato e Pescia membri del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano papa e martire edizioni ETS

Casini Bruno I cavalieri delle citta'e dei paesi della Toscana occidentale e settentrionale membri del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano papa e martire edizioni ETS

 

 

 

 

 

 Casini Bruno I Cavalieri di Arezzo Cortona e Sansepolcro membri del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano papa e martire edizioni ETS

 

 Riepilogo delle persone che vestirono l'abito di cavaliere dell'Ordine

di S. Stefano nei sottoelencati citta' o paesi

Città e paesi

1562-1599

1600-1699

1700-1799

1800~1859

Totali

Arezzo

31

132

126

27

316

Cortona

13

59

75

17

164

Sansepolcro

6

26

34

10

76

Anghiari

8

2

1

2

13

Bibbiena

0

3

2

0

5

Castel del piano

0

 

 

1

1

Castiglion fiorentino

7

12

6

1

26

Chitignano

3

4

2

2

11

Foiano

0

 

1

2

3

Galeata

0

2

 

 

2

Laterina

0

1

1

2

4

Lucignano

0

2

3

1

6

Montedoglio

2

 

 

 

2

Monte S.Maria

4

7

2

 

13

Monte S Savino

3

2

4

2

11

Pieve S Stefano

1

 

 

 

1

Poppi

1

1

 

 

2

Terranova

1

 

 

 

1

Paesi diversi

3

 

1

 

4

 

 

 

 

 

 

totali

83

253

258

67

661

 

 

 

 

 

 

 

 

Le schede di questo volume ammontano a 707 e riguardano i cavalieri militi, i cavalieri cappellani, i taù, le guardie marine, le fanciulle che entravano nel monastero della Santissima Concezione di Firenze e i reprobati.Relativamente agli stemmi è da notare che non figurano quelli degli avi dei cavalieri cappellani e dei taù, perché queste due categorie non li producevano all'atto della domanda. Da rilevare anche è il fatto che raramente sono riportate le date delle morti, ma solo quelle delle esequie.Le persone di Arezzo, Cortona e Sansepolcro e dei paesi vicini che vestirono l'abito di cavaliere ammontarono a 661. Come può vedersi dettagliatamente dalla tabella in appendice quasi il 77,3 1 % appartennero ai secoli XVII e XVIII.Arezzo era stata la diocesi più vasta della Toscana dal secolo VII al 1325, i suoi vescovi dipendevano immediatamente dalla S. Sede, portavano il titolo di principi del Sacro Romano Impero e di conti di Cesa. Essa contò 316 cavalieri. Le famiglie che ebbero il maggior numero di cavalieri furono gli Albergotti 35, i Bacci 32, i Giudici 22, i Barbolani e i Lippi 15, i Subbiani 13, i Roselli e i Guazzesi 12, ì Gamurrini e i Lambardi 11, i Gualtieri 10; le rimanenti famiglie annoverarono un numero di cavalieri inferiore a 10.Cortona, sede vescovile dal 1325, ebbe 164 cavalieri. Le famiglie che contarono il maggior numero di cavalieri furono: i Laparelli 23, i Passerini 22, i Tommasi 21, i Venuti 17, i Mancini 15; le rimanenti famiglie tutte un numero inferiore.Sansepolero, sede vescovile dal 1515 e decorata del titolo di città dal 1520, nel 1750 fu elevata al rango di città nobile. Essa annoverò 76 cavalieri. Le famiglie che ebbero il maggior numero di cavalieri furono: i Pichi 28, i Gherardi 14, i Tidi Mellini 7, i Sergiuliani e gli Alessandri 6, i Bernardini 5.I paesi dell'aretino che ebbero il maggior numero di cavalieri furono Castiglion Fiorentino 26 e Anghiari e S. Maria del Monte 13. 

 

 

 

 ……………………continua……………………………

 

 

NON HA A CHE FARE CON LA MARINA STEFANIANA MA E' COMUNQUE UNA STORIA DI MARE

 

 

ANNO 1571 UN CARNESECCHI MILITANTE TRA I VENEZIANI CATTURATO DAI TURCHESCHI

 

 

http://books.google.it/books?id=Hb48AAAAcAAJ&pg=PT475&dq=carnefecchi&hl=it&ei=iUjuTZvAO8OE-warndSFCA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=7&ved=0CEYQ6AEwBjha#v=onepage&q=carnefecchi&f=false

 

Cattura a 20 miglia da Corfu della nave veneziana Moceniga da parte del corsaro Ucciali o Occhiali' ( chiamato vicere' di Algeri ) il 21 luglio 1571:

Dopo una resistenza di una giornata assalita da molte navi turchesche la nave viene catturata

La Moceniga e' comandata da Giovan Tommaso Costanzo un giovane di 17-18 anni figlio di Scipio Costanzo ( condottiero di gente d'arme per la Serenissima ) e fratello di Camilla moglie di Roberto Malatesta da Rimini che viene catturato ed inviato come schiavo al Pascia'

Tra gli uomini della nave ( e quindi al soldo dei Veneziani ) feriti nel combattimento e probabilmente successivamente catturato c'e' anche un Carnesecchi

ignoro la sorte di questo Carnesecchi ferito e probabilmente catturato od anche ucciso

Non ho idea di chi sia questo Carnesecchi

" ……………….Carnesecchi un arcobusata nella spalla…………………. "

 

Puo' morto nel combattimento , essere catturato e morto in schiavitu' oppure riscattato

Non doveva esser comunque uomo da poco perche viene nominato per cognome

 

reso schiavo  …………un Carnesecchi : catturato nel 1571 dal corsaro turchesco Occhiali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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