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 Storia dei Carnesecchi 1532--1800 -- prima parte

 

 

 

In questi anni spiccano in modo particolare le figure

 

di Giovan Battista di Gherardo Carnesecchi un antimediceo alla difesa di Siena

del protonotario Pietro di Andrea Carnesecchi segretario di Clemente VII : fautore della riforma , condannato a morte per eresia

di Bartolomeo Carnesecchi del Banco Carnesecchi Strozzi e Compagni

dei figli e nipoti di Giovanni di Andrea Carnesecchi impegnati nell'attivita' estrattiva in Versilia

degli otto senatori ed in particolare del senatore cavaliere di Santo Stefano : Raffaello di Lionardo di Raffaello Carnesecchi

 

 

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Signoria Granducale medicea 1532--- 1769

 

 

 Storia cronologica di Firenze

Restaurazione medicea

 

CARLO V 1530 - 1532

ALESSANDRO I 1530 - 1537

COSIMO I 1537 - 1574

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Decadenza e appiattimento delle grandi famiglie

 

Da più di quattro secoli le grandi famiglie fiorentine avevano mantenuto vive le tradizioni repubblicane e democratiche del comune , più che altro perché la forza (o la debolezza) delle singole famiglie era stata sempre più o meno uguale. Molte delle cagioni per la declinazione del potere delle singole famiglie furono piuttosto banali. Nel 1530 la Francia, l'Olanda e l'Inghilterra già tessevano la propria lana (e spesso con risultati migliori delle stoffe tradizionali fiorentine). All'inizio del secolo sedicesimo la Francia aveva una fiorente industria della seta, che pian piano esauriva i mercati fiorentini. L'industria bancaria delle singole famiglie (eccezione fatta dei Medici) non aveva più la forza d'una volta, e col potere crescente dei diversi paesi europei, quale l'Inghilterra, non c'era più bisogno delle piccole banche familiari di Firenze". Era l'epoca della prosperità nazionale in Francia, Spagna e Inghilterra, che contrastava con la prosperità comunale della tradizionale città medievale. Anche la Toscana, su scala minore, partecipava a questa prosperità nazionale, ma, naturalmente, era incapace di competere coi poteri maggiori dell'Europa. Le scoperte nel Mondo Nuovo e nell'Asia orientale portavano l'interesse delle monarchie europee in quelle sfere e fuori dell'ambito più ristretto del Mediterraneo. Infine, le tariffe imposte dall'Inghilterra e dalla Francia contro le merci provenienti dall'estero colpivano di nuovo, fra tutti gli altri mercati, anche quello fiorentino. Ecco i motivi esterni perché molte famiglie nobili perdettero il loro potere e la loro influenza.

 

 Il 20 agosto 1530 fu di nuovo imposto a Firenze, ridotta ormai in extremis dal punto di vista militare e politico, il dominio mediceo. Ecco il prezzo che Carlo V doveva pagare per accontentare il Papa mediceo, Clemente VII. Papa Clemente, figlio bastardo di Giuliano de' Medici, aveva scelto, quale suo rappresentante a Firenze, Alessandro, figlio di Lorenzo, duca d'Urbino. Già dopo il trattato di Barcelona del 1529 Carlo aveva impegnato consorte futura di Alessandro la figlia Margherita, e quando nel luglio del 1531 Alessandro arrivò a Firenze, portava il documento, sigillato dall'Imperatore, che proclamava lui e i suoi eredi legittimi governatori di Firenze. Nel 1532 , il potere mediceo fu accresciuto nella città quando la vecchia costituzione repubblicana (di Priori e di Gonfaloniere) fu abolita e rimpiazzata dal Duca ereditario, aiutato da un consiglio di duecento, un senato di quarantotto e un gabinetto di quattro. In effetti, dopo il 4 aprile 1532 la Repubblica aveva ceduto il posto al Ducato, e da questo punto in poi la posizione politica della nobiltà fiorentina diventava sempre più debole.

 Quando poi fu assassinato Alessandro dall'erede potenziale, Lorenzino, pochi furono i Fiorentini che vi badarono, esempio classico dell'alienazione di un principe dai suoi sudditi che Niccolò Machiavelli aveva sconsigliata. A Lorenzino mancava l'influenza o la forza di riprendere in mano il governo della città, e così Cosimo de' Medici, figlio del condottiero Giovanni dalle Bande Nere succedette al ducato. Questi sono fatti già ben noti; ma la sconfitta del 1532, l'imposizione del nuovo regime mediceo, l'assassinio di Alessandro (senza l'intervento di un forte partito aristocratico), e la successione al trono dell'au tocratico figlio di un condottíero fortissimo - tutti questi fattori contribuirono alla decadenza della nobiltà fiorentina, e così dello spirito di rivalità senza cui era forse inevitabile l'ultima decadenza del rinascimento fiorentino. Altro preannuncio dell'avveníre delle famiglie nobili fu la facilità con cui il diciottenne Cosimo succedette al ducato senza la diretta opposizione dei repubblicani rimasti a Firenze, benché, fuori della città, gli esuli continuassero a lavorare contro la restaurazione medicea. Cosimo nel mentre teneva a distanza i suoi inferiori, seguendo sempre una politica autocratica, sia dentro che fuori Firenze. Era un'epoca in cui la monarchia assoluta era di regola nell'Europa, e Cosimo, entro i limiti più stretti della Toscana, fu un esempio tipico di monarca assoluto. Questi dunque i motivi interni, per così dire, della decadenza e dell'immobilità della nobiltà fiorentina dopo il 1530.

 

E fu Cosimo ad introdurre quei titoli nobiliari che in Firenze mancavano affatto ,creando un rapporto di dipendenza dal duca e l'implicito riconoscimento dell'autorita' ducale (la superiorita' di chi da su colui che riceve , il valore del titolo e' legato al valore di chi lo concede )

Anche l'istituzione dei Cavalieri di santo Stefano in un certo modo va in questo senso

 

 

Fiumi pag 272-273 "Demografia, movimento urbanistico e classi sociali in Prato dall'eta' comunale ai tempi moderni, Firenze, Olschki, 1968. "

La mancata rigenerazione della borghesia capitalistica e il "progressivo disinteresse della classe dominante per le manifatture e per i traffici determinarono la graduale riconversione dell'economia da mercantile ad agraria. A partire dal secolo XV l'organizzazione sociale si va adeguando a questo nuovo ordine di cose. Prende consistenza un neofeudalesimo che ha per vertice il principe. Superata, infatti, con l'affermazione della dinastia medicea, ogni lotta di famig1ie e di gruppi per il predominio politico, il potere si accentra nelle mani del principe, intorno al quale prospera un'aristocrazia terriera, che beneficia dei favori di corte. Le famiglie, che avevano allargato e consolidato i loro possessi rurali impiegandovi, per trarne sicurezza, i capitali guadagnati nel commercio internaziona1e, compongono ora i quadri della nobiltà del granducato, nobiltà che il principe investe di lucrosi benefizi, di commende, di rendite di ordini laici e religiosi`. Di fronte a questa casta privilegiata, la quale, vigendo i vincoli fidecommissari, prende quello che la terra dà e trascura migliorie e bonifiche, sta la plebe cittadina e campagnuola, che vive in condizioni di grave disagio. I mercanti di recente origine, il ceto artigianale e bottegaio, i piccoli proprietari terrieri, ristretti tra nobiltà e proletariato, solo nei casi più fortunati e attraverso qualche generazione possono aspirare alla promozione sociale.

 

 

Non pero' senza qualche sussulto : merita una citazione particolare anche se fuori dalla storia dei Carnesecchi il seguente

 

 

Francesco Burlamacchi, nel concepire la sua congiura, era invece animato dal proposito di fare rivivere le antiche repubbliche della

Toscana o per lo meno di rendere libere Pisa, Pistoia, Firenze, Arezzo e, se fosse stato possibile, Perugia e Bologna, congiungendo queste città ed altre

ancora alle superstiti repubbliche di Lucca e di Siena. Lui era stato gonfaloniere e nel tempo in cui sperava di tradurre in atto il suo disegno

copriva la carica di commissario dell'ordinanza, cioè della milizia del territorio lucchese, carica che doveva rendere facile l'esecuzione del suo

piano. Questo era abbastanza semplice. Il Burlamacchi, con il permesso della Signoria, doveva radunare fuori di porta S. Donato i millequattrocento uomini

di Borgo a Mozzano e i duecento di Ponte di Moriano con il pretesto di passarli in rassegna. A tarda ora, dopo la chiusura delle porte della città,

come se avesse voluto condurre le truppe ad una sua villa di S. Maria in Colle, doveva invece, insieme con quelle dei Colli, di Ponte S. Pietro e di

Camaiore guidarle verso Pisa. Egli era sicuro che i Pisani, al suo avvicinarsi si sarebbero levati in arme e che il comandante della fortezza, Vincenzo di

Poggio, profugo lucchese non avrebbe opposto resistenza. Occupata Pisa e ingrossato l'esercito, il Burlamacchi avrebbe rapidamente liberate Pistoia,

Pescia e Firenze e, abbattuto il giogo di Cosimo de' Medici, ottenuta anche la liberazione di Arezzo e delle altre città toscane. Aveva messo a

conoscenza delle sue intenzione Leone Strozzi, il quale, bramoso di vendicarsi di Cosimo, aveva promesso, col fratello Piero, di collaborare all'impresa e il

26 aprile del 1546 aveva avuto a Venezia col Burlamacchi un convegno, dove era stato discusso il piano. Il Burlamacchi voleva che l'impresa si facesse nel

giugno, ma lo Strozzi, che allora non disponeva dei trentamila scudi promessi e aspettava il ritorno del fratello assente, lo persuase a rimandare

l'esecuzione a settembre. Questo indugio fu fatale perché un Andrea Pessina, che i congiurati avevano messo a conoscenza della trama, tradì;

costui andò a Firenze e svelò ogni cosa a Cosimo de' Medici, che ne informò la Signoria lucchese. Il Burlamacchi la notte dal 26 al 27 agosto fu arrestato e

sottoposto alla tortura; ma seppe tacere i nomi dei complici; ammise solo di avere avuto dei rapporti con lo Strozzi. Desiderando Cosimo avere nelle sue

mani il Burlamacchi per "esaminarlo" - come lui diceva - la Signoria lucchese si rifiutò e si rivolse all'imperatore, il quale ordinò che l'esame fosse

fatto a Lucca alla presenza di un commissario imperiale scelto da Ferdinando Gonzaga, il quale mandò Girolamo Bottoni di Casal Monferrato. Più tardi il

Burlamacchi fu mandato a Milano e chiuso nel castello dove il 14 febbraio del 1548 venne messo a morte. II Burlamacchi - scrive Ernesto

Masi- è senza, dubbio un memorabile esempio quanto può fare il sentimento patriottico e l'amore della libertà. Egli si eleva con la mente e col cuore

sui pensieri e sulle passioni del suo tempo, di un tempo che separava la morale dal diritto, giustificava i mezzi col fine e idolatrava la potenza e la

fortuna a qualunque prezzo acquistate; di un tempo, in cui il libro del "Principe" del Machiavelli era la più alta espressione del patriottismo e

del genio politico...".

 

 

 

Jean Boutier Trois conjurations italiennes : Florence (1575), Parme (1611), Gênes (1628)

A Florence, les conjurations deviennent nombreuses et décisives avec le moment médicéen. La majorité d'entre elles cherche en effet à mettre à bas la "seigneurie" des Médicis pour restaurer les anciennes institutions républicaines, qu'il s'agisse de la conjuration de Luca Pitti en 1465-1466, de celle des Pazzi en avril 1478, ou de celles qui, au XVIe siècle, marquent le maintien d'une forte opposition anti-médicéenne, comme celles de Pier Paolo Boscoli et Agostino Capponi en 1513, au lendemain de la restauration de 1512, du cardinal Soderini en 1522, ou, plus tardive, de Pandolfo Pucci en 1559. Certaines toutefois tentent d'imposer le retour des Médicis comme en août 1497, ou comme celle dite de Santo Spirito en faveur de Malatesta Baglioni, le 10 août 1530. Quelque soit leur objectif politique, toutes regroupent le plus souvent des jeunes gens des "meilleures" familles et se déroulent au sein d'un système social et politique oligarchique.

 

Congiura di Luca Pitti en 1465-1466

Congiura dei Pazzi en avril 1478

Congiura di Pier Paolo Boscoli et Agostino Capponi en 1513

Congiura di Pandolfo Pucci en 1559

 

 

 

 

 

 

 Col principato Mediceo inizia la sorte diversa dei Carnesecchi che riserva ancora fortuna ricchezza cariche ed onori per i rami che avevano appoggiato il partito Mediceo ed avviano verso la poverta' chi aveva fatto la scelta contraria 

 

Chi fu piu' nobile ?

 

 

 

 

 

 

 

 

1549 1170a 144

Unsigned "list of those people required to participate in the expenses that will be incurred during the festivities ordered to take place in the Quarter of San Giovanni on the next feast day of San Giovanni" (probably in the hand of Tommaso de' Medici). 126 names, including: Cardinal of Ravenna [Benedetto degli Accolti]; Don Francesco de' Medici [possibly Francesco I]; Monsignore [Ferdinando] Pandolfini; Pirro Colonna; Monsignore Altopascio [Ugolino Grifoni]; Cav. Lorenzo de' Medici; Iacopo Polverini; Francesco Torelli; Carlo Fei; Sforza Almeni; Iacopo de' Medici; Girolamo degli Albizzi; Cap. Francesco [possibly Francesco di Galeotto] de' Medici; Bernardetto de' Medici; Pandolfo Pucci; Lorenzo Pucci; Pierfrancesco Riccio; Giovanni Conti; Giovanni Naldini; Michele Ruberti; Vecchio da Perugia [Benedetto degl'Alessi]; Giulio de' Medici; Chiarissimo de' Medici; Carlo de' Medici; Alamanno de' Medici; Baldo de' Medici; Alamanno [di Antonio] de' Medici "suo fratello"; Tanai di Vieri de' Medici; Tommaso de' Medici; Vieri di Giuliandonato de' Medici; Tanai di Nicola de' Medici; Francesco di Vieri de' Medici; Alessandro di Chiarissimo de' Medici; Bernardo [possibly Bernardo di Niccolò] de' Medici; Luigi Martelli; Francesco Martelli; Prinzivalle della Stufa; Pandolfo della Stufa; Antonio degli Albizzi; Pietro Carnesecchi; Bastiano da Montauto; Bastiano del Pace; Lorenzo Scala; Alessandro Neroni; Girolamo Inghirlani [Inghirami]; Bernardo Puccini; Piero Landi; Antonio Landi; Bernardo Rinieri; Bernardo Guasconi; Alessandro Arrighi; Giovanni Arrighi; Luigi Bonciani; Antonio [di Matteo] "Credenziere della S.ra Duchessa."

 

[…] Lista di quelle persone che debono concorrere alla spesa della festa che s'ordina per il quartiere di s.to Giovannj per farla in questo S.to Giovannj e prima […]

 

 

1550 633/6

A list of the "casati", or families, in Quartiere Santa Giovanni, subdivided into the four gonfaloni of the quarter. Each gonfalone list is sub-divided again into major and minor, perhaps a reference to the social status of the families listed.

 

4.e [Quartiere] Santo Giovanni. Liona d'oro maggiore: Medi, Martelli, Masi, Rondinelli, Della Stufa […] Minore: Bucherelli, Buti, De Rossi […] Drago Maggiore: Medici, Carnesechi, Cappelli, Adimari […] Minore: Baroncini, Landi, Buonaccorsi, Lapini […] Chiave Maggiore: Albizi, Alexandri, Da Filicaia, Pandolfini […] Minore: Puccini, Calandri […] Della Robbia […] Vaio Maggiore: Pucci, Adimari […] Minore: Del Cittadino, Doni, Mazzei […]

 

 

 1551 636 99

The volume is a register of tax liability of Florentines and residents of the contado. This second section, which runs from folio 99 to fol. 101, is divided alphabetically by first name; it lists residents of Florence whose second name or patronymic is not known.

 

YHS 1551. Apresso saranno le poste [illegible] che non sa el secondo nome […] Amerjgo Carnesechi lanajuolo --- scudi 8--scudi 2 […] Conte Gherardo della Gherardescha --- scudi 30 --- scudi 5 […]

 

 

 

1551 634 54

A register of taxes owed or paid by individuals residing in the gonfalone Drago of the Quartiere San Giovanni.

 

[…] Segue Quartiere Santo Giovannj gonfalone Drago --- Andrea dj Crjstofano Marsupjnj --- scudi 1.10 […] Bernardo d' Andrea Carnesechj --- scudi 7 […] Bartolomeo di Piero di Bartolomeo legnaiuolo ---- scudi 1 […] Simone di Gujdaccjo Pecorj --- scudi 5 […] Vincenzjo di Luca Martjnj --- scudi 10 […] [Total] scudi 509.

 

 

 

 

 

 

 

Nel tempo del Granducato Mediceo 8 individui di casa Carnesecchi saranno senatori

 

Senatori del granducato mediceo 1532--- 1769

 

Dati ricavati da Manni : "Serie dei senatori fiorentini "

Nome

 Nascita e morte

data di elezione

 

 

 

Andrea di Paolo di Simone Carnesecchi

(1 luglio 1468 -29 giugno1542)

eletto 27 aprile 1532

Bernardo di Andrea Di Bernardo Carnesecchi

(17 novembre1481-7 marzo 1557)

eletto 17 dicembre 1546

Bartolomeo di Zanobi di Francesco Carnesecchi

(3 ottobre1501-23 maggio 1569)

eletto 31 marzo 1559

Pier Francesco di Andrea di Bernardo Carnesecchi

(10 gennaio1492-22 ottobre1576)

eletto 14 agosto 1571

Cristofano di sen Pierfrancesco di Andrea Carnesecchi

(10 giugno1531-3 giugno 1599)

eletto 19 novembre 1586

Raffaello di Lionardo di Raffaello Carnesecchi

(9 luglio1547-31agosto 1621)

eletto 20 agosto 1615

Antonio di Paolo di Antonio Carnesecchi

(28 ottobre1570 -16 dicembre1648)

eletto 30 gennaio 1622

Francesco di Giovanbattista di Zanobi Carnesecchi

(17 settembre1617-12 gennaio 1691)

eletto 14 luglio 1663

 

 

Dal Priorista del Ricci

 

Appresso si farà nota di tutti li Senatori della città di Firenze e prima di quelli fatti dalla Balia de 12 Riformatori confermati da Papa Clemente VII e poi seguiteranno quelli che sono stati eletti di mano in mano da G. Duchi pro tempore, con il Quartiere per il quale passano, tempo della nascita, elezione, e morte di ciascheduno di Loro, e con la nota del tempo dell’ elezione di quelli che di tali Senatori sono stati, e saranno fatti depositari.

 

 

 

 

 

 

Quartieri per i quali passano

Depositari con il tempo dell'elezione

Nascita

Giorno elezione

Morte

 

 

 

 

S. Giov.

Andrea di Paolo di Simone Carnesecchi

01-lug-1468

27-apr-1532

 

Balia

S. Giov.

Bernardo d'Andrea di Bernardo Carnesecchi

17-nov-1481

Dicembre-1546

 

 

S. Giov.

Bartolomeo di Zanobi di Francesco Carnesecchi

03-ott-1501

Marzo 1559

23-mag 1569

 

S. Giov.

Pierfrancesco d'Andrea di Bernardo Carnesecchi

10-gen-1492

14-ago-1571

 

 

S. Giov.

Cristofano di Pierfrancesco d'Andrea Carnesecchi

10-giu-1531

19-nov-1586

 

 

S. Giov.

Can.ro Raffaello di Lionardo di Raffaello Carnesecchi

09-lug-1547

20-ago-1615

 

 

S. Giov.

Antonio di Paolo d'Antonio Carnesecchi

28-ott-1570

30-gen-1622

 

 

S. Giov.

Francesco di Gio.B:a di Zanobi Carnesecchi

17-set-1617

14-lug-1663

12-gen-1692

 

 

 

 

 

Anni in cui e' presente un senatore Carnesecchi

Anni in cui manca

Granduca in carica e note

 

 

 

1532----1542

 

 

 

1542----1546

 

1546---1557

 

 

 

1557---1559

 

1559---1569

 

 

 

1569---1571

 

1571---1576

 

 

 

1576---1586

Francesco I 1574---1587 e' da notare l'assenza di un sen. Carnesecchi praticamente per tutto il periodo di signoria di Francesco I

1586---1599

 

 

 

1599---1615

Ferdinando I 1587---1609

1615---1621

 

Cosimo II 1609---1621

 

1621---1622

Ferdinando II 1621---1670

1622---1648

 

 

 

1648---1663

 

1663-1691

 

Cosimo III 1670---1723

 

1691---

 

 

 

 

 

Numero di senatori-----Confronto con le altre famiglie fiorentine

Da Manni "Serie dei Senatori fiorentini"

cognomi

Numero dei senatori

cognomi

Numero dei senatori

Capponi

28

Corsini

9

Ricasoli baroni

13

Gianfigliazzi

9

Ricasoli

13

Pucci

9

Strozzi

20

Ricci

9

Medici

18

Martelli

9

Antinori

13

Pitti Gaddi

9

Guicciardini

12

Alamanni

9

Acciaiuoli

11

Carnesecchi

8

Gondi

11

Albizzi

8

Nicolini

11

Buondelmonti

8

Ridolfi

11

Della stufa

8

Altoviti

11

Nobili

8

Nerli

10

Pandolfini

8

Salviati

10

Ginori

8

 

 

I CARNESECCHI

NEL

Consiglio dei DUGENTO

ANNO 1532

Andrea di Paolo

Zanobi di Francesco

Bernardo d’ Andrea

 

ANNO 1540

Bart.lo di Zanobi

 

ANNO 1546

Simone d’Andrea di Pagolo

Pierfranco d’ Andrea di Bernardo

 

ANNO 1572

Bernardo di Francesco di Zanobi

 

ANNO 1583

Niccolo di Cosimo

Cristofano di Pierfrancesco

 

ANNO 1590

Zanobi di Bart.o

 

ANNO 1598

Can.re Raffaello di Lionardo

Giovanfranco di Gio:

Giovanni di Giovanni

 

ANNO 1615

Pierfrancesco di Cristofano

 

ANNO 1621

Giovanba.a di Zanobi del Suo.re Bart.lo

Antonio di Paolo

 

ANNO 1626

Luca di Giovanfrancesco di Gio:

 

ANNO 1631

Franc.co di Gio: di Gio:

 

ANNO 1641

Ferdinando di Gio:ta di Zanobi

 

ANNO 1660

Francesco di Gio:ta di Zanobi

 

ANNO 1666

Gio: Buonaventura di Francesco di Gio:

 

I Carnesecchi sono per il Quartiere di San Giovanni

.

 

 

 

 

Carnesecchi che si distinguono durante la signoria di Cosimo I:

 

 

 

Andrea di Paolo di Simone *

(1 luglio 1468 -29 giugno1542)

Senatore eletto nel 1532

Bernardo di Andrea Di Bernardo *

(17 novembre1481-7 marzo 1557)

Senatore eletto nel 1546

Bartolomeo di Zanobi di Francesco

(3 ottobre1501-23 maggio 1569)

Senatore eletto nel 1559

Pierfrancesco di Andrea di Bernardo**

(10 gennaio1492-22 ottobre1576)

Senatore eletto nel 1571

 

 

  1. di cui abbiamo gia' parlato anche Commissario di Pistoia e Vicario di Pescia ( il Mecatti lo da morto il 8 marzo 1557 anziche' il 7 marzo

 

 ** Vicario di San Miniato

 146 1565-04-21 / 1565-10-20
Vicario:
Pierfrancesco Carnesecchi di Andrea
Notaio: Niccolò Quarquali di Girolamo da San Gimignano
Filza con Rep.; cc.310; 30x24x6; Pergamena
In allegato "Bastardellus banci" di cc.15

 

 

 

 

 

 

Giovanbattista di Gherardo Carnesecchi un antimediceo militante

 

Da :

Marietta de' Ricci ovvero Firenze al tempo dell'assedio racconto storico di Agostino Ademollo seconda edizione con correzioni e aggiunte per cura di Luigi Passerini   Stabilimento Chiari Firenze 1845

 

Note del Passerini : nota 17………… pagina 1768……………………….

 

Corse nel 1554 alla difesa della liberta' di Siena , e da Cosimo I fu condannato nel capo e nella confisca.

Passato a militare in Francia fu ucciso in una battaglia contro gli Ugonotti nel 1569.

 

 

 

 

 

 

 

Emerge in questi anni a livello romano e italiano la figura di Pietro Carnesecchi Pronotaro di papa Clemente VII dei Medici

 

 

Pietro Carnesecchi (1508-1567 ) un eroe del libero pensiero

 

 

ritratto di Pietro Carnesecchi realizzato dal Puligo

Dimensions : 39 cm x 59 cm Matériaux : Tempera sur bois Date : vers 1527 Artiste : Domenico Puligo Lieu : Galerie des Offices de Florence Section 26

nel ritratto ha quindi circa19 anni

Del Carnesecchi, esistono due ritratti: uno eseguito dal noto pittore Sebastiano del Piombo nel 1530 (o 32), attualmente esposto alla Pinacoteca di Parma e uno del Puligo (Domenico Ubaldini) alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

 

 

Sulle vicende biografiche di Pietro Carnesecchi vedi l'importante voce di A. Rotondò in Dizionario biografico degli italiani, DBI, vol. 20, Roma 1977, pp. 466-76.

 

Di lui parlero' diffusamente nella pagina a lui espressamente dedicata

E' il piu' famoso degli uomini che hanno portato questo cognome

Nasce a Firenze il 24 dicembre 1508 da Andrea di Paolo di Simone di Paolo Carnesecchi e da Ginevra Tani

Raggiunge livelli di grande potere al servizio di Clemente VII Medici , fino a far pensare ai contemporanei che talora governasse al posto del pontefice

Di grandi qualita' di mente e di carattere aveva il dono di piacere alle persone

Col breve 16 dicembre 1533 diretto al <<Dilecto filio Magistro Petro Medicis alias de Carnesecchis Canonico Florentino Notario et Familiari nostro >>

Clemente VII gli conferiva il canonicato della metropolitana fiorentina, concedendogli il privilegio straordinario di assumere il suo stesso nome di famiglia

Dopo la morte di Clemente VII intraprende con energia una nuova strada che lo condurra' ad una morte annunziata

In lui erano maturate idee ed aveva coltivato amicizie che lo spingevano ad accogliere idee eretiche di rinnovamento

Da questo momento si comincia ad intuire l'uomo che vuole modificare dall'interno il sistema ecclesiastico dei suoi tempi

Nel 1536 nella sua casa paterna di Firenze dove si era ritirato si ebbe una straordinaria riunione di alcuni dei piu' vivaci protagonisti della storia religiosa del cinquecento :Ochino, G.P. Carafa , Caterina Cybo , Pole ,Giberti , Priuli

Dopo una serie di peripezie , processi , assoluzioni nuove inquisizioni rifugiatosi sotto la protezione di Cosimo I dei Medici sara' dal principe a tradimento consegnato all'inquisizione

 

Il sangue di Pietro Carnesecchi sara' il prezzo della corona granducale di Toscana

 

 

dalla "Storia del Granducato di Toscana" di Riguccio Galluzzi editore Marchini Leonardo 1822

 

Fosse in Borromeo debolezza di lasciarsi guadagnare dal Farnese , ovvero perfetta cognizione del Soggetto nominatoli dal medesimo e' certo che egli s'impegno' a proporre il Cardinale Alessandrino , il quale a pieni voti li sette gennaio resto' assunto al Pontificato. …....... facendosi denominare Pio V; …................Niuno certamente si rallegro' di tale elezione temendo di veder risorgere in esso il genio feroce di Paolo IV , di cui si era dimostrato sempre sincero ammiratore…...................

Estremamente zelante della purità della Fede introdusse un nuovo metodo nel Tribunale della Inquisizione, e sì prefisse di purgar l'Italia da tutti quei soggetti , che fossero infetti delle nuove opinioni; ne richiese perciò a varj principi per averli nelle sue forze, il che sparse per l'Italia il térrore, quale tanto più si accrebbe quando si rese noto l'impegno con cui richiese a Cosimo il Carnesecchi.

Pietro Carnesecchi Fiorentino era di una famiglia assai riguardèvole, e di quelle che seguitarono la fortuna dei Medici: servì Clemente VII in qualita' di Segretario e ciò gli meritò la protezione della Regina Caterina , la benevolenza di Cosimo, e l'acquisto di un competente Patrimonio Ecclesiastico ; dopo la morte di Papa Clemente , nauseato della permanenza di Roma , scorse per le varie Citta' dell'Italia., occupandosi unicamente delle lettere , e della conversazione dei dotti ; era egli versatissimo nelle lettere Greche e Latine , eloquente parlatore , e poeta. Passò in Francia , dove, mediante il favore, di quella Regina, e del suo proprio merito fu tenuto in sommo onore, e stimato da quella Nazione.

Siccome nei suoi viaggi avea contratto' amicizia con alcuni settarj, e singolarmente con Pietro Martire, e con Bernardino Ochino, s' imbevve percio' facilmente delle loro opinioni: ciò diede occasione alla Inquisizione di Roma di processarlo mentre era in Francia , ma il favore di quella Regina pote' liberarlo da ogni molestia. Nel 1552 ritornò in Italia , e stabili la sua dimora in Venezia, dove nel 1557 giunsero novamente a turbarlo le citazioni di Roma , e: in conseguenza il terrore dell'inesorabile Paolo IV. In tale occasione la protezione del Duca fu efficace a salvarlo dalle mani dell'Inquisitore Fra Míchele per mezzo di commendatizie, proroghe, e attéstazioni d'infermità, tanto che lo trattenne dal comparire , finché ebbe' vita quel Papa. Successe poi Pio IV. , e allora non fù dìfficile a Cosimo di renderlo immune da qualunque molestia , che anzi volle si portasse egli medesimo a Roma a difendere la propria causa : nel 1561 ne riporto' una sentenza assolutoria, che lo dichiarava purgato da ogni macchia d' imputazione, e riconosciuto per vero Cattolico, e obbediente alla Chiesa Romana. Dopo tanti travagli prevalse nondimeno nel Carnesecchi il fanatismo alla prudenza , poiche' non solo continuò con i settarj le antiche corrispondenze , ma apparve ancora complice , e fautore della evasione del Pero. Era questi Pietro Gelido da Samminiato, denominato comunemente il Pero, Ecclesiastico di molta dottrina, esercitato anch' esso in sua gioventù neila Corte di Clemente VII. Avea servito il Duca con carattere di Segretario alla Corte di Francía , e poi trattenutosi alla Corte di Ferrara si era meritato la benevolenza della Duchessa Renata , per opera della quale s'imbevve delle nuove opinioni di Calvino, che essa professava palesemente. Dipoi il Duca Cosimo lo dichiaro' suo Segretario Residente presso la Repubblica di Venezia, e dal 1552 al 1561 servì in questo incarico con molta lode, e sodisfazione del suo Principe. Ma infine la familiarità, e domestica conversazione del Carnesecchi avendo posto in agitazione il suo spirito, mosso dal fanatismo si risolvè di abbandonare l'Italia . e portarsi in Francia presso la Duchessa Renata per professare liberamente la nuova Setta con la di lei protezione . I Fiorentini della Regina avendolo diffamato per uno spione di Cosimo lo posero in necessita' di ritirarsi in Ginevra ,dove incorporatosi con quella Chiesa , e ridottosi a mendicare il cibo ,scriveva a Cosimo lettere oratorie , perche' inducesse il Papa a convocare un Concilio nel centro della Germania , e v'intervenisse personalmente. Fu comune opinione che il Carnesecchi , oltre ad aver fomentato il Pero a questa risoluzione , lo ajutasse ancora con le rimesse di danaro. Nondimeno egli si stava in Firenze godendo il favore del Duca , e conversando con esso domesticamente , essendo quel Principe singolarmente inclinato alla compagnia degli uomini di lettere . Questa tranquillita' del Carnesecchi doveva pero' essere turbata sotto un Papa Inquisitore , a cui erano ben noti i suoi andamenti , le corrispondenze , e le antecedenti imputazioni.

Considerando Pio V , che siccome costui era il piu' autorevole e illustre corrispondente dei Settarj in Italia. Il toglierlo di mezzo era percio' della massima importanza per estirpare da questa Provincia il seminio delle nuove opinioni. Sapeva la protezione , che avea Cosimo per il medesimo , e trattò in Congregazione del modo di obbligarlo con gli ufficj per non avere una negativa. Ecco come il Cardinale Pacecco li diciannove di Giugno prevenne il Duca di questo affare: Dalla lettera ,che N.S. scrive a Vostra Eccellenza , e dalla persona , che spedisce, potra' Ella ben giudicare di quanta premura sia il negozio , che il Padre Maestro Le dirà , nel quale Le posso assicurare che ho visto con i miei occhi cose nuovamente scoperte, che non solo non si possono dissimulare , ma sarebbe gran peccato davanti a Dio se sua Santita' non ne venisse a capo , e di Vostra Eccellenza come Principe Temporale se non desse al Papa tutto il favore , di cui ha bisogno per fare il suo uffizio come Vicario di Gesu' Cristo . Sua Santita' mi ha parlato di questo affare con gran premura e ansieta', e io l'ho assicurata di due cose , l'una che in tutta la Cristianita' non vi e' principe piu' zelante della gloria di Dio , e delle cose della Inquisizione quanto Vostra Eccellenza, e Sua Santita'conosce molto bene questa parte in Lei , e la predica. L'altra che per suo particolar contento e consolazione non vi sarebbe cosa per grave che fosse , che Ella non facesse , e mi ha detto che non poteva venir negozio in cui Vostra Eccellenza gli potesse mostrare il suo animo come questo ;e per dichiararglielo in una parola diro' che mi commesse nella Congregazione due volte che io venissi in persona a far l'uffizio, che viene a fare il P.Maestro, e se gli illustrissimi miei Colleghi non avessero disapprovato questa risoluzione non mi scaricava di tal peso ,dicendo queste parole : << Se bisognasse per la buona spedizione di questo affare che andassi io in persona lo farei volontieri , perche' questo e' il mio uffizio. >>

Non si meravigli Vostra Eccellenza che per un uomo solo si faccia questa istanza , perche' sarebbe possibile ricavare altre cose che importassero moltissimo , e forse qualcuna che fosse di suo servizio. La supplico intanto che , considerando questo negozio con la sua solita Cristianita' e prudenza , si risolva in quello come suole nelli altri maggiori , tenendo Dio davanti agli occhi , e tenendo ancora per certo che da questo caso dipendera' gran parte della buona corrispondenza , che Vostra Eccellenza deve tenere col Papa in questo Pontificato ecc.

Fu percio' spedito a Firenze il Maestro del Sacro Palazzo , accompagnato da una lettera di proprio pugno di Sua Santita' in data del 30 Giugno del seguente tenore : Dilecte fili ecc..Per causa molto importante al servizio di Sua Divina Maesta', e della Religione Cattolica mandiamo il portatore della presente Maestro del nostro Sacro Palazzo , e e quando non fossero stati i caldi eccessivi avressimo mandato il Cardinale Pacecco per la stessa causa , tanto l'abbiamo a cuore per l'importanza suddetta , nella quale dara' ad esso Maestro quella credenza , che daria a nostra medesima persona. Cosi Sua Divina Maesta' benedicavi ecc..Cosi vigorose premure del Papa posero il Duca Cosimo in un grave cimento, ma prevalendo in esso il desiderio di guadagnarsi la sua benevolenza , e dimostrare il zelo per la Religione , delibero' di concederlo , lusingandosi che in progresso i buoni ufficj , e forse la giustizia della causa avrebbero potuto renderli la liberta'. Condotto a Roma li quattro di Luglio fu rinchuso nelle carceri della Inquisizione . Dopo nove mesi di silenzio il Duca spedi espressamente al Papa per implorare la di lui clemenza , e impiego'a questo effetto l'autorita', e il favore dei Cardinali ; tento' di scusarlo , attribuendo i suoi errori a leggerezza piuttosto che a matura riflessione ; ma tutto fu inutile perche' il Carnesecchi si aggravava da per se stesso nei costituti .Li ventuno di Settembre 1567 fu letta pubblicamente la sua sentenza e dichiarato convinto di trentaquattro opinioni condannate ; fu privato di tutti gli onori , dignita', e benefizj , e consegnato al braccio secolare; gli fu posto indosso il Sambenito , dipinto a fiamme ,e diavoli , fu degradato. Si tento' a nome del Duca di muovere il Papa a compassione per risparmiarli l'ultimo supplizio ; e siccome era impenitente , Sua Santita' sospese l'esecuzione per dieci giorni , promettendo la grazia qualora si convertisse . Un Cappuccino da Pistoja fu incaricato di esortarlo , e ridurlo con la speranza della vita , ma egli godeva di disputare , e non di pentirsi , e sprezzava la morte . Riconosciute inutili le prove di Fra Pistoja li 3 Ottobre 1567 fu decapitato in Ponte , e abbruciato. Sostenne fino alli ultimi momenti il suo fanatismo , e volle intervenire alla esecuzione come in pompa, affettando di avere biancheria , e guanti nuovi , ed eleganti , giacche' il Sambenito infiammato non gli permetteva l'uso di altre vesti.

La compiacenza di Cosimo accrebbe certamente nel Pontefice la stima , e l'amicizia verso di esso;

 

 

 

 

anno 1567 dopo un lunghissimo processo il 16 agosto 1567 la condanna a morte. La lettura della sentenza duro' oltre 2 ore

 

 

Alcuni passi da Oddone Ortolani "Pietro Carnesecchi"

 

SENTENZA DI MORTE

(Roma, 16 agosto 1567)

Noi Bernardino di Santo Mattheo de Trani, Scipione di Santo Angelo di Pisa, Francesco di Santa Croce in Hierusalem Pachecco et Giovanni Francesco di Santa Potentiana di Gambara' de' titoli per la mìseratione divina della santa romana Chiesa preti cardinali et nella universa republica christiana contro l'heretica pravità inquisitori generali dalla Santità di nostro signore Pio per la divina providentia papa quinto spetialmente deputati, ogni giorno per esperienza vederno verificarsi quello che il divino apostolo san Paulo scrivendo a Thimoteo predisse: "Erit enim tempus cum sanam doctrinam non sustinebunt, sed ad sua desíderia coacervabunt síbí magístros prurientes auríbus et a veritate quidem auditum avertent, ad fabulas autem convertentur ", sì come in questi infelici et calamitosi tempi si vede continuamente fare da molte scelerate sette di heretici, con irreparabíl danno della republica christiana et perditione d'infinite anime, et particolarmente se può considerare nella presente causa.

Poiché, essendo tu Pietro Carnesecchi, chierico fiorentino già prothonotario apostolico, in questa corte di Roma stato allevato et liberalmente beneficato di honori, beneficii ecclesiastici et pensioni, non bavendo riguardo all'ineffabile verità della santa fede catholica né rispetto veruno all'authorità della santa romana et apostolica Chiesa, né considerando il grado tuo ma deviando dalla diritto strada della vera salute, cadesti in alcune beresie contro la detta santa fede et tenesti et credesti molte et diverse opinioni beretiche et erronee:

Et prima dal 1540 in Napoli, instituito dalli quondam Giovanni Valdés spagnolo, Marc'Antonio Flaminio et Bernardino Occhino da Siena et conversando con loro et con Pietro Martire' et con Galeazzo Caracciolo et con molti altri beretici et sospetti d'heresia, leggendo il libro Dei beneficio di Christo et scritti del detto Valdés…......................................................................................................................................................

Invocato il santissimo nome di nostro signore Jesu Christo et della gloriosissima vergine Maria , dalla faccia delli quali procedono li retti giuditii et gli occhi dei giudici riguardano la verita', in questa causa et cause vertenti nel Santo Officio , tra il magnifico m. Pietro Belo procuratore fiscale di esso Santo Officio, da una parte e te Pietro Carnesecchi, reo, processato , confesso et colpevole respettivamente ritrovato, dall'altra parte , per questa sentenza definitiva, che in questa scrittura proferimo, pronunciamo, sentenziamo , diffinimo et dechiariamo , che tu Pietro Carnesecchi dall'anno 1540 et seguenti sei stato eretico , credente agl' eretici , et loro fautore , et recettatore respettivamente , et percio' sei incorso nelle sentenze, censure e pene legittime et ecclesiastice, dalli sacri canoni, leggi, et constitutioni, cosi generali come particolari, a simili delinquenti imposte. Et attesi tanti inganni fatti alla Santa Chiesa ,et tanti periurii , varieta', vacillationi , et l'incostantia et instabilita' tua et la durezza nel confessare la verita', et la impenitentia da te mostrata in molte cose , per molti segni , et tra gl'altri essendo prigionenel scrivere et dare avisi in favore di heretici ,come si e' detto,et la inveterata vita nelli errori et conversatione d'heretici et l'incorrigibilita'tua,poiche' in tre altre instanze oltra di questa e' stato giudicato di te et tua causa,havendo in quelle deluso et et ingannato il Santo Offitio, né doppo le prefate due assolutioni ti sei emendato né corretto, et considerando che perciò il Santo Offitio di te non si può più fidare né haverne sigurtà che sii vera et sinceramente pentito, né può sperarne correttione alcuna; per questo similmente ti dichiaramo et giudichiamo heretico impenitente, fintamente converso et diminuto et esser ipso iure privato, et quatenus opus est di nuovo ti priviamo d'ogni grado, honore et dignità et de' beneficii, pensioni et offitii ecclesiastici et temporali, qualunche si siano et in qualsivoglia modo qualificati, et quelli essere vacati dal tempo delle tue beresie, et doppo quello te essere stato inhabile a conseguirli, et alla confiscatione de tutti li tuoì beni mobili et stabili et semoventi, ragioni et attioni, secondo la dispositione de' sacri canoni, da applícarse sì come l'applichiamo a chi di ragione si debbono.Et come incorrigibíle, impenitente et fintamente converso parimente dechiaramo et decretiamo dovere essere degradato, sì come ordiniamo che sii attualmente degradato, dalli ordini nelli quali sei constituito. Et così degradato ex nunc prout ex tunc come inutil palmíte"' ti scacciamo dal foro nostro ecclesiastico et dalla / protettione della nostra santa Chiesa et diamo et relassiamo alla corte secolare, cioè a voi monsignore governatore di Roma, che lo riceviate nel vostro foro et a vostro arbitrio da punirsi con debito gastigo, pregandovi però si come caldamente vi preghiamo a moderare la sentenza vostra intorno la persona sua senza pericolo di morte et effusione di sangue.

Ita pronunciamus nos cardinales inquisitores generales infrascripti

Bernardinus cardinalis Tranensis

Scipio cardinalis Pisarum

Franciscus cardinalis Pacheco

Ioannes Franciscus cardinalis de Gambara

 

La pubblicazione della sentenza avvenne nel corso di un solenne autodafe'svoltosi nella chiesa della Minerva in Roma al quale Pio V volle dare particolare importanza appunto per la funzione d'esempio che la condanna dell'alto prelato doveva assumere presso i componenti della Curia. A tutti i cardinali di stanza a Roma venne imposto di parteciparvi

 

 

 

…...Segui la lettura della sentenza del secondo condannato a morte. E poi i due vennero condotti in sagrestia per subire la degradazione. Carnesecchi passo' in mezzo a una folla di grandi personaggi quasi tutti da lui conosciuti che lo guardavano con interesse misto a disprezzo. Anche in questa occasione volle far sfoggio di superiorita' agli eventi e a un gentiluomo di vista corta che si sporgeva per guardarlo <<Non vi affaticate tanto per vedere questo ricamo >>disse gentilmente , alludendo alla veste d'infamia con la quale era stato coperto << ecco che ve la mostro con comodita'>> e al proprio compagno di sorte fu sentito dire : <<Padre , noi andiamo vestiti a livrea come se fussi di carnevale>>

 

Il primo ottobre 1567 il C. (in questi casi la decapitazione doveva precedere il rogo) lasciò il carcere di Tor di Nona e salì al patibolo con dignità e decoro. Il taglio della testa, notano gli agenti di Cosimo I che assistettero all'evento, avvenne senza problemi nella piazzetta antistante il ponte S. Angelo. Qualche problema ci fu per l'azione del rogo a causa della pioggia.

 

E ancora

 ….............. Al momento di lasciare il carcere Carnesecchi non pronuncio' parole di circostanza ,ne' lascio' ricordi personali ; soltanto quando fu sul punto di muoversi verso il luogo dell'esecuzione, scorgendo che la minaccia di pioggia era cessata per il tempo che gli restava da vivere si tolse il ferraiolo per donarlo ai confortatori. Apparve allora elegantissimo, come se si recasse a una gran festa con indosso un vestito << tutto attillato con la camicia bianca ,con un par di guanti nuovi e una pezzuola bianca in mano>> . Fra i presenti si rinnovo' l'ammirazione che al cronista dell'autodafe'della Minerva aveva fatto esclamare << pulcherrimus erat aspectu et magnum nobilitatis signum ostendebat >>

 

Il tragico corteo si mosse alle sei del mattino…....Agli scarsi spettatori Carnesecchi apparve straordinariamente sereno e sicuro di se'; sali' sul palco con atteggiamento di alto decoro e di distacco di quanto accadeva intorno a lui <<nel condursi non mostro' vilta' non per altro se non per ostentatione del mundo e perche' andasse fuori voce che lui fosse morto con molta costantia per la nuova religione.>>

 

….........Due anni dopo Cosimo I riportava il premio del suo tradimento e riceveva il titolo ambito di Granduca e una Bolla pontificia che diceva come per suo merito, per la sua virtu'e per la prudenza la provincia della Toscana era , tra tutte le altre, la piu' libera dalla perniciosa tabe delle pestifere eresie

 

(Da Agostini Antonio "Pietro Carnesecchi e il movimento Valdesiano" )

 

 

 

Pietro Carnesecchi e' commemorato , dagli Evangelici , come martire il 2 di ottobre

 

 

 

 

 Cronologia della vita di Pietro Carnesecchi

 Abate di San Piero di Ebuli (Diocesi di Salerno ) Abate di Santa Maria di Garello ( Diocesi di Adria ) Governatore di Tivoli e Castellano della Fortezza

Canonico del Duomo di Firenze dal 1533 al 1542 anno in cui rinunzio' all'incarico

 

Anno 1508 Nasce a Firenze il 24 dicembre 1508

Anno 1518 Scholarus et clericus presso il seguito del cardinale Bibbiena insieme ai figli del suo fratello uterino Antonio Dovizi :Marcantonio e Vittorio

Anno 1524 entra al servizio di Giulio dei Medici eletto papa il 18 novembre 1523 col nome di Clemente VII

Anno 1527 sacco di Roma

Anno 1529 presenzia all'investitura cardinalizia di Ippolito dei Medici

Anno 1529 presenzia all'incoronazione di Carlo V in Bologna

Anno 1530 ottiene da Clemente VII la grazia per Filippo Del Migliore condannato al confino dalla reazione medicea a Firenze

Anno 1532 conosce il Vergerio nunzio in Germania da cui negli anni a venire sara' relazionato dei fatti in Germania

Anno 1533 e' nominato da clemente VII segretario pontificio al posto di Giacomo Salviati ( Trionfa la politica di avvicinamento alla Francia )

Anno 1533 matrimonio di Caterina dei Medici nipote di Clemente VII con Enrico di Orleans

Anno 1533 16 dicembre breve di Clemente VII in cui gli concede il canonicato della metropolitana fiorentina

Anno 1534 frequenta a Roma Vittor Soranzo, Pietro Gelido ,Giovan Tommaso Sanfelice , Giovanni Valdes

Anno 1534 segue la predicazione di fra Bernardino Occhino a Roma

Anno 1534 muore Clemente VII viene eletto Paolo III Farnese antimediceo Carnesecchi e' destituito dall'incarico di segretario

Anno 1535 conosce Vittoria Colonna la poetessa

Anno 1535 conosce nel castello di Fondi Giulia Gonzaga Lei ha 25 anni lui 27 tra i due s'instaura una fortissima amicizia spirituale

Anno 1536 segue Giulia Gonzaga a Napoli che l'introduce nella nobilta' napoletana e dove ritrova Giovanni Valdes e ne segue la predicazione

Anno 1536 incontro a Napoli con Carlo V , reduce dall'impresa di Tunisi ,

anni 1536-1539 si ritira nella casa paterna a Firenze

anno 1536 nella sua casa paterna di Firenze dove si era ritirato si ebbe una straordinaria riunione di alcuni dei piu' vivaci protagonisti della storia religiosa del cinquecento :Ochino, G.P. Carafa , Caterina Cybo , Pole ,Giberti , Priuli

anni 1536 1539 diventa familiare del duca Cosimo I

anno 1538 incontra vittoria Colonna a Bagni di Lucca alle terme

anno 1539 torna a Napoli ed incontra Giulia Gonzaga rimane a Napoli circa un anno e aderisce al Valdesianesimo

anno 1540 conosce e diventa amico del Flaminio

anno 1541 Carnesecchi torna a Firenze viaggiano con lui ,il Flaminio ,il Rullo , il Villamarina sostano presso il cardinale di Mantova Ercole Gonzaga

anno 1541 il flaminio risiede per 6 mesi presso il Carnesecchi ed hanno contatto col Vermigli ,l'Occhino e con Caterina Cybo

anno 1541 legge il Calvino

anno 1541 su invito del Pole il Carnesecchi ed il Flaminio lo raggiungono a Viterbo dove trovano anche il Soranzo , il Priuli ,il Merenda ,il Rullo, Bartolomeo Stella ed altri

anno 1541 Vittoria Colonna e' a Viterbo ed invita Giulia Gonzaga a raggiungerla , ma Giulia non accetta

anno 1541 Carnesecchi ,Flaminio ,Soranzo,Priuli studiano Luttero

anno 1542 Carnesecchi e' a Venezia

anno 1546 Paolo III intima a Carnesecchi di presentarsi a Roma per rispondere dell'accusa di eresia

anno 1546 si muovono a suo favore il Pole ,Cosimo I, il cardinale Farnese

anno 1546 e' a Napoli presso Giulia Gonzaga

anno 1547 e' a Bagnorea invitato da il Pole e dal Flaminio

anno 1547 muore Vittoria Colonna

anno 1547 e' a Fontaineblau accolto cordialmente da Caterina Dei Medici

anno 1547 Caterina dei Medici da un incarico di prestigio al Carnesecchi , per 5 anni il Carnesecchi segue la corte francese ed e' in grande favore dei reali di Francia

anno 1549 muore Paolo III , il Pole rifiuta la nomina per acclamazione , viene eletto Giulio III

anno 1549 i cardinali francesi denunciano il Carnesecchi come eretico al re di Francia senza risultato

anno 1547 -1552 influenza del Carnesecchi su Margherita di Valois

anni 1547 - 1552 e' in rapporti a Parigi con il tipografo Roberto Stefano d'idee calviniste

anni 1547 - 1552 gravemente ammalato fa un atto di rinunzia a favore del cardinale Morone e' la prima notizia che si ha della loro intimita'che doveva gia' essere molto forte

anno 1552 il Carnesecchi rinuncia alla sua carica presso il re di Francia e si stabilisce a Lione

anno1552 il Carnesecchi ha intensi contatti con i mondi della riforma

anno 1553 torna a Venezia

anno 1553 Giulia Gonzaga finisce nel mirino dell'inquisizione

anno 1555 muore Giulio III e sale al pontificato Paolo IV Carafa azione forte contro gli eretici sono accusati il Pole e il Morrone

anno 1557 secondo processo a Carnesecchi si muove in suo favore Cosimo I e Giulia fa muovere in suo favore Ferrante Gonzaga

anno 1558 muore il Pole

anno 1559 il Carnesecchi condannato A morte in contumacia 24 marzo 1559

anno 1559 muore Paolo IV Carafa 19 agosto 1559

anno 1559 viene eletto pontefice Pio IV Medici

anno 1560 muore Alvise Priuli

anno 1561 Pio IV proclama solennemente che il Carnesecchi era stato sempre <<innocente e catholico >>

anno 1561 e' a Napoli con la Gonzaga

anno 1561 il Gelido e il Brancuti fuggono da Venezia e si rifugiano a Ginevra

anno 1562 settembre abbandona Napoli e va a Roma

anno 1563 a Roma tenta di pubblicare le oper del Pole

anno 1564 e' a Venezia

anno 1565 muore Pio IV sale al pontificato Pio V Ghisleri

anno 1565 Carnesecchi si rifugia a Firenze sotto la protezione di Cosimo I

anno 1566 16 aprile muore giulia Gonzaga tutto l'epistolario col Carnesecchi cade in mano all'inquisizione . La posizione del Carnesecchi e' irrimediabile

anno 1566 Cosimo I consegna il Carnesecchi all'inquisizione

anno 1566-1567 il processo durante il quale il Carnesecchi viene torturato

anno 1567 dopo un lunghissimo processo il 16 agosto 1567 la condanna a morte. La lettura della sentenza duro' oltre 2 ore

anno 1567 la condanna venne eseguita il 1 ottobre mediante decapitazione , quindi il corpo venne arso

 

 

Da :

Marietta de' Ricci ovvero Firenze al tempo dell'assedio racconto storico di Agostino Ademollo seconda edizione con correzioni e aggiunte per cura di Luigi Passerini   Stabilimento Chiari Firenze 1845

 

Note del Passerini : nota 17………… pagina 1768……………………….

 

E' famoso Piero Carnesecchi protonotario apostolico , uomo distinto per letteratura ed amico di Cosimo I. Essendosi imbevuto delle opinioni dei Luterani , andava altamente

predicandole , talche' viveva in gravi disturbi con l'inquisizione e solo sicuro perche' sempre ai fianchi del Duca (sic : non ando' cosi ) . Quando il Medici si maneggio' presso Pio V

per aver titolo granducale , uno dei patti impostigli dal Pontefice si fu la consegna del Carnesecchi . Cosimo I lo fece immediatamente arrestare e condurre a Roma nelle carceri dell'inquisizione.

La fu processato ; e il 10 Agosto 1562 (SIC : fu giustiziato il 01 ottobre 1567 ) gli fu recisa la testa e quindi abbruciato il cadavere 

 

 

 

 

 

Ma nella storia dei Carnesecchi compaiono altre figure interessanti :

 

 

 

Simone di Andrea Carnesecchi

Vicario di Lari nel secondo semestre del 1549 

 

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Potrebbe esser quello stesso che figura nella corrispondenza di Anton Francesco Doni ( ??????? )

 

 Il Doni a messer Simon Carnesecchi

typology: bibliographic
author: Anton Francesco Doni
addressee: Simone Carnesecchi
date and place of realisation: ante 1549

observations:
La lettera contiene la corretta identificazione iconografica, avanzata per la prima volta dal Doni, della statua posseduta dal vescovo Pighini con Meleagro anziché con Adone, come tradizionalmente creduto.

in:

Mario Pepe [a cura di], Anton Francesco Doni, Disegno., Milano, 1970, 51-52

 

101. Doni, Anton Francesco, Disegno del Doni, partito in più ragionamenti, ne quali si tratta della scultura et pittura;

de colori, de getti, de modegli, con molte cose appartenenti a quest’arti, & si termina la nobiltà dell’una et dell’altra

professione con historie, essempi, et sentenze, & nel fine alcune lettere che trattano della medesima materia, Vinetia

MDXLIX, 51f, to Messer Simon Carnesecchi: "Da che uoi hauete ueduto tutte le cose belle di scoltura & di pittura

et che uolentieri le considerate quàdo andate a spasso p il mòdo. Nò ui scordate di dare un’occhiata in Roma, al

giuditio di MichelAgnolo, & ui stupirete et la uolta; le Camere del Papa di Raffaello d’LUrbino, il Laocoonte,

l’Apollo, il Torso dell’Hercole in Beluedre, il qual non è in molta consideratione de goffi..."

 

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Cosimo Bartoli

 

 

Storico nato a Firenze nel 1503 e morto nella stessa città nel 1572. Figlio di Matteo e Cassandra Carnesecchi, si stabilì a Roma nel 1530, dove prese gli Ordini minori. Tornò a Firenze quando i Medici si instaurarono soppiantando la Repubblica, e frequentò l'ambiente dell'Accademia degli Umidi, poi Accademia fiorentina. Nella questione della lingua aderì alla posizione fiorentinista e nel 1556 curò la pubblicazione della Difesa della lingua fiorentina e di Dante del Lenzoni. Nel 1560 fu nominato segretario del giovane Giovanni de' Medici. Nel 1562 Cosimo de' Medici lo volle con sé a Venezia. Scrisse i Discorsi historici universali (Venezia, 1569) e la versione in volgare della vita di Leone X di Paolo Giovio.

 

 

 

 

 

 

 

 

FRANCIA : Le jardin des Tuileries

 

 

 

 

 

 

Bernardo Carnesecchi

 

 Leggo su una rivista francese :

le jardin des Tuileries situe dans le 1 arrondissement couvre une superfice de 28 ha

Il a ete'cree en 1564 par Carnesecchi revu par Mollet en 1609 et par Le Notre en 1664. Melgre' les nombreuses transformations qu'il a subies au cors des siecles ,l'empreinte de Le Notre est encore decelable.

  

Si trova tra Place du Carrousel e Place de la Concorde. Il terreno venne acquistato da Caterina de'Medici nel 1563 per sistemarvi un giardino all'inglese. Abbellito da Le Nôtre nel 1663, l'attuale giardino delle Tuileries comprende due vasti settori attraversati da un viale centrale fiancheggiato da grandi aiuole ornate da sculture.

Le jardin des Tuileries est le plus important et le plus ancien jardin à la française parisien. Il s'étend d'ouest en est de la place de la Concorde au Louvre (précisement cette entrée fait face à l'arc de Triomphe du Carrousel), et du sud au nord de la Seine à la rue de Rivoli.

Le jardin comprend de nombreux bassins ou places d'eau et de nombreuses statues. Il est embelli par André Le Nôtre sous les ordres de Colbert (1664). Pour les touristes et promeneurs, de nombreuses chaises sont mises gratuitement à disposition dans tout le parc. Il est également à noter que la grande roue de Paris, autrefois présente sur la place de la Concorde, se situe maintenant dans le jardin des Tuileries, à quelques pas de la rue de Rivoli.

Un peu d'histoire :

http://www.paris.fr/portail/Parcs/Portal.lut?page_id=4974&document_type_id=5&document_id=8115&portlet_id=10670


Le plus ancien et le plus vaste jardin de Paris…

En 1519, François 1er avait choisi ce vaste terrain occupé depuis le 12ème siècle par des fabriques de tuiles et entouré de champs de cucurbirtacées (courges), pour y construire une résidence luxueuse avec jardin, qui ne vit jamais le jour. En 1564, Catherine de Médicis, séduite par les lieux, commença à développer un véritable plan urbanistique et aménagea un palais, les " Tuileries ", au milieu d'un jardin florentin inspiré des jardins du Moyen-Age, où l'on pouvait admirer une grotte ornée des œuvres du céramiste Bernard Palissy et un étonnant mur d'écho. Des réceptions fastueuses s'y déroulèrent, donnant l'occasion aux puissants de l'époque d'exalter leur pouvoir.

En 1664, André Le Nôtre, créateur des jardins royaux de Versailles, de Marly, de Saint-Cloud et de Saint-Germain, fut chargé par Louis XIV de redessiner le jardin. Le roi l'ouvrit à la promenade des " honnêtes gens ", le peuple pouvant s'y rendre à la Saint-Jean. Ce fut le premier jardin public de Paris. Sous Louis XV, certaines sculptures provenant du parc de Marly, dont les célèbres chevaux, vinrent habiller en 1719 les allées élégantes du jardin, suivies, après 1794, par d'autres statues provenant des anciens parcs royaux. Ce n'est que bien plus tard qu'apparurent les galeries de l'Orangerie (1853) et le Jeu de Paume (1861). Fêtes officielles et événements populaires s'y succédèrent à un rythme soutenu, les Parisiens assistants ébahis à l'ascension des premiers ballons à hydrogène (1783), au premier salon de l'automobile (1898), au banquet des 22 000 maires de France (1900), aux attractions du bicentenaire de la Révolution…

Le palais fut détruit partiellement par un incendie lors des affrontements de la Commune, en 1871, et rasé en 1883, laissant un vaste jardin, agrandi peu après grâce à la création du jardin du Carrousel, qui porte le nom d'une parade hippique.

Deux parterres encadrent des buissons d'ifs taillés dans les règles de l'art topiaire, rayonnant à partir de l'arc de Triomphe du Carrousel (1808) qui commémore les victoires napoléoniennes de 1805 et 1806. Il a été redessiné par Jacques Wirtz au moment de la construction des galeries du Carrousel du Louvre, qui abritent la célèbre pyramide inversée de Pei, de nombreux magasins et un accès au musée du Louvre. Ce jardin classique est aujourd'hui un modèle de technicité : un jardin sur dalle suspendu au-dessus des galeries où l'on aperçoit dix-huit statues de Maillol, installées à l'initiative d'André Malraux en 1965, dissimulées dans ses haies bien taillées.

Le jardin des Tuileries a depuis lors subi une complète transformation. Six années ont été nécessaires à l'Etat (1991-1996) pour lui redonner une nouvelle jeunesse : les paysagistes Louis Benech, Pascal Cribier et François Roubaud ont conservé l'essentiel des perspectives de Le Nôtre. Dans le Grand Carré, les pelouses ont été retracées, 68 grands arbres ont été conservés, 1 300 replantés, dont 800 dans le Grand Couvert, les deux exèdres(1799) en marbre (bancs en demi-cercles destinés à la conversation, à l'origine présents dans l'abside des basiliques chrétiennes) ont été mises en eau, apportant une touche romantique au jardin.

Désormais, 125 000 plantes sont placées chaque année par les jardiniers du domaine, l'eau d'arrosage étant acheminée depuis le canal de l'Ourcq (dont la rivière prend sa source dans l'Aisne, à 80km de Paris), grâce à une pompe à forte pression et une gestion informatisée.

 

 

Ricevo da :

Cyril Royer

http://generoyer.free.fr

 

 

 About "le jardin des Tuileries" in Paris, Bernardo CARNESECCHI, "intendant des plantes du jardin des Tuileries" was a kind of important gardeneier, draughtsman of garden. He worked for the queen Catherine de MEDICIS from 1565 to 1571 at least.

I found an article about him on the french national library website. ( I send you this article as attached file).

http://gallica.bnf.fr/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carnasequi , Carnesequi , Carnessequi , Carnesecchi , Carnasegni

 

 

 

 

Dal sito :

http://www.batisseursdestuileries.org/article.php3?id_article=14 

 

 Le commencement et les derniers Valois

Au milieu du XVI ème siècle Catherine de Médicis acheta à l’Ouest du Louvre, à l’extérieur de l’enceinte de Charles V, des terrains où l’on trouvait l’écorcherie des bouchers parisiens et deux tuileries (déjà sous l’occupation romaine, on y trouve une carrière d’argile). Elle souhaitait s’y faire élever un palais de style renaissance, agrémenté d’un jardin à l’italienne inspiré des jardins du Moyen-Age, où l’on admirait une grotte ornée par Bernard Palissy.

Un projet grandiose : un palais de 268 mètres sur 166 mètres. S’il avait été conduit à bout, la résidence avec ses cinq cours intérieures aurait occupé une superficie dix fois supérieure à celle du Louvre.

Les travaux sont confiés respectivement pour la demeure et le jardin au lyonnais Philibert Delorme et au florentin Bernard de Carnessequi. Le 12 juillet 1564, la première pierre du palais est posée. Il reçut le nom d’Hôtellerie royale des Tuileries-lès-Paris.

En 1570, Philibert Delorme meurt, et Jean Bullant lui succède. Il termine la construction du pavillon central, et des deux galeries d’arcades, placées de part et d’autre. Il aura le temps d’adosser à la suite en direction de la Seine, d’un pavillon portant son nom.

Les travaux sont arrêtés en 1571, sur ordre de la Reine, probablement, selon la rumeur la plus répandue, à la suite d’une prédiction prévoyant qu’elle mourrait près de Saint Germain, paroisse des Rois de France, située juste en face du Louvre. Elle mourra à Blois, le 5 janvier 1589, assistée par un écclésiastique, Julien de Saint Germain. Sous les règnes de ses trois fils, Charles IX et Henri III, le royaume est livrée à la guerre civile.

 

Dal sito :

http://www.batisseursdestuileries.org/article.php3?id_article=14 

 

 

 

immagine tratta da Wikipedia

 

 

 

 

 

 

 

Luigi e Antonio Carnesecchi a Parigi

 

 

 

 

 les Carnesecchi de Florence etaient representes a Lyon , en 1516 , par Jean de Salustres , c'est a dire , probablement , Jean de Saluces ( Charpin - Feugerolles pag.71 ). Giambattista etait lui meme etabli dans cette ville en 1541 ( Charpin - Feugerolles pag.182 ) Antonio se fixe a Paris ou Guglielmo et Tommaso dei Guadagni , de Lyon , lui donnent leur procuration par acte du 8 fevrier 1562 , et ou nous le retrouvons en 1573 ( ( Biblioth.nat.ms.fr. 27746 ( Pieces originales t. 1263) , dossier Gadaigne pieces 13 et 30.

Antonio a par successeur Luigi , ou Loys , cite en 1579 ( Biblioth. Nat.ms. fr.26507 ( Pieces originales t.23 ) dossier Albisse fol 4 et 5

Un de leurs parents , Bernardo , gentilhomme servant de la reine-mere , etait en 1570 intendant des plans du jardin des Tuileries ( Leon de Laborde Comptes des batiments du roi II 1880 p-348 ; Boislisle , dans les Memoires de la Societe de l'histoire de Paris III 1876 p.254

 

La maison Carnesecchi avait , conserve , toutefois un etablissement a Lyon , puisque Zanobi , ainsi qu'on l'a vu ci-dessus , voulait y retourner en 1594 ( Voyez p.123 )

En France , le nom est souvent ecrit Carnesequi

 

PICOT EMILE les Italiens en France au XVI siecle 1911-1918

 

 

 

Ricevo da Paolo Piccardi

Archivio comunale e della comunità etrusca di Cortona .

pergamena datata 7 Settembre 1534

Giovanni Battista Carnesecchi protesta in Lione una cambiale di Mazzingo Mazzinghi non accettata da Francesco e Carlo Marrucelli e soci.

Firma F. Dortui

 La "biblioteca comunale e dell' accademia etrusca di Cortona" non ha un numero di catalogo per le pergamene, che vengono identificate dalla loro data.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Versilia

 

 

 

 

 

 

 

Ridolfo di Giovanni di Andrea Carnesecchi

 

 

Ridolfo di Giovanni di Andrea priore nel 1524 

 

 

 

1549 1175 47

 

List of contracts drawn up by the notary Bernardo Gamberelli on behalf of Cosimo I de' Medici beween 1537 and 1546.

[…] [In different writing] Nota de contratti rogati per ser Bernardo Gamberella pertinenti a S. Ecc.a da 28 di giugno 1537 fino à ii d'aprile 1546 […] Nota di contratti rogati per ms. Bernardo Gamberegli per conto di V.ra Ex.a [Cosimo I de' Medici]. Prima la alogagione facta in di 28 di giugno 1537 per Madama Margerita ab Austria a ms. Otaviano [di Lorenzo] de' Medici conducente in vice e nome di V.ra Ex.a de' beni imobilj ragione è bestiamj che teneva lo Ill.re Duca Alexandro [de' Medici] per anni 3 allora proximj e per anno a ficto di ducati 7500 e come più pienamente nel contratto si contiene. […] In dì 4 di agosto V.ra donò al Capitano Giovanni di Luca chiamato el Capitano Pozo el Palazzo di Milano che V.a Ex.a haveva in Milano. […] La allogagione facta a ms. Chiarissimo [di Rosso] de' Medicj de' beni dello arciveschovado di Pisa socto dì 13 di otobre 1537 per tempo di anni 3. […] A dì 19 di otobre V.ra Ex.a donò al S.re Lorenzo [di Francesco] Cibo e ms. Piero Mellino tutte le ragione che a quello si apartenevono per vigore del testamento della felice memoria di Clemente papa setimo [Giulio de' Medici] nelle palude e beni di Terracina. La compera che V.ra Ex.a fe da ms. Cherubino Buonannj agente e procuratore dello Il.re S.ra Margerita ab Austria di più robe e mobili che erano stati delli del Duca Alexandro […]. In dì 17 di maggio 1538 V.ra Ex.a fe procuratore el Cardina[l] [Innocenzo] Cibo al tractare e convenire con la Cesarea e Catolica Maes[t]à circa agli sponsali e matrimonio da contrarsi della Ill.re S.ra Margerita. […] A dì 13 di novenbre 1538 Tomaso d[i] Iacopo de' Medici comperò per V.ra Ex.a un pezo di terra per lire 98 da certi da Cerreto. In dì 26 di febraio V.ra Ex.a fe procuratori ms. Luigi [di Piero] Ridolffi e ms. Jacopo [di Chiarissimo] de' Medicj per conto dello sponsalitio e matrimonio della V.ra cara e dilecta consorte Ill.re S.ra Leonora […]. Le conventione che fe V.ra Ex.a con Ridolfo di Giovannj Carneschi e danari a lui dati per conto della miniera di argento posta in quello di Pietrasanta in dì 20 di otobre 1539. […] El medesimo di V.ra Ex.a decte e rimesse nello invitissimo Carllo quinto Imperatore benchè assente e notaio per lui ricevente piena imo pienisima potestà, facultà e balia di disporre e ordinare nel modo e forma e come a Sua Maestà liberamente paressi e piacessi de' benj e sopra benj della Ill.ma Casa de' Medicj […] socto dì 28 di giugno 1537. […] Al si in dì 12 di febrajo 1542 V.ra Ex.a fe procuratore Filippo del Migliore ^[illegible]^ dello Studio di Pisa. In dì 2 du [di] luglo 1543 el protesto si fe a duon Giovannj de Luna perchè relassassi el castello e presentatione delle lettere di Sua Maestà […]. A dì 7 di luglio 1543 V.ra Ex.a consegnò in custodia a Giovan Lodron soldato spagniolo decto castello di Livorno. […] A dì 12 di setenbre 1545 V.ra Ex.a fe procuratore Alexandro dell Cacc[i]a e Averardo Sarristori a batezare dua putti del Duca Otavio [presumably Alessandro e Carlo di Ottavio Farnese]. […]

 

 

Rodolfo Carnesecchi di Firenze e' nel 1551 1552 Capitano e commissario della terra e del porto di Livorno e sara' l'unico di questa famiglia con questo incarico

 

 

 

1551 Jun 21 195 38

Cosimo I asks Alfonso Borghesi to guard and to put in order artilleries and munitions kept at an unspecified stronghold at Pietrasanta.

 

[...] Trovandosi Ridolfo Carnesechi in offitio a Livorno desideriamo che voi riveggliate tutte quelle artiglierie et munitioni che erano a cura sua nella rocca di cotesta terra et le ordiniate et rassettiate in tal modo che [proposed reading: quando] bisogno ve ne possiate servire [...]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovanni Carnesecchi Commissario di Pietrasanta (1566)

 

1565 July 7

Da Cosimo I a Giovanni Carnesecchi

[...] denari per fornire la torre e per le spese del giardino del Casino di Seravezza [...]

 

Cosimo I authorizes payments for the tower and garden of the Casino at Seravezza.

 

Archivio di Stato di Firenze, Mediceo del Principato

Volume No: 225 Folio No: 4 Entry No: 1205

 

potrebbe essere molto piu credibilmente Giovanni Battista Carnesecchi

 http://www.medici.org/hum/topics/topicreports/Fortifications_1Page90.html

 

 

 

 

 

Giovanni Battista di Ridolfo di Giovanni di Andrea Carnesecchi

 

Fratello di Virgilio di Ridolfo

Giovanni Batista figlio di Ridolfo nel 1589 sposa Clarice Tanai Medici

Camarlingo di Pietrasanta nel 1565

Doganiere delle gabelle di Pietrasanta 1571

Provveditore delle miniere 1571

Provveditore delle miniere d'argento e fabbriche argenteria di Cosimo I de Medici 1571

 

 Ascendenza e Discendenza di Giovanni Battista Carnesecchi

 

Giovanni di Andrea

Ridolfo di Giovanni priore nel 1524

Giovanni Batista figlio di Ridolfo nel 1589 sposa Clarice Tanai Medici

Ridolfo di Giovanni Batista sposa Laura Baldovidi

Francesco di Ridolfo nel 1696 sposa Dorotea del cav Francesco Simi muore nel 1724

Ridolfo di Francesco nato il 20 genn 1698 morto il 23 gennaio 1756 senza prole 

 

1565 Apr 9 220-87

Cosimo I responds to a memorandum from Bartolomeo Ammannati regarding the quarrying and transportation to Florence of white and variegated marble for Palazzo Vecchio, the Palazzo dei Magistrati [Uffizi] and Palazzo Pitti. [A copy of this memorandum was sent to Matteo Inghirami in Pietrasanta, doc. 17227]

[In the margin: Copia del memoriale di Ms. Bartolomeo Ammannati] [...] Questo è il ragionamento che io ho hauto con questi ministri di Vostra Eccellenza Illustrissima [Cosimo I] alle sua fabriche quel tanto che le piacerà di più o di manco, stiamo ad aspettare per obedirla che de l'assegnamento de Pitti se ne tragga 5 scudi la settimana e tanti di quello di palazzo et 5 della fabrica de magistrati [Uffizi] et tanti del'opera che saranno 20 la settimana de quali se ne paghi al presente 6 scarpellini et altretanti manovali tutto gagliardi et atti alle cave et huomini da muovere ogni peso et caricare ogni gran carrata et si faccia hora a uso delle quatro fabriche due buoni carri uno carretto da reggere peso di 25 migliaia un altro di 6 si come si usano a Carrrara, fatte queste spese ogni fabrica se ne ritragga tante carrate di marmi che del bianco et che de misti secondo i sua bisogni e le sue misure e ciascuno tenga i sua conti et chi riceve a Seravezza sia obligato a render conto a ciascuno che ha pagato in Firenze [...] [rescript: Il modo della distribuizione de denari et del fare e carri piace Sua Eccellenza e li denari si mandino al camarlingo di Pietrasanta [Giovanbattista Carnesecchi] che si la vedranno di fare cavare e marmi [...]

 

1565 Apr 10 220 86

Cosimo I informs Matteo Inghirami of his decision regarding the quarrying and shipping to Florence of white statuary marble and variegated marble. Cosimo sends Inghirami a copy of a memorandum [from Bartolomeo Ammannati, doc. 710.]

 

[...] Vedrete per l'aligato memoriale quanto haviamo resoluto circa il cavare de marmi bianchi statuari et marmi misti per mandare a Fiorenza et l'ordine de 20 scudi la settimana li quali saranno mandati in mano di Giovanbattista Carnesecchi camerlingo et voi proccurerete di farli cavare secondo le misure che da Firenze vi saranno mandati [...]

 

 

1565 Jul 7 225/4 a Giovan Battista Carnesecchi

Cosimo I de' Medici authorizes payments for the tower and garden of the Casino at Seravezza.

 

[...] Habbiamo ordinato a ms. Tommaso de' Medici che vi provegga denari per fornire la torre et per le spese del giardino del Casino di Seravezza [...]

 

1566 Sept 27 225 56

Cosimo I de' Medici authorizes a payment for construction work at the fortress of Pietrasanta.

[...] Pagate a ms. Tommaso sudetto [de' Medici] scudi 60 di moneta per mandarli a Pietrasanta a Giovanbattista Carneschi per le spese della palafitta della torre [...].

 

1566 Oct 17 225-58

Cosimo I de' Medici authorizes payments for the work on fortification of Pietrasanta and for unspecified work done by the goldsmith Pietro Paolo Galeotti.

[...] Pagate in virtù di questo mandato a ms. Tommaso de' Medici nostro tesauriere scudi 153 di moneta lire 4 piccioli per tanti mandati scudi 200 a Giovanbattista Carnesecchi cam.o di Pietrasanta per le spese della palata della torre et scudi 50 d'oro in oro dati a Pietro Pagolo Galeotti orefice per fare lavori per nostro servitio. [...]

 

 

1567 Apr 15 225-83

Cosimo I de' Medici asks Matteo Inghirami for frequent reports about the marble quarries and the road construction in Pietrasanta. Cosimo informs Inghirami that he has ordered a payment to cover the expenses.

 

[...] Vi commendiamo delli raguagli ci date circa le cave dei marmi e delle fonditioni e nuova strada et habbiamo ordinato a Ms. Thomaso de' Medici che vi mandi scudi trecento in mano di Giovanbatista Carnesecchi al solito per le spese di detta strada. [...]

 

1567 May 6 225-87

Cosimo I de' Medici orders payment on behalf of the Opera del Duomo in Florence for the construction of a road at Pietrasanta for the transport of white marble from the quarry of Monte Altissimo.

[...] Pagate in virtù di questo nostro mandato a Giovanbattista Carnesechi cam.o di Pietrasanta scudi trecento di moneta et mandategliene subito, et non havendo altro modo per uno cavallaro a posta li quali hanno a servire a pagare le spese della nuova strada per condurre e marmi bianchi del Monte del'Altissimo et poneteli in debito al'Opera di Santa Maria del Fiore. [...]

 

1567 Jul 3 225-97

Cosimo I de' Medici orders a payment to the sculptor Francesco Mosca, known as il Moschino, for work on unspecified fountains.

 

[...] Quanto al Moschino [Francesco Mosca] habbiamo inteso et ordinato a ms. Tommaso de' Medici che rimetta a Giovanbattista Carnesecchi cam.o altri trenta scudi di moneta perchè gli possiate far pagare con vostra poliza alla giornata a buon conto al Moschino per i lavori delle fonte. [...]

 

1567 Jul 8 225 98

Cosimo I de' Medici orders a payment for construction work on a road for transporting marble from the Monte Altissimo to Pietrasanta. The Opera del Duomo in Florence will be credited for the expenditure.

 

[...] In virtù di questo mandato vi commettiamo che mandiate a Giovanbattista Carnesecchi cam.o di Pietrasanta scudi trecento di moneta per pagare le spese della strada da condurre e marmi del'Altissimo et fatene debitore l'opera di Santa Maria del Fiore. [...]

 

1567 Aug 13 225 104

Cosimo I de' Medici authorizes a payment for construction work on a road for transporting marble from the Monte Altissimo.

 

[...] Pagate in virtù di questo mandato a ms. Tommaso de' Medici sudetto scudi trecento di moneta per tanti mandati [...] a Giovanbattista Carnesecchi cam.o di Pietrasanta per le spese della strada de' marmi del'Altissimo. [...]

 

1568 Mar 30 225 137

Cosimo I de' Medici authorizes payments for a pedestal to support a large cosmographical globe [presumably the one in the Sala del Mappamondo in Palazzo Vecchio] and for the marble quarries of Seravezza.

[...] Pagate in virtù di questo mandato a ms. Tommaso de' Medici nostro tesauriere scudi centoventi di moneta per pagare scudi 70 a Antonio detto il Lupattino a conto del piede et fornimento di ferro della palla di cosmografia et scudi 50 a Giovanbattista Carnesecchi cam.o di Pietrasanta per conto delle spese delle cave de' Marmj di Seravezza. [...]

 

 

1569 Apr 8 221 54

Tommaso de' Medici sends money to Pietrasanta for completion of the construction of a road, a bridge and houses.

[...] Della presente sarà aportatore Ms. Giovanni da Montauto il quale vien' costì mandato da Sua Eccellenza Illustrissima [Cosimo I de' Medici] primieramente per finir' la strada de' marmi mistij per condur' la colonna grande e per fare il ponte alla strada del fiume vecchio che si debbe voltare ne' paduli di Motrone e per disegnare la casa del passeggiere e l'hosteria al Salto della Cervia [near the Torre di Porta Beltrame]. E perchè si possa fare le spese che occorrano alla strada, si rimette a Giovanbattista Carnesecchi scudi cento a buon conto, perchè si paghino conforme al'ordine del' altre volte. [...]

 

 

1571 Sept 11 238/15

Giovanni Battista Carnesecchi is appointed the new "Provveditore" of the marble and silver quarries and of the "fabbriche del argenteria", as well as "Doganiere delle gabelle" in Pietrasanta, replacing the deceased Matteo Inghirami

 

[...] Confidando nella prudentia e virtù di Giovan Batista di Ridolfo Carnesecchi, lo abbiamo detto e deputato doganiere delle nostre Gabelle di Pietrasanta e per proveditore delle nostre cave delle miniere del argento e fabbriche del argenteria e delle cave de marmi bianchi e mistij in luogo del defunto Matteo Inghirami con le medesime provisioni, autorità, et carichi [...]

 

1571 Sept 11 238 14

Cosimo I gives instructions to Giovanni Battista Carnesecchi, the new "Provveditore alle miniere" in Pietrasanta.

[...] Habbiamo ricevuto la vostra delli otto del corrente et con essa la nota delle fonditioni sopra di che non ci ocorre dire altro salvo che il tenere sollecitato et accurato quelle miniere poiché a voi habbiamo dati i medesimi carichi che haveva il defunto Matteo Inghirami. Habbiamo hauto caro intendere de marmi bianchi cavati nel Altissimo et che si acconci il ravaneto [...]

 

1571 Sept 12 238 16

Detailed instructions to Giovanni Battista Carnesecchi regarding the administration of silver mines and marble quarries in Pietrasanta.

 

[...] Instruitione a voi Giovanbatista Carnesecchi di quanto dovete seguire nelle administrationi della gabella di Pietrasanta nelle miniere et cave del argento e fabbrica del argentiera e delle cave di marmi misti et bianchi [...] Del argento et piombo che si faranno havete a tenere di ciascuno di dette cose conto separato [...] havete a tenere un quadernuccio dove noterete tutte le fonditioni che si faranno settimana per settimana delle vene che si caveranno [...] in quanto al ricevere et pagare monete buone e forestiere che farà il Camarlingo perché gli ha a ricavare del tutto monete buone e non occorre per hora dir altro et quanto al entrata ma in quanto al uscita bisogna che tenga righi doppi e che voi quando li fate le polize dichiate di qual sorte moneta o ducale o forestiera debba pagare [...] Havete a risquotere dalla fabbrica de' Pitti, dalla fabbrica de' Magistrati, e d'altrove quelle somme che risquoteva ogni settimana il detto Matteo [Inghirami] e farne creditore e' detti luoghi a' loro conti dove al incontro li farete debitori de' marmi che gli manderete e che da loro vi saranno domandati. Dovete tenere un libro separato per questo conto de' marmi nel quale libro havete a scrivere le spese che si faranno a cavare e' marmi con tenere e' conti a carrate con valutare poi a ciascuno le carrate de' marmi che manderete con far debitore ciascuno. Et se saranno domandati in vendita da persone particulari così per fuori delli stati come per li stati gli havete a far cavare e farvegli pagare il giusto prezzo con tenere diligente conto [...]

 

1571 Sept 30 238 24

Cosimo I acknowledges the receipt of silver from Pietrasanta, deposited by Virgilio Carnesecchi in the Guardaroba, and reminds Giovanni Battista Carnesecchi that marble required by Giambologna should be sent to Florence as soon as possible.

[...] Habbiamo ricevuto dua vostre de 25 e 28 del corrente et per esse inteso delle fonditioni e del pane d'argento portato vostro fratello [Virgilio Carnesecchi] alla Guarda roba, e quanto a' marmi del Altissimo per le figure che debbe fare Gio. Bologna atendasi di mano in mano che i marmi sono calati inviarli alla marina e parimente il pezzo del marmo che si è trovato nel fiume a piè del ravaneto [...]

 

1571 Nov 24 238 34

Cosimo I gives instructions to Giovanni Battista Carnesecchi regarding silver mining and marble quarrying in Pietrasanta.

[...] Habbiamo [...] inteso delle fonditioni e del argento afinato, il quale manderete al solito alla nostra Guardaroba e quanto [cancelled: prima et se quello] a' marmi calati dal'Altissimo, mandateli a Pisa quanto prima, et se quello che se rotto nel calare et che si trova nel fiume è della misura che voi scrivete sarà buona, però sbozzato che sarà mandatelo a Pisa, perchè tutti vengino qua. Giovanni Caccini ci fa intendere che certi [proposed reading: scafaiuoli] che mandò costa per aiuto del caricar la colonna restono havere le loro fatiche [...]

 

1572 Apr 29 238 106

Cosimo I gives instructions to Giovanni Battista Carnesecchi concerning the transport of various pieces of marble. One of these pieces will be used by Giambologna for carving a "large figure" [presumably the statue of Ocean for a fountain in the Boboli gardens].

 

[...] Habbiamo riceuto la vostra de 25 e inteso quanto ci scrivete circa e' marmi e se havete risposto al Caccino [Giovanni Caccini] che mandi il modello del arme lo doverà fare e voi gli farete alleggerire et poi mandare, et circa li altri marmi carichi e da caricarsi sollecitate che venghino, et le dua agugle come sieno finite d'abbozzare fatele condurre alla marina acciò si possino poi caricare; e quanto al pezzo di marmo per la figura grande che debbe fare Givan Bologna lui medesimo manderà un huomo a abozzarla et alleggerirla. [...]

 

1572 May 29 238 132

Cosimo I replies to the report sent from Pietrasanta by Giovanni Battista Carnesecchi regarding variegated marbles, silver mining and the transportation of "agugle" ["guglie"; stone obelisks].

[...] Habbiamo ricevuto la vostra de 24 del corrente et inteso quanto ci scrivete de' marmi misti et delle cave del argento et del modo che tenete che tutto sta bene, e quanto a' canapi per condur l'agugle basterà ce lo ricordiate a Settembre [...]

 

1572 Jun 11 241-5

Cosimo I de' Medici informs Giovanni Battista Carnesecchi that the sample of white marble from the new quarry of Monte Altissimo (Pietrasanta) has arrived and seems to be of good quality.

 

[...] Habbiamo riceuto la tavoletta di marmo bianco per mostra della nuova cava trovata al Altissimo che ci piace. E quando ve ne sarete ben certificato delle saldezze che vi sieno, ce ne darete adviso. [...]

 

1572 Jun 19 241-10

Cosimo I de' Medici sends Giovanni Battista Carnesecchi instructions regarding the new marble quarry of Monte Altissimo near Pietrasanta.

[...] Habbiamo inteso che vi siate ben certificato della nuova cava de' marmi del'Altissimo. Et ci piace che diate detta cava a qual Lorenzo di Giovanni che n'è stato inventore con questo però che gli diate in compagnia sua un compagnio che sia persona pratica acciò che tutto passi per l'ordine suo. [...]

 

1572 Aug 10 241-38

Cosimo I de' Medici orders Giovanni Battista Carnesecchi to send the silver bar to the Guardaroba in Florence and to wait for new instructions regarding marble for unspecified tombs in Spain.

 

[...] Habbiamo riceuto le listre delle affinationi et de' marmi misti et le habbiamo viste, in risposta di che non ci accade dir' altro se non che mandiate al solito alla nostra guardaroba il pane d'argento. Et i marmi per le sepolture da mandarsi in Spagnia teneteli di così finchè vi direno a chi li harete a indirizzare. [...]

 

1572 Sept 2 241-46

Cosimo I de' Medici informs Filippo Ducci of his order to Giovanni Battista Carnesecchi [in Pietrasanta] regarding the transport of two "agugle" of variegated marble [evidently obelisks or columns.]

[...] Giovanni Battista Carnesecchi ha conmissione da noi di far tirare dalle cave de' mistij alla marina dua agugle di marmo mistio di peso di settantacinque migliaia l'una dove ha bisogno di quattro canapi grandi di braccia 300 l'uno. [...]

 

1572 Nov 17 241-70

Cosimo I de' Medici complains about the diminishing quantity of lead being mined during the past months and orders Giovanni Battista Carnesecchi to find out why this is happening. He instructs him to send the two silver bars ("pani d'argento") to Florence and promises to send vessels to Marina di Pietrasanta to transport the two marble obelisks or pointed marble blocks to Florence. [Another document on the same topic appears on f. 72].

 

[...] Ci pare che il piombo che si ritrae sia poco e che da qualche tempo in qua sia diminuita la somma. Però vedete se depende dalla poca diligentia delli affinatori o da chi viene questo defetto e advisatelo rimediando in quello che si può. E li dua pani d'argento mandateli al solito alla nostra guardaroba. Delle dua agugle habbiamo inteso come sieno alla marina. Si manderanno le scafe a levarle e se altri marmi vi saranno che habbino a venire a Fiorenza. [...]

 

1573 Jan 12 221 126

Tommaso de' Medici orders Giovanni Battista Carnesecchi to supply ammunition to Giovanni Francesco Corsini.

 

[...] Giovanni Francesco Corsini scrivano di ratione delle galere di Loro Altezze [Cosimo I and Francesco I de' Medici] harà bisogno di piombi et manderà a voi per cinque o sei migliaia. Dategnene et pigliatene doppia riceuta. [...]

 

1573 Jul 17 221 137

Tommaso de' Medici directs Giovanni Battista Carnesecchi to fertilize the lawn near the Casino of Seravezza.

 

[...] Giovanni da Montauto tornò e ragguagliò l'Altezza del Gran Duca [Cosimo I de' Medici] del acconcime che far si debbe al prato del casino di Seravezza. [...]

 

 

1577 Jan 21 693-171

Giovanni Battista Carnesecchi comments on fusing and refining silver and lead extracted from the Medicean mines in Pietrasanta.

 

[...] Con questa sarà la solita nota delle fonditioni et affinationj fatte a queste sua miniere e fabrica dell'argento. Il mese passato per le quali se fatto et affinato un pane d'argento di libbre 17 1/2 e piombo llibre 736, che di tutto si seguirà il solito ordine. E perché queste vene renderano nel colarle piu [proposed reading: astone] e mancho piombo dell'ordinario dubitando fussi manchamento de fonditori né ho fatto fare sperientia à un altro fonditore del medessimo luogo che altre volte à servito benissimo in simil esercitio et sene parti ammalato e trovo che viene dalle vene che sono piu asciutte come meglio di me lo puo sapere per le mostre d'ogni sorta vena che si colava, mandai a V.A.S.ma ultimamente se ne harà fatto far saggio poi che qui non viene commodità di posserlo fare, se le torneranno in miglior conditione come si spera [...]

 

1577 Mar 7 695-338

A detailed inventory of all the silver extracted from the mines of Pietrasanta from the 18th of January to the 1st of March 1577. [Included with letter on same date, doc. # 12608.]

[...] Nota delle fonditioni et raffinationi de le miniere, e fabriche d'Argento di Pietrasanta, seguite da 18 di Gennaio [...] sino a questo di una di marzo 1576 [...]

 

1577 Mar 7 695 337

Giovan Battista Carnesecchi informs the Grand Duke of a shipment of silver from Pietrasanta. He also requested instructions on what to do with the lead that had been extracted from the Medicean mines, given that the previous years it had been sent directly to the fortresses of Livorno and Pisa.

[...] Con la presente mando a V.A.S. nota delle fonditione et raffinatione fatte a queste sua miniere dell'argento che sene fatto un pane di libbre ventuna, e oncie otto, e piombo libbre 998, che l'argento se mandato alla sua guarda roba insieme con altri pani che mene ritrovavo; il piombo li anni passati se mandato nelle fortezze di Livorno e Pisa diretto a Giovanni Caccini. [...]

 

 

1577 Mar 25 695-144

Giovanni Battista Carnesecchi sends the granduke a 50-pound umbrina caught that very morning.

 

[...] Mando a V.A.S. [...] un pescie ombrina di libbre 50 preso questa mattina à questa marina [...]

 

 

 

 

 

Belisario di francesco vinta a Giovanni Battista di Ridolfo da firenze a pisa

1586 Aug 29 269 127

Francesco I has appointed Aldo Manuzio the Younger to replace Pietro degli Angeli da Barga in the humanities chair in Pisa.

 

[...] Sua Altezza Nostro Signore [Francesco I] ha deputato Ms. Aldo Manucci alla lettura di humanità in luogo di Ms. Piero Angoli da Barga, con la medesima provisione, et emolumenti; gli ha anco fatto gratia di accomodarlo anticipatamente della provisione et salario d'un anno a scontarlo poi a cento scudi l'anno [...]

 

 

 

 

 

 

 

Virgilio di Ridolfo di Giovanni di Andrea Carnesecchi

 

Fratello di Giovanni Battista di Ridolfo

 

Camarlingo di Pietrasanta

Attivo nel 1559

Grain in Pietrasanta nel 1565

 

 Secondo il Monaldi furono cavalieri di Santo Stefano :

……………………….in oltre Vergilio e Raffaello ambedue Cavalieri di Santo Stefano, …..

 

nel 1563 sovrintende alla costruzione del palazzo mediceo di Seravezza

 

Sulla determinazione di provenienza del tipo D, avanzeremo alcune perplessità. Il contenitore trova certamente confronti con le giare spagnole, ricordando nella forma del corpo ma anche nei motivi,

una tinaja proveniente da Paterna e pubblicata dal Llubbià o ancora meglio un esemplare dal monastero di Predalbes, del quale possediamo solo una foto pubblicata dal Bassegoda-Nonell

molto simile anche per la caratteristica terminazione della bocca a collarino. Bisogna però ricordare come l’impiego dei motivi decorativi a pettine così semplici (fascia ondulata e fascia continua)

appartenga anche al repertorio decorativo dei vasi toscani, che proprio in questo periodo riscoprono applicandolo spesso a contenitori da trasporto, da mescita e da conservazione e che forme simili

alla nostra non sono sconosciute in altri contesti e definite locali

Gli esemplari scoperti nelle volte della sala del consiglio di Serravezza provengono da un contesto ben datato. Una lettera del 29 novembre 1563 inviata da Virgilio Carnesecchi al duca Cosimo,

relativa a spese occorse per lavori dell’erigendo palazzo mediceo tra il 1561 e il 1563, riferisce dell’acquisto di 120 coppi << per mettere alle volte>> al costo di 20 scudi

 

1559 Aug 10 211-29

Cosimo I acknowledges the receipt of four boxes of vitriol and advises Alessandro Cini that Virgilio Carnesecchi has been ordered to send him two diggers. The Duke will inform Cini if more marcasite is needed.

 

[...] Habbiamo ricevuto [...] le quattro scatole di vetriolo, le quali abbiamo avuto charo di vedere insieme col ragguaglio che ci date di quelle cose. Scriverassi a Virgilio Carnesecchi, che vi mandi li duoi cavatorj, infra tanto attenderemo [cancelled: d' inten] la relatione che ci farete con le vostre di quel più c'havete trovato, et se vorremo più marcassite della cava della pietra, ve lo faremo intendere [...]

Extract

 

1571 Sept 30 238 24

Cosimo I acknowledges the receipt of silver from Pietrasanta, deposited by Virgilio Carnesecchi in the Guardaroba, and reminds Giovanni Battista Carnesecchi that marble required by Giambologna should be sent to Florence as soon as possible.

Extract

[...] Habbiamo ricevuto dua vostre de 25 e 28 del corrente et per esse inteso delle fonditioni e del pane d'argento portato vostro fratello [Virgilio Carnesecchi] alla Guarda roba, e quanto a' marmi del Altissimo per le figure che debbe fare Gio. Bologna atendasi di mano in mano che i marmi sono calati inviarli alla marina e parimente il pezzo del marmo che si è trovato nel fiume a piè del ravaneto [...]

 

1577 Jan 28 693 113

Arezzo da Virgilio Carnesecchi a Francesco I dei Medici

Extract

[...] Hieri tornnai dalla visita della fortezza di Cortona e Montepulciano et per mio debbito ragguaglierò V.A.S.ma [...] che si fece la restaurazione del Torrione nella fortezza di Montepulciano, il quale stà benissimo et la spesa è riuscita più di quello che credevo [...] et parimete s'assetto il Palcho della stanza del Castello, et hora vi bisognaria per necessità rifare il tetto del Arsenale che viene in terra , et assettare dui alloggiamenti dei soldati, et rifare una casella per la guarddia che per l'Antichità vanno in Rovina [...] Nella fortezza di Cortona rovina uno muro à secho che si saglie nella stanza del granaio, et certe restaurazioni nell'alloggio dei soldati [...] Ho fatto l'ansalatione della Carne et perche l'ho havuta a buon merchato nè ho insalato il Terzo più del solito [...]

 

 

 

Ferrando di Ridolfo Carnesecchi

 

 

 

 

nel 1583 affitta le ferriere di Pietrasanta

 La figura piu' importante per cio' che riguarda l'amministrazione dell'attivita' siderurgica granducale dal 1544 al 1589 fu Agnolo di Piero Popoleschi ,cassiere e dal luglio 1560 ,Ministro Generale della Magona . a lui si deve la scissione dell'appalto vero e proprio dalla gestione di forni e ferriere e dalla commercializzazione dei manufatti, oltre al primo tentativo di dare un assetto organico agli edifici granducali ed in particolare proprio a quelli della Versilia . Nell'ottobre del 1583, infatti il Popoleschi "alluogo'"al nobile fiorentino Ferrando di Ridolfo Carnesecchi il forno di Ruosina e le ferriere del Gatto e di Cansoli oltre al magazzino di Marina. I patti prevedevano la cessione degli opifici (senza pagamento alcuno di affitto) e la privativa della vendita del ferro a Pietrasanta , contro l'impegno di produrre ogni anno almeno trecento migliara di ferro battuto e di effettuare la manutenzione degli edifici. Il contratto , che doveva durare tre anni dal settembre 1584 all'agosto del 1587 , venne prorogato fino al 1590........................................Il sistema di dare in locazione gli edifici del ferro in cambio di una percentuale sugli utili ,che si protrasse fino alla fine del governo mediceo , sollevo' i Granduchi da ogni preoccupazione imprenditoriale , ma determino' scelte gestionali e produttive meramente speculative , con grave danno per gli impianti e per i boschi

 

 

 

 

 

BANCO CARNESECCHI , STROZZI E COMPAGNI

 

 

 

teoricamente Bartolomeo potrebbe essere : il senatore

Bartolomeo di Zanobi di Francesco Carnesecchi

(3 ottobre1501-23 maggio 1569)

 Da verificare

 

E potrebbe essere :

 

 

 

Ho notizia che Bartolomeo (detto Baccio ) di Zanobi Carnesecchi scrive una storia di Firenze dall'anno 1526 all'anno 1529

 

Bartolomeo detto Baccio di Zanobi Carnesecchi, Storia di Firenze (1526-1529) - Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Magliabechiano, XXV, 555; edizioni: Storia di Firenze dal 1526 al 1529, in M. Lupo Gentile, Sulle fonti della "Storia Fiorentina" di Benedetto Varchi, "Studi Storici", XIV, 1905, pp. 421-471; B. Carnesecchi, Storia Fiorentina, a c. di U. Dorini, "Rivista Storica degli Archivi Toscani", anno III, 1931, pp. 100-112, 196-207; saggi: U. Dorini, A proposito di un'edizione della Storia di B. Carnesecchi, "Rivista Storica degli Archivi Toscani", anno III, 1931, pp. 290-297.

Da G. M. Anselmi, F. Pezzarossa, L. Avellini, La "memoria" dei mercatores. Tendenze ideologiche, ricordanze, artigianato in versi nella Firenze del Quattrocento, Bologna, Pàtron Editore, 1980, pp. 109-110

 

 

 

 

 

 

1565 Nov 5 225-18

Cosimo I de' Medici authorizes payment for ''cordovani'' [leather from Cordova], pens, gold powder imported from Venice, and an animal skin.

 

[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carneschi et Cammillo Strozzi e compagni scudi dugentotre [203] soldi vi denari 4 d'oro in oro et sono per il costo et spese di cordovani, penne, oro macinato et pelle di nigre [unclear handwriting: possibly tigre] fattoci venire tutto da Venezia. [...]

1565 Dec 7 225/24

Cosimo I de' Medici authorizes a payment for an emerald button purchased from Bartolomeo Carnesecchi and Camillo Strozzi.

 

[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesecchi, Camillo Strozzi e compagni del banco scudi 150 d'oro in tanta moneta d'argento a lire 7.10 per scudo per uno bottone di smeraldo compero da loro per mezzo di Bernardo Baldini. [...]

 

1566 Mar 8 225-33

Cosimo I de' Medici authorizes a payment for purchase and transport of 4 small barrels of Malvasia wine from Venice to Palazzo Pitti..

[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesechi e Cammillo Strozzi e compagni del banco scudi 41.9.1 di moneta et sono scudi 21.17.7 per il costo di iiij carratelli di malvagia fattici comperare in Venezia et scudi 19.17.6 per le vetture et gabelle et altre spese sino condotti in casa nostra a' Pitti [...].

 

1566 May 18 225-41

Cosimo I de' Medici authorizes a payment for red cordovan leather.

[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesecchi, Cammillo Strozzi e compagni scudi 86, soldi 9, denari 9 d'oro di moneta di lire 7 di piccioli per scudo sono per il costo et spese di cento cordovani domaschini rossi di lacca fatti venire per nostro conto et consegnati nella nostra guardaroba. [...]

 

1566 Aug 2 225-48

Cosimo I de' Medici authorizes a payment for red leather and for 5 glass tubes from Venice.

[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesechi, Cammillo Strozzi e compagni scudi 300 d'oro in oro et sono scudi 286 .-.2 d'oro per costo et spese di 400 cordovarj rossi di lacca fatti venire per servitio nostro et scudi 12.19.10 d'oro sono per costo et spese di 5 cannoni di vetro grandj fatti venire da Venetia. [...]

 

17 ottobre 1566 225-58

Cosimo I de' Medici authorizes a payment for cinnamon from Venice.

 

[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesechi, Cammillo Strozzi e compagni scudi 58 soldi 11.1 d'oro in oro quali facciamo loro pagare per Cammilo Strozzi e compagni di Venetia per costo et spese di libbre 50 di cannella a peso di Venetia mandataci per servitio della nostra fonderia che con peso nostro tornò libbre 42 1/5 [...].

 

1567 Jun 6 225/93

Cosimo I de' Medici authorizes a payment for emeralds and pearls bought from Alessandro Caravia in Venice.

[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bart.o Carnesecchi, Cammillo Strozzi e compagni scudi 138.10.7 d'oro in oro per tanti fatti pagare in Venetia a Alex.ro Caravia in tre partite per tre smeraldi et tre perle mandateci [...].

 

1567 Jul 31 225 102

Cosimo I de' Medici authorizes a payment for a pearl bought from Alessandro Caravia in Venice.

[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesecchi, Cammillo Strozzi e compagni scudi venticinque, soldi otto, danari sei d'oro in oro sono per conto di scudi venticinque d'oro fatti pagare in Venetia a Alessandro Caravia per la valuta d'una perla mandataci sino di giugno passato. [...]

 

1568 Feb 5 225 132

Cosimo I de' Medici authorizes a payment for two bales of Cordovan leather for the Biblioteca Laurenziana and for four dozen chamber pots [presumably made of glass] from Venice.

 

[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartholomeo Carnesecchi, Camillo Strozzi e compagni scudi dugentosei soldi cinque danari tre d'oro di cambio o la valuta d'essi per tanti che ne hanno pagati per noi scudi 96.4.11 per una balla di cordovanj fatti venire da Venetia per la libreria et scudi 100.12.8 per un altra balla di cordovani che fece venire Maestro Baccio Baldinj per detta libreria et scudi 9.7.8 per quattro dozzine di ornalj fatti venire da Venetia che tutto fa detta somma. [...]

 

 

nel 1569 muore Bartolomeo ma il banco continua ad operare con il figlio Zanobi

 

1570 Jun 19 221 79

Long list of drugs and spices ordered by means of the Carnesecchi and the Strozzi in Venice for the granducal foundry, among which cardamon, coriandor, dittany, incense, manna, mastic, myrrh, mummy, pepper, dragonblood and sugar are included.

 

[...] Copia d'una listra di più droghe data a Carnesecchi e Strozzi per mandare a provederle a Venetia per servitio della fonderia di Sua Altezza [Cosimo I de' Medici] e prima: [...] Aloe epatico [...]; Agarico [...]; Biacca [...]; Ben Bianco [...]; Ben Rosso [...]; Bolo orientale [...]; Curiandoli [...]; Cardamomo maggiore [...]; Cardamomo minore [...]; Cubebe [...]; Carpobalsamo [...]; Costo amaro [...]; Costo dolce [...]; Dittamo di Creta [...]; Dauci comuni [...]; Dronaci [...]; Ecina [...] Gengevo belledi [...]; Gengevo soracco [...]; Gengevo mecchine [...]; Hermodattili [...]; Incenso elletto overo olibano [...]; Mummia [...]; Mirra eletta [...]; Manna masticina [...]; Melaghetta [...]; Mastico [...]; Mirabolani emblici [...]; Mirabolani bellirici [...]; Mirabolani Indi [...]; Mirabolani Citrini [...]; Mirabolani chebuli [...]; Noci metelle [...]; Pepe bianco [...]; Pepe lungo [...]; Pilatro di Levante [...]; Reupontico [...]; Sebesten [...]; Seme di bene [...]; Scinti marini [...]; Sena di Levante [...]; Sarcocolla chiara et scelta [...]; Scordion' di Candia [...]; Sangue di drago in lacrime [...]; Uve passate di Corrato [...]; Xilo balsamo [...]; Zedoaria [...]; Zucchero candido [...]; Zucchero candido violato e ben colorito. [...]

1571 Aug 4 238/5

Authorization of various payments, including those for the purchase of houses at Cerreto Guidi; for the "library" [presumably Libreria di San Lorenzo]; for work carried out in the Boboli gardens by Antonio Lupicini; for chemicals destined to the ducal "fonderia"; for the purchase of gold buttons; for work of "Giovanni orefice" [presumably Hans Domes]; for the erection of a column [in Piazza San Felice], supervised by Vieri de' Medici; and a payment to "Cristofano dipintore" [presumably Cristofano dell'Altissimo].

[...] vi conmettiamo che paghiate a Ms. Thommaso de' Medici nostro Tesoriere scudi tremila sessanta sette di moneta soldi XIII p.li per tanti pagati del mese di giugno passato per più conti come appresso. / scudi 1300 al nostro Maiordomo per le spese ordinarie della casa / scudi 306, lire 5, soldi 13, denari 4 pagati a parte della nostra famiglia a conto della paga del mese di Giugno passato / scudi 320 pagati sotto di 23 di luglio per la compera della case di Cerreto da Thommaso Adimari / scudi 200 alla S.ra Cammilla [Martelli] nostra consorte per la provisione di Luglio passato [...] / scudi 30 a spese della libreria [...] / scudi 61, 2, 10, 8 a spese de lavori che fa Maestro Antonio Lupattini [Lupicini] a Buoboli [...] / scudi 20 a Veri de' Medici per le spese di 4 settimane per la colonna [...] / scudi 48, 1, 8, 8 a Carnesecchi e Strozzi per drogherie fatte venire da Venetia per la fonderia / scudi 43, 5 a Maestro Giovanni [Hans Domes] orefice in scudi quaranta d'oro in oro per lavori / per [proposed reading: mille] bottoncini d'oro comperi et a noi consegnati / scudi 10 a Cristofano [dell'Altissimo] dipintore a conto di suo credito [...]

 

1582 Jan 5 257 98

 

Francesco I de' Medici authorises payment for four cannonballs bought in Venice.

[...] In virtù di questo nostro mandato, mettete a uscita a spese nostre generali scudi sette [proposed reading: lire] XI. XI d'oro in oro, che questi dì n'havete fatti buoni a' Carnesecchi et Strozzi di Venetia [...] che vi hanno scritto essere il costo et spese di quattro palle di sagri compere di nostro ordine [...] le quali sono stete consegnate a noi per le mani del Cavaliere [Belisario] Vinta nostro secretario. [...]

 

1586 Jul 12 269 94 Archivio Mediceo

 

Belisario Vinta gives instructions to Asdrubale Fiorelli regarding precious clocks and jewels from the German jeweler Johann Miller.

 

[...] Giovanni Miler Gioelliero Todescho [Johann Miller] riporta in dietro li due orioli gioiellati, che S.A. N. S.re [Francesco I] non gli ha volati comperare altrimenti, et gli ha consegnati al Procaccio nostro [Bartolomeo Mastacco] che gli consegnerà a voi, perché li diate al detto Miler. Il quale Miler consegnerà a voi un pendente con una perla grossa, et lunga in forma di uno cornetto, legata con tre catenuzze d'oro, et uno rubinetto, et uno diamante, per mandarlo qua a S.A., et come l'habbiate nelle mani, harete a farlo sapere alli SS.ri Carnesecchi, et Strozzi, acciò che gli paghino il prezzo, che s'è ordinato loro, et voi accomoderete detto gioiello nel piego, con la soprascritta a S.A. N.S.re, acciò che venga bene condizionato, et sicuro [...]  

 

 

1586 Aug 23 269 124

Payment for a piece of jewelry purchased for Francesco I in Venice by Asdrubale Fiorelli from the German "gioielliere" Johann Richer.

 

[...] Mettete a uscita a spese nostri generali scudi cento ottanto cinque soldi X et denari X d'oro di cambi, che questo dì n'havete per mezzo del' Banco de' Ricci pagati a Lorenzo Bonnanni per tanti in lui trattovi li Carnesecchi, et Strozzi di Venetia in ducati 226 5/8 corr[en]ti a 81 7/8 d'oro per cento per valersi con le loro spese della valuta di talleri 250, che han pagati di vostro ordine a Gio. Miller, et per lui a Gio. Richer gioielliere todesco, li quali sono per prezzo d'uno gioiello, con una perla pera torta consegnato in Venetia a Asdrubale Fiorelli, il quale l'ha mandato qui a noi, et al rendere de' nostri conti vi saranno fatti buoni [...] 

 

 

Lettera di cambio pubblicata dal notaio G. Domenico Mancini il 18 Giugno 1580 alla presenza dei testimoni: Magnifico Berardino e Magnifico Costantino Balduino, nonché Magnifico Jacopo Bardi fiorentino, dal settore adibito alla vendita della cristalleria nella fiera di Lanciano. "Intus vero. Al nome de Dio 1580 a di 19 Aprile ducati 250 a 107 per cento, uso
pagarò io Paolo de la Luna nella proxima fiera de Lanzano alli Magnifici Scipione Bardi ed Alixandro Brandolini ducati 250 a 107 per cento corr., la valuta delli mag.ci Guadagnino e Carnesecche e a Dio, io Paolo la riconosce di propria mano et "che la vol pagare, ma perché in presente fiera non si è fatto denari, offerisce pagare lo cambio alla ragione di 4 per cento siccome corre nella presente fiera et così offerisce pagare tum loco alli mag.ci Guadagni Francesco et Zenobio Carnesecche et compagni in Venezia et a maggior cautela di diritti mag.ci Guadagnino e Carnesecche pone in sicurtà e pegno in fondaco del magnifico Negrini (in Lanciano) casse 13 di cristalli con infrascritta marca (una doppia croce con p) alli quali da mo' gli dà autorità, non pagando, detto debito et cambio nel tempo predetto che possa pigliare detti cristalli e venderli a loro libertà per sodisfactione de detto debito et interesse".
(Arch. Not. Lanciano, Notar Mancini vol.XXI 1580)

Documento fornitomi da Stefano Mari

 

  

 

RACCOLTA ALESSANDRI

Lettere ricevute da Don Giovanni de' Medici:

Da Zanobi Carnesecchi e Alessandro d' Alfonso Strozzi:

1587 - 1594 4 lettere

20/5/155 1 lettera da Venezia

 

notizie da dr Paolo Piccardi

  

 

 

 

 

Ricevo da :

Archivio di Stato di Venezia

 

OGGETTO : Banco Carnesecchi Strozzi a Venezia (sec. XVI).

 

In risposta alla richiesta della S.V., qui pervenuta tramite il servizio di posta elettronica, utilizzando lo stesso mezzo si comunica quanto segue.

Dalle prime indagini qui svolte non è nota a Venezia la presenza del Banco in oggetto, la consultazione in tal senso:

  1. degl’indici onomastici dei Regesti dei Commemoriali e -a campione-
  2. 2) dei Diari di Marin Sanudo,

ha dato esito negativo.

 

Numerosi riferimenti a membri della famiglia Strozzi sono reperibili invece, oltre che nei citati indici onomastici, in:

-EMANUELE ANTONIO CICOGNA, Delle inscrizioni veneziane, voll. I-VI, Venezia 1824-1853;

-ID., Saggio di bibliografia veneziana, Venezia 1847;

-GIROLAMO SORANZO, Bibliografia veneziana…, Venezia 1885.

Eventuali ricerche in questa sede potrebbero essere compiute infine nei seguenti fondi archivistici:

Senato, Mar (regg. 247 aa.1440-1796, filze 1286 aa.1545-1797),

Senato, Terra (regg. 411 aa.1440-1785,1788, filze 3128 aa.1543-1797, rubriche 7 aa.1542-1586, 1640-1645),

Collegio, Notatorio (regg.191 aa.1327-1391,1397-1796, filze 627 aa.1549,1560-1797),

Cinque savi alla mercanzia (bb., filze, regg. 1130 aa.1540-1797),

ma per la loro complessità ed il conseguente dispendio di tempo restano di necessità affidate alle cure del diretto interessato.

 

Il direttore

(dott. Raffaele Santoro)

 

 

 

SUPPLICA AL RE DI FRANCIA

 

La nazione fiorentina solita a dimorare in Lione devotissima a V.M. essendo stata costretta dalle spesse impositioni a partirsi di la' , hor sotto la sua benigna protettione desidera ritornarvi con ferma spperanza di godere dei privilegi conceduti alle nationi et in particolare alla nostra , come piu' affetionata alla corona di Francia , si come gia' in nome di lei , da chi ……………………..segue

 

Di Firenze il di VJ di Marzo 1594

Humilissimi et obligatissimi servitori

Paulo Capponi

Lorenzo Strozzi

Zanobi Carnesecchi

Pierfrancesco Rinuccini

Alessandro d'Alessandro Strozzi

Niccolo' Capponi 

Ottavio Galilei

Antonio Maria Bartolomei

Lorenzo Giacomini

Filippo Gondi

 

Nous Croyons que les Florentins obtinrent gain de cause ; en tout cas ils rentrerent a Lyon

 

PICOT EMILE les Italiens en France au XVI siecle 1911-1918 pg 123 

 

 

 

Tutti coloro che sulla piazza veneziana agiscono come assicuratori appartengono a gruppi di capitale rilevante, e molti tra essi compaiono nei documenti raccolti come

partecipanti a vario titolo alle fiere di Bisenzone; nessuno di essi domina completamente il mercato assicurativo, preferendo dividere il capitale su diverse

navi senza sottoscrivere mai somme troppo elevate per un solo viaggio, tanto che non si trovano sottoscrizioni sopra alle 200 lire di grossi (2.200 ducati), e

raramente sopra le 5061. Ma è pur vero che tra i più attivi vi sono proprio i genovesi, seguiti dai fiorentini: una delle compagnie più potenti, la Compagnia

degli otto assicuratori creata nel 1594 sotto il nome di Mari e Spinola, riunisce Paolo Battista Sivori, Pier Francesco Mari, Girolamo Spinola, Nicolò Pallavicino,

Paolo e Battista Serra, Nicolò Spinola, Agostino Spinola, Cesare Pallavicino, tutti genovesi, come genovesi sono le società Maruffo e Sauli, Spinola e Doria,

Senestrari e Giudici. Al versante fiorentino appartengono invece gli Strozzi, soli o in società con i Carnesecchi, i Capponi, i Manelli, i Fioravanti, i Michelozzi, i

Bartoli, i Marsuppini, i Tornaquinci, i Balbiani, i Bonvisi, i Simoni. Genovesi e fiorentini assieme soddisfano più di un terzo delle domande; fatta eccezione per

una piccola porzione di olandesi, il resto del mercato è in mano veneziana62, eppure nel settore assicurativo, e non solo, si tocca con mano la forte presenza di capitali

non veneziani, un fenomeno che permea tutta la vita economica della città sebbene si manifesti qui in maniera più forte che altrove, mancando le rigidità

protezionistiche degli altri settori.

 

Aricordi, che li farà girare per due fiere75; o i 300 ducati che l’eccellente Alvise Venier medico chiede di poter prendere "à cambio e ricambio […] sotto

obligatione di tutti suoi beni" dal clarissimo Francesco Barbarigo76; o anche il denaro necessario per un contratto di nozze, con una parte della dote consistente in

un giro di sei anni in mano agli Strozzi, per un mercante ebreo77. E non è neppure detto che le tratte debbano esser fatte per forza su una piazza: una scrittura di

Vincenzo Bardi, registrata due anni dopo la morte di costui, promette di ripagare i 500 ducati tratti per suo conto su un altro fiorentino, Orazio Gatteschi, che doveva

prenderli a cambio su Piacenza o su Francoforte "al meglio", su cauzione (solidissima, crediamo) di Zanobi Carnesecchi e Filippo Strozzi e soci. Spesso le

richieste sono fatte da commercianti: come i duecento ducati a cambio prestati da Girolamo Provaglio che è definito patron di nave ma sta in calle dei Bombaseri a

Rialto, all’insegna dello Spirito Santo, a Battista Fornareto, che sembra trasportare bestiame, e che glieli ha chiesti ripetutamente ("pero mezi bona valuta, et mezi

bezi")79; o i cinquecento ducati dati a cambio "per bisenzone" da Vincenzo Barocci ad Alvise Milioni, gioielliere, che si è "obligato" con un capitale di pietre preziose

mandato ad Aleppo con due navi80. La ditta Capponi presta, probabilmente sotto nome del suo negociator in città, Orazio di Vincenzo Rucellai, 3.500 ducati a

Giovan Pietro Orobon nel 1583, i quali ducati vengono ripagati otto anni dopo dal cognato, il marzer Cristofolo Rubbi, girando loro anche affitti di botteghe a San

Salvador. Ed anche per compagnie più impegnative, quali, ad esempio, il "partito delle beccarie", il prendere a cambio per i necessari anticipi di denaro da parte dei

soci era considerato prassi normale81. Le scritture che sono fatte registrare all’Officio dell’Esaminador, per sicurezza del

creditore, rivelano giri di denaro contante o di scritta che serve per le operazioni commerciali. Ferigo di Tommaso Fedrici, probabilmente di origine bergamasca,

saldati i conti in essere con il cognato Antonio Comenzuolo, si trova essere suo debitore di 537 ducati, che non può soddisfare immediatamente e che verranno

presi a cambio dal magnifico Bortolo Zanoli, con l’obbligo di Fedrici di pagar lui gli interessi, compresi quelli per un cambio preso a nome di Antonio, ma goduto da

Ferigo, dal clarissimo Orsato Giustinian…82 Lo stesso Fedrighi compare qualche mese più tardi in un piccolo consorzio di commercianti che noleggia un galeone

per trasportare vini da Candia in Inghilterra, e poiché "detto magnifico Tizzone per total espeditione di detto Galion, li bisognano ducati doi mille correnti detti signori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Puo essere che sia Zanobi di Bartolomeo di Zanobi Carnesecchi il fondatore di questa cappella in Santa Maria Maggiore

 

……..la quarta Cappella e' dei Carnesecchi la cui arme : che qui vedessi ,oltre l' avere le tre liste d'oro con un rocco sotto d'oro , mostra da una parte l'arma

dei Capponi e dall'altra quella dei Velluti , mediante due donne entrate in casa Carnesecchi , che furono Violante di Piero Capponi e Maria Velluti questa madre

e quella moglie di Zanobi Carnesecchi che restauro' la Cappella di stucchi dorati nella volta con certe graziose storiette della vita di S. Zanobi dipinte da

Bernardino Poccetti

Nelle nicchie laterali le due statue di San Bartolommeo , e di San Zanobi , sono delle prime opere fatte da Gio: Caccini e la tavola sull'altare , ove e' dipinto

San Francesco di Assisi in atto di ricevere le Sacre Stimate , e' delle belle opere , che abbia fatto Pier Dandini. ………

…..( Richa Giuseppe :Notizie istoriche delle chiese fiorentine )

Lo stemma dei Carnesecchi : nella navata sud tra l'arme dei Capponi e quella dei Velluti ( da Agostini : Pietro Carnesecchi )

 

nelle carte dell'Ancisa figura nel 1565

 

 

potrebbe esserlo stesso :

 

Due celebri mascherate : 1566 , 1577

 

Da Mellini Domenico : LE DIECI MASCHERATE DELLE BUFOLE mandate in Firenze il giorno di Carnovale l'anno 1566.
Con la descrittione di tutta la pompa delle maschere, e loro inventioni. CON LICENTIA E PRIVILEGIO. In Fiorenza appresso i Giunti. MDLXVI.

 

MASCHERATA PRIMA,
Fatta da M. Zanobi Carnesecchi e M. Tomaso del Nero, gentilhuomini Fior.

La prima Mascherata che entrasse in piazza fu di duoi gentilhuomini, M. Zanobi Carnesecchi e M. Tomaso del Nero, i quali, così nobili d'ingegno come di sangue, havevano con bella inventione figurata la SCELERATEZZA,
cacciata dal Flagello, con questi abigliamenti et habiti che qui appresso si diranno.
Habito della Sceleratezza.
Rappresentavasi la Sceleratezza un Lupo naturale vestito di due pelli d'Agnelli, col vello d'oro filato, et le teste e zampe dorate, che in testa haveva una chioma feminile, sopra la quale era una ghirlanda di spine fioriti. Et s'atteneva
con le zampe dinanzi a un sagginale che guidava la Bufola per il naso, la quale, dalli occhi in fuori, era tutta coperta di tela d'argento, tutta piena di velli lunghi di seta cruda. Haveva sopra la bardella una pella d'Asino con testa et gambe, figurata di seta bigia.

Habito del Flagello.

Le sei Maschere figurate per il Flagello erano vestite tutte con un medesimo habito, in questa forma.

Era la capellatura arruffata, e di color foscho; nascevan senz'ordine quattro zanne di Cinghiale sanguinose, e cinque fiamme di fuoco. La faccia era horribile, di color bronzino, con occhi affocati et spaventevoli, e barba arruffata, ricinta da un velo Bigio. Il collo era cinto da un tronco di Cipresso secco di tela d'argento, ricamato in velluto turchino, dal qual tronco uscivono alcune coccole simili; e di simile velluto e ricamo erano i bracciali fino al gomito. Vestivasi per sopraveste d'una pelle di Drago, la quale, essendo aperta per mezzo del collo, veniva a mostrare la sua testa davanti, che cascava sul petto del Mascherato, et le zampe dinanzi, che s'attaccavano in sulle spalle; et con l'ali et col resto della pelle adornava la parte di dietro, dalla quale era di modo staccata, che il di sotto tutto appariva. Era di raso verde ricamato di scaglie d'oro filato, et la testa et zampe di tela d'argento, dipinte; arricchita con un numero grandissimo d'occhi di tela d'argento dipinti, accommodati nell'ali et per tutto il dorso, fin alla punta della coda. Heveva di sotto una vestetta corta di tela d'oro pagonazza, con opera tutta orlata di foglie di cipresso, finte con seta verde et oro, et arricchita con infinite coccole di tela d'argento, dipinte. A questa faceva sottana un habito di velluto chermisi rosso, tutto ricamato di tela d'oro, perle e gioie finte, con alcune mascherette di tela d'argento dipinte che reggevono certo velo bigio, che andavano ricignendo tutto l'habito. Il quale da mezo in giù era diviso in otto falde,

similmente ricamate; fra l'una et l'altra delle quali usciva una maschera di tela d'argento dipinta, che reggeva un ramuscello di cipresso finto con seta verde et oro. Mostrava tutto il ginochio, come ancora l'uno e l'altro braccio dal gomito in giù; et i piedi et le mani ignude et augnate, con molte piastre di sangue. I calzari erano di tela d'oro pagonazza, sopra ciascuno de' quali erano avvolte due gran serpi di tela d'argento dipinte; et al piede, dalla banda di fuori, erano attaccati i talari simili all'ale del Vipistrello, e per isprone si serviva d'uno scorpione, che abbracciando il Calcagno pugneva con la coda. Portava in mano o sferza, o dardo, o tronco di lancia, o spada, o face funerale, o l'antica accetta. La testa del cavallo era coperta da un Teschio d'animale horribile, con un corno in fronte sanguinoso, et era ferma da otto serpi simili alle di sopra, che variamente avvolgendoseli attorno adornavan ancor la testa del Cavallo, et reggevano il morso. Fra le orecchie del quale usciva una Mascheraccia d'oro che reggeva un
gran pennacchio, e un velo bigio che cigneva il collo del cavallo; sotto la gola della quale pendeva
un gran ramo di Cipresso, di seta verde e d'oro. Le redine erano due catene di ferro inargentate. Il resto del cavallo era tutto bardato di tela d'oro, et nel petto e nelle punte di dietro di dette barde erano teste di Morte di tela d'argento
dipinte, con assai catene grosse della medesima tela, e veli retti da mascherette simili, tutta orlata di foglie e coccole di cipresso, dalle quali pendevano, a uso di nappe, molti rami di detto Cipresso. Et sopra la sella, a foggia di gualdrappa, era gettata una pelle intera di Lione, figurata con seta; gli staffili di catene della medesima tela, et
le staffe due maschere sbarrate. Havevano alla staffa dodici littori vestiti all'usanza loro antica, che portavano in mano le verghe et l'accette.

 

 

 Mascherata famosa del 1577 : mascherata della fuga dei veneziani per la peste

 

Realizzata da : Bernardo Strozzi, Sinibaldo Pitti, Vincenzo Filicaia, Alessandro Acciaiuoli, Sansonetto de' Bardi, Zanobi Carnesecchi, Girolamo Guicciardini, Neri Capponi, Ernilio Ricasoli, Pietro de' Medici e tanti altri appartenenti all'aristocrazia fiorentina

 

 

 

 

 

 

  L'abnegazione di una donna : Maria Lena Carnesecchi

 << A 7 di giugno in venerdi , il giorno dopo il Corpus Domini a ore 8 ,Maria Lena, figlia di Baccio Carnesecchi , di gia' stata donna a M. Giovanni Strozzi , col quale non ebbe mai segno di figliuoli ,si parti di casa con una fanciulla ,figlia di Daniello Carnesecchi e una serva giovane e innanzi a sse' 9 facchini carichi di quanto aveva in casa e andossene a servire Dio in Santa Lucia , sanza saputa di nessun parente e di eta' di circa 36 anni.Dio gli dia perseveranza. E' persona di buon cervello e molto spirituale. S'e' governata sempre col consiglio dei nostri padri , se ben di questo no ll'anno consigliata . Lo amore di Dio L'a' spinta a fare quanto e' detto. Alli undici del detto in martedi il giorno di San Barnaba detta Maria Lena prese lo abito santo e ,mutando panni e vita , muto' nome ;chiamorolla suor Maria Vicenza con lei si vesti la fanciulla serva e questa a nome suor Lena. E lo stesso di fu assai maltempo ; casco' dua saette non pero' feccion danno che si sia saputo. La pioggia non fu molta ma refrigero' alquanto il grande ardore di questa state. >>

da : Archivio di Santa Maria Novella in Firenze Diario di Fiammetta Frescobaldi 7 giugno 1577 fol , 41v.

 

 

 

Giovanni Strozzi (* 1517 + 22-8-1570), Patrizio di Firenze, Console dell’Accademia Fiorentina

nel 1541, Lettore di Filosofia all’Università di Pisa nel 1547, ambasciatore fiorentino a

Ratisbona nel 1558, a Roma nel 1559 e al Concilio di Trento nel 1562.

= 1557 Maddalena, figlia di Bartolomeo Carnesecchi, Patrizio di Firenze (+ post 1570),

che alla morte del marito divenne monaca (no ! ) "suor Maria Vincenza" nel monastero di San

Domenico a Firenze.

 

 

Ho trovato su un sito americano :

 

Nel febbraio 1596 la banca Carnesecchi falli' ……..

 

Ritengo possa trattarsi di questa banca

 

 

 

 

 

 

 

RODOLFO e FILIPPO CARNESECCHI del fu FRANCESCO

Anno 1593

Fiere di Piacenza

 

 E' probabile siano figli di Francesco di Ridolfo di Antonio di Manetto di Zanobi di Berto di Grazino

 

 

 

(quasi sempre una procura), gli agenti coinvolti, e, nella terza colonna, eventuali terzi partecipanti – ad esempio coloro che prendono a prestito danaro. Ci si rende

conto che i dati a disposizione non permettono di costruire, né tantomeno abbozzare, la validità di una rete; e giungono alla banale conclusione che i mercanti

fiorentini hanno come agenti dei fiorentini, i cremonesi altri cremonesi, e così via, e che un agente può operare per più ditte; tuttavia, servono a dare, si ritiene, un

panorama variegato della numerosità dei contatti, e delle presenze, in città in un solo anno, soltanto per le fiere di Piacenza.

Tabella 1. Procuratori, agenti, collaterali nominati in atti notarili in merito alle fiere di Piacenza, 1593.

 

 Gli atti non restituiscono anche in questo caso alcuna certezza. Tuttavia, una non piccola parte di esse svela una raccolta di liquidità71. Il principale strumento

giuridico attraverso il quale a Venezia si pratica il credito privato è il contratto di livello, attuato mediante una compravendita – di un immobile o di un pezzo di

terreno – e la successiva concessione del godimento del bene al venditore in cambio di un canone annuo, il livello appunto, con facoltà da parte del venditore di

recuperare la proprietà del bene ceduto restituendo il denaro (ovvero il capitale)72. Da alcuni degli atti raccolti si intuisce tuttavia che al livello si possono anche 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricevo da Paolo Piccardi

 

la registrazione che allego, fra quelle che ho conservato, è relativa al battesimo di un Carnesecchi e avvenne nella Pieve di S. Maria a Scò,

quindi si presume che la nascita sia avvenuta in quei paraggi.

 

Anno 1560

 

Lucha figliuolo di Daniello ( ? )

 

  

 un Carnesecchi che nel 1560 non viene battezzato a Firenze

 

 

 

Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo

 

Compagnia dell' Assunta di S. Tommaso a Ostina

1583

Bernardo di Piero Carnesecchi deve dare st. 6 e mezzo di grano per fitto dell'anno pross.o passato 1583 delle terre del Corredo.

Simile registrazione si ripete fino al 1588

1587

I Capitani di S. Maria del Bigallo e Misericordia di Firenze intimano alla Comp. dell' Assunta di Ostina di rendere conto dell' Amministrazione e dei beni posseduti.

I Procuratori della Compagnia presentano la documentazione che sancisce la proprietà dei beni in contestazionem con riferimento ad analoghe note precedenti: nel 1525 (Decime ecclesiastiche in S. Maria Nuova) "e un per un altra data di Luca Carnesecchi sotto nome pur di Spedalingo di d.o Spedale al d.o eff.o del Bigallo l'anno 1532"

 

1598

Vincentio di Daniello Carnesecchi Cittadino fiorentino livellario della nostra Comp.a per la terra del Corredo e per un pezzuolo di terra posta in l.o d.o Pozziuoli ...

Simile registrazione si ripete fino al 1602

 

Notizie dal dr Paolo Piccardi

 

 E' probabile Luca e Vincenzio fratelli e figli di Daniello Carnesecchi 

 

 

 

Siena

 

Il dr Orlando Papei da Siena mi fa avere :

Si, è vero, ho spulciato molto i libri della Curia Arcivescovile, (Siena ) non soltanto quelli dei battesimi, morti e matrimoni, ma anche le cause criminali. E qui ho trovato qualcosa per lei:

 

DATE ESTREME: 30 agosto 1566

TITOLO: c. Donna Caterina Carnesecchi

QUERELANTE: i famigli del Bargello

QUERELATO: Donna Caterina Carnesecchi e Michele di Luca Marchi da Barberino Valdelsa

CAUSA: concubinato

 

-------------------------------

DATE ESTREME: 9 dicembre 1685

QUERELANTE: Luogotenente Giovan Battista Franci

QUERELATO: fra' Pietro Carnesecca della Congregazione Mantovana

CAUSA: trovato in casa sospetta

CARTE: 2

 

 

Siena e' conquistata dai fiorentini nel 1555

Il confronto con Firenze divenne inevitabile e la guerra durò, con varie vicissitudini, fino al 1555, quando dopo un lungo assedio, Siena fu conquistata dai fiorentini, perdendo così la propria autonomia e diventando parte del Granducato di Toscana, condividendone le sorti fino all' unificazione dell'Italia (1861).

 

Il primo di questi atti ( Donna Caterina Carnesecchi ) e' importante e cerchero' di saperne di piu'

Siamo infatti nel 1566 e questa condizione di concubinato mi sembra poco compatibile con una donna che appartiene ad una famiglia aristocratica

Ma sono troppo scarse le mie conoscenze storiche , perche' si possa dare credito a quello che dico

Nel 1566 questa Carnesecchi e' a Siena ( ? ) o a Val d'Elsa ( ? ) comunque in territorio fiorentino ,

oppure e' una donna in fuga per amore ?

quale e' la sua condizione sociale ? ci sono gia' dei Carnesecchi poveri ? cosa vuol dire quel Donna avanti al nome e' l'uso abituale o permette di distinguere una condizione sociale?

Oppure e' una Carnesecchi di un ceppo diverso da quello dei Carnesecchi fiorentini ?

 

 

Fra Pietro Carnesecca non penso abbia niente da spartire coi Carnesecchi .....vedi commento sul cognome Carnesecca , cognome raro e diffuso soprattutto nel Pontremolese

 

 

 

 

 

 

 

Grosseto

Quando ancora non mi interessavo alle vicende dei Carnesecchi , mi sembra di ricordare di aver letto un annuncio di vendita immobiliare che aveva per oggetto una villa su una parete della quale figurava un albero genealogico dei Carnesecchi.

Purtroppo ora che la cosa mi interesserebbe non sono piu' in grado di rintracciarla.

 

 

 

 

 

 

 

Roma

 

Negli interrogatori di Pietro Carnesecchi compare un individuo

………..L'amico mio che mi scrisse credo fusse un mio parente di Carnesechi , il quale si trovava alhora qui soldato in Roma e si chiamava il capitano Battista Carnesechi.

 

…………Interrogatus a quibus haec ipsi domino constituto significabantur , respondit : <<Delle cose mie private ero avvisato da un parente mio , che come altre volte ho detto , si trovava alhora in Roma , chiamato il capitano Battista Carnesechi.

 

 

Nome e cognome: Irene Fosi
Luogo e data di nascita: Siena, 21.3.1951
E-Mail: irenefosi@unich.it
Indirizzo di lavoro: Dipartimento di Studi Medievali e Moderni Campus Universitario 66013 Chieti Scalo
Telefono di lavoro: 08713556471
Posizione lavorativa: professore ordinario Università Università degli Studi G. D'Annunzio di CHIETI Dipartimento Dipartimento di Studi Medievali e Moderni

 

Archivi di famiglie toscane nella Roma del Cinque e Seicento: problemi e prospettive di ricerca, in Archivi nobiliari e domestici. Conservazione, metodologie di riordino e prospettive di ricerca storica, a cura di L. Casella e R. Navarrini, Udine 2000, pp. 255-276

I mercanti fiorentini, il Campidoglio e il Papa: il gioco delle parti, in Roma e lo Studium Urbis, Roma 1992, pp. 169-185;
La memoria di Firenze. Genealogie e storie di famiglie fiorentine nella Roma del Seicento, in Società e istituzioni in Toscana nell'età moderna, I, Firenze 1994, pp. 179-195;
I Fiorentini a Roma nel Cinquecento: storia di una presenza, in Roma Capitale (1447-1527), a cura di S. Gensini, Pisa 1994, pp. 389-414;

 

 

 

 

 

 

A Cosimo I succedono :

FRANCESCO I

1574 - 1587

FERDINANDO I

1587 - 1609

 

 

 

 

In questi anni tra i Carnesecchi si distinguono :

 

Cristofano di Pierfrancesco di Andrea

(1531 1599)

eletto senatore nel 1586

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

……..nelle opere pie

 

Nel 1586 Francesco di Antonio Carnesecchi partecipa alla fondazione della Compagnia del Rosaio

Costituzioni e capitoli della compagnia del Rosaio (1586)

Nominativi dei fondatori in scrittura rubricata: Rev.do frate Antonino d'Antonio Berti correttore, Lione di messer Niccolò de' Medici, Francesco d'Antonio Carnesecchi, Francesco di Domenico Santini, Santi di Bernardo Biondi, Tommaso d'Antonio Talducci, Alessandro di Marco da Uzzano, Giovanbatista di Pierantonio Isabelli [segue rinunziò], Francesco di Luca Marchi, Piero di Francesco Pinelli, Cesere di Cammillo Bandinucci, Iacopo di Giovanni Ciliani, Giovanni di Goro Sergrifi, Vettorio di Lorenzo Saltamacchi, Alessandro di Filippo Mazzinghi, Lorenzo di Bastiano Sensoni

 http://www.smn.it/convento/061.htm

 I.B.64 Costituzioni e capitoli della compagnia del Rosaio (1586)

Membr., 232x170, ff. I-14, bianchi 12v-14v. Coperta in cartoncino, disegno (a tempera?) in ff. Ir "santa Caterina da Siena", 1r "Conpagnia del Rosaio" (ed esito toscano rosarium>rosaio è pressoché costante nel testo).

Fondatori della presente opera f. Iv. Ristretto e sommario de' capitoli 1v. Proemio e Tavola dei capitoli 2r-3v; capitoli 9 e una connchiusione. <Costituzioni e capitoli> 4r-11v, approvati da tutti i fratelli Firenze 20.IV.1586 (3r). Conferma dell'arciv. fiorentino 16.IV.1587, sottoscritta e autenticata da sigillo di cera (11v-12r). "E debbesi sempre procurare d'havere <a correttore> un padre dell'ordine di san Domenico osservante, per havere hauto origine il santissimo Rosaio da quell'ordine" (10v). Tra i fondatori (1577-78) della compagnia e correttore fra Antonino d'Antonio Berti da Firenze (Iv, 2r, 2v), vestiz. OP Roma 1560 ca., ancora in vita nel secondo decennio del '600: S. Orlandi, S. Filippo Neri e i Domenicani, MD 81 (1964) 18-19; AFP 30 (1960) 409: 16.IV.1619.

Nominativi dei fondatori in scrittura rubricata: Rev.do frate Antonino d'Antonio Berti correttore, Lione di messer Niccolò de' Medici, Francesco d'Antonio Carnesecchi, Francesco di Domenico Santini, Santi di Bernardo Biondi, Tommaso d'Antonio Talducci, Alessandro di Marco da Uzzano, Giovanbatista di Pierantonio Isabelli [segue rinunziò], Francesco di Luca Marchi, Piero di Francesco Pinelli, Cesere di Cammillo Bandinucci, Iacopo di Giovanni Ciliani, Giovanni di Goro Sergrifi, Vettorio di Lorenzo Saltamacchi, Alessandro di Filippo Mazzinghi, Lorenzo di Bastiano Sensoni (f. Iv).

Non vi si trova esplicita indicazione della sede della compagnia, se non quanto in c. 3: "Le tornate sieno la prima e la terza domenica di ciascun mese, e li giorni della Natività, Annunziazione et Assunzione della Madonna, dopo il vespro di Santa Maria Novella" (6v).

Ed. F. Baggiani, Statuti cinquecenteschi di confraternite del Rosario in Toscana, MD 26 (1995) 230-33, 305-11, sotto il titolo "Confraternita del Rosario, S. Maria Novella" (305), confermato - sembra - dalla ricordanza 30.X.1586 "nostra compagnia" trascritta in p. 232 n.161.

 

 

 

Vedute le Preci porte a Sua Altezza Serenissima per parte degli Uomini di San Martino per le quali domandano grazia di potere andare in ferraiolo lungo senza incorrere in

pregiudizio alcuno mediante le nuova Legge fatta sopra l’abito civile nel modo, e come più largamente in dette Preci si dichiara, & appare il tenore delle quali segue come appresso

cioè

Serenissimo Granduca

Gli Uomini di San Martino devotissimi, et obbligati Servitori di Vostra altezza Serenissima gli espongono come per satisfare all’obbligo loro in ajuto de poveri, gli conviene frequentemente, e di

ogni tempo andare attorno assai per Firenze, et in case piccole, e male accomodate, però desiderando loro di seguire in questa Opera come grata a Dio, et anco a Vostra Altezza Serenissima poichè con

tanta liberalità, e pietà la và di continuo favorendo, et insieme di godere i benefizi che dalla Città, e da Vostra Altezza Serenissima come padrona di quella vengano dati agl’altri Cittadini, e sudditi

suoi, ricorrano confidentemente a Vostra Altezza Serenissima e la supplicano a concedergli grazia che quando alcuno di detti Uomini di San Martino non sarà di Magistrato possa andare in

Ferrajuolo lungo senza incorrere nel pregiudizio che impone la nuova provvisione fatta da Vostra Altezza Serenissima sopra l’abito civile per quelli che non lo porteranno di continuo, laqual grazia

concedendola Vostra Altezza Serenissima sarà usata da lor solo quando non saranno di Magistrato, e che per le sopraddette cagioni si vedranno forzati a goderla,

Il Signore Iddio la esalti.

É veduto appresso il rescritto fatta per la prefata Sua Altezza Serenissima in fine di dette Preci nel modo che segue e cioè

 

Sua Altezza lo stima conveniente e lo concede, con la solita segnatura: Fer. Piero Usibardi 23 di Marzo 1589.

Imperò per esecuzione di dette Preci, e Rescritto, e stante la fede fatta da Amerigo Gondi come uno di detti Uomini e Procuratori di San Martino di tutti quelli che sono, e si trovano

alla detta compagnia servatis, & ottenuto il partito.Deliberarono; e deliberando dichiararono gli detti Buonuomini di San Martino non essere tenuti, ne obbligati a portare l’abito civile quando non saranno di Magistratura,

ma solo a potere andare in Ferrajuolo lungo senza incorrere in pregiudizio che impone la nuova provisione fatta da Sua Altezza Serenissima sopra l’abito civile, e tutto per la causa, e nel modo, e forma di che in dette Preci,

& in virtù massime delle concessione, e Grazia di Sua Altezza Serenissima fatta per detto suo rescritto come di sopra appare con che però si abbi rapporto, & a cautela di tal’ obbligo li detti Buonuomini assolverono,

e liberorono, e per assoluti, e liberati aver volsono, e dichiarorono, e tutto in ogni miglior modo ec.

mandantes ec.

I nomi dei quali di sopra si dice e si fa menzione sono gl’Infrascritti cioè

Giovanni Mazzinghi. Filippo Arrighetti. Giovanni Berardi. Francesco Rondinelli. Amerigo Gondi. Benedetto Biliotti. Giovanni Benedetto. Vincenzio Giraldi. Giovan Battista Bartolini. Baccio Orlandini.

Antonio Capitani. Girolamo Cicciaporci. Filippo Mazzinghi. Giovan Francesco del Riccio. Giovanni Sergrifi. Guglielmo Gambini. Ruberto da Castiglione. Francesco di Antonio Carnesecchi. Piero di Pandolfo Strozzi.

Giovan Battista Sermanni. Iacopo Tovaglia. Giovan Battista Michelozzi. Alberto Altoviti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Archivio Mediceo :

Margherita (Gonzaga) d'Este, dowager duchess of Ferrara, writes to Grand Duke Ferdinando I de' Medici on behalf of Ridolfo Carnesecchi, asking that Ferdinando I grant him permission to bear arms, and encloses Carnesecchi's letter of request.

[...] Desiderando Ridolfo Carnesecchi, vassallo di V. Alt.a, d'esser favorito da lei della licenza dell'armi da diffesa et da offesa, non però prohibite così di giorno come di notte, conforme all'inchiuso suo memoriale, et havend'egli tenuto mezo d'adoperare l'intercessione mia, non posso mancare a che me ne ricerca di raccommandarlo a V. Alt.a [...] 1599 July 9

 http://www.medici.org/hum/topics/topicreports/ArmsandArmor_1Page51.html

 

 

1599 Jul 9 2942-nn

Margherita d'Este, dowager Duchess of Ferrara, writes to Grand Duke Ferdinando I de' Medici on behalf of Ridolfo Carnesecchi, asking that Ferdinando grant him permission to bear arms, and encloses Carnesecchi's letter of request.

 

[...] Desiderando Ridolfo Carnesecchi, Vassallo di V. Alt.a, d'esser favorito da lei della licenza dell'armi da diffesa et da offesa, non però prohibite così di giorno come di notte, conforme all'inchiuso suo memoriale, et havend'egli tenuto mezo d'adoperare l'intercessione mia, non posso mancare a che me ne ricerca di raccommandarlo a V. Alt.a [...]

 

 ritengo esser persona diversa da Ridolfo di Giovanni Battista per motivi cronologici

 

 

 

 1587 Aug 4 270 151

Francesco I thanks Ferrante Carnesecchi for the gift of a basket of peaches.

[...] Habbiamo ricevuto il cestino delle pesche che ci havete mandato con la vostra dell'ultimo del passato, le quali si sono state assai belle rispetto alla stagione, così ci sono state gratissime [...]

 

 

 

 

 

 

Allego l'elenco delle carte nei quali sono compresi i beni dei Carnesecchi.

Le mappe furono realizzate alla fine del 1500.

Le Mappe furono elaborate fra il 1580 e il 1590 per conto dei Capitani di Parte Guelfa, visto lo stato disastroso delle strade e l' indolenza dei responsabili della manutenzione. Sono alcune centinaia.

Sono state stampate in anastatica dall' Archivio di Stato di Firenze.

Paolo Piccardi

 

 

 

 

 

 

 

1591 Suor Brigida Carnesecchi e le spine della corona di Cristo

 

Viene in terzo luogo la Venerabile suor Brigida Carnesecchi , insigne nel dono della orazione ,e ad essa le suore debbono grado della stupenda , e quasi incredibile , Reliquia di 14 Spine di Gesu' Cristo , la cui invenzione , come dimostrante la santita' di detta suora , sommariamente qui riferiremo . Nell'anno 1591 , essendo badessa suor Maria Sostegni , governatore Iacopo Aldobrandini Canonico fiorentino e confessore mess. Bartolomeo Tantini , nella notte precedente l'invenzione della Santa Croce , suor Brigida ando' in Coro per passarvi alcune ore , nel suo solito esercizio di orazione , nella quale piu' fiate ispirata essendo di accostarsi all'Altare , dove si conservano quelle reliquie , che vennero da Santa Maria da Mantignano , ne' potendo ella piu' resistere all'interno impulso , andovvi a venerarle , e baciandone or una ora un'altra , incontrossi in una borsetta di taffetta' verde non mai avvertita dalle monache , ed al contatto sentendosi pugner le dita , prese in mano il piccolo involto , donde osservo' spuntare delle spine , leggendo astento una scritta , che diceva : Spine del signor Gesu' Cristo. A tale ritrovamento fu grande nella suora , e la divozione , e il timore ; ma quel Dio che l'aveva chiamata all'altare , la illumino' che confidasse la cosa al suo confessore , il quale attonito a tanta copia di spine , poca fede dava al racconto ; ma rifflettendo alla straordinaria santita' della religiosa , volle prender tempo per consigliarsi , come fece col Governatore , e con altre savie persone , che lo condussero dall'Arcivescovo Alessandro de Medici , al quale parimenti parvero le Spine troppe di numero , e pero' da non credersi prudentemente non esser desse : tuttavolta sospendendone il suo giudizio , ordino' , che se ne facessero rigorosi esami , e perquisizioni , tra le quali e' notata la deposizione che fecero due domenicani franzesi del convento di Santa Maria Novella , i quali avevano in Parigi vedute parte delle spine della corona , che il Santo Re Luigi avea portato di Gerusalemme , amendue con giuramento confessando , che tali Spine eran somigliantissime a quelle di Francia , lo che pure asseri la Granduchessa Cristina dui Lorena ; e frattanto avendo Iddio operato in monastero , per la fede nelle dette Spine , grazie straordinarie , dall'arcivescovo si diede licenza alle monache di poterle esporre alla pubblica venerazione , come feccero nel 1592 . con solenne festa ed Indulgenza Plenaria ottenuta da papa Innocenzio IX , veggendosi tutte e 14 con 4 pruni collocate inun ricco e vago reliquiario procurato dalla devozione della suddetta suor Brigida Carnesecchi , la quale avendo sempre il cuore in quel celeste Roveto , volle fondarne la festa in perpetuo per il 14 di settembre ed un ufizio della Congrega Maggiore nel 3 di maggio

Richa Notizie istoriche delle chiese fiorentine volume VIII pg 310 chiesa e monastero di Santa Appollonia

 

 

 

 

Lecce e Puglia

 

E' interessante il documento seguente :

 

 Lecce, 07/10/2003

MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI

ARCHIVIO DI STATO - LECCE

 Prot. n. 3854 Al Sig.

Pierluigi Carnesecchi

 

Risposta al f. del 12.09.2003

Div. .......... Sez. .......... N.

 

 OGGETTO: Notizie storiche sulla "Corte dei Carnesecchi" in Lecce.

 

In riferimento alla nota emarginata, si comunica che da ricerche effettuate negli inventari dei fondi conservati in questo Archivio di Stato, non risulta documentazione relativa alla 'Corte Carnesecchi'.

Si informa, tuttavia che dalla pubblicazione di Italo Madaro "Guida pratica della città di Lecce", Lecce 1904, (pag. 213), si evince che nel censimento del 1901 la corte "Potenza" prende il nome di Corte dei Carnesecchi, e la stessa risulta (p. 219) ubicata a destra di via Imperatore Adriano.

Si legge, inoltre, (p. 36) che: " I Carnesecchi appartennero a famiglia fiorentina, che si trasferì nella città di Lecce, dove si accasarono e stabilirono la loro dimora. Si costruirono una tomba propria nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Vetere (a.1580), che oggi più non esiste, e concedettero che potessero avervi sepoltura tutti i fiorentini che venissero a morire a Lecce, se ne giovarono, infatti, i Peruzzi, i Giugni, gli Ammirato".

 

 

 

F.to IL DIRETTORE

(Dott.ssa Annalisa BIANCO)

 

 

Colgo l'occasione per ringraziare la direttrice dell'Archiviodi Stato di Lecce per la sollecitudine e la cortesia non proprio comuni , mi rispose quando questo sito era ancora in gestazione

 

Lecce ............ Corte dei Carnesecchi

 

Ho dal dr. Celentano di Foggia forumista IAGI

 

"corte" (che nel periodo in esame implica l'idea di una casa piuttosto ampia, probabilmente analoga alle c.d. "case palazziate" delle famiglie di una certa importanza e consistenza

CORTE.
Il lemma, che nasce nel latino medievale (cohors-cortis), non equivale esattamente, nel periodo in esame, al nostro cortile, perché contiene l'idea di un luogo per lo più recintato o chiuso. Nel XII sec., ad esempio, nell'Europa centro-settentrionale sta a significare l'abitato intorno al castello signorile. Non molto più tardi designerà, per estensione, lo stesso consilum o assemblea del signore, che si teneva per l'appunto in un luogo chiuso (in questo senso richiamo alla sua memoria la Corte dei Rossi, di cui dovrebbe rammentare qualcosa...).
Vero è -e questo è opportuno che l'abbia sempre presente- che l'area semantica di un lemma riceve coloriture diverse secondo il luogo ed il tempo in cui è usato, sicché bisognerebbe sapere che uso se ne faceva nel lessico leccese seicentesco, ma sono portato a credere che nel suo caso il sostantivo in esame non individui il luogo della mercatura quanto piuttosto il luogo ove abitavano i Carnesecchi.
Peraltro, evidenzio che è estremamente probabile che i due siti (quello dedicato all'eventuale mercatura, e l'abitazione) coincidessero

 

 

 

Su un libro ( consigliatomi dal dottor Celentano di Foggia ) " Lecce sacra " di Giulio Cesare Infantino (Ristampa anastatica Forni editore ) opera del 1634 trovo la conferma a quanto detto dal Madaro

…………………………………….

Chiesa di San giovanni d'Aimo

Questa nobil chiesa dedicata al precursor di christo Giovan Battista , convento dei padri predicatori; fu fondata da Giovan d'Aimo Leccese nell'anno 1388.

…………………………………….. Nel suolo della Chiesa vicino al Rosario in bel Marmo si legge

Hiiacet Nobilis Vir Sylvester olim Serij de Piglis de Florentia .

Nel medesimo marmo si legge

Hic iacet Nobilis Vir Andreas Carneseccus Florentinus cuius iussa fuit translata lapis hac marmorea die xx , mensis Marzij anno Domini MDLXXX quem tumulum deduxit prole suis que omnibus florentinii

 

Cioe' quanto detto successivamente dal Madaro: " I Carnesecchi appartennero a famiglia fiorentina, che si trasferì nella città di Lecce, dove si accasarono e stabilirono la loro dimora. Si costruirono una tomba propria nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Vetere (a.1580), che oggi più non esiste, e concedettero che potessero avervi sepoltura tutti i fiorentini che venissero a morire a Lecce, se ne giovarono, infatti, i Peruzzi, i Giugni, gli Ammirato".

 

 

 

 

Che significato ha la presenza di questi Carnesecchi a Lecce ? oggi non ho una risposta da dare

 

Sicuramente questi Carnesecchi avevano degli importanti interessi commerciali a Lecce (come mi suggerisce il dr Celentano ) ma e' sufficiente questo per sradicarsi da Firenze e trapiantarsi in un'altra citta' perche' questo stava a significare la costruzione di una tomba di famiglia ?

 

Nel 1575 vi e' una congiura a Firenze una congiura oligarchica diretta contro il granduca Francesco I  !!!

La nouvelle de la conjuration ne se répand en effet dans Florence que dans les premiers jours de mai ; Pucci semble avoir déjà donné les noms de ses complices -"una quantità di giovani nobili fiorentini, quali erano coniurati insieme"-, sans toutefois que leurs noms soient connus "pubricamente". Les lettres envoyées le 8 mai concernent en effet deux jeunes gens en fuite, Piero Ridolfi et Antonio Capponi, qui sont cités à comparaître devant le tribunal des Huit de Garde le 27 mai 1575. Ne s'étant pas présentés, ils sont bannis comme rebelles et leurs biens sont confisqués le 3 juin47.

Au total, la procédure judiciaire, de l'été 1575 à la fin de 1578, a concerné 20 personnes, qui toutes ont été condamnées, dont au moins quatre à mort.

 

Jean Boutier Trois conjurations italiennes : Florence (1575), Parme (1611), Gênes (1628)

 

In seguito a questa congiura una ventina di giovani aristocratici vengono giustiziati o condannati : sono Pucci ,Capponi , Martelli , Machiavelli ,Ridolfi , Salviati , Soderini ,Alamanni , Rinieri ,Altoviti , ec.

 

Non compare alcun Carnesecchi ..................pero' sarebbe da investigare se questo essere a Lecce puo' avere qualche relazione con la congiura

 

 

E' da notare questo fatto che di per se non dice niente :

 

Dati ricavati da Manni : "Serie dei senatori fiorentini "

Nome

 Nascita e morte

Anno di elezione

 

 

 

Andrea di Paolo di Simone Carnesecchi

(1 luglio 1468 -29 giugno1542)

eletto nel 1532

Bernardo di Andrea Di Bernardo Carnesecchi

(17 novembre1481-7 marzo 1557)

eletto nel 1546

Bartolomeo di Zanobi di Francesco Carnesecchi

(3 ottobre1501-23 maggio 1569)

eletto nel 1559

Pierfrancesco di Andrea di Bernardo Carnesecchi

(10 gennaio1492-22 ottobre1576)

eletto nel 1571

Cristofano di sen Pierfrancesco di Andrea Carnesecchi

(10 giugno1531-3 giugno 1599)

eletto nel 1586

Raffaello di Lionardo di Raffaello Carnesecchi

(9 luglio1547-31agosto 1621)

eletto nel 1615

Antonio di Paolo di Antonio Carnesecchi

(28 ottobre1570 -16 dicembre1648)

eletto nel 1622

Francesco di Giovanbattista di Zanobi Carnesecchi

(17 settembre1617-12 gennaio 1691)

eletto nel 1663

 

 

 

Periodo 1532-1542

1 senatore

Periodo 1542-1546

Nessun senatore

Periodo 1546-1557

1 senatore

Periodo 1557-1559

Nessun senatore

Periodo 1559-1569

1 senatore

Periodo 1569-1571

Nessun senatore

Periodo 1571 -1576

1 senatore

Periodo 1576-1586

Nessun senatore

Periodo 1586-1599

1 senatore

 

 

Anni in cui e' presente un senatore Carnesecchi

Anni in cui manca

Granduca in carica e note

 

 

 

1571---1576

 

 

 

1576---1586

Francesco I governa tra il 1574---1587

E' da notare l'assenza di un senatore Carnesecchi praticamente per tutto il periodo di signoria di Francesco I

1586---1599

 

 

 

 

 Esaminiamo cosa succede alle famiglie in cui ci sono membri sicuramente coinvolti nella cospirazione :

I Capponi che hanno un vuoto nel periodo 1580--1586

I Salviati che hanno un vuoto nel periodo 1577--1588

I Pucci mantengono il senatore incarica dal 1570 ( muore nel 1592 )

I Machiavelli morto il senatore Benedetto nel 1575 non avranno piu' senatori

I Martelli morto nel 1580 il senatore in carica dal 1568 non avranno senatori fino al 1588

I Soderini non avranno senatori fino al 1657

I Rinieri non avranno piu' senatori

Gli Altoviti morto il senatore in carica dal 1573 nell'anno 1584 non avranno senatori fino al 1593

Invece :

Gli Alamanni fanno eccezione viene eletto un senatore nel 1578 che rastera' in carica fino al 1590 e subito a lui succedera' uno nuovo

I Ridolfi fanno eccezione nel 1578 viene eletto senatore Giovanfrancesco che morira' nel 1597

 

 

 

 

 

Nei medesimi anni troviamo anche dei Carnesecchi a Lucca cioe' fuori del Granducato

 

Lucca

 

Nel 1580 nasce a Lucca Lucrezia Carnesecchi che andra' sposa nel 1603 a Piero Capponi , anche lui nato a Lucca nel 1575 , questo prova che alcuni Carnesecchi dimoravano gia' da allora a Lucca

Lucca non apparteneva al Granducato di Toscana e quindi non era sotto il governo dei Medici 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carnesecchi cavalieri dell'Ordine militare marittimo di Santo Stefano

 

 

 

 

Dal 1561, anno della fondazione, al 1809, Firenze dette all'Ordine dei Cavalieri di S. Stefano 1342 Cavalieri, Siena 509 Cavalieri, Pisa 377 Cavalieri, Volterra 150. Nello stesso periodo, 98 furono le famiglie che militarono nell'Ordine con più di 10 componenti;

 

Sto cercando informazioni su quanti e chi dei Carnesecchi milito' nei Cavalieri

Sembra che l'unico modo sia rivolgersi all'Archivio di stato di Pisa

 

 Scrive Giuseppe Maria Mecatti nel suo " Storia genealogica della nobilta' e cittadinanza di Firenze " ( Napoli 1754 ) alle pagine 40 e 41 e attribuisce cio' al Mariani

 

Carnesecchi Sono molto antichi , e si dissero gia' dei Duranti .Hanno avuto 49 Priori , 11 Gonfalonieri , ed 8 senatori ; oltre ad un Cavaliere di Malta , ed alcuni Cavalieri di San Stefano . Per loro chiamasi il Canto de' Carnesecchi dal Centauro , ove era la casa di Francesco Maria , il quale non e' molto ch'e' passato all'altra vita senza successione . 

 

Parlando di Tommaso Fedra Inghirami in

Figure minori dell'Ordine Stefaniano: note biografiche su Tommaso Fedra Inghirami Lodovico Inghirami Quaderni Stefaniano - Anno Quarto Giornata di studio dell'Accademia di Marina del S.M.O. di S. Stefano P.M. Prato, 18 maggio 1985

Si dice :

...........................Il Guarnieri, certamente il maggior storico dell'Ordine, lo include tra i comandanti di galere che più si distinsero e lo pone accanto a Barbolani di Montauto, Capponi, Carnesecchi, Barbavara, Bava, Roncioni, Sozzifanti. ………………………….

Quindi almeno un Carnesecchi si distinse tra i cavalieri

 

Uno dei cavalieri e' sicuramente il senatore Raffaello di Lionardo di Raffaello (1547 1621)

 

Ho preso contatto col dr Bernardini : con la morte deldr Casini si sono interrotte le pubblicazioni sui cavalieri

L'unico modo di rintracciare , secondo il dottore , i Carnesecchi cavalieri di Santo Stefano e' l'indagine all'archivio di Stato di Pisa 

 

 

 

 

Bibliografia

 

GUARNIERI G. - "I Cavalieri di S. Stefano". Pisa. Nistri e Lischi. 1960.

BERNARDINI R. - "Cronistoria dell'Istituzione dei Cavalieri di S. Stefano". Quaderni Stefaniani. Anno 1°. 1982.

 

 Il sig Grimaldi moderatore del Forum IAGI mi ha segnalato anche i seguenti volumi :

 

Fontana, Fulvio - L'origine della Sacra Milizia di Santo Stefano Papa e martire, con la serie delle AA. RR. de' suoi Gran Maestri, e delle imprese più segnalate de' suoi cavalieri : con un catalogo di tutti quelli, che hanno goduto, e che opera di Fulvio Fontana...In Parma : per il Monti, 1718.

Bernardini, Rodolfo - Breve storia del sacro militare Ordine di S. Stefano papa e martire dalla fondazione a oggi e dell'istituzione dei Cavalieri di S. Stefano- Pisa - 1995

Bernardini, Rodolfo - L' Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano : origine, sviluppo, attivita, presentazione di Danilo Marrara - Pisa - 2005

Bernardini, Rodolfo - Le imprese dei cavalieri di S. Stefano nella saggistica del Seicento- Pisa - stampa 1993

Guarnieri, Gino - Santo Stefano dei Cavalieri nella storia e nella poesia - Livorno - 1974

Guarnieri, Giuseppe Gino - Cavalieri di santo Stefano : Contributo alla storia della Marina militare italiana. 1562 1859 - Pisa - 1928

Guarnieri, Giuseppe - Le imprese guerresche dei Cavalieri di Santo Stefano dal 1600 al 1621 ; Illustrazioni, carte e appendice ricchissima di documenti inediti - Livorno - 1914

Bonifacio, Gaetano - Campagne dei cavalieri di S. Stefano in Levante 1684-1688 - Livorno - 1938

Marchesi, Giorgio Viviano<1681-1759> - La galeria dell'onore ove sono descritte le segnalate memorie del sagr'ordine militare di s. Stefano p. e m. e de' suoi cavalieri ... Opera del cavaliere Giorgio Vivian- In Forli: Marozzi, 1735

Ciano, Cesare - Santo Stefano per mare e per terra : la guerra mediterranea e l'Ordine dei Cavalieri di santo Stefano dal 1563 al 1716 / Cesare Ciano - Pisa - [1985]

 

 

 

Purtroppo non ho alcuna notizia circa i Carnesecchi. E' molto probabile che ci siano notizie sui C. nell'archivio dell'ordine di S. Stefano, ma non sicuro al 100%. Infatti le prove di nobiltà con relative genealogie non sempre sono fornite e, talora, anche quando sono presentate non sempre ci sono le genealogie. Infatti se una famiglia mette un suo membro nell'Ordine come cavaliere investito con una commenda di padronato familiare allora può evitare l'esibizione delle prove. Oppure - specie nei primi tempi - le prove presentate sono molto sommarie e senza alberi genealogici. Ciò detto comunque bisogna che per i suoi C. veda che cosa le dà il materiale d'archivio. In primo luogo può guardare i registri di "Apprensione d'abito" che sono consultabili in sala di studio (quindi molto velocemente) e lì può ritrovare tutti i C. entrati nell'Ordine con relativa data di ingresso. Dai registri di provanze di nobiltà (anche questi consultabili direttamente come i precedenti) si trova il numero della filza che contiene eventualmente il "dossier" che riguarda il cavaliere reperito e quindi si può chiedere la filza con la sua collocazione precisa. Ma Le ripeto tutto questo è da fare a Pisa in Archivio.

Cordiali saluti

F. A.

mi permetta di utilizzare ancora un poco la sua la sua esperienza

Non sono mai stato in Archivio a Pisa

vorrei ottimizzare il lavoro

come sono strutturati i registri di Apprensione d'abito

per anno o per cognome................................. ?

cioe a dire come faccio a trovare a colpo sicuro tutti i carnesecchi ed essere sicuro di averli trovati tutti

a questo punto cosa collega il registro di Apprensione d'abito con i registri delle provanze di nobilta'

cioe quando ho trovato Pippo Carnesecchi sul libro di Apprensione cosa lo collega al registro delle provanze grazie

 

Registri Apprensione d'abito sono nominativi (mi pare siano 4 o 5 registri suddivisi per periodi: 1562-1601; 1602-1665 ecc. : le date sono inventate).

Registri di provanze: sempre nominativi.

 

 

 

 Secondo il Monaldi furono cavalieri di Santo Stefano :

……………………….in oltre Vergilio e Raffaello ambedue Cavalieri di Santo Stefano, …..

 

Ritengo fosse Cavaliere di santo Stefano anche Vincenzio di Francesco di Ridolfo commissario di Castiglion della Pescaia nel 1619

  

 

 

 

 

Le vicende dei Carnesecchi nel 1600 e nel 1700 non mi sono sufficientemente note

 

 

 

 

 

 

Storia cronologica di Firenze : Signoria della Famiglia de' Medici

 

COSIMO II

1609 - 1621

FERDINANDO II

1621 - 1670

 

 

 

 

 

 In questi anni tra i Carnesecchi si distinguono :

 

 

Raffaello di Lionardo di Raffaello

(9 luglio1547-31agosto 1621)

eletto nel 1615

 

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( notizia pervenuta dal dr Paolo Piccardi )

 

 

Ecco cosa ho trovato nel catalogo della Riccardiana

Morpurgo S.

Catalogo della Biblioteca RICCARDIANA DI Firenze

Ricc. 1184

Miscellanea composta da 11 manoscritti.

1 Anton Francesco Doni, Lo Stufaiolo , Commedia, 1559 (pag. 1 –22)

A pag. 2 in basso:

Questa commedia è del Sig. Cav. Raffaello di Lionardo Carnesecchi.

Il Doni la dedica a Iacopo Piccolomini

 

 

 

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Questo lodo presenta questa stranezza

Lo 11 novembre 1621 il senatore Raffaello Carnesecchi era gia' morto ( 31 agosto 1621 ) ed il senatore Antonio non era stato ancora eletto ( 30 gennaio 1622 )

 

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Antonio di Paolo di Antonio

1570 1648)

eletto nel 1622

 

 

Deliberorno, e deliberando esortorno ciascun gentiluomo, cittadino tanto benefitiato che non benefititato, mercanti, artieri, e altri abitatori benestanti della Città di Fiorenza a voler

spontaneamente presentare infra tempo, e termine di giorni otto dalla notificatione che li sarà fatta in carta dʹoblatione che intende fare per il detto sussidio, & elemosina in un

foglio, e consegnarla e farla consegnare i cortigiani, e stipendiati in camera di S. A. S. in mano di Benedetto Guerrini e gli altri o in camera detta, o nella Cancelleria di lor Sigg.

Illustrissime con scrivere in detto foglio ciascuno di sua mano la quantità del danaro, & ajuto che voglia dare per un anno, o in una volta sola, o mese per mese, e ogni quattro

mesi la rata come gli parrà, e piacerà per pagarsi anticipatamente mese per mese quelli che vorranno pagare ogni mese.

E convenendo che ci sia luogo dove queste oblationi si paghino, e volsero, e così ordinorono che dette oblationi tanto quelle di Camera di S. A. S. quanto della Cancelleria

di lor Signorie Illustrissime si mandino al Provveditore del Monte comune di Fiorenza dove si devono pagare, e riscuotere per impiegarsi il danaro che sarà riscosso in quel

modo, e forma che con partecipatione della Prefata S. A. sarà ordinato con che detto provveditore ne faccia tener conto in un libro da crearsi a posta, e che li pagamenti passino

per le mani di un Camarlingo del detto monte conforme a che sarà ordinato da detto provveditore con autorità sufficiente per la rescussione quando gli oblatori differissero di

adempire lʹofferte loro, e con le dichiarationi di sopra di ciò da farsi altra volta dal Magistrato loro Illustrissimo.

Et affinchè non resti indietro alcuno che per ignoranza, o per altro si volesse scusare, e sottrarre da così santa e pia opera. Per accertarsi delle persone le quali devono concorrere

al detto sussidio caritativo, e sì buona e santa opera da lor Signorie Illustrissime sono stati eletti quattro Clarissimi Senatori per Quartiere cioè

Quartier San Spirito

Senatore Piero Mozzi Senator Camillo Rinuccini Senator Luigi Serristori Senator Tommaso Canigiani

Quartier Santa Croce

Senator Lorenzo Salviati Senator Giulio Ricasoli Baroni Senator Cavalier Cosimo dellʹAntella Senator Giovanni Dini

Quartier Santa Maria Novella

Senator Luigi Altoviti Senator Niccolò Berardi Senatore Cavaliere Ottavio Magalotti Senatore Amerigo Strozzi

Quartier San Giovanni

Senator Giuliano Bagnesi Senator Antonio Carnesecchi Senatore Silvestro Aldobrandini Senator Gino Ginori

 

 

 

 

 

Francesco di Giovanbattista di Zanobi

(1617 1691)

eletto nel 1663

 

 

Giovanni di Giovanni Carnesecchi Vicario di Lari nel primo semestre del 1618

 

 

 

 

 

 

Carnesecchi cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta

 

 

 

 

 Scrive Giuseppe Maria Mecatti nel suo " Storia genealogica della nobilta' e cittadinanza di Firenze " ( Napoli 1754 ) alle pagine 40 e 41 e attribuisce cio' al Mariani

Carnesecchi Sono molto antichi , e si dissero gia' dei Duranti .Hanno avuto 49 Priori , 11 Gonfalonieri , ed 8 senatori ; oltre ad un Cavaliere di Malta , ed alcuni Cavalieri di San Stefano . Per loro chiamasi il Canto de' Carnesecchi dal Centauro , ove era la casa di Francesco Maria , il quale non e' molto ch'e' passato all'altra vita senza successione .

 

Non so ancora come scoprirne l'identita' ?

 

 

Mi viene cosigliati dal sig. Grimaldi moderatore del Forum IAGI e dal sig Bedini forumista dello stesso :

Converrebbe recarsi a Roma presso la Bibblioteca dell'ordine .. o comunque rivolgersi ad essa anche on line

 Mi vengono cosigliati dal sig. Grimaldi moderatore del Forum IAGI i seguenti libri :

- Del Pozzo, Bartolomeo - Ruolo generale de' cavalieri gerosolimitani ricevuti nella veneranda lingu a d'Italia, per sin' all'anno 1689. In Torino: Mairesse Giovanni Francesco & Radix, Giovanni, 1715
- Bonazzi, Francesco - Ruolo generale dei cavalieri del S. M. Ordine Gerosolimitano : ricevuti per giustizia nella veneranda lingua d'Italia dall'anno 1738 all'anno 1882 - Napoli - 1883

 

 

 Egregio Sig. Carnesecchi,

in risposta alla sua e-mail del 19 ottobre, La informo che sono riuscita
a reperire la seguente informazione:

Elenco dei cavalieri del S.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme ricevuti nella Veneranda Lingua d'Italia dalla fondazione dell'Ordine ai nostri giorni compilato da Francesco Bonazzi, Napoli 1897-1907, vol. I

p. 71 : "CARNESECHI o CARNESECCHI di Firenze - Paolo Francesco - 8 maggio 1641".

Cordiali saluti,


Dott.ssa Valeria Maria Leonardi Bibliotecaria

 

 

 

 

 

Progetto per il prosciugamento della Valdichiana

 

Da dei calcoli effettuati sulla carta del Ricasoli, risulta che la palude si estendeva per circa 57140 staiora * (equivalenti a circa 9680 ettari).La tavola del Ricasoli divenne il primo atto vero e proprio che definiva le aree che saranno state soggette alla bonifica e che nel 1532 diede inizio ai lavori con l'ordinanza di demolizione che venne imposta ai monaci di S.Fiora e Lucilla, dietro equo compenso, della loro chiusa che veniva ritenuta una delle cause preponderanti del ristagno delle acque. Nel 1545, sotto richiesta dei monaci, fu autorizzata la ricostruzione con il patto che se questa fosse di ostacolo della stessa bonifica si dovrebbe di nuovo demolire. La chiusa andò distrutta varie volte e fu sempre ricostruita con una forte limitazione di altezza, questo è dato dall'interesse maggiore che si dava alla sicurezza di Firenze che alla stessa bonifica.

Nel 1607 la chiusa cadde in occasione di una grande alluvione, il Granduca ordinò, sotto il consiglio del provveditore Carnesecchi, subito la ricostruzione dello sbarramento, che altrimenti si metteva in pericolo oltre che Firenze anche il Valdarno e molti altri possedimenti di sua Altezza. Questi timori, che influenzarono anche le bonifiche successive, grazie ad un esame più approfondito, si sono rilevati infondati.

 

*staioro antica misura agraria di superficie corrispondente all'estensione di terreno su cui si può seminare uno staio di grano

 

uno scrittore

 

Nel 1617 figura come scrittore Antonio Carnesechi autore di Theorema gestorum Thamar nurus Iudae ad laudem Beatiss. Virginis Mariae, que duxit ortum de tribu Iuda [...] .

http://www.fondazionemarcobesso.it/nuovobesso/seicentine/index_autori.asp

 

 

Devozione e ricchezza

La basilica di S. Maria Impruneta deve la sua fama e fortuna al culto dell'immagine della Madonna in essa conservata. La leggenda narra che alcuni cittadini avevano deciso di edificare una chiesa dedicata a Maria. Ma le mura innalzate nel luogo prescelto, il poggio delle "Sante Marie", misteriosamente crollavano durante la notte. Venne così stabilito di affidare al "giudizio divino" la scelta del luogo: i due buoi che trainavano il carro pieno di pietre da costruzione furono lasciati liberi di vagare e si fermarono là dove oggi sorge la chiesa. Nel gettare le fondamenta fu rinvenuta un'icona della Madonna, la stessa che dà nome e titolo al santuario. Tuttavia inizialmente la chiesa dell'Impruneta era soltanto pieve, matrice di almeno ventuno chiese suffraganee. E fu solo nel XIV secolo che, pur conservando il ruolo di plebania, si trasformò in Santuario ed il culto della miracolosa icona incominciò ad imporsi nella vicina città di Firenze. Ogni volta che i fiorentini si sentivano minacciati dalla guerra, da carestie, o da terribili epidemie, la Madonna dell'Impruneta veniva portata processionalmente a Firenze.

Il Museo, inaugurato nel 1987, e situato nella sala collocata nella parte superiore del loggiato eretto dal Silvani, conserva, al suo interno, una splendida collezione di opere in argento, codici miniati e preziose stoffe, che facevano parte dell'apparato liturgico della Basilica e che sono stati in gran parte donati per devozione verso l'immagine sacra della Madonna, da benefattori, granduchi e nobili famiglie fiorentine.

Nella sala Silvani sono raccolte invece, le preziose argenterie.

In una vetrina al centro della sala sono esposti alcuni dei doni offerti nel 1633, in occasione della traslazione dell'immagine della Madonna a Firenze, quale ringraziamento per la fine della peste: una coppia di candelieri in argento sbalzato e cesellato donati da Ginevra Carnesecchi,

 Museo del Tesoro di S. Maria all'Impruneta INDIRIZZO: piazza Buondelmonti, 28 - Impruneta (Fi)

Tratto dal sito Toscanaoggi2000 edizione del 12/02/2002 articolo a cura di Rossella Tarchi

 

 

 

 

………Siccome nella Messa alla Consacrazione sempre debbono accendersi due ceri per legato di Luca di Filippo Carnesecchi gentiluomo fiorentino , il quale nel suo testamento del 1601 , rogato da ser Antonio di ser Chello dice " lascio due doppieri di cera gialla di libbre 15 , in perpetuo da accendersi alla Madonna di Or S. Michele nel tempo della elevazione dell'Ostia.

Notizie istoriche delle chiese fiorentine Giuseppe Richa

 

 

 

 

 

nei primi anni del seicento da Livia Carnesecchi fiorentina e da Piero di Bonamico Buonamici nobile di Prato ebbe vita Giovan Francesco Buonamichi amico di Galileo Galilei e che fu ministro del duca di Neuburg 

 

 

 

 

 

http://www.archiviodistato.firenze.it/inventari/m/bigallo/dati/repertorio.html

MONTE DI PIETÀ NEL BIGALLO

Archivi delle Famiglie - Carnesecchi

Num 989

 

Registro intitolato "debitori e creditori di Francesco Carnesecchi", segnato di lettera B
Mag.1611 - 1619

 

 

 

CANONICI DELLA CHIESA METROPOLITANA FIORENTINA

 

 

 

 

Ho dalla dottoressa Maria Pia Paoli :

 

Un Pietro Carnesecchi, ( Piero di Francesco di Ridolfo ) omonimo di quello processato dall'Inquisizione, vive nel primo Seicento ed è vicario dell'arcivescovo di Firenze Alessandro Marzi Medici;in questo caso notizie su di lui si trovano presso l'archivio della curia arcivescovile di Firenze

Molte carte di questo Carnesecchi sono nell'archivio del capitolo della cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze;

Tra queste carte anche molte carte di famiglia tra cui un albero genealogico : scaffale Q266

 

 

 

L'albero genealogico tra le carte di Piero Carnesecchi figura alla pagina discendenza di Zanobi

 

 

Ho dal Dr. Lorenzo Fabbri
Opera di S. Maria del Fiore Via della Canonica, 1 50122 Firenze

 

 

Nel "Catalogo cronologico dei Canonici della chiesa Metropolitana fiorentina " opera di Salvino Salvini del 1751 compaiono 4 canonici di questa famiglia :

 

Piero del senatore Andrea di Paolo Carnesecchi dal 1533 morto 1 ottobre 1567

Andrea di Pierfrancesco senatore Andrea Carnesecchi dal 1558 morto 3 dicembre 1591

Piero di Francesco di Ridolfo Carnesecchi dal 1605 morto 1634

Giovanni di Pierfrancesco del senatore Cristofano Carnesecchi dal 1643 morto 25 ottobre 1648

 

 

Giovanni di Pierfrancesco del senatore Cristofano 

 

 

Andrea di Pierfrancesco di Andrea

Arciprete di Santa Maria Vogeria (Diocesi di Ferrara )

 

Piero di Francesco di Ridolfo

Fu auditore della nunziatura di Toscana , Internunzio apostolico , riguardevole per la pieta' ( Salvini )

Suoi fratelli furono ( Rodolfo , Vincenzo, Isabella , Francesco , Filippo )

 

 

 

Ricevo copia di questo scritto riguardante il fratello di Piero di Francesco : Cavalier ( di Santo Stefano ) Vincenzio Carnesecchi

In tale scritto Vincenzio viene nominato Commissario e Ministro di Giustizia di Castiglion della Pescaja

 

1619 Jan 9 6081 462circa

The Bishop of Grosseto, Francesco Piccolomini, writes to the Grand Duchess of Tuscany, Maria Maddalena d'Austria, discussing the relics of San Guglielmo that she has requested from Castiglione della Pescaia. Since the citizens of Castiglione are not happy about ceding their relics, the bishop suggests that Maria Maddalena send her request directly to them. Maria Maddalena could also contact Bartolomeo Concini at San Guglielmo di Malavalle where more of the saint's relics can be found.

 

[...] Si come è infinito l'obbligo che per molti capi ho di servire a Vostra Altezza Serenissima [...], a tutto mio potere ho procurato d'obedirla e servirla nel particolare che mi comanda della reliquie di San Guglielmo duca d'Aquitania. E però mi son conferito subbito a Castiglioni della Pescaia, dove ho trattato con quelli homini quali hanno una chiave della maggior parte di dette reliquie et fattogliene anco parlare per mezzo del signor cavaliere Vincenzo Carnesecchi commissario di quel luogo per Sua Altezza Serenissima [Cosimo II de' Medici] [...]. Di dette reliquie non solo se n'è concedute ad altri, ma pur l'anno passato n'è stato preso molti pezzi per mezzo d'un frate da huomini e donne di Castiglioni e d'altronde, che però bisognò ch'io prohibisse sotto pena di scomunica che non si toccassero. Ma in somma non habbiamo hauto rettorica bastante a persuaderli, dispiacendoli che si levino del paese [...]. Finalmente dal timore del non disgustarla l'habbiamo indotti a mandare da Vostra Altezza ad offerirsi pronti ad obedirla. Potrà però Vostra Altezza Serenissima scusar questi homini per la devotione che hanno al Santo e comandare. E perchè parte della testa con molti altri fragmenti si ritrovano a San Guglielmo, dove dal mio antecessore erono stati murati et ultimamente furono smurati da un frate et da me poi rimurati. Però, quando si compiacesse di parte di quelli, bastarebbe che ne facesse dire una parola al commendator [Bartolomeo] Concino che poi da me saria servita complitamente. [...]

 

 

 

 

Isabella Carnesecchi aveva sposato un Cambini

 

 

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Ho dalla dottoressa Maria Pia Paoli :

 

Un'altra ottima fonte manoscritta per notizie su personaggi fiorentini di vari secoli sono le schedine in ordine alfabetico di cognome contenute nel cosiddetto Poligrafo Gargani

conservato nella Sala manoscritti della Biblioteca Nazionale di Firenze.

 

GARGANO GARGANI, autore del Poligrafo Gargani, ha compiuto un lavoro di spoglio di tutte le fonti prosopografiche

delle famiglie nobili fiorentine, ed ha messo insieme una miniera di notizie preziose per gli studi storici, artistici e letterari

riguardanti la Toscana dal secolo XII al secolo XIX. L’opera, consistente in una raccolta di trecentomila schede ordinate

per nomi di famiglie, è conservata nella sala manoscritti della Biblioteca Nazionale di Firenze.

 

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http://www.smn.it/convento/061.htm

I.B.68 Registro di lettere degl'inquisitori generali dell'ordine dei frati Minori Conventuali di Firenze alla Congregazione del Sant'Uffizio (1621-1704)

Cart., 422x272, ff. II-478. Piatti lignei in pelle marrone (logora nel dorso), borchie e puntali metallici su entrambi i piatti (qualcuno distaccatosi); su quello posteriore inoltre tre prese metalliche, deperdite le relative fibbie di chiusura; lit. alla s. congr. stampigliato sul dorso. Vecchia segnatura H4.I.38 nel verso del piatto anteriore.

 

"In hoc libro, qui continet paginas quadringentas, omnia litterarum exempla a rev.mis P.P. (= patribus) inquisitoribus Florentię totiusque ipsius dominii scriptarum sacrę Congregationi... adversus hęreticam pravitatem, generalium inquisitorum a sancta sede apostolica specialiter deputatorum rescribentur. Qui liber ordinatus fuit ab adm(odum) rev.do patre magistro Michaele Messerocto de Bononia ordinis Minorum conventualium sancti Francisci supradictę civitatis eiusque dominii generali inquisitore. In quorum fidem idem fr. Michael qui supra manu propria subscripsit... die viia decembris 1621" (1r). Registro copialettere della cancelleria inquisitoriale, originale sottoscritto e sigillato, d'atti dell'inquisizione generale del dominio fiorentino ai cardinali della Congregazione romana competente; in Santa Croce di Firenze, francescani conventuali; dal 28.XI.1621 (mancanti 1624-1638, lo si annota in 1r, 19v) al 9.IX.1704. Lingua volgare. Stile cronologico a circumcisione.

Inquisitori generali, o vicari, OFM: Michael Messerotti de Bononia (2r, 1621 ss). Bartolomeo Procaccioli da Terni vicario (17r, 1623-24). Ludovicus Corbutii de Montino, Clemens Egidii de Montefalco, Ioannes Mauri de Fratta [= oggi Umbertide, pr. Perugia] (1r). Ioannes Muzzarellius de Fanano (1r, 22r, 1638 ss). Giovanni Angeli vicario (65v, 1645). Iacomo Cima de Sezza (69r, 1645 ss). Modesto Paoletti da Vignanello vicario (186r, 1658). Girolamo Baroni da Lugo (188r, 1658 ss). Francesco Antonio Triveri (212v, 1674 ss). Lodovico Petronio vicario (309v, 1691) poi inquisitore (382r-477r, 1693-1704).

Caso Galileo Galilei † Arcetri 8.I.1642 (1638-42; il Dialogo era stato pubblicato in Firenze 1632) ff. 22v-23r.v (nella sua villa "Il Gioiello" presso pian dei Giullari, Arcetri; opportunità che si trasferisca nella casa di Firenze) ss, 56r. Il registro I.B.68 sembra sconosciuto alla vasta documentazione di Le opere di Galileo Galilei (Ediz. Naz., rpt 1968); vedi vol. XIX, 272 ss (processo; lettere degli inquisitori fiorentini dalle fonti vaticane, non dai loro registri); XX, 168b "Firenze, Inquisitori" .
Frati domenicani:
"fra Costantino Talani Fiorentino dominicano sermoneggiando sabbato sera nella sua chiesa di Montepulciano" (7v, 1622) = Cr SMN n° 1160, † 15.III.1663/4 82enne.
fr. Cosimo Francesco Ricci novizio di SMN (24r, 1638) = Cr SMN II, f. 90r, † 21.X.1684.
p. Nenti tra i consultori, impedito da sordità (27v).
p. Honorato Carnesecchi... contro fr. Francesco Samueli da Chiusi del medesimo ordine (53v-54r, 1641).
Onorato Carnesecchi, † San Gimignano 24.III.1685/6 77enne ( I.P. Grossi, "Necrologio" della provincia Romana O.P. dal 1656 al 1694, Firenze (Conv. SMN, ciclostile) 1978, 57 n° 490). Distingui da Alessandro Carnesecchi, † 28.VIII.1680 74enne (ib. 45 n° 403; Cr SMN II, f. 84v-86r).
Francesco Samueli † Montepulciano 1660 75enne (Grossi, "Necrologio" ... 8 n° 95).

 

 

 

 

 

Storia cronologica di Firenze : Signoria della Famiglia dei Medici

 

 

COSIMO III

1670 - 1723

GIAN GASTONE

1723 - 1737

 

 

 

 

 

Tracce di impoverimento

 

( Cappella gentilizia in Santa Maria Maggiore ).........Le vicende storiche dell'altare Carnesecchi seguono le mutazioni architettoniche della chiesa di Santa Maria Maggiore, dovute prima alle nuove esigenze liturgiche disposte dal Concilio di Trento e poi all'adeguamento ai cambiamenti di gusto del XVII secolo. Nel 1521 la chiesa passa ai carmelitani riformati che danno inizio a tutta una serie di ammodernamenti; i Carnesecchi più volte adducono scuse di carattere economico per non procedere ad alcun lavoro alla cappella di loro patronato. Infine, il 9 gennaio 1650, i carmelitani ottengono dall'arcivescovo di Firenze il permesso di demolirla, poiché "come antica, e con una cortina che sporta in fuora, guasta ogni ordine di detta chiesa". Nel 1651 la cappella viene soppressa e del polittico, dato ad un membro della famiglia che ne aveva avuto il patronato, si perdono le tracce.

ASF, Conventi Soppressi 114, S. Maria Maggiore, vol. 29, Memoriale, c. 110: "Per li molti rispetti niuno si trovò che ci volesse metter le mani per disfar detta cappella, stette imperfetta havendo disfatto l'altare e levato quelle pietre che stavano per cadere, siccome ancora li Padri concessero al signor Luigi [Carnesecchi] uno dÈ patroni, l'ancona che era a detta cappella, havendola cara per l'antichità di casa sua, e questo fu sotto dì 8 marzo 1651". E ancora: "È stata guastata da restauri fattivi con poca cura. Le mani, parte delle vesti e della faccia sono state ridipinte con colore a vernice". -------Vedi pagina15--------

 

 

 

 

Tracce di un fallimento

Carte della famiglia "Buonguglielmi" vedi sito Yale University

Filzetta 1: "Fogli di Fallimento di Filippo Carnesecchi, per cui fu uno dei Deputati Ilarione Buonguglielmi" anni 1672-81

 

 

 

 Appalto dalla Santa Sede

 [Monografia] - Santa Sede : Camera apostolica - Instromento d'affitto sopra l'appalto delle dogane, macinato, & augumento del sale, e delle cancellarie di Ferrara, e suo Stato, & anco delle valli di Comacchio, fatto al sig. Camillo Carnesecchi in vigore del chirografo di N.S. papa Alessandro 7 - In Ferrara: Stamperia Camerale <Ferrara>, 1667 (IT\ICCU\BVEE\029787)

 

 

 

 

 

NAPOLI

 

http://www.archiviodistato.firenze.it/inventari/m/bigallo/dati/repertorio.html

 

 

MONTE DI PIETÀ NEL BIGALLO

Lettere e corrispondenze

Se i campioni sono il cuore contabile-amministrativo del fondo, questa serie si può definire il cuore economico-sociale della vera e propria attività bancaria svolta dal Monte, soprattutto nei secoli XVI e XVII. Questa impose la costante tenuta di contatti informativi, e con veri e propri corrispondenti commerciali e con gli incaricati degli affari toscani nelle città fuori del Granducato. Materia delle lettere furono le informazioni sulle condizioni economiche dei vari soggetti a cui il Monte era in credito, sullo stato creditizio del mercato dei cambi, sugli esiti delle compra vendite di quelle merci dal Monte trattate in proprio (soprattutto lana e carta). La serie pare incompleta, le lettere si concentrano intorno agli anni 1630-1633, 1649-1650, 1696-1710. Sono archiviate in fasci per nome del corrispondente e si trovano anche documenti miscellanei.

 

Busta 680

Busta c. s. di corrispondenti F
(Federighi Antonio di Roma, Frosini Fiorino di Pisa);
corrispondenti D: (Dati Francesco di Pistoia, Deti Anton Francesco di Roma, D'Elci Orso di San Quirico, Dini Bernardino di Colle, Dolci Bartolommeo di Livorno).
corrispondenti C: ( Carnesecchi Niccolò di Napoli,Cantucci Giovanni Giuseppe di Siena, Cappelli Ottavio di Livorno, Campiglia Cammillo di Pisa, Calihbenner console olandese di Livorno, Ceccherini Rocco di Pescia, Ceuli Curzio di Siena, Cerretani Alessandro di Siena, Cellesi Paolo di Pisa, Cerchi Lorenzo di Siena, Cinatti Giovanni Battista di Madrid, Ciani Augusto di Siena).
Affari vari numerati 47-60 riguardanti: Gucci Orazio, Renuccini Cassandra, mandati per l'Uffizio di Sanità, Orlandini Annibale, decime granducali e decime di Livorno, Guardi Giovanni Battista, eredità giacente Lenzoni Francesco, emolumenti dei presti, marchese Orazio Del Monte, Giugni Simone e diversi Mannelli, Quercesi Niccolò vetturino a' Pazzi, Giorgi Benedetto, Masini Domenico, Capponi Piero, Doni Niccolò e Ximenes, Arte de' Medici e Speziali, Bambagini Cosimo, Doni Niccolò e monastero di Santa Caterina

 

 

Un Carnesecchi notaio a Napoli nel 1626

 

 

una notizia Interessantissima :

 

Ricevo dall'amico dr Roberto Celentano questa informazione :

 

Ti segnalo il seguente riferimento, in cui si parla di un notaio Simon Carnesecchi , attivo intorno al 1650 nel Regno di Napoli:

http://www.attheforum.com/forums/viewtopic.php?t=90&mforum=genmarenostrum

………………………………………………………………………….

 

 

chiedevo se qualcuno avesse notizie sulle origini della famiglia d'Alfonso di Santa Severina di Calabria 8oggi prov. di Crotone).
In una pergamena si dice che che la famiglia " Alfonso" ebbe principio in Lisbona con Martino, nato nel 1383, il quale ebbe
due figli, Pietro (maggiordomo del Grande Almirante di Castiglia) e Rodorico (Cavaliere che arrivò in Sicilia al seguito del re Ferdinando I,

che fu poi Maggior Consigliero dell'Infante Don Juan). Si parla poi di Ferdinando, Cavaliere dell'Abito di San Giacomo della Spada,

che fu "Museo" del Re Alfonso, che ebbe come figlio Francesco, e costui Antonio (entrambi cavalieri, come si apprende dal
testamento di Francesco, depositato presso il notaio Simon Carnesecchi e' datato 30 settembre 1626).

E' citata inoltre Ines Alfonsola (registro 1415-1416), che fu moglie di Don Fernado Vasquez, Mastro Sevreto del regno di Sicilia.

 

Ho chiesto maggiori informazioni al dr Celentano con questa risposta :

Circa la pergamena non so dirti.Certo è che riporta dati circostanziati, e non le solite generiche informazioni, che possono valere per chiunque.

A quanto è dato di capire il Notaio Simon Carnesecchi riceve, il 30/9/1626, le ultime volontà di D. Francesco d'Alfonso, che vive nel Regno di Napoli (non ancora Regno delle Due Sicilie) nell'ambito della Corte evidentemente Vicereale, e quindi a Napoli.Se ne deve provvisoriamente concludere che il Notaio Carnesecchi esercitasse in Napoli, e che fosse un professionista di una certa levatura, se aveva tra i suoi clienti maggiorenti di Corte e familiari del Re.

A Napoli, nella sede di Pizzofalcone dell'Archivio di Stato, sono depositati i ruoli esistenti di tutti i Notai, a principiare dal XV sec. (se la memoria non mi tradisce), sicché credo che con una semplice telefonata potresti sapere quasi subito se un Notaio Carnesecchi abbia effettivamente rogato in loco.

 

 

 

 

PIETRASANTA

 

 

 

 

Giovanni di Andrea

Ridolfo di Giovanni priore nel 1524

Giovanni Batista figlio di Ridolfo nel 1589 sposa Clarice Tanai Medici

Ridolfo di Giovanni Batista sposa Laura Baldovidi

Francesco di Ridolfo nel 1696 sposa Dorotea del cav Francesco Simi muore nel 1724

Ridolfo di Francesco nato il 20 genn 1698 morto il 23 gennaio 1756 senza prole 

 

 

 

 

Ricevo questa targa dalla signora Monica Donati ( targa che ho fotografato in una delle viuzze della città (e che allego) ).

 

La signora sta scrivendo un libro sulla sua citta' natale : Pietrasanta

 

 

Chiesa della dottrina cristiana di san Francesco in Palazzuolo

……….Sin qui pero' non ho ancora rammentato la piu' graziosa donazione , la quale mi piace riportare , come leggesi nel testamento fatto nel di 7 di Agosto del 1646 da Giovanna Carnesecchi gia' moglie di Piero de' Mozzi , e dice come segue : "Similmente per ragioni di legato , et in suffraggio dell'anima sua , e per l'amor di Dio lascio e lego' a' Padri Teatini di San Michele , e alla congregazione del Beato Servo di Dio Ipolito Galantini….

 

Notizie istoriche delle chiese fiorentine Giuseppe Richa

 

 

 

 

Un patronato :

Chiesa di S. Angelo a Lecore ( Signa Firenze )

 

Nel luogo oggi occupato dalla chiesa sorgeva anticamente un oratorio intitolato a San Michele Arcangelo. Poco distante sono stati rinvenuti i resti di quello che doveva essere il primitivo edificio parrocchiale dedicato secondo la tradizione a San Biagio, così come si ricava anche dalla Decima pontificia relativa a questo luogo. Intorno all'anno Mille la chiesa apparteneva già al vescovo di Firenze.
Successivamente il patronato passava dai Pulci ai Soldi, alle monache fiorentine di Sant'Orsola e ai Carnesecchi; infine, nel 1693, diveniva proprietà dei Bardi di Vernio.

 

La chiesa riceveva il titolo di prioria nel 1712. Il complesso subiva, quindi, un considerevole restauro nel 1943.

L'edificio presenta una sobria struttura esterna con portale rettangolare inquadrato da stipiti in pietra serena. Sulla controfacciata Santa Caterina da Siena (1943), del pittore fiorentino Ermanno Toschi. Il San Biagio (1900) è di Maria Lori. Alla parete sinistra, cappella con Deposizione, dipinto di Piero Bargellini (1992).

Nella cappella sinistra del transetto, tela raffigurante la Madonna col Bambino, santi, devoti e i misteri del rosario. Alle spalle di San Giovanni Battista e di Santa Caterina d'Alessandria si indovinano in secondo piano i ritratti delle committenti, colte nell'atto di rivolgere i propri sguardi in direzione dell'osservatore. Il dipinto è di mano di Bernardino Monaldi, che lo ha firmato e datato (1589) sul frammento di ruota di Santa Caterina d'Alessandria.

L'opera, in origine, era collocata sull'altare sinistro della navata, dedicato al Santissimo Rosario.
All'altare maggiore crocifisso in cartapesta dipinta dei XVIII secolo.
La cappella a destra dell'altare maggiore accoglie la tela cinquecentesca con San Macario in trono tra San Gerolamo e San Francesco d'Assisi, opera del fiorentino Giovanni Bizzelli databile fra il 1585 e il 1590. Il dipinto era stato eseguito per la confraternita di San Macario che aveva la propria sede nel locale annesso alla chiesa, oggi adibito a cappella.

Al centro della parete destra, altare con Madonna col Bambino (gesso dipinto?) di stile rinascimentale. Segue fonte battesimale con grande rilievo in terracotta dipinta raffigurante il Battesimo di Cristo, eseguito da padre E. Rossi all'inizio del nostro secolo.

Adiacente alla chiesa si trova l'ampia cappella eretta nel 1576 circa, un tempo sede dell'antica Compagnia di San Macario, fondata il 12 dicembre 1584 e soppressa al tempo di Pietro Leopoldo. All'interno, Cristo morto, scultura lignea del XVIII secolo.

 

 

 

Certaldo

 

 

La storia di Certaldo è documenta dal 1164 quando Federico il Barbarossa concesse il territorio ai Conti Alberti che vi esercitarono il dominio fino alla fine del 1200. Assoggetto alla Repubblica di Firenze, Certaldo divenne dal 1415 sede del Vicariato, tanto che anche nel periodo Mediceo fu il centro politico e giudiziario più importante della Valdesa. La facciata, come l’atrio e il cortile del Palazzo Pretorio, reca le insegne dei diversi Vicari fra cui i bellissimi stemmi in terracotta invetriata della bottega dei Della Robbia.

Palazzo Pretorio di Certaldo (FI)

 

 

 

Tra i Vicari due Carnesecchi :

 

Bernardo di Francesco Carnesecchi fu Vicario della Val d'Elsa e della Val di Pesa per conto della Repubblica Fiorentina a Certaldo nel 1501 Giovanni di Mariotto Carnesecchi fu Vicario della Val d'Elsa e della Val di Pesa per conto della Repubblica Fiorentina a Certaldo nel 1505

 

 

Un castello nel 1705

 

 

Castello di Santa Maria Novella a Fiano

 

vicino a Certaldo e vicino a Tavernelle val di Pesa

 

Del castello di Santa Maria Novella si hanno notizie intorno al 1020.

In epoca assai remota vi fu un castello dei Gianfigliazzi distrutto dai ghibellini dopo la battaglia di Montaperti.

Subito ricostruito fu di nuovo distrutto nel 1313, quando Corrado Gianfigliazzi si oppose inutilmente alle truppe del fratello di Arrigo VII - Baldovino di Lussemburgo - Arcivescovo di Treviri. A seguito di tale distruzione il castello rimase abbandonato per oltre cento anni.

Nel XV secolo, esso fu riedificato con le forme odierne dalla famiglia Samminiatesi passando poi agli Acciaiuoli, ai conti Alberti e quindi ai Carnesecchi, sicuramente presenti nel 1705, come attestato da una lapide

Da questi passò per via femminile alla famiglia Aulla e quindi ai Franceschi Galletti che fra il 1820 e il 1860 operarono delle sostanziali trasformazioni di gusto neogotico.

Una serie di lapidi nella chiesa, anch'essa risalente all'XI secolo, ma più volte rimaneggiata, attestano la completa estinsione nel 1898 della famiglia di Alessandro Lottaringhi della Stufa marchese e conte del Calcione. La proprietà andò così alle sorelle Bertoli e da esse al nobile casato dei Ruschi.
Proprietario attuale è l'Azienda Agricola Castello di Santa Maria Novella S.r.l.

 

 

 

 

 

 

Onorificenze

 

 

 

Una linea dei Carnesecchi dovrebbe godere, se non estinta , del titolo di :

Conte palatino a nomina ereditaria

 

Papa Leone X , quando ando' a Firenze ,con bolla del 25 dicembre 1515 insigni della contea palatina ereditaria colle relative prerogative i priori ( tra i quali Bernardo di Andrea di Bernardo Carnesecchi ) e il gonfaloniere della repubblica con facolta' di aggiungere alle loro armi gentilizie , in memoria di questo benefizio , la palla azzurra con entro i tre gigli d'oro , dell'arme medicea , posta tra le lettere L e X . e contemporaneamente dono' loro lo stocco e il berettone , com'era di costume verso i regnanti , e come tali li tratta chiamandoli nobiles viri , distinzione assiografica che, come tutti sanno , i documenti pontifici riservano ai principi e ai gran signori

 

Forse anche la linea discesa da Bernardo di Cristofano di Berto gode sempre se non estinta , del titolo di conte palatino ????

Ebbe infatti Bernardo l'onore di accogliere come capo della signoria gli ambasciatori di Costantino Paleologo , imperatore bizantino , che in viaggio verso Roma, si fermarono a Firenze per chiedere aiuti contro la potenza dei Turchi.

 

 

 

Inoltre :

Antonio di Paolo di Antonio

1570 1648)

eletto senatore nel 1622 eredita dal fratello Giovanni il feudo ed il titolo di barone di Grottarossa , da quello comperato in Sicilia

 

 

 

 

 

Cavalieri di Malta , e Cavalieri di San Stefano

 

 

Nella sua " storia genealogica della nobilta' e cittadinanza di Firenze " ( Napoli 1754 ) a pagina 40-41

Carnesecchi

Sono molto antichi , e si dissero gia' dei Duranti .Hanno avuto 49 Priori , 11 Gonfalonieri , ed 8 senatori ; oltre ad un Cavaliere di Malta , ed alcuni Cavalieri di San Stefano . Per loro chiamasi il Canto de' Carnesecchi dal Centauro , ove era la casa di Francesco Maria , il quale non e' molto ch'e' passato all'altra vita senza successione .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia cronologica di Firenze :

 

 

Dinastia degli Asburgo - Lorena

 

 

FRANCESCO STEFANO

1737 - 1765

PIETRO LEOPOLDO I

1765 - 1790

FERDINANDO III

1790 - 1801

LUDOVICO I di BORBONE

1801 - 1803

LUDOVICO II dI BORBONE

1803 - 1807

 

 

 

 

 

 

Carnesecchi nei libri d'oro della nobilta' del Granducato di Toscana

 

 i Carnesecchi sono considerati una famiglia nobile di Firenze

 

 

Parlare di nobilta' in uno stato il cui gran vanto fu di essere libero e repubblicano appare ed appariva strano

Parlare di nobilta' ai giorni nostri ha un sapore di anacronismo e di fuori moda

 

Sul concetto di nobilta' si legga Vincenzio Borghini che cerca di darne una definizione. La definizione di nobilta' e' un concetto vaghissimo e legato a convenzioni , basti considerare che molte famiglie poi considerate nobili traggono origine da individui che esercitarono i commerci anche piu' umili.

Se quindi il termine "nobile" non ha alcun valore sul piano etico ha pero' valore come indice della considerazione sociale nei secoli addietro

 

Scipione Ammirato nel suo "Delle famiglie nobili fiorentine " (pubblicate nell'anno 1615 ) non include i Carnesecchi nelle famiglie nobili, che prende in esame

Neppure Eugenio Gamurrini nella sua istoria genealogica delle famiglie nobili toscane ed umbre (1668) mette i Carnesecchi tra quelle famiglie nobili fiorentine che descrive

Nonostante non siano presenti nel Gamurrini o nell'Ammirato ( questi autori trattano di un numero limitato di famiglie , seguendo un loro criterio ) i Carnesecchi erano pero' considerati nobili fiorentini.

 

 

Il concetto di nobilta' aveva un significato vago e non codificato

 

 

Nel libro di Bruno Casini : " I Cavalieri di Pistoia,Prato e Pescia membri del sacro militare ordine di S.Stefano papa e martire " edizioni ETS pagine 361-363

Si parla delle provanze di nobilta' di Giovanni Francesco Buonamici

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Giovanni Francesco Buonamici di Prato discese, da parte del padre, dal cavaliere Pietro del cavaliere Buonamico Buonamici, e, da parte della madre, da Lucia, figlia di Lorenzo di altro Lorenzo Carnesecchi e di Dianora di Niccolaio Neretti di Firenze.Il detto Giovan Francesco supplicò il granduca di concedergli di fare le provanze de vita et moribus oltre a quelle dei quarti materni per ottenere l'abito di cavaliere milite dell'Ordine di S. Stefano e per essere investito della commenda di suo padronato, vacata a seguito della morte di suo padre cavaliere Pietro. Il 4 maggio 1624, si svolse il processo della vita e dei costumi davanti a Ridolfo Landi, vicario generale del cardinale Medici, proposto di Prato, e al cavaliere Giovanni Battista Bicicci; testimoni furono: Alberto Bizzi, gonfaloniere di Prato, Giovanni Benintendi, dottore di legge, Vannozzo Rocchi, Ferrante Ferracani e Lazzero Migliorati.Il 12 e 14 giugno 1624, si svolse il processo per le provanze di nobiltà delle famiglie Carnesecchi e Neretti, per disposizione dell'auditore Niccolò dell'Antella, davanti ai notai Andrea di Filippo Valentini e Agostino Cerretesi; testimoni furono: Agnolo di Carlo Niccolini, senatore fiorentino, Orazio di Giovanni Battista Gianfigliazzi, senatore fiorentino, e Piero di Lionardo Pescioni, nobile fiorentino.

I dodici cavalieri del consiglio elessero commissari i cavalieri Giovanni Battista Bandinelli ed Enrico Oltrana per vedere le risultanze processuali e riferire al consiglio quello che sarebbe dovuto essere rappresentato al granduca. Il 9 luglio 1624, i detti dodici inviarono una informazione al granduca, nella quale esposero che il supplicante aveva giustificato, per mezzo di testimoni esaminati dal vicario generale della terra di Prato, che discendeva legittimamente; che era di vita cristiana e di costumi onorati; che era dottore di belle lettere; che aveva l'età di anni 32; che allora era in Germania segretario di monsignor Carlo Carafa, nunzio presso la Maestà Cesarea; che aveva sposato una donna dei Bocchineri; che, per altri testimoni esaminati in Firenze, aveva provato che discendeva, per madre, dalla famiglia Carnesecchi e, per ava materna, da quella dei Neretti, ambedue famiglie nobili in detta città; che i Carnesecchi avevano avuto 11 gonfalonieri e 59 priorí dal 1297 al 1530 e dal 1532 fino ad allora 7 senatori; che i Neretti avevano avuto 9 persone che in tempi diversi (1447-1530) avevano riseduto 15 volte tra i priorí; che egli supplicante aveva servito in Roma per segretario dell'ambasciata il marchese Guicciardíni e che allora serviva in Germania come segretario del nunzio apostolico. Il 1 settembre 1624, con un rescritto granducale fu disposto: "Diasegli l'abito di cavaliere milite et sia investito della commenda".Il 4 ottobre 1624, il detto Giovanni Francesco prese l'abito di cavaliere milite dell'Ordine di S.Stefano, come successore in commenda di suo padronato, in Firenze, per mano del gran priore Armeni

 

 

Un primo tentativo di definire meglio la nobilta' toscana e di dare una logica ai criteri di accettazione fu fatto dal principe Ferdinando dei Medici nel 1685

 

 

Libri d'oro della nobilta' fiorentina

 

Ferdinando dei Medici sente la necessità di avere un elenco, ( elenco quanto piu' affidabile possibile visto le differenze tra un priorista e l'altro) degli individui e delle famiglie che avevano esercitato uffici di rilievo

(massime quelli della Signoria) durante il periodo repubblicano.

Adotta quindi l'unico criterio possibile , per la storia passata della Repubblica , cioe' quello di considerare nobile chi avesse avuto antenati che avessero occupato le massime magistrature repubblicane

Un'opera finalizzata anche ad appoggiare le provanze di nobilta' per l'ammissione all'ordine di Santo Stefano.

Affida l'incarico di compilare quest'opera a Bernardo Benvenuti ;

Doveva il Benvenuti vedere e copiare i vari prioristi ufficiali o eruditi compilati fino ad allora , al fine di costruirne uno nuovo ; la fonte primaria da utilizzare era indicata nel "Priorista fiorentino" di Francesco Segaloni del 1625 (ASF Manoscritti Filza 226 ).

Il lavoro del Benvenuti fu lungo e complesso , tanto che , morto il Benvenuti , nel 1708 l'impresa fu proseguita da Lorenzo Maria Mariani , che dette compimento all'ultimo volume nel 1722

 

Questo concetto escludeva dal riconoscimento della nobilta' le famiglie magnatizie che a causa degli ordinamenti di giustizia erano state private del diritto di partecipare agli scrutini alla massime magistrature repubblicane ed escludeva anche le grandi famiglie ghibelline e pure escludeva le famiglie consolari

Cancellava di fatto la storia fiorentina prima del 1282

 

Secondo il Mariani erano nobili

Acciajuoli , Alamanni , Albergotti , Alberti , Albizzi , Aldana , Aldobrandini , Alessandri , Almeni , Altoviti , Ambra , Ambrogi , Dell'Ancisa , Andreini ,Anforti , Ansaldi , Anselmi , Antinori , Arrighi , Arrighetti , Asini , Assirelli , Astudilo ,Attavanti , Alessandri Cilibi , Da Bagnano , Bagnesi , bandinelli , Bardi , Bardelli , Barducci , Baroncini , Bartoli Agorai , Bartoli Filippi , Bartolini Salimbeni , Bartolini Baldelli , Bartolommei , Del Beccuto , Del Bene , Del Benino ,Benedetti , Benricevuti , Bentivogli , Benvenuti , Betti , Berardi , Biffoli , Biliotti , Bini , Bocchineri , Bonsi , Bonsi Succhielli , Del Borgo , Borghi , Borgherini , Borboni del Monte , Bracci , Bruni , Brunaccini , Bucetti , Buini , Buondelmonti , Buonguglielmi , Buonaccorsi , Buonaccorsi Pinadori , Buonarruoti , Buonaventuri , Buontalenti , Berardesca , Del Caccia , Caccini , Cambi , Cambi del Bali ,Caniggiani , Cantucci , Capitani , Capponi , Carcherelli , Carducci , Carlini , Carnesecchi , Castelli , Castellani , Da Castiglione , Cattani , Cavalcanti , Cecchini ,Cecchini per Lion d'oro , Ceffini , Da Cepperello , Cerbini Buonaccorsi , Cerchi , Cerretani , Cicciaporci , Del Chiaro , Chiavacci , Cocchi Donati ,Comi , Cini , Compagni , Comparini , Coppoli , Corbinelli , Corboli , Corsi , Corsini , Cortigiani , Covoni , Dati ( Bencivenni , Capirossi ) , Davanzati , Dazzi , Dini , Dondori , Doni , Durazzini , D'Elci , Fabbrini , Falcucci , Falconieri , Fantoni Angiolotti ( Giotti , Del Pace ) ,Fedini , Federighi , Feroni , Fiaschi , Da Filicaja , Fiorini , Firidolfi da Panzano , Forti , Forzoni Accolti , Franceschi , Fabbreschi ; Frescobaldi , Gabburri , Gaddi , Gaetani , Galilei ,Galli , Ganucci , Del Garbo , Gatteschi , Geppi , Gerini , Gherardi , Gherardini di Pistoia , Gherardini ( Nipotececi ), Della Gherardesca , Giacomini , Gianni , Gianfigliazzi ,Ginori ,Giraldi , Girolami , Giugni , Giunti Modesti , Gondi , Gori ( Ciampelli ) , Grazzini , Grifoni , Guadagni , Guasconi , Guerrini ,Guicciardini , Guidarrighi , Guidetti , Guiducci , Guasconti , Incontri , Landi , Lanfredini ,Lancieri , Lapi , Larioni , Lenzoni , Libri , Lippi , Lorini , Lorenzi , Lupicini , Lucattini , Machiavelli , Macinghi ,Macciagnini , Del Maestro , Malaspini ,Malegonnelle , Mancini , Manetti , Mannelli ,Marchi , Marsili , marsuppini , Martelli , Martellini del Falcone , Martellini della Cervia , Marmi , Martini , Martini di Guccio , Marucelli , Marzichi , Marzimedici ( Marzi) , Marchionni , Masetti , Mazzei , Mazzinghi , Medici , Da Meleto , Mendes , Mercati , Miccieri , Michelozzi ,Milanesi , Minerbetti , Mini , Migliorucci , Miniati , Da Montauto , De i conti di Montauto , Montalvi ,Montemagni , Morelli , Del Monte , Mori Ubaldini ,( Aldobrandinelli ) , Mozzi , Del Mazza , Naldini , Nardi pieruzzi , Narvaez Saavedra , Nelli , Del Nente , Nerli , Neri , Neretti , Neroni , Del nero , Niccolini , Nobili , Nomi , Orlandi , Orlandini ,Paganelli , Palmieri , Panciatichi , Pandolfini ,Panichi , Panzanini ,Paolini ,Pasquali , Passerini , Pazzi , Papi , Pecori , Pelli , Pepi , Peruzzi , Pitti , Pollini , Popoleschi , Portigiani , Portinari , Poltri , Pucci , del pugliese , Pierucci , Quaratesi , Da Rabatta , Rassinelli , Della Rena ,Della Rena di Messer Pace , Ricasoli , Riccardi , Ricci , Del riccio , Ricciardi , Ridolfi di piazza , Ridolfi di ponte , Rigogli , Rilli , Rimbotti ,Rinaldi , Rinuccini , Risaliti , Roffia , Da Romena , Ronconi , Rondinelli , Rossi , Rossi da bergamo , Del Rosso , Del Rosso viajai ,Rosselli , Rucellai , Ruoti , Da Ruota ,Ruspoli ,Sacchetti , Sacchettini ,Salvatici , Salviati ,Salvini , samminiati ,Sassi ,Scalandroni ,Scarlatti , Schiateschi , Segni , Del Sera ,Serristori , Serzelli ,Sesti , Settimanni , Signorini ,Seminetti , sirigatti , soderini , Soldani benzi , Da Sommaja , Spigliati , Spinafalconi , Spinelli , di spinello , Stendardi , Stiozzi ,Strozzi , suares ,Taddei , Talenti , tamburini , Tebaldi , Tempi , Teri ,Ticci ,Tolomei , Tornaquinci , Torrigiani , Del tovaglia , Tucci , Del Turco , Ubaldini , Vecchietti , Venturi , Vernacci , Del Vernaccia , Verrazzano , Vespucci , Vettori , Ughi , Ugolini , Uguccioni ,Vieri , Del Vigna ,Vitelli , Viviani , Usimbardi , Ximenes , Zati , Zefferini .

Aggiunge il Mecatti

Adami , Adimari , Ardinghelli , Baldigiani , Bargigli ,Giovagnuoli , Guidi , Masi , Mormorai ,Neri di Pompeo , Pappagalli , Salvatici , Tanucci , Velluti , Ulivi ,

 

 

Nel 1737 si estingue la dinastia medicea che viene sostituita dai Lorena

 

Qualche tempo dopo il granduca Francesco Stefano di Lorena con la legge del 31 luglio 1750, emanata a Vienna e pubblicata a Firenze il 1 ottobre di quell'anno provvide a disciplinare tutta la materia nobiliare e di cittadinanza .

Presso l'Archivio di Stato di Firenze ( Leggi e bandi volume IV ) e' conservato il testo a stampa della " Legge per regolamento della nobilta' e cittadinanza " pubblicato in Firenze il di primo di ottobre 1750 e l'annessa " Istruzione alli deputati sopra la descrizione della nobilta' del Granducato di Toscana "

Nel volume XV della stessa raccolta in data 14 giugno 1793 e' la notificazione che essendo stati condotti a termine i registri relativi si sono stabilite delle regole per il loro uso e aggiornamento

Con questa legge furono prima di tutto precisati i concetti di nobile e cittadino

 

La "legge per regolamento della Nobiltà e Cittadinanza", publiée à Florence le 1er octobre 1750, établit, "per levare ogni dubbio circa allo stato delle persone, e distinguere

chiaramente tralli nostri fedeli sudditi li veri nobili", la première définition juridique de lanoblesse en Toscane : "Riconoschiamo " Nobil esser " tutti quelli che possegono, o

hanno posseduto feudi nobili, e tutti quei, che sono ammessi agli Ordini Nobili, o hannoottenuto la Nobiltà per diplomi nostri o de' nostri antecessori, e finalmente la maggior

parte di quei che hanno goduto, o sono habili a godere presentemente il primo, e più distinto onore delle Città Nobili loro Patrie". Elaborée à l'issue d'un vif débat politique

qui, autour d'Emmanuel de Richecourt et de Pompeo Neri, avaient vu s'affronter depuis 1745 les principaux protagonistes de la Régence lorraine, la loi, si elle ne créait pas

véritablement la noblesse en Toscane, et à Florence, en modifiait profondément les bases et les fonctions. Elle mettait en place deux groupes, ou "classi" : les "nobili patrizi", ou le

"patriziato", qui regroupait les familles qui pouvaient prouver la continuité de leur noblesse depuis au moins deux-cents ans, et les simples "nobili". Elle respectait ainsi la

tradition longue de la Florence républicaine tout en lui intégrant plus de deux siècles de gouvernement monarchique. Si un "noble" florentin restait avant tout l'héritier d'une

famille dont un ancêtre avait détenu, avant la réforme de 1532, la charge de prieur, il pouvait aussi descendre du bénéficiaire d'une décision granducale, comme une

nomination au Sénat des Quarante-Huit, l'attribution d'un titre de noblesse ou l'autorisation de fonder une commanderie de l'Ordre de Santo Stefano. Mais la loi

introduisait une double rupture. D'une part, et c'est sans nul doute l'aspect majeur, l'anoblissement devenait désormais le seul fait du prince : "L'acquisto della Nobiltà per

tutti i tempi avvenire dependerà dal supremo volere nostro, e de' Nostri succesori Gran-Duchi [...]. Cosicchè qualunque volta piacerà a noi, ed ai nostri successori decorare

alcuna persona della Nobiltà, dovra il nostro Segretario di Stato subito speditone il diploma, farlo registrare nel Libro vegliante de'Privilegi." D'autre part, la noblesse ne

constituait plus un ensemble flou, à la fois bien connu des contemporains -à plusieurs reprises, ils en avaient dressé officieusement des listes-, et mal défini sur ses marges. La

loi, en effet, organisait une "pubblica descrizione" de la noblesse par une "deputazione della nobiltà", qui devait établir des "registri originali del patrimonio della nobiltà",

devenus rapidement les "Libri d'Oro del granducato di Toscana". Ces registres constituaient désormais l'unique preuve de la noblesse des familles, puisque "tutti gli altri

nostri fedeli sudditi non descritti in questi registri dichiaramo non essere, ne doversi reputare Nobili, non ostante qualsivoglia Sentenza, Privilegio, Godimento d'Onore, e

consuetudine, che si pretendesse allegare" . Pour la première fois, la "nobiltà" florentine devenait un groupe légitime, défini et décrit, il est vrai, à travers la totalité de ses familles

plutôt que de ses membres. ……………………………………………………………………..

De décembre 1750 -le 6 décembre exactement, soit 12 jours après la publication de la notification- à septembre 1752, 414 chefs de famille nobles de Florence déposèrent les

preuves et s'acquittèrent de la taxe de 7 lires prévues par la députation6; 378 (93%) le firent avant le terme légal du 31 décembre 1751, sans toutefois s'empresser d'accomplir

cette obligation; que les nobles florentins aient manifesté quelques réticences, les 86 taxes

(soit 21% de l'ensemble) acquittées au cours du mois de décembre 1751 le prouvent aisément, d'autant que 56 d'entre elles ne l'ont été que durant les trois derniers jours du

mois……………………………………………………………………………………………………

Dans les années 1750-1752, 267 familles sont inscrites au Livre d'Or de Florence, dans la classe du patriciat pour celles d'antique origine, dans celle de la noblesse pour les

familles plus modernes. Pour les familles anciennes, la preuve de noblesse est le plus souvent constituée par la première nomination à la charge de prieur des arts, durant la

période républicaine, ce qui ne va certes pas sans soulever quelques difficultés : les institutions urbaines antérieures aux Ordonnances de Justice ne sont pas prises en

considération; les familles de magnats qui ont été chassés de Florence à la fin du XIIIe et au cours du XIVe siècle mais, comme C. Klapisch l'a récemment montré, ont été en

quasi-totalité réintégrées de fait au plus tard au cours du XVe siècle, risquent d'être sousestimées, ou rajeunies22; la participation au pouvoir communal devient aussi l'unique

critère d'appartenance aux élites urbaines, critiques déjà en partie formulées dès le XVIe siècle par Vincenzio Borghini. Malgré tout, Le Livre d'Or et sa version minimale de

l'ancienneté de la noblesse florentine décrit un groupe social ancré dans un passé lointain, qui n'a guère été affecté, au cours des siècles, par une profonde mobilité sociale.

…………………………………………………………… Jean Boutier : Una nobiltà urbana nell' età moderna . Aspetti della morfologia sociale della nobiltà fiorentina

 

 

 

 

Questa legge non solo non sanava i difetti della "legge medicea " ma anzi la peggiorava legando l'appartenenza alla nobilta' anche a criteri patrimoniali : chi era sotto una certa soglia patrimoniale non poteva appartenere alla nobilta' qualunque fossero i meriti dei suoi antenati

 

Questo spinge il Mecatti a scrivere :

 Da Giuseppe Maria Mecatti : " Storia genealogica della nobilta' e cittadinanza di Firenze "

Lo stampatore a chi legge

Perche' , in vigore di una certa Legge promulgata , che non e' gran tempo in Firenze , in cui si dispone della Nobilta', e Cittadinanza Fiorentina , e si conchiude , che non saranno ammessi alla Cittadinanza , se non coloro , i quali avranno dieci fiorini a decima ; e resteranno per grazia speciale nella borsa de' Cittadini coloro , i quali saranno antichi , ma che avranno al presente sei fiorini a decima ; e coloro i quali non avranno questi sei fiorini non ostante la loro antichita' , ed i loro fin ad ora goduti onori , saranno cavati fuori da dette borse, e saranno accomunati colla plebe , e col volgo ; e si danno anche varie altre Leggi per dividere in due classi la Nobilta': Perche' (dico) in vigore di questa Legge puo' addivenire che molte casa Nobili e Cittadinesche per mancanza di beni di fortuna , o non lo siano piu', o non lo siano in quel grado , che veramente loro competeva , mediante la loro vera Nobilta' e antichita', onde coll'andare del tempo , promulgata , che sia questa nuova legge si sperdano di loro memorie ; un certo Nazionale Fiorentino mio Amico , temendo , che non sia per accadergli un tale infortunio ; perche' fornito di beni di fortuna ei non e' troppo ; credendo di far beneficio ad altri suoi Nazionali , i quali si troveranno forse nel medesimo caso di lui ; avendo presso di se varie notizie Istoriche Genealogiche , tanto edite , che inedite , me le ha partecipate ; e parendomi queste buone , perche'rimanga alla memoria della posterita'il grado , e condizione di tutte le Famiglie , alle quali prima che detta Legge fosse eseguita , niuno ha mai potuto contrastare la loro Nobilta', e Civilta' , la quale per difetto di facolta', e di sostanze pare strano , che ora abbiano da perdere; le ho volute dare alla luce colle mie stampe . In virtu' adunque delle medesime apparisce chi siano veramente , e realmente i piu' , o i meno Nobili , e in che tempo , e in che maniera ei siano Nobili addivenuti. ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Cosi' potranno consolarsi quelle famiglie le quali si vedranno notate in questo Priorista , se decadute sono presentemente , e mancanti di beni di fortuna ; mentre che tutto il Mondo fara' loro giustizia , che benche' povere ; sono pero' nobili e antiche , e in conseguenza degne di tutta la considerazione ; non essendo al parere dei piu' savi le sole ricchezze quelle , che costituiscono le Famiglie nobili, e grandi.

 

………………………………………………………………………………………………………………cita le famiglie che hanno goduto l'appartenenza ai Tre Maggiori………………………………………………………………………..

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

 

Tutta questa e' la serie delle Famiglie , che hanno avuto governo Governo nella Repubblica Fiorentina ; alcune delle quali sono montate in nobilta', ed altre sono venute in decadenza , come avviene di tutte le cose caduche e mortali . Ma chi pero' puo' provare d'essere d'alcuna di dette soprannominate Famiglie , non vi e' dubbio che nobile puo' riputarsi , mentreche' , presso dei suoi Antenati e' stato finalmente il governo della Repubblica . Ne' la poverta' in cui possa taluno esser decaduto gli puo' contrastare un tale onore , essendo le ricchezze beni della fortuna , e del caso , e la poverta' un male , che partorisce la disgrazia ; onde chi soffre la poverta' non ci ha colpa propria il piu' delle volte ; essendoche' a questa le forze umane difficilmente possono riparare

 

 

Alla pubblicazione del libro d'oro nella nobilta' del Granducato di Toscana compaiono in esso ( 1793 ) : solamente 2 linee di Carnesecchi ,

 

 

Nelle prime sette "Citta' nobili "del Granducato di Toscana ( Firenze,Siena,Pisa,Pistoia,Arezzo,Volterra.Cortona e Montepulciano ) i nobili si distinguevano in due classi ,cioe' i nobili patrizi e i nobili semplicemente nobili . Della prima classe facevano parte tutte le famiglie nobili nelle quali erano state raccolte le provanze per giustizia all'ordine di santo Stefano e quelle famiglie nobili che potevano comprovare la propria nobilta' da duecento anni senza discontinuita' . Nella seconda classe dei nobili erano descritti i discendenti di quelle famiglie accolte nell'ordine di santo Stefano e le altre famiglie nobili che non potevano comprovare la loro nobilta' per il predetto periodo di tempo , ma per uno inferiore.

 

 

 

 Famiglia nobile patrizia :

 

Giovanni di Andrea

Ridolfo di Giovanni priore nel 1524

Giovanni Batista figlio di Ridolfo nel 1589 sposa Clarice Tanai Medici

Ridolfo di Giovanni Batista sposa Laura Baldovidi

Francesco di Ridolfo nel 1696 sposa Dorotea del cav Francesco Simi muore nel 1724

Ridolfo di Francesco nato il 20 genn 1698 morto il 23 gennaio 1756 senza prole

Questo ramo si estingue

Quartiere san Giovanni gonfalone drago

Famiglia ammessa al patriziato della citta' di Firenze

Dati ricavati da "I Libri d'oro della nobilta' fiorentina e fiesolana di Bruno Casini " ediz. Arnaud

 

 

 

 

Famiglia Nobile :

Sebastiano Carnesecchi sposa Diamante di Domenico del Sere 1731

figli : Giuseppe e Anna 4 marzo 1765

Quartiere Santa Maria Novella gonfalone vipera

Famiglia ammessa alla nobilta' della citta' di Firenze

 

 

NOTA BENE

in realta' questa linea non appartiene ai Carnesecchi bensi' ai Carnesecchini di Prato

Ne' i Carnesecchi di Prato ne' i Carnesecchini poi Carnesecchi pur adottando le armi dei Carnesecchi o simili hanno legami di sangue coi Carnesecchi fiorentini

( mio commento )

Dati ricavati da "I Libri d'oro della nobilta' fiorentina e fiesolana " di Bruno Casini ediz. Arnaud

 

 

Molto probabilmente la maggior parte delle famiglie Carnesecchi non possedevano piu' i requisiti patrimoniali per essere ammessi nelle liste della nobilta'

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 I Carnesecchi piu' che una famiglia nobile sono soprattutto una famiglia storica della Toscana ,

infatti sono tra le famiglie che hanno partecipato significativamente alla costruzione

delle vicende della Repubblica di Firenze e del Granducato di Toscana .

 

 

 

 

 

 

 

 

Con la dinastia Lorenese i Carnesecchi scompaiono dalla vita politica del Granducato

 

 

 

 

Le linee iscritte alla nobilta' o ricche si estinguono :

 

Ridolfo di Francesco nato il 20 genn 1698 morto il 23 gennaio 1756 senza prole

…….ove era la casa di Francesco Maria , il quale non e' molto ch'e' passato all'altra vita senza successione . (Mecatti :1754 )

 

 

 

 

Il millesettecento e' un secolo buio per i Carnesecchi di cui io non trovo piu' traccia nelle vita pubblica e in cui non conosco alcun personaggio di rilievo !

 

 

 

 

 

 

Storia cronologica di Firenze :

Dinastia degli Asburgo - Lorena

 

 

FRANCESCO STEFANO

1737 - 1765

PIETRO LEOPOLDO I

1765 - 1790

FERDINANDO III

1790 - 1801

LUDOVICO I di BORBONE

1801 - 1803

LUDOVICO II di BORBONE

1803 - 1807

 

 

 

 

 

 

Per chiarire meglio il periodo del XVIII secolo mi potrebbero venire in aiuto tanti Carnesecchi depositari di memorie di famiglia a cui chiedo aiuto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualche residuo dell'antica importanza in questa notizia

 

Una proprieta' dei Carnesecchi (??? ) : Villa Lanfranchi Chiccoli Aulla Prini (oggi Zalum) (S. Casciano, Via di Mezzo Nord)

Esempio di villa fattoria, con facciata lineare e imponente, con importanti annessi agricoli che costituiscono le due ali laterali e simmetriche della residenza. La villa è dotata inoltre di vaste proprietà terriere. Portata in dote alla famiglia Prini (importante casato pisano, che abitava in un palazzo sull'odierno Lungarno A. Pacinotti) da Camilla Aulla Poggi Carnesecchi, in occasione del suo matrimonio con Pier Gaetano Prini, celebrato il 21 settembre 1800

Abbiamo precedentemente visto come il castello di Santa Maria Novella fosse passato per via femminile agli Aulla , puo' essere che la proprieta' fosse degli Aulla divenuti Aulla Carnesecchi e non ereditata dai Carnesecchi

 

 

 

 

 

 

 

 

Annessione all'Impero Napoleonico

1807 - 1809

ELISA BONABARTE BACIOCCHI

1809 - 1814

FERDINANDO III (2^ reggenza)

1814 - 1824

LEOPOLDO II

1824 - 1859

 

 

 

 

 

 

 Presenze di Carnesecchi in Toscana nel 1808-1814 (censimenti napoleonici ) Lucca esclusa

 

Queste presenze si basano su dati non esaustivi : infatti si basano sui nati maschi nel periodo 1808-1814

 

 

 

Firenze

Pellegrino (oggi Firenze )

Fucecchio

Montespertoli

Sesto Fiorentino

Casellina e Torri ( oggi Scandicci )

Pistoia

Lorenzana ( Pi )

Siena

Monteriggioni ( vicino a Colle Valdelsa )

Asciano

Pienza

Montalcino

Sinalunga

Arezzo

Bibbiena vicino a Poppi

Quindi nel periodo 1808-1814 i Carnesecchi sono presenti in Toscana

In 6 localita' fiorentine

A Pistoia

A Monteriggioni vicino a Colle Valdelsa

A Lorenzana (Pi)

A Bibbiena vicino a Poppi

Ad Arezzo

A Siena e ad Asciano di Siena

E inoltre nel territorio a sud di Siena cioe' a Pienza , Montalcino e Sinalunga

Cioe' nel 1808-1814 la presenza e' fortemente ristretta a 8 nuclei

Sono escluse le zone di Livorno e di Grosseto

Quindi l'espansione in queste zone e' successiva al 1814

Questo e' un dato fortemente significativo !!!

E' totalmente esclusa anche la zona di Pisa non considerando Lari

 

 

 

 

 

 

 

 

Io ritengo che molti Carnesecchi gia' dalla meta' del 1500 divenissero poveri : ad esempio molti degli antimedicei costretti all'esilio si impoverirono gia' nei tempi antichi

Di molti rami si persero le tracce

Nell'albero Genealogico rintracciato tra le carte del canonico del Duomo Piero di Francesco di Ridolfo si nota chiaramente la mancanza di alcuni individui ( dimenticati nella ricostruzione ) , a denotare l'incapacita' gia' dal seicento a ricostruire le vicende e lo svolgersi di famiglie di decine di figli .

 

Negli interrogatori di Pietro Carnesecchi ( il Pronotaro Apostolico arso nel 1567 ) compare un individuo

………..L'amico mio che mi scrisse credo fusse un mio parente di Carnesechi , il quale si trovava alhora qui soldato in Roma e si chiamava il capitano Battista Carnesechi.

 

…………Interrogatus a quibus haec ipsi domino constituto significabantur , respondit : <<Delle cose mie private ero avvisato da un parente mio , che come altre volte ho detto , si trovava alhora in Roma , chiamato il capitano Battista Carnesechi.

 

Nemmeno Pietro e' in grado di stabilire che grado di parentela ci fosse col Capitano Battista Carnesecchi ( e siamo solo intorno al 1567 )

 

Quindi la dispersione dei Carnesecchi fu cosa antica

 

E non mi meraviglia affatto di trovare dei Carnesecchi poveri o molto poveri , ridotti a fare i contadini , gia' ai primi dell'ottocento

 

E' evidente occorra un analisi genealogica per riportare questi ai Carnesecchi patrizi fiorentini ; la cosa a me pero' non mi sembra per niente improbabile anzi !!!

 

 

 

 

 

 

 

Tutte le storie ora viste fanno parte della vita ,

Qui hanno trovato principalmente spazio i potenti , i ricchi : i " sciur "

Ma nella vita ci sono anche i poveri

Nel corso delle generazioni c'e' chi da ricco diventa povero e chi da povero diventa ricco

Mentre alcuni dei Carnesecchi rimasero ai vertici dello stato tanti altri divennero nello stesso periodo poveri se non poverissimi

Cosi' si passa dal nobile abitante nel castello al contadino della Maremma , da un Carnesecchi padrone del Caffe' Greco in via Condotti a Roma alla fine del 1700 ad un Carnesecchi padrone di una locanda a Ceprano in cui pernotta Garibaldi nel 1849 .

Anche questi sono i Carnesecchi e anche loro meritano o meriterebbero spazio in questa storia , ma dei piu' poveri e delle loro sofferenze spesso non rimane traccia

 

Io comunque credo , come dicevo innanzi , che negli anni intorno al 1700 inizi il generale declino familiare , le linee nobili si estinguano e i Carnesecchi si allontanino dalle aree del potere dalla vita pubblica e dalla storia

 

 

 

 

 

Usciranno finalmente nel 1800-1900 dal loro torpore con personaggi quali :

 

Agostino Carnesecchi

Giovanni Carnesecchi

Dante Carnesecchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno 2003