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indice generale : http://www.carnesecchi.eu/indice.htm

 

i Duranti/Carnesecchi e il radicamento a Cascia di Reggello

 

 

SEGNALAZIONE

E' uscito a novembre l'ultima fatica della dottoressa Valentina Cimarri Calussi e di Italo Moretti

"La pieve di Cascia"

Editrice : Servizio editoriale fiesolano

Storia ed arte della pieve e storia del Reggello

 

 

 

 

Premessa :

 

 

I genealogisti dicono che i Duranti / Carnesecchi sono originari della zona del Reggello

Intorno al 1480 il Verino dice i Duranti - Carnesecchi originari della Val d’Arno superiore

 

 

 

DURANTI - CARNESECCHI

 

Mutavere suae Durantes nomina prolis,

Ad nos quos superus jamdudum miserat Arnus;

Est opulenta domus Siccae cognomine Carnis.

 

 

Di loro Schiatta il Nome fu cambiato

Da quei Duranti che dalle pianure

Dell' Arno superiore da gran tempo

Eran venuti ad abitare fra noi.

L' appellazion dei Carnesecchi è nota,

E del pari assai ricca di fortuna.

 

.

 

 

 

 

 

 

 

Dice il Passerini :

I Carnesecchi sono originari da S.Piero a Cascia nel Valdarno superiore. Il loro vero nome fu Grazzini ( sic ) e talvolta si dissero Duranti ( sic ) , da un simil nome spesso usato dagli individui della famiglia.

Erano osti: e dal vendere appunto la carnesecca venne ad essi il cognome sotto il quale furono conosciuti sotto il governo repubblicano.

 

G. B. di Crollalanza nel suo Dizionario storico blasonico :

li dice provenienti da san Piero a Cascia nella Valdarno superiore ma non da altra spiegazione della loro origine (E pur vero che aggiunge si dissero talvolta dei Frazzini e talvolta dei Duranti , dove credo quel Frazzini vada inteso come un errore tipografico per Grazzini ed e’ probabile riporti notizie di seconda mano
 
 

 

 

 

IL TERRITORIO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la zona confina col Casentino feudo incontrastato dei Conti Guidi ( fino alla battaglia di Anghiari ) , spesso alleati ai fiorentini .

Su molti di questi territori esercitano potere feudale fin quasi a tutto il secolo XIII i Pazzi del Valdarno

Per tutto il 1200 il territorio di Cascia si trovò ad essere zona di confine tra l'espansione di Firenze nel contado e la resistenza dei feudatari, in particolare dei Guidi, e degli aretini. Ebbe quindi a subire continue incursioni di vari eserciti e le lotte tra guelfi e ghibellini vi trovarono cruenti epiloghi. La situazione andò tanto deteriorandosi che i Canonici della cattedrale di Fiesole non poterono più permettersi il lusso di mantenere un rettore a San Giovenale per cui all'inizio dell'XIV secolo l'affidarono al rettore di San Tommaso ad Ostina. Anche civilmente, dopo la conquista definitiva del territorio da parte del comune di Firenze il popolo di San Giovenale fece parte di quello di Ostina.

 

Nel 1260, attraverso il Libro di Montaperti, conosciamo parte della organizzazione del plebato ormai suddiviso in popoli e per gran parte sottomesso alla Repubblica fiorentina.

 

Nel Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, Emanuele Repetti scrive:
"La vicinanza del paesetto di Reggello alla pieve di Cascia potrebbe forse far nascere il dubbio che in Reggello fosse stato il Castelnuovo di Cascia rammentato nelle bolle de' Pont. Pasquale II (anno 1103) e Innocenzo II (anno 1134) ai vescovi di Fiesole, cui fu confermata anche la pieve S. Petri sitam Cascia cum curte et parte Castelli quod vocatur Novum. Il qual Castello fu detto nuovo a differenza del Castelvecchio di Cascia ch'ebbero i Conti Guidi a Ostina, dove si refugiarono nel 1248 e quindi assaliti si difesero molti Guelfi cacciati da Firenze dai soldati di Federigo II."
La storia del contado s'intreccia con quella delle città vicine e viceversa, così gli insediamenti religiosi in questo territorio erano sotto la diocesi di Fiesole e le fortificazioni realizzate con i contributi finanziari di Firenze.

Passato sotto il dominio della Repubblica fiorentina tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, il castello di Cascia fu fortificato nel 1385, con una spesa di 2000 libre stanziate dal capoluogo toscano.

 Il nome antico "Castelnuovo della Pieve di Cascia" fu mutato sotto i Lorena, all'epoca di Pietro Leopoldo, in "Reggello", che trae origine dal diminutivo "rege", termine con il quale si indicavano le antiche proprietà dei Longobardi.

Nello stemma la sfera caricata dalla croce rossa indica la dipendenza dal popolo di Firenze e l'albero rappresenta il borgo di Leccio.

 

Del Castelnuovo, sorto in prossimità della Pieve di Cascia, è visibile parte dell’antica struttura urbanistica nel nucleo abitato di Sergenti; si conserva infatti la conformazione della cinta muraria sulla quale sono state addossate le case. Nel 1102 apparteneva, per la metà, al vescovo di Fiesole. Nei secoli successivi deve essere stato smilitarizzato e ridotto a villa poiché non ne troviamo traccia nella documentazione scritta. All’inizio del XIV secolo Cascia è ricordata con l’appellativo di villa, insediamento cui probabilmente erano state smantellate le mura.

 

Vedi in questo sito ricerca Maria Luisa Fantoni : I Sergenti ……………Ritrovamento di alcune torri medioevali nell'abitato de " i Sergenti ": notizie storiche e descrizione dei reperti

 

 

 

RITROVAMENTO DI ALCUNE TORRI MEDIEVALI NELL'ABITATO DE "I SERGENTI":

NOTIZIE STORICHE E DESCRIZIONE DEI REPERTI

 

Nel Giornale "Il Valdarno " del 1896 il preciso storico e giornalista " Nestore " riferiva come nel casolare dei Sergenti, vicino alla Pieve di Cascia, in una tinaia di proprietà Giovannoni, si vedessero ancora le mura della casa residenza dei Cacciaconti, risalente al XIII secolo.

Nel Catasto della Repubblica Fiorentina del 1427 l'antico casolare dei Sergenti fu dichiarato come "Casa da Signore" di sua medesima proprietà da Luca Carnesecchi.

Nelle Piante di Capitani di parte Guelfa riguardanti il piviere di Cascia della seconda metà del XVI secolo, detto casolare risulta di proprietà Bigazzi. Dette notizie sono state riprese da una conferenza,tenuta a Cascia dal Sig . Ivo Becattini, instancabile ricercatore di archivi e studioso dell'antica storia del Valdarno ,

 

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DESCRIZIONE DEI REPERTI

Una torre in pietra (lettera..A del disegno) attualmente addossata a costruzioni più recenti, presenta ancora sulla parete est una ferìtoia intatta ed un'altra tamponata ma ben evidente. Guardando all'interno di una cantina adiacente (probabilmente la tinaia Gíovannoni di cui parla "Nestore", come già detto) nella parete sud è ben visibile un portale in pietra (ora tamponato) con architrave sagomato e sormontato da una semiluna. Entrando in una cantina adiacente, in direzione sud, a circa. dieci - quindici passi di distanza da questo portale. ne esiste un altro simile,ora tamponato, visibile soltanto dall'architrave in giù, che. immetteva in un'altra torre (lettera C del disegno). A questa sì accede da un'altra cantina con apertura sulla strada per Figline, passando sotto un avancorpo di recente costruzione; a destra si entra subito nel piano terreno della torre, dove sono riconoscibili feritoie sul lato est, e finestrelle sulle altre pareti; dalla cantina una scala porta sotto la torre dove esiste un locale quasi completamente nel sottosuolo con volta a botte e lastricato con pietroni. Lungo la scala è visibile il basamento della torre formato da grosse pietre in parte scalpellate per far girare le scale.

Risalendo all'esterno, a circa 30 passi di distanza dalla torre A in direzione ovest, si vedono i resti di un'altra torre in pietra (lettera B del disegno) ampiamente rimaneggiata che ora costituisce il corpo centrale di un gruppo di vecchie case.

Nella parete sud è con difficoltà riconoscibile una feritoia tamponata, la parete opposta è quasi completamente coperta da un corpo avanzato costruito recentemente.

A nostro giudizio queste torri risalgono al 1000-1100 con portali del 1200 e successivi rifacimenti e adattamenti. Potrebbero essere o case torri isolate-oppure far parte di una struttura fortificata di maggiore importanza.

Per un'indagine più completa, oltre naturalmente ad avvisare gli organi competenti, sarebbe molto utile poter guardare all'interno delle altre vecchie case e della vicinissima villa, cosa che purtroppo non è stata finora possibile.

Egualmente possiamo dire per l'edificio con resti di torre sulla strada che porta a S.Siro, sul lato destro, che esternamente presenta sulle pareti Ovest e Sud elementi che indicano la presenza di una antica torre, ora ampiamente rimaneggiata e alla quale è stato appoggiato un contrafforte in pietra che copre gran parte di ciò che è visibile.

 

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I due castelli di Ostina

 

Il toponimo Ostina deve essere associato alla presenza di due castelli: il Castelvecchio ed il Castelnuovo

Il Castelvecchio di Ostina era situato circa un chilometro più a sud-sud/ovest, sul crinale della stretta collina che, compresa tra il torrente Resco ed il Rio di Luco, da ostina si allunga verso Vaggio. Dell’insediamento restano labili tracce sul terreno: pochi tratti delle mura diroccate e frammenti ceramici d’impasto granuloso e di fattura scadente. Una frana recente impedisce attualmente l’accesso al sito.

Nel 1060 troviamo il Vicario imperiale per il Valdarno presente alla stipulazione di un atto privato nella curia di Ostina. Nel 1186 è dipendente dalla Badia Fiorentina insieme al vicino castello di Luco. Sia Luco che Ostina vengono ceduti in feudo ai Pazzi di Valdarno, con i quali, negli anni compresi tra il 1209 ed il 1237, l’abate Bartolommeo è in questione perché arretrati nel pagamento del tributo per i due castelli. Nel 1237, infatti, la Badia rientra in possesso del castellum et curte cum omnibus sedentibus et colonis et inquilinis et iurisdictione et omnibus pertinentiis de Luco et de Ostina vallis Arni.

Nel 1250 (Villani, Malespini) i ghibellini assediano il castello di Ostina nel quale erano rifugiati i guelfi cacciati da Firenze. Ostina resta assediata da agosto alla fine di settembre, quando, dopo il massacro delle truppe imperiali dislocate a Figline, gli assedianti, presi dal panico, tolgono l’assedio.

Nel 1269, tornati i guelfi al potere, sono i ghibellini fuotiusciti a trincerarsi ad Ostina. Il castello è nuovamente preso d’assedio; alla fine d’ottobre gli assediati vengono sorpresi, massacrati ed il castello demolito.

Pochi anni dopo il castello è già ricostruito e custodito da una guarnigione, come si rileva da due documenti del 1285 e del 1289.

Nel 1305, durante le lotte tra guelfi bianchi e guelfi neri, mentre l’esercito fiorentino è impegnato all’assedio di Pistoia, gli alleati degli assediati preparano una diversione inviando un forte contingente nel Valdarno per rifornire Ostina che parteggia per i bianchi. Il comando fiorentino, senza desistere dall’assedio di Pistoia, invia nel territorio ottocento cavalieri e ottomila fanti, conquistando Ostina che si arrese il 28 giugno dopo accanita resistenza. Il castello venne raso al suolo.

Con questo episodio termina la storia del Castelvecchio e della sua chiesa San Biagio; sulla stessa collina, in prossimità della chiesa di San Tommaso, ricordata già nel 1260, è nato un nuovo borgo, il Castelnuovo.
Del castello nuovo di Ostina si ha memoria nella documentazione notarile del XIV secolo ed ancora come insediamento fortificato cinto da mura è ricordato nel Catasto del 1427. Della conformazione urbanistica del castello restano poche tracce nell’attuale borgo a sud della chiesa: sono ben visibili i due assi centrali ortogonali dell’insediamento, due chiassi di modeste dimensioni.

 

I documenti (Castelvecchio)

 

 

1186

L’abate della Badia di Firenze allivella totum castellum de Luco cun tota curte et districtu, et totum castellum de Hostina cum tota curte et districtu.
Enriques Agnoletti, Carte di Badia, p. 129.

1209

L’abate della Badia di Firenze viene rimesso in possesso di beni posti in toto castro et curte de Hostina, in toto castro et curte de Luco, in tota curte et districtu et castro de Castiglione.
SANTINI, Documenti, p. 234.

1237

La Badia fiorentina riacquista il possesso del castellum et curtem cum omnibus sedentibus et colonis et inquilinis et iurisdictione et omnibus pertinentiis de Luco et de Ostina vallis Arni.
SANTINI, Documenti, p. 267.

1250

I ghibellini assediarono il castello di Ostina.
VILLANI, p. 260; MALESPINI, p. 169.

1269

I fiorentini conquistarono e disfecero il castello di Ostina, che si era ribellato ad opera dei ghibellini. VILLANI, p. 362; MALESPINI, p. 169.

1285

Cessione di unam domum positam in castro Hostine confinante da due lati con la via e da un altro con la platea di unum ortalem et aream positam in castro Hostine e di altri beni posti in curia Hostine. Arte dei Mercatanti, 15 aprile

1289

Si provvede al salario degli uomini posti alla custodia de castro Hostine.
GHERARDI, Consulte, II, p. 366.

1290

luglio 3. Si stanzia il pagamento dei salari ai castellani per i castelli di: Leccio, con sei fanti, Ostina, con sei fanti (Provvisioni, Registri 2, c. 15r).

1290

febbraio 11. Si delibera che il castello di Ostina debba essere dato in guardia al comune di firenze che vi invierà un castellano e due fanti (Provvis. Registri 2, c. 59r; Consulte I, p. 363).

1290

febbraio 20. Si stabilisce il salario da pagare al castellano di Ostina con due fanti (Provv.Registri 2, c. 55v).

1303

giugno 13. I fiorentini si impadroniscono del castello di Ostina in seguito a trattative
(Mab. 505, p. 127).

1304

agosto. L'esercito fiorentino guasta Ostina (Pieri, p. 81).

1304

ottobre. Condanna dei ribelli rifugiati nel castello di Ostina (Diplom. Acquisto Polverini).

1305

giugno. L'esercito fiorentino conquista Ostina e ne abbatte le fortificazioni: e feciongli disfare le mura e le forteze (Villani, VIII, 82, p. 157; Stefani, p. 95).

 

 

Il 28 Giugno 1305 fu distrutto definitivamente dai fiorentini uno tra i più turbolenti castelli del piviere di Cascia, quello di Ostina Vecchia che fu raso al suolo ed anche la chiesa che si trovava all'interno antichissima, dedicata a San Biagio, ebbe gravi danni tanto che successivamente crollò ed il culto del santo fu continuato in quella di San Giovenale.  

 

 

 

Vallombrosa

 

Nel territorio di Reggello ha storia più antica il monastero di Vallombrosa, fondato da San Giovanni Gualberto de' Visdomini e basilica madre dell'ordine vallombrosano. L'importanza del piccolo romitorio costituitosi nella prima metà del Mille crebbe rapidamente per le numerose donazioni di terre circostanti; gli abati ebbero il titolo di conti di Magnale conferitogli già da Matilde di Canossa e, nel XV secolo, di marchesi di Canneto e Monteverdi. Ricostruito nella seconda metà del Quattrocento e poi di nuovo a metà del XVI secolo, dopo che nel 1519 le milizie di Carlo V lo avevano gravemente danneggiato, il monastero fu soppresso dalle leggi napoleoniche nel 1808. Ricostruito nel 1817, fu soppresso ancora dal governo italiano nel 1866. È dal 1963 che la congregazione è tornata a disporne totalmente. 

 

 

 

 

La denominazione Reggello, intesa a significare il capoluogo di comunità, risale alla legge del granduca Pietro Leopoldo del 1773.

 

 

 

 

 

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DURANTIS

 

Per meglio inquadrare i personaggi conviene aver presente questo schema genealogico da me ricostruito ( anche se sicuramente incompleto ) dei figli e dei nipoti di Durante

 

 

 

 

 

 

 

UN RICOVERO A LUCO NEL 1209

 

 

Ecco un atto del 1209 che ci parla della presenza di un Ricovero a Luco ( nel Reggello )

Durante di Ricovero e' sicuramente vivo nel 1320 quando promette di rendere i frutti delle usure , ammesso abbia non oltre 70 anni non puo' esser nato prima del 1250

L'atto e' del 1209 e anche pensando ad un giovane di 20 anni nel 1240 Ricovero avrebbe 61 anni

Quindi che sia questo il Ricovero padre del nostro Durante ci puo' stare pur essendo molto improbabile

 

 

 

 



Fonte:
www.tuscany.name/CORNUCOPIA/castelli/regg/cstostin.htm

 

 

Il toponimo Ostina deve essere associato alla presenza di due castelli: il Castelvecchio ed il Castelnuovo (tav. 114, IV N.O.).
Il Castelvecchio di Ostina era situato circa un chilometro più a sud-sud/ovest, sul crinale della stretta collina che, compresa tra il torrente Resco ed il Rio di Luco, da ostina si allunga verso Vaggio. Dell’insediamento restano labili tracce sul terreno: pochi tratti delle mura diroccate e frammenti ceramici d’impasto granuloso e di fattura scadente. Una frana recente impedisce attualmente l’accesso al sito. Nel 1060 troviamo il Vicario imperiale per il Valdarno presente alla stipulazione di un atto privato nella curia di Ostina. Nel 1186 è dipendente dalla Badia Fiorentina insieme al vicino castello di Luco. Sia Luco che Ostina vengono ceduti in feudo ai Pazzi di Valdarno, con i quali, negli anni compresi tra il 1209 ed il 1237, l’abate Bartolommeo è in questione perché arretrati nel pagamento del tributo per i due castelli. Nel 1237, infatti, la Badia rientra in possesso del castellum et curte cum omnibus sedentibus et colonis et inquilinis et iurisdictione et omnibus pertinentiis de Luco et de Ostina vallis Arni.


ATTI RELATIVI AL CASTELLO DI LUCO

Anno 995 a Lucca : Il marchese Ugo dona alla chiesa e al monastero di Santa Maria in Firenze la propria casa e corte in Luco, col castello , colla chiesa di san clemente e con tutte le dipendenze

Varie conferme imperiali

Anno 1085 a Firenze Pietro abate della chiesa e del monastero di Santa Maria da a livello a Uberto e ad Alberto figli del fu Uberto il monte , il poggio , e il castello di Luco, nonche’ sei sorti colle dipendenze nelle pievi di San Pietro a Cascia e di Santa Maria a sco’ per la pensione annua di trenta soldi di denari d’argento

Anno 1186 a Firenze Bernardo abate della chiesa e monastero di Santa Maria da a livello a Ottaviano del fu Uguccione Pazzi i castelli di Luco e di Ostina con la corte e il distretto e con tutte le condizioni stabilite per gli antecessori di Ottaviano , per la pensione annua di trenta soldi e un denaro di moneta pisana

Anno 1209 Curia di santa Cecilia Possesso dei castelli e corti di Ostina, Luco e Castiglione , e degli uomini a detti luoghi pertinenti , dato all’abate di Santa Maria di Firenze contro Uberto , Pazzo , e Ugo fratelli

Anno 1209 Curia di Santa Cecilia Possesso dato all’abate di Santa Maria di Firenze contro alcuni suoi "fedeli" di Ostina , Luco e Castiglione , i quali avevano tralasciato di pagare alla Badia le prestazioni annuali dovutole

Anno 1237 Curia del sesto di Porsanpiero Possesso dei castelli di Luco e Ostina dato alla Badia fiorentina contro Pazzo di Ottaviano Pazzi e Napoleone del fu Uberto Pazzi

Anno 1237 Curia del sesto di Porsanpiero Copia del bando pubblicato contro Ottaviano e Napoleone Pazzi a petizione del procuratore della Badia di Firenze

Anno 1241 Curia dei forensi delle Tre Porte . Stagimento fatto a petizione del sindaco della Badia fiorentina di alcune somme di denaro dovute a Pazzo di Ottaviano Pazzi debitore e bandito della Badia suddetta

Anno 1241 Macca banditore del Podesta riceve da quattro uomini legali di Sofena denunzia di tutti gli uomini di quel luogo gia’ fedeli di Napoleone Pazzi ed ora di Tribaldo figlio di lui

Gli infrascritti uomini di Sofena promettono di fare alla Badia fiorentina tutti i servizi che erano soliti di fare ad Uberto e Napoleone Pazzi e che ora fanno a Tribaldo suddetto.

 

Quindi era la Badia di Firenze ( Santa Maria ) a detenere la proprieta’ dei castelli di Luco e di Ostina

 

 

 

 

 

Fortuna e declino di una società feudale valdarnese: il Poggio della Regina‎ - Pagina 290

A cura di Guido Vannini - 2002 - 307 pagine

... hominibus de Luco de Valdarno, a qui- bus petit et a quolibet in totum ut
... hominibus de Ostina, sci- licet Benintendi de la Porta et eius filio ...

Visualizzazione frammento

 

 

 

 

 

 

 

Questo Ricovero di Luco fedele poco fedele della Badia di Firenze potrebbe essere il nostro

Basarsi solo su un nome senza ulteriori elementi rende l'identificazione impresentabile

E' giusto comunque tenerla a mente : Si tratta comunque di un Ricovero che bazzica vicino a Cascia

 

 

 

 

UN RICOVERO A FIRENZE NEL 1238

 

 

Molto piu' accettabile e' l'identificazione di Ricovero taverniere in Santa Maria Maggiore nel 1238

 

 

Di Ricovero infatti ho trovato forse una traccia tra gli atti regestati dal Lami nel suo << Sanctae Ecclesiae Florentinae Monumenta ab Ioanne Lamio >>

Un lodo del 1238 in cui comare nel popolo di Santa Maria Maggiore un taverniere di nome Ricovero

Il nome Ricovero e' in quel periodo un nome molto comune ma il popolo e la taverna inducono al sospetto

E' un documento che retrodaterebbe di molto la presenza dell'antenato dei Carnesecchi a Firenze

 

 

Se cosi fosse i futuri Carnesecchi erano presenti a Firenze nel popolo di Santa Maria maggiore gia' dalle prime decadi del XIII secolo ed esercitavano il mestiere di tavernai

 

retrodaterebbe l'inurbamento degli antenati dei Carnesecchi

E apre uno spiraglio sull'imprenditorialita' di questa famiglia che emigra a Firenze come in una nuova America fonda un'attivita' sufficientemente lucrosa ( anche se socialmente non rilevante ) e ispira altri parenti a fare la medesima cosa

Alla fine del duecento Durante e' taverniere nel popolo di Santa Maria Maggiore , Grazino sembra esserlo nel popolo di Santa Maria Novella e Pero Carnesecca lo e' nel popolo di Santa Maria Maggiore

Cascia nel Reggello e' sicuramente un luogo importante per i nostri

Luogo dove vivono sicuramente dei parenti e luogo dove si riforniscono per le taverne fiorentine

 

I figli di Matteo ser Filippo (notaio ) e messer Niccolo ( giudice ) e lo stesso Matteo conservano stretti legami col territorio valdarnese

In modo particolare ser Filippo rappresenta in piu' occasioni il popolo di Cascia

Una lapide non piu' esistente era presente nell'ingresso della Pieve di San Piero e ricordava la sepoltura di Grazino e di Matteo Durantis. Sopra la lapide lo stemma dei Duranti

 

Dei parenti sembra esservi traccia in :

Tommaso di Marco Durantis per gli stretti rapporti con ser Filippo

I Duranti di Nese : la contiguita' tra i confini di diversi possessi fondiari spinge a dirli parenti

Nel 137 Nese e Martino figli di un Durante vendono al Comune di Firenze un palazzo che evidentemente proveniva loro dal padre

Nese e' fabbro a Firenze

Martino fabbro a Cascia

La proprieta' del palazzo evidenzia l'inurbamento del loro padre in tempi precedenti

 

Esiste quindi tra Cascia e Firenze un interscambio continuo tra due localita' di beni e di uomini

Un universo che non mi e' ancora del tutto chiaro che sicuramente muove piu' individui di quelli da me individuati

Resta che le taverne tra Santa Maria Maggiore e Santa Maria Novella dureranno nel possesso dei nostri per oltre un secolo

E che i nostri erano un gruppo familiare esteso che nell'urbanizzazione aveva perso la sua coesione

Per cui e' molto probabile anche se non documentato il legame tra i Duranti di Ricovero coi Duranti di Nese anche se non sembra sopravvivere nel trecento alcun contatto tra i due gruppi

E' possibile che questa mancanza di contatti sia dovuta anche a una diversa visione politica

 

Tanto per ribadire i rapporti tra i futuri Carnesecchi e Cascia :

Tommasa di Giovanni di Niccolo prevede nel suo testamento un lascito per San Tomme' di Ostina

 

Michele di Braccino di Pero prevede nel suo testamento lasciti per quattro chiese : Santa Maria Maggiore , Santa Maria Novella , San Piero a Cascia , santa Tea a Cascia

 

 

 

Come detto il primo Carnesecchi di cui si hanno con sicurezza notizie ( seppur molto scarse) e' il tavernaio del popolo di Santa Maria Maggiore Durante di Ricovero, Priore nel 1297, titolare di una compagnia commerciale , capitano di Orsanmichele nel 1310

 

Il Priorato del 1297 e' il segno di una crescita sociale che culminera' con il definitivo inserimento nel ceto dirigente fiorentino con la persona del beccaio Pero detto Carnesecca

 

da Durante primo Priore cominceranno ad esser identificati come DURANTI

 

La generazione successiva a quella di Pero vede i Duranti abbandonare le ARTI MINORI per entrare nelle ARTI MAGGIORI con l'iscrizione all'Arte dei medici e degli speziali

Di questa Arte saranno molte volte consoli venendo cosi anche a contatto col mondo dei pittori , si spiega perche' troveremo il nome dei Carnesecchi legato a quello di Masolino , di Masaccio , di Paolo Uccello.....

 

 

 

 

 

Le prime notizie sicure sui Carnesecchi sono legate a Durante di Ricovero ,un taverniere dalla personalita' complessa , che sara' priore nel 1297 e proprietario di una compagnia commerciale nei primi decenni del trecento

Le prime notizie che io ho di Durante sono legate ad alcuni atti notarili del notaio Biliotti , intorno al 1295

Avanti a questa data Durante e' un fantasma , anche se il priorato del 1297 dice che non puo' essere cosi e lascia immaginare antefatti che non conosco

 

 

Il primo e unico documento di cui conosco l'esistenza che lega Durante a Cascia e piu' precisamente a Ostina e' questo

 

 

Durante di Ricovero

 

Atto 326 del 7 dicembre 1294 in Firenze

Fiore detto Curazza di Filippo del popolo di San Tommaso a Ostina , emancipato , principale debitore , il padre Filippo di Buono di detto popolo e il fratello Guiduccio fidejussori , promettono di restituire entro un mese al taverniere Durante del fu Ricovero del popolo di Santa Maria Maggiore 4 lire di fiorini piccoli, avute in mutuo

 

In quest'atto compare Durante del fu Ricovero e compare gente di Ostina ,

 

 

 

 

Con le vicende dei Duranti Carnesecchi la mancanza di documenti ci costringe a fare un balzo di circa 40 anni dal 1294 fino al 1332

 

 

 

La documentazine che segue e' dovuta all'enorme lavoro di spoglio fatto dal dr Paolo Piccardi nella ricerca sulla sua famiglia.

I Piccardi , forse legati ai Piccardi di Bagno a Ripoli : "nobili di contado ", erano una famiglia stanziata prima a Firenze e poi a Pian di Sco' e Castelfranco con origini e vicende estremamente interessanti narrati in altre pagine di questo sito

 

 

 

 

 

Matteo Durantis e Erede Durantis

 

 

Sto affrontando la filza di S. Gufo di Tomo, che ha rogato quasi esclusivamente a cascia fra il 1317 e il 1339.

NOTARILE ANTECOSIMIANO 10806

 Pag. 55v 10/5/1332

Bartolomeo Cavalcanti vende a Giovanni Ugolini di S. Siro un terreno a Ostina confinante con Mattei e con erede Durantis.

( dr . Paolo Piccardi )

 

l'interpretazione piu' banale dell'atto e' che Durante avesse terreni a Ostina ( e alla sua morte fossero passati agli eredi fra cui Matteo ) e che Matteo ne avesse anche per conto proprio

 

 

 

 

 

Spunta un Marco Durantis

 

ANNO 1337

 

Notarile antecosimiano 1855
Bartolommeo di Jacopo da Leccio 1334-1338


Pag. 124r 23/2/1337 Giovanni di S. Migliore pop. S. Remigio vende a Marino
Chelis di S. Stefano delle Corti
un pezzo di terra a S. Tommaso a Ostina loc. Pianegle confinante con i beni
di Marco Durantis .

 

( cortesia dr Paolo Piccardi )

 

  

 

 

Ser Filippo di Matteo di Durante

 

Notarile antecosimiano 9469 Ser Giovanni Bencini

Pag.93r
9/12/1338
Feus q.dam Chiarucci per sé e per altri, tutti di S. Donato a Menzano (fra Cascia e Piandiscò) concordano con Filippus Matthei Durantis pop. S. Maria
Maggiore la risistemazione dei loro debiti.

( cortesia dr Piccardi )

 

 

 

Ser Filippo di Matteo di Durante

 

 Notarile antecosimiano 182
S. Alberto di Rucco
Roga prevalentemente procure a favore di S. Rucco di Rondinaia

Pag. 2v 4/5/1340

Riccardo olim Ugolini di S. Maria a Sco rilascia ampia procura a S. Filippo Mattei di Ostina

 

 

 

 

Anno 1341 Matteo di Durante e' ancora in vita

 

 

Notarile antecosimiano 182
S. Alberto di Rucco

Pag. 96r 30/1/1341 Atto in Firenze, pop. di S. Stefano. Matheo Durantis pop. S. Maria Maggiore teste in un atto fra i Della Foresta di Figline e i Tagliafuni di Viesca.

 

Matteo Durantis dovrebbe esser il Matteo padre di Ser Filippo e Messer Niccolo'

 

 

 

Probabilmente Matteo e' un personaggio molto interessante

 

 

 

Heredes Durantis

 

 

 dati fornitimi dalla dottoressa Valentina Cimarri Calussi

 

.....................Per quanto riguarda i Duranti ho trovato una attestazione da verificare.
In un inventario del 1341 troviamo menzionati gli
heredes Durantis come possessori di terre nel popolo di Ostina; vuole il caso che i Carnesecchi abbiamo proprio a Ostina il grosso dei loro possessi. Non sono al momento in grado di specificare altro. Ci sono molti Duranti nel piano di Cascia, ma non sono i suoi. Per i Duranti del XIV si veda P. Pirillo, Famiglia e mobilità sociale nella Toscana medievale, Figline V.no 1992, in particolare l'inventario di ser Rucco da Rondinaia con i beni di Guido della Foresta c. 34 r e p. 511.

 

 

 

Notarile antecosimiano 18339

Ser Rucco di Rondinaia

 

1343

Ricognizione dei beni dei Franzesi della Foresta di Figline

Un podere e un terreno a Ostina confinanti con heredes Durantis

 

Dr Paolo Piccardi

 

 

 

 

 

Ser Filippo di Matteo di Durante di Firenze procuratore di Cascia, Pitiana, Ostina, Viesca ecc.

La filza 4617 del Notarile Antecosimiano dell' Archivio di Stato di Firenze raccoglie gli atti rogati dal notaio Niccolò Casini nel periodo 1343-1347

A pag. 21 c'è un atto rogato a Cascia, nel quale il notaio Casini certifica che i rapprensentati dei popoli di Cascia, Viesca, Ostina, Pitiana e 
circonvicini hanno deciso di nominare loro procuratore Il Notaio Filippo di Matteo Durantis di Firenze.

Questi contratti sono molto frequenti e servivano per nominare un fiduciario che curasse gli interessi delle popolazioni nella difesa dei beni e diritti comuni, ricognizione di livelli ecc.



9/12/
1344 a Cascia.


Il Notaio Filippo di Matteo Durantis di Firenze nominato procuratore di Cascia, Pitiana, Ostina, Viesca ecc.

 ( cortesia dr Piccardi )

 

 

 

Ser Filippo di Matteo di Durante rappresentante della lega di Viesca

 

Notarile antecosimiano 9469 S. Giovanni Bencini

Pag. 37v
7/7/1344

Elezione di Filippo Mattey pop. S. Maria Maggiore fra i rappresentanti della Lega di Viesca (a metà strada fra Figline Valdarno e Cascia) per la Lega di Cascia.
L' atto immediatamente successivo è l' accettazione da parte di Filippo

( cortesia dr Piccardi )

 

 

Ser Filippo di Matteo di Durante

 

Notarile antecosimiano 1395
Notaio Baldo di Pilletto, abitante in piazza dei frati minori di Santa Croce

31/5/1347 S. Phylippum fil Matthey not. pop.li S. Marie Maioris et Guidaccium Boscardi di Castiglione* vengono nominati arbitri in una controversia fra i fratelli Nuccianus e Feus di
S. Andrea di Cascia. (non viene indicato il cognome Duranti per i fratelli ).

 ( Cortesia dr Piccardi  )

 

( * ) Guidaccium Boscardi di Castiglione va inteso in Guidaccio di Bastardo da Castiglione nota della dottoressa Valentina Cimarri che da piu’ anni studia la famiglia dei Bastardi da Castiglione

 

 

 

Su i Bastardi di Castiglione ( ramo dei Conti Guidi ) e sul castello di Castiglione (Poggio alla regina )

Vedi i seguenti studi in rete

Dottoressa Valentina Cimarri

http://www.carnesecchi.eu/bastardidicastiglione

http://www.carnesecchi.eu/poggioregina3C.pdf

 

dottor Guido Vannini

http://www.carnesecchi.eu/GuidiAM04vannini.pdf

 

 

Albero genealogico tratto da dottoressa Valentina Cimarri

 

 

Sul territorio del Reggello gravitano famiglie importanti :

I Conti Guidi , i Pazzi della Valdarno , gli Altoviti , I Foraboschi , i Castellani , i Duranti ( Castellani e Duranti si inurbano nel sesto di San Piero Scheraggio ), i Carnesecchi

 

 

 

Ser Filippo di Matteo di Durante

 

Mi sono letto le imbreviature di S. Ricciardo di Andrea di Cascia ed ho trovato questo:

Notarile antecosimiano 17840
S. Ricciardo d'Andrea di Pontifogno (Cascia)

Pag. 7v 19/10/1342 Gratino Mattaley pleb. Cascia loco detto a Reggello, teste.

Pag. 9v 27/11/1342

Erede Durantis confinante loc. S. Martino a Pontifogno loco detto Burgo.
Erede Durantis confinante loc. In Alpi.
Grazino Matteley confinante loc, La Falconaia

Pag. 15v 15/1/1343 Atto in Ostina. Bindo di Oddone Altoviti e Mattey Durantis confinanti loc. Da Piano.

Pag. 16r 15/1/1343 Atto in Ostina. Mattei Durantis sive Niccolay eius filius.

Pag. 24r 9/3/1343 Atto in Reggello. Berto Nardi di Forli nomina procuratore S. Filippo Mattey not. di Firenze,

Pag. 27v 12/10/1343 Libra di Cascia

 

( dr Paolo Piccardi ) 

 

 

 

Anno 1343

 

Elenchi capifamiglie di S. martino in Pontifogno, S. Niccolò a Forli, Borgo, Ostina. Nessun Duranti/Carnesecchi (probabilmente vivevano a Firenze)

 

 

 

 

Tutti gli atti precedenti evidenziano un rapporto tra la discendenza di Matteo e Cascia

L’atto che segue mette in rilievo un legame tra la discendenza di Pero e Cascia 

E' da notare come per ora non vi siano atti relativi alla discendenza di Pero e Cascia sino al 1382 con la donazione di Michele di Braccino di Pero di Durante a favore delle chiese di San Piero e di san Siro di Cascia

I dati di questa ricerca hanno per fonte principale il lavoro di spoglio del notarile fiorentino fatto dal dr Paolo Piccardi alla ricerca dei documenti sulla sua famiglia questo vuol dire che sono stati presi in considerazione principalmente i notai che hanno rogato nella zona di Pian di Sco'.

E evidente che questo puo aver determinato la mancanza di documenti sulla discendenza di Pero e di Grazino forse piu' proiettati in un ottica cittadina 

 

 

 

Filippo di Piero di Durante ambasciatore a Cascia

 

 

sul sito

http://www.istitutodatini.it/ebook/home.htm

Autore: Soldini, Francesco Maria
Titolo: Delle eccellenze e grandezze della nazione fiorentina dissertazione storico-filosofica.

Troviamo nominato

Filippo Pieri il 28 aprile (1343 ? ) ambasciatore in Romagna

Filippo di Piero Duranti il 25 febbraio 1344 ambasciatore a Cascia

 

 

 

 

Spunta un Thomasus di Marco Durantis abitante a Firenze e avente evidentemente legami coi nostri , molto probabilmente figlio del Marco gia incontrato

 

 

ANNO 1346

 

Notarile antecosimiano 1395
Notaio Baldo di Pilletto, abitante in piazza dei frati minori di Santa Croce

 22/2/1346 Thomasus di Marco Durantis pop. S. Paolo di Firenze nomina suo procuratore S. Phylippum not. fil. Matthey Durantis pop. S. Maria Maioris.

La procura è molto ampia e generica, comprende tutto il territorio delle diocesi di Firenze e di Fiesole. Fa pensare che Tommaso debba allontanarsi per un lungo periodo.

 

 ( Cortesia dr Piccardi  )

 

Chi e’ questo Tommaso di Marco Durantis in rapporto cosi stretto col notaio Filippo Durantis ?

 E’ figlio di un Marco Durantis che potrebbe essere quello dell’atto precedente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I DURANTI DI SANTA CROCE

 

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

 

 

due fratelli : Nese e Martino figli di Durante

hanno possessi a Cascia e a Firenze

Nese abita a Firenze

Martino a Cascia

Ambedue sono fabbri

 Nese ha una brillante carriera politica

 

 

 

 

 

 

IPOTESI DI PARENTELA TRA I DURANTI/CARNESECCHI E I DURANTI DI SANTA CROCE

 

 

 

 

 

Premessa :

 

 

I genealogisti dicono che i Duranti / Carnesecchi sono originari della zona del Reggello

Anche questo documento settecentesco del Tabarrini afferma la parentela tra i Duranti poi Carnesecchi e quei Duranti detti di Santa Croce , insieme ad altre cose anche sbagliate

 

 

 

 

CAPPELLA ED ALTARE SI SAN MICHELE ARCANGELO

 

Mariano di Nese Duranti nel suo Testamento rogato da Notaio Piero di Antonio da Vinci l’anno 1462 lasciò la Cappella di San Michele Arcangelo in Pieve di Cascia siccome la Cappella di San Niccolò Vescovo in detta Pieve a suoi Congiunti ed Affini, onde argomentasi il Juspatronato essere della famiglia de Duranti di Reggello discendenti dallo stipite di detto Mariano di Nese che di presente solo resta rampollo Bernardo Duranti sarto in Firenze.

Nella Tabella Pensile de Legati in sagrestia della Pieve dicesi la medesima cappella di San Michele Juspatronato dei Duranti e ne corre pubblica voce, vi è ancora forte argomento l’antica sepolture avanti l’altare di detta Cappella che dicesi sepoltura dei Duranti.

In oggi conferisce la detta Cappella la Mensa Episcopale di Fiesole, ne saprei dar di ciò retta ragione, Monsignore Tomaso de Conti della Gherardesca Vescovo di Fiesole nella morte del molto reverendo Signore Niccolò Sali Priore di San Salvadore a Leccio, la conferì a reverendo Signore Giovanni Banchi fiorentino Chierico di santa Maria in Campo in Firenze.

Negli atti della visita di Monsignore Vescovo Federighi l’anno 1441, dicesi costrutta da Fratel Angelo dell’Ordine Gerosolimitano, che credesi Duranti, essendo questa famiglia anticha consorteria della Nobilissima Famiglia Carnesecchi che discende dalla Pieve di Cascia di cui vi è la sepoltura nella loggia avanti a porta principale della chiesa della Pieve di San Piero a Cascia a mano destra colla sua Arme nel muro di marmo carrese coll’inscrizione Sepulchrum Filiorum Mattei, Grezini Durantis et Descendentium.

Di Matteo viene la Famiglia Carnesecchi, di Grazino Famiglia Grazini, di Durante Famiglia Duranti. Consorterie e Famiglia nobilissime divenute fiorentine e potenti in tempo di Repubblica.

La Tavola è copia ben intesa del celeberrimo Pittore Andrea del Sarto rappresenta la Madonna col Bambino Giesù in collo a destra San Michele Arcangelo col Dragone infernale sotto a piedi, a sinistra San Sebastiano.

 

 

Fonte :

http://www.valdarnoscuola.net/museccetera/doc/altaripieve.doc

http://www.carnesecchi.eu/altaripieve.doc 

 

Le considerazioni genealogiche sono completamente sbagliate :

Di Matteo viene la Famiglia Carnesecchi, di Grazino Famiglia Grazini, di Durante Famiglia Duranti. Consorterie e Famiglia nobilissime divenute fiorentine e potenti in tempo di Repubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo atto del 1238 sembra parlare di Ricovero il piu' lontano antenato dei Duranti/Carnesecchi

Sembra proporci una taverna in Santa Maria Maggiore gia nelle prime decadi del duecento

Sembra proporci una presenza dei Duranti a Firenze gia' nei primi anni del duecento

 

 

 

Se i Duranti sono a Firenze gia' dai primi anni del duecento e' probabile che Ricovero funga da rompighiaccio per i parenti

E quindi apra ai parenti la strada di Firenze

Il tempo allenta le parentele

Centocinquantanni dopo e' evidente che i legami sono quasi inesistenti

 

 

I Duranti detti di San Piero Scheraggio o di Santa Croce sono una famiglia che nel periodo repubblicano possono vantare 8 priori

 

Nel libro del Ciabani sulle famiglie fiorentine ( gia' citato ) I Duranti del quartiere di Santa Croce gonfalone del Carro cioe’ i Duranti di Nese sono detti originari di Gambassi ma questo e' evidentemente sbagliato

 

Le prime tracce di questi Duranti le trovo con i due fratelli Nese e Martino , fabbri , figli di un non precisato Durante

 

Da Nese discendera' una famiglia che avra' appunto 8 Priori ed un certo numero di cariche minori

 

Nese di Durante infatti fu Priore nel 1379 e nel 1388 , nel 1374 era a Monsummano a rappresentare la Repubblica e nel 1388 a Pistoia

Stefano di Nese fu Priore nel 1415 nel 1421 nel 1425 , era Podesta di Poggibonsi nel 1412

Mariano di Stefano fu Priore nel 1436 nel 1441 e nel 1456 , fu anche cassiere della camera del comune nel 1430

 

 

Lo stemma dei Duranti di Santa Croce e’ come si vedra’ nella bella riproduzione fatta da Roberto Segnini :

D’oro al cavalletto di rosso accostato da tre stelle a otto punte d’azzurro

 

 

 

SEPOLTUARIO FIORENTINO

Ovvero Descrizione delle Chiese, Cappelle e Sepolture, loro Armi

et inscrizioni della città di Firenze e suoi contorni fatta da

STEFANO ROSSELLI

MDCLVII

 

" D U R A N T I "

 

Quartiere di S. Croce

 

S. PIERO SCHERAGGIO

Man. 624 pag.575 stemma 5

 

E' opinione d' alcuni esser una delle Chiese che intorno all' anno 800 furono opera di Carlo Magno Imperatore fatta edificare nella nostra città.... passato il pulpito camminando verso la Porta, passato l' Altare de' Buonafedi segue un Altare della Famiglia de' Duranti con Arme loro ne Capitelli delle colonne e pilastri.

Questa Cappella è oggi dell' Arte de' Mercanti, la quale dà ogn' anno alcune Doti ( credo ) per lascio d' alcuno di questa med.ma Famiglia.

 

 

 

 

 

Quartiere di S. Maria Novella

 

 

S. TRINITA

Man. 625 pag.934

 

Pare che Giovanni Villani nel capitolo 2 ° del 3 ° libro accenni che questa Chiesa fosse in piede sino nell' 805 quando la nostra città di Firenze fu restaurata da Carlo Magno.

 

 

... Apprè della Pila dell' Acqua Benedetta che viene a mano manca entrando in questa Chiesa attraverso la Porta del Mezzo ripigliando l' ordine interrotto e camminando verso l' Altare grande si trovano 2 chiusini quadri di marmo con caratteri greci.

 

A dirittura delli 2 soprad. ti e vicino al pilastro verso Parione, chiusino quadro di Marmo della Famiglia de' Duranti con Arme et iscrizione

<< Operi manuum Suarum proniges dexteram - Joannes Blasij Durantes 1595 >> .

 

 

 

---------------------------------------------------------------------------------------------------

CERAMELLI PAPIANI

Un po strana la classificazione del CERAMELLI PAPIANI per questa famiglia che mi pare faccia un po di confusione

 

 

Nome famiglia: di NESE DURANTI

Fascicolo: 3396

Luogo:

Firenze - Santa Croce - Carro

 

Entrambi i cognomi sono agnatizi e derivano dal primo priore della famiglia, Nese di Durante, 1379. Lo stemma del 2° tipo appartiene a Stefano di Nese, podestà di Poggibonsi, 1412.

 

D'oro, allo scaglione d'azzurro accompagnato da tre stelle a otto punte dello stesso, 2.1.

 

 

 

 

Di..., allo scaglione di... caricato di due uccelli posati affrontati di..., e accompagnato da tre stelle a otto punte di..., 2.1; il tutto abbassato sotto il capo d'Angiò.

 

 

Nome famiglia: DURANTI

Fascicolo: 1817

Luogo:

Firenze - Santa Croce - Carro

D'azzurro, allo scaglione d'argento, accompagnato da tre stelle a otto punte dello stesso, 2.1.

 

Note:

Famiglia originaria di Cascia. Giovanni di Biagio fu ammesso alla cittadinanza fiorentina nel 1573.

 

Nome famiglia: DURANTI

Fascicolo: 7726

Luogo:

Firenze

 

 

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

 

 

due fratelli : Nese e Martino figli di Durante sono di evidente origine in Cascia dove Martino continua a risiedere

hanno possessi a Cascia e a Firenze

Nese abita a Firenze

Martino a Cascia

Ambedue sono fabbri

 Nese ha una brillante carriera politica

 

Le due famiglie si identificheranno in modo diverso : Duranti di Santa Croce i discendenti di Nese e Martini i discendenti di Martino

 

Le monete della Repubblica fiorentina ... - Pagina 5

di Mario Bernocchi, Renzo Fantappiè - 1974 - 535 pagine

Sempre nello stesso giorno,1 il Comune di Firenze completò i suoi acquisti di
immobili ad uso della Zecca: Martino di Durante, del popolo della Pieve di Cascia

In questo libro viene riportato un atto in cui Martino di Durante del popolo della Pieve di Cascia vende per 200 f.o. al Comune di Firenze una casa in via dei forficiai che confina con quella del gia morto suo fratello Nese ( gia' acquistata dal Comune stesso )

 

E sappiamo cosi che la moglie di Martino di Durante si chiama Caterina

 

 

 

 

Martino e' figlio emancipato , emancipazione annotata dal notaio Bartholi Nerii da Castiglione

 

 

 

Dal dr Piccardi un ulteriore documento che lega Martino di Durante di Cascia a Nese di Durante di Firenze ma con possessi a Cascia

 

 

Martino figlio emancipato di Durante di Cascia…………

 

Ser Bonagiunta di Francesco.

Calligrafia (se cosi si può chiamare) pessima. Sembra scritta da un ragno.

Pag. 148v

7/6/1364 Atto in San Piero Scheraggio, Firenze.

Martino, figlio emancipato di Durante di Cascia, nomina suo procuratore Nese di Durante, dimorante a Firenze in S. Piero Scheraggio.

Non vengono specificati i motivi. 

 

 

 

 

Estimo del contado del 1371

 

 

Ho dato un'occhiata all' Estimo del contado del 1371.

 

Fra Cascia e Ostina c'è un solo Duranti, che è anche stato eletto fra gli ufficiali allibratori e che è il maggior contribuente con l. 200.

La scritta dice:

Martinus Durantis faber

sua moglie

figli:

Matteo a, 23

Mino a. 14

Giovanni a. 10

Cristofana a. 8

Lucia a. 7

Luca a. 1

+ la moglie di Matteo e Antonia a. 2 , figlia di Matteo.

le figlie avevano un nome, le mogli nemmeno quello.

 

Dr Paolo Piccardi

 

 

 

 

 

 

 Statuti delle arti dei corazzai: dei chiavaioli, ferraioli e calderai e dei ... - Pagina 296

di Florence (Italy). Arte dei corazzai, Giulia Camerani Marri, Florence (Italy). Arte dei fabbri - Metal-workers - 1957 - 321 pagine

 

 

 

 

 Statuti delle arti dei corazzai: dei chiavaioli, ferraioli e calderai e dei ... - Pagina 296

di Florence (Italy). Arte dei corazzai, Giulia Camerani Marri, Florence (Italy). Arte dei fabbri - Metal-workers - 1957 - 321 pagine

 

 

 

Nese di Durante che nasce intorno al 1320 1330

e' un costruttore di forchette ed abita a Firenze , raggiunge un certo peso politico

 

Dal sito delle tratte posso ricavare qualche notizia in piu' su Nese di Durante personaggio d'una certa importanza : 2 volte priore 1379 , 1388

 

 

ser

ydraw

office

rdraw

com1

name1

name2

name3

name4

surnam1

ocname

5

1379

8

1

0

Nese

Durante

forficarius

5

1381

16

1

0

Nese

Durante

forficarius

5

1385

12

1

0

Nese

Durante

forficarius

5

1388

8

1

0

Nese

Durante

forficarius

5

1391

16

1

0

Nese

Durante

forficarius

6

1394

30

1

0

Nese

Durante

forficarius

6

1396

30

1

0

Nese

Durante

forficarius

6

1400

30

9

0

Nese

forficarius

 

 

 

 

 

Anno 1401 Dna Antonia di Matteo di Martino Durantis

 

 

ANNO 1401

 

Notarile antecosimiano 14491
S. Mora di Bartolo Mannozzi di Castelfranco

3/5/1400 vendita di un terreno a Cascia loc. Sterpaiuolo confinante con
Andrea Durantis

17/7/1401 S. Pietro a Cascia. Antonio di Jacopo di Montecarelli sposa D.na
Antonia di Matteo Martini Durantis di S. Piero a Cascia

 

 

Notarile antecosimiano 14491
S. Mora di Bartolo Mannozzi di Castelfranco
Pag. 50v 17/7/1401 S. Pietro a Cascia. Antonio di Jacopo di Montecarelli
sposa D.na Antonia di Matteo Martini Durantis di San Pietro a Cascia.

Pag. 57r 5/12/1401 Actu in Castelfranco. Antonio di Jacopo di Montecarelli e
Matteo olim Martini Durantis di S. Pietro a Cascia. Sistemazione della dote
di 60 fiorini d'oro di Antonia di Matteo Duranti.

Pag. 62r 19/3/1402 Altri due atti di D.na Antonia figlia di Matteo olim
Martini Durantis lige Cascie.

 

 

 

 

 

 

 

Discendenza di Nese di Durante

 

 

 

 

 

 

 

gregorio

niccolo

duranti

forbiciaio

1435

6

30

5

gregorio

niccolo

duranti

1435

6

30

5

gregorio

niccolo

duranti

1435

6

30

5

gregorio

niccolo

duranti

1435

6

30

5

gregorio

niccolo

duranti

1435

6

30

5

gregorio

niccolo

duranti

1435

6

30

5

mariano

stefano

nese

duranti

1437

6

30

1

mariano

duranti

1438

6

30

43

mariano

stefano

nese

duranti

1439

6

30

1

niccolo

giovanni

duranti

1440

6

30

43

niccolo

giovanni

duranti

1440

6

30

43

mariano

stefano

nese

duranti

forbiciaio

1441

6

30

1

niccolo

giovanni

duranti

forbiciaio

1441

6

30

43

iacopo

mariano

duranti

1442

6

30

5

niccolo

giovanni

duranti

1442

6

30

43

mariano

stefano

nese

duranti

forbiciaio

1443

6

30

1

niccolo

giovanni

duranti

forbiciaio

1443

6

30

43

niccolo

giovanni

duranti

forbiciaio

1443

6

30

43

mariano

stefano

nese

duranti

forficarius

1448

5

12

1

iacopo

mariano

stefano

duranti

1457

5

16

9

mariano

stefano

duranti

1470

6

6

9

mariano

stefano

nese

duranti

1471

6

6

9

mariano

stefano

nese

duranti

1472

6

6

9

 

 

dottoressa Cimarri :

Mariano di Stefano era forbiciaio a Firenze, ma con molta probabilità originario del popolo di San Tommè d'Ostina; infatti, oltre ad un podere con casa da lavoratore ed un pezzo di pastura ubicati a Santa Tea ed un podere a Mercatale, nel popolo di Sant'Andrea a Cascia, tra l'altro confinato con i beni di Vieri di Bartolomeo de' Bardi, egli possiede ben tre poderi nel popolo di San Tommè. Due sono ubicati sul torrente Resco e caratterizzati dalla presenza di una casa da lavoratore e pezzi di castagneto; il terzo, sebbene non sia specificato, potrebbe essere quello di San Giovenale valutato 128 fiorini. Questi beni permettono a Mariano un discreto tenore di vita tanto che può permettersi di mantenere non solo la famiglia nucleare - composta da monna Nanna e da due bambine piccole Nese e Maria - ma anche sua madre Nicolosa e due cugine in età da marito Nanna e Sandra. Ha inoltre un buon numero di debitori che distinge in buoni e cattivi, sia fiorentini che cascesi.

 

 

ser

ydraw

office

rdraw

com1

name1

name2

name3

name4

surnam1

ocname

10

1432

0

0

0

stefano

mariano

stefano

nese

6

1435

30

5

0

nese

mariano

stefano

nese

10

1436

0

0

0

iacopo

mariano

stefano

nese

5

1437

16

5

0

stefano

mariano

stefano

nese

forficarius

5

1444

16

5

0

stefano

mariano

stefano

nese

forbiciaio

5

1445

12

5

0

stefano

mariano

stefano

nese

forbiciaio

5

1446

8

5

0

iacopo

mariano

stefano

nese

5

1446

16

5

0

iacopo

mariano

stefano

nese

5

1451

8

5

0

durante

mariano

stefano

nese

 

 

 

 Mariano ebbe anche almeno quattro figli : Stefano (nato 1432 ) Iacopo (nato 1436 ) Iacopo ( ) a un altro al quale diede il nome di Durante

 

 

 

5

1450

12

5

0

IACOPO

MARIANO

STEFANO

NESI

5

1453

8

5

0

DURANTE

MARIANO

STEFANO

NESI

 

 

ser

ydraw

office

rdraw

com1

name1

name2

name3

name4

surnam1

ocname

10

1400

0

0

0

mariano

stefano

nese

6

1420

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1421

30

5

0

mariano

stefano

nese

5

1423

16

9

0

bartolomeo

gregorio

nese

forficarius

5

1423

16

9

0

martino

stefano

nese

fornarius

5

1427

12

9

0

bartolomeo

gregorio

nese

forficarius

5

1427

8

9

0

bartolomeo

gregorio

nese

forficarius

5

1427

12

9

0

martino

stefano

nese

forficarius

5

1427

8

9

0

martino

stefano

nese

forficarius

6

1429

30

5

0

mariano

stefano

nese

durante

6

1429

30

5

0

mariano

stefano

nese

durante

6

1429

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1429

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1430

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1430

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1430

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1430

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1430

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1430

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1430

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1430

30

5

0

mariano

stefano

nese

6

1430

30

5

0

mariano

stefano

nese

5

1431

16

9

0

bartolomeo

gregorio

nese

forficarius

5

1431

16

5

0

mariano

stefano

nese

forficarius

6

1431

30

1

0

mariano

stefano

nese

5

1431

12

9

0

martino

stefano

nese

forficarius

5

1431

16

9

0

martino

stefano

nese

forficarius

5

1432

16

1

0

mariano

stefano

nese

forficarius

6

1432

30

1

0

mariano

stefano

nese

6

1434

30

2

0

mariano

stefano

nese

6

1435

30

1

0

mariano

stefano

nese

6

1435

30

52

0

mariano

stefano

nese

6

1436

30

5

0

mariano

stefano

nese

5

1436

8

1

0

mariano

stefano

nese

durante

forficarius

6

1436

30

1

0

mariano

stefano

nese

6

1437

6

1

0

mariano

stefano

nese

forbiciaio

6

1437

30

1

0

mariano

stefano

nese

duranti

6

1438

30

43

0

mariano

stefano

nese

6

1439

30

1

0

mariano

stefano

nese

duranti

5

1441

8

1

0

mariano

stefano

nese

durante

forficarius

6

1441

30

1

0

mariano

stefano

nese

duranti

forbiciaio

5

1443

16

1

0

mariano

stefano

nese

durante

forficarius

6

1443

30

43

0

mariano

stefano

nese

6

1443

30

43

0

mariano

stefano

nese

6

1443

30

1

0

mariano

stefano

nese

duranti

forbiciaio

5

1445

12

1

0

mariano

stefano

nese

durante

forficarius

5

1447

16

1

0

mariano

stefano

nese

forficarius

5

1448

12

1

0

mariano

stefano

nese

duranti

forficarius

5

1453

8

1

0

mariano

stefano

nese

durante

forficarius

5

1456

12

1

0

mariano

stefano

nese

durante

forficarius

6

1471

6

9

0

mariano

stefano

nese

duranti

6

1472

6

9

0

mariano

stefano

nese

duranti

 

 

 

 

 

Nel catasto figura solo un Duranti : Niccolo di Giovanni

 

 

series

location

name

patronymic

family name

volume

page

age

marital status

bocche

real estate

total

deductions

taxable

1

21

NICCOLO

GIOVANNI

DURANTI

68

261

40

1

5

215

249

88

161

 

 

 

Mariano di Stefano figura ma senza fornire il nome di una famiglia ( bisognerebbe vedere pero' la portata originale )

 

 

series

location

name

patronymic

family name

volume

page

age

marital status

bocche

real estate

total

deductions

taxable

1

21

MARIANO

STEFANO

68

251

32

1

7

1006

1271

350

921

 

 

Non figura nei dati del Catasto elettronico Gregorio di Niccolo

 

Le sepolture di questa famiglia sono ( vedi Rosselli ) in Santa Croce e in San Piero Scheraggio

 

 

 

10

1426

0

0

0

nese

mariano

stefano

6

1435

30

5

0

nese

mariano

stefano

6

1435

30

5

0

nese

mariano

6

1435

30

5

0

nese

mariano

stefano

nese

6

1435

30

5

0

nese

mariano

stefano

6

1436

30

5

0

nese

mariano

stefano

6

1437

30

5

0

nese

mariano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RACCOLTA SEBREGONDI

 

 

 

Cittadinario fiorentino quart. Santa Croce vol. III carte 37

carro

+ Gregorio di Francesco di Bastiano 31 gennaio 1553

Francesco di Gregorio di Francesco 27 ottobre 1582

+ Domenico ] .......................

prete G. Batista ] di Francesco di Gregorio .......................

Bartolomeo ] .......................

+ Matteo di Bastiano di Gabriello 21 settembre 1552

+ Ascanio di Matteo di Bastiano 7 febbraio 1580

+ Acchille ] 5 agosto 1587

monaco Bastiano ] 20 febbraio 1589

prete + Durante ] 21 settembre 1594

G. Batista ] 28 agosto 1589

+ Marcantonio ] 10 novembre 1591

Antonio ] d' Acchille di Matteo ...........................

Francesco ] ...........................

Bastiano di Marcantonio di Matteo 20 gennaio 1622

Bartolomeo di Francesco di Gregorio ...........................

 

Cittadinario fiorentino quart. Santa Croce vol. IV 52 t°

 

Francesco di Gregorio di Francesco 27 ottobre 1582

Bartolomeo di Francesco di Gregorio .........................

G. Batista di Matteo di Bastiano 28 agosto 1589

Antonio ] d' Acchille di Matteo ........................

Francesco ] .......................

Bastiano di Marcantonio di Matteo 20 gennaio 1622

 

 

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PIEVE DI CASCIA

 

 

 

 

 

 

 

 

ricostruzione della disposizione degli altari fatti dagli alunni della scuola media di Cascia

 

 

La Pieve di Cascia e’ una chiesa che e’ stata legata ai Carnesecchi

Gli alunni delle scuole medie ( 3 D ) di Cascia hanno svolto una ricerca interessante ed importante

 

Hanno esaminato il diario del Pievano Camillo Tabarini

Archivio Parrocchiale di Cascia, Tabarrini, Inventario 1717, vol. A, cc. 7r.-20v.

 

 

www.valdarnoscuola.net/museccetera/doc/altaripieve.doc

http://www.valdarnoscuola.net/museccetera/pdf/classi/altari3D.pdf

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Le classi coinvolte

La prima esperienza condotta da museccetera si è concentrata sulle seconde classi di Scuola Media, dell'Istituto Comprensivo di Reggello (FI).

Nell'ambito della ricerca, le classi hanno visitato le strutture museali, i monumneti, le aree archeologiche, e altri luoghi connessi alle tematiche di MUSECCETERA.

I LAVORI DELLE CLASSI:

 

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da questa ricerca emergono dati interessanti sui Duranti di Nese ed anche sui Carnesecchi

Commettono i ragazzi un errore nell’assegnare ai Duranti di Nese uno stemma che non e’ il loro ( figurano lo stemma dei Duranti di Arezzo – mentre lo stemma dei Duranti va individuato in quello sulla parete della canonica ) : ma poco male

Gli altri dati sono interessantissimi

 

 

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 dal diario del Tabarini :

 

Contiene questa pieve Altari undeci da imo a sommo .

 

ALTARE MAGGIORE

Altare maggiore, dicesi nell’antico avesse per Tavola quella di presente trovasi nell’altare del Nome di Dio, in oggi ha per Tavola la Tribuna dipinta con San Pietro

( in altra parte del ms. -Tribuna dipinta rappresentante l’Apostolo S. Piero accolto in Paradiso).

Ciborio di legno dipinto e dorato fatto fare dal Reverendo Signor Piovano Remigio Baldi l’anno 1640, e circondato intorno da Balaustri di pietra fatti fare dal reverendo Signor Piovano Prospero Duranti l’anno 1632 per recinto serve per presbiterio in tempo di offizi divini.

Ha nel primo grado di sopra candelieri grandi di ottone n.6, nel grado secondo n.4, nel terzo piccoli n.5; Due viti legno avanti, Lampana grande d’ottore, Viticci ottone nel muro intorno.

Al medesimo Altare maggiore lasciato un legato d’esporsi il Santissimo Sagramento colla devozione della buona morte dell’Illustrissima Signora Marchesa Maria Leonora de’ Medici padrona della Villa di Mandri posta nel Popolo di San Giovenale Piviere di S.Piero a Cascia l’anno 1714 ab Incarnatione e così ogni quarta Domenica di ciascun mese dell’anno eccetto quelle domeniche che fussero impedite da opposizioni o Feste occorrenti in detta Pieve di S.Piero a Cascia, o Oratori e Compagnie situate nella Parrocchia di detta Pieve di Cascia , in tal caso si rimetta alla quinta Domenica avendola il mese; cadendo nelle tre pasque dell’anno si rimetta nella seconda Festa corrente delle medesime. Non facendosi da reverendo signor Piovano pro tempore della Pieve di San Piero a Cascia , sostituisce e devolve tal legato al Reverendo Signor Curato di San Giovenale pro tempore con obligo di fare quanto sopra, e questo in perpetuo. …

Ottenuta la necessaria licenza da Monsignore Vescovo di Fiesole Orazio Panciatichi d’esporre il Santissimo Sagramento a publica venerazione in Pieve di S.Piero a Cascia si dette principio alla satisfazione del detto legato con gran concorso de circonvicini Popoli; in questa forma cioè s’espose il Venerabile avanti il Vespro dal Piovano in Piviale s’incensa, dopo si dice Vespro dietro il coro e terminato di nuovo il Piovano con i Sacerdoti e Chierici genuflessi avanti l’Altare Maggiore, si dicono devotamente i Gradi della passione, dopo la Corona delle Cinque Piaghe all’uso de Padri Gesuiti ,e finite tali Preci, s’intona l’Inno Pange Lingua e detto colla sua Orazione si fa dire un Pater Ave Maria per la Benefattora Fondatrice e si dà in ultimo la Benedizione s’accendono candele sei di libbra l’una ab primo grado per di sopra l’altare, quattro di mezza libbra nel secondo grado sei d’oncie tre nel terzo grado, del medesimo peso due nella planizie dell’Altare, quattro viticci intorno il Santissimo Sagramento nella Risedenza, ed altre due sopra le viti in n.24.

Si vigili non mancare ne pure per una sol volta di fare tal Devozione, acciò non subentri il Parocho di San Giovenale.

 

 

ALTARE DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA

A cornu evangeli del’Altare Maggiore è posto l’Altare della Santissima Maria Annunziata in culto e devozione della medesima fu eretto l’anno 1521 come vedesi nella Visita di Monsignore Gherardini dell’anno 1616. La Tavola colorita a olio rappresenta la Beata Vergine Maria dall’Angelo Gabrielle salutata ed annunciata Madre del Verbo incarnato, copia senza pari somigliantissima della Santissima Annunziata di Firenze, del di cui Divino originale ne fece più copie il celebre Pittore Allori detto il Bronzino dal quale al vivo espressivo questa Tavola il pittore Domenico Soldini l’anno 1612 per prezzo di scudi fiorentini 30 sborsatili dal Reverendo Signore Piovano Bartolomeo Duranti a nome della Compagnia della Santissima Annunziata essendo prima dipinta a fresco in muro come vedesi dietro. Stante la vera somiglianza espressiva di quella Venerabilissima Annunziata di Firenze , sta coperta con Mantelline con sommo pregio e venerazione del Popolo di Cascia e tutto il Valdarno. Nella Festa della Santissima Annunziata 25 Marzo si scuopre la mattina alla prima Messa e sta scoperta tutta la mattina fino a mezzogiorno per satisfazione de Popoli devoti che vi concorrono a venerarla. Al Vespro di nuovo si scopre, siccome nelle Feste principali dell’anno, e tutte le prime Domeniche di ciascun mese.

L’anno 1661 furono fatti l’adornamenti di pietra serena dalla Compagnia della Santissima Annunziata con spesa di scudi f 63 come vedesi nel Libro Giornale della medesima a c.104.

Ha sopra il Gradino di legno indorato candelieri ottone mezzani sei n.6 piccoli due, Lampana avanti ottone una. Mantelline una usata broccatello a fiorato, altra seta damasco rosso, Paliotto seta a fiorato.

Al medesimo Altare l’anno 1678 fu eretta Compagnia della Madonna dei Sette Dolori per opera del Reverendo Signor Piovano Remigio Baldi fiorentino con Indulto del reverendo Generale dell’Ordine de Servi Fra Ipolito Bazzani come costa per suo breve spedito l’anno detto al dì 2 marzo approvato da Monsignore Ruberto Strozzi Vescovo di Fiesole qual Breve stà pensile in cartapecora alla muraglia

Atteso tanto vi sono al detto Altare tutta l’Indulgenza e Participazione espresse in detto Breve e particolarmente il giorno della festa della SS:Annunziata 25 Marzo per chi de fratelli e sorelle si confessa e comunicha devotamente Indulgenza Plenaria siccome ogni prima Domenica di ciaschedun mese essendo detto Altare la Tornata con sua Processione che si fa dopo Vespro in questa Pieve di Cascia con gran concorso.

Il dì 25 Marzo si celebra la Tornata Generale e Festa della SS.Annunziata da Fratelli e Sorelle della detta Compagnia de’ Sette Dolori, per quelli confessati e comunicati in tal giorno è Indulgenza Plenaria. Si celebra detta Festa con numero 9 Parochi circonvicini, che di buon ora vengono in Pieve di Cascia ed assistono a Confessionarii fino a mezzogiorno essendo gran concorso di Popoli.

Si dice Compieta e dopo si fa Processione generale intervenendo i medesimi Parochi e Sacerdoti invitati che assistono ancora la mattina alla Messa solenne cantata. Dopo si celebra Offizio Generale coll’intervento de medesimi Parocchi e Sacerdoti applicando la Messa per anime de morti Benefattori, Fratelli e Sorelle di detta Compagnia ogni anno si da per elemosina per la Festa ed Offizio a ciaschedun 3 lire tre al Piovano però la Doppia.

Per reggere le spese i Fratelli e Sorelle pagano ogni anno al Camarlingo soldi tre. 3

Per indulto del Padre Generale dell’Ordine Carmelitano Fr. Tomaso Sanchez spedito in Roma nel Convento Santa Maria in Trastevere adi 16 Marzo 1715 e cofermato da Monsignor Vescovo Orazio Panciatichi di Fiesole fu eretta all’Altare della SS. Annunziata posto in Pieve di S.Piero a Cascacia la Compagnia dell’Abito della Madonna del Carmine colle solite Indulgenze e Privilegi come nel Breve pensile alla muraglia accanto l’altare d’apparive.

Pertanto si celebrò la prima Festa della Madonna del Carmine la terza Domenica di Luglio con gran concorso di Popoli con i soliti Parocchi e Sacerdoti che intervennero a Confessare, ed assistere al Coro della Messa cantata Vespro e Processione. Adi 18 Luglio 1715.

Perché la terza Domenica di ciascun mese viene impedita dalla Tornata della Compagnia di S.Antonio da padova fu fermato farsi la Processione del Carmine le Domeniche quarte del mese.

La pietà dell’Illustrissima Sestilia Del Rosso Carnesecchi Promotrice di tal Fondazione e Devozione per sostenersi per i futuri tempi, lasciò e destinò un Luogo del Monte sussidio non vacabile della Città di Firenze e ne fece la voltura necessaria a favore del piovano pro tempore della Pieve di S.Piero a Cascia come apparisce al Libro del Monte segnato 388 Adi 9 Agosto 1714.

Ad effetto che con tal provento il Piovano di Cascia faccia celebrare la Festa della Madonna del Carmine ogni anno la 3° Domenica di Luglio con n. sette Sacerdoti con darsi a ciaschuno un testone con applicarsi il sacrificio, il restante delli scudi quattro di frutto si spenda in cera e servizio di detta Festa e Tornata Generale il Piovano di Cascia pro tempore.

 

 

 

ALTARE E CAPPELLA DI S. ANTONIO DI PADOVA

Fu eretta l’anno 1654 da Giovan Battista Barsi e Sebastiano Giusti abitanti nel Popolo di S.Piero a Cascia in luogo detto Olena, l’Altare è fabricato con colonne, cornice di pietra serena; la Tavola rappresenta S.Antonio di Padova ,che prende per baciare il piede del Bambin Giesù atto pittoresco di stima e pregio opera di Jacopo Vignali Fiorentino.

La cupola è opera del Pittore Andrea del Bello di San Giovanni di Valdarno, discepolo del celebre Giovanni Vannozzi da S.Giovanni, di cui si vede, che non apprese l’eccellenza dell’Arte della Pittura.

Sotto l’altare di pietra leggesi per epitaffio

D. O. M

Santo Antonius de Padua patratori miraculorum, Sebastianus de Justis et eius filius vir Joannes Baptista barsius affinitatis vinculo et amoris nescii unanimes Aram hanc a fundamentis struxerunt sectis ex lapidibus, eique dotem ampliam dixere. Exemplum emulati huius Pagi Incole sodalitim venerazioni eiusdem sancti addictum collegerunt dumm Illustrissimus Reverendissimus Rubertus Strozza Fesulanum regeret Ecclesiam et Remigius Baldus huic Plebi Cascie preesset:

Omnia in publicis tabulis retulit Zanobius Caramellus Curie esulane scriba anno Domini 1654.

Per Bolla del Sommo Pontefice Alessandro VII fu eretta la Compagnia di Sant’Antonio di Padova che concede a Fratelli e sorelle di detta Compagnia Indulgenza Plenaria il giorno della Festa di S. Antonio 13 giugno e sua Traslazione 14… , ed altre come in detta Bolla leggesi, appesa al pilastro sotto l’organo l’anno 1655.

Il dì 13 giugno ogni anno si celebra a detto Altare la Festa di S. Antonio di Padova coll’intervento de circonvicini Parochi che assistono al Coro e concessionario concorrendo numerosissimo Popolo, il giorno dopo Vespro v’è la Predica in lode del medesimo santo che fa un Cappuccino chiamato dal Piovano e la Compagnia dopo manda al Convento di San Romolo di Figline elemosina per lire sei – 6.

Ogni terza domenica di ciaschun mese dopo Vespro si fa la Tornata e Processione alla quale cantasi l’inno Statu Confessor e tornati in Chiesa dicesi il responsorio Siqueris Miracela ed sua Orazione.

La mattina della medesima terza Domenica del mese siccome ogni Martedì di ciascuna settimana si dice Messa al medesimo Altare ed avanti incominciare la Messa il Sacerdote col Popolo rcita nove Pater Ave Maria e Gloria Patris e poi il Responsorio Siqueris miracela e sua Orazione per ottenere ne correnti bisogni l’intercessione d’un tanto Ammirato Miracoloso S. Antonio di Padova . I Fratelli e Sorelle pagano ogni anno soldi tre.

Per testamento rogato da Notaio Francesco Giuntini l’anno 1660 GiovanBattista di Domenico Barsi scarpellino insituì al medesimo Altare di S.Antonio di Padova una Cappella sotto l’invocazione del santo obblighi al Rettore o Cappellano pro tempore di celebrare la Festa della Traslazione di S.Antonio di Padova il dì 14……… ogni anno allo Altare con Messe sette ed una cantata in i n.8 con spesa di scudi F 2 –due.

Item in ciascuna settimana due messe cioè Martedì in onore di S. Antonio di Padova, Mercoledì de Requies al detto altare, di più una Messa ogni terza Domenica di ciascun Mese con l’applicazione.

Item il Rettore o Cappellano pro tempore è tenuto dare al piovano di Cascia ogni anno una libra di cera bianca in falcole di oncie tre l’una n. 4- di ricognizione.

Item è tenuto andare a coro in Pieve di Cascia le Feste Pasquali Principali , Ognissanti, Feste della Madonna, di San Piero, S. Antonio di Padova e sua Traslazione.

Item è tenuto risedere nel Populo e Parocchia della Pieve di S.Piero a Cascia, mantenere paramenti necessari, e cera per la celebrazione dele Messe, siccome tovaglie d’Altare. Item è tenuto arrivato agl’anni 25 esporsi all’Esame per ottenere facoltà di Confessare in Pieve di Cascia le Feste suddette e tutti i martedì dell’anno per mantenere la Devozione di S. Antonio.

In caso d’inosservanza il Piovano di Cascia pro tempore possa sostituire altro sacerdote ed approvato dal Vescovo Fiesolano a Confessare a spese del Rettore o Cappellano della medesima Compagnia di S. antonio di Padova.

Il Jiuspatronato della Cappella detta il medesimo Testatore Barsi lascia in primo luogo alla Famiglia d’Alberto Barsi di San Donato in Fronzano cioè il più vecchio, ch’elegga per Rettore uno della medesima Famiglia Barsi ,non essendo deve eleggere nella Famiglia di Michele Renzi del Borgo, non essendo, nella Famiglia di Vincenzio e Domenico Giusti da S. Siro. In mancanza della Famiglia d’Alberto Barsi sostituisce il Juspatronato nella Famiglia di Michele Renzi dal Borgo e mancando questa sostituisce la Famiglia di Vincenzio e Domenico Giusti da S. Siro, ch’ il più vecchio sempre elegga nella forma che sopra.

In mancanza di dette Famiglie l’ultimo il più vecchio di esse puole sostituire altre Famiglie e nominare alle quali toccherà l’elezione canonica de Rettori e Cappellani .

Givan Battista di Domenico Barsi Fondatore lasciò per fondo della Cappella di S. Antonio di Padova un Podere posto nel Popolo della Pieve di San Piero a Cascia luogo detto Olena con casa da lavoratore dentro i suoi noti confini. Siccome una casa da Padrone con alcune masserizie censi ed altro come nell’Inventario apparisce fatti del Reverendo Signore Giacinto di Michele Renzi del Borgo l’anno 1680 stato primo Rettore, item del Reverendo Signore Stefano d’Orazio Zaccheri da Barlungo secondo Rettore della medesima Cappella di S.Antonio di Padova . Quali Inventari sono in altro libro di mia mano esistente in Pieve di San Piero a Cascia in uno scaffale della libreria ed Archivio di detta Pieve nella seconda camera a terreno … a quali …Accanto all’Altare della Cappella di s. Antonio da Padova a cornu Evangelii ha un Armadio mobile dove stanne le pianete, camici, tovaglie e quanto ha di sacre suppellettili.Terzo Rettore o Cappellano fu Santi di Niccolò Scarpellino Barsi a questo successo quarto Rettore Domenico di Pier Maria Barsi fabbro all’Azzolini che di presente vive nel 1717.

La sepoltura accanto al detto Altare di S. Antonio è della Famiglia di Domenico cioè di GiovanBattista, di Domenico Barsi Fondatore.

 

 

ALTARE E CAPPELLA DI S. ANTONIO ABATE

Questa Cappella è antica di Juspatronato della Famiglia Taglini, da Marco Taglini nell’anno 1485 per Rogito di Notaio Benedetto di Niccolò da Romena 23 settembre fu fatta Donazione di detta Cappella a Simone di Giovanni Folchi nobile Fiorentino e fu confermata l’anno 1509 adì 5 Maggio per Rogito di Notaio Alessandro da Firenze. Della quale Famiglia Folchi furono Vescovi di Fiesole e Piovani insieme della Pieve di S.Piero a Cascia Ruberto e Guglielmo Folchi in oggi famiglia spenta, il sepolcro di questa è nella Chiesa de SS.Apostoli in Firenze.

Ne tempi presenti alcune volte (h)anno conferita questa cappella di S. Antonio Abate i Vescovi di Fiesole come a Reverendo Signore Attilio Cioli fu conferita da Monsignor Filippo Neri Altoviti Vescovo di Fiesole, di cui era Cappellano detto Attilio Cioli; precedente Cappellano e Rettore del reverendo Signore Francesco Pananti moderno Cappellano al quale è stata conferita detta Cappella dalla .. di Roma nell’anno 1714 del che non posso darne la ragione. Vedesi sempre nell’Archi nella volta della medesima Cappella l’Arme de Taglini, che fanno un leone rampante di color d’oro in campo azzurro attraversato da sbarra rossa.

Essendo stata trovata la Tavola antica dipintovi un S. Antonio Abate del tutto scolorita ed indecente la feci rifare nuova dal Signore Filippo Cennini Pittore celebre allora Potestà di Reggello con spesa di scudi sei l’anno 1708 e rappresenta S. Antonio Abate col fuoco in mano ed un Angiolo appresso.

Dagli atti della Visita di Monsignor Vescovo di Fiesole l’ano 1549 si dice esser Padroni di detta Cappella e Benefizio Folchi e Taglini onde argomentasi la sopradetta donazione fusse per metà .

Ha per fondo un Poderino della detta famiglia nel Popolo di san Giovenale di staia quattro in circa olivato, vitato, frutta circa scudi 12.

 

 

 

ALTARE E CAPPELLA DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA

Dalla Visita di Monsignor Becchi fatta l’anno 1472 dicesi negli Atti essere stata fabbricata da Felice Sandro e Francesco senz’esprimersi il Casato e questi credinsi della Famiglia Salvucci de quali è antico Juspatronato del Beneficio erettovi che hanno per Arme quattro stelle due rosse in campo bianco, due altre in campo rosso tra un angolo acuto. La Tavola rappresenta la Beata Vergine Maria con Bambino Giesù in collo a mano destra S. Giovanni Evangelista, a sinistra San Rocco, maniera creduta del celebre pittore Empoli; trovasi questa essere stata ordinata da Monsignore Vescovo Gherardini, come vedesi negli Atti della sua Visita l’anno 1616.

Ha d’obbligo far celebrare ogni anno la Festa titolare di San Giovanni Evangelista – con cera libbre quattro- , di più far celebrare Offizio de Morti con Messe sette e cera libbre tre.

Messe due in ciascuna settimana, altre due ogni mese in Domenica. Per Testamento rogato da Notaio Piero Ravaglieri da Anghiari 1425.

Entrata

Un pezzo di terra di staia tre in circa posta nel Popolo di San Lorenzo a Cascia ulivata, vitata, a primo via, secondo beni di Mona Pippa Foraboschi, terzo beni di Biagio di Tofano frutta l’anno staia 6 grano, vino barili 4, olio barili 1.

Item un pezzo di terra di staia tre in circa posto nel popolo di San Piero a Cascia luogo detto Olena a primo via, secondo beni di Bartolomeo Scottini, terzo beni di San Piero a Cascia con viti fruto lire sette d’affitto.

Item un pezzo di vigna d’opere due nel Popolo di San Piero a Cascia luogo detto a Bolognuzza infra i beni della detta e Michele Salvucci, danne detto Michele un barile e mezzo di fitto l’anno.

Item un pezzo di terra con vite di mezzo staiora posto nel Popolo di San Martino a Potifogno a primo Chiesa di San Martino a Pontifogno, secondo Famiglia Salvucci, terzo detta Chiesa, frutta grano staia uno, olio mezzo barile.

Tanto assegnò Notaio Piero Ravaglieri da Montemignaio Rettore adì 23 agosto 1425.

Il presente Rettore è il Signore Cristofano Mangini che solo satisfà alla Festa con Messe 4.

 

 

 

ALTARE DI SAN FRANCESCO D’ASSISI

Nella Visita dell’ano 1441 fatta da Monsignore Benozzo Federighi dicesi eretto dal Popolo di San Gallo, in altra del 1472 dicesi Spedale di San Gallo, comunque sia in oggi appartiene alla Famiglia Gonnelli della Pieve di Cascia de quali trovasi esserci lasciati diversi legati in più varj tempi. La Tavola rappresenta Gesù Cristo crocifisso a mano destra San Marco Evangelista a sinistra San Francesco d’ Assisi, pittura d’ordinario pittore.

Salvestro di Leonardo Gonnelli per Testamento rogato da Notaio Benedetto da Monteraggioli l’anno 1442 lasciò a detto altare ch’i suoi Eredi ogni anno facessero celebrare la Festa di San Francesco d’Assisi il dì 4 ottobre con spesa di lire ventuna , di messe sei e dopo un Offizio dei Morti . Gli Eredi presenti sono di Salvestro di Cammillo, Bartolomeo, Antonio, Domenico, di Girolamo Gonnelli da Stoppi Populo di San Niccolò a Forli per una rata, e per altra Cappella Giovan Battista di Francesco Gonnelli loro zio, quale cedette una casa e terreno posto a Barfoli nel Popolo della Pieve a Cascia all’Illustrissimo Signore Cavaliere Vincenzio Simbardi per contratto rogato da Notaio Carlo Venuti da Reggello l’anno 1695 con obligo di pagare lire 20 -6-annualmente al Pian di Cascia per satisfazione di detta Festa ed Offizio conforme di presente eseguisce pagandole ogni anno per il suo Fattore della Fattoria della Casa nel Popolo della Pieve di Cascia.

Nel Testamento rogato da Notaio Salvadore Pontasievi Fiorentino l’anno 1491 Piero di Lazzaro Gonnelli lasciò all’Altare di San Francesco in Pieve di Cascia un mezzo barile d’olio aggravando i suoi Eredi, quali di presente sono Clemente, Carlo, Piero di Francesco Gonnelli da Fano nel Popolo della Pieve a Cascia, e non pagandolo cadano in pena di doppio cioè un barile, mancando ogni anno e non pagando anni tre ricade la metà d’un pezzo di terra coltivata, vitata luogo detto il Colto a Pasquini nel Popolo della Pieve di Cascia verso Forli con obligo al Piovano di Cascia di fare Ofiziare come meglio vedesi in detto Testamento ,al quale.

Per Testamento rogato dal medesimo Notaro Pontasievi i medesimi Eredi che sono i detti Clemente, Carlo, Piero Gonnelli sono obligati ogn’anno far celebrare all’Altare di san Francesco in Pieve di Cascia un’Offizio di Messe sei e mancando per anni tre ricede la metà del terreno lasciato o, come vedesi nel detto Testamento, al quale.

Item per Testamento rogato da Notaio Giuliano Fabbri da Castelfranco i medesimi gonnelli sono tenuti a fare altr’ Offizio di messe otto a detto Altare con cera libbre 4.

Il Molto Reverendo Signore Tommaso di Piero Gonnelli da Fano Popolo della Pieve di Cascia zio paterno de detti Clemente, Carlo, e Piero per suo Testamento rogato da Notaio Carlo Venuti da Reggello 1690 lasciò scudi ottanta alla Congrega della Visitazione della Vergine di Cascia acciò satisfacesse coll’annuo frutto al legato degli Offizi ….sopradette, conforme ogni anno satisfà celebrando la Congrega in una mattina due Messe cantate e messe piane 24 ogn’anno a detto Altare.

Per contratto rogato da Notaio Carlo Venuti da Reggello l’anno 1694 il detto Reverendo Signore Tommaso sborsò vivente scudi 80 alla Congrega per tal obligo, al quale esistente nel Libro de Contratti della medesima Congrega.

 

 

ALTARE E CAPPELLA DI SAN NICCOLÒ VESCOVO

Conforme è il Juspatronato così suppongosi essere stato eretto dalla Famiglia Duranti di Reggello della quale di presente si trova un sol ramo di tal albero, cioè Bernardo di Orazio di Giovanni di Carlo Duranti sarto in Firenze.

La Tavola rappresentante San Niccolò di Mira è pittura di Andrea del Bello da San Giovanni, ordinata da Monsignore Gherardini Vescovo Fiesolano come vedesi negli atti della visita dell’anno 1616.

Ha d’obbligo il Rettore di far celebrare ogni anno la Festa di San Niccolò titolare con sacerdoti quattro ed un Offizio de Morti co medesimi sacerdoti, cera … tra la Festa ed Offizio… 4.

E più una messa in ciascuna settimana ed altra in Domenica per ciascun mese.

Gode un pezzo di terreno coltivato, vitato posto alla Mulina di Reggello di staia uno a primo via, secondo Leonardo Cambini, terzo Andrea d’Orlando Duranti, quarto Fiume Resco.

Un pezzo di castagni posto nell’Alpi di Reggello d’uno staio in circa detto Le Castelline.

A primo via, secondo erede di Gentile, terzo …….

Un pezzo di terra lavorativa ulivata, vitata di staia due in circa posto nel Popolo di Sant’Agata luogo detto il Poggiolino co suoi noti confini a primo via, secondo Orlando Orlandi, terzo Giuliano Salvini, quarto Agnolo d’Antonio da Valle.

Questo terreno tiene Niccolò Barsi da Tramonte ne paga ogni anno lire 6.

Un pezzo di terreno di staio uno e mezzo tra bosco …. e terra lavorativa nel popolo di san Tommaso a Ostina luogo detto Nespoli, a primo Beni della Cappella della Santa Concezione, secondo Borrone di Baccio, terzo eredi di Giovanni Biondi.

Tiene a livello Rinaldo di Marco Margiaschi ne paga annualmente lire 6.

Il moderno presente Rettore e Cappellano di san Niccolò è il Mlto Reverendo Signore Domenico Bastianelli da Monte Carelli che solo satisfà alla Festa titolare ed Offizio de morti con messe numero quattro.

 

 

 

CAPPELLA ED ALTARE SI SAN MICHELE ARCANGELO

Mariano di Nese Duranti nel suo Testamento rogato da Notaio Piero di Antonio da Vinci l’anno 1462 lasciò la Cappella di San Michele Arcangelo in Pieve di Cascia siccome la Cappella di San Niccolò Vescovo in detta Pieve a suoi Congiunti ed Affini, onde argomentasi il Juspatronato essere della famiglia de Duranti di Reggello discendenti dallo stipite di detto Mariano di Nese che di presente solo resta rampollo Bernardo Duranti sarto in Firenze.

Nella Tabella Pensile de Legati in sagrestia della Pieve dicesi la medesima cappella di San Michele Juspatronato dei Duranti e ne corre pubblica voce, vi è ancora forte argomento l’antica sepolture avanti l’altare di detta Cappella che dicesi sepoltura dei Duranti.

In oggi conferisce la detta Cappella la Mensa Episcopale di Fiesole, ne saprei dar di ciò retta ragione, Monsignore Tomaso de Conti della Gherardesca Vescovo di Fiesole nella morte del molto reverendo Signore Niccolò Sali Priore di San Salvadore a Leccio, la conferì a reverendo Signore Giovanni Banchi fiorentino Chierico di santa Maria in Campo in Firenze.

Negli atti della visita di Monsignore Vescovo Federighi l’anno 1441, dicesi costrutta da Fratel Angelo dell’Ordine Gerosolimitano, che credesi Duranti, essendo questa famiglia anticha consorteria della Nobilissama Famiglia Carnesecchi che discende dalla Pieve di Cascia di cui vi è la sepoltura nella loggia avanti a porta principale della chiesa della Pieve di San Piero a Cascia a mano destra colla sua Arme nel muro di marmo carrese coll’inscrizione Sepulchrum Filiorum Mattei, Grezini Durantis et Descendentium.

Di Matteo viene la Famiglia Carnesecchi, di Grazino Famiglia Grazini, di Durante Famiglia Duranti. Consorterie e Famiglia nobilissime divenute fiorentine e potenti in tempo di Repubblica.

La Tavola è copia ben intesa del celeberrimo Pittore Andrea del Sarto rappresenta la Madonna col Bambino Giesù in collo a destra San Michele Arcangelo col Dragone infernale sotto a piedi, a sinistra San Sebastiano.

Ha d’obligo far celebrare la Festa del Titolo San Michele Arcangelo gl’otto Maggio, di più Messe una in ciaschuna settimana e una in mese in Domenica.

Secondo vedesi in un Libro Giornale di Casa Duranti appresso Bernardo Duranti la detta cappella possedeva: un pezzo di terra con un balzaccio di staia due luogo posto al Borgo a Cascia a primo via, secondo Erede di Vannuccio, terzo fossato. Permutato un altro pezzo di terra come vedesi per contratto stipulato per Notaio Paolo Castrucci 1620.

Un pezzo di terra posto in luogo detto Fognano di staia uno in circa a primo via, secondo e terzo Jacopo di Giovan Domenico, quarto viottola.

Altro pezzo di staia uno a primo via, secondo Pieve, terzo Eredi di Francesco Carnesecchi.

Questi due pezzi gode Orlando Forbiciaio come per contratto stipulato da Notaio Francesco di Albizo 1443.

Di presente sono ritornati questi due pezzi di terreno ulivato, vitato alla medesima Cappella di San Michele Arcangelo per la morte di Elisabetta Duranti da Reggello ultima di detta famiglia d’ Orlando Forbiciaio che ne paga annualmente lire 12.

Più pezzi di terre posti in Reggello Populo di San Piero a Cascia a primo via, secondo San martino a Pontifogno, terzo……, quarto Giacomo di Ventura di staia due e mezzo.

Più pezzi di terra alla Docciolina Popolo di San Piero a Cascia vitati, olivati.

Più pezzi di terra posti a Reggello Popolo della Pieve di San Piero a Cascia che tiene a livello Bastiano Duranti, come costa per contratto rogato per Notaio Cosimo Corsi 28 giugno 1622 ed altro contratto per Notaio Paolo Castrucci 20 ottobre 1620.

Nel contratto rogato per Notaio Cosimo Corsi sono espressi, cioè:

Unum petium terre laborative, olivate, fructate quartorum trium in circa in Populo plebis Cascie luogo detto la Docciolina o Fonte, cui primo via, secondo fossatum, terzo Ioannes Gregorij de Bigazzis, quarto Hjeronimi de Cambini, quinto dicti Conduttoris Duranti; ad quem.

Una casa a Reggello nel Popolo della Pieve di San Piero a Cascia, allivellata ad Antonio di Pier Del Rio, in oggi a Carlo di Ipolito Venuti ne paga lire 19.

Nel contratto di Notaio Paolo Castrucci sono espressi, cioè:

Unum petium terre aratie, vitate, ulivate starii unius, positum in Populo S. Petri de Cascia iuxta Palatium Potestatis Reggelli, cui primo via, secondo Bena San Martini a Pontifogno, terzo Flume Resci, quarto Mattei de Durantis.

Item unum petium terre arative stariorum unius situm in dicto Populo vocatum all’Orto, cui primo via, secondo Valerii Francisci de Bigazzis, terzo Hieronimi Luce de Bigazzis, quarto … Restelli.

Item unum petium terre sode trium encirca quamvis tramezzatum a via, situm in Populo San Michaelis de Casellis vocatum al Poggiolino sopra Reggello cui primo via, secondo Bernardi de Bernardis, terzo Borroncino, quarto via, quinto … Hieronimi de Bigazzis sic una positum et confinatum.

Item unum petium terre olivate, vitate, castaneate stariorum quinque in Populo S. Niccolai de Forlis luogo detto La Mozziconaia, cui primo Flumen Reschi, secondo Fossatellum, terzo eredi Simonis Genovini, quarto Dominaci Mei.

(Aggiunta a lato ) Terre poste nel Popolo di San Niccolò a Forli tengono a livello eredi di Francesco Mangini ne pagano grano staia undici. Reverendo Giovan Battista Banchi Rettore la ridusse a scudi quattro, anzi poi a lire 17 nel 1717.

 

 

ALTARE DEL NOME DI DIO

La Tavola è dipinta in legno a gesso di maniera del Ghirlandaio. Sono dipintevi cinque figure San Pietro e San Romolo a mano destra, San Paolo e San Sebastiano a sinistra la Beatissima Vergine maria col Bambino Giesù in mezzo. A piede un Ritratto di Monsignore Roberto Folchi Vescovo di Fiesole e Piovano insieme della Pieve di San Piero a Cascia dal quale fu fatta dipingere a proprie spese, come vedesi notato con questa parole registrate sotto la detta tavola R.P.Rubertus Folchius Fesulanus Episcopus impensa propria.

In questo altare è eretta una Confraternita d’uomini e donne con sotto l’invocazione del Santissimo Nome di Dio cioè Giesù. Fu fondata l’anno 1476 dal Reverendo Padre Diego di Vittoria dell’Ordine di San Domenico, con i suoi Capitoli generali stampati stanno appesi in tavoletta nella colonna dirimpetto addetto Altare, che furono approvati da Monsignore Diaccetto Vescovo di Fiesole.

Ma promossa in Pieve di San Piero a Cascia dal zelo del Reverendo Padre Fratel Luca dell’Ordine dei Servi allora predicatore di detta Pieve l’anno 1474 essendo Piovano della Pieve di San Piero a Cascia F. Antonio Martelli Cavaliere di Malta.

Il dì primo gennaio ogn’anno si celebra la Festa con gran concorso di Popoli ed Indulgenza Plenaria in tal giorno i Fratelli e Sorelle pagano soldi tre in mano del Camarlingo.

Tutte le seconde Domeniche del mese, si fa la tornata dopo Vespro con Processione cantando le Litanie del santissimo Nome di Giesù al suo Altare.

 

 

 

ALTARE E CAPPELLA DI SAN GIUSEPPE

Ippolito Mangini della Pieve di San Piero a Cascia fece fabricare da fondamenti questa Cappella ed Altare con spesa di scudi 300 l’anno 1661, di cui è l’Arme scolpita ne due piedistalli, cioè in campo rosso una testa di Turcho moro ch’ha legati i capelli con nastro biancho, effigiato nella metà dello scudo, nell’altra metà sono tre rose in campo giallo.

La Tavola che rappresenta il Transito di San Giuseppe è pittura (di Giovanni Martinelli ordinario – è cancellato con un rigo) del celebre Pittore, che ebbe scudi 80 di prezzo; anzi del Pittore celebre del Principe Mattias Medici Clemente Genovese come nell’Atti del Vescovado si vede 1661.

Per testamento rogato da Notaio Carlo Novelli fiorentino l’anno 1664, detto Ipolito lasciò un’ Offiziatura perpetua di Messe due la settimana ed una in ciascun mese in Domenica la quarta al detto Altare. Di più la Festa di San Giuseppe con messe otto, ed il giorno seguente un Offizio de Morti con la medesime Messe otto; morì detto Ipolito adì 22 maggio 1668, lasciò usufruttuaria la sua moglie Signora Isabella Biondi Mangini da Pulicciano e Cappellano il Signore Reverendo Stefano Giustizi dalla Pieve a Santo Stefano allora Cappellano in atto della Pieve di San Piero a Cascia che satisfece a pieno a detta Offiziatura.

Al medesimo Altare per testamento rogato da Notaio Olivieri Landini fiorentino nell’anno 1660 Alessandra di Simone Mangini lascia un legato di un Offizio perpetuo per l’Anima sua e come erede Ipolito Mangini detto restò sopra la sua eredità in primo luogo l’adempimento di tal annuo Offizio con messa n.4 conforme di presentesi pratica.

Essendo morta l’anno 1686 la Signora Isabella Biondi Mangini vedova di Ipolito Mangini usufruttuaria e per malgoverno e maneggio venduto il Podere assegnato per fondo dell’Offiziatura, restò solamente all’Altare e Cappella di San Giuseppe istituita erede da Ipolito Mangini una casa posta nel Popolo della Pieve di Cascia luogo detto il Poggolino di stanze numero 12 di più un pezzo di terreno coltivato, olivato, vitato intorno la medesima casa di staia uno e mezzo con una Palina di staia due in circa.

Il Juspatronato di detta Offiziatura Ipolito Mangini lasciò alle Famiglie Pompei della Pieve di Cascia e Biondi da Pulicciano quali dopo la morte del Reverendo Signore Stefano Giustini elessero Cappellano dell’Altare di San Giuseppe Reverendo Stefano Nebbiai della Pieve di Cascia. Il Cappellano deve essere della Pieve di Cascia in perpetua come è mente di Ipolito Mangini registrata nel suo ultimo testamento.

L’Altare di San Giuseppe erede di Ipolito Mangini ha un cassone dietro l’Altare maggiore in Coro della Pieve di Cascia, entravi pianete, camici per uso delle Messe, cioè Pianeta di Lama d’argento assai ricca una, altra di broccatello seta affiorata rossa e bianca nuova, altra bianca seta usata, altra nera filaticcio, con le loro borse e pezzuole da calice in tutto Pianete numero 4.

Camici n.2, Messale piccolo ordinario usato, Corporali n.2, Purificatoi, Pezzuole bianche quanto sono. Guanciali drappo bianco n.2, altri panno stampato n.2, altri neri filaticcio n.2, vasi legno indorati n.4 coi suoi fiori, Tovaglie da Altare n.4. Un Calice con patina rame dorato. In su l’Altare Candeliere grandi con croce piedistallo d’ottone n.4, piccoli d’ottone n.4. Lampana di ottone avanti, due viticci ottone attorno. Al detto cassone sono due chiave, una tiene il Piovano di Cascia, l’altra il Cappellano pro tempore.

Di presente secondo le forze della restata poco entrata si satisfà all’Offizio perpetuo di Alessandra di Simone Mangini con Messe cinque dal Cappellano per obligo dell’eredità d’Ipolito Mangini, di più alla Festa di San Giuseppe con Messe numero 42 così ordinato da Monsignore Vicario Generale di Fiesole, Monsignore Arrighi finché non s’ottenga la Reduzione dell’oblighi dalla Sacra Congregazione di Roma, annualmente così adempisce il presente Cappellano Reverendo Signore Stefano Nebbiai vivente nell’anno corrente 1717. La casa è abitata dal detto Reverendo Stefano nebbiai che non puole mantenerla e rovinerà, se non ci si provvede, che sarebbe venderla, essendo del tutto superflua per abitazione di una sola persona e del frutto de denari che si cavasse dalla medesima casa e terreno facilmente si potrebbe satisfare a pieno a tutto il legato della Festa ed Offizio di San Giuseppe, e Messe due la settimana ed una in Domenica 4 di ciascheduno mese.

Altrimenti andrà male del tutto la casa e terreno in danno dell’Anime de Benefattori.

La Signora Isabella Biondi Mangini morta 4 Agosto 1686 per testamento rogato da Notaio Carlo Venuti da Reggello lasciò scudi cento dati al suo fratello Alfiere Giovan Andrea Biondi da Pulicciano per contratto rogato da Notaio Pier Francesco Chiavistelli Cancelliere del Vescovado di Fiesole 27 Maggio 1687 acciò del frutto scudi quattro si celebrasse dal medesimo Cappellano di San Giuseppe la Festa della Presentazione della Beata Vergine Maria ogn’anno all’Altare di San Giuseppe con messe sei. Di più una messa il mese in perpetuo per l’Anima sua. In oggi si celebra la Festa della Purificazione di Maria Santissima Vergine così praticò l’antecessore Piovano Filippini.

 

 

 

ALTARE E CAPPELLA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Nella Visita di Monsignore Antonio degl’Aglij Vescovo di Fiesole l’anno 1472 dicesi fabbricato quest’Altare da Francesco e Simone da Fognano. E nella Visita del 1441 ne suoi Atti leggesi essere i Fondatori Venuto e Christofano Di Luca da Fognano. Nella Visita di Monsignore Vescovo Federighi 1436 dicesi che venuto Di Luca di avesse un Benefizio a la dote consistere in un Podere posto nel Popolo di San Piero a Cascia luogo detto Piano.

La Tavola è pittura del Cavaliere Curradi, cioè di Giovanni Battista a destra, Santa Brigida la vedova ch’a sinistra mettono in mezzo un Crocifisso assai ben inteso in venerazione che sta coperto con mantellina. Sotto la Tavola sono alcune Pitture in piccolo assai ben intese e di stima.

Fu fatta dipingere, d’ordine di Monsignore Vescovo di Fiesole l’anno 1616 in visita essendovi prima in muro alcune Pitture guaste, dal Reverendo Signore Benedetto D’Albizo fiorentino Rettore di detta Cappella, di cui è il sepolcro di marmo carrese avanti il detto Altare ed Arme, che fa quattro scacchi due azzurri e due bianchi.

Di presente detta Cappella è di libera Collazione non saprei darne la ragione, nell’antico si vede ch’il Rettore risiedeva nella casa da Padrone posta nel Populo della Pieve di Cascia in Luogo detto Olena, e prestava servizio alla detta Pieve, in oggi risiedono lontani ed a nulla servono. Per non ritrovarsi memorie né scritture in Pieve di Cascia lascio a successori a farne perquisizione. L’Altare è mal tenuto e mal provvisto ha soli candelieri e croci di legno ordinarissimi n.4, Tovaglie d’Altare n.3, Lampana ottone avanti.

Ha d’obligo perpetuo far celebrare la Festa Titolare di San Giovanni Battista al suo altare messe due in ogni settimana, altre due in Domenica ogni mese dell’anno.

Il presente Rettore è il Reverendo Signore Giovanni Battista Mercurini da Montopoli che satisfà a quanto sopra puntualmente.

L’illustrissimo Marchese Pucci, ch’ha il Palazzo in Firenze da Santa Maria Nuova avanti pigliasse moglie era in abito d’Abbate ed era Rettore della detta Cappella di San Giovanni Battista avendo poi deposto l’Abito ecclesiastico e preso moglie rinunziò questo benefizio a Reverendo Signore Bartolomeo Cardini dal Cozzale suo Maestro di Casa, e questo già vecchio l’ha rinunziato con pensione al Reverendo Signore Mercurini moderno Rettore, similmente Maestro di Casa dell’illustrissimi Signori Pucci da Santa Maria Nuova e per tal abbaglio si crede ma erroneamente tal Benefizio sia Juspatronato de Marchesi Pucci ma in verità in oggi di libera collazione.

Possiede un Podere con casa da Padrone e Contadino nel Popolo della Pieve di Cascia luogo detto Olena, olivato, vitato, di staia due in circa confina a primo via, secondo Reverendissime Monache del Portico, terzo Signore Cammillo del Chiaro oggi Signor Baciato Lapi, quarto Pieve di Cascia.

Item altro Podere maggiore posto in detto Popolo luogo detto Torre di staia ventuno in circa olivato, vitato e con Casa sola da Contadino a primo Marchese Capponi, secondo Piero Bigazzi, terzo Reverendissime Monache del Portico, quarto senatore Francesco Carnesecchi, quinto Pier Antonio Bigazzi.

Item un campo olivato, vitato di staia due vicino alla Pieve di Cascia luogo detto Cino confina primo via, secondo Pieve di Cascia, terzo Ludovico Francesco di Lodovico Gonnelli ed Anton Michele di Natale Gonnelli. Lo tengono a livello con canone lire dieci.

Item un pezzo di castagni posto nel Popolo di san Martino a Pontifogno luogo detto Macereto confina primo in oggi Marchese Capponi, secondo Bardini, terzo chiesa di San Martino a Pontifogno.

Nel medesimo Altare di San Giovanni Battista per esservi dipinta Santa Brigida ogni anno il Popolo della Pieve di San Piero a Cascia per devozione vi celebra la Festa di Santa Brigida votiva per implorare la sua intercessione contro le tempeste e gragniole che spesso cadendo tolgono le raccolte del grano, vino ed olio essendo in clima ad esse molto sottoposto. S’imborsano tutti i Poderi della Pieve di Cascia e due estratti ogn’anno il giorno di detta Festa dopo la Messa cantata vanno alla raccolta del grano accatare e del medesimo raccolto in elemosina, si celebra tal Festa ogni anno nel mese di Maggio chiamando secondo risponde l’elemosina tanti Sacerdoti Parochi circonvicini che celebrano ed applicano per il Popolo dandosi a ciaschuno d’elemosina giuli due, al Piovano doppia elemosina così costume antico.

 

 

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Apprendiamo esser stati due altari sotto il patronato dei Duranti di Nese

San Niccolo Vescovo

San Michele Arcangelo

 

 

Aprendiamo esservi stati due Pievani dei Duranti di Nese

 

Bartolomeo Duranti fiorente nel 1612

E

Prospero Duranti fiorente nel 1632

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

probabilmente questo stemma ( stemma dei Duranti di Nese ) ci parla di un altro Pievano Duranti

 

 

 

 

 

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Non e' possibile coi documenti di cui dispongo al momento asserire per me con certezza che vi sia una parentela tra i Duranti / Carnesecchi e i Duranti di San Piero a Scheraggio

La tradizione li considera pero' consorterie

 

Possiamo vedere in questi documenti relativi a Mariano di Stefano , come Carnesecchi e Duranti siano spesso confinanti

Quindi oltre al nome di un Durante e la possibile origine nello stesso popolo : San Pietro a Cascia ci sono questi confini che possano far pensare a piu' antiche condivisioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dobbiamo rilevare un errore del Pievano che nel suo diario propone come noi ormai sappiamo uno schema genealogico sbagliato

<<….Duranti, essendo questa famiglia anticha consorteria della Nobilissama Famiglia Carnesecchi che discende dalla Pieve di Cascia di cui vi è la sepoltura nella loggia avanti a porta principale della chiesa della Pieve di San Piero a Cascia a mano destra colla sua Arme nel muro di marmo carrese coll’inscrizione Sepulchrum Filiorum Mattei, Grezini Durantis et Descendentium.

Di Matteo viene la Famiglia Carnesecchi, di Grazino Famiglia Grazini, di Durante Famiglia Duranti. Consorterie e Famiglia nobilissime divenute fiorentine e potenti in tempo di Repubblica. >>

 

( le considerazioni genealogiche sono totalmente sbagliate ma importantissime sono le considerazioni sulla sepoltura di Matteo e Grazino .)

Quindi Matteo e Grazino erano o sono sepolti nella chiesa di San Piero a Cascia mentre Piero e' sepolto in Santa Maria Novella a Firenze )

 

La lapide di Cascia ora scomparsa ( probabilmente tolta durante il restauro ) ha fatto a tempo ad essere disegnata da un oggi sconosciuto artista

Presenta le 4 bande dei Duranti fiorentini

 

 

Nel sito del Kunsthistorisches Institut compare questo stemma :

 

 

lo stemma qui rappresentato ( di cui non sono dati i colori )

http://wappen.khi.fi.it/wappen/wap.07931978

e' uno stemma dei Carnesecchi fiorentini quando ancora erano identificati come Duranti

(si distingue da quello successivo dei Carnesecchi per avere 4 bande anziche 3 )

Forse e' lo stesso stemma di cui si parla in un testo settecentesco

Poiche' mi dicono che nella Pieve di Cascia non esiste piu' , avrei avuto bisogno di sapere dove e quando lo avete reperito

potete darmi questa informazione ?

 

Gentile Pierluigi Carnesecchi,

Purtroppo non siamo in grado di reperire la fonte dello stemma. Il Kunsthistorisches Institut ha acquistato la collezione nel 1901 da una libreria Cecchi che purtroppo non esiste più (se si trovava a Firenze) o comunque è ignoto in quale città si trovava.

Il disegnatore a volte ha fatto riferimento direttamente sul foglio alla fonte usata, però in questo caso non ci ha lasciato nessuna indicazione. Le elenco comunque tutte le fonte nominate nella speranza di esserle utile.

Cordiali saluti,

Lisa Hanstein

 

 

Molto interessante l'esistenza della sepoltura dei discendenti di Matteo e Grazino Durantis

 

di cui vi è la sepoltura nella loggia avanti a porta principale della chiesa della Pieve di San Piero a Cascia a mano destra colla sua Arme nel muro di marmo carrese coll’inscrizione Sepulchrum Filiorum Mattei, Grezini Durantis et Descendentium.

 

 

 

 

Quindi mentre Piero di Durante e' sepolto in Santa Maria Novella a Firenze alcuni discendenti di Matteo e Grazino sarebbero sepolti nella chiesa di San Pietro

 

 

La lastra in " marmo carrese " non esiste piu '

 

 

 

 

 

 

Michele di Braccino di Pero Durantis

 

Nel libro :

The cult of Remenbrance and the Black Death :Six Renaissance Cities in….

Di Samuel Kline Cohn

Pag 234

In 1382 the florentine Michele f.q. Braccini Durantis sought to advertise thus his arms simultaneously with the celebration of mass in various churches through the dioceses of Florence and Fiesole .To the Church of his burial and to three other specified churches , he gave chasubles worth 10 florins apiece to be made of silk with an astola and manipolo in which his arms were to be inscribed

Le quattro chiese sono : Santa Maria Novella , Santa Maria Maggiore , San Siro di Cascia, San Pietro di Cascia

L'atto e' questo : ASF diplomatico S. M. Nuova 1382 , xi .26

 

Con questo atto Michele lascia tutte le sue sostanze all'Ospedale di santa Maria Nuova nel caso morisse senza figli .

 

 

 

 

In questo atto Michele e' detto del popolo di San Lorenzo ( non di Santa Maria Maggiore )

 

 

 

Anno 1375 D.na Ginevra Niccholai Mattei Durantis uxor Teri qd Berti Teri

Jacoba donna di Niccolo' Durantis

 

 

Ricevo da dr Piccardi

Notarile antecosimiano 18662 

Pag. 18r

23/7/1375

Actum in pp. S. Tome dOstina. D.na Ginevra filia emancipata Niccholai Mattei Durantis pp. S. M. Maioris de Flor. et uxor olim Teri q. Berti Teri pp. S. Fridiani de Flor. agisce in favore del figlio infante (potrebbe essere nato dopo la morte del padre) e ne affida l' amministrazione dei beni ad alcuni soggetti, fra i quali Zenobium Berti Gratini pop. S. M. Maioris. La moglie di Niccolo' di Matteo Duranti si chiama Jacoba. 

 

 

 

 

Anno 1391 D.na Sandra di Cioli Cisti moglie di Ser Filippo Mattei

Luca di Ser Filippo di Matteo Durantis

 

Notarile Antecosimiano 18665

E' sempre il notaio Santi di Giovanni da Castelfranco

 

28/11/1391 Atto nel popolo di S. Maria Maggiore

D.na Sandra di Cioli Cisti e moglie di S. Filippo Mattei nomina procuratore il figlio Luca.

Luca, per conto della madre, vende a Jacopo Bianchi di Castelfranco un terreno in loc. IN ZOLLI.

 

Quindi ser Filippo Durantis e' morto prima del 1391

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pieve è caratterizzata da due complessi architettonici: San Pietro e la torre campanaria costruiti in epoche distinte come risulta dalle due diverse tipologie murarie degli edifici.
Entrambi hanno subito interventi di restauro; la pieve nel 1968 e la torre campanaria tra il 1985 ed il 1988. Ai due edifici sono affiancati i corpi di fabbrica della sacrestia e della canonica.

La pieve. L’edificio è caratterizzato dal corpo della chiesa (31 m. x 15,70) e dal porticato antistante (5,80 m. x 15,70). La pieve è a tre navate; la navata centrale è di larghezza doppia rispetto a quelle laterali e termina in un’abside semicircolare. Le navate sono scandite, ad intervalli regolari, da cinque colonne e da un pilastro presso la zona presbiteriale; lo spazio risulta quindi diviso in otto campate

 

 

 

La fonte di queste fotografie della chiesa di San Piero a Cascia e' il sito : http://www.storiaecultura.it/cornucopia/plebati/plcascia.htm#I%20documenti

A cui si rimanda per altre notizie ( purtroppo il sito , assai interessante ed affidabile e' incompleto )

 

 

San Siro di Cascia

 

Il complesso architettonico di San Siro è costituito dalla piccola chiesa rurale e dalla torre campanaria di epoche diverse; la torre campanaria, come si evidenzia dalle forme, fu costruita come struttura fortificata a scopo difensivo, in precedenza alla chiesa, probabilmente fra VII e VIII secolo. La chiesa invece risale al XII secolo come lascia pensare l’arco tamponato d’ingresso sul lato ovest scolpito a bassorilievo.

La torre, a base quadrata (lato 3,80 m), imposta su una cornice aggettante dalla risega di fondazione spessa 20 cm; il paramento murario è caratterizzato da pietre di arenaria di grosse dimensioni perfettamente squadrate e fornite di anatyrosis ed è caratterizzata, sul lato est, da una balestriera; si trova sul lato destro della facciata della chiesa e non nella zona absidale come si osserva più di frequente, è probabile abbia assunto la funzione di campanile quando è stata edificata la chiesa; il coronamneto e la cella campanaria a vela sono settecenteschi. La chiesa, realizzata in filaretto di pietra arenaria, è ad unica navata ed ha subito consistenti rimaneggiamenti nel corso del XVIII secolo come indicano le tipologie delle aperture in facciata. Lo stesso orientamento della chiesa è stato invertito in questo periodo; a differenza delle altre chiese rurali della zona San Siro è attualmente orientata ovest-est. Tale trasformazione, causata forse dal modificarsi della locale e minore viabilità, è testimoniata sia dal tamponamento, oggi leggibile in facciata, dell’antica abside crollata sul lato est che dal tamponamento del primitivo accesso sul lato ovest. Qui si conserva l’arco della lunetta del portale scolpito a fregio trifido, parzialmente dipinto, secondo una tipologia presente sul territorio a partire dal secolo XI. L’arco perfettamente coerente con il resto della muratura costituisce un post quem e ci permette di datare la struttura tra l’XI ed il XII secolo.

 

 

Il popolo, con la denominazione di San Silio de Sancto Novo, è nominato nel Libro di Montaperti nel 1260 e successivamente nelle Decime degli anni 1274-75 e 1301-3. Nella Decima del 1301, conservata all’Archivio Vescovile di Fiesole è detto S. Syri de curte Cascie forse ad indicare la sua collocazione all’interno del distretto amministrativo del castello di Sant’Andrea a Cascia - il Castelvecchio ricordato nella documentazione medievale - con S. Stephani de curte Cascie l’attuale Sant’Andrea al Borgo.

La fonte e' il sito : http://www.storiaecultura.it/cornucopia/plebati/plcascia.htm#I%20documenti

A cui si rimanda per altre notizie ( purtroppo il sito , assai interessante ed affidabile e' incompleto )

 

 

 

 

 

 

E' chiaro che ci sono legami profondi tra i nipoti di Durante Ricoveri e il territorio di Cascia

 Ma con questi dati non e' possibile stabilire se questi rapporti siano preesistenti a Durante nel senso che Durante Ricoveri e' originario di Cascia oppure se Durante arrichitosi con la sua compagnia abbia comperato dei terreni e da questi acquisti sia nato il rapporto

Se si potesse stabilire con certezza un legame tra i Duranti di Nese e i Duranti Carnesecchi le probabilita' dell'origine nella Pieve di Cascia aumenterebbero enormemente

 

 

 

 

 

 

 

Niccholai olim Matthei Durantis citt. Fiorentino

Giovanni di Niccolo' di Matteo di Durante

Matteo di Niccolo' di Matteo di Durante

 

 

 

Ricevo dal dr Paolo Piccardi

 

Notarile Antecosimiano 18665

E' sempre il notaio Santi di Giovanni da Castelfranco

31/10/1392 Atto in Cascia.

Riferimento alla donazione di Niccholai olim Matthei Durantis citt. fiorentino al figlio Giovanni, rogata da Ser Niccolò di Ser Piero Mazzetti.

Elenco comprende una casa a Cascia loc. al crocicchio di San Giovanni

una casa a Ostina

un casolare a Ostina

podere a Ostina loc. IN FERRAIA

casa a Ostina loc. PIANUGLIA

casa a Ostina loc. A FONTE MAGNOLA DI PIANUGLIA

27 terreni coltivabili e/o boscati

 

 

 

16/11/1392 Atto in Ostina

Nanni Muccini di Viesca, per conto dei fratelli Giovanni e Matteo di Niccolò Mattei Duranti di S. Maria Maggiore di Firenze, loca "ad laborandum" case e terreni suddetti a vari lavoratori.

 

Fonte dr Paolo Piccardi

 

 

 

 

Andrea Durantis

C'e' un altro Durantis nella zona di Cascia di cui non conosco alcun legame

E' ovvio che i Durantis che investigo non avessero la privativa del nome Durante

 

Notarile antecosimiano 14491
S. Mora di Bartolo Mannozzi di Castelfranco

3/5/1400

vendita di un terreno a Cascia loc. Sterpaiuolo confinante con Andrea Durantis 

 

 

troviamo probabilmente il figlio nei dati del catasto 1427 :

 

 Tutto questo avevano ben compreso Bernardo e Vieri di Bartolo di Messer Bindo de' Bardi che possedevano un sedicesimo dell'Alpe di Cascia ubicato lungo il crinale e delimitato dal torrente Resco, unito a quattro grossi poderi situati nel fertilissimo piano di Cascia: uno in Piano, lungo la via che portava alla pieve lavorato da un tale Luca con i suoi figli, un tempo residenti nel castello di Cascia dove possedevano la casa; uno al Borgo; uno a Santa Tea ed uno alla Torre in Piano con più pezzi di terra, stimato oltre settecento fiorini, del quale si conserva la bellissima casa da signore (fig. 9), lavorato da Pagolo d'Andrea di Durante del popolo di Caselli.

 

 

 

In base ai dati esposti e' possibile  anzi probabile l'origine in Cascia dei Carnesecchi

Non e' possibile dir nulla della parentela che lega Matteo e Grazino a Pero di Durante di Ricovero , parentela che esiste sicuramente ma che non si manifesta in alcun documento

I dati di questa ricerca hanno per fonte principale il lavoro di spoglio del notarile fiorentino fatto dal dr Paolo Piccardi alla ricerca dei documenti sulla sua famiglia questo vuol dire che sono stati presi in considerazione principalmente i notai che hanno rogato nella zona di Pian di Sco'.

E evidente che questo puo aver determinato la mancanza di documenti sulla discendenza di Pero e di Grazino forse piu' proiettati in un ottica cittadina 

 

Difficile e' dire se Durantis debba ritenersi un cognome gia' prima di Durante di Ricovero

Difficile e' stabilire il legame che potrebbe intercorrere tra i Duranti / Carnesecchi ed i Duranti di santa Croce

 

 

 

 

 

 

Anno 1411 Johannes Nicolai Mactei de Carnesechis de Flor.

 

 

 

 

Ricevo dal dr Piccardi

Notarile antecosimiano 14492
S. Mora di Bartolo Mannozzi di Castelfranco
Pag. 84v e segg.
19/11/1411
Il notaio registra alcuni contratti matrimoniali rogati a Ostina, tutti con
la presenza, in qualità di testimone,
di Johannes Nicolai Mactei de Carnesechis de Flor.

Notarile Antecosimiano 14492

S. Mora di Bartolo Mannozzi

Pag. 100r 17/1/1412 Atto rogato a S. Tomé di Ostina
Si ricorda che nel Dicembre 1411 i sindaci del popolo di S. Tomé Ostina
Giovanni di Niccolò de' Carnesecchi di Firenze, Michele Bartoli, Maso
Benedetti e Antonio Ciullini di S. Tomé a Ostina hanno affittato a Simone di
Biagio un mulino sul fiume Resco.

 

 

 

Anno 1418 Matteo di Niccolò de' Carnesecchi.

 

 

Notarile Antecosimiano 14493
S. Mora di Bartolo Mannozzi

Pag.78v 20/10/1418 Andrea di Luca di Ostina vende a Cecco di Lorenzo di
Ostina un terreno confinante con Matteo di Niccolò de' Carnesecchi.

 

 

 

 

 

D.a Tommasa di Giovanni di Niccolo' Mattei de' Carnesecchis di Firenze e vedova di Tommaso di Bartolomeo del Grasso di Firenze.

Giovanni di Niccolo' Mattei de' Carnesecchis di Firenze

 

altare di S. Tome' di Ostina

 

 Pag. 202r 19/9/1424 Testamento di D.a Tommasa di Giovanni di Niccolo' Mattei de' Carnesecchis di Firenze e vedova di Tommaso di Bartolomeo del Grasso di Firenze.
Vuole essere sepolta nella chiesa di S. Tome' di Ostina.
Vuole che la sua dote sia così utilizzata:
Che venga donata una pianeta con camice, stola e manipolo del valore di fiorini 16 e che si spendano fiorini 4 per abbellire e riadattare l' altare di S. Tome' di Ostina fatto fare dal padre Giovanni. Che fiorini 25 vengano dati al Rettore della chiesa di S. Tome' di Ostina perche' celebri messe e compri ceri.
Fiorini 50 alla chiesa di S. Pier Gattonino in Firenze per messe.
Soldi 20 a S. Reparata di Firenze e soldi 10 per le mura di Firenze (quote obbligatorie)
Lascia fiorini 50 a suo figlio Antonio affinche' studi qualsiasi scienza gli piaccia.
Il resto della dote verra' diviso fra i figli Antonio, Lorenzo, Giuliano e Niccolo'.

Pag. 226r 25/1/1426 Atto in Montecarelli. Giovanni fu Niccolo' Mattei de' Carnesecchis citt. fiorentino da una parte e Michele Nelli di Menzano dall'altra nomina tre arbitri per dirimere una loro controversia non specificata. 

 

 

 

 

Situata a 208 m s.l.m., la chiesa di San Tommaso, costruita nel Castelnuovo di Ostina, è menzionata nel libro di Montaperti come dedicata a San Thomè e poi a Santa Lucia e San Tommaso di Ostina. E’ nominata nei Decimari del 1274 e del 1302-3.
A questa data la chiesa aveva già accorpato le castellane di San Biagio del castelvecchio di Ostina e di San Clemente a Luco (1277).
Nel 1314 risulta in parte ristrutturata come si legge nell’architrave del portale d’ingresso; nello stesso periodo, dopo la distruzione definitiva del castelvecchio (1305) e l’abbandono del castello di Luco, la popolazione dei due insediamenti si spostò nel nascente nuovo borgo, il castelnuovo delle fonti scritte.
La chiesa di San Tommaso ed il borgo devono aver preso vita, come testimoniano le tessiture murarie dell’edificio religioso, tra XII e XIII secolo.

 

 

 La fonte di queste fotografie della chiesa di San Piero a Cascia e' il sito : http://www.storiaecultura.it/cornucopia/plebati/plcascia.htm#I%20documenti

A cui si rimanda per altre notizie ( purtroppo il sito , assai interessante ed affidabile e' incompleto )

 

SEMPRE A SAN TOMMASO DI OSTINA

 

 

 

 

 

 

Un veloce elenco

 

 

ATTI DEI MATTEI

Ricevo dal dr Paolo Piccardi

 

Notarile antecosimiano 18670
S. Santi di Giovanni di Castelfranco

 

Pag. 115v 28/10/1420 Atto in Ostina. Giovanni di Niccolo' Mattei de' Carnesecchis di Firenze vende a Poggese Poggesi di Ostina un terreno a ostina loc. La Doccia.

Pag. 145v 30/8/1422 Atto in Ostina. Antonio di Paolo, Rettore della chiesa di Ostina vende a Luca di Luca di Ser Filippo de' Carnesecchi di S. Maria Maggiore di Firenze un terreno a Ostina loc. In Tamburescora confinante con altro terreno di proprieta' di Luca per Fiorini 17 oro. Il sindacato dei capifamiglia di Ostina approva.

Pag. 146r 30/8/1422 Atto in Ostina. Antonio di Paolo, Rettore di S. Tome' di Ostina, vende a Giovanni di Niccolo' di Matteo de' Carnesecchi di S. Maria Maggiore di Firenze due terreni a Ostina, loc. detta Nel Piano, confinanti con altri terreni di Giovanni e con il fiume Pilano per Fiorini 6 oro. Il Sindacato dei capifamiglia approva.

Pag. 146r 30/8/1422 Atto in Ostina. Luca di Luca di Ser Filippo de' Carnesecchi di S. maria Maggiore di Firenze vende a Magio Fei di Ostina un terreno in Ostina loc. Campolungo e uno in Tamburesco per Fiorini 32 oro.

Pag. 147r 19/10/1422 Atto in Ostina. Johannes olim Niccholai Mattei di S. maria Maggiore in Firenze vende a Andrea di Luca di Ostina un terreno in San Giovenale per Fiorini 2 oro.

Pag. 155r 15/11/1422 Atto in San Miniato. Poggese di Luca di Ostina compra, per conto di Luca di Luca di Ser Filippo Mattei di Firenze un terreno a Ostina loc. A Lignaio.

Pag. 155v 10/12/1422 Simone Lachi di San Miniato nomina suo procuratore Johannes Niccholai Mattei di Firenze per difenderlo in una causa. (I Lachi sono confinanti con i Piccardi a Campiglia)

Pag. 169v 29/4/1423 Atto in San Miniato. Poggese di Biagio di Ostina vende a Luca di Luca di Ser Filippo Mattei di S. Maria Maggiore a Firenze, rappresentato da Antonio olim Segne di Ostina, un terreno loc. In Pianiglia Fiorini 11 oro.

 

Pag. 190v 22/1/1424 Atto in Ostina. Luca di Giovanni di Niccolo' de Carnesecchi teste a un contratto di dote fra D.na Maffia di Francesco e Piero Bartolini.

Pag. 191v 20/2/1424 Atto in San Miniato. Teste Luca di Giovanni de Carnesecchi. Constatazione dei danni a un mulino e gualchiera sul Resco Simontano.

Pag. 202r 19/9/1424 Testamento di D.a Tommasa di Giovanni di Niccolo' Mattei de' Carnesecchis di Firenze e vedova di Tommaso di Bartolomeo del Grasso di Firenze.
Vuole essere sepolta nella chiesa di S. Tome' di Ostina.
Vuole che la sua dote sia così utilizzata:
Che venga donata una pianeta con camice, stola e manipolo del valore di fiorini 16 e che si spendano fiorini 4 per abbellire e riadattare l' altare di S. Tome' di Ostina fatto fare dal padre Giovanni. Che fiorini 25 vengano dati al Rettore della chiesa di S. Tome' di Ostina perche' celebri messe e compri ceri.
Fiorini 50 alla chiesa di S. Pier Gattonino in Firenze per messe.
Soldi 20 a S. Reparata di Firenze e soldi 10 per le mura di Firenze (quote obbligatorie)
Lascia fiorini 50 a suo figlio Antonio affinche' studi qualsiasi scienza gli piaccia.
Il resto della dote verra' diviso fra i figli Antonio, Lorenzo, Giuliano e Niccolo'.

Pag. 226r 25/1/1426 Atto in Montecarelli. Giovanni fu Niccolo' Mattei de' Carnesecchis citt. fiorentino da una parte e Michele Nelli di Menzano dall'altra nomina tre arbitri per dirimere una loro controversia non specificata. 

 

 

 

 

 

Antonio Filippi di S. maria Maggiore.

Simone Pauli Berti di Santa Maria Maggiore

Luca di Luca di Ser Filippo de' Carnesecchi di S. maria Maggiore di Firenze

Giovanni di Niccolo' de' Carnesecchi di Firenze. Johannes olim Niccholai Mattei di S. maria Maggiore in Firenze

D.a Tommasa di Giovanni di Niccolo' Mattei de' Carnesecchis di Firenze e vedova di Tommaso di Bartolomeo del Grasso di Firenze.

 

 

 notizie contenute nell' ultimo volume di Ser Santi di Giovanni concernenti i Carnesecchi.

Le ripeto tutte:

Notarile antecosimiano 18670
S. Santi di Giovanni di Castelfranco

Pag. 59r 5/10/1417 Testamento di D.a Simona Bonomi di Cascia.
Fra i testi Antonio Filippi e Simone Pauli Berti di Santa Maria Maggiore

Pag. 59v 5/10/1417 Nanni di Francesco di Cascia vende a Simone di Paolo Berti di S. Maria Maggiore di Firenze
un terreno a Cascia loc. A Olena. Teste Antonio Filippi di S. maria Maggiore.

Pag. 115v 28/10/1420 Atto in Ostina. Giovanni di Niccolo' Mattei de Carnesecchis di Firenze vende a
Poggese Poggesi di ostina un terreno a Ostina loc. la Doccia.

Pag. 129v 18/10/1421 Atto in San Miniato. Baldino Giusti, rettore di Montecarelli, nomina 3 procuratori,
fra i quali Giovanni di Niccolo' de' Carnesecchi di Firenze.

Pag. 145v 30/8/1422 Atto in Ostina. Antonio di Paolo, Rettore della chiesa di Ostina vende a
Luca di Luca di Ser Filippo de' Carnesecchi di S. maria Maggiore di Firenze un terreno a Ostina
loc. In Tamburescora confinante con altro terreno di proprieta' di Luca per Fiorini 17 oro.
Il sindacato dei capifamiglia di Ostina approva.

Pag. 146r 30/8/1422 Atto in Ostina. Antonio di Paolo, Rettore di S. Tome' di Ostina,
vende a Giovanni di Niccolo' di Matteo de' Carnesecchi di S. maria Maggiore di Firenze
due terreni a Ostina, loc. detta Nel Piano, confinanti con altri terreni di Giovanni e con il
fiume Pilano per Fiorini 6 oro. Il Sindacato dei capifamiglia approva.

Pag. 146r 30/8/1422 Atto in Ostina. Luca di Luca di Ser Filippo de' Carnesecchi di S. maria Maggiore
di Firenze vende a Magio Fei di Ostina un terreno in Ostina loc. Campolungo e uno in Tamburesco
per Fiorini 32 oro.

Pag. 147r 19/10/1422 Atto in Ostina. Johannes olim Niccholai Mattei di S. maria Maggiore in Firenze
vende a Andrea di Luca di Ostina un terreno in San Giovenale per Fiorini 2 oro.

Pag. 155r 15/11/1422 Atto in San Miniato. Poggese di Luca di Ostina compra, per conto di Luca di
Luca di Ser Filippo Mattei di Firenze un terreno a Ostina loc. A Lignaio.

Pag. 169v 29/4/1423 Atto in San Miniato. Poggese di Biagio di Ostina vende a Luca di Luca di
Ser Filippo Mattei di S. Maria Maggiore a Firenze, rappresentato da Antonio olim Segne di Ostina,
un terreno loc. In Pianiglia Fiorini 11 oro.

Pag. 190v 22/1/1424 Atto in Ostina. Luca di Giovanni di Niccolo' de Carnesecchi teste teste a un
contratto di dote fra D.na Maffia di Francesco e Piero Bartolini.

Pag. 191v 20/2/1424 Atto in San Miniato. Teste Luca di Giovanni de Carnesecchi. Constatazione
dei danni a un mulino e gualchiera sul Resco Simontano.

Pag. 202r 19/9/1424 Testamento di D.a Tommasa di Giovanni di Niccolo' Mattei de' Carnesecchis
di Firenze e vedova di Tommaso di Bartolomeo del Grasso di Firenze.
Vuole esere sepolta nella chiesa di S. Tome' di Ostina.
Vuole che la sua dote sia così utilizzata:
Che venga donata una pianeta con camice, stola e manipolo del valore di fiorini 16 e che si s
pendano fiorini 4 per abbellire e riadattare l' altare di S. Tome' di Ostina fatto fare dal padre Giovanni.
Che fiorini 25 vengano dati al Rettore della chiesa di S. Tome' di Ostina perche' celebri messe e compri ceri.
Fiorini 50 alla chiesa di S. Pier Gattonino in Firenze per messe.
Soldi 20 a S. Reparata di Firenze e soldi 10 per le mura di Firenze (quote obbligatorie)
Lascia fiorini 50 a suo figlio Antonio affinche' studi qualsiasi scienza gli piaccia.
Il resto della dote verra' diviso fra i figli Antonio, Lorenzo, Giuliano e Niccolo'.

Pag. 226r 25/1/1426 Atto in Montecarelli. Giovanni fu Niccolo' Mattei de' Carnesecchis citt. fiorentino
da una parte e Michele Nelli di Menzano dall'altra nomina tre arbitri per dirimere una loro controversia non specificata.

Pag. 263r 5/9/1428 Vendita di un terreno a Ostina loc. Campolungo confinante con Luca Carnesecchi.

Pag. 264r 16/9/1428 Atto in Ostina. Luca di Luca di Ser Filippo Carnesecchi compra un terreno
loc. Al Piano e altro in loc. La Dipintura.

Pag. 264v 8/11/1428 I capifamiglia di Ostina (primo Luca di Luca Carnesecchi) nominano due rappresentanti,
Antonio Biagi e Giovanni di Antonio, che vadano a difendere l'onorabilita' del Rettore di Ostina Antonio di Paolo
presso la Diocesi di Fiesole.

Pag. 295r 11/7/1431 Atto in OStina. Luca di Luca di Ser Filippo citt. fiorentino del pop. di S. maria Maggiore
vende a Antonio Fabbri di Ostina un terreno a Cascia e ne compra un altro a Ostina loc. Al Prato.
Nello stesso giorno Luca funge da teste per un atto della Soc. della Beata Maria Vergine di Ostina.

 

 

 

 

 

 

Importantanza dei possessi nella pieve di Cascia

 

Perche’ possono essere un dato indicativo dell’origine in queste zone dei Carnesecchi

 

 Perche' le famiglie inurbate conservavano possessi nelle terre di origine

oppure

La tendenza normale delle famiglie inurbate dal contado fiorentino una volta fatta fortuna nella citta era di acquistare terre nel luogo di origine anche i Duranti/Carnesecchi ( secondo alcuni storici ) non si sarebbero sottratti a questa regola

----seguendo questo criterio sarebbe dimostrato l’origine dei Carnesecchi in quelle zone 

 

 Per la presenza anche di oggi in queste zone di altri individui cognominati Duranti

Durante d'altronde era un nome abbastanza comune

 

Lo studio dei dati patrimoniali puo' dare delle risposte capaci di chiarire anche le linee genealogiche

 

 

 

 

 

Esistono

Decimari del 1274 e del 1302-3.

che non ho consultato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dati del Catasto 1427 :

 

Per avere maggiori indizi sull'origine in Cascia dei Duranti Carnesecchi bisogna giudicare l'incidenza del patrimonio di Cascia sull'intero patrimonio immobiliare

Occorre avere un idea complessiva del patrimonio dei Duranti/Carnesecchi per capire quale frazione percentuale occupasse quello di Cascia e se non avessero altrove proprieta' piu' consistenti .

In definitiva cosa occorre fare ?

Stabilire a mezzo dei dati catastali quali erano le proprieta' e la loro entita' nei confronti dell'intero patrimonio

Verificare a quali dei singoli individui appartenevano

Stabilire come e quando quelle proprieta' erano pervenute ai Duranti/Carnesecchi

Tracciare delle linee genealogiche dei Duranti locali per stabilire eventuali collegamenti

Verificare i possessi in Cascia di eventuali discendenti di Pero di Durante 

 

Hanno possessi a Cascia sia i Grazini ( figli di Grazino di Durante ) che i Mattei ( figli di Matteo di Durante ).

Questo fatto ha grande importanza . Esiste la possibilita' , ed ha una forte probabilita', che i possessi ai Grazini e ai Mattei derivassero dal comune antenato Durante ( le loro proprieta' sembrano talvolta intrecciarsi )

Da notare che il dr Piccardi non ha trovato atti notarili relativi ai figli di Pero di Durante

I dati di questa ricerca hanno per fonte principale il lavoro di spoglio del notarile fiorentino fatto dal dr Paolo Piccardi alla ricerca dei documenti sulla sua famiglia questo vuol dire che sono stati presi in considerazione principalmente i notai che hanno rogato nella zona di Pian di Sco'.

E evidente che questo puo aver determinato la mancanza di documenti sulla discendenza di Pero e di Grazino forse piu' proiettati in un ottica cittadina 

 

 

 

Mi era venuto un dubbio

La dottoressa Valentina Cimarri Calussi mi ha chiarito che le aree in cui si muovevano gli Adimaringi ( che si muovevano intorno a Vallombrosa ) negli anni intorno al 1100 non hanno niente a che fare con i possessi dei Carnesecchi nel 1427

 

 

 

 Ho ricevuto dal dr Paolo Piccardi la riproduzione delle portate dei Carnesecchi

 

Questi che seguono sono i collegamenti ipertestuali ai fogli delle portate

 

 

primo foglio della portata di Simone , Antonio , Giovanni Carnesecchi

secondo foglio della portata di Simone , Antonio , Giovanni Carnesecchi

terzo foglio della portata di Simone , Antonio , Giovanni Carnesecchi

quarto foglio della portata di Simone , Antonio , Giovanni Carnesecchi

quinto foglio della portata di Simone , Antonio , Giovanni Carnesecchi

sesto foglio della portata di Simone , Antonio , Giovanni Carnesecchi

settimo foglio della portata di Simone , Antonio , Giovanni Carnesecchi

ottavo foglio della portata di Simone , Antonio , Giovanni Carnesecchi

nono foglio della portata di Simone , Antonio , Giovanni Carnesecchi

primo foglio della portata di Bernardo Carnesecchi

secondo foglio della portata di Bernardo Carnesecchi

terzo foglio della portata di Bernardo Carnesecchi

quarto foglio della portata di Bernardo Carnesecchi

primo foglio della portata di Berto Carnesecchi

secondo foglio della portata di Berto Carnesecchi

terzo foglio della portata di Berto Carnesecchi

quarto foglio della portata di Berto Carnesecchi

primo foglio della portata di Manetto Carnesecchi

secondo foglio della portata di Manetto Carnesecchi

terzo foglio della portata di Manetto Carnesecchi

primo foglio della portata di Giovanni Carnesecchi

secondo foglio della portata di Giovanni Carnesecchi

terzo foglio della portata di Giovanni Carnesecchi

quarto foglio della portata di Giovanni Carnesecchi

quinto foglio della portata di Giovanni Carnesecchi

sesto foglio della portata di Giovanni Carnesecchi

primo foglio della portata di Luca Carnesecchi

secondo foglio della portata di Luca Carnesecchi

terzo foglio della portata di Luca Carnesecchi

quarto foglio della portata di Luca Carnesecchi

quinto foglio della portata di Luca Carnesecchi

sesto foglio della portata di Luca Carnesecchi

settimo foglio della portata di Luca Carnesecchi

ottavo foglio della portata di Luca Carnesecchi

nono foglio della portata di Luca Carnesecchi

primo foglio della portata di Mattea Carnesecchi

 

 

 

 

 

 

 

 

RIASSUNTO PORTATA DI LUCA DI LUCA DI SER FILIPPO CARNESECCHI

 

 

 

Ricevo dal dr Paolo Piccardi

 

Catasto 1427

Registro 79, Bob. 146 pag. 295

S. Giovanni, Gonfalone Drago

Luca di Luca di ser Filippo Carnesecchi

2 case in S. Maria Maggiore

1 casa in S. Maria Novella

24 poderi a Ostina, lega di Cascia

Deve ancora fare i conti con Giovanni Carnesecchi, ex suo tutore

Bocche:

Luca a. 28

Ghita sua donna a. 22

Piera a. 4

Andrea a. 2

Somma sustanze attive f. 9.591

 

 

  

Catasto 156 (1427 Piandiscò, Castelfranco)

Portata di Papo di Simone di Montecarelli

Possiede un terreno a Ostina confinante con Luca di Luca de' Carnesecchi e con la Chiesa di S. Stefano a Simonti.

Non specifica il nome del luogo, ma il confine con la chiesa di Simonti mi fa pensare alle vicinanze col torrente Resco, quindi con Campiglia e con i Piccardi.

Anche Montecarelli si trova al di qua del torrente e confina con Campiglia.

( cortesia dr Piccardi )

 

Luca di Luca di ser Filippo di Matteo nel 1427 e' in possesso di una casa nel castello

 

Il Castelnuovo di Cascia secondo la signora Maria Luisa Fantoni fu trasformato in un ostello - taverna da qualche antenato di Luca probabilmente nel corso del trecento

Anche le torri erano usate come abitazione . Annessa ad una delle torri era stata costruita una costruzione che secondo la signora fungeva da macelleria ( Macello vecchio dei Carnesecchi ? )

Le pareti interne di questa portavano delle "sinopie" raffiguranti degli animali ( erano figure rosse potevano essere cani o maiali ) quando 20 anni fa fu affittato a dei contadini questi imbiancarono le pareti e amen alle sinopie. All'esterno la costruzione e' caratterizzata da 5 porte .

E' possibile che fosse Matteo quell'antenato

 

RITROVAMENTO DI ALCUNE TORRI MEDIEVALI NELL'ABITATO DE "I SERGENTI": NOTIZIE STORICHE E DESCRIZIONE DEI REPERTI

L'archeologa Maria Luisa Fantoni e' la prima che ha scritto di questa antica macelleria ( conservo la sua lettera ) : "macello vecchio dei Carnesecchi" e dell'utilizzo di parte del castellare come ostello

Questa indicazione mi sembra assai attendibile considerando il mestiere che esercitavano i Duranti a Firenze alla fine del XIII secolo

 

I Sergenti ……………Ritrovamento di alcune torri medioevali nell'abitato de " i Sergenti ": notizie storiche e descrizione dei reperti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN ARTICOLO IMPORTANTE DELLA DOTTORESSA VALENTINA CIMARRI

 

 

Nell'anno del sesto centenario dalla nascita, Luciano Berti tratteggia un profilo del grande pittore del Rinascimento fiorentino

 

Il ventunesimo secolo comporta in Italia, tra i primi centenari a presentarsi, quello della nascita di Masaccio, il 21 dicembre 1401 a San Giovanni Valdarno. (Jean van Eyck era già venuto al mondo da una diecina d'anni). In quel 1401 d'altronde il Rinascimento si preannunciava a Firenze col bando di concorso per la nuova porta del Battistero, "la quale prova era dimostrazione di gran parte dell'arte statuaria": come avrebbe scritto il vincitore, Lorenzo Ghiberti, gareggiante con altri tra cui Iacopo Della Quercia, e soprattutto Filippo Brunelleschi.
E con la nascita di Masaccio ci risulta completa quella somma cinquina che poi l'Alberti, nel 1436, ormai equiparerà ad ogni "anticho et famoso in queste arti". Essendo stato il valdarnese preceduto da Brunelleschi (nato nel 1377), Ghiberti (nel 1378), Donatello (nel 1386) e Luca Della Robbia (nato tra luglio 1399 e luglio 1400). I primi tre celebrati alla loro data centenaria con rispettive cospicue mostre, di cui magari la più interessante come ricognizione scientifica quella del Ghiberti; e Luca protagonista in una mostra robbiana generale a Fiesole (1998) curata da Giancarlo Gentilini; mentre in concomitanza con il terminato restauro della Cappella Brancacci venne tenuta in Palazzo Vecchio (1990) l'esposizione L'età di Masaccio (a cura dello scrivente e di A. Paolucci) particolarmente improntata a crestomazia.
Adesso per l'attuale Centenario masaccesco il Ministero ha già varato l'istituzione di un Comitato, e nel frattempo a cura della Soprintendenza di Firenze e del Comune di Reggello, in avvio delle celebrazioni, ha avuto luogo un convegno su "Masaccio 1422. Il trittico di San Giovenale e il suo tempo" con coordinamento dello scrivente (che scoprì l'opera iniziale del maestro nel 1961) e di Caterina Caneva della direzione della Galleria degli Uffizi. Ma il predetto trittico ha avuto l'ottima ventura di veder diventare la stessa Caneva funzionaria preposta a tale zona del Valdarno, ricevendo da lei le migliori cure di tutela e valorizzazione. Dal ricollocamento nel suo territorio (1988); ad un primo convegno di studi nel 1989 (Atti pubblicati 1990, con interventi di U. Baldini, I. Becattini, J. Beck, B. Pacciani); e un secondo nel 1988 sugli "Orientalismi e iconografia cristiana" del
dipinto (Atti, 1999, firmati da G. Leoncini, M. Salem Elsheikh, F. Cardini). E il convegno si è svolto in due giornate (1-2 dicembre 2000), nell'interno suggestivo della romanica Pieve di San Pietro a Cascia, presente all'altare della navata sinistra appunto il trittico di San Giovenale, ripresentato più perspicuo dopo un approfondito esame e restauri di cui ha fruito nuovamente nel Laboratorio della Fortezza da Basso; nonché protetto da un cristallo di ultimo perfezionismo tecnico, offerto dal Lions Club Valdarno.
Mons. Timothy Verdon ha efficacemente sensibilizzato, in apertura, alla spiritualità religiosa entro cui si collocava l'opera, mentre veniva dipinta a Firenze destinata a quei fedeli di contado, in particolare per quella sua vibrata presentazione della Madonna che sostiene e offre all'adorazione il Putto nudo, ben palpitante e comunicativo: da collegarsi all'ideologia eucaristica (e il Putto difatti mangia simbolicamente dell'uva), ma vissuta adesso con una nuova sensualità, alla quale non si era negato per esempio il Beato Dominici, pur in polemica con i primi umanisti. Mentre Franco Cardini da par suo ha prospettato, in tutto un seguito nutrito e cangiante, "i quadri mentali" per "il tempo di Masaccio": momento che così agli inizi del secolo XV, del resto, anche nella visuale degli studiosi figurativi mantiene un'ambivalenza, sia da dorato autunno del Medioevo, Huizinghiano, sia invece di iniziante primavera Rinascimentale, Burckhardtiana. Basti pensare alla compresenza fiorentina del sontuosissimo Gentile da Fabriano e di Masaccio, nel 1422-25: con antitetiche proposte in deciso antagonismo, il quale d'altronde non esclude però una fecondità di dialettica e un'alta stima reciproca, attestata anzi mercé allusioni ormai identificate. E per esempio come la Predella Quaratesi di Gentile (1425) masacceggi, assumendo un suo prosastico però sempre geniale naturalismo, in omaggio alla Cappella Brancacci; e Masaccio a sua volta svolga nella Sant'Anna Metterza un brusco contrapposto proprio alle estreme delizie della Madonna Quaratesi di Gentile, riprendendone però il serico velo prezioso sulla testa della Vergine.
Con lo svolgersi delle altre relazioni si andava quindi focalizzando, in vari settori, un contesto per il trittico masaccesco, potendosi d'altronde avvertire l'interesse di approcci nuovi insoliti. Come quello di Gian Carlo Garfagnini che non ha trattato soltanto della cultura umanistica fiorentina in quel periodo, ma ha insistito pure su quella universitaria, nello Studio, molto meno nota mentre però qualificata ed intensa. O di Nicoletta Maraschio sulla lingua, con notazioni che si son mosse fin dalle letture dantesche in volgare presso la Badia, dietro petizione popolare, tenute da Boccaccio col 1373, sull'estremo della sua vita; eppoi la ormai orgogliosa coscienza circa l'idioma fiorentino nel Paradiso degli Alberti di Giovanni da Prato, pure espressivo di ideali e gusti altoborghesi. D'altronde proprio la sola Firenze è a quella data, centro singolarmente all'avanguardia nell'elaborazione e perfezionamento dell'italiano (ad esempio nel discorso di tipo politico) si da realizzarvisi, per ogni uso culturale, un bilinguismo di pari capacità con il latino. (E , mi domando, non giunge ad una sorta di bilinguismo anche Masaccio, da un lato con le scene, quali in lingua naturale parlata, della Cappella Brancacci, dall'altro
con la Trinità solennemente umanistica di Santa Maria Novella?).
A sua volta un seguito di interventi afferenti alla tematica territoriale dimostrava come si dovessero considerare metodiche ormai specifiche e perfezionatesi di indagine, grazie a cui pervenire a incisiva completezza di quadro. Ci si riferisce alla comunicazione di Anna Benvenuti sul culto e sulla agiografia dei santi raffigurati nel trittico di San Giovenale; inoltre, all'intervento di un'autorità in architettura medievale toscana quale Italo Moretti, sulla chiesetta di San Giovenale (edificio purtroppo estremamente rimaneggiato anche dopo la scoperta del trittico
); ed alla capillare ricostruzione, documentata, che Valentina Cimarri ha eseguito circa Famiglie fiorentine e loro possedimenti a Cascia. Risultando un denso intricato microquadro catastale che a noi posteri di oggi, delibatori di antiche vedute toscane affascinanti - dai Lorenzetti ai quattrocentisti - richiamava però il retrostante impegno lavorativo, tenace e duro, che conformava quell'amenità paesistica.
Ma anche per quanto verteva proprio su Masaccio e il suo trittico,
nonostante tutta la bibliografia frattanto prodottasi dal 1961, i nuovi apporti sono risultati innegabilmente considerevoli. Così, apponendo un suo titolo suggestivo e aderente già per il dipinto di San Giovenale - al cui centro tanto s'accampa, maestoso e calcolato, il seggio della Vergine - cioè La prospettiva in trono, Gabriele Morolli ha analizzato mercé una nuova dotazione grafica di grande copiosità, gli schemi prospettici, geometrici, architettonici, modulari, che Masaccio applica nel suo dipingere, partendo dalla prima formulazione appunto in quel trono del 1422. E che sono non soltanto di matrice brunelleschiana, come troppo si era stati indotti a ritenere, bensì alimentati dalla più complessa ricerca fiorentina del momento: tra cui aveva un prestigio comprimario specialmente quella del Ghiberti, che fu titolare insieme a Filippo per tutta una fase nella creazione della cupola del Duomo fiorentino.
Ma una nuova ricognizione testuale, sia circa l'originaria struttura del dipinto di San Giovenale (che oggi, privo di incorniciature, è ridotto a una giustapposizione elementare dei tre pannelli) sia proprio sulla
stesura pittorica esaminata con le più recenti tecniche di indagine (riflettografia, infrarossi) è stata quella operata nel Laboratorio della Fortezza da Basso: e di cui ha dato un primo resoconto Cecilia Frosinini (che ha operato a tale lavoro con Roberto Bellucci). Risultati: si trattava forse in origine di un complesso consimile al Trittico di San Pietro martire dell'Angelico oggi nel Museo di San Marco, dove cioè altre parti minori (poi andate perdute) si soprammettevano formando una zona terminale, unificata con centina; mentre quanto alla fattura pittorica, con preparazione a acquerellatura come consueta a Masaccio, essa si è rivelata anche nelle parti stilisticamente meno avanzate (come il laterale sinistro) di una sensibilità però davvero magistrale capillarmente, con evidenze qualitative che - ha ribadito con decisione la Frosinini (cfr. anche in La Repubblica, 3 dicembre 2000; cronaca di Firenze) e si evidenziava nelle diapositive proiettate - comportava l'impossibilità di poter sminuire l'opera a un prodotto di bottega, e magari connettendo allo Scheggia (cfr. il libro recente sul fratello di Masaccio di Luciano Bellosi, 1999).
Per di più Lucilla Bardeschi Ciulich ha dichiarato la sua piena convinzione, procedendo ad un approfondito confronto tra la calligrafia autografa di Masaccio nella denunzia al catasto del 1427, e quella nella scritta sul libro aperto del San Giovenale nel trittico, che si tratti dell'identica mano scrittoria; e d'altronde Anna Padoa Rizzo ha con finezza avvisato di non restringersi, circa il trittico, ad una unica committenza (da ravvisare in qualcuna delle principali famiglie fiorentine proprietarie nella zona, tra cui oltre i Castellani c'erano d'altronde i Carnesecchi, committenti poi di Masolino) bensì di pensare che il dipinto intendeva finalizzarsi ad una più vasta e variata collettività di fruitori, cioè quella dei parrocchiani.
Anche Dietro certe tracce masaccesche (dello scrivente) veniva a confluire sull'argomento centrale, nel suo prospettare ma con varianti ed altro equilibrio il rapporto che può essere intercorso tra Masaccio e Siena. Intanto notando che i Cassai, famiglia di Masaccio, provenivano (col nonno) da Gaiole in Chianti, attivo mercatale tra il Valdarno superiore
e Siena: e quest'ultima, ritornata dal 1404 in grande amistà con Firenze, attendeva a rinnovare in quel periodo il suo prestigio di centro artistico, con relazioni anche internazionali, e nel 1416 chiamando Ghiberti per una cooperazione al loro Fonte battesimale, cui poi lavorò anche Donatello.
Masaccio non avrà visitato per tempo Siena? Fu insensibile all'energia del Della Quercia, scultore di una Cacciata dei progenitori nella Fonte Gaia? Perfino la Sagra potrebbe essersi ispirata dalla schiera dei "maggiorenti" visibile nel Buongoverno di Ambrogio Lorenzetti. Quanto a Sassetta, nei suoi pannelli per l'Arte della Lana (dal 1423), si dimostra già il possesso di una dimestichezza con la spazialità ambientale ed il posizionarvi in scorcio le figure, non indietro rispetto all'iniziale Masaccio, ed anzi riscontrandosi punti di singolare concordanza fra i due. Poi per il 1426 già Federico Zeri prospettava un viaggio a Siena di Masaccio, quando condusse la Madonna del solletico per il cardinale Casini senese; e neppure è detto che la recettività sia avvenuta soltanto da una parte, anzi se il laterale
londinese con San Girolamo e San Giovanni Battista è un Masaccio estremo nel 1428, qui egli riprende antecedenti del Sassetta (Santini ora nella Pinacoteca di Siena).
Poi proseguendo negli anni trenta, dapprima Domenico di Bartolo sarà in una posizione d'avanguardia primorinascimentale operando anche a Firenze, perfino per l'altar maggiore del Carmine, e in relazione con lui si dimostra lo Scheggia fratello di Masaccio. Anzi, in proposito, il problematico bel Sant'Ansano (santo di culto senese) a San Niccolò di Firenze, va attribuito come proposto dalla Padovani (1994) proprio allo Scheggia, e del resto è ben assonante col suo Cassone Adimari. Ed a San Giovanni Valdarno ritorna per l'appunto un Sant'Ansano, di Paolo Schiavo ma appartenente al complesso tra cui la grande Madonna del roseto dello Scheggia, il quale vi si dimostra ispirarsi all'Angelico, a Domenico Veneziano, a Domenico di Bartolo, però soprattutto tributando un omaggio al trittico di San Giovenale con cui aveva debuttato il suo grande fratello.
E il convegno si è chiuso con una lettura in forma teatrale (voce recitante
Stefano Tamburini) di una scelta da tutto un regesto di notizie storiche e artistiche su Firenze in quel 1422 - ricercate anche all'Archivio di Stato da Marcella Marongiu - che fu l'anno allorché appunto cominciò un periodo quando "era la città ... in felicissimo istato, copiosissima d'uomini singulari in ogni facoltà". Come rievocava nostalgicamente Vespasiano da Bisticci. Diapositive proiettate sull'antica abside facevano da sussidio anche visivo, e si succedevano i nominativi delle magistrature, si svolgeva con le sue tensioni la politica italiana circostante, si creavano tra l'altro i Consoli del Mare a Pisa e si allestiva la prima flotta fiorentina, si consacrava il Carmine come poi Masaccio avrebbe raffigurato nella Sagra, partiva ambasciatore per l'Egitto Felice Brancacci; Poggio Bracciolini intanto scriveva lettere da Londra a Niccolò Niccoli a Firenze, ed erano confidenze anche molto pragmatiche tra umanisti; salivano le prime muraglie su disegno di Brunelleschi, si provvedeva a pagamenti al Ghiberti eppoi comparivano Donatello, Arcangelo di Cola da Camerino, Lorenzo Monaco, Gentile da Fabriano, Masolino, Filippo Lippi
già fraticello ecc... Masaccio ventenne si iscriveva all'Arte il 7 gennaio, appena passate le feste, come pittore in parrocchia di San Niccolò Oltrarno; e il 23 d'aprile veniva datata l'iscrizione, mezza in latino mezza in volgare, del trittico di San Giovenale: ma è il primo dipinto finora conosciuto che riusi le "lettere antiche" con la capitale umanistica, che vale tutta una dichiarazione culturale. Così, intorno al trittico, anche la cronaca globale di quel 22 evidenziava il varco al Rinascimento.

 

 

 

 

Famiglie fiorentine e loro possessi a Cascia nel 1427

Articolo della dottoressa Valentina Cimarri Calussi

 

Fin dalla fine del secolo XIII alcune importanti famiglie fiorentine giocarono un ruolo fondamentale nelle vicende politiche, economiche e sociali del plebato di Cascia. All'inizio del Quattrocento, quando la popolazione del luogo era ancora concentrata negli insediamenti di mezzacosta e nei fertili piani di sedimentazione fluvio-lacustre prospicienti il torrente Resco, il piano di Cascia ospitava i nuclei abitativi di maggiore consistenza ed accanto ad abitati ed a castelli ancora fortificati, i fiorentini avevano impiantato numerose case sparse sul territorio sedi di altrettanti poderi gestiti a mezzadria.

In base alle portate del Catasto nel 1427 è possibile affermare che la zona circostante l'abitato di Cascia avesse, ed ancora nel 1512, un indice di appoderamento medio-basso, con una punta percentuale massima per il popolo di S. Andrea a Cascia (73) ed una minima per quello di S. Michele a Caselli (0). Se confrontiamo il valore medio calcolato per il Valdarno superiore, 68, con quello del plebato di Cascia, 54, ci rendiamo conto in effetti come l'area dovesse essere, per quanto concerne l'impianto di strutture su podere, in una situazione di marginalità. Inoltre, fatta eccezione per i poderi di proprietà cittadina, i valori catastali e l'uso nelle portate di diminutivi - poderetto, poderuzzo - dimostrano che si trattava di entità medio-piccole più frequentemente appellate come casa con terra d'intorno. In molti casi i poderi erano costituiti da pezzi di terra diversamente dislocati a seconda della natura e del grado di fertilità del suolo; non è infrequente infatti che gli appezzamenti pertinenti un unico podere si trovassero ubicati in popoli diversi, come è verificabile ad esempio per i possessi di Luca di Luca Carnesecchi. D'altro canto anche la proprietà strettamente comitatina risultava essere molto parcellizzata e legata ad una struttura agraria parzialmente arcaica confermata anche dalla concentrazione degli abitanti nei villaggi di mezzacosta. Per quanto concerne poi la situazione patrimoniale le classi bassa e media costituivano quelle numericamente maggiori (54,6% e 26,3%); il 14,6% era rappresentato da miserabili mentre pochissimi (4,5%) erano gli agiati. In genere nelle prime due classi fiscali possono essere comprese le varie categorie dei coltivatori dipendenti - dai mezzadri agli affittuari fino ai braccianti ed ai salariati - mentre le due classi più alte tendono a coincidere con i coltivatori proprietari e gli artigiani. D'altra parte va ricordato che in questo contesto statistico non compare la categoria più ragguardevole dal punto di vista del censo, quella dei proprietari cittadini, accatastati in città in quanto residenti a Firenze. I poderi ad alta rendita catastale, concentrati nel fertile piano di Cascia, nei popoli di S. Andrea, S. Siro e S. Tommaso e nel fondovalle tra Ruota e Cetina, appartenevano infatti esclusivamente a cittadini, mentre nell'area pedemontana erano ubicati i beni dei piccoli proprietari.

Questa situazione non era solo dovuta a particolari condizioni del suolo, dove toponimi come Cetina testimoniavano recenti messe a coltura e bonifiche sull'Arno, ma anche alla prossimità delle arterie stradali di fondovalle che irradiavano da Firenze e polarizzavano nelle vicinanze della città beni e insediamenti. Questo estendersi a macchia d'olio dei possessi cittadini nel contado intorno a Firenze, pose Cascia ed i suoi popoli in un'area di confine dove, accanto alla frammentazione dei possessi, si aveva una scarsa penetrazione cittadina nelle aree pedemontane ed una arretratezza di circa un secolo, nello sviluppo della mezzadria.

Prendiamo a titolo di esempio il caso del popolo di S. Michele a Caselli dove nel 1512 non era segnalato alcun podere di valore catastale. Dalle stime di Conti, il popolo di Caselli risultava avere l'imponibile medio, per nucleo familiare, più alto di tutto il piviere di Cascia (84), un numero elevato se si pensa alla media del plebato ferma su 50 fiorini. Ed infatti su quattordici nuclei familiari solo uno era miserabile, sei poveri, cinque mediani e due agiati, constatando di fatto che la metà della popolazione risultava di livello medio-alto. Viene da sè che tutti i beni situati nel popolo di S. Michele a Caselli fossero di proprietà comitatina, come è risultato dallo spoglio delle portate del popolo, discordando decisamente dai dati medi che vedevano la proprietà cittadina penetrata in Valdarno superiore del 61%. La situazione di Caselli dimostra infatti un processo di sviluppo ben diverso in aree che, sebbene fertili e produttive, occupavano posizioni marginali rispetto alla città. A confermare l'affermazione il fatto che i popoli più prossimi al fondovalle, come S. Andrea a Cascia, presentassero una situazione diversa. Infatti, come abbiamo detto, vi si concentravano le proprietà cittadine e l'indice di appoderamento era abbastanza alto rispetto alla media del piviere. Le terre localizzabili nel popolo di Caselli erano, in prevalenza, nel 1427, di proprietà dei Landini e dei discendenti dei Bastardi da Castiglione, signori del castello di Poggio alla Regina. Ed infatti i due agiati segnalati da Conti in questo popolo erano Bartolomea di Geri di Iacopo dei Bastardi e Pace e Stefano di Landino. L'analisi della portata catastale di donna Bartolomea ci permette di vedere e descrivere una struttura agraria parcellizzata composta da più pezzi di terra pertinenti ad un'unica abitazione, dislocati in luoghi diversi, ma di consistente valore catastale: centoventotto fiorini. La presenza di un lavoratore, Meo di Simone, nominato nel documento, fa pensare ad una conduzione molto vicina a quella di tipo poderale anche se non siamo in presenza di un nucleo compatto di possessi attorno alla casa che era inoltre solo per metà della stessa proprietaria e non era abitata da mezzadri. Molto superiori invece i valori catastali dei poderi appartenenti a cittadini; uno dei poderi di Cascia di Bindo d'Andrea dei Bardi era stimato duecento quarantasette fiorini, mentre quelli in Piano di Bernardo e Vieri di Bartolo di Bindo dei Bardi, settecentottantasei e duecentoventicinque fiorini, e uno al Borgo duecentonovantacinque. Gi stessi valori catastali sono riscontrabili nei poderi dei Carnesecchi, Foraboschi e Castellani. Uno dei poderi di Bartolomeo di Baldassarre Foraboschi, nel popolo di S. Andrea a Cascia era stimato quattrocentosessantasei fiorini; un altro al Borgo duecentotrettantasette; il podere dove la famiglia di Bartolomeo abitava, con casa da signore, nel popolo di S. Lorenzo a Cascia, duecentocinquanta fiorini; simile valore (duecentotredici fiorini) per un podere con casa da signore sulla piazza di San Lorenzo a Cascia appartenuto a Nora di Gherardo Foraboschi.

E' probabile che questa tendenza dipendesse anche dalla presenza sul territorio del plebato di Cascia dell'associazione comunitaria dei 'Quattro Popoli' costituita dal consorzio di piccoli proprietari; questa communitas nacque probabilmente con lo scopo precipuo di tutelare gli interessi dei piccoli allodieri presenti forse in numero elevato fin dal XIII secolo. Inoltre la stessa conformazione prevalentemente montana del territorio non deve aver favorito l'impianto di strutture poderali, ma la persistenza di piccole parcelle divise fra diversi proprietari. C'è però una tendenza che si può evidenziare: i beni dei comitatini di fascia medio-povera sono localizzabili prevalentemente in montagna e rappresentati da terra boscata e pastura, mentre cittadini e nobili del contado prediligono le aree di mezzavalle più fertili e popolose, dove, nella prima metà del Quattrocento, si registra un certo popolamento a case sparse.

 

Le principali attività economiche ed i poderi ubicati nelle zone più fertili erano di proprietà di famiglie fiorentine almeno fin dalla seconda metà del XIV secolo, quando Cascia, non più zona di confine tra i contadi di Firenze ed Arezzo, aveva raggiunto una certa tranquillità territoriale. I beni più strettamente circostanti la pieve, tra questa ed il fondovalle, in direzione di San Giovenale a sud-est ed in direzione delle Serre a sud-ovest erano concentrati nelle mani di sei famiglie, residenti in città: Foraboschi, Carnesecchi, Bardi, Castellani, Strozzi ed Altoviti.

La situazione patrimoniale è il risultato di una cristallizzazione dei possessi innescatasi nel secolo precedente - e di cui sono testimonianza numerosi registri di imbreviature notarili - che vedeva poderi ed appezzamenti di terra passare di padre in figlio senza sostanziali modificazioni o smembramenti. Ne sono un esempio i beni degli stessi Castellani. Le compere effettuate da Vanni di Lotto Castellani alla metà del XIV secolo ed incrementate dal figlio Michele, a partire dagli anni 60, concentrate nel popolo di San Vito all'Incisa e lungo il corso dell'Arno tra Ruota e Cetina, sono riscontrabili nei possessi dei figli e dei nipoti. La torre dei Bandinelli, sull'Arno, di fronte al castello di Incisa, viene acquistata nel 1367 da Michele di Vanni Castellani per 1320 fiorini; nel 1427 la troviamo registrata nel campione di Giovanni di Michele come casa posta sopra il ponte di Lancisa luogho detto la torre Bandinello. Nel 1364 lo stesso Michele acquista un podere a Panicale, nella corte di San Giovanni, per 75 fiorini, nel 1378 vi acquista una casa; podere e casa sono registrati, nel 1429, tra i beni di Francesco e Margherita, pupilli di Matteo di Michele di Vanni Castellani deceduto in quell'anno. Negli stessi anni Michele Castellani acquista da Jacopa di Bartolomeo Foraboschi alcuni beni alle Serre, tra i quali un podere; tra i beni di Matteo di Michele nel campione del Catasto è registrato un podere alle Serre l.d. Chasaccio a I Gerozzo de' Bardi, a II rede di Casciano, a III rede di Baldassarre Foraboschi. Dal documento risulta che, come i beni di Michele erano passati al figlio Matteo così quelli confinanti di Jacopa Foraboschi erano passati al figlio Baldassarre e pervenuti infine nelle mani del nipote ser Bartolomeo di Baldassarre. Le stesse considerazioni possono essere fatte per i beni di piccoli proprietari locali. Il campione registrava tra i confinanti un tale erede di Casciano; di fatto un tale Casciano da Cascia è più volte citato tra i proprietari di beni confinanti quelli acquisiti dai Castellani nella zona di Cascia nella seconda metà del XIV secolo. Inoltre Filippo di Stefano Casciani - dal nome del nonno era derivato probabilmente un cognome - allibrato e residente in Firenze possedeva ancora nel 1427 due poderi in Chiesimone, presso le Serre ed un podere a Cavallaia confinante con i beni di Giovanni di Simone Altoviti. Tra i suoi beni Giovanni Altoviti registra un podere alle Serre l. d. Chiesimone, con casa da signore e da lavoratore che fu di Casciano a I Chiesimone, a II Casciani, a II Landino di Chele, a IV Gerozzo Bardi, a V Foraboschi; pertanto una parte dei beni di Casciano erano passati agli eredi ed una parte, almeno un podere, risultano essere stati alienati.

Queste consolidate linee di tendenza radicalizzate poi ulteriormente nei decenni successivi del Quattrocento - ne è testimonianza il catasto del 1479 - ci permettono di affermare che dalla situazione patrimoniale registrabile nel Catasto del '27 non differisse sostanzialmente quella solo ipotizzabile per il 1422 se non per passaggi di proprietà interni ai nuclei familiari. Senza dubbio la stessa fu la struttura della società locale nella quale il Trittico fu accolto.

A tale proposito vediamo adesso più da vicino la divisione dei possessi fondiari ubicati a San Giovenale (fig. 1). Nel 1422 la chiesa di San Giovenale era annessa a quella di San Tommè ad Ostina e gli abitanti del luogo facevano pertanto parte del popolo di San Tommè che nel 1427 contava 43 fuochi e 213 abitanti. Tra queste famiglie solamente due, quella di Donato di Giovanni e quella di Antonio di Biagio detto Righatto, erano residenti nel luogo detto a San Giovenale. Donato di Giovanni da San Giovenale possedeva una chasa chon due peççi di terra, uno peçço avignata e l'altra lavoratìa posto in luogho detto a San Giovenale chonfinata da primo via, da sicondo Mariano di Stefano forbiciaio, da terço Baldo di Bartolomeo, da quarto Antonio di Cristofano, da quinto Piero di Nuto; rende l'anno una soma di vino e dieci staia di grano e uno quarto orcio d'olio. Anche Rigatto possedeva una chasa nella quale habita pro non divisa posta nel popolo di San Tommè d'Ostina luogho detto San Giovenale cui a primo e secondo via, a iii Monna Gloria donna che ffu di Cristofano di Bartolomeo Rinuççi et iiij <beni> di Domenico di Sandro. I confinanti di Donato e Rigatto non risultano essere residenti a San Giovenale. Solo due sono rintracciabili: Mariano di Stefano forbiciaio e Baldo di Bartolomeo di ser Baldo entrambi allibrati e residenti in città.

Mariano di Stefano era forbiciaio a Firenze, ma con molta probabilità originario del popolo di San Tommè d'Ostina; infatti, oltre ad un podere con casa da lavoratore ed un pezzo di pastura ubicati a Santa Tea ed un podere a Mercatale, nel popolo di Sant'Andrea a Cascia, tra l'altro confinato con i beni di Vieri di Bartolomeo de' Bardi, egli possiede ben tre poderi nel popolo di San Tommè. Due sono ubicati sul torrente Resco e caratterizzati dalla presenza di una casa da lavoratore e pezzi di castagneto; il terzo, sebbene non sia specificato, potrebbe essere quello di San Giovenale valutato 128 fiorini. Questi beni permettono a Mariano un discreto tenore di vita tanto che può permettersi di mantenere non solo la famiglia nucleare - composta da monna Nanna e da due bambine piccole Nese e Maria - ma anche sua madre Nicolosa e due cugine in età da marito Nanna e Sandra. Ha inoltre un buon numero di debitori che distinge in buoni e cattivi, sia fiorentini che cascesi.

Baldo di Bartolomeo di ser Baldo, di anni 36, possedeva a San Giovenale la casa avita: una chasa posta nella legha di Cascia popolo di San Tommè d'Ostina piviere di Cascia luogho detto a San Giovenale chon più masserizie per suo uso. La proprietà, stimata 212 fiorini, comprendeva anche più pezzi di terra ubicati ibi prope. Oltre alla moglie Checha e a cinque figli, Baldo manteneva la madre Maddalena e la nonna Nicolosa. Il marito di Nicolosa, ser Baldo, omonimo del nipote, aveva rogato su questo territorio alla fine degli anni '60 del XIV secolo ed era peraltro uno dei notai che curarono gli acquisti di Michele di Vanni Castellani in quest'area del contado.

Tra i confinanti di ser Baldo si trovava Simone di Vanni, nipote di Michele Castellani che possedeva a San Giovenale un podere con casa da signore e da lavoratore, forno e aia composto da vigne, boschi e terre lavoratìe per 80 staia secondo i seguenti confini: da I via, da II Cristoforo di Michele, da III e IV Baldo di ser Bartolomeo di ser Baldo. Questa proprietà, registrata al Catasto per mano del fratello Jacopo, insieme ad altri beni ubicati alla destra dell'Arno, ed al patronato della chiesa di San Giovenale - come specificato nella visita pastorale del vescovo Benozzo Federighi del 1436 - era pervenuta a Simone Castellani nel 1422 in seguito alla morte del padre Vanni (fig. 2 e 3).

Il podere ubicato invece sulla sinistra è registrato tra i beni della chiesa di San Giovenale (fig. 4): si tratta di un podere al lato della chiesa di staiora diciotto di terra tra buone e chattive con poche viti e pochi ulivi confinato a I via, a II rede di Domenico di Sandro, a III Manno di Giovanale, a IV rede di Berto Carnesecchi. Quest'ultima porzione è, con ogni probabilità, uno dei quattro pezzi di terra, registrati nel 1427 nel campione dei beni di Simone, Giovanni ed Antonio di Paolo di Berto Carnesecchi, uniti al podere con casa da lavoratore che i tre fratelli possedevano lì vicino, ma alla destra del torrente Resco nel popolo della pieve di Cascia, ad Olena.

A San Giovenale possedeva inoltre un altro membro di questa famiglia, Giovanni di Niccolò di Matteo Carnesecchi. Quattro dei suoi poderi sono localizzati nel popolo di San Tommè a Ostina, uno propriamente ad Ostina, due in Pianuglia ed uno a San Giovenale secondo i seguenti confini: a I Antonio di Biagio, a II rede di Domenico di Sandro, a III torrente Pilano, a IV rede di Biagio Tuglini.

Questa era la situazione patrimoniale dell'area circostante la chiesa di San Giovenale a cavallo del terzo decennio del Quattrocento. La presenza tra i proprietari terrieri del luogo di membri di due famiglie fiorentine - i Castellani ed i Carnesecchi - ci permette di introdurre a questo punto una veloce ricognizione sull'incidenza della proprietà cittadina e di verificare, all'interno del plebato di Cascia, quali siano state le aree da questi maggiormente colonizzate.

Per quanto concerne i figli dell'erede di Berto Carnesecchi questi avevano altri due poderi nella zona di Cascia ubicati nel popolo di San Siro: al Crocicchio, con alcuni pezzi di terra dislocati nel popolo di San Tommè ad Ostina ed a Scarpuccia dove, oltre alla casa da lavoratore, possedevano una casa da signore per i loro trasferimenti in contado. A San Siro, lungo la via, si trovavano alcuni pezzi di terra lavoratìa di Manetto di Zanobi Carnesecchi ed un podere, in località Chasciano, di Bernardo di Cristoforo Carnesecchi.

La fetta più consistente dei possessi familiari era però nelle mani di Luca di Luca Carnesecchi con appezzamenti di terra e vari poderi nei popoli di San Tommè d'Ostina, San Siro, Sant'Andrea e San Pietro a Cascia. Una chasa chon un peçço di vigna posta nel popolo di San Tommè d'Ostina legha di Chascia Valdarno di sopra a i e ij via a iij il detto Lucha a iiij la detta chiesa e in parte rede di Domenico di Sandro (...); un podere a San Seri luogo detto la Chasa Nuova con casa da lavoratore, confinato con i beni degli eredi di Paolo di Berto Carnesecchi, comprensivo di un pezzo di terra a Lischeto, nel popolo d' Ostina, circondato dalle proprietà dei figli di Paolo, di Giovanni di Niccolò Carnesecchi e di Piero e Lapo del Tovaglia, due bottegai di San Niccolò i cui beni in contado erano concetrati nel popolo di San Bartolomeo del castello di Viesca del quale erano forse originari. Nel popolo di San Tommè Luca possedeva inoltre un podere con più pezzi di terra ad altissimo valore catastale, 398 fiorini (fig. 5); un podere ad Ostina con casa da lavoratore ed aia; un podere a Tramboresco con pezzi di terra sconfinanti nel vicino popolo di santa Maria a Faella; un pezzo di terra a Barberino ed uno a Pianuglia. Nel popolo di San Siro invece aveva una casa a San Siro, sulla strada, con vari pezzi di terra, due poderi ed un poderetto in Pian San Giovanni confinati con i beni dei suoi parenti. Al Poggio possedeva un podere confinante con i beni di Gerozzo de' Bardi, mentre un podere ubicato nel fondovalle, nelle Vallenibbi, era compreso tra un fossato ed i beni dell'erede di Baldassarre Foraboschi. Con i Foraboschi e con gli eredi di un tal Vieri pollaiolo, confinavano alcuni pezzi di terra ubicati a Morcignano nel popolo di Sant'Andrea a Cascia pertinenti un podere al Borgo di Cascia. Inoltre all'interno di questa circoscrizione Luca Carnesecchi possedeva una vigna nelle coste del castello vecchio di Cascia, ubicata lungo il fossato della struttura difensiva, ed una casa che stava per cadere sulla piazza comunale di quest'ultimo insediamento, sulla quale si affacciavano anche alcuni edifici di proprietà di Antonio di Niccolò Castellani i cui avi erano nativi del castello. Nel popolo della pieve aveva tre pezzi di terra ad Olena ed uno alla Casella, presso Cocollo, circondato da vie e adiacente gli appezzamenti di terra che donna Bartolomea di Geri dei Bastardi da Castiglione - sopra ricordata - aveva ereditato dalla famiglia del marito. Un parente di Bartolomea, Pandolfo, allibrato come nobile del contado, ma decaduto, inoltre era stato molti anni, per debiti, lontano dal contado di Firenze e aveva svolto l'attività di albergatore ad Incisa, presso l'albergo di Niccolò di Michele Castellani, chasa atta albergho colloggia e stalla dirimpitto che, nel 1427, rendeva al figlio di quest'ultimo, Antonio, oltre 285 fiorini.

Principalmente ad Incisa, Cascia e nei popoli di San Miniato alle Serre e Santo Stefano a Cetina Vecchia - dove è tuttora ubicata la fortezza che da loro prese il nome - i Castellani avevano la concentrazione dei loro possessi in contado. Gli esponenti della casata con gli interessi più consistenti nella zona erano Antonio di Niccolò di Michele Castellani, Messer Matteo di Michele di Vanni Castellani (deceduti il primo nel '27 ed il secondo nel '29) ed i sopra ricordati Giovanni di Michele di Vanni, fratello di Matteo, e Simone e Jacopo di Vanni.

I beni di Giovanni di Michele, allibrato per 3152 fiorini, rappresentati in prevalenza da poderi, erano ubicati tra Cetina, Ruota, Cancelli e Leccio; nell'area che più strettamente ci interessa Giovanni possedeva un pezzo di castagneto nell'Alpe di Cascia nel popolo di San Martino a Pontifogno. Simone e Jacopo oltre al podere di San Giovenale ne avevano altri in Pian di Tegna, a Magnale, ad Altomena e a Cetina. Antonio invece, allibrato con un imponibile di 2247 fiorini, possedeva un podere nel popolo di San Tommè d'Ostina in luogo detto Rio di Luco confinato con le rede di Matteo de' Bardi.

Sebbene anche questi membri della famiglia fossero a buon diritto nell'élite cittadina, Messer Matteo di Michele era il più ricco ed il più influente politicamente, con un imponibile di 14034 fiorini, in parte derivati anche dalle rendite di alcuni poderi cascesi. Per la maggior parte concentrati alle Serre, Messer Matteo aveva un podere a Mercatale, nel popolo di Sant'Andrea - frutto di un acquisto effettuato da suo padre nel 1377 - stimato 198 fiorini così confinato: a I via, a II Vanni d'Agnolo da Cascia, a III Simone de' Bardi, a IV Stefano di Niccolò Donati, Miniato di Matteo e Michele d'Agnolo, a V Pagholo e Lucha Carnesecchi. I confini descritti sono peraltro riscontrabili anche nel campione di Stefano di Niccolò Donati purgatore fiorentino. I beni di Matteo ubicati alle Serre erano contigui ad alcuni possessi del più influente fiorentino dell'epoca, allibrato per ben 101422 fiorini: messer Palla di Noferi Strozzi titolare in quest'area di tre poderi con case da lavoratore a Viesca e di tre poderi con case da lavoratore e palagio disfatto a Prulli, stimato 1097 fiorini.

Per concludere il quadro delle famiglie fiorentine interessate dal punto di vista fondiario alla zona, ai poderi di Carnesecchi, Castellani e Strozzi bisogna aggiungere quelli di Foraboschi e Bardi.

La famiglia dei Foraboschi, discendente dagli Ormanni, appartenuta tra XII e XIII secolo all'aristocrazia consolare, era, dopo il 1282, ma già nel periodo guelfo, in fase di declino principalmente a causa del suo mancato inserimento nell'influente mondo delle Arti maggiori; nei primi anni del Quattrocento l'esponente più in vista della casata, messer Bartolomeo di Baldassarre, aveva nella zona di Cascia - con i fratelli Ormanno e Bonsignore - tutti i suoi possessi - pezzi di terra e poderi - sebbene il patrimonio fosse stato indebolito, a partire dal secolo precedente, con alcune vendite fatte ai Castellani, come ho già avuto modo di precisare. Secondo quanto risulta dalla denuncia catastale abitavano per buona parte dell'anno in contado dove si dilettavano a seguire personalmente le attività e le rendite dei loro poderi non disdegnando i lavori manuali. Il podere principale, stimato 250 fiorini, con casa da signore dove habitiamo e con una colombaia (fig. 6) - che sappiamo fornire 50 paia di colombi domestici l'anno - era ubicato nel popolo di San Lorenzo a Cascia e confinato con la via e con i beni di monna Nora di Gherardo Foraboschi proprietaria di un podere con casa da signore sulla piazza di San Lorenzo a Cascia (fig. 7). Degli altri undici poderi di messer Bartolomeo quattro erano ubicati nel popolo di San Miniato alle Serre; due nel popolo di Sant'Andrea, al Borgo, con case da lavoratore; due a Cancelli; uno ad Incisa; uno in Pian San Giovanni presso la chiesa di San Siro; uno a Santa Tea con casa da lavoratore. Avevano inoltre un mulino sul Resco presso Viesca, due case triste, date a pigione, nel castello vecchio di Cascia e due fattoi da olio: uno a Cancelli ed uno a Caselli (fig. 8) nel popolo della pieve già documentato nel 1342. La coltivazione dell'olivo era in questi anni in forte incremento; Bartolomeo stesso l'aveva incentivata nei suoi possessi, specialmente lungo il Borro di Socini, nel podere di Santa Tea che risulta caratterizzato dalla presenza di alquanti ulivi. A questo tipo di attività i Foraboschi aggiungevano terre da pastura, ubicate nel popolo di San Niccolò a Forli, e terre boscate sul Pratomagno. Un altro aspetto importante dell'economia locale quattrocentesca era costituito infatti dai prodotti montani; le terre ubicate sul Pratomagno erano in parte destinate alla pastura, in parte terrazzate e coltivate a segale, ma principalmente tenute a castagni sia da palina che da frutto. Le castagne seccate e macinate erano impiegate nella panificazione, o consumate fresche, lessate e arrostite; inoltre sia le castagne che la farina erano commercializzate sui mercati o scambiate con farina da pane bianco che difficilmente si produceva nelle zone montane. Il castagno era poi utilizzato come materiale da costruzione, per la legna, una parte dei castagneti infatti era tenuta a ceduo, e per il carbone prodotto da epoca imprecisabile sulle pendici di Massa Nera.

Tutto questo avevano ben compreso Bernardo e Vieri di Bartolo di Messer Bindo de' Bardi che possedevano un sedicesimo dell'Alpe di Cascia ubicato lungo il crinale e delimitato dal torrente Resco, unito a quattro grossi poderi situati nel fertilissimo piano di Cascia: uno in Piano, lungo la via che portava alla pieve lavorato da un tale Luca con i suoi figli, un tempo residenti nel castello di Cascia dove possedevano la casa; uno al Borgo; uno a Santa Tea ed uno alla Torre in Piano con più pezzi di terra, stimato oltre settecento fiorini, del quale si conserva la bellissima casa da signore (fig. 9), lavorato da Pagolo d'Andrea di Durante del popolo di Caselli. Sebbene Bernardo e Vieri avessero i beni più cospicui, altri membri della famiglia erano proprietari di poderi a Cascia. Bindo d'Andrea di messer Bindo de' Bardi aveva un podere a Cascia con casa da lavoratore, terra vignata e ulivata, stimato 246 fiorini confinante con il Borro di Socini ed i beni della pieve; un podere con casa da lavoratore nel popolo di Sant'Andrea, sulla piazza del Borgo, unito a più pezzi di terra a Mercatale e fornito di un casolare disfatto e di un fornello da mattoni ancora in uso confinato con gli eredi di Casciano ed i beni dei Foraboschi nel popolo di San Lorenzo. Possedeva inoltre un lotto edificabile nel castello vecchio di Cascia ed un peçço di terra con vigna e castagneto con una terça casa da tenere terra nel popolo della pieve nel luogo conosciuto come Corte Castiglioni, dal nome dell'antico distretto castellano del Castiglione di Poggio alla Regina, ubicata lungo il fosso di Botti.

Il più volte nominato Gerozzo di Francesco Bardi possedeva due poderi nel popolo di Sant'Andrea in luogo detto Chiesimone, uno di cospicuo valore, 342 fiorini, l'altro più piccolo, 85 fiorini, tanto che lo definisce poderozzo, confinato con i beni degli eredi di Niccolaio, Simone e Antonio di Niccolaio de' Bardi, costituiti da un podere in Chiesimone ed uno a Colombare nel popolo delle Serre prossimo ai beni dei Foraboschi. Guido di Agnolo Bardi aveva un podere con casa nel popolo della pieve, mentre i beni di Stoldo e Giovanni di Matteo de' Bardi erano ubicati nel popolo di San Tommè: in Rio di Luco infatti i due fratelli avevano tre poderi ad alta rendita catastale, 262, 340 e 346 fiorini. Tutti i poderi elencati di proprietà cittadina erano condotti a mezzadria ed avevano rendite abbastanza diversificate concentrate sulla produzione di frumento, segale, vino, olio e carne di maiale.

In conclusione alcuni aspetti che emergono dai dati esposti devono essere puntualizzati ed evidenziati. Cascia paese ed il popolo di San Pietro segnano una linea immaginaria di confine oltre la quale, in direzione del Pratomagno, non si spingono i possessi fondiari dei cittadini, fatta eccezione per l'Alpe dei Bardi. Pertanto nei popoli montani di Caselli, Forli, Pontifogno, come abbiamo visto, sono ubicate le proprietà dei piccoli borghesi locali o dei decaduti nobili del contado. I beni delle emergenti casate cittadine sono concentrati nei fertili piani di Cascia, sulle balze che degradano verso l'Arno, più produttive e prossime alle arterie di comunicazione di fondovalle ed al grande mercato granario di Figline. All'interno di questo quadro è possibile inoltre tracciare una suddivisione geografica dei possessi; si può infatti affermare che ogni famiglia abbia tendenzialmente cercato di circoscrivere i propri beni concentrandoli in nuclei abbastanza compatti. Vediamo i Castellani infatti prevalentemente colonizzare l'area prossima all'Arno con beni ad Incisa, Cetina, Ruota, Le Serre e poi a Cascia e San Giovenale. I Foraboschi insediarsi nell'area di San Lorenzo a Cascia; i Bardi occupare tutto il Piano di Cascia fino al Rio di Luco ed i Carnesecchi, infine, la fascia compresa tra il Borgo, San Siro, Ostina e San Giovenale. Le rimanenti terre erano infine spartite tra piccoli proprietari e tra gli enti religiosi locali: la pieve, alcune parrocchiali e l'ospedale di San Lorenzo a Reggello. Da questa generale frammentarietà non differiva molto, come abbiamo visto, l'area di San Giovenale dove figuravano nel 1422 i beni della chiesa di San Giovenale, le proprietà di residenti agiati e di nativi ormai stanziati ed allibrati definitivamente in città ed i grandi poderi di due famiglie fiorentine: Carnesecchi e Castellani. Quest'ultimi, oltre ad essere patroni della chiesa, non dovettero avere un ruolo marginale nella vita sociale della piccola comunità e niente ci vieta di pensare che proprio nel 1422, Simone e Jacopo Castellani, divenuti alla morte del padre Vanni, patroni della chiesa e principali proprietari della zona, abbiano voluto donare alla comunità, per celebrare l'entrata in possesso, il Trittico.

 

 

 

dati su il Catasto del 1427 fornitimi dalla dottoressa Cimarri

 

Come da promessa le invio quanto in mio possesso. Per quanto riguarda i Carnesecchi le mie prime attestazioni scritte riguardano il XV secolo e nello specifico il Catasto del 1427. ASF, Catasto, Bobina 146 (registro 79): Bernardo di Cristofano c. 574; Berto di Zanobi, c. 85; Giovanni di Niccolò, c. 231; Luca di Luca, c. 295; Matteo di Zanobi, c. 50; Mattea di Luca di Luca, c. 516; Simone di Pagolo, c. 81; Zebaina di Zanobi, c. 34. Con possessi nel piano di Cascia ed in particolare ad Ostina, San Siro, e Sant'Andrea a Cascia dove Luca di Luca di Ser Filippo Carnesecchi possiede una casa in rovina sulla piazza del comune all'interno del castello. Possesso che risale ab antiquo ( originari del castello? chi può dirlo ).

 

 

a Cascia dove Luca di Luca di Ser Filippo Carnesecchi possiede una casa in rovina sulla piazza del comune all'interno del castello. Possesso che risale ab antiquo 

 

 

 

 

 

 

 Dati fornitimi dalla dottoressa Cecilia Frosinini dell' Opificio delle Pietre Dure

Alcuni altri dati sulla corrispondenza geografica tra Carnesecchi e la zona di Reggello (sia San Giovenale che Cascia sono piccole frazioni intorno a Reggello) sono reperibili nei seguenti saggi:

I. BECATTINI, Il territorio di San Giovenale ed il Trittico di Masaccio. Ricerche e ipotesi, in Masaccio, 1422/1989, atti del convegno, Figline Valdarno 1990, pp. 17-26.

A. Padoa Rizzo, "Gli esordi di Masaccio: committenti e fruitori," in Masaccio 1422. Il Trittico di San Giovenale e il suo tempo, a cura di Caterina Caneva, Milano 2001, pp. 155-9

Il saggio di Becattini però è abbastanza contestato dai più recenti studi della Padoa Rizzo,

 

 

 

 

 

 

 

IVO BECATTINI, Il territorio di San Giovenale ed il Trittico di Masaccio. Ricerche e ipotesi, in Masaccio, 1422/1989, atti del convegno, Figline Valdarno 1990, pp. 17-26.

 

II territorio di San Giovenale ed il Trittico di Masaccio

Ricerche ed ipotesi

Ivo Becattini

 

Il fascino che nel corso dei secoli ha suscitato il paesaggio del Valdarno Superiore in tutte le menti più sensibili ed attente è da considerarsi ormai fuori discussione.II fondovalle solcato dall'Arno, le tondeggianti colline,i calanchi dalle forme più svariate, gli altipiani pieni di oliveti, disseminati di ville, di castelli, di antiche pievi con superbi campanili, lo sfondo della grandiosa dorsale del Pratomagno e dei monti del Chianti, affascinarono i più grandi umanisti del quattrocento fiorentino, che vi apprezzarono non solo le meraviglie naturali del paesaggio, ma anche l'intervento nel tempo di generazioni di uomini appartenenti ad un popolo raffinato, preoccupato sempre che tutto risultasse bello ed a misura d'uomo. Anche i pittori presero a modello "dei loro fondi paesistici questa valle e queste montagne dalle forme classiche e dai colori tanto perfetti. Cominciò Masaccio, Valdarnese, e lo seguirono tutti gli altri più o meno mutuando dalla valle dell'Arno e dal Pratomagno cadenze, linee, motivi, certi verdi, certi grigi, certi rosa, architetture, prospettive"1. La presenza dell'uomo in questa valle, è testimoniata dai reperti archeologici fino dalla preistoria; gli antichi insediamenti umani privilegiarono gli altipiani alla destra ed alla sinistra dell'Arno, perché il fiume riduceva il fondovalle a palude ad ogni sua piena, non avendo argini certi fino all'inizio del nostro millennio. Essendo noi interessati al territorio dell'altipiano alla destra dell'Arno, sappiamo con certezza che fu abitato dagli etruschi e che i romani lo fecero attraversare da una strada consolare importantissima che collegava i "municipi" di Arezzo e di Fiesole. Lungo questa strada consolare c'erano molti "pagi" cioè centri amministrativi romani che tra l'altro dovevano provvedere alla manutenzione della strada stessa. Uno tra questi era il "pagus" di Cascia, con giurisdizione su un ampio territorio, probabilmente a Cascia c'era l'interconnessione tra la strada consolare ed altre strade provenienti dal Casentino con l'attraversamento del Pratomagno; inoltre proprio da Cascia, dopo la deduzione di Firenze, si creò una diramazione della stessa strada consolare per raggiungere la nuova colonia romana attraverso Leccio e Rignano onde evitare l'ansa che l'Arno compie a Pontassieve.2 II compianto, illustre valdarnese Alvaro Tracchi, con le sue preziosissime ricognizioni archeologiche, ha ricostruito l'antico tracciato della via consolare evidenziando che essa passava nei pressi di Cascia e di San Giovenale dove si sono trovati resti di una piccola necropoli romana, con probabili tombe alla cappuccina"3 Con l'avvento del Cristianesimo il romano "pagus" di Cascia divenne centro di un plebato e, quindi, vi fu costruita la pieve con il fonte battesimale. L'invasione longobarda alla fine del secolo VI ebbe una importanza decisiva per questo territorio tanto che ne sono rimaste tracce indelebili fino ai nostri giorni. Tutta la zona di Cascia, che era appartenuta al fisco goto e bizantino, passò di proprietà regia e fu direttamente amministrata da un Gastaldo rappresentante del re. II centro amministrativo del territorio regio si trovava nel castello di Poggio di Luco, di cui oggi restano solo labili tracce; detto castello era situato sotto San Siro ed aveva al suo interno la chiesa dedicata a San Clemente. Presso la pieve paleocristiana di Cascia fu costruita o ristrutturata un'altra torre chiamata latinamente "guardingus" sull'alto della quale si avvicendavano le scolte dall'occhio sicuro, dall'udito perfetto, per vegliare sulla pace dei vicini e per sventare le minacce dei lontani. Un'altra torre "guardingus" si elevava nell'ultima estremità del piano di Cascia per vigilare, sul passaggio dell'Arno, nel luogo ove oggi sorge il castello della "torre del Castellano", vicino alla quale fu costruita la chiesa di Rota dedicata a San Giusto, il santo vescovo di Volterra, protettore delle scolte. Le due torri, anche se distanti, erano perfettamente dirimpettaie per cui formavano una sicura rete di posti di vedetta. L'antica strada consolare romana era ancora, in quei lontani secoli, il collegamento più importante tra Arezzo, Fiesole e Firenze: Carlomagno nella primavera del 781 la percorse col suo esercito sostando nel territorio del fisco regio longobardo a Sammezzano. Con l'impero carolingio il territorio regio di Cascia passò in proprietà del marchese di Toscana che risiedeva a Lucca. Adalberto I (846, morto dopo 1'884), marchese di Toscana e tutore dell'isola di Corsica, sostenne nell'875, per la successione all'imperatore Ludovico II' insieme al cognato Lamberto duca di Spoleto, i Carolingi, a dispetto del papa. Nel 878 con il suo esercito marciò su Roma per far prigioniero il pontefice. Non riuscendo nell'impresa, tornò indietro e per ritorsione saccheggiò la città di Narni violando la "cella memoriae" in cui erano raccolte le spoglie di San Giovenale, di San Cassio e della moglie di quest'ultimo, Santa Fausta: Adalberto trafugò i corpi dei santi e li fece trasportare a Lucca.4 San Giovenale la cui festa cade il 3 Maggio, secondo una tradizione attendibile era medico oriundo di Cartagine e quindi africano; nell'anno 369 ricevette a Roma i poteri apostolici con l'imposizione delle mani e fu inviato alla comunità cristiana di Narni di cui fu primo vescovo, sembra per sette anni. Dopo la sua morte il culto del santo si diffuse subito per la sua santità e bontà; il suo nome appare nei più antichi testi liturgici e nei codici dei martirologi. Ed era ancora molto venerato nel'878' se il trafugamento del suo corpo spinse papa Giovanni VIII a scomunicare Adalberto finché non avesse restituito le sacre spoglie alla città di Narni. Fu così che nell'880 Adalberto fece riportare a Narni il corpo di San Giovenale ed ebbe revocata la scomunica; ella chiesa di San Frediano fino al 1679. Questa vicenda è assai interessante per il nostro territorio in quanto recentissimi studi hanno messo in luce che i più importanti centri di culto di San Giovenale si trovano in Umbria lungo la direttrice che nell'alto medioevo congiungeva la capitale della Tuscia, Lucca, con il territorio del ducato romano.5 In Toscana l'unica chiesa dedicata fino dall'antichità a San Giovenale è questa sull'antica strada consolare romana in diocesi di Fiesole nel piviere di Cascia, sotto la primitiva chiesa di San Cristoforo agli Scopeti che si trovava sopra l'attuale fattoria di Mandri. Sicuramente il corpo del santo vescovo di Narni sostò nei territorio del marchese Adalberto sotto la vigilanza del "guardingus" di Cascia, forse durante il viaggio di ritorno nell'880: nel luogo doveva esserci un oratorio che successivamente divenne chiesa dedicata a San Giovenale. Abbiamo così, nella mancanza assoluta di documenti di quei secoli, una conferma indiretta che come cento anni prima con Carlomagno, il collegamento tra Lucca, Firenze ed il ducato romano passava ancora su questo altipiano di destra del Valdarno superiore. Nella prima metà del secolo X anche questo territorio ebbe a subire l'invasione dei ferocissimi Ungari e se la popolazione della zona trovò rifugio nei castelli di Cascia Vecchia, Viesca, Ostina Vecchia, Poggio di Luco, Leccio, Cetinavecchia, Arfoli e Fondoli, gli ecclesiastici fortificarono la torre "guardingus" accanto alla pieve che fu chiamata così Castelnuovo di Cascia. Concluse ormai le invasioni degli Ungari, nel 995 il marchese Ugo di Toscana donò alla Badia di Firenze tutte le vastissime proprietà dell'ex fisco regio longobardo, con tutti gli abituri, il castello di Poggio di Luco e tutte le altre 208 case e cascine di massari. La zona era vastissima andando dall'Arno fino a Forlì, comprendendo l'attuale Reggello e Cascia. La Badia successivamente vendette a pezzi il vasto territorio. Il 25 Marzo 1032 il vescovo di Fiesole Iacopo il Bavaro, avendo acquistato la chiesa di San Giovenale e tre mansi o poderi, li donò al Capitolo della Cattedrale di Fiesole perché i Canonici potessero avere mezzi di sussistenza. Mons. Raspini giustamente scrive che da allora "quanto vi era a San Giovenale cominciò ad appartenere al Capitolo dei Canonici di Fiesole". Dice ancora "che chi aveva la proprietà della chiesa, godeva anche del patronato su di essa, aveva cioè il diritto di scegliere, eleggere il rettore e presentarlo al vescovo per la relativa nomina".6 Se tutto questo è vero, nel secolo XV la chiesa di San Giovenale non era più come vedremo, di patronato e quindi di proprietà del Capitolo della Cattedrale di Fiesole. Nella seconda metà del secolo XII avendo raggiunto tutta la zona la massima prosperità economica e demografica, si provvide alla ricostruzione delle antiche chiese ed oratori: a Cascia si costruì la meravigliosa pieve che circa 20 anni fa è stata riportata al suo antico splendore. La torre "guardingus" fu trasformata in campanile cessando così di chiamarsi il Castelnuovo di Cascia. Anche la chiesa di San Giovenale fu ristrutturata durante il XIII secolo: essa divenne una piccola chiesa romanica con l'abside semicircolare rivolta verso il sorgere del sole come quella della pieve. Nel 1861 fu completamente trasformata ed addirittura ne fu invertito l'orientamento che solo dopo il recente restauro è stato ripristinato; tuttavia si sono ormai perduti l'abside ed il fascino della sua antica struttura.7 Per tutto il 1200 il territorio di Cascia si trovò ad essere zona di confine tra l'espansione di Firenze nel contado e la resistenza dei feudatari, in particolare dei Guidi, e degli aretini. Ebbe quindi a subire continue incursioni di vari eserciti e le lotte tra guelfi e ghibellini vi trovarono cruenti epiloghi. La situazione andò tanto deteriorandosi che i Canonici della cattedrale di Fiesole non poterono più permettersi il lusso di mantenere un rettore a San Giovenale per cui all'inizio dell'XIV secolo l'affidarono al rettore di San Tommaso ad Ostina. Anche civilmente, dopo la conquista definitiva del territorio da parte del comune di Firenze il popolo di San Giovenale fece parte di quello di Ostina. Il 28 Giugno 1305 fu distrutto definitivamente dai fiorentini uno tra i più turbolenti castelli del piviere di Cascia, quello di Ostina Vecchia che fu raso al suolo ed anche la chiesa che si trovava all'interno antichissima, dedicata a San Biagio, ebbe gravi danni tanto che successivamente crollò ed il culto del santo fu continuato in quella di San Giovenale. San Biagio, la cui festa cade il 3 Febbraio, fu un santo vescovo, martire ed anche se sono incerte ed oscure le notizie della sua vita e del suo martirio, sembra che sia stato medico prima di essere eletto alla cattedra vescovile di Sebaste in Armenia, sua città natale. Il suo martirio sarebbe avvenuto all'inizio del IV secolo e tra gli strumenti con cui fu torturato, la leggenda indica soprattutto i pettini di ferro con i quali sarebbe stato scorticato. Il santo è stato sempre implorato per ottenere la guarigione da ogni forma di mal di gola e da altre svariate malattie degli uomini e degli animali, ed inoltre è stato nei secoli invocato dalle ragazze per trovare un marito. Nella seconda metà del 1300 si assistette nel territorio del piviere di Cascia ad una progressiva accentuazione nell'acquisto di proprietà fondiarie da parte della ricca borghesia fiorentina, per cui si affermò definitivamente l'appoderamento ed il contratto mezzadrile. Il fenomeno si intensificò specialmente dopo il 1384, anno in cui il comune di Arezzo perse l'ultima parvenza di autonomia e fu assoggettato, col suo contado, definitivamente a Firenze: la zona di Cascia cessava di essere territorio di confine e di lotta e quindi era ormai sicura ed appetibile. Molti fiorentini appartenenti alla ricca borghesia mercantile, discendenti da famiglie originarie dal territorio di Cascia, acquistarono le terre dei loro avi: così i Carnesecchi, i Foraboschi, i Castellani. Essendo solo questi ultimi legati alla storia del Trittico, evito di parlare delle altre famiglie e dirò solo dei Castellani. La famiglia Castellani, secondo il Verino ed il Mecatti, fu originaria del popolo di San Andrea del castello di Cascia; fu potentissima ed ebbe la maggior parte dei suoi possessi lungo la strada aretina, a San Niccolò, a Bagno a Ripoli nella zona di Incisa. Moltissimi furono i possedimenti dei Castellani nel piviere di Cascia. in particolare a Cetina, a Montanino, a Rota, a Cancelli, a Leccio, a Sant'Agata, ad Ostina, a San Giovenale ecc. La loro floridezza iniziò a partire dal XIV secolo con Lotto e con suo figlio Vanni. Nella seconda metà del 1300 la figura più importante della famiglia fu Michele di Vanni di Lotto: cavaliere a speroni d'oro, fu più volte ambasciatore della repubblica, tre volte priore e due volte Gonfaloniere di Giustizia. Amò molto il Valdarno dove fece grandi acquisti nel piviere di Cascia: acquistò l'attuale torre del Castellano e gran parte del territorio intorno a San Giovenale di cui fin da allora divenne, probabilmente, patrono e proprietario insieme al figlio suo più caro, Rinieri,8 iniziando così ad invocare San Giovenale come santo protettore della famiglia Castellani. Egli acquistò beni anche a Terranuova e nella zona d'Incisa, intorno al Burchio e Palazzolo. Michele sposò in prime nozze Niccolosa di Cardinale degli Abati e, rimasto vedovo, Bartolomea figlia del ricchissimo Gherado Gambacorta di Pisa, più giovane di lui di oltre venti anni. Figli maschi di Michele furono: Vanni, Niccolò, Matteo, Giovanni e concesse mille fiorini d'oro per edificare ed affrescare una cappella in Santa Croce a Firenze dedicata a Sant'Antonio abate, per accogliere le spoglie del figlio Rinieri e le proprie. La cappella fu realizzata tra il 1385 ed il 1387 e fu affrescata egregiamente con diverse storie della vita di Sant'Antonio abate, da Agnolo Gaddi e Gherardo Starnina. Frederik Antal9 spiega molto chiaramente come la borghesia benpensante dell'epoca scegliesse volentieri scene di elemosine tratte dalle leggende dei santi per suscitare l'interesse del popolo: Antonio abate, la cui festa cade il 17 Gennaio, santo eremita del deserto egiziano, vissuto tra il III e il IV secolo, aveva avuto il merito di aver distribuito la sua ricchezza ai poveri, di essere stato tormentato dai diavoli e inoltre gli si è sempre attribuita la facoltà di proteggete contro le malattie sia gli uomini che gli animali di cui è il santo protettore per eccellenza. Sant'Antonio abate divenne quindi, con Michele Castellani, il santo più caro alla famiglia Castellani, a lui fu dedicato un grandioso ospizio o ospedale, secondo l'uso dei tempi sulla strada aretina, vicino ad Incisa dirimpetto all'attuale Torre del Castellano, conosciuto come Sant'Antonio alle Staffe: l'edificio è stato distrutto durante la seconda guerra mondiale, ma la località si chiama ancor oggi Sant'Antonio.

Tutti i figli di Michele ebbero molti onori, ma più che altro Vanni e Matteo che ricoprirono le più alte cariche della repubblica. Vanni di Michele di Vanni fu un uomo importantissimo: nel 1385 ancora giovanissimo fu fatto Cavaliere ed inviato come commissario nel territorio tra il Valdarno aretino e fiorentino ad occupare le terre tolte ad Arezzo. Fu in quell'occasione che egli abitò nel Valdarno, acquistò case a S. Giovanni, restaurò l'antica torre "guardingus" dirimpettaia di quella di Cascia vicino all'Arno e la trasformo nel cosiddetto Castello o Fortezza di Vanni oggi castello della Torre del Castellano, proprio perché posseduta dai Castellani. Vanni fu più volte ambasciatore e tre volte gonfaloniere di giustizia. La moglie Francesca di Bettino di Bindaccio Ricasoli gli donò molti figli: Michele, Giovanni, Iacopo, Piero, Lotto, Simone ed il più amato Bartolomeo. Mi piace evidenziare che Francesca ebbe un caro fratello il cui figlio, Antonio, sposò, sembra nel 1425, Filippa di Gaspero di Silvestro Brancacci. Vanni fu maestro di Zecca nel 1401, nel 1410 e nel 1418 e sui fiorini di oro fece sempre mettere come suo segno o firma un simbolo inusitato e molto particolare: due pastorali decurtati accostati dalle lettere V oppure a volte, nel 1410 e 1418, accostati con le lettere V a sinistra ed R a destra di chi guarda, per ricordare il fratello Rinieri. Egli abitava a Firenze il grandioso palazzo Castellani nella via omonima nel quartiere di Santa Croce, nella parrocchia di Santo Stefano al Ponte. Molto sarebbe da dire di Vanni ma per quanto interessa il trittico di San Giovenale, ci piace ricordare che fu lui a far costruire la splendida casa quattrocentesca presso la chiesa omonima. Così tale casa è descritta nella denuncia del Catasto che Iacopo fece per il fratello Simone che si trovava ad Avignone nel 1427. "Uno podere con casa da Signore e da lavoratore, forno ed aia posta nel popolo di S. Giovenale di staiora 80 [enorme] tra vigne, boschi e terre lavoratie. Fallo Agnolo da Cetica che da I via, II Cristoforo di Michele, da III e IV Baldo di Ser Bartolomeo di Ser Baldo".10 Vanni di Michele Castellani sembra essere morto nel Marzo del 1421 e poiché l'anno fiorentino iniziava il 25 Marzo oggi sarebbe stato già il 1422. Infatti in un atto del 2 Aprile 1422 il figlio Iacopo davanti al notaio nomina i fratelli suoi procuratori per i beni del padre Vanni recentemente defunto, essendo egli costretto ad allontanarsi per affari da Firenze.11 I beni di Vanni alla sinistra dell'Arno ad Incisa passarono, dopo la sua morte, al figlio Piero di anni 33, quelli alla destra dell'Arno, il castello, San Giovenale ecc. al figlio Simone di anni 28 il quale insieme ai fratelli assunse anche la proprietà ed il patronato della chiesa di San Giovenale. Prete di San Giovenale era Francesco di Bartolomeo che non vi risiedeva, ma abitava in San Lorenzo a Firenze essendo anche cappellano "suonate gli organi" di questa chiesa.12 Dalle portate del catasto del 1427 si capisce che a San Giovenale erano pochissimi i proprietari terrieri: il territorio e la ricchezza era nelle mani dei grandi latifondisti fiorentini e più che altro dei Castellani; e la popolazione era molto povera. Tra i mali dell'epoca, c'era anche quello di concedere ai parroci di derogare dall'obbligo di residenza nelle loro povere parrocchie di campagna per abitare nella ricca Firenze, attratti dalle comodità e dalla cultura, per cui le piú volte rimanevano nei villaggi solo religiosi con poca cultura, cui mancavano anche i libri liturgici indispensabili.

Voi direte: "Cosa c'entra tutto questo lungo prologo sulla famiglia Castellani con il trittico attribuito al Masaccio di cui si sta discutendo"? Tommaso Cassai detto Masaccio nacque a San Giovanni Valdarno il 21 Dicembre 1401 giorno della festa di San Tommaso di cui prese il nome. Dopo aver passato la fanciullezza e l'adolescenza in questa meravigliosa terra dagli splendidi scenari e dai delicatissimi colori, si trasferì con la madre a Firenze ancora giovanissimo. Come quasi tutti i provenienti dal Valdarno Superiore, la famiglia si stabilì in una casa d'Oltrarno in San Niccolò dove i Castellani possedevano molte case e forse Masaccio abitò proprio in una loro casa. Molti dalla campagna venivano a Firenze, in quegli anni godendo la città di uno dei suoi periodi più opulenti. La vita politica era dominata da una oligarchia di ricchi mercanti, il cui capo era Maso degli Albizi e di cui facevano parte Vanni Castellani e suo fratello Matteo; oligarchia che spadroneggiava senza scrupoli nelle cariche pubbliche ed esiliava ed incarcerava i più temibili avversari. In economia, Firenze era al massimo della floridezza. Gli Annuali Cerretani per il 1422 riferiscono che nelle strade vicino al Mercato Vecchio si trovavano 72 "banchi di tavoletto e tappeto", che "i cittadini possedevano 2 milioni di fiorini d'oro in denaro contante, che inauditi erano i loro possessi in merci di ogni genere, in beni e crediti presso il Monte; che in quell'anno fu introdotta in Firenze l'industria dell'oro filato, che divenne ben presto e per lungo tempo la migliore di tutto il mondo; che l'industria della seta non aveva mai confezionato tante stoffe quanto in quel tempo e che mai s'era avuto in giro quantità di broccato Di) riccamente intessuto d'oro e di maggiore bellezza...".13 Con questa grande ricchezza concentrata nelle mani di poche famiglie, Firenze era la capitale artistica del mondo, centro delle arti e delle lettere con Donatello, il Ghiberti, il Brunelleschi che già dal 1417 stava costruendo la cupola di Santa Maria del Fiore e all'inizio degli anni venti era impegnato in San Lorenzo alla ricostruzione della Chiesa su incarico di Giovanni di Averardo de' Medici. Nelle lettere la cultura umanistica era ormai giunta ad altissimi livelli nell'indagine filologica dei testi classici e la lingua latina era sempre più usata in modo sapiente nella prosa, nella poesia, nella scrittura. Lo studio dell'antichità greca e latina avevano creato una nuova concezione della vita e della missione dell'uomo: tutti i cittadini dovevano interessarsi degli affari pubblici e tutti gli uomini colti dovevano dare il massimo contributo per l'avanzamento dell'umanità. Ed ecco Masaccio arrivare in questa Firenze dal contado, pieno di entusiasmo giovanile, con uno spirito semplice e sensibilissimo; forse inizialmente lavorava col fratello nella bottega di Bicci di Lorenzo di Sant' Egidio, ma di certo immediatamente iniziò a frequentare il Brunelleschi, il Donatello ed i più eruditi umanisti. La sua arte si rifece fino dall'inizio alla natura; schivo di una pittura troppo raffinata e fastosa preferita dai magnati dell'epoca, impresse alla pittura fiorentina un impulso nuovo e vivace i cui effetti si fecero per lungo tempo sentire. Per la sua parrocchia di San Niccolò il Masaccio, come riferisce il Vasari, dipinse una Annunciazione forse prima del Trittico di San Giovenale perché sappiamo che quella chiesa fu restaurata ed ornata di cappelle nel 1420-1421 Già in questa tavola, oggi perduta, egli "mostrò assai d'intender la prospettiva".14 In San Lorenzo, dove come ho detto Brunelleschi era al lavoro, Masaccio avrà forse conosciuto il curato di San Giovenale, Francesco di Bartolomeo, che come ho detto vi risiedeva; forse proprio il curato,14bis potrebbe aver suggerito a Vanni Castellani, patrono di San Giovenale, di commissionare al giovane e poco conosciuto valdarnese il nostro trittico all'inizio del 1421. La tavola doveva essere quasi compiuta alla fine del 1421 se proprio il 7 Gennaio di quell'anno (moderno 1422) il Masaccio si iscrisse all'Arte dei Medici e Speziali essendo obbligato ad iscriversi ogni "artista che avesse voluto operare in proprio e che avesse dovuto eseguire, in Firenze, lavori importanti alla vista di tutti;"15 quasi certamente lo fece per poter riscuotere dal suo ricchissimo committente quanto pattuito per questa sua opera assai importante. Abbiamo supposto che Vanni sia morto nel Marzo quando il trittico doveva essere stato ormai portato a termine ed il pittore avrà forse già avuto il suo compenso. Il 12 Aprile 1422 fu la Santa Pasqua ed il 19 successivo, domenica in Albis, fu consacrata con grandi festeggiamenti la chiesa di Santa Maria del Carmine. Masaccio era presente alla festa e la raffigurò nella famosissima Sagra andata perduta.I123 Aprile 1422, giovedì, egli appose sul trittico la data conclusiva, a caratteri romani per qualificarsi umanista a pieno titolo. La data potrebbe essere una data votiva, come per il trentesimo della morte di Vanni, oppure il pittore si era impegnato a consegnare il trittico prima del 3 Maggio, festa di San Giovenale, o forse ancora la domenica precedente all' inaugurazione della chiesa del Carmine avrà preso nuovi impegni di lavoro per cui era necessario porre fine al precedente. A chi fu consegnato il trittico? Dato che il committente era morto, è mia opinione che questo sia stato preso in consegna dal curato di San Giovenale e cappellano di San Lorenzo e che quindi sia rimasto inizialmente a Firenze (dove sembra abitasse anche il pievano di Cascia Cristoforo Bonichi, canonico di Fiesole). Ed a Firenze certamente fu visto ed ammirato dagli artisti dell'epoca e dai più raffinati intenditori che ne apprezzarono l'originalità: vari pittori sembra abbiamo risentito dello studio della splendida tavola. La iniziale permanenza a Firenze è avvalorata come vedremo anche dalla sua storia successiva. Il trittico alla luce della ricostruzione storica fin qui fatta, credo offra nell'insieme una facile lettura, anche se il committente, come tutti i ricchi committenti dell'epoca, era stato molto esigente nel pretendere da Masaccio la precisa espressione di quanto egli voleva rappresentare. Nel pannello centrale è raffigurata la Madonna in trono col Bambino: i Castellani erano devotissimi alla Vergine "Gratia Plena Domimus Tecum Benedicta" come è scritto sul gradino del trono; infatti lo zio di Vanni, Lotto, nel 1412 aveva intitolato a Maria Assunta in Cielo l'ospedale o rifugio per i pellegrini fatto costruire sulla via aretina presso Bagno a Ripoli.16 Come le altre Madonne del Masaccio anche questa è "una donna di forme piene, di un biondo albino, senza sopracciglia, come vuole la moda del tempo, dagli occhi vivi e la bocca lievemente imbronciata''.17 Nella raffigurazione della Vergine e del Bambino, come molto chiaramente ha messo in luce stamattina padre Angelo Polesello, "possiamo cogliere l'intrecciarsi di vari temi della Passione secondo Luca in vista di una catechesi eucaristica. "Il velo del tempio si squarciò, (25, 45) anticipato dall'istituzione dell'Eucarestia nel grappolo d'uva come "frutto della vita" (22,18), dal tema del "più piccolo" nel Bambino in piedi (22, 26) e ancora dal Desiderio" (22, 15) nelle sue dita in bocca.18 Dunque in Masaccio, se pure ventenne, c'è già, secondo padre Polesello, una profonda cultura religiosa: il velo trasparente che si interrompe sul Bambino vuole rappresentare il velo del tempio che si squarciò con la morte di Cristo in quanto quella morte ci donò il libero accesso alle novità di una relazione filiale con la Paternità di Dio. Questa penetrante conoscenza religiosa del giovane pittore secondo padre Polesello è da mettersi in relazione alla grande amicizia che lo legava al Brunelleschi d al quale aveva mutuato anche la prospettiva del quadro. Si sa infatti, che Ser Filippo "dava opera alle cose della Scrittura Cristiana, non restando d'intervenire alle dispute ed alle prediche di persone dotte, delle quali faceva tanto capitale per la memoria sua che Paolo dal Pozzo Toscanelli, celebrandolo, usava dire che nel sentire arguir Filippo gli pareva un nuovo S. Paolo". I santi alla destra di chi guarda sono San Giovenale e Sant'Antonio abate, gli antichi cari protettori della famiglia Castellani: essi stanno pregando intensamente, con posizione rigidamente immobile e la Vergine è rivolta verso di loro. San Giovenale tiene con la mano destra il libro aperto dove si può leggere nel I rigo (l'unico che si intravede nella pagina sottostante) "Nomine", nel II rigo "bene" che fa parte dell'Antifona al Salmo messianico 109 (110) che inizia al IV rigo. "[Dixit] Dominus Domino meo [se] de adestris meis - [donec po]nam inimicos tuos ecc." La grafia sul libro può essere paragonata con l'unico autografo di Masaccio, in un documento del 1427. II santo vescovo tiene con la sinistra il pastorale con la curvatura verso il popolo come deve tenerlo ogni vescovo nel proprio territorio. I pastorali non presentano più la decorazione a smalti propria del periodo gotico, ma hanno le volute con modellato naturalistico tipico del periodo rinascimentale. Sant'Antonio abate e rappresentato in aspetto senile, con lunga barba, con ampio saio e mantello e con gli attributi principali del bastone a forma di T dell'eremita ed il porco, privilegi dell'ordine degli Antoniani, fondato nel 1095 della cui regola il santo tiene anche il libro nella mano sinistra. Nello scomparto centrale l'angiolo di destra, anche se il volto è appena accennato, non ha più gli occhi rivolti alla Madonna, le mani non sono più perfettamente giunte ma un po' allargate, è rivolto verso l'altro angiolo che sta facendo un gesto silenzioso con le braccia per richiamare l'attenzione della Vergine: stanno arrivando, e quindi devono essere presentati, due nuovi santi protettori della famiglia Castellani, San Biagio e San Bartolomeo. Da sinistra c'è una luce come proveniente da una porta; infatti l'angelo di sinistra ha la veste illuminata sul dietro: i due santi di sinistra sono in movimento, come fossero all'esterno e quindi più luminosi. Essi si presentano alla Vergine con gli attributi della loro santità e del loro martirio, San Biagio col pastorale ed il pettine di ferro del martirio, San Bartolomeo apostolo, col libro del suo apostolato e col coltello simbolo della sua tortura: sembra infatti che sia stato spellato vivo. II rosso delle vesti è il colore dei martiri; il pittore ha dipinto rossa la veste di San Bartolomeo e bianco il mantello, mentre San Biagio ha rosso il piviale e bianca la veste. San Biagio come ho già detto, era venerato nell'antica chiesa del castello di Ostina Vecchia e forse lo stesso Vanni ne aveva trasferito la devozione a San Giovenale; San Bartolomeo è raffigurato in ricordo del figlio prediletto, pre-morto al padre, che era stato sacerdote e canonico: Bartolomeo ricordava nel nome anche lo zio Bartolomeo Castellani cavaliere Gerosolimitano. II pastorale di San Biagio non ha la curvatura verso il popolo ed è tenuto con la destra a significare che non è nel suo territorio 0 forse vuol rappresentare soltanto l'autorità episcopale. Vanni volle che Masaccio ponesse il suo emblema, la sua firma sul quadro come l'aveva fatta mettere sui fiorini d'oro. Guardando il trittico risaltano immediatamente agli occhi i due pastorali e le ali dei due angeli poste, in modo inconsueto, proprio in posizione preminente. Ebbene se immaginiamo di incrociare i due pastorali si vede che essi sono avvicinati dalle ali degli angioli che formano inequivocabilmente due lettere V. D'altronde anche nel nimbo della Vergine e sul suo petto è ripetuta con evidenza la lettera V per comporre "Virg." Da quanto detto si potrebbe evincere che i volti dei quattro santi siano quelli dei personaggi della storia dei Castellani fin qui narrata. Sant'Antonio abate sarebbe il padre di Vanni, Michele, che, abbiamo detto, introdusse nella famiglia il culto del santo. San Giovenale non può essere che il fratello di Vanni, Rinieri, di cui abbiamo già detto; San Biagio, che è l'unico che guarda lo spettatore, dovrebbe essere il committente Vanni Castellani poco più che cinquantenne: i suoi capelli e la barba sono brizzolati; San Bartolomeo sarebbe il figlio prediletto Bartolomeo. La ricerca archivistica certamente incompleta non ha, per ora, permesso di rintracciare il testamento di Vanni, né quello della moglie, né quello dei figli; forse solo da questi documenti avremmo la conferma oltre che del committente, anche dell'esecutore del trittico che ormai tutti i critici attribuiscono a Masaccio. Le ricerche fatte per scrupolo nell'archivio capitolare di Fiesole, pur sapendo che il Capitolo della cattedrale non era più patrono di San Giovenale, nei libri di Entrate ed Uscite non risultano in quegli anni pagamenti per una tavola per San Giovenale.

Anche per l'altra importante famiglia nativa di Cascia, i Carnesecchi, le ricerche d’archivio sono state negative; anzi quasi nello stesso periodo nel 1423 la famiglia commissionò a Masolino la famosa "Madonna di Brema", tanto da sembrare che le due famiglie originarie di Cascia avessero scelto i due pittori come in concorrenza. Dal Catasto del 1427 sappiamo che tutti i figli di Vanni erano obbligati ad un'offerta alla Chiesa di Santa Croce per la festa di Sant'Antonio abate e, per testamento della madre Francesca, dovevano dare ogni anno 3 fiorini d'oro ciascuno al pievano di Cascia.

All'inizio degli anni '30 il potere oligarchico di Firenze iniziò a vacillare per l'ormai sicura ascesa di Cosimo dei Medici, il quale dapprima esiliato, nel 1434 venne richiamato a Firenze dove venne accolto come salvatore della città, molti oppositori dei Medici furono esiliati e tra questi Felice Brancacci ed alcuni figli di Vanni Castellani tra i quali Piero e Simone. Il Machiavelli scrisse "che Firenze, per simile accidente [cioè con l'esilio], non solo si privò di uomini da bene, ma di ricchezze e di industria".19 I Castellani persero così molto del loro potere politico ed economico; molti dei loro beni vennero temporaneamente confiscati tra cui il castello o fortezza di Vanni che passò al grande umanista Leonardo Bruni di cui dopo dirò. Forse per questa ragione si sono perduti tanti documenti della famiglia e per la storia successiva del trittico non ci resta che riferirci alle preziosissime relazioni delle visite pastorali dei vescovi di Fiesole conservate nell'archivio vescovile. Il 6 Ottobre 1436, 14 anni dopo la data posta sul trittico, il vescovo di Fiesole Benozzo Federighi si recò in visita pastorale alla chiesa di San Giovenale. Questa è la relazione, da me tradotta, e l'inventario che fu scritto in lingua volgare: l'originale sarà inserito nella eventuale pubblicazione degli atti di questo convegno.

"Chiesa di San Giovenale - Giorno 6 Ottobre 1436.20

II sottoscritto signor vescovo proseguendo la detta sua visita, arrivò alla chiesa di San Giovenale curata e parrocchiale di detto piviere di Cascia, di cui è rettore e prete Francesco di Bartolomeo cappellano nella chiesa di San Lorenzo di Firenze eletto da Simone del signor Vanni dei Castellani con i fratelli patroni di detta chiesa e confermato dal pievano di Cascia. In detta chiesa detto rettore non fa residenza e non ci sono sacramenti. In detta chiesa c'è un altare consacrato. Il corpo di detta chiesa è in buone condizioni ed il tetto in pessime condizioni ed ha bisogno di riparazione; il pavimento di detta chiesa è malandato nella parte inferiore ed invero nel lato destro di detta chiesa è il legno dal luogo santo.21 In detta chiesa c'è un calice elevato con la coppa argentata e la patena adeguata ed una pianeta di color verde irregolare e con un filo di seta con camice ed amitto ed un messale all'antica dislegato e mal ridotto. La canonica di detta chiesa è in buono stato. In detta chiesa si ha un reddito di dieci fiorini dall'affitto delle terre e dei beni di detta chiesa."

"Giorno 18 del mese di Ottobre 1436

Comparve davanti a detto vescovo ed alla sua curia il prete Roggerio rettore della chiesa di San Michele a Caselli procuratore e con nome procuratorio del soprascritto prete Francesco, rettore della soprascritta chiesa, ed in termine maggiore assegnato a produrre il soprascritto inventario, produsse l'inventario con tutti i beni di detta chiesa soprascritta nel soprascritto giorno che è nella filza degli inventari. E del titolo il soprascritto rettore fu rogato Ser Andrea Mattei notaio di detto mons. vescovo.

"Inventario 22 della chiesa di Santo Giovenale piviere di Cascia

1 chalice d'ottone con coppa d'ariento

1 pianeta trista

1 messale all'anticha tristo

1 crocie di lengnio

2 tovaglie d'altare

2 sciughatoi da altare

1 chamice

1 stola

1 manipelo

1 Cordiglio

1 chasetta dove stanno queste chose

1 torchiera

Inventario di terre

1 podere al lato alla chiesa di staiora diciotto di terra tra buone e chattive con poche viti e pochi ulivi confinato a primo via; 2 rede di Domenico di Sandro; a 3 Manno di Giovanale; a 4 rede di Berto Charnesecchi. Item uno peçço di terra di 3 staiora triste posto in sullo fiume rescho confinato a I rescho a 2... Item peçço di boscho sta per pasture luogo detto Sanbutoni bosta in detto popolo. Item richoglie di decima due staia in meçço o 3 di grano. Di tutte queste chose sarebbe di frutto fiorini sette. fr. 7 e dir la vuole venghi per essa. Favisi l'anno la festa di Santo Biagio, Favisi el di detta + di Maggio la sagre, il lunedi innanzi la Scensione vi venghono tutti i preti del pioviere co' loro popoli a processione e dassi mangiare a tutti i preti".

Dunque si faceva la festa di San Biagio ed il primo maggio si effettuava la sagra della consacrazione della chiesa. Non si fa menzione del trittico, ed ammesso pure che in questa visita non si volessero inventariare le tavole d'altare, sembra poco credibile che nello squallore in cui è de scritta la chiesa, questo passasse inosservato essendo oltre a tutto nuovo; inoltre non risiedendovi il parroco doveva essere poco consigliabile lasciarlo incustodito. E' quindi presumibile che fosse ancora a Firenze o presso il parroco o in una residenza dei Castellani che non poteva essere la fortezza di Vanni in quanto già era stata temporaneamente confiscata. Lo stesso vescovo Federighi tornò a San Giovenale in visita pastorale nel 1441. L'inventario cita gli stessi oggetti della prima visita. Questa la traduzione della relazione:

"Piviere di Cascia; Chiesa di S. Giovenale23

Giorno di Domenica 23 del mese di Luglio 1441.

Il predetto signor vescovo proseguendo la sua detta visita insieme al soprascritto signor vicario e lasciata la infrascritta chiesa di San Cristoforo a Scopeti, venne alla chiesa di San Giovenale, curata di detto piviere di Cascia di cui è rettore e prete Lando Marchionni cappellano nella chiesa di Santo Stefano di Firenze, che non vi fa residenza ma la fa officiare dal prete Nicolao rettore di San Martino di Pontifogno che perciò deve avere per l'officiatura libbre 13 l'anno ma non le riceve e... entrando in detta chiesa andò all'altare maggiore consacrato di cui si fa la festa della consacrazione il giorno I maggio e sopra il quale c'è la tavola della Vergine Maria bella..."

In questa visita si fa dunque menzione di una bella tavola della Madonna ed io credo trattarsi del nostro trittico anche se non vi è la descrizione. Mentre nella precedente visita a San Giovenale non c'era il parroco, in questa pur restando il titolare a Firenze la chiesa è officiata dal prete di Pontifogno e quindi in qualche modo è vigilata. Forse il curato prete Francesco cappellano a San Lorenzo o era morto oppure era stato sollevato dall'incarico per la caduta in disgrazia dei Castellani ed avrà consegnato il trittico al nuovo curato Lando, che lo avrà finalmente fatto sistemare sull'altare della chiesa di San Giovenale per cui era stato dipinto. Mi piace ricordare che il nuovo curato era cappellano a Santo Stefano al Ponte, parrocchia dei Castellani di cui era parroco Michele nipote di Vanni, il quale era molto legato al pievano di Cascia. Nella relazione della visita pastorale del 23 Maggio 1427 compiuta dal vescovo di Fiesole Guglielmo Becchi, a San Giovenale, dove il parroco Bartolomeo Monaldi dice esserci 60 anime, così si legge:

"In detta chiesa è l'altare maggiore con tavola poverissima"24. A distanza di 50 anni dal 1422 il trittico sarebbe quindi indicato o come in cattive condizioni o non più rispondente al gusto dell'epoca.

Dopo il concilio di Trento nella seconda metà del 500 il trittico deve essere stato tolto dall'altar maggiore se nel 1640 si legge che sull'altare c'era un "Sacrum Convivium" cioè una rappresentazione dell'ultima cena de] Signore.25

Forse la tavola fu smembrata e divisa in tre pezzi andando così perduta l'originale cornice che, come ha scritto Caterina Caneva, doveva essere molto bella, "intagliata e dorata con colonnine tortili, secondo i più diffusi modelli contemporanei".26 Finalmente nell'inventario del 23 Agosto 1711 abbiamo la descrizione precisa del nostro trittico e in seguito il curato Matteo Nuti il 20 Maggio 1718 ci da una preziosa e precisa descrizione della tavola riferendo inoltre: "L'altar maggiore è un quadro fatto a piramide col suo ornamento di legno fatto dal Reverindissimo Signor Gio: Cosimo Papi il quale lo rifece nel 1681." Quindi il trittico nel 1681 deve essere stato messo insieme e vi fu fatta la cornice a listello, coprente l'iscrizione, che solo col recente restauro è stata rimossa.Il curato Zanobi Tabarrini l'8 Agosto 1738 ci descrive così la sua chiesa di San Giovenale: "A mano destra è la strada, a mano sinistra la casa presbiteriale. Davanti alla porta maggiore una piccola piazza quale serve di ci mitero. Ci sono tre altari. Il primo dedicato a S. Giovenale vescovo di Narni e titolare della medesima, il secondo di S. Diacinto, il terzo di S. Filippo Neri. L'altare di S.Giovenale, che è l'altare magiore dedicato a detto santo è collocato in faccia al muro, che è in faccia alla porta maggiore alla chiesa, et è posto in mezzo di due usci, per i quali si va nella sagrestia. A quest'altare vi è un quadro, che rappresenta in mezzo la Vergine Santissima con il bambino Gesù in collo, corteggiata da due angeli, da mano destra S. Bartolomeo e S. Biagio, e da mano sinistra S. Giovenale e S. Antonio abate. Questo quadro fu dipinto l'anno 1422".27 Il bravo curato sottolineò due volte la data per richiamare l'attenzione sull'antichità del dipinto. Anche i parroci di San Giovenale dell'800 e del'9OO tennero in gran pregio il nostro trittico che andava sempre più deteriorandosi ed alcuni lo ritennero di scuola masaccesca, anche se l'ispettore delle Regie Gallerie, Guido Carocci, giornalista e storico, dopo una sua visita alla chiesa di San Giovenale nel 1890, attribuì la tavola genericamente alla scuola senese dandogli un valore di circa 1000 lire. Fa tenerezza sapere che il parroco, durante l'ultima guerra, al passaggio del fronte temette che il suo trittico fosse trafugato dai tedeschi sempre alla caccia di opere d'arte, per cui, non ritenendo sicure la chiesa e la canonica, lo nascose dietro al bandone a capo del letto del suo colono Bettini Renato. Negli anni Cinquanta del nostro secolo era parroco di San Giovenale Don Renato Lombardi amico dell'allora architetto Polesello (ora padre Angelo). Pochi giorni dopo la Pasqua del 1958 il Polesello fu da don Renato e di sera, prima di cena, a lume di candela mancando l'energia elettrica, salì sull'altare per osservare meglio il dipinto. Egli giudicò allora che fosse un Masaccio o quantomeno opera della sua scuola , ricordando s i della Madonna di Pisa nella descrizione del grande valdarnese Mario Salmi. L'architetto Polesello insistette onde don Renato chiamasse l'incaricato di zona della Soprintendenza che all'epoca era Luciano Berti, perché si occupasse del dipinto. Don Renato seguì il consiglio, come scrisse in una lettera del '62 ora nell'archivio vescovile di Fiesole, e dopo qualche tempo il Berti venne a San Giovenale. Condividendo quanto asseriva il Polesello, il Berti nel 1961 fece portare il trittico a Firenze per esporlo, prima di restaurarlo, alla "Mostra di Arte Sacra Antica delle diocesi di Firenze, Fiesole, Prato" che si tenne in palazzo Strozzi dal I Marzo al 20 Aprile. L'opera fu così catalogata al N. 2878 "Stile di Masaccio: Trittico Reggello, S. Giovenale a Cascia. Reca Madonna col Bambino e due angeli, e ai lati quattro santi. 'opera, finora sconosciuta, è stata scoperta dal Berti il quale si riserva di approfondire lo studio in relazione agli inizi del sommo maestro". In effetti in un secondo tempo, attraverso un'indagine critica approfondita convalidata anche dai risultati del lungo restauro, Luciano Berti ha inserito l'opera nel percorso pittorico di Masaccio in maniera criticamente ineccepibile. In occasione della mostra il trittico dopo essere rimasto per secoli alla venerazione dell'umile gente di Cascia, ritornava, mal ridotto e bisognoso di restauro all'ammirazione del colto pubblico fiorentino nella Firenze che l'aveva visto nascere. La storia successiva è ormai di pubblico dominio. Mi piace solo ricordare come il ritorno del trittico nella sua terra lo scorso 18 Dicembre, è stato salutato, chissà per quale volere della Provvidenza, da un pievano di Cascia nativo della parrocchia di San Giovenale: il bravo Don Ottavio Failli, al quale rivolgo il mio ringraziamento per quanto ha fatto e farà per l'incremento della cultura, la valorizzazione del nostro territorio, l'elevazione sociale e cristiana delle nostre popolazioni.

Per finire, come cittadino di questo Comune di Reggello, come ricercatore della storia del nostro territorio, mentre ringrazio l'Amministrazione Comunale per aver organizzato questo interessante convegno insieme alla Soprintendenza ai beni artistici e storici di Firenze ed in particolare alla dott. Caterina Caneva che lo ha magistralmente preparato e condotto, vorrei evidenziare come la nostra terra fu veramente amata dai più grandi umanisti del 400, che ritrovarono nel paesaggio la classicità di Roma. In questi luoghi ebbero residenza per lunghi perio di, Marsilio Ficino, che amava filosofare nelle ville dei Cavalcanti di Torre a Monte e della pieve a Pitiana; il Machiavelli che meditò le sue Istorie Fiorentine nel piano di Cascia ai Merenzi ospite dei Carnesecchi; il Poliziano che abitò nel castello di Vanni ed ebbe il patronato della chiesa di Rota e, tra i maggiori artisti, il Ghiberti che ebbe possedimenti a S. Donato in Fronzano. Inoltre durante queste ricerche, ho potuto accertare che il grande aretino Leonardo Bruni, cancelliere per oltre 30 anni Casa quattrocentesca di S. Giovenale della repubblica fiorentina, possedette la fortezza di Vanni dal 1435 fino alla sua morte nel 1444. II Bruni, contemporaneo del Masaccio, fu uno dei rappresentanti più tipici dell'umanesimo, con vocazione politica oltre che letteraria, derivando dagli antichi il senso concreto dellavita. Amava intensamente l'amenità di questi luoghi dove si sentiva appagato nello spirito. Dopo aver percorso mezza Europa, al seguito dei papi, al suo ritorno dal Concilio di Costanza nel 1415, essendo rimasto disgustato alla vista "dei barbari castelli" dell'Alto Adige, così scriveva al caro amico Niccoli: "Veramente ogni qualvolta io sono andato pellegrinando, non soltanto ho ricercato l'umanità e l'indole della nostra gente. Infatti nelle altre nazioni è insito per natura una qualche cosa di diverso dai nostri costumi, di ripugnante al nostro carattere; e come il sapore del vino Falerno è differente da quello di Terracina, allo stesso modo mi sembra che gli uomini traggano dalla terra stessa dove nacquero il sapore, per così dire dell'indole e dell'ingegno".28 E proprio il valdarnese Masaccio sentì ed espresse le feconde virtù e le ingenite energie delle sue genti. Non conosciuto si mosse giovanissimo dal Valdarno, andò a Firenze dove recepì con immediatezza le nuove idee umanistiche e con la sua arte incarnò l'anima stessa della sua terra natia, i suoi colori la sua amenità; ed anche se morì a soli 27 anni, impresse un nuovo corso alla pittura. Nel 1901 si celebrò in tono minore il V centenario della nascita del nostro pittore e sul `'Marzocco" il prof. Chiappelli così scriveva il 21 dicembre 1901.29 "Quando io ebbi l'onore tre anni or sono, nell'epoca vera del centenario, di proporre per primo le onoranze a Masaccio, avrei sperato che non solo la terra di S. Giovanni, si anche la città di Firenze avesse adeguatamente risposto; giacché Masaccio fiorì in Firenze. Ora la vera e degna onoranza a Masaccio sarebbe il restituire l'antica luce alla Cappella Brancacci, vero santuario sacro dell'arte, sottrarla all'uso del culto, o almeno, provvedendola di una solita cancellata, proteggerla dalle possibili ingiurie umane: e infine liberarla dalle sovrapposte pitture decorative del secolo decimo-ottavo, le quali spostano ed alterano il tono degli antichi dipinti. Sembra incredibile che in tanta nobile gara per restituire i monumenti alla loro pristina forma, non si sia provveduto a questo che è fra i veramente insigni. Ma è lecito augurare che un giorno Firenze saprà adempiere degnamente l'alto debito suo verso il figlio immortale della sua terra.30 E Firenze ha finalmente adempiuto al suo debito. Tra 12 anni cadrà il VI centenario della nascita del Masaccio ed io credo che questo convegno, tenutosi nel suo Valdarno, debba come ritenersi l'inizio dei festeggiamenti. Questo XX secolo ha molto valorizzato il nostro pittore in particolare per me rito di tanti illustri studiosi e critici come i presenti; mi piace rivolgere, tuttavia, un grato pensiero al già citato Alvaro Tracchi ed all'insigne prof. Mario Salmi che proprio nel 1931 pubblicò una splendida monografia sul suo antico conterraneo. La nostra generazione può essere orgogliosa perché agli uomini del Duemila consegnerà una cappella Brancacci restituita al suo antico splendore, e questo splendido trittico per secoli rimasto sconosciuto riproposto allo studio ed all'ammirazione dell'intera famiglia umana.

 

 

NOTE

 

1) B. Berenson, Diari 1947-1958, Firenze 1975; A. Droandi, Pratomagno, Arezzo 1974.

2) A. Tracchi, Via Cassia Alla ricerca del tracciato della via Cassia nel tratto Chiusi- Firenze, in "L'Universo", XLIV,4, 1964, p. 667 sgg.

3) A Tracchi, Dal Chianti ai Valdarno, CNR-Roma 1978.

4) A. Simonetti, Adalberto I Marchese di Toscana e il saccheggio di Narni

dell' 878, in "Bollettino della Regia Deputazione di Storia Patria per l'Umbria" VII, 1901, pag.16-19.

M Salmi, Un problema storico-artistico medievale (a proposito di un mosaico scoperto nel Duomo di Narni), in "Settimane di studio del Centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo di Spoleto", VI Spoleto 1959.

5) L. Pani Ermini, Il culto di S. Giovenale nell'Italia centra/e: le testimonianze monumentali, in "Bollettino della deputazione di Storia Patria per l'Umbria", LXXV,1978, pp.1-29.

LP Ermini, Le memorie archeologiche e il culto di S.Giovenale, in "Atti del convegno Il Paleocristiano nella Tuscia", Viterbo 1979.

6) "La Parola", settimanale diocesano di Firenze, 25-12-1983

7) La trasformazione della chiesa fu fatta fare dal prete Alfonso Battisti come

si piò leggere nelle iscrizioni sotto il loggiato della chiesa stessa.

8) Sappiamo, infatti, che anche nel 1367, quando Benaccio Velluti fu incaricato

dal Comune di Firenze di fortificare i paesi e castelli di Ostina e di Cascia, S. Giovenale era ancora unita a S. Tommaso ad Ostina e quindi l'acquisto dei Ca-

stellani è successivo. Mons. Raspini in Masaccio e l'Angelico. Due capolavori della Diocesi di Fiesole, Firenze 1984.

9) F. Antal, La pittura fiorentina e il suo ambiente sociale nel Trecento e nel primo Quattrocento, Torino 1960.

10) Archivio di Stato Firenze (A.F.S.). Catasto 1427. S. Croce. Carro, II, 28, 155v.

Simone è detto avere 34 anni. Iacopo anni 31.

11) A.F.S. Notarile antecosimiano. Notaro Angiol di Piero da Terranuova, 680

Carta 178.

12) Biblioteca Laurenziana Firenze. Archivio del Capitolo di S. Lorenzo N 2407

Carta 125r, 127v. Francesco degli Organi o Ser Francesco di Bartolomeo nostro

cappellano et suonante degli organi. L. 6 l'anno.

13) C. Gutkind, Cosimo de' Medici. Il Vecchio, Firenze 1940.

14) Vita di Masaccio da S. Giovanni di Valdarno Pittore, G. Vasari in "Le vite de' piú eccellenti pittori, scultori e architettori", edizione del 1568.

14 bis) La presenza congiunta in San Lorenzo di Brunelleschi, Masaccio ed il curato di S. Giovenale potrebbe far pensare ad una affascinante ipotesi che sia stato Brunelleschi a consigliare l'impiego di Masaccio.

15) U. Procacci, Masaccio, Firenze 1980, pag. 14.

16) Lo spedale si chiamava di Santa Maria Castellana dal cognome della famiglia del suo fondatore cosi come il castello di Vanni si chiama Torre del Castellano. II testamento di fatto è conservato negli Archivi di S. Maria del Bigallo di Firenze, pag. 79. Filza I delle Giustificazioni.

17) A. Parronchi, Donatello e il potere, Firenze 1980, pag. 34.

18) Vedi anche "Corrispondenza" anno IX numero 1. Fiesole Pentecoste '89.

A. Polesello, Col Masaccio di S. Giovenale.

19) N. Machiavelli. Istorie Fiorentine , ed. Firenze 1927

20) Archivio Vescovile di Fiesole V, 2. c. 99v.

21) Forse si riferisce ad una reliquia di legno portata dai "luoghi Santi" dallo

zio Bartolomeo gerosolimitano già citato.

22) Arch. Vescovile Fiesole. Visita Pastorale 1436. XIX, 1. n.12 Inventario c.

109. 5.5.

23) Archivio Vescovile di Fiesole V, 3, visita 45 c. 60.

24) Archivio Vescovile di Fiesole V, 6, visita pastorale 1472-1473.

25) Arch. Vescovile di Fiesole - XIX, 4 n. 244 anno 1640: sono inventariati solo

i beni mobili.

26) AA.VV., Masaccio Restituito, Dicembre 1988

27) Arch. Vesc. Fiesole. Inventari.

28) B. Barbadoro: Gli umanisti aretini Vol. VIII degli "Annali della Cattedra Pe-

trarchesca" Anno 1938 - XVI.

29) "Marzocco" di Firenze del 21 - XII - 1901.

30) A. Chiappelli. Pagine d'antica arte fiorentina, Firenze 1905. pag. 105.

 

 

 

 

 

 

 

Masaccio e i Carnesecchi

 

 

La presenza dei Carnesecchi a Cascia , era fino ad oggi stata vista come l'unica giustificazione ai rapporti con Masaccio .

Alla luce del ruolo di prestigio occupato nell'Arte dei "Medici e degli speziali " ( a cui erano immatricolati anche i pittori ) e del numero considerevole di volte in cui ne furono consoli forse oggi si puo' rivedere questa convinzione

 

I Carnesecchi erano immatricolati all’Arte dei medici e degli speziali e ne furono sovente Consoli

A questa arte erano immatricolati anche i pittori

Da questo i contatti a cavallo della fine trecento e inizio quattrocento tra i Carnesecchi e molti pittori

Contatti che sfociavano talvolta in committenze : non trascurabile e’ ad esempio il ruolo di Paolo di Berto Carnesecchi nell’incontro tra Masaccio , Masolino e Paolo Uccello ( vedi studi dr.ssa Cecilia Frosinini e dr Hugh Hudson

 

Alcuni dati estrapolati dal sito http://www.stg.brown.edu/projects/tratte

 

 

Carnesecchi consoli dell'Arte dei Medici e degli Speziali (Arte a cui erano iscritti anche i pittori ) nel periodo 1394-1422

Sul sito della Brown University mancano i dati antecedenti all'anno 1393 e del periodo agosto 1421 -- agosto 1429

 

 

 

1394

Paolo

1404

Paolo

1414

Paolo

1395

 

1404

Cristofano

1414

Zanobi ( muore tra il 16 e il 17 )

1396

Paolo

1405

Zanobi

1415

Paolo

1397

Cristofano

1406

Paolo

1415

Cristofano ( muore tra il 16 e il 17 )

1398

Paolo

1407

Cristofano

1416

Paolo

1399

 

1408

Paolo

1417

 

1400

Paolo

1409

Cristofano

1418

Paolo

1400

Cristofano

1410

Zanobi

1419

 

1401

Zanobi

1411

Cristofano

1420

Paolo

1402

Cristofano

1412

Zanobi

1421

Mancano dati

1403

Paolo

1413

Cristofano

1422

Mancano dati

 

 

 

 

La madonna Boni - Carnesecchi o Madonna di Brema di Masolino porta la data del 1423 e sulla sinistra di chi guarda si vede lo stemma dei Carnesecchi

 

 

Masaccio , Masolino : Trittico della capella di Paolo Carnesecchi----ricostruzione della dr.essa Frosinini OPD-Firenze : La Madonna con bambino di Masolino e' stata trafugata negli anni 20

 

Il Trittico per la cappella di Paolo Carnesecchi in Santa Maria Maggiore pare essere la prima opera fiorentina di Masaccio e comunque l'opera dove inizia la sua collaborazione con Masolino ( notare anche la presenza di Paolo Uccello )

Vedi altrove su questo sito

 

 

 

 

 

 

 

Alcune tracce della presenza dei Carnesecchi

 

 

 

 

 

 

OSTINA

 

 

 

OSTINA : per la cortesia della dottoressa Valentina Cimarri Calussi

 

 

 

Uno stemma dei Carnesecchi sul portale di un antica cantina di Ostina , dice che fu proprieta' dei Carnesecchi

Oggi e' annessa alla sede di un'azienda di prodotti tipici .

 

 

 

 

Per la cortesia dottoressa Valentina Cimarri Calussi

 

 

ANTICA FATTORIA DI OSTINA

 

 

Questo piccolo borgo, posto tra le colline del Pratomagno, vicinissimo a Reggello, ospita questa grande ed antica fattoria, nata nel lontano 1957 dalla passione del Dottor Giovanni Fabbrini amante della campagna riuscì a trasmettere questa passione a tutta famiglia, con la quale trascorreva in questo luogo di pace e tranquillità i momenti liberi.

Quest'uomo, capace ed intelligente, rilevò questo ex convento dalla Curia e lo fece diventare quella che oggi si chiama "Antica Fattoria di Ostina". La cosa avvenne ne per interesse ne per scopi dettati da necessità assoluta, bensì da un grande amore per la terra e per questi paesaggi pieni di colori e profumi, che solo qui in Toscana esistono.

La fattoria ha due entrate: la principale è costituita da un cancello in ferro battuto, mentre l'altra conduce ad una piccola aia, dove spesso i gatti dormono beatamente al sole, e fanno compagnia ad Alì, il cane del contadino che abita all'interno della Cascina della "Fattoria di Ostina".
L'accesso "secondario" ospita tre entrate, due delle quali conducono alla cantina più grande di questa fattoria, nella quale viene svolto tra l'altro tutto il lavoro di produzione dell'olio e del vino. Il lavoro rimane tutt'oggi a conduzione familiare: qui lavorano i figli di colui che fu l'artefice della nascita della fattoria, insieme alla nuova generazione, i tre nipoti.
Qui si lavora alacremente dalle sei del mattino sino a sera tardi: i principali prodotti sono i vini Chianti DOCG "Fattoria di Ostina, "Decano" Chianti Riserva DOCG, "Castelvecchio" IGT Toscano Rosso, "Le Balze" IGT Toscano Bianco, "San Tommaso" Vin Santo del Chianti DOC, l'olio "L'Ostinato" Olio Extra Vergine di Oliva I.G.P. Toscano e la Grappa di Vinacce di Chianti.

La produzione tenderà comunque a comprendere anche Miele, Aceti aromatizzati, Salse e Marmellate particolari, che in una tavola tipica toscana non possono mancare.

Dalla cantina principale, adiacente alla quale è situato il magazzino della fattoria, usciamo ed entriamo in quello che è il cortile vero e proprio di questa grande casa. Il cortile presenta altri quattro accessi: delle porte antiche e ben ristrutturate portano ad una cantina più piccola e all'orciaia, riconosciuta come il gioiello della fattoria; qui riposa l'olio nuovo e gli immensi orci custodiscono gelosamente il segreto del sapore di questo "Oro Verde".
Accanto all'orciaia è situato l'accesso di quella che è la casa vera e propria: fatti quindici scalini, sulla sinistra troviamo la porta della cucina: il grande camino, caldo ed accogliente, è d'obbligo.
E' soprattutto in questa stanza che i ricordi affiorano: mobili antichi, vecchie madie, tazze e piccoli oggetti che sono stati riposti qui da chi, in questo luogo, ha amato ogni angolo, ogni muro, ogni soffitto; chi non ama la campagna, i prodotti che essa è capace di fornire con l'aiuto dell'uomo, non potrà mai amare la Fattoria di Ostina.

La passione per questo mondo ancora incontaminato è la fonte primaria attraverso cui i componenti della famiglia Fabbrini attingono volontà e sempre più amore per il lavoro che svolgono: qualcosa di ancora semplice e naturale che continua a crescere e svilupparsi nel tempo nonostante il passare del tempo.

 

 

Ovviamente consiglio a tutti la degustazione dei vini dell' Antica fattoria di Ostina .Come dice il dr Piccardi doveva essere veramente buono il vino di Ricovero se la sua taverna e' durata piu' di un secolo

 

 

 

 

 le tre bande segnalano uno stemma dei Carnesecchi non dei Duranti quindi e' uno stemma databile ad una data posteriore al 1380

 

 

 

Per la cortesia dottoressa Valentina Cimarri Calussi

 

 

 

 

  

  

 

 

 

 

  

 

sant'Andrea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Fattoria di Mandri forse appartenuta ai Carnesecchi e successivamente ai Medici Tornaquinci ???

 

Ho chiesto conferma di questa notizia :

 

Mi dispiace ma non ho fonti realmente attendibili riguardo all'appartenenza della Fattoria di Mandri alle proprietà dei Carnesecchi si tratta poco più di un "sentito dire"

L'attuale proprietario della fattoria aveva reperito queste informazioni non so bene da chi io ho solo riportato questa "voce" dato che non era di particolare rilevanza ai fini della mia ricerca. Non posso esserti molto d'aiuto.

in bocca al lupo per il tuo lavoro

Emilia Castellani

 

Non dovrebbe comunque esser difficile attraverso qualche fonte catastale verificare la notizia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Machiavelli meditò le sue Istorie Fiorentine nel piano di Cascia ai Merenzi ospite dei Carnesecchi

da II territorio di San Giovenale ed il Trittico di Masaccio Ricerche ed ipotesi Ivo Becattini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho saputo da don Ottavio Failli , pievano di Cascia :

 

La Villa Bargagli-Petrucci ora proprieta' del conte Massangioli ( a San Giovenale ) ha uno stemma di pietra grandissimo e pesante posto a nord della villa recante il nome Carnesecchi.

( Ovviamente la villa fu in possesso dei Carnesecchi )

 Sepolta in chiesa a Cascia c'e la tomba di una Sestilia Del Rosso Carnesecchi, morta in concetto di santità ed esiste ancora la lapide appesa vicino al trittico di Masaccio,

La tomba ,vera e propria si pensava fosse stata distrutta nel restauro ultimo 1966 diretto dal Morozzi che aveva portato all'abbassamento del pavimento e quindi a interferire con le tombe sottostanti ; la testimonianza della valente archeologa Maria Luisa Fantoni ci dice pero' che la tomba e le spoglie furono salve e solamente spostate piu' in basso.

 

A Cascia nel 1500 ci sono stati due pievani Duranti e i loro stemmi sono nel cortile della Pieve

 

 

 

 

Lo stemma che sovrasta l'ingresso della villa e' del senatore Francesco di GiovanBattista Carnesecchi morto senza prole

 

 

 

( cortesia contessa Massangioli e professoressa Alessandra Ceccherelli )

 

  

Nella porzione superiore resta scolpito il cognome " Carnesecchi" ed un singolare motto dal linguaggio misto di latino tardo e di italiano arcaiccizzante :

 

CON ANTIA FRANGERE FRANGO

 

 

 

 

 

Vedi su questo stesso sito i contributi della professoressa Alessandra Ceccherelli e della signora Maria Luisa Fantoni in relazione

Alla villa e allo stemma

Alla morte di Sestilia Del Rosso

Ad un tabernacolo attribuito alla scuola

 

 

 

 

  

Ricevo dal dr Piccardi :

Alla fine della parete sinistra, ad angolo retto con il trittico del Masacchio c'è una lapide in marmo sul muro e ricorda una del Rosso, moglie di Francesco Carnesecchi.

 

 

ASF Manoscritti 560

Spogli della Gabella di Parentadi Nobili Moderni dal MDC al MDCCX

Pag. 139 1647 Francesco di Gio. Battista Carnesecchi Nob. fior.

Sestilia di Rosso del Rosso s. 14.000

 

 

 

 Lapide di Sestilia Del Rosso nella chiesa di Cascia

 ( cortesia dr Paolo Piccardi )

 

 

(cortesia dr Paolo Piccardi )

 

 

 

 

La lapide e' stata posta dai Del Rosso , che morto il ricchissimo senatore Francesco Carnesecchi senza eredi , beneficiano dell'eredita' della vedova.

Cosi che i beni di questi Carnesecchi passano ai Del Rosso.

( Maria Luisa  Fantoni )

 

 

 Vedi su questo stesso sito i contributi della signora Maria Luisa Fantoni in relazione

 

Alla morte di Sestilia Del Rosso

 

 

 

 

 

Questa e' la linea genealogica dei piu' importanti banchieri tra i Carnesecchi . La loro banca fu una delle piu' importanti d'Europa

Francesco e' l'ultimo senatore dei Carnesecchi .

 

 

 

 

Sestilia Del Rosso morta in odore di santita’

 

 

ALTARE DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA

 

A cornu evangeli dell’Altare Maggiore è posto l’Altare della Santissima Maria Annunziata in culto e devozione della medesima fu eretto l’anno 1521 come vedesi nella Visita di Monsignore Gherardini dell’anno 1616. La Tavola colorita a olio rappresenta la Beata Vergine Maria dall’Angelo Gabrielle salutata ed annunciata Madre del Verbo incarnato, copia senza pari somigliantissima della Santissima Annunziata di Firenze, del di cui Divino originale ne fece più copie il celebre Pittore Allori detto il Bronzino dal quale al vivo espressivo questa Tavola il pittore Domenico Soldini l’anno 1612 per prezzo di scudi fiorentini 30 sborsatili dal Reverendo Signore Piovano Bartolomeo Duranti a nome della Compagnia della Santissima Annunziata essendo prima dipinta a fresco in muro come vedesi dietro. Stante la vera somiglianza espressiva di quella Venerabilissima Annunziata di Firenze , sta coperta con Mantelline con sommo pregio e venerazione del Popolo di Cascia e tutto il Valdarno. Nella Festa della Santissima Annunziata 25 Marzo si scuopre la mattina alla prima Messa e sta scoperta tutta la mattina fino a mezzogiorno per satisfazione de Popoli devoti che vi concorrono a venerarla. Al Vespro di nuovo si scopre, siccome nelle Feste principali dell’anno, e tutte le prime Domeniche di ciascun mese.

L’anno 1661 furono fatti l’adornamenti di pietra serena dalla Compagnia della Santissima Annunziata con spesa di scudi f 63 come vedesi nel Libro Giornale della medesima a c.104.

Ha sopra il Gradino di legno indorato candelieri ottone mezzani sei n.6 piccoli due, Lampana avanti ottone una. Mantelline una usata broccatello a fiorato, altra seta damasco rosso, Paliotto seta a fiorato.

Al medesimo Altare l’anno 1678 fu eretta Compagnia della Madonna dei Sette Dolori per opera del Reverendo Signor Piovano Remigio Baldi fiorentino con Indulto del reverendo Generale dell’Ordine de Servi Fra Ipolito Bazzani come costa per suo breve spedito l’anno detto al dì 2 marzo approvato da Monsignore Ruberto Strozzi Vescovo di Fiesole qual Breve stà pensile in cartapecora alla muraglia

Atteso tanto vi sono al detto Altare tutta l’Indulgenza e Participazione espresse in detto Breve e particolarmente il giorno della festa della SS:Annunziata 25 Marzo per chi de fratelli e sorelle si confessa e comunicha devotamente Indulgenza Plenaria siccome ogni prima Domenica di ciaschedun mese essendo detto Altare la Tornata con sua Processione che si fa dopo Vespro in questa Pieve di Cascia con gran concorso.

Il dì 25 Marzo si celebra la Tornata Generale e Festa della SS.Annunziata da Fratelli e Sorelle della detta Compagnia de’ Sette Dolori, per quelli confessati e comunicati in tal giorno è Indulgenza Plenaria. Si celebra detta Festa con numero 9 Parochi circonvicini, che di buon ora vengono in Pieve di Cascia ed assistono a Confessionarii fino a mezzogiorno essendo gran concorso di Popoli.

Si dice Compieta e dopo si fa Processione generale intervenendo i medesimi Parochi e Sacerdoti invitati che assistono ancora la mattina alla Messa solenne cantata. Dopo si celebra Offizio Generale coll’intervento de medesimi Parocchi e Sacerdoti applicando la Messa per anime de morti Benefattori, Fratelli e Sorelle di detta Compagnia ogni anno si da per elemosina per la Festa ed Offizio a ciaschedun 3 lire tre al Piovano però la Doppia.

Per reggere le spese i Fratelli e Sorelle pagano ogni anno al Camarlingo soldi tre. 3

Per indulto del Padre Generale dell’Ordine Carmelitano Fr. Tomaso Sanchez spedito in Roma nel Convento Santa Maria in Trastevere adi 16 Marzo 1715 e cofermato da Monsignor Vescovo Orazio Panciatichi di Fiesole fu eretta all’Altare della SS. Annunziata posto in Pieve di S.Piero a Cascacia la Compagnia dell’Abito della Madonna del Carmine colle solite Indulgenze e Privilegi come nel Breve pensile alla muraglia accanto l’altare d’apparive.

Pertanto si celebrò la prima Festa della Madonna del Carmine la terza Domenica di Luglio con gran concorso di Popoli con i soliti Parocchi e Sacerdoti che intervennero a Confessare, ed assistere al Coro della Messa cantata Vespro e Processione. Adi 18 Luglio 1715.

Perché la terza Domenica di ciascun mese viene impedita dalla Tornata della Compagnia di S.Antonio da padova fu fermato farsi la Processione del Carmine le Domeniche quarte del mese.

La pietà dell’Illustrissima Sestilia Del Rosso Carnesecchi Promotrice di tal Fondazione e Devozione per sostenersi per i futuri tempi, lasciò e destinò un Luogo del Monte sussidio non vacabile della Città di Firenze e ne fece la voltura necessaria a favore del piovano pro tempore della Pieve di S.Piero a Cascia come apparisce al Libro del Monte segnato 388 Adi 9 Agosto 1714.

Ad effetto che con tal provento il Piovano di Cascia faccia celebrare la Festa della Madonna del Carmine ogni anno la 3° Domenica di Luglio con n. sette Sacerdoti con darsi a ciaschuno un testone con applicarsi il sacrificio, il restante delli scudi quattro di frutto si spenda in cera e servizio di detta Festa e Tornata Generale il Piovano di Cascia pro tempore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un quadro familiare

 

 

 

 

 

 

 

 Ecco i Carnesecchi menzionati nelle portate dei Piccardi di Piandiscò:

- Catasto 1443 di Francesco e Niccolò di Paolo Piccardi:

Una casa per nostro abitare e una casetta ch'era pellavoratore e una scala con un pezzo di terra ulivata e vignata luogo detto piano e tre borroni in parte sono lavoratie e boscate e pasture con alquante viti posto nel popolo di santa maria a faella comune di castelfranco valdarno di sopra da p.o redi di vani di laco e 2° teo d'ant.o 3° giovani di luca 4° e 5° via 6° resco 7° luca di giovanni carnesecchi 8° lodovico di simone da figline e somita di poggio e la chiesa al favilla.

- Catasto 1457 idem:

Un poderuzzo posto nel detto popolo cioè piano di Campiglia (bagnerese?) e tre borroni lavorativo e in parte olivate e vignate e pasture lavoransi de due anni l'uno da p.o e 2° fiume di Resco 3° vito di Simone da Figline 4° rede di Luca Carnesecchi et parte piero di laco.

- Nella portata nel 1498 di Niccolò di Paolo Piccardi appaiono delle aggiunte fatte in anni successivi e relativi ad arroti (vendite) e ad abbattimenti di tasse.

Una di queste recita:

Al 32 (1532 ndr) in Luca di Giovanni di Luca Carnesecchi G. Drago S.to G. n° 282

 

Non so capire se trattasi della discendenza di Giovanni di Luca di Giovanni di Niccolo o di Giovanni di Luca di Luca di ser Filippo occorre vedere la portata

 

 

 

 

 

- Nella decima repubblicana del 1532-1534 I nipoti di Niccolò Piccardi dichiarano di avere alienato:

ecco la portata dei figli di Paolo di Niccolò Piccardi, dalla quale appare anche che è stato venduto un terreno a Ostina (vicino a Cascia) a Luca di Giovanni di Luigi Carnesecchi. Altro Carnesecchi confinante.

 

 

 

 

S. Spirito Gonfalone Scala 1532-1534

Lorenzo | frategli e figli di Pagholo di Nicholo Pichardi disse

Charlo e | la Xa 98 in Nicholo Pichardi a 200 abitano

Jacopo | nella podesteria di castelfranco di Sopra popolo di S.

Maria a Faella

Sustanze

Una casa posta nel popolo di Santa Maria a Faella pod. detta const. 16 di terra lavorativa vignata e olivata confina a p.° via 2° rede di Jacopo di Piero Lachi 3° rede di Neri Pacini

Un pezzo di bosco e pasture di st. 2 posto in detto luogo a 1° via 2° rede di Jacopo di Piero 3° rede di Neri Pacini

Beni alienati e non acconci

Uno pezzo di terra lavorativa vignata e ulivata posto nel piano di Campiglia nel popolo di Santa Maria a Faella dato per dota a Dom.o di Francesco di Biagio da Monte Massi della Sandra sorella dei sopradetti.

Uno pezzo di terra lavorativa e prativa di st. 6 incirca posto nel popolo di S. Tommaso a Ostina confina a 1° via 2° Lorenzo Carnesecchi 3° Rigaccio Magrini venduto a Luca di Giovanni di Luigi Carnesecchi r.° Antonio di Santino adì 21 Agosto 1524.

 

 

Non ho idea di chi sia Lorenzo mentre penso che Luca di Giovanni di Luigi non se non lo stesso Luca di Giovanni di Luca

 

 

 

Anno 1529 

dal dr Paolo Piccardi

 

battesimo a Santa Maria a Sco

 

Matteo di Domenico di Bernardo Carnesecchi

 

 

 

 

Matteo et Romolo di Domenico di Bernardo Carnesechi 23 settembre 1529

Non figura nei registri dei battesimi del Duomo

 

 

 

 

 

 

Daniello di Luca Carnesecchi podesta' di Lucignano

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricevo ancora da Paolo Piccardi

 

la registrazione che allego, fra quelle che ho conservato, è relativa al battesimo di un Carnesecchi e avvenne nella Pieve di S. Maria a Scò,

quindi si presume che la nascita sia avvenuta in quei paraggi.

 

Anno 1560

 

Lucha figliuolo di Daniello ( ? )

 

  

un Carnesecchi che nel 1560 non viene battezzato a Firenze

 

 

 

Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo

 

Compagnia dell' Assunta di S. Tommaso a Ostina

1583

Bernardo di Piero Carnesecchi deve dare st. 6 e mezzo di grano per fitto dell'anno pross.o passato 1583 delle terre del Corredo.

Simile registrazione si ripete fino al 1588

1587

I Capitani di S. Maria del Bigallo e Misericordia di Firenze intimano alla Comp. dell' Assunta di Ostina di rendere conto dell' Amministrazione e dei beni posseduti.

I Procuratori della Compagnia presentano la documentazione che sancisce la proprietà dei beni in contestazionem con riferimento ad analoghe note precedenti: nel 1525 (Decime ecclesiastiche in S. Maria Nuova) "e un per un altra data di Luca Carnesecchi sotto nome pur di Spedalingo di d.o Spedale al d.o eff.o del Bigallo l'anno 1532"

 

1598

Vincentio di Daniello Carnesecchi Cittadino fiorentino livellario della nostra Comp.a per la terra del Corredo e per un pezzuolo di terra posta in l.o d.o Pozziuoli ...

Simile registrazione si ripete fino al 1602

 

Notizie dal dr Paolo Piccardi

 

 

 

 

 E' probabile quindi che Luca e Vincenzio siano fratelli e figli di Daniello Carnesecchi 

 

Ricevo sempre da Paolo Piccardi :

Nel registro dei battesimi di S. maria a Scò ho trovato questa registrazione, che mi era sfuggita durante l' esame precedente:

Caterina e Romola (S. Romolo è il patrono di Piandiscò) Agnola di Daniella (?) di Luca Carnesecchi si battezzò il 9 Agosto 1558. Compari non si capisce bene ma c'è un Cimatti e un Parigi (tutti cognomi del luogo.

C'è scritto Daniella ma in realtà è Daniello, il cui figlio Luca verrà battezzato nella stessa Pieve nel 1560.

 

 

 

Anche questa Caterina Agnola non viene battezzata a Firenze ma In Santa Maria a Sco'

 

 

Quindi adesso abbiamo Luca , Vincenzio, Caterina Agnola figli di Daniello di Luca Carnesecchi 

 

 

 

E da questo documento sappiamo che lisavetta fu moglie a Daniello e nel 1589 ne era la vedova

Aprile 1589

Lisavetta vedova e donna di Daniello Carnesecchi

 

 

 

 

 

Probabile schema genealogico

 

 

 

 

 

 

non mi e' chiaro se siamo di fronte alla discendenza di Giovanni di Niccolo' o a quella di Luca di Luca

 

 

 

abbiamo anche

 

 

 

ANNO 1556

Piero di Bernardo Carnesecchi , cittadino fiorentino , padrino di Carlo di Selvaggio Soderini battezzato a Pian di Sco’

 

 

 

 

 

Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo

 

Compagnia dell' Assunta di S. Tommaso a Ostina

1583

Bernardo di Piero Carnesecchi deve dare st. 6 e mezzo di grano per fitto dell'anno pross.o passato 1583 delle terre del Corredo.

Simile registrazione si ripete fino al 1588

Notizie dal dr Paolo Piccardi

 

 

 

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Non so quando l'ultimo Carnesecchi scompaia da Cascia . Di certo oggi a Cascia non c'e' nessuno con questo cognome

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno 2003