IL COGNOME O NOME FAMILIARE

 

 

La ricerca genealogica ha come spirito guida il cognome "moderno"

Specifico cognome "moderno" perche' e' inutile confonderlo con il cognome romano o col sistema d'individuazione romano infatti per quanto riguarda il cognome la frattura col mondo romano e' abbastanza netta

 

SALTO SUBITO ALLA CONCLUSIONE LE PRIME COGNOMIZZAZIONI IN TOSCANA ( E RIGUARDANO SOLO FAMIGLIE DEL CETO DIRIGENTE DI QUEL MOMENTO ) AVVENGONO UN PERIODO COMPRESO TRA LA META' DEL XII SECOLO E LE PRIME DECADI DEL XIII

 

LO SVILUPPO SOCIO-POLITICO ERA DIVERSO NELLE VARIE CITTA' TOSCANE . PISA E LUCCA ERANO COMUNITA' CON UNA RINASCITA STORICA E COMMERCIALE CHE SI SPINGEVA MOLTO INDIETRO E PRECEDEVA DI MOLTO LA RINASCITA FIORENTINA

 

DOBBIAMO PORRE IN EVIDENZA COME IN TOSCANA TRA LA FINE DEL XI SECOLO E LA META' DEL XII SECOLO VENISSE INTRODOTTO L'USO DELL'ARALDICA

E L'ARALDICA TOSCANA AVESSE RISPETTO ALLA ARALDICA NORDEUROPEA LA TENDENZA A UN BLASONE FAMILIARE ( CIOE' NON INDIVIDUALE )

 

SI PUO' PENSARE CHE L'ARALDICA ABBIA SVOLTO UN RUOLO DI INCUBATORE E DI CATALIZZATORE PER I PRIMI COGNOMI

 

 

 

Avanti all'utilizzo dei cognomi vigeva il sistema patronimico nella forma X figlio di Y nipote di Z ( in forme piu' semplificate o in forme piu complesse : soprannomi mestieri provenienze ecc...) che come diro' alla lunga si rivelava un sistema disgregante il gruppo parentale

La memoria dei legami parentali non superava il secolo , dopo un secolo infatti difficilmente in mancanza di un sistema unificante si conservava memoria del legame parentale mentre nel frattempo operavano gli stessi fattori disgreganti odierni : liti ,interessi ereditari . convinzioni politiche , amicizie diverse , stato sociale e ricchezza che fanno si che anche oggi i membri di una stessa famiglia si sparentino ( e questo nonostante la presenza di un cognome )

Tuttavia nei secoli XII e XIII il numero dei parenti era segno di forza all'interno della comunita' quindi maggiori erano le motivazioni a mantenere coeso il gruppo parentale

 

 

TUTTI I PRIMI COGNOMI RIGUARDANO SOLAMENTE GRUPPI PARENTALI CHE FANNO PARTE DEL CETO DIRIGENTE

QUASI TUTTI I PRIMI COGNOMI SI ORIGINANO DAL NOME DI UN ANTENATO PER CUI NEL MOMENTO IN CUI APPAIONO SI FATICA A DISTINGUERLI DA UN PATRONIMICO

LA CARATTERISTICA FONDAMENTALE DEL COGNOME E' L'EREDITARIETA' TRA LE GENERAZIONI . PER DEFINIRSI COME COGNOME E NON CONFONDERLO CON UN PATRONIMICO OCCORRE INFATTI TROVARLO DA UNA GENERAZIONE ALLA SEGUENTE

LA RICOSTRUZIONE GENEALOGICA DELLA FAMIGLIA

 

 

Credo che la datazione della nascita del cognome fuor che dal dr Roberto Bizzocchi ( ed in parte dal dottor Michele Luzzati ) sia stato argomento di studio molto se non del tutto trascurato dagli storici

Stranamente

Questo fatto infatti porta a grande confusione quando gli storici o i genealogisti affrontano il tempo in cui il cognome di una famiglia non c'e' ancora ma si sta pero' formando scambiando spesso per cognome quello che solo e' un patronimico o accettando come vere attestazioni infondate di cognomi quando ancora non potevano esistere

Invece e' molto utile nell'esame prosopografico capire quando il cognome di una famiglia nasce e sapere quando non lo si deve cercare nei documenti perche' non ancora esistente

porto ad esempi :

il Bellicione Berti Ravignani come Bellincione della famiglia dei Ravignani

il Cacciaguida dantesco proposto spesso con un inaccoglibile Cacciaguida della famiglia degli Elisei

 

Cacciaguida l'antenato di Dante non aveva un cognome : le varie enciclopedie che lo definiscono Cacciaguida degli Elisei sbagliano Uno perche' non e' provato da niente che tra gli antenati di Cacciaguida figurasse un Eliseo .Due perche' al tempo di Cacciaguida a Firenze non esisteva l'uso del cognome

Eliseo fratello di Cacciaguida infatti non era uno degli Elisei era semplicemente l'eponimo degli Elisei cioe' l'antenato da cui prendono il cognome familiare

Quando si parla di Bellincione Berte dei Ravignani si parla di un personaggio che probabilmente era figlio di un Ravignano ma non non si puo' parlare di un individuo appartenente ad una famiglia cognominata Ravignani che in quel tempo non esisteva.il cognome

 

Ho letto e riletto Enrico Fiumi nelle sue opere su Prato e San Gimignano e una cosa mi ha dato una sensazione sgradevole

L'ottimo storico si perde nel dare un cognome a individui che ancora non lo hanno , un cognome insomma che avranno solo i suoi discendenti

E mi pare che questo confonda il lettore e lo disorienti

 

 

Molte famiglie nobili ( anche la nobilta' e' un termine storicamente aancora non univoco e abbastanza vago ) o che vantavano di esser tali ( come vedremo nella seconda parte ) hanno sin dal XIV secolo costruito una storia con falsificazioni pesanti da cui ancor oggi facciamo fatica a liberarci

Falsa storia con false leggende talvolta sopportate con falsa documentazione ( talvolta si sono create addirittura false lapidi marmoree ) che per molto tempo quando l'indagine storica prescindeva ancora da una metodologia scientifica hanno messo fuori via gli storici e la ricostruzione storica

Poiche' il concetto di nobilta' e' sempre stato uno dei piu' vaghi tra le invenzioni dell'uomo, i nostri antichi cercavano di retrodatare il piu' indietro nel tempo le origini familiari cercando tra gli antenati la Gens romana , il principe goto o longobardo o franco o bizantino , inventando cose oggi inverosimili e ieri verosimili

Anche Dante Alighieri tentera' di dare antichita' alla sua famiglia e allacciarla ai primi abitatori romani di Firenze

Boccaccio con l'intento di incensare il sommo poeta inventera' Eliseo dei Frangipani venuto da Roma ad abitare in Firenze , inventando una sequenza genealogica infondata e che avvalorera' anche una famiglia Frangipani di antichita' romana e una famiglia Elisei di antichita' fiorentina con un'antichita' anteriore al mille ( quando non esistevano iil cognome Elisei o Frangipani )

 

Praticamente ogni famiglia nobile o che si credeva tale o che voleva farsi credere tale ha creato su di se una falsa storia che ha pero' modificato, talvolta, anche molto profondamente la storia degli avvenimenti nei vari luoghi italiani ( grandi citta' e piccoli paesi ) , la datazione stessa degli avvenimenti , e che ora e' compito degli storici cancellare e riportare al vero

Oramai e' prevalente la posizione di quanti ri tengono che la cronaca del Malispini altro non sia che una copia tardo trecentesca di quella del Villani costruita per dare antichita' ad alcune famiglie in particolare quella dei Buonaguisi ( Si ricordi la poco credibile creazione dei cavalieri fatta da Carlo Magno )

La falsificazione genealogica e' antica quanto il mondo

 

Si persiste ancora oggi talvolta in buona fede da parte di genealogisti ingenui o di scrittori malacorti a fare da cassa di risonanza a queste invenzioni del passato .Ho RECENTEMENTE letto su Internet di un libro pubblicato nel corrente 2020 relativo alla famiglia fiorentina degli Agli fiorentini , a cui si attribuisce ( nel 2020 ! ) l'origine da una Gens romana

Si dice il peccato e non il peccatore

E' una pazzia storico-genealogica una cosa del genere. Non esiste nessuno studio storico in grado di documentare legami ( nemmeno sospetti ) tra famiglie "moderne" e gens romane ( la cesura col mondo romano e' netta segnata da una totale mancanza di documenti ). Nemmeno le famiglie piu' importanti della Roma moderna possono superare con le loro radici il periodo medioevale. Si tenga conto chela citta' di Roma stessa nel medioevo decade alle dimensioni di un paesotto di 30.000 abitanti : le possibilita' di dimostrare che una Gens romana sia sopravvissuta in mezzo ad uno spopolamento cosi massiccio ( dovuto ai lunghi periodi di pestilenze , carestie , saccheggi , uccisioni per guerre , mescolamenti razziali

E come dicevo lo stesso storico serio (serissimo ) si lascia avviluppare nella trappola, quando il cognome cessa ed un gruppo parentale inizia a nascondersi nel patronimico

 

Cercando di capire quando nasce il cognome a Roma ho trovato questi dati raccolti da un genealogista noto

infatti sul sito di "Solofra storica" sono elencati alcuni presunti atti di quella famiglia che ad un certo punto prendera' il cognome di BOBONI o BOVESCHI

Purtroppo non elenca il contesto in cui si svolge l'atto , quindi siamo privi di un dato importante

E' evidente che un Bobo a Roma e' difficilmente possibile metterlo in correlazione con un Bobo a Napoli

Elenco atti dei secoli X/XII

(934-939-978) Theodorus dux et Bobo consul et dux eius filius. Sono i più antichi componenti noti della dinastia. ( NDR e' probabile ma bisogna dimostrarlo con un indagine genealogica sull'insistenza sugli stessi luoghi , non ci si puo' basare sulla suggestione del nome)

(1046) Filii de Johanne Bove NDR nel giuramento della pace con Siena del 1201 tra i fiorentini compare Gerardus Bovis : nessuno si sognerebbe di dire che abbia a che fare coi Boboni

(1057) Benedictus de Bobo. ( ? NDR de Bobo =figlio di Bobo )

(1100/1107) Bobo Vescovo di Labico, poi Cardinale Diacono di San Giorgio in Velabro

(1118/1119) Bovesci cum suis. ( NDR ??? )

(1145/1553) Proceres Romani Bovesci, Signori del Castello Apollonio. ( NDR ??? )

(1150) Bobo Bobonis de Trullo. (NDR qui penso si possa parlare di cognome e de Trullo penso stia per figlio di Trullo )

(1150) Leo Bobonis de Jaquinto. (NDR qui penso si possa parlare di cognome e de Jaquinto penso stia per figlio di Giacinto )

(1151) Bonus (Bobus ?) filius Bobonis, Senator.

(1151) Johannes Roncio de Raiano.

(1153) Berardus frater Johannis Roncinis de Raiano (figli di Guido).

(1157) Bobo e Oddo Bobonis.

(1159-1185-1188) Bobo (petri ?) de Scotta o Bobo domine Scotte Senator Consil. Ricordati nella permuta di Montelibretti con gli Aquino.

(1159) Ursus Bobonis Petris de Scutta, capostipite degli Orsini.

(1193) Jacintus Stephani de Bovescis (citato nella cessione di Astura ai Frangipane).

NDR I soli nomi senza il contenuto degli atti rende difficili fare considerazioni. La mancanza del contesto ( luogo , contenuto dell'atto, testimoni=cerchia di amicizie , .....) rende difficile capire se siamo di fronte a individui di un unico gruppo parentale . Infatti sarebbe un errore ritenere aprioristicamente che il nome Bobone fosse di uso esclusivo di quel gruppo parentale poi cognominato Boboni

Questo al di la' che il nome Bobo sia piu' o meno comune nei documenti. E' importante ragionare sul fatto che noi ragioniamo su una quantita' minima di documenti che hanno avuto la fortuna di sopravvivere al passato

Roma ha poi avuto la sfortuna del sacco della citta' del 1527 che ha distrutto quasi tutta la documentazione del libero comune

ANALISI GENEALOGICA COME DISCRIMINANTE occorre insistere a sottolineare come senza un'analisi genealogica non si possa mai avere delle sicurezze che individui con un apparente stock onomastico familiarmente compatibile siano parenti

 

 

Ad esempio mi dice Vincenzo Passamonti :

Che la famiglia Passamonti, nel 1256,possedesse Arsoli, si ha dalle schede de dottissimo mons. Galletti nella quale trovasi accennata una donazione di questo castello fatta il 29 aprile detto anno da Raynerio di Arsoli a favore di Ottaviano suo figlio e di Andrea figlio di Abbayamonte, altro suo figlio gia defunto, reggistrato Cod. 8000 della biblioteca vaticana, fog.29.

Nell'archivio del principe Orsini ( II.A.I. 37) si trova l'atto seguente: = 1256, aprile 30. Testamento di Raynerio di Bobone, signore di Arsoli , il quale istituisce eredi Ottaviano suo figlio ed Andrea suo nipote nato da Abbajamonte suo figlio, ai quali lascia la rocca ed il castello di Arsoli.

Quest'atto nell'archivio Orsini fece credere che il Raynerio a quella potente famiglia si appartenesse. Ma prescindendo dal dubbio che il testamento non possa essere autentico, ove vi fosse esaminata la genealogia, degli Orsini a partire da Orso, che fu senatore di Roma nel 1151. Non vi sarebbe stato a dubitare menomamente per escudere che Raynerio tutti i figli e parenti de quali in quell'atto 30 aprile 1256, si fa menzione.

 

Insomma lo stock onomastico non sempre e' indicativo

 

 

 

Noto le mie medesime considerazioni sull'individuazione familiare , in uno studio ormai un poco datato sull'onomastica pisana della drssa Enrica Salvatori

 

Enrica Salvatori----Una qualsiasi indagine sulla nascita e sulla diffusione del cognome entro le più importanti famiglie pisane è considerevolmente facilitata dal fatto che molte di queste sono state oggetto di studi prosopografici approfonditi, alcuni già pubblicati (40), altri ancora contenuti in tesi di laurea, conservate presso il Dipartimento di Medievistica dell'Università di Pisa . Si tratta nella grandissima maggioranza di famiglie del ceto consolare cittadino, importanti per agiatezza economica e coinvolgimento politico, per le quali si può risalire ad antenati di XI secolo. Tuttavia, al di là del ben giustificato ottimismo che tale abbondanza di lavori induce nello studioso di antroponimia, devo purtroppo notare che solo in poche di queste opere ho riscontrato una decisa sensibilità verso le questioni antroponimiche, che si esplica essenzialmente con l'attenzione al significato e all'uso dei patronimici e col rilevare tempi e modalità della prima comparsa del nome di famiglia. Nella maggior parte dei casi, invece, l'autore dello studio prosopografico non fornisce sistematicamente per ogni individuo la forma antroponimica con cui è espresso ma, una volta identificata la sua appartenenza a una determinata famiglia, lo nomina utilizzando un `cognome' che sovente compare più tardi o non è attestato in quella forma per quell'individuo. Nonostante questo 'vizio di forma' è tuttavia possibile ricavare diverse e interessanti considerazioni sugli usi antroponimici di queste famiglie, in gran parte già formulate dagli stessi autori degli studi prosopografici -----Enrica Salvatori

 

Probabilmente anche nella Roma comunale i primi cognomi moderni nascono nel corso del XII secolo ,

E escludendo il Veneto questa data di nascita puo' essere quasi generalizzata all'Italia

La nascita del cognome e i motivi di questa nascita quindi sono tracce non trascurabili nello scrivere la storia del secolo XII e meritano attenzione perche' possono essere il tramite per chiarire diverse cose ed evitare tanti errori d'interpretazione

Intanto i primi cognomi riguardano , non a caso , i ceti dirigenti . Questo vuol dire che queste famiglie hanno raggiunto la consapevolezza di una propria notorieta' e di una notorieta' degli antenati nella comunita'

Consapevoli che la loro famiglia ha una storia che altre famiglie non hanno intende il cognome e' un mezzo per ribadire agli occhi di tutti di essere di quella famiglia

 

Insieme all'araldica ( simbolo grafico del gruppo parentale ) e stimolato probabilmente da questo potente elemento visivo il cognome rafforza la percezione di quel gruppo nella comunita' ( comunita' di analfabeti ) e la percezione della propria importanza nel gruppo parentale stesso che trova un nuovo strumento di distinzione e unificazione (quasi una consapevolezza aristocratica )

 

Il cognome concretizza la presa di coscienza da parte dell'individuo del valore della propria famiglia all'interno della comunita' e quindi dell'importanza e dei privilegi di appartenere a quella famiglia

Anche del rispetto che la gente tributa a quell'appartenenza

In questo senso il cognome e' il compimento di una crescita sociale e della condivisione della consapevolezza di un raggiunto livello sociale superiore

La sola nascita in quella famiglia e' sinonimo di superiori qualita'

Ed il cognome rende evidente la nascita in quella famiglia e sottolinea la pubblica fama e il ruolo sociale

 

 

 

 

 

Avanti all'utilizzo dei cognomi vigeva il sistema patronimico

 

 

COSCIENZA CHE IL GRUPPO PARENTALE--FAMIGLIA HA DI SE E DELLA PROPRIA IMPORTANZA E RILIEVO NELLA COMUNITA'

 

UN PRIMO TENTATIVO DI DISTINGUERE IN UN QUALCHE MODO ONOMASTICO IL PROPRIO GRUPPO PARENTALE LO TROVIAMO AD ESEMPIO IN QUELLI CHE GLI STORICI INDIVIDUANO COME " CONTI GUIDI " nella cui genealogia si ha la ripetizione del nome Guido da una generazione all'altra

SEBBENE CIO' POSSA RICADERE NEL SOLCO DELLA TRADIZIONE DI "RIFARE I MORTI" ( INTENTO DI ONORARE I MORTI E CONSERVARNE LA MEMORIA NEI VIVI )

 

 

e una sorta di trucco onomastico che troviamo anche a Pisa

 

Enrica Salvatori---------( parlando delle famiglie del ceto dirigente ) è tuttavia possibile ricavare diverse e interessanti considerazioni sugli usi antroponimici di queste famiglie, in gran parte già formulate dagli stessi autori degli studi prosopografici . Scorrendo gli alberi genealogici delle principali famiglie pisane, appartenenti all'aristocrazia consolare, si possono notare infatti almeno due 'strategie' antroponimiche, che sembrano essere loro peculiari.

1) La più nota consiste nella ripetizione, nelle varie generazioni, di una rosa ristretta di nomi 'famigliari' (nel senso proprio di 'appartenenti alla famiglia'), che in genere passano da nonno a nipote, o da zio a nipote

Nelle famiglie Marignani, Azzi e Alabarba, derivate da un unico ceppo, il nome di Marignano è ripetuto frequentemente in tutti i tre rami ; il medesimo discorso vale per Erizio negli Erizi (46), o per Ranieri, Teperto e Dodo nella 'domus' dei Dodi . La ripetizione dei medesimi nomi , non solo rende in qualche modo onore e memoria agli antenati, ma favorisce probabilmente la stessa coscienza che la famiglia ha di sé, operando - dal punto di vista antroponimico - come un requisito identificativo e caratterizzante l'intera famiglia. Di fatto una simile tradizione copre in parte il ruolo rivestito più tardi dal cognome, tanto è vero che essa va attenuandosi nel corso del XIII secolo, quando queste famiglie possiedono in gran parte un nome di famiglia pressoché stabile

La trasmissione del medesimo antroponimo nelle generazioni successive sembra inoltre costituire il fattore decisivo nel processo di costituzione del cognome, specialmente in quei casi - e sono la maggioranza - in cui il nome di famiglia è costituito dal patronimico. Ad esempio è difficile onestamente dire da chi derivi il cognome Marignani, attestato con questa valenza tra XII e XIII secolo, e con sicurezza solo nel XIII : non deriva dal primo Marignano attestato, Guilielmo detto Marignano (1037-1074), che diede origine alla stirpe degli Azzi, né tantomeno dall'antenato comune Bonizio, che non generò alcuna forma cognominale; dubbia è anche la diretta derivazione da Marignano di Leone (1067-1113), nipote di Guilielmo detto Marignano, tra i cui discendenti il nome di Marignano compare sistematicamente ogni due generazioni. Questo fatto fa' sì che il termine al genitivo - Marignani - compaia sovente nella veste di vero e proprio patronimico tra i membri del gruppo fino al Duecento inoltrato: Guido II Marignani (VIII generazione), defunto nel 1241, è infatti così denominato perché figlio di Marignano III, a sua volta nipote di Marignano II . Considerazioni simili possono essere applicate anche alla famiglia Erizi, che nei secoli XI e XII non dà mostra di possedere alcun cognome, anche se ripete il nome Erizio ogni due generazioni, tanto che l'Henrigo Herithi del 1205 (VI generazione) porta ancora un patronimico. Il cognome, nelle diverse forme 'de Erizi', 'de domo Erithi' e la più diffusa 'Erithorum', è attestato solo nel XIII secolo---Enrica Salvatori

 

 

Sembra che la famiglia inizi a ripetere i medesimi nomi in generazioni successive quando inizia ad avere coscienza sociale di un prestigio sociale acquisito con gli antenati

 

E' in questa coscienza dell'importanza del ruolo svolto nella comunita' da un gruppo familiare , che vi sono le premesse del cognome

Nel medioevo il numero e' forza , le famiglie hanno talvolta un numero importante di individui e se questi individui hanno la consapevolezza di un origine comune hanno oltre al peso individuale un maggior peso nella comunita' dovuto ai legami familiari

 

 

 

IL dr Roberto Bizzocchi mette in evidenza i cognomi signorili di provenienza :

 

I conti da Tuscolano , i da Panzano , i da Uzzano , i da Castiglonchio , i da Montebuoni

prendono in cognome dalla localita' su cui esercitano diritti signorili

sono forme cognominali un poco anomale che nascono gia' prima del XII secolo

Spesso destinate a modificarsi per distinguersi dalle famiglie contadine che provvenendo dallo stesso luogo sono identificate allo stesso modo

 

 

 

 

 

FORMAZIONE E STABILIZZAZIONE DEL COGNOME O NOME FAMILIARE

 

Prima dell'avvento del cognome l'individuazione avveniva con l'uso del sistema patronimico

Il sistema patronimico ricalca un poco a memoria dei legami parentali che si ha nelle societa' umane dove non supera normalmente il secolo , (difficilmente si ha memoria dei bisnonni )

Anche tra parenti dopo un secolo infatti difficilmente in mancanza di un sistema unificante si riesce a conservare memoria del legame ( nel frattempo operano fattori disgreganti quali : liti ,interessi ereditari . convinzioni politiche , amicizie diverse , diverso stato sociale e ricchezza , dispersione sul territorio ) che fanno si che i membri di una stessa famiglia si sparentino anche in presenza del cognome

 

Il sistema patronimico infatti nella forma piu' estesa traccia un piccolo albero genealogico : X figlio di Y figlio di Z

comprede anche gli eventuali soprannomi di X di Y e di Z raramente implica il bisnonno cioe' X figlio di Y figlio di Z figlio di T

Siamo in citta' e campagne scarsamente popolate quindi in piccole comunita dove

Il sistema di individuazione nella mappa mentale della gente e nel parlato era sicuramente molto semplice X figlio di Y mestiere oppure X nipote di Z , mestiere

 

Noi ricaviamo la nostra conoscenza del passato non dalle voci della gente oramai spente per sempre ma da fonti scritte coeve ed in particolare dagli atti notarili

Cioe noi ricaviamo la nostra conoscenza dagli scritti in una comunita' che era prevalentemente analfabeta

L'individuo ad un certo punto si trova proprietario di beni , o titolare di diritti

volendo cedere questi beni o questi diritti o volendo acquisirli ricorre al notaio che e' abilitato a conservare la memoria

Normalmente dei partecipanti all'atto notarile il solo a saper scrivere era il notaio

Gli attori e i trstimoni in genere firmavano con un signum manibus

L'assegnazione dell'individuazione sui documenti spetta al notaio che si regolera' a seconda della conoscenza personale dei testimoni o sulla conoscenza della voce popolare o non conoscendo i testi su quanto da loro dichiarato

Il notaio cercava di descrivere attori , testimoni , beni e luoghi con la massima precisione possibile interrogando gli attori

L'individuazione doveva essere tale da reggere al presente come al futuro

Quindi gli elementi individuativi si estendevano da

il nome

ai soprannomi coi quali erano conosciuti

al nome del padre

al nome del nonno

al luogo di provenienza

alla residenza

al lavoro

secondo le consetudini di quel notaio

Normalmente pignolescamente rispetto agli attori e in modo piu' blando nei confronti dei testimoni

 

 

( In genere il notaio non chiedeva i motivi per cui uno degli attori era proprietario del bene oggetto dell'atto ma trattandosi di un terreno o di una casa ne descriveva i confini elencando i confinanti con quanta piu' precisione possibile )

 

Quindi l'individuazione scritta degli individui avveniva tramite il filtro del notaio e della sua scrupolosita' o trascuratezza

Si tratta, è evidente, di denominazioni in cui tutte, o quasi, le `qualità' salienti dell'individuo vengono elencate senza un ordine costante né prestabilito, al solo fine di consentire l'inequivocabile identificazione del singolo,

 

 

Drssa Enrica Salvatori------Già per secoli anteriori ho notato come gli autori dei negozi giuridici siano di norma individuati da precisazioni di carattere famigliare: viene cioè sempre detto di chi sono figli o parenti. Questo riferimento può invece non riguardare di necessità i testimoni e soprattutto i confinanti, che compaiono sovente in forme semplificate o abbreviate. Nel Duecento la questione viene notevolmente complicata dal fatto che i notai sembrano ricercare una sempre maggiore precisione nell'identificare l'autore di un determinato negozio; precisione che sovente si allarga anche agli altri personaggi coinvolti nell'atto, soprattutto fideiussori e testimoni (5). L'aumentata scrupolosità si traduce essenzialmente in un'abbondanza di dati tesa a caratterizzare senza ombra di dubbio ogni singolo individuo, di cui si notano non solo le ascendenze famigliari, ma anche il soprannome, il mestiere, la provenienza, la residenza. La sequenza dei dati, la cui posizione interna varia da caso a caso, appare spesso avere scarsa relazione con il sistema antroponimico vero e proprio e rende difficile la catalogazione..............-----Drssa Enrica Salvatori

 

Qualche esempio chiarificatore.

Iacobus Boccaccius quondam Bernardi scudarii

Guidoni Rubeo quondam Gregorii de Limite

Iohanni Rubeo notario quondam Iacobi Signorecti de Volmiano

Amato bursario de Scudaria quondam Thuccoli,

Ugolinus calafatus quondam Periccioli Guardaipolli

Daniel, dictus Boctega, de cappella S. Nicoli, quondam Gerardi Botege

Ildebrandus, dictus Bindus, speciarius, quondam Gerardi de Cascina, qui moratur Pisis in cappella S. Christofori de Kinthica

Ildebrandino, dicto Bindo Picchino, quondam Henrici Arlotti,

detto altrove

Bindo Picchino, lanario, de Cappella sancti Sebastiani, quondam Henrigi

Teccha relicta Iohannis Bandini notarii de Curtibus et filia quondam Laurentii de cappella S. Christofori de Kinthica

Stefhania, dicta Fhania, relicta Iuncte olim filii Iohannis Ranuccii de Arena et filia Michaelis Ugolini de Arena ---Drssa Enrica Salvatori

 

 

Vi e' un'evoluzione nei metodi di individuazione da parte del notaio

XI e XII secolo sono periodi di fortissimo incremento demografico dove citta' di 5.000 o 10.000 abitanti divengono citta' da 70.000 abitanti in tempi molto brevi a fronte di cio' l'individuazione si fa necessariamente sempre piu' accurata

 

la precisione dell'individuazione dipendeva anche dal tipo di documento

Se il documento e' un giuramento capitava che il notaio a fronte di tanti individui giuranti comprendesse male il nome , e comunque limitasse al massimo gli elementi identificativi , anche perche' i giuranti appartenevano quasi sempre tutti al ceto dirigente , ( normalmente erano in grado tutti di ricordare il nome del nonno )

Il giuramento aveva inoltre un impatto limitato alla vita del giurante e non alla sua discendenza , fissava obblighi morali e non materiali , per cui l'identificazione poteva essere piu' blanda

 

IL COGNOME FAMILIARE NASCE DA UN ESCAMOTAGE DEI NOTAI O I NOTAI NON FANNO ALTRO CHE METTERE SU CARTA UN QUALCOSA CHE ERA NELLA COMUNITA' ?

la seconda e questo ci aiuta a capire quando nascono i cognomi:

il notaio non e' davvero la causa del cognome in una societa' analfabeta gli scritti notarili sono solo un mezzo per noi per capire quando s'impone il cognome all'interno della comunita'

cioe' quando la comunita' inizia ad identificare un gruppo parentale nella sua mappa mentale con un unico nome familiare

E questo avviene quando il gruppo parentale acquista notorieta' considerazione perche' produce piu' uomini eminenti per ricchezza o valore militare o produce notai dottori giudici

o quando compie prepotenze come gruppo o quando fa parte stabilmente di quel gruppo che decide le cose anche per gli altri

Il cognome nasce quindi nella societa' quando si afferma l'uso d'identificare una discendenza con i figli di X o i nipoti di Y , il notaio e' ben felice d'introdurre negli atti un ulteriore elemento d'identificazione forse il piu' formidabile

Nel bene e nel male

Vi e' un momento nel secolo XII in cui si passa dal singolo ad una pluralita' di individui di un unico gruppo parentale che si distinguono all'interno di una comunita' ed iniziano ad essere individuati dal nome di un eponimo

i nipoti di Pesce , gli uomini chiamati Capoinsacchi i filii Adimari . i fillii Uberti, i Giandonati , ........................

Forse sono le stesse famiglie socialmente e politicamente più importanti, che assumono una precisa strategia famigliare di coesione, di unità di interessi e di residenza, elaborano una formula di denominazione collettiva che li identifica chiaramente, nei confronti della società cittadina, come gruppo compatto. Tale 'coscienza di sé' è così forte e così poche sono le famiglie che possono vantarla, che l'uso di questa formula risulta fatalmente limitato ai casi in cui i membri del gruppo agiscono insieme, collettivamente, a difesa appunto degli interessi di famiglia.

 

A Firenze i primi cognomi sono quasi tutti se non tutti derivati da un eponimo cioe' da un antenato che da il suo nome ai discendenti e le famiglie che si cognomizzano appartengono al ceto dirigente di quel momento

In Toscana l'araldica precede quasi sicuramente la cognomizzazione ed anzi e' quasi sicuramente il catalizzatore per la formazione dei primi cognomi

Il tempo in cui compaiono i primi cognomi moderni nel fiorentino ma probabilmente in tutta la Toscana e' a cavallo tra la fine dello XII e l'inizio del XIII secolo

E' possibile che il blasone araldico abbia gia' iniziato a svolgere nel "parlato" una forma unificante nel senso di "i figli di Tornaquincio " ,i figli di Cavalcante " ,i nipoti di Cosa" , i nipoti di Pesce"

 

Penso che in tutta Italia i primi cognomi si rifacciano quasi tutti ad un eponimo ( ci sono le eccezione ad esempio i Colonna a Roma, ecc............. ) e questo rifarsi ad un antenato , con l'abitudine abbastanza comune di rifare i morti e quindi il ripetersi di un nome nelle varie generazioni rende spesso difficile capire se ci troviamo di fronte ad un patronimico o ad un cognome

Nella ricerca genealogica e nell'identificazione su lungo periodo il riconoscimento e' complicato dall'abitudine di "rifare i morti" cioe dare ai figli il nome del padre del nonno dello zio dei fratelli

FONDAMENTALE lo studio della nascita del cognome non puo' prescindere dallo studio genealogico perche' la principale caratteristica del cognome e' l'ereditarieta' tra generazioni

SENZA ANALISI GENEALOGICA CHE PROVI L'EREDITARIETA' ALLE GENERAZIONI SUCCESSIVE NON SI PUO' PARLARE DI COGNOMIZZAZIONE

 

 

Pisa ha una storia che comincia parecchi anni prima di Firenze o perlomeno assume molto prima maggior rilevanza

Il Comune pisano e' sicuramente illuminato da famiglie che divengono potenti con i loro traffici marinari

Mi sarei aspettato che qui , dove prima si ha traccia del grande commercio e di imprese belliche , il cognome apparisse prima che a Firenze ed invece mi pare che appaia quasi in contemporanea

Mi viene da pensare quindi che sul cognome non influisca la storia della citta' e delle sue istituzioni ma qualcosa di altro

Qualcosa di altro che fa sentire la sua presenza prima e intorno al 1150 qualcosa che potrebbe essere lo stemma araldico si potrebbe prospettare ( o almeno esaminare ) quindi la funzione dell'araldica come catalizzatore nella formazione del nome familiare

Una volta utilizzato il cognome viene ad avere una valenza politica formidabile come ulteriore elemento unificante di un gruppo parentale che prima era destinato a disgregarsi e invece adesso ha maggiori motivi per compattarsi

 

 

Ci siamo chiesti perche serve capire quando nasce il cognome cioe' quando inizia e tende a generalizzarsene l'uso nei documenti in un determinato luogo

Per il genealogista e' una linea di demarcazione molto importante

Credo che lo storico dovrebbe porsi con piu' forza il problema

In un oggi in cui la microstoria comincia ad assurgere a strumento efficacissimo per comprendere la macrostoria

In un oggi in cui diventa sempre piu' importante l'indagine prosopografica , non e' particolare secondario sapere quando una famiglia inizia il processo di cognomizzazione dando cenno di assumere la consapevolezza di una sua notorieta' ed importanza nella comunita'

A Firenze anche il massimo cronista Giovanni Villani cognomizza famiglie che non hanno cognome e Dante lo segue a ruota ,trasportando nel passato le risultanze trecentesce

I nostri antichi proiettavano nel passato cio' che accadeva nei loro gorni , quasi con la convinzione che fosse cosi da tempi antichissimi . Vedi la questione araldica in Dante

Quindi i nostri antichi conoscevano il passato loro molto peggio di noi

Anche i nostri storici non hanno mai esaminato con cura la questione entrati nello spazio temporale in cui il cognome non esiste sui documenti ( perche' la denominazione e' patronimica) molti storici continuano a dare il cognome

Quindi buona parte della storia di derivazione erudita deve essere riesaminata

 

 

L'avvento del cognome non fu un avvenimento trascurabile , ebbe un'importanza politica notevole infatti io credo che il "Popolo fiorentino" avesse ben compreso la valenza socio - politica sia dello stemma che del cognome come elementi unificanti un gruppo parentale che il sistema patronimico contribuiva invece a disgregare. Infatti la lotta contro i " magnati " aveva la sua conclusione nell'imposizione di cambio di cognome e di insegne e dal distacco dalla famiglia originaria

Dietro cognome e insegne vi era la consapevolezza della tradizione e del valore e del ruolo di una famiglia . In certi casi la consapevolezza era fonte di disprezzo verso altri che consideravano gente di poco conto. Dante stesso che viveva di molte illusioni sulla propria famiglia pur inserito nel ceto dirigente popolare fa mostra ampiamente di questo disprezzo quando parla della gente nuova immigrata recentemente ( sostener lo puzzo del villan d'Aguglion , di quel da Signa......)

Gli antichi erano diversi da noi solo perche avevano pregiudizi diversi

..................................

In conclusione sfugge quindi spesso allo storico il momento del trapasso dal sistema patronimico al sistema cognominale, e questo non e' bene

 

Il cognome un fattore determinante   la necessita' di datare le origini del cognome

Come viene metabolizzata (accettata ) dall'individuo la forma di individuazione cioe' come si e' fissato su un gruppo parentale il cognome familiare ( fissazione ) ?

Credo anche che il "Popolo fiorentino " ( quel popolo che prese il potere nel decennio 1250-1260 dando ottima prova di se ) avesse ben chiaro il rischio che comportava il potere aggregante dell'insegna e del cognome

in molti consigli del duecento si evita la trascrizione dei cognomi (che pure gia esistevano per alcune famiglie ) dei consiglieri ritornando ad un sistema patronimico e dopo gli ordinamenti di giustizia inizia l'opera di disgregazione dei Magnati con l'obbligo della rinuncia alle insegne e al cognome per chi accettava di farsi di popolo ( vedi lo studio sui Buonfantini )

 

Vi e' nella nascita del cognome moderno una filosofia di aggregazione familiare che implica considerazioni politiche

Quindi la nascita del cognome non e' un elemento storico banale ma potrebbe parlarci di elementi sociali da chiarire

Il patronimico infatti ha in se dal punto di vista familiare un fattore disgregante

( ecco un esempio su cosa intendo dire con potere disgregante):

 

Bernardo figlio di Luigi di Roberto

Ubaldo figlio di Guglielmo di Anselmo

paiono non essere parenti

Luigi figlio di Roberto di Antonio

Guglielmo figlio di Anselmo di Simone

paiono non essere parenti

Roberto figlio di Antonio di Caio

Anselmo figlio di Simone di Caio

Caio sembra poter mettere in relazione Bernardo ed Ubaldo che non sembravano parenti

Antonio figlio di Caio figlio di Sempronio

Simone figlio di Caio figlio di Sempronio

Caio di Sempronio rende possibile la parentela di Bernardo ed Ubaldo

 

In questa sequenza genealogica si cominciano a mettere in evidenza una possibile relazione parentale le due linee solo risalendo a Roberto ed ad Anselmo

il sistema patronimico e' per il genealogista una spegie di sistema "analitico " cioe' costringe a risalire per vedere se quattro generazioni indietro due individui erano parenti

quindi e' fortemente disgregativo dal punto di vista familiare ( lo stesso cognome ci avrebbe messo in sospetto gia' alla prima generazione , pur con tutte le cautele verso un omonimia cognominale )

il sistema patronimico crea grossi problemi di omonimia per il genealogista che indaga dopo secoli , ma probabilmente non creava grandi problemi d'identificazione nelle piccole citta medioevali del secolo XII e comunque risolve il problema d'identificazione degli oblighi verso lo Stato con la fotografia in un breve lasso di tempo ( attraverso ulteriori elementi come il luogo di provenienza ,come il quartiere di appartenenza , come il mestiere , come il soprannome , ecc )

 

 

 

INDIVIDUAZIONE

 

Lo scopo fondamentale dell'apparato onomastico e' permettere di individuare nel modo piu' preciso una persona all'interno di una comunita' , sui documenti ( e qui l'individuazione deve superare lunghi archi di tempo per legittimare quanto descritto per piu' generazioni ) , nei confronti dell'appartenenza alla societa' comunale

 

 

Di un recente libro :

Porto l'attenzione sul dr Roberto Bizzocchi che ha pubblicato uno studio sui cognomi italiani con le edizioni Laterza

I COGNOMI DEGLI ITALIANI Una storia lunga 1000 anni

 

Studi di questo tipo sono rari e preziosi e con un minimo di documentazione rarissimi e' quindi un'opera utilissima che da notevoli spunti di riflessione e quindi da leggere senzaltro

Non condivido il modo di proporre alcune argomentazioni relative alla nascita del cognome , ma trovo l'opera valida e meticolosa nel mostrare il lungo percorso , non sempre senza ostacoli , che porta alla fissazione del nostro cognome cioe' del cognome nella forma che portiamo ai giorni nostri

 

 

DA L'INDIVIDUAZIONE PERSONALE ALL'INDIVIDUAZIONE FAMILIARE

 

La prima e peculiare e fondamentale caratteristica della forma cognominale e' l'ereditarieta' . Senza che ci sia ereditarieta' non si puo' parlare di cognome .Una forma d'inviduazione familiare che si trasmette di generazione in generazione diventa un cognome

Uscendo da alcuni secoli di dominazione barbarica al nord ed al sud il cognome come lo conoscevano i Romani si era perso dall'uso comune

Oggi non puo' esistere ai fini burocratici alcuna famiglia senza un cognome

in mezzo un periodo in cui si passa gradualmente dal poco ( solo il nome individuale ) al tutto : un processo di cognomizzazione che riguarda inizialmente un gruppo limitatissimo di famiglie con le altre ancora individuate con dai patronimici dei capofamiglia e quindi soggetti a possibili processi di disgregazione

La cognomizzazione delle famiglie italiane non e'stato infatti un processo avvenuto per tutte nello stesso momento ma e' stato invece un processo lentissimo ( con alcuni momenti di accelerazione come nel caso dei registri stabiliti dal concilio tridentino ) , un processo durato secoli , tanto che ancora nel xviii secolo esistono luoghi in Italia in cui il cognome non si e' ancora stabilizzato

Nella citta' di Firenze ad esempio nel 1427 solo il 36 % delle portate al catasto era intestata a individui con un cognome

A Badi nel corso del millesettecento alcune famiglie non erano ancora cognomizzate

 

Essendo la principale caratteristica del cognome l'ereditarieta' alle generazioni successive ,mai nell'eta' a cavallo tra il patronimico ed il cognome si puo' fare a meno di ricostruire un albero genealogico

La genealogia deve confermare la suggestione di quello che pare un cognome

 

 

Del passato non ci rimangono le voci cioe' il parlato in uso fra la gente. Ci rimangono gli scritti un poco formali di coloro che sapevano leggere e scrivere. Di particolare importanza erano gli scritti dei notai

Nella redazione di un atto l’arte del notaio , abbiamo visto , e’ quella di far riconoscere i convenuti ( attori e testimoni ) con sicurezza anche a distanza di tempo in modo che gli attori e i loro eredi possano far valere anche nel futuro quei diritti che il notaio ha inteso certificare con le sue scritture

Oltre al notaio anche lo Stato aveva bisogno di individuare ogni soggetto con cui avesse dei rapporti importanti

Lo Stato si concentra nell'identificazione dell'individuo

: per evitare l’elezione contemporanea di parenti alle cariche di governo

: per bollare i nemici dello Stato : individui messi al bando o individui soggetti a condanna

per imporre gli obblighi militari e fiscali

Quindi e’ anche interesse dello stato di identificare l'individuo con la maggior precisione possibile perche' lo vuole riconoscere e distinguere con sicurezza da altri al momento opportuno

: Insomma imporre la burocrazia in ogni sua forma

Anche la Chiesa ha bisogno di riconoscere gli individui per evitare i matrimoni tra consanguinei ,ecc…….

 

 

 

Nel 568 i Longobardi invadono un Italia spopolata sono un un esercito di 100,000 individui forse 200.000

Il successo dell'invasione e' probabilmente legato ad una tecnica di guerra elementare : l'immigrazione massiccia

I Longobardi invasori sono un piccolo popolo in movimento di 100.000-200.000 persone : guerrieri , donne , bambini , animali come cavalli , vacche e pecore cioe' un esercito in grado di autosostentarsi durante il cammino

In un Italia spopolata dalle guerre gotiche-bizantine, dalle carestie , dalle epidemie , in modo particolare dalla peste di Giustiniano una forma nefasta di peste nera , sopravvivono 3 - 5 milioni di abitanti forse per 1/3 concentrati nelle citta'.Citta' di 10.000--15.000 al massimo se non di 4.000 - 5000 persone , che per sostentarsi avevano bisogno dei prodotti delle campagne e che assediate erano presto costrette a cadere per fame

L’Italia cade per buona parte sotto il dominio longobardo che impone nuove leggi e nuovi costumi accanto alle vecchie

Il dr Bizzocchi pone in evidenza come i Longobardi usassero un solo nome per identificare la persona introducendo questo uso nei territori a loro sottoposti mentre nelle zone rimaste sotto l'influenza bizantina si continuasse ad usare una identificazione piu' vicina a forme cognominali romane

 

 

Non e’ possibile dire molto sull’argomento a causa della scarsita’ documentale

Certo siamo di fronte ad un paese spopolato e senza traffici e spostamenti di proprieta’ in cui la certa individuazione aveva uno scarso significato

In un paese poco popolato dove i commerci sono ridotti al lumicino puo’ bastare effettivamente il solo nome e al piu’ la sua carica ad identificare un individuo

Quando la popolazione inizia ad aumentare e cominciano ad esserci centinaia di individui con lo stesso primo nome nello stesso luogo iniziano i problemi ed occorre far uno sforzo ulteriore per distinguerli

Gli atti compilati anteriormente al XII secolo mostrano sovente gli attori avere un soprannome infatti il notaio registra forme come : Iohannes vocato Adimarius ( i futuri Adimari ), Magnus qui Segnorello vocatus ,Ioannes filio bone memorie Andree ,qui Actio fuit vocatus ,Petroni filio b.m. Domenichi qui Teutio fuit vocatus

Aumentando la popolazione , aumentando i traffici , aumentando gli arricchimenti e gli impoverimenti , ecco i beni cominciare a cambiare di proprietario ecco quindi l’utilizzo del patronimico negli atti dei notai e dello Stato

Ecco quindi il patronimico in forma elementare nome e nome del padre

Ecco quindi l’utilizzo del soprannome aggiunto talvolta al nome

Ecco quindi il patronimico evolversi in forme piu’ complicate con l’ulteriore aumento della popolazione e degli scambi

Un patronimico complesso che cita il nome il soprannome il nome del padre con eventuale soprannome il nome del nonno ( cioe’ fin dove dovrebbe giungere la memoria di chiunque )

In aggiunta il mestiere o la professione

In aggiunta il luogo di provenienza se straniero o un riferimento ad una costruzione se locale ( de arcu , della casa bianca , del castello ,de porta )

In aggiunta un eventale carica o il titolo se nobile

 

 

da Regesto di Camaldoli :

Cerastolo (Pisa) anno 788

Regnante Karolo rege ............Gumbertus abb, Ildibertus et Gumprando Religiosi viri gg.ff.Boni Aricausi...................

la carta pisana fornisce un patronimico esteso : nome ,nome del padre, nome del nonno

 

Arezzo giugno 994

Ierardo f. Ansperge vendit ac tradidit Ursoni presb, f.qd. Ursoni

 

Carte della canonica della Cattedrale di Firenze

anno 808 i fratelli Adonaldo e Forteramo figli del fu Agrafi permutano tra loro dei terreni posti su monte Morello

 

Carte della Badia

anno 967 Rignano (Firenze )

Adonaldo detto Amizo , figlio del fu Atriperto vende alla marchesa Willa una terra con casa in Firenze

 

 

 

 

Durante i regni barbarici la forma d’individuazione e’ il patronimico , con eventuali informazioni aggiuntive

Dobbiamo aspettare fino agli anni intorno al 1100 per poter parlare di cognome (nome della famiglia )

Cita il dr Bizzochi per Venezia alcuni documenti contenenti liste di agenti

anno 819 dice il dr Bizzocchi : C'e' una donazione all'abate di San Servolo ,risalente all'anno 819 ,fra i cui sottoscrittori compaiono sei personaggi identificati con due nomi ciascuno,tre dei quali in una forma tale da suggerire che citroviamo alla vigilia della nascita del cognome ,se non gia' all'evento stesso: Leonianus Talonicus, Savinus Talonicus , Stephanus Talonicus ,( gli altri sono Bonus Clementius , Agnellus Cletusius , e Georgius Catani )

Dopo l'anno 819 si succedono a Venezia documenti (degli anni 853 ,900 e altri in seguito ) in cui compaiono in seconda posizionedei nomi la cui corrispondenza con cognomi famosi di famiglie tra le piu' illustri della storia della Repubblica appare evidente : Ursus Badouarius (Badoer ) , Johannes Gradonicus (Gradenigo ) , Andreas Contareni (Contarini ), e cosi via

 

sul forum IAGI mi vengono indicati anche :

per Venezia, esistono fonti importantissime come i "Documenti relativi alla Storia di Venezia anteriori al Mille" a cura di Roberto Cessi. l'opera del Cessi fa parte di una raccolta: Testi e documenti di storia e di letteratura latina medioevale III

Quanto da me citato fa parte del II volume, secoli IX-X. Gregoriana Editrice in Padova.

Il codice Trevisaneo custodito presso l'Archivio di Stato di Venezia riporta le Decime del tempo del Doge Tribuno Menio o Memmo degli anni 979-991 e riporta elenchi completi di coloro che le versavano con nomi e cognomi, o addirittura indicando il nome e la qualifica di figlio o di liberto di altro personaggio indicato con nome e cognome, in altri ancora anche la zona di residenza. Dall' Italia dei secoli bui venne fuori la necessità, magari inizialmente come in questi casi, per motivi "esattoriali", di individuare esattamente le persone.

Molti di questi cognomi ancora sopravvivono immodificati o italianizzati.;

 

 

Io invito a cautela sul documento dell' 819 dove possiamo trovarci in presenza di un patronimico (occorrerebbe studiare con calma il documento , la posizione dei nomi , ecc ) cioe' il secondo nome potrebbe indicare semplicemente il padre

A Firenze la famiglia Giandonati prendera' il cognome dal ripetersi per alcune generazioni dei nomi Giovanni e Donato ed in molti luoghi era comune il "rifare i morti" dando ai figli il nome del padre o del nonno

E' ovviamente non immediato distinguere un cognome da un patronimico in una singola lista

Occorrono liste successive che coprano almeno una settantina di anni cioe' che coprano piu' generazioni successive e che permettano di ricostruire una piccola genealogia della famiglia permettendo di capire se vi e' il permanere di questo elemento unificante che e' il cognome

Insomma per poter dire che la famiglia ha una identificazione ereditaria debbo utilizzare la ricostruzione genealogica

 

 

dice il dr Bizzocchi relativamente al documento del 1090 :

Venezia si capisce resta in prima linea .Qui nel 1090 una donazione di beni fatta dal doge Vitalis Faletro , cioe' Vitale Falier al monastero di San Giorgio Maggiore presenta in calce , oltre alla sua , le sottoscrizioni di quasi 130 ottimati in rappresentanza della citta' .

Questo documento , che ci e' pervenuto in originale ,e' abbastanza impressionante , perche' le sottoscrizioni autografe mostrano l'ampiezza cui era giunta all'interno della Repubblica la pratica dell'indicazione del casato familiare accanto al prenome . Per le ragioni storiche che abbiamo gia' constatato , qui la strutturazione di questi secondi nomi in cognomi risulta precocemente matura e piena .

Badoer (Johannes Badouario) Gradenigo (Johannes Gradonicus) Contarini (Andreas Contareni) li abbiamo gia' incontrati possiamo aggiungere , senza poter citare ovviamente tutte le firme , Orseolo (Einricus Ursoiulo) , Bragadin ( Badouario Bragadino ), Morosini (Petrus Mauroceni ) , Bembo ( Petrus Benbo ) , Cornaro ( Sebastiano Coronario ) , Malipiero ( Marcus Maripedro ) , Foscari ( Johannes Fusscari ) Giustinian (Johannes Justinianus ) , Sanudo (Leo Sanudo ) , Querini ( Dominicus Quirino ) , Venier ( Petrus Venerio ).

 

 

Questo documento e' ricordato anche dal dr Folena Gianfranco, Gli antichi nomi di persona e la storia civile di Venezia, in «Atti dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - Classe di scienze morali, lettere ed arti», vol. 129, 1971, pp. 454-455: “[...................…] è una cartula oblacionis datata al luglio 1090 da Rivolato, con la quale l’abate Karimanno del monastero di San Giorgio Maggiore (è uno dei pochissimi nomi germanici del documento, probabilmente un forestiero) riceve donazioni di beni siti a Costantinopoli e concessi dall’imperatore Alessio ai Veneziani. Questo documento ci fornisce delle soscrizioni autografe che lo chiudono, e sono ben 127, aperte dal doge Vitalis Faletro e da 5 giudici laici appartenenti alle famiglie nobiliores, un quadro sintomatico dell’onomastica veneziana più antica. È certo un campione limitato, una fetta sottile del populo Veneciae, rappresentato da boni homines e fideles anche di condizione artigiana (c’è un Bonofilius aurifex e un Petrus fiolarius Flabianicus), ma è un campione significativo dovuto a questa singolare prassi giuridica di democrazia diretta, per la quale è tutto un arengo di rappresentanti del popolo a testimoniare e garantire con la firma la validità di un documento. […] Qui, con pochissime eccezioni, come quella dell’orefice ricordato, i nomi personali sono accompagnati dai cognomi, ormai generalizzati: un campionario dei più antichi cognomi veneziani che ci dà una vivida immagine della ricchezza e della stabilità della compagine onomastica veneziana e anche della tradizionalità degli accoppiamenti onomastici (c’è già p. es. un Petrus Benbo); e mentre i prenomi sono di solito adattati al latino in caso nominativo, i cognomi sono per lo più al caso zero, cioè nella forma volgare, talora con troncamenti, come Donà, mentre è largamente rappresentata la determinazione locativa del tipo con la preposizione volgare da: da Borea, da Canale, da Mulino, da Ponte, da Puzo. Altri cognomi sono rappresentati nella forma più arcaica come Mauroceni, Contareni, Fuscareni, Muncianico e Gradonico, Badovario e Coronario, Superancio, Maripedro ecc. Sono interessanti alcuni cognomi di origine etnica come Gricus e Ystrico, altri nati da professioni come Navigaioso, più tardi Navigazoso (cioè ‘naviga-giù’) da confrontare con Navagero, o Monetario, che sarà però forse «falsatore di monete», o da soprannomi come Pappaciça o il notissimo Sanudo (che è «Zannuto»), o da ipocoristici come Nanno o Pepo o Feulo (che sarà da un Maffeolo). È una situazione onomastica già evidentemente consolidata e in anticipo di almeno due secoli su quella degli altri centri italiani”.

NDR in realta' 50 -140 anni------------fiolarius e' un vetrario

 

 

 

Io invito ancora una volta alla prudenza ( ANCHE SE QUI IN EFFETTI IL NUMERO DEI SOGGETTI IN GIOCO PARE SIGNIFICATIVO ) niente ci dice infatti che ci troviamo di fronte a una serie di patronimici dove ad esempio Faliero e' semplicemente l'eponimo della famiglia

cioe' Vitalis Faletro va interpretato come Vitale figlio di Faliero

E' solo con l'eredita' alle generazioni successive che possiamo parlare di cognomizzazione cioe' se il figlio e il nipote si trova sui documenti caratterizzato con un secondo nome Faliero possiamo parlare di cognome

Cosi come quando in ambito fiorentino ci troviamo presente a Tornaquinci inteso come figlio di Tornaquincio o a Cavalcanti inteso come figlio di Cavalcante

E' evidente l'importanza della ricostruzione genealogica per esprimere le considerazioni definitive sui cognomi cioe' lo studio dei cognomi non puo' fare a meno della ricostruzione genealogica

Ad esempio quando Matteo di Niccolo di Matteo di Durante viene detto Matteo Duranti possiamo pensare quel Duranti una forma cognominale ma comunque dobbiamo verificare che si trasmetta al figlio

 

 

Cioe' non e' possibile distinguere con sicurezza un cognome in una lista isolata di nomi . Occorre avere liste di nomi distanziate cronologicamente e vedere ripetersi la presunta forma cognominale.

E cio' non e' ancora sufficiente perche' occore dimostrare che gli individui della seconda lista sono diretti discendenti da quelli della prima lista di nomi

Quindi nel caso veneziano dobbiamo esaminare insieme le liste di individui ( 819 , 853, 900 , 1090 ) e vedere attraverso la genealogia se eventuali secondi nomi uguali siano legati con un rapporto genealogico

 

 

E' comunque indubitabile la precocita' veneziana nella cognomizzazione solo che probabilmente dobbiamo cronologicamente spostarla in avanti cioe' agli inizi del secolo XII

Cioe' la cognomizzazione a Venezia precede di quasi un secolo quella degli altri luoghi italiani

 

il dr Roberto Bizzocchi spiega la precocita' veneziana in fatto di cognomi con

A : l'essere nella sfera d'influenza bizantina

B: l'essersi consolidato un ceto dirigente legato ad un numero ristretto di famiglie (governo oligarchico )

 

 

Probabile la veridicita' delle due ipotesi : la forma di governo della comunita’ veneziana in tempi di governi di Popolo puo' effettivamente spiegare questa precocita’

E’ in un rinato valore dei rapporti familiari che dobbiamo ricercare la rinascita’ del cognome cioe’ di un segno non piu’ individuale ma collettivo

 

Riassumendo : Il metodo per determinare la nascita del cognome in un luogo si deve basare sulla caratteristica imprescindibile del cognome cioe' l'ereditarieta'

lo studio della nascita dei cognomi in un luogo o per una data famiglia non puo' essere disgiunto da un analisi genealogica che permetta di verificare quando inizia a verificarsi l'ereditarieta'

solo con la prova dell'ereditarieta' si puo' fissare un intervallo cronologico per la nascita del cognome

 

 

ARALDICA e COGNOME

 

Intorno al 1150 viene introdotto in Italia un nuovo fattore aggregante per i gruppi parentali : lo stemma araldico

Lo stemma non ha in Italia valore individuale e mostra alla vista di ognuno il legame che si aveva con personaggi importanti per la comunita’

Questo aiuta all’introduzione di un nome non piu’ individuale ma collettivo e identificativo per tutto il gruppo familiare

 

 

In Toscana il cognome comincia a comparire con una certa frequenza nei documenti solo a cavallo del 1200 e anche qui quasi solo tra le famiglie del ceto dirigente

Quindi anche qui ad essere interessate sono solo le famiglie del ceto dirigente

I cognomi fiorentini risentono fortemente della formula figli di ...........nipoti di ....................che tende a fissare il nome di un eponimo ( e questo credo avvenga dovunque in questo periodo)

Questo probabilmente perche' come nel caso veneziano si tende a perpetuare la memoria a fini utilitaristici di un antenato che ha coperto con onore incarichi di governo o e' stato comunque riconosciuto importante nella comunita' per qualche merito specifico in guerra o in pace

 

ANNO 1115 MORTE di MATILDE DI CANOSSA

Agli inizi del XII secolo viene a mancare in Toscana qualunque forma di potere emanazione del Sacro Romano Impero Germanico

La morte di Matilde di Canossa nel 1115 , la periferizzazione dei grandi signori del contado che abbandonano la citta' (vedi Maria Elena Cortese ) ha aperto la strada ad un governo cittadino quindi compaiono individui che vengono formando un ceto dirigente cittadino e che saranno gli eponimi delle famiglie che si cognomineranno dal loro nome Cosi : Adimari , Uberti , Cavalcanti , Nerli , Capoinsacchi , Infangati , Lamberti , Donati , Giandonati ,Abati ,..........................

Probabilmente tutti i grandi centri risentono di questa formula per la formazione dei primi cognomi ; cognomi che risentono dell'ufficialita' degli atti di governo dove gli individui vengono citati con i patronimici

Sicuramente le famiglie del ceto dirigente che vanno inquadrate tra le famiglie ricche e di proprietari avevano un alto concetto del proprio gruppo familiare

In tempi difficili dove si provvedeva per buona parte in proprio alla sicurezza , quando cioe' era difficile vivere senza essere aggrediti e si riccorreva ad un sistema di alleanze familiari ed interfamiliari per sventare e per portare minacce era solito mettere al primo posto queste alleanze nella scala dei valori sociali

Sono le famiglie del ceto dirigente note , e ricche e proprietarie, a cognominarsi per prime e normalmente si denominano da uno stipite che ha avuto una posizione di rilievo nella societa'

Questo ha sicuramente un significato

Queste famiglie rappresentano lo Stato ed intendono che i loro figli continuino a rappresentarlo e vogliono ricordare a tutti chi furono e chi sono e comprendono che il cognome o nome familiare e' uno strumento utile in questa direzione

Queste famiglie capiscono da subito l'importanza di essere collegabili ad antenati che hanno dato buoni risultati nella gestione della societa' civile

Queste famiglie, immagino , capiscano da subito l'importanza del cognome come elemento unificante dell'intera consorteria

e vedano nel cognome un mezzo per esprimere il potere di un gruppo di individui all'interno della societa'

 

Noi conosciamo i primi cognomi principalmente attraverso gli atti dei notai . Ma il compito del notaio era come detto di individuare i convenuti e di fissare la memoria delle volonta’ espresse. Quindi il notaio non poteva fare altro che fotografare individuazioni che gia’ esistevano nella societa’ , cioe’ riportare il dire comune

Nel dire comune vi era : figli o i nipoti di Adimaro , i figli o i nipoti di Tornaquincio , i figli o i nipoti di Cavalcante, ….

Esisteva insomma un sistema d'identificazione nei discorsi della gente che il burocrate ( civile o religioso : notaio o prete ) probabilmente traduceva in burocratichese

 

 

 

una riflessione :

Mi sembrerebbe che a Firenze ai tempi del primo popolo ci si rendesse conto del potere di aggregazione che aveva il cognome e del pericolo che questa aggregazione potesse rappresentare per un Comune di Popolo

Mi sembrerebbe ci fosse un tentativo di contrastarlo

Negli elenchi dei consigli degli anziani gli individui sono citati con il patronimico e non con il cognome che pure per alcuni gia' esisteva

E' un fatto che meriterebbe studio

Da momento delle leggi antimagnatizie di Giano Della Bella a tutto il secolo XIV il Popolo fiorentino cerchera' di costringere le famiglie magnatizie a spezzarsi

Accettando nelle file popolari quelle parti che rinunciassero allo stemma ed al cognome familiare adottando un nome ed uno stemma diverso e nuovo

 

 

 

Comunque si sia intorno al 1200 il cognome si diffonde tra i ceti dirigenti con le medesime modalita’un po ovunque in Italia

Mi pare infatti che ovunque si cominci a parlare di cognomi

Le famiglie interessato sono una minoranza (appunto quelle del ceto dirigente di quel periodo )

 

 

dice il dr Roberto Bizzocchi nel citato suo libro :

Verso la fine del 1214 o all'inizio del 1215 il notaio Rainerio da Perugia ,che lavorava a Bologna ha scritto un testo che per noi risulta prezioso

In un commento al proprio manuale di tecnica notarile egli ha affrontato il classico problema , gia' posto da una legge del corpus Iuris Civilis ( la raccolta di diritto romano ordinata dall'imperatore Giustiniano ), della necessita' di identificare nel modo piu' preciso e con quanti piu'elementi possibile gli individui coinvolti in un atto :<>; cioe' per evitare il rischio che limitandosi ai soli nomi insorgano confusioni

..........................

Bisogna indicare ogni dato onomastico pertinente a una persona.Il nome della terra o luogo , per esempio Caffolus de Tuscia ,o de Lombardia o de Francia o Anglia ecc..

anche titoli come duca , marchese ,conte o visconte……….

La dignita' o ufficio o carica , come Guglielmo podesta' di Bologna o di Imola , console , rettore , vicario dell'imperatore , vicario del podesta' o simili

la professione : magister Rainerius scriptor o notarius, o grammaticus , fisicus , decretista , theologus e simili

o il mestiere ;magister Caffolus murator , o pellicciaio o barbiere o calzolaio o orefice o lanaiolo e simili

Un altro elemento da indicare e' l’eventuale soprannome ; Giovanni detto il Lombardo, Rinaldo vocatus Volpe

il nome del padre eventualmente del nonno paterno

Altro elemento e' il cognome (parla esplicitamente di cognome ma siamo nel 1214 ) cioe il nome della famiglia per esempio Petrus Geremiensis vel Asinellus vel Lambertatius vel Carrbonensis cioe cita 4 famiglie bolognesi gia' cognominate Geremeo,Asinello,Lambertazzo, Carbonese

insomma qualunque informazione sia utile ad impedire la possibilita' di errori per omonimia nell’individuazione

 

Questi principi di individuazione che Rainerio da Perugia indicava nel 1214 erano gia’ nella pratica notarile in uso da molto

il nome del padre eventualmente del nonno paterno

Tutti ad esclusione del cognome che solo a cavallo del 1200 iniziera’ ad entrare nell’uso di alcune famiglie

 

 

Anche l'imperatore Federico II per il regno meridionale nell'ambito della amministrazione statale nel testo legislativo Costituzioni melfitane nell'anno 1231 fa inserire una rubrica sugli individui messi al bando

in cui ordinava di identificare la persona colpita dal bando con nome e cognome

Questo non vuol dire che tutti avevano i cognomi ma semplicemente che nel 1231 i cognomi cominciavano ad esistere anche nel Regno

 

 

 

 

STABILIZZAZIONE DEL COGNOME

Abbiamo visto come il cognome comporti alcuni vantaggi per l'individuo:

una funzione aggregante quindi un fattore di forza in una societa' riottosa come quella duecentesca

una motivazione personale nel veder riconosciuti dei diritti proprietari a distanza di tempo

una motivazione statale di maggior controllo sugli individui controbilanciata dal pericolo del potere aggregante del cognome

solo molto piu' tardi il cognome ( Concilio tridentino ) assumera' una fortissima motivazione religiosa per evitare matrimoni tra consanguinei

Dopo l'esordio intorno al 1200 comunque la maggior parte delle persone continuava ad essere individuato mediante un patronimico non essendo sufficientemente nota o ricca per avere un cognome

Il processo di cognomizzazione infatti e’ un processo lentissimo praticamente dovunque

Riguardante come detto le famiglie che emergevano man mano e si inserivano nel ceto dirigente

A Firenze del catasto 1427 solo il 36% delle portate e’ di individui che possono dichiarere un cognome (famiglie urbane)

La mobilita’ sociale , l’inserimento nella classe dirigente di sempre nuove famiglie e una maggior distribuzione della ricchezza e della proprieta’ favoriscono via via la cognomizzazione di nuove famiglie

Molto piu' tarde sono le cognomizzazionu di individui non appartenenti alla classe dirigente

Per la maggior parte delle famiglie bisognera' attendere fino al 1563 quando il Concilio di Trento imporra’ l’obbligo del Cognome per tutti i parrocchiani per evitare il matrimonio tra consanguinei

Qui il parroco interverra’ anche forzosamente attribuendo cognomi

Ci troviamo insomma di fronte a cognomizzazioni subite

La cognomizzazione e’ comunque un meccanismo in moto di cui viene riconosciuta dallo Stato e dalla Religione l'utilita' e quindi inarrestabile e destinato ai giorni nostri a coprire tutta la popolazione e a perfezionarsi col codice alfanumerico del codice fiscale

Troppo utile il cognome per non affermarsi

 

 

LA NOSTRA RICERCA GENEALOGICA

 

Arriva quindi una data nella ricerca genealogica in cui il nostro cognome nasce in quella generazione e scompare nella precedente

A questo punto la nostra ricerca si fa sicuramente piu' difficile dovendo affrontare il sistema patronimico esistente avanti il cognome

In questo momento dovrebbe esserci chiaro il motivo del cognome che abbiamo

 

Credo sia sempre bene fare una ricerca allargata a tutto il gruppo parentale ( la cosidetta ricerca in orizzontale ) : un parente di un nostro avo puo' aiutarci a non perdere le tracce della nostra linea

L'Italia ha avuto la grande eta' comunale ( dei Comuni di popolo ) che e' stato un fatto di un innovazione sconvolgente in un Europa oscurata da un feudalesimo perdurante ma che ha fatto si che esista un Italia dalle cento patrie e nessuna uguale all'altra

Per questo motivo io ritengo impossibile per uno storico e per un genealogista essere un tuttologo, per questo ritengo sotto certi aspetti inconcepibili e da prendersi con le molle il Crollalanza o lo Spreti ed anche il Litta , perche' in genealogia ritengo si possa coltivare solo un orticello non molto grande

Entrati nell'eta dei patronimici si puo' ancora continuare a ricavare le genealogie

Entrati nei patronimici perso il filo rosso del cognome ( che comunque in molti casi gia' si prestavava all'errore di omonimia ) il problema dell'omonimia si presenta moltiplicato di molto

E qui occorre un estrema conoscenza dei documenti ed una memoria dei nomi (avere un database ) ampissimo ecco perche' l'orto non puo' essere grande

Occorre ricordare migliaia di documenti

In definitiva si puo' arrivare intorno all'anno 1000 e rarissimamente sfondarlo con notevoli rischi di un omonimia nascosta che richiede conoscenza della geografia antica delle vicende storiche e sociali insomma dell'ambiente

Tenendo in oltre presente che tutta quella grandissima mole di documenti andati perduti potrebbe farci pervenire a conclusioni sbagliate

 

 

COME E QUANDO SI SONO COGNOMINATE LE FAMIGLIE FIORENTINE

l'araldica fu per un breve periodo l'unico e vero fattore aggregante per le famiglie del ceto dirigente

Favori sicuramente la nascita di un cognome comune per un gruppo parentale gia' unificato sotto un medesimo segno grafico

 

Inizialmente il cognome deroga la legge :

il cognome noi non ce lo diamo , ma sono invece gli altri a darcelo. Come loro ci identificano cosi noi ci chiamiamo

Inizialmente il cognome viene fissato in base ad un avo nel momento in cui la famiglia s'inserisce nel ceto dirigente

 

 

Nelle tratte fiorentine il governo viene elencato con nome ,nome del padre,nome del nonno ,cognome

Secondo la legge contro i forestieri del 1346 voluta dai Capitani di Parte Guelfa tre anni dopo la cacciata del duca d'Atene e dei Grandi dalle liste dei Magistrati

si fece decreto fatto cittadino , s'egli ed il padre e l'avolo suo non fossero nati in Firenze o nel contado , sotto grave pena non potesse avere ufficio , nonostante che fosse eletto ed insaccato

Nelle tratte il candidato da allora venne normalmente indicato col suo nome quello del padre e quello del nonno e il cognome ove la famiglia lo avesse

Oltre ai soliti modi di formazione del cognome che sono comuni per tutti i popoli

L' identificazione fiorentina avveniva attraverso una serie di nomi di antenati . Quando uno degli antenati ( eponimo ) diveniva cosi noto da divenire identificativo per tutta la stirpe il suo nome diveniva cognome ( patronimico )

E questo poteva avvenire talvolta anche quando un nome si ripeteva piu' volte nelle generazioni

 

 

 

RIASSUMENDO E MARTELLANDO IL CONCETTO

A Firenze , come abbondantemente visto , di cognomi stabili e per una percentuale ridottissima di cittadini si puo' parlare solo agli inizi del duecento

Normalmente fanno riferimento ad un patronimico che ha origine in un antenato vissuto tra il 1100 e il 1200

Nel periodo 1100 --1200 nessuno ha un vero e proprio cognome

Quindi i riferimenti del Villani , del Malespini , di Dante Alighieri a famiglie cognominate di primo cerchio non devono esser prese come vere

Ma possono devono essere prese in considerazione ( con moltissimi distinguo ) come il ricordo del nome dell'eponimo di alcune famiglie

Moltissimi distinguo perche' molte delle famiglie ricordate hanno un eponimo vivente solo intorno al 1150

Eccezioni :

Per alcune scarse cognomizzazioni si riesce a risalire indietro ad un eponimo vissuto intorno al 1050

Per alcuni "uomini detti Capoinsacchi" , "Nipoti di Pesce", ...... si puo' quasi parlare di cognomizzazioni ma sono casi talmente rari che non inficiano le conclusioni

 

 

VEDI :

 

Nascita dei cognomi fiorentini Come e quando si sono cognominate le famiglie fiorentine

 

 

Da meta' del secolo XII con la diffusione dell'araldica in ambito toscano , lo STEMMA probabilmente svolge un azione di supporto al cognome

Forse talvolta affiancandolo

Ovviamente uno stemma non puo' sostituire il cognome in un atto notarile...............

Pero' poteva riunire piu' famiglie sotto un' unica individuazione

 

 

FALSE INFORMAZIONI SUI COGNOMI FIORENTINI

C'e' una contradizione tra i documenti che conserviamo e gli antichi cronisti fiorentini

Villani , Malispini danno lunghe elencazioni di cognomi di famiglie di primo cerchio

Nei documenti conservati quelli che possiamo considerare cognomi compaiono in realta' solo poco prima del duecento

 

 

Purtroppo anche alcuni storici moderni continuano a utilizzare i cognomi per individui che ancora non avevano il cognome che avranno solo i loro discendenti

E questo genera confusione

Occorrerebbe far seguire "(attribuito)" al cognome ancora inesistente oppure citare "gli antenati dei "

 

 

 

 

Seguiamo le descrizioni delle famiglie di Firenze del Villani e del Malespini che le riferiscono  al 1050

Queste elencazioni sia del Malespini che del Villani vanno cronologicamente spostate in avanti

Oramai e' certo che molte cognomizzazioni sono nate almeno centocinquantanni piu' tardi dalla data riferita dal Malespini e dal Villani cioe intorno al 1200

Infatti i primi cognomi a Firenze cominciano a stabilizzarsi intorno appunto al 1200 quasi sempre facendo riferimento al nome di un antenato ( eponimo )

 

 

 

Nascita dei cognomi fiorentini Come e quando si sono cognominate le famiglie fiorentine

 

 

 

 

 

da Nuova Cronica Giovanni Villani

 

Come Currado primo fu fatto imperadore.

Dopo la morte d'Arrigo primo imperadore fu eletto e consegrato Currado primo per Benedetto papa ottavo negli anni di Cristo MXV. Questi fu di Soavia, e regnò nello 'mperio XX anni, e quando egli passò in Italia, non possendo avere la signoria di Melano, sì·ll'assediò infino ne' borghi; ma prendendo la corona del ferro di fuori di Melano in una chiesa, cantando la messa, sì venne uno grande tuono e saetta in quella chiesa, e alquanti ne morirono; e levato l'arcivescovo che cantava la messa dall'altare, disse a Currado imperadore che visibilemente vide santo Ambruogio che fortemente il minacciava se non si partisse dall'assedio di Melano; e egli per quella amonizione si levò da oste, e fece pace co' Melanesi. Questi fu giusto uomo, e fece molte leggi, e tenne lo 'mperio in pace lungo tempo. Bene andò in Calavra contro a' Saracini ch'erano venuti a guastare il paese, e co·lloro combattéo, e con grande spargimento di sangue de' Cristiani gli cacciò e conquise. Questo Currado si dilettò assai della stanza della città di Firenze quando era in Toscana, e molto l'avanzò, e più cittadini di Firenze si feciono cavalieri di sua mano e furono al suo servigio. E acciò che si sappia chi erano i nobili e possenti cittadini in quegli tempi nella città di Firenze, brievemente ne faremo menzione.

X De' nobili ch'erano nella città di Firenze al tempo del detto imperadore Currado: prima di quegli d'intorno al Duomo

Come adietro è fatta menzione, la prima reedificazione della picciola Firenze era divisa per quartieri, cioè per quattro porte; e acciò che noi possiamo meglio dichiarire i nobili legnaggi e case che a' detti tempi, disfatta Fiesole, erano in Firenze grandi di podere, sì gli conteremo per gli quartieri ove abitavano. E prima quegli della porta del Duomo, che fu il primo ovile e stazzo della rifatta Firenze, e dove tutti i nobili cittadini di Firenze la domenica facieno riparo e usanza di cittadinanza intorno al Duomo, e ivi si faceano tutti i matrimoni e paci, e ogni grandezza e solennità di Comune: e appresso porta San Piero, e poi porta San Brancazio, e porta Sante Marie. E porte del Duomo erano abitanti il legnaggio de' filii Giovanni, e quegli de' filii Guineldi, che furono i primi che reedificarono la città di Firenze, onde poi sono discesi molti lignaggi di nobili in Mugello e in Valdarno e in città assai, che oggi sono popolari e quasi venuti a fine: furono i Barucci che stavano da Santa Maria Maggiore, che oggi sono venuti meno; bene furono di loro legnaggio gli Scali e' Palermini. Erano ancora nel detto quartiere Arrigucci, e' Sizii, e' figliuoli della Tosa. Questi della Tosa furono uno legnaggio co' Bisdomini, e padroni e difenditori del vescovado; ma partissi uno di loro da' suoi di porta San Piero, e tolse per moglie una donna chiamata la Tosa, che n'ebbe lo retaggio, onde dirivò quello nome. Eravi quelli della Pressa che stavano tra' Chiavaiuoli, gentili uomini.

XI Delle case de' nobili del quartiere di porta San Piero.

Nel quartiere di porta San Piero erano i Bisdomini che, come di sopra è detto, e' sono padroni del vescovado, e gli Alberighi, che fu loro la chiesa di Santa Maria Alberighi da casa i Donati, e oggi non n'è nullo; i Ravignani furono molto grandi, e abitavano in sulla porta San Piero, che furono poi le case de' conti Guidi, e poi de' Cerchi, e di loro per donna nacquero tutti i conti Guidi, come adietro è fatta menzione, della figliuola del buono messere Bellincione Berti: a' nostri dì è venuto tutto meno quello legnaggio. I Galligari, e Chiarmontesi, e Ardinghi che abitano in Orto San Michele, erano molto antichi; e simile i Giuochi che oggi sono popolani, che abitavano da Santa Margherita; Elisei che simile sono oggi popolani, che stanno presso a Mercato Vecchio; e in quello luogo abitavano i Caponsacchi, che furono grandi Fiesolani; i Donati, overo Calfucci, che tutti furono uno legnaggio, ma i Calfucci vennoro meno; e quegli della Bella di San Martino anche divenuti popolani; e il legnaggio degli Adimari i quali furono stratti di casa i Cosi, che oggi abitano in Porta Rossa, e Santa Maria Nipotecosa feciono eglino; e bene che sieno oggi il maggiore legnaggio di quello sesto e di Firenze, non furono però in quelli tempi de' più antichi.

XII Di quegli del quartiere di porta San Brancazio.

Nel quartiere della porta di San Brancazio erano grandissimi e potenti la casa de' Lamberti, nati per loro antichi della Magna; gli Ughi furono antichissimi, i quali edificarono Santa Maria Ughi, e tutto il poggio di Montughi fu loro, e oggi sono spenti; i Catellini furono antichissimi, e oggi non n'è ricordo: dicesi che' figliuoli Tieri per bastardo nati fossono di loro lignaggio; i Pigli gentili uomini e grandi in quegli tempi, Soldanieri, e Vecchietti; molto antichi furono quegli dell'Arca, e oggi sono spenti; e' Migliorelli, che oggi sono niente; e' Trinciavelli da Mosciano furono assai antichi.

XIII Di quegli del grande quartiere di porta Santa Maria e di San Piero Scheraggio.

Nel quartiere della porta Sante Marie, ch'è oggi nel sesto di San Piero Scheraggio, e quello di Borgo, avea molto possenti e antichi legnaggi. I maggiori erano gli Uberti, nati e venuto il loro antico della Magna, che abitavano ov'è oggi la piazza de' priori e 'l palagio del popolo; i Fifanti, detti Bogolesi, abitavano in sul canto di porte Sante Marie, e' Galli, Cappiardi, Guidi, e Filippi che oggi sono niente allora erano grandi e possenti, abitavano in Mercato Nuovo; e simile i Greci, che fu loro tutto il borgo de' Greci, oggi sono finiti e spenti, salvo che n'ha in Bologna di loro legnaggio; Ormanni che abitavano ov'è oggi il detto palagio del popolo, e chiamansi oggi Foraboschi. E dietro a San Piero Scheraggio, ove sono oggi le case de' figliuoli Petri, furono quegli della Pera, overo Peruzza, e per loro nome la postierla che ivi era si chiamava porta Peruzza: alcuno dice che' Peruzzi che sono oggi furono stratti di quello legnaggio, ma non l'affermo. I Sacchetti che abitano nel Garbo furono molto antichi; intorno a Mercato Nuovo erano grandi i Bostichi, e quegli della Sannella, e Giandonati, e Infangati; in borgo Santo Appostolo erano grandi Gualterotti e Importuni, che oggi sono popolani; i Bondelmonti erano nobili e antichi cittadini in contado, e Montebuoni fu loro castello, e più altri in Valdigrieve; prima si puosono Oltrarno, e poi tornarono in Borgo. I Pulci, e' conti da Gangalandi, Ciuffagni, e Nerli d'Oltrarno furono ad un tempo grandi e possenti con Giandonati e con quegli della Bella insieme nomati di sopra; e dal marchese Ugo che fece la Badia di Firenze ebbono l'arme e la cavalleria, imperciò che intorno a·llui furono molto grandi.

XIV Come in quegli tempi era poco abitato Oltrarno.

Avemo nomati i nobili e possenti cittadini che a' tempi dello imperadore Currado primo erano di rinnomea e di stato in Firenze; altri più legnaggi v'avea di più piccolo affare che non se ne facea rinnomea, e oggi sono fatti grandi e possenti; e degli antichi nomati di sopra sono calati, e tali venuti meno, che a' nostri dì apena n'è ricorso se non per questa nostra cronica. Oltrarno nonn-avea in quegli tempi gente di lignaggio né di rinnomo, però che, come avemo detto addietro, e' nonn-era della città antica, ma borghi abitati di vili e minute genti. Lasceremo ora di raccontare de' fatti di Firenze infino che fia tempo e luogo, quando i Fiorentini cominciarono a mostrare loro potenzia, e diremo brievemente degl'imperadori che furono dopo Currado primo, e della contessa Mattelda, e di Ruberto Guiscardo che conquistò in quegli tempi Puglia e Cicilia, che di raccontare di tutti ci è di nicessità per le mutazioni che n'avennero in Italia e poi alla nostra città di Firenze.

 

 

Da Ricordano Malespini ( si suppone pero' che il Malespini sia una tarda riebolazione (tardo trecento ) della cronaca del Villani fatta con l'intento di creare falsa antichita' ad alcune famiglie fiorentine)

 

Imprima la schiatta ,overo famiglia degli Uberti ne dissi adietro che sono nobili di progenia , e di nobilta' , e puosonsi fra santo Piero Scheraggio , e la chiesa di santo Romolo, e tra detti Uberti , e san Piero Scheraggio erono gli Ormanni detti Foraboschi , e tra il detto san Piero , e santa Cecilia si puosono i Malespini miei consorti , e allandare in verso santo Michele in orto alla mano mancha si puosono i Giugialferri, e i Tebalducci , tutte e tre queste ischiatte furono istratti d'uno lignaggio di ceppo : e allato a detti Tebalducci si puosono i Combiobbesi , poi seguitando alla detta mano ad andare in verso Calimara si puosono i Chiaramontesi , e guadagnuoli , e Malpilli , e i Romaldelli , tutti questi sopradetti di progenia maschulina istratti per anticho e al volgere su per la detta piaza , e la detta mano si puosono gli Abati antichi merchatanti , e Macci ancora antichi merchatanti, e a ritornare su per la detta piaza in verso il Garbo si puosono i Galigai in sulla detta piazza , e anchora nella via dietro al detto Garbo , che al partire della detta piazza va in verso santo Martino , ancora erono i detti Galigai , e per la detta via che viene d'orto san Michele , nel detto Garbo erano le case dei Buonaguisi dirimpetto a Compiobbesi, e Tebalducci alla detta mano mancha allo partire della detta piazaetto san Michele in Orto , e alla rivolta del detto Garbo alla detta mano allato a Buonaguisi erano gli Alepri , e quegli Dellapressa, andare in verso san Martino erono i Giugni : questi sopraminati quatro famiglie tutte furono istratti di progenia maschulina di Lisghai detti Ghaligai per anthico , ed etiandio quegli Dellapressa sopradetti nella detta via , e furono consorti dei detti Galigai . e furono d'uno lato i detti Buonaguisi , e quelli dellapressa , e si divisono da Galicai imprima assai che gli altri sopranominati , e poi all'andaresu per lo Garbo alla detta mano mancha erono i Sacchetti cioe' all'andare verso santo Appolinare , e poi all'andare in sue verso dove fa il Parlagio fu per la via detta oggi Anguillaia , si puosono gli Schelmi, e poi ditro alloro nella via del Borgo de Greci si puosono i detti Greci , i quali prima stavono in Terma ; e piu oltre per la via di san Pulinari ad andare in verso Arno si puosono i Magalotti , e al voggere in verso la mano diritra all'andare inverso santo Romolo ,o' nverso le case dei detti Uberti si puosono quegli che oggi si chiamava Del Belculaccio , e dirimpetto alloro si puosono que'dell'Asino che oggi sono ispenti al tempo di me Ricordano , e furono consorti di progenia maschulina con quegli Delbelculaccio : dietro a detti Ormanni si puosono i Manieri , e quelli Della Pera , e anche sono ispenti di miei di : poi vi vennono i figliuoli Petri , i quali furono richissimi merchatanti , poi all'andare inverso santo Romeo si puosono i Guidalotti del migliaccio : piu' oltre i Bagnesi , e que d'Aquona , che vennono di contado antichi gentili huomini , e di linea maschulina furono consorti con gli da Voghogniano , e di quegli che oggi si chiamono da Chastiglionchio , e dietro a santa Cicilia tral Merchato Nuoovo , e la detta Chiesa si puosono gl'Infangati , o vero Mangiatroi , e in Vachereccia si puosono i Baroncelli , e vennono da Baroncello , e poi all'andare inverso santa Maria si puosono i Fifanti detti Bogolesi , e in porta santa Maria erano i Galli che gia aveano un poggio allatoa santo Miniato a monte , che si chiamava il poggio dei Galli , e toglievanvi per antico passaggio allato a Galli erono Capiardi , e Filippi : erono nella via di Terma gli Scholari consorti abanticho di linea maschulina de Bundelmonti , e poi vivennono i Buondelmonti , i quali vennano di contado come adietro s'e' detto , e monte Buoni era loro , e toglievanvi passaggio abantico : nella detta via erono Tiniozzi , e piu altre , e Guidi , elle loro case teneano in fino in borgo santo Apostolo, e infino a santa Maria sopra porta , in borgo sopradetto erono i Gualterotti , e Importuni , e presso a santa Trinita erono gli Schali , e i Palermini , questi , e i Barucci da santa Maria maggiore e furono consorti di linea maschulina , presso a costoro si puosono i Conti di Gangalandi , e di loro abbiamo detto adietro: allato alloro i Ciuffagni e ancora presso a santa Trinita erano i Soldanieri , e i Petriboni , e i detti Petriboni vennono di contado dalle Petrobone , in Portarossa si puosono i Cosi consorti ab antico degli Adimari di linea maschulina , e feciono fare santa Maria Nipotecosa che ancora oggi ritiene il nome e al volgere i chiassi di Portarossa ad andare in verso santo Miniato tra le torri si puosono i Pigli, e gli Erri , i quali furono consorti di linea maschulina poi ad andare p la via di Merchato vecchio a s.Pancratio si puosono i Manfredi Vecchietti , e Migliorelli e gl' Ughi stavono dietro a costoro , dove oggi e' ancora santa Maria Ughi , e p loro fu chiamata cosi , po che la feciono fare abanticho . I Benvenuti furono allato a Vecchietti . I Tornaquinci stavono in capo della via giubasso .Dei Cipriani abbian detto . Poi ad andare da s.Piero Buonconsiglio verso santa Maria in Canpidoglio erono gl'Alfieri , gl Arrigucci che vennono da Fiesole difenditori del detto Vescovado di Fiesole , e Pegolotti. Furono antichi ancora i Canigiani , e pero innanzi vi vennono i Brunelleschi , e ancora i Corbizzi vennono da Fiesole , e da santa Maria maggiore erono que Del beccato . Toschi , e Galluzzi si puosono in Merchato vecchio.Palermini e Barucci dicemo adietro . Quegli della Bella si puosono in santo Martino , e al Fraschato , e vennono poi que della Tosa consorti di linea maschulina dei Bisdomini , i quali furono padroni , e difenditori del Vescovado di Fiorenza , e per la via che viene da san Tommaso al Vescovado si posono gl' Ubaldini che acquistarono per lo cardinale Attaviano tenute e chastella assai che le compero il detto Cardinale . Allato alloro erano Agolanti :apresso alloro i Toschi , inporta del duomo erono i Figiovanni : e loro , e Firidolfi , e Fighineldi , e Chattani da Barberino di Mugello , e Ferrantini furono consorti di progenia maschulina queste cinque sopradette famiglie , e poi come adietro dicemo divisi di nomi , e d'armi si come dissi adietro d'altre famiglie i Bisdomini si puosono presso a s. Liberata , e santo Benedetto presso a porta s Piero , e presso a loro i Tedaldini , Donati , Ravignani , e da santa Margherita , e ivi allato si puosono Buonizi , e a presso a santo Martino i Razzanti venuti da Fiesole , e presso alloro gli Alberighi anche parte arota de Corbizi si puose nel detto porta san Piero, poi a ritornare verso Merchato vecchio si puosono gli Adimari , piu oltre erono i Lisei , poi al volgere verso Chalimara i Caponsacchi antichi Fiesolani , e presso a santo Andrea i Catellini detti da Castiglione di figliuoli Tieri .Questi figliuoli Tieri discesono de Catellini d'uno bastardo. Poi verso santa Maria sopra porta , e presso a santo Andrea i Lamberti , e da casa loro si chiamava il Dado de Lamberti . E dove oggi si chiama Chiasso di ferro dietro a Lisei si puosono i Tebaldi detti quelli della Vitella , e que da Filicaia furono loro consorti di linea maschulina , in Merchato nuovo si puosono i Giandonati , e Boschi , e que Della Zanella e gli Uccellini , e que Dell'Archa , e Pesci : e questi Pesci furono antichi merchatanti .Poi nella via di Porta santa Maria erono i Girolami consorti di linea maschulina del beato messer san Zanobi , il quale fu vescovo della nostra citta' di Fiorenza Piu' oltre verso santo Stefano si puosono gli Amidei , e Gherardini , e e vennono di Valdisieve , o vero di Montefavoso: e presso alloro i Pulci , questi furono ricchi ,e potentissimi chatanti , e questi erono tra santo Stefano , e santo Piero Scheraggio, e Borgo santo Appostolo . Gli Ardinghi Obriachi stavono presso gli Amidei .Gli Amieri abantico stavono da santa Maria maggiore , poi per innanzi vennano in merchato vecchio , e le case dove oggi sono furono de Nerli antichi gentili huomini .I Guicci stavono presso alla Badia di Fiorenza . Vennono di Valdisieve quelli del Forese, e Mazinghi da Campi , e Monaldi stavono tra porta rossa , ella piaza a santa Trinita , e presso a santa Maria Ughi agiugneano le loro case .E questi mazzinghi havean tributo da Pistolesi dua brachetti , e uno sparviere ogni anno per la festa di messer san Iacopo . Gli Erri consorti de Pigli nel detto si puosono in Porta rossa per certe vie strette , e piu e Pigli loro consorti di ceppo .I Pazzi di Fiorenza si puosono presso i Ravignani presso in porta san Piero , e dirimpetto da Ravignani , e p innanzi vennono da Fiesole merchatanti.Gli Agli si puosono presso agli Arrigucci .fra loro e' san Michele Berteldi . E tutte queste sopradette sei famiglie , o vero casati , i quali si puosono in questi sopra nominati luoghi furono antichissimi gentili huomini nella nostra citta di Fiorenza

 

 

 

Ora io mi penso che questi elenchi di nomi derivino da uno solo che e' divenuto uno stereotipo per chiunque scrivesse dei tempi antichi

 

 

 

 

A Firenze anche il massimo cronista Giovanni Villani cognomizza famiglie che non hanno cognome e Dante lo segue a ruota ,trasportando nel passato le risultanze trecentesce

I nostri antichi proiettavano nel passato cio' che accadeva nei loro gorni , quasi con la convinzione che fosse cosi da tempi antichissimi . Vedi la questione araldica in Dante

Quindi i nostri antichi conoscevano il passato loro molto peggio di noi

Anche i nostri storici pero' non hanno mai esaminato con cura la questione onomastica , infatti molti di loro entrati nello spazio temporale in cui il cognome non esiste sui documenti ( perche' la denominazione e' patronimica) continuano a dare il cognome a gente che non lo aveva ancora ( perche' quel cognome lo avranno solo i discendenti )

 

 

 

 

 

E' difficile parlare della ricerca genealogica sulle famiglie fiorentine : la ricerca e' stata condotta su un numero di famiglie limitato e spesso si tratta di studi seicenteschi e settecenteschi fatti in modo talvolta disinvolto.

Eppure essa ha radici antiche (antico e' questo bisogno dell'uomo )

La ricerca genealogica comincia ad interessare a qualche fiorentino gia' dalla meta' del Trecento.

Nei libri di ricordi si fa spesso accenno a genealogie , ricostruite a memoria e piu' o meno sicure

Il Verino gia' nel quattrocento mettera' in versi la sua interpretazione dell'origine di molte famiglie

In genere non si ha pero' una conoscenza precisa del proprio passato .

Le leggi ANTIMAGNATIZIE che avevano caratterizzato la fine del duecento e molti momenti del trecento , avevano sgretolato il concetto di consorteria familiare sostituendolo con consorterie di affari e di vicinato tra membri di famiglie diverse intiepidendo il concetto di famiglia

Nel corso del quattrocento si sviluppa lentamente nelle famiglie componenti il ceto dirigente il concetto di "ARISTOCRAZIA" questo concetto spinge all'aspirazione ad imitare la Repubblica veneziana nelle forme della sua aristocrazia e nelle sue forme di governo ( GRAN CONSIGLIO ).

Poiche' non esistevano a Firenze titoli nobiliari in questa concezione aristocratica l'elemento di distinzione si lega alle cariche ricoperte durante il periodo repubblicano , e alla appartenenza al ceto dirigente repubblicano

Si fa poi strada nel cinquecento il concetto di "NOBILTA' " concetto che era stato completamente estraneo , in un certo qual modo , allo spirito repubblicano ( forse memore ancora delle lotte contro i MAGNATI ).

Alla fine del cinquecento i Medici intenti a costruire un regno sulle ceneri repubblicane creano la figura del CORTIGIANO , figura completamente estranea fino allora alla mentalita' fiorentina.

Con la creazione dell'ordine di SANTO STEFANO la ricerca genealogica prendera' vigore anche a Firenze.

Fioriscono i prioristi cioe' gli studiosi della cronistoria degli uomini che hanno occupato le massime cariche dello stato repubblicano

Vincenzo Borghini , il Monaldi , Scipione Ammirato il vecchio , il Gamurrini iniziano ad esplorare il passato e taluni ( il Gamurrini in modo particolare ), iniziano per ambizione di far vedere di saperne piu' degli altri o per soldi quelle creazioni fantastiche che da sempre caratterizzano gli studi genealogici ( in cui si tende a dare illustrissime origini al proprio casato).

 

 

 

 

 

UNA FALSA IDEA DELLA NOBILTA' ITALIANA

 

In queste note irrinunciabili del prof Sergio Tognetti dal sito di Deputazione di storia patria , si parla' anche di mobilita' sociale e di nobilta' che fanno capire molte cose sulla differenza tra la nobilta' italiana e quella europea

 

Sergio_Tognetti   Mobilita_sociale

 

 

Sergio_Tognetti   gli archivi familiari

 

 

 

Ai nomi del Davidson , del Villari , del Santini , della De Rosa dei Tarassi , dei Fabbri ,dei ........................che hanno aperto la pista allo studio dei primordi fiorentini oggi si aggiungono diversi nuovi giovani storici

 

Importanti per la visione da punti di osservazioni diversi sono gli attuali studi del dottor Enrico Faini

 

Il dr Faini esamina i manoscritti sotto molte angolature , ne utilizza i vari aspetti e ne fa emergere molti dettagli nascosti

Li compara in modo da trarne conclusioni che vanno oltre il singolo documento ma aprono ad una visione e ad un esame d'insieme

 

 

Enrico Faini, Firenze

nell’età romanica (1000-1211). L’espansione urbana, lo sviluppo istituzionale, il rapporto con il territorio,

Firenze, 2010.

 

complemento alla lettura del volume

 

Uomini e famiglie nella Firenze consolare :

http://eprints.unifi.it/archive/00001977/01/11-Faini.pdf

 

Ed ancora una serie di monografie

 

 

Enrico Faini ............." Il gruppo dirigente fiorentino dell’età consolare"

Enrico Faini ............." Firenze al tempo di Semifonte "

Enrico Faini ".........." Il ceto dirigente fiorentino in età protocomunale ( fine XI-inizio XIII secolo" )

 

 

 

Consiglio vivamente , per chi si interessa di storia fiorentina , la lettura di questo libro

Credo sia un contributo innovativo che fa anche luce sulla nascita delle famiglie che hanno dominato la scena per buona parte del duecento

 

 

 

 

 

......................considerazioni di Ottone vescovo di Frisinga e di Raevino (1115 ca.- 1158), zio di Federico I Barbarossa (1152-1190), sorpreso dalle forme di controllo che i comuni cittadini esercitavano sui …diocesanos…suos… compresi i grandi signori e feudatari, i domini loci

 

I Latini… imitano ancor oggi la saggezza degli antichi Romani nella struttura delle città e nel governo dello Stato. Essi amano infatti la libertà tanto che, per sfuggire alla prepotenza dell’autorità si reggono con il governo di consoli anziché di signori. Essendovi tra essi tre ceti sociali, cioè quello dei grandi feudatari, dei valvassori e della plebe, per contenerne le ambizioni eleggono i predetti consoli non da uno solo di questi ordini, ma da tutti, e perché non si lascino prendere dalla libidine del potere, li cambiano quasi ogni anno. Ne viene che, essendo la terra suddivisa fra le città, ciascuna di esse costringe quanti abitano nella diocesi a stare dalla sua parte, ed a stento si può trovare in tutto il territorio qualche nobile o qualche personaggio importante che non obbedisca agli ordini delle città. Esse hanno preso anche l’abitudine di indicare questi territori come loro “comitati”, e per non mancare di mezzi con cui contenere i loro vicini, non disdegnano di elevare alla condizione di cavaliere e ai più alti uffici giovani di bassa condizione e addirittura artigiani praticanti spregevoli arti meccaniche che le altre genti tengono lontano come la peste dagli uffici più onorevoli e liberali. Ne viene che esse sono di gran lunga superiore a tutte le città del mondo per ricchezza e potenza. A tal fine si avvantaggiano non solo, come si è detto, per la saggezza delle loro istituzioni, ma anche per l’assenza dei sovrani, che abitualmente rimangono al di là delle Alpi

 

 

 

 

CONVINZIONI SBAGLIATE SULL' ARALDICA CHE PERDURANO

 

Per molto tempo si e' fantasticato sull'origine dell'Araldica italiana

Cosicche' nel passato si avevano notizie abbastanza bugiarde

Oggi le ricerche sulle origini , i primi tempi e l'uso dell'Araldica stanno via via facendo progressi

Questi studi ne escludono origini italiane e danno un 'intervallo di tempo all'introduzione in Italia

Ci portano a definire FALSA ARALDICA una serie di convinzioni radicate gia' alla fine del XIII secolo e giunte sino a noi

Queste considerazioni della dottoressa Zug Tucci ci riportano alla realta' storica del fenomeno ARALDICA

 

 

Le istituzioni araldiche traggono origine , come sappiamo bene , nel mondo feudale. E poiche’ si disputa  se il loro centro d’irradiazione debba considerarsi l’Inghilterra degli ultimi re normanni oppure la Francia degli stessi anni ( tra i numerosi contributi che affrontano questi problemi , ci limitiamo a rinviare ai piu’ notevoli apporti recenti : R. Viel , Les origines symboliques du blason , Parigi , 1972 ; G.J. Brault , Early Blason Oxford 1972 ;H.  Pinoteau , Origine et diffusione de l’eraldique capetienne in corso di stampa negli atti del Colloque de l’Accademie  internazionale d’heraldique  5-9 ottobre 1981 ; M.Pastoureau, Histoire des theories ayant tente’ d’espliquer l’origine des armoiries (xii-xx siecle ) ibidem ) ,questo implica che la Toscana , e l’Italia in genere , restino in posizione periferica e in ogni caso passiva.

Da  cio’ deriva che ogni attribuzione di armi a personaggi vissuti in epoche precedenti alla prima meta’del xii secolo appartiene all’araldica fantastica , come e’ il caso notissimo  della <<bell’insegna del gran barone >>, l’arma << addogata bianca e rossa >> di Ugo il Grande di Tuscia , dalla quale si fanno discendere le armi di alcune casate fiorentine. Per quanto legittimata  dall’autorita’ di Dante, essa deve ritenersi immaginaria.

L’indiscussa preminenza anglo-normanna e francese che in Toscana fa del sistema araldico un prodotto d’importazione , esclude dunque che si possano collocare qui i problemi delle origini. Si tratta invece di determinare perche’ le istituzioni feudali come le araldiche si siano trapiantate in un contesto diverso e possano essere state recepite dalle strutture comunali……..

 

Da Istituzioni araldiche e paraldiche nella vita toscana del duecento di Hannelore Zug Tucci

Nobilta’ e ceti dirigenti in Toscana nei secoli xi-xiii :  strutture e concetti  -- Convegno Firenze 12 dicembre 1981

 

 

Queste considerazioni della dottoressa Zug Tucci utili ad una datazione della nascita , unite alla peculiarita' dell'Araldica italiana di utilizzare un simbolo grafico ( blasone ) comune a tutto il gruppo parentela candidano a mio parere l'Araldica nel ruolo di balia al cognome moderno in molti luoghi italiani ( riguardando i primi cognomi il ceto dirigente che in guerra formava il gruppo degli "equites" o comunque in pace il gruppo consolare )

 

L'araldica quindi non e' di origine italiana ma un uso importato!

 

Quando l’araldica entra in uso in Italia ?

Quando in Toscana ?

la risposta sembra essere tra il 1100 ed il 1150

 

Spesso in passato si e’ disquisito sui blasoni del conte Guido Guerra o della contessa Matilde di Canossa , Oggi sappiamo ,che in quei tempi quei blasoni non potevano esistere e se attribuiti risultano essere blasoni di fantasia o blasoni che anticipano nel tempo blasoni entrati in uso molto piu' tardi con i discendenti

 

Intanto sappiamo una cosa molto importante lo stemma toscano non e' lo stemma di un singolo ma a differenza di altri usi europei e' fin da subito uno stemma familiare

Quindi l'araldica riveste in Italia l'importantissimo ruolo di raggruppare un gruppo di individui parenti fra loro sotto un unico segno identificativo permettendo agli altri individui della comunita' una piu' facile identificazione della parentela

La stessa funzione del cognome

Blasone e cognome identificano un gruppo di individui come parenti fra loro nella percezione della comunita' in cui vivono

il blasone ( o meglio come si diceva : le insegne ) e il cognome contrastano l'allentamento dei legami parentali

In tempi come quelli medioevali il numeri dei componenti di una famiglia significa forza politica e militare all'interno della comunita'

L’araldica e’ un potente segno visivo utilissimo nell'identificazione immediata dell'appartenenza a un gruppo parentale ( specie in un momento che erano scarsissime le persone che sapevano di alfabeto)

 

 

in Toscana l'araldica e' quasi sicuramente nata prima del cognome ed e' stato quindi il primo strumento di identificazione di un gruppo parentale ed e' presumibile abbia favorito l'affermazione successiva del cognome

Infatti mi sembra di poter affermare che i primi cognomi cominciano ad apparire in Toscana solo negli anni a cavallo del 1200

I primi cognomi toscani probabilmente con la stampella dell'araldica fissano la memoria di un eponimo , e ne intendiamo siano in uso dalla lettura degli atti coevi

Giandonati , Uberti , Adimari , Nerli , Cavalcanti , Lamberti , Donati , Tornaquinci, Abati ............

Le prime cognomizzazioni interessano solo alle famiglie che hanno in quel momento un peso politico e militare nella comunita'

Inizia il lentissimo cammino che lega l'emersione socio-politica di una famiglia all'acquisizione di un cognome e di uno stemma

 

In seguito il cognome ci verra' dato dagli altri ( normalmente nessuno potra' stabilire come chiamarsi ma si chiamera' come vorranno chiamarlo gli altri )

Se il cognome di un eponimo continuera' ad essere la fonte principale per il cognome ( ad esempio Simoni = i figli di Simone o i nipoti di Simone ) i mestieri , le caratteristiche fisiche , i soprannomi , i luoghi diventeranno fonte della cognomizzazione perche nell'identificazione popolare i figli del fabbro era facile divenissero i Fabbri

 

 

 

Il dr Faini ( nel suo "Firenze in eta' romanica "descrive la comparsa ( intorno al 1080 ) delle evidenze di un arricchimento dei cittadini fiorentini

Da questo momento l'arrichimento e la crescita del Comune e' continuo ed esponenziale e nella citta' si sviluppano gruppi parentali che per ricchezza e per uomini , per parentele matrimoniali e per amicizie politiche , emergono tra gli altri cittadini e paiono essere in grado d'influire sugli indirizzi sociopolitici del Comune

 

Per quasi tutto il secolo XII non sembra che queste persone abbiano bisogno di altro che che del patronimico per identificarsi ( salvo rare eccezioni uomini chiamati Capoinsacchi , nipoti di Pesce, nipoti di Cosa .....che rendono l'idea che nel parlato esistesse il germe di quello che non era ancora scritto )

Come detto avanti al cognome un uomo era identificato col suo nome col nome del padre e col nome del nonno ( sistema patronimico )

Il sistema patronimico come abbiamo visto aveva il difetto pero' dopo poche generazioni di perdere la stirpe

Persone della stessa famiglia infatti oggi ci appaiono documentalmente slegate tra loro e il dubbio di una parentela fra loro a volte ci viene solo da possessi immobiliari contigui ( pero’ negli anni intorno al mille le donne ereditavano nello stesso modo degli uomini ) o attraverso un 'analisi genealogica ( che puo' tenere pero' conto solo dei documenti superstiti )

 

Poi succede qualcosa e cominciano a comparire i primi cognomi moderni nei documenti notarili

Infatti nel fiorentino i primi cognomi sembrano stabilizzarsi nei documenti solo a cavallo del 1200

Qui due elenchi importanti riguardanti i Fiorentini ; il giuramento della Lega toscana del 1197 (vedi DAC) ed il giuramento della pace con Siena del 1201 ( vedi Caleffo vecchio )

 

due giuramenti a cavallo del 1200 per il ceto dirigentefiorentino  Due giuramenti anno 1197 ed anno 1201

 

Elenchi che mettono a dura prova anche un esperto della documentanzione fiorentina come il dr Faini (vedi quarta colonna ) e "Firenze nell'eta' romanica"

 

Cosa e' successo a favorire l'introduzione della cognomizzazione ? o forse a renderla necessaria ?

L'araldica ?

una lenta diffusione dell'esempio veneziano ?

Un'aumentata consapevolezza della stirpe ?

Il bisogno di un identificazione di lungo periodo per la proprieta' di beni immobili , i cui trasferimenti si facevano molto piu' frequenti , e che dovevano poter esser provati a generazioni di distanza dopo una serie di successioni ereditarie ?

 

Una cosa che mi stupisce e' che anche a Pisa i cognomi paiono comparire nel medesimo periodo pur avendo Pisa una storia piu' antica di Firenze

Quindi qualunque cosa sia stata a dar l'impulso alla cognomizzazione e' cosa che e' da riferirsi al periodo 1150--1200 sia per Firenze che per Pisa

 

 

Per molto tempo ( sin quasi ai giorni nostri ) si hanno avuto idee sbagliate sugli anni della cognomizzazione anticipandone i tempi

Tra coloro che hanno contribuito a propagare errori gente molto vicina agli avvenimenti ( e per questo apparentemente piu' credibile ) come Dante Alighieri e Giovanni Villani ( errori poi ripetuti per secoli dagli eruditi ) che attribuiscono cognomi a chi oggi sappiamo non poteva averne ( questo mostra come si possa nella memoria avere idee distorte del succedersi degli avvenimenti )

 

Sottolineiamo che l’araldica quindi , almeno in Toscana , non solo ha preceduto il cognome ma ha probabilmente successivamente contribuito a consolidare l’uso del cognome rafforzandolo nella percezione della comunita' col simbolo grafico legato ad un gruppo parentale ( simbolo grafico comprensibile ad alfabeti ed inalfabeti )

 

 

 

 

PISA

 

drssa ENRICA SALVATORI -------- In sostanza fino alle soglie del Duecento a Pisa vige praticamente incontrastato e diffuso nei vari ceti sociali un unico sistema di denominazione degli individui, che si rispecchia nella formula X filius Y (53); parallelamente, tuttavia, le famiglie socialmente e politicamente più importanti, che assumono una precisa strategia famigliare di coesione, di unità di interessi e di residenza, elaborano una formula di denominazione collettiva che li identifica chiaramente, nei confronti della società cittadina, come gruppo compatto. Tale 'coscienza di sé' è così forte e così poche sono le famiglie che possono vantarla, che l'uso di questa formula risulta fatalmente limitato ai casi in cui i membri del gruppo agiscono insieme, collettivamente, a difesa appunto degli interessi di famiglia.

I membri della famiglia, collettivamente intesi, sono detti appartenere a una 'domus': de domo Lanfranchi, de domo Açonis, de domo Sismundorum, de casa Lei, etc. Il senso del termine 'domus', è stato indagato a fondo da Gabriella Rossetti e dalle sue collaboratrici e così definito: "complessa aggregazione di famiglie discendenti dai maschi di un'unica progenie" che "mantiene intatta una porzione almeno dell'asse ereditario". Si tratta quindi di un gruppo famigliare allargato che mantiene la coscienza dei propi comuni antenati e che cementa l'unità interna tramite la gestione collettiva di interessi comuni. La Sturmann, nel suo studio su Dodi, Gaetani e Gusmari, ha approfondito l'indagine sul termine notando come, fino alla metà del secolo XIII, questo sia usato "solamente nei casi che riguardano la famiglia intera, mentre ogni singolo personaggio è indicato col proprio nome accanto a quello del padre [..]; invece dalla seconda metà del XIII secolo in poi facilmente ogni singolo personaggio è indicato col proprio nome con accanto 'de domo Dodorum' o 'Dodonum' o 'de domo Gaitanorum' o 'Gaitanorum'"

Nel XIII secolo, invece, è probabile che la mutata situazione demografica, il ricambio sociale e soprattutto il moltiplicarsi dei rami collaterali all'interno della medesima 'domus', abbiano reso sempre più necessario identificare il singolo sia come individuo che come membro di un determinato ramo. A questo fine sembrano rivolte le diverse soluzioni antroponimiche attestate, che vanno dal soprannome alla formula 'de domo' con accezione individuale, dalla catena di patronimici al vero e proprio cognome, o , molto più frequentemente, alla combinazione di più soluzioni nel contempo.

Ildibrandinus Rogna quondam Ugolini Donzelli de domo Gualandorum,

Bonacursus quondam Petri Bardellonis de domo Pandulforum

Ugolinus dictus Ninus e Guinithellus dictus Cellus filii quondam Henrici Sismundi,

Henrici Porci de domo Sismundorum,

Malservione filius Ugolini Malservionis de Sismundis .

NDR in realta' non sono cognomi e' solo l'utilizzo normale del patronimico rafforzato dal cognome --manca l'ereditarieta'

Questa babele di forme antroponimiche, che si riscontra con una certa incidenza proprio nel Duecento, è quindi il probabile prodotto della medesima esigenza: il bisogno di identificazione dell'individuo a fronte della crescente popolazione urbana e della formazione di più dinastie all'interno della medesima stirpe. L'autocoscienza di appartenere a una nobile progenie non è più sentita come sufficiente, da sola, a connotare il singolo di fronte alla società e ai suoi stessi consanguinei: di conseguenza la qualifica de domo, prima riservata alle azioni colletive, viene espressa anche accanto al nome proprio e sovente accompagnata da altri riferimenti antroponimici qualificanti. In questo senso si può dire che la dichiarata appartenenza a un 'domus' assume solo nel Duecento e solo in determinati casi la funzione di cognome: il più delle volte coesistono insieme, nel medesimo individuo, cognome e appartenenza alla domus, in quanto qualifiche sostanzialmente diverse. Si potrebbe dire semplicemente che mentre il cognome è identificativo del ramo, che fatalmente spinge per ottenere un'identità sua propria, la domus rappresenta invece l'albero, la stirpe, il lignaggio con tutto il suo carico di privilegi e di riconoscimento sociale che comporta. A seconda delle diverse vicende vissute dalle famiglie che compongono il casato, si ha un disuguale sviluppo del sistema antroponimico interno: spia di scelte economiche e residenziali, di memoria famigliare, di tradizioni che non è sempre facile sviscerare. Vediamone alcuni casi.

I membri della domus Sismundorum, i cui progenitori erano consanguinei degli Azzi e dei Marignani citati in precedenza, mantennero saldamente e per lungo tempo la coscienza di essere membri di una casata illustre e furono sempre piuttosto attivi nella cura degli interessi e dei diritti famigliari . E' forse a questa costante e continua consapevolezza che si deve il fatto che dei numerosi rami della casata solo uno, quello dei Del Cane, mostra di avere un proprio cognome già formato alla metà del XII secolo . Fin da quella data, infatti, i membri del gruppo ostentano quasi in ogni circostanza il cognome Cane o Del Cane, a cui talvolta si unisce anche la specificazione aggiuntiva de domo Sismunorum o semplicemente de Sismundis . Per gli altri numerosi rami la formazione di un cognome avviene invece molto più tardi e con modalità differenti: i discendenti di Vernaccio in gran parte mantengono la formula antroponimica X filius Y, e in parte prendono cognomi derivati da soprannomi (Passo, Malservione) o da patronimici (Guinizelli), tutti però attestati solo tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo . Nei rami di Ugo e di Guinito si ha in genere, nel corso del Duecento, l'uso frequente della dizione Sismondi, o de Sismundis, o de domo Sismundorum, in aggiunta alla formula X filius Y, ad eccezione del ramo dei Buzzacarini, che forma il suo proprio 'nome di famiglia' alla metà del secolo. Anche in questo caso si registra tuttavia l'uso contemporaneo del cognome e dell'indicazione de domo. In sostanza, per la domus Sismundorum, si ha come l'impressione che la forte coesione del gruppo abbia impedito, o quanto meno rallentato l'adozione di forme antroponimiche diverse dal tradizionale riferimento alla domus stessa.

Differente appare invece la vicenda antroponimica della domus Lei, meglio nota come Casa Lei, dall'antenato comune Leone di Babilonia, vissuto nel secolo XI . All'interno di questa grande e prolifica casata si distinsero, già nel corso del secolo XII diversi rami collaterali, che presero ciascuno cognome diverso, a cui solo talvolta si unì, nel Duecento, la qualifica de domo Lei o de casa Lei. Abbiamo così, in ordine di comparsa, i del Turco, i Galli, i Vernagalli, i de Mercato, i Bottari, i Lancia; questi ultimi costituiscono a loro volta un sottoramo dei Vernagalli, come i Bottari sembrano derivare dai de Mercato. L'idagine su questo complesso gruppo di famiglie ha rilevato, come sola caratteristica comune di un certo rilievo, la residenza cittadina nel quartiere di Foriporta, che vede però l'eccezione della famiglia Galli , dimorante nella zona del Ponte Nuovo; scarsi inoltre risultano i riferimenti a beni consortili, mentre particolarmente praticata in famiglia appare l'attività giuridica, a cui si aggiunge, nel XIII, quella mercantile. Sarebbero indubbiamente necessari ulteriori approfondimenti, ma l'impressione è che la domus originatasi da Leone di Babilonia abbia ben presto allentato i vincoli che legavano tra loro i suoi discendenti, vuoi per lo scarso peso dei beni indivisi, vuoi per mancanza di una precisa strategia famigliare, vuoi per il sorgere di interessi politici ed economici diversi all'interno dei vari rami. Per motivi dunque che per ora rimangono a livello di ipotesi, si venne a creare un delicato equilibrio tra la coscienza di appartenere a una medesima stirpe e l'esigenza di ogni ramo di differenziarsi, per interessi e caratteristiche sue proprie: da qui forse l'uso relativamente precoce di forme cognominali distinte.

Indubbiamente questi non sono altro che faticosi tentativi di razionalizzare un processo, come quello di formazione e consolidamento dei cognomi, che appare spesso complesso, intricato, ambiguo e illogico. Ma nella complicata interferenza dei fattori che possono aver cooperato alla formazione di un cognome, l'aspetto economico-patrimoniale e il peso sociale sembrano in effetti giocare un ruolo principe, come emerge, ad esempio, dall'evoluzione antroponimica della famiglia da S. Casciano, accuratamente studiata da Laura Ticciati . L'antenato comune dei San Casciano, Ranieri de fu Pietro, ebbe due figli, Lanfranco e Signoretto. I discendenti di entrambi i rami si denominarono appunto 'da S. Casciano', derivando l'espressione dal luogo ove traevano origine e detenevano diritti signorili e proprietà. Dall'inizio del Duecento la progenie di Lanfranco venne, tuttavia, designata anche con le espressioni de domo Lanfrancorum e de Lanfrancis, che si alternarono alla vecchia denominazione di luogo fino agli anni '60 del secolo, quando la formula da S. Casciano venne definitivamente abbandonata. La Ticciati ipotizza, a mio parere con ragione, che l'alternarsi delle due forme cognominali, sia stato originato dalla volontà, da parte dei membri di questa famiglia, di distinguersi dal numero crescente delle persone che in città si nominavano da S. Casciano, o perché provenienti da quel luogo, o perché residenti nella cappella urbana di S. Cassiano. Difronte alla perdita di significato del riferimento al luogo, si optò quindi per una forma antroponimica che si richiamasse alla domus; l'operazione fu effettuata anche da chi, come Ranieri di Gualterotto, apparteneva sì alla nobile schiatta dei S. Casciano, ma non al ramo di Lanfranco: nel 1258 costui viene infatti detto de domo Lanfrancorum . La vicenda antroponimica di Ranieri di Gualterotto merita di essere sottolineata: difronte al rischio di venire confuso con altri da S. Casciano non appartenenti alla medesima stirpe, Ranieri - o chi per lui - si appropriò di un riferimento antroponimico non suo, ma che rese palese alla società intera la sua appartenenza al medesimo ceppo dei Lanfranchi. Contemporaneamente gli altri rami dei S. Casciano maturarono, in tappe diverse tra la metà del XIII e l'inizio del XIV secolo, propri cognomi: Sancasciano, Grassi, Gualterotti, Rossi, Malepa, Chilbo, Chiccoli, Pellai. Mentre però le famiglie del ramo di Lanfranco continuarono agire come componenti di un unica domus, curando gli interessi comuni e i rapporti col luogo d'origine, mantenendo vicine le residenze in città, così non accadde ai discendenti di Signoretto , le cui strategie economiche li portarono lontano da Pisa e li spinsero a trascurare fatalmente gli interessi della domus e, con quelli, anche i legami di consanguineità. Di queste differenti scelte si riconosce un riflesso chiaro nelle forme antroponomiche: mentre i figli di Lanfranco continuarono ad aggiungere la qualifica de domo Lanfrancorum o de Lanfrancis al cognome loro peculiare, così non accadde, ad esempio, ai Grassi, del ramo di Signoretto.

Gli esempi sarebbero ancora numerosi, ma il quadro mi sembra sufficientemente delineato: le famiglie appartenenti all'aristocrazia consolare cittadina non sembrano differire sostanzialmente negli usi antroponimici dal resto della popolazione fino alla seconda metà del XII secolo, periodo in cui cominciano a formare propri cognomi e a rendere palese, nelle denominazioni personali, l'appartenenza a una determinata domus. Il riferimento alla domus non sostituisce ed è altra cosa rispetto al cognome vero e proprio, che è peculiare per ogni ramo e che vede un momento di intensa fioritura tra la seconda metà del XIII e gli inizi del secolo seguente. Nel moltiplicarsi delle forme cognominali, il mantenimento del riferimento alla stirpe comune dipende dalla forza con cui vengono conservati e curati gli interessi famigliari e i legami di consanguineità ed anche - ma questo aprirebbe tutto un altro discorso - da quanto matura all'interno del ceto aristocratico, la coscienza di essere e di voler essere qualcosa d'altro rispetto al resto della popolazione. Restano ancora in ombra, anche perché probabilmente diversi caso per caso, i meccanismi che sovraintendono a questa intensa fioritura di cognomi, anche all'interno di un ramo già dotato di un proprio nome di famiglia, come ad esempio i Lancia nei Vernagalli (65). Generalmente si può dire - anche se mi rendo conto che è una banalità - che che è l'azione del signolo a rivestire spesso un'importanza determinante: ossia il cognome nasce per riferimento a un personaggio che ha rivestito incarichi politici di rilievo, o operato scelte economiche particolarmente favorevoli alla famiglia o ha mostrato particolare carisma. Paradigmatico in questo senso il caso della famiglia Ebriaci (da Ugo Ebriaco vissuto all'inizio del XII secolo), detta anche da Parlascio (dal luogo di residenza cittadino), che nella seconda metà del Duecento assume un'altra cognominazione ancora, de Verchionensibus, in onore di Gerardo detto Verchione, capitaneus militum nel 1207, console tra 1214 e 1215, senatore nel 1227 .

Queste, in sintesi, le caratteristiche dell'evoluzione antroponimica delle famiglie appartenenti al ceto dirigente cittadino tra XI e XIII secolo. Sorge allora spontanea la questione sul comportamento antroponimico degli strati sociali inferiori, per i quali mancano quasi del tutto studi prosopografici . La schedatura degli antroponimi duecenteschi prima presentata, ha però evidenziato in generale per la popolazione pisana un lento e non lineare processo formazione del cognome soggetto a meccanismi sostanzialmente analoghi a quelli testé presentati: ripetizione del medesimo nome con un salto generazionale e progressiva trasformazione del patronimico in nome di famiglia o, in alternativa, del soprannome spesso in forma genitiva. Quelli che mutano sono però i tempi, fortemente diseguali da caso a caso. Ancora nel Quattrocento il quadro antroponimico pisano e toscano quantomai fluido e relativamente poche sono le famiglie che ostentano un cognome . Michele Luzzati, esaminando dal punto di vista antroponimico e genealogico, i documenti fiscali, i registri notarili e gli elenchi battesimali di cui Pisa è ricca per il secolo XV, distingue infatti due diverse "autopresentazioni degli individui" che potevano venire registrate nelle denunce fiscali o in altro atto pubblico :

a) L'individuo è già distinto da un nome di famiglia, o il cognome è in via di formazione: in questo caso vengono annotati solo il padre e, raramente, anche il nonno.

b) La famiglia e l'individuo non possiedono il cognome, o questo non si è ancora ben stabilizzato all'interno del nucleo famigliare: in questo caso "la memoria genealogica si esprime attraverso un'elencazione degli ascendenti" che può essere anche "estremamente irregolare". Si hanno così catene di nomi in cui non è sempre corretta la successione degli agnati: i figli di Gherardo di Iacopo di Matteo di Grande, nati tra 1472 e 1490, sono registrati il primo come Matteo di Gherardo di Matteo di Grande, il secondo come Giovanni di Gherardo di Iacopo, il terzo come Matteo di Gherardo di Iacopo di Matteo di Grande, la quarta Maria come figlia di Gherardo di Matteo .

Queste catene di nomi sono numerosissime negli elenchi battesimali di XV e XVI secolo a riprova che buona parte delle famiglie, a quell'epoca, non possedeva ancora, stabilmente, un cognome.

Giustamente Luzzati afferma che "non sembra esistere un momento nella storia di Pisa [..] in cui si abbia, generalizzato, per tutti, un meccanismo di formazione [..] del cognome, causato da una certa congiuntura politico-sociale. Esistono elementi strutturali, legati a diversi modelli di sviluppo fisiologico della famiglia, e/o psicologici ed economici che accelerano o ritardano i processi sollecitati dall'evoluzione della società". Una prova assai indicativa di questi ritardi viene dalle vicende antroponimiche di una famiglia di piccoli proprietari terrieri, i Del Chiocca, la quale, sebbene attestata con questo cognome nelle fonti fiscali del primo quattrocento, nella seconda metà del secolo dà origine ad altri due cognomi, Del Chierico e Cerreto . Si realizza quindi, in pieno XV secolo, un fenomeno del tutto analogo al fiorire di nuovi cognomi notato per il Duecento nelle famiglie dell'aristocrazia consolare. Tempi e modi della formazione del cognome mutano dunque grandemente da famiglia a famiglia in relazione a fattori che ancora in gran parte ci sfuggono. Sovente tuttavia è possibile riconoscere, nella casata che muta le tradizioni antroponimiche interne, optando per l'uso di un cognome stabile, una precisa volontà 'imitativa' delle famiglie dei ceti superiori. E' il caso ad esempio - riportato sempre dal Luzzati - dei Maschiani, cognome derivato dal soprannome di Bartolomeo di Neri (1360) e pienamente affermato nel primo trentennio del XV secolo: nel 1505 sono attestati i 'consortes de domo Maschianorum', con un'evidente ripresa di un modello famigliare e sociale tipico dell'aristocrazia pisana .------------drssa ENRICA SALVATORI

 

 

 

 

 

una ricerca del dr Michele Luzzati   Prima del cognome

 

questa splendido articolo di Michele Luzzati

Memoria genealogica in assenza di cognome nella Pisa del Quattrocento

di Michele Luzzati

Publications de l'École Française de Rome Année 1986 90 pp. 87-100

 

 

 

considerazionigenealogiche

 

 

La strada piu' facileper una ricerca genealogica in Italia e' rappresentata dalla consultazione dei registri della Chiesa cattolica

E' importante per un ricercatore genealogista conoscere le decisioni prese alla fine del Concilio di Trento nel 1563 e quanto avvenne nel 1614

l'intenzione della Chiesa cattolica era di combattere le eresie e le cattive abitudini religiose , a questo fine la chiesa cattolica creo' una gabbia che imprigionava l'intera comunita' cattolica in un sistema unico di sorveglianza

Iniziato nel 1563 il sistema si perfeziono' nel 1614 e si trasmise fino ai nostri giorni

A vigilare sul sistema furono delegati i parroci , a vigilare sui parroci i Vescovi

Purtroppo ( sempre per il genealogista ) i parroci non sempre e non in ogni luogo furono solerti ad applicare le disposizioni e puo' succedere che i registri in certi luoghi non ci fossero o non fossero formulati secondo le disposizioni

Purtroppo per il genealogista non sempre e non dovunque i registri religiosi sono sopravvissuti all'incuria e ai disastri

Ma vediamo che cosa cosa accade nel 1563 e nel 1614 di tanto utile al genealogista

Noi siamo abituati ad identificare la nostra famiglia con un cognome

ma esiste un periodo molto lungo in cui gli individui della nostra famiglia non sono stati individuati attraverso un cognome ma attraverso un patronimico

 

Generalmente i primi cognomi nascono in Italia tra il 1100 ed il 1200

Ed abbiamo visto che non tutte le famiglie si cognomizzano .Che la cognomizzazione si estende lentamente nelle varie famiglie e che inizialmente la cognomizzazione riguarda solo le famiglie del ceto dirigente

Nel 1614 secondo le intenzioni della Chiesa cattolica ciascuna famiglia avrebbe dovuto essere identificata con un cognome

Essendo lo spirito guida della ricerca genealogica il cognome ecco che i registri religiosi diventano fondamentali per la ricerca genealogica dal 1614 ai giorni nostri

Ed inoltre fornendo i battesimi non molto dopo il 1563 permettono di spingere la ricerca fino a questa data

 

 

L'ANNO 1563 : TERMINA IL CONCILIO DI TRENTO E' L'ANNO DECISIVO PER LA GENEALOGIA ITALIANA ( registri di battesimo e di matrimonio )

 

L'ANNO 1614 : E' L'ANNO DECISIVO PER L'AFFERMAZIONE DEL COGNOME ITALIANO ( obbligo di individuare il fedele tramite un cognome )

 

 

E' possibile che la Chiesa cattolica ad inizio 1600 colga la tendenza delle societa' a cognominarsi (individuare tramite un cognome ) e l'adotti contribuendo al definitivo successo del cognome sulla forma patronimica

Come abbiamo detto non dovunque i parroci sono solerti nell'ottemperare alle indicazioni di dare un cognome , e neppure i Vescovi nel controllare

Pero' abbastanza generalmente si trovano i registri e abbastanza abitualmente si comincia a vedere il medesimo cognome passare da una generazione a quella successiva

 

Il concilio di Trento nato per imporre l'ortodossia della religione cattolica e responsabile della definitiva rottura con le chiese protestanti, istitui un sistema di controllo sulla popolazione attraverso la registrazione cartacea in appositi registri di alcuni avvenimenti della vita religiosa del fedele

 

Il concilio di Trento e' quindi una tappa fondamentale per tante cose

Anche per i genealogisti e' una tappa fondamentale. tra le risoluzioni del concilio l'obbligo per i parroci di istituire una serie di registri che ci permettono da allora in poi di avere un quadro anagrafico delle singole comunita'

Lo scopo era di evitare i matrimoni tra consanguinei e di determinare la cura delle anime e molto probabilmente aumentare il contatto e la vigilanza del parroco nei confronti dei parrocchiani

L'obbligo di registrare le nascite , e di individuare i legami di parentela con la massima chiarezza porta a una generalizzazione dell'uso del cognome

L'istituzione obbligatoria di documenti religiosi quali il libro dei battesimi , lo stato delle anime, il libro delle morti , i libri dei cresimati , il libro dei matrimoni

permettono spesso di seguire le linee genealogiche lndietro nel tempo fino alla seconda meta' 500

 

 

Questi registri religiosi risolvono evidentemente molti problemi al genealogista , anzi risolvono problemi talvolta altrimenti insuperabili

perche' l'anagrafe del Regno d'Italia risale solo al 1860

e prima , in molti luoghi , vi e' molto poco

In Toscana troviamo un censimento nel

In Toscana troviamo l'anagrafe napoleonica che copre una decina di anni

 

arrivati alla seconda meta' del cinquecento coi documenti nati dal concilio tridentino,

in alcuni luoghi fortunati si trovano registri dei battesimi che scendono fino al 1300 e anche libri dei morti

 

in genere pero' per risalire indietro nel tempo occorre poi affidarsi ai documenti fiscali e notarili

gabelle e tasse hanno sempre accompagnato come angeli custodi ogni individuo

In Toscana troviamo consevati documenti fiscali gia' dal trecento e documenti notarili anche di molto precedenti

ed anche molti archivi storici che contengono documenti sugli abitanti fino a tempi remotissimi

In Sicilia sono utilissimi i Riveli di beni e di anime che coprono un periodo che va dal 1500 al 1800

Nel Regno di Napoli i Catasti onciari

........................................

 

Purtroppo non tutto si e' conservato e quindi l'arma essenziale del genealogista e' la pazienza e la fortuna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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