LE PAGINE DEL DR. ANGELO GRAVANO BARDELLI E DEL DR. RENATO GIULIETTI

 

Sono qui raccolti una seria di studi storici sulla comunita di Monte San Savino . Autori due innamorati di questo piccolo incantevole luogo ricco di storia che invitiamo a visitare

 

 

 

 

 

 

MONTE SAN SAVINO

prov. AREZZO

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La campagna e il paesaggio collinare, in cui armoniosamente Monte San Savino si inserisce con le sue ville e le antiche case coloniche, sono fra i più caratteristici della Valdichiana aretina: campi coltivati a mais e a girasoli, oliveti e vigneti, il cui eccellente prodotto faceva già nel sec. XVII vagheggiare al Redi un calice "indorato / colmo in giro di quel vino / del vitigno / sì benigno, / che fiammeggia in Sansavino". Tutto l’ambiente ne acquisisce una solenne compostezza che non viene meno neanche al passaggio verso la più accentuata rusticità delle zone d’altura. I fitti boschi dove crescono il castagno e la quercia, il leccio, l’abete, i cosiddetti "polloneti", e le varie specie faunistiche che li popolano esercitano una forte attrazione sugli amanti delle passeggiate ecologiche e del birdwatching. Numerose opportunità si offrono al turista anche affrettato che – riservandosi la visita di almeno i principali monumenti cittadini (il Cassero, Santa Chiara, il palazzo Di Monte e le Logge, la pieve e Sant’Agostino) – avrà modo di conoscere ed apprezzare i prodotti dell’artigianato locale e di visitare le botteghe d’antiquariato e modernariato, i laboratori della ceramica di produzione locale (si segnala lo scaldino col fischio che dà anche il nome alla fiera novembrina), le rivendite della porchetta doc, della carne chianina, dei rinomati vini (rosso e bianco vergine della Valdichiana), dell’olio extravergine, e di trovare ancora, da usare per il proprio giardino, una scopa originale di erica. Fra gli altri prodotti gastronomici, è possibile gustare i pici, gli gnocchi, la ribollita, la classica fiorentina e la tagliata, il cinghiale, i contorni di fagioli e, fra i dolci, i caratteristici gnocchi di crema e gli immancabili cantuccini da accompagnarsi col vinsanto.

( dal sito della Pro Loco )

 

 

http://www.prolocomontesansavino.it/

http://www.monteutility.it

http://www.citymonte.it

 

 

 

 

 

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STORIA DI MONTE SAN SAVINO

http://www.prolocomontesansavino.it/

 

 

Posto sul versante di ponente della Valdichiana aretina e adagiato su di un monte prospiciente la valle del torrente Esse, Monte San Savino fu uno dei tanti vichi etruschi il cui popolamento si attesta a partire dal sec. VI a.C. (necropoli del Castellare e di Case Sant’Angelo, fonti galattofore del Rigo e della Villaccia). Fecero seguito "il paesello romano di Area Alta, indizio dell’imperio di Roma distesosi sulla penisola; lo stanziamento dei barbari goti sulle due colline di ponente contigue al Castellare; la pieve che raccolse in un solo popolo queste genti diverse sotto il comune nome cristiano … tutto fino all’albore della civiltà nuova, a Carlo Magno e alle sue donazioni, e il fatto palese che segnò il nuovo giorno col trasferimento della pieve sul colle già occupato da Roma" (Salvadori-1). Il toponimo Ajalta (probabilmente da area alta, ovvero zona soprelevata, e quindi fortificata – forse già in epoca romana – quella cioè corrispondente all’attuale piazza Gamurrini) è già attestato in documenti molto antichi, ad es. in uno del sec. IX, relativo a una donazione fatta al vescovo d’Arezzo da parte di Carlo il Calvo di un fiscus chiamato appunto Ajalta. La pieve, risalente probabilmente al sec. VI allorché si diffonde da Spoleto verso nord il culto del santo martire Savino, cui essa è dedicata, era inizialmente situata in loc. Barbaiano laddove oggi è il cimitero comunale, e venne trasferita dov’è tuttora intorno all’anno 1175 in una posizione del colle tra l’altura dell’Ajalta e l’aggregato urbano dell’attuale piazza Di Monte.Un documento d’archivio del 1222 ci informa come Monte San Savino fosse retto in quei tempi a repubblica sotto un senatore capo di quattro consoli uno per quartiere. Sottoposto alle mire di dominio degli Ubertini ghibellini d’Arezzo, parteggiò per la fazione guelfa: dopo aver accolto i fuorusciti aretini guelfi, guidati da Fumo Bostoli, partecipò con questi, alleatisi ai senesi e ai fiorentini, alle "giostre dal Toppo" - di memoria dantesca (Inf. xiii,121) - contro Arezzo. Seguita la battaglia di Campaldino (1289) vinta dai fiorentini su Arezzo, Monte San Savino divenne un vero e proprio baluardo guelfo del distretto fiorentino in Valdichiana. Poco più tardi, però, fu condotta con successo da Uguccione della Faggiuola podestà di Arezzo una campagna per riconquistare i castelli della Valdichiana perduti da Arezzo e il Monte passò sotto il dominio aretino. Nel 1306, allorché la fazione guelfa fu costretta ancora una volta dai Tarlati a lasciare Arezzo, i fuorusciti si rifugiarono a Monte San Savino "datosi anima a corpo alla repubblica fiorentina" (Guelfi, Baldi).

Tutto ciò fece sì che i Tarlati d’Arezzo, contrariati dalla continue defezioni di quel fondamentale avamposto che si incuneava nella zona meridionale dello Stato di Siena, punirono Monte San Savino non appena se ne diede l’occasione (1325): "vi cavalcò il vescovo con sua gente, e trasse dal castello tutti gli abitanti, e arse e fece disfare tutta la terra, che non vi rimase pietra sopra pietra" (Villani): di questo cruciale episodio è memoria in una delle formelle del cenotafio del Tarlati posto nella navata sin del duomo d’Arezzo. I montigiani furono così costretti a rifugiarsi sul colle di Vertighe finché il paese, ricostruito, poté di nuovo accogliere i suoi ‘terrazzani’ già nell'anno 1337: la struttura urbanistica del Monte a fuso, tipicamente medievale, fu determinata con ogni probabilità da quella ricostruzione.Monte San Savino passò successivamente sotto il dominio di Perugia, in espansione in Valdichiana, che, alleata con Firenze, si impadronì della nuova Terra: qui i perugini erano già, come sembra, nel 1336. Un successivo accordo tra fiorentini e perugini (1339) fece sì che questi ultimi potessero annettersi stabilmente il Monte: la tradizione vuole che essi vi edificassero il palazzo pretorio apponendo sulla sua facciata l’emblema del grifone, arme comunale perugina. Salvo qualche periodo di contrasti con Siena, il nostro paese rimase sotto Perugia sino al 1380. In quell’anno gli aretini avevano ceduto la loro città a Carlo di Durazzo le cui soldatesche si sparpagliarono nelle campagne del contado aretino liberando, tra l’altro, il Monte dal giogo perugino. Ma poi in Arezzo seguirono, dopo la partenza di Carlo, dei tumulti di cui approfittarono i senesi che imposero di nuovo prepotentemente la propria presenza in Valdichiana: ai senesi il capitano di ventura Deo Tolomei consegnò, dopo averlo conquistato con le armi, Monte San Savino nel 1383. Finalmente Firenze, impostasi su Arezzo e Siena, divenne padrona del Monte (1384) che da allora in poi sarebbe rimasto stabilmente sotto il dominio della città del giglio. In occasione della sua sottomissione a Firenze vennero istituiti a Monte San Savino una podesteria, che comprendeva i popoli di Alberoro, Gargonza e Palazzuolo, e un vicariato (quest’ultimo fu spostato a Lucignano nel 1388). "Sulla base delle capitolazioni sottoscritte con Firenze, al comune di Monte San Savino – cui era stato riconosciuto il privilegio di apporre nella propria arma il giglio del comune di Firenze – venne accordata un’esenzione generale, rinnovata con successivi provvedimenti fino al XVIII secolo, da tutti i cottimi, estimi, dazi, prestanze e gabelle spettanti a Firenze ed anche ad Arezzo" (Cardinali, Floria).Nel ‘400 il Monte godette di una relativa tranquillità nella sua veste politico-amministrativa di comunità del distretto fiorentino. Cominciò allora l’ascesa sociale della famiglia magnatizia dei Ciocchi, originaria di Firenze, con Fabiano Ciocchi poi Di Monte, "probabilmente il primo vero influente personaggio della sua famiglia presso la curia romana" (Baldini-1), mentre la nobile casata dei Galletti fu illustrata in quel secolo da Domenico Galletti letterato, sodale dell’Accademia Platonica fiorentina, intimo del Ficino e giuspatrono della pieve di Monte San Savino. Ma nel ‘400 il Monte dovette anche accogliere nemici all’interno delle sue mura. Infatti, dopo la congiura ordita a Firenze contro i Medici (1478), gli avversari di questi ultimi si riunirono in lega con lo Stato della Chiesa, con Siena e con Ferdinando re delle Due Sicilie che, movendo alla volta di Firenze per contrastarla, passarono per il Monte e lo assediarono. Il Monte capitolò e l’8 novembre di quell’anno si arrese alla lega che lo tenne fino al 1481 quando ritornò sotto Firenze (Prinzivalle Gennari fu in quel periodo luogotenente e procuratore del re nel Monte). Nel 1496 la repubblica fiorentina concedeva alla comunità di poter tenere una fiera libera, come quella di Arezzo, dal 2 al 12 settembre: è quella che i montigiani avrebbero poi denominato "fiera grossa". Nel 1502 si registra una breve defezione dei montigiani da Firenze per aderire alla rivolta aretina guidata dal Vitelli.Nel sec. XVI la famiglia Ciocchi-Di Monte raggiunse i suoi più alti fastigi, soprattutto con il card. Antonio, uno dei più influenti porporati del Rinascimento, carissimo a Giulio II e intimo dei papi di casa Medici nonché protettore del celebre scultore ed architetto savinese Andrea Sansovino. Al nostro paese il card. Antonio – che commissionò al Sangallo la fabbrica del palazzo di famiglia, uno dei gioielli dell’architettura rinascimentale in Toscana - cercò ognora di assicurare la protezione medicea, finché suo nipote Giovanni Maria di Monte fu eletto pontefice nel 1550 assumendo il nome di Giulio III. In seguito a questo evento il duca di Toscana Cosimo I de’ Medici concesse la città di Monte San Savino - assieme a Gargonza, Alberoro e Palazzuolo - col titolo di contea al fratello del papa, Balduino Di Monte: sul piano giurisdizionale un luogotenente del nuovo signore sostituì allora il podestà fiorentino. Il secondo conte (dal 1556 al 1569) di Monte San Savino, Fabiano, terminò la fabbrica delle Logge e del palazzo Di Monte ed ottenne che la fiera ‘grossa’ si tenesse dal 1° al 15 novembre. S’estinse con lui la famiglia Di Monte, mentre la cittadina tornava, pur continuando a mantenere diversi privilegi, sotto Firenze: nel 1570 vi venne istituito l'importante vicariato di Valdichiana che comprendeva le podesterie del Monte, di Lucignano e di Foiano. Dal primo al tardo rinascimento fiorirono in Monte San Savino, oltre ad Andrea Sansovino, eccellenti artisti fra i quali figurano Niccolò Soggi, di formazione peruginesca, Stefano Veltroni e Orazio Porta, di scuola vasariana, Ulisse Giocchi e lo scultore ed orafo Accursio Baldi.Una nuova infeudazione vide passare Monte San Savino a partire dal 1604 sotto i marchesi Orsini che lo tennero fino al 1640. Nel 1626 il marchese Bertoldo Orsini diede l’assenso alla costituzione in Monte San Savino di un banco di prestito di cui erano titolari gli ebrei Ferrante Passigli e soci: "il banco, come tale, durerà fino al termine del Seicento, ma è il germe di una piccola comunità, con un suo ordinamento, una sua fisionomia, una sua sinagoga, un suo cimitero, ecc., destinata a vivere ancora un altro secolo" (Salvadori-2). Il Monte diverrà quindi, dal 1643 al 1667, feudo personale di Mattias de Medici, fratello del granduca Ferdinando II. Ne divenne quindi principessa la stessa consorte di Ferdinando II, la granduchessa Vittoria della Rovere. Fiorì in quest’epoca il genio letterario di Pier Francesco Minozzi, versatile marinista, e dall’accademico Giovan Battista Capalli. Alla morte (1694) della 'magna ducissa' Vittoria seguì un periodo di amministrazione separata con un commissario nominato direttamente dal granduca: il Monte continuò a mantenere tuttavia alcuni privilegi particolari finché passò definitivamente sotto il diretto dominio granducale nel 1748. Quindi, con il Regolamento del 14 novembre 1774 - che istituiva la nuova comunità il cui ambito territoriale coincideva con quello della podesteria - Monte San Savino aggregava alla propria comunità, oltre ai 'popoli' di Alberoro, Gargonza Palazzuolo, anche quello di Montagnano (quest’ultimo già compreso nella podesteria di Civitella).Nel luglio del 1799 l’intera comunità ebraica di Monte San Savino venne espulsa dal paese a seguito dei moti aretini del "Viva Maria": si scatenò infatti in quell’occasione una recrudescenza dell’odio contro gli ebrei che nutrivano speranze d’emancipazione nell’occupazione francese e che perciò erano tacciati di giacobinismo. Del gruppo degli esuli ebrei savinesi faceva parte il poeta savinese Salomon Fiorentino, conosciuto soprattutto per le sue Elegie scritte in ricordo della moglie Laura.In epoca napoleonica, allorché la Toscana venne divisa in tre grandi dipartimenti - Arno, Ombrone e Mediterraneo - governati da un prefetto e da alcuni ufficiali, il Monte fu compreso nel dipartimento dell'Arno: dal 1808 il maire divenne l’unico responsabile dell’amministrazione comunale. Dopo la fine del regime napoleonico venne quindi ripristinata la nuova comunità del Monte (1814).Nelle guerre del Risorgimento italiano si distinsero molti giovani savinesi: a Curtatone e Montanara (1848) morì Benedetto Cartocci e combatté Ferdinando Zannetti, direttore del servizio sanitario sul campo (medaglia d’onore); un altro valoroso, Pietro Pandolfi, cadde nella spedizione dei Mille. Al plebiscito del 1860, su 1635 elettori savinesi, 1594 si dichiararono a favore dell'annessione della Toscana al Piemonte, 23 contrari, mentre i voti invalidati furono 18. Un altro savinese, Felice Cetica, cadde in battaglia nelle campagne del 1866-67.Fu nel sec. XIX che, condotte a termine le bonifiche della Chiana, si registrò in Monte San Savino una maggiore stabilità economica che favorì un rapido sviluppo demografico e l’innalzamento del tenore di vita della popolazione. Accanto alle tradizionali attività agricole, dell’allevamento del bestiame e artigianali, mosse i primi passi anche lo sviluppo industriale con l’incremento dell’edilizia: gradualmente l’urbanizzazione andò estendendosi fuori delle mura, a cominciare dal gruppo di costruzioni allineatesi lungo il tratto esterno delle mura tra la Porta Fiorentina e il Porticciolo.Quando nella primavera del 1915, il 24 maggio, l’Italia entrò in guerra, partirono da Monte San Savino per il fronte i giovani di leva, i richiamati, i volontari: notevole fu il tributo di vite pagato dal nostro paese: i 178 caduti savinesi sono ricordati nel monumento loro dedicato in piazza della Riconoscenza e nelle lapidi della chiesa del Crocifisso.Il ventennio fascista vede anche Monte San Savino calato nel "definitivo amalgama di quelle forze sociali che il fascismo era riuscito a coagulare e utilizzare, e che trovò espressione politica nella gestione delle amministrazioni comunali" (Galli). Già nel ’24 il Consiglio Comunale unanimemente conferì – su proposta di G. Veltroni segretario politico del fascio locale - la cittadinanza onoraria a B. Mussolini "quale modesto significativo riconoscimento" della sua grandiosa opera per la "ricostruzione nazionale", mentre più tardi, facendo eco alla diligente applicazione delle leggi razziali del ’38, appariva su "Giovinezza" del 13 febbraio 1939 un articolo a firma di P.F.V. che ricordava come i savinesi potessero ‘vantarsi’ d’aver già allontanato a suo tempo nel 1799, dando sfogo "alla loro giusta vendetta", tutti i membri dell’antica comunità ebraica savinese con esplicita dichiarazione che "oggi il paese non conta alcun ebreo!". Rimaneva però viva durante gli anni della dittatura una solida organizzazione antifascista che avrebbe dato un notevole contributo alla Resistenza. Nel secondo conflitto mondiale Monte San Savino ricorda 23 morti sul campo (fra cui Pietro Valeri), 22 dispersi, 15 persone decedute per cause belliche e 11 vittime per rappresaglie tedesche (fra cui due donne, Gina Valeri e Gesuina Sestini): particolare sgomento suscitarono la fucilazione in loc. San Poerino del sottotenente L. Carletti avvenuta il 28 giugno del ’44, l’impiccagione di Del Bellino e, in seguito, l’imboscata che costò la vita a Giuseppe Civitelli.Fin dall’annuncio dell’arresto di Mussolini (25 luglio ’43) e dopo la resa dell’Italia (8 settembre) si assistette a Monte San Savino alla distruzione dei fasci littori e alla smobilitazione di quant’altro simboleggiava il regime fascista. Ben presto fu creato il CLN comunale savinese. Il paese fu duramente colpito dalle truppe tedesche in ritirata che si abbandonarono a violenze ed uccisioni, tuttavia coraggiosamente contrastate da elementi della resistenza locale. Le incursioni aeree alleate iniziate il 17 gennaio ’44 causarono, oltre che diversi feriti, tre morti in loc. Brancoleta. Dopo la liberazione (4 luglio ’44) Monte San Savino ospitò il quartier generale tattico dell’VIII Armata, al comando del gen. Oliver Leese, cui re Giorgio d’Inghilterra in persona fece visita il 26 luglio. Nell’amministrazione comunale all’ultimo podestà subentrò una serie di commissari prefettizi e quindi fu eletto il nuovo sindaco B. Tiezzi. Al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, i voti per la repubblica furono 3231, quelli per la monarchia 1758, i non validi 481, tra cui 413 schede bianche. La scienza, l’arte e la letteratura furono illustrate, a cavallo fra il sec. XIX e il XX, da insigni personalità quali Giulio Salvadori, poeta e letterato, Giuseppe Sanarelli, scienziato, Gian Francesco Gamurrini, savinese d’adozione, insigne archeologo ed erudito, Ciro Girolami, studioso del Sansovino, e Zulimo Aretini, ceramista.A partire dagli anni ’50 si assiste a un progressivo spostamento della popolazione attiva verso impieghi nei settori extra-agricoli parallelamente all’esodo dalle campagne di residenti inadatti a recepire l’offerta di lavoro in settori diversi da quello agricolo. Lo sviluppo industriale savinese, di carattere marcatamente artigianale, ha beneficiato dell’espansione del polo aretino ed è stato favorito dalla creazione delle necessarie infrastrutture territoriali: ad es., la pianificazione urbanistica ha previsto la localizzazione della zona industriale, ben progettata, non discosta dal casello autostradale. La produzione industriale riguarda soprattutto il settore manifatturiero, edilizio e quello della lavorazione dei metalli preziosi. La smagliatura inizialmente verificatasi con lo sviluppo irregolare dell’urbanesimo fuori delle mura è stata ricomposta, sulla base del Piano di Fabbricazione, con il P.E.E.P. e poi con il Piano Particolareggiato del Casalino, in linea con strategie di riqualificazione dei tessuti urbanistici più recenti. Il notevole sviluppo turistico di Monte San Savino, città d’arte inserita in un contesto naturalistico di prim’ordine, ha beneficiato, in particolare, del recupero di borghi rurali (Gargonza, Renaiolo) ed ha a sua volta favorito lo sviluppo dell’agriturismo e delle strutture ricettive in generale. Con proprio decreto del 22 luglio 1991 il presidente della Repubblica ha concesso a Monte San Savino l'ambìto titolo di città. Timbrato quindi oggi dalla corona turrita di città, lo stemma del nostro comune è "d’argento, al giglio fiorentino di rosso, sostenuto da un monte di sei colli all’italiana dello stesso, con due rami di savina, al naturale, nascenti dalla cima dei secondi": fra gli elementi meramente ornamentali che lo circondano è la scritta comunitas montis s. savini.

( dal sito della Pro Loco )

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dr. Angelo Gravano Bardelli

 

Si descrive : "Sono un commercialista appassionato ("curioso") di tante cose belle che offre la vita (quelle che non fanno male a noi ed al prossimo) arte e storia soprattutto, e fin da ragazzino della numismatica e genealogia.

Negli ultimi 15 anni ho indagato negli Archivi sull'origini delle mie famiglie paterna e soprattutto materna BARDELLI, originaria di Monte San Savino (AR) e successivamente sulle famiglie primarie (cioe' quelle che hanno avuto gonfalonieri), artigiane e anche contadine del mio detto paese natio, tutto senza scopo di lucro per pura passione ."

 

E' infatti molto grande la passione che anima il dr Gravano Bardelli , cosi come e' grande la sua scrupolosita' e la tenacia.

Oggetto principale delle sue ricerche e' Monte San Savino un piccolo luogo assai ricco di storia

 

In modo particolare e' autore di un importante studio sulle famiglie di Monte San Savino.Studio purtroppo al momento solo allo stadio di manoscritto

Studio genealogico poi arricchito da tutta una serie di ricerche collaterali che tratteggiano personaggi e societa' di questo centro

 

 

 

 

 

Ricerche del dr. Angelo Gravano Bardelli

 

 

Famiglie di Monte San Savino ( Arezzo ) ......elenco delle famiglie di Monte San Savino (AR) studiate dal dr Gravano

 

Famiglie di Monte San Savino ( Arezzo ) ...........……Estratto dal manoscritto : ……………. I Carnesecchi di Monte San Savino . 

 

 

 

 

SAGGI VARI

 

Ritratto di Cardinale ...... studio inedito : "Cenni numismatici sul ritratto di Cardinale di Sebastiano Del Piombo".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articoli di RENATO GIULIETTI e di ANGELO GRAVANO BARDELLI

 

 

 

Raffaello Menicucci ......"Il cassero di Monte San Savino in un quadro di Valentin de Boulogne".

 

Famiglia Menicucci di Monte San Savino ......"Sintesi genealogica della famiglia Menicucci di Monte San Savino".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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