SCAMBIO EPISTOLARE TRA GIULIA GONZAGA E PIETRO CARNESECCHI

 

contatti : pierluigi18faber@libero.it

ing. Pierluigi Carnesecchi

 

 

 

E' facile scrivere di storia piu' difficile e' essere uno storico

molti scrivono di storia ripetendo quanto gia' scritto da altri e piegando i fatti ad una tesi prestabilita

non vi e' analisi dei documenti , non vi e' ricerca di nuovi documenti

Ancor oggi la vicenda di Giulia Gonzaga e di Pietro Carnesecchi viene raccontata facendo ricorso a molti stereotipi

Si sono riscritte e ripetute molte cose scritte in precedenza e non ci sono stati studi che, a mia opinione che storico non sono ,avessero voglia di scavare ulteriormente nella documentazione per vedere se si potesse ricavarne qualcosa di nuovo

 

 

La vita di questi due protagonisti dei loro tempi corre lungo il periodo piu' intenso della vita religiosa europea , quando piu' intensamente anche in Italia si sentono le istanze di un rinnovamento spirituale e di costumi

La vicenda della loro amicizia e/o amore ha il sottofondo di uno scambio epistolare lungo e intenso di cui rimangono pochissime lettere che pero' sono sufficienti a mettere in luce alcuni pensieri religiosi che condividevano e alcune azioni che misero in atto per essere coerenti con questi pensieri

Qualche centinaio di lettere a fronte di qualche migliaio scambiate tra loro ma sufficienti a determinare la condanna a morte di Pietro per eresia e a far dichiarare Giulia ,gia morta, eretica marcia ma non sufficienti a mettere in luce tutta la portata della loro presenza all'interno del variegato movimento ereticale italiano

Presenza che andrebbe determinata ricorrendo a fonti mai consultate

 

Il trattamento riservato dagli storici a Giulia e a Pietro e' diverso

indulgente verso Giulia ed in genere un ostilita' mal nascosta nei confronti di Pietro l'infame traditore

 

Giulia Gonzaga era una donna di grande e potente famiglia

un mito nel secolo che la vide vivere , bellissima ( probabilmente nessuno dei ritratti che la presentano le rendono giustizia ) ,quasi deificata in vita per tutta una serie di vicende

ed un mito si e' conservata nei secoli successivi fino ad essere un mito ancor oggi

una donna piu' abituata alle lettere che alla cannocchia e all'ago quindi in un certo modo una eroina moderna

 

Si presume fosse nata nel 1513

Sposa a Vespasiano Colonna nel 1526 vedova nel 1528 , erede del marito a condizione che conservasse lo stato vedovile

Giulia Gonzaga si stabilì nell'ereditato castello di Fondi, animando con il suo segretario, il poeta modenese Gandolfo Porrino, un piccolo ma raffinato circolo intellettuale nel locale castello,

Una bellissima giovinetta di 15 16 anni

Il periodo di Fondi che si prolunga per sette anni vede il sorgere di tutta una serie di storie che alimentano la leggenda di Giulia

 

 

da wikipedia

Il nucleo urbano di Fondi è situato nel sud pontino a circa 60 km a sud di Latina e a metà strada tra Roma e Napoli.

All'inizio della dominazione spagnola, la contea di Fondi venne concessa in feudo ai Colonna – sotto i quali conobbe un rinnovato periodo di splendore artistico e culturale grazie alla ricchezza della corte di Giulia Gonzaga, che vi si stabilì dal 1526 al 1534 – e infine ai di Sangro.

I due saccheggi ad opera dei saraceni (1534, guidati da Khayr al-Din detto il Barbarossa, e 1594) segnarono il declino della città

.

Nel 1633 un'epidemia di malaria alimentata dalle acque stagnanti colpì la zona riducendo in poco tempo la popolazione di Fondi da 10.000 unità a sole 332 persone (segnando anche la fine della comunità ebraica di Fondi) e trasformando la zona in una landa deserta.

Fondi faceva parte della Provincia di Terra di Lavoro del Regno di Napoli (poi Regno delle Due Sicilie), al confine con lo Stato Pontificio, dal 1806 e fino al 1861 fu Capoluogo di Circondario nell'ambito del Distretto di Gaeta.

 

 

il cardinale Ippolito de Medici ( 1511 -1534 ) prima di essere fatto cardinale da Clemente vii era stato designato da Vespasiano Colonna come marito per la sua unica figlia Isabella figliastra quindi di Giulia

«Lasso Isabella ad Hipolito Medici nepote del Papa con 30.000 ducati de Regno in dote, et per contentezza de vaxalli et satisfatione de la posterità che li figli se chiamano con lo cognome de casa Colonna [...] In caso che il matrimonio di Isabella con Hipolito nepote non havesse loco, lo ha resolvere mia mogliere in uno de' fratelli con cinco millia ducati de rendita sopra lo stato di Campagna in dote. Del resto lasso mia mogliera donna et patrona in tutto lo stato predetto et anco del Regno, sua vita durante, servando lo habito de vidua, et in evento che si maritasse che se piglia la dote sua et Isabelhi resti herede universale tanto del Stato di Campagna quanto del Regno et di Apruzio»

L'anno dopo ( gennaio 1529 ) Ippolito fu creato cardinale da Clemente vii ed Isabella nel frattempo aveva sposato ( aprile 1528 ) Luigi detto Rodomonte Gonzaga fratello di Giulia )

Le malelingue parleranno di una relazione tra Giulia e Ippolito

Alcuni giungeranno ad attribuire alla coppia un figlio : Asdrubale de Medici

I cultori del suo mito propensi ad una vergine casta alliena da qualunque pensiero carnale negano il fatto

 

l'enciclopedia Treccani

Più di ogni altro, si invaghì di lei l'uomo che avrebbe dovuto essere il marito della sua figliastra, Ippolito de' Medici, nipote di papa Clemente VII. La passione di Ippolito venne fortemente osteggiata dalla sua famiglia, che lo aveva destinato alla carriera ecclesiastica; si disse anzi che la morte del giovane cardinale, avvenuta nell'agosto del 1535, fosse stata causata da avvelenamento proprio per tale motivo.( Treccani )

Ovviamente che la famiglia decidesse per l'assassinio per l'innamoramento e' un'affermazione non credibile ed e' comunque priva di logica

Ippolito avversando il suo parente Alessandro duca di Firenze probabilmente mori di malaria e se assassinio ci fu fu su mandato di Alessandro a cui questa morte tolse di mezzo un ostacolo pericoloso

Ippolito impegnato in un doppio gioco con i fuoriusciti fiorentini che chiedevano il ripristino della Repubblica ( mentre era probabilmente sua intenzione sostituirsi ad Alessandro ) mori ad Itri

Il sospetto di avvelenamento venne dalla morte contemporanea di un'altro dei rappresentanti dei fuoriusciti

Ippolito era un bellimbusto che grazie alla protezione di Clemente VII poteva mantenere una corte composita di circa 500 persone :corte che paziava dagli artisti ai letterati alla soldataglia

Bello audace e vivace culturalmente come tutti i Medici , ma un'autentica scheggia impazzita nelle sue decisioni

Paolo Giovio che faceva parte della corte di Ippolito disse che al letto di morte era presente Giulia e che Ippolito moriva di malaria presa proprio frequentando Fondi

 

l'innamorato Ippolito tradusse il ii libro dell'Eneide premettendo una dedica del suo amore per Giulia scrivendo che l'incendio del suo cuore, da lei provocato, era simile a quello di Troia, ed esso gli procura «affanni, sospiri e lagrime».

invio a lei nel 1532 a Fondi Sebastiano del Piombo perche' facesse il famoso ritratto andato perduto e che avrebbe ispirato le tante copie che restano

In queste copie appaiono donne matronali pero' nel 1532 Giulia aveva solo 19 anni

 

Nel frattempo i poeti iniziarono ad occuparsi di lei :

importanti poeti del tempo, come l'Ariosto e Bernardo Tasso, il padre di Torquato, che le dedicò diversi sonetti

 

Nel 1534 ( 8 e 9 agosto ) avvenne l'episodio che consacro' la fama della sua straordinaria bellezza

il Mediterraneo era infestato dai pirati mussulmani che facevano razzie ,rapivano uomini e donne , chiedevano riscatti o rendevano schiavi i prigionieri

Tocco a Fondi ed ai suoi dintorni di essere razziati dal da Khayr al-Din detto il Barbarossa

Giulia fuggi nottetempo dal suo castello rifuggiandosi nei boschi correndo il pericolo di essere catturata

Si sparse la voce che Khayr al-Din avesse tentato di rapirla per far dono al sultano di una gemma cosi preziosa

Si racconta che il cardinale Ippolito de Medici accorresse con le truppe papaline

Il poeta Francesco Maria Molza scrisse : la ninfa fuggitiva che consacro' l'episodio

Taluni imputano che l'intervento dei razziatori avvenisse su incitamento dei Colonna con cui Giulia era in lite per via dell'educazione del nipote Vespasiano figlio di Isabella

Altri ( ed e' la cosa piu' probabile ) che fosse una delle tante razzie in cui venne preso di mira anche il maldifeso castello

 

 

 

Era una donna consapevole del proprio grande lignaggio e abituata all'omaggio alla sua bellezza

 

E' possibile Giulia abbia contraccambiato l' amore , ma non se ne hanno oggi prove

Paolo Giovio dice che Giulia assistette amorosamente sul letto di morte Ippollito , che si spegneva ad Itri

 

 

Come Gonzaga era consapevole dell'importanza della propria famiglia e della propria importanza, come donna bella era consapevole del proprio potere sugli uomini il cui omaggio pretendeva

Una donna che amava essere informata di quanto avveniva intorno a lei , che non amava subire gli avvenimenti ma anzi amava determinarli

Una donna abituata ad essere in primo piano e abituata a non essere contraddetta .

 

 

 

Pietro Carnesecchi di circa cinque anni piu' vecchio di Giulia essendo nato a Firenze il 24 dicembre 1508 era un giovane che aveva fatto una fulminea carriera ecclesiastica

Sua madre Ginevra Tani era stata moglie di e quindi era stata cognata del cardinal Bibbiena

Suo padre Andrea di Paolo Carnesecchi ,era stato un mercante di una certa levatura seppur con notevoli traversie economiche , aveva profondi legami coi Medici ed era quindi sospetto ai repubblicani ma ciononostante era stato lungamente emino della Nazione fiorentina a Costantinopoli

Con questi presupposti era entrato al servizio di papa Clemente vii de Medici

In pochi anni ne era divenuto il braccio destro e Clemente progettava di dargli il capello cardinalizio

Tutto il papato di Clemente vii fu assorbito dalla volonta' di ripristinare la sua famiglia ai vertici di Firenze ( in particolare il figlio Alessandro ) e di darle una dimensione sovrana col matrimonio francese di Caterina

Intanto la chiesa stava per essere squassata dal ciclone luterano e calvinista

E' possibile che gia' da allora Pietro covasse simpatie per i movimenti riformatori e pensasse alla necessita' di una riforma della chiesa romana per adeguarsi ai nuovi fermenti spirituali

La morte di Clemente vii fa perdere a Pietro la possibilita' di azione diretta negli avvenimenti religiosi

La statura morale e culturale di Pietro era notevole, i giudizi su di lui sono tutti molto lusinghieri, la sua cerchia di amicizie vastissima e fatta di gente importante

 

Le cose che leggeremo ora contraddicono alcuni stereotipi

Pietro conobbe Juan Valdes prima di Giulia Gonzaga a Roma e quando fu introdotto nel circolo napoletano da Giulia Gonzaga si tratto' di un reincontro

( Il fatto che nelle lettere Pietro dia il merito della sua iniziazione spirituale a Giulia credo sia una menzogna da innamorato che vuole compiacere la sua amata regalandole un'influenza inesistente )

Pietro potrebbe aver conosciuto Giulia Gonzaga diversi anni prima di quanto ritengono ora gli storici

 

Si porra' all'attenzione come sia scorretto pensare che si conservi l'intero scambio epistolare

Pietro distrusse ( o nascose con piu' attenzione ) le lettere di Giulia ( gliene furono sequestrate dall'inquisizione solo 18 )

Giulia e' sorpresa dalla morte mentre conserva circa trecento lettere delle molte migliaia del carteggio

Quindi le poche lettere superstiti ci parlano di un dialogo in cui si sente la sola voce di Pietro mentre la voce di Giulia si puo' solo intuire dalla risposta

Pietro amava Giulia

Giulia era consapevole di essere amata e probabilmente amava Pietro , forse erano stati amanti , ma era comunque ben ferma nella consapevolezza della propria importanza sociale ,del rispetto che le era dovuto

la suscettibilita' di Giulia fa si che Pietro stia sempre molto attento a non ferirla e sia sempre molto incline a solleticarne la vanita'

Questo fa si che ci siano cose nelle lettere che non si possano prendere completamente per vere

Occorrerebbe l'opera di uno psicologo insieme a quella dello storico nella loro decodificazione

Quindi ogni atteggiamento , ogni frase va filtrata e non presa alla lettera

 

 

Cosi come occorra attenzione nella decodificazione delle lettere occorre una medesima attenzione psicologica nell'esaminare gli atti del processo e sia scorretto soppesare le parole pronunciate dal Carnesecchi

Pietro non immaginava che Giulia avesse conservato parte delle sue lettere e lo scopre mano a mano durante il processo

Non sa quante siano in mano all'inquisizione ne sa quali

La sua e' un'impresa dialettica , un tentativo di giustificare l'ingiustificabile , tentando di parare colpi che non sa da quale direzione gli verranno tirati

Le sue parole i suoi ripensamenti i suoi tentennamenti sono il frutto del non sapere di quali armi dispone il nemico e di scoprirlo di volta in volta

Cosa sa l'inquisitore ? quale affermazione gli puo' contestare ? cosa non sa ? quale affermazione non gli puo' contestare ?

ammette e non ammette nel disperato tentativo di sfuggire un'altra volta dalle grinfie del gatto

E' l'estremo tentativo di una persona intelligente di salvare la vita

il sussulto di orgoglio con cui sconfitta la sua intelligenza sceglie la morte potendo scegliere una vita umiliata lo fa grande

 

 

Oggi viviamo un clima che vede ancora Giulia Gonzaga nei panni dell' eroina casta e Pietro Carnesecchi nei panni dell'infame

Probabilmente essi furono due persone che ( conosciutisi giovanissimi ) si amarono secondo i canoni e le prudenze dell'epoca in cui vissero

Ed insieme esplicarono un'azione di sostegno molto importante al movimento ereticale italiano desiderando la riunificazione dei cattolici in una chiesa aperta alle nuove esigenze spirituali

Lo sforzo che andra' fatto in futuro sara' di raccogliere i documenti sull'attivita' del Carnesecchi e della Gonzaga

 

 

 

 

 

 

da un opera molto interessante sull'inquisizione cattolica del prof Adriano Prosperi

 

 

 

 

UN GIOVANISSIMO PIERO , NEL 1527 A DICIOTTO - DICIANNOVE ANNI

 

storiaaristocraziafiorentina

 

 

 

SE IL CARNESECCHI AL QUALE PUZZA IL MOSCADO E CAMMINA IN PUNTA DI ZOCCOLI .....

 

 

Ho sempre avvertito un astio profondo degli ambienti cattolici verso Pietro Carnesecchi

Un astio che dal lontanissimo 1567 si e' trascinato fin quasi ai giorni nostri

E' incredibile come i cattolici non sappiano perdonare le loro vittime

Non gli hanno mai perdonato di averli costretto ad ucciderlo

 

 

L'INFAME CARNESECCHI !

 

Infatti con la condanna al rogo di Pietro il cognome Carnesecchi ha iniziato a puzzare un pochino di zolfo ………… perche'ai cattolici non e' bastato averlo arso ma volendo distruggerne anche la figura per molto tempo hanno continuato a dipingere Pietro come una specie di emanazione vile e diabolica

Penso che con Giordano Bruno sia stato l'uomo piu' odiato dalla Chiesa cattolica : un odio giunto fin quasi ai giorni nostri

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……..La storia de' Governatori di Tivoli l'ho, ed è vero, che il Giberto fu uno di essi, e anche l'INFAME Carnesecchi, il quale mandava le rendite de' Beneficj a Calvino, e fu fatto bruciare da San Pio V………….

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SANTO L'ASSASSINO , INFAME L'ASSASSINATO : .....CARITA' CATTOLICA

 

Cosi l'eresia e l'odore di zolfo che accompagna il suo nome e' talvolta passato da Pietro a tutto il cognome segnandolo con un marchio

Dice bene il priorista :

.....se nonche monsigniore Veschovo a machiato eresia questa famiglia per la tanta sua perfida ostinazione che meritamente in Roma fu abruciato a tempi nostri saria in maggiore riputazione che la non è.

 

Questa famiglia è stata in Firenze molto honorata per la loro richezza et anchora ritiene il nome de Carnesechi per e molti casamenti che in quello luogo anno dove habitano quei di questa famiglia e per li dischordie civile che alla giornata nascevono nella cipta era potente causa di non asciendere a qualche grado rilevato pero non e manchato loro nelle ochorentie che alla giornata nascievono dessere adoperati al pari dogni altro ciptadino come fu Franciesco di Berti che fu fatto uno de V ciptadini che havessino a vendere e beni della parte guelfa accietto che la loro residenzia et la torre doltre arno allato al ponte vechio che fu lanno 1471 et se nonche monsigniore Veschovo a machiato eresia questa famiglia per la tanta sua perfida ostinazione che meritamente in Roma fu abruciato a tempi nostri saria in maggiore riputazione che la non è.

Priorista Corsi-Salviati ( Cortesia dottoressa Laura Cirri )

 

 

 

 

Di questo stato di cose rende l’idea ancora nell'ottocento una novella ottocentesca di Emma Parodi che , come altri , usa un Carnesecchi come elemento diabolico .

……………..E le nozze si prepararono infatti con molta pompa, e nella chiesa della Pieve a Bibbiena si presentò come testimone del Vicario di Poppi un bellissimo cavaliere che disse di chiamarsi messer Lando Carnesecchi, e di esser cugino dello sposo. Però, mentre il prete benediva l'anello, si verificò un fatto strano. L'immagine della Madonna che ornava l'altare si voltò dal lato opposto a quello dove stavano il Vicario e il cavaliere fiorentino, e dalla loro parte si spensero tutti i ceri.
La sposa impallidì e cadde svenuta; la madre di lei mandò un grido; il prete fuggì, e dietro a lui fuggirono tutti gli astanti. La gente urlava, si pigiava per scappar più presto, e tutti dicevano che era stato commesso un sacrilegio, che la chiesa era profanata e che ci doveva essere il Diavolo, e il Diavolo non poteva essere altri che il Vicario o il suo testimone. Questa voce era così generale, che formava quasi un coro, e giunse anche all'orecchio del padre della sposa, il quale cercava di farsi largo nella folla adunata sulla piazza per ricondurre a casa Violante, tuttavia priva di conoscenza.
- Qui non è aria per noi! - disse sottovoce il finto cavaliere al Vicario.
Questi andò per uscire, ma la folla, appena lo ebbe riconosciuto, incominciò a gridare:
- Dàlli, dàlli! Ecco il Diavolo!
In un momento tutti si chinarono a raccoglier sassi e incominciarono a bersagliar con quelli il povero Vicario. Il cavaliere, vista la mala parata, aveva ripreso la pelle di micio e sgattaiolava fra la folla, senza curarsi di chi lasciava nelle peste.
I sassi lanciati con furia, quasi a bruciapelo, avevan ferito il Vicario nella testa, nel viso, nel petto, nelle spalle, e il poveretto, sentendosi morire, stramazzò a terra.
Allora da molte parti si udì dire:
- Prepariamo il rogo, bruciamolo vivo!

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O una taccia di stravaganza verso il VESCOVO MATTO

 

Come per il personaggio CARNESECCA nel Fogazzaro

 

 

 

Il "Potere" ha sempre bisogno di aizzare a calpestare il corpo dei suoi nemici vinti probabilmente nel tentativo di non farne dei mariri

Nel caso del Carnesecchi molti dei cattolici che descriveranno la sua vicenda si troveranno stretti nella morsa di dimostrarne la poca rilevanza della sua azione eretica e additarlo con veemenza al pubblico ludibrio

 

 

Un riformatore religioso : Pietro Carnesecchi

 

 

Fu, quella di Piero Carnesecchi, senza dubbio, la pagina più nera della carriera politica di Cosimo.

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Certo, quando tre anni dopo Cosimo fu da quel pontefice con solenne cerimonia finalmente incoronato granduca, egli non poté non pensare che la maggior parte del prezzo di quella preziosa corona costellata di gemme e d'oro l'aveva pagata col sangue del Carnesecchi. Chi era Piero Carnesecchi ?

 

 

Cosimo si adoperò per ricevere un titolo regale che lo affrancasse dalla condizione di semplice feudatario dell'imperatore e che gli desse quindi maggior indipendenza politica. Non trovando alcun appoggio da parte imperiale si rivolse al Papato. Già con Paolo IV aveva cercato di ottenere il titolo di re o arciduca, ma invano. Finalmente, Nel 1569, dopo aver stipulato un accordo col Papa secondo il quale avrebbe messo la sua flotta a servizio della Lega Santa che si stava venendo a formare per contrastare l'avanzata ottomana, Pio V emanò una bolla che lo creava granduca di Toscana. Nel gennaio dell'anno successivo fu incoronato dal papa stesso a Roma. In realtà tale diritto sarebbe spettato all'imperatore e per questo Spagna e Austria si rifiutarono di riconoscere il nuovo titolo minacciando di abbandonare la Lega, mentre Francia ed Inghilterra lo ritennero subito valido e col passare del tempo tutti gli stati europei finirono per riconoscerlo .(Alcuni storici ipotizzano che l'avvicinamento tra Pio V e la conseguente concessione dell'ambito titolo granducale avvenisse con la consegna a tradimento dell'eretico Pietro Carnesecchi, che era rifugiato a Firenze confidando nella protezione del Duca medesimo.)

 

Questo tradimento fu ancora piu' grave perche' Pietro Carnesecchi era stato imparentato ai Medici dalla volonta' di Papa Clemente VII ( Giulio de Medici ) che aveva voluto dare a Pietro il suo cognome ( Pietro Medici Carnesecchi )

 

 

Il dipinto, eseguito su una sottile lastra d’ardesia, apparteneva ai Farnese, come si evince dal sigillo e dal numero d’inventario presenti sul retro. Menzionato a Roma nel 1600 tra i beni del bibliotecario Fulvio Orsini, giunse a Parma alla metà del ‘600 e fino ad alcuni anni fa si era creduto che il ritratto raffigurasse Clemente VII con un chierico ( Pietro Carnesecchi ). Un’identificazione errata su basi inventariali, sorta anche per certe similarità con le effigi note di quel papa, ora comunque risolta. E’ il ritratto di Paolo III Farnese con un nipote, dipinto da Sebastiano del Piombo attorno al 1534, come ebbe modo di ricordare Vasari: ritrasse il medesimo papa Paolo III subito che fu fatto sommo pontefice e cominciò il duca di Castro, ma non lo finì.

 

Nasce a Firenze il 24 dicembre 1508 da Andrea di Paolo di Simone di Paolo Carnesecchi e da Ginevra Tani

 

 

 

< ….Un uomo nato per stare a fronte ai re… >

 

 

Una figura incredibilmente controversa e ancora bistrattata e' la figura di Pietro Carnesecchi : a cicli alterni esaltata , dimenticata , disprezzata

Sicuramente un martire del libero pensiero di cui si sente il bisogno solo in certi momenti in altri un personaggio scomodo

 

E' un uomo che in fondo alla sua vita sceglie liberamente di morire pur potendo salvarsi abiurando

Sceglie di morire per preservare le sue idee

E la sua morte e' dignitosa quasi orgogliosa. Epica quel tanto che basta da colpire la fantasia dei testimoni

 

 

Altissime le sue qualita' umane sino dall'inizio

Bello , con modi e una capacita' di piacere a tutti ( umili e potenti ) , intelligente ,coltissimo , con capacita' organizzative assai sviluppate.

Legato alla famiglia Medici dai rapporti strettissimi del padre Andrea con questa famiglia

Legato ai Dovizi e al cardinal Bibbiena ( Bernardo Dovizi ) perche' fratello uterino di Monsignor Angelo Dovizi

Facilitato quindi negli inizi della sua carriera ecclesiastica sia da Clemente VII ( Giulio de Medici : figlio naturale di Giuliano ) e dai fratelli uterini , seppe pero' per le sue qualita' imporsi sulla scena romana divenendo un protagonista del papato

 

ed era tale l'influenza di cui godeva presso quel papa, che si diceva comunemente, " che la Chiesa era governata più da Carnesecchi, che da Clemente. " Pure si condusse con tanta modestia , e convenienza nella sua delicata situazione, che in vita non incorse invidia, nè disfavore in morte del suo padrone. Ma i progressi di Carnesecchi nella carriera degli onori mondani, che aveva con tanto belli augurj principiata furono arrestati da una causa diversa. A Napoli strinse con Valdes un' intima amicizia da cui s'imbevve della dottrina riformata

 

Amato e apprezzato raccoglie elogi continui ( E CHE PAIONO ESSER SINCERI ) da tutti i contemporanei

 

" Pietro Carnesecchi, protonotario , uomo d' onore , famoso pel possesso di tutte le virtù, e di una mente più culta di qualunque ch' io abbia mai conosciuto nel corso della mia vita "

Aldo Manunzio

 

Fin dalla sua prima gioventù mostrò di esser nato per " stare avanti ai re, e non avanti a uomini da poco. " A una bella presenza, ad un vivo giudizio penetrante univa affabilità, dignità di maniere, generosità, e prudenza. Sadoleti lo loda come : un giovane di spechiata virtù, e di molta coltura "

 

Queste manifestazioni divennero piu' timide quando Pietro entro' in odore di eresia , ma non cessarono tanto era il fascino del personaggio

 

Con la controriforma e lui morto Pietro divenne per i cattolici un emanazione diabolica , era l'uomo che non aveva chinato la testa , era il beneficato che aveva mostrato tutta la sua ingratitudine verso Santa Madre Chiesa , era l'uomo che Pio V il Papa santo non era riuscito a piegare , e iniziarono gli scritti diffamatori e il tentativo di distruggerne la memoria

Per due secoli fu dimenticato in un Italia bigottamente cattolica , asservita , ligia al potere , restia a qualunque cambiamento , sempre piu' culturalmente piatta e analfabeta

 

La ventata con cui la rivoluzione francese travolse l'epoca dei re cattolici e assolutistici , fu avvertita in Italia non col vigore di altre Nazioni ma fu avvertita

La fede nella ragione , nella tecnica , nel progresso , la contestazione sociale , la contestazione ad una religione ancorata e avviluppata su valori passati e non piu' accettati portarono a rivalutare la figura di Pietro

Per tutto l'ottocento venne visto come un eroe del libero pensiero ( ed e' quello che in realta' e' stato )

 

Giuseppe Bandi pubblica il romanzo storico : Pietro Carnesecchi storia fiorentina del XVI secolo

 

 

un patriota adotta il soprannome di Pietro Carnesecchi

 

 

ritratto giovanile ( 1527( (dice il Vasari ) :18-19 anni ) di Pietro Carnesecchi vittima dell'inquisizione nel 1567.

 

 

  • ritratto di Pietro Carnesecchi
  • dipinto
  • Galleria degli Uffizi
    Firenze
  • (Altezza per Larghezza) 59.5 x 39.5
  • Inventario 1890, n. 1489 (1890 post)
  • SBAS FI 177961 (fotografia b.n.)
    SSPM FI 555971 (fotografia digitale)
    ex art. 15 n. 25474 (diapositiva colore)

Il passaggio del dipinto dalla Guardaroba agli Uffizi avvenne nel 1787, ma su questo episodio non sono stati trovati documenti certi. La tradizione lo attribuisce ad Andrea del Sarto; fu il Gamba , sulla base delle indicazioni del Vasari, a riconoscervi la mano del Puligo e ad identificare nel personaggio ritratto Pietro Carnesecchi, riconoscimenti confermati unanimamente dalla critica successiva. Un altro supposto ritratto del Carnesecchi, sempre attribuito al Puligo, si trova ad Oakley Park nella collezione Earl of Plymonth. Scrive il Vasari: "Fra molti ritratti che Domenico fece di naturale, che tutti son belli e molti somigliano, quello e' bellissimo che fece di Monsignor messer Pietro Carnesecchi, allora bellissimo giovanetto". Il Vasari stesso riproduce questo ritratto nella volta della sala di Clemente VII in Palazzo Vecchio, in un ovale nel quale e' raffigurato Clemente VII che impone la berretta cardinalizia a Ippolito de'Medici. "... e' M. Piero Carnesecchi, segretario gia' di Clemente che allora fu ritratto quando ancora era giovanetto,ed io dal ritratto l'ho messo in opera". Il Carnesecchi infatti, imparentato per parte di madre con il cardinal Bibbiena, fu segretario di Clemente VII, ma dopo il 1540 abbraccio' la Rifoma secondo le dottrine valdesi: fu perseguitato, decapitato e bruciato su ordine del Tribunale dell'Inquisizione, il primo ottobre 1567, sotto il pontificato di Pio V. Nel 1527 si era recato a Firenze, sfuggendo al sacco di Roma. Aveva allora diciannove anni e il ritratto in esame dovette essere dipinto in quel periodo, poiche' il Puligo mori' in quello stesso anno.

 http://www.polomuseale.firenze.it/catalogo/avanzata.asp

 

 

 

 

 

 

 

Il ritratto è stato attribuito dalla critica ad Andrea del Sarto, a causadella sua alta qualità, fino al 1909, quando Carlo Gamba lo ha assegnato al Puligo e da allora questa attribuzione è stata condivisa da tutti gli studiosi. Maggiori problemi ha creato l'identificazione dell'uomo. Dai critici che hanno ritenuto il quadro opera di Andrea del Sarto, nell'Ottocento, è stato inizialmente considerato un autoritratto e con tale identificazione è stato trasportato a Parigi e citato nei cataloghi ottocenteschi della Galleria fiorentina. Ma già nel 1891, il Venturi cita il dipinto semplicemente come un ritratto di "nobile giovane fiorentino" realizzato da Andrea del Sarto, mentre altri studiosi dell'opera dell'artista hanno proposto altre identificazioni: il Biadi (1829) avanza l'ipotesi che si tratti del perduto ritratto del "Commesso di Vallombrosa", lo Jacobsen (1901) vede nel modello la stessa fisionomia del "Ritratto di uno scultore" della National Gallery di Londra (n. 690), mentre il Banchi ci vede quella del "Doppio Ritratto" della Palatina (inv. 1912, n. 118), anch'esso già considerato un autoritratto di Andrea del Sarto con la moglie del Bardi (1837), in realtà probabile opera di Tommaso di Stefano Lunetti (cfr. Padovani S. in Andrea del Sarto, 1986, pp.181-183). Infine il Guinness (1899) cita il quadro in esame più genericamente come un ritratto di artista e lo Knapp (1907) ritiene che non sia un autoritratto ma una copia di un originale perduto del Sarto. Ma già il Biadi (1829), il Bardi (1837), il Reumont (1835) e lo Jacobsen (1901) avevano notato una somiglianza con il ritratto degli Uffizi, inv. 1890, n. 1489. Sulla base di questa somiglianza, nel 1909 lo Schaeffer - che cinque anni prima aveva considerato il dipinto un autoritratto di Andrea del Sarto - ritiene che i due quadri, questo di Pitti e quello degli Uffizi, siano entrambi ritratti di Pietro Carnesecchi: il primo però realizzato da Andrea del Sarto, il secondo, meno grandioso, dal Puligo, come ci ricorda il Vasari. Lo stesso anno, e indipendentemente, giunge alla medesima conclusione anche il Gamba che, però, come visto, attribuisce anche il ritratto di Pitti al Puligo. La critica successiva non ha più messo in discussione l'identificazione e l'attribuzione proposte dal Gamba, tranne il Costamagna e la Fabre (1986). Infatti i due studiosi ritengono che i due ritratti sopracitati, pur essendo entrambi realizzati dal Puligo, non rappresentano la stessa persona e la loro somiglianza è solo apparente, dovuta alla tendenza a creare volti stereotipati propria dell'artista: dal momento che il ritratto degli Uffizi rappresenta sicuramente il Carnesecchi sulla base della testimonianza del Vasari, il ritratto della Palatina ha un'identità sconosciuta e è databile intorno la 1525. Ci sentiamo di condividere l'opinione del Costamagna e della Fabre, accostando il dipinto, da un punto di vista stilistico, oltre che al ritratto di Oakly Park, alla "Madonna con Bambino e San Giovanni Battista della Palatina (inv. 1912, n. 145), entrambi databili in questi anni (Capretti 1988-1989). La critica recente è concorde nel considerare il dipinto opera della maturità dell'artista.

http://www.polomuseale.firenze.it/catalogo/avanzata.asp

 

 

 

di Vasari Giorgio (1511/ 1574), Van der Straet Jan detto Giovanni Stradano (1523/ 1605),

Palazzo Vecchio o della Signoria, Museo di Palazzo Vecchio, Quartiere di Leone X, sala di Clemente VII, volta

Personaggi: Clemente VII; Ippolito de' Medici; Lorenzo Pucci (cardinale Santiquattro); Girolamo Barbolani di Montaguto; cardinale Franciotto Orsini; Giovanfrancesco da Mantova; Giovanni Battista Ricasoli (vescovo di Pistoia); vescovo Tornabuoni; Alessandro Strozzi; Piero Carnesecchi.

L' episodio avvenne nel 1529 quando Clemente VII, caduto gravemente ammalato, fu consigliato da alcuni cardinali a lui fedeli, tra cui Lorenzo Pucci, cardinale Santiquattro, di conferire la porpora al nipote Ippolito de' Medici, per assicurare la presenza medicea nel concistoro. L'ovale fu eseguito dal Vasari, ma il Cecchi distingue l' intervento dello Stradano nell' esecuzione dei ritratti.

 

 

 

Dipinto da sempre dai cattolici ( fanatismo religioso ) come grande traditore , infangato e vilipeso

Il beneficato che con somma ingratitudine volge la bocca a mordere chi lo vuole accarezzare

Ha goduto principalmente di due studi che risentono ambedue del clima in cui sono stati scritti

 

GLI STUDI SU DI LUI

Perseguitato in vita e perseguitato da morto

Pietro Carnesecchi ha avuto la sfortuna di due studi che hanno dato l'impressione che su di lui fosse stato detto tutto e non ci fosse piu' niente da scoprire

E' un personaggio invece in cerca d'autore

I due studi di cui dicevo sono :

uno dell'Agostini alla fine dell'ottocento e uno dell'Ortolani negli anni 60 del novecento

Quello dell'Agostini piu' documentato ma non ancora sufficientemente ha intento di tratteggiarlo come un eroe del libero pensiero

Su questo studio non mi soffermero'.

Quello dell'Ortolani e' al limite del libello diffamatorio ed e' grossolano nella narrazione perche' privo di fonti sufficienti ( infarcito di supposizioni : continue le deduzioni personali forzose ed inadeguate ). Una ricerca pigra , fatta evitando di faticare con un lavoro d'archivio che arricchisse i dati processuali

L'Ortolani era in realta' prevalentemente uno scrittore di testi per le scuole medie, che si cimento' in questo studio mi pare con lo stesso metodo , mettendo insieme un collage di documenti presi da altri testi

Tutta la vicenda si riduce all'interpretazione personale di quella parte degli atti dei processi che allora si conoscevano ( quelli di G. Manzoni ) e sui rapporti epistolari con Giulia Gonzaga , questi emersi nel processo finale e su pochissime altre cose raffazzonate qui e la e comunque utilizzando documenti gia' editi

Questo prassi sarebbe anche tollerabile se non sentisse il bisogno di commentare ogni fatto raccontandolo secondo il suo punto di vista

Forse io pecco nel difenderlo ma non posso evitare di rimarcare come lo studio dell'Ortolani sia a senso unico

Lo studio dell'Ortolani mi da l'impressione di svilupparsi con una tesi preconcetta da convalidare : l'infame Carnesecchi

I suoi giudizi sono trancianti. E' uno studio che interpreta i fatti del Carnesecchi continuamente in senso riduttivo. Questa insistenza fa chiaro l'intento di sminuirlo : non solo non e' un eroe del libero pensiero ma e' una mediocre personalita'

L'insistenza dell'Ortolani su questa posizione non puo' pero' non lasciare perplesso un lettore sagace che ha l'impressione di trovarsi costantemente di fronte non a uno storico che racconta dei fatti documentandoli ma ad un giudice molto parziale ,che insiste nel riempire il testo di giudizi non necessari imponendo un opinione ed impedendo al lettore di formarsene una sua

Taccia il Carnesecchi talora di ingenuita' talora di superbia senza considerare che sta giudicando un uomo che a 22 anni per meriti suoi era gia' segretario di Clemente VII con indubbie doti universalmente riconosciutegli dai suoi contemporanei

Un piccolo dubbio che la personalita' non fosse cosi mediocre poteva anche concederselo

 

Anche Oddone Ortolani pur avendo una sua tesi da dimostrare si piega ad affermare :

...........Poche altre notizie illuminano questi anni......

..........Per questo come per altri periodi della vita di Carnesecchi , occorre osservare che la maggioranza delle notizie proviene dalle dichiarazioni rese nell'ultimo processo.

...........Sono risposte a sollecitazioni dei giudici tendenti ad accertare non solo la gravita' e la continuita' delle colpe dell'imputato ma anche a rintracciare reati di eresia in persone sospette .

.......Notizie monotone , tutte convergenti su persone in qualche modo nelle liste del Sant'ufficio e che vengono a dare un valore uniforme alla vita di relazione del pronotario , che in realta' fu invece assai piu' varia

.......Quadri dunque manchevoli e da accettare come prospettanti un aspetto a danno di altri ma che, d'altra parte , non potrebbero venire completati se non per mezzo di arbitrarie supposizioni

dal saggio di Oddone Ortolani che quindi a fronte dei vuoti ( si tenga presente che non disponeva che dell'estratto del processo ) riempie il suo saggio di supposizioni

 

i principali limiti a mio parere sono

Accetta questi dati senza tenere conto delle particolari condizioni da cui scaturiscono : un uomo che lotta per la sua vita , un uomo che scrive ad una donna che ama , e donna abituata a non essere contrariata

trascurando la continua diuturna azione che lascia tracce a Venezia , in Francia , in Toscana..........

limiti tali da inficiare le conclusioni

L'Ortolani in alcuni momenti e' sconcertante nel suo supplire al vuoto documentale spiegando al lettore e spiegandosi situazioni da lui immaginate

una frase troppo spesso impiegata e' : e' probabile che.......

Il problema e' che lo studio dell'Ortolani ancora oggi e' ritenuto uno studio storico su Pietro Carnesecchi e viene citato come tale

 

 

ancora

Oddone Ortolani se ne esce bel bello con queste considerazioni ( nota bene senza uno straccio di prova documentale ):

pag 45.........Carnesecchi fece poco o nulla per diffondere i propri convincimenti : in lui l'ideale missionario puo' dirsi assente o per lo meno assai fiacco ..... poi cita due episodi di proselitismo di cui era accusato ..........e quindi aggiunge una nuova considerazione :

pag 46...........Cosi inquadrati i due episodi sui quali i giudici si fondarono per accusare Carnesecchi di aver organizzato la diffusione di eresie , e che serviranno ad alcuni storici per fare del protonotario un eroe in disperate battaglie controcorrente acquistano limiti ben precisi e non possono venir accettati come prove di un sotterraneo e ampio lavoro tendente a minare l'unita' della Chiesa. Furono due fatti sporadici, generati da occasioni contingenti........

pag 47.......Piccole imprese fallimentari che non comportavano certo una vasta organizzazione la quale del resto , male si accorderebbe con il carattere e le capacita' dimostrate da Carnesecchi lungo tutta la vita

 

poi di colpo cambia tono;

 

pag 48 ..........Sebbene non ne siano rimaste tracce e' assai probabile che Carnesecchi abbia avvicinato a Venezia Antonio Brucioli perche' quest'ultimo fu in frequente contatto col Gelido , ............Inoltre la sentenza del processo , riferendosi a questo periodo veneziano , parla di conversazione continua con molti diversi heretici tra i quali Vergerio , Lattanzio , Bagnone e Baldassare Altieri e di alloggio e di ricetto ,formento et danari a molti apostati et heretici; ma quali siano i limiti di tale attivita' non e' dato di poter stabilire con certezza

In quattro pagine Oddone Ortolani semplicemente si contraddice ( senza neanche accorgersene ) perche' in realta' la documentazione da lui raccolta e' molto insufficiente;

In realta' pare a me di capire che l'azione di proselitismo ed aiuto fu possente e continua

una quantita' enorme di personaggi della riforma ( piccoli e grandi ) gli ruotano intorno e paiono il segno di una vasta rete stesa dall'ex protonotario

 

 

Oddone Ortolani da l'ennesimo giudizio negativo sul rifiuto del Carnesecchi di fuggire a Ginevra e sorretto da nessun documento immagina nuovamente il motivo

..........Si trattava di un passo che era intimamente contrario al temperamento e alle convinzioni di Carnesecchi il quale , essendo per natura incapace di prendere una decisione che non fosse suggerita dalla dinamica degli avvenimenti , non possedeva la forza morale sufficiente ........

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da Leandro Perini autore de La vita e i tempi di Pietro Perna

Nel 1542 Pietro Perna si rifugia in Svizzera proprio con l'aiuto di Pietro Carnesecchi

l'autore si fa una domanda giusta

 

.......Carnesecchi aveva aiutato due monaci lucchesi che si accingevano ad emigrare in terra riformata, uno dei due altri non era se non il futuro stampatore di Basilea Pietro Perna......

e termina : ......A questo punto la congettura che che il Perna fosse entrato in contatto con una rete di corrispondenti italiani della Riforma svizzera e tedesca assumeva i connotati concreti di due fiorentini , il Del Caccia e il Carnesecchi , rompendo cosi il legame privilegiato tra Lucca e la Riforma e l'isolamento lucchese nel quale sino allora le conoscenza avevano confinato il Perna aggiunge oggi che il passaggio del lucchese Perna da Venezia a Basilea aiutato materialmente dal Carnesecchi presuppone un contatto diretto o indiretto tra il Carnesecchi e il mondo svizzero tedesco ignorato dai biografi

 

 

 

 

Nel 1557 un prete bolognese affermera' che il decto Carnesecca laudava quel libro decto del beneficio di Cristo , per quanto me diceva il Flaminio e credo che il Charnesecca fosse un di quelli che lo fece tradurre o lo traducessi

in realta' il libro era stato tradotto dal Flaminio probabilmente Carnesecchi aveva curato i rapporti col tipografo Bernardino dei Bindoni a Venezia

 

 

il Carnesecchi invece aveva ospitato a Venezia Gio. Maria Strozzi ed in casa sua questi aveva tradotto il Pasquino in estasi

 

 

INSOMMA IO CREDO CHE PIETRO SIA ANCORA UN PERSONAGGIO IN CERCA D'AUTORE

L'uno e l'altro questi storici hanno fatto un cattivo servizio alla conoscenza del personaggio scrivendo molto su pochi elementi raccolti e dando una falsa idea di esaustivita' degli studi

precludendo in effetti uno studio serio su una personalita' molto complessa venuta a contatto con tutti i grandi del suo tempo e tenuta da loro in molta considerazione

ed anche lo studio del 2000 di Massimo Firpo e Fabio Marcato non ha sanato il debito che ha la storia con Carnesecchi

Anche i libri di Massimo Firpo e di Dario Marcato usciti nel 2000 si concentrano quasi esclusivamente sugli atti processuali

Cioe' anche qui la ricostruzione dell'uomo si basa prevalentemente sugli atti del processo ( qui quelli effettivi ) e sulle lettere alla Gonzaga

manca un quadro generale delle azioni di Pietro in favore della Riforma e manca una edizione critica delle lettere superstiti tra Pietro e Giulia Gonzaga

non sono introdotte ulteriori fonti con cui confrontarsi

 

Un eretico tende e' evidente ad agire in modo nascosto e qualora si mostri lo fa solo per sbaglio

Le difficolta' per uno storico quindi sono notevoli : ed il suo lavoro deve aver la capacita' di distinguere le dissimulazioni , non cadere nelle astuzie piccole e grandi , interpretare come falsi i falsi messaggi nati per essere intercettati e non darli per veri ..........

L'insieme di piccole cose , l'insieme delle persone che ruotano intorno

collegare piccole cose per disegnare un quadro

 

 

 

SCAMBIO EPISTOLARE CARNESECCHI - GONZAGA

 

Sono conservate tra le carte del processo una piccola parte di un carteggio di anni che se conservato avrebbe aggiunto qualcosa sulla Riforma in Italia

 

Conosciamo parte della vita di Pietro Carnesecchi ,delle sue aspirazioni , dei suoi contatti col mondo riformato , del suo rapporto di amicizia e/o amore con Giulia Gonzaga attraverso le lettere di Pietro che alla morte di Giulia cadono in mano all'inquisizione

Pur parendo moltissime esse coprono solo periodi limitati della loro relazione e dell'azione eretica dei due

Vengono usate piccole astuzie credo piu' per richiesta della Gonzaga ;

la cifratura dei documenti in realta' aveva lo scopo di evitare che una lettera finita durante il viaggio in mani sbagliate fosse compresa

Pietro infatti mostrera' una certa insofferenza per la cifratura smarrendo il cifrario elaborato dalla Gonzaga e richiedendone copia

immagino che anche gli ulteriori sotterfugi adottati fossero ispirati da Giulia Gonzaga

Pietro infatti usera' lo strattagemma di parlare di se e di Giulia come se fosse un terzo a riferire dei fatti loro e talvolta invece scrivera' sotto le spoglie di un immaginario Gabriele Pellegrino

Credo che fosse fuori dell'immaginazione di Pietro la conservazione da parte di Giulia di una mole cosi imponente di sue lettere e cosi compromettenti

Immagino la sua sorpresa e il suo sconcerto quando nel corso del processo si trovo a fronteggiare la contestazione di quanto scritto senza sapere nemmeno di quale e quanto materiale epistolare disponesse l'accusa

Le lettere sono ad una voce quella dello scrivente Pietro ; la voce di Giulia si puo' solo intuire dalla risposta di Pietro

le lettere sono talvolta influenzate dal sentimento di Pietro di non contraddire Giulia ( come nel giudizio sul comportamento del Pole al momento della morte quando Pietro si piega al giudizio di Giulia )

 

 

Gli inquisitori alla morte di Giulia misero le mani su :

duecentotrenta lettere di Piero conservate da Giulia Gonzaga all'insaputa di Pietro ; solo diciotto lettere di Giulia Gonzaga conservate dal Carnesecchi

Quindi solo una piccola parte della fittissima corrispondenza tra i due.

( Brown parla di uno scambio epistolare che toccava in taluni momenti fino a tre lettere settimanali e questo e' possibile visto quanto emerge in sede processuale )

le lettere coprono solo un periodo abbastanza tardo della loro relazione : 65 coprono i quasi 10 anni dal novembre 1547 al dicembre 1558.

ottantacinque dal gennaio 59 al luglio 60

ottanta dall'agosto 1560 al 25 marzo 1566

Le lettere sono una specie di diario ad una voce della vita dei due

La voce di Giulia si puo' solo intuire dal tono della risposta del Carnesecchi

nessuna lettera tra il 35 ( o precedente ) ed il 47 sembra esser caduta in mano all'inquisizione

la mancanza di queste lettere rende molto nebuloso il periodo fino al 1559

 

 

 

Stranamente in un punto libro di Bruto Amante : Giulia Gonzaga contessa di Fondi viene invertito il flusso delle lettere utilizzate nel processo

dice infatti :

Col Carnesecchi, oltre la cifra, Giulia usava lo stratagemma di adoperare nello scrivere la terza persona per far credere, in caso di scoperta delle lettere, che si trattasse di altri i quali parlassero intorno a' rapporti tra il protonotario e Giulia stessa. E da supporre che pure il Carnesecchi seguisse lo stesso metodo ; ma le centinaia e forse migliaia di lettere, spedite da lui a Giulia, non sappiamo dove sieno sepolte : quelle invece, o meglio una parte di quelle di Giulia, ricevute dal Carnesecchi, furono riprodotte nell'estratto del processo, più volte ricordato.

 

 

dice anche

Carnesecchi riceveva perfino tre lettere la settimana da Giulia, come rilevasi dal processo .

 

 

 

 

INIZIO PRECOCE DELLE IDEE ERETICHE

 

A Roma mentre e' al servizio di Clemente VII sono nella sua cerchia di amicizie Vittor Soranzo , Pietro Gelido , Giovan Tommaso Sanfelice

il che mostra come nell'immediato seguito di Clemente VII si fosse formato un gruppo di giovani umanisti con idee novatrici

nell' ultimo processo dichiara di essere stato tra la folla che nel 1534 per << tutta una quaresima intiera >> segui quotidianamente la predicazione di frate Bernardino Ochino in San Lorenzo in Damaso a Roma e confesso' di non essere stato soltanto un uditore passivo di quelle pubbliche ed accese orazioni ma di essersi spinto a ricercare l'austero francescano << due o tre volte alla sua camera>> per interrogarlo ed ascoltarlo nell'intimita' di << ragionamenti privati e domestici >>

 

 

 

 

A ROMA L'INIZIO DELLA CONOSCENZA CON JUAN DE VALDES

Valdes e' a Roma nell'agosto del 1531, divenendo cameriere segreto di papa Clemente VII e segretario imperiale

Non vi sono notizie sulla sua attività romana; nell'autunno del 1533 Juan è a Napoli, per succedere al fratello Alfonso nell'incarico di archivario, che tuttavia non gli viene accordato

La conoscenza tra Pietro e Juan Valdes risale quindi ai tempi romani cioe' molto prima del viaggio del Carnesecchi a Napoli

Nel processo dichiara :.....io l'amavo assai , si che la pratica e la conversazione ch'io ebbi seco a Napoli fu una continuazione dell'amicizia fatta a Roma.........

 

In una lettera a Giulia Gonzaga del marzo 1559 Pietro le da merito

BRUTO AMANTE ...............In altra lettera del 18 marzo 1559 commemorava il singolare beneficio, che aveva per mezzo suo ricevuto, della santa dottrina e conversazione di Valdesio, che, se ben, secondo disse, lo conosceva prima di essa D. lulia, non lo conosceva però in quel modo

rimarca quindi di averlo conosciuto prima di lei

 

 

 

 

INIZIO DELLA CONOSCENZA CON GIULIA GONZAGA

 

una cosa sfuggita agli storici

Il primo documento che parla della conoscenza tra Pietro Carnesecchi e Giulia Gonzaga Colonna e' una lettera di G. Valdes a Ercole Gonzaga del 13 marzo 1536

Gli storici che si sono occupati della questione fanno riferimento a questa lettera e pongono la prima conoscenza tra i due al 1535

IMPORTANTE

Probabilmente sollecitato a una risposta da Giulia in una lettera non conservata

In una lettera ( che pare quasi essere una lettera d'amore ) di Pietro a Giulia del novembre 1562

In risposta egli dice SBRIGATIVAMENTE ( abbandonando le solite cerimonie ): ".....signora mia , io sto fresco se Calliope ha ancora a sapere ch'io sia innamorato di lei , essendo gia' 35 anni ch'io la servo ! ....."

 

Ovviamente quel 35 anni va inteso come un circa 35 anni , con un fare cifra tonda

non dice pero' 30 anni dice 35 anni quindi piu' vicino a 35 che a 30

30 anni a ritroso dal 1562 : 1532

Quindi salvo impensabili errori di Pietro e lo stesso Pietro a dire di averla conosciuta prima del 1532

Le cose sono nebbiose

molti avvenimenti vanno spostati indietro di diversi anni

l'inizio della conoscenza tra Giulia e Pietro e l'inizio della condivisione di alcune idee col Valdes antecedente al soggiorno napoletano

Il 13 marzo 1528 muore il marito di Giulia : Vespasiano Colonna

Giulia a Fondi fonda con l'aiuto del suo segretario ( il poeta Gandolfo Porrino ) un piccolo e raffinato circolo intelletuale , frequentato tra gli altri da Juan de Valdes ,Vittoria Colonna ,Marcantonio Flaminio , Vittore Soranzo , Pier Paolo Vergerio , Sebastiano del Piombo ,Francesco Berni ,Pier Paolo Vergerio,

Ippolito de Medici , nato il 19 aprile 1511, creato cardinale il 10 gennaio 1529 ,rientra a Roma nel febbraio 1533 ( morira' il 10 agosto 1535 )si innamora di Giulia

la notte fra l' 8 e il 9 agosto 1534 il pirata Barbarossa tenta di rapirla , forse sobillato dai Colonna con cui e' in lite

Giulia pensa di lasciare Fondi

Nel 1535 inizia il rapporto di amicizia di Pietro con Vittoria Colonna ( nel 1538 saranno insieme ai bagni di Lucca )

Il 25 settembre 1535 il papa Clemente VII muore. Ha termine l'eccezionale carriera ecclesiastica di Pietro

in questo momento a 26 anni Pietro gia' meriterebbe un suo posto nella storia come segretario di Clemente VII

Pietro sara a Napoli nel giugno -settembre 1535 , per curare i propri interessi relativi ai proventi dell'abbazia di Eboli e il Valdes dice di averlo incontrato a Fondi presso Giulia Gonzaga

Le cose relative all' incontro tra Pietro e donna Giulia a Napoli sono confuse

Giulia si trasferisce a Napoli nel novembre 1535 e qui rimarra' poi per tutto il resto della sua vita

Quindi nel 1535 non s'incontrano

Pietro ritornera' a Napoli solamente nel 1536 riincontrando Giulia

Qui secondo i piu' si avvicinera' alle idee religiose valdesiane della cerchia che gravitava intorno a Giulia Gonzaga e Juan Valdes

In questo periodo Pietro ha un incontro con l'imperatore Carlo V sollecitato dall'imperatore stesso

Nel processo dichiarera' di esser andato a Napoli piu' per visitare Donna Giulia che per altro

Da questo momento condividera' con Giulia una medesima spiritualita'

il loro rapporto durera' da allora per tutta la vita e probabilmente e' da questo momento che inizia l'intensissimo scambio epistolare tra i due

Nell'estate del 1536 il Carnesecchi si sposta a Firenze dove pare permanga per circa 3 anni

A casa del Carnesecchi vi e' l'incontro di grandi nomi : il cardinal Pole , Priuli , Giberti . Ochino , G.P. Caraffa , Caterina Cybo

 

Nei primi mesi del 1540 Carnesecchi e' nuovamente a Napoli

Qui rimane per circa un anno

di questo periodo non siconserva ovviamente nessuna lettera tra Pietro e Giulia

Nella primavera del 1541 Carnesecchi torna a Firenze col Flaminio,fino a Roma viaggiano con il Rullo e il Villamarina

Agosto 1541 muore il Valdes : Giulia diventa la custode dei manoscritti

Il Flaminio e il Carnesecchi raggiungono il cardinal Pole a Viterbo qui ritrovano il Priuli ed il Soranzo e il Rullo e il Merenda

....Si venne a costituire un centro di intensa vita spirituale sul quale piu' tardi sorgeranno non pochi sospetti da parte della Curia romana

A Viterbo nello stesso periodo e' presente Vittoria Colonna

Nel dicembre 1541 Vittoria Colonna invita la Gonzaga a raggiungerla , senza che questa accetti la proposta ma rimanendo in contatto epistolare col gruppo

Carnesecchi dice ( nel processo pero' ) : che il Flaminio era piu' assiduo di lui nello scriverle.......

Gia per il periodo di Viterbo viene contestato nel processo al Carnesecchi il tentativo di diffusione di idee eretiche

il 29 giugno 1542 muore a Firenze il senatore Andrea di Paolo di Simone padre del pronotaro

sul finire dell'estate Pietro e' a Firenze ad impetrare Cosimo perche' il titolo di senatore rimanga nella famiglia

Novembre 1542 Pietro e' a Venezia

Nel 1543 viene pubblicato a Venezia il beneficio di Cristo del Valdes con grande successo

continua un attivita' di diffusione di idee eretiche

 

Gennaio 1546 Paolo iv intima a Carnesecchi di presentarsi a Roma per rispondere dell'accusa di eresia

 

 

Verso la fine di ottobre 1547 e' a Fontainebleau presso Caterina de Medici

Caterina trattiene il Carnesecchi al servizio della monarchia francese

si trattera' in Francia fino

 

 

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azioni del Carnesecchi atte a favorire l'elezione del Pole al papato

Il cardinal Pole la notte del 4/5 dicembre 1549 rifiuta l'elezione a Papa per acclamazione ed il giorno dopo gli manca la maggioranza per un solo voto crollano cosi le possibilita' di riformare la chiesa dall'interno

7 febbraio 1550 elezione di Giulio iii;

estate 1552 il Carnesecchi lascia la corte e si trasferisce a Lione riceve l'invito di trasferirsi a Ginevra e rifiuta

Ovviamente continua nei contatti col mondo della Riforma

 

 

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il 16 aprile 1566 la morte di Giulia Gonzaga fa cadere le lettere di Pietro , incautamente conservate , in mano all'inquisizione il 22 giugno 1566 Carnesecchi viene arrestato

Le lettere sono cifrate ed inoltre tra il 1558 e il 1561 Pietro preferi spesso firmarsi con lo pseudomino di Gabriele Pellegrino

le lettere sono fortemente compromettenti rispetto alle idee religiose di Pietro e di Giulia ; lasciando l'ex pronotaro esposto ad una difesa impossibile

difesa impossibile anche perche' Pietro non sapeva quali e quante lettere erano in mano all'inquisizione venendo le stesse contestate di volta in volta e quindi esponendolo a dichiarazioni difensive subito contraddette

L'elenco di queste lettere e' riportato nei processi inquisitoriali di Pietro Carnesecchi di Massimo Firpo e di Dario Marcatto nel volume ii tomo i pag CLI CLII

Quindi le lettere dovrebbero esistere ancora e non credo siano mai state date alle stampe nella loro interezza : probabilmente si conoscono solo i brani riportati negli atti del processo

 

 

Sicuramente molta piu' verita' c'e' nelle lettere rispetto alle dichiarazioni processuali

con una premessa :

Giulia Gonzaga era da sempre considerata una donna bellissima . Sposa di Vespasiano Colonna a 13 anni nel 1526 e di lui vedova nel 1528, fu erede del marito a condizione che non si risposasse

Poeti come l'Ariosto la cantarono , fu corteggiata dal cardinale Ippolito de Medici si dice deciso a lasciare la veste cardinalizia per sposarla prima della sua morte improvvisa e imprevedibile

Quale era il vero rapporto tra i due ?

le lettere conservate si riferiscono ad un periodo tardo della relazione

Lo scambio epistolare tra i due sembra sia stato fittissimo nonostante la consegna dei messaggi fossero in quei tempi difficilissimi

e' possibile si tratti addirittura di migliaia di lettere

si conservano 230 lettere di Piero ( conservate da Giulia Gonzaga all'insaputa di Pietro) ; e solo 18 lettere di Giulia Gonzaga conservate dal Carnesecchi

Quindi solo una piccola parte della fittissima corrispondenza tra i due.

Non ci sono lettere anteriori al novembre 1547 : cominciano quindi quando la loro relazione datava gia quindici anni e la mancanza di lettere nel periodo iniziale rende molto nebulosi i termini della loro relazione

Comunque in alcune il Carnesecchi esprime un amore umano verso Giulia

in altre esprime una sorta di amore angelicato con Donna Giulia eletta apparentemente a guida spirituale

Il Carnesecchi chiama Giulia sua regina ed esprime il desiderio in fondo alla vita di passare gli ultimi anni insieme e di morire con lei

Il Carnesecchi era dichiaratamente innamorato della Gonzaga , che almeno a livello di una profonda amicizia lo ricambiava sicuramente ; in alcune lettere di Pietro pare pero' di capire ci fosse tra i due qualcosa di piu' e che quell'amore fosse ricambiato

vi sono infatti tracce di affettuose rimostranze di Giulia,

Nella lettera gia' citata ( che pare essere una lettera d'amore ) di Pietro a Giulia del novembre 1562 egli dice SBRIGATIVAMENTE ( abbandonando i toni formali ): ".....signora mia , io sto fresco se Calliope ha ancora a sapere ch'io sia innamorato di lei , essendo gia' 35 anni ch'io la servo ! ....."

I formalismi dell'epoca , la mancanza delle lettere di Giulia, la mancanza delle lettere d'inizio relazione , non ci permettono di risolvere la questione

Normalmente chi ha scritto di Giulia Gonzaga ha inteso parlare del rapporto tra i due in forma platonica

Cosa provava Giulia per il Carnesecchi ?

Pare di capire che lo contraccambiasse " Frattanto vostra signoria sara' servita di amarmi come suole et di commandarmi come non suole , tenendo di me memoria nelle sue orazioni......"

Certo tra i due esisteva una comunione profondissima ed un rapporto sicuramente del tutto particolare

Mi pare significativa del loro rapporto questa lettera

in data 29 aprile 1564 da Napoli di Giulia Gonzaga a Ippolito Capilupi, Vescovo di Fano in Venezia ed amico di Pietro Carnesecchi

Giulia , nonostante l'eta' non piu' giovane , celia civettando amabilmente domandata dal Capilupi sul primato presso il suo cuore tra i due monsignori abilmente si schermisce

.......quella opinione cortese ch'ella e monsignor Carnesecchi tengono di me, della quale fo tanto caso quanto del giudicio di tutto il resto degli huomini, poiche' se bene e' fallace , nasce tuttavia da affetione et da amore che mi portano. Del qual inganno d'ambedue io resto contentissima, perche' da quello ne risulta a me cosi notabile guadagno

Io non voglio per ora dar la sentenza del primato , desiderando che in questo atto di precedenza ognuno stia col parere et opinion propria; maxime che in tal caso non accadra' sedere in pubblico , ove si habbia da vedere chi ha l'onore del primo luogo , dunque se Monsignor Carnesecchi e V.S. vuole qualche certezza del luogo suo , sappia che chi mi porta maggior affetione, tiene anche maggior grado appresso di me et si puo' premettere la preminenza senza alcun dubbio

da B. AMANTE : Giulia Gonzaga e il movimento religioso femminile nel secolo xvi Bologna 1896

 

E' una Giulia 52 enne che scrive , e a me pare una risposta piu' rivolta alla lettura del Carnesecchi che a quella del Capilupi

 

E' evidente da parte di un Carnesecchi , legato alla donna , il desiderio di compiacere la Gonzaga , di non contrariarla , di non contrastarne taluni punti di vista , di smussare situazioni di possibile contrasto di dar mostra di accettare alcune opinioni di Giulia anche se in realta' non erano da lui condivise. Parole.

Credo che la visione religiosa estrinsecata nelle opere dal Carnesecchi non coincidesse completamente con la visione di Giulia Gonzaga

Credo che talvolta fingesse incertezze e paure per essere consolato : quasi in un gioco affettuoso

Il loro rapporto era cominciato a Fondi e poi era continuato perlopiu' per via epistolare

Quando si erano per la prima volta conosciuti , Giulia era giovane , conosciuta per la sua bellezza, indubbiamente intelligente , una giovane donna sicura di se' che come vedova non doveva dipendere da nessuno ne' economicamente ne per dovere , fuori dagli schemi , nello stesso tempo orgogliosa e permalosa , ben determinata ad occupare una posizione di primo piano nelle decisioni della famiglia Gonzaga , nella vita del nipote Vespasiano , nel pesare qualcosa nella vita spirituale del suo tempo

Pietro era un giovane coltissimo , Giulia una giovinetta non colta

Giulia era una Gonzaga , suo marito era stato un Colonna , era abituata ad avere il mondo ai suoi piedi per nascita e per il dono della bellezza , immagino non amasse essere contraddetta, Pietro era di nascita molto inferiore , era un cortigiano e sapeva come comportarsi con garbo e gradevolezza , aveva avuto esperienze politiche sotto Clemente VII che lo avevano scaltrito e reso capace di sottili accorgimenti

Era praticamente impossibile che il pronotario non restasse affascinato da Donna Giulia/P>

Separati d'eta' di pochissimi anni , lei bellissima

E anche per Giulia penso fosse impossibile non provare simpatia ed interesse per un giovane uomo , dai contemporanei considerato bello , molto conosciuto e considerato , di una cultura vastissima

Probabilmente il loro legame affettivo attraversa tutta la loro vita

Ritengo pero' che vista la differenza sociale Pietro non abbia mai , anche in un rapporto di affetto ,potuto esimersi dalla accondiscendenza e dalla tolleranza verso taluni atteggiamenti e talune idee che non condivideva della donna amata, accondiscendenze fatte allo scopo di piacere e/o di non dispiacere

Nel medesimo tempo le lettere di lui a lei non possono non aver risentito del sentimento d'amore che Pietro mai nasconde , vezzi da innamorato , con paure ingigantite ad arte per aver consolazione, con richiesta di consigli per dare importanza all'altra persona , con espressioni di gratitudine per meriti falsamente attribuiti , con complimenti a volte eccessivi , ecc.....

 

In una lettera persa Pietro deve aver fatto accenno ad un " estasi fisica" e deve aver subito un rimbrotto affettuoso di donna Giulia che scherzosamente gli deve aver ricordato che il Papa aveva proibito l'estasi ( facendo riferimento all'inclusione del " Pasquino in estasi " tra i libri proibiti ) risponde il Carnesecchi come segue :

cioe' che pensando a lei provava, l'estasi che ne fa talvolta salire l'ali del pensiero al cielo

 

 

 

Purtroppo manchiamo di lettere ( non e' detto che ci fossero , ma e' possibile ) degli anni dell'inizio del loro legame

 

In definitiva penso che il pensiero espresso da Carnesecchi nelle lettere non rivelasse completamente l'animo suo, le decisioni prese , i veri dubbi . i veri giudizi , ma tenessero conto in talune angolazioni di quanto Giulia volesse sentirsi dire

 

 

 

 

NATURA DELLE LETTERE CONSERVATE

 

Mi e' parso di capire che la natura delle lettere conservate da Giulia sia particolare

non conserva lettere personali , ne sequenze cronologiche

ma lettere che la mettono al corrente di vicende , dell'evolversi dei fatti

lettere che gli servono a ricordare

Credo che inquadrare la scelta di conservazione operata da Giulia metterebbe in luce aspetti del suo carattere

 

 

 

 

nell'autunno del 1561 Pietro e' finalmente di nuovo a Napoli . Fu alloggiato presso Giulia che aveva momentaneamente abbandonato il convento di san Francesco

Rimane a Napoli presso Giulia fino alla fine dell'estate 1562

Un tempo breve e sara' l'ultima volta che i due staranno insieme

Molto probabilmente fortemente delusi e provati per come le cose si stavano mettendo

 

Interessante questa procura di Giulia Gonzaga

 

 

 

 

Piero Carnesecchi era un uomo abituato ad ogni scaltrezza diplomatica condotta ad alto livello : era l'uomo che gia' a 22 anni era segretario di Clemente VII e trattava con l'imperatore e con il re di Francia

ma nelle lettere e' un uomo indifeso a fronte di una donna che ama e a cui vuole piacere accondiscendendo

Studiare l'uomo attraverso le dichiarazioni nei processi e le lettere puo' andare bene ma tenendo ben presente le circostanze altrimenti e' utilizzare una metodologia sbagliata

Occorrono riscontri diversi a supporto di qualunque affermazione da essi si possa pensare di trarre

Occorre principalmente , con lavoro d'archivio ricostruire le azioni

Le azioni descrivono l'uomo

La mole dei suoi contatti con molti protagonisti del suo tempo e' in ogni momento della sua vita vastissima

Di certo tutti riconoscono a Piero un'intelligenza ed una cultura superiori : e le persone che affermano questo sono tutto eccetto che persone a cui non prestar fede

Credo occorra studiare il personaggio facendo piu' fatica e utilizzando fonti non inquinate

Manca quindi ancora uno studio vero sull'azione riformatrice di Piero che probabilmente si diede da fare molto nel creare una rete eretica italiana piu' che a proporre tesi

Occorre gettare in un canto i saggi dell'Agostini e dell'Ortolani (in modo particolare ) e riordinare vecchie e nuove informazioni

 

 

Comunque Piero Carnesecchi e' uno sconfitto

Le sue idee e le sue azioni non producono effetti duraturi in Italia.

Fu considerato molto pericoloso da Pio V che si diede molto da fare per averlo in sue mani e che per questo molto concesse a Cosimo I

Questa considerazione e la meravigliosa dignita' con cui affronto' la morte lo pongono di diritto nei libri di storia di tutto il mondo

 

 

 

PROCESSO

 

E' stata , come detto , recentemente pubblicata un'edizione critica sui processi contro Pietro Carnesecchi a cura di Massimo Firpo e Dario Marcatto : I PROCESSI INQUISORIALI DI PIETRO CARNESECCHI (1557-1567) che nasce dopo che e' stata reso possibile l'accesso alle carte originali rimanenti dei tre processi conservate negli negli archivi vaticani

Questa e' un edizione critica delle carte processuali che non avanza eccessive pretese di giudicare la figura del pronotario

Ovviamente e' un' opera molto importante messa a disposizione degli studiosi perche' prima si disponeva solo di estratto a cura di G.Manzoni

Nella nota critica viene taciato di ottimismo imprudente , di ingenuita' , di incredibile proposito senza considerare che molte situazioni che lo riguardano aspettano ancora chiarimenti dall'indagine storica e aspettano risposta sui motivi che le generavano e che infine la sua fiducia in Dio era sempre salda e che l'ottimismo non e' colpa ma a volte e' fiducia nei risultati del proprio lavoro

 

 

 

 

DICHIARAZIONI PROCESSUALI

 

Viene arrestato il 22 giugno 1566 , gli interrogatori iniziano il 6 luglio e termineranno nel maggio del 1567, sara' sottoposto anche a tortura

Tutto il suo percorso processuale e' un alternarsi di momenti di ottimismo e di pessimismo

Il Carnesecchi era gia' condannato dai documenti che l'inquisizione aveva raccolto poteva ottener misericordia dichiarando la ereticita' del cardinale Reginaldo Pole e del cardinale Morrone e tradendo gli amici

Tentera' di salvarsi ma senza avere alcuna possibilita' tanto erano schiaccianti le prove delle sue opinioni

Ma si badi la verita' era dalla sua parte .

Carnesecchi non coinvolgera' nessuno , parlera' solo dei morti e di cio' che riteneva l'inquisizione conoscesse gia'. Sara' costretto a parlare di due eterodossi ( Ferrante Trotti e Galasso Ariosto ) ma cerchera' di avvertirli con messaggi intercettati

E' evidente che le dichiarazioni del Carnesecchi durante i processi siano per buona parte false e utili a scagionare se stesso e gli amici

Sono le sue dichiarazioni quelle di un uomo che non sa cosa ha in mano l'inquisitore contro di lui

sono le dichiarazioni di un uomo che solo all'inizio del processo scopre che molte sue lettere a Giulia sono in mano all'inquisitore senza sapere quali e che cosa contengono

Che dovendo fingere sincerita' non sa su cosa puo' mentire

Fino all'ultimo cerca di salvare i beni e se stesso , e in questa ottica tenta una lotta impossibile che diventa facile dall'esterno battezzare come ingenua , come miope

infine ha lampi di orgoglio e salvaguarda le sue idee e accetta di morire per esse

Lampi di orgoglio di un uomo che si sente intellettuatualmente superiore ai suoi giudici Lampi che vengono giudicati inopportuni dai suoi critici . Lampi con cui fa sapere ai suoi giudici che sa che cosa vogliono da lui

 

 

 

L'immensa follia di assassinare un uomo per amore di Dio

 

 

Pietro Carnesecchi  Pietro Carnesecchi : un martire dell'Inquisizione , qualcuno dice che il suo sangue fu il prezzo della corona granducale di Cosimo I

Pietro Carnesecchi  Pietro Carnesecchi : un simbolo di liberta’

Pietro Carnesecchi  Pietro Carnesecchi il prezzo della corona granducale della dinastia medicea

 

 

 

 

 

Legazioni di Averardo Serristori ambasciatore di Cosimo I a Carlo quinto e in corte di Roma ( 1537—1568 )

 

https://books.google.it/books?id=eAY_I94htiwC&pg=PR26&dq=legazioni+serristori&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=carnesecchi&f=false

 

 

 

LA SPLENDIDA MORTE

................. Al momento di lasciare il carcere Carnesecchi non pronuncio' parole di circostanza ,ne' lascio' ricordi personali ; soltanto quando fu sul punto di muoversi verso il luogo dell'esecuzione, scorgendo che la minaccia di pioggia era cessata per il tempo che gli restava da vivere si tolse il ferraiolo per donarlo ai confortatori. Apparve allora elegantissimo, come se si recasse a una gran festa con indosso un vestito " tutto attillato con la camicia bianca ,con un par di guanti nuovi e una pezzuola bianca in mano" .

Fra i presenti si rinnovo' l'ammirazione che al cronista dell'autodafe'della Minerva aveva fatto esclamare " pulcherrimus erat aspectu et magnum nobilitatis signum ostendebat"

 

 

L'AZIONE FIANCHEGGIATRICE

 

 

Credo sia un azione molto vasta e poco esplorata dagli storici

Credo che l'azione di aiuto all'ambiente riformato veda impegnati insieme il Carnesecchi e la Gonzaga ( questa piu' larga di mezzi economici )

 

La pubblicazione del "Beneficio" di Valdes

I contatti con tutto il mondo eretico italiano

In casa di Pietro lo Strozzi traduce il "Pasquino in estasi" ( Pasquillus extaticus) di Celio Secondo Curione

l'aiuto dato al Perna per l'espatrio

Il periodo francese e' completamente inesplorato dagli storici e non viene trattato per opportunita' politica durante il processo

 

Ho l'idea che quando si fara' un vero studio sull'uomo si ci rendera' conto che quello che oggi si conosce e' solo la punta dell'iceberg

e che la grandezza sua consiste nel tentativo di riformare la Chiesa dall'interno favorendo le possibilita' di dibattito

 

 

 

I beni di Pietro

 

10 febbraio 1567 ( 1568 calendario italiano )

Donazione da parte di Cosimo I dei beni di Pietro Carnesecchi ai fratellastri di Pietro : Paolo ed Antonio

( Fondo Tordi )

 

 

 

Firenze via Pietro Carnesecchi

Reggello via Pietro Carnesecchi

Casellina via Pietro Carnesecchi ??

Avola via Pietro Carnesecchi

Orbetello lapide per Pietro Carnesecchi

una loggia massonica Pietro Carnesecchi

 

 

Sara giudicato eretico anche il nipote di Pietro : Marcantonio Dovizi influenzato dalle idee dello zio

 

 

 

LE SUE CONVINZIONI MOLTO MODERNE

 

credeva :

Che la fede sola salvava senza il concorso delle opere;

Che non pecca mortalmente chi non osserva i digiuni;

Che non tutti i concilii generali aveano avuto l'assistenza dello Spirito Santo;

Che la confessione e la cresima non fossero sacramenti;

Che fosse falsa la dottrina delle indulgenze e mera invenzione dei papi per cavar denaro dai popoli;

Che non vi fosse purgatorio;

Che il papa era solamente vescovo di Roma, e non aveva potestà sulle altre chiese;

Che nell'eucaristia non vi fosse transubstanziazione, quantunque credesse a guisa dei luterani alla presenza del corpo di Cristo nell'ostia consecrata;

Detestava i frati e le monache, chiamandogli peso inutile della terra, nati solo per mangiare e divorarsi le sostanze dei poveri;

Condannava l'invocazione dei santi;

Sosteneva che non si può far voto di castità, e che il farlo é un tentare Iddio;

Credeva lecito mangiare nei giorni proibiti ogni sorte di cibi, e sì gli mangiava;

Protestava potersi da chiunque senza peccato serbare e leggere i libri degli eretici

 

 

 

 

 

 

Alcuni atti del processo vengono pubblicati da Giacomo Manzoni

Viene riportata alla luce questa pagina di storia religiosa che era stata totalmente oscurata dalla Chiesa cattolica

 

 

 

 

 

Napoleone Corazzini lo celebra tra gli Italiani dimenticati ma da non dimenticare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NAPOLEONE CORAZZINI

 

 

PIETRO CARNESECCHI da pag 107 a pag

 

 

 

 

Pietro Gori, commemorante Galileo nel giugno 1897 ,celebra Pietro tra gli eroi del libero pensiero

 

 

 

Dal sito.......http://www.domusgalilaeana.it/Esposizioni/mostragiugno95/rimandi/eppur.html

 

EPPUR SI MUOVE

NUMERO UNICO PUBBLICATO A CURA DEI SOCIALISTI-ANARCHICI PISANI

 

 

EPPUR SI MUOVE

Così proruppe, come protesta della verita' torturata, dalla bocca di Galileo, la ribellione del pensiero scientifico contro la prepotenza incivile del dogma: In cotesto grido dell'anima, abiurante l'abiura che i tormenti strapparono alle labbra del martire, c'è come la sintesi della storia.
E qual sintesi, tutta di genio e d'eroismo da un lato , di ferocia e di viltà dall'altro.
(....)

RETTILI NERI
Che cosa fate?
No, no. E' inutile! E' inutile che vi adattiate maschere nuove :
Anche sotto le nuove maschere, noi, vi conosciamo.
Si, vi conosciamo. siete sempre quelli che rubavate le offerte ai numi!
(...)
Dove un raggio di luce, dove un raggio d'amore, si affaccio' per brillare sulla deserta ingannata e oppressa umanita', voi, o eterni fabricatori d'infamie correste per soffocarlo.
I secoli si accavallarono ai secoli, come le onde del mare; le vicende, seguirono alle vicende, come le nubi del cielo;voi, cambiaste come il camaleonte, pelle e colori; ma una sola fu la costra fede, una la vostra tattica: l'impostura.
Una sola, non mai mutata la vostra natura: ingordigia e perfidia.
No!
Il vento dell'oblio, non crediate abbia disperso le ceneri degli eroi del pensiero.
No!
Le ceneri di Arnaldo, del Moro, del Campanella, del Bruno, del Savonarola, del Carnesecchi e di cento altri, non sono disperse.
No, insensati, no!
Quelle ceneri si addensano, si aggirano tempestose, preparando il ciclone dell'ultima e definitiva disfatta.
(...)
La cuccagna, è quasi al tramonto.
Non per nulla Dante, ha cacciato i papi, ancora vivi, capofitti nelle bolge dei simoniaci!
Ed ora, tornate a spolverarci sul viso, le tele bizantine e tibie e teschi intermati?
Spudorati!
Il popolo, il vero popolo, il popolo veggente e volente, vi guarda indignato e grida col poeta:

O date pietre a sotterrarli, ancora, Nere macerie delle Touilleri !...

On . Comitato
per le Onoranze a Galileo -- Pisa

Alla libera voce di popolo, salutante oggi in Pisa, la gloria di Galileo, si unisce -pur da lontano- il modesto saluto d'un credente nella forza vittorioso del pensiero.
Ma le insidie alla libertà della scienza mutaron forme e strumenti di tortura; e cessando d'esser monopolio dei preti, la inquisizione al pensiero non scomparve tuttavia dalla civiltà moderna.
Ditelo questo, a gran voce, voi almeno, che vi dichiarate amici della libertà.
E lasciate che in questa apoteosi del genio, sfolgorante sulla barbarie del passato, penetri un raggio di futuro redentore.
Dite alla maestà del popolo, che la eresia sociale ha oggi i suoi torturati come ieri li ebbe quella scientifica e religiosa.
(...)
Rivendicate al pensiero la libertà - libertà vera, per tutti.
Questo è il solo monumento degno della grandezza di Galileo.

 

Milano, li 26 Giugno 1897

Vostro
PIETRO GORI

 

 

 

 

 

???? FRANCESCA DI CARNESAY ????

 

 

Dopo di lei, l’educazione del principino fu affidata ad Elena di Tournon,contessa di Montrevel, e a Maria di Gondy, sorella del famoso cardinale e sposa,in seconde nozze, di Claudio II conte di Pancalieri, 1’una e l’altra di chiaro lignaggio e delle più virtuose e colte di quella schiera nobilissima di gentildonne dove brillavano inoltre, partecipi alla festa del battesimo di Carlo Emanuele, la « benigna e graziosa » Anna di Montilard, Margherita di Saluzzo vedova del marchese di Termes, P « affabile e modesta » Francesca di Carnesay carissima a Margherita di Valois, Catterina Tornabuoni che l’aveva accompagnata in Piemonte, Lucrezia d’Ayelle, Antonietta di Montaffier di Stroppiana ed altre ancora parecchie (1). La Gondy era sopra tutte la favorita della Duchessa: «estoit touiours », dice il Grangier che la conobbe in quella circostanza (2), «comme une autre Nimphe aux pieds de sa Diane »

 

???? Margherita di Valois era stata in contatto con Pietro Carnesecchi e pare favorisse i riformati

???? Caterina dei Medici si circondava di Fiorentini

 

Per maggiori informazioniFrancesca Carnesecchi ?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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  ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno INIZIO 2003