contatti : pierluigi18faber@libero.it

indice generale : http://www.carnesecchi.eu

 

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ARCHIVIO STORICO COMUNE DI FUCECCHIO

Fonte Andrea Mandroni genealogista

 

CARNESECCHI Zenobi di Simone podestà nell'anno 1495, filza n. 2088(Atti civili)

 

CARNESECCHI Lorenzo di Lorenzo podestà nel 1588 e 1592, filza nn. 2223, 2228, 2229, 2230.(Atti civili)

 

CARNESECCHI Giovanni di Giovanni podestà nel 1556, filza n. 202 (Deliberazioni)

 

CARNESECCHI Giovanni Battista podestà nel 1577, filza n. 2208 (Atti civili).

 

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Lorenzo di Lorenzo di Zanobi Carnesecchi ( 1533--xxxx )

 

 

figlio dell'omonimo commissario della Romagna fiorentina ai tempi dell'assedio

nasce a Firenze il 18 febbraio 1533 (1534 datazione italiana )

Probabilmente prende il nome del padre a causa della morte di questi poco prima della sua nascita , infatti Lorenzo di Zanobi che era procuratore dei fuoriusciti e' impedito dalla morte di portare a termine il suo compito

Sul registro di battesimo figura infatti col nome di Zanobi come suo nonno infatti

Registro 10 pagina 35 Zanobi di Lorenzo di Zanobi di Simone,probabilmente la madre cambiera' Zanobi in Lorenzo

Nonostante Lorenzo di Zanobi fosse stato dichiarato ribelle ed esiliato nei tempi dell'assedio il figlio Lorenzo non subisce alcuna discriminazione da Cosimo I succeduto ad Alessandro come duca di Firenze e fara' parte della corte fiorentina cosi come i figli Giulio e Livia

 

Lorenzo di Lorenzo ha forti legami con Fucecchio dove ha delle proprieta'

ASF, Decima granducale, Anno 1572 Comune di Fucecchio c. 410 Lorenzo di Lorenzo di Zanobi CARNESECCHI, citt. Fiorentino

 

Lorenzo di Lorenzo sposa Dianora di Niccolaio Neretti di Firenze e da cui dovrebbe avere avuto questi 5 figli

 

Giulio nato il 3 10 1557

Lisabetta nata il 29 01 1560

Andrea nato il 26 03 1563

Simone nato il 16 02 1566

Livia nata il 26 08 1568

 

probabilmente Andrea e Simone muoiono prima di avere discendenza

Giulio figurera' tra gli aristocratici fiorentini ( vedi : partita di calcio fiorentino che impegna gli appartenenti alla corte )

Livia , ammessa alla corte come dama di compagnia , sposera' Piero Buonamici di Prato nel 1589 e sara' un matrimonio burrascoso conclusosi con la morte precoce di Livia nel 1597

 

 

Lorenzo ( il padre del secondo Lorenzo ) e' figlio del mercante Zanobi di Simone di Paolo Carnesecchi e di Picchina dei Gondi di Francia , ed ha Francesco come fratello ( ed anche l'abate Timoteo )

Ha possessi nelle zone di Fucecchio e di Cerreto Guidi . Se la fornace dei Carnesecchi esisteva nel 1528 puo' essere che ne condividesse la proprieta'

E' commissario generale della Romagna fiorentina nei tempi dell'assedio

vivra' in esilio fino alla morte

 

Lorenzo figlio di Lorenzo nasce solo nel 1534 ( quindi dopo la data 1528 )

Il "commissario" Lorenzo ha altri figli di cui non ho notizia delle vicende

 

Lorenzo di Lorenzo di Zanobi Carnesecchi - Imprenditore fiorentino presente a Fucecchio almeno dal 1528.

( E' l'omonimia tra padre e figlio porta a confondere i due tra loro )

Il fratello del "commissario" cioe' Francesco muore circa nel 1529 . Quindi il periodo successivo e' un periodo oscuro per la conduzione di un eventuale fornace

Lorenzo di Lorenzo nel 1572 possiede effettivamente una fornace da embrici in luogo detto Malsalto ma i tempi della sua gestione debbono esser rivisti

 

 

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Archeologia medievale

Volumi 9-10

Edizioni Clusf, 1982

 

 

Pagine 199-203

 

 

 

 

 

STUDIO dell'archeologo A.VANNI DESIDERI.........Fornaci e vasellai in un centro minore del basso Valdarno : Fucecchio studio del 1982

 

 

allego un dettaglio della Pianta di Fucecchio dalle Piante dei Capitani di Parte del 1580 circa, in cui si può leggere, poco sopra le "Pile antiche del ponte" sull'Arno, tre elementi che chiariscono dove era il podere Carnesecchi. Si legge bene infatti "alla Volta de Carnesecchi" ossia il podere della Volta e un po' più sopra "uccellare de Carnesecchi", ossia una tesa per la cattura degli uccelli. Infine, anche se si legge male perché la copia è svanita, sotto la Volta de Carnesecchi si intravede la "fornacaccia" e il nome che finisce in ...ecchi da intendere senz'altro, a mio parere, come la "fornaciaccia de Carnesecchi"

Prof Alberto Malvolti

 

 

 

Ho dallo stesso prof Andrea Vanni Desideri

 

la fornace indicata come "fornacaccia" alla fine del Cinquecento nella carta dei Capitani di Parte dovrebbe corrispondere a quella nota dai documenti scritti e quindi a quella di Lorenzo, dove lavorava Maestro Francesco di Domenico dell'Impruneta, tanto più che, da altri documenti, sappiamo che era presso l'Arno e la strada per Empoli e comprendeva alcuni specchi d'acqua (bozzi). Maestro Francesco fu fornaciaio di Lorenzo almeno fino al 1573 e, in un documento di matrimonio è anche definito concaio, segno che, come spesso accadeva, la fornace, oltre a embrici e mattoni, sfornava anche questo genere di contenitori.

Il peggiorativo "fornacaccia", con cui è indicata nella carta di qualche decennio più tardi, ne indicherebbe il cattivo stato. In un estimo del 1621, il terreno e la fornace risultano ormai di proprietà dell'ospedale dell'Altopascio.

Le allego la trascrizione dei passi dell'estimo cui mi riferisco:

 

 

Archivio Storico del Comune di San Miniato, 4342, Estimo di Fucecchio, 1621

 

n. 342

 

Altopascio beni che possedeva Lorenzo Carnesecchi

 

una presa di terra lavorativa vitata piopata e parte vignata e ulivata chon un sito di fornace in logo detto a poggio a primo via d’Empoli 2 Monastero di Annalena di Firenze 3 via del poggio, 4 via che divide … medesimo di staiora 85 stimate scudi 10 lo staioro e la fornace scudi 100

 

 

 

Archivio Storico del Comune di San Miniato, 4342, Estimo di Fucecchio, 1621

 

c 4r

 

n. 411

 

Altopasso possedeva il Carnesecchi

 

Pezzo di terra lavorativa nuda luogo detto le fornace (cancellato) la volta a primo via d’Empoli 2° monastero di Fucecchio 3° Salvadore e … di Paolo Donati e parte Pasquale Magnoni di staiora 3,34- stimato scudi 20 lo staioro

 

 

 

Poiche' viene nominato Lorenzo di Lorenzo come ex proprietario e non Giulio suo figlio e' probabile che l'alienante fosse gia' lo stesso Lorenzo

 

 

 

Ho poi dallo stesso professore :

 

riguardando le trascrizioni dei documenti e correggendone l'interpretazione, l'attività della fornace nel 1528 era stata dedotta da un documento fiscale (ASCF 360) dove si rammentano "Riccio lavoratore di Lorenzo Carnesecchi" e "Luca garzone di Lorenzo Carnesecchi". Ma con il termine "lavoratore" è da intendersi "contadino, mezzadro" e anche il ruolo di Luca non può essere in relazione con la fornace. Si tratta quindi soltanto dell'attestazione di proprietà terriere del Carnesecchi, forse prima dell'impianto della fornace che infatti compare, insieme a maestro Francesco, solo negli anni '50 del secolo, come fornitrice di embrici, mattoni e conche per la Compagnia di S. Giovanni Battista (Archivio Collegiata di Fucecchio, Saldi della Compagnia di S. Giovanni Battista, VI, V, 2) e per la Compagnia del Corpo di Cristo ( Archivio Collegiata di Fucecchio, Registro della Compagnia del Corpo di Cristo, VI, II, 2).

 

 

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Nel 1563 la moglie di Lorenzo di Lorenzo e' presente come comare in un battesimo a Fucecchio

Interessante come Lorenzo figuri col titolo di MASTRO

Interessante la presenza a Fucecchio nel 1563

 

Collegiata di San Giovanni Battista di Fucecchio

30 gennaio 1563

..............Comare Monna Dianora di mastro Lorenzo Carnesechi (dovrebbe essere Dianora Neretti la moglie di Lorenzo di Lorenzo dei Carnesecchi fiorentini )

 

 

 

Probabilmente le cose non andarono nel verso giusto e la famiglia pur inserita nella cerchia aristocratica della corte medicea si ritrovo a fare i conti con la mancanza di denaro

Sposata la figlia Livia nel 1589 ad un Buonamici di Prato , vengono descritti come gente avida di soccorsi in denaro dai nuovi parenti

Si assiste alla deriva economica di questa famiglia

Probabilmente l'avventura imprenditoriale non finisce bene

Probabilmente non reggono la dispendiosissima vita di corte

Giulio fara' parte della crema arstocratica , ma di lui non conosco discendenza

 

Prato, storia di una città

Volume 2

Fernand Braudel, Elena Fasano Guarini

Comune di Prato, 1986 - 2490 pagine

 

Pagina 398

 

Pagina 401

 

 Matrimonio tra Piero Buonamici e Livia Carnesecchi nel 1589

 

 

 

 

 

secondo gli autori Lorenzo Carnesecchi, la moglie Dianora, e Giulio, fratello di Livia, ricorrerano a man bassa alle sostanze di Piero

 

 

 

 

Dal matrimonio du Livia nasce comunque Giovanni Francesco Buonamici

 

Giovanni Francesco Buonamici (1592-1669), nativo di Prato, laureatosi in legge a Pisa per obbedire al padre,....amico di Galileo Galilei

 

 

BUONAMICI, Giovanni Francesco

Dizionario Biografico degli Italiani Treccani

di G. De Caro

BUONAMICI, Giovanni Francesco. - Nacque a Prato nel 1592 da Piero di Bonamico e da Livia Camesecchi. Avviato dal padre allo studio delle leggi, si addottorò probabilmente a Pisa. In una lettera a Galileo Galilei del 1ºfebbr. 1630 si lamentò poi di essere stato costretto a "studiare diversamente dalla sua inclinazione" (Guasti, Opere, I, p. 277), che probabilmente era per le scienze naturali. Non intraprese comunque la professione forense, orientandosi invece subito verso la carriera diplomatica: era infatti assai giovane allorché seguì a Roma, con compiti di segretario, il marchese Cosimo Riccardi, ambasciatore granducale presso Paolo V, in una missione di cui s'ignora sia la data (ma dovrebbe potersi collocare intorno al 1620), sia lo scopo. A Roma dovette rimanere qualche tempo, mettendosi in luce presso quella corte, sia per le sue influenti parentele e relazioni toscane, sia per le sue qualità: secondo il contemporaneo Vannozzo di Francesco Buonamici, suo parente, egli conosceva infatti il latino, lo spagnolo, il tedesco ed il francese ed aveva una buona conoscenza delle principali questioni politiche e diplomatiche del tempo. Nel 1622 il nunzio pontificio Carafa, inviato a Vienna, lo scelse come proprio segretario. Alla corte imperiale il B. conobbe e sposò nel 1623 la pratese Alessandra Bocchineri, dama d'onore dell'imperatrice Eleonora Gonzaga. La protezione di quest'ultima valse al B. la carica di segretario dell'arciduca Carlo d'Asburgo, che egli seguì nello stesso 1623 alla corte spagnola. Morto l'arciduca durante questo soggiorno a Madrid, i servigi del B. presso Filippo IV furono richiesti dal duca di Neuburg: come agente di questo principe il B. si trattenne a Madrid sino al 1631.

Il Neuburg proponeva alla corte spagnola la propria candidatura al titolo di principe elettore, dal quale la Dieta imperiale aveva dichiarato decaduto Federico V del Palatinato in seguito alle sue pretese sulla corona di Boemia; chiedeva inoltre che gli fosse ufficialmente e definitivamente riconosciuta la dignità di "serenissimo", che la governatrice dei Paesi Bassi spagnoli, l'infanta Isabella d'Asburgo, si ostinava a negargli; protestava infine e chiedeva di essere indennizzato per i danni che l'esercito spagnolo arrecava ad alcuni suoi feudi. Il B. scrisse in proposito, secondo quanto riferisce Vannozzo Buonamici, "più scritture in difesa delle ragioni del suo padrone". Non poté avere soddisfazione alla richiesta del Neuburg di ottenere il titolo elettorale; ma le questioni dell'indennizzo e del titolo di "serenissimo" furono risolte con piena soddisfazione del duca.

In premio di questi servigi il B. otteneva dal Neuburg i titoli di consigliere di Stato e di consigliere privato. Un altro importante riconoscimento aveva già ottenuto nel 1624, essendo ammesso nel settembre nell'Ordine mediceo di S. Stefano: non si sa però per quali speciali meriti, giacché l'informazione dei dodici consiglieri dell'Ordine lo loda soltanto per essere di "vita cristiana et costumi onorati, dottore, e di belle lettere" (Notizie..., p. 56).

Durante il suo soggiorno alla corte di Spagna il B. iniziò una relazione epistolare con Galileo Galilei, destinata a prolungarsi in una cordiale amicizia. L'occasione all'inizio dei rapporti tra i due fu data dal matrimonio del figlio del Galilei con una cognata del B., celebrato nel 1629. La corrispondenza prese subito per ambedue un più personale interesse, giacché ciascuno dei corrispondenti incaricava l'altro di presentare alle rispettive corti di residenza alcune proposte che aveva molto a cuore: il B. inviava infatti allo scienziato fiorentino una Scrittura inmateria di navigazione (pubblicata da C. Guasti in Arch. stor. ital., s. 4, XVI [1885], pp. 3-24), nella quale sosteneva il progetto di costruzione di una compagnia toscana di navigazione con sede a Livorno; il Galilei, a sua volta, oltre a chiedere al B. alcune informazioni sullecorrenti oceaniche che si riprometteva di utilizzare nel Dialogo dei massimi sistemi, lo incaricava di sottoporre alla corte spagnola un suo "trovato per gradar la longitudine, punto massimo per la ultima perfezione dell'arte nautica" (Favaro, p. 677). Mentre non si hanno notiziedi un interessamento del Galilei per la presentazione alla corte granducale della Scrittura del B., questi avviò effettivamente le trattative nell'interesse del corrispondente fiorentino, ma non poté portarle a termine (né esse proseguirono senza di lui), perché dovette abbandonare la corte spagnola per trasferirsi a Roma sul finire del 1630, incaricato di una nuova missione del duca di Neuburg.

Questi chiedeva infatti alla S. Sede la dispensa per sposare una sua cugina non cattolica, la duchessa di Dupont. Oltre a questo incarico, portato positivamente a termine, il B. dovette rispondere in nome del duca, nel 1633, ad un opuscolo diffuso a Roma dagli agenti del duca di Baviera, sostenendo contro di esso i diritti che il Neuburg vantava sugli Stati del deposto Federico V del Palatinato.

A Roma il B. godette di molte relazioni nei circoli diplomatici e curiali, e pare che fosse in particolare dimestichezza con il cardinale "padrone" Francesco Barberini e con il residente toscano Piero Guicciardini.

Queste relazioni spiegano come il B. potesse essere un testimone abbastanza informato dei retroscena di Curia nella lunga vicenda della ritrattazione del Galilei, durante la quale fu tra gli amici più vicini allo scienziato fiorentino, gli fu largo di aiuto e di conforto, e fu probabilmente, con il residente Guicciardini, tra quanti consigliarono ilGalilei a sottrarsi all'ingiurioso processo accogliendo l'invito di Francesco Morosini di trasferirsi in territorio veneto sotto la protezione della Repubblica. Soprattutto però il B. raccolse le confidenze e le impressioni dei circoli diplomatici e dello stesso Galilei nei giorni del processo. Il momentaneo ottimismo dello scienziato e dell'ambasciata toscana a Roma si riflettono così in un frammento di diario lasciato dal B. e pubblicato in Ediz. nazionale degli scrittidi G. Galilei, XV, p. 111, del 2 maggio 1633, nel quale il diplomatico pratese ricorda l'azione moderatrice esercitata da Maffeo Barberini nel 1616 nella Congregazione incaricata di esaminare il Galilei. Ma questo tono ottimistico manca naturalmente nella relazione redatta dal B. alla fine del processo, la quale presenta un notevole interesse ed anzi, per alcuni episodi ed atteggiamenti dei vari personaggi implicati nel processo, è indubbiamente una fonte di primaria importanza.

Di questa memoria del B. esistono due copie, la prima autografa e l'altra posteriore di un secolo all'autore, il cui confronto è compiuto in Ediz. naz. degli scritti di G. Galilei, XIX, pp. 407-411.La seconda copia differisce in alcuni passaggi importanti dalla copia autografa ed in parte ne modifica il pensiero, e ha dato luogo a varie perplessità sulla sua attribuzione al B., smentite poi dal ritrovamento della redazione originaria. In questa il B. espone, talvolta in modo non conforme alla verità storica, ma certamente esprimendo il punto di vista degli amici del Galilei, la lunga vicenda della controversia risalendo ai primi momenti di essa, nel 1616. Il B. sostiene che il primo intervento dell'Inquisizione era stato sufficiente a distogliere il Galilei dai suoi studi sulla teoria eliocentrica; se li aveva ripresi, è la significativa asserzione del B., fu in seguito alle pressioni del cardinale di Hohenzollern, cui non era stato estraneo, nel 1624, lo stesso Urbano VIII. Il B. accusa degli sfavorevoli sviluppi della controversia il padre Firenzuola, commissario del S. Uffizio, la cui animosità verso il Galilei spiega come un effetto dell'"odio et persecutione fratescha" di lui contro il maestro del Sacro palazzo Niccolò Riccardi, protettore del Galilei: per "l'impertinente et ambitiosa passione di un frate" il Galilei era dunque stato costretto ad "abiurare formatamente l'openione del Copernico, anchor che a lui fosse superfruo, ché non l'ha tenuta né difesa, ma solamente disputata". A questa versione degli avvenimenti, senza dubbio parziale, ma perfettamente corrispondente al giudizio che il Galilei stesso dava della vicenda come di un episodio della lotta tra domenicani e gesuiti, il B. diede la più ampia diffusione, inviandola anche all'estero. Al Galilei, tornato ad Arcetri, il B. mandava poi una copia di questa sua memoria, oltre alla copia della sentenza e dell'abiura, come il Galilei stesso gli aveva chiesto.

Il ritorno definitivo del B. in Toscana seguì di poco la conclusione del processo. Ottenuto il congedo dal duca di Neuburg, egli ebbe infatti dal granduca Ferdinando II la carica di governatore degli "spedali" di Prato (1634). In questa città ricoprì anche, nel 1634, l'ufficio di gonfaloniere e due anni dopo era deputato a rappresentare il Comune, insieme con Cosimo Cicognini e con le rispettive mogli, nei festeggiamenti per la venuta in città della granduchessa. Nel 1637, secondo Vannozzo Buonamici, scrisse su richiesta di Ferdinando II una Informatione della persona,stati e interessi del serenissimo signor duca di Neoburg.

Continuò in questi anni con inalterata cordialità l'amicizia tra il B. ed il Galilei, il quale pare anche che avesse una senile inclinazione sentimentale per la moglie di lui, cui è indirizzata l'ultima lettera dettata prima di morire dallo scienziato ad Evangelista Torricelli, dove del resto non è dato trovare altre espressioni che di cordiale cortesia.

Sembra che il B. avesse un ultimo incarico diplomatico da Mattia de' Medici nel 1641 ma se ne ignora la natura.

Morta il 22 sett. 1649 la Bocchineri, il B. sposò l'anno successivo la pratese Maddalena di Bartolomeo Zeti. Morì a Prato il 10 genn. 1669.

Fonti e Bibl.: Ediz. naz. degli scritti di G. Galilei, XV, p. 111; XIX, pp. 407-411; XX, p. 405; Notizie del cavaliere G. F. B. compilate da un Vannozzo della stessafamiglia, a cura di C. Guasti, in Arch. stor. ital., s. 3, XVII (1873), pp. 56-67; C. Guasti, Opere, I, Scritti storici, Prato 1894, passim;G. Favaro, Amici e corrispondenti di Galileo,A. Bocchineri, F. Rasi,G. F. B., in Atti d. R. Istituto veneto di scienze,lett. e arti, LXI(1901-1902), pp. 665-701; G. de Santillana, Processo a Galileo, Milano 1960, pp. 27, 391 s., 415, 513, 515, 532 s., 535 s., 544-546, 568 s., 642, 647

 

 

 

 

 

 

Bernardo figlio di Francesco e' probabile sia il primo progettista del giardino delle Tuileries per Caterina de Medici poi modificato da Andre' Le Notre

Non ho idea di cosa sia successo della discendenza di Francesco di Zanobi di Simone di Paolo : Francesco e Berto di Bernardo che pure avrebbero dovuto avere proprieta' a Fucecchio

 

 

Le mappe dei Capitani di Parte Guelfa elaborate nel corso del cinquecento ci mostrano i possessi di questo ramo dei Carnesecchi fiorentini a Fucecchio

Fucecchio

Pianta num 577 Popolo di San Salvatore a Fucecchio

( edificio , uccellare )

Pianta num 578 Popolo di Santa Croce a Fucecchio

 

 

 

 

 

 

 

Da notare che a Fucecchio vivono negli stessi anni i Carnesecchi di Salvestro Carnesecchi poveri che abiteranno lungamente a Fucecchio

 

 

 

 

 

NOTE

 

 

Colgo l'occasione per inviarle due piccole notizie sui Carnesecchi e il loro podere alla Volta, in cui mi sono imbattuto casualmente studiando il protocollo notarile del notaio Luca Galleni dei primi del Cinquecento. Metto anche la riproduzione delle carte che fotografai tempo fa in archivio di stato a Firenze. Quanto al podere della Volta mi sembra che ne abbiamo già parlato in passato, comunque è ben individuabile anche tramite la pianta (Capitani di Parte Guelfa Popoli e strade) che le allego ma che probabilmente ha già.

Cordiali saluti

Alberto Malvolti

 

 

 

 

Carnesecchi In Notarile Antecosimiano n. 8542 (notaio Luca Galleni di Fucecchio)

294r e 294v 1523 11 dicembre in casa di posita in loco qui dicitur alla Volta ruguarda un podere dei Carnesecchi posto alla Volta etc.

305v Un lavoratore dei Carnesecchi al podere della Volta fa procuratore

 

 

374r, 374v e 375r 7 febbraio 1524 in casa di Nicolao olim Filippo Rossi de Medici cittadino fiorentino e terrigena di Fucecchio, si ricorda che nel 1523 Nicolao predetto promise a Filippo olim Lazari Scaramuccie di Santa croce in sposa sua figlia Sandra con una dote di 600 fiorini con solite rate etc. con scrittura di Lorenzo di Zanobi Carnesecchi. Quindi Sandra f. detto Nicolò di Filippo Rubei de Medici e Filippo olim Lazari Scaramuccie contraggono matrimonio.

 

Ricordo che il podere detto alla Volta si trovava a Fucecchio presso la via vecchia fiorentina non lontano da Pieve a Ripoli, ai confini con Cerreto Guidi

 

 

 

 

Le invio subito una piccola aggiunta. In un saggio pubblicato sulla nostra rivista "Erba d'Arno", è citato un Carnesecchi vicario a Bientina nel 1631 (A. Zagli, La cronaca di una maledizione: la peste del 1631 a Bientina, in «Erba d’Arno», n. 64-65, 1996, pp. 31-57, a p. 43).

Tra i miei vecchi appunti trovo in Archivio di Stato di Firenze, Decima Granducale n. 7229, anno 1572, tra i maggiori proprietari di terreni a Fucecchio figura un Lorenzo di Lorenzo di Zanobi Carnesecchi (a c. 411v). Purtroppo quando presi questi appunti non registrai ulteriori dettagli, ma nel documento originale dovrebbero essere descritte nei dettagli le proprietà.

 

 

Aggiungo qualche notizia sui Carnesecchi a Fucecchio tratte dal protocollo del notaio Ser Luca di Piero da Galleno (Archivio di Stato di Firenze, Notarile antecosimiano n. 8542):

c. 294r 1523 11 dicembre. In casa di Lorenzo di Zenobi de Carnesechis posita in loco qui dicitur alla Volta, presente tra i testimoni Andrea di Ugolino di Domenico del popolo di San Leonardo a Ripoli al presente lavoratore delle terre di detto Lorenzo de Carnesechis. Francesco del fu Gaspare di Antonio Ciulli del comune di Ugnano ora abitante a Fucecchio e lavoratore di Lorenzo di Zenobi de Carnesechis in dictro predio qui dicitur alla Volta confessa di essere debitore nei confronti di Filippo del fu Angelo di Zenobi da Barberino di Valdelsa ora abitante a Cerreto Guidi.

c. 305v 1523 febbraio. Ugolino del fu Domenico da Campi lavoratore di Lorenzo di Zenobi de Charnesechis in predio qui dicitur alla Volta fa procuratore suo figlio.

374r 7 febbraio 1524 in casa di Nicolao olim Filippo Rossi de Medici cittadino fiorentino e terrigena di Fucecchio, si ricorda che nel 1523 Nicolao predetto promise a Filippo olim Lazari Scaramuccie di Santa Croce in sposa sua figlia Sandra con una dote di 600 fiorini con scrittura di Lorenzo di Zanobi Carnesecchi. Quindi Sandra f. detto Nicolò di Filippo Rubei de Medici e Filippo olim Lazari Scaramuccie contraggono matrimonio.

Ho schedato tutti i cittadini fucecchiesi tra la fine del Duecento e i primi del Trecento, ma il cognome Carnesecchi o il soprannome Carneseccha non compare mai.

Quanto al podere che possedevano a Fucecchio, alla Volta, c’è da tener conto che c’erano due luoghi chiamati Volta. Il primo e più noto era la Volta adiacente alla pieve poi Collegiata di Fucecchio, quindi in pieno centro storico; il secondo era invece La Volta tra Fucecchio e Pieve a Ripoli (indicava una “volta” del fiume Arno, fiume che oggi scorre a diverse centinaia di metri da quel luogo). Trattandosi di un podere sarei senz’altro orientato a ritenere la casa dei Carnesecchi situata in questa seconda località (come si vede nel documento del dicembre 1523 uno dei testimoni abitava appunto presso la pieve di San Leonardo a Ripoli).

Come può vedere dai documenti di cui sopra, poiché i lavoratori dei Carnesecchi a Fucecchio provenivano dalla zona di Ugnano – Mantignano e Campi, si potrebbe ipotizzare che in quella zona avessero altri beni i Carnesecchi fiorentini

 

per la cortesia del prof. Alberto Malvolti

 

 

 

 

 

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