contatti : pierluigi18faber@libero.it
indice generale : http://www.carnesecchi.eu/indice.htm
STORIA DI FIRENZE RACCONTATA CON I LIBRI

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http://www.archiviodistato.firenze.it/nuovosito
ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE Consigli di Roberto Segnini a chi va per la prima volta all'Archivio di Stato di Firenze ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE Fondi ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE Suddivisione fondi ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE Suddivisione fondi ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE Suddivisione fondi
FONDO DIPLOMATICO http://www.archiviodistato.firenze.it/nuovosito/index.php?id=369
La pubblicazione della riproduzione digitale di una consistente parte del fondo Diplomatico costituisce l'esito ultimo di un progetto avviato nel 1997. Grazie ad essa, il ricercatore può oggi consultare online:
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.Libri e siti web utili o utilissimi
Nell'ultima sezione di questo indice puoi trovare una ricca bibliografia e un elenco altrettanto ricco di siti per la storia di Firenze e della Toscana
http://www.storiadifirenze.org/ Storia di Firenze
Storia di Firenze è uniniziativa che nasce allinterno dellUniversità di Firenze per opera di un gruppo di studiosi che afferiscono a più dipartimenti di area umanistica e delle scienze sociali in una prospettiva di ricerca multidisciplinare. SdF intende svolgere una funzione di servizio offrendosi come strumento di lavoro per chi studia professionalmente - a Firenze, in Italia e nel mondo - la storia fiorentina; come portale di riferimento per le istituzioni culturali per promuovere le proprie attività; come luogo di incontro con il mondo della ricerca e dell'università per i responsabili degli enti locali, politici e amministrativi. SdF costituisce un progetto di ricerca che mette a disposizione: una messe di materiali scientifici e una sede di pubblicazione per gli studiosi e i ricercatori; un punto di riferimento per chi opera nel settore culturale della memoria e dei beni culturali; uno strumento di approfondimento, di studio e di ricerca per i docenti e gli studenti universitari. SdF si propone come canale di divulgazione: una risorsa didattica per i docenti e gli studenti delle scuole; una fonte affidabile per l'editoria giornalistica e multimediale; una miniera di informazioni criticamente attendibili per il grande pubblico di appassionati di storia; uno strumento di cultura per il turismo consapevole; un sito di cultura per i cittadini di Firenze che amano il passato e non solo il presente della propria città. SdF coltiva lambizione di essere un ponte tra la ricerca accademica e la vita culturale e sociale della città, e al tempo stesso di divulgare a un pubblico più ampio i risultati e lattività in fieri della ricerca storica. SdF è un progetto che non sostiene un paradigma interpretativo forte della storia della città ma si propone come un cantiere aperto alla riflessione multidisciplinare con altri specialisti della memoria e della divulgazione storica. Molte delle sezioni del portale sono dei luoghi aperti a un confronto critico sulla storia della città e sui modi di raccontarla. In un momento in cui il processo di costruzione dellidentità del cittadino utilizza spesso un rapporto acritico e senza mediazione con la storia della città, occuparsi della storia di Firenze obbliga a una riflessione sulla sua identità libera da chiusure e miti municipalistici e attenta a cogliere la molteplicità degli apporti e delle componenti che hanno svolto un ruolo di rilievo nella storia di questa città
BROWN UNIVERSITY http://www.stg.brown.edu/projects/florentine_gazetteer/full_map/
la mappa del Buonsignori
http://www.stg.brown.edu/projects/tratte FLORENTINE RENAISSANCE RESOURCES: Online Tratte of Office Holders 1282-1532 Edited by David Herlihy, R. Burr Litchfield, Anthony Molho
This site gives access to a database (c. 165,000 records) with information about office holders of the Florentine Republic during its 250-year history. The data base was developed initially by Professor David Herlihy at Harvard and Brown Universities, and then completed under the direction of Professors R. Burr Litchfield and Anthony Molho at Brown with support from the National Endowment for the Humanities, Division of Preservation and Access, and the Brown University Center for Computing and Information Services and Scholarly Technology Group. An edition of the Tre Maggiori, Guild elections and Birth registrations is now available.
http://www.stg.brown.edu/projects/catasto
FLORENTINE RENAISSANCE RESOURCES: Online Catasto of 1427 Edited by David Herlihy, Christiane Klapisch-Zuber, R. Burr Litchfield and Anthony Molho
UNIVERSITA DI SIENA
SERGIO RAVEGGI : PRIORI DI FIRENZE 1282--1343
http://www.storia.unisi.it/fileadmin/uploads/risorse/medievale/fonti_strumenti/raveggi_priori.doc Il presente elenco degli eletti nei governi fiorentini dallistituzione del priorato allagosto del 1343 è stato compilato sulla base del codice dellASFi denominato Priorista di Palazzo, confrontato e integrato con le altre fonti citate in nota. Sotto la data di inizio dellattività di ciascun collegio governativo (che come è noto aveva di norma la durata di due mesi) sono riportati i nomi degli eletti, il sestiere di residenza e tra parentesi quadra (essendo frutto di un intervento in alquanti casi deduttivo operato da chi ha curato questa lista) la famiglia di appartenenza delleletto. I nomi sono proposti nella forma latina, così come era uso nei documenti coevi e nei più antichi prioristi, ma si è ritenuto opportuno procedere ad una loro normalizzazione grafica per renderne più agevole il riconoscimento e la fruizione a fini statistici.
http://www.operaduomo.firenze.it/battesimi
L'archivio contiene i registri dei battezzati, nei quali si conserva memoria di quanti ricevettero il primo sacramento nel Battistero fiorentino. Le informazioni contenute nei registri offrono una documentazione anagrafica di primaria importanza e di eccezionale continuità per la storia della città. La banca dati permette di effettuare ricerche on-line attraverso due moduli di ricerca:
Dal 1482 (stile comune) i registri sono divisi in 2 serie (maschi/femmine); a partire dal 1543 i registri (11-117, 230-339) sono organizzati in forma di rubricario per nome di battesimo, mentre dal 1790 al 1900 (reg. 118-223, 340-445) la lettera iniziale del rubricario è associata al cognome, invece che al nome. ATTENZIONE
La serie dei registri battesimali è parzialmente corredata da un indice per cognomi, che fu compilato in vari volumi alla fine dell'Ottocento.
http://www.operaduomo.firenze.it/archivio Oltre ai monumenti e ai tanti capolavori artistici, l'Opera di Santa Maria del Fiore custodisce un altro inestimabile tesoro della cultura: l'Archivio storico. La produzione e la raccolta di documenti hanno infatti accompagnato questa prestigiosa istituzione fiorentina fin dai primi tempi della sua storia plurisecolare, facendo del materiale archivistico, che oggi occupa buona parte degli uffici dell'Opera, il più autentico filo conduttore tra le diverse epoche storiche attraversate dal Duomo fiorentino. La consistenza dell'archivio è notevole: vi si conservano circa 7000 pezzi, tra codici in grande formato, registri, filze e carte sciolte. Il materiale si suddivide in tre grandi sezioni: l'archivio storico dell'Opera del Duomo, l'archivio delle fedi di battesimo di San Giovanni e l'archivio musicale. Di parti consistenti di queste tre sezioni sono disponibili i microfilm, alcuni dei quali, effettuati prima dell'alluvione del 1966, consentono di leggere scritture fortemente compromesse nell'originale. Dell'archivio fanno parte anche una collezione di disegni e stampe (XVIII-XX sec., con qualche esemplare di epoca anteriore) in attesa di riordino e una fototeca, in fase di inventariazione.La biblioteca, incentrata prevalentemente su pubblicazioni relative alla storia dell'Opera e dei suoi monumenti, dispone ora di un catalogo online.http://duomo.mpiwg-berlin.mpg.de
Gli anni della cupola 1417-1436
Rappresentazione Internet
http://documents.medici.org The Medici archive project Documentary Sources for the Arts & Humanities
Documentary Sources for the Arts and Humanities in the This evaluation version of MAP's Documentary Sources database currently describes 200 volumes of documents in the Medici Granducal Archive (Archivio Mediceo del Principato), with document records for approximately 10,000 letters and biographical records for approximately 11,000 people.
http://www.e-theca.net/emiliopanella/index.html
http://www.e-theca.net/emiliopanella/sommario.htm
VICENDE DI SANTA MARIA NOVELLA
http://ast.signum.sns.it/index.php?id=2&L=0 REGIONE TOSCANA RECUPERO E DIFFUSIONE DEGLI INVENTARI DEGLI ARCHIVI STORICI COMUNALI TOSCANI
Il progetto Archivi Storici Toscani (AST), si propone il recupero in formato digitale e la diffusione sul web della cospicua produzione di inventari a stampa degli archivi storici comunali toscani, per garantirne una divulgazione più ampia di quella avuta finora.
Annali di Storia di FirenzeGli Annali di Storia di Firenze sono la prima rivista dedicata interamente alla storia della città in una prospettiva multidisciplinare. Del portale Storia di Firenze costituiscono il luogo dedicato alla ricerca avanzata e allapprofondimento storiografico. A cadenza annuale pubblicano saggi, discussioni, documenti e repertori bibliografici, e intendono contribuire a ripensare la storia di Firenze e i modi di raccontarla, cercando di offrire una rinnovata rappresentazione della storia della città e puntando a coglierne la più complessa trama delle sue vicende bimillenarie.Le prime annate (2006-2010) sono state pubblicate sia a stampa sia in formato digitale presso Firenze University Press. Dallannata VI (2011) la pubblicazione è in formato digitale e a stampa su richiesta. I contenuti della rivista sono disponibili in accesso aperto. Direttori Marcello Verga (Università di Firenze), Andrea Zorzi (Università di Firenze), direttore responsabile Coordinamento Aurora Savelli (Università di Firenze) Comitato di redazione Anna Benvenuti (Università di Firenze), Bruna Bocchini Camaiani (Università di Firenze), Maurizio Bossi (Fondazione Romualdo Del Bianco), Jean Boutier (École des hautes études en sciences sociales), William J. Connell (Seton Hall University), Gábor Klaniczay (Central European University), Stephen J. Milner (University of Manchester), Simone Neri Serneri (Università di Siena), Sergio Raveggi (Università di Siena), Michael Rocke (Harvard Center for Renaissance Studies at Villa I Tatti), Luigi Tomassini (Università di Bologna Sede di Ravenna), Paola Ventrone (Università Cattolica del "Sacro Cuore" Milano) http://www.fupress.net/index.php/asf/index http://www.storiadifirenze.org/?cat=91
Archivio storico del Capitolo della Cattedrale di Firenze http://www.archivi.beniculturali.it/SAFI/inventari/CapitoloCattedraleFirenze.pdf
http://www.wikimapia.org/country/Italy/Toscana/Florence/
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Nella Repubblica fiorentina, il marzocco o marzucco era un leone simbolo del potere popolare
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Nel 1200 la popolazione fiorentina viene stimata in circa 10.000 -- 15.000 persone ( fa eccezione il Fiumi che stima la citta' gia composta di 50.000 persone ) nel 1300 e' stima quasi unanime una citta' tra i 90.000 e i 100.000 abitanti E' evidente come questo incremento demografico non debbe essere imputato ad una differenza tra le morti e le nascite ma ad un impetuoso fenomeno d'immigrazione. Quella gente nuova che cosi turba il divino poeta, quella gente che sconvolge il governo della citta', che ne muta gli equilibri , che impone continuamente equilibri nuovi aumentando di numero e di forza. Quella gente che abbandonava la campagna e la coltivazione della terra per correre in citta' dove c'era lavoro. Possiamo immaginare che i primi mercanti fiorentini lucrando sull'usura e sulla compravendita delle merci e accumulando un capitale sufficiente siano giunti presto alla conclusione che avrebbero avuto ancora maggiori guadagni producendo e vendendo quelle merci che fino ad allora si erano limitati a comperare e a rivendere. Era la Firenze del 1200 una citta medioevale che governata da un ceto dirigente feudale fatto di signorotti il cui potere derivava dal possesso quasi signorile di terre nel contado.Ceto dirigente che si divideva nelle dispute a favore del Papa o dell'Imperatore quasi per il piacere della rissa e per sete di potere . Ceto dirigente destinato ad entrare in crisi di fronte all'entrata in scena di questa massa improvvisa di nuovi ricchi che avevano bisogni ,sentimenti , convinzioni completamente diverse. Il signorotto aveva bisogno di guerra il mercante di pace , il signorotto tendeva trappole sulle strade quasi fosse un brigante il mercante aveva bisogno di strade sgombre e sicure . Fino a che le logiche medioevali prevalgono questo ceto dirigente tiene botta rappresentando il nerbo dell'esercito. Ma sono intravedibili gia' da subito le crepe che si aprono tra due concezioni estremamente diverse del mondo. Le famiglie fiorentine che si possono definire di primo cerchio si cognominano gia dagli anni intorno al 1150 cosi Uberti, Caponsachi , Giandonati , Adimari , Buondelmonti Nei consigli delle prime decadi del 1200 e' molto facile distinguere i rappresentanti di queste famiglie perche' nominati col loro cognome , poi diventa sempre piu' difficile Nei consigli del primo popolo essi compaiono non col cognome ma col semplice patronimico. La lotta alle consorterie e al potere dei Grandi e' gia ampiamente iniziata. Essi sono tollerati perche' su di essi poggia l'organizzazione militare in quanto professionisti delle armi . Sono tollerati perche' la citta' non si e' ancora completamente affrancata dai poteri feudali a cui si appoggiano i signorotti. Papa e Imperatore rappresentano sempre una minaccia Gia ai tempi del Primo Popolo i signorotti ( mi piace di chiamarli cosi ) sarebbero stati spazzati via se non fosse stato per gli appoggi esterni su cui potevano contare. Quando nel 1266 i Guelfi vincitori rientrano in Firenze difficilmente avrebbero potuto immaginare che il loro mondo stava per finire per sempre Un ceto dirigente nuovo stava prendendo il potere L'episodio rivoluzionario di Giano Della Bella apriva ad una stagione nuova : UNA DELLE PIU' GRANDI ESPERIENZE CAPITALISTICHE DELLA STORIA
Perche' la storia di Firenze e' una storia affascinante di un popolo di mercanti ed imprenditori
Perche' la storia di Firenze non e' storia di guerre ma e' storia di denaro
Perche' la storia di Firenze e' un antica storia di modernissimi contrasti sociali
Perche' in questo popolo fiorentino germinano si agitano muoiono grandi ideali repubblicani
Perche' questo popolo di mercanti avido ,traditore ,laido, litigioso , pragmatico sa nei momenti estremi assurgere a livelli impensabili di idealismo ed allora il mercante senza scrupoli e senza morale sacrifica la vita senza batter ciglio per la sua Patria per la sua gente , e muore con la spada in pugno Davide contro Golia spavaldamente sprezzante
E i monumenti e le opere degli artisti stanno a mostrare al mondo quest'incredibibile amore e questo genio
ed el s'ergea col petto e con la fronte com' avesse l'inferno a gran dispitto.
Una serie infinita di gente di sangue fiorentino che stanno nella storia a sfidare l'immortalita' : Dante Alighieri, Francesco Petrarca , Boccaccio , Guido Cavalcanti , Giovanni Villani ,Dino Compagni , Burchiello , Giotto di Bondone , Nanni di Banco , Ghiberti , Filippo Brunelleschi , Donatello , Leon Battista Alberti , Sandro Botticelli ,Domenico Ghirlandaio ,Andrea del Verrocchio , Beato Angelico ,Paolo Uccello , Luigi Pulci , Leonardo da Vinci , Masaccio , Arnolfo di Cambio , Luca della Robbia , Giuliano da Sangallo , Paolo Dal Pozzo Toscanelli , Amerigo Vespucci , Michelangiolo Buonarroti , Benvenuto Cellini , Nicolo Macchiavelli, Andrea Del Sarto , Francesco Guicciardini ,.................
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Le 28 statue nelle nicchie dei pilastri del loggiato degli uffizi rappresentanti i toscani illustri Cosimo il vecchio ,Lorenzo il magnifico, Andrea Orcagna, Nicola Pisano, Giotto , Donatello , Leon Battista Alberti, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Dante Alighieri , Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio , Niccolo Machiavelli, Francesco Guicciardini ,Amerigo Vespucci , Farinata degli Uberti , Piero Capponi , Giovanni delle bande nere , Francesco Ferrucci , Galileo Galilei , Pier Antonio Micheli , Francesco Redi , Paolo Mascagni , Andrea Cesalpino , S. Antonino Arcivescovo, Accorso, Guido Aretino , Benvenuto Cellini E tra il genio toscano sembra primeggiare il genio fiorentino http://brunelleschi.imss.fi.it/itinerari/galleria/LoggiatoUffizi_5168.html ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Non sono uno storico e non conosco la storia delle altre Repubbliche italiane La storia di Firenze pero' mi affascina e mi pare fresca e molto piu' vicina a noi di quel che possa sembrare ; probabilmente avrebbe bisogno di essere meglio divulgata e liberata dai troppi stereotipi con cui viene troppo spesso raccontata
vai a premessa2 Demografia fiorentina nel corso dei secoli e evoluzione della cinta muraria
IMPORTANTI MANOSCRITTI .. Importanti manoscritti ed importanti elenchi , taluni quasi dimenticati ( Dr Paolo Piccardi )
vai a premessa3 Genesi dei cognomi fiorentini
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il Davide di Michelangelo rappresenta la piccola Repubblica fiorentina che lotta vittoriosamente contro i giganti che la circondano
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UNA PREMESSA
Vorrei condividere con voi il piacere di leggere questi due saggi ; il saggio del dr Enrico Faini abbinato al saggio del dr Amedeo De Vincentiis mette in evidenza come alterare la storia sia un metodo utilizzato da sempre e la incredibile sottigliezza di calcolo negli " ingenui " cronisti duecenteschi e trecenteschi http://eprints.unifi.it/archive/00000978/02/01_SdF_1_2006_Faini_saggi.pdf anche : T. Maissen, Attila, Totila e Carlo Magno fra Dante, Villani, Boccaccio e Malispini. Per la genesi di due leggende erudite, in Archivio storico italiano, 152, 1994, p. 621. La ricerca dimostra in modo convincente che Giovanni Villani inventò lepisodio della rifondazione di Firenze da parte di Carlomagno, che inserì tale episodio nel libro IV della cronaca attorno al 1333, che lepisodio venne inventato dal cronista in relazione al legame tra i principi angioni (in particolare Carlo di Calabria) e Firenze. V. anche Id., Von der Legende zum Modell: das Interesse an Frankreichs Vergangeheit während der italienischen Renaissance, Basilea- Francoforte, 1994. Da notare l'acutezza del Villani nella falsificazione mediante l' utilizzo di personaggi realmente vissuti fatti agire in modo da dare maggior credibilita' all'invenzione
------------------------------------------------------------------------------------------- Il saggio della dr.ssa Roberta Mucciarelli ci mostra invece la creazione
Dal cinquecento in poi e' stato uso di molti genealogisti alterare i dati della ricerca. ----------------------------------------------------------------
Oggi , a posteriori , ritengo irrinunciabili le mie letture di storia fiorentina La visione di un medioevo cupo e scarsamente vitale che mi aveva conculcato la scuola ha lasciato il posto allo stupore per la forza di certi fermenti che debbono esser visti come pure miscele esplosive la lettura di " Gli uomini d'affari italiani nel medioevo " di Yves Renouard ( Rizzoli editore ) da la visione di una forza innarestabile , fa pensare ad una forza costruttrice che nessuna forza distruttrice puo' fermare E cosi ci pare il medioevo formicolante di spiriti avventurosi spinti dal desiderio della ricchezza a percorrerlo in lungo ed in largo
Certo che difficilmente si sarebbe osato scommettere nel secolo XI dei futuri grandi destini che la storia destinava a Firenze Impossibile allora paragonare Firenze a Pisa Dopo : tutta una serie di circostanze imponderabili inizieranno a concorrere per costruire un futuro radioso per Firenze ed una inesorabile eclissi per la potente repubblica marinara
Non si puo' fare a meno di notare come la storia della guelfissima Firenze e della Toscana costantemente s'incroci e spesso si scontri con il Papato e talvolta (troppo spesso ) con gli interessi nepotistici di questo o quel Papa pieno di ardore di fare di Firenze e della Toscana una proprieta' di famiglia Cosi la guelfissima Firenze vedra' troppo spesso l'ingerenza piu' o meno richiesta del Papa nei suoi affari interni I Papi interverranno suscitando nemici e minacciando la scomunica . La scomunica papale era quanto di piu' temuto in una citta' di mercanti e banchieri : molti principi ne approfittavano per sequestrare le merci fiorentine sulle piazze estere , altri ne approfittavano molto volentieri per bloccare il pagamento dei loro debiti Inoltre il Papato era per i mercanti fiorentini un ottimo cliente : spesso esattori delle decime ecclesiastiche spesso ad anticipare ai Papi prestiti da mal di testa ad interessi ugualmente da mal di testa , spesso a sfruttando le miniere di allume e di rame , spesso in cento altri affari con la corte pontificia . Infine i Medici dovranno ringraziare la sagacia delle trame di Leone X e Clemente VII per l'insignorimento su Firenze . Cio' che non avevano potuto Cosimo il vecchio e Lorenzo il magnifico riusci ai papi medicei
La storia di Firenze e' talmente legata ai traffici mercantili ed alle operazioni bancarie svolte in ogni parte del mondo ( fino ai luoghi piu' sperduti ) che scrivere una storia di Firenze prescindendo da questi traffici e' scrivere una storia monca La storia di Firenze s'intreccia con le vicende dei suoi mercanti . Solo dopo che si avra' una chiara visione dei traffici fiorentini si potra' scrivere la storia di Firenze . Parte della storia fiorentina ha le sue basi fuori della patria Occorre catalogare e regestare i documenti sui mercanti fiorentini presenti negli archivi di mezzo mondo e ad oggi non ancora completamente legati tra loro .
Dice Yves Renouard nel suo " Gli uomini d'affari italiani nel medioevo"
Lo sviluppo economico delle citta' dell'interno e' evidentemente una conseguenza di quello delle citta' marinare : sono queste ultime che hanno rianimat gli scambi internazionali e partecipato direttamente alle crociate. Ma dai loro porti si diramava un' attivita' in incessante processo di crescita . Esse tendevano ad assorbire prodotti suscettibili di esportazione e il legname necessario alle costruzioni navali , cercavano di imporre sui mercati interni le merci importate . Rapidamente nel XII secolo , nelle citta' dell'interno piu' favorite dalla posizione geografica la vita economica si sviluppa con intensita' progressiva . Vi nasce nella maggior parte dei casi e come nelle citta' marinare , a opera delle famiglie feudali o borghesi alle quali la condizione sociale in citta' o proprieta' immobiliari urbane o rurali fornivano rendite in denaro ; tali rendite accumulate costituiscono ordinariamente il primo capitale investito negli affari . Benche inizialmente lo imiti ,l'uomo dell'interno non concepisce gli affari allo stesso modo del'abitante di un grande porto .Per lui non si tratta ne' di navigare sul mare ne' di costruire navi. Il suo orizzonte e' fatto di montagne e foreste ; la cornice della sua citta e' una campagna agricola ; egli pensa del tutto naturalmente a procurarsi cio' che gli manca scambiandolo con i prodotti della terra che lavora per fornirli di maggior valore. Il suo commercio si svolge per via di terra o d'acqua dolce ..
( l'affermazione : "Vi nasce nella maggior parte dei casi e come nelle citta' marinare , a opera delle famiglie feudali " e' ancora fonte di discussione tra gli storici sicuramente tra le famiglie d'una certa borghesia di piccoli proprietari che si era andata formando nel tempo )
E' uscito un bel libro Maria Elena Cortese Il volume, corredato da una ricca appendice di monografie familiari, ricostruisce la struttura politica del territorio fiorentino e prende in considerazione tutti i livelli della società aristocratica tra il tardo X sec. ed il 1150 ca. (marchesi, conti, famiglie non comitali 'multizonali' e 'zonali', stirpi locali di milites) analizzando i molteplici aspetti della costruzione del loro potere (possessi fondiari, castelli, clientele, strategie familiari, relazioni con chiese e monasteri, diritti signorili) ed i legami instaurati con il cuore del comitatus: la città di Firenze.
GLI INIZI DELLA STORIA COMUNALE
Alla morte di Matilde la grande Contessa di Canossa nel 1115 il Comune di Firenze esisteva gia' nel senso che esisteva un ceto dirigente in grado di guidarne la societa' Con la morte di Matilde il Comune puo' iniziare a camminare con le sue gambe . Firenze demograficamente e' una piccola citta' Ma uno sviluppo demografico tumultuoso la attende : la citta' diviene sede di industrie e di commerci ed attira cosi gente dal contado .
http://www.giustiniani.info/orizzontiaperti.pdf
http://www.rm.unina.it/didattica/strumenti/sapori/indice.htm Tratto da Armando Sapori, La mercatura medievale, Sansoni (Scuola Aperta), Firenze 1972 La mercatura medievaledi Armando Sapori
1. La ripresa demografica e la rivoluzione commercialeLa rinascita economica dell'Europa coincise con la rivoluzione commerciale del secolo XII, il cui presupposto era stato il fattore demografico. La diminuzione della popolazione, fermata alla fine del secolo VIII (la pestilenza generale della metà del secolo sarebbe riapparsa soltanto nel 1348), aveva fatto posto a un aumento intorno alla fine del secolo X allorché cessarono le distruzioni e vennero meno le incertezze dei grandi spostamenti dei popoli nomadi: aumento che accelerò il ritmo nei secoli dall'XI al XIII e si protrasse fin quasi alla metà del Trecento. Manca, naturalmente, una documentazione che consenta di esprimere numericamente le fasi di quell'incremento, il quale fu senza dubbio imponente anche se si risolse, come scrive Jacques Le Goff, in "un semplice recupero di poco superiore alla prosperità romana al chiudersi del secolo II". Imponente e determinante perché portò alla inversione di un'altra tendenza: dall'esodo dalle città verso le campagne, iniziato già prima della fine dell'impero, al ritorno della popolazione nei centri urbani sopravvissuti e all'insediamento in villaggi di nuova creazione. In rapporto all'aumento della popolazione ecco l'intensificarsi dell'agricoltura la rivoluzione agricola con l'abbattimento di foreste, il prosciugamento di paludi, il dissodamento e la messa a coltura di terre già improduttive. Un'opera vasta che culminò a metà del Trecento e che, fornendo i mezzi di sussistenza ai lavoratori delle città, rese possibile la ripresa delle manifatture. Via via, infine, che la produzione cresceva, si estendevano i traffici, per altro non limitati a brevi spazi neppure al tempo della cosiddetta economia curtense, e si arrivò lungo il corso appunto dei secoli dal XII al XIV al commercio internazionale. Roberto Lopez ha fatto un accostamento fra le conseguenze della commercializzazione e quelle della industrializzazione dei tempi moderni: conseguenze, s'intende, più modeste allora, ma pure di grande portata. Basti pensare infatti all'influenza che ebbe sulla bilancia commerciale del mondo occidentale che intensificava i rapporti con quello orientale: il lavoro accresciuto nelle officine, e il moto sempre più accelerato dei telai adibiti alla produzione dei panni di lana, e poi di seta e di cotone, la manifattura fondamentale del tempo, consentirono, infatti, di compensare con merci gli acquisti dei beni, appunto dall'oriente, per di più particolarmente cari, senza che dovessero essere ridotte fino all'esaurimento le scarse riserve dell'oro e dell'argento, monetati o no, del nostro continente. a) L'ITALIA ALL'AVANGUARDIA. Questo processo si constata dai paesi mediterranei all'Europa centrale, all'Inghilterra, verificandosi però situazioni diverse sotto gli aspetti quantitativo e qualitativo. Sotto entrambi, la Penisola italiana fu alla testa della ripresa e vi rimase per quasi due secoli di fronte alle altre regioni del mondo occidentale, designata a quella funzione di pioniere e di guida dalla posizione geografica; dal fatto che la sua popolazione aveva subìto perdite minori che altrove (e così al momento del generale incremento demografico partì da una quota più elevata); dal fatto che la maggior parte delle sue città erano rimaste e si erano organizzate di buon'ora a Comuni autonomi (veri piccoli stati, mentre all'estero, nel quadro delle signorie feudali e dell'accentramento monarchico, i Comuni erano piuttosto centri amministrativi). Quelle città inoltre avevano conservato alcune caratteristiche della civiltà romana come la divisione in classi, fra le quali quella dei negotiatores, e il raggruppamento degli artigiani in scholae, secondo la tradizione, appunto, delle antiche corporazioni. Si pensi a Pavia, centro politico fin dal secolo VI. Si pensi a Ravenna, che già sede dell'impero di occidente con gli ultimi imperatori, poi sede del regno ostrogoto, e poi ancora capitale per due secoli dei possedimenti bizantini in Italia, si abbellì di splendidi monumenti proprio allorché altrove si distruggevano le costruzioni romane; e fu centro importante di fiere con merci di tante provenienze, se il seguito di Carlomagno vi comprò stoffe ex transmarinis partibus per farne abiti sontuosi. Si pensi a Roma, centro della cristianità, dove convenivano i pellegrini, signori laici e alti dignitari ecclesiastici, i quali contribuivano con ricchi doni al fasto della corte pontificia e a quello delle basiliche. Si pensi alle città marittime dell'Adriatico e del Tirreno, i cui mercanti già dal secolo IX si erano spostati sulle coste opposte del Mediterraneo dall'Egitto a Costantinopoli. Per concludere sui secoli della preparazione, prima della crociata il Mediterraneo sempre rimasto aperto agli scambi e non chiuso come ha pensato Henri Pirenne durante la fase irruenta dell'avanzata degli Arabi era solcato quasi esclusivamente da navi di città della Penisola. http://www.rm.unina.it/didattica/strumenti/sapori/indice.htm Tratto da Armando Sapori, La mercatura medievale, Sansoni (Scuola Aperta), Firenze 1972
2. Le crociateAI seguito della crociata quegli scambi, divenuti sicuri, sarebbero stati continui e regolari; e il massimo dei vantaggi della congiuntura lo colsero appunto i mercanti italiani che disponevano delle navi per il trasporto dei cavalieri in Terrasanta e assicuravano a loro il rifornimento dei combattenti, dei mezzi bellici e degli approvvigionamenti. Siccome questo avveniva di continuo, si può dire che, per ciò che riguarda i traffici, le molte crociate fossero una sola. In cambio dei servizi resi i mercanti ottennero una quantità di concessioni nelle località conquistate, che si possono compendiare nella denominazione di "stabilimenti italiani in Terrasanta": una banchina nei porti per attraccarvi le navi, e nell'interno un quartiere nel quale avevano le loro abitazioni, i loro magazzini di deposito e le loro botteghe per la vendita, nonché una chiesa, un cimitero, un forno, un bagno pubblico e talvolta, ai margini, un pezzo di terra da far coltivare. Retti da propri consoli che applicavano le leggi delle rispettive repubbliche e avevano giurisdizione anche sugli indigeni, si trattava di vere colonie. Sistemati in quei possedimenti, quei mercanti avevano la possibilità di comprare le merci dei più lontani retroterra portate dalle carovane, merci che avrebbero rivenduto con alti profitti nel continente: non corrispondevano infatti dazi ai signori, o quanto meno notevolmente ridotti; e non correvano l'alea delle rimanenze in quanto conoscevano la loro clientela appartenente alle più alte classi sociali, sempre più esigente in fatto di qualità, alla quale si aggiungeva quella dei ceti medi via via che salivano nel tenore di vita. Furono gli anni dei più grossi guadagni, nerbo a loro volta per altre operazioni. Comunque quegli uomini accorti, che si inserirono abilmente nella congiuntura, non la poterono sfruttare appieno: per il che sarebbe occorso che non rimanessero sulle coste lasciando margini di guadagno agli intermediari carovanieri, ma penetrassero nell'interno dei paesi di origine delle merci. Però i Greci di Costantinopoli controllavano i Dardanelli e gli Egiziani la penisola di Suez, mentre nel Mediterraneo occidentale gli Arabi della Spagna erano padroni dello stretto di Gibilterra. La porta di Suez si provarono a forzarla i crociati, ma fallirono con le due imprese, la terza e la sesta, durante le quali morì l'imperatore Barbarossa e fu fatto prigioniero Luigi IX re di Francia. E così rimasero chiusi il Mar Rosso e l'Oceano Indiano. Conquistarono invece l'accesso all'Asia attraverso alla quale poi, favoriti dall'improvviso abbandono da parte dei successori di Genghiz Khan delle invasioni mongoliche che si erano spinte fino alle soglie dell'occidente, si portarono (vedi Marco Polo) fino a Pechino in virtù di una spregiudicata iniziativa di Venezia, il dirottamento della quarta crociata su Costantinopoli che inferse all'Impero bizantino un colpo da cui non si sarebbe ripreso: nell'Impero latino d'oriente, infatti, creato in quell'occasione e caduto dopo poco più di un cinquantennio e questa volta per la manovra dei Genovesi rivali sempre più accaniti dei Veneziani salirono al trono i deboli Paleologi. La lotta fra le città del Golfo e della Laguna si concluse con la sconfitta di Genova; ma se Venezia raggiunse l'apogeo, maturavano per lei i tempi duri dei secoli successivi culminati con l'avanzata dei Turchi. Anche sulla terza via, quella dell'Atlantico, ebbero successo. Dopo aver raggiunto alla fine del Dugento lInghilterra, ai primi del secolo XIV navi genovesi e veneziane gettavano lancora nel porto di Bruges, e con questo si collegava via mare il più grande impero commerciale del Mediterraneo con il più piccolo ma efficiente impero degli Anseatici, padroni dei mari del nord: fatto importante soprattutto perché lo stimolo alla navigazione atlantica avrebbe aperto la via alla possibilità dei viaggi di scoperta, mentre dal punto di vista pratico, immediato, quella importanza era minore, perché la rotta marittima da Venezia a Bruges era troppo lunga e più costosa dei percorsi terrestri attraverso ai quali da tempo quei due imperi si erano congiunti. http://www.rm.unina.it/didattica/strumenti/sapori/indice.htmTratto da Armando Sapori, La mercatura medievale, Sansoni (Scuola Aperta), Firenze 1972
Una visione molto diversa sullinflusso delle crociate LE GOFF, La civiltà, ecc., cit., pp. 94-95.Senza dubbio la crociata è apparsa anche se questo impulso non era chiaramente né formulato né sentito dai crociati per i cavalieri e i contadini dell'XI secolo uno sfogo al troppo-pieno dell'occidente, e il desiderio di terre, di ricchezze, di feudi oltremare è stato la primordiale attrattiva. Ma le crociate, anche prima di chiudere il bilancio con uno scacco completo, non hanno appagato la sete degli occidentali, e questi hanno dovuto cercare rapidamente in Europa, e dapprima nello sviluppo agricolo, la soluzione che il miraggio di oltremare non aveva loro consentito. Fronte di combattimenti, la Terra Santa non è stata quel focolare di acquisti, buoni o cattivi, che storici ingannevoli hanno piacevolmente descritto. Le crociate non hanno arrecato alla cristianità né lo sviluppo commerciale nato da rapporti anteriori con il mondo musulmano e dallo sviluppo interno dell'economia occidentale, né le tecniche e i prodotti venuti per altre vie, né l'attrezzatura intellettuale fornita dai centri di traduzione e dalle biblioteche di Grecia, di Italia (innanzi tutto di Sicilia) e di Spagna dove i contatti erano diversamente stretti e fecondi che non in Palestina, neppure quel gusto del lusso e quelle abitudini molli che moralisti arcigni di occidente credono essere l'appannaggio dell'oriente e il dono avvelenato degli infedeli ai crociati ingenui e senza difesa davanti agli incanti e alle incantatrici d'oriente. Senza dubbio i vantaggi ritratti soprattutto, non dal commercio, ma dal nolo dei battelli e dai prestiti consentiti ai crociati hanno permesso a certe città italiane (Genova e Venezia principalmente) di arricchirsi rapidamente; ma che le crociate abbiano suscitato il risveglio e lo sviluppo del commercio della cristianità medievale, uno storico veramente tale non lo può più ammettere. Che esse abbiano invece contribuito all'impoverimento dell'occidente, in particolare della classe cavalleresca, che lungi dal creare l'unità morale della cristianità esse abbiano fortemente contribuito a inasprire i contrasti nazionali nascenti (basta, fra le numerose testimonianze, leggere il racconto della seconda crociata a opera di Eudes de Deuil, monaco di Saint-Denis e cappellano del capetingio Luigi VII, dove si esaspera a ogni episodio l'odio fra Tedeschi e Francesi, e pensare a quello che sono stati in Terra Santa i rapporti per esempio fra Riccardo Cuor di Leone e Filippo Augusto o il duca di Austria che al suo ritorno si affretterà a farlo prigioniero), che esse abbiano scavato un solco definitivo fra occidentali e bizantini (da una crociata all'altra si accentua l'ostilità fra Greci e Latini la quale si concluderà nella quarta crociata con la presa di Costantinopoli da parte dei crociati nel 1204), che lungi dal mitigare i costumi, la furia della guerra santa abbia condotto i crociati ai peggiori eccessi, dai pogrom perpetrati sulla loro strada ai massacri e ai saccheggi (di Gerusalemme per esempio nel 1099, e di Costantinopoli nel 1204 come possiamo leggere nelle narrazioni dei cronisti sia cristiani sia musulmani sia bizantini), che il finanziamento della crociata sia stato il motivo o il pretesto dell'appesantimento della fiscalità pontificia, della pratica inconsiderata delle indulgenze, e che finalmente gli ordini militari impotenti a difendere e a conservare la Terra Santa si siano ripiegati sull'occidente per abbandonarvisi a ogni sorta di esazioni finanziarie o militari, ecco di fatto il pesante passivo di queste spedizioni. lo non vedo altro che l'albicocca come frutto possibile riportato nelle crociate dai cristiani.
3. Le fiere di ChampagneLungo le strade di terra, e quando fosse possibile quelle fluviali, quegli incontri fra le civiltà più avanzate del sud e del nord del continente avvenivano nel breve territorio della Champagne, nel quale si tenevano le famose fiere, il più grande mercato internazionale del tempo, e permanente per lavvicendarsi senza discontinuità nel corso dell'anno delluna all'altra in località vicinissime fra loro, a Provins, Troyes, Saint-Ayoul, Bar-sur-Aube. Frequentate da operatori di ogni provenienza, vi si trattavano merci d'ogni dove, dalla Russia all'oriente mediterraneo, dall'Inghilterra alla Spagna. Naturalmente dominatori furono i mercanti italiani, non soltanto per la quantità di capitali di cui disponevano, ma anche perché potevano estendere con i contratti di cambio il raggio del loro credito a molti centri di mercato in cui avevano affari gestiti da loro rappresentanti, i fattori delle "compagnie" (società commerciali di cui parleremo avanti), e soprattutto per lo stato avanzato della loro esperienza. A loro, infatti, si deve la impostazione di istituti di diritto: con la vendita su campione ecco la borsa merci; con lo stabilire a chiusura di ogni fiera la differenza fra crediti e debiti per le operazioni di compravendita effettuate, e portare il saldo, precisato nella "lettera di fiera", a pagamento nel prossimo raduno, ecco la stanza di compensazione. Tutto questo portò a una unificazione della tecnica commerciale, giovevole allo sviluppo generale, appunto, dei commerci. In quei convegni internazionali, infine, uomini che parlavano lingue diverse e che avevano usi e costumi diversi prendevano ad avvertire, inconsapevolmente ma sempre meglio, quel senso dell'Europa che già era balenato nel trovarsi insieme dei cavalieri crociati lungo le vie dalla Scozia alla Palestina. Il che richiama la funzione delle Olimpiadi del mondo greco nelle quali, nonostante i molti dialetti e le rivalità fra le tante città, si formò l'unità morale dell'Ellade. Le fiere di Champagne furono fiorenti fino a che la regione fu retta dai conti, la cui politica scorte armate ai mercanti lungo le strade di accesso, e all'interno immunità, esenzione da tassazioni, garanzia degli impegni contrattuali assicurata mediante il sigillo di fiera ne aveva fatto un'oasi di tranquillità; e presero a decadere da quando la regione fu incorporata nel regno di Francia, tormentato da eventi politici e noto per il suo fiscalesimo. D'altronde, però, si può dire che allora avevano esaurito la loro funzione. Molte città da Bruges a Firenze, a Venezia e a Genova, erano a loro volta divenute centri di mercato nei quali si trovavano tutti i beni che potessero essere richiesti. Inoltre e infine, questi centri si raggiungevano, come si è detto or ora, non soltanto per via di terra, ma anche con la navigazione atlantica. http://www.rm.unina.it/didattica/strumenti/sapori/indice.htmTratto da Armando Sapori, La mercatura medievale, Sansoni (Scuola Aperta), Firenze 1972
4. Le merci del commercio internazionaleLe merci si distinguevano in "grosse" e "sottili", e in base a questa dizione si è ritenuto a lungo che gli articoli ricchi costituissero il nerbo del commercio internazionale in quanto, poco ingombranti, erano facilmente trasportabili a grandi distanze senza notevoli spese, e per il loro alto pregio, anche se trattati in piccole partite, davano alti guadagni (per esempio perle e pietre preziose, profumi, spezie per la cucina e qualche materiale tintorio più caro, come la grana e la cocciniglia). Se fosse stato così, il traffico internazionale avrebbe impegnato pochissimi trasporti. Invece per le vie di terra e per quelle marittime circolavano in larga prevalenza carichi di merci povere o relativamente povere o comunque pesanti: generi alimentari richiesti dai paesi che ne erano privi o ne scarseggiavano in momenti di carestia o di guerra, e anche altri beni di cui si aveva un vero urgente bisogno non solo per la sussistenza. È il caso, per dirne una, del legname, indispensabile agli Egiziani per costruire, prima e più ancora nel corso delle crociate, navi per trasporti militari: lo avevano dai mercanti italiani che lo traevano dalle zone alpine della Dalmazia, e poi con i guadagni ritratti incrementavano a loro volta le flotte dei loro comuni contro gli infedeli. Pochi accenni ad alcune merci "grosse" più significative perché su di esse fece leva la politica degli stessi stati. a) IL SALE. Indispensabile alla cucina, richiesto per la conservazione del pesce di cui si faceva largo uso per i digiuni della Chiesa (mentre carne e pesci salati costituivano con le gallette le scorte alimentari dei viaggi per mare) era anche mezzo di imposizione dei pubblici poteri. Venezia, che pure ne traeva molto dalle sue lagune, monopolizzò il sale di Cipro e lottò con Genova e con Pisa per quello della Sardegna e della Sicilia, delle Baleari e dell'Africa del Nord. Un'altra controversia che si risolse con le armi si sarebbe avuta nel primo decennio del Cinquecento per la concorrenza fra le saline di Cervia e quelle di Comacchio: le prime di Giulio II e le altre di Alfonso d'Este duca di Ferrara, che in Piemonte e in Lombardia praticava prezzi più bassi di quelli del sale pontificio. b) IL VINO. Si esportava da alcune zone della Grecia, di Rodi, di Cipro, e in maggior quantità dalla Francia che aveva i più grandi vigneti. Henri Pirenne ha scritto che nel secolo XII avrebbe sollecitato la navigazione atlantica e avrebbe influito sul diritto commerciale. Yves Renouard ha documentato che le esportazioni dalla Borgogna nel 1308-1309 raggiunsero la punta massima di 102.704 tonneaux equivalenti a 850.000 ettolitri; dopodiché, riferendosi ai dati statistici del secolo XX, e trovato che nel 1900 la esportazione dei vini di Bordeaux era di 735.000 ettolitri, e nel 1950 quella da tutta la Francia di 900.000, ha concluso che "le cifre della esportazione del vino nel Medioevo erano di importanza moderna". c) IL GRANO. La sua produzione, rilevante nelle Puglie e in Sicilia (anche là una politica del grano degli Angioini), nonché nella Dalmazia e in alcune zone del Mar Nero, si aveva in altre località indicate nelle "pratiche di mercatura" (v. più avanti) insieme con le equivalenze delle misure di capacità fra l'una e l'altra. Dice Ruggiero Romano che se ognuna di quelle "corrispondenze" fosse una "via del grano", ossia se esse facessero testimonianza di scambi effettivi, si rivoluzionerebbero le attuali conoscenze: questo cereale avrebbe circolato per brevi tratti anche a grandi distanze, più di qualsiasi altra merce del tempo. Qualche cifra a prova di spostamenti a distanza di grosse partite. Nel 1276 Benedetto Zaccaria ( v. LETTURA 13) scaricò nel porto di Genova 10.000 mine di grano mercantile caricato sulle sue navi in Dalmazia; nel 1329 la compagnia fiorentina degli Acciaioli trasse dalla Puglia 114.000 salme corrispondenti a circa 136.000 tonnellate. Non per nulla Venezia e Firenze ebbero duri contrasti per accaparrarsi la produzione del Mezzogiorno.d) LA LANA. La maggior parte delle imbarcazioni che dal secolo XIII partivano dai porti delle isole britanniche avevano nella stiva i velli delle numerose mandrie che pascolavano attorno ai manors dei signori e dei grandi monasteri: velli portati soprattutto in Fiandra e in Italia. La sola Firenze, che ai primi del Trecento confezionava in 300 botteghe centomila pezze, usava per quelle di prima qualità (lavorate nei fondachi di San Martino) le sole lane inglesi, e per i panni di minor pregio la lana di altre provenienze, soprattutto del sultanato di Algarve (lana e panni di Garbo). Quella materia prima era così importante che l'Inghilterra vi impostò una sua politica, come si è detto che Venezia l'aveva impostata suI sale e gli Angioini sul grano. Ne favorì l'esportazione fino a che la manifattura indigena era rudimentale e i dazi percepiti all'uscita dei sacchi di lana dai porti di raccolta (stapola) costituivano i cespiti maggiori delle finanze regie; e la ostacolò a mano a mano che quella manifattura, fattasi le ossa, prese a esportare tessuti. e) IL COTONE E I TESSUTI DI COTONE. Il cotone si produceva in molte località: a detta del Pegolotti il più scadente era quello di Sicilia; di media qualità quello della Spagna, della Grecia, di Cipro, di Malta, di Creta, e in Italia delle Puglie e della Calabria; il migliore era prodotto nella Siria, ad Aleppo e soprattutto a Damasco. Così i mercanti genovesi e veneziani andavano a cercarlo fuori della cristianità. Fra i tessuti di cotone, i fustagni entrarono di buon'ora nel circuito del commercio internazionale: fabbricati dapprima quasi tutti in Italia, più che altro nel nord, scrive Franco Borlandi (a cui si deve lo studio più ricco di dati in proposito) che invasero nel secolo XII i mercati mediterranei da Costantinopoli all'Egitto alla Francia meridionale alla Spagna, e col Trecento si erano diffusi nell'Europa centrale da Basilea a Norimberga, nella Boemia, e avevano raggiunto le Fiandre e l'Inghilterra. Non erano un bene ricco; e povero addirittura era il materiale, il guado, che serviva per la tintura di quei panni e che, sebbene ingombrante, via via che i fustagni furono prodotti più largamente anche fuori d'Italia, fu portato esso pure a grandi distanze e in grandi quantità. L 'autore dice di carichi che avrebbero occupato "una dozzina di carri ferroviari attuali". Il traffico del guado, conclude, "espresso in cifre monetarie superò il livello toccato da quello complessivo degli altri articoli tintorii più ricchi". f) L'ALLUME. Pressoché esaurite, e comunque abbandonate, le miniere del tempo romano dell'Aragona, del Tirolo, della Sicilia, di Ischia e di Volterra, questo minerale si trovava soltanto in partibus infidelium sulle coste dell'Asia Minore. Necessario per sgrassare le fibre e fissare il colore dei panni, nonché per alcune lavorazioni del cuoio e delle pelli, i mercanti delle repubbliche marinare italiane lo acquistavano a Focea, centro della produzione, e a Smirne e in Siria, dove era raffinato, e lo diffondevano dovunque si trovasse una manifattura di panni, il che vuol dire attraverso tutte le strade dei traffici. Dopo che Genova nel 1267 si impadronl di Focea, monopolista divenne Benedetto Zaccaria che lo estraeva con il propri mezzi e lo trasportava con le proprie galee. L 'impresa continuò in mano dei Genovesi fino al 1455 quando i Turchi presero Focea. Poco dopo, un fortunato esame della particolare configurazione rocciosa delle colline presso Civitavecchia nel territorio pontificio portò a trovare un altro, grande giacimento, ed ecco l'allume di Tolfa che risolse la crisi da cui erano state colpite le manifatture tessili del mondo cristiano. Un'idea dell'importanza della scoperta si può desumere dall'annunzio dato da Pio II ("abbiamo vinto la più grande battaglia contro i Turchi") e dalla denominazione di "allume della santa crociata". Ecco ancora una volta un atto politico, la politica dell'allume, con la diffida che il pontefice fece ai principi cristiani di fare entrare nei loro stati l'allume comprato dagli infedeli. g) GLI SCHIAVI. Nella cornice della morale cristiana, agente di trasformazione della schiavitù pur senza il proposito di sopprimerla; nel quadro delle deliberazioni dei concilii, intese al miglioramento delle condizioni materiali e morali degli schiavi, pur senza prendere atteggiamento contrario alla istituzione; sullo sfondo della politica della Chiesa, mirante soprattutto a che gli schiavi non rafforzassero le forze militari degli infedeli, gli schiavi si vedono in movimento dall'Europa centrale alla Penisola Iberica, dalle coste dell'Asia Minore a quelle africane, mutando i soggetti e cambiando le direzioni in rapporto con le vicende politiche. Non si pensi però agli schiavi di una Roma prima della pace romana o a quelli del periodo carolingio. E anche quando divamperanno le lotte per la conquista araba e la riconquista e i combattimenti crociati, sono da tener presenti i trattati fra i principi e i Comuni italiani e i principi musulmani per lo scambio di prigionieri. In sostanza ora lo schiavismo sarà alimentato tutto dalla "tratta". A parte la vendita ai sultani per rafforzare le truppe scelte dei mamelucchi, gli schiavi, maschi e femmine, erano richiesti prevalentemente per usi domestici, nonché in minor misura per i lavori, in specie agricoli, soprattutto presso gli stabilimenti italiani in Terrasanta. Un principio di documentazione a questo proposito risale ai primi anni delle crociate, e la documentazione si allarga al seguito della deviazione degli interessi dei mercanti italiani dalla Siria e dalla Palestina verso le isole dell'Egeo, Alessandria d'Egitto, Costantinopoli, il Mar Nero. Si può aggiungere che la mano d'opera schiavistica ebbe un qualche peso anche in zone (non però italiane) dove sono provati finanche aspri interventi dei lavoratori liberi per ovviare al danno della concorrenza degli schiavi. Pertanto: numero limitato degli schiavi, vasto raggio dei loro spostamenti, e guadagni notevoli ottenuti dai mercanti dalla loro vendita. Fino a poco tempo fa quel commercio era stato studiato soprattutto sotto gli aspetti giuridico e sociale, e ora anche in funzione economica, secondo lo schema suggerito da Marc Bloch, nelle molte opere di Charles Verlinden. http://www.rm.unina.it/didattica/strumenti/sapori/indice.htm Tratto da Armando Sapori, La mercatura medievale, Sansoni (Scuola Aperta), Firenze 1972
5. Le vie dei trafficiGli innumerevoli spostamenti dei mercanti, almeno fino alla età del secolo XIV quando, lo vedremo in seguito, gli uomini di affari presero a divenire sedentari, si inquadrano nella grande mobilità degli uomini del tempo che si muovevano con estrema frequenza a brevi distanze e spesso anche a distanze enormi. Si pensi ai pellegrini, dalla Scozia a Compostella e a Gerusalemme, agli ecclesiastici di vari gradi che si portavano a Roma, ai missionari. I primi circolavano entro i limiti del mondo cristiano, gli altri anche al di là. Si seguivano le vie marine, i corsi dacqua e le vie di terra. Per mare si correvano rischi gravi che per i mercanti potevano implicare la perdita totale delle merci con quella della nave dovuta alle tempeste se colpita al largo, agli incendi e ai pirati compresi i signori delle città costiere che intercettavano e rapinavano i naviganti e si appropriavano per il diritto di albinaggio di quanto potesse rimanere dai naufragi presso la terra. Per contro cerano i vantaggi: poter fare grossi carichi che per terra avrebbero richiesto teorie di muli e di carretti; non pagare tanti balzelli che per terra erano dovuti a ogni passo per lestremo frazionamento politico dei territori; essere liberi dalle pastoie delle leggi corporative e così via. Ci poteva essere inoltre il beneficio della relativa rapidità, sintende a seconda dei percorsi e delle stagioni. C'era infine il beneficio della scelta, se si trasportavano merci ingombranti o no e povere o ricche, fra i tipi di imbarcazioni che i carpentieri del mediterraneo occidentale moltiplicavano sui modelli greco-romani modificati nei cantieri bizantini. Le vie fluviali facevano risparmiare esse pure delle spese di trasporto e, trattandosi per lo più di scafi non pesanti si potevano portare a terra in caso di bisogno. Le vie di terra, a ogni modo, sopportavano il peso più grande dei traffici. Non si trattava delle strade del mondo romano, diritte e ben lastricate, fatte per il passaggio delle legioni e dei funzionari; ma i mercanti preferivano alla qualità la quantità, ancorché fossero per lo più sentieri impervi fra i monti, viottoli fra le boscaglie, tracciati rudimentali nelle pianure scoperte. Nell'insieme costituivano una rete abbastanza fitta che si prestava, in caso di necessità e magari all'ultimo momento, a cambiare litinerario stabilito. Senza dubbio la circolazione era lenta. Né vale la pena di insistere sui dati che abbiamo, non soltanto perché pochi ma anche diversi per uno stesso percorso: diversità che è notevole se si tenga conto della qualità delle persone che lo effettuavano e delle circostanze accidentali. Quello che preme piuttosto è constatare tanto più che si continua a ripetere che i mercanti non avevano nozione del tempo che il mercante il tempo lo considerava un fattore che incideva sulle spese e quindi sui profitti, e che faceva del suo meglio per abbreviarlo. Già nel secolo XI seguiva le strade lungo le quali la Chiesa stabiliva gli ospizi per i pellegrini, per riposarsi e riparare le merci durante la notte e per ferrare le bestie. In seguito i mercanti si costituirono punti di appoggio nei quali fissavano loro incaricati che tenevano cavalli di ricambio e cercavano di stabilire orari regolari di partenza. Così nel Dugento l'Arte di Calimala faceva muovere giornalmente, da Firenze e dalla Champagne, due messi che portavano la corrispondenza dei consoli e degli operatori economici. E ai primi del Trecento i corrieri di Venezia, pure regolari, raggiungevano Bruges in una settimana. Più significativo, infine, è un episodio di cui nel 1336 furono protagonisti la Chiesa (l'organizzazione più efficiente dell'epoca), e una compagnia fiorentina, episodio raccontato da Yves Renouard. Quando Benedetto XII volle mandare una partita di grano agli Armeni per il timore che stremati da una lunga e grave carestia abiurassero la fede cristiana, passarono decine di giorni prima che l'ordine giungesse alla società fiorentina dei Bardi, a cui affidò l'operazione, e le disposizioni arrivassero ai funzionari delegati al controllo; mentre i Bardi in meno di venti giorni fecero pervenire le istruzioni ai fattori in Puglia, questi comprarono le 7000 tonnellate richieste, provvidero a trovare i noli e fecero salpare le navi da Napoli.
http://www.rm.unina.it/didattica/strumenti/sapori/indice.htm Tratto da Armando Sapori, La mercatura medievale, Sansoni (Scuola Aperta), Firenze 1972
LE MURA E L' INCREMENTO DEMOGRAFICO
Non mi pare che nessuno abbia mai utilizzato come indice la superfice utilizzata Le mura completate nel 1173 portano l'area a disposizione a circa 3 volte . La città raggiunse così una superficie di circa 75 ettari contro i 24 della città romana. Se le circa 90-100.000 persone ipotizzate ai primi del trecento rendevano brulicante la citta voleva dire che questa era stata costruita per circa 80-90.000 E' probabile che nel 1173 si potesse parlare di circa 25.000--30.000 persone, anzi considerando che vi era chi aveva costruito fuori mura 35.000-40.000
Ci sono pochissime notizie dei primi anni della vita comunale : pochi sono i documenti a cui appoggiare le supposizioni
Il cronista Senzanome accenna all'esistenza dei consoli nel 1125
Conosciamo i nomi di quattro consoli nel 1138 sena che sia possibile individuarli :
Lo sviluppo demografico della citta' e' tumultuoso Dal contado non vengono solamente contadini ma anche piccoli signori di comunita' Non possiamo e non dobbiamo trascurare le conseguenze sociopolitiche di questo sviluppo demografico destinato a mutare i rapporti di forza Gli antichi rapporti di potere sono costantemente rimessi indiscussione dal numero della gente nuova
La divisione della citta' in "Sesti" risaliva intorno al 1172-74, all'epoca della realizzazione della nuova cinta muraria , quando il comune di Firenze abbandono il sistema classico della divisione urbana in quattro quartieri . che prendevano nome dalle quattro principali porte della citta' San Pancrazio , Duomo , San Piero , Santa Maria Ad ognuno dei Sesti (o Sestieri) che ne nacquero fu assegnata probabilmente nello stesso tempo, una giurisdizione rurale Il popoloso quartiere di Santa Maria fu diviso nei due sesti di San Pier Scheraggio e di Borgo Santi Apostoli e fu inoltre creato il sesto d'Oltrarno Porta san Pier Maggiore, Porta Duomo, Porta san Pancrazio divennero sesti conservando il loro antico nome , ma incrementando i loro territori , comprendendo oltre oltre alle contrade fra le antiche e nuove mura anche le parrocchie situate dinanzi a queste ultime Altrove : L'aumentato gettito delle imposte favori senza dubbio anche la realizzazione delle importanti opere pubbliche che furono costruite durante l'epoca podestarile di Ottone e Alberto da Mandello e di Ugolino Grotto da Pisa (1218--1220 circa) si deve ascrivere l'accrescimento della seconda cerchia delle mura, la cui costruzione era iniziata intorno al 1172, fino ad includervi gradualmente anche la zona d'Oltrarno. Tale ampliamento della citta',che prima era divisa in quartieri , rese necessaria la sua nuova divisione in sesti (testimoniata per la prima volta nel 1194 infatti si trovano menzionati ASF diplomatico Luco 9 marzo 1193-94 un terreno una piazza e una torre "sexte partis Ultra Arnum " espressione che sembra alludere al sesto d'Oltrarno) Santini ritiene invece che questa divisione in sesti non si sarebbe completata prima del 1220 (in verita' esiste una lunga lista di cittadini di Porte Sancti Pancratii che giurano la Lega Toscana nel 1198 Santini : Nuovi documenti pg 288) Nello stesso tempo furono gettate le basi anche del secondo ponte sull'Arno , quello alla carraia, che gia' nel 1225 veniva contrapposto, quale Ponte Nuovo, al Pons Vetus. Nel 1237 ,quando era podesta un altro membro della famiglia milanese dei da Mandello, Rubaconte, si inizio la costruzione del terzo ponte che da lui prese il nome. Infatti ,secondo il cronista Paolino Pieri , il podesta stesso "piu' ceste ancora poi vi porto' di calcina, et di pietra sul collo suo per ricordanza". Rubaconte venne riconfermato in ufficio, per sei mesi, anche nel 1238 e in questo anno "si cominciaro li Fiorentini a lastricare Firenze , che infino allora non era lastricata "
Errore del Villani: i cronisti quando parlano di cose accadute vicine ai loro tempi...........
Il Villani incorre in una grave svista , nel riferire della costruzione della nuova cerchia di mura avvenuta un 150 anni prima del suo narrare , data questa costruzione al 1078 cioe' cento anni prima della data reale , cosa che fa esclamare a Enrico Fiumi
<< ..Le cronache medioevali hanno valore solo per i tempi vissuti dall'autore. Quando si pensi ,ad esempio , che il Villani , che pure e' uno dei cronisti piu' avveduti , sbaglia di un buon secolo l'epoca della seconda cerchia , la cui costruzione non era stata esageratamente lontana da lui , dobbiamo veramente sorridere di coloro che , per fatti e persone del secolo XII o dei primi del duecento , affidano i loro giudizi alla narrazioni del Malispini , di Dante , dello stesso Villani pag. 16 <<Fioritura e decadenza dell'economia fiorentina>>
Gia' dagli anni 80 del secolo XII ci sono noti forti contrasti tra le famiglie del ceto dirigente fiorentino. Gli scontri tra gli Uberti e i Consoli , inseriscono un seme di discordia all'interno del ceto dirigente e costringono il passaggio dal sistema consolare al sistema podestarile
Acuta e' l'analisi della dottoressa Silvia Diacciati che esamina tutto il primo cinquantenio del duecento Una serie di saggi http://www.fupress.net/index.php/asf/article/view/9824/9118 Popolo e regimi politici a Firenze nella prima metà del Duecento A proposito di A History of Florence. 1200-1575 di John Najemy Consiglieri e consigli del Comune di Firenze nel Duecento. A proposito di alcune liste inedite Che culminano nel libro :
Da inserire in questo arco temporale
Proprio nel primo cinquantenio del XIII secolo si acuiscono i contrasti nel ceto dirigente con la divisione dei milites in Guelfi e Ghibellini , divisione che tende a coinvolgere tutto il resto della popolazione Questa divisione secondo i cronisti trova la sua origine nel 1216 Oggi si concorda nel dire che le conseguenze della divisione in guelfi e ghibellini esplicheranno l'effetto molto piu' tardi E' estremamente interessante lo studio di Enrico Faini
Schiacciato tra due macine l'impero ed il papato capaci di intervenire sulla vita interna ed esterna fiorentina il popolo deve subire le parti e probabilmente se ne lascia coinvolgere . Il popolo fiorentino ( inteso come la borghesia commerciale ed industriale ) assume un suo ruolo ben definito nel decennio 1250 1260 : si apre la fondale esperienza de " Il primo Popolo " Dove gli artigiani e i mercanti assumono per un decennio la guida del Comune ponendo le basi del futuro regime popolare
Nel 1266 Firenze vede il ritorno del trionfante partito guelfo . Si apre un periodo di vendette e di lotte di potere tra i vincitori
In realta' il quadro politico comunale e' oramai cambiato. La ricca borghesia fiorentina e' oramai consapevole della sua forza politica E la nobilta' guelfa e' sostenuta al potere solo dal timore delle armi di Carlo d'Angio' re delle due Sicilie il vincitore di Benevento
Salito al soglio pontificio Gregorio X nel , si rese conto che , se non si sottreva alle prepotenze dei francesi ( quelli di Parigi e quelli di Napoli ) rischiava di divenire solo il loro capellano. Penso quindi di richiamare nel gioco politico i Ghibellini italiani Era la solita tattica del Papato , pronto ad allearsi col nemico vinto quando l'amico vinceva troppo e minacciava di divenire il padrone assoluto della penisola. I signori di Saluzzo e del Monferrato furono indotti a ripudiare l'alleanza con gli Angio' . Il ghibellino Ottone Visconti fu nominato arcivescovo di Milano. Firenze fu invitata a riportare la pace fra le due fazioni in modo che i guelfi non prendessero un decisivo sopravvento sui ghibellini. E la corona d'imperatore rimasta senza titolare dopo la morte di Corradino , e che i Francesi cercavano di far assegnare ad uno dei loro principi , venne data con una manovra sotto banco a Rodolfo d'Asburgo , che era stato alleato degli Hoenstaufen. ( Montanelli : Storia d'Italia )
Gregorio X muore nel 1276 Quattro papi si succedono nel corso di quattro anni
Nel 1280 il Cardinale Latino tenta la pacificazione della citta' e fa giurare le paci tra guelfi e ghibellini
Nel 1280 sale al soglio pontificio un papa francese Simone de Brie col nome di Martino IV
Carlo d'Angio' colpevole d'una amministrazione scellerata ( finanze dissestate , amministrazione nel totale disordine ) stava passando un mucchio di guai Aveva posto la capitale del regno a Napoli ridotto la Sicilia e Palermo ad un ruolo di secondo piano Grande era il malcontento a Palermo sfociato il 31 marzo 1282 nei Vespri siciliani I Siciliani ricorsero al Papa Martino IV chiedendogli di assumere posizione a loro favore Ma il Papa francese non se la senti di mettersi contro i francesi ed anzi diede mano libera a Carlo per rioccupare l'isola I Siciliani ricorsero allora all'aiuto di Pietro d'Aragona offrendogli la corona in cambio del suo aiuto Dopo vicissitudine varie e complicazioni diplomatiche gli Angio' persero l'isola Nel 1302 divenne re di Sicilia Federico d'Aragona
In tutto questa confusione Carlo aveva ben altro da fare che occuparsi di Firenze Martino IV era un papa troppo debole per esercitare alcuna pressione Era la grande occasione per il popolo grasso fiorentino !
Nel 1282 istituzione dei Priori che si contrappone ed infine sostituisce i 14 Buonuomini istituiti dal cardinale Latino
Nella vita politica fiorentina il 1282 segna una tappa fondamentale in quanto proprio in questo anno , furono istituiti i Priori delle Arti : fatto che il Davidsohn considero' "uno dei piu' importanti mutamenti statutari che la citta'-repubblica abbia conosciuto e che decise del suo avvenire democratico "............ Cosi comincia un libro che merita di essere consultato : "Archivio delle Tratte" : introduzione ed inventario a cura di Paolo Viti e Raffaella Maria Zaccaria , pubblicato nel 1989 a cura del Ministero per i beni culturali e ambientali --pubblicazioni degli archivi di stato --strumenti CV dicono i curatori : Le pagine che seguono non hanno ne' la funzione , ne' la pretesa di disegnare la storia politico-istituzionale fiorentina per i secoli XIII-XVIII , bensi'soltanto lo scopo di avviare ad un organica lettura dell'inventario dell'Archivio delle Tratte. Questa introduzione intende quindi , esclusivamente fornire , a grandi linee , il quadro della realta' storica , politica , istituzionale in cui si svolse l'attivita' dell'ufficio delle Tratte , proprio per evidenziarne i momenti di maggiore importanza in un ampio e assai diverso spazio di tempo
I PRIORI NEL PERIODO 1282--1532
Bibliografia Viti Paolo e Zaccaria Raffaella Maria Archivio delle tratte
Raveggi Sergio http://193.205.4.30/fileadmin/uploads/risorse/medievale/fonti_strumenti/raveggi_priori.docIl professor Raveggi elenca Priori e Gonfalonieri dalle origini fino al 1343 Vengono identificate le famiglie
Barbadoro Bernardino Consigli della Repubblica fiorentina (1301-1315) In appendice : Priori e Gonfalonieri dal 15 febbraio 1301 al 15 febbraio 1315 Dei Priori e dei Gonfalonieri vengono identificate le famiglie come da "Priorista" Mariani
Marchionne di Coppo Stefani Cronaca Fiorentina Firenze Libri : memorie italiane studi e testi collana diretta da Giovanni Cherubini ,Giuliano Pinto, Andrea Zorzi Priori e Gonfalonieri dalle origini allaprile 1386 + La cronaca fiorentina compare anche nelle "Delizie degli eruditi toscani" http://www.carnesecchi.eu/libri.htm
Diario di anonimo fiorentino (1382-1401 ) Alle bocche della Piazza a cura di Anthony Molho e Franek Sznura Leo Olschki editore
Pagolo di Matteo Petriboni Matteo di Borgo Rinaldi Priorista ( 1407-1459 ) Gabriella Battista e Jacqueline Gutwirth Istituto nazionale di studi sul rinascimento
Edited by David Herlihy, R. Burr Litchfield, Anthony Molho and Roberto Barducci FLORENTINE RENAISSANCE RESOURCES: Online Tratte of Office Holders 1282-1532 http://www.stg.brown.edu/projects/tratte/
Ecco il link allo studio del prof.Sergio Raveggi http://www.storia.unisi.it/fileadmin/uploads/risorse/medievale/fonti_strumenti/raveggi_priori.doc
Questo studio era gia' stato affrontato a cavallo del settecento dal Benvenuti e dal Mariani in forma manoscritta ( ASFi) Lo studio del Raveggi lo mette a disposizione tramite internet a tutti coloro che sono impossibilitati ad accedere alle risorse dell'archivio . Questo studio e' di altissima affidabilita'
In rete possiamo trovare anche il vasto studio sulle tratte http://www.stg.brown.edu/projects/tratte/ che copre tutto l'arco 1282--1532 Studio vastissimo che comprende Gonfalonieri e Priori , Buonuomini , Gonfalonieri di compagnia , consoli delle arti e che assegna anche una cognomizzazione ai vari eletti ma che non sempre e' interamente affidabile
La cronaca fiorentina di Marchionne di Coppo Stefani , che e' inserita nelle Delizie degli eruditi toscani di padre Ildefonso e' corredata dalla serie di Priori che copre il periodo 1282--1386 ma che non assegna ( e non potrebbe ) cognomizzazioni agli eletti. I link ( libri google ) ai vari tomi delle Delizie li troviamo in questa stessa pagina. Tra le opere edite e' giusto ricordare : I consigli della Repubblica fiorentina a cura di Bernardino Barbadoro ( copre il periodo 15 feb. 1301 -- 14 aprile 1315 )
Si acuisce lo scontro tra i Magnati e il Popolo Grasso Nel 1293 gli ordinamenti di Giustizia che sanzionano l'esclusione dei Magnati dal governo del Comune
s'inaspriscono le leggi contro i Magnati che ora a parita' di delitto saranno puniti molto piu' gravemente di un popolano , non solo se il Magnate fuggira' saranno gli appartenenti alla consorteria a pagare in sua vece I magnati dovranno versare una cauzione in denaro a garanzia del loro corretto comportamento
si tende a colpire il concetto di consorteria ( insieme di parenti e alleati ) che i Magnati avevano trasformato in bande in grado d'intervenire militarmente trasformando spesso la citta' in un campo di battaglia
Sembra la risposta di una popolo che ha bisogno di pace interna I popolani grassi pur condividendo i provvedimenti vedono in Giano Della Bella un pericolo Giano infatti si appoggia alle arti medie e minori e potrebbe rappresentare un pericolo per la cerchia di famiglie dominanti che appartengono al popolo grasso delle Arti maggiori
Un elenco delle famiglie magnatizie e' in Salvemini : nell'appendice IX di .............. che potete trovare sul sito alla pagina
Nel 1295 Giano Della Bella viene cacciato dai suoi nemici : forse commette l'errore di abbandonare la partita quando ancora tutto era ancora salvabile
Questo periodo e' quello pi' dibattuto dagli storici di un tempo
Battaglia di Campaldino ultima battaglia combattuta con vecchie regole Un nuovo modo di schierare gli eserciti e di combattere le battaglie Esercito cittadino e milizie mercenarie Conseguenze : .
L'esercito cittadino cerca di slegarsi dalla dipendenza dai magnati
1294 Elezione di Bonifacio VIII a pontefice I Fiorentini " Quinto elemento del mondo"
Le mire di Bonifacio VIII su Firenze aprono
Nascono tensioni a Firenze per questioni di rivalita' mercantili . Queste tensioni e divisioni si trasmettono in larga parte della popolazione E Firenze si divide nella parte Bianca e Nera
Un indagine acuta sulla crisi tra guelfi neri e bianchi e' nel libro : " la trasformazione di un quadro politico "
Le guerre di Firenze sono contro un avversario toscano : la partecipazione nelle lotte tra papato ed impero hanno visto raramente la partecipazione di truppe fiorentine fuori di questo ambito Il trecento vedra' i fiorentini impegnati a fronteggiare anche un nemico esterno La calata di Arrigo VII L'ampio tentativo espansionistico dei Visconti La guerra degli otto santi contro lo stato della Chiesa Gli eserciti mercenari che saccheggiano il contado
In questo stesso periodo la Francia inizia quel processo di unificazione sotto un unica monarchia che la portera' alla fine del quattrocento a costituire una potenza europea e ha mettere in campo un esercito nazionale , una nobilta' guerriera , e armi e artiglierie avanzatissime
Nel 1305 il Papato si trasferisce ad Avignone ..
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da Wikipedia Papa Bonifacio VIII (1294-1303) perseguì una decisa riaffermazione dei privilegi e del potere pontificio, sia all'interno degli Stati della Chiesa che in ambito europeo. Tale politica lo mise in contrasto da un lato con le potenti famiglie feudatarie romane (in particolare i Colonna), dallaltro con i monarchi europei e principalmente con il re di Francia Filippo il Bello. Lo scontro fu durissimo su entrambi i fronti: ma mentre in ambito interno vide il temporaneo successo del Papa culminato con la distruzione di Palestrina, feudo dei Colonna Sciarra Colonna reagì fermamente, sino al punto di oltraggiare il Pontefice con l'episodio noto come schiaffo di Anagni. Trentaquattro giorni dopo tale episodio (11 ottobre 1303), Bonifacio VIII morì, per calcolosi renale. Il suo successore Benedetto XI (1303-1304) si trovò in una situazione difficile: Filippo il Bello era infatti in aperta ribellione allautorità pontificia e minacciava sia di convocare un concilio del clero francese in cui proclamare lautonomia della chiesa francese da Roma sia di istituire un processo post-mortem in cui far dichiarare pubblicamente Bonifacio VIII eretico, simoniaco, occultista e servitore del diavolo. I nobili romani intanto avevano iniziato di nuovo a dilaniarsi in guerre intestine che rendevano malsicura la Città eterna nonché l'incolumità del Pontefice. Benedetto XI non ebbe modo di intervenire perché, dopo soli 9 mesi di regno, morì (7 luglio 1304). L'insicurezza di Roma suggerì al Sacro Collegio di tenere il conclave a Perugia: durò ben undici mesi. Questa lunghezza fu dovuta all'incertezza dei cardinali sulla linea che la Chiesa avrebbe dovuto seguire, e di conseguenza quale candidato eleggere: alcuni cardinali propendevano per un ritorno alla politica di forza di Bonifacio VIII, altri per una via più conciliante che rassicurando il re di Francia - scongiurasse lo scisma gallicano ma soprattutto il processo a Bonifacio VIII; lasciare che una parte del clero (quello francese) giudicasse un Papa e lo dichiarasse eretico avrebbe costituito un pericoloso precedente. Alla fine prevalse la linea accomodante e fu eletto il francese Bertrand de Got, che prese il nome di Clemente V (1305-1314). Egli non era presente al conclave: si trovava infatti a Bordeaux di cui era arcivescovo. Il nuovo Papa chiese ai cardinali di raggiungerlo a Lione per l'incoronazione: non era una novità, già Callisto II era stato incoronato nella vicina Vienne. Essi acconsentirono e, dopo la cerimonia, Clemente V fece ritorno a Bordeaux. Come previsto dai cardinali, Filippo il Bello si mostrò accomodante col Pontefice, e nel 1307 gli propose di barattare il processo a Bonifacio VIII con la distruzione dell'Ordine templare, i cui beni suscitavano l'interesse del monarca. Clemente accettò, ma si rese conto che in un simile frangente era necessario sia riaffermare l'indipendenza della Santa Sede sia tenere strettissimi contatti col sovrano francese: nel 1309 dunque si spostò da Bordeaux (che era sotto il dominio del re di Inghilterra) ad Avignone, che in sé era proprietà dei d'Angiò, sovrani di Napoli (da cui ottenne il permesso ad insediarsi) ma che si trovava in mezzo al Contado Venassino, feudo pontificio. Il Papa qui poteva sentirsi a casa propria ed allo stesso tempo era vicino ai luoghi ed ai personaggi intorno a cui si giocavano i destini della Chiesa. Oltre a queste considerazioni, le relazioni provenienti da Roma circa l'ordine pubblico sconsigliavano il ritorno del Pontefice nella sua sede storica. Se da un lato non è possibile conoscere le intenzioni di Clemente V circa il ritorno a Roma, dall'altro i molti interventi sulla Città eterna e l'Italia in generale lasciano pensare che i Pontefici considerassero transitoria la sede di Avignone
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Clemente V (5 giugno 1305-20 aprile 1314): Bertrand de Got Vacanza Giovanni XXII (7 agosto 1316-4 dicembre 1334) : Jacques Duèse o d'Euse Benedetto XII (20 dicembre 1334-25 aprile 1342) : Jacques Fournier Clemente VI (7 maggio 1342-6 dicembre 1352) : Pierre Roger (il meno propenso al rientro che pubblicamente dichiarò di preferire Avignone a qualunque altro luogo della terra,tanto che nel 1348 comprò la città dalla regina Giovanna I di Napoli per 80.000 fiorini. Innocenzo VI (18 dicembre 1352-12 settembre 1362) : Étienne Aubert 1353-1357: spedizione del cardinale Albornoz Urbano V (28 ottobre 1362-8 dicembre 1370) : Guillaume de Grimoard 16 ottobre 1367: il Pontefice rientra solennemente a Roma sino al 1370, quando nuove rivolte nello Stato della Chiesa lo costringono a tornare ad Avignone. Gregorio XI (30 dicembre 1370-27 marzo 1378) : Pierre Roger de Beaufort venne sollecitato da molte parti a seguire i passi di Urbano V: in questa opera di convincimento fu molto attiva Caterina da Siena. Il Pontefice si rendeva conto che i motivi del trasferimento ad Avignone erano ormai superati: la Francia era assorbita nella Guerra dei cent'anni e la situazione di Roma sembrava volgere al meglio. Non si poteva ulteriormente rimandare senza il rischio di vedere il tracollo del concetto stesso di Santa "Romana" Chiesa. Il 27 gennaio 1377 il Papa fece solenne rientro a Roma
da Wikipedia ----------------------------------------------------------------------------------
Variazioni della popolazione di Firenze
Credo che gli storici di Firenze debbano occuparsi del problema della tumultuosa crescita demografica e delle sue conseguenze politiche . L'arrivo dal contado di tanta gente nuova estranea alle logiche fiorentine e' da una parte alimento e fonte della crescita economica nello stesso tempo diventa un fattore politicamente destabilizzante . Le vecchie famiglie che avevano fino a questo momento governato si trovano ora a fare i conti con nuovi ricchi ( imprenditori e mercanti ) e con un proletariato sempre piu' vasto ed inquieto
La fine del Duecento e i primi decenni del Trecento furono l'età d'oro della Firenze medievale. La sua popolazione crebbe rapidamente accanto alla sua potenza. A partire dal 1284 il Comune iniziò la costruzione di una nuova ed ancora più vasta cerchia di mura, destinata ad accogliere la grande città che i fiorentini sognavano. Ma una tremenda serie di carestie ed epidemie (la "peste nera") bloccarono la crescita della città, tanto che le mura, concluse intorno al 1370, avrebbero racchiuso quasi tutta la popolazione della città per altri 500 anni.
Terzo cerchio di mura paragonato al secondo
Divisione in quartieri e gonfaloni del territorio compreso nel terzo cerchio di mura
Variazioni della popolazione di Firenze fino al 1400
Con gli ordinamenti di giustizia e l'esclusione di un vecchio mondo dal governo del Comune il potere diventa esclusivo appannaggio della classe mercantile . Ed e' il mercante che determina la politica fiorentina nel modo che ritiene piu' adatto a favorire i suoi affari Grandi momenti aspettano Firenze i cui mercanti e banchieri diventano titolari di ricchezze colossali Mercanti e banchieri che hanno bisogno di pace per il mantenimento e lo sviluppo dei traffici
Da Robert Davidshon Storia di Firenze
L'ascesa di nuove famiglie
Altre lotte e piu' gravi di quegli omicidi reciprochi e di quei tumulti cittadini incombevano su Firenze , la quale quando Berto Brunelleschi e Pazzino dei Pazzi caddero vittime dei loro nemici , si trovava implicata in competizioni che mettevano a rischio la sua indipendenza .Gia' sotto l'egida di coloro che erano scomparsi di recente , era stata iniziata la politica rischiosa ma lungimirante della citta' , ma essa fu continuata con previdenza e tenacia ammirevoli da uomini che trasmisero bensi i loro nomi a discendenti illustri , ma della cui personalita' quasi nessuna notizia e' pervenuta fino a noi Nei collegi dei Priori dal 1310 al 1313 furono rappresentate una o piu' volte le famiglie Soderini , dell'Antella , Valori , Albizzi , Minutoli , Rimbertini , Minerbetti , da Cerreto ,Foresi , Strozzi , Altoviti , Buonaccorsi , Machiavelli , Rondinelli , Corsini ,Acciaiuoli , Ricci , Alfani , Peruzzi , Medici .a fianco di costoro operavano nel governo giuristi come l'affaccendato notaio ser Matteo Biliotti , abile ed esperto nelle trattative diplomatiche , o l'equivoco giudice e rinomato giurista Baldo d'Aguglione . Fu quell'epoca nella quale mentre le antiche schiatte decadevano , una nuova aristocrazia cittadina sorgeva assai piu' dal grande commercio che dalla grande industria . Il titolo d'onore di questo sorgente patriziato dell'avvenire consistette nel poter annoverare molti dei suoi membri che avevano appartenuto al Collegio dei Priori o che avevano portato il Gonfalone di Giustizia , mentre per il passato le grandi famiglie menavano vanto del loro sangue germanico e delle gesta dei loro avi , che avevano indotto Carlo Magno a ricostruire la presunta distrutta Firenze , o della leggendaria collata che uno dei loro antenati aveva secoli addietro ricevuto dal marchese Ugo . Nessuno di coloro che ressero le sorti del comune fiorentino nel prossimo avvenire si segnalo' in modo speciale , ma la condotta dei governanti nel suo complesso fu ottima , nessuno di loro scrisse il suo nome negli annali della storia fiorentina in lettere d'oro , ma nessuno in lettere di sangue . Cio' fu l'effetto degli ordinamenti , il risultato dello sviluppo democratico , che impedi l'affermarsi di grandi individualita' e spiano' invece agli uomini abili di mezza statura la via alle piu' alte dignita' del Comune . Tutte le caratteristiche che per molto tempo furono proprie della citta' e del governo fiorentino si formarono in questo tempo o apparirono chiare adesso per la prima volta . La classe sociale , che tra le piu' grandi difficolta seppe affermare in alto e in basso la sua signoria , dimostro' tutti i pregi ed i difetti di una classe media ben dotata . Manco' di slancio e di eroico ardimento ; nella azione militare rivelo' il suo lato debole , ma la sua forza fu nella sagace visione delle circostanze , in una politica previdente e cauta e nel talento di attendere il momento propizio e di afferrarlo . Le lotte fiorentine del XIII secolo erano state qualcosa di particolarmente eroico , quelle invece del secolo XIV furono fredde , poco cavalleresche e non ebbero percio' nulla di glorioso .Ma la fortuna dei governanti derivo' dal fatto che essi seppero conoscere la realta' senza farsi illusioni , e se con gli altri potevano usare grandi parole , nel loro intimo non si nascosero che non potevano contare sull'eroismo della gente nova , ne' su quello del vecchio patriziato , che era politicamente ed economicamente tramontato e che aveva un valore sociale fondato soltanto sulla tradizione.
Dice Yves Renouard : L'ultimo trentenio del secolo XIII e il secolo XIV vedono a Firenze l'estendersi della ricchezza degli uomini d'affari e la loro affermazione politica nella citta' . La vittoria di Carlo d'Angio' ha fatto del gruppo di uomini d'affari senesi e fiorentini che lo hanno sostenuto una potenza economica internazionale : I Fiorentini rientrati in Firenze e divenuti capi politici della citta' ,sviluppano rapidamente , nonostante la rivalita' tra le famiglie , la loro attivita' in tutto il mondo cristiano ; e il declino ed il successivo disastro , con il fallimento dei Bonsignori nel 1298 , della grande economia senese , lascia loro il predominio nella banca e nel commercio mondiali . Per ottenerlo ed accrescerlo lungo tutto il corso del secolo XIV , essi approfittano dell'appoggio della Santa sede e del re di Sicilia , gli altri due membri dell'alleanza guelfa e della struttura di tipo continentale delle loro societa'. Gli uomini d'affari fiorentini continuano ad unirsi , come nel periodo precedente , in societa' dai soci numerosi , che raccolgono un rilevante capitale sociale per intraprendere affari di ogni tipo per un periodo di molti anni . Queste societa' si chiamano compagnie . Gli studi del Sapori hanno magistralmente messo in rilievo i particolari della loro organizzazione e della loro attivita'. Si tratta di societa' in nome collettivo : i soci sono responsabili verso i terzi coi loro beni personali , in modo illimitato dei debiti eventuali della compagnia
....................... .. Lo studio del prof . Raveggi permette anche di ricavare il ceto dirigente ciascun sesto
ceto dirigente ........... famiglie dominanti il Sesto Oltrarno ceto dirigente ........... famiglie dominanti il Sesto di Porta San Pietro scheraggio ceto dirigente ........... famiglie dominanti il Sesto di Borgo SS Apostoli ceto dirigente ........... famiglie dominanti il Sesto di Porta San Pancrazio ceto dirigente ........... famiglie dominanti il Sesto di Porta del Duomo ceto dirigente ........... famiglie dominanti il Sesto di Porta San Piero maggiore
Possiamo vedere come molte delle famiglie formanti l'oligarchia quattrocentesca sono gia' presenti nel ceto dirigente dell'inizio trecento
....................... ..
http://www.rm.unina.it/didattica/strumenti/sapori/indice.htm Tratto da Armando Sapori, La mercatura medievale, Sansoni (Scuola Aperta), Firenze 1972
1. Il mercante italiano dell'età eroicaa) PERSONALITÀ. Siamo abituati a considerare caratteristica del "Medioev " la solidarietà di gruppo, da quello familiare a quello corporativo, tanto forte da annullare i tratti personali di coloro che del gruppo facevano parte; a ritenere caratteristico del "Rinascimento" l'esplodere della personalità che il Burckhardt trovò nella elite dei tiranni, dei condottieri e degli uomini d'ingegno da loro protetti, i cancellieri e i segretari. Non conosceva, il Burckhardt, i mercanti dei secoli XIII e XIV non li poteva conoscere perché un secolo fa nell'ambito dell'indirizzo storiografico dell'idealismo gli studiosi non comprendevano l'economia tra le espressioni della struttura di una civiltà ; è per questo che sarà di maggiore interesse presentare sinteticamente all'inizio di questo capitolo la figura del grande uomo di affari del Due e del Trecento non confuso nella anonimità del gruppo ma dal gruppo decisamente emergente con una poderosa e varia personalità: non soltanto mercante e banchiere e reggitore dei Comuni, ma anche tesoriere di principi stranieri, organizzatore dei loro eserciti e delle loro flotte, loro rappresentante diplomatico. Dico di più: non soltanto l'"uomo universale" che non si troverebbe prima del Quattrocento era una realtà di anni precedenti; ma in quegli anni si aveva addirittura la sensazione di tale universalità. Bonifacio VIII, per esempio, che nel giorno della incoronazione ebbe l'omaggio di tutti i signori della cristianità, constatando che tutti erano rappresentati da mercanti di Firenze, pronunciò la frase famosa "i Fiorentini sono il quinto elemento dell'universo". D'altronde, fu proprio per il precoce individualismo che nel campo corporativo la concorrenza fra singoli e fra Arti si iniziò di buonora, come si è visto, passando attraverso alle maglie di una legislazione a prima vista rigorosissima; che le prime crepe venarono il blocco già monolitico della famiglia, via via meno accentrato attorno al padre e al nonno capi assoluti della casata e, se c'era, della compagnia mercantile, la quale già dai primissimi del Trecento si scindeva alla morte del genitore per formarne altre a nome dei singoli figlioli. b) ISTRUZIONE [ v. LETTURA 7]. Henri Pirenne, partendo dalla considerazione che ogni commercio appena un po' sviluppato presuppone necessariamente in coloro che lo esercitano un certo livello di istruzione tanto che si può affermare che l'istruzione dei mercanti di una data epoca è determinata dalla attività economica dell'epoca stessa e nel medesimo tempo ne è un indice certo , si è chiesto quali furono i mezzi di apprendimento del mercante. Nelle regioni nelle quali ha spinto a fondo le ricerche, le Fiandre, è risalito alla metà del secolo XIII; e, quanto all'Italia, ha avanzato la supposizione che ci si possa spingere addietro: "In Italia l'istruzione dei mercanti nel secolo XIII appare talmente sviluppata e superiore a quella delle regioni del nord che non si può fare ameno di ammettere che si appoggiasse su un lungo passato". Purtroppo mancano prove esaurienti, ma ciò che sappiamo ed è molto di più di quello che era noto al Pirenne , per il Due e il primo Trecento, autorizza a tramutare la supposizione in certezza. Comunque si passò dalla scuola presso il convento alla scuola comunale istituita non senza aspre lotte col vescovo e che procedeva in parallelo con la scuola privata: nella quale l'ortodossia degli insegnanti non doveva essere obbligatoria se col tempo ne troveremo a Firenze una in via Ghibellina di cui era titolare Gasparo di Ricco segnato per eretica pravità e fra gli esponenti del tumulto dei Ciompi. Era ordinata su tre gradi: Giovanni Villani così riferisce per Firenze nel primo trentennio del Trecento: "troviamo ch'e' fanciulli e fanciulle che stanno a leggere [sono] da 8 a 10.000; i fanciulli che stanno a imparare l'abbaco e algorismo in sei scuole, da 1000 in 1200; e quelli che stanno ad apprendere la grammatica e logica in quattro grandi scuole da 550 in 600" . Per immettersi nel giro degli affari occorreva infine il tirocinio presso il "fondaco" laboratorio o negozio di vendita , la scuola del lavoro pratico. Scrive Donato di Filippo Velluti del figlio Lamberto: "Venne crescendo e puosilo a squola: avendo apparato a leggere e avendo bonissimo ingegno, memoria e intelletto, e buono e saldo parlare, apparava e apprendeva bene; di che in poco tempo fu buono grammatico. Puosilo all'abaco, e diventò in pochissimo tempo buon abachista. Poi nel levai, e avendogli fatto una bottega di lana in prima con Ciore Pitti e poi con Manente Amidei, il puosi alla cassa. Stette parecchi anni senza avervi amore: poi cominciò a porvi amore, e eravi tanto sollecito e tanto sperto, quanto fosse giovane di questa terra; e avendogli messo in mano il libro del dare e dellavere il tenea guidava e governava come avesse quaranta anni. E per lo suo intelletto e sua grande memoria, se ci fosse vivuto sarebbe stato de sufficienti artieri e mercatanti di questa terra". Dal che si ha che il "sufficiente artiere e mercante" era una persona dotata di intelligenza, di grande passione per il suo mestiere, di cultura tecnica.Altro mezzo di apprendimento erano i viaggi. Ci sarebbe da pensare che il bisogno di spostarsi continuamente gli uomini di affari dei secoli della grande avventura l'avessero ereditato dai loro lontani progenitori girovaghi; ma c'era inoltre, in loro, e sempre più, la volontà di rendersi conto delle cose del vasto mondo per la consapevolezza che avrebbe giovato al migliore svolgimento dei loro negozi: ne fanno prova i carteggi ricchi di notizie di ogni genere, e che, portati a conoscenza nell'ambito cittadino, costituivano una delle fonti a cui attingevano gli stessi cronisti. Durante quei viaggi tenevano nota di quanto riguardava le varie piazze: merci richieste e merci offerte, monete correnti e cambi fra loro, pesi e misure e loro equivalenze, modalità delle contrattazioni, spese di trasporti e dazi pagati lungo le vie. Ecco le "pratiche di mercatura" sul modello del Libro delle bellezze dei commerci e la conoscenza delle mercanzie che avevano trovato presso i progrediti colleghi arabi, che è collocato fra i secoli IX e XII e attribuito a Ab-Dimisqùi. Il più noto di questi manuali a stampa, utilissimi alle aziende del tempo e ferri del mestiere per gli storici, è scritto nel terzo decennio del Trecento da Francesco di Balduccio Pegolotti, la cui vita oggi ricostruita quasi per intero fa prova di una di quelle personalità di primo piano di cui or ora dicevo. Fattore della compagnia dei Bardi dal 1300 al 1340, fu dapprima ad Anversa, diresse poi la succursale di Londra dal 1317 al 1319, poi ancora quella di Cipro dal 1326 al 1329; e in queste sedi svolse anche un'opera che si può dire diplomatica trattando condizioni di favore per tutti i mercanti fiorentini con i Signori di quei paesi: nel 1317 con il duca di Fiandra, nel 1324 e nel 1327 con il re di Cipro, nel 1336 col re d' Armenia che concesse addirittura l'esonero da ogni dazio e limmunità dalle rappresaglie. Negli intervalli fra queste missioni, mentre curava gli affari della società al centro, si occupò di politica ricoprendo più cariche fino a quella di Gonfaloniere di giustizia. Il suo stipendio fu di 200 fiorini d'oro l'anno, dei più elevati tra quanti risultino dai libri contabili delle aziende del tempo, e di cui possiamo farci un'idea sapendo dal Villani che il "salario per i camarlinghi della Camera del Comune, dei loro ufficiali, e massai, e notai, e frati che guardavano gli atti pubblici" ammontava, appunto fra il '36 e il '38, complessivamente a 486 fiorini, e che "le spese di mangiare e bere dei signori Priori [sette più un notaio] e di loro famiglie [un piccolo esercito burocratico compresi gli armigeri e i trombetti]" ammontavano a tre fiorini il giorno. Il problema dell'apprendere le lingue straniere, quando i mercanti italiani andavano all'estero, era pressoché inesistente perché il loro idioma era noto ovunque: anche nel secolo XV, dice Pirre Jeannin, "gli italiani si trovano nella posizione degli anglosassoni di oggi; la loro lingua è la lingua internazionale degli affari". E non fa caso che Giancarlo Affaitadi sia stato per quaranta anni della sua vita nei Paesi Bassi "senza servirsi seriamente di altra lingua che l'italiana". Che cosa aveva imparato il mercante con questi strumenti di apprendimento? Assai più di quanto serve a smentire il pensiero di Werner Sombart "essere un'idea del tutto moderna che i calcoli debbano considerarsi come necessari", mentre il mercante del Medioevo si sarebbe accontentato della "approssimazione". Quanto all'aritmetica, calcolava con estrema esattezza gli interessi composti diceva "fare capo d'anno" ; l'adeguato di scadenza diceva "ragguagliare in un dì" e contava anche per mezza giornata se la registrazione era effettuata la mattina o nel pomeriggio ; lo sconto diceva "scomputo" e provvedeva sempre allo sconto razionale e non a quello commerciale che è più semplice ; nel rapportare infine tra loro le tante monete del tempo era così preciso da spingere le divisioni a molti decimali. "Approssimazione"? Oggi sì che si fanno gli arrotondamenti; non li faceva lui, che in cifre di migliaia e decine di migliaia di lire arrivava fino ai denari, la dodicesima parte del soldo, e la 240ͺ della lira. Quanto alla contabilità, attraverso a molti libri, ancorché non nettamente caratterizzati, poteva stare al corrente della situazione dell'azienda e stabilire ai bilanci li diceva "saldamenti" gli utili e le perdite e attribuirli a ciascuno dei soci, sempre fino al denaro, in proporzione del capitale conferito nella società. Presi in mano i registri di una compagnia del 1318 e impostati tutti i dati entro gli schemi contabili moderni, sono giunto ai medesimi risultati degli "scrivani" di allora. Ricordo infine, a prova della padronanza di tecniche avanzate, l'abilità con la quale già nel Dugento il mercante manovrava nel campo dell'arbitraggio: in una lettera del 5 luglio 1260 [ v. LETTURA 8] in un momento in cui occorrevano grosse somme per la famosa battaglia di Montaperti (del 4 settembre) è descritta chiaramente una determinazione di convenienza economica per il procacciamento dei capitali fra tre mercati finanziari, di Francia, di Inghilterra e di Siena: il minor saggio di interesse corrente in Francia fa preferire l'indebitamento in quel paese alla utilizzazione delle disponibilità ottenute in Inghilterra (vendite di sterlini) e alla creazione di debiti in Siena dove, per la scarsità del denaro conseguente appunto alla guerra, l'interesse era particolarmente elevato.Ho insistito sulla volontà della precisione, e poche pagine avanti ho detto della razionalità del mercante nell'organizzare gli affari perché ritengo che i dati acquisiti, elementi ormai sicuri alla mano, aprano non uno spiraglio ma una porta per renderci conto della importanza di una figura che, nello staccarsi nettamente dalla mentalità della massa dei contemporanei, si proietta nel futuro. Primo a pensare attingo a Jean Le Groff in termini di quantità e a misurarla, il numero, dapprima strumento di azione al servizio di interessi economici, sarebbe stato poi mezzo di speculazione alla ricerca di verità. Un apporto concreto, pertanto, a una sempre più estesa modificazione di mentalità, che mosse ben prima del secolo XVI, nel quale si è abituati a ravvisarla, il secolo che vide la nascita di Galileo. Misurazione che il mercante fece naturalmente anche del tempo, considerandolo eresia di fronte al pensiero della Chiesa non proprietà di Dio ma un bene a disposizione dell'uomo, per il che, appunto, era lecito all'uomo di affari di servirsene nel proprio lavoro; e che ha una espressione fondamentale negli orologi inseriti fin dal 1325 (prima fu Firenze) nella torre dei palazzi comunali per scandire, esattamente, le ore del lavoro. "La misura esatta dell'ora scrive Marc Bloch una delle rivoluzioni più profonde fra quante se ne siano mai verificate nella vita intellettuale e pratica delle nostre società" ; e il Le Goff : "Il conflitto fra il tempo della Chiesa e il tempo dei mercanti costituisce nel corso del Medioevo uno degli avvenimenti di maggior portata della storia del pensiero di quei secoli nel corso dei quali si elabora la ideologia del mondo moderno sotto la pressione del modificarsi delle strutture e delle pratiche economiche ". E Jean Dhondt: "In questo momento è in gioco il processo di laicizzazione dei valori umani essenziali e delle basi stesse della attività dell'uomo: tempi del lavoro, dati della produzione economica e della produzione intellettuale". Oltreché di istruzione tecnica il mercante era dotato di cultura letteraria, tanto che le sue "ricordanze personali" [ v. LETTURA 9] sono testi di lingua a cui hanno attinto i compilatori di vocabolari a cominciare da quello della Crusca. E sono testi di lingua le cronache di Dino Compagni (titolare di una compagnia passata alla sua morte nel 1324 ai figli e che fu trascinata nel 1341 nella serie dei fallimenti che precedettero di poco il famoso crollo di tutte le più grandi ditte fiorentine), di Giovanni Villani [v. LETTURA 10] (socio dei Peruzzi fino al 1308 quando subentrò nel suo posto il fratello Filippo, e dal 1324 della compagnia dei Bonaccorsi di cui faceva già parte il fratello Matteo continuatore della Cronaca), di Marchionne di Coppo Stefani socio degli Acciaiuoli; ed erano mercanti Giovanni Boccaccio che a Napoli curò affari per la compagnia dei Bardi, e Franco Sacchetti esperto di cose mercantesche come risulta dai suoi Sermoni evangelici, nei quali si contengono tante notizie di carattere economico.c) LA PATRIA. Ho detto che il mercante, nel dirigere la cosa pubblica, ebbe presente il proprio interesse; ma aggiungo non nel senso che, se si dava un contrasto, quel suo interesse lo facesse prevalere su quello della sua città. Di fatto, in ogni suo atto di governo, fosse un trattato di commercio o la dichiarazione di una guerra, cercò di raggiungere un duplice e concomitante beneficio per la certezza, così dice Cinzio Violante, che "la salvezza, la potenza, la gloria del Comune si identificavano con la salvezza e la prosperità delle sue aziende" . D'altronde, nei momenti di vero bisogno, appunto soprattutto quando era in gioco la libertà, affrontò volontariamente il sacrificio di danaro ed espose la stessa vita. Mentre Siena si preparava al duello con Firenze, che si sarebbe concluso, come or ora si è detto, a Montaperti, Salimbene Salimbeni, capo di una delle grandi compagnie di Siena, e del tempo, regalò al Comune la grossa somma di 118.000 libbre d'argento promettendone altrettante appena fossero "logre", ossia spese. A Firenze nel 1336 un consorzio fra gli esponenti del mondo capitalistico mercantesco si impegnò "a fornire [il Comune] di moneta per la guerra di Lombardia contro Mastino della Scala", e in breve fu raccolto un buon terzo delle centinaia di migliaia di fiorini d'oro che occorsero per la campagna. Tanto normale era il compimento del loro dovere da parte di quei grandi uomini di affari che i cronisti non ricordano neppure quelli caduti in battaglia, e notizie si hanno piuttosto dai carteggi e dai libri di commercio. Così nella lettera dei senesi Vincenti del 5 luglio 1260 a Giacomo di Guido Cacciaconti in Francia (che si è richiamata, poco addietro, a far prova dell'esperienza del mercante nell'arbitraggio dei cambi) occorre il nome di Orlando Bonsignori, titolare della "Magna tavola", paragonata dal suo storico Mario Chiaudano con le imprese dei Rockfeller e dei Rotschild: "Anco intendemo da te, per tua cedola, che noi dovesimo pregare Orlando Bonsignore ch'elli dovesse mandare dicendo a' suoi chonpangni di chotesto paese, che quando tu volessi inpronto [prestito] da' suoi chonpangni, chelino t'el facesero, che i potrebe esare grande pro' per noi. Per la quale chosa ti dicemo chosì, che el detto Orrando Buonsignore non era a Siena quando a lui si scrisse, anzi era ne l'oste a Montepulciano: perciò, quando egli sarà tornato, sì saremo a llui e richordaremleli". Il Bonsignori tornò sano e salvo; rientrò invece ferito, e poi mori, Arnoldo di Arnoldo Peruzzi dalla battaglia dell'Incisa contro Arrigo VII. Ne fa testimonianza questa scheletrica registrazione contabile: " die 24 di settembre 1312, per fìor. cento d'oro ch'ebe contanti [li aveva tratti dal suo conto corrente presso la compagnia], i quali portò quando andò l'oste a l'Ancisa, quando venne lo 'nperadore; e per fìor. cinquantatre d'oro che si diero a' portatori che 'l rekaro a Firenze e a' medici che 'l medikaro; e fìorini ottantasei e mezo d'oro costò la spesa della sepoltura del detto Arnoldo, il quale morie die 23 di settenbre 1312; e per fìor. sette d'oro e soldi 21 a fìor. per bende e altre cose per la moglie: somma libre 358 s. 9 a fìor". Il Peruzzi, adunque, che poco prima, impersonando a così dire il Comune, aveva ospitato Roberto d'Angiò e trattato con lui l'alleanza contro l'imperatore, non si limitò ad affermare, come statista, che Firenze "non intende piegare le corna a signore alcuno", ma pagò, come soldato, di persona. L 'amore per la patria assunse altri aspetti all'estero dove i mercanti italiani erano esposti alla xenofobia delle popolazioni, testimoniata dai cronisti locali che li accusavano di avidità, di sfruttamento delle risorse locali, e li facevano responsabili della miseria del popolo: "divorano gli uomini e le bestie, i mulini, i castelli, i boschi e le foreste e prosciugano gli stagni e i fiumi; non portano mai con se un ducato, ma soltanto un pezzo di carta in mano e una penna dietro l'orecchio, e con le loro scritture tosano la lana sul dosso delle pecore indigene". In una situazione di psicologia collettiva di questo genere, i loro magazzini erano assaltati e devastati anche con "distruggimento delle persone" senza che potessero aspettare giustizia dai tribunali. I sovrani a loro volta, con la scusa che sarebbero stati usurai, li mettevano in prigione, sequestravano i loro beni, esoneravano chi doveva a loro dal rimborsarli, e alla fine li liberavano esigendo grosse somme a titolo di riscatto. Erano chiamati in blocco "lombardi" (si ricordino le denominazioni di Lombard Street e di Rue des Lombards date a Londra e a Parigi alle vie che erano il centro dei loro affari) e loro rispondevano istituendo un fronte comune, dimenticando le lotte fra le loro città. Nel 1288 appare l'"Universitas mercatorum Italicorum nundinas Campaniae in Regno Franciae frequentantium", che poco dopo, nel 1295, concluse con i conti di Borgogna un trattato di salvaguardia per i mercanti di Como, Firenze, Genova, Lucca, Milano, Orvieto, Parma, Piacenza, Pistoia, Prato, Roma, Urbino, Venezia. Per tal modo l'unità della Penisola, avvertita idealmente dai poeti, era sentita come realtà di interessi comuni da quei mercanti. D'altronde, se il mercante amava la sua patria, la patria non si dimenticava di lui, dovunque fosse. Si può dire che dove c'era una balla di mercanzie provenienti dall'Italia, là si trovava un rappresentante politico, o almeno commerciale, di una città italiana: sollecito a preparare l'ambiente per i nuovi arrivati e a dirimere le eventuali loro discordie interne, e animoso nel minacciare rappresaglie se fossero danneggiati. d) LA FEDE [v. LETTURE 11-12]. Come quegli uomini di affari, nel caso di guerra, non lesinavano danaro per la loro città, così non poco ne sottraevano agli affari e così si coglie un altro aspetto della loro personalità destinandolo alla erezione di templi e alle spese del culto, nonché alla creazione di ospedali a soccorso degli "infermi bisognosi", i prediletti da Dio. Il cui nome, per la certezza che era arbitro del loro destino sulla terra e nell'aldilà, lo invocavano in ogni loro atto. I libri di commercio li aprivano tutti con la sua invocazione. In un libro del 1336 di Banchello e Banco Bencivenni fiorentini residenti in Venezia: "Al nome di Dio e della sua benedetta Madre Madonna Santa Maria, e del Beato messer Giovanni Santo Battista Evangelista e del Barone [santo protettore di eccezionale potenza], messer Santo Niccolò, e di tutti i santi e sante della Corte di Paradiso che ci deano guadagno in mare e in terra con salvamento dell'anima e del corpo, amen". E in uno dei Covoni pure fiorentini e dello stesso anno: "Nel nome di Dio e della Vergine Sua Madre Madonna Santa Maria e di tutti i santi e sante di Paradiso e di tutta la Corte del Cielo che ci dieno grazia di ben fare e di ben dire e di guadagno per l'anime e per gli corpi". Sempre in quei libri si trova che in ogni grande società si faceva "compagno" "Messer Domeneddio", assegnandogli una o più quote (oggi diremmo azioni) del capitale sociale, in base alle quali al bilancio gli utili sarebbero distribuiti ai poveri. Altra pratica costante, e stabilita per legge, era il versamento del "danaro di Dio" (altrove denier à Dieu, Gottes Pfennig e cosl via), un'elemosina simbolica di un solo denaro fatta al termine delle trattative per la conclusione di un contratto al quale Iddio era chiamato come testimone: dopodiché, ossia dopo avvenuto il versamento, laccordo non poteva essere modificato, e tanto meno annullato "nec moveri nec infringi" . Ho detto simbolico; ma i contratti erano tanti che si formavano grosse somme: nel 1331 gli ufficiali del Comune di Firenze trassero dalle apposite cassette 24.000 denari pari a 1000 libre che devolsero alla fabbrica del Duomo. Si potrebbe pensare che si trattasse ora di pure formalità e ora di astuti e insieme ingenui accorgimenti, suggeriti del resto dalla stessa Chiesa la quale, nel tumulto di eventi economici non dominabili, si accontentava di salvare almeno le forme. Avendo questo presente si potrebbe sospettare anche la insincerità dei testamenti, che tutti portavano lasciti a enti religiosi, e alcuni anche l'obbligo fatto agli eredi che accertassero le usure commesse dal de cuius e le restituissero alle vittime. Insincerità, tanto che si è detto di "assicurazione con Dio". Certamente, se è possibile dedurre l'amore per la patria dai sacrifici per essa, non è altrettanto facile inferire dalle formule stereotipe dei notai che rogavano i testamenti la religiosità dei testatori; eppure qualche sfumatura dovuta alla dettatura diretta di loro rompe talvolta la monotonia del formulario e apre brevi spiragli di luce sull'animo, appunto, del mercante, facendo pensare a veri atti di pietà e a un pentimento sincero. È il caso, ne riferisco uno, di Scaglia Tifi, di cui ho potuto ricostruire tutta la vita. Da ragazzetto, esule da Firenze in Francia perché di famiglia ghibellina perseguitata dai guelfi al potere dopo Montaperti, aveva portato nel cuore la nostalgia della sua città e l'immagine di una fanciulla che amava. Messosi come "garzone" presso una "compagnia", si fece strada con la volontà e con la intelligenza tanto che divenne tesoriere dei conti di Montbeliard e, assetato di guadagno, distrasse danari dalle loro casse per "applicarli ai propri negozi": confessò il mal fatto nella cattedrale di Parigi, e ciò nonostante quei signori, ai quali era indispensabile, lo confermarono nel delicato incarico, mantenutogli anche da Filippo il Bello quando la Borgogna fu annessa alla Francia. Nella quale occasione, pochi giorni prima della firma del trattato che lui stesso aveva negoziato, ottenne per i"Lombardi" l'annullamento di ogni restrizione ai loro traffici e la concessione di tali privilegi che, assicurandoli dalla concorrenza, li rendevano padroni della vita economica del Paese. Raccolta una fortuna tornò a Firenze e sposò la bimba, ora donna, che lo aveva atteso, e che purtroppo morì senza dargli i figli che aveva sperato. In quel momento, in cui tutto gli era crollato da torno, provò disgusto per il suo operato, lasciò gli affari, si ritirò in un convento dove morì come San Francesco sul pavimento della chiesa mentre i frati pregavano per il suo trapasso, e fu seppellito ai piedi dell'altar maggiore. Che dettando il suo ultimo testamento dimenticasse del tutto la mentalità del mercante non si può dire quando si legge che, avendo disposto in perpetuo una messa nell'annuale della morte, e avendo stabilito il compenso per i cantori, specificò che se qualcuno fosse fioco il compenso lo passasse a un altro dalla voce robusta "che salisse veramente a Dio". Che però a furia di peccati e di dolori il cuore gli si fosse ingentilito sì da offrirlo a Dio " meglio che lho avuto in questa terra", appare dall'ordine che nel giorno della sua morte fosse distribuito un pane, la "cena del Nostro Signore", a ciascun povero della città, e che annualmente in perpetuo, prima dell'inverno, il "maestro" della chiesa dello Spirito Santo comprasse per 25 libbre di moneta "stefanense" "panni pesanti di sargia o di altra stoffa che siano adatti a confezionare vestiti e mantelli per i poveri del detto ospedale scelti fra i più bisognosi".http://www.rm.unina.it/didattica/strumenti/sapori/indice.htm Tratto da Armando Sapori, La mercatura medievale, Sansoni (Scuola Aperta), Firenze 1972
Inizia col trecento un periodo storico variegato in parte ancora da sviscerare in cui la societa' fiorentina passa tumultuosamente di esperienza in esperienza
Nei primi decenni viene politicamente sperimentata la dedizione spontanea ad un signore che dovrebbe garantire la difesa dello stato con le sue milizie e con il suo carisma. Una specie di politica "chiodo scaccia chiodo" Probabilmente di fronte a cio' che stava succedendo negli altri stati in cui compariva al posto del libero comune la figura di un "Signore" che accentrava in se i pieni poteri trasformando lo Stato in un possesso privato e ereditario della sua famiglia , i Fiorentini tentano di arginare il problema riccorrendo ad una spontanea dedizione a tempo ad un "Signore liberamente scelto" Con Roberto d'Angio' e con sara' la fortuna a evitare che la Signoria temporanea si trasformi in una Signoria definitiva col Duca d'Atene sara' la debolezza dello stesso e la rabbia del Popolo Grasso e dei Magnati a permettere a Firenze di riacquistare la liberta'
Il breve governo duca d'Atene ha pero' un'importanza notevole La catena di fallimenti che aveva squassato l'economia fiorentina pone fine all'espansione dell'economia fiorentina ( ? ) In una societa' con avanzata impostazione capitalista dell'economia si giunge ad una fase in cui gli operai minuti fortemente sottoposti alle corporazioni artigiane tentano una ribellione e la conquista di diritti del tutto nuovi Si avvia cosi l'esperienza di un governo democratico che per quasi 40 anni governera' Firenze marginalizzando le grandi famiglie del Popolo Grasso La peste del 1348 squilibria vieppiu' la situazione La reazione viene dalla Parte Guelfa inizia la pratica dell'ammonire cioe' di escludere dalla vita politica
Storia di Firenze riferimenti cronologici Anni dal 1313 al 1360
Gli studi di Marvin B. Becker hanno definito la composizione sociale di questa oligarchia e ne hanno descritto levoluzione storica. Secondo lo storico americano gli uomini che allora dirigevano la città provenivano essenzialmente da tre diversi strati sociali: dal popolo grasso, i cui esponenti erano legati al mondo delle corporazioni e di conseguenza allindustria, alla finanza ed al commercio, ed ancora dagli scioperati e dai magnati, gruppi entrambi identificabili, sia pure con le dovute eccezioni, come un ceto di rentiers. Come è stato osservato, solo i popolani iscritti ad una corporazione potevano esercitare gli uffici cosiddetti dei Tre Maggiori, ovvero la Signoria, composta da Gonfaloniere di Giustizia e Priori delle Arti, ed i due Collegi che, in modo stabile almeno a partire dagli anni Venti, ne affiancavano lattività con funzioni consultive, ovvero i Dodici Buonuomini ed i Sedici Gonfalonieri delle Compagnie. Dallesecutivo così formato erano rigorosamente esclusi i grandi, i quali però avevano il diritto di ricoprire altri incarichi di notevole prestigio e di importanza vitale, quali le ambascerie, gli istituti militari, le commissioni fiscali, lamministrazione delle comunità sottomesse. Di fatto un numero ristretto di cittadini, valutabile in poche centinaia di individui, svolgeva le cariche di maggior rilievo, e controllando in tal modo le leve del potere decisionale gestiva le rendite del Comune e ne indirizzava la politica interna e quella estera. Il patriziato alla guida della città, comunque, non era una casta chiusa ed impenetrabile, come dimostrano le aperture nei confronti delle famiglie tradizionalmente ghibelline e dei casati magnatizi, e come indica la graduale cooptazione tra le sue fila dei migliori elementi inurbati dal territorio, giunti talvolta invero in pochi casi sino ai vertici delle istituzioni . Era questo un aspetto cruciale dellazione di governo dei regimi cittadini, anche di quelli precedenti, che avevano sempre cercato di rafforzarsi estendendo larea del loro consenso pur lasciando inalterato, per quanto possibile, lequilibrio tra le forze che li sostenevano. In definitiva era la stessa logica che ispirava i provvedimenti di riconciliazione con i bianchi ed i ghibellini ribelli oltre ad opportunità di natura economica di cui si darà ragione tra breve a suggerire lassimilazione dei nuovi immigrati nelle strutture politiche comunali, riconoscendo così lo sviluppo ed i mutamenti della società fiorentina dovuti allincremento demografico ed ai flussi migratori, fenomeni questi attivi ed in crescita almeno sino allinizio del Trecento . Laumento dei detentori di diritti politici, sebbene quantitativamente contenuto e strettamente controllato dagli esecutivi, era destinato però a rendere ancor più difficoltosa la ripartizione degli uffici, ovvero il motivo principale delle rivolte e sollevazioni dei grandi nonché delle liti e delle discordie tra le maggiori famiglie di estrazione popolare i "popolani possenti e oltraggiosi" ricordati con acrimonia da Giovanni Villani . La necessità di garantire unordinata distribuzione delle cariche ed al contempo di mantenere i rapporti consolidati tra i vari gruppi politici spinse il regime oligarchico a modificare il sistema elettorale sperimentando un meccanismo in grado di unire ad accurati criteri di scelta dei cittadini eleggibili un modello casuale di composizione delle magistrature, necessario per evitare pericolose concentrazioni di potere. Nel 1328, dopo la fine della signoria del Duca di Calabria, la Signoria formò una commissione speciale con il compito di elaborare una metodica che ovviasse a tali esigenze, ed il risultato del suo lavoro fu lintroduzione dello scrutinio, approvato solennemente in quello stesso anno da un Parlamento. Il nuovo sistema era articolato in quattro fasi principali: la prima (reductio o recata) era la stesura di tre liste di nominativi, una delle quali preparata allora ed in seguito dai Capitani della Parte Guelfa; la seconda (squittinio o scrutinio) era la votazione dei nominativi degni di esercitare gli uffici del Comune effettuata dai membri in carica delle più importanti magistrature cittadine; la terza (imborsazione) era la deposizione di cedole recanti i nominativi approvati in alcune borse, ognuna delle quali relativa ad un singolo ufficio; la quarta (estrazione) era il prelevamento casuale dalle borse dei nominativi che avrebbero composto il nuovo ufficio, una volta terminato lincarico degli ufficiali uscenti . La realizzazione dello scrutinio fu lesperienza più alta della Firenze repubblicana nel campo delle pratiche elettorale, nonché il successo più duraturo del regime che lo adottò, poiché doveva essere utilizzato per ben due secoli, sino allavvento del ducato mediceo in età moderna. ( dr Vieri Mazzoni )
sul fallimento delle case bancarie e commerciali fiorentine mancano studi esaustivi , tanto che a volte e difficile conoscerne anche la data
Nel 1298 erano falliti i Bonsignori di Siena ( I Rothschild del XII secolo come li chiama il Chiaudiano ) nel 1300 erano falliti i Ricciardi di Pistoia e nel primo decennio del trecento gli Ammanati e i Chiarenti di Pistoia Questi fallimenti avevano favorito le compagnie fiorentine che ebbero campo vinto Dice Yves Renoir : E non tutte ne trassero profitto . infatti era gia' nata una seria rivalita' economica tra le compagnie sorte in firenze dopo il 1270 e pervenute a u buon livello di potenza .la concorrenza le aveva indotte a costituire due gruppi antagonisti , intorno ai principali avversari , gli Spini ed i Cerchi che sono l'anima delle fazioni politiche dei Neri e dei Bianchi . Le loro lotte insanguinarono Firenze dal 1300 al 1302 . La disfatta e l'esilio dei Bianchi trascinano naturalmente con se la rovina economica delle compagnie in cui predominano i loro partigiani , tra le altre quella dei Portinari,la famiglia di Beatrice , i cui membri si rifugiano a Bruges . Tali rivalita' che coincidevano con difficolta' sul mercato estero portarono un colpo molto serio al commercio fiorentino . anche le societa' nere ne furono toccate ed i successivi fallimenti di alcune decine di grandi compagnie caratterizzano i primi venticinque anni del XIV secolo.
I Mozzi fallirono nel 1301-1302 I Franzesi fallirono nel 1307 I Pulci e i Rimbertini fallirono nel 1309 I Frescobaldi fallirono nel 1312 Gli Scali ( che erano una delle piu' antiche e piu' potenti compagnie fiorentine ) falliscono nel 1326 Il Villani afferma che il fallimento degli Scali fu piu' dannoso per Firenze della sconfitta di Altopascio perche' oltre alla rilevante perdita di denaro vi era il rischio di veder perdere la fducia della clientela straniera nelle compagnie fiorentine
Dice Yves Renouard che il 1326 segna una data importante per le compagnie commerciali fiorentine , il fallimento degli Scali induce le altre compagnie commerciali fiorentine ad abbandonare posizioni di lotta per stipulare anzi delle alleanze commerciali Cosi puo' svilupparsi intorno ai Bardi ai Peruzzi , agli Acciaiuoli ,<<le colonne della cristianita' come dice il Villani >>, un gruppo commerciale e finanziario di potenza mai vista Il regime di solidarieta' non ottiene pero' risultati migliori di quello della concorrenza : i fallimenti interrotti per un certo periodo sono ora simultanei . Firenze gia' in crisi per due guerre precedenti e provata dal conflitto franco-inglese che rovina tutto il commercio nel Nord Europa , attraversa un momento della difficile guerra contro Pisa per il possesso di Lucca , nel 1341 un grave disagio economico e finanziario : un imprudente passo della Signoria presso alcuni signori ghibellini e Luigi di Baviera fa credere a Roberto d'Angio' ed ai napoletani che essa voglia lasciare l'alleanza guelfs di cui e' uno dei pilastri. I capitalisti del regno di Sicilia che avevano tutti i loro fondi in deposito presso le compagnie della citta' alleata , si spaventano e si precipitano agli sportelli per ritirarli. Le compagnie piu' impegnate nel regno di Sicilia furono immediatamente agli estremi. Cosi nel 1342 fallirono ( i crediti che avevano le une con le altre le coinvolsero a catena ) i Dell'Antella , i Cocchi , i Perondoli , i Bonaccorsi ,i Corsini , i Da Uzzano e i Castellani . Le tre piu' grandi non sopravvissero loro a lungo .I Peruzzi e i Bardi avevano concesso negli anni precedenti enormi prestiti al re d'Inghilterra che ora il re inglese sconfitto dai francesi non poteva restituire. I Peruzzi ed i Bardi coinvolsero nella loro caduta anche gli Acciaiuoli . nel 1343 fallirono Peruzzi ed acciaiuoli e nel 1346 i potenti Bardi.
Oramai a Firenze I ..continua .
Nel .fallisce la compagnia dei Pazzi Nel 1346 falliscono le compagnie dei Bardi e la compagnia dei Peruzzi Nel 1335 I Bardi e i Peruzzi ed altre banche non poterono negare di prestare una somma enorme , pena la perdita di quanto gia prestato , ad Edoardo III . Denaro che serviva al re inglese per la sua guerra contro Filippo VI di Francia Il cattivo andamento della guerra impedi al re inglese di rendere il denaro ( 1.365.000 fiorini secondo il Villani ) .
Del fallimento della compagnia degli Scali di Firenze.( 1326 ) Nel detto tempo, a dì IIII d'agosto, fallì la compagnia degli Scali e Amieri e figliuoli Petri di Firenze, la quale era durata più di CXX anni, e trovarsi a dare tra cittadini e forestieri più di IIIIc migliaia di fiorini d'oro; e fue a' Fiorentini maggiore sconfitta, sanza danno di persone, che quella d'Altopascio, però che chi aveva danari in Firenze perdé co·lloro; sì che da ogni parte il detto anno i Fiorentini sì di sconfitte, sì di mortalità, sì di perdita di possessioni arse e guaste, e sì di pecunia, ebbono grande persecuzione; e molte d'altre buone compagnie di Firenze per lo fallimento di quella furono sospette con grande danno di loro.
Del male stato ch'ebbono la compagnia de' Bardi e quella de' Peruzzi per la detta guerra, e tutta la nostra città di Firenze.
Nel tempo ch'era la detta guerra da·rre di Francia con quello d'Inghilterra sì erano mercatanti del re d'Inghilterra la compagnia di Bardi e quella di Peruzzi di Firenze, e a·lloro mani venia tutte sue rendite, e·llane e cose; ed ellino forniano tutte le sue spesarie, gaggi, e bisogne; e sopramontarono tanto le spese e bisogne del re, oltre alle rendite e cose ricevute per lui, che i Bardi si trovarono a ricevere da·rre, tornato dell'oste detta, tra di capitale e provisioni e riguardi fatti loro per lo re più di CLXXXm di marchi di sterlini; e' Peruzzi più di CXXXVm di marchi, e ogni marco valea fiorini IIII e terzo d'oro, che montarono più di MCCCLXVm fiorini d'oro, che valeano un reame. Ben avea in questa somma assai quantità di provisioni fatte a·lloro per lo detto re per li tempi passati; ma come che si fosse, fu la loro gran follia per covidigia di guadagno o per raquistare il loro follemente prestato mettere così di grosso il loro e l'altrui inn-uno signore. E nota che i detti danari non erano la maggiore parte delle dette compagnie, anzi gli aveano inn-accomanda e in diposito di più cittadini e forestieri. E di ciò fu il grande pericolo a·lloro e alla nostra città, poco apresso come si troverrà leggendo. E·cche n'avenne che per cagione di ciò non potendo rispondere a cui dovieno dare in Inghilterra, e in Firenze, e in altre parti dove avieno a·ffare, e del tutto perderono la credenza, e fallirono di pagare, ispezialmente i Peruzzi, con tutto che non si cessassono per le loro grandi posessioni ch'avieno in Firenze e nel contado, e per loro grande potenzia e stato ch'avieno in Comune. Ma per questa difalta e per le spese del Comune in Lombardia molto mancò la potenzia e stato di mercatanti di Firenze; e però di tutto il Comune e·lla mercatantia e ogni arte n'abassò, e vennero in pessimo stato, come inanzi si farà menzione; però che fallite le dette due colonne, che per la loro potenzia, quando erano in buono stato, condivano colli loro traffichi gran parte del traffico della mercatantia di Cristiani, ed erano quasi uno alimento, onde ogn'altro mercatante ne fu sospetto e male creduto. E per le dette cagioni e per altre, come si dirà tosto, la nostra città di Firenze ricevette gran crollo e male stato universale non guari tempo apresso. E per agiunta del male stato delle dette compagnie il re di Francia faccendo pigliare in Parigi e per tutto il reame i loro compagni e cose e mercatantie, e di più Fiorentini per la detta cagione, e per li molti danari che 'l Comune avea presi per forza in presto da' cittadini e spesi nella 'mpresa di Lombardia e di Lucca, onde poi de' rimbalzi e del mancamento della credenza più altre minori compagnie di Firenze poco tempo apresso ne fallirono, come inanzi si farà menzione. Lasceremo di questa matera, e torneremo a seguire il trattato della guerra con messere Mastino.
Del fallimento della grande e possente compagnia de' Bardi. (1345 )
Nel detto anno, del mese di gennaio, fallirono quelli della compagnia de' Bardi, i quali erano stati i maggiori mercatanti d'Italia. E·lla cagione fu ch'ellino avieno messo, come feciono i Peruzzi, il loro e l'altrui nel re Aduardo d'Inghilterra e in quello di Cicilia; che·ssi trovarono i Bardi dal re d'Inghilterra dovere avere, tra di capitale e di riguardi e doni impromessi per lui, DCCCCm di fiorini d'oro, e per la sua guerra col re di Francia no·lli potea pagare; e da quello di Cicilia da Cm di fiorini d'oro. E' Peruzzi da quello d'Inghilterra da DCm di fiorini d'oro e da quello di Cicilia da Cm fiorini d'oro, e debito da CCCm di fiorini d'oro; onde convenne che fallissono a' cittadini e forestieri, a cui dovieno dare più di DLm di fiorini d'oro, solo i Bardi. Onde molte altre compagnie minori, e singulari, ch'avieno il loro ne' Bardi e·nne' Peruzzi e negli altri falliti, ne rimasono diserti, e tali per questa cagione ne fallirono. Per lo quale fallimento di Bardi, e Peruzzi, Acciaiuoli, Bonaccorsi, di Cocchi, d'Antellesi, Corsini, que' da Uzzano, Perondoli, e più altre piccole compagnie e singulari artefici che falliro in questi tempi e prima, per gl'incarichi del Comune e per le disordinate prestanze fatte a' signori, onde adietro è fatta menzione, ma però non di tutti, che troppo sono a contare, fu alla nostra città di Firenze maggiore rovina e sconfitta, che nulla che mai avesse il nostro Comune, se considerrai, lettore, il dannaggio di tanta perdita di tesoro e pecunia perduta per li nostri cittadini, e messa per avarizia ne' signori. O maladetta e bramosa lupa, piena del vizio dell'avarizia regnante ne' nostri ciechi e matti cittadini fiorentini, che per cuvidigia di guadagnare da' signori mettere il loro e·ll'altrui pecunia i·lloro potenza e signoria, a perdere, e disolare di potenza la nostra republica! che non rimase quasi sustanzia di pecunia ne' nostri cittadini, se non inn alquanti artefici o prestatori, i quali colla loro usura consumano e raunano a·lloro la sparta povertà di nostri cittadini e distrettuali. Ma non sanza cagioni vengono a' Comuni e a' cittadini gli occulti giudici di Dio per pulire i peccati commessi, siccome Cristo di sua bocca vangelizzando disse: "In peccata vestra moriemini etc.". I Bardi renderono per patto i·lloro possessioni a' loro creditori soldi VIIII danari III per libra, che non tornarono a giusto mercato soldi VI per libra. E' Peruzzi patteggiarono a soldi IIII per libra in posessioni, e soldi XVI per libra nelle dette di sopradetti signori; e se riavessono quello deono avere dal re d'Inghilterra e da quello di Cicilia, o parte, rimarrebbono signori di gran potenzia di ricchezza; e' miseri creditori diserti e poveri, perché fallì credenze e·lle malvagie aguaglianze delli ordini e riformagioni del nostro corrotto reggimento del Comune, che chi ha podere più ha a suo senno i dicreti del Comune. E questo basti, e forse ch'è troppo avere detto sopra questa vergognosa matera; ma non si dee tacere il vero per chi ha a·ffare memoria delle cose notabili ch'ocorrono, per dare asempro a quelli che sono a venire di migliore guardia. Con tutto noi ci scusiamo, che in parte per lo detto caso tocchi a·nnoi autore, onde ci grava e pesa; ma tutto aviene per la fallabile fortuna delle cose temporali di questo misero mondo.
Ma per la detta loro venuta il re Ruberto entrò in tanta gelosia, che non sapea che·ssi fare, temendo forte Firenze non prendesse rivoltura di parte d'imperio e ghibellina. E molti suoi baroni e prelati e altri del Regno ricchi uomini, ch'aveano dipositati loro danari alle compagnie e mercatanti di Firenze, per la detta cagione entraro in tanto sospetto, che ciascuno volle esere pagato, e fallì a' Fiorentini la credenza in tutte parti dove avieno affare, per modo che poco tempo apresso per cagione di ciò, e gravezze di Comune e per la perdita di Lucca, apresso molte buone compagnie di Firenze falliro, le quali furono queste: quella de' Peruzzi; gli Acciaiuoli, tutto non cessassono allora, per loro grande potenza in Comune, ma poco apresso; e' Bardi ebbono gran crollo, e non pagavano a cui dovieno, e poi pur falliro; falliro i Bonaccorsi, i Cocchi, li Antellesi, quelli da Uzzano, i Corsini, e Castellani, e Perondoli, e più altri singulari mercatanti e più artefici e piccole compagnie a gran danno e rovina della mercatantia di Firenze, e universalmente di tutti i cittadini; che·ffu maggiore danno al Comune che·lla sconfitta o perdita di Lucca. E nota che per li detti fallimenti delle compagnie mancarono i danari contanti in Firenze, ch'apena se ne trovavano. E·lle posessioni in città calarono a volerle vendere le due derrate per uno danaio, e in contado il terzo meno a valuta, e più calaro. Lasceremo a dire della detta matera, e diremo della grande oste, che' Fiorentini feciono per diliberare Lucca dall'asedio di Pisani, e non venne loro fatto.
L'industria laniera a Firenze
Gli anni Venti del Trecento segnarono una svolta fondamentale per lindustria laniera a Firenze. Lavvio di regolari flussi di importazione delle celebri lane inglesi consentì agli imprenditori locali di iniziare la fabbricazione dei cosiddetti panni alla francesca, ad imitazione delle pregiatissime stoffe fiamminghe e brabantesi. Il tessuto fiorentino poteva finalmente elevarsi a prodotto di alta qualità, in grado di rivaleggiare, specie dalla seconda metà del secolo, con gli stessi modelli nordeuropei .Tra i casati che maggiormente si distinsero in questa fase cruciale un posto di grande rilievo spetta certamente agli Albizzi, la cui leadership in seno alla corporazione dei lanaioli fiorentini rimase lungamente incontrastata ( Lorenzo Fabbri )
Lorenzo Fabbri "Opus novarum gualcheriarum": gli Albizzi e le origini delle gualchiere di Remole http://eprints.unifi.it/archive/00002144/01/110-Fabbri.pdf che cita H. H OSHINO, LArte della Lana in Firenze nel basso Medioevo. Il commercio della lana e il mercato dei pannifiorentini nei secoli XIII-XV, Firenze, Olschki, 1980, H. H OSHINO, Note sulle gualchiere degli Albizzi a Firenze nel basso Medioevo, in ID., Industria tessile e commerciointernazionale nella Firenze del tardo Medioevo, a cura di F. Franceschi e S. Tognetti, Firenze, Olschki, 2001, (già pubblicato in "Ricerche storiche", XIX, 1984, pp. 267 -290);
F. F RANCESCHI, Oltre il "Tumulto". I lavoratori fiorentini dellArte della Lana fra Tre e Quattrocento, Firenze, Olschki, 1993,P. MALANIMA , I piedi di legno. Una macchina alle origini dellindustria medievale, Milano, Franco Angeli, 1988
Proseguendo in questa sperimentazione di dedizione spontanea e a termine ad un signore che provvedesse alla pace interna tra le famiglie e alla difesa dal nemico esterno i Fiorentini finiscono per incappare nella conclusione piu' naturale Il signore eletto a termine tenta di farsi signore a vita
ASCESA E CADUTA DEL DUCA D'ATENE ANNO 1343
Lasceremo al presente de' fatti d'oltremonti, e torneremo quando fia tempo e·lluogo; e cominceremo il tredecimo libro, come i Fiorentini per lo loro male stato elessono per loro signore il duca d'Atene, e conte di Brenna di Francia, onde seguì alla nostra città di Firenze grandi mutamenti e pericolosi come inanzi leggendo si potrà trovare.
Incomincia il tredecimo libro, come il duca d'Atene occupò la signoria di Firenze, e quello ne seguì.
Convienne cominciare il XIII libro, però che richiede lo stile del nostro trattato; perch'è nuova materia, e grandi mutazioni e diverse rivoluzioni avennero in questi tempi alla nostra città di Firenze per le nostre discordie tra' cittadini, e male reggimento de' XX uficiali, come adietro fatto avemo menzione; e fieno sì diverse, ch'io autore, che fui presente, mi fa dubitare che per li nostri successori apena fieno credute di vero; e fu pur così, come diremo apresso. Tornata la detta nobile e grande oste e male aventurosa da Lucca, e rendutasi Lucca a' Pisani, i Fiorentini, parendo loro male stare, veggendo che meser Malatesta nostro capitano non s'era ben portato nella detta guerra, e per tema del trattato avuto col Bavero, come adietro toccammo, per istare più sicuri, elessono per capitano e conservadore del popolo messere Gualtieri duca d'Atene e conte di Brenna francesco, all'entrante di giugno MCCCXLII, col salaro, cavalieri e pedoni ch'avea mesere Malatesta, per termine d'uno anno. E vollesi a suo diletto overo segacità, per quella seguì apresso, tornare a Santa Croce al luogo di frati minori, e·lla gente sua d'intorno. E poi in calen di agosto apresso, finito il termine di meser Malatesta, gli fu agiunta la capitaneria generale della guerra, e che potesse fare giustizia personale in città e di fuori. Il gentiluomo veggendo la città in divisione, ed essendo cupido di moneta, che·nn'avea bisogno siccome viandante e pellegrino, e ben ch'avesse il titolo del ducato d'Atene no·llo possedea, e per suduzione di certi grandi di Firenze, che al continovo cercavano di rompere gli ordini del popolo, e di certi grandi popolani per essere signori e non rendere i debiti loro a·ccui dovieno dare, e·lle loro compagnie sentendosi in male stato, i quali per inanzi al luogo e tempo ci converrà per necessità fare memoria, al continuo a Santa Croce l'andavano a consigliare, di dì e di notte, che si recasse al tutto la signoria libera della città in mano; il quale duca per le cagioni dette, e vago di signoria, cominciò a seguire il malvagio consiglio, e ad essere crudele e tiranno, per lo modo che nel seguente capitolo faremo memoria, sotto titolo di fare giustizia, per essere temuto, e al tutto farsi signore di Firenze.
Di certe giustizie che 'l duca fece in Firenze per essere signore. Avenne che il dì di san Iacopo di luglio MCCCXLII, essendo molti Pratesi iti alla festa a Pistoia, Ridolfo di meser Tegghia de' Pugliesi venne per entrare in Prato, che·nn'era ribello, con forza degli Ubaldini e con Niccolò conte da Cerbaia, e con certi suoi fedeli, nimici de' Guazalotri, e de' nostri contadini masnadieri sbanditi in quantità di XL a cavallo e CCC a piè, che·lli dovea esere data l'entrata della terra; e per sua sventura no·lli venne fatto, ma fu preso con da XX nostri isbanditi andandosene per Mugello agli Ubaldini, e menato a Firenze. Il duca lasciò i nostri isbanditi, di cui avea la giuridizione, e al detto Ridolfo, che non gli era suddito né sbandito di Firenze, a torto gli fece tagliare il capo; e questa fu la prima giustizia che fece in Firenze, onde molto fu biasimato da' savi uomini di Firenze di crudeltà, e dissesi n'ebbe moneta da' Guazalotri di Prato suoi nimici, overo il fece come dice il proverbio di tiranni: "Chi a uno offende molti minaccia". Apresso all'entrante d'agosto fece pigliare meser Giovanni di Medici stato per lo nostro Comune podestà in Lucca, e fecegli tagliare il capo, aponendoli (e fece confessare) che per danari avea lasciato fuggire di Lucca nel campo di Pisani meser Tarlato d'Arezzo, cui avea in sua guardia; e i più dissero che non v'ebbe colpa, se non di mala guardia. Apresso del detto mese d'agosto fece pigliare Guiglielmo Altoviti stato per lo nostro Comune capitano d'Arezzo, e feceli tagliare il capo, trovando per sua confessione per lui fatte molte baratterie, e alcuni dissono fu procaccio e spendio di Tarlati d'Arezzo, i quali avea mandati presi a Firenze, come è detto adietro; e a·cciò diamo in parte fede; e condannò uno nipote di quello Guiglielmo e Matteo di Borgo stati inn-Arezzo e Castiglione Aretino, ciascuno in D fiorini d'oro, per baratterie. Ancora fece pigliare Naddo di Cenni di Naddo grande popolano, il quale era stato in Lucca camarlingo sopra le masnade, e fecegli rimettere in camera del Comune IIIIm fiorini d'oro, i quali si disse che con inganno avea avuti da' Pisani sotto falso trattato tenuto co·lloro, e giurato sopra Corpus Domini di far loro compiere l'accordo d'avere Lucca, quando Cenni di Naddo suo padre era priore di Firenze, come toccammo nel quinto capitolo adietro. E oltre a·cciò gli fece rimettere in camera fiorini IImD d'oro, i quali confessò avere guadagnati in Lucca nelle paghe de' soldati e vittuaglia; e per grazia e prieghi di molti popolani gli perdonò la vita, e prese da·llui mallevadori di fiorini Xm d'oro, e diegli i confini a Perugia. E per simile modo fece rimettere in camera a Rosso di Ricciardo de' Ricci, compagno e camarlingo del detto Naddo in Lucca, fiorini IIImDCCC d'oro confessati avuti in sua parte, e guadagnati in Lucca sopra i soldati e vittuaglia, e per simile modo per grandi prieghi perdonatogli la vita, e messo in prigione per l'avere e per la persona.
Come il duca ingannò e tradì i priori e prese la signoria di Firenze. Per le sopradette giustizie fatte per lo duca in persone e inn-avere di IIII popolani delle maggiori case di Firenze di popolo, Medici, Altoviti, Ricci, e Oricellai, il duca fu molto temuto e ridottato da tutti i cittadini, e i grandi ne presono grande baldanza, e il popolo minuto grande allegrezza, perch'avea messo mano ne' reggenti, magnificando il duca, gridando quando cavalcava per la città: "Viva il signore "; e quasi in ogni canto o palazzo di Firenze era dipinta l'arme sua per li cittadini, per avere sua benivolenza, e·cchi per paura. E in questi tempi ispirò e si compié l'uficio di XX rettori stati in Firenze e guastatori della republica per le cagioni dette ne' loro processi adietro, e lasciando il Comune in debito di più di CCCCm di fiorini d'oro a cittadini, sanza il debito promesso a meser Mastino. Per le quali cagioni il duca ne montò in grande pompa, e crebbegli la speranza del suo proponimento d'essere al tutto signore di Firenze col favore di grandi e del popolo minuto; e per consiglio di certi de' detti grandi ne richiese i priori ch'allora erano all'uficio. I detti priori cogli altri ordini, dodici e' gonfalonieri, e gli altri consiglieri, in nulla guisa vollono asentire di sottomettere la libertà della republica di Firenze sotto giogo di signore a vita, il quale non mai fu aconsentito o soferto per li nostri padri antichi né a 'mperadori, né a·rre Carlo, né suoi discendenti, e tanto fossero amici o confidenti in parte guelfa o ghibellina, né per isconfitte o male stato ch'avesse il nostro Comune. Il detto duca per sudducimento e conforto quasi di tutti grandi di Firenze, e spezialmente principali quelli della possente casa de' Bardi, e Frescobaldi, Rossi, e Cavalcanti, Bondelmonti, e Cavicciuli, e Donati, e Gianfigliazzi, e Tornaquinci, per rompere gli ordini della giustizia ch'erano sopra i grandi, e così promise loro il duca; e di popolo: Peruzzi, Acciaiuoli, Baroncelli, Antellesi e loro seguaci, per cagione del male stato delle loro compagnie, perché il duca gli sostenea inn-istato, non lasciandoli rompere, né strignere a' loro creditori; e gli artefici minuti, a·ccui spiacea il reggimento stato de' XX e di popolari grassi: tutti gli profersono aiuto in arme. Il duca, il qual era segace e nudrito in Grecia e in Puglia più che in Francia, veggendosi tanto favore, la vilia di nostra Donna di settembre mandò un bando per la città di fare parlamento la mattina vegnente in sulla piazza di Santa Croce per bene del Comune. I priori e gli altri rettori sentendo la traccia del duca e il suo male consiglio, e non sentendosi forti né proveduti, e temendo che faccendosi il detto parlamento non fosse discordia, e romore, e commovizione di città, sì andarono parte de' priori e di loro consiglio la sera a Santa Croce a trattare acordo col duca; e dopo molta tirata e dibattuta la querela, rimase molto di notte in questa concordia col duca, che 'l Comune di Firenze gli darebbe la signoria della città e contado per uno anno, oltre al tempo ch'elli l'avea, con quella giuridizione e patti e gaggi ch'ebbe meser Carlo duca di Calavra e figliuolo del re Ruberto gli anni MCCCXXVI; e questo accordo si fermò per vallate carte per più notai dell'una parte e dell'altra, e per suo saramento che conserverebbe in sua libertà il popolo e·ll'uficio di priori e gli ordini della giustizia, riducendosi il detto ordinato parlamento la mattina in sulla piazza di priori per confermare i patti di su detti. La mattina di nostra Donna, dì VIII di settembre, il duca fece armare sua gente intorno di CXX uomini a cavallo, ch'avea in Firenze de' suoi, e da CCC fanti a piè. Ma quasi tutti i grandi, salvo meser Giovanni della Tosa e' suoi consorti, furonvi co·llui, ch'aveno cavalli, e i detti popolani suoi amici con armi coperte, e l'acompagnaro da Santa Croce alla piazza de' priori presso ad ora di terza. I priori e gli altri ordini scesono del palagio, e assettati a·ssedere col duca sulla ringhiera, e fatta la proposta per meser Francesco Rustichelli giudice allora priore e aringando sopra·cciò; ma com'era ordinato il tradimento, non fu lasciato più dire, ma a grido di popolo per certi scardassieri e popolazzo minuto, e masnadieri di certi grandi, dicendo: "Sia la signoria del duca a vita a vita, e viva il duca nostro signore!". E preso per li grandi pesolone per metterlo in sul palagio, e perché il palagio era serrato gridarono: "Alle scure! "; sicché convenne s'aprisse, e tra per forza e inganno il misono in sul palagio in signoria; e' priori furono messi di sotto nel palagio nella camera dell'arme vilmente. E fu per certi grandi istracciato il libro degli ordini e gonfalone della giustizia, e poste le bandiere del duca in sulla torre, sonando le campane a Dio laudiamo. E fece la mattina due cavalieri, messer Cerritieri de' Visdomini suo scudiere e famigliare, e Rinieri di Giotto da San Gimignano capitano stato di fanti di priori, il quale aconsentì al tradimento a dare e aprire il palagio, ch'agevole gli era a difendere, com'era tenuto e dovea fare per suo uficio; e assentì al detto tradimento messer Guiglielmo d'Ascesi allora capitano del popolo, il quale rimase poi co·llui per suo bargello e carnefice, dilettandosi di fare crudeli giustizie d'uomini. Ma meser Meliaduso d'Ascoli allora podestà non volle consentire al tradimento del popolo di Firenze, anzi volle rinuziare l'uficio della podesteria; ben si disse per alcuno, tutto fece a frode e ipocresia, però che poi pure rimase uficiale del duca. I grandi feciono gran festa d'armeggiare, e·lla sera grandi luminare e falò. Ivi a due dì apresso si fece il duca confermare signore a vita per li opportuni consigli, e mise i priori nel palagio fu de' figliuoli Petri dietro a San Piero Scheraggio con XX fanti solamente, ove n'avieno prima cento, levando loro ogni uficio e signoria; e levò l'arme a tutti i cittadini brivileggiati, o di che stato si fosse, e poi all'ottava di nostra Donna fece il duca gran festa e solennità a Santa Croce per la sua signoria, e fece offerere più di CL prigioni; e 'l nostro vescovo sermonando molto il lodò e magnificò al popolo. In questo modo e tradimento usurpò il duca d'Atene la libertà della nostra città, e anullò il popolo di Firenze ch'era durato intorno di L anni, in grande libertà, e stato, e signoria. E noti chi questo leggerà come Iddio per le nostre peccata in poco di tempo diede e promise alla nostra città tanti fragelli, come fu diluvio, carestie, fame, e mortalità, e sconfitte, vergogne d'imprese, perdimenti di sustanza di moneta, e fallimenti di mercatanti, e danni di credenza, e ultimamente di libertà recati a tirannica signoria e servaggio. E però, per Dio, carissimi cittadini presenti e futuri, correggiamo i nostri difetti. Abbiamo tra noi amore e carità, acciò che piacciamo all'Altissimo, e non ci rechiamo a l'ultimo giudicio della sua ira, come assai chiaro e aperto ci mostra per le sue visibili minacce: e questo basti a' buoni intenditori, tornando a nostra matera de' processi del duca; che poi apresso ch'ebbe la signoria di Firenze, a dì XXIIII di settembre la signoria d'Arezzo, e quella di Pistoia, ove avea già suoi vicari il duca per lo Comune di Firenze, gli si dierono a vita, e poco apresso per simile modo gli si diè Colle di Valdelsa e San Gimignano e poi la città di Volterra, onde molto li crebbe lo stato e signoria, e ricolse a·ssé tutti i Franceschi e Borgognoni ch'erano al soldo inn-Italia, sicché tosto n'ebbe più di DCCC, sanza gl'Italiani; e molti suoi parenti e baroni vennero a·llui infino di Francia per la novella ita di là della sua signoria e groria. E quando ciò fu raportato al re Filippo di Francia suo sovrano, subitamente disse a' suoi baroni che gli erano d'intorno in sua lingua: "Alberges est le pelegrin, mas il i a mavoes ostes", il quale fu un propio motto e di vera sentenzia e profezia, come poco tempo apresso gli avenne
Quello che 'l duca d'Atene fece in Firenze mentre ne fu signore. Come il duca d'Atene fu fatto a vita signore di Firenze per lo modo detto adietro, per avere meno a contendere di fuori, e credendosi fortificare dentro il suo stato e signoria, sì fece di presente pace e accordo co' Pisani e con tutti i loro allegati, non guardando ad onte o vergogne del Comune di Firenze ricevute, ove i Fiorentini speravano ch'elli facesse ogni loro vendetta; e a dì XIII d'ottobre si piuvicò e bandì in questo modo, che·lla città di Lucca rimanesse a' Pisani per XV anni, e poi lasciarla inn-stato comune, e rimettendo al presente li usciti guelfi in Lucca che tornare vi volessono, e rendendo loro i loro beni, mettendovi il duca podestà cui elli volesse, il detto tempo rimanendo a' Pisani la guardia del castello dell'Agosta ch'è in Lucca, e tutta la guardia e dominazione della terra, che·lla podestà per lo duca non avea altro che 'l salaro e 'l nome, che altra signoria poco potea fare più che piacesse a' Pisani, ma pure era una posessione per lo nostro Comune, e freno a' Pisani mentre che 'l duca dominava Firenze, e dando i Pisani al duca ogn'anno per censo per lo san Giovanni VIIIm fiorini d'oro in una coppa dorata d'argento, faccendo franchi i Fiorentini in Pisa per V anni, ove prima eravamo franchi per sempre per li patti antichi, rimanendo d'accordo a' Fiorentini tutte le castella di Valdarno e di Valdinievole, che·ssi tenieno, e Barga e Pietrasanta; e che i Fiorentini dovessono rimettere in Firenze e trarre di bando tutti i loro rubelli e usciti, e nuovi e vecchi, stati al servigio e lega di Pisani, e perdonare agli Ubaldini e Pazzi e Ubertini, e lasciare di prigione i Tarlati d'Arezzo e rendendo loro pace, e trarre di prigione meser Giovanni Visconti di Milano; e così fu fatto di presente; al quale meser Giovanni Visconti il duca vestì nobilemente, e diè cavalli e danari, e fatto acompagnare infino a Pisa, e domandando a' Pisani il mendo di suoi danni e interessi avuti per loro, gli ingrati Pisani nol vollono udire, ma apuosogli ch'egli era venuto in Pisa per trattare cospirazione nella terra per lo duca, e convenne si partisse villanamente nella terra; della quale cosa meser Luchino signore di Milano prese molto sdegno contro a' Pisani, come si potrà trovare leggendo. Per lo detto accordo dal duca a' Pisani tornaro i Bardi e' Frescobaldi e' loro seguaci in Firenze, e' Pisani lasciarono ogni prigione fiorentino e·lloro allegati ch'erano presi in Pisa e in Lucca. A dì XV d'ottobre il duca fece nuovi priori, i più artefici minuti, e mischiati di quelli che loro antichi erano stati Ghibellini; e diè loro un gonfalone di giustizia così fatto di tre insegne, ciò fu di costa all'asta l'arme del Comune, il campo bianco e 'l giglio rosso; e apresso in mezzo la sua il campo azurro biliottato col leone ad oro, e al collo del leone uno scudetto dell'arme del popolo; apresso l'arme del popolo il campo bianco e·lla croce vermiglia, e di sopra il rastrello del re; e mise i priori nel palagetto ove prima stava l'esegutore in sulla piazza con poco uficio e minore balìa, se non il nome, e sanza sonare le campane a martello o congregare il popolo, com'era usanza. Del detto nuovo e disimulato gonfalone i grandi ch'avieno fatto signore il duca e crediansi ch'al tutto il duca annullasse il popolo in detto e in fatto, come avea promesso loro, si turbarono forte, e massimamente perché in que' dì fece condannare subitamente uno de' Bardi in Vc fiorini d'oro o nella mano, perch'avea stretta la gola a uno suo vicino popolano che·lli dicea villania. E così puttaneggiava e disimulava il duca co' cittadini, togliendo ogni baldanza a' grandi che·ll'aveano fatto signore, e togliendo la libertà e ogni balìa e uficio, altro che 'l nome de' priori, e al popolo; e cassò l'uficio di gonfalonieri delle compagnie del popolo, e tolse loro i gonfaloni, e ogni altro ordine e uficiali di popolo cassò, se non a suo beneplacito ritegnendosi co' beccari, vinattieri, scardassieri e artefici minuti, dando loro consoli e rettori al loro volere, dimembrando gli ordini antichi dell'arti a·ccui erano sottoposti per volere maggiori salari di loro lavorii. Per le sudette cagioni e altre fatte per lui, come si troverrà leggendo assai poco apresso, si criò conspirazione contro al duca per li grandi e popolani medesimi che·ll'avieno fatto signore, come tosto si potrà trovare. E fece torre tutte le balestra grosse a' cittadini, e fece fare l'antiporte al palagio del popolo, e ferrare le finestre della sala di sotto per gelosia e sospetto de' cittadini, e fece comprendere tutto il circuito dal detto palazzo a quelli che furono di figliuoli Petri, e·lle torri e case di Manieri e di Mancini, e di Bello Alberti, comprendendo tutto l'antico gardingo e ritornando in sulla piazza. E il detto compreso fece cominciare e fondare di grosse mura e torri e barbacani per farne col palagio insieme uno grande e forte castello, lasciando il lavorio di deficare il ponte Vecchio, ch'era di tanta necessità al Comune di Firenze, togliendo di quello le pietre conce e legname. Fece disfare le case di Santo Romolo per fare piazza al castello infino nel Garbo. E mandò a corte al papa per licenza di disfare San Piero Scheraggio, e Santa Cicilia, e Santo Romolo, ma no·lli fu assentito per la Chiesa. Fece torre a' cittadini certi palagi e fortezze e belle case ch'erano nelle circustanze del palagio, e misevi suoi baroni e sua gente sanza pagare alcuna pigione. Fece fare alle porti nuovi antiporti di costa a' vecchi per più fortezza, e rimurare le porte. Di donne e di donzelle di cittadini per sé e per sue genti cominciato a·ffare di forze e villanie e di laide cose; intra·ll'altre per cagione di donna tolse San Sebbio a' poveri, della guardia dell'arte di Calimala, e diello altrui illicitamente. E per amore di donna rendé gli ornamenti alle donne di Firenze, e fece fare il luogo comune delle femmine mondane, onde il suo maliscalco traeva molti danari. Fece fare le paci tra' cittadini e contadini, e questo fu il meglio che facesse, ma bene ne guadagnò egli e' suoi uficiali grossamente da coloro che·lle richiedieno. Levò gli assegnamenti a' cittadini sopra le gabelle, di danari convenuti loro prestare per forza al Comune per fornire la 'mpresa di Lombardia e quella di Lucca, come adietro è fatta menzione, ch'erano più di CCCLm di fiorini d'oro, asegnati in più anni con alcuno guiderdone. E questo fu gran male, e onde i cittadini più si gravaro, e·ffu rompimento di fede al Comune; e molti cittadini, che dovieno avere grossamente dal Comune, ne furono diserti; e recò a·ssé tutte le gabelle, che montavano l'anno più di CCm di fiorini d'oro sanza l'altre entrate e gravezze. Fece fare e pagare l'estimo in città e in contado, che montò più di LXXXm di fiorini d'oro, onde i grandi e' popolani e' contadini, che vivono di loro rendite, si tennono forte gravati. E quando fece fare l'estimo, promisse e giurò a' cittadini di non fare loro altre gravezze d'imposte o di prestanze, o di nuove gabelle, ma no·llo oservò, ma al continovo gravava i cittadini di prestanze, e facea criare e crescere nuove e sforzate gabelle per uno ser Arrigo Fei; e quelli era suo amico, che sapea trovare modi d'avere danari, onde che venissono. E in X mesi e XVIII dì ch'elli regnò gli vennero a mano di gabelle e d'estimo, gravezze, e condannagioni, e altre entrate presso di CCCCm di fiorini d'oro pure di Firenze, sanza quelli che traeva delle terre vicine ch'elli signoreggiava, de' quali rimandò tra in Francia e in Puglia più di CCm di fiorini d'oro, però che non tenea tra tutte le terre che signoreggiava DCCC cavalieri, e quelli mal pagava; ma al bisogno della sua rovina se n'avide a suo danno e vergogna. Gli ordini de' suoi uficiali e consiglieri erano in questo modo. I priori, come avemo detto, erano in nome, ma non in fatto, sanza alcuna balìa. Era la podestà mesere Baglione da Perugia, che guadagnava volentieri; messer Guiglielmo d'Ascesi chiamato conservadore overo assessino di lui e bargello, e stava nel palagio de' Cerchi bianchi nel Garbo. Tre giudici avea ordinati, che·ssi chiamavano della Sommaria, che tenieno corte nelle nostre case e cortili e logge de' figliuoli Villani da San Brocolo; questi giudici rendieno ragione di fatto con molte baratterie; e uno meser Simone da Norcia giudice sopra rivedere le ragioni del Comune, ed era più barattiere che coloro cui condannava per baratterie, abitava nel palagio fu de' Cerchi dietro a San Brocolo. Di suo consiglio era il vescovo della Leccia sua terra di Puglia; e suo cancelliere Francesco il vescovo d'Ascesi fratello del conservadore; il vescovo d'Arezzo degli Ubertini, e meser Tarlato, e il vescovo di Pistoia e quello di Volterra, e messere Attaviano de' Belforti: questi tenea per sicurtà delle loro terre, e vescovi per una sua coperta ipocresia. Con cittadini avea di rado consigli, e poco gli prezzava e meno gli oservava, ristrignendosi solo al consiglio di meser Baglione, e del conservadore, e di mesere Cerritieri de' Visdomini, uomini corrotti in ogni vizio a·ssua maniera, faccendo i suoi dicreti di fatto e sotto suo sugello, il quale il suo cancelliere si facea bene valere. Signore era di poca fermezza e di meno fede di cosa che promettesse, cupido e avaro e mal grazioso; piccoletto di persona e brutto e barbucino; parea meglio Greco che Francesco, segace e malizoso molto. Fece al suo conservadore impiccare meser Piero di Piagenza uficiale della mercatantia opponendoli baratterie, e che mandava lettere a meser Luchino da Melano, e·cchi disse li fé in parte torto. Fece costrignere i mallevadori di Naddo di Cenni, ch'era a' confini a Perugia, che tornasse con sua sicurtà, e·llui tornato a dì XI di gennaio, non oservandoli fede, il fece impiccare e colla catena in collo, acciò che non si potesse ispiccare, e tolse a' Suoi mallevadori VmDXV fiorini d'oro, opponendo gli avea frodati al Comune in Lucca, oltre agli altri levatoli prima, e tutti i suoi beni confiscò a·ssé, opponendogli ch'egli avea trattato col Comune di Siena e con quello di Perugia contro a·llui, i quali non amavano la vicinanza e signoria del duca; e forse in parte fu vero. Questo Naddo fu un sottile e sagace uomo, e molto grande e prosuntuoso in popolo e in Comune, ma bene guadagnava volontieri. Il padre, Cenni di Naddo, stato molto grande in Comune, per dolore del figliuolo e tema del duca si fece frate di Santa Maria Novella, e fece bene dell'anima sua, se 'l fece con buona intenzione, per fare penitenzia delle colpe commesse in Comune, e spezialmente inn-isturbare l'accordo co' Pisani onorevole assai per lo nostro Comune, come toccammo adietro. In questi tempi, del mese di marzo, fece il duca lega e compagnia co' Pisani, e taglia di IIm cavalieri contro a ogni loro aversaro, i Pisani tenere DCCC cavalieri e 'l duca MCC cavalieri; la qual compagnia molto spiacque ai Fiorentini e a tutti i Toscani guelfi, e poco s'oservò, perché non era piacevole mischiato, né buona compagnia. Del mese di marzo detto il duca fece in contado VI podestadi, uno per sesto, con grande balìa di potere fare giustizia reale e personale e con grandi salari, e i più furono de' grandi, che di nuovo erano stati rubelli, rimessi in Firenze di poco. La qual nuova signoria molto spiacque a' cittadini, e più a' contadini, che portavano la spesa e gravezza. Fece pigliare uno Matteo di Motozzo, e in su uno carro atanagliare, e poi tranare sanz'asse, e impiccare, perch'avea rivelato uno trattato de' Medici e d'altri che doveano offendere il duca, e nol volle credere, a suo pericolo e danno di quello, gli avenne. L'ultimo dì di marzo fece impiccare in su Monterinaldi Lamberto degli Abati, il quale era stato valente uomo all'oste nostra a Lucca della masnada di meser Mastino, perch'elli gli avea rivelato uno trattato che certi grandi tenieno contro al duca con meser Guidoriccio da Fogliano capitano della gente di mesere Mastino, opponendoli il contrario, che tenea trattato con meser Mastino di torli la signoria. La qual cosa non fu vero, ma·ffu vero quello ch'è detto; ma per le sue opere vivea in grande sospetto e gelosia, e chiunque gli rivelava trattato o da beffe o da dovero, o parlava contro a·llui, facea morire; onde più altri di piccolo affare fece a torto morire di crudeli tormenti per mano del suo carnefice conservadore di male opere. Per la Pasqua della Resurresione, MCCCXLIII, tenne gran festa a' cittadini e suoi baroni conostaboli e soldati con grandi corredi, ma con mala voglia di cittadini, e fece tenere giostre nella piazza di Santa Croce per più dì, ma pochi cittadini vi giostrarono, che·ggià a' grandi e a' popolani cominciavano a spiacere i suoi processi. All'uscita d'aprile MCCCXLIII ordinò e cominciò ad afforzare e chiudere San Casciano e afforzare per riducervi dentro le villate d'intorno, e che·ssi chiamasse Castello Ducale, ma poco andò inanzi. Fecesi in Firenze sei brigate di festa, di gente di popolo minuto vestiti insieme ciascuna brigata per sé, e danzando per la terra. La maggiore fu nella Città Rossa, e il loro signore si nomò lo 'mperadore. L'altra a San Giorgio col Paglialoco; ed ebbono zuffa tra queste due. E una ne fu a San Friano, e una nel borgo d'Ognisanti. L'altra in quello di San Pagolo. L'altra nella via larga delli spadai; e·ffu motiva e assento del duca per recarsi all'amore della Comune e popolo minuto, per quella sforzata vanità; ma poco gli valse al bisogno. Per la festa di san Giovanni fece fare l'oferta all'arti al modo antico sanza gonfaloni, e·lla mattina della festa oltre a' ceri usati delle castella, ch'erano da XX, ebbe da XXV pali di drappi ad oro, bracchetti, sparvieri e astori per omaggio d'Arezzo, Pistoia, Volterra, San Gimignano, Colle, e da tutti i conti Guidi, da Mangona, Cerbaia, e da Montecarelli, e Puntormo, Ubaldini, Pazzi, e Ubertini, e d'ogni baroncello d'intorno, che·ffu coll'oferta de' ceri una nobile festa; e raunarsi i detti ceri e pali e·lli altri tributi in su la piazza di Santa Croce, e poi l'uno apresso l'altro andaro al palagio ov'era il duca, e poi a San Giovanni. Fece aggiugnere al palio dello sciamito chermisi di foderallo a rovescio di vaio isgrigiato quant'era l'asta, ch'era molto ricco a vedere. La festa fece ricca e nobile, e·ffu la prima e sezzaia che dovea fare in Firenze per le sue opere. All'uscita di giugno fece fare una sconcia giustizia, che a uno Bettone Cini da Campi, de' menatori de' buoi dell'antico carroccio, il quale di poco l'avea il duca fatto di priori, e per la dignità del carroccio vestitolo di scarlatto, però che, poi ch'elli uscì dell'uficio, si dolfe e disse alcuna parola oziosa per una imposta gli era fatta per lo duca, gli fece cavare la lingua infino allo strozzule e con essa inanzi in su una lancia per diligione mandandolo per la terra, e poi pintone fuori a' confini a Pesero, ove poco apresso per quella tagliatura della lingua morì. Di questa giustiza si turbaro molto i cittadini, e ciascuno la riputava in sé di non potere parlare, né dolersi de' torti e oltraggi; ma la persona di Bettone era degna di quello, e di peggio, ch'egli era publicano e villano gabelliere, e colla piggiore lingua ch'uomo di Firenze, sì che morì nel peccato suo. A dì II di luglio il duca fermò compagnia e taglia con messere Mastino della Scala, e co' marchesi da Esti, e col signore di Bologna, e co·llui contrasse parentado, ma più gli era utole la compagnia e benivolenza de' buoni cittadini di Firenze, la quale al tutto s'avea levata e tolta, e quella che fece con quelli signori poco o niente li valsono al suo bisogno, e poco durò. Assai avemo detto sopra i processi e opere del duca d'Atene fatte in Firenze mentre ne fu signore, e non si potea fare di meno, acciò che sieno manifeste le cagioni perché i Fiorentini si rubellaro della sua signoria, e prendano assempro per lo innanzi quelli che sono a venire di non volere signore perpetuo né a vita. Lasceremo alquanto di questa matera, faccendo incidenza, per raccontare altre novità che furono altrove in questi tempi, tornando assai tosto a contare la fine ch'ebbe in Firenze la sua signoria. Ma di tanto volemo fare prima memoria, e questo sentimmo e sapemmo di vero. Il dì e·ll'ora che prese la signoria, per savi astrolaghi fu preso l'ascendente che·ffu gradi XXII del segno della Libra, segno mobile e opposito del segno d'Aries significatore di Firenze, e in termine di Marti, e Marti nostro significatore era nel detto segno della Libra contrario alla sua casa, e il suo signore Venus nel Leone gradi VIII faccia di Saturno e contradio alla sua tripricità. Per la quale costellazione dissono d'accordo che·lla sua signoria non dovea compiere l'anno, e con mala uscita e vituperevole e con molti tradimenti e romori con arme, ma con pochi micidi. Ma più credo che fosse la cagione il suo male reggimentoe·lle sue ree opere per lo suo pravo libero albitro, male usandolo.
Di certe congiurazioni che furono fatte in Firenze contra il duca d'Atene che·nn'era signore. E' si dice fra·nnoi Fiorentini uno antico e materiale proverbio, cioè: "Firenze non si muove, se tutta non si duole"; e bene che 'l proverbio sia di grosse parole e rima, per isperienza s'è trovato di vera sentenzia, e viene a caso della nostra presente matera; che a certo il duca nonn-ebbe regnato III mesi, che quasi a' più di cittadini non dispiacesse nella sua signoria per li suoi inniqui e malvagi processi, come detto avemo adietro, e più ancora che scritto non s'è per noi; però ch'ogni singulare cosa e sue operazioni nonn-ho potuto sapere né ricogliere, ma per le generali e aperte assai si può comprendere. Prima che' grandi che·ll'aveano fatto signore, e aspettavano da·llui stato e grandezza, come avea loro promesso, sì trovato ingannati e traditi, ed eziandio que' grandi ch'elli avea rimessi in Firenze, non parea loro esere ben trattati; e i grandi e possenti popolani che prima avieno retta la terra, ch'al tutto gli avea anullati e tolto loro ogni stato, onde il nimicavano a morte. A' mediani e artefici dispiacea la sua signoria per lo non guadagnare, e per lo male stato della città, e per le 'ncomportabili gravezze sì d'estimo, sì di prestanze, e d'intollerabili gabelle, e per levare che fece a' cittadini gli asegnamenti sopra le gabelle di danari prestati al Comune. E dove i cittadini avieno speranza che per lo suo reggimento scemasse le spese, e desse loro buono stato, fece il contrario; e per le male ricolte montò il grano in più di soldi XX lo staio, onde il popolo minuto male si contentava. E per li oltraggi delle donne fatti per lui e per le sue genti, e altre forze, e crude giustizie, per le quali cagioni quasi i più di cittadini commossi a mala volontà contro a·llui, onde più congiurazioni s'ordinaro per torli la signoria e·lla vita, chi per una forma, e·cchi per un'altra, non sappiendo al cominciamento l'una setta dell'altra, né s'ardieno a scoprire per le sue crudeli giustizie; che eziandio chi·lle rivelava gli facea morire, come detto è adietro. E principali furono III sette e congiurazioni; della prima fu capo il nostro vescovo degli Acciaiuoli frate predicatore, che al cominciamento delle sue prediche tanto il magnificava e gloriava, e co·llui tenieno i Bardi; ciò furono principali: messere Piero, messere Gerozzo, messere Iacopo, e Andrea di Filippozzo, Simone di Geri, tutti della casa de' Bardi, e rimessi in Firenze per lo duca, e di Rossi Salvestrino e meser Pino, e più suoi consorti. E de' Frescobaldi i caporali il priore di Sa·Iacopo meser Agnolo Giramonte anche di rimessi in Firenze per lo duca, e Vieri delli Scali, e più altri grandi e popolani, Altoviti, Magalotti, Strozzi, e Mancini. Dell'altra congiura era capo meser Manno e Corso di meser Amerigo de' Donati, Bindo e Beltramo e Mari de' Pazzi, e Niccolò di mesere Alamanno, e Tile Benzi de' Cavicciuli e certi degli Albizi. Della terza era capo Antonio di Baldinaccio degli Adimari, e Medici, e Bordoni, Oricellai, e Luigi di Lippo Aldobrandini, e più altri popolani mediani. E più modi si trovò che cercaron di torli la signoria e·cchi la vita, chi con trattato di Pisani, chi con Sanesi e Perugini e con conti Guidi, alcuni d'asalirlo in palagio andando al consiglio; ma per sua gelosia, di ciò si provide, che due volte mutò i sergenti e' famigliari che guardavano il palagio, e per sospetto fece ferrare le finestre del palagio; alcuni di saettarlo quando andava per la terra. L'altra setta ordinaro d'asalirlo in casa gli Albizi il dì di san Giovanni, che vi dovea venire a vedere correre il palio; anche per sospetto non v'andò. La terza setta aveno ordinato, imperò ch'egli cavalcava sovente per amore di donna da casa i Bordoni alla Croce a Trebbio. Questi v'allogaro due case, una da ciascuno capo della via, e quelle guernirono d'arme e di balestra e di sbarre per asserragliare la via dall'uno capo e dall'altro e inchiuderlo nel mezzo, e ordinati da L masnadieri arditi e franchi, che 'l dovieno assalire con certi caporali giovani e grandi e popolani a·ccui ne calea, e aveano voglia di farlo, e assalito il duca, levare la terra a romore, e' caporali di fuori dovieno esere in arme a cavallo e a piè al soccorso e per atterrare lui e sua compagnia; che al principio cavalcava con XXV o XXX di sua gente disarmati, con alquanti cittadini grandi e popolani, di coloro medesimi ch'erano congiurati contro a·llui. Ma tanto gli fu messo sospetto, che poi menava a sua guardia II masnade di L di sue genti a cavallo armati e da C fanti, e smontato lui da cavallo restavano armati in sulla piazza del palazzo a sua guardia: ma poco gli valieno al suo riparo per l'ordine preso per le dette congiure alla sua rovina; però che quasi tutti i cittadini erano commossi contro a·llui per le sue ree opere. Ma come piacque a Dio, per lo meno male, la terza setta e congiura, la qual era più pronta a·cciò fare, fu scoperta per uno masnadiere sanese, che dovea essere a·cciò fare; il rivelò a meser Francesco Brunelleschi, non per tradimento, ma per consiglio e come a suo signore, credendo il sapesse e tenesse mano alla congiura; il quale cavaliere per paura di non esere incolpato, overo per male di suoi nimici, che di tali erano caporali alla detta congiura, il manifestò al duca, e menogli il detto fante sotto fidanza, il quale ritenne segreto e disaminollo, e seppe d'alcuno ch'era de' detti congiurati e caporali di masnadieri; e di presente fece pigliare Pagolo di Francesco del Manzeca orrevole popolano di porta San Piero, tutto fosse brigante, e uno Simone da Monterappoli a dì XVIII di luglio, e questi per tormento confessarono e manifestaro come Antonio di Baldinaccio era loro capo con più altri; il quale Antonio richesto, per sicurtà di sua grandezza comparì. Il duca il fece ritenere nel palagio; e·llui preso, tutti gli altri principali d'ogni setta per tema di loro chi·ssi partì della città, e·cchi si nascose, onde tutta la città fu in gelosia e in grande sospetto e tremore. Il duca trovando la congiura contro a·llui sì grande, e·cche tanti grandi e possenti cittadini vi tenieno mano, non ardì di fare giustizia de' detti presi; che·sse di sùbito l'avesse fatta, e corsa la terra colla sua gente e popolazzo minuto che 'l seguiva, rimaneva signore; ma il suo peccato l'accecò, e·lli misse tanta viltà e paura nell'animo, che non sapea che·ssi fare; e mandò d'intorno alla terre e castella per la sua gente, e al signore di Bologna per aiuto, il quale gli mandò CCC cavalieri. E pensossi di fare una grande vendetta e crudele di molti cittadini con grande tradimento, che perché sabato mattina a dì XXVI di luglio era il dì di santa Anna, e il dì dinanzi fece richiedere più di CCC di maggiori cittadini di Firenze, grandi e popolani d'ogni famiglia e casato, che venissono dinanzi a·llui in palagio per consigliarlo quello ch'avesse a·ffare de' presi, con intenzione (e questo fu poi fuori di Firenze manifesto) che come fossono ragunati nella sala del palagio, ch'avea le finestre ferrate, come detto avemo, di fare serrare la sala, e quanti dentro ve n'avesse fare uccidere e tagliare, e correre la terra al modo fece l'empissimo Totila Fragellum Dei quando distrusse Firenze. Ma Iddio, che sempre ha guarentita al bisogno la nostra città per le limosine e per li meriti delle sante persone religiose e laici, che vi sono innocenti, la guardò di tanto male e pericolo; che prima misse sospetto in cuore a tutti i richiesti di non andare in palagio al detto consiglio, intra' quali ve n'avea molti di congiurati, e poi il dì medesimo quasi tutti i cittadini di grande accordo insieme, diponendo tra·lloro ogni ingiuria e malavoglienza, scoprendosi l'una setta all'altra, di loro ordine e trattati tutti s'armarono per rubellarsi da·llui, come diremo apresso nel seguente capitolo. Come la città di Firenze si levò a romore, e cacciaronne il duca d'Atene che·nn'era signore. Essendo la città di Firenze in tanto bollore, e sospetto e gelosia, sì per lo duca avendo scoperte le congiurazioni fatte per tanti cittadini contra·llui, e fallitoli il suo proponimento di non potere raccogliere i nobili e possenti cittadini al falso e disleale consiglio, e d'altra parte i cittadini i più possenti sentendosi in colpa della congiura, e sentendo il mal volere del duca, e che già nella terra avea più di DC cavalieri di sue masnade, e ogni dì agiugneva; e·lla gente del signore di Bologna e certi altri Romagnuoli che venieno in suo aiuto avieno già valicata l'alpe, dubitarono che·llo indugio non fosse a·lloro pericolo, ricordandosi del verso di Lucano: "Tolle mora, semper etc. ". Gli Adimari, e Medici, e Donati principali, sabato sonata nona, usciti i lavoranti delle botteghe dì XXVI di luglio, il dì di santa Anna anni Domini MCCCXLIII, ordinarono in Mercato Vecchio e in porta San Piero che certi ribaldi fanti fitiziamente s'azzuffassono insieme, e gridassono: "All'arme, all'arme!"; e così feciono. La terra era insollita e in paura, incontanente tutta corse a furore e a sgombrare i cari luoghi; e di presente, com'era ordinato, tutti i cittadini furo armati a cavallo e a piè, ciascuno alla sua contrada e vicinanza, traendo fuori bandiere dell'armi del popolo e del Comune, com'era ordinato, gridando: "Muoia il duca e' suoi seguaci, e viva il popolo e 'l Comune di Firenze e libertà!". E di presente fu abarrata e aserragliata tutta la città ad ogni capo di vie e di contrade. Quelli del sesto d'Oltrarno, grandi e popolani, si giurarono insieme e baciarono in bocca, e abarraro i capi de' ponti, con intenzione che se tutta la terra di qua si perdesse, di tenersi francamente di là. E mandato il dì dinanzi da parte del Comune segretamente per soccorso e aiuto a' Sanesi; e certi di Bardi e Frescobaldi stati a Pisa e tornati di nuovo in Firenze mandarono per loro ispezialtà per aiuto a' Pisani. La qual cosa quando si seppe per lo Comune e per li altri cittadini, forte se ne turbaro. La gente del duca sentendo il romore s'armaro e montaro a cavallo, e chi potéo di loro al cominciamento corsono alla piazza del palagio in quantità di CCC a cavallo; gli altri, chi·ffu preso, e rubato per li alberghi, e·cchi per le vie fediti e morti e scavallati, e per li serragli impacciati, e rubati i cavalli e·ll'arme. Al cominciamento trassono al soccorso del duca in sulla piazza di priori certi cittadini amici del duca, cui avea serviti, che non sapieno il segreto delle congiure; ciò furono de' principali: messer Uguiccione Bondelmonti con alcuno suo consorto e cogli Acciaiuoli, e meser Giannozzo Cavalcanti e di suoi consorti, e Peruzzi, e Antellesi, e certi scardassieri e alcuno beccaio, gridando: "Viva lo signore lo duca!". Ma come s'avidono che quasi tutti i cittadini erano sommossi a furore contro a·llui, si tornarono a casa, e seguirono il popolo, salvo messere Uguiccione Bondelmonti, cui il duca ritenne seco in palagio, e i priori dell'arti per sicurtà di sua persona, i quali erano rifuggiti in palagio. Essendo levato il detto romore e tutta gente ad arme, quelli de' cinque sesti, ond'erano capo gli Adimari, per scampare Antonio di Baldinaccio loro consorto e gli altri presi per lo duca, e Medici, e Altoviti, e Oricellai, e degli altri offesi da·llui, com'è detto adietro, presono le bocche delle vie che menano in sulla piazza del palagio de' priori, ch'erano più di XII vie, e quelle abarrarono e aforzarono sicché nullo non potea entrare né uscire del palagio e piazza, e di dì e di notte si combattero colla gente del duca, ch'erano in sul palagio e 'n sulla piazza, ov'ebbe alquanti morti, ma molti fediti di cittadini per lo molto saettamento e pietre che venia del palagio dalla gente del duca. Ma alla fine la gente del duca ch'era in sulla piazza, la sera medesima, non poterono durare e non avendo da vivere, lasciando i loro cavalli, i più di loro si fuggiro nel compreso del palagio ov'era il duca e' suoi baroni, e alquanti si guerentirono tra' nostri lasciando l'armi e cavalli, e·cchi preso e·cchi fedito. E come si cominciò il detto romore, Corso di meser Amerigo Donati co' suoi fratelli e altri seguaci ch'avieno loro amici e parenti in prigione assaliro e combattero la carcere delle Stinche, mettendo fuoco nello sportello e bertesca ch'era di legname, e collo aiuto de' prigioni dentro ruppero le dette carcere, e uscinne tutti i prigioni, e con quello empito, crescendo loro séguito di meser Manno Donati, e di Niccolò di meser Alamanno, e Tile di Guido Benzi de' Cavicciuli, e Beltramo de' Pazzi, e di più altri, ch'avieno loro amici in bando e presi in palagio, assalirono combattendo il palagio della podestà, ov'era mesere Baglione da Perugia podestà per lo duca, il quale né egli né sua famiglia si misono a risistenza, ma con grande paura e pericolo si fuggì a guarentigia in casa gli Albizi, che 'l ricolsono; e·cchi di sua famiglia si fuggì in Santa Croce; e rubato il palagio d'ogni loro arnesi infino alle finestre e panche del Comune; e ogni atto e scritture vi furono prese e arse, e rotta la carcere della Volognana, e scapolati i prigioni; e poi ruppono la camera del Comune, e di quella tratti tutti i libri ov'erano scritti gli sbanditi e rubelli e condannati, e arsi tutti; e simile rubati gli atti dell'uficiale della mercatantia sanza contasto niuno. Altra ruberia od offensione corporale non fu fatta in tanto scioglimento di città, se non contro alla gente del duca; che·ffu gran cosa, e tutto avenne per l'unità in che·ssi trovaro i cittadini a ricoverare la loro libertà e quella della republica del Comune. E·cciò fatto, il detto sabato quelli d'Oltrarno apersono l'entrata de' ponti, e valicaro di qua a cavallo e a piè in arme, e cogli altri cittadini de' V sesti feciono levare le sbarre e serragli delle rughe mastre, colle 'nsegne del Comune e del popolo cavalcarono per la città gridando: "Viva il popolo e Comune in sua libertà, e muoia il duca e' suoi! "; e trovarsi i cittadini più di mille a cavallo ben montati, e inn-arme tra di loro cavalli e di quelli tolti alla gente del duca, e più di Xm cittadini armati a corazze e barbute come cavalieri, sanza l'altro minuto popolo tutto in arme, sanza alcuno forestiere o contadino; il quale popolo fu molto amirabile a vedere, e possente, e unito. Il duca e sua gente veggendosi così fieramente assaliti e assediati dal popolo nel palagio con più di CCCC uomini (e non avea quasi altro che biscotto e aceto e acqua), ma credendosi guarentire dal furioso popolo, la domenica fece cavaliere Antonio di Baldinaccio il quale non si volea fare di sua mano; ma i priori, ch'erano rinchiusi in palagio, vollono si facesse a onore del popolo di Firenze; poi lasciò lui e gli altri cui avea presi, e puose in sul palagio bandiere del popolo, ma però non cessò l'asedio e furia del popolo. La domenica di notte giunse il soccorso di Sanesi, CCC cavalieri e CCCC balestieri molto bella gente, e co·lloro sei grandi e popolani cittadini di Siena per ambasciadori. I Saminiatesi mandato al servigio del nostro Comune IIm pedoni armati, e' Pratesi D. E venne di presente il conte Simone da Battifolle, e Guido suo nipote con CCCC fanti. E di nostri contadini armati il seguente dì vennero in grandissima quantità al Comune e a' singulari cittadini, onde tutta la città fu piena d'innumerabile gente. I Pisani mandavano alla richiesta di loro amici, come toccammo adietro, sanza assento del Comune, D cavalieri, i quali vennero infino al borgo della Lastra di là da Settimo. Sentendosi in Firenze, se n'ebbe grande gelosia e grande mormorio contro a que' grandi a·ccui richiesta venivano; e per lo Comune e per loro fu contramandato che non venissono, e così feciono; ma tornandosi adietro, da quelli di Montelupo e di Capraia e d'Empoli e di Puntormo furono assaliti, e tra morti e presi più di cento pure de' migliori; e perderono più di CC cavalli, che furono loro tra morti e rubati. Arezzo sentito come il duca era assediato da' cittadini di Firenze, incontanente si rubellarono alla gente e uficiali del duca per li Guelfi. E il castello dentro fatto per li Fiorentini rendé Guelfo di meser Bindo Bondelmonti. E Castiglione Aretino rendé Andrea e Iacopo Laino de' Pulci, che·nn'erano castellani, a' Tarlati. Pistoia si rubellò, e ridussonsi a·lloro libertà e a popolo guelfi, e disfeciono il castello fatto per li Fiorentini e ripresono Serravalle. E rubellossi Santa Maria a Monte e Montetopoli tenendosi per loro; rubellossi Volterra, e tornò alla signoria di meser Attaviano de' Belforti, che prima la signoreggiava; e Colle, e San Gimignano dalla signoria del duca, e disfeciono le castella, e rimasono i·lloro libertà. Tale fu la rovina della signoria del duca in Firenze e d'intorno. In pochi giorni venuti in Firenze i Sanesi e·ll'altra amistà, il vescovo con certi buoni cittadini grandi e popolani feciono richiedere a bocca tutta buona gente, e sonare la campana della podestà, e bandire parlamento per riformare lo stato e signoria della città. E congregati tutti in Santa Reparata in arme il lunedì apresso, di grande accordo elessono l'infrascritti XIIII cittadini, VII grandi e VII popolani con piena balìa di riformare la terra e fare uficiali e leggi e statuti, per tempo fino a calen di ottobre vegnente; ciò furono del sesto d'Oltrarno messer Ridolfo di Bardi, messer Pino de' Rossi, e Sandro di Cenni Biliotti; di San Piero Scheraggio messer Giannozzo Cavalcanti, messer Simone Peruzzi, Filippo Magalotti; per Borgo meser Giovanni Gianfigliazzi, Bindo Altoviti; per San Brancazio messer Testa Tornaquinci, Marco degli Strozzi; per porta del Duomo messer Bindo della Tosa, messer Francesco de' Medici; di porta San Piero mesere Talano degli Adimari, messer Bartolo de' Ricci. I detti XIIII elessono per podestà il conte Simone, e ragunavansi nel vescovado. Ma il detto conte, come savio, rinuziò e non voll'essere giustiziere de' Fiorentini; e però chiamato meser Giovanni marchese da Valiano, e infino che penasse a venire elessono luogotenente di podestà l'infrascritti VI cittadini, uno per sesto, III grandi e III popolani; messer Berto di meser Stoldo Frescobaldi, Nepo delli Spini, meser Francesco Brunelleschi, Taddeo dell'Antella, Paolo Bordoni, Antonio degli Albizi; e stavano nel palagio del podestà con CC fanti pratesi, tegnendo ragione sommaria di ruberie e forze e di simili, sanz'altro uficio. In questa stanza non cessava l'assedio del duca, di dì e di notte combattendo il palagio, e di cercare di suoi uficiali. Fu preso uno notaio del conservadore per li Altoviti stato crudele e reo, fu tutto tagliato a bocconi. E apresso fu trovato meser Simone da Norcia stato uficiale sopra le ragioni del Comune, il quale molti cittadini cui a diritto e cui a torto avea tormentati crudelmente e condannati, per simile modo a pezzi tutto tagliato. E uno notaio napoletano, ch'era stato capitano di sergenti a piè del duca, reo e fellone tutto fu abocconato dal popolo. E ser Arrigo Fei, ch'era sopra le gabelle, fuggendosi da' Servi vestito come frate, conosciuto da San Gallo fu morto, e poi da' fanciulli tranato ignudo per tutta la città, e poi in sulla piazza de' priori impeso per li piedi, e sparato e sbarrato come porco: tal fine ebbe della sua isforzata industria di trovare nuove gabelle, e·lli altri di su detti della loro crudeltà. I signori XIIII col vescovo, e 'l conte Simone e·lli ambasciadori di Siena al continuo erano in trattato col duca per trarlo di palagio, e sovente a vicenda a parte a parte di loro entravano e uscivano di palagio, benché poco piacesse al popolo. Alla fine nulla concordia asentiva il popolo, se non avessono dal duca il conservadore, e 'l figliuolo, e meser Cerritieri per farne giustizia. Il duca in nulla guisa l'asentiva, ma i Borgognoni ch'erano assediati in palagio s'allegarono insieme, e dissono al duca che inanzi che volessono morire di fame e a tormento, darebbono preso lui al popolo, non che i detti tre, e ordinato l'avieno, e il podere avieno di farlo, tanti erano, e sì erano forti. Il duca veggendosi a tal partito acconsentì; e venerdì, a dì primo d'agosto, in sull'ora della cena i Borgognoni presono meser Guiglielmo d'Ascesi, detto conservadore delle tirannie del duca, e un suo figliuolo d'età di XVIII anni, di poco fatto cavaliere per lo duca, ma bene era reo e fellone a tormentare i cittadini, e pinsollo fuori dell'antiporto del palagio in mano dell'arrabbiato popolo, e di parenti e amici cui il padre avea giustiziati, Altoviti, Medici, Oricellai, e quelli di Bettone principali, e più altri, i quali, in presenza del padre per più suo dolore, il suo figliuolo pinto fuori inanzi il tagliarono e smembrarono a minuti pezzi; e·cciò fatto pinsono fuori il conservadore e feciono il somigliante, e chi·nne portava un pezzo in sulla lancia e·cchi in sulla spada per tutta la città; ed ebbevi de' sì crudeli, e con furia bestiale e tanto animosa, che mangiaro delle loro carni cruda e cotta. Cotale fu la fine del traditore e persecutore del popolo di Firenze. E nota che·cchi è crudele crudelmente dee morire, disit Domino. E fatta la detta furiosa vendetta molto s'aquetò e contentò la rabbia del popolo; e·ffu però scampo di meser Cerritieri, che dovea esere il terzo; ma saziati i loro aversari no·llo domandaro; e fuggendosi la sera fu nascosto e poi traviato da certi di Bardi, e altri suoi amici e parenti. E per la detta furiosa vendetta fatta sopra il conservadore e 'l figliuolo, ch'avea giudicati Naddo di Cenni e Guiglielmo Altoviti e gli altri, poco apresso si feciono cavalieri due delli Oricellai e poi due delli Altoviti; la qual cosa poco fu loro lodata da' cittadini. Ma torniamo a nostra matera de' fatti del duca, che·lla domenica apresso, dì III d'agosto, il duca s'arrendé e diede il palagio al vescovo e a' XIIII e a' Sanesi e conte Simone, salve le persone di lui e di sue genti. La qual sua gente n'uscirono con gran paura acompagnati da' Sanesi e da più buoni cittadini. E il duca rinuziò con saramento ogni signoria e giuridizione e ragione ch'avesse aquistata sopra la città contado e distretto di Firenze, dimettendo e perdonando ogni ingiuria; e a cautela promettendo di retificare ciò, quando fosse fuori del contado di Firenze. E per paura della furia del popolo, con sua privata famiglia rimase in palagio alla guardia de' detti signori infino mercoledì notte di VI d'agosto; e raquetato il popolo, in sul mattutino uscì di palagio acompagnato dalla gente de' Sanesi e del conte Simone, e di più nobili e popolani e possenti cittadini ordinati per lo Comune. E uscì per la porta di San Niccolò e passò Arno al ponte a Rignano salendo a Valembrosa e a Poppi; e·llà fatta la ritificagione promessa, passò per Romagna a Bologna, e dal signore di Bologna fu bene ricevuto, e donatogli danari e cavalli; e poi se n'andò a Ferrara e a Vinegia. E·llà fatte armare II galee, sanza prendere congio di più di sua gente che gli erano iti dietro, lasciandogli mal contenti di loro gaggi, privatamente di notte si partì di Vinegia, e·nn'andò in Puglia. Cotale fu la fine della signoria del duca d'Atene, ch'avea con inganno e tradimento usurpata sopra in Comune e popolo di Firenze, e il suo tirannico reggimento mentre la signoreggiò, e com'elli tradì il Comune, così da' cittadini fu tradito. Il quale n'andò con molta sua onta e vergogna, ma con molti danari tratti da·nnoi Fiorentini, detti orbi e inn-antico volgare e proverbio per li nostri difetti e discordie, e lasciandoci di male sequele. E partito il duca di Firenze, la città s'aquetò e disarmarsi i cittadini, e disfecionsi i serragli, e partirsi i forestieri e' contadini, e apersonsi le botteghe, e ciascuno attese a·ssuo mestiere e arte. E detti XIIII cassarono ogni ordine e dicreto che 'l duca avea fatto, salvo che confermarono le paci tra' cittadini fatte per lui. E nota che come il detto duca occupò con frode e tradigione la libertà della republica di Firenze il dì di nostra Donna di settembre, non guardando sua reverenza, quasi per vendetta divina così permisse Iddio che i franchi cittadini con armata mano la raquistassono il dì di sua madre madonna santa Anna, dì XXVI di luglio MCCCXLIII; per la qual grazia s'ordinò per lo Comune che·lla festa di santa Anna si guardasse come pasqua sempre in Firenze, e si celebrasse solenne uficio e grande oferta per lo Comune e per tutte l'arti di Firenze.
Quando il Villani ed anche il Davidsohn , ci abbandonano a prenderci per mano E' Marchionne di Coppo Stefani
Cronaca Fiorentina di Marchionne di Coppo Stefani, a cura di N. Rodolico, "Rerum Italicarum Scriptores. Nuova Edizione", tomo XXX, parte I, Città di Castello, 1903-1955. Pagine V-CXXI Recentemente ripubblicata in ristampa anastatica dalla casa FIRENZE LIBRI Che possiamo trovare comunque all'interno delle "Delizie degli eruditi" di padre Ildefonso
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P>Alla caduta del duca di Atene i popolani grassi : la ricca borghesia commeciale , bancaria e industriale riteneva di poter disporre di nuovo del potere e di poter imporre inoltre l'ammorbidimento degli ordinamenti di giustizia associando al governo i Magnati.
Rubrica 582 ( Stefani ) Come i fiorentini Feciono parlamento , e riformarono la Terra per tutto settembre data balia a 14 cittadini. Lunedi a di 28 luglio , si ragunarono i cittadini e feciono sonare le campane del palagio del Podesta .E qui di comune concordia fu diliberato quattordici cittadini , sette popolari e sette grandi a riformare Firenze, come a loro piacesse per tutto settembre 1343. Questi cittadini si ragunarono al vescovado insieme col vescovo; cio' furono questi : Messer Agnolo vescovo di Firenze Messer Ridolfo dei Bardi Messer Pino dei Rossi Sandro Bigliotti Messer Giannozzo Cavalcanti Messer Simone Peruzzi Filippo dei Magalotti Messer Giovanni dei Gianfigliazzi Bindo di messer Oddo Altoviti Messer Testa dei Tornaquinci Marco degli Strozzi Messer Francesco dei Medici Bindo di Messer Biligiardo Tosinghi Messer Bartolo dei Ricci E con loro ebbono ad esser rogati delle scritture due notai , li quali furono questi : Ser Guido Gili Arsoli Ser Ugolino di ser Tonto da Gambassi
Costoro ragunandosi elessero per Podesta' il marchese da Varliano , messer Giovanni , e perche' non era presente , diedono balia a sei cittadini infino alla sua venuta .Li furono questi : Messer Berto di messer Stoldo Frescobaldi grande Taddeo dell'Antella popolano Nepo degli Spini grande Pagolo Bordoni popolano Messer Francesco Brunelleschi grande Antonio di Lando degli Albizzi popolano Questi eletti in luogo del Podesta' Marchese che si aspettava , doveano stare in palagio del podesta' , e avieno 300 fanti alla guardia. Li quali aveano balia solo di ruberia , o di forze , o di chi ormannattentasse contro liberta' , di fatto sommariamente in avere e in persona punire, siccome a tutti , o le due parti di loro , paresse. Nondimeno l'arme s'usava e die e notte si saettava nel palagio al Duca; e il popolo cercava gli ufficiali del Duca se aveano arme.
Rubrica 586 Siccome la citta' si riformo' d'uffici , e divisessi a quartieri
Come lo Duca fu ito via , li 14 cittadini collo Vescovo insieme si restrinsero a riformare la Terra , e praticato collo consiglio dei Grandi e popolani grassi e con gli artefici piu' ragionamenti , che parvero trattati , perocche' i Grandi che furono principali a volere liberta', voleano parte in ogni ufficio Le famiglie l'assentiano , il popolo non parea per lo Priorato , ma pure per la pace ed unione s'assenti che d'ogni cosa avessero parte . E perche' erano pochi
Rubrica 587 I Priori primi dell'ufficio di liberta' secondo i loro quartieri
Rubrica 588 Come i fiorentini furono in armi e cacciarono li Grandi di Palagio e degli uffici
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La reazione del popolo delle arti medie e delle arti minori e' tale da mostrare tutto quello che di nuovo vi era nella societa' fiorentina Tutta quella parte della popolazione finora tenuta al margine facendo conto sul numero prendeva il potere
Rub. 589. ( Stefani ) Come si riformo l' uficìo dei Priori, e fecessi dodici buoni uomini. Come li quattro Priori furono fuori, e levati li quattro grandi degli otto Configlieri, li Priori elessero, oltre a' quattro Consiglieri , otto altri ; sicchè li tornò il numero de' dodici Buoni uomini, come innanzi al Duca erano ; ed elessero, senza aggiugnere al Priorato niuno uomo, uno de' Priori per Gonfaloniere di giustizia ; ciò fu Sandro da Quarata, e li 14 col Vescovo li confermarono , e poi elessero sedici Gonfalonieri, quattro per ogni quartiere, ed il consiglio del popolo colle capitudini, pure li priori e le capitudini , e misero consiglio 75 uomini per quartieri. Ed ogni legge, ed ogni statuto rimase ; a' Signori, e a' Dodici, e a' Gonfalonieri, ed al Consiglio la guardia della Terra.
GOVERNO DEL POPOLO MINUTO
O meglio governo delle arti mediane e del popolo minuto I popolani grassi sono messi in minoranza L'ago della bilancia diventano le arti mediane
Rubrica 594 Come la Città di Firenze si riformò a popolano stato. Nel detto anno , e mese d' Ottobre si ragunarono i Priori, gli Ambasciadori Sanesi , e li Perugini, e col consiglio delle 21. Capitudini dell' Arti, e d' altri buoni uomini, feciono ordine in questo modo : che li Priori fosserò nove, due popolani grassi, tre mediani , e tre artefici ; ed il Gonfaloniere della giustizia a fosse , 1' uno mese dell' un membro, e 1' altro dell' altro , ed a quartieri ; e così per simile i Gonfalonieri, e buoni uomini, e fecesi lo squittino in questo modo : che a farlo in palagio co' Priori fossero tutti i Consoli dell'arti ch'erano 53 col Proconfolo, e li 5 della Mercatanzia , e 28. Arroti per quartiere, tutti artefici; e furono in tutto 207. Lo' partito si vincesse per 110 fave nere , e chi vincesse il partito, fosse imborsato Priore, e Gonfaloniere , e Dodici , ciascuno in una borsa de' detti uficj. E qui diliberarono, che ne' Gonfalonieri stesse la discrezione , quelli, che dovessero ire a partito , li quali fosserò uomini buoni. Andarono a partito circa 4000 rimaserne circa 200. E cominciossi a trarre per lo quartiere di Santo Spirito e per S.Croce e per li altri quartieri.
Rubrica 595 Come si riposono gli ordini di giustizia ai grandi , e feronsi di popolo alcuni
Nel detto anno e mese li popolani a petizioni degli ambasciatori senesi e perugini avendo riposti gli Ordini della Giustizia ai Grandi , feciono certi popolani , dei meno rei , secondo si credettono . .
Il governo popolare durera' per quasi quaranta anni e culminera' con le fibrillazioni del tumulto dei Ciompi e della successiva presa del potere di alcune famiglie oligarchiche capeggiate dagli Albizzi E' un esperienza estremamente importante che precorre le attuali democrazie Per circa quaranta anni il controllo sul comune viene esercitato non dai piu' ricchi ma da chi poteva contare sull'appoggio del numero E' il Rodolico lo storico che piu' sembra aver intuito l'importanza di questa esperienza politica
Saranno anni densi di avvenimenti e di difficolta' a cui questo governo democratico sapra' reagire con vigore L'oligarchia che aveva dominato i primi quarantanni del trecento si apprestera' a tramare per riprendere il potere agitando lo spauracchio del ghibellinismo Con la deludente calata di Arrigo VII , si era di fatto spenta ogni mena ghibellina chiudendosi di fatto la lotta tra Papato ed Impero , ma agitare lo spauracchio dei ghibellini , creare la psicosi del nemico era utile dal punto di vista politico Cosi la parte oligarchica si rinserro' in "Parte Guelfa" e comincio' ad esercitare un azione di sbarramento verso quei popolani che piu' erano ritenuti pericolosi agli interessi oligarchici S'introduce l'elemento psicologico nella battaglia politica La taccia di esponente ghibellino serve a condizionare l'opinione della gente S'introduce la pratica dell'ammonire
Giano Della Bella negli anni 1293-1295 aveva saputo coagulare intorno a se l'appoggio delle arti medie e minori , ma non aveva saputo crearne un soggetto politico Ora invece le Arti mediane e minori diventano un soggetto politico E' evidente che nella societa' fiorentina molte cose dovevano esser cambiate Probabilmente i fallimenti di tante societa' mercantili avevano travolto numerosi piccoli risparmiatori che avevano collocato ivi i loro risparmi e che non erano stati tutelati dallo stato per cui avevano finito per pagare lo scotto maggiore Questo aveva forse generato un clima di sfiducia verso le famiglie che avevano dominato i primi 40 anni del trecento Probabilmente il conseguente ristagno economico dovuto alle perdite finanziarie aveva alimentato una condizione di rancore e di sfiducia verso la vecchia classe dirigente alimentando la voglia di sperimentare situazioni nuove
A dire che la strada
Gli immensi fallimenti dei Peruzzi e dei Bardi vieppiu' alimenteranno il malcontento
CARESTIA del 1346 e del 1347
Ai fallimenti fece seguito un annata di scarsi raccolti (1346 ) e lanno successivo le colture furono danneggiate da una grandinata di enorme intensita Sicuramente si faceva sentire un clima di recessione economica ,le migliaia di azionisti delle compagnie che avevano perso i loro risparmi e non avevano piu i soldi per continuare i loro traffici ed i loro negozi , sicuramente un numero notevole di lavoratori perse il posto di lavoro
LA PESTE NERA DEL 1348
La peste nera del 1348 e un avvenimento quasi impossibile da descrivere I suoi effetti sono imprescindibili LEuropa , Firenze , in quellanno perdono meta della propria popolazione Dopo la peste Firenze e unaltra citta Anche se la peste ha decimato prevalentemente la classe piu povera ( per condizioni igieniche , per peggior nutrizione ) anche le maggiori famiglie hanno visto aprirsi larghissimi vuoti Quindi vi e un forzoso rinnovo della classe politica Cambia anche tutta la panoramica delleconomia europea : una popolazione dimezzata e quindi un dimezzamento o quasi della domanda di merci Larricchimento dei sopravvissuti che ereditano i beni dei morti ( cioe delle classi medie Quindi vi sono in Europa e a Firenze meno persone con piu disponibilita economiche E evidente che il mercato economico e quello del lavoro non puo che subire grandissime modificazioni E piu difficile vendere certe merci e piu facile venderne altre E piu difficile trovare lavoratori disposti a tutto Anche psicologicamente vi e una modifica : la grande moria la grande paura ha reso tutto il senso della precarieta della vita
Dopo la peste e' facile pensare ad una fase di ristagno economico L'afflusso di nuova manodopera dal contado manodopera non inquadrata nelle corporazioni e quindi poco controllabile L'emergere di una nuova classe politica Tensione
Come detto e' Rodolico lo storico che si sforza di analizzare il periodo
Merita un esame approfondito la crescita economica degli Albizzi imprenditori dell'Arte della lana
Lo studio dell'opposizione politica esercitata dalla Parte Guelfa e' stato minuziosamente eseguito dal dr Vieri Mazzoni
Vieri Mazzoni La legislazione antighibellina e la politica oligarchica della Parte Guelfa di Firenze nel secondo Trecento (1347-1378) Vieri Mazzoni Dalla lotta di parte al governo delle fazioni. I guelfi e i Ghibellini del territorio fiorentino nel trecento Vieri Mazzoni Il patrimonio e le strategie insediative della Parte Guelfa di Firenze nel primo trecento Vieri Mazzoni Note sulla confisca di beni dei Ghibellini a Firenze nel 1267 e sul ruolo della Parte Guelfa Vieri Mazzoni Nuovi documenti sul cronista fiorentino Marchionne di Coppo Stefani Vieri Mazzoni Ascesa e caduta di una famiglia di popolo nel trecento : gli Zagoni di Prato Vieri Mazzoni e Francesco Salvestrini Strategie politiche e interessi economici nei rapporti tra la Parte Guelfa e il Comune di Firenze. La confisca patrimoniale ai "ribelli" di San Miniato
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Reazione della grande borghesia indutriale e mercantile appoggiata in Parte Guelfa
Pratica delle ammonizioni
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Dottorato di ricerca in Storia medievale
Dr .Vieri Mazzoni La legislazione antighibellina e la politica oligarchica della Parte Guelfa di Firenze nel secondo Trecento (1347-1378) Esame finale: 4 marzo 2003 - Commissione giudicatrice: proff. Renato Bordone (Università di Torino), presidente, Elisa Occhipinti (Università di Milano) e Sergio Raveggi (Università di Siena) Volume I INTRODUZIONE CAPITOLO I. Guelfismo e ghibellinismo a Firenze nel passaggio tra Duecento e Trecento CAPITOLO II. Il Comune e la Parte Guelfa dalle lotte tra bianchi e neri al tumulto dei ciompi (1301-1378) CAPITOLO III. Pratiche esclusorie e proscrizioni contro i "ghibellini" nel secondo Trecento CONCLUSIONI FONTI Volume II Tomo I APPENDICE I: Legislazione concernente ghibellini ed ammoniti (1347-1382) Tomo II APPENDICE V: Atti relativi ad alcune ammonizioni (1359) Abstract Almeno sin dalla metà del Duecento - da quando cioè le fonti ne rendono possibile lo studio - le parti guelfa e ghibellina di Firenze appaiono come formazioni abbastanza aperte e permeabili tanto all'adesione di nuovi membri quanto all'abbandono degli antichi fautori. Dopo la caduta dell'ultimo regime ghibellino ed il definitivo passaggio del Comune al campo guelfo, avvenuto nel 1266, la fazione imperiale registrò, con ogni probabilità, un numero massiccio di defezioni, che la indebolirono progressivamente, trasformandola in una piccola comunità di fuoriusciti, senza alcuna chance di rivalsa e spesso proiettati verso interessi e terre lontani dalla città di origine. Nel 1280, tuttavia, gli accordi stipulati con i guelfi sotto l'egida della Chiesa e grazie alla mediazione del Cardinal Latino Malabranca consentirono il ritorno dall'esilio di molti ghibellini, dietro garanzia della cancellazione di bandi e condanne e del riconoscimento dei diritti politici, questi ultimi ratificati mediante l'instaurazione di un regime bipartitico. In effetti solo poche casate fedeli agli Imperatori - invero le più autorevoli e rappresentative - rifiutarono la pacificazione, preferendo vivere fuori dalla madrepatria e condurre una lotta senza speranza, anziché sottomettersi, mentre molte altre famiglie già loro alleate furono velocemente cooptate nel governo dei Priori delle Arti, espressione delle corporazioni bancarie mercantili e manifatturiere, che in breve tempo sostituì l'artificiosa ed effimera costruzione voluta dal Cardinal Latino. Il processo di assimilazione di guelfi e ghibellini in un nuovo ceto dirigente proseguì sino ai primi anni del Trecento, allorché la divisione del fronte guelfo tra bianchi e neri riportò in auge le antiche differenze. La vittoria dei neri, propugnatori di un guelfismo estremo, sui bianchi, maggiormente propensi all'intesa con i sostenitori dell'Impero, provocò la cacciata di questi ultimi ed il loro ulteriore avvicinamento ai ghibellini ribelli, cui fecero seguito violenze e devastazioni in molte zone del territorio fiorentino ed assalti contro castelli e centri fortificati. Sebbene il governo cittadino non corresse mai un vero pericolo di essere sovvertito, fuori dal circuito delle mura urbane la situazione rimase critica almeno sino al 1308, quando scomparvero gli ultimi esponenti radicali dei neri e la vita politica riacquistò una parvenza di normalità. Il progressivo sbandimento dei ghibellini ed il loro reintegro - seppur parziale - nelle attività pubbliche riprese dopo la fine dell'oltranzismo guelfo, ed anzi, paradossalmente, trasse nuovo impulso dalle crisi manifestatesi in occasione della discesa in Italia dell'Imperatore Arrigo VII di Lussemburgo e del tentativo egemonico di Castruccio Castracani Antelminelli da Lucca, rispettivamente negli anni Dieci e Venti del Trecento, allorché i rettori cittadini avvertirono la necessità di dividere il fronte degli avversari adottando un atteggiamento conciliante e varando un'amnistia generale, dalla quale furono esclusi soltanto gli oppositori irriducibili. La strategia ebbe successo, ed in un modesto lasso di tempo consentì il logoramento della parte estrinseca, di cui rimanevano sporadiche tracce ancora agli inizi degli anni Quaranta, ma che di fatto era venuta meno al termine degli anni Venti in concomitanza con la morte del Castracani e con la partenza del successore del defunto Arrigo VII, ovvero l'Imperatore Ludovico IV di Baviera. In sostanza è possibile affermare che a Firenze il dualismo tra guelfi e ghibellini, già decaduto alla fine del Duecento, venne superato in via definitiva nei primi decenni del secolo successivo, come indica altresì la scomparsa della Parte Ghibellina, le cui ultime attestazioni certe sono di poco posteriori alla pace del Cardinal Latino, e la parallela istituzionalizzazione della Parte Guelfa, esistente in forma autonoma sin dai tempi dell'esilio e formalmente riconosciuta dagli statuti del 1322. Occorre sottolineare come in tale contesto scomparvero le leggi specifiche disponenti l'esclusione dei ghibellini dalle magistrature cittadine, senza dubbio emanate sin dal 1266 e probabilmente cassate nel 1280, a seguito degli accordi sanciti dal legato pontificio, per lasciare il posto ad una congerie di norme che riservavano l'esercizio degli uffici pubblici ai soli guelfi, tra i quali, però, erano annoverati molti antichi seguaci della fazione imperiale, ormai del tutto redenti. Questo quadro di soluzione della dicotomia tra le parti e di assimilazione degli ex ghibellini nel ceto dirigente comunale, tuttavia, cambiò bruscamente nel corso degli anni Quaranta, per effetto di un mutamento drastico ed imprevisto dello scenario politico. Nel 1342, infatti, il regime di stampo oligarchico, che sin dal 1308 aveva retto la città, entrò in una crisi irreversibile, culminata con il ricorso ad una signoria temporanea affidata ad un principe angioino. La caduta di quest'ultimo, avvenuta nel 1343, determinò la nascita di un governo allargato, nel quale, accanto ai membri del patriziato cittadino - numericamente in minoranza - confluirono anche esponenti delle arti minori ed individui e famiglie di recente immigrazione, alterando in tal modo i tradizionali rapporti di forza e gli equilibri interni. Per un breve periodo, corrispondente al quinquennio 1343-1348, gli esecutivi rispecchiarono nella composizione e nella conduzione questo nuovo stato di cose, finché lo scoppio dell'epidemia di peste nel 1348 - la celeberrima Morte Nera - non causò la morte di molti dei novi homines recentemente abilitati alla guida del Comune, consentendo, o, meglio, favorendo, una ripresa degli oligarchi, da qualche anno in ombra, ed il loro reinserimento, in quantità cospicua, nelle borse da cui venivano tratti i nominativi dei magistrati cittadini. Gli esiti di questa riforma elettorale, dal carattere assolutamente straordinario, si manifestarono appieno nei tre decenni successivi, durante i quali si fronteggiarono due schieramenti abbastanza definiti negli intenti, anche se eterogenei nella composizione: l'uno favorevole al patriziato e ad una conduzione politica ristretta, nonché contrario alla partecipazione di immigrati recenti ed artefici minuti alla cosa pubblica, e perciò descritto come "oligarchico", l'altro sostenitore di un ceto dirigente allargato e comprendente nuovi cittadini ed uomini immatricolati nelle corporazioni minori, e quindi convenzionalmente definito "democratico". Al quadro generale così delineato - invero già di per sé alquanto complesso - occorre altresì aggiungere le attività di due fazioni, guidate dalle famiglie degli Albizi e dei Ricci e formate dai loro alleati ed accoliti, le quali per il ventennio che va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta supportarono rispettivamente il fronte oligarchico e quello democratico. Vari indizi, poi, dimostrano che, almeno dal 1347, gli oligarchi si erano stretti attorno alla Parte Guelfa, già in antiquo roccaforte dell'aristocrazia e dei magnati, prendendone di fatto il controllo ed imponendosi sui guelfi moderati, bendisposti verso il fronte democratico, e talvolta esponenti di quella posizione, per conferire nuovi poteri all'associazione e renderla quanto più possibile autonoma ed indipendente dal Comune. Tale indirizzo, perseguito con grande costanza per quasi trent'anni, ebbe come scopi principali il risanamento economico della Parte, il suo affrancamento dalla giurisdizione delle magistrature cittadine, e, soprattutto il ripristino delle leggi contro i ghibellini. Quest'ultimo obbiettivo, ottenuto sin dalla fine degli anni Quaranta ed accompagnato dalla rinascita di un guelfismo intransigente, era stato pensato dagli oligarchi in funzione di una strategia esclusoria volta contro gli avversari democratici, i quali, accusati in modo più o meno strumentale di essere ghibellini, ovvero discendenti di fautori dell'Impero, potevano essere proscritti ed estromessi dalla politica attiva. Il revival del massimalismo guelfo ebbe successo sia grazie alle pressioni esercitate dai Capitani di Parte sugli esecutivi comunali quanto in virtù di una complessa crisi nelle relazioni fra stati, che vide l'emergere di un concreto pericolo per l'indipendenza di Firenze rappresentato dall'espansionismo dei Visconti di Milano, in passato vicari degli Imperatori. In effetti l'applicazione delle norme contro i ghibellini, demandata agli organi giudiziari del Comune, non ebbe grandi sviluppi, poiché i processi per ghibellinismo, avviati su denuncia sia di ufficiali della Parte Guelfa che di privati cittadini, ad essa legati o meno, furono pochi, oltre che concentrati nell'arco di un venticinquennio e, soprattutto, risolti per lo più con sentenze assolutorie. Giova ricordare come gli stessi uomini della societas guelforum fiorentina esitassero a farsi promotori di tali accuse nelle corti comunali, forse perché ben consapevoli dell'influenza in ambito giudiziario della Signoria, non sempre a loro favorevole, e come parimenti agissero anche i privati. Del resto l'analisi prosopografica degli imputati in questi procedimenti indica che solo un'esigua minoranza aveva avuto legami con l'antica pars Imperii, o con suoi sostenitori, e sempre mediante vincoli familiari vecchi di una o più generazioni, dimodoché è possibile affermare che la legislazione antighibellina era realmente un'arma politica degli oligarchici contro i democratici. La scarsità di risultati nell'offensiva giudiziaria rivolta contro questi ultimi convinse infine i partefici ad introdurre una nuova pratica esclusoria, di maggior efficacia perché totalmente demandata all'arbitrio degli ufficiali guelfi: l'ammonizione. La nuova procedura poteva colpire tanto singoli individui quanto intere famiglie e consorterie, era basata su una valutazione insindacabile dei Capitani di Parte e di altri membri dell'associazione scelti ad hoc, ed aveva importanti riflessi in campo legale poiché rivestiva il valore di prova nei processi per ghibellinismo. Grazie alle ammonizioni, comminate per un ventennio a partire dal 1358, allorché vennero impiegate per la prima volta, centinaia di persone ed intere consorterie persero i diritti politici, venendo così eliminate dalla contesa per le cariche pubbliche, ed in svariate occasioni l'attività dei governi fu piegata al volere dei partefici, che non ebbero remore a minacciare apertamente la proscrizione dei membri di quegli esecutivi. Come è facile immaginare, gli aderenti allo schieramento democratico tentarono di limitare lo strapotere degli uomini della Parte e di arginare l'oltranzismo guelfo che gli oligarchici propugnavano, ma la tattica di aumentare il numero e di alterare la composizione degli uffici della societas guelforum, originariamente adottata su iniziativa dei Ricci, si dimostrò prima inutile, mercé l'attento controllo degli scrutini operata dagli avversari, ed infine inapplicabile, quando, agli inizi degli anni Settanta, l'associazione divenne completamente autonoma ed indipendente dal Comune. Soltanto l'avvio di una forma parallela di esclusione extragiudiziale, ovvero l'inserimento nel novero dei magnati - e la conseguente perdita della rappresentanza nei collegi degli esecutivi - di quei popolani che avessero assunto comportamenti sopraffattori e violenti, o che di simili crimini fossero stati denunciati e ritenuti colpevoli dalle autorità cittadine, valse a contrastare il diffondersi delle accuse di ghibellinismo e delle ammonizioni. È opportuno sottolineare come l'introduzione di tale provvedimento cadesse nel 1372, in uno dei momenti di massimo fulgore della Parte Guelfa, ma anche nell'anno che vide l'emarginazione dalle principali magistrature comunali dei vertici delle famiglie Albizi e Ricci, le quali, alleandosi, avevano posto fine alla lotta di fazione, determinato un pericoloso accentramento di potere, e lasciato privo di una guida riconosciuta i democratici. Nonostante la reazione di questi ultimi, la seconda metà del decennio registrò una recrudescenza di ammonizioni ed un acuirsi dello scontro con gli oligarchici raccolti attorno alla società dei guelfi fiorentini, finché, nel 1378, la tensione giunse al culmine, ed una Signoria di ispirazione democratica, vista l'impossibilità di giungere ad un'intesa con i partefici in materia di proscrizioni, decise un rafforzamento degli Ordinamenti di Giustizia e delle norme contro i magnati. Dinanzi alla prospettiva di essere definitivamente emarginati dalla vita politica i guelfi estremisti risposero con un colpo di mano, cosicché alcune centinaia di loro si riunirono armati presso il Palagio di Parte, ma infine desistettero da ogni iniziativa violenta e fuggirono dalla città. La defezione degli oligarchi segnò la fine del predominio della Parte Guelfa e delle attività esclusorie che attorno ad essa ruotavano, ma precedette di poco anche la caduta del regime, in auge sin dal 1343, rovesciato poche settimane dopo dal tumulto dei ciompi. |
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Dr Vieri Mazzoni
Per tutto il Duecento, a Firenze, lo scontro tra guelfi e ghibellini fu assai virulento; all'inizio del secolo successivo, però, esso potè dirsi risolto. Alla metà del Trecento, tuttavia, i nomi delle due fazioni ebbero un imprevedibile revival perché impiegati dall'oligarchia per imporsi in politica. Tornarono allora in auge la Parte Guelfa fiorentina, le liste di proscrizione, le leggi contro i ghibellini, i processi politici e una nuova pratica esclusoria: l'ammonizione; tutti impiegati secondo modalità incredibilmente moderne, per non dire attuali.
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Il libro del biadaiolo Carestie ed annona a Firenze dalla meta' del 200 al 1348 Giuliano Pinto Leo S. Olschki editore 1978 |
Laumento del prezzo del grano
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Anno 1353 Pace di Sarzana con i Visconti di Milano
Anno 1364 Pace con Pisa
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Cronaca Fiorentina di Marchionne di Coppo Stefani, a cura di N. Rodolico, "Rerum Italicarum Scriptores. Nuova Edizione", tomo XXX, parte I, Città di Castello, 1903-1955. Pagine V-CXXI Recentemente ripubblicata in ristampa anastatica dalla casa FIRENZE LIBRI
M. B. Becker, Florence in Transition, 2 voll., Baltimora, The John Hopkins Press, 1967-1968.
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Intorno al 1370 viene completata la terza cerchia delle mura

FIRENZE.
Di Antonio Pucci di Firenze. Egli fu il primo a scrivere nello stile piano, che in seguito prese il nome di bernesco. Morì nel 1373.
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SETTANTATRE mille trecen correndo, Lasciando adunque il dir dello autore S' io non dicessi della mia Fiorenza Perchè alla gente, che ancor non è nata, E ciò si vede per gli scritti, che hanno Secondo il mio parer come io ti dico, L' altro quartier di là dal fiume sosta, E sopra il detto fiume ha quattro ponti Appresso ha del comun belle mulina, Le mura poi, che cerchian questa terra, E dal lato di fuori hanno d' altezza i Ben trenta braccia di buona misura, Ed infra '1 cerchio delle belle mura, Le torri, che 1' adornan son sessanta, E gli fossi di fuor son larghi in bocca E dieci braccia poi la via seconda, Quindici milia braccia la cittade Gira d'intorno, e non è maraviglia, Se alcun dice che gira cinque miglia, Firenze è dentro tutta lastricata, E fra l'altre ha due vie, che stanno in croce, L' una si move alla Porta alla Croce, Dall' una all' altra, andando drittamente, E misurar volendo 1' altra faccia Dalla Porta a San Gal, ch' è a tramontana, A dirittura seguitar la traccia Infino al sito di Porta Romana, La qual si chiama San Pier Gattolino, Son cinquemilia braccia di cammino, Appresso ha dentro più di cento chiese, Lascio dell' altre, e vo' della maggiore S' ella si compie come è situata, Sì bella chiesa non fu già mille anni, Appresso a questa si è San Giovanni, Che a tutto il mondo debb' esser notorio, Chè ogni altro tempio avanza senza inganni. |
Di Nostra Donna ci è poi 1' Oratorio, Ecci il Palagio de i Signor sì bello, Cercando la città per ogni verso, " -, E più di ventimilia cittadini ' Dentro ci son tra grandi e popolari, , E questi sono i casati più cari ; Ciò sono : i Bardi, i Rossi, e Frescobaldi, E Pulci, Gherardini arditi e baldi, E Cerchi, e Nerli, Pazzi, e Giandonati, Bostichi, Berlinghieri savi esperti, Albizzi, Ricci, Strozzi, e Baroncelli, Peruzzi, Giugni, Bastari, e Covoni, Sacchetti, Pigli, Serragli, e Biliotti, Quei da Panzano, Davizi, e Bagnesi, E Gianfigliazzi, Cocchi, Scali, e Spini, Agli, Vecchietti, Asini, e Ferrucci, Aldobrandin, Bombeni, e Raffacani, Guadagni, Lupicani, e Boverelli, Aglioni, e Sirigatti, Valorini, E Passavanti, e Usimbardi, e Giuochi, Soldanier, Lachi, Pratesi, e Amieri, Macchi, Magaldi, Erri, e Giambollari, Manfredi, Michi, Figliopetri, e Zati, Girolami, Brancacci, e Ferrantini, E Falconier, Palarcioni, e Villani, Benizi, Bettaccioni, e Cafferelli, E Corbizi, Bellandi, e Ricchemanni, Angiolini, Arganelli, e Figiovanni, E Falconi, Sassetti, e Porcellini, Que' da Sommaio, Chiarmontesi, e Baldi, Baronci, Cosi, Alfieri, e Cornacchini, Aliotti, Bellincion, Casi, e Tedaldi, Lottini,, Borsi, e poi que' da Rabatta, Que' della Casa, Mazzinghi, e Monaldi, Bonciani, Ardingbi, e di più non si tratta, |
Bastiti que' di che memoria è fatta. Firenze governa oggi sua grandizia De' qua' son due artefici minori, E per due mesi han del Comun pensieri E dodici son poi lor Consiglieri, Che duran quattro mesi per misurai L' uno è il Consiglio del Popol chiamato, E Capitani della Guelfa parte: Appresso va in Consiglio del Comune/ E convien poi, che a seguizione il mandi E niun grande puote essere Priore, Nè Ghibellino alcun, nè forestiere Firenze è terra di mercatanzia : Ed ecci ogni Arte, pogniam che ventuna Son quelle, che hanno del Comun balìa. Le quai ti conterò ad una ad una, E chiaramente poi conoscerai, , Che par città non ha sotto la luna. La prima è di Giudici e Notai, La terza, Cambiatori e Monetieri, La quarta, Lana, come molti sanno, La quinta, Porta è Santa Maria, Di Setaiuoli, e di molti altri, i quali La sesta, sono Medici e Speziali, La settima, Vaiai e Pellicciai. L' ottava, son Beccai; e poi la nona, La decima, de' Fabbri grossi suona. L' undici, Linajuoli, e Pannilini, Maestri della pietra Cittadini Con Fornaciai s' accostan di leggieri: La terzadecim' è di Vinattieri, Che vendon vin, che ne berebbon gli agnoli, Quintadecima, sono i Pizzicagnoli. Seguitan poi Coreggiai e Spadai. Decimanona sono i Chiavaioli, Con Calderai, ed altri lor mestieri. L' ultima, son Fornai e Panattieri: |
Questa Città è ricca, e sofficiente Ma quando ella dimostra suo potere, Quando alle spese gli mancan 1' entrate, E pon cinquantamilia di fiorini, Tre per migliaio a ciò ch' è di valsente, E chi n' ha due o men, sicuramente Di maggior somma chi non vuol prestare, E se de' creditori è grande il Monte, E quasi d' ogni mese una prestanza Che asperamente rotta e percossa Fu pel diluvio, e più bella, che prima> Sicchè 1' è quasi grande sanza stima, Secondo che le cose sono andate, Il nostro Comune è di pregio adorno, E dico, se le donne Fiorentine Incoronate d' ariento e d' oro, .Ben fe chi la chiamò quinto elimento, Perchè io la veggio riposata in pace ; Veggiole sotto in parte el Casentino, Agli Ubaldini ha tolto ogni ridotto Dell' Alpe, e del podere, e d' ogni lato, Non tacerò del bel Castel di Prato, E veggio Pisa con Firenze in gioia, Poichè acquistato ha tanto al tempo mio.
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Anni 1375-1378
La guerra degli otto santi
Vedi Rodolico
Vedi Gherardi ..
Interdetto di Gregorio XI che danneggia l'attivita' commerciale delle compagnie fiorentine in tutta Europa
Grande abilita' degli Otto Santi
Corrompono Giovanni acuto che mandato dal Papa contro Firenze passa dalla loro parte.
Confiscano i beni della chiesa fiorentina
Fomentano rivolte antipapali nelle terre sottoposte al dominio della Chiesa
Accordo di pace favorito da Santa Caterina
Nel 1375 i legati pontifici stavano ri-assoggettando i territori dello Stato della Chiesa in vista di un imminente ritorno del papa a Roma da Avignone. L'Italia non si era ancora ripresa dallo choc della peste nera del 1348 e ancora ne subiva ciclicamente le conseguenze con ondate residue di epidemia, carestia e stagnazione economica dovuta alla mancanza di manodopera.
I legati pontifici, tutti di origine francese e mal visti dalla popolazione locale, erano alle prese con altri problemi a Bologna, quando giunse da Firenze la richiesta di grano che il cardinale nella città emiliana Guglielmo di Noellet declinò seccamente. L'azione venne interpretata come un tentativo di indebolire Firenze prima di provare a conquistarla, aggravata dall'ingresso delle truppe di Giovanni Acuto nel territorio fiorentino (sebbene il legato si affrettasse a smentire che il condottiero inglese fosse ancora al soldo della Chiesa).
Per rivalsa, incitati soprattutto nei ceti subalterni dai semiereticali "fraticelli" nemici della ricchezza della corte avignonese, i fiorentini entrarono in lotta contro il Papa, fomentando la rivolta anche nelle altre città assoggettate: Viterbo, Perugia, Città di Castello, Montefiascone, Foligno, Spoleto, Gubbio, Narni, Todi, Assisi, Chiusi, Orvieto, Orte, Toscanella, Radicofani, Sarteano, Camerino, Fermo, Ascoli e molte altre.
A Firenze venne creata una magistratura apposita degli Otto di Guerra con Alessandro Bardi, Giovanni Dini, Giovanni Magalotti, Andrea Salviati, Guccio Gucci, Tommaso Strozzi, Matteo Soldi e Giovanni Moni.
Coluccio Salutati, cancelliere della Repubblica fiorentina, inviava infuocate lettere ai romani perché si ribellassero.
Nel 1376 si unì alla lega Bologna, fortemente sovvenzionata a ribellarsi da Firenze: a scopo dimostrativo Giovanni Acuto compiva pochi giorni dopo l'eccidio di Forlì. Fu allora (31 marzo 1376) che Papa Gregorio XI decise di scomunicare i fiorentini dichiarando decaduto qualsiasi credito verso di loro ed iniziando con lo scacciare seicento di loro da Avignone confiscando tutti i loro beni.
La contromossa dei fiorentini fu quella di iniziare a chiamare gli otto magistrati della guerra "Otto santi", a sottolineare la legittimità morale delle loro rivendicazioni.
Nel frattempo il papa aveva assoldato la compagnia dei Brettoni, famosi per la loro ferocia, che mosse l'assedio contro Bologna prima di dirigersi, secondo i progetti, su Firenze. L'assedio di Bologna si risolse con un atto simbolico, la sfida a duello tra i mercenari stranieri e gli italiani Betto Biffoli e Guido d'Asciano.
Quando Caterina da Siena, grande mediatrice tra gli interessi opposti dei fiorentini e del papato, ottenne il rientro del papa in Italia (in viaggio dal 13 settembre 1376 al 17 gennaio 1377), si aprì un nuovo tavolo di trattative da Roma. La diplomazia però non ebbe esito, mentre anche Bolsena si ribellava e Cesena veniva messa a ferro e fuoco. Con la tregua stipulata da Bologna, i fiorentini decisero di arruolare Giovanni Acuto dalla loro parte (aprile 1377), mentre il clero fiorentino veniva pesantemente tassato ed obbligato a riaprire le chiese e celebrare le funzioni.
L'intransigenza degli Otto (la cui mancata deposizione era ormai l'unico motivo di attrito col pontefice) venne mediata dall'intervento di Bernabò Visconti, che convocò una conferenza di trattative a Sarzana, nella riviera di levante ligure, (12 marzo 1378) interrotta pochi giorni dopo (il 27) per la morte di Gregorio XI.
Il successore Urbano VI riuscì a far firmare un pace poco dopo (28 luglio) a Tivoli. I fiorentini si impegnarono a pagare, in cambio della cancellazione dell'interdizione, la somma di 350.000 fiorini. Vennero pagati solo in parte.
Si passa anche da un'esperienza di lotta di classe che lascia segni profondi nella societa' fiorentina e che meriterebbe ulteriori approfondimenti
19 luglio 1378
Mentre e' Gonfaloniere Salvestro dei Medici i Ciompi prendono il potere
31 agosto 1378
Le corporazioni delle Arti maggiori proclamano la serrata delle manifatture
Chiamano a raccolta i loro adepti e rovesciano il governo dei Ciompi
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N. Rodolico, I ciompi. Una pagina di storia del proletariato, "Biblioteca Storica Sansoni. Nuova Serie, XI", Firenze, G. C. Sansoni Editore, 1945.
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Tra il 21 e il 24 gennaio del 1382 avviene labolizione dellArte dei Tintori e di quella dei Farsettai; metà dei priori dovranno appartenere alle Arti Maggiori Gonfaloniere compreso; il 18 dicembre dello stesso anno i due terzi del Consiglio del Popolo e del Consiglio di Podestà sono membri delle Arti Maggiori; latto finale si può considerare quello che avviene tra il 23 e il 24 maggio del 1387 dove il Governo della Repubblica deciderà che al di fuori di Firenze nessuna carica politica potrà essere data a membri delle Arti Minori.
La figura di maggior rilievo del periodo storico in questione, θ Giangaleazzo Visconti (1351- 1402), che sogna di guidare un regno italiano, capace di imporsi in Europa alla pari dei regni che si stavano giΰ formando nel continente, il riferimento va soprattutto a Francia ed Inghilterra. La politica della famiglia Visconti θ sempre stata chiara, poichι ogni membro della casata ha sempre puntato ad espandere i propri territori . Il culmine del successo visconteo arriva con Giangaleazzo Visconti definito poi Il Grande che attraverso la diplomazia e gli inganni politici nonchι gli scontri militari riuscμ a conquistare gran parte dellItalia Settentrionale .

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Anthony Molho e Franek Sznura......" Alle bocche della piazza, diario di un anonimo fiorentino (1382-1401) 1986 Leo S. Olschki editore Firenze |
La restaurazione oligarchica chiude il XIV secolo
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Archivio delle Tratte: Introduzione e inventario. Edited by Paolo Viti and Raffaella Maria Zaccaria. Rome: Archivio di Stato di Firenze, 1989. John M. Najemy, Corporatism and Consensus in Florentine Electoral Politics, 1280-1400. [Chapel Hill: University of North Carolina Press, 1982].) Becker, Marvin. "A Study of Political Failure: The Florentine Magnates, 1280-1343". Medieval Studies. 1965; 27: 246-308.
Mercanti scrittori. Ricordi nella Firenze tra Medioevo e Rinascimento, a cura di V. Branca, Milano, Rusconi, 1986 (in particolare Paolo da Certaldo, Libro di buoni costumi; Giovanni di Pagolo Morelli, Ricordi; Francesco Datini, Testamento).
Molho, Anthony. "The Florentine Oligarchy and the Balie of the Late Trecento". Speculum. 1968; 43: 23-52. Molho, Anthony. "Politics and the Ruling Class in Early Renaissance Florence". Nuova Rivista Storica. 1968; 52: 401-20. Molho, Anthony. Marriage Alliancein Late Medieval Florence. Cambridge Mass.: Harvard University Press, 1994. Molho, Anthony. "Names, Memory, Public Identity in Late Medieval Florence". Ciappelli , Giovanni and Patricia Lee Rubin, eds. Art, Memory, and Family in Renaissance Florence. Cambridge: Cambridge University Press, 2000.
Brucker G. A . , Dal Comune alla Signoria. La vita pubblica a Firenze nel primo Rinascimento, "Biblioteca storica", Bologna, Società editrice il Mulino, 1981,
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Uffici intrinseci
Gonfalonieri di Giustizia e Priori delle Arti nel periodo 1282 1532 : Elenchi dei Gonfalonieri di Giustizia e dei Priori delle Arti
Gonfalonieri di Compagnia e Buonuomini .: Elenchi dei Gonfalonieri di compagnia e dei Buonuomini
Senatori del Ducato e del Granducato di Toscana . : Elenchi dei Senatori del Ducato poi Granducato di Toscana
Consoli delle Arti nel periodo 1282 1532 .Elenchi dei Carnesecchi Consoli delle Arti
Consoli dell'Arte dei medici e degli speziali Consoli dellArte dei medici e degli speziali dalle origini al 1351 tratti dallopera del prof Raffaele Ciasca
Otto di Guardia e di Balia : Otto di Guardia e di Balia tra i Carnesecchi ( contributo dr Paolo Piccardi )
Buonuomini delle Stinche Carnesecchi che hanno svolto la carica di "Buonuomini delle Stinche" ( contributo dr Paolo Piccardi )
I consigli ..I consigli
Uffici estrinseci
" Dominio e patronato: Lorenzo dei Medici e la Toscana nel Quattrocento" di PATRIZIA SALVADORI
La giustizia, era una figura consueta nella vita politica delle citta e dei centri maggiori della Toscana , anche prima della dominazione fiorentina . Ma mentre nel periodo precedente il Podesta veniva scelto direttamente dalle Magistrature locali , che attingevano a un nucleo di professionisti itineranti , provenienti anche da altri Stati italiani, con la dominazione di Firenze questi ufficiali vennero definitivamente sostituiti da cittadini fiorentini , sprovvisti per lo piu di un adeguata preparazione giuridica e appartenenti in buona misura al ristretto nucleo di famiglie che componevano il ceto dirigente urbano (6)
La figura del Rettore si trovava pertanto a operare in quel dualismo di poteri che caratterizzava le formazioni territoriali del Quattrocento, poiche lufficiale estrinseco doveva da un lato rappresentare il potere centrale nelle zone del dominio , e dallaltro tutelare , secondo lantica tradizione comunale, gli interessi delle citta e dei paesi nei quali ricopriva lincarico per un breve lasso di tempo.(7)
(4) I Salari potevano variare da una somma di 4000 lire al semestre per le cariche di Capitano e Podesta di Pisa ( che avevano al seguito una quarantina di persone ) fino alla somma di 250 lire per le podesterie piu piccole; limporto del salario era stabilito dalla Dominante. ANDREA ZORZI Giusdicenti e operatori pg 520
(6) Sebbene a cavallo tra il XIV e il XV secolo si assista ad un ampliamento del numero complessivo delle famiglie ammesse a tali uffici , di fatto queste cariche soprattutto quelle piu importanti , erano concentrate in un ristretto numero di casati . Circa venti famiglie ricoprirono in modo stabile un nutrito numero di incarichi e solo quattro di esse (Rucellai , Carnesecchi , Corsini , Corbinelli ) fecero parte in modo continuativo del vertice. ANDREA ZORZI Giusdicenti e operatori pg 531
"La trasformazione di un quadro politico. Ricerca su politica e giustizia ." di ANDREA ZORZI
Ne contribuirono a migliorare il livello medio di qualita dellesercizio delle giurisdicenze la marginalizzazione delle quote di uffici spettanti agli artigiani e ai membri delle corporazioni minori che nel giro di pochi decenni tra XIV e XV secolo furono ridotte da 1/3 del totale degli uffici estrinseci a Ό delle sole podesterie minori , in conseguenza della concentrazione del potere , nella seconda meta del quattrocento , per esempio su circa 250 gruppi familiari ammessi agli uffici ,il 20% occupo mediamente il 46% del totale degli incarichi, con un vertice del 5% di famiglie ( tra le quali sempre presenti Rucellai , Carnesecchi , Corsini , Corbinelli ) che da solo ne copri in media il 18%
espansione Espansione territoriale dello stato fiorentino
Vicari e Podesta' : Vicari e Podesta'
Vicari e Podesta' : Vicari e podesta'
Vicari e Podesta : Vicari e Podesta'
Capitani di Giustizia di Castrocaro Capitani di Giustizia di Castrocaro : elenco dal 1403 al 1500 : Contributo del dr Cristiano Verna
Vicari e Podesta' Podesta' e Vicari
Vicari e Podesta' I Vicari/Podesta di Lari : Elenchi
Vicari e Podesta' I Vicari/Podesta di San Miniato al Tedesco : Elenchi
Vicari e Podesta' I Vicari/Podesta di Poppi : Elenchi
Vicari e Podesta' I Vicari/Podesta di Pescia : Elenchi
Governatori e Capitani Livorno : Elenchi .per la cortesia della dottoressa Serafina Bueti e del personale ASLi
Vicari e Podesta' Autoritadi Livorno : Elenchi da Wikipedia
Vicari e Podesta' I Vicari del Valdarno superiore : Elenchi ..contributo del conte Massimo Cavalloni
Vicari e Podesta' Vicari fiorentini a Vicopisano : Elenchi ..Tratto dal sito del Comune di Vicopisano dagli studi di Filippo Mori
Vicari e Podesta' Podesta' fiorentini al Castello di Carmignano : Elenchi by Giuliana Serpentini
Vicari e Podesta' Podesta' fiorentini a Fiesole : Elenchi
Vicari e Podesta' Arezzo : Elenchi
Vicari e Podesta' Borgo San Sepolcro : Elenchi Gonfalonieri di Giustizia
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STORIA DI BORGO SAN SEPOLCRO
Annali, E Memorie Dell' Antica, e Nobile Città Di S. Sepolcro Intorno alla ...
Di Pietro Farulli
BORGO SAN SEPOLCRO
alle pag i commissari fiorentini tra cui Simone Carnesecchi (1450 ) Paolo Carnesecchi ( 1490 ) Giovanni Carnesecchi
Le vite d'uomini illustri fiorentini
Di Filippo Villani,Giammaria Mazzuchelli (conte),Alessandro Goracci
alle pagine la storia di Borgo San Sepolcro
alle pagine elenco gonfalonieri di giustizia
tra cui Gasparo Carnesecchi
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UFFICIALI DELLA VAL DI CHIANA
Ufficiali della Val di Chiana ......Ufficiali della Val di Chiana
Ufficiali della Val di Chiana ......Ufficiali della Val di Chiana
DA VEDERE :
Storia di Firenze : il portale per la storia della citta' il principale sito sulla storia di Firenze

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Firenze e il mare la ricerca continua dello sbocco al mare
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Nei tempi antichi la giornata e la notte in Italia erano misurati in modo un po particolare. Questo spiega perche' spesso negli atti le ore sembrano messe a casaccio Ho reperito in rete due articoli molto interessanti uno a firma del dr. Sergio De Mitri ed uno a firma del dr. Orlando Papei : due articoli indispensabili
Misurazione del tempo Alcuni testi sulla misurazione del tempo nei secoli passati ( dr. Sergio De Mitri ; dr. Orlando Papei )
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il fiorino d'oro con l'immagine di San Giovanni
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LA MONETA E I SISTEMI DI MISURA La moneta fiorentina .La moneta fiorentina
Sistemi di misura .i sistemi di misura
Bibliografia : . |

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In lavorazione IL QUOTIDIANO
Vorrei ricordare i seguenti libri del prof Giuliano Pinto , che aiutano a farsi un idea piu' delle abitudini e degli usi del quotidiano
Il Libro del Biadaiolo. Carestie e annona a Firenze dalla metà del '200 al 1348, Firenze, Olschki Toscana Medievale: Paesaggi e realta' sociali by Giuliano Pinto Hardcover, Le Lettere, ISBN 8871661060 (88-7166-106-0) Citta e spazi economici nell'Italia Comunale by Giuliano Pinto Hardcover, CLUEB, ISBN 8880913107 (88-8091-310-7) Economie Urbane ed etica economica nell'Italia medievale by Giuliano Pinto, Giacomo Todeschini, Roberto Greci Hardcover, Laterza, ISBN 8842076457 (88-420-7645-7) Il Contratto di mezzadria nella Toscana medievale by Giuliano Pinto, Paolo Pirillo Hardcover, L.S. Olschki, ISBN 8822235126 (88-222-3512-6) Incolti, Fiumi, Paludi: Utilizzazione delle risorse naturali nella Toscana medievale e moderna by Giuliano Pinto, Alberto Malvolti Hardcover, L.S. Olschki, ISBN 8822251997 (88-222-5199-7) Lontano Dalle Citta: Il Valdarno Di Sopra Nei Secoli XII-XIII by Giuliano Pinto, Paolo Pirillo Hardcover, Viella, ISBN 8883341503 (88-8334-150-3) Desinari Nostrali: Storia Dell'alimentazione a Firenze E in Toscana by Giuliano Pinto, Zeffiro Ciuffoletti Hardcover, Polistampa, ISBN 8883048938 (88-8304-893-8)
Giuliano Pinto, è professore ordinario di Storia medievale a partire dal 1986, prima nell'Università di Siena, poi dal 1989 a Firenze.
I catasti agrari della Repubblica fiorentina e il catasto particellare toscano: secoli 14-19, Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 1966. Elio Conti
MERCATURA
E vorrei ricordare solo alcuni libri sulla mercatura :
Italia e Francia nel commercio medievale, Roma, Edizioni del lavoro, 1966
La crisi delle compagnie mercantili dei Bardi e dei Peruzzi, Firenze, Olschki, 1926
Armando Sapori
Francesco di Jacopo del Bene, cittadino fiorentino del Trecento, Roma, Istituto Giapponese di Cultura, 1968. Hidetoshi Hoshino
Sergio Tognetti Il banco Cambini Affari e mercati di una compagnia mercantile-bancaria nella Firenze del XV secolo Sergio Tognetti Unindustria di lusso al servizio del grande commercio Il mercato dei drappi serici e della seta nella Firenze del Quattrocento
Antonella Astorri ,La Mercanzia a Firenze nella prima metà del Trecento. Il potere dei grandi mercanti, Firenze, Olschki, 1998.
Storia del commercio e dei banchieri di Firenze in tutto il mondo conosciuto . http://books.google.it/books?id=9bXBT5WUP0wC&pg=PA221&dq=peruzzi+simone&cd=1#v=onepage&q=&f=false Simone Peruzzi In questo libro possiamo trovare alcune notizie difficilmente reperibili altrove
The rise and decline of the Medici bank, 1397-1494, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 1963. Traduzione italiana: Il Banco Medici dalle origini al declino, 1397-1494, Firenze, La Nuova Italia, 1970. Raymond de Roover
IL SISTEMA FISCALE
L' imposta diretta a Firenze nel Quattrocento : 1427-1494, Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 1984. Elio Conti
Le finanze della repubblica fiorentina. Imposta diretta e debito pubblico fino allistituzione del Monte, Firenze, Olschki, 1929 Bernardino Barbadoro
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VICOPISANO E IL QUOTIDIANO
Filippo Mori archivista dell'archivio storico di Vicopisano e' il curatore di alcune pagine decisamente belle :
http://www.viconet.it/archivio/vicari_pre.php http://www.viconet.it/archivio/vicari.php Che ci forniscono l'elenco dei Vicari di Vicopisano per i periodi 1417-1532 e 1532-1765
http://www.stemmi.altervista.org/ Una pagina sugli stemmi del palazzo Pretorio. Le fotografie sono documentariate con una descrizione molto accurata.
http://www.viconet.it/archivio/studi.php Una pagina molto stimolante : Contiene degli studi interessanti che investono la vita quotidiana della comunita' di Vicopisano nelle varie epoche : traspaiono necessita' , usi ed abitudini comuni a tanti altri luoghi della Toscana
Filippo Mori
Un processo per stupro nel XVII sec. L'alluvione del Settembre 1557: relazione del Vicario La scuola a Vicopisano nel Cinque e Seicento Usi e costumi nel Comune di Vicopisano nella prima metà dell'Ottocento La fonte di Cucigliana Lo stato della manifattura dell'Olio a Buti nel 1768 Vicopisano e i beni culturali : una supplica del 1829 Lacrime di marmo: i monumenti ai caduti della Prima Guerra Mondiale nel Comune di Vicopisano 1944: la Liberazione nel Comune di Vicopisano
Francesco Alunno
Gli statuti medicei di Vicopisano (Comune, Vicariato, Podesteria ) Cenni storici sul vicariato di Vicopisano
Renzo Giorgetti L'antico oriuolo di Vicopisano
Miria Fannucci Lovitch
Vicopisano : la rocca vecchia verso la porta Gostantina e la casa del Podesta' presso detta porta L'altare , la compagnia del SS Crocefisso , la Deposizione La statua lignea trecentesca della Pieve di Vicopisano e l'oratorio di San Giovanni Battista Notizie sulla Prioria di San Mamiliano e sull'ospedale e chiesa di Santa Buona a Vicopisano ( XV-XIX secolo )
Grazie ad una lunga ed attenta opera di recupero durata circa 15 anni, Vicopisano possiede uno splendido complesso artistico e museale, interamente visitabile. Comprende : Il palazzo Pretorio ( corredato degli stemmi dei Vicari fiorentini ) con le stanze dei Vicari e le carceri vicariali , l'esposizione dei reperti di San Michele alla verruca , l'archivio storico. La rocca del Brunelleschi. |
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IL QUOTIDIANO VISTO DA "GENEALOGIA TOSCANA"
Genealogia Toscana e' la societa' dei due genealogisti professionisti : Vilma Domenicali e Vasco Piccioli
Il loro approccio alla ricerca genealogica e' condensabile nella descrizione che Vilma Domenicali da di se' :
La storia è sempre stata la mia passione, ma sono le piccole storie, quelle che parlano della gente comune, che più mi interessano. Avvenimenti da scovare in archivi sterminati, eventi che la storia non si è occupata di registrare.. ..La storia locale è un'ottima fonte di ricerca che mi aiuterà a ricostruire il loro modo di vivere. Come si vestivano, cosa mangiavano, come si divertivano, i rapporti con gli altri nelle attività quotidiane. .. . Mi sono specializzata nelle ricerche sulla storia locale, fonte di informazioni utilissime per la ricostruzione delle vicende. Non tralascio i grandi avvenimenti storici, mettendoli in relazione con gli episodi accaduti nelle famiglie oggetto delle indagini. Nelle vicende delle famiglie oggetto delle nostre attenzioni, nei fatti della loro vita quotidiana, trovo un legame con situazioni relative alla "grande" storia, che in qualche modo hanno avuto una ricaduta sul loro piccolo mondo.
Cosi in alcune sezioni del loro sito il quotidiano prende vita :
http://www.genealogia-toscana.it/index.php?loc=documenti http://www.genealogia-toscana.it/index.php?loc=storie
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Bibliografia utilizzata per la storia fiorentina
Allo scopo di poter essere utile ad altri riporto nella pagina apposita la bibliografia sulla storia fiorentina di cui mi sono servito :
Disporre di una buona bibliografia permette di razionalizzare l'utilizzo del proprio tempo, di indirizzare in modo corretto le proprie ricerche .
Devo ringraziare il dr Enrico Faini per avermi fornito a suo tempo di un ottima bibliografia , di cui non so quanto sia riuscito a fare buon uso
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Fonti di storia di Firenze : Libri e Web
Sono grandi le difficolta' per l'appassionato che voglia studiare la storia di Firenze . Nel caso poi abiti distante da Firenze queste sono spesso insormontabili A parte l'impossibilita di frequentare l'Archivio di Stato e quindi di consultare i documenti originari c'e' la pure la grande difficolta' a reperire molti dei libri che sarebbero necessari Ad esempio tutti citano "Le delizie degli eruditi toscani" monumentale opera settecentesca di padre Ildefonso di san Luigi eppure questa e' un opera di difficilissimo reperimento. Il lettore non ha modo di consultarla e accedere ai dati Anche le opere di Pietro Santini sono molto difficili da trovare . E' evidente che sarebbe necessaria la digitalizzazione elettronica di certe opere rare ma indispensabili agli studi E occorrerebbe digitalizzare i documenti dell' Archivio per facilitare la consultazione a distanza Qualcosa sembra muoversi ma sempre troppo poco. Non resta che plaudire alle singole e sporadiche iniziative ..............................................................
COSI SCRIVEVO QUALCHE ANNO FA PRIMA CHE GOOGLE SI MUOVESSE IN QUESTO SENSO DIGITALIZZANDO MOLTI LIBRI RARI E INTROVABILI METTENDOLI A DISPOSIZIONI DI TUTTI RIVOLUZIONANDO IL MODO DI FARE RICERCA ; E ANCHE ASFi HA NEL FRATTEMPO FATTO QUALCHE PASSETTO IN AVANTI
.............................................................. L'opera del Duomo di Firenze ha messo in rete le copie digitali dei registri di battesimo in Firenze a partire dal 1450 , L'universita' di Siena ha digitalizzato per intero l'opera di Emanuele Repetti : Il dizionario storico e geografico della Toscana . Anche la Brown University ha messo in rete due fonti assai importanti come l'archivio delle tratte e i dati del catasto 1427 relativi alla sola Firenze ( anche se su questa opera si possono avanzare alcuni dubbi ) L'Archivio di stato di Firenze ha messo in rete parte dei dati del Ceramelli Papiani
Se vi capitera' di andare all' ARCHIVIO di STATO di FIRENZE per la prima volta , seguite i consigli di Roberto Segnini e Paolo Piccardi http://www.carnesecchi.eu/asf.htm
Bibliografia su Firenze
Vorrei evidenziare la pagina di questo stesso sito in cui e' elencata una vasta bibliografia sulla storia di Firenze : http://www.carnesecchi.eu/Bibliografia.htm
DOVE COMPERARE I VOSTRI LIBRI
Io devo un necessario ringraziamento al sig. Massimiliano della Libreria Chiari di Firenze nelle descritte obiettive difficolta' di reperimento fortunatamente ho avuto da lui un aiuto importante e per suo tramite sono riuscito a procurarmi alcuni libri che difficilmente avrei potuto trovare altrimenti .
www.libreriachiari.it catalogo www.firenzelibri.it ..catalogo
ed altri libri ho acquisito tramite l'organizzazione http://www.maremagnum.com/maremagnum/main.jsp?idlanguage=4http://www.maremagnum.com/index.php
DOVE TROVARE RISORSE GRATUITE SULLA RETE
Google ha cominciato una vasta opera di digitalizzazione di libri antichi Digitate su http://books.google.it/ e troverete una piccola miniera di libri attinenti la storia fiorentina
Sul sito http://www.archeogr.unisi.it/repetti/ .Grazie all'Universita' di Sienapotete trovare il testo di quell'immensa fonte di notizie che e' il Repetti : Dizionario storico geografico della Toscana un'opera indispensabile e altrimenti di difficile e costoso reperimento
due siti di grande importanza sono i siti delle tratte per le cariche della signoria e quello del catasto fiorentino ( con i limiti evidenziati da Paolo Piccardi nella pagina sul catasto 1427 di questo sito )
http://www.stg.brown.edu/projects/tratte/ http://www.stg.brown.edu/projects/catasto
altri siti molto interessanti ed in sviluppo sono http://documents.medici.org/medici_index.cfm
non dimenticate di consultare : http://www.operaduomo.firenze.it/risorse/battesimi/frame.htm l'elenco di tutti i battesimi celebrati in Firenze dalla meta' del quattrocento all'eta' moderna
e il sito del Convento domenicano di Santa Maria Novella ricco di documentazione
I ricordi di Pitti
Sul sito dell'istituto che porta il nome del mercante pratese Marco Datini http://www.istitutodatini.it/biblio/online/sparse7/ http://www.istitutodatini.it/biblio/htm/volumi.htm
potete trovare diversi libri sul commercio in epoca medioevale in particolare i testi del MELIS
http://www.storia.unive.it/_RM/didattica/strumenti/sapori/saggi/sez4/cap1.htm ..Alcune opere di Armando Sapori
potete trovare anche il "Diario fiorentino" di Luca Landucci sul sito http://www.bibliotecaitaliana.it:6336/dynaweb/bibit/autori/l/landucci/diario_fiorentino/@Generic__BookTextView/2;pt=120e comunque potrete ritrovarlo dalla pagina 17 alla 25 in questo sito
Documenti sul Savonarola http://oll.libertyfund.org/Home3/Book.php?recordID=0964 scelta di prediche e di scritti di Fra Girolamo Savonarola con nuovi documenti intorno alla sua vita P.Villari E. Casanova ed Sansoni 1898 public domain
Finalmente l'Archivio di Stato di Firenze mette in rete la raccolta del Ceramelli - Papiani http://www.archiviodistato.firenze.it/ceramellipapiani/servlet/action?navigate=Log
Ottima anche la raccolta di stemmi delle famiglie fiorentine
Il sito dell'opera del Duomo : http://www.operaduomo.firenze.it/ http://duomo.mpiwg-berlin.mpg.de/ENG/HTML/S010/C059/T001/TBLOCK00.HTM
troverete cronologie della storia fiorentina nei siti : http://www.cronologia.it/cronofi0.htm .curato dal dr Paolo Piccardi e nel portale della storia di Firenze http://www.storiadifirenze.org/ in questo portale che dovra' essere il punto di riferimento sulle ricerche storiche sulla storia di Firenze potrete trovare molti contributi di diversi ricercatori
Sul sito http://www.liberliber.itPotete trovare gratuitamente alcune grandi opere di storia fiorentina
Villani Machiavelli Guicciardini
Che pure potete trovare in http://www.classicitaliani.it/index171.htm
Dall'Archivio di Stato di Arezzo si possono trovare tre opere interessanti www.maas.ccr.it/PDF/Arezzo.pdf www.maas.ccr.it/cgi-win/h3.exe/aguida/d12202
alcuni siti mettono a disposizione importanti nuove ricerche http://e-prints.unifi.it/view/subjects/M-STO_01.html http://www.storia.unifi.it/_PIM/default.htm http://www.storiadifirenze.org/
vorrei segnalare in modo particolare i testi del dr Enrico Faini e i testi di Silvia Diacciati ,e quelli di Jean Bouttier , di Andrea Zorzi , e di Franek Sznura
http://eprints.unifi.it/archive/00000978/ http://eprints.unifi.it/archive/00000741/ http://e-prints.unifi.it/archive/00000505/ http://e-prints.unifi.it/archive/00000789/ http://www.storia.unifi.it/dotmed/archivio/resoconti/cronaca_diacciati.htm http://www.storia.unifi.it/SDF/annali/2006/Diacciati.htm
alcune genealogie di famiglie fiorentine compaiono nel bellissimo sito di Davide Shama' http://www.sardimpex.com/
http://www.uan.it/alim/letteratura.nsf ..ARCHIVIO DELLA LATINITA ITALIANA NEL MEDIOEVO http://www.storiamedievale2.net/Fonti/indice.htm http://www.storiamedievale2.net/Fonti/siti.htm http://www.mondimedievali.net/Glossario/indice.htm http://www.comunediatessa.it/pergamene/pergamene.htm alcune pergamene interessanti anche i mercanti fiorentini nel 1300
http://www.cronologia.it/storia/aa1528a.htm
http://www.condottieridiventura.it/
http://www.storiaecultura.it/labo/cast/mufirenze/firenze1.htm
http://www.opificio.arti.beniculturali.it/
http://www.storiamedievale.net/ http://www.mondimedievali.net/
http://www.archiviosanminiato.org/archivio/inve/Vicariato/civili1.html http://webtext.library.yale.edu/xml2html/beinecke.SPINELL.con.html#SI http://webtext.library.yale.edu/xml2html/beinecke.BALD.con.html http://www.archivistorici.com/archivi/ns.asp http://www.heraldica.org/topics/national/italy/touring2.htm http://www.mondimedievali.net/Castelli/toscana.htm
http://www.iacopi.it/I_AREZZO.htm http://www.geocities.com/emilioweb/remigio/p_re9013.htm http://www.geocities.com/emilioweb/p_prior1.htm
http://www.geocities.com/emilioweb/remigio/p_re8515.htm http://www.storiaecultura.it/cornucopia/ http://www.storiaecultura.it/cornucopia/indici/ifamigli.htm#top http://www.archivistorici.com/archivi/ns.asp?wci=home&lng=1040&cur=3057
http://gens.labo.net/it/cognomi/ http://www.melegnano.net/cognomi/cognomi0001l.htm
http://www.bertotti.it/genealogia/ Clicca qui sopra per molti utili consigli su come impostare una ricerca genealogica
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ALCUNI LIBRI INDISPENSABILI
Uno dei libri piu' citati dagli storici che si occupano di storia fiorentina e' l'introvabile : " Le delizie degli eruditi toscani di padre Ildefonso " Ora Google libri lo ha digitalizzato quasi per intero
DELIZIE DEGLI ERUDITI TOSCANI
Delizie degli eruditi toscani padre Ildefonso Delizie degli eruditi toscani contenuto delle delizie Delizie degli eruditi toscani tomo I Delizie degli eruditi toscani tomo II Delizie degli eruditi toscani tomo III Delizie degli eruditi toscani tomo IV non disponibile Delizie degli eruditi toscani tomo V non disponibile Delizie degli eruditi toscani tomo VI Delizie degli eruditi toscani tomo VII e tomo VIII Delizie degli eruditi toscani tomo IX Delizie degli eruditi toscani tomo X Delizie degli eruditi toscani tomo XI Delizie degli eruditi toscani tomo XII Delizie degli eruditi toscani tomo XIII Delizie degli eruditi toscani tomo XIV Delizie degli eruditi toscani tomo XV Delizie degli eruditi toscani tomo XVI Delizie degli eruditi toscani tomo XVII Delizie degli eruditi toscani tomo XVIII Delizie degli eruditi toscani tomo XIX Delizie degli eruditi toscani tomo XX Delizie degli eruditi toscani tomo XXI Delizie degli eruditi toscani tomo XXII Delizie degli eruditi toscani tomo XXIII Delizie degli eruditi toscani tomo XXIV Delizie degli eruditi toscani tomo XXV indici
Sempre Google libri ha digitalizzato la controversa "Storia fiorentina" di Ricordano Malispini"
Storia fiorentina Storia fiorentina di Ricordano Malispini
CRONICHE DI GIOVANNI , MATTEO E FILIPPO VILLANI
Storia fiorentina Croniche
DINO COMPAGNI
Storia fiorentina Cronica
DINO COMPAGNI COMMENTATO DA ISIDORO DEL LUNGO
Storia fiorentina Cronica
PIETRO SANTINI
Storia fiorentina cronaca dello pseudo Brunetto Latini
CESARE PAOLI
Storia fiorentina Libro di Montaperti
PASQUALE VILLARI
Storia fiorentina I primi due secoli........
GAETANO SALVEMINI
Storia fiorentina Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295
GIOVANNI CAVALCANTI
Storie storia di Firenze vol I Storie storia di Firenze vol II
SCIPIONE AMMIRATO : ISTORIE FIORENTINE
Storie Istorie fiorentine vol I Storie Istorie fiorentine vol II Storie Istorie fiorentine vol III Storie Istorie fiorentine vol IV Storie Istorie fiorentine vol V Storie Istorie fiorentine vol VI
BENEDETTO VARCHI
Storia fiorentina Storia fiorentina di Benedetto Varchi volume 1 Storia fiorentina Storia fiorentina di Benedetto Varchi volume 2 Storia fiorentina Storia fiorentina di Benedetto Varchi volume 3
L'universita' di Siena ha invece digitalizzato l'opera di Emanuele Repetti
"Dizionario geografico fisico e storico della Toscana" di Emanuele Repetti dizionario geografico fisico storico della toscana
Google libri ha digitalizzato l'opera del Repetti priva pero' dell'appendice
Dizionario dizionario geografico fisico storico della toscana vol I Dizionario dizionario geografico fisico storico della toscana vol II Dizionario dizionario geografico fisico storico della toscana vol III Dizionario dizionario geografico fisico storico della toscana vol IV Dizionario dizionario geografico fisico storico della toscana vol V Dizionario dizionario geografico fisico storico della toscana vol V non disponibile
ALESSANDRO GHERARDI
Storia fiorentina La guerra degli otto santi
abate Giuseppe Maria Mecatti
Storia cronologica Storia cronologica della citta di Firenze vol I Storia cronologica Storia cronologica della citta di Firenze vol II
Il sito http://books.google.com/ un'autentica miniera per ogni appassionato , ha rivoluzionato i modi di condurre una ricerca A Google deve andare il ringraziamento di qualunque appassionato
Da non trascurare neppure il sito
dove potete trovare con un po di pazienza libri che non compaiono integralmente in Google-libri
Ed ovviamente il sito Liberliber
Riunisco nella pagina web che segue i libri utili alla ricerca che sono riuscito a reperire in rete in formato elettronico .E' una vasta biblioteca composta di titoli fuori copyright di autori quali Villani, Malispini ,Compagni , Ammirato , Varchi , Mecatti...........
Testi sulla storia di Firenze e della Toscana testisulla storia di Firenze e della Toscana in formato elettronico
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ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno 2003