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BARTOLOMEO CARNESECCHI E ZANOBI CARNESECCHI BANCHIERI

ritratto del banchiere Zanobi di Bartolomeo di Zanobi Carnesecchi nato nel 1540
Il Banco Carnesecchi-Strozzi è stato uno dei più importanti istituti di intermediazione creditizia e commerciale d'Europa nella seconda metà del XVI secolo. Fondato a Firenze dalla collaborazione strategica tra il senatore Bartolomeo Carnesecchi e Camillo Strozzi — e successivamente ereditato e guidato dai rispettivi figli Zanobi Carnesecchi e Alessandro Strozzi — il banco estendeva i suoi affari su piazze cruciali come Lione, Venezia, Anversa e la SpagnaIl Banco Carnesecchi-Strozzi è stato uno dei più importanti istituti di intermediazione creditizia e commerciale d'Europa nella seconda metà del XVI secolo. Fondato a Firenze dalla collaborazione strategica tra il senatore Bartolomeo Carnesecchi e Camillo Strozzi — e successivamente ereditato e guidato dai rispettivi figli Zanobi Carnesecchi e Alessandro Strozzi — il banco estendeva i suoi affari su piazze cruciali come Lione, Venezia, Anversa e la Spagna
i "Magnifici Zanobi Carnesecchi e Alessandro Strozzi et Compagni di Banco" agivano a stretto contatto con la corte del Granduca di Toscana, Francesco I de' Medici, per muovere ingenti capitali verso la penisola iberica. Il ruolo dei mercanti corrispondenti: I banchieri toscani gestivano i prestiti attraverso mercanti-partner che operavano stabilmente sul suolo spagnolo, come Girolamo Sernisio, un intermediario fiorentino che fungeva da testa di ponte per i Carnesecchi in Spagna fin dall'epoca di Carlo V.
Il Granducato di Toscana, sotto la guida di Cosimo I e soprattutto di suo figlio Francesco I de' Medici, operava un controllo capillare e sistematico sui flussi di denaro del Banco Carnesecchi-Strozzi.
I Medici non si limitavano a fare i sovrani: erano essi stessi i più grandi imprenditori e banchieri della regione, e usavano le compagnie private fiorentine come veri e propri bracci operativi della politica estera medicea. Il controllo e l'influenza dei Medici sul banco si articolavano attraverso tre meccanismi principali:
La "Licenza di Prestito" e la diplomazia internazionale
Nel Cinquecento, un banco fiorentino non poteva prestare ingenti somme a un sovrano straniero (come Filippo II di Spagna) senza il formale beneplacito del Granduca. Francesco I de' Medici utilizzava la liquidità del Banco Carnesecchi-Strozzi come leva politica: Quando i Medici avevano bisogno di favori diplomatici da Madrid (ad esempio, per consolidare il titolo granducale o per questioni feudali in Italia), "suggerivano" o autorizzavano il banco a concedere i cosiddetti prestiti particolari alla Corona spagnola.
Al contrario, se i rapporti con la Spagna si raffreddavano, il Granduca poteva stringere i freni della liquidità a Firenze, impedendo alle compagnie di inviare oro e argento all'estero.2. Il Granduca come "Socio Occulto" e cliente privilegiatoI Medici erano spesso i principali depositanti o creditori delle stesse compagnie che vigilavano.
Nei registri del Banco Carnesecchi-Strozzi emergono continui scambi commerciali ordinati direttamente dalla corte di Francesco I. Il Granduca utilizzava la fitta rete del banco (in particolare le filiali di Lione e Venezia) per:Comprare beni di lusso esotici: Spezie, pellami rari, sete orientali e persino pietre preziose destinate alle collezioni private dello Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio.
Finanziare spie e ambasciate: Il banco emetteva lettere di cambio che permettevano agli ambasciatori toscani a Madrid, Parigi o Vienna di riscuotere denaro sul posto in modo sicuro, garantendo la copertura finanziaria della fitta rete di intelligence medicea.
La Magistratura dei Consoli e il controllo dei cambi
Francesco I controllava i flussi monetari attraverso istituzioni ferree come il Tribunale della Mercanzia e l'Arte del Cambio di Firenze. Ogni tasso di interesse applicato dal Banco Carnesecchi-Strozzi, ogni triangolazione finanziaria con le piazze estere e ogni spedizione fisica di monete d'oro doveva essere registrata e approvata da funzionari fedeli alla corona.
Questo serviva a evitare che i banchieri privati "svuotassero" la Toscana della sua moneta buona (i fiorini e i ducati) per inseguire i tassi di interesse astronomici, ma rischiosi, offerti dalle fiere di cambio europee (come quelle di Besançon o di Piacenza).In sintesi, per il Banco Carnesecchi-Strozzi l'ombra dei Medici era costante: da un lato il Granduca garantiva protezione e commesse straordinarie, dall'altro imponeva vincoli che legavano indissolubilmente il destino finanziario del banco ai destini politici della dinastia medicea.
Finanziare il Regno di Spagna nel XVI secolo garantiva enormi profitti ma esponeva le grandi dinastie bancarie a rischi estremi.
Filippo II, infatti, dichiarò ripetutamente bancarotta (la sospensione dei pagamenti, come nei celebri decreti del 1557, 1575 e 1596), travolgendo i colossi della finanza internazionale (inclusi i banchieri genovesi e i Fugger tedeschi).
Carnesecchi-Strozzi pero' seppe barcamenarsi in questo mercato ad alto rischio per decenni, alternando prestiti alla corona a lucrose attività d'acquisto e fornitura per i Medici (gioielli, pellami preziosi e opere per la corte). Tuttavia, la progressiva saturazione del debito spagnolo e l'instabilità finanziaria della fine del secolo costrinsero alla crisi fatale
La moneta a Firenze nel Cinquecento (edito da Il Mulino nel 1987)
Money in Sixteenth-Century Florence
Di Carlo M. Cipolla
Il grande prestito internazionale a Filippo II di Spagna (1583).
Il testo di carlo Cipolla analizza un'operazione finanziaria dell'estate del 1583 in cui Filippo II di Spagna richiese un ingente prestito per le Fiandre.
Il Granduca Francesco I concesse 300.000 scudi d'oro, ma operò , come detto, coprendosi dietro la firma dei Banchieri Zanobi Carnesecchi ed Alessandro Strozzi per mantenere l'anonimato politico.
Le insolvenze successive del Regno di Spagna si tramutarono in una serie continua di BANCAROTTE DI STATO che impedirono che il Granducato tornasse in possesso del denaro
La banca Carnesecchi -Strozzi falli alla fine del 1596
Non pagava il prestito in se stesso, pagava l'incapacita' dello Stato toscano di togliere il banco Carnesecchi -Strozzi da una situazione in cui aveva contribuito a metterlo, Cioe' il banco Carnesecchi - Strozzi pagava una situazione di estrema debolezza del sistema bancario del Granduca e del Granducato
Il valore reale di 300.000 scudi d'oro nel 1583 L'operazione in cui furono coinvolti i banchieri Zanobi Carnesecchi e Alessandro Strozzi per finanziare le guerre di Filippo II di Spagna in Fiandra fu colossale. Per comprendere il potere d'acquisto di 300.000 scudi d'oro, dobbiamo guardare ai parametri economici dell'epoca evidenziati da Cipolla:
Il peso in oro puroUno scudo d'oro del Granducato di Toscana pesava circa 3,4 grammi di oro quasi puro.300.000 scudi equivalevano a circa 1.020 chilogrammi (più di 1 tonnellata) di oro zecchino.Il bilancio di uno Stato
Questa cifra rappresentava una fetta gigantesca delle entrate annuali dell'intero Granducato di Toscana.Di fatto, equivaleva alla capacità di finanziare e mantenere un intero esercito di migliaia di mercenari in guerra per mesi, comprensivo di armamenti, vettovaglie e paghe.Il potere d'acquisto quotidianoUn maestro artigiano o un operaio edile specializzato a Firenze guadagnava in media circa 15-20 scudi all'anno.
Di conseguenza, 300.000 scudi d'oro corrispondevano a circa 15.000 o 20.000 anni di salario di un lavoratore qualificato dell'epoca.Il fatto che il Granduca Francesco I de' Medici si sia servito proprio del conto e del nome dei banchieri Carnesecchi e Strozzi dimostra che la loro compagnia era una delle pochissime in Europa a possedere la struttura tecnica, la credibilità internazionale e i canali di liquidità necessari per muovere una simile quantità di ricchezza.
I documenti dell'epoca specificano che il prestito figurava formalmente a nome dei banchieri Carnesecchi e Strozzi "in apparenza". Nei fatti, l'erogazione proveniva direttamente dalle casse personali e istituzionali del Granduca.
Secondo gli accordi privati gestiti dal Depositario generale mediceo, la Corona spagnola avrebbe dovuto restituire una prima parte del denaro al rientro della flotta dalle Indie dello stesso anno (1583) e il saldo con la flotta dell'anno successivo (1584).
Il mancato adempimento dei pagamenti e le ripetute dichiarazioni di bancarotta del Regno Spagnolo sotto Filippo II travolsero la stabilità finanziaria della piazza fiorentina. Questo buco creditizio portò in seguito al fallimento della banca Carnesecchi-Strozzi. La successiva liquidazione e il recupero dei crediti complessi rimasero a lungo al centro di trattative diplomatiche guidate da Ferdinando I de' Medici, successore di Francesco
Quando il granduca Ferdinando I de' Medici salì al potere nel 1587, ereditò dal fratello Francesco I una situazione finanziaria disastrosa. Il banco Carnesecchi-Strozzi era ormai prossimo al fallimento (che si consumerà definitivamente nel 1596) a causa delle insolvenze della Spagna. Poiché i soldi prestati "dietro lo scudo" della banca erano in realtà fondi dello Stato toscano e delle casse medicee, Ferdinando I attivò una complessa strategia diplomatica, legale e commerciale per cercare di recuperare il capitale.
I suoi tentativi si articolarono su tre fronti principali:
1. Il consolidamento e la rinegoziazione del debito Ferdinando I si allineò a quanto stavano facendo i grandi banchieri genovesi, accettando le dure ristrutturazioni del debito imposte da Filippo II.
Conversione in titoli di Stato: I crediti liquidi a breve termine del banco Carnesecchi-Strozzi, ormai inesigibili, vennero forzosamente convertiti in juros (titoli del debito pubblico spagnolo a lungo termine).
Riscossione delle rendite: Invece di riavere il capitale, la Toscana cercò di recuperare denaro riscuotendo gli interessi annuali generati da questi titoli, che erano garantiti dalle tasse della Corona spagnola o dalle dogane sulle merci americane a Siviglia.
2. Le compensazioni commerciali e i monopoli
Consapevole che la Spagna non avrebbe mai restituito l'oro in contanti, Ferdinando I cercò di ottenere compensazioni sotto forma di concessioni mercantili:Il commercio della lana e dell'allume:
Il Granduca utilizzò il peso del credito per ottenere facilitazioni nell'importazione della pregiata lana spagnola e per stringere accordi di scambio con altre materie prime controllate dalla Corona cattolica.Licenze di navigazione: Sfruttò la posizione di creditore per proteggere i traffici delle navi toscane (e della flotta dell'Ordine di Santo Stefano da lui potenziata) nelle rotte mediterranee e atlantiche controllate dagli spagnoli.
3. La pressione diplomatica e il "matrimonio di Stato"Ferdinando I utilizzò la leva geopolitica. La diplomazia fiorentina a Madrid, supportata da agenti e dagli stessi membri superstiti dei Carnesecchi rimasti in Spagna, pressò costantemente la corte madrilena.
Il momento di massimo sforzo si ebbe a ridosso del cambio di secolo, quando il credito e i rapporti con la Spagna vennero inseriti nel più ampio scacchiere delle alleanze internazionali, culminato nel matrimonio di Maria de' Medici con Enrico IV di Francia. La Toscana usò la minaccia di spostarsi interamente nell'asse filo-francese per costringere la Spagna a rispettare almeno in parte i patti finanziari.Il risultato finale:
Nonostante gli sforzi aggressivi di Ferdinando I, il recupero fu solo parziale. Il banco Carnesecchi-Strozzi non poté essere salvato dal fallimento, ma l'azione del Granduca permise di assorbire il colpo sistemico, evitando che il crollo della banca trascinasse con sé l'intera economia del Granducato di Toscana
Ma perche' se dietro l'operazione c'era il granduca il banco Carnesecchi Strozzi e' fallito
L'esame della situazione da una risposta
Alla base c'e' la trappola spagnola : cioe' un economia spagnola completamente fuori controllo
L'impatto dell'argento americano L'afflusso massiccio di metallo prezioso estratto in Perù e Messico arrivava in Europa tramite la Spagna e Genova.Questo fenomeno alterò completamente i rapporti di valore tra l'oro e l'argento, scatenando una forte inflazione e destabilizzando i mercati italiani.
Ed una trappola creata dallo stesso Francesco I nell'economia creditizia toscana in seguito AD UNA SPECULAZIONE FINANZIARIA
Carlo Cipolla porta alla luce la storia della famiglia Ricci, una dinastia di banchieri fiorentini fino ad allora trascurata dalla storiografia.
il Banco Ricci (guidato da Federigo di Ruberto de' Ricci), la banca privata più potente della città, che gestiva per conto del Granduca Cosimo I la riscossione delle tasse e la tesoreria di Stato. Negli anni '70 del Cinquecento, i Ricci alimentarono UNA ENORME BOLLA CREDITIZIA basata su operazioni speculative.
A causa di enormi prestiti concessi all'estero e non rientrati, il Banco Ricci iniziò a trovarsi a corto di moneta contante. Invece di dichiarare fallimento, i Ricci ottennero dal Granduca un privilegio eccezionale: la facoltà di pagare i propri creditori non in moneta sonante, ma tramite polizze e lettere di credito emesse dalla banca stessa.Questo creò una situazione paradossale a Firenze: i Ricci erano tecnicamente insolventi, ma protetti dallo Stato.
Autorizzando i RICCI ad emettere una sorta di carta moneta che riempi il mercato di CARTA STRACCIA non coperta da una sufficiente riserva di metallo prezioso
Le banche fiorentine non erano a scompartimento stagno ma anzi erano fortemente cointeressate ad investimenti l'una nell'altra
Le grandi dinastie di "banchieri-mercatanti" della Firenze tardo-rinascimentale, non operavano mai in isolamento. Il loro modello di business si basava su una fitta ragnatela di alleanze matrimoniali, societarie e fideiussorie con le principali famiglie patrizie della città. Questo network serviva a moltiplicare i capitali, spartire i rischi del commercio internazionale e blindare il potere politico.
Il sistema era alimentato dalle fiere dove i banchieri si scambiavano impegni reciproci , di fatto non metallo prezioso ma carta.
Negli anni '80, il sistema dei pagamenti collassò, provocando un devastante credit crunch (crisi di liquidità) che travolse molte compagnie commerciali, costringendo il Granducato a intervenire per regolare la circolazione delle monete d'oro e d'argento.
Anche la banca Carnesecchi Strozzi si era quindi impengolata coi RICCI per grandi somme
Ne segui una lite lunghissima per rientrare dai crediti che riusci vanificata dalla mancanza di fondi del BANCO DEI RICCI che falli nel 1794
A quei tempi era fattore per il banco CARNESECCHI STROZZI era NAPOLEONE CAMBI destinato ad una rapida salita nella TESORERIA MEDICEA
La crisi del Banco Ricci (1570-1574): Il Banco di Federigo di Ruberto de' Ricci era la più grande istituzione finanziaria di Firenze, custode di gran parte delle entrate pubbliche medicee. Quando il Banco Ricci entrò in crisi di liquidità e smise di pagare in contanti, Napoleone Cambi si ritrovò a essere uno dei loro creditori più esposti e furiosi.
La vicenda RICCI indeboli le riserve della CARNESECCHI STROZZI ma principalmente introdusse un sistema di certificazioni tossiche nel sistema
La rapida salita di Napoleone Cambi favori la nascita e il controllo dei CARNESECCHI su una banca satellite
Zanobi (Zenobio) Carnesecchi (figlio di Bartolomeo) divenne il cardine dell'operazione. Se da un lato manteneva i rapporti storici con Venezia e con gli Strozzi, dall'altro espose la propria liquidità e il proprio nome in questa nuova alleanza parallela.
nome ufficiale di Compagnia di Zenobio, Pier Antonio Carnesecchi, Gerolamo Cambi e compagni
Figura il figlio di Zanobi : Pierantonio
Il partner prescelto fu Gerolamo Cambi . Questa non era un'alleanza di secondo piano: Girolamo era fratello di Napoleone Cambi che ricopriva la prestigiosa e delicatissima carica di Depositario Generale (Tesoriere dello Stato)del Granduca di Toscana
La svolta per Napoleone Cambi era arrivata nel 1573, con l'ascesa al trono del nuovo Granduca, Francesco I de' Medici, e la successiva nomina dello stesso Cambi a Ottenendola chiave delle casse pubbliche, Ruolo confermato da Ferdinando I de' Medici alla morte di Francesco I
Nei documenti d'archivio precedenti la nomina , Napoleone Cambi compare anche come "ministro" (operatore/amministratore) dei flussi che collegavano i Carnesecchi e gli Strozzi nelle loro fitte relazioni d'affari su piazze finanziarie nevralgiche come Lucca.
Napoleone Cambi fratello di Gerolamo quindi non era uno qualunque, ma rivestiva la carica istituzionale di Tesoriere del Granduca. Questa posizione di altissimo profilo pubblico gli permetteva di maneggiare i flussi finanziari dello Stato mediceo,
La sua figura intrecciava cosi pericolosamente gli interessi privati con la finanza pubblica
La banca CARNESECCHI_CAMBI falli' agli inizi del 1596
Negli ultimi anni del Cinquecento, Firenze fu colpita da una pesante crisi di liquidità che mandò in fumo diverse grandi compagnie creditizie. L'11 febbraio 1596 (corrispondente al 1595 secondo il computo del calendario fiorentino ab Incarnatione o more veneto) il Banco Carnesecchi-Cambi dichiarò ufficialmente bancarotta.
Il fallimento fu così vasto da essere ricordato dagli storici dell'economia (insieme al crollo del Banco dei Ricci nel 1594) come uno degli eventi che segnarono il declino del primato bancario fiorentino sotto il regno di Ferdinando I.
l'effetto domino fu devastante proprio a causa della fitta rete di legami tra le varie banche fiorentine:
Mentre la compagnia Carnesecchi-Cambi veniva liquidata tra i debiti, la storica alleanza commerciale originaria, il Banco Carnesecchi-Strozzi, riuscì a sopravvivere ma solo per pochi mesi alla tempesta finanziaria
Tutti questi due grandi fallimenti coinvolgono in quallche maniera la ditta CARNESECCHI--STROZZI
Il contagio della crisi dei banchi fiorentiniCome spiegato da Carlo M. Cipolla, il fallimento delle banche in questo periodo storico non avveniva quasi mai in modo isolato, ma per un effetto domino. I Carnesecchi avevano quote e legami con altre compagnie (tra cui la Carnesecchi-Cambi ). Quando il mercato del credito fiorentino andò in crisi a causa della bolla speculativa della famiglia Ricci, si verificò una generalizzata crisi di liquidità (credit crunch). I depositanti, presi dal panico, corsero a ritirare i propri soldi da tutti i banchi. Anche la banca più solida, se ha i capitali bloccati in grandi prestiti a lungo termine, fallisce se tutti i clienti chiedono indietro il denaro contante contemporaneamente.
Un vecchio adagio della finanza storica dice: "Se devi 100 scudi alla banca è un tuo problema, ma se ne devi 300.000 è un problema della banca".
Nel Rinascimento, i banchieri privati erano strutturalmente deboli di fronte ai monarchi:Il Granduca usava il banco per i suoi scopi politici e per gestire la sua tesoreria.Se il banco entrava in crisi di liquidità, il Granduca non era tenuto a salvarlo: poteva semplicemente decidere di spostare i suoi affari su un altro banco concorrente (cosa che i Medici fecero più volte nella storia, lasciando fallire i loro intermediari quando non erano più utili o diventavano troppo rischiosi).
In sintesi, il banco Carnesecchi-Strozzi non è fallito nonostante il Granduca, ma proprio a causa delle dimensioni colossali e della pericolosità politica delle operazioni che effettuava per conto dei Medici e delle grandi corone europee, in un mercato reso instabile dalle insolvenze sovrane e dall'inflazione della fine del Cinquecento.
L' avere come cliente il sovrano o il Granduca non era una garanzia di salvezza, ma spesso la causa principale del fallimento.Il fatto che dietro il prestito del 1583 ci fosse il Granduca Francesco I de' Medici non protesse il banco, e i motivi spiegano perfettamente i meccanismi del collasso finanziario dell'epoca:1. Il meccanismo dello "Scudo Umano" (Il rischio di firma)Nello specifico prestito da 300.000 scudi per Filippo II di Spagna, il Granduca ci mise i soldi, ma il banco Carnesecchi-Strozzi ci mise la firma.
Il Granduca voleva rimanere anonimo per motivi politici (non voleva apparire ufficialmente come il finanziatore delle guerre spagnole).Di conseguenza, l'operazione sui mercati internazionali e sulle piazze di cambio (come Anversa o Lione) venne registrata a nome di Zanobi Carnesecchi ed Alessandro Strozzi. ) Se la Corona Spagnola ritardava i pagamenti (come faceva regolarmente, dichiarando frequenti bancarotte), i creditori europei non potevano rivalersi sul Granduca, ma aggredivano legalmente i beni e la reputazione del banco Carnesecchi-Strozzi, bloccandone l'operatività.
Se il caso Ricci fu un dramma di liquidità, il crac dei Carnesecchi e dei Cambi mise in luce il conflitto tra un Girolamo Cambi banchiere privato , fratello del tesoriere del granduca Napoleone Cambi
La lezione per il Granduca: Ferdinando I capì che permettere a una banca privata di immettere sul mercato "moneta virtuale" non protetta da oro vero distruggeva la fiducia nell'intera economia toscana.
La lezione per il Granduca: Ferdinando I realizzò che i banchieri privati, se nominati a capo delle istituzioni, avrebbero potuto usare i soldi delle tasse dei cittadini per coprire i propri buchi di bilancio e finanziare le proprie speculazioni all'estero.

Eccoci ad una profonda revisione del controllo creditizio Davanti a questo scenario di macerie finanziarie, il Granduca e la magistratura del Tribunale di Mercanzia intervennero con riforme radicali che cambiarono per sempre il modello economico fiorentino, muovendosi su tre direttrici:
Separazione "Stato-Banca" (Anticipazione del Glass-Steagall Act) Venne stabilito il divieto assoluto per chi gestiva la finanza pubblica di possedere o amministrare banchi di cambio private. La figura del Tesoriere di Stato venne burocratizzata: doveva essere un funzionario fedele al Granduca, non un mercante-imprenditore che rischiava il capitale sui mercati internazionali.
Autonomia giuridica del fallimento e sequestri lampoIl Tribunale di Mercanzia ottenne poteri speciali e inquisitori. Per evitare il "modello Pierantonio Carnesecchi" (ovvero banchieri che viaggiavano all'estero per anni inseguendo crediti mentre a Firenze i creditori locali fallivano), la Mercanzia ricevette il potere di congelare istantaneamente i beni dei soci, delle ditte collegate e persino dei parenti garantiti, prima ancora che il processo per fallimento fosse concluso.
La nascita dello "Stato Rifugio" (I Monti di Pietà)Ferdinando I de' Medici capì che il capitalismo d'assalto dei banchieri privati (esposti ai capricci dei re stranieri) era troppo instabile. Lo Stato toscano smise di incentivare le banche private internazionali e spinse i nobili a depositare il denaro nel Monte di Pietà e nei Monti di Redenzione pubblici.I tassi erano più bassi, ma i capitali erano garantiti dallo Stato mediceo

































































Memorie economico-politiche o sia de' danni arrecati dall'Austria ..., Volume 2
Sotto dì 6 Luglio 1583 la Maestà Cattolica di Filippo Secondo Re di Spagna, richiese il Serenissimo Gran-Duca Francesco, acciò volesse procurare che da Mercanti e Banchieri fiorentini gli fosse imprestata la somma di tre o quattrocento mila scudi da pagarsi a D. Pietro Gonzales de' Mendoza, acciò questo gli trasmettesse ad Alessandro Farnese Principe di Parma , e General Comandante dell'Armi Spagnole in Fiandra per servirsene nelle guerre, che la Cattolica Maestà aveva allora in quelle parti, come resulta dalle regie lettere che si danno tradotte sotto numero 1 "•
ll Gran-Duca Francesco non mancò di provvedere a S. M. C. scudi trecentomila d' oro, che formano scudi trecentoventunmila quattrocento ventotto, e lire quattro di moneta di lire sette per scudo, e questi fece pagare al suddetto D. Pietro Gonzales de Mendoza procuratore deputato dal Re Cattolico, e per esso a Giovan Battista Dadda da lui sostituito per istrumento publico da Banchieri Zanobi Carnesecchi, ed Alessandro Strozzi in apparenza ( ma in verità dallo stesso Granduca Francesco, come vedrassi in appresso), secondo che il tutto apparisce dall' istrumento del dì 17 Agosto 1583 rogato da Ser Zanobi Paccalli Notaro pubblico, che si dà annesso al numero 2.
In questo instrumento il Dadda procuratore sostituito precisamente inerendo non solo alle regie lettere sopradette, ma ancora all' instrumento di sua deputazione fatta in Genova dal precitato Ambasciatore Mendoza, promesse, che S. M. C. dentro l'anno 1583 averebbe restituiti scudi centocinquantamila, ed ogni restante per tutto l’ anno 1584, e per il disborso che soffrivano gli Impresti tori convenne di pagare i cambii e ricambii purché non eccedessero la somma di scudi otto per cento, ed obbligò non solo tutti li Stati e Beni del Re debitore, ma anco tutti i successori in tutti i di lui Dominii.
Nella fine dell' anno 1599 non essendo mai stata pagata cosa alcuna da S. M. C. a conto di detto imprestito, e frutti, con tutto che fosse stato mandato a Madrid il predetto Zanobi Carnesecchi, uno degli apparenti Impresta tori, furono questi obbligati a cedere detto credito al Marchese Ambrogio Spinola dimorante in detta Corte, con che detto Spinola cedesse una rendita equivalente di fondo, e frutti sopra dei giuri che esso teneva dal Re Cattolico, e stabilita che fu tal cessione per conguaglio di essa furono consegnati tanti giuri (•) da venti al migliajo di entrata annua di sedici milioni cinquecento trenta quattro maravidis, sopra il capitale di trecentoventitre milioni novecento trentamila seicento ottanta maravidis, situati sopra le rendite delli schiavi neri, che si navigavano per l'Indie , e Isole in testa e nome del marchese Lorenzo Salviati, a favore del quale sotto dì 29 Gennajo 1601, fu spedita da S. M. C. amplissima carta di privilegio per se, suoi eredi, e successori , e chi avesse causa da lui, benché non naturale di quei regni, qual carta si dà sotto il numero 3.
Di detti capitali di giuri ne furono alienate tre partite,
ne'seguenti modi
Cioè
1607. a 30 Marzo Camp. A a 38 Ms. 3,750,000
1622. a 8 Giugno Camp. B a 391 Ms. 22,968.740
1623. a 9 Dicem. Camp. C a 220 M'. 22,031,371
Dipoi sotto dì 25 Marzo 1650 essendo seguita la vendita di Pontremoli fatta dal Re Cattolico Filippo IV al Granduca Ferdinando II per scudi cinquecentomila, fu estinta e compensata altra porzione dei frutti maturati di detto credito di giuri per la somma di scudi centottanta mila, come per l'instrumento segnato di numero 4.
Successivamente non piacendo al Serenissimo Gran-Duca che il credito predetto stesse più in testa del Sa1viati, a cui realmente non atteneva, sotto dì 19 Ottobre 1671 ne fece questi pubblica dichiarazione, con cui confessò che tutto l'importare del credito medesimo e degli assegnamenti avuti per quello, ed in sua faccia cantanti, atteneva iu realtà al Monte Pio, da cui originariamente era stato in principio sborsato il denaro del primo imprestito, come dall' Instrumento di detto giorno rogato Ser Orazio Busatti Notaro pubblico fiorentino, che si dà sotto numero 5.
Finalmente sotto dì 25 Aprile 1672 per finire di dar luogo alla verità , i Protettori del suddetto Monte Pio dichiararono solennemente ancor essi che il suddetto im prestito, e per conseguenza gli assegnamenti dei suddetti giuri acquistati per il medesimo atteneva in verità al Serenissimo Gran-Duca Francesco, e allora per lui al Serenissimo Gran-Duca Cosimo III e non altrimenti al detto Monte, come del tutto costa per altro Instrumento rogato dal detto Ser Orazio Busatti Notaro pubblico fiorentino, che si dà sotto numero 6.
Da due certificazioni segnate numero 7 e 8 resulta che nell' anno 1685 il capitale di detti giuri era ridotto a dugento settantacinque milioni, centottantamila cinquecento sessantanove maravidis, che furono valutati scudi settecento trentasettemila novanta, soldi diciotto, e denari otto di nostra moneta , come apparisce al libro campione segnato L del Monte Pio a 50. E il frutto maturato a tutto dicembre 1684 ridotto a ragione di tredici milioni e settecento cinquantanove mila trentaquattro maravidis l'anno, ascendeva a seicentotrentadue milioni novecentoquindicimila cinquecento sessantaquattro maravidis, che di nostra moneta sono un milione cinquecentocinquantunmila dugentosessantatre pezze da otto reali, le quali fanno scudi un milione dugentosettanta quattromila dugentocinquantuno e soldi quindici moneta.
I frutti poi maturati dal detto dì ultimo Dicembre 1684 a tutto Dicembre 1750, importano a detta ragione maravidis novecento otto milioni novantaseimila dugentoquarantaquatiro che sono circa scudi due milioni, e quattrocentoventimila.





Un analisi degli avvenimenti , che per la odierna ignoranza di molti aspetti , merita ampie correzioni
ANTEFATTO CHE SPIEGA COME SI PERVENNE AD UNA CRISI QUASI ISANABILE PER IL SISTEMA BANCARIO FIORENTINO
BANCAROTTA SPAGNOLA DIFFICOLTA' PER IL CREDITO EUROPEO SI CONTINUA A PRESTARE AL MONARCA SPAGNOLO CONTANDO SULL'ARGENTO AMERICANO
CARTA STRACCIA INTRODOTTA DAI RICCI COL BENEPLACITO DEL GRANDUCA
BANCAROTTA SPAGNOLA
CROLLO DELLA FIDUCIA
FALLIMENTI
Mi pare si conoscano 3 banchi coi Carnesecchi di questo ramo agenti in questo periodo contemporaneamente
Zanobi Carnesecchi e Alessandro Strozzi e compagni ----- il banco principale e piu'solido
Carnesecchi con Girolamo Cambi
Carnesecchi Nasi
Il legame tra i Carnesecchi e gli Strozzi era anche cementato anche da unioni matrimoniali, come il matrimonio nel 1557 tra Maddalena Carnesecchi (figlia di Bartolomeo) e Giovanni Strozzi
Napoleone Cambi era il direttore operativo del banco Carnesecchi - Strozzi, prima di diventare tesoriere ducale.
E' possibile che oltre al prestito di 300.000 scudi di ARGENTO a Filippo II ( prestito apparente ) il banco principale Carnesecchi Strozzi fosse impegnato con prestiti reali al monarca spagnolo o meglio al governo spagnolo
Giuliano Ricci nella sua cronica ha un'INTUIZIONE KEYNESIANA
Denuncia la tendenza del granduca Francesco I a tesaurizzare le tasse , cioe' a drenare col prelievo fiscale e a non far lavorare il denaro immettendo liquidita' all'interno dell'economia fiorentina
Da un lato c'era il Banco Ricci (guidato da Federigo di Roberto de' Ricci), la banca privata più potente della città, che gestiva per conto del Granduca Cosimo I la riscossione delle tasse e la tesoreria di Stato. Dall'altro c'era Napoleone Cambi, allora amministratore della ditta Carnesecchi - Strozzi,
La crisi di liquidita' inizia a notarsi con la crisi del Banco Ricci intorno al 1570
A causa di enormi prestiti concessi all'estero e non rientrati, il Banco Ricci iniziò a trovarsi a corto di moneta contante. Invece di dichiarare fallimento, i Ricci ottennero dal Granduca un privilegio eccezionale: la facoltà di pagare i propri creditori non in moneta sonante, ma tramite polizze e lettere di credito emesse dalla banca stessa.
Questo creò una situazione paradossale a Firenze: i Ricci erano tecnicamente insolventi, ma protetti dallo Stato.
Napoleone Cambi e la ditta dei Carnesecchi, che vantavano enormi crediti nei confronti dei Ricci, si ritrovarono con in mano solo "carta" che nessuno sul mercato voleva cambiare se non a detrimento del pieno valore.
Sembra che Napoleone Cambi una volta divenuto tesoriere delle finanze del Granducato
ponga in atto una manovra che innesca una crisi che sarebbe comunque avvenuta.
Non appena Napoleone Cambi ottenne la carica di tesoriere granducale, usò il proprio potere istituzionale contro i Ricci e il loro amministratore Marcello Acciaiuoli accelerando il definitivo crollo del banco concorrente.
in qualità di tesoriere, Napoleone Cambi emanò un ordine rigidissimo: tutti gli uffici doganali e le tesorerie del Granducato di Toscana non dovevano più accettare le polizze o i pagamenti provenienti dal Banco Ricci. Ordinò il ritiro immediato di tutti i depositi in valuta reale che lo Stato mediceo conservava ancora presso i Ricci, esigendo il pagamento in moneta d'oro e d'argento, e non in titoli cartacei.
Cambi usò la sua influenza politica per colpire anche Marcello Acciaiuoli, il potente ministro e amministratore dei Ricci, escludendolo dai tavoli delle grandi decisioni mercantili di Firenze.
il Banco Ricci capitolò definitivamente nel 1574-1575, lasciando un buco di bilancio spaventoso che mandò sul lastrico decine di mercanti fiorentini. I Ricci vennero arrestati e i loro beni confiscati.
Napoleone Cambi altro non fece che far venire immediatamente al pettine i nodi che comunque sarebbero venuti
Non mi e' ancora chiaro se Napoleone Cambi favorisse in qualche modo la banca del fratello Girolamo : la banca Carnesecchi Cambi
I rapporti di credito con i Capponi e i RinucciniI registri contabili e gli atti notarili del Tribunale di Mercanzia (redatti per sbrogliare i fallimenti di fine secolo) mostrano che i Cambi gestivano conti di deposito e linee di cambio con le più grandi famiglie nobiliari della città:
Nelle transazioni commerciali e nelle promesse di restituzione di capitali post-crac, i Cambi figurano legati a doppio filo alle ditte dei Capponi di Banco e agli eredi di Francesco Rinuccini.I Guicciardini e i Niccolini: Famiglie come i Guicciardini e i Niccolini fungevano spesso da garanti (sicurtà) o da grandi depositanti nelle ditte gestite dai Cambi, rimanendo parzialmente coinvolte quando le lettere di cambio internazionali (specie su Lione e Madrid) smisero di essere pagate.
Si arriva cosi al fallimento dei banchi Carnesecchi Cambi e Carnesecchi Nasi all'inizio del 1596 preceduti dal fallimento ufficiale del banco Ricci nel 1594
Si arriva alla seconda bancarotta spagnola
Alla fine del 1596 lo stesso banco Carnesecchi Strozzi reso vulnerabile dalla perdita di liquidita' causata dalla perdita dei notevoli depositi presso il banco Ricci oramai divenuti inesigibili
dalla perdita di fiducia dei depositanti , causata dal clima generale e dal ritenere la banca effettiva prestatrice dei 300.000 ducati ora con la bancarotta spagnola divenuti se non inesigibili , molto a rischio
alla fine del 1596 fallisce
Dal punto di vista puramente macroeconomico, il banco fu una vittima collaterale della geopolitica imperiale. Nel tardo Cinquecento, la finanza privata internazionale subiva la dipendenza assoluta dai prestiti alle grandi monarchie, in particolare quella Spagnola.
Le periodiche bancarotte coatte di Filippo II di Spagna (le sospensioni dei pagamenti) prosciugarono la liquidità dei banchieri in tutta Europa.
il banco Carnesecchi-Strozzi cadde all'interno di un effetto domino globale che travolse piazze ben più grandi, come Genova e Anversa, poiché la struttura creditizia dell'epoca non possedeva banche centrali o ammortizzatori per gestire i crediti deteriorati degli Stati sovrani
la scossa combinata dei grandi crac finanziari di fine secolo — in particolare quello del Banco Ricci nel 1594 e quello della ditta Carnesecchi - Cambi nel 1596 — spinse il Granduca Ferdinando I de' Medici e le magistrature fiorentine a varare una profonda revisione del sistema di controllo creditizio.
Per comprendere a fondo la portata di questo passaggio storico, bisogna immaginare la Firenze di fine Cinquecento come una piazza finanziaria matura e sotto assedio, colpita da quella che oggi definiremmo una crisi sistemica da "credit crunch" (stretta del credito).
I fallimenti ravvicinati del Banco Ricci (1594) e della ditta Carnesecchi - Cambi (1596) rappresentarono la goccia che fece traboccare il vaso per il Granduca Ferdinando I de' Medici, svelando due enormi falle nel sistema che minacciavano la stabilità dello Stato.
Il Banco Ricci era una colonna del credito fiorentino, ma si era esposto enormemente all'estero.
Quando la banca Ricci finì la liquidità (l'oro e l'argento reali), per evitare il crollo immediato lo Stato concesse loro di pagare i creditori non in moneta sonante, ma tramite polizze e impegni scritti.
Questa decisione si rivelò disastrosa. Nel giro di pochi anni, il mercato fiorentino si ritrovò invaso da pezzi di carta di cui tutti diffidavano. Le cronache dell'epoca riportano che "non si trovava più credito, non c'era più contante e nulla si muoveva più".
La lezione per il Granduca: Ferdinando I capì che permettere a una banca privata di immettere sul mercato "moneta virtuale" non protetta da oro vero distruggeva la fiducia nell'intera economia toscana.
Se il caso Ricci fu un dramma di liquidità, il caso di Napoleone Cambi fu uno scandalo politico senza precedenti.
Pierantonio Carnesecchi scelse di trasferirsi direttamente alla corte di Filippo III in un tentativo disperato di riscossione. poiché il fallimento della sua banca era stato innescato proprio dai mancati pagamenti e dai titoli di debito emessi dalla Corona spagnola, Pierantonio andò a Valladolid (dove la corte si era spostata da Madrid per volere del Duca di Lerma) per sollecitare i ministri del re, presentare suppliche e cercare di negoziare la liquidazione dei titoli di debito (juros o asientos) intestati alla sua compagnia.
Si fa menzione, ad esempio, di scambi di volumi e commedie di Lope de Vega (tramite figure come il Dottor Hernandez e Helena d'Ansa) che erano passate per le mani del Carnesecchi o che facevano parte dei suoi effetti personali durante la sua permanenza a corte. Questo dimostra che, nonostante il dissesto finanziario, Pierantonio manteneva lo stile di vita colto tipico dei patrizi fiorentini.
La sua missione a Valladolid purtroppo fallì. La burocrazia asburgica era lenta e spietata con i creditori stranieri. Pierantonio morì a Valladolid nel 1605, lontano da Firenze, senza essere riuscito a risanare i conti della ditta e lasciando insoluti i complessi intrecci ereditari e legali che la sua famiglia avrebbe continuato a gestire per decenni davanti al Tribunale di Mercanzia di Firenze
vedi Diario di un estudiante de Salamanca . La cronica inedita de Girolamo de Sommaia edicion e introduccion de George Haley Universitad de Salamanca 1977




Da notare che i Medici rientreranno dei crediti con l'acquisto di PONTREMOLI
Che il nipote di Zanobi Carnesecchi ( figlio del figlio di Zanobi cioe' di Giovan Battista ) sara' il ricchissimo senatore Francesco
Che i soldi drenati all'economia del Granducato , transitando rapidamente dalle mani dei monarchi spagnoli finiranno nelle mani dei soldati mercenari e quindi finiranno per creare un nuovo ceto medio in Europa
Che la carta straccia creera' una economia fittizia , su cui occorrerebbe disquisire a lungo anche in tempi di Banca centrale
NOTE SU ALCUNI PERSONAGGI DI QUESTO RAMO
Intanto questo ramo di banchieri ha le sue premesse in Francesco di Berto di Zanobi importantissimo mercante di cui abbiamo parlato in precedenza
Figlio di Francesco e' Zanobi uno dei Dieci al tempo dell'assedio . Di cui abbiamo parlato e di cui parla il Varchi. E' uno dei tanti figli di Francesco giunti all'eta' adulta

Dei figli di Zanobi di Francesco conosco :
Bartolommeo
Giovanni Gabbriello
Giovan Battista
|
Bartolommeo ( Baccio ) di Zanobi di Francesco Carnesecchi |
(3 ottobre1501-23 maggio 1569) |
BANCHIERE
Banchiere in societa' con gli Strozzi ( Camillo ) porta la banca a livelli di eccellenza
SENATORE
Bartolommeo e' eletto senatore nel
UNA STORIA DI FIRENZE
A Bartolomeo ( detto Baccio ) si deve una storia di Firenze dall'anno 1526 all'anno 1529 , considerata una delle fonti utilizzate da Benedetto Varchi per le sue "Storie fiorentine"
|
Bartolomeo detto Baccio di Zanobi Carnesecchi, Storia di Firenze (1526-1529) - Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Magliabechiano, XXV, 555; edizioni: Storia di Firenze dal 1526 al 1529, in M. Lupo Gentile, Sulle fonti della "Storia Fiorentina" di Benedetto Varchi, "Studi Storici", XIV, 1905, pp. 421-471; B. Carnesecchi, Storia Fiorentina, a c. di U. Dorini, "Rivista Storica degli Archivi Toscani", anno III, 1931, pp. 100-112, 196-207; saggi: U. Dorini, A proposito di un'edizione della Storia di B. Carnesecchi, "Rivista Storica degli Archivi Toscani", anno III, 1931, pp. 290-297. Da G. M. Anselmi, F. Pezzarossa, L. Avellini, La "memoria" dei mercatores. Tendenze ideologiche, ricordanze, artigianato in versi nella Firenze del Quattrocento, Bologna, Pàtron Editore, 1980, pp. 109-110
La conferma che Baccio lo scrittore e’ la medesima persona di Bartolomeo il senatore viene : Rivista storica degli archivi toscani - Pagina 60
Baccio Carnesecchi nacque a firenze il 3 ottobre 1501 da Zanobi di Francesco Carnesecchi |
CORRISPONDENZA DI CATERINA DEI MEDICI
Ricevo dal dr Piccardi
Nelle ultime pagine della filza contenente gli Statuti di Castelfranco del 1394 ci sono aggiunte posteriori con l' indicazione delle persone deputate ad approvare le variazioni che venivano apportate nel tempo.
>Allego la pagina che riguarda Bartolomeo.

BANCA : Bartolomeo Carrnesecchi , Cammillo Strozzi e compagni
Da http://documents.medici.org/medici_index.cfm
1565 Nov 5 225-18
Cosimo I de' Medici authorizes payment for ''cordovani'' [leather from Cordova], pens, gold powder imported from Venice, and an animal skin.
[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carneschi et Cammillo Strozzi e compagni scudi dugentotre [203] soldi vi denari 4 d'oro in oro et sono per il costo et spese di cordovani, penne, oro macinato et pelle di nigre [unclear handwriting: possibly tigre] fattoci venire tutto da Venezia. [...]
1565 Dec 7 225/24
Cosimo I de' Medici authorizes a payment for an emerald button purchased from Bartolomeo Carnesecchi and Camillo Strozzi.
[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesecchi, Camillo Strozzi e compagni del banco scudi 150 d'oro in tanta moneta d'argento a lire 7.10 per scudo per uno bottone di smeraldo compero da loro per mezzo di Bernardo Baldini. [...]
1566 Mar 8 225-33
Cosimo I de' Medici authorizes a payment for purchase and transport of 4 small barrels of Malvasia wine from Venice to Palazzo Pitti..
[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesechi e Cammillo Strozzi e compagni del banco scudi 41.9.1 di moneta et sono scudi 21.17.7 per il costo di iiij carratelli di malvagia fattici comperare in Venezia et scudi 19.17.6 per le vetture et gabelle et altre spese sino condotti in casa nostra a' Pitti [...].
1566 May 18 225-41
Cosimo I de' Medici authorizes a payment for red cordovan leather.
[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesecchi, Cammillo Strozzi e compagni scudi 86, soldi 9, denari 9 d'oro di moneta di lire 7 di piccioli per scudo sono per il costo et spese di cento cordovani domaschini rossi di lacca fatti venire per nostro conto et consegnati nella nostra guardaroba. [...]
1566 Aug 2 225-48
Cosimo I de' Medici authorizes a payment for red leather and for 5 glass tubes from Venice.
[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesechi, Cammillo Strozzi e compagni scudi 300 d'oro in oro et sono scudi 286 .-.2 d'oro per costo et spese di 400 cordovarj rossi di lacca fatti venire per servitio nostro et scudi 12.19.10 d'oro sono per costo et spese di 5 cannoni di vetro grandj fatti venire da Venetia. [...]
17 ottobre 1566 225-58
Cosimo I de' Medici authorizes a payment for cinnamon from Venice.
[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesechi, Cammillo Strozzi e compagni scudi 58 soldi 11.1 d'oro in oro quali facciamo loro pagare per Cammilo Strozzi e compagni di Venetia per costo et spese di libbre 50 di cannella a peso di Venetia mandataci per servitio della nostra fonderia che con peso nostro tornò libbre 42 1/5 [...].
1567 Jun 6 225/93
Cosimo I de' Medici authorizes a payment for emeralds and pearls bought from Alessandro Caravia in Venice.
[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bart.o Carnesecchi, Cammillo Strozzi e compagni scudi 138.10.7 d'oro in oro per tanti fatti pagare in Venetia a Alex.ro Caravia in tre partite per tre smeraldi et tre perle mandateci [...].
1567 Jul 31 225 102
Cosimo I de' Medici authorizes a payment for a pearl bought from Alessandro Caravia in Venice.
[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartolomeo Carnesecchi, Cammillo Strozzi e compagni scudi venticinque, soldi otto, danari sei d'oro in oro sono per conto di scudi venticinque d'oro fatti pagare in Venetia a Alessandro Caravia per la valuta d'una perla mandataci sino di giugno passato. [...]
1568 Feb 5 225 132
Cosimo I de' Medici authorizes a payment for two bales of Cordovan leather for the Biblioteca Laurenziana and for four dozen chamber pots [presumably made of glass] from Venice.
[...] Pagate in virtù di questo mandato a Bartholomeo Carnesecchi, Camillo Strozzi e compagni
scudi dugentosei soldi cinque danari tre d'oro di cambio o la valuta d'essi per tanti che ne hanno pagati per noi scudi 96.4.11 per una balla di cordovanj fatti venire da Venetia per la libreria et scudi 100.12.8 per un altra balla di cordovani che fece venire Maestro Baccio Baldinj per detta libreria et scudi 9.7.8 per quattro dozzine di ornalj fatti venire da Venetia che tutto fa detta somma. [...]
http://documents.medici.org/medici_index.cfm
Sposato con Maddalena Velluti di Messer Luigi di Piero d'Andrea Velluti
La Maddalena mia sorella fu donna di Baccio di Zanobi Carnesecchi, e da che si maritò, più anni stette mal sana, e dipoi andò al Bagno al Morbo in quel di Volterra , dove ammalò di febbre, et ivi a pochi dì dipoi tornata in Firenze , morì, che Dio le habbi dato luogo di riposo. Fu donna di grand' ingegno, e lasciò un figlio maschio chiamato Zanobi, e due femmine : l'una ha nome Lena, donna hoggi di messer Giovanni Strozzi ; l'altra Alessandra , che per ancora non è maritata.
( cronaca di Paolo Velluti )
http://books.google.it/books?pg=PA25&dq=carnesecchi+velluti&id=hsovAAAAYAAJ#v=onepage&q&f=falseconosco come figli di Bartolomeo :
Alessandra sposa del fratello di Vincenzo Borghini
Maria Lena sposa ad uno Strozzi : Giovanni
Zanobi
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Alessandra Carnesecchi
(vedi testamento di Vincenzo Borghini )
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Maria Lena Carnesecchi : si fa suora alla morte del marito
<< A 7 di giugno in venerdi , il giorno dopo il Corpus Domini a ore 8 ,Maria Lena, figlia di Baccio Carnesecchi, di gia' stata donna a M. Giovanni Strozzi , col quale non ebbe mai segno di figliuoli ,si parti di casa con una fanciulla , figlia di Daniello Carnesecchi e una serva giovane e innanzi a sse' 9 facchini carichi di quanto aveva in casa e andossene a servire Dio in Santa Lucia , sanza saputa di nessun parente e di eta' di circa 36 anni.Dio gli dia perseveranza. E' persona di buon cervello e molto spirituale. S'e' governata sempre col consiglio dei nostri padri , se ben di questo no ll'anno consigliata . Lo amore di Dio L'a' spinta a fare quanto e' detto. Alli undici del detto in martedi il giorno di San Barnaba detta Maria Lena prese lo abito santo e ,mutando panni e vita , muto' nome ;chiamorolla suor Maria Vicenza con lei si vesti la fanciulla serva e questa a nome suor Lena. E lo stesso di fu assai maltempo ; casco' dua saette non pero' feccion danno che si sia saputo. La pioggia non fu molta ma refrigero' alquanto il grande ardore di questa state. >>
da : Archivio di Santa Maria Novella in Firenze Diario di Fiammetta Frescobaldi 7 giugno 1577 fol , 41v.
Giovanni
Strozzi (* 1517 + 22-8-1570), Patrizio di Firenze, Console dell’Accademia Fiorentina nel 1541, Lettore di Filosofia all’Università di Pisa nel 1547, ambasciatore fiorentino a Ratisbona nel 1558, a Roma nel 1559 e al Concilio di Trento nel 1562.= 1557 Maddalena, figlia di Bartolomeo Carnesecchi, Patrizio di Firenze (+ post 1570), che alla morte del marito divenne monaca "suor Maria Vincenza" nel monastero di San Domenico a Firenze.
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nel 1569 muore Bartolomeo ma il banco continua ad operare con il figlio Zanobi sempre in societa' con gli Strozzi ( Alessandro )

Giovan Battista dovrebbe essere : il dubbio e' legato a possibili omonimie visto quanto comune e' in questo periodo tra i Carnesecchi il nome Giovanbattista questo banchiere :
Giovambattista Carnesecchi a Lione
Panciatichi-Carnesecchi e compagni
les Carnesecchi de Florence etaient representes a Lyon , en 1516 , par Jean de Salustres , c'est a dire , probablement , Jean de Saluces ( Charpin - Feugerolles pag.71 ). Giambattista etait lui meme etabli dans cette ville en 1541 ( Charpin - Feugerolles pag.182 )

Ricevo dal dr Paolo Piccardi
Archivio comunale e della comunità etrusca di Cortona
pergamena datata 7 Settembre 1534
Giovanni Battista Carnesecchi protesta in Lione una cambiale di Mazzingo Mazzinghi non accettata da Francesco e Carlo Marrucelli e soci.
Firma F. Dortui
La "biblioteca comunale e dell' accademia etrusca di Cortona" non ha un numero di catalogo per le pergamene, che vengono identificate dalla loro data.
di Anna Foa, Aa.vv. - 2000 - 215 pagine
.....Juam Battista Carneseca e Companhia de Liam [=Lione] a soma de sesenta e

Quindi questo Giovanni Battista muore nel 1548.

Nella conduzione della banca al padre succede il figlio Zanobi che portera' la banca ad essere una delle prime banche fiorentine
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"Ritratto di Zenobio Carnesecchi" Pittore fiorentino Cerchia di Santi di Tito (S.Sepolcro 1536 - Firenze 1603) Dipinto su tavola (cm. 104 x 79) XVI secolo |

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Antiquario : Giancarlo Pelagotti - Firenze III Mostra Mercato degli Antiquari Toscani Città di Firenze< Fortezza da Basso 1 - 16 Ottobre 1994 |
La banca : Zanobi Carnesecchi et Alessandro Strozzi e compagni
http://documents.medici.org/medici_index.cfm
VENEZIA
1570 Jun 19 221 79
Long list of drugs and spices ordered by means of the Carnesecchi and the Strozzi in Venice for the granducal foundry, among which cardamon, coriandor, dittany, incense, manna, mastic, myrrh, mummy, pepper, dragonblood and sugar are included.
[...] Copia d'una listra di più droghe data a Carnesecchi e Strozzi per mandare a provederle a Venetia per servitio della fonderia di Sua Altezza [Cosimo I de' Medici] e prima: [...] Aloe epatico [...]; Agarico [...]; Biacca [...]; Ben Bianco [...]; Ben Rosso [...]; Bolo orientale [...]; Curiandoli [...]; Cardamomo maggiore [...]; Cardamomo minore [...]; Cubebe [...]; Carpobalsamo [...]; Costo amaro [...]; Costo dolce [...]; Dittamo di Creta [...]; Dauci comuni [...]; Dronaci [...]; Ecina [...] Gengevo belledi [...]; Gengevo soracco [...]; Gengevo mecchine [...]; Hermodattili [...]; Incenso elletto overo olibano [...]; Mummia [...]; Mirra eletta [...]; Manna masticina [...]; Melaghetta [...]; Mastico [...]; Mirabolani emblici [...]; Mirabolani bellirici [...]; Mirabolani Indi [...]; Mirabolani Citrini [...]; Mirabolani chebuli [...]; Noci metelle [...]; Pepe bianco [...]; Pepe lungo [...]; Pilatro di Levante [...]; Reupontico [...]; Sebesten [...]; Seme di bene [...]; Scinti marini [...]; Sena di Levante [...]; Sarcocolla chiara et scelta [...]; Scordion' di Candia [...]; Sangue di drago in lacrime [...]; Uve passate di Corrato [...]; Xilo balsamo [...]; Zedoaria [...]; Zucchero candido [...]; Zucchero candido violato e ben colorito. [...]
1571 Aug 4 238/5
Authorization of various payments, including those for the purchase of houses at Cerreto Guidi; for the "library" [presumably Libreria di San Lorenzo]; for work carried out in the Boboli gardens by Antonio Lupicini; for chemicals destined to the ducal "fonderia"; for the purchase of gold buttons; for work of "Giovanni orefice" [presumably Hans Domes]; for the erection of a column [in Piazza San Felice], supervised by Vieri de' Medici; and a payment to "Cristofano dipintore" [presumably Cristofano dell'Altissimo].
[...] vi conmettiamo che paghiate a Ms. Thommaso de' Medici nostro Tesoriere scudi tremila sessanta sette di moneta soldi XIII p.li per tanti pagati del mese di giugno passato per più conti come appresso. / scudi 1300 al nostro Maiordomo per le spese ordinarie della casa / scudi 306, lire 5, soldi 13, denari 4 pagati a parte della nostra famiglia a conto della paga del mese di Giugno passato / scudi 320 pagati sotto di 23 di luglio per la compera della case di Cerreto da Thommaso Adimari / scudi 200 alla S.ra Cammilla [Martelli] nostra consorte per la provisione di Luglio passato [...] / scudi 30 a spese della libreria [...] / scudi 61, 2, 10, 8 a spese de lavori che fa Maestro Antonio Lupattini [Lupicini] a Buoboli [...] / scudi 20 a Veri de' Medici per le spese di 4 settimane per la colonna [...] / scudi 48, 1, 8, 8 a Carnesecchi e Strozzi per drogherie fatte venire da Venetia per la fonderia / scudi 43, 5 a Maestro Giovanni [Hans Domes] orefice in scudi quaranta d'oro in oro per lavori / per [proposed reading: mille] bottoncini d'oro comperi et a noi consegnati / scudi 10 a Cristofano [dell'Altissimo] dipintore a conto di suo credito [...]
FIERA DI LANCIANO
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Lettera di cambio pubblicata dal notaio G. Domenico Mancini il 18 Giugno 1580 alla presenza dei testimoni: Magnifico Berardino e Magnifico Costantino Balduino, nonché Magnifico Jacopo Bardi fiorentino, dal settore adibito alla vendita della cristalleria nella fiera di Lanciano. "Intus vero. Al nome de Dio 1580 a di 19 Aprile ducati 250 a 107 per cento, uso
Documento gentilmente fornitomi da Stefano Mari |
Lettera di Donato Giannotti a Lorenzo Ridolfi
di Deputazione toscana di storia patria - 1863
L'ultima volta che io fui " Roma, io mi trovai assai spesso con Zanobi
Carnesecchi figliuolo di Bartolommeo: ...

Zanobi come vedremo sposera' invece Violante di Piero di Gino Capponi
Nelle carte dell'Ancisa ( fonte dr Piccardi ) figura nel 1565 :

in data 18/9/1566 Matrimonio di Carnesecchi Zanobi di Bart.o con Violante di Piero di Gino Capponi nella chiesa di S. Procolo
VENEZIA
http://documents.medici.org/medici_index.cfm
1582 Jan 5 257 98
Francesco I de' Medici authorises payment for four cannonballs bought in Venice.
[...] In virtù di questo nostro mandato, mettete a uscita a spese nostre generali scudi sette [proposed reading: lire] XI. XI d'oro in oro, che questi dì n'havete fatti buoni a' Carnesecchi et Strozzi di Venetia [...] che vi hanno scritto essere il costo et spese di quattro palle di sagri compere di nostro ordine [...] le quali sono stete consegnate a noi per le mani del Cavaliere [Belisario] Vinta nostro secretario. [...]
SPAGNA : un prestito particolare
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Ricevo dal dr Piccardi ------( dal fondo Carlo Carnesecchi ) 17/8/1583
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Memorie economico-politiche o sia de' danni arrecati dall'Austria alla Toscana dal 1737 al 1859 - Pagina 102
di Antonio Zobi - 1860
... mento publico da Banchieri Zanobi Carnesecchi, ed Alessandro Strozzi in
apparenza ( ma in verità dallo stesso Granduca Francesco, come ...
Visualizzazione completa -
Libro Google www.carnesecchi.eu/danniAustria.pdf
di Eladi Romero García - History - 1986 - 157 pagine
...
asiento de 300.000 escudos de plata por los mismos Carnesecchi y Strozzi. ...


http://documents.medici.org/medici_index.cfm
VENEZIA
1586 Jul 12 269 94 Archivio Mediceo
Belisario Vinta gives instructions to Asdrubale Fiorelli regarding precious clocks and jewels from the German jeweler Johann Miller.
[...] Giovanni Miler Gioelliero Todescho [Johann Miller] riporta in dietro li due orioli gioiellati, che S.A. N. S.re [Francesco I] non gli ha volati comperare altrimenti, et gli ha consegnati al Procaccio nostro [Bartolomeo Mastacco] che gli consegnerà a voi, perché li diate al detto Miler. Il quale Miler consegnerà a voi un pendente con una perla grossa, et lunga in forma di uno cornetto, legata con tre catenuzze d'oro, et uno rubinetto, et uno diamante, per mandarlo qua a S.A., et come l'habbiate nelle mani, harete a farlo sapere alli SS.ri Carnesecchi, et Strozzi, acciò che gli paghino il prezzo, che s'è ordinato loro, et voi accomoderete detto gioiello nel piego, con la soprascritta a S.A. N.S.re, acciò che venga bene condizionato, et sicuro [...]
VENEZIA
1586 Aug 23 269 124
Payment for a piece of jewelry purchased for Francesco I in Venice by Asdrubale Fiorelli from the German "gioielliere" Johann Richer.
[...] Mettete a uscita a spese nostri generali scudi cento ottanto cinque soldi X et denari X d'oro di cambi, che questo dì n'havete per mezzo del' Banco de' Ricci pagati a Lorenzo Bonnanni per tanti in lui trattovi li Carnesecchi, et Strozzi di Venetia in ducati 226 5/8 corr[en]ti a 81 7/8 d'oro per cento per valersi con le loro spese della valuta di talleri 250, che han pagati di vostro ordine a Gio. Miller, et per lui a Gio. Richer gioielliere todesco, li quali sono per prezzo d'uno gioiello, con una perla pera torta consegnato in Venetia a Asdrubale Fiorelli, il quale l'ha mandato qui a noi, et al rendere de' nostri conti vi saranno fatti buoni [...]
http://documents.medici.org/medici_index.cfm
VENEZIA
Storia arcana ed aneddotica d'Italia, raccontata dai veneti ambasciatori annotata ed ed. da F.... - Pagina 31
a cura di Fabio Mutinelli - 1855
Noi Zanobi Carnesecchi, Filippo Strozzi e compagni di ...
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Taglia ………….
Libro Google www.carnesecchi.eu/storiaarcana.pdf
Taglia posta ad Alfonso Piccolomini

VENEZIA
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> RACCOLTA ALESSANDRI Lettere ricevute da Don Giovanni de' Medici: Da Zanobi Carnesecchi e Alessandro d' Alfonso Strozzi: 1587 - 1594 4 lettere 20/5/155 1 lettera da Venezia
notizie da dr Paolo Piccardi |
SPAGNA
Acta salmanticensia - Pagina 223
di Universidad de Salamanca - 1945
A di 17 di Marzo Ho scritto al Signor Zanobi Carnesecchi, et portò la Lettera
Filippo Buontalenti. A di 19 detto Dal Signor Rena di Madrid de 13 detto. ...
Visualizzazione frammento -
LIVORNO
Navires et marchandises à l'entrée du port de Livourne (1547-1611) - Pagina 28
di Fernand Braundel, Ruggiero Romano - 1951 - 122 pagine
rap Vecchietti et surtout Zanobi Carnesecchi (99.600). (47) VIVOLI, III, p.
165, et BARUCHELLO, op. cit., p. 149. (48) GALLUZZI, op. M., Florence, éd. ...
Visualizzazione frammento -
Enorme ricchezza di Zanobi 99600 Livorno 1611
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Ricevo da : Archivio di Stato di Venezia
OGGETTO : Banco Carnesecchi Strozzi a Venezia (sec. XVI).
In risposta alla richiesta della S.V., qui pervenuta tramite il servizio di posta elettronica, utilizzando lo stesso mezzo si comunica quanto segue. Dalle prime indagini qui svolte non è nota a Venezia la presenza del Banco in oggetto, la consultazione in tal senso:
ha dato esito negativo.
Numerosi riferimenti a membri della famiglia Strozzi sono reperibili invece, oltre che nei citati indici onomastici, in: -EMANUELE ANTONIO CICOGNA, Delle inscrizioni veneziane, voll. I-VI, Venezia 1824-1853; -ID., Saggio di bibliografia veneziana, Venezia 1847; -GIROLAMO SORANZO, Bibliografia veneziana…, Venezia 1885. Eventuali ricerche in questa sede potrebbero essere compiute infine nei seguenti fondi archivistici: Senato, Mar (regg. 247 aa.1440-1796, filze 1286 aa.1545-1797), Senato, Terra (regg. 411 aa.1440-1785,1788, filze 3128 aa.1543-1797, rubriche 7 aa.1542-1586, 1640-1645), Collegio, Notatorio (regg.191 aa.1327-1391,1397-1796, filze 627 aa.1549,1560-1797), Cinque savi alla mercanzia (bb., filze, regg. 1130 aa.1540-1797), ma per la loro complessità ed il conseguente dispendio di tempo restano di necessità affidate alle cure del diretto interessato.
Il direttore (dott. Raffaele Santoro) |
Fare ricerca su questi argomenti a Venezia è complesso. Al di là di fonti celebri (ad esempio i libri Barbarigo - XV sec. - studiati da Lane), i documenti delle magistrature che si occupavano di compagnie commerciali (il corrispondente del Tribunale della Mercanzia di Firenze) sono andati quasi completamente dispersi - rimane di più per il secolo XVIII, ma gli scenari sono completamente differenti e gli affari si sono ristretti non poco.
Resta l'archivio notarile, che è però vastissimo (anche considerando soltanto gli 8-10 notai più importanti ogni trent'anni: in media ciascuno di essi ha un registro di circa 200-300 carte ogni sei mesi...) e non è ovviamente indicizzato. Bisogna allora vedere se il notaio di interesse ha conservato l'alfabeto (con i nomi dei proponenti l'atto e talvolta anche i nomi di tutti i contraenti), redatto anno per anno, e poi cercare iregistri corrispondenti; se non c'è l'alfabeto , bisogna guardare carta per carta.
I.C.
FRANCIA
Da PICOT EMILE les Italiens en France au XVI siecle 1911-1918 pg 123
SUPPLICA AL RE DI FRANCIA
Sire
La Nation fiorentina solita a dimorare in Lione devotissima a V.M.ta’ essendo stata costretta dalle spesse impositioni a partirsi di la' , hor sotto la sua benigna protettione desidera ritornarvi con ferma speranza di godere dei privilegi conceduti alle nationi et in particolare alla nostra , come piu' affetionata alla corona di Francia , si come gia' in nome di lei , da chi in Lione la rappresenta al nostro consolo , e’ stato certissimamente promesso . Fra questi privilegi uno dei principali e’ la prerogativa di conferire l’offitio di maestro de’ corrieri in Lione , che per lunghezza di tempo sotto i re Suoi antecessori habbiamo a diversi conferito et ultimamente ad Orlandino Orlandini , devotissimo servitore di V.M.ta’ , si come con l’opere ha dimostrato che hora dalla natione legittimamente continua possederlo . Hor intendendo che Asdrubale Guerini aspira a detto offitio per concessione fattali da V.M.ta’ ( la quale non possiamo credere che habbia inteso o intenda pregiudicare a’ nostri antichi privilegi ) humilissimamente la supplichiamo che , si come gia’ il re Arrigo terzo di gloriosa memoria ( benche’ ad Alfonso Bartoli ne l’avesse fatto dono ), su le dimostranze che a noi era data tale prerogativa , volse che la nostra elettione prevalesse , cosi le piaccia conservare l’offitio all’Orlandini et il privilegio a noi , i quali ci allegreremo di ritornare a vivere nel suo reame , gioiendo de’ nostri privilegi in nessuna parte alterati o diminuiti , ma conservati et accresciuti , come speriamo dalla begnissima e giustissima mente di V.M.ta’ , la quale Dio sempre esalti.
Di Firenze il di VJ di Marzo 1594
Humilissimi et obligatissimi servitori
Paulo Capponi
Lorenzo Strozzi
Zanobi Carnesecchi
Pierfrancesco Rinuccini
Alessandro d'Alessandro Strozzi
Niccolo' Capponi
Ottavio Galilei
Antonio Maria Bartolomei
Lorenzo Giacomini
Filippo Gondi
Nous Croyons que les Florentins obtinrent gain de cause ; en tout cas ils rentrerent a Lyon
__VENEZIA________________
Tutti coloro che sulla piazza veneziana agiscono come assicuratori appartengono a gruppi di capitale rilevante, e molti tra essi compaiono nei documenti raccolti come
partecipanti a vario titolo alle fiere di Bisenzone; nessuno di essi domina completamente il mercato assicurativo, preferendo dividere il capitale su diverse
navi senza sottoscrivere mai somme troppo elevate per un solo viaggio, tanto che non si trovano sottoscrizioni sopra alle 200 lire di grossi (2.200 ducati), e
raramente sopra le 5061. Ma è pur vero che tra i più attivi vi sono proprio i genovesi, seguiti dai fiorentini: una delle compagnie più potenti, la
Compagniadegli otto assicuratori
creata nel 1594 sotto il nome di Mari e Spinola, riunisce Paolo Battista Sivori, Pier Francesco Mari, Girolamo Spinola, Nicolò Pallavicino,Paolo e Battista Serra, Nicolò Spinola, Agostino Spinola, Cesare Pallavicino, tutti genovesi, come genovesi sono le società Maruffo e Sauli, Spinola e Doria,
Senestrari e Giudici. Al versante fiorentino appartengono invece gli Strozzi, soli o in società con i Carnesecchi, i Capponi, i Manelli, i Fioravanti, i Michelozzi, i
Bartoli, i Marsuppini, i Tornaquinci, i Balbiani, i Bonvisi, i Simoni. Genovesi e fiorentini assieme soddisfano più di un terzo delle domande; fatta eccezione per
una piccola porzione di olandesi, il resto del mercato è in mano veneziana62, eppure nel settore assicurativo, e non solo, si tocca con mano la forte presenza di capitali
non veneziani, un fenomeno che permea tutta la vita economica della città sebbene si manifesti qui in maniera più forte che altrove, mancando le rigidità
protezionistiche degli altri settori.
Aricordi, che li farà girare per due fiere75; o i 300 ducati che l’eccellente Alvise Venier medico chiede di poter prendere "à cambio e ricambio […] sotto
obligatione di tutti suoi beni" dal clarissimo Francesco Barbarigo76; o anche il denaro necessario per un contratto di nozze, con una parte della dote consistente in
un giro di sei anni in mano agli Strozzi, per un mercante ebreo77. E non è neppure detto che le tratte debbano esser fatte per forza su una piazza: una scrittura di
Vincenzo Bardi, registrata due anni dopo la morte di costui, promette di ripagare i 500 ducati tratti per suo conto su un altro fiorentino, Orazio Gatteschi, che doveva
prenderli a cambio su Piacenza o su Francoforte "al meglio", su cauzione (solidissima, crediamo) di Zanobi Carnesecchi e Filippo Strozzi e soci. Spesso le
richieste sono fatte da commercianti: come i duecento ducati a cambio prestati da Girolamo Provaglio che è definito
patron di nave ma sta in calle dei Bombaseri aRialto, all’insegna dello Spirito Santo, a Battista Fornareto, che sembra trasportare bestiame, e che glieli ha chiesti ripetutamente ("pero mezi bona valuta, et mezi
bezi")79; o i cinquecento ducati dati a cambio "per bisenzone" da Vincenzo Barocci ad Alvise Milioni, gioielliere, che si è "obligato" con un capitale di pietre preziose
mandato ad Aleppo con due navi80. La ditta Capponi presta, probabilmente sotto nome del suo
negociator in città, Orazio di Vincenzo Rucellai, 3.500 ducati aGiovan Pietro Orobon nel 1583, i quali ducati vengono ripagati otto anni dopo dal cognato, il
marzer Cristofolo Rubbi, girando loro anche affitti di botteghe a SanSalvador. Ed anche per compagnie più impegnative, quali, ad esempio, il "partito delle beccarie", il prendere a cambio per i necessari anticipi di denaro da parte dei
soci era considerato prassi normale81. Le scritture che sono fatte registrare all’Officio dell’Esaminador, per sicurezza del
creditore, rivelano giri di denaro contante o di scritta che serve per le operazioni commerciali. Ferigo di Tommaso Fedrici, probabilmente di origine bergamasca,
saldati i conti in essere con il cognato Antonio Comenzuolo, si trova essere suo debitore di 537 ducati, che non può soddisfare immediatamente e che verranno
presi a cambio dal magnifico Bortolo Zanoli, con l’obbligo di Fedrici di pagar lui gli interessi, compresi quelli per un cambio preso a nome di Antonio, ma goduto da
Ferigo, dal clarissimo Orsato Giustinian…82 Lo stesso Fedrighi compare qualche mese più tardi in un piccolo consorzio di commercianti che noleggia un galeone
per trasportare vini da Candia in Inghilterra, e poiché "detto magnifico Tizzone per total espeditione di detto Galion, li bisognano ducati doi mille correnti detti signori
fonte dottoressa Isabella Cecchini
http://www.dse.unive.it/fileadmin/templates/dse/wp/Note_di_lavoro/NL_DSE_Cecchini_18_06.pdf
1995-1998 Dottorato in Storia Economica e Sociale (X ciclo) presso l’Università Commerciale "L.Bocconi", Milano
1987-1994 Laurea in Economia e Commercio (indirizzo Economico-Politico) presso l’Università degli Studi di Ca’ Foscari, Venezia
insegnante a contratto (30 ore) in Elementi di Teoria Economica delle Arti, laurea triennale in Economia e Gestione dei Beni Culturali, Università di Ca’ Foscari, Venezia.
Partecipante al progetto "Il Museo di Venezia: per un catalogo ragionato e informatizzato delle collezioni di dipinti dalle origini all’Ottocento", coordinato da S. Mason e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Venezia (2005-2008)
Partecipante al progetto ESPON 1.3.3 "The Role and Spatial Effects of Cultural Heritage and Identity" (2004-2006).
Borsa di ricerca per il programma "Sistemi Finanziari e Integrazione dei Mercati in Italia tra ‘600 e ‘800", Dipartimento di Economia, Università di Ca’ Foscari (2003-2004).
Collaborazioni con la Soprintendenza al Polo Museale Veneziano.
Studi pubblicati:
Profession in art markets: Venice, in Mapping the Art Markets for Paintings, ed. N. De Marchi and H. Van Miegroet, Aldershot, in corso di stampa.
Al servizio dei collezionisti. La professionalizzazione nel commercio di dipinti a Venezia in età moderna, in Collezionismo a Venezia e nel Veneto ai tempi della Serenissima, ed. B. Aikema e S. Mason, in corso di stampa.
Il cantiere di Palazzo Ducale dopo l’incendio del 1574, in "Storia di Venezia. Rivista", II (2004), pp. 39-54.
Le figure del commercio: cenni sul mercato pittorico veneziano nel XVII secolo, in The Art Market in Italy 15th – 17th centuries, ed. M. Fantoni, L.C. Matthew, S.F. Matthews Grieco, Franco Cosimo Panini, Ferrara, 2003.
Contributi per un itinerario sul mercato pittorico veneziano nel Seicento, in "Dal Museo alla Città. Contributi per la ricerca e la didattica", Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Veneziano, n.10, 2003.
Microstorie d’affari e di quadri. I Lumaga tra Venezia e Napoli [con L. Borean], prima parte: Attività familiari: corsi e ricorsi della fortuna mercantile, in Figure di collezionisti a Venezia tra Cinque e Seicento, eds. L.Borean e S.Mason, Forum, Udine 2002.
Contributi per una analisi del mercato per i quadri a Venezia nel Settecento, in Officina Veneziana. Maestri e Botteghe nella Venezia del Settecento, catalogo della mostra, Skira, Cremona 2002.
Forme dello scambio. La pittura ed i circuiti del mercato artistico a Venezia nel Seicento, in La pittura nel Veneto. Il Seicento, vol. II, Electa, Milano 2001.
Quadri e commercio a Venezia durante il Seicento. Uno studio sul mercato dell’arte, Marsilio, Saggi, Venezia 2000.
Nuovi dati su Clemente Molli scultore, in "Arte Veneta", 52 (1998).
Mecenatismo e mercato dell’arte in Italia tra Cinque e Seicento. Il caso veneziano, in "Sintesi", 0 (1997).
Convegni:
"Collezionismo a Venezia e nel Veneto ai tempi della Serenissima", Kunsthistorisches Institut in Florenz e Università degli Studi di Udine, Venezia 21 – 25 settembre 2003: La professionalizzazione dei mercanti d’arte.
"Il mercato dell’arte in Italia (sec. XV-XVII)", Quarta Settimana di Alti Studi Rinascimentali, Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara, Ferrara 1-5 ottobre 2001, Considerazioni sul mercato dell’arte (pittorica) ed il caso di Venezia nel Seicento.
"Il mercato dell’arte nel Veneto dal Cinquecento al Settecento", Università degli Studi di Verona, Verona 30 novembre – 1 dicembre 2000: Prezzi e valori di stima. Il caso veneziano da un campione seicentesco
"The Art Market in Italy (15th – 17th Centuries)", Firenze 19-21 giugno 2000: Le figure del commercio: il mercato artistico veneziano nel XVII secolo.
"Tenth International Conference on Cultural Economics", Barcelona 14-17 giugno 1998: Patronage and Art Market in modern Italy. A Model for Painters and Clients, and the Example of Venice.
La dottoressa Cecchini
e' una ricercatrice importante per la storia dei commerci dei fiorentini a Venezia
………………….Dal 2006 anche io - in maniera intermittente, in genere faccio ricerca con gli storici dell'arte ma mi occupo di storia economica - seguo alcuni grossi mercanti fiorentini a Venezia tra Cinquecento e Seicento. Domani ad esempio sarò a Milano, alla Bocconi, per parlare delle compagnie Strozzi -
di Hans Tümmler - 1970 - 403 pagine
... Niccolo Cattaneo, Fernando Dazza, Geronimo Litta, Francesco Lomellino, ...
und exportierte in Zusammenarbeit mit Carnesecchi und Strozzi Zucker ua nach ...
SPAGNA E PORTOGALLO
Ministero dell’Interno Pubblicazioni dell’Archivio di Stato
ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE ,I.
Archivio Mediceo avanti il Principato
Inventario-sommario, Roma 1966
Lettere di diversi dalla Spagna e dal Portogallo a Ferdinando I ed alla segreteria, di Ambrogio Spinola, dalla Spagna.
Zenobi Carnesecchi foglio 5032.
NON ERA CAVALIERE DI SANTO STEFANO NONOSTANTE ABBIA TROVATO SCRITTO ANCHE QUESTO
Zanobi e’ forse cavaliere di Santo Stefano ……………. No !?
Ginevera del Cav. Ms. Zanobi Carnesecchi citt. fiorent.o s. 8500
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Due celebri mascherate : 1566 , 1577
Da Mellini Domenico : LE DIECI MASCHERATE DELLE BUFOLE mandate in Firenze il giorno di Carnovale l'anno 1566.
MASCHERATA PRIMA, La prima Mascherata che entrasse in piazza fu di duoi gentilhuomini, M. Zanobi Carnesecchi e M. Tomaso del Nero, i quali, così nobili d'ingegno come di sangue, havevano con bella inventione figurata la SCELERATEZZA, Habito del Flagello. Le sei Maschere figurate per il Flagello erano vestite tutte con un medesimo habito, in questa forma. Era la capellatura arruffata, e di color foscho; nascevan senz'ordine quattro zanne di Cinghiale sanguinose, e cinque fiamme di fuoco. La faccia era horribile, di color bronzino, con occhi affocati et spaventevoli, e barba arruffata, ricinta da un velo Bigio. Il collo era cinto da un tronco di Cipresso secco di tela d'argento, ricamato in velluto turchino, dal qual tronco uscivono alcune coccole simili; e di simile velluto e ricamo erano i bracciali fino al gomito. Vestivasi per sopraveste d'una pelle di Drago, la quale, essendo aperta per mezzo del collo, veniva a mostrare la sua testa davanti, che cascava sul petto del Mascherato, et le zampe dinanzi, che s'attaccavano in sulle spalle; et con l'ali et col resto della pelle adornava la parte di dietro, dalla quale era di modo staccata, che il di sotto tutto appariva. Era di raso verde ricamato di scaglie d'oro filato, et la testa et zampe di tela d'argento, dipinte; arricchita con un numero grandissimo d'occhi di tela d'argento dipinti, accommodati nell'ali et per tutto il dorso, fin alla punta della coda. Heveva di sotto una vestetta corta di tela d'oro pagonazza, con opera tutta orlata di foglie di cipresso, finte con seta verde et oro, et arricchita con infinite coccole di tela d'argento, dipinte. A questa faceva sottana un habito di velluto chermisi rosso, tutto ricamato di tela d'oro, perle e gioie finte, con alcune mascherette di tela d'argento dipinte che reggevono certo velo bigio, che andavano ricignendo tutto l'habito. Il quale da mezo in giù era diviso in otto falde, similmente ricamate; fra l'una et l'altra delle quali usciva una maschera di tela d'argento dipinta, che reggeva un ramuscello di cipresso finto con seta verde et oro. Mostrava tutto il ginochio, come ancora l'uno e l'altro braccio dal gomito in giù; et i piedi et le mani ignude et augnate, con molte piastre di sangue. I calzari erano di tela d'oro pagonazza, sopra ciascuno de' quali erano avvolte due gran serpi di tela d'argento dipinte; et al piede, dalla banda di fuori, erano attaccati i talari simili all'ale del Vipistrello, e per isprone si serviva d'uno scorpione, che abbracciando il Calcagno pugneva con la coda. Portava in mano o sferza, o dardo, o tronco di lancia, o spada, o face funerale, o l'antica accetta. La testa del cavallo era coperta da un Teschio d'animale horribile, con un corno in fronte sanguinoso, et era ferma da otto serpi simili alle di sopra, che variamente avvolgendoseli attorno adornavan ancor la testa del Cavallo, et reggevano il morso. Fra le orecchie del quale usciva una Mascheraccia d'oro che reggeva un
Mascherata famosa del 1577 : mascherata della fuga dei veneziani per la peste
Realizzata da : Bernardo Strozzi, Sinibaldo Pitti, Vincenzo Filicaia, Alessandro Acciaiuoli, Sansonetto de' Bardi, Zanobi Carnesecchi, Girolamo Guicciardini, Neri Capponi, Ernilio Ricasoli, Pietro de' Medici e tanti altri appartenenti all'aristocrazia fiorentina |
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Ricevo da Marco Betti PALAZZO MANDRAGONE
il prof. Sandro Bellesi su un articolo pubblicato su Arte Cristiana del 1996 (dal titolo "La maturità artistica e l'ultimo tempo di attività del pittore Antonio Puglieschi), dove dice che la famiglia Carnesecchi, che abitava dalla fine del '500 il Palazzo Mondragone a Firenze, fece affrescare due soffitti di quel palazzo al Puglieschi
La citazione esatta è questa: Apparteneva ai marchesi di Mondragone (lo acquistarono nel 1570), molto vicini a Francesco I de' Medici; pare che la marchesa di Mondragone avesse favorito gli incontri segreti fra il granduca e Bianca Cappello .
Libri google :
Marietta de'Ricci ovvero Firenze al tempo dell'assedio racconto storico ... - Pagina 623 di Agostino Ademollo - 1840 - 1126 pagine Mandragone mené di mezzo sua moglie, che con arte somma pote ... Canto al
Diario Fiorentino di Agostino Lapini: dal 252 al 1596, ora per la prima ... - Pagina 157 di Agostino Lapini, Giuseppe Odoardo Corazzini - 1900 - 384 pagine Qual Mandragone cadde di grazia di detto Principe, e si ebbe andar con Dio, ...
Dal diario del Lapini par di capire che Mandragone cadesse in disgrazia dello stesso Francesco I , per cui questi gli imponesse di uscire dalla Toscana entro la fine del settembre 1575 . Mandragone fu costretto ad alienare le sue proprieta' tra cui questo palazzo che fu comperato da Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo per circa 7000 ducati.
Marco Betti |
Diario di Firenze e di altre parti della cristianità (1574-1579) - Pagina 63
LA CAPPELLA DI ZANOBI CARNESECCHI IN SANTA MARIA MAGGIORE A FIRENZE

Zanobi di Bartolomeo di Zanobi Carnesecchi e’ il fondatore di una cappella in Santa Maria Maggiore
……..la quarta Cappella e' dei Carnesecchi la cui arme : che qui vedessi ,oltre l' avere le tre liste d'oro con un rocco sotto d'oro , mostra da una parte l'arma
dei Capponi e dall'altra quella dei Velluti , mediante due donne entrate in casa Carnesecchi , che furono Violante di Piero Capponi e Maria Velluti questa madre
e quella moglie di Zanobi Carnesecchi che restauro' la Cappella di stucchi dorati nella volta con certe graziose storiette della vita di S. Zanobi dipinte da
Bernardino Poccetti
Nelle nicchie laterali le due statue di San Bartolommeo , e di San Zanobi , sono delle prime opere fatte da Gio: Caccini e la tavola sull'altare , ove e' dipinto
San Francesco di Assisi in atto di ricevere le Sacre Stimate , e' delle belle opere , che abbia fatto Pier Dandini. ………
…..( Richa Giuseppe :Notizie istoriche delle chiese fiorentine )
Lo stemma dei Carnesecchi : nella navata sud tra l'arme dei Capponi e quella dei Velluti ( da Agostini : Pietro Carnesecchi )
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http://www.culturaitalia.it/pico/

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo
Stemma Carnesecchi Velluti
Descrizione: Pannello rettangolare incorniciato.
Stato di conservazione: buono
Soggetto: stemma gentilizio delle famiglie Carnesecchi e Velluti
Indicazioni sul soggetto: Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: drappo cornice a volute cherubino mascherone.
Materia e Tecnica: marmo/ scultura
Misure: 99 x 55
Data di creazione: 1584 - 1584, sec. XVI (Motivazione cronologia: bibliografia)
Ambito geografico: FI

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo
Stemma Carnesecchi Capponi
Descrizione: Pannello rettangolare incorniciato. Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: mascherone, drappo, volute accartocciate, cherubino.
Stato di conservazione: buono
Soggetto: stemma gentilizio delle famiglie Carnesecchi e Capponi
Materia e Tecnica: marmo/ scultura
Misure: 99 x 55
Data di creazione: 1584 - 1584, sec. XVI (Motivazione cronologia: bibliografia)
Ambito geografico: FI
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-- Processo Medici rettore della cappella di Garnialla e Galigai e ccti beni Spezzati MDC/191 1596-1611
1 vol. Paper. 314 ff. with an index at the beginning.
Archival history:
[R. 45850] [No 5, Classe XIII, Armadio No 10]
Contents:
A Lawsuit between Canon Guiliano del Bali Raffaello de' Medici, of one part and the heirs of Antonio Galigai, the hospital of Santa Maria Nuova, and Zanobi Carnesechi, of the other part, about the chapel of Santa Maria di Garnialla, in the diocese of Fiesole
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UN PO DI CONFUSIONE
di José G. "da" Silva - 1956 - 442 pagine
Pagina 54
Francfort : Grandes faillites en Italie : à Naples, à Bari, à Florence — Fernando
... Strozzi — ainsi que Carnesecchi, à Gênes, les Giunta, d'Anvers, ...
|
Ho trovato su un sito americano :
Nel febbraio 1596 la banca Carnesecchi falli' ……..
Non si tratta pero della banca Carnesecchi - Strozzi bensi della banca Carnesecchi Cambi
????? |




Se e' lo stesso Zanobi sembra avere un fratello di nome Pierantonio , molto probabilmente lo stesso che muore a Valladolid nel 1605
di Universidad de Salamanca - 1945
... et Don Fernando Pizzarro. ... che era morto il Carnesecchi. A Helena d'Ansa
le Comedie di Lope che mi rese il Dottor Hernandez. ...
Visualizzazione frammento
- Informazioni su questo libro - Aggiungi alla mia biblioteca - Ulteriori edizioni
Quindi all'albero genealogico puo' mancare un Pierantonio figlio di Bartolomeo di Zanobi
La Banca Carnesecchi - Strozzi sembra esser in vita dopo il fallimento della Carnesecchi - Cambi

B1. Alfonso Strozzi (+ 8-10-1584), Patrizio di Firenze.
a) = 1552 Virginia, figlia di Luigi Rucellai, Patrizio di Firenze
b) = 1555 Lucrezia, figlia di Filippo Salviati, Patrizio di Firenze e Senatore, e di Maria Gualterotti (v.)
C2. (ex 2°) Filippo, Patrizio di Firenze.
= 1583 Maddalena, figlia di Zanobi Carnesecchi, Patrizio di Firenze
D1. Zanobi (+ ante 1630), Patrizio di Firenze.
D2. Alfonso (+ 1638), Patrizio di Firenze.
= Dianora, figlia di Giovanni Strozzi, Patrizio di Firenze (v.)
D3. Clarice, Patrizia di Firenze.
= Tommaso de’ Medici, Patrizio di Firenze (v.)
Nel 1580 nasce a Lucca Lucrezia Carnesecchi che andra' sposa nel 1603 a Piero Capponi , anche lui nato a Lucca nel 1575 ,
ASF
Manoscritti 560
Spogli della Gabella di Parentadi Nobili Moderni dal MDC al MDCCX
Pag. 20 1602 Cav. Cap.no Piero d' Alessandro Capponi Patrizio Fior.o
Lucrezia del Clar.mo Ms. Zanobi Carnesecchi
s. 10.000
Libro d'oro della nobilta' fiorentina e fiesolana di Bruno Casini Arnaud editore

qui il Casini erra nel dire Zanobi senatore
Probabilmente e' figlia di Zanobi questa Violante di Zanobi Carnesecchi sposa di Iacopo Salviati
GIOVAN BATTISTA CARNESECCHI DI ZANOBI

Descrizione: Stemma con cornice architettonica mistilinea ornata da riccioli e foglie di acanto, sormontata elmo piumato e, in basso, da cartiglio con iscrizione.
Stato di conservazione: buono
Soggetto: stemma gentilizio della famiglia Carnesecchi
Indicazioni sul soggetto: Araldica: stemma gentilizio.
Codifica ICONCLASS: 46 A 12 21 : 61 B 2 (CARNESECCHI) 2
Materia e Tecnica: intonaco/ pittura a tempera
Misure: 120 x 100
Data di creazione: 1700 - 1710, sec. XVIII (Motivazione cronologia: analisi stilistica)
Ambito geografico: PT
IN REALTA' NON E' DEL 1700-1710 BENSI DEL 1630
ASF
Manoscritti 560
Spogli della Gabella di Parentadi Nobili Moderni dal MDC al MDCCX
Pag. 44 1610 Gio.Batta di Zanobi Carnesecchi Patr. fior.
Lisabetta di Gio. Cavalcanti Nob. fior. s. 14.000
Receu des Sr" Strossi et Guadagni Carnesequi banquiers, la somme de trante cinq mil sept cens quatorze escuz pistollets, en vertu d'une lettre de change de pareille somme que la Royne m'a fait tenir, cy 35714 (1) Receu desdits Strossi ...

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A Zanovi Carnesequi aún faltaban por librarle 16.000.000 de maravedís. A Federico Spínola se le debían 141.750 ducados desde 1599 y de este año 47.250 ducados, de los cuales una gran parte se le consignaron en los fondos de Indias. ... |
sposato ad una Carnesecchi, Alessandra, sorella di quel Zanobi, banchiere a Venezia con Francesco Guadagni,
1582, 13 maggio Zanobi Carnesecchi paga 4o scudi per una "Susanna ei Vecchioni" che era stata fatta per Vittorio Cappelli,
Istruzioni a Zanobi Carnesecchi, inviato del Monte di pietà di Firenze in Spagna. Minuta, in cifra, cc.2-3 [1598]
Qual Mandragone cadde di grazia di detto Principe, e si ebbe andar con Dio, e vendè il detto bel casamento a Zanobi Carnesecchi 7 mila ducati ; e detto Zanobi se lo possiede e se lo gode.
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L' 11 febbrario 1956 Palma ebbe presso i compratori Zenobio Pier Antonio Carnesecchi, Gerolamo Cambi e compagni un credito di 237 lire (58), e il 5 ottobre dell'anno successivo venne rieletto per scrutinio tra i sei "comessarij della ... |
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1596, 11 febbraio [1595, more veneto]: figura creditore verso Zenobio Pierantonio Carnesecchi e Gerolamo Cambi di L. 237. (cfr. ... |
. dato impotere di Sua Excel, lettera di cambio in venetia a zenobi carne secchi , filippo strozzi e compagni perchè dodici giorni vista lettera li paghino a francesco de vera y Aragon Ambasciatore per Sua Maestà in la città predetta. ...


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The Journal of European economic history , Volume 6,Edizioni 2-3 |
Banco di Roma., 1977
527, Anolico Carnesequi to Lorenzo Manuchi, both of Florence, for March 1602. y Lapeyre, Famille de marchandes, Les Ruiz, pp. 95, 99-103 contains a brief history of the second and third generations of the Ruiz family in Castile. ...

La maison Carnesecchi avait, conservé, toutefois un établissement à Lyon, puisque Zanobi, ainsi qu'on l'a vu ci-dessus, voulait y retourner en i5g4 "-En France, le nom est souvent écrit Carnesequi. Les Massei. ...
Römische historische Mitteilungen
, Volume 36
Österreichischen Akademie der Wissenschaften, 1994
lichen Mittel war bereits durch einen Kontrakt mit dem Finanzmann Zenobio Carnesequi vorgesorgt worden, der sich am 29. ... 15 Eine Reihe von asientos mit Carnesequi mit Datum 29. Januar 1600 in AGS, Consejo y Juntas de Hacienda ...

Ernest Charrière - 1853
Le roy m'a fait escrire par M' de Pibrac que je luy cherchasse de l'argent par deçà, comme j'ai fait et pressé grandement quatre des principales banques des Florentins, qui sont Strossi, Capponi, Carnesequi et Baglioni; mais il ne m'a esté possible d'en tirer un tournois, quelque remonstrance que je leur aye sçeu faire, ne leur demandant que cent mil escus, ores qu'ils ayent moyen d'en fournir deux
... partido con Su Magestad Zanobi Carnesequi y Alexandre Estrozi, florentines, por horden del gran duque, que le prestan 250.000 va 8 por ciento al año, y les dan consignaçiones en el estado de Milán, a donde a de yr este dinero, ...

Corrado Marciani - 1962 - 196 pagine
A pagamenti proximi di septembre pagarete per questa prima di cambio a Lodovico del Tonaglia, Francesco Salutati e ... et Zanobio Carne- secchi et compagni in Venetia et a magior cautela de dicti mag.ci Guadagni et Carnesecchi pone in ...
... a pagam" della proxima fa d'agosto pagu per questa pa di Cambio a Gio. e augnc Caputi d" mille cento settanta e quinti quattro a du cento e due e quarti tre per cento de carn' la valuta da Carnesecchi e Strozzi e ponete a vfo come ...
Renaissance Society of America, JSTOR (Organization) - 1971
... bank failures during Ferdinand's reign: that of the Ricci bank in 1594 and that of the Carnesecchi bank in 1596. ... of Zanobi Bartolommeo Carnesecchi and Napoleone Cambi, and the latter was none other than the Duke's treasurer. ...
Giuliano de' Ricci, Giuliana Sapori - 1972 - 671 pagine - Visualizzazione snippet
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Et più di una volta naccquero male satisfazzioni et altercazioni di parole infra Marcello Acciaiuoli et Napoleone Cambi ministro de' Carnesecchi et Strozzi, a' quali havendo assai negozii a Lucca bisognava molto spesso della moneta ... |
Era già così quando l’Italia era politicamente frammentata, instabile, eppure una terra di coraggio imprenditoriale e innovazione finanziaria senza pari. Guicciardini riconobbe che «non aveva giammai sentito Italia tanta prosperità» quanto alla fine del 1400, alla vigilia delle guerre d’Italia. Il reddito pro capite era fra i più alti in Europa, e lo sarebbe rimasto fino agli inizi del 1600. Mentre si agglutinano i primi Stati nazionali territoriali (la Francia di Luigi XI, la Spagna dei re cattolici, l’Inghilterra di Enrico VII), nella penisola c’è una sorta di seconda età dell’oro della città-stato. Secondo Jean Baechler (“Le origini del capitalismo”), «il fatto che la civiltà europea sia passata attraverso la fase della città stato è la spiegazione principale del divario tra la storia d’Europa e quella dell’Asia». Forse è anche in ragione di questa particolare cornice istituzionale che l’Italia dell’epoca ospita mercanti e prestatori di denaro che controllano fiere e traffici in tutto il continente. Quanto pervasiva fosse la presenza degli italiani ce lo ricorda il ritratto che il pittore fiammingo Jan van Eyck fece dei coniugi lucchesi Arnolfini.
by Istituto Bruno Leoni -----Alberto Mingardi La Stampa, 8 febbraio 2017
La filiale di Londra del Banco dei Medici esagerò coi prestiti a Edoardo IV, per ottenere in cambio il permesso di esportare lana con esenzione da dazi doganali. Le condizioni della filiale londinese del Banco andarono peggiorando al punto da causare una «disastrosa liquidazione», come la definì, nel suo magistrale “Il banco Medici dalle origini al declino”, Raymond De Roover. Tommaso Portinari, il rappresentante mediceo nelle Fiandre, legò a doppio filo il proprio destino a quello del duca di Borgogna, il re senza corona dei Paesi Bassi. A capo della famiglia Medici era Lorenzo, noto a ogni liceale per il Trionfo di Bacco e Arianna, ma che non aveva né la tempra né il genio finanziario del nonno Cosimo. Per quanto la banca raccomandasse di non aver rapporti con le corti ed evitare investimenti oltremodo incerti, Portinari strappò un via libera a prestar denaro a Carlo il Temerario, eccedendo tuttavia i limiti che gli erano stati indicati. Egli «aveva trasgredito gli ordini e sacrificato gli interessi del banco Medici per soddisfare la propria vanità». La situazione della filiale di Bruges degenerò al punto che Lorenzo il Magnificò preferì ritirarsi dall’azienda mentre Portinari, per aggrapparsi alla speranza di rientrare dei prestiti accordati sino ad allora, finì per concederne altri, all’arciduca d’Austria e reggente dei Paesi Bassi Massimiliano, «il peggior debitore tra tutti i principi d’Europa».
A Lione, città alla quale Luigi XI aveva riconosciuto notevoli privilegi per insidiare il primato delle fiere di Ginevra (i mercanti erano totalmente liberi di rimettere fondi all’estero e tutte le monete, nazionali e estere, potevano circolare al loro valore di mercato, così che erano i mercanti stessi a fissarne il corso, liberi da asfissianti ordinanze), i fiorentini avevano sia attività commerciali che creditizie. Questa forte presenza fece sì che essi, come i banchieri tedeschi, cominciassero a finanziare il debito francese. Ma le guerre per il primato europeo fra Asburgo e Valois erano costosissime, e nel 1555 Enrico II fu costretto a trovare un accordo con i creditori per consolidare i suoi debiti a breve termine, allungandone le scadenze e contrattando con un vero e proprio consorzio di banche, nelle quali, per numerosità, dopo le tedesche venivano fiorentine e lucchesi. L’idea era quella di sostenere il debito con più solide garanzie, ma all’ingordigia della monarchia non si riuscì a far fronte.
Ogni tanto i sovrani erano un buon affare. Dopo la prima bancarotta di Filippo II, i genovesi s’insediarono in Castiglia dedicandosi sempre di più agli «asientos», contratti coi quali i prestatori si impegnavano a rendere regolari i pagamenti esterni del governo spagnolo, di solito con promessa di rimborso in argento proveniente dalla Americhe. Attività che irritò i mercanti locali e che provocò qualche rovescio: per esempio con la bancarotta del 1575, «
by Istituto Bruno Leoni -----Alberto Mingardi La Stampa, 8 febbraio 2017
Filippo II di Spagna (Valladolid, 21 maggio 1527 – San Lorenzo de El Escorial, 13 settembre 1598)
Felipe el Prudente,
fu, duca di Milano (dal 1540)
fu re di Sicilia, re di Sardegna, re di Napoli (dal 1554) come Filippo I (in portoghese Filipe I)
re consorte d'Inghilterra dal 1554 al 1558
fu dal 1556 fino alla sua morte, re di Spagna come Filippo II,
fu re del Portogallo e Algarve (dal 1581)
Il denaro necessario per la guerra con la Francia costringe nel 1557 Filippo II a prendere una decisione estrema: dichiarare la bancarotta. In realtà si trattava di qualcosa di molto diverso dalla bancarotta di una comune impresa privata. Il sovrano, in virtù del suo potere, stabiliva unilateralmente la riconversione dei prestiti a breve termine (detti juros e caratterizzati da alti tassi d'interesse) in titoli di debito consolidato (detti asientos), che avevano termini di scadenza più lunghi e interessi più bassi. Lo Stato dichiarava bancarotta ma a fallire erano dunque i banchieri, che non ottenendo la restituzione dei prestiti finivano gambe all'aria nel giro di pochi anni.
Quella del 1557 fu una bancarotta morbida con l'allontanamento delle restituzione dei debiti
La Pace di Cateau-Cambrésis (1559): sancisce la preponderanza e l'egemonia della Spagna in Italia e ridimensionando le ambizioni francesi
la Spagna di Filippo fu uno stato ricco gravemente appesantito da una politica estera che vide solo sei mesi di pace in un regno di 40 anni.
Tra le misure adottate da Filippo II, scrupoloso fino all’eccesso e chiamato per tale regione “il re prudente”, vi fu la lotta per la difesa del cattolicesimo e della Controriforma. A capo dell’Inquisizione spagnola, Filippo II esercitò un ampio controllo sul clero e sulla vita religiosa dei suoi cittadini.
Egli in ottica cattolica perseguitò ebrei e musulmani anche quelli convertiti (i marranos e i moriscos) accusati però di continuare a praticare la loro religione ufficialmente abbandonata e di fingere di essere sinceramente cattolici. La persecuzione nei loro confronti fu particolarmente rigida e costrinse molti di essi ad abbandonare il Paese.
Dal punto di vista economico, durante il governo di Filippo II, la Spagna dichiarò tre volte bancarotta: nel 1557, nel 1575 e nel 1596. Non fu sufficiente a risanare le finanze dello Stato l’acquisizione nel 1581 del Portogallo e di tutti i suoi territori oltreoceano (Brasile e possedimenti in Africa e in Asia).
Le difficoltà economiche erano dovute a una molteplicità di fattori: al grande afflusso nella penisola iberica di metalli preziosi dall’America non corrispondeva un adeguato sistema produttivo in madrepatria. La Spagna infatti non aveva manifatture particolarmente sviluppate e gli spagnoli cominciarono così a richiedere merci straniere.
Lo squilibrio tra domanda e offerta portò a un generale aumento dei prezzi. Ad arricchirsi, allora, non fu la Spagna, ma quelle potenze europee con manifatture in grado di stare al passo con la domanda dei consumatori.
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P>.........il Parker sostiene che a seguito della guerra contro la Francia Filippo aveva dovuto sospendere i pagamenti degli Juros per un breve periodo, ma il debito non era stato cancellato, solamente consolidato). Questa via, oltre ad esser lunga, era costosissima e necessitava di cospicui fondi pubblici, costringendo Filippo ad aumentare il carico fiscale sul paese. In pochi anni le entrate ordinarie provenienti dalla tassazione passarono da 1.309.000 ducati del 1556 ai 3.000.000 di ducati nel 1575; Filippo II riuscì solo a limitare un po' la spesa alla fine del suo regno, nel 1598, scendendo a 4.076.900 ducati (G. Woodward, op. cit., pp. 45 sg.). Presto però l'aumento della tassazione non fu sufficiente per coprire le spese statali. Si arrivò a tassare i beni alimentari in due riprese, nel 1590 e nel 1596, per una raccolta erariale di 8.000.000 per la prima e di 9.300.000 per la seconda, cifre imponenti che non coprirono il fabbisogno del regno e non lo emendarono dal ricorrere al prestito dei banchieri, principalmente genovesi. Fu tentata una vendita dei diritti dei fueros (diritti consuetudinari che avevano le città per amministrare la giustizia o le comunità locali) cittadini, che nella sostanza fallì. Scrivendo a Emanuele Filiberto, Filippo diceva: "non c'è nessuno in Spagna che disponga di capitale sufficiente a comprare questi diritti, poiché il regno nel suo insieme è inesorabilmente povero, assai più povero dell'Olanda." (G. Woodward, op. cit., p. 47)…….
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I re di Spagna non impararono mai a gestire in modo accorto le finanze. Continuarono a ottenere prestiti e ad accumulare debiti, arrivando a dichiarare fallimento ancora molte volte: nel 1560, 1575, 1596, 1607, 1627, e ben quattro volte fra il 1647 e il 1662. Si stima che negli ultimi anni del Cinquecento circa la metà degli introiti previsti della Corona fossero destinati al pagamento dei debiti. Per i banchieri il legame con i monarchi, se inizialmente consentì loro di accumulare ricchezze e potere, si rivelò alla lunga un abbraccio mortale, che rovinò grandi fortune e disperse immensi patrimoni.
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Il più famoso dei banchieri genovesi del XVI secolo, Nicolao Grimaldi, nel 1575, depositando i suoi conti ad una corte di giustizia spagnola, chiedeva che gli fosse accordato il fallimento (vedi F. Braudel, Civiltà materiale, economia e capitalismo, secoli XV-XVIII, vol. II, I giochi dello scambio, Einaudi, Torino 1981, p. 530). Non era un banchiere qualsiasi, bensì uno dei più importanti prestatori di denaro della corona spagnola sotto Carlo V e suo figlio Filippo II. La sua famiglia, assieme alle famiglie dei Fugger, degli Herwarth, dei Welser e degli Spinola, era fra i più cospicui banchieri che prestavano denaro alla corona d'Asburgo. Lo stesso Grimaldi, che aveva iniziato la sua attività giovanissimo con un capitale di 80.000 ducati nel 1515, sessant'anni dopo, nel 1575, lo aveva portato a 4.000.000 di ducati (Kamen H., Il secolo di ferro, 1550-1660, Laterza, Roma-Bari 1985, pp. 136 sg.; per un maggiore inquadramento della materia vedi R. Carande, Carlo V e i suoi banchieri, Marietti, Genova 1987). Cosa lo aveva costretto a un tale passo? Proprio lui che nel 1558 aveva anticipato alla corona spagnola un milione d'oro, ottenendo come garanzia l'argento sudamericano che proveniva da Laredo in Perù, nella misura del 30% del suo totale. E ogni anticipo su tale somma erogato dal banchiere, prima dell'arrivo dell'argento dalle Americhe, gli sarebbe stato ripagato con l'interesse del 10% (F. Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, Einaudi, Torino 1990, p. 1028). Un tasso decisamente usurario. Per capirlo bisogna andare indietro agli inizi del regno di Filippo II di Spagna, el rey prudente.
Nel XVI secolo la spesa più alta che un governo europeo affrontava era la guerra. Le nuove scoperte scientifico-militari avevano aumentato di molto le spese per mantenere un esercito e dotarlo di armi adeguate al tempo (G. Parker, La rivoluzione militare, le innovazioni militari e il sorgere dell'Occidente, Il Mulino, Bologna 1992). Filippo II, che aveva consacrato il suo regno alla restaurazione del cattolicesimo in Europa, manteneva truppe nella zona del Reno e del Palatinato tedesco dopo la pace di Cateau-Cambrésis del 1559, una forza di non più di 10.000 uomini o, fino alla rivolta olandese, senza nessuna seria minaccia da quel teatro da dover mobilitare ingenti forze. Le truppe richiedevano inizialmente l'accettabile cifra di 450.000 ducati l'anno. Filippo mostrava concreta parsimonia, mettendo le spese di corte per sé e per i familiari sotto controllo, con una media di 400.000 ducati annui di spese della corona spagnola (A. A. Spagnoletti, Filippo II, Salerno, Roma 2018; Kamen H., Philip of Spain, 1997). Furono anni pacifici e con una spesa contenuta, poi il riaccendersi dei conflitti in Europa e nel Mediterraneo centrale fece saltare questa oculata gestione delle finanze pubbliche. Il posto della Spagna in Europa come maggiore potenza portò giocoforza ad un impegno sempre più gravoso per il paese, che si trovò ad affrontare problemi che presto o tardi qualsiasi impero trova sul suo cammino.
La rivolta dei pezzenti e quella dei baroni olandesi spinsero Filippo all'azione, inviando il Duca d'Alba con un forte esercito attraverso la via spagnola (dalla Spagna all'Italia e, seguendo la via di montagna delle Alpi, sbucava nel possedimento spagnolo in Francia e Germania, terminando nei Paesi Bassi spagnoli) (G. Parker, Un solo re un solo impero, Filippo II di Spagna, Il Mulino, Bologna 2005; ……..
P>Il finanziamento dell'esercito perseguitava Filippo. A partire dalla difesa di Malta (1565), la rivolta olandese (1567), la ribellione dei moriscos (1568-1570), la costituzione della Santa Lega con la vittoria di Lepanto (1571) e la riconquista (1572) (Su queste vittorie vedi A. A. Spagnoletti, Filippo II, op. cit.; e Kamen H., Philip of Spain, ancora valida la vecchia opera di Martin Hume ristampata nel 2016) esaurirono le casse reali. Paradossalmente, anche le più grandi vittorie, come Lepanto e la sconfitta sul campo di Guglielmo d'Orange per mano del duca d'Alba (G. Parker, Un solo re un solo impero, cit., p. 148), causavano un grosso esborso di denaro e furono all'origine dell'ammutinamento dei soldati spagnoli, che erano da anni senza paga e mal sopportavano la ferrea disciplina del duca d'Alba. Il ritardo nel pagamento delle truppe, dopo anni di privazioni, con appositi decreti affliggeva l'esercito e depauperò ulteriormente le casse statali. L'Alba fu richiamata prima di potersi assicurare la vittoria definitiva sui ribelli olandesi (H. Kamen, Il duca d'Alba, UTET, Torino 2010).
P>Filippo dovette ricorrere al prestito dei banchieri genovesi, e in un primo momento anche dei Fugger, che presto si tirarono fuori lasciando campo libero ai Grimaldi e agli Spinola, i quali adottarono metodi usurari che in un primo momento non furono appieno compresi dal re (G. Parker, Un solo re un solo impero, cit., p. 149; e G. Woodward, op. cit., p. 54). Questi banchieri prestavano il denaro a tassi variabili con asientos a breve termine (rimborso a tre anni, talvolta a quattro anni) dietro garanzia sulle entrate correnti dello Stato, e non garantivano nessuna nuova entrata. Filippo, sotto la pressione delle inderogabili necessità di Stato, decise altrimenti (G. Woodward, op. cit., p. 54). Le preoccupazioni erano opprimenti per il re, che, dopo la prima volta in cui respinse il debito nel 1557, si limitò a non pagare gli interessi e consolidò nel debito gli interessi non pagati. I creditori Spinola, Grimaldi e Fugger strepitavano, ma poi, davanti al rischio di perdere il 40-50% degli interessi, si accontentavano di prendere un 10% sul capitale (F. Braudel, Civiltà materiale, op. cit., pp. 1027-1033). Filippo brancolava nel buio. Istituì una commissione segreta per affrontare il complicato caso del debito pubblico, ma non venne a capo di nulla, probabilmente perché diversi componenti di questa commissione erano vicini ai banchieri genovesi e, nella sostanza, non conoscevano molto riguardo alla pubblica finanza (G. Woodward, op. cit., p. 56).
P>Gli anni passavano e il debito pubblico spagnolo cresceva a dismisura. Vi era in tutta la Spagna un solo funzionario che aveva conoscenze di pubblica finanza: era Juan de Ovando, esperto di cose economiche ed ecclesiastico con una carriera nelle Indie Occidentali (Musi A., L'impero dei vicerè, Il Mulino, Bologna 2013, p. 71).
P>Nel 1574 l'Ovando fece un'accurata disamina dei debiti e delle obbligazioni della corona e, nella sostanza, consigliava il disconoscimento del debito e la trasformazione dei prestiti a breve termine ad alto interesse in prestiti a lungo termine e a basso interesse (G. Parker, Un solo re un solo impero, cit., p. 150; e G. Woodward, op. cit., p. 56). I banchieri genovesi, prontamente avvertiti, protestarono, e per un anno Filippo non prese nessuna decisione. Nelle riunioni della commissione segreta, l'Ovando era mal visto dagli altri membri; in una riunione tempestosa, poiché gli altri componenti non erano in grado di dare validi consigli al re, tacquero anche loro, e Filippo annotò in una lettera a Matteo Vazquez la seguente frase: "Non ci capisco un'acca. Non so cosa dovrei fare ... il tempo fugge, ditemi che cosa mi consigliate di fare." (G. Parker, Un solo re un solo impero, cit., p. 152; e G. Woodward, op. cit., p. 57).
P>Nel settembre del 1575 l'Ovando morì e, pochi mesi dopo, Filippo avviò il disconoscimento del debito; a fronte di un esercito delle Fiandre che costava 700.000 ducati al mese, aveva in cassa meno di 10.000.000 di ducati per tutte le necessità. Le operazioni militari si fermarono su tutti i fronti. In un'ultima lettera l'Ovando lo aveva redarguito dicendogli che, se non avesse aspettato un anno a disconoscere il debito, le cose sarebbero andate meglio (G. Parker, Un solo re un solo impero, cit., p. 155). Ora anche i banchieri genovesi, che tanta responsabilità avevano nel fallimento della Spagna, si trovavano anch'essi sull'orlo del crac finanziario, e il più spericolato di prima, Nicolao Grimaldi, era fallito davvero (F. Braudel, Civiltà materiale, pp. 528-530). Una cosa che tanto angustiò Filippo fu che in quel frangente non aveva molto denaro da dare ai cattolici francesi nella loro lotta contro gli ugonotti. Filippo II, ciononostante, dichiarò altre due volte bancarotta, nel 1575 e nel 1596.
P>Dal 1560 al 1598, anno della morte di Filippo II, le entrate della corona erano quintuplicate, ma il debito e i relativi interessi erano quasi quintuplicati. La Spagna che Filippo II consegnava al suo erede Filippo III era ancora la prima potenza d'Europa (J.H. Elliott, La Spagna e il suo mondo, Einaudi, Torino 1989), ma aveva un debito colossale, e i banchieri genovesi e la loro avidità ne portavano le maggiori colpe. Filippo III dovette dichiarare bancarotta nel 1607 In condizioni disastrose. Scrive Filippo II in una nota privata: "Non sono mai stato in grado di ficcarmi in testa questo garbuglio dei prestiti e degli interessi. E non sono mai riuscito a capirci qualcosa." (J.G. da Silva, Philippe II, in «Annales E.S.C.», XIV, 1959, pp. 730-37).
P>https://www.lacittafutura.it/cultura/filippo-ii-e-il-debito-pubblico-spagnolo
P>Molto poco condivisibile l'affermazione : Ora anche i banchieri genovesi, che tanta responsabilità avevano nel fallimento della Spagna, a fronte di una dissennata politica interna e di una politica guerrafondaia
P>L’Italia sotto il predominio spagnolo
P>La dura repressione preventiva della controriforma, che ha spazzato via in Italia i protestanti, fa sì che il paese sia poco toccata dalle guerre di religione. Ciò non toglie che l’Italia viva un lungo periodo di decadenza economica, civile e culturale. Il periodo di preponderanza spagnola dalla Pace di Cateau-Cambrésis (1559) alla Pace di Utrecht (1713) è stata considerata fra i più oscuri della nostra storia. A causa del malgoverno spagnolo e della controriforma vi è stato un lungo periodo di servitù, ipocrisia, retorica che escluse l’Italia dallo sviluppo in senso moderno dei più avanzati paesi europei. Con la riforma è stato sconfitto il decisivo principio della libertà dei moderni, fondamento della società capitalista.
P>La crisi della borghesia italiana
P>La borghesia che aveva dato dai tempi dei comuni un grande apporto allo sviluppo del paese in quest’epoca tende, nella sua componente più ricca, a trasformarsi in aristocrazia terriera. Mentre la piccola borghesia tende a fallire a causa della crisi generale del seicento, in quanto crisi del modo di produzione feudale. Ciò fa sì che la borghesia in Italia non assuma una sua fisionomia sociale e morale, né possa avere un suo peso politico. Del resto la grande borghesia ha tradito gli altri settori della propria classe, per cercare di entrare, in funzione subordinata, fra le classi dirigenti locali sotto il dominio politico dell’imperialismo castigliano.
P>I territori italiani soggetti alla Spagna
P>La Pace di Cateau-Cambrésis aveva riconosciuto a Filippo II il dominio su Napoli, la Sicilia, la Sardegna, sul Ducato di Milano e sui presidi nella Maremma toscana. Tutti questi territori vivono una profonda crisi economica, mentre l’intolleranza religiosa e politica soffoca la vita culturale. Persino il grande capitale finanziario, che specula e si arricchisce anticipando i capitali per la politica imperialista degli Asburgo, si trova in grande difficoltà quando Filippo II dichiara per ben quattro volte bancarotta.
P>La rivolta di Masaniello
P>Le esigenze delle continue guerre spagnole fanno crescere di molto nell’Italia controllata dai castigliani il carico fiscale. Le tasse di solito non colpiscono il clero e la nobiltà, che generalmente collaborano con gli spagnoli per mantenere l’ordine e la gerarchia. Del resto la nobiltà italiana condivide con i dominatori castigliani il disprezzo per il lavoro e la passione per l’ozio fastoso. Il popolo disorganizzato reagisce di tanto in tanto alle continue angherie e alla povertà cronica con il brigantaggio o con improvvise rivolte. La più significativa è quella di Napoli del 1647-48, innescata da un’imposta sulla frutta, cibo del popolo. Capeggiata da un giovane pescivendolo, detto Masaniello, da Napoli la rivolta dilaga nelle campagne come moto antifeudale. Case gentilizie vengono incendiate e alcuni nobili sono uccisi. Si tratta di una rivolta capeggiata dal proletariato, e da intellettuali. in quelle che è la città più popolosa d’Italia e fra le più popolose d’Europa.
P>La sconfitta del tentativo di rivoluzione
P>Nel frattempo le lusinghe del vicerè e i privilegi di cui per brevissimo tempo gode mettono Masaniello in cattiva luce e il potere ne approfitta per farlo assassinare. I personaggi storici universali restano al potere solo nella misura in cui i loro interessi coincidono con i bisogni più profondi del loro popolo. Nel momento in cui gli interessi divergono, gli ex personaggi storici universali sono spazzati via. Riscoppia ovunque la rivolta, quando il popolo comprese che con l’omicidio di Masaniello iniziava la restaurazione. Così la ribellione si radicalizza ulteriormente divenendo anche rivolta antispagnola. È proclamata la Repubblica sul modello olandese, così la rivolta divenne una rivoluzione. Gli spagnoli mandano un’armata a riconquistare il potere perduto, mentre la Francia esitò in quanto pur volendo indebolire i nemici castigliani aveva paura di una Repubblica nata da una rivoluzione. Alla fine il governo francese preferì tradire la rivoluzione, lasciando campo libero alla reazione spagnola. Quest’ultima ebbe successo solo perché il fronte rivoluzionario si spaccò fra i dirigenti popolari, estremamente radicali nella prassi, ma ancora ingenui politicamente, tanto da offrire la guida militare al duca di Guisa e gli intellettuali, più consapevoli politicamente, ma moderati nella prassi, in quanto miravano al dominio della borghesia. Il Guisa tradì subito, proclamandosi duce e cercando di imporre il suo potere. Gli intellettuali, da subito contrariati, in quanto interessati piuttosto a un accordo con l’assolutismo di Mazzarino, si rifugiarono nella clandestinità, mentre la componente popolare si trovò da sola a resistere. Grazie a questi tradimenti e contraddizioni di classe gli spagnoli ripresero il controllo della situazione, assicurando l’amnistia ai dirigenti popolari in cambio della resa e coinvolgendo nel governo gli intellettuali. Non appena ripreso il controllo della situazione eliminarono sia il principale dirigente popolare che il più significativo intellettuale (rivoluzionario borghese). Il dominio spagnolo si reggeva sulla consueta alleanza con i latifondisti che controllavano anche l’alto clero. Così la reazione baronale ebbe campo libero, facendo terribile vendetta nelle campagne. Il terrore nero è sempre incomparabilmente più cruento del terrore rosso. L’intuizione del modello olandese potrebbe potuto essere vincente, se non si fossero create subito delle contraddizioni fra gli intellettuali, che miravano al potere della borghesia e le masse popolari che, per paura di quest’ultimo, caddero nel tranello del socialismo reazionario o feudale, incarnato ancora una volta dai Guisa.
P>Gli Stati italiani indipendenti dalla Spagna: La Repubblica di Venezia
Espulsa con il trattato di Cateau-Cambrésis la Francia dall’Italia, anche i paesi indipendenti devono gravitare intorno alla Spagna. Una certa autonomia i sovrani la hanno solo alla fine del secolo, quando con Enrico IV la Francia è di nuovo in grado di fronteggiare la Spagna. Solo Venezia non si piega al dominio spagnolo, ma sebbene sia ancora forte, è ormai costretta sulla difensiva, al punto che importanti esponenti della classe dominante abbandonano le attività commerciali e imprenditoriali, cui devono la loro fortuna, e vanno a vivere di rendita come latifondisti in campagna, finanziando le bellissime ville del Palladio. Anche in questo caso la grande borghesia commerciale e finanziaria tradisce gli altri settori della propria stessa classe, puntando a entrare a far parte dell’aristocrazia terriera.
P>Il conflitto giurisdizionale con il papato
P>Del resto Venezia deve difendersi a sud dai Turchi, a nord-est dagli Asburgo e a nord-ovest dalla Spagna. Inoltre si trattava di fronteggiare anche l’invadenza del papato. Celebre l’aspra vertenza giurisdizionale con papa Paolo V nel 1605-07, quando Venezia ha deciso di porre un limite all’espansione della mano morta, perché le proprietà immobiliari in mano al Vaticano, che non pagava le tasse, sono inalienabili. Nel 1605 il papa lancia l’interdetto, Venezia risponde allontanando i Gesuiti e intima ai preti veneti di rimanere ai loro posti. A guidare la resistenza è il frate Paolo Sarpi, teologo della Repubblica. Si sfiora una guerra europea, ma alla fine grazie alla mediazione di Enrico IV si arriva a un accordo. Venezia per la penetrazione della grande borghesia nella classe dominante, resta nonostante tutto l’unico paese italiano in cui non dominato le forze controrivoluzionarie della Controriforma.
P>Gli altri Stati indipendenti dalla Spagna: il Granducato di Toscana
Salito al potere Cosimo I dei Medici (1537-1574) sottomette Siena e con essa l’intera Toscana alla città di Firenze. In seguito cerca di far ripartire l’economia. Anche a Firenze però la classe economica dominante ha perduto, in particolare dopo lo spostarsi dei traffici sull’Atlantico, il proprio spirito di impresa e tende a ripiegare acquistando terre in campagna, dove vivere di rendita. Così la Toscana divenne un paese agricolo. Nel frattempo il papa, per ringraziare Cosimo che aveva combattuto i pirati barbareschi, lo proclama Granduca. Anche la repubblica fiorentina, che era stata nell’Umanesimo e Rinascimento il punto più avanzato del potere borghese, vede il prevalere delle forze più moderate con l’affermarsi della Signoria. Anche l’eccezionale sviluppo della cultura fiorentina entra in crisi.
P>Il Ducato di Savoia
P>Il ducato di Savoia, comprendente la Savoia francese, le terre ginevrine, il principato di Piemonte, la contea di Nizza, aveva sofferto più di tutti a causa del conflitto franco-spagnolo. Il paese si riprende dopo il Trattato di Cateau-Cambrésis, quando Emanuele Filiberto inizia a trasformare la Savoia da ducato feudale, a Stato moderno, cioè assoluto e burocratico. Inoltre comprende che il futuro del ducato è rivolto verso l’Italia, per cui sposta la capitale della Savoia francese nella Torino italiana. Inoltre comincia a potenziare anche la flotta. Carlo Emanuele I, che gli succede nel 1580, sebbene si muova in modo dinamico e spregiudicato fra Spagna e Francia, non riesce a ottenere nessun significativo vantaggio territoriale. I successori non hanno lo spessore di Emanuele Filiberto, non hanno più grandi ambizioni.
P>Lo Stato Pontificio
P>I papi sono la seconda gamba della controriforma e della persecuzione dei dissidenti, dopo la prima costituita da Filippo II. A fronte di ciò la chiesa deve implementare le misure assistenziali per non essere considerata dalle masse come una forza ostile. Per sviluppare il consenso la chiesa favorisce la diffusione di nuove devozioni popolari, incoraggiando il fasto delle cerimonie, moltiplicando le festività, i santuari, i pellegrinaggi, anche al rischio di cristallizzare la vita religiosa popolare in forme superstiziose e paganeggianti, con una politica opposta a quella altrettanto assurda della caccia alle streghe. I papi che si succedono sono quasi tutti aristocratici romani, che hanno il merito di abbellire Roma con le opere di Borromini e Bernini, ma poco si curano del resto. Così appena fuori le mura vi è una campagna malarica, infestata da briganti. Impera lo spirito controrivoluzionario tridentino, che si esprime a livello sovrastrutturale con la cultura barocca, che ha, non a caso, nella Roma papale il suo centro di irradiamento.
P>Gli Stati minori della penisola
P>Sono il Ducato di Parma e Piacenza dominato dai Farnese, Mantova sotto la signoria dei Gonzaga, Modena e Reggio governati dagli Estensi e le repubbliche di Lucca e Genova. Quest’ultima è in realtà infeudata alla Spagna, tuttavia la ricchezza dei suoi traffici e dei suoi banchieri è indispensabile per i dominatori spagnoli. La grande borghesia italiana, dalla più grande città marinara dinanzi alla crisi economica, punta tutto sul capitale monetario, al punto di divenire vassalla dell’impero asburgico di Spagna pur di poter sostituire i banchieri tedeschi e fiamminghi che avevano investito nell’imperialismo di Carlo V. I banchieri fiorentini al potere con la signoria diverranno per motivi analoghi punto di riferimento per le mire dell’imperialismo francese in Italia, che al momento poteva tornare utile per contrastare lo strapotere nel bel paese dell’imperialismo degli Asburgo di Spagna.
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