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Trascrizione delle pagine relative ai Carnesecchi sul manoscritto del Monaldi

dovute alla cortesia della dottoressa Laura Cirri

 

 

 Ho finalmente potuto consultare il Monaldi e una breve introduzione della famiglia Duranti - Carnesecchi presente nel Manoscritto 425. Vi è indicata anche una breve descrizione degli stemmi.

Le invio la trascrizione delle pagine 202-203.

 

 

 

 

 

 

 

MANOSCRITTO 425

ISTORIA DELLE FAMIGLIE FIORENTINE SCRITTE NELL’ANNO 1607 DA PIERO DI GIOVANNI MONALDI CITTADINO FIORENTINO – TOMO UNICO

AL SERENISSIMO FERDINANDO PRIMO GRAN DUCA DI TOSCANA CON L’AGGIUNTA DI MONSIGNORE SOMMAI SINO ALL’ANNO 1626.

 

 

DURANTI

Pp. 202 - 203

INTRODUZIONE

(non vi è numerazione)

CARATTERI DI FIRENZE CONTENUTI NELLA PRESENTE ISTORIA, CHE SOTTO VARIJ COGNOMI SI SONO DIVISI IN FIRENZE CONSORTERIE COME FAMIGLIE POSTE PER ORDINE DI ALFABETO

Nella famiglia de Carnesecchi altri si dissero Ricoveri, altri Duranti dal proprio nome.

 

CARNESECCHI, DURANTI, RICOVERI, E GRAZINI

Pp. 202 - 203

La famiglia dei Carnesecchi discese da………., e già si dissero Duranti, fu reputatissima stirpe, gradita di 11 Gonfalonieri e 50 Priori; avendo più Magistrati, Casamenti dove per loro il Canto de Carnesecchi si chiama, il primo de Priori fu nel 1319 Piero di Durante, e l’altro nel 1530 fu Andrea di Paolo, di loro fu Benedetto di Giovanni fatto Cavaliere da Papa Leone Xmo, il quale donò la Palla con i gigli d’oro in oltre Vergilio e Raffaello ambedue Cavalieri di Santo Stefano, Bartolomeo Senatore fiorentino nel presente giorno Cristofano Senatore fiorentino, e più altri reputatissimi cittadini.

L’Arme loro si trova in traverso sghembo nel celeste campo e di sotto un rocco in guisa un giglio.

Ma una parte di loro già detti Ricoveri similmente onorevoli cittadini e più che civili onori conseguirono nella Repubblica fiorentina, tennero due liste d’oro solamente, nel resto come sopra.

Carnesecchi prima si chiamarono Duranti, e poi tal volta Grazini, da due nomi Durante, e Grazino.

Hanno avuto 9 Gonfalonieri e 49 Priori. Il primo nel 1319, Senatori 6 fino all’Anno 1626. Quartiere San Giovanni. Cappella Santa Maria Maggiore.

 

 

 

 

 

UNO tra i genealogisti e' probabilmente il Monaldi a parlare per primo ( impropriamente ) dei Ricoveri . Impropriamente nel senso che pur esistendo a Firenze una famiglia Ricoveri-Caccini questa non ha niente ha a che fare

 

impropriamente perche' il Ricovero da cui prenderebbero nome non viene citato ma si tratterebbe del padre di Durante oste del popolo Santa Maria maggiore e quindi dire Ricoveri o dire Duranti in questo senso e' la medesima cosa

Che il Monaldi non riconosca Ricovero quale padre di Durante e' dimostrato dalla serie di Priori che fa cominciare nel 1319 con Pero di Durante ( mentre Durante di Ricovero e' Priore nel 1297 )

DUE ma se non ha riconosciuto Ricovero cosa lo induce a parlare di famiglia Ricoveri e come fa ad immaginare uno stemma che si differenzia da quello dei carnesecchi per avere due bande anziche' tre ?

 

 

Come si vedra' successivamente attraverso la lapide di Santa Maria Novella il taverniere Durante e' figlio di Ricovero e lo stemma originario ha quattro bande

la lapide ha quattro bande ed un rocco

 

A seguire il ragionamento del Monaldi parebbe questi aver visto almeno un'altra lapide (oggi non piu' esistenti ) con due bande e il rocco con la scritta ricordante un Ricoveri ( patronimico )

 

 

 

Potrebbe esser la ritrosia di associare ad una famiglia importante e considerata nobile l' origine in un taverniere il motivo per cui il Monaldi non associa loro Durante di Ricovero come primo Priore

 

 

da Marco Cavarzere - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 75 (2011)

 

MONALDI, Piero. – Figlio di Giovanni di Piero, nacque a Firenze attorno agli anni 1559-60, ultimo rampollo di una famiglia di cittadini scarsamente attiva nella vita politica fiorentina.

Molto poco è noto degli anni giovanili e della sua formazione, ma pare improbabile che il M. abbia ricevuto una istruzione universitaria: il suo nome non rientra nelle liste dei dottori dell’Università di Pisa, la più importante università del Granducato. La sua fama ruota tutta intorno alla sua attività di genealogista ed erudito: all’età di 28 anni redasse una storia della famiglia Miniati tesa ad accreditare l'origine feudale del casato, ma soprattutto la sua fortuna è legata alla stesura di una grandiosa Istoria delle famiglie e della nobiltà di Firenze, dedicata nel 1607 al granduca Ferdinando I. A quest’opera e alla sua dedica illustre sembra si debba attribuire l’inizio della carriera politica del M. all’interno della burocrazia dello Stato mediceo, carriera che nel decennio successivo lo portò a ricoprire piccole cariche di giusdicente in tutto il territorio del Granducato. Nel novembre 1607 fu vicario di Vico Pisano, nel febbraio 1614 vicario della Val d’Arno superiore, nell’agosto 1616 podestà di San Floriano, nel febbraio 1619 di Bibbiena, nell’aprile 1620 della Valle dell’Ambra, nel marzo 1622 di Barga, nell’agosto 1624 di Borgo San Lorenzo, nel novembre 1625 della Val di Greve e nel marzo 1627, ancora una volta, di Barga.

Anche nel pieno della sua attività di podestà il M. restò interessato alla storiografia e durante il suo secondo mandato a Barga concluse una Brevissima descrizione del Mondo e Grandezza dei principi cristiani, di cui oggi non si conserva alcun manoscritto completo. L’unica copia mutila nota è costituita da due parti: la prima descrive i vari Stati del mondo divisi per continente, mentre la seconda presenta una storia delle maggiori religioni, in primis quelle cristiana ed ebraica, con un breve accenno anche all’Islam e alle religioni cosidette «idolatre». Giuseppe Richa menziona anche un trattato sulle chiese fiorentine di mano del M., di cui non si hanno ulteriori notizie.

L’opera più rilevante del M. fu l’Istoria delle famiglie e della nobiltà di Firenze, volume manoscritto di ponderose dimensioni, che godette nel corso del Seicento di una fortuna straordinaria. Nelle sole biblioteche fiorentine ne sono stati recensiti 29 esemplari e i repertori danno notizia di almeno altri due manoscritti al di fuori di Firenze (Inventari dei manoscritti delle biblioteche italiane, LVI, pp. 251 s.; LXXVII, p. 55). Il successo del lavoro del M. trova ulteriore conferma nei progetti che vennero promossi per pubblicare a stampa l’opera; non sembra però che tali iniziative abbiano trovato compiuta realizzazione.

L’opera è formata di varie parti e si apre con una storia della città in cui si ripercorrono le origini romane di Firenze e soprattutto si celebrano le glorie dei fiorentini illustri. Questi sono divisi secondo la natura dei loro meriti: innanzitutto santi, papi, ecclesiastici, quindi gli artisti, poi i sovrani e i principi e per finire i dotti, i militari e gli uomini di estrazione più bassa. Il cuore dell’opera è costituito però dal Sommario delle famiglie della città di Firenze, un «who’s who», come è stato definito da Boutier, del patriziato fiorentino, che raccoglie tra le 1200 e le 1300 famiglie. Il volume si chiude con alcune dissertazioni storiche su temi specifici di storia cittadina, quali la storia del consolato, gli stemmi di famiglia, l’archeologia della città. Che tutto l’interesse dell’opera risiedesse nel lungo elenco delle casate illustri è testimoniato dallo sviluppo della tradizione manoscritta dell’Istoria: la maggior parte degli esemplari superstiti presenta una versione abbreviata, contenente solo la storia introduttiva della città, il Sommario e alcune delle dissertazioni finali. Il M. volle offrire una visione d’insieme del nuovo patriziato urbano formatosi dopo la costituzione del Principato, riunendo in uno stesso elenco famiglie dell’aristocrazia feudale e del ceto dirigente repubblicano con le nuove casate che erano state promosse alle massime dignità dello Stato per la fedeltà ai Medici, come le famiglie dei Vinta e dei Marzi de’ Medici. Per questa sua particolarità l’opera del M. si differenzia radicalmente dalla tradizione dei prioristi (le liste delle famiglie che avevano ricoperto la carica di priore a Firenze) e sostituisce al criterio dell’esercizio delle magistrature superiori quello più malleabile e più aderente alla realtà coeva di una nobiltà d’animo e della magnificenza, documentata dalle gesta e dallo stile di vita condotto. Nello scritto del M. il nuovo assetto gerarchico delle famiglie fiorentine si coniuga però ancora con una concezione municipale della nobiltà: se al posto d’onore del volume, in apertura alla parte dedicata alle famiglie nobili, si trovano i Medici, il resto del Sommario è organizzato in modo da dare maggiore risalto alle famiglie che avevano fatto la storia di Firenze in età repubblicana, secondo un ordine di dignità che rispecchiava un sistema di valori tradizionale.

Il tentativo del M. di raggiungere attraverso la ricerca storica una coesione tra vecchie e nuove leve dell’aristocrazia cittadina trovò terreno fertile in un secolo che coltivava ancora un intenso interesse per la storia municipale. Non a caso prima e dopo la morte del M. vi fu chi cercò continuamente di aggiornare e arricchire l'Istoria di nuove notizie: in particolare, nel 1626 Girolamo della Sommaia, membro dell’élite mercantile di Firenze e provveditore dell’Università di Pisa, autore a sua volta di un priorista, si preoccupò di rivedere sistematicamente l’opera del M. e ancora in seguito, fin all’inizio del Settecento, si trovò chi ampliò le informazioni date nell’Istoria con le acquisizioni della nuova erudizione antiquaria. Di fatto però tutta la storiografia fiorentina del Seicento, compresa l’opera compilativa del M., si risolse in uno sforzo di ricostruzione genealogica e si parcellizzò in una ricerca documentaria ed erudita volta a studiare le vicende di singoli lignaggi, evitando accuratamente una storia complessiva della città e della Toscana. Questo deciso cambiamento degli interessi storiografici fu causato in parte anche dall’attenta politica dei Medici, che esercitarono uno stretto controllo sulla produzione storica e sugli stessi archivi dello Stato. Anche la mancata pubblicazione dell’opera tanto apprezzata del M. è stata interpretata come una conseguenza della politica di chiusura della famiglia regnante nei confronti di ogni scrittura storica, perfino di quelle più favorevoli: incapaci di organizzare una propria storia ufficiale i Medici preferirono una serrata totale, interrompendo in questo modo l’antica tradizione storiografica di Firenze.

Il M. morì a Firenze e il 18 luglio 1629 fu sepolto nella chiesa di S. Maria Novella.

Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Firenze, Ceramelli Papiani, 3239-3240; Tratte, 991, c. 193v; 992, c. 147v; G. Richa, Notizie istoriche delle chiese fiorentine divise ne’ suoi quartieri, II, Firenze 1754, p. 98; IV, ibid. 1756, p. 120; F. Inghirami, Storia della Toscana, XIII, Fiesole 1844, p. 428; D. Moreni, Bibliografia storico-ragionata della Toscana, II, Firenze 1805, p. 89; J. Boutier, Un «Who’s who» de la noblesse fiorentine au XVIIe siècle: L’Istoria delle famiglie della città di Firenze de P. M., in Sociétés et idéologies des temps modernes. Hommage à Arlette Jouanna, a cura di J. Fouilleron - Y. Le Thiec - H. Michel, Montpellier 1996, pp. 79-100; C. Callard, Le prince et la République. Histoire, pouvoir et société dans la Florence des Médicis au XVIIe siècle, Paris 2007, pp. 333 s.; Inventari dei manoscritti delle biblioteche d’Italia, IX, p. 186; LVI, pp. 251 s.; LXXVII, p. 55.

 

 

 

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