I protagonisti italiani della Rivoluzione farroupilha

 

…………………………Una considerazione sulla questione dell'età dei partecipanti alla Giovine Italia. Noi siamo abituati a vedere i nostri eroi rappresentati come grandi vecchi, consideriamo la loro l'età: nel 1835, Mazzini ha 30 anni, Garibaldi ne ha 28. Zambeccari, che è già un grande scienziato, ne ha 33. Giovan Battista Cuneo (sopranome: Farinata degli 0berti) è nato a Oneglia nel 1809, ha 26 anni, ne aveva 24 quando è stato costretto all'esilio. (Sarà uno dei pochi a morire in Italia e nel suo letto, a Firenze, nel 1875, dopo essere stato eletto deputato nel 1849 ma avere scelto di tornare a vivere in America Latina). Il genovese Luigi Rossetti, direttore con Cuneo del giornale "O Povo" muore invece in combattimento nei pressi di Viamao il 24 novembre 1840, poco più che trentenne.

Quasi una squadra di ragazzi, diremmo oggi, di giovani teppisti, a appena buoni per una rivoluzione di farrapos... Rossetti è arrivato a Rio nel 1827, Cuneo nel 1835, con Pietro Gaggini, orologiaio, anche lui condannato per i fatti di Genova del 1833, ed abitano assieme. Ambedue hanno un buon grado di cultura : Rossetti ha studiato legge, Cuneo ha il talento del giornalista e dello scrittore. Per aiutare Garibaldi ad imporsi, ed in particolare a superare l'handicap culturale che può darla vinta a Grondona che organizza contro di lui un vero e proprio sabotaggio, Cuneo crea, nel marzo 1836, un giornale che intitola proprio "La Giovine Italia". Il suo scopo è di preparare attività sovversive in Italia………………………………

 

 

 

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I protagonisti italiani della Rivoluzione farroupilha

Annita Garibaldi Jallet

 

 

E' molto impegnativo, ed un poco imbarazzante, trattare di un argomento che sarà poi svolto con maggiore perizia da relatori specialisti della storia del Brasile. Cercherò dunque di trattare l'argomento, le sue cause e le sue conseguenze, da italiana, proponendo anche le mie tante domande tra quelle che quest'importante convegno risolverà. Sono le domande che la storiografia italiana, nell'anno del Bicentenario di Giuseppe Mazzini (1805-2005) e alla vigilia del Bicentenario di Giuseppe Garibaldi (1807-2007), pone a se stessa ed a voi studiosi, nel nostro mondo d'immediata comunicazione del sapere.

Premessa

Un riferimento sentimentale

Desidero, da parte mia, riallacciarmi idealmente non tanto all'opera degli storici di quegli anni, avventurosi per il giovane Brasile e fondamentali per la storia d'Italia, ma allo scritto di mia zia Annita Italia, figlia di Ricciotti Garibaldi, sorella di mio padre Sante, che, nel 1932, pubblicò un libro intitolato "Garibaldi in America ". Questo libro è stato duramente criticato dal compianto prof. Salvatore Candido, ed a ragione: ha poco o nulla di scientifico. E' nato da un lungo viaggio che Annita Italia aveva intrapreso in Brasile ed in Uruguay, ripercorrendo la strada dei suoi nonni, Giuseppe Garibaldi ed Ana Maria Ribeiro. L'autrice era nata nel 1878 in Australia. Quando intraprese il viaggio in America Latina, nel 1929, aveva già 50 anni. Scrisse: " Fu per me un viaggio di raccoglimento e di passione Un pellegrinaggio, quasi una consacrazione."1 La sua guida, il suo Baedeker, furono le Memorie di Garibaldi, le memorie di suo nonno. Pubblica il suo libro in portoghese ed in spagnolo prima ancora che in italiano, quando torna in patria nel 1932.

Collegando la mia conferenza con le sue, intendo dire che mi esprimo, davanti a voi, autorevoli storici e studiosi brasiliani, con il sentimento di non potere aggiungere al vostro sapere che una testimonianza, maturata nelle letture italiane ma soprattutto in occasione di tre meravigliosi viaggi compiuti in questa vostra terra così bella ed accogliente, che sento ormai come parte della mia propria identità.

Esperienze complementari Brasile ed Italia nella prima metà dell'800.

Credo utile ricordare altresì che parlando del Rio Grande e del Brasile in generale, e dell'Italia, nella prima metà dell'800, parliamo di due situazioni assai instabili, e per questo in un certo senso paragonabili.

Il Rio Grande, nel sud del Brasile, è terra di frontiera non ancora totalmente esplorata, mancante di una cartografia completa, pochissimo popolata e da gruppi difficilmente fungibili in una nazionalità. Solo dal 1801 è stato incorporato definitivamente al Brasile, più per accordi internazionali che per scelta, ed il Brasile stesso aspira ancora alla sua indipendenza. L'idea di popolare il Brasile con coloni europei ha delle origini antiche, e fu presa in considerazione proprio dal Governo di Rio de Janeiro per ovviare alla scarsa popolazione del Portogallo stesso. Una legislazione fu creata ad uopo, ed emissari del Governo mandati in Europa. Altre leggi furono adottate nel 1824, che resero più organica l'immigrazione. Ma queste leggi portarono soprattutto leve tedesche. Gli italiani rimasero pochi fino al 1875, anche se alcuni arrivarono come austriaci, prima dell'unità d'Italia. Ma si contano comunque sulle dita della mano.

Nella prima metà del secolo, ed anche oltre, non è una forte presenza di connazionali ad attirare una elite italiana in Brasile, ma fatti politici peculiari all'Europa (basti ricordare le date del 1814, 1821 e 1831) che obbligano alcune persone, affatto, in generale, di nobile o importante estrazione, ad esiliarsi. Hanno quasi tutti però un passato politico, e portano con loro idee libertarie e moderne. Esse trovano buon'accoglienza nell'elite liberale dei grandi proprietari, in lotta per ottenere dal Governo di Rio de Janeiro una gestione della provincia più autonoma e la riconsiderazione d'imposte esorbitanti. A Rio non si deve, d'altra parte, escludere che gli immigrati o esuli italiani trovino ambienti liberali autoctoni, legati alla cultura europea, cosmopoliti, non dimentichi del grande sogno di Bolivar e non indifferenti ai fatti dell'America del nord. Ed anche una raffinata cultura, legata alla ricerca di una identità brasiliana, che riallaccia strettamente il romanticismo letterario ed artistico europeo a quello che, anche con la collaborazione di artisti venuti d'Europa, fiorisce in Brasile, gettando anche su i rivoltosi del Rio Grande una grande luce romantica perfettamente esportabile in Italia. 2 L'Italia: una serie di Stati, un regno a nord, una aspirazione, ma nulla in prospettiva per le idee liberali ed unitarie. Tuttavia, anche lì una borghesia emergente, illuminata, cosmopolita, scossa in modo irreversibile dalla Rivoluzione francese e dalla grande avventura napoleonica, le cui conseguenze maturano per prima, dopo la Restaurazione, in Spagna, che da all'America la sua prima, esigua, infornata di esiliati europei.
Gli anni della rivoluzione farroupilha furono, in Europa, anni di grande maturazione politica, in senso liberale e repubblicano. E forse proprio questo spiega che quegli eroi che non hanno lasciato la vita in Rio Grande (essenzialmente Garibaldi e Zambeccari) abbiano potuto svolgere in Italia una azione in continuità con il loro impegno nel nuovo mondo; specialmente, nel caso di Garibaldi, dopo averlo perfezionato ed ampliato con altre esperienze sudamericane.
Il Rio Grande anticipa, per quanto questo paragone sia possibile, sulle problematiche che saranno quelle della unificazione dell'Italia. Unificato il Brasile, non tutti si trovano soddisfatti delle condizioni dell'unificazione. Così sarà in Italia dopo la Spedizione dei Mille; ma sarà più difficile risolvere il problema, ed ancora non è risolto: il sud dell'Italia non era, infatti, terra quasi completamente vuota, e qualcuno, a nord, arrivò a rammaricarsene.
Le esperienze non sono difformi bensì complementari. Quando diventerà una Repubblica, nel 1889, il Brasile precederà l'Italia iniziando a dare un nuovo lustro al mito di Garibaldi nel momento stesso in cui, nell'Italia giolittiana, conosceva un'eclisse che sarebbe durata fino alla Grande Guerra.

La presenza italiana nella rivoluzione farroupilha

Tra i grandi momenti di questo comune cammino italiano e brasiliano, vi è la rivoluzione in Rio Grande e Santa Caterina, un evento che lascia sgomenti per la povertà dei mezzi, il coraggio degli uomini, la grandezza degli ideali. Pochi nomi vengono subito alla mente, da parte italiana: Zambeccari, Garibaldi, Rossetti, Cuneo, Carniglia. Essi non sono alberi che nascondono la foresta. Sono veramente, e solo, un pugno d'italiani, la maggior parte proscritti, e se non poveri, sicuramente con poche risorse guadagnate con il lavoro, capaci però di sollevare montagne.
Le sollevarono per dare il contributo ad epiche guerre di libertà : la rivolta spagnola, le giornate francesi, l'agitazione di Londra, la partecipazione alla rivoluzione farroupilha. Poi, per Garibaldi e Cuneo e qualche altro, vi fu l'indipendenza della Repubblica Orientale. Da lì, fattosi Generale, e fattosi un'esperienza tutta sua, Garibaldi diede la sciabolata decisiva per l'unità d'Italia.
Nelle campagne per l'unità d'Italia, Garibaldi fu il solo ad avere l'esperienza del Rio Grande e quasi il solo ad avere avuto quella dell'Uruguay. Non dobbiamo mai dimenticarcelo per spiegare il mistero del Generale Garibaldi e le fonti del suo mito.

La mia relazione, a più di 70 anni da quella di mia zia Annita Italia, con un'immensa letteratura in argomento, può essere più precisa della sua. Rimane pur vero che vi entra un qualche sentimento: l'emozione che ho provato visitando l'estancia di Camaquà, ospite dei discendenti di Bento Gonçalves, o davanti alle antiche case di Laguna ed al suo porto, presso l'albero sotto il quale nacque Menotti, il primo figlio di Garibaldi e della sua compagna brasiliana, e tra i rappresentanti del popolo di queste terre mai ingrate e mai dimentiche.
Nulla vale in me l'orgoglio per quei miei ascendenti e concittadini che hanno lasciato qui traccia del genio del mio popolo, così atto, per mille ragioni, ad unirsi al genio del popolo del Brasile. 3

L’italiano che non c’era : Giuseppe Mazzini

L'insegnamento di Mazzini

Parlare di protagonisti italiani della rivoluzione farroupilha vuol dire iniziare con qualcuno che non era presente, ma che n'è, da parte italiana, uno dei principali attori, se non il principale: Giuseppe Mazzini.
Il prof. Salvatore Candido, la cui opera andrebbe citata tutta intera per le conoscenze che a lui dobbiamo circa le vicende sudamericane di Garibaldi e dei suoi compagni, dettagliatamente espone il ruolo nella vicenda farroupilha dell'allora trentenne Mazzini.4 Non si può capire il ruolo degli altri protagonisti italiani senza avere prima esposto il lavoro di penetrazione delle idee mazziniane operato da Giovan Battista Cuneo e da Luigi Rossetti, in nome della "Giovine Italia". Va detto tuttavia che il terreno era fecondo, perché tra gli esiliati, in gran parte carbonari o massoni, le idee di libertà e spesso di Repubblica erano già diffuse. Esse mancavano però di un "corpus" teorico e di un'organizzazione politica che invece erano presenti nel programma mazziniano.
Scrive Candido : "Probabilmente quando, nell'estate del 1831, in Marsiglia, il giovane Mazzini diffondeva la sua "Istruzione generale per gli affratellati della Giovine Italia" e, da lì a poco, il Manifesto con cui annunciava la prossima pubblicazione del periodico "La Giovine Italia", non poteva immaginare e prevedere che l'associazione e la rivista si sarebbero presto diffuse nel Nuovo Mondo e avrebbero esercitato il più vivo influsso non soltanto sugli emigrati italiani ma anche, e specialmente, sui movimenti latinoamericani di liberazione nazionale..."
Infatti, i simpatizzanti ed affratellati sono più numerosi tra gli esuli che in Italia, e presto le idee si diffondono anche attraverso la stampa di altre lingue, la spagnola e la portoghese.
Ne'avrebbe Mazzini, di certo, potuto immaginare che da lì a poco sarebbe stato pubblicato a Rio de Janeiro un bisettimanale di ribelli riograndesi in lotta contro l'Impero del Brasile, "O Povo" diretto dai suoi due maggiori seguaci, Cuneo e Rossetti. E le pubblicazioni in Brasile non sono le sole: anche a Montevideo, a Buenos Aires, in America del Nord ed altrove essi propagano attivamente il pensiero mazziniano. 5
Gli echi più numerosi, e preoccupati, si trovano nei messaggi- provvidenziali per gli studiosi - che i consoli del Regno di Piemonte - Sardegna mandano alla Corte torinese. Infatti, dal 1835 al 1839, la polizia sarda segue con vivace interesse la penetrazione delle idee liberali nella costa atlantica dell'America Latina. Scrive ancora Candido: " Esercita (la polizia sarda) un'attiva sorveglianza nei porti per impedire che dal Brasile giungessero scritti incendiari editi in quei lontani paesi, e, anche in Europa, ed inviati in America perché più facilmente potessero introdursi nel territorio italiano..."
II 14 aprile 1836, una segnalazione in tal senso arriva a Torino, al conte Solaro della Margharita, Segretario di Stato agli Affari Esteri. Si parla del " Programma di un giornale eminentemente rivoluzionario che i settari intendono di stampare in lingua italiana nella capitale del Brasile, donde si propongono di inviarne, poi, gli esemplari in Italia." Si chiede dunque la maggiore sorveglianza per impedire l'entrata in Italia di tali scritti.
Attraverso questi dispacci diplomatici siamo in grado di seguire, fin dal 7 giugno 1834, sempre grazie alla documentazione raccolta dal prof. Candido, la vita e le vicende di una collettività formata prevalentemente di liguri, animata, nella sua maggior parte, di ideali repubblicani e ostili al governo sardo. Una vera e propria rete che si dirama nel mondo intero, seppur costituita di poche persone in ogni luogo.
L'allarme cresce quando l'attenzione dei giornali mazziniani si rivolge non solo all'Italia (si costituiscono persino dei depositi nei porti brasiliani per mandare i giornali in Europa) ma quest'attenzione va anche ai paese dove essi sono stampati. E non vi è da stupirsi dell'allarme, se il foglio " La Giovine Italia" del 26 marzo 1836 così si esprime: "A noi italiani.. C'incombe predicare le nostre dottrine a tutti gli uomini e particolarmente a tutti i nostro conterranei in qualunque parte del mondo ci troviamo, onde si unischino (sic) a noi nel grande pensiero della fratellanza nostra...l'italiana gioventù correrà in folla a rovesciare i troni, a respingere lo straniero oppressore e noi benché lontani accorreremo pure a partecipare i pericoli dei nostri fratelli".
L'azione si amplifica, queste massime diventano espressione e monito per una serie di insurrezioni contro le Monarchie imperiali (Brasile) o le dittature (Argentina). Corre l'idea che si vogliono liberare gli schiavi, cosa che Garibaldi subito farà quando ne'avrà l'occasione, in nome di idee universali che non si esauriscono con un semplice gesto di pietà umana. Le idee repubblicane e mazziniane formano la tela di fondo del giornale " O Povo", che prepara ampiamente il terreno alla partecipazione di Garibaldi, ma anche dello stesso Rossetti, alle insurrezioni che sono in atto lungo tutta la costa del sud del Brasile. Se Zambeccari è arrivato nel 1826 in Brasile, Rossetti nel '27, Garibaldi, infatti, è sbarcato a Rio de Janeiro nel gennaio '36. La sua presenza contribuisce a infiammare gli animi: lui è annunciato come colui che viene ad attuare le idee di Mazzini, dal maestro stesso incaricato a questo fine. 6
Mentre Garibaldi cominciava a volare con le proprie ali nel sud del Brasile, più propenso all'azione che al pensiero, Mazzini vedeva in Europa la sua parabola in discesa. . L'attività mazziniana aveva stimolato dei giovani che dovevano in seguito diventare figure di primo piano della politica italiana, ma intanto in Italia il fallimento delle cospirazioni del 1833-34, che aveva fornito i nuovi esuli politici, tra i quali, appunto, Garibaldi, portava con se un crisi profonda di tutto il movimento patriottico. Per alcuni anni la Giovine Italia (e le sue progettate sezioni, come il "Giovan Rio Grande") sconfitta e scompaginata, cessa praticamente d'esistere come forza organizzata in Italia ed all'estero.

Giorgio Candeloro, nella sua Storia dell'Italia moderna, scrive che a quel momento la maggior parte degli esuli che si erano raccolti intorno a Mazzini si dispersero. Rimasero uniti i pochi che parteciparono alla guerriglia farroupilha. Ci appare tutta l'importanza della partecipazione di Giuseppe Garibaldi: se non avesse avuto questa occasione di fare le prime armi e di scoprire la sua vera vocazione, Garibaldi si sarebbe forse integrato in modo tutto diverso alla società sudamericana. E peggio ancora se fosse tornato in Italia come fecero tanti alla prima amnistia, o rimasto in Europa, magari nascosto in Francia come tanti perseguitati poi amnistiati, sarebbe stato in un'Italia piena di intrighi politici, di sette, di congiure carbonare, e soprattutto nei tormenti di un'evoluzione liberal - moderata del Regno nella quale non avrebbe trovato il proprio ruolo. In Italia non vi era più nulla da fare per lui in quegli anni. Mazzini da parte sua s'irrigidì, non volle capire la portata della evoluzione in atto, e rimase fuori gioco per molti anni, fedele solo a lui stesso nella tempesta dei suoi dubbi.
Nell'estate 1839, Mazzini comunica a quegli esuli italiani in Inghilterra, in Belgio, in Svizzera, in America, dei quali riesce ad avere l'indirizzo, che è intenzionato a ricostituire la Giovine Italia. Pochi aderiscono, dispersi per il mondo, ma nel 1840, comunica che la sua attività riprende e, continuata la sua corrispondenza con Cuneo e Rossetti, forse s'illude sulla consistenza dei movimenti in emigrazione. Si muove tuttavia su un terreno diverso da quello rivoluzionario o puramente patriottico: si dedica all'organizzazione degli operai, sta pensando ad un partito democratico. Non ha presa con questi temi sugli italiani dispersi nel mondo che sognano la liberazione della patria.
Anche nel mondo dell'emigrazione, d'altra parte, la situazione è cambiata. .Scompaiono gli antichi protagonisti delle insurrezioni, come il Buonarotti, molti esuli sono tornati dall'estero in occasione delle varie amnistie. Altri tendono a adottare la tesi moderata di una lenta ma ineluttabile evoluzione delle cose d'Italia, ed intanto si integravano nella società d'accoglienza.
Molti tra gli esuli (ma sempre di piccoli numeri si tratta) aveva però seguito la tradizione del volontarismo militare, e dopo il 1833-34, aveva partecipato agli endemici sollevamenti dell'America Latina oltre che in Spagna, in Portogallo.
Su questi soltanto Mazzini poté riprendere qualche influenza, attraverso Cuneo che si era insediato a Montevideo. Ma dovette arrendersi al fatto che ormai pochi credevano nel metodo insurrezionale e soprattutto nessuno vedeva più in Mazzini colui che sarebbe stato capace di trovare soluzione pratiche alla situazione italiana, anche per la sua decisa opposizione alla svolta giobertiana.

Il passaggio ad un'azione militare

Per un azione di tipo militare vi era invece spazio: chi tornava dall'America sapeva di Garibaldi. Zambeccari, a Bologna, che non aveva smesso l'attività patriottica, alimentava il mito di un generale vincitore. Anche dopo la fine della rivoluzione nel Rio Grande, il passaggio di Garibaldi in Uruguay, lungi da fargli perdere la sua nomea, gli permetteva di rientrare di nuovo in contatto con ambienti che comunicavano attivamente con l'Europa. Montevideo era un grande porto, e gli esuli di tutti i paesi, i commercianti, vi erano numerosi. Anche gli ambienti diplomatici, ufficialmente ostili, contribuivano, proprio con il loro allarmismo, a diffondere la sua fama in Europa. Più di Mazzini, dunque, poté Cuneo, e la corrispondenza degli italiani che preparano il ritorno in Italia di un Garibaldi ormai deciso a portare l'azione sul terreno militare.
Lo studioso francese Gilles Pecout7 spiega che progressivamente, già dal 1831, si mette sullo stesso piano in Italia la rivendicazione di liberalismo politico e la patriottica lotta antiaustriaca. Coloro che sono costretti all'esilio cercano nelle occasioni di associarsi un modo per rimanere fedeli ai loro ideali giovanili e di tentare ancora qualcosa per la patria sognata. Ma non insurrezioni e cospirazioni.
Coloro che partono per combattere con Garibaldi appartengono in linea di massima alla cosiddetta Congrega di Rio de Janeiro. Di loro si sa poco, sono, sembra, una cinquantina d'italiani, (cifra confermata da tutti gli autori ma di nomi ne abbiamo meno) nella rivoluzione farroupilha. Portare le idee sul terreno della lotta armata rappresenta un formidabile salto di qualità, che, se sarà a lungo ignorato in Europa, sarà d'insegnamento a colui che sarà artefice del " salto di qualità " in Italia.

Dalle due parti del mare, il ruolo dei carbonari e dei massoni

Un ruolo altrettanto rilevante del mazzinianesimo hanno avuto i carbonari e massoni, che trovano nel sud del Brasile un terreno fecondo. Dispersi e non organizzati, anche loro troveranno nella "Giovine Italia" un nuovo movente di aggregazione che li rafforzerà. Tra loro troviamo senz'altro Livio Zambeccari, consigliere e segretario di Bento Gonçalves. Zeffiro Ciuffoletti e Sergio Moravia spiegano che gli elementi di distinzione fra Massoneria e Carboneria sarebbero da rintracciare nel fatto che la prima fu laica e anticlericale, mentre la seconda fu pervasa da un profondo sentimento religioso che mutuò molti dei sui simboli e dei suoi rituali dalla liturgia e dalla storia cristiana. Nelle file dei carbonari, come si sa, la presenza dei religiosi fu assai elevata. La Massoneria inoltre, per lo meno a livello statutario, non si occupava di politica e rispettava le istituzioni monarchiche vigenti, mentre la Carboneria nasceva come strumento di azione politica e si batteva per l'instaurazione di governi democratici e costituzionali. Evidente, fin dalle origini, fu la sua aspirazione a trasformarsi in una struttura politica pulita e aperta. Appena la svolta costituzionale del 1820 lo consentì, la Carboneria abbandonò la dimensione segreta, rese pubbliche le proprie sedute e avviò un'intensa opera di proselitismo in piena libertà.
Se la Massoneria attingeva ad un'ideologia universalistica e a un generico cosmopolitismo umanitario, che aveva il suo pieno referente nelle varie correnti del pensiero illuministico, la Carboneria invece era imbevuta delle nuove teorie romantiche e guardava al risveglio delle nazionalità come proprio orizzonte ideale.
La Massoneria uscì subito di scena. La Carboneria e le altre società segrete sopravissero almeno fino ai moti del 1831, per cedere in Europa davanti al Movimento democratico, ma continuarono ad essere una trama solida in America Latina.

In seguito alle giornate parigine del luglio 1830, l'Italia è ridiventata terra di cospirazioni patriottiche e rivoluzionarie in stretto rapporto con la Francia terra di esiliati politici nonché nuova culla del liberalismo. Dopo lo scacco della cospirazione carbonara promossa dai fratelli Bonaparte a Roma nel dicembre 1830, le rivoluzioni cominciano a interessare, nel febbraio 1831, l'Italia centrale. A Modena, in Romagna, prima. Poi d'infiamma tutta l'Italia centrale. Gli austriaci ristabiliscono l'ordine, e impiccano Ciro Menotti a Modena.
Conclude il già citato Gilles Pecout: " La rivoluzione del 1831, seguite nel gennaio dell'anno dopo da nuovi scontri tra rivoluzionari e le truppe pontificie coadiuvate dagli austriaci, hanno, in effetti, lasciato un segno nella mentalità italiana ed internazionale. Il loro fallimento è correntemente evocato come la prova dello scacco di un'intera generazione di rivoluzionari, in primo luogo i cospiratori e i congiurati legati alla carboneria."8

Gli italiani, da Rio de Janeiro al Rio Grande do Sul

Tensione politica a Rio de Janeiro

Mentre l'Europa sembrava assopita, ma in verità affilava le armi per una grande esplosione, la rivoluzione del 1848, che l'avrebbe scossa tutta a nome di quegli ideali democratici e tardo-romantici che travagliavano anche il Brasile, l'Impero che aveva portato all'indipendenza e suscitato istituzioni parlamentari aveva anche imposto un ordinamento accentrato. I movimenti di rivolta si accentuarono nei primi anni '30, per cause interne molto più che come riflesso della situazione in Europa, provocando l'abdicazione dell'Imperatore e la nomina di un Consiglio di reggenza, in considerazione della giovane età del nuovo Imperatore, Pedro II.
Permaneva comunque un clima di tensione. Guerre d'indipendenza e guerre intestine avevano inferto gravi danni all'agricoltura, principale risorsa della popolazione. Da un'altra parte, però, vi era l'incremento di traffici con l'Europa, prima soffocati dal regime del monopolio che le due potenze iberiche avevano imposto alle colonie. Con commercianti e banchieri, soprattutto inglesi, scrive il prof. Scirocco nelle sua biografia di Garibaldi, 9 nelle nuove capitali si erano insediati i diplomatici degli Stati europei. La fregata De Geneys, la stessa che avrebbe dovuto portare Garibaldi se non fosse sfuggito ai suoi obblighi militari, aveva portato in Brasile il conte Egesippo Palma di Borgofranco, nuovo rappresentante del Regno di Sardegna, in relazione ufficiale col Brasile dal 1820. Sarà la stessa fregata, con i suoi frequenti viaggi, a portare notizia del condannato a morte Garibaldi, giovane che non chiede la grazia, e a riportare a Marsiglia la prima lettera di Garibaldi indirizzata a Luigi Canessa, lettera che testimonia del fatto che Garibaldi lo considera veramente come colui che gli ha dato l'investitura quale rappresentante della giovane Italia.
Emigrati ed esuli si erano stabiliti soprattutto nel bacino del Rio de la Plata, in Argentina e nel futuro Uruguay. Le navi che arrivavano, specialmente dalla Liguria, portavano su e giù giornali, ma anche opuscoli come quelli della Giovine Italia, e le notizie dei sollevamenti La necessità del Governo di Torino di comunicare alle sue rappresentanze diplomatiche i fatti ed i nomi degli esuli, informazioni che da questi arrivavano poi ai governi locali, sono, come abbiamo visto, la prima fonte delle nostre informazioni in merito.
Possiamo dunque sostenere che i primi italiani da prendersi in considerazione siano proprio coloro che, seppur a cerchia ristrette di persone, fanno conoscere in Europa la situazione degli Stati americani: i diplomatici, i commercianti importanti, esponenti agiati della comunità italiana in grado per esempio di offrire un sostegno sociale ai meno fortunati, o di creare economicamente un giornale, un foglio in lingua italiana, di diffondere idee. Tra le domande che si possono fare, vi è quella delle sponsorizzazioni, e nel nostro caso, questo accentua il ruolo della fascia agiata della nostra comunità a Rio de Janeiro, meno nota di coloro che poi la rappresentarono con la spada in mano.

Rapporti con l'Italia

Con quale intensità i fatti del Brasile possono essere conosciuti in Europa? Ancora su questo punto ci illumina il prof. Scirocco che ci ricorda che una nave impiegava in media sessanta giorni per compiere il viaggio dal Mediterraneo al Brasile, più i tempi della consegna di una lettera o di un pacco. In linea di massima, si può calcolare che uno scambio epistolare si svolgeva nell'arco di sei mesi, scrive Scirocco. Questo ci permette di prendere la giusta misura degli scambi epistolari tra Mazzini e Garibaldi, tra Cuneo e Mazzini, e spiega anche in parte come è potuta nascere la confusione a lungo esistita sui i rapporti tra Mazzini e Garibaldi, Cuneo e Garibaldi, Rossetti e Mazzini.

Inserimento di Garibaldi a Rio

Quando Garibaldi arrivò a Rio de Janeiro, si sapeva solo di lui che era stato oggetto di una condanna morte per contumacia, per aver partecipato ad un'insurrezione mazziniana, e questo valeva tutti i passaporti presso la comunità repubblicana. Ma non si sapeva che era stato Luigi Canessa, di Marsiglia, a indicarlo come rappresentante della Giovine Europa, che l'incontro a Taganrog con Cuneo non era mai avvenuto, e tanto meno l'incontro con Mazzini a Genova. Nelle sue Memorie, Garibaldi è poco preciso in merito, ma oggi la ricostituzione di quegli anni è abbastanza sicura.10 Il prof. Romano Ugolini da una spiegazione alla distorsione dei fatti : la necessità più tardiva, di consacrare il mito di un giovane eroe che sarebbe stato coinvolto ed iniziato nelle teorie mazziniane già dal 1833, sarebbe portatore di un messaggio, e così in grado di imporsi a tutti quelli che già avevano un ruolo nella comunità degli esuli. In effetti, arrivando a Rio de Janeiro, Garibaldi non trova un terreno vergine.
Il prof. Scirocco sostiene che "il bandito condannato per il moto di Genova, già personaggio, uomo-immagine, dei rivoluzionari per la rinuncia a cercare il perdono delle autorità, potrebbe trovare rifugio sicuro più vicino alla patria, per esempio a Costantinopoli, dove è vissuto a lungo. Si muove verso l'America per una scelta precisa, non come un esule sfiduciato, ma come un patriota ardente che vuole continuare a dare la sua opera per il trionfo degli ideali nazionali."11 Non coincidano i giudizi di Ugolini e di Scirocco, poiché Scirocco cede qualcosa al mito di Garibaldi, mentre Ugolini da per molto più casuali gli eventi di Marsiglia e la partenza, dovuta anche ad un epidemia di colera a Marsiglia e dintorni. Ma quello che conta è che in quel momento Garibaldi scopre la sua vocazione, ed anche il suo talento : ha individuato nelle idee di Mazzini un viatico per se e nei mazziniani un ambiente che lo accoglie, lo porta, lo riconosce.
La condanna a morte di Genova è l'atto di nascita di Garibaldi, l'incontro con Luigi Rossetti, con Cuneo, poi con Zambeccari l'inizio del suo protagonismo politico e militare, ed è quanto a noi interessa.12

I compagni, gli aiuti

Luigi Rossetti (sopranome Olgiati) lo accoglie a braccia aperte e immediatamente scocca tra i due una scintilla che Garibaldi stesso descrive efficacemente nelle sue Memorie. "Gli occhi nostri s'incontrarono, e non sembrò per la prima volta, com'era realmente. Ci sorridemmo reciprocamente, e fummo fratelli per la vita, per la vita inseparabili".13 Nel 2000, Tabajara Ruas ha dato alle stampe il suo bel "Garibaldi e Rossetti"14 ed ha contribuito egregiamente alla migliore conoscenza di questa nobile figura. Va fatto poi costante riferimento all'opera monumentale di Yvonne Capuano su questo punto e molti altri. 15
Vi sono altre forti personalità sul posto, tra gli altri Giuseppe Stefano Grondona. I rapporti tra i due non saranno mai semplici. Anche di lui Garibaldi si ricorda nelle Memorie. Il Grondona è qualificato da Garibaldi di "genio quasi infernale". Questo ligure, antico giacobino, è stato compagno di lotta di Giacomo Mazzini, è arrivato a Rio intorno al 1815, espulso per le sue idee nel 1823 e riammesso nel 1834 dal regime più liberale di Pedro II. Benché sia più legato all'idea della rivoluzione universale che a quella italiana, si mette in contatto con Mazzini e si fa arrivare le pubblicazioni della Giovine Italia che traduce, creando con mezzi propri una Società Filantropica italiana. Garibaldi in un primo tempo lo agevola, entra in una loggia locale della Massoneria per inserirsi nell'ambiente (Grondona è massone) alla famosa loggia "Asilo de la Vertud". Ma Garibaldi si considera investito direttamente da Mazzini, poiché lo è da Canessa, e si crea subito una difficoltà con Grondona. In breve, Garibaldi deve imporsi su Grondona, e non glielo perdonerà mai. Sarà per questo che Grondona non riuscì mai a tornare in patria ?
Tornano invece, nel 1839, altri personaggi presenti nella congrega di Rio de Janeiro, e sono le loro relazioni alla polizia che ci illuminano su molti fatti, tra testimonianza forzata e delazione. Vincenzo Raimondi, Gian Battista Folco,
soprattutto Cesare Corridi, che aveva come sopranome Pietro Carnesecchi, e potrebbe essere anche lo stesso di Michele Lando. Lui presterà il sopranome di Carnesecchi a Grondona, già indiziato dalla polizia, quando tornerà in Italia. Chi dei due si sarà veramente nascosto sotto il nome di Carnesecchi? I pareri non concordano.
Una considerazione sulla questione dell'età dei partecipanti alla Giovine Italia. Noi siamo abituati a vedere i nostri eroi rappresentati come grandi vecchi, consideriamo la loro l'età: nel 1835, Mazzini ha 30 anni, Garibaldi ne ha 28. Zambeccari, che è già un grande scienziato, ne ha 33. Giovan Battista Cuneo (sopranome: Farinata degli 0berti) è nato a Oneglia nel 1809, ha 26 anni, ne aveva 24 quando è stato costretto all'esilio. (Sarà uno dei pochi a morire in Italia e nel suo letto, a Firenze, nel 1875, dopo essere stato eletto deputato nel 1849 ma avere scelto di tornare a vivere in America Latina). Il genovese Luigi Rossetti, direttore con Cuneo del giornale "O Povo" muore invece in combattimento nei pressi di Viamao il 24 novembre 1840, poco più che trentenne. Quasi una squadra di ragazzi, diremmo oggi, di giovani teppisti, a appena buoni per una rivoluzione di farrapos... Rossetti è arrivato a Rio nel 1827, Cuneo nel 1835, con Pietro Gaggini, orologiaio, anche lui condannato per i fatti di Genova del 1833, ed abitano assieme. Ambedue hanno un buon grado di cultura : Rossetti ha studiato legge, Cuneo ha il talento del giornalista e dello scrittore. Per aiutare Garibaldi ad imporsi, ed in particolare a superare l'handicap culturale che può darla vinta a Grondona che organizza contro di lui un vero e proprio sabotaggio, Cuneo crea, nel marzo 1836, un giornale che intitola proprio "La Giovine Italia". Il suo scopo è di preparare attività sovversive in Italia.

L'azione

I mesi della preparazione all'azione

La Rivoluzione è già iniziata quando Garibaldi arriva a Rio de Janeiro Avendo lasciato Marsiglia l'8 settembre 1835, giunge nella capitale brasiliana alla fine dell'anno. All'inizio del 1836, prende il mare, grazie ai fondi raccolti da Giacomo Picasso, carbonaro, commerciante benestante che sembra offra quasi tutta la somma necessaria per comprare la garopera di venti tonnellate, battezzata " Mazzini ". Anche i fratelli Francesco e Luigi Zignago, grossi negozianti, lo aiutano (tutto da studiare il loro ruolo) oltre a Stefano, Giacomo, Paolo Antonini di Montevideo, e Luigi Nascimbeni che fa da intermediario tra gli Antonini e Rossetti, assieme a Natalio Rusca. Garibaldi inizia a commerciare assieme a Rossetti. Le idee circolano, però, se il genovese Domenico Terrizzano battezza la sua barca Giovine Europa, e il veronese, ingegnere laureatosi in Svizzera, Luigi Dalecasi (o Delle Case) la sua imbarcazione La Giovane Italia. Durante il suo soggiorno a Rio, sappiamo che Garibaldi abita dal Dalecasi, Via Fresca n° 7. Egli era stato compromesso nel tentativo mazziniano del 1834 a Genova, ma era riuscito a fuggire e quello stesso anno si era stabilito a Bahia, dove aveva armato una nave per i viaggi a lungo corso. Si era dunque trasferito a Rio da poco. Le attività sovversive degli italiani in esilio non erano in un primo tempo rivolte alla vita politica locale. Erano destinate ad alimentare la loro fiamma patriottica, talvolta sotto la forma del Mutuo Soccorso che li teneva uniti. Chi scriveva, come Cuneo, lo faceva per l'Italia. E tutta la solidarietà rivolta all'esiliato Garibaldi era forse solo destinata a fornirgli un lavoro? Vi è da dubitarne. Sono Cuneo e Rossetti che scoprono nel giovane Garibaldi le qualità dell'uomo d'azione, e questo è un momento fondamentale nella vita di Garibaldi.

Si passa all'azione.

Infatti, Garibaldi naviga da commerciante da più di un anno quando la sua vita entra in un'altra dimensione. Mentre maturava il progetto di raggiungere Cuneo a Montevideo, non sapendosi accontentare ormai di una tranquilla attività di commerciante, sa della insurrezione scoppiata nel sud del Brasile. Siamo ai primi mesi del 1837, al provincia riograndese è in rivolta dal 1834, ma nel secondo semestre del 1836, gli Imperiali hanno la meglio ed hanno imprigionato, dopo la sconfitta da loro subita a Fanfa il Colonnello Bento Gonçalves ed il suo segretario, l'italiano Livio Zambeccari. Il quale, catturato nella battaglia di Fanfa agli inizi di ottobre 1836, scrive a Cuneo per chiedere qualcosa da leggere "che contenga di Libertà parole". Bento Gonçalves era un massone molto attivo.Aveva organizzato diverse logge lungo la frontiera, e nel progetto politico suo come in quello di Zambeccari, vi era no solo la rivoluzione politica ma anche una forte aspirazione alla rivoluzione sociale, che Zambeccari sognava del resto per l'Italia. Le idee degli esiliati s'incrociavano con quelle del Partito Repubblicano della provincia del Rio Grande, che era molto influenzato dagli ufficiali dell'esercito. Idee libertarie e moderne che trovarono buon'accoglienza nell'elite liberale dei grandi proprietari, tra i quali era Bento Gonçalves e buona parte dei suoi ufficiali.
Zambeccari appartiene alla seconda generazione degli esuli, quelli cacciati dai fatti del 1821. Aveva a quel momento appena 19 anni. Arrivato in Sud-America nel 1826 dopo una dura esperienza in Spagna, e studi appassionati in Francia ed Inghilterra, riprende l'attività scientifica e politica in Rio Grande. A Porto Alegre si affilia ad un logia massonica. In realtà è un carbonaro con idee mazziniane. Contribuisce ampiamente a formare lo spirito della rivolta. L'incontro decisivo avviene nella prigione di Santa Cruz dove s'introducono senza troppa difficoltà Rossetti e Garibaldi nel febbraio del 1837, dopo una prima visita del solo Rossetti dove però sono emerse le idee di Garibaldi, quella di intraprendere la guerra di corsa lungo le coste brasiliane.
Quando arriva la "patente di corso" dalle autorità del Rio Grande. Garibaldi si sente investito da un ruolo legittimato, non corsaro ma capitano di una nave da guerra. Il bello di questa situazione è che Garibaldi e Rossetti, con alcuni altri italiani, partono da Rio per andare a condurre la loro guerra, sempre come commercianti, ma chi può ignorare chi sono ? Garibaldi parte da Rio per la guerra corsara contro il Brasile. Ha appena 30 anni. Sarà la sua prima esperienza di comandante, e l'apparizione di quei tratti di genialità che distingueranno le sue gesta. Riceve il grado di capitano-tenente, deve coordinare ed armare due lancioni che stavano in costruzione sul Rio Camaquà. Ognuno di questi pancioni riceve un equipaggio di 35 uomini : uno è comandato da Giuseppe Garibaldi, l'altro da John Griggs, un americano sedotto anche lui dalla causa farroupilha.

I protagonisti meno noti

Di Garibaldi e Rossetti sappiamo già. Ma vi è anche
Luigi Carniglia che Garibaldi tiene in grande stima, e che gli salvò più tardi la vita in occasione di uno scontro a fuoco sul Rio della Plata. Garibaldi arrivò ad auspicare per lui un monumento nella sua città di Deiva, vicino a La Spezia, e Deiva farà, infatti, un monumento che mostra Carniglia che sostiene Garibaldi ferito. Anche qui Garibaldi trova accenti epici nelle sue Memorie. Scrive, infatti "Io voglio parlare di Luigi. E perché non dovrei parlarne ? perché plebeo? Perché nato nella moltitudine di coloro che lavorano per tutti? Perché non apparteneva all'alta classe, che generalmente non lavora per nessuno e divora per tanti ?... Alta era la sua anima, dice Garibaldi, "nel proteggermi, nel custodirmi come un bambino nella sventura, quando ero incapace di muovermi, languente, nel punto d'essere abbandonato da tutti! Delirante del delirio della morte, mi si sedeva accanto Luigi, con l'assiduità e la pazienza di una angelo; quindici lasciava un momento per piangere". E conclude : "ancora un martire della libertà, uno dei tanti italiani destinati a servire ovunque, fuori dell'infelice loro terra natìa". 16
Vi è anche
Eduardo Mutru, che ha 24 anni nel 1934, ed è nativo di Nizza Marittima, marinaio di 3° classe al Regio servizio. Anche Garibaldi è di Nizza marittima: Mutru, condannato a morte assieme a lui, è un compagno di gioventù.
Imbarcano anche il genovese
Pasquale Lodola, che pilotino, e due marinai, Giovanni Lamberti e Giacomo Fiorentino.
Quest'ultimo muore nel 1837 stesso, alla punta di Jesus Maria, laddove Garibaldi è gravemente ferito. "Uno dei migliori compagni italiani", lo definisce Garibaldi. Era di la Maddalena, in Sardegna, dove Garibaldi avrebbe deciso di stabilire più tardi la sua dimora. Dell'isola di Capraia era invece un altro marinaio, Antonio Lima, o Lama. Gabarroni, o meglio Giovanni Gavazzane, o Joao Gavarron, che doveva essere il pilota dalla Mazzini, non poté imbarcare. Vi era anche Maurizio Garibaldi, non parente del nostro ma buon marinaio.
Nella Congrega, cioè Sezione delle giovane Italiani Rio, si trovano anche i nomi di Gris (o meglio Giacomo Criss, sopranome di Picasso. E così sappiamo che nel 1838 si trovava ancora nelle prigioni brasiliane come proprietario dell'imbarcazione Mazzini, Tersani (o forse lo stesso Domenico Torrisano, incontrato da Garibaldi in casa Delacazi, anche lui facoltoso commerciante), Vincenzo Raimondi. Quest'ultimo fa parte della generazione più anziana, essendo nato a Finale Marina nel 1788. Aveva militato nelle armate napoleoniche e dopo varie traversie si era trasferito in America Latina nel 1831. Torna in patria nel 1838, ha già 50 anni. Giovan Battista Folco risulta anche lui nello " statino" degli affiliati alla Congrega di Rio, ma è persona ricca, e forse informatore del Regno. Vi sono anche Carlo Belgrano di Oneglia e Luigi Vacani, maestro di musica, collaboratore al giornale.
Si dice che una cinquantina d'italiani parteciparono alla rivoluzione farroupilha, e forse alcuni degli affiliati della Congrega di Rio vi furono, ma è difficile saperlo.
A Foz do Rio Campitura, il 15 luglio, Garibaldi, naufraga. Nelle "Memorie" dice che a quel momento gli italiani erano sette. Muoiono Mutru, Carniglia, Luigi Staderini, Navona, forse quello stesso Lorenzo N. che Garibaldi ricorda nelle Memorie. Chi sarà Giovanni D. ?
In extremis, Garibaldi incontrò Francesco Anzani, nelle vicinanze di San Gabriele Nato a Alzate, nella Brianza l'11 novembre 1809, a 17 anni fuggiva per andare a combattere in Grecia. Prende parte al moto repubblicano di Parigi nel 1832, combatte in Portogallo e Spagna nelle file dei costituzionali. Poi emigra e combatte con i farrapos delle poche forze repubblicane a lui rimaste fedeli, ma ben presto Anzani gli scrisse che non vi era più nulla da fare, e lo raggiunse a Montevideo. Lasciando il Brasile per l'Uruguay, Garibaldi gli lasciò il comando Napoleone Castellani, di Montevideo, che voleva armare una nave per aiutare Garibaldi, si era recato ad Alegrete per prendere accordi con Bento Gonçalves, ma non riuscì nell'intento. Su tuttavia in quella occasione che si annodò il forte sodalizio Garibaldi-Anzani-Castellani, e naturalmente Cuneo, che avrebbe portato i suoi frutti in Uruguay nella fase successiva della vita di Garibaldi.

La percezione della rivoluzione farroupilha in Italia

Adesso dobbiamo chiederci per quali vie l'epopea sudamericana pervenne in Italia, ed in quali tempi. Quando Garibaldi tornò in Italia, all'inizio del 1848, la sua riputazione era sta assicurata essenzialmente dal tam-tam dell'emigrazione, e negli ambienti ufficiali dalle relazioni dei rappresentanti del Regno alla corte di Torino. E' probabile però che sia stata soprattutto l'avventura uruguayana a destare l'attenzione, in virtù dell'importanza degli incarichi assunti da Garibaldi, e dalle capacità organizzative da lui dimostrate (anche grazie a Francesco Anzani). Comunque le pubblicazioni della Giovine Italia, di "O Povo", qualcosa avevano fatto per il giovane condottiero. Ma fu soprattutto la biografia di Cuneo, pubblicata nel 1850, a dare della sua vita fino allora una visione complessiva. Garibaldi, ricevendone il testo nel marzo 1850 scrive all'autore. "Ho corso la biografia, e vi ho scorto la prevenzione dell'amico".17 Quella biografia sarà essenziale no tanto per gli effetti immediati quanto perché da lei i maggiori autori che, fino ai tempi moderni, scriveranno di Garibaldi in Sud-America si ispireranno.
Citiamo solo un passo del Cuneo : "Tutta la vita di Garibaldi è un continuo e non infecondo sacrificio alla libertà e alla patria. Nei suoi atti d'uomo privato, come in quelli d'uomo pubblico, ne'lieti convegni degli amici, come nelle serie e gravi adunanze uno fu sempre l'oggetto che ebbe in mira, uno l'argomento dei suoi pensieri e dei suoi discorsi: Patria e Unità. Le sublimi aspirazioni della forte anima sua costantemente s'elevarono a quell'altissimo concetto; di ogni altra cosa poco o nulla prese mai cura, perciò fu visto combattere sempre, e la causa americana difendere con que''ardore medesimo conci impugnò le armi in Lombardia ed in Roma.- Al pensiero tenne sempre dietro e incessante l'azione."18
Nelle sue "Memorie", la cui prima edizione è del 1872, lo stesso Garibaldi evocherà molti episodi, il ricordo degli amici più cari, e Giuseppe Guerzoni, nel 1882, aggiungerà molti elementi che faranno chiarezza sulla cronologia degli eventi.19 Ma l'interesse degli storici si era spostato sui fatti italiani, e forse, per la sua posizione in Italia, era meglio che Garibaldi lasciasse da parte i suoi trascorsi di corsaro e di soldato di ventura.

Alcune considerazioni generali possiamo tuttavia trarre dalla presenza degli italiani nella Rivoluzione farroupilha. che gli italiani furono pochi, e che molti di loro morirono. Ma con il tempo il mito di Garibaldi si sarebbe espanso in Sudamerica, coadiuvato dalla presenza al suo fianco di una brasiliana, dando identità alla corposa emigrazione italiana che successivamente ha partecipato al popolamento del Brasile.
Che seppur sia stata una guerra persa, essa aveva rappresentato per Garibaldi una straordinaria lezione di vita. In quei cinque anni, Garibaldi diventò se stesso, e non perse mai più i caratteri acquisiti che furono la sua forza in vicende assai diverse.

Quando si dedicò alla redazione della sue Memorie, Garibaldi non si dimenticò dei suoi compagni italiani di avventura. Ricordandola morte di Rossetti, egli così si esprima :
"Non vi angolo della terra, ove non biancheggiano l'ossa d'un italiano generoso ! E l'Italia li scorda !... coloro che fecero bello il suo nome nel nuovo mondo ! In tutte le contrade del mondo ! Essa ne sentirà la mancanza..."

Viuno strano itinerario seguito dalla nomea di Garibaldi nata in America Latina e là calata rapidamente nell'oblio, se non presso una cerchia ristretta di immigrazione.20 Ma da lì é partita in Italia, grazie alle diplomazie di tutti i paesi presenti su Rio del Plata e dintorni, ai giornali dell'emigrazione ed all'opera di Cuneo, e soprattutto grazie al ritorno in patria dello stesso Garibaldi ed ai fatti del 1848-49.
L'Eroe si rigenera nei fatti italiani, dalla Repubblica Romana alla Spedizione dei Mille, il mito non si affievolisce con Aspromonte e Mentana, ed infine si riattiva con la morte,che da luogo ad una quantità inverosimile di celebrazioni e commemorazioni. Poi cala in Italia rapidamente un silenzio che appena si schiude per qualche manifestazione ufficiale sempre più rada.
E' l'avvento della Repubblica brasiliana che porta ad una riconsiderazione del senso e della portata della rivoluzione farroupilha. Da questo momento in poi, inizia la costruzione di Garibaldi come mito impareggiabile. L'Eroe della rivoluzione farroupilha entra a fare parte, con la sua consorte, della storia e dell'identità del Brasile, ed è un Eroe a dimensione mondiale. Il mito si espande lentamente nella prima parte del XX° secolo, esplode con il Cinquantenario della morte di Garibaldi, nel 1932, che serve al Fascismo per la sua propaganda, a tale punto che Mussolini fa riportare a Roma, sul Gianicolo, le ceneri di Anita sepolta a Nizza per volontà dell'Eroe accanto a sua madre.21 Bisogna però aspettare gli anni che seguono la seconda guerra mondiale perché autori brasiliani ed italiani comincino a interessarsi alla biografia dell'Eroe, fino alla ulteriore esplosione del Centenario della morte, nel 1982, dove la conoscenza di Garibaldi in Brasile deve molto, in Italia, all'opera di Salvatore Candido, per anni direttore dell'istituto Italiano di Cultura di Montevideo.22 Non evoco qui lo scatenarsi degli autori brasiliani e la minuta riscoperta dei fatti della rivoluzione farroupilha e dei suoi protagonisti, anche con risvolti romanzeschi (Manuela, Anita) che fanno parte della comunicazione culturale, veicolo per la costituzione di un'identità nazionale.

Garibaldi e Anita nella storia brasiliana

Se un lavorio continuò nel tempo, e già dagli anni 1870 in Rio Grande do Sul fu per via del processo di assimilazione del mito garibaldino all'interno della mitologia nazionale, in seguito all'assunzione della rivoluzione farroupilha a mito nazionale. Ci colpisce tuttavia che Garibaldi, e quasi solo lui, sia rimasto vivo nel culto popolare. Perché? Credo sia anche una questione di immagine, della quale Garibaldi si è sempre giovato: Cuneo a Montevideo, ma anche il pittore Gallori, e più tardi in Italia Alexandre Dumas ed una profusione di artisti. Il Rio Grande do Sul fu la terra dei gaùchos, nomadi che si spostavano alla ricerca di lavori precari nelle grandi praterie, ultori del più rigido individualismo e della legge del più forte, capaci di gesti di coraggio estremo ma poco usi alla vita in società. Nella trasfigurazione letteraria della figura del gaùcho, creata dalla Sociedade do Parthenon Literàrio intorno agli anni Settanta dell'Ottocento, i caratteri dell'eroe romantico presero il sopravento, oscurandone la primitiva connotazione... Su tutti questi punti mi accontento di riprendere l'analisi di Nuncia Santoro de Costantino, nel suo lavoro dedicato agli Italiani a Porto Alegre .23
Ora il mito del gaucho entrò a fare parte integrante del mito della guerra dos farrapos, innervandola di attributi romantici e fornendo ad essa gli elementi per la formazione di una morale collettiva, che diede a sua volta luogo ad un'abbondante produzione letteraria, almeno fino al Novecento...
Gli elementi del mito garibaldino che dopo il 1860 arrivarono in America Latina furono rielaborati, facendo di Garibaldi un gaùcho tra i gaùchos. In realtà il mito dell'Eroe fu riletto usando motivi tradizionali che ben si prestavano alla individuazione dell'Eroe romantico: il suo arrivo a Rio De Janeiro e l'incontro con Rossetti, l'episodio del trasporto per terra delle navi, il naufragio del Farroupilha... (ed altre vicende tra le quali il primo amore per Manuela e l'incontro con Anita), il Garibaldi che beve mate, il Garibaldi che canta romanza italiane.
La fisicità di Garibaldi si componeva di elementi che arrivavano dall'Europa, ma che si erano formati in America Latina, dove tornarono amplificato dall'aura del mito. Il poncho, gli occhi azzurri (o meglio diciamo chiari) la grande barba, sono solo alcuni attributi di un più vasto cliché: nella mitologia riograndese, Garibaldi fu uomo di mare, corsaro o capitano di marina della Repubblica, dimenticando il suo contributo alle battaglie di terra...
Ma non sono solo le fonti letterarie a formare l'immaginario dell'opinione pubblica riograndese. Nella storia del Rio Grande do Sul scritta nel 1901 da Joao Maia, adottata nelle scuole dello Stato, Garibaldi è definito "intrepido", ed il coraggio in combattimento è l'attributo che prima e più degli altri riesce a farlo accettare da straniero, nel difficile contesto riograndese.
Al momento della sua scomparsa, gli organi di stampa del Rio Grande do Sul, oltre a sottolinearne la grandezza, tornando sul tema dell'indomito coraggio e dell'amore per la libertà, illuminato dal disinteresse verso la gloria e l'ambizione personale, rivendicarono l'appartenenza dell'Eroe alla loro terra.
L'entusiasmo per la figura di Garibaldi era genuino nel 1882 , ma lo diventò più ancora nel 1889 quando il Rio Grande diventò una Repubblica, realizzando così gli ideali della rivoluzione dei farrapos. Il governo repubblicano gli rese omaggio intitolandogli una località. Per il centenario della nascita, le commemorazioni si susseguirono in tutto lo Stato.
In realtà il mito contribuiva a formare l'apparato ideologico della nuova realtà repubblicana, in un rapporto positivo con l'Italia, da dove provenivano tanti figli del Rio Grande.
Quando ci si avventurò a volere denigrare Garibaldi, furono gli immigrati a prendere la difesa dell'Eroe, e trovarono l'appoggio del popolo riograndese.
Bisogna pur dire che i compagni di Garibaldi sono stati molto maggiormente dimenticati, per questa semplificazione degli eventi storici che li riporta , appunto, ad un eroe, solo per sua natura. A Garibaldi bisogna pur riconoscere il merito di avere legato la sua figura, nel Santa Caterina e nel Rio Grande, ad una brasiliana, Anita, ed il mito si è trovato esaltato da questo omaggio reso da Garibaldi stesso al popolo brasiliano, nella sua componente azzoriana di origine, particolarmente cara al Rio Grande. Si sottolinea persino l'esistenza di un Garibaldi brasiliano, il primo figlio di Garibaldi nato a Mostardas nel 1840, in condizioni degne dell'epopea.24 Qualcosa del vento della storia passa, quando Menotti muore nel 1903: il poeta Gabriele D'Annunzio viene a salutare la salma di Menotti che riposa nell'Agro Pontino, a Carano. Il feretro di Menotti che torna da Roma a Carano per l'ultimo riposo. Si radunano per scortarlo gli antichi butteri, i custodi delle mandrie di buoi e di cavalli della campagna romana, con i loro grandi mantelli ed i cappelli a larghe falde. Il poeta vede in loro i gaùchos in mezzo ai quali è nato, che vengono a fargli scorta per riportarlo idealmente verso orizzonti più ampi ancora.
La figura stessa di Bento Gonçalves è rilevante per quella parte del mito di Garibaldi che si è formata in Brasile, perché egli fu il tramite tra la sua terra e l'elite degli italiani: Garibaldi, ma prima di lui Zambeccari, che portava a Cuneo ed a Rossetti. La scelta di Zambeccari come Segretario da parte di Bento Gonçalves dice qualcosa sulla cultura e la distinzione dello spirito di questo ufficiale, ricco proprietario, espressione elevata della cultura della sua terra. Egli è l'immagine perfetta del caudillo alla quale si ispirerà sempre Garibaldi, uomo libero ed illuminato, erede diretto del grande Bolivar. La casa di Caprera è per me la realizzazione di un sogno di proprietario di una estancia, libero sulla sua isola, e dove, ebbe a dire Garibaldi "Da qui l'infinito io contemplo", come nelle sconfinate terre americane, delle quali Caprera raccoglie molto dell'infinita bellezza.

Ma i protagonisti italiani della rivoluzione farroupilha non sono entrati, finora, nel mito. Esso sembra essersi concentrato tutto su Garibaldi, eroe romantico. Si può sperare che da questo importante convegno emerga invece la realtà di un gruppo di personalità eccezionali, tutte indispensabili all'impresa. Solo attraverso la loro azione collettiva - uomini ed idee - si spiega che un uomo che aveva respirato per 14 anni l'aria del Brasile e dell'Uruguay abbia potuto essere, proprio grazie a questo, uno dei maggiori artefici dell'unità d'Italia.

Roma- Porto Alegre, settembre 2005



NOTE

1 Annita Italia Garibaldi Garibaldi in America Ed A. I. Garibaldi Roma 1932. p.12

2 Si svolge in questo momento a Parigi una mostra, presso il Museo della vita Romantica ospitato nella casa che fu di Madame de Staehl, intitolata proprio al Brasile romantico : presenta tele di Alessandro Cicarelli (1811-1879), assieme a tele brasiliane e francesi (Nicolas Antoine Tonnay e Jean Baptiste Debret) che appartengono alla Fondazione Estudar di San Paolo. La stessa immagine romantica si desume dai filmati che il Brasile propone in Europa, ispirati alla "Casa delle Sette Donne", dove i personaggi della Rivoluzione farroupilha e dell'800 brasiliano in generale appaiono sempre in una versione romantica coincidente con l'animo dell'Europa dei tempi di Mazzini e Garibaldi.

3 Per un buona conoscenza da parte italiana dei fenomeni relativi alla rivoluzione farroupilha, vedere Alessandro Gallante Garrone L'emigrazione politica italiana del Risorgimento. Rassegna Storica del Risorgimento Aprile-Sett. 1954 .Istituto Poligrafico dello Stato Roma. pp. 223-242. Vedere anche Il movimento migratorio italiano dall'unità nazionale ai giorni nostri a cura di Franca Assante, Istituto italiano per la storia dei movimenti sociali e delle strutture sociali. Napoli 1978.

4 In particolare citiamo di Salvatore Candido :
- L'azione mazziniana in Brasile ed il giornale "La Giovine Italia" di Rio de Janeiro (1836) attraverso documenti inediti o poco noti. Bollettino della Domus mazziniana, Pisa n°2 1968.
- Giuseppe Garibaldi, corsaro riograndese (1837-1838) Istituto per la Storia del Risorgimento. 1963.
- La rivoluzione riograndese nel carteggio inedito di due giornalisti mazziniani : Luigi Rossetti e G.B. Cuneo. (1837-1840) CNR Valmartino in Firenze. 1973.
- Giuseppe Garibaldi dall'avventura marinara riograndese (1837) al comando della flotta in Uruguay. In Garibaldi , Generale della libertà. Ministero della Difesa, Roma 1984.

5 Vedere altresì Salvo Mastellone. Mazzini e la "Giovine Italia" 1831-34. Domus mazziniana, Pisa 1960. 2 vol. 1960

6 Rimane una domanda : Salvatore Candido scrive che il partito farroupilha era formato da gente dei campi, e da una elite di giovani idealisti educati da dottrinari entusiasti, fra cui l'italiano Livio Zambeccari seguace delle idee di Mazzini. Come sono nati i contatti e la fiducia ? Su Livio Zambeccari, vedere Tra il Reno e la Plata, la vita di Livio Zambeccari studioso e rivoluzionario, a cura di Mirtide Gavelli, Fiorenza Tarozzi e Roberto Vecchi. Bollettino del Museo del Risorgimento.Bologna 2001.

7 Gilles Pecout Il lungo Risorgimento Mondatori Milano 1999

8 Gilles Pecout. op. cit. Pp.114-115.

9 Alfonso Scirocco Garibaldi - Battaglie, amori, ideali d'un cittadino del mondo. Laterza, Roma-Bari 2001

10 In merito possono mettersi a raffronto le opere, recenti, di Romano Ugolini Garibaldi, genesi di un mito Roma, ed. dell'Ateneo. 1982 e d'Alfonso Scirocco (op. cit.)

11 Alfonso Scirocco op. cit. p32.

12 Tra mito e realtà anche Jerome Grevy, Garibaldi, Presses de la Fondation Nationale des Sciences Politiques, Paris 2001

13 Giuseppe Garibaldi Memorie autobiografiche Firenze Barbera 1888 p.15

14 Tabajara Ruas Garibaldi e Rossetti a cura dell'Associazione Culturale Italiano del Rio Grande do Sul. 2000

15 Yvonne Capuano De sohos e utopias. Anita e Giuseppe Garibaldi. Melhoramentos Sao Paolo, 1999 e Garibaldi o leao de liberdade Totalidade Sao Paolo 2000

16 Giuseppe Garibaldi Memorie autobiografiche. Op. cit. pp.29-30

17 Epistolario di Giuseppe Garibaldi Vol.1 1834-1848 istituto per la Storia del Risorgimento 1973.

18 Giovanni Battista Cuneo Biografia di Giuseppe Garibaldi ed. Raffaello Giusti, Livorno 1932. Pp.58-59.

19 Giuseppe Guerzoni Garibaldi G. Barbera ed. Firenze 1882. 2 vol.

20 Andrea Carnicci Garibaldi nell'Associazionismo dell'emigrazione italiana. In "I Garibaldi dopo Garibaldi, la tradizione famigliare e l'eredità politica". A cura di Zeffiro Ciuffolotti, Arturo Colombo, Annita Garibaldi Jallet. Piero Lacaita ed. Manduria 2005.pp 215-144.

21 Ugoberto Alfassio Grimaldi L'utilizzazione del mito garibaldino ad opera del fascismo. In Garibaldi, generale della libertà. op. cit. 605-614

22 Molte altre opere andrebbero citate, tra le quali :
- Franco Della Peruta Garibaldi tra mito e politica in Conservatori, liberali e democratici nel Risorgimento. Milano Angeli 1989.
- A. Benini, P.C. Masini (a cura di) Garibaldi cento anni dopo. Atti del convegno di studi garibaldini. Bergamo 5-7 marzo 1982.
- Giuseppe Garibaldi e il suo mito. Atti del LI Congresso di storia del Risorgimento italiano (Genova, 10-13 novembre 1982) Roma, Istituto per la storia del Risorgimento.
- Simposio internazionale dell'istituto Latino-Americano, Roma. Presenza di Garibaldi in America Latina Roma, 30 maggio - 2 giugno 1983. Atti dattiloscritti. Vedere in particolare M. Gardelin, "L'immagine di Garibaldi nel Rio Grande do Sul".
Di più facile lettura sono :
- Ivan Boris "Gli anni di Garibaldi in Sud America 1836-1848" Longanesi e C. Milano 1970.
- Luigi Lami "Garibaldi e Anita corsari" Mondatori Milano 1991

23 Nuncia Santoro de Costantino, nel suo lavoro dedicato a : Italiani a Porto Alegre : l'invenzione di una identità. Pontificia Universidade catòlica do Rio Grande do Sul, Brasile. Ed. Fondazione Giovanni Agnelli Luglio dicembre 2002, con una imponente bibliografia.

24 Per Menotti, il Garibaldi brasiliano, spicca l'opera di Elma Sant'Anna, di Porto Alegre, espressa in molteplici pubblicazioni. Elma Sant'Anna è anche artefice del gemellaggio tra Mostardas e Carano, la città dove visse Menotti con la sua famiglia.