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ing.Pierluigi Carnesecchi

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Personaggi

VITALIANA CARNESECCHI ( 1922---2015 )

IL SOCIALISMO DELLE DONNE:

VITALIANA CARNESECCHI TRA APPARATO DI PARTITO, EMANCIPAZIONE, E IMPEGNO SOCIALE

 

Vitaliana Carnesecchi era nata sabato 11 marzo 1922, ed e' morta quasi dimenticata nel gennaio 2015......................................

 

 

Il secondo dopoguerra italiano ha rappresentato un laboratorio politico, sociale ed esistenziale di straordinaria complessità, all'interno del quale il conseguimento del suffragio universale nel 1945 ha segnato lo spartiacque per l'ingresso delle donne nella sfera pubblica.

Tuttavia, la storiografia ufficiale ha spesso teso a concentrare la propria attenzione sulle grandi figure parlamentari o sulle madri costituenti, lasciando parzialmente in ombra quel fitto tessuto di dirigenti d’apparato e militanti che hanno materialmente costruito la democrazia nei territori e nelle strutture dei partiti di massa.

In questo panorama, la figura di Vitaliana Carnesecchi ha importanza per comprendere le dinamiche del "socialismo applicato" e delle lotte per l’emancipazione femminile nella seconda metà del Novecento.

Esponente di spicco del Partito Socialista Italiano (PSI), sindacalista e attivista dell’Unione Donne Italiane (UDI), Vitaliana ha incarnato un modello di militanza totale, capace di coniugare il rigore dell'elaborazione teorica con una formidabile efficacia organizzativa.

La sua traiettoria biografica e politica non si esaurisce nella mera testimonianza, ma si inserisce organicamente nei nodi cruciali della storia repubblicana: dalle complesse stagioni congressuali del PSI — segnate dal passaggio dal frontismo unitario all’autonomismo nenniano — fino alle prime organiche rivendicazioni sul welfare e sui diritti civili.

 

L’operato di Vitaliana Carnesecchi va analizzato su tre direttrici fondamentali, con l'obiettivo , in ultima analisi, di restituire una dimensione reale a una figura non trascurabile del riformismo italiano, dimostrando come la "questione femminile" non sia stata per lei un elemento settoriale o sussidiario, bensì il nucleo fondante di una più ampia battaglia per la modernizzazione democratica e la giustizia sociale del Paese.

Cosi

In primo luogo, va analizzato il suo contributo teorico e programmatico sul binomio emancipazione-lavoro, con particolare attenzione alla richiesta di parità salariale e alla riforma della scuola dell'obbligo, intesa come principale leva di mobilità sociale.

In secondo luogo, va analizzato sua dimensione di dirigente d'apparato, esaminando il suo ruolo logistico e politico nella Sezione Stampa e Propaganda del PSI e la sua fitta corrispondenza con Pietro Nenni. Infine, va analizzato il suo pionieristico impegno nell’Associazione Italiana Circoli Sportivi (AICS), dove teorizzò e promosse lo sport popolare come diritto di cittadinanza e spazio di riappropriazione corporea e sociale per le donne delle classi subalterne.

 

 

Il binomio emancipazione femminile---lavoro e la riforma della scuola

 

Nel contesto economico e sociale dell’Italia del secondo dopoguerra, caratterizzato dalle contraddizioni del "miracolo economico", la riflessione teorica e l'azione politica di Vitaliana Carnesecchi si sono concentrate su un nodo cruciale: il superamento della subalternità femminile attraverso la saldatura tra indipendenza economica e riscatto culturale.

Per Vitaliana Carnesecchi, l’ottenimento del suffragio universale e l'uguaglianza formale sancita dall'Articolo 3 della Costituzione erano traguardi monchi se non supportati da riforme strutturali capaci di scardinare il modello patriarcale, il quale relegava la donna alla sfera esclusiva della riproduzione e del lavoro domestico non retribuito.

Cioe' il lavoro produttivo come presupposto di cittadinanza

Nelle sue elaborazioni in seno alla Direzione del PSI e in collaborazione con le realtà sindacali e l’Unione Donne Italiane (UDI), Vitaliana rifiutava radicalmente l'idea del lavoro femminile come mero "reddito integrativo" o come occupazione transitoria in attesa del matrimonio.

Il lavoro extradomestico veniva da lei teorizzato come un diritto di cittadinanza inalienabile e come il principale vettore di emancipazione identitaria.

Le sue tesi sul lavoro si articolavano su tre rivendicazioni fondamentali:

Parità salariale e qualificazione: Denunciò costantemente il fenomeno del sotto-salario femminile e l'utilizzazione delle donne come manovalanza dequalificata e ricattabile. Sosteneva che l'emancipazione passasse attraverso il riconoscimento delle competenze e la fine della segregazione occupazionale, che confinava le lavoratrici nei settori tradizionalmente considerati "femminili" (come il tessile o il lavoro a domicilio).

Socializzazione dei costi della maternità: Anticipando i dibattiti del femminismo degli anni Settanta, Vitalianacomprese che il lavoro delle donne non si sarebbe mai liberato dal ricatto della precarietà senza una parallela infrastrutturazione sociale. La maternità non doveva essere un "problema privato" della lavoratrice, ma una funzione sociale protetta dallo Stato attraverso una rete capillare di asili nido pubblici, mense aziendali e consultori

Superamento del doppio lavoro: L'attivista pose l'accento sulla necessità di liberare il tempo delle donne. Il cumulo del lavoro in fabbrica o in ufficio con i carichi di cura domestica creava una condizione di perenne svantaggio e logoramento, ostacolando la partecipazione attiva delle donne alla vita politica e culturale del Paese.

Cioe' la scuola dell'obbligo come spazio di liberazione

Se il lavoro era lo strumento per ottenere l'autonomia nel presente, la scuola rappresentava per Vitaliana Carnesecchi la leva per garantire l'eguaglianza nel futuro. La sua critica si rivolse duramente contro l'impostazione scolastica di stampo gentiliano, che prevedeva percorsi rigidamente differenziati in base alla classe sociale e al genere.

Nelle commissioni di studio del PSI, Carnesecchi difese una visione della scuola pubblica che fosse:

Laica e di massa: Capace di emancipare le giovani generazioni, specialmente nelle aree rurali e proletarie, dall'influenza di visioni dogmatiche o confessionali che predicavano la naturale sottomissione della donna all'autorità maritale

Formativa e non segregante: Promosse con forza l'orientamento delle ragazze verso le materie scientifiche e tecniche. Sosteneva che l'accesso delle donne a professioni ad alto valore aggiunto e a ruoli dirigenziali fosse direttamente proporzionale alla capacità della scuola dell'obbligo di offrire alle studentesse le medesime opportunità conoscitive e gli stessi strumenti logico-matematici riservati ai maschi.

 

 

 

La macchina del partito: l'organizzazione congressuale e il carteggio con Pietro Nenni

 

Se l’elaborazione teorica sui diritti civili e l’emancipazione femminile costituiva l’anima ideale dell’azione di Vitaliana Carnesecchi, la sua applicazione pratica passava attraverso il lavoro all'interno dell’apparato del Partito Socialista Italiano. Nei decenni centrali della Prima Repubblica, i partiti di massa richiedevano una classe di funzionari dotata di altissima precisione organizzativa e profonda sensibilità politica. In questo panorama, Carnesecchi si distinse come figura di mediazione e direzione logistica, esercitando la propria influenza sia nella complessa macchina dei Congressi Nazionali sia nell’interlocuzione diretta con la segreteria del partito.

Il carteggio con Pietro Nenni una dialettica tra centro e territorio: La corrispondenza epistolare tra Vitaliana Carnesecchi e Pietro Nenni offre una preziosa testimonianza storica per comprendere la dialettica tra la leadership romana e il radicamento territoriale del PSI, in particolare in una regione cruciale come la Toscana. Nenni, segretario e guida ideologica del socialismo autonomista, vedeva nei funzionari d’apparato come Carnesecchi i garanti della tenuta organizzativa e della penetrazione del messaggio socialista tra le masse lavoratrici.

Dall'analisi delle lettere emergono alcuni nodi centrali:

Il coordinamento della propaganda: Carnesecchi gestiva le linee guida della propaganda locale, modulando le parole d'ordine decise a livello centrale per renderle accessibili e incisive sul territorio. Il dialogo con Nenni evidenzia la sua preoccupazione per l'efficacia dei mezzi di comunicazione del partito (giornali, opuscoli, comizi), affinché parlassero direttamente alle istanze concrete della base operaia e contadina.

 

La mediazione delle correnti interne: Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, il PSI fu attraversato da laceranti dibattiti interni (dalla rottura del fronte unitario con il PCI dopo i fatti d'Ungheria del 1956, fino alla nascita della formula del centro-sinistra). Nelle sue lettere, Carnesecchi si fa interprete degli umori delle sezioni locali, segnalando a Nenni i rischi di scollamento tra i vertici e la militanza di base, e operando per mantenere l'unità del partito attorno alla linea autonomista.

 

Le dinamiche congressuali e la "Stampa e Propaganda": I Congressi Nazionali del PSI rappresentavano il momento di massima espressione del dibattito democratico interno, ma anche un enorme sforzo logistico. Carnesecchi, inserita stabilmente nella Direzione Nazionale, assunse ruoli chiave nella gestione di questi eventi, lavorando in particolare nei settori della Sezione Stampa e Propaganda.

 

La regia dell'immagine del partito: Organizzare un congresso significava curare la redazione delle mozioni, la diffusione dei comunicati stampa per i media nazionali ed esteri e la logistica dei delegati. Carnesecchi si muoveva in un ambiente prevalentemente maschile, imponendosi per rigore metodologico e capacità di sintesi politica. Il suo lavoro garantiva che le decisioni delle commissioni tematiche venissero prontamente tradotte in atti politici consultabili e programmatici.

 

L’introduzione della "questione femminile" nelle mozioni generali : Nei congressi svoltisi tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta, l’azione più significativa di Carnesecchi fu l’incessante lavoro di pressione affinché le rivendicazioni femminili non venissero relegate a commissioni minori o a "punti di facciata". Insieme alla componente femminile riformista del PSI, si batté per inserire in modo trasversale nei documenti programmatici del partito i temi del welfare, degli asili nido e della parità salariale, presentandoli non come concessioni, ma come prerequisiti economici per lo sviluppo democratico dell'intero Paese.

 

 

 

Lo sport popolare come strumento di aggregazione sociale , un diritto di cittadinanza , un diritto femminile

 

L’impegno di Vitaliana Carnesecchi all'interno dell’Associazione Italiana Circoli Sportivi (AICS) costituisce uno degli aspetti più originali, moderni e ingiustamente trascurati della sua biografia politica.

Nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, lo sport era ancora ampiamente percepito secondo una doppia polarizzazione: da un lato, una pratica d’élite o prettamente commerciale, legata al professionismo maschile; dall’altro, uno strumento di disciplinamento del tempo libero gestito prevalentemente dalle organizzazioni confessionali e parrocchiali.

Carnesecchi, con intuito pedagogico e politico, teorizzando lo sport popolare come un fondamentale diritto alla salute, alla cultura e alla socialità delle classi subalterne, lo volle parte della logica di partito

 

La democratizzazione dello sport e il radicamento territoriale

All'interno dei comitati dell'AICS, in particolare nella sua amata Toscana, Carnesecchi si adoperò per dare vita a una fitta rete di circoli capaci di sottrarre lo sport alla logica del profitto e della competizione esasperata.

Lo sport per tutti : Nelle sue relazioni e nei documenti programmatici dell'associazione, Carnesecchi si faceva promotrice del principio per cui l'attività fisica non dovesse essere un privilegio per chi possedeva i mezzi economici, né una prerogativa esecutiva dei campioni. Lo sport doveva essere "popolare", ovvero accessibile a operai, contadini, studenti e anziani.

I circoli come spazi di democrazia: Sotto la sua spinta, i circoli sportivi dell'AICS non erano semplici palestre o campi da gioco, ma veri e propri centri di aggregazione culturale e politica. In un'epoca di profonde trasformazioni urbanistiche e migrazioni interne, questi spazi offrivano ai lavoratori un luogo di ritrovo alternativo alle bische o ai bar, un contesto in cui promuovere la solidarietà mutualistica, il dibattito civile e la crescita collettiva.

 

La rottura dei tabù: lo sport come via per l'inclusione femminile : Il contributo più dirompente di Carnesecchi all'interno dell'AICS fu, senza dubbio, la promozione della pratica sportiva tra le donne, in particolare tra le giovani operaie e le studentesse delle classi popolari. Fino ad allora, lo sport femminile era guardato con forte sospetto dalla cultura conservatrice dell'epoca.

Carnesecchi scardinò questi pregiudizi attraverso tre direttrici:

La riappropriazione del corpo: Promuovere lo sport tra le donne significava, per Carnesecchi, favorire una presa di coscienza del proprio corpo al di fuori dei vincoli tradizionali della maternità o del lavoro logorante in fabbrica. Il gioco e il movimento diventavano strumenti di benessere psicofisico e di autostima.

 

La socialità oltre le mura domestiche: Organizzando tornei, manifestazioni e campionati amatoriali femminili, l'AICS offriva alle donne un'occasione legittima per uscire dalle mura di casa e sottrarsi al controllo patriarcale della famiglia. Lo sport favoriva l'aggregazione tra pari, la nascita di legami di solidarietà e l'abitudine alla condivisione di spazi pubblici.

 

La battaglia contro il confessionalismo: In aperta alternativa alla visione sportiva promossa dai centri della Democrazia Cristiana e delle parrocchie (spesso improntata alla separazione rigida dei sessi e a una visione ancillare della donna), Carnesecchi difese un modello di associazionismo laico, inclusivo e progressista, in cui l'attività ludica ed educativa preparasse le giovani generazioni a una cittadinanza paritaria e consapevole

 

 

 

L’analisi della figura e dell’opera di Vitaliana Carnesecchi consente di tracciare un bilancio storiografico che va ben oltre la dimensione biografica, offrendo preziosi elementi di riflessione sulla storia del socialismo e del movimento emancipazionista in Italia. La parabola politica di Carnesecchi dimostra con chiarezza come le conquiste civili e sociali della seconda metà del Novecento non siano state il frutto di concessioni calate dall'alto, ma il risultato di un lungo, faticoso e metodico lavoro di penetrazione istituzionale e culturale, attuato da quadri dirigenti capaci di tradurre le istanze della base in programmi di governo.

 

Il principale elemento di modernità della Carnesecchi risiede nella sua capacità di rifuggire da ogni forma di isolamento corporativo della "questione femminile". Nelle sue elaborazioni, la lotta contro le discriminazioni di genere è sempre rimasta saldamente ancorata alla critica delle disuguaglianze di classe. Liberare la donna dal giogo del lavoro domestico non retribuito, garantire asili nido pubblici, pretendere la parità salariale e orientare le giovani verso l'istruzione tecnica erano, nella sua visione, i prerequisiti indispensabili per l'emancipazione dell'intero proletariato e per la compiuta realizzazione della democrazia costituzionale.

Allo stesso modo, la sua attività nell’apparato del PSI e il costante dialogo con Pietro Nenni testimoniano la centralità di una dirigenza femminile tecnica, rigorosa e autorevole, capace di governare la complessa macchina della propaganda e dell'organizzazione congressuale in stagioni di profondo mutamento politico. Infine, l’intuizione dello sport popolare e la militanza nell’AICS confermano la sua straordinaria sensibilità pedagogica: la comprensione che la cittadinanza si esercita e si conquista anche attraverso la socialità laica, l'associazionismo territoriale e la cura del benessere psicofisico delle classi lavoratrici.

 

 

In conclusione, riscoprire oggi il profilo di Vitaliana Carnesecchi significa colmare una lacuna nella memoria storica delle culture politiche della sinistra italiana. La sua eredità ci consegna l’immagine di una "costruttrice di democrazia" che ha saputo unire l’utopia umanitaria del socialismo alla concretezza della prassi riformista, dimostrando che la reale emancipazione di una società si misura, inevitabilmente, dal grado di libertà e di dignità riconosciuto alle sue donne.

 

 

NOTA BIBLIOGRAFICA E FONTI D'ARCHIVIO

 

Archivio Storico della Fondazione Pietro Nenni (Roma): Fondo Nenni Privato, Carteggio e corrispondenza con Vitaliana Carnesecchi (Busta 80, Fascicolo 2138).

 

Archivio Nazionale Unione Donne Italiane (UDI): Documenti e verbali relativi ai congressi nazionali e alle commissioni di studio sul lavoro femminile (Anni '50-'60).

 

Atti dei Congressi Nazionali del Partito Socialista Italiano: Mozioni, ordini del giorno e relazioni della Sezione Stampa e Propaganda

 

Archivio Storico Nazionale AICS (Associazione Italiana Circoli Sportivi): Documentazione sui comitati territoriali toscani e nazionali per lo sport popolare.

 

 

 

 

Vitaliana Carnesecchi era nata sabato 11 marzo 1922, alla vigilia delle celebrazioni per la festa della donna che quell'anno furono posticipate rispetto al tradizionale 8 marzo.

Quasi una predestinazione per la figlia di Gastone un tipografo socialista militante del quotidiano la Nazione e di Rina, casalinga.

La piccola Vitaliana cresceva con una educazione laica e religiosa al contempo, condividendo affetto e attenzioni con il fratello, Giordano.

Studiava sino a diplomarsi Maestra, ma prima di avviarsi all'insegnamento a Como e quindi allo storico Collegio della Guastalla a Milano ( dal 1943) incrociava la futura astronoma Margherita Hack al Campo dell'Assi Giglio Rosso. Si era nel 1939 e Margherita aveva appena tre mesi in meno di Vitaliana, ma la stessa passione per l'atletica, lei per il salto in alto e lungo, Vitaliana per lo sprint, ma poi anche tanta altra passione comune per la bici, il nuoto, l'escursionismo.

Ormai l'Italia era precipitata nella Seconda Guerra Mondiale e Vitaliana, sempre in contatto con la famiglia, autrice di una fitta corrispondenza piena di pulsioni sociali e di sentimenti iniziava già nel 1942 il suo percorso di donna impegnata sui temi della libertà, della democrazia, delle pari opportunità .

Nel 1948 era al fianco del Sindaco socialista di Firenze, il senatore Attilio Mariotti, mentre cominciava a far sentire la sua temperanza mista ad ardore tra le file dell'Unione Donne Italiane, dove assumeva ruolo dirigente e cominciava la sua esperienza giornalistica con il periodico Noi Donne.

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da AICSon line num 387 gennaio 2015 Associazione Italiana Cultura Sport

 

 

 

Il peso delle Donne nella nascita della Repubblica italiana

Di Sara Stopponi Ruggero Alcanterini

Pubblicato il 2 giugno 2016

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Oggi penso con vera commozione a Vitaliana Carnesecchi , una di quelle donne dell’UDI (Unione Donne Italiane) che vollero, fortissimamente vollero negli anni difficili dell’Italia travagliata la dignità delle donne, lavorando con successo nella Commissione per il Voto Elettorale alle Donne. Vitaliana è scomparsa novantatreenne poco più di un anno fa, lasciando a me e tutti quelli che hanno beneficiato del suo appassionato apporto nell’Associazione Italiana Cultura e Sport il profumo ed il colore indelebile della fierezza al femminile. Questa l’eredità di una donna tra quelle cui dobbiamo una parte importante della Res Publica di cui oggi siamo o dovremmo essere responsabili custodi. Voglio rendere omaggio a Vitaliana e a tutte le donne che sono state con lei protagoniste della stagione del coraggio, affidandomi al saggio di Giulia Pezzella, realizzato per la Treccani nel 2006: LE DONNE E L’ASSEMBLEA COSTITUENTE

“Il 2 giugno 1946 i cittadini italiani di entrambi i sessi, maggiori di 21 anni, vennero chiamati alle urne per eleggere i componenti dell’Assemblea costituente e per votare il referendum istituzionale che avrebbe stabilito se l’Italia sarebbe stata una nazione monarchica o repubblicana. L’importanza di quella chiamata elettorale appare evidente: era straordinaria per più di un motivo.

La fine della dittatura, dell’occupazione nazifascista e il ritorno alla libertà di scegliere democraticamente i rappresentanti veniva anche celebrato aprendo le porte a una parte della popolazione che fino ad allora (e non solo in Italia) era stata esclusa: le donne.

In generale fino alla fine del XIX secolo era largamente diffusa l’idea (e non solo tra gli uomini) che la componente femminile non potesse partecipare alla vita politica a causa della sua caratteristica ‘emotività’, generatrice – si riteneva – solo di turbamento nella gestione degli affari di stato. Con le discussioni sull’allargamento del suffragio iniziarono a farsi sentire le prime voci che ipotizzavano l’ingresso delle donne nel corpo elettorale ma furono comunque escluse dalla riforma del 1882 e da quella del 1912 (che introduceva in Italia il suffragio universale maschile). Quando poi i tempi sembravano essere maturi e il voto alle donne (con alcune restrizioni) una meta raggiunta, le note vicende politiche interruppero questo processo. Successivamente, nel 1925, Mussolini le incluse – ancora una volta con una serie di norme restrittive – nell’elettorato amministrativo ma l’anno dopo con l’abolizione degli organismi rappresentativi locali si chiuse ogni discussione sui diritti politici, per tutti. Le battaglie delle donne per il diritto al voto e all’eleggibilità

Appena costituito il Governo di Liberazione Nazionale, le donne si attivarono per entrare a far parte del corpo elettorale: la prima richiesta (ottobre 1944) è della Commissione per il voto alle donne dell’UDI che successivamente si mobilitò per ottenere non solo il diritto di voto ma anche quello di eleggibilità. Dal punto di vista politico l’istanza era trasversale – sostenuta dalle rappresentanze dei centri femminili del Partito liberale, Democratico cristiano, Democratico del lavoro, Partito d’azione, Partito socialista, Partito comunista italiano – come anche il Comitato nazionale pro-voto nel quale confluirono le principali organizzazioni. Finalmente il decreto legislativo luogotenenziale del 31 gennaio 1945 sancì definitivamente il suffragio universale e la Consulta (il primo organismo politico nazionale dopo la guerra, al quale i partiti invitarono anche le donne e ne entrarono 13) con il decreto del 10 marzo 1946 relativo alle “Norme per l’elezione dei deputati all’Assemblea Costituente”, incluse anche le donne tra gli eleggibili. Cadevano in entrambi i casi le norme restrittive ipotizzate sempre nel passato e si affermava il principio dell’uguaglianza tra i sessi almeno per quanto relativo ai diritti politici...............................................................

 

 

 

 

UDI Presidenza (Stella Maria Piccone), Ufficio stampa e propaganda (Vitaliana Carnesecchi)

 

Congresso Nazionale AICS: relazioni, interventi, saluti, conclusioni e documenti, a cura di Vitaliana Carnesecchi, Supplemento al n. 4, Roma, 1974, di « Presenza Nuova », mensile dell'AICS.

•Presenza Nuova» mensile diretto Vitaliana Carnesecchi

Inchieste a tempo libero

VITALIANA CARNESECCHI, journaliste de »Presenza nuova«

 

 

 

 

Vitaliana Carnesecchi, Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini,

 

Nel ricordare Giampaolo Lenzi, per anni nostra pietra angolare, sino a divenire C.T. della FIDAL, facevo riferimento ai successi conseguiti sul campo con l’AICS ai GIOCHI HAPOEL nel 1966, in Israele.

In questi giorni ricorre la “shoah“. E’ con nostalgia ed emozione che ricordo quel clima particolare che trovammo dall’8 al 10 maggio nel Kibbutz di Givat Haim. Si celebrava contestualmente il Congresso del CSIT.

In quella occasione la nostra delegazione era guidata dal Presidente della Giunta Nazionale, Enrico Guabello e dalla Responsabile della Comunicazione, Vitaliana Carnesecchi (insieme nella foto), oltre al Tesoriere Tita Falchi.

In quella circostanza, Vitaliana, ex atleta dell’ASSI Giglio Rosso, compagna di club e coetanea di Margherita Hack, nell’Associazione da due anni, era reduce da una lunga importante esperienza internazionale. Rappresentava l’Unione Donne Italiane in Cina, Germania, Russia, Svizzera, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia. E propose ai delegati degli otto paesi partecipanti di svincolare l’antica Organizzazione internazionale di sport e tempo libero dei lavoratori, il CSIT appunto, dallo stereotipo prevalentemente agonistico. Voleva proiettarlo in una dimensione nuova nell’area democratica, sulla base di valori incontrovertibili di libertà e giustizia sociale, una via poi intrapresa con successo.

Vitaliana Carnesecchi, sopravvissuta alle difficoltà vita

Ma perché oggi ho deciso di proporvi il personaggio Vitaliana Carnesecchi? Perché lei è sopravvissuta alle grandi difficoltà della vita. Ha raccolto via via il testimone da altre donne, come Rita Montagnana, Nilde Jotti, Giglia Tedesco Tatò e la stessa Margherita Hack (scomparsa otto anni fa). Donne che hanno fatto la storia dell’associazionismo e della società civile, senza confini geopolitici, culturali, religiosi.

Vitaliana Carnesecchi, che è stata anche insegnante era legata da amicizia e reciproca stima con Tina Anselmi. Operativa nell’AICS sino ai primi anni novanta, ispirava un importante sentimento di considerazione e rispetto. Era ancora attiva e combattiva, sopravvissuta ai suoi familiari e sola, novantatreenne era divenuta pendolare tra ospedali, cliniche e case di accoglienza. Qui sarebbe stato difficile mantenere la propria memoria e la propria identità. Se non attraverso testimonianze d’affetto e sostegno morale, prima ancora che materiale, da parte di chi aveva condiviso con lei decenni di comune impegno a favore della collettività attraverso lo sport e la cultura..............................

articolo di Ruggero Alcanterini,

 

 

 

 

morta nel gennaio 2015

 

 

 

 

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