La pagina del dr Paolo Piccardi

 

Professor Paolo Piccardi : 2016

 

Il prof. Paolo Piccardi e' una persona dai mille interessi e dalle mille cose fatte

Ad un certo punto della sua vita ha sentito il bisogno di ritrovare le sue radici.

Ha cominciato allora , con la tenacia che lo contraddistingue , un viaggio meraviglioso a ritroso nel tempo che lui stesso narrera' . Una serie instancabile di consultazioni di antichi documenti gli permettono oggi di scrivere la storia della sua famiglia dagli inizi del duecento ai giorni nostri e gli hanno permesso di acquisire una grande conoscenza sulle abitudini di vita nella Firenze medioevale

 

Agli inizi della nostra conoscenza il professore mi disse che attraverso la ricerca nel notarile e nei documenti fiscali era possibile ricostruire il vissuto di buona parte della popolazione fiorentina dal trecento ai giorni nostri : con questa sua ricerca ha dimostrato la verita' di questa affermazione

Ritengo che sia questa dimostrazione che da una particolare preziosità alla sua ricerca

Non conosco ricerche di uguale respiro

 

 

Presentazione …………………………………………………… Per conoscere meglio il Prof. Piccardi

 

ALCUNI SCRITTI

 

 

IMPORTANTI MANOSCRITTI  ……………………………….. Importanti manoscritti ed importanti elenchi , taluni quasi dimenticati ( Prof Paolo Piccardi )

 

 

LE ORIGINI DEGLI ALTOVITI

 

Mi ha colpito la collocazione geografica dei beni posseduti dal ramo dei Conti di Soffena studiato dalla dottoressa Elena Cortese e che va dall' Antella a Cintoia, fino al territorio di Castelfranco, in quanto corrisponde esattamente alla dislocazione dei terreni di proprietà di un ramo della famiglia Altoviti, che si insediò prima a Leccio e poi a Campiglia, possedendo anche una casa nella piazza di Castelfranco, confinante con la casa di Ser Riccardo, che fu venduta nel 1351

dr Paolo Piccardi

Gli Altoviti …………………………………………………… Alcuni atti degli Altoviti utili a determinare i loro possessi fondiari

 

 

 

Gli Altoviti …………………………………………………… Le origini degli Altoviti

 

 

 

Allego il Manoscritto 499,

E' lunghissimo e io ho trascritto solo quello che mi pareva interessante o curioso.

La sorpresa è venuta dagllo spoglio delle cartapecore della famiglia Altoviti, nelle quale si legge che Ugone ebbe vari figli, fra i quali Piccardo, il quale ebbe un figlio di nome Caccia.

Questo Caccia acquisto' vari terreni all' Antella (dalle parti di Bagno a Ripoli, Remole ecc., ossia il luogo dei Piccardi del 1362) e non si firmo' Caccia di Piccardo Altoviti", ma Caccia Piccardi. Mori' nel 1330.

Di lui non sono riuscito a trovare notizie da altre fonti.

L' archivio Altoviti non sono riuscito ancora a trovarlo.

Luigi Passerini scrisse una storia degli Altoviti nel 1871, su commissione di una degli ultimi di casa Altoviti, quindi agiografico e scritto con la mano sinistra.

L' ho letto, ma è molto superficiale, non riporta alcuna fonte, nell' albero genealogico del ramo di Ugone chiama il figlio Riccardo anziche' Piccardo (è sicuramente un errore perche' il nome Piccardo venne ripetuto negli anni successivi da altri rami, mentre Riccardo non appare mai)............................................

 

 

 

LE VICENDE DEI PICCARDI FIORENTINI

 

 

Famiglie Piccardi

Una ricerca esemplare ed una vicenda di assoluta importanza per la comprensione della societa' fiorentina , curata dal dr Paolo Piccardi

 

 

famiglie fiorentine  ………………I Piccardi di Pian di Sco' , prima parte : ricerca di Paolo Piccardi sulla sua famiglia

famiglie fiorentine  ………………I Piccardi di Pian di Sco' , seconda parte : ricerca di Paolo Piccardi sulla sua famiglia

 

estratto1  …..........................…Francesco di Paolo Piccardi ,copista. articolo di Paolo Piccardi pubblicato sulla rivista "Corrispondenze"

 

 

allegato1  ………………Portate dei Piccardi al catasto

allegato2  ………………Le carte del processo per turbata possessione

allegato3  ………………Contratto di compravendita di Poggio Bracciolini

allegato4  ………………filtro d'amore e procedura magica

 

 

famiglie fiorentine  ………………I Piccardi di Pian di Sco' , Terza parte : ricerca di Paolo Piccardi sulla sua famiglia: il cinquecento

famiglie fiorentine  ………………I Piccardi di Pian di Sco' , Quarta parte : ricerca di Paolo Piccardi sulla sua famiglia : il seicento

famiglie fiorentine  ………………I Piccardi di Pian di Sco' : ricerca di Paolo Piccardi sulla sua famiglia : Albero genealogico del XVII secolo

famiglie fiorentine  ………………I Piccardi di Pian di Sco' , Quinta parte : ricerca di Paolo Piccardi sulla sua famiglia : il settecento

 

Allegato 4  ………Oratorio in prossimita' della Casa Bianca : Testamento di Vincenzo Salvadori

Allegato 5  ………………Inventario beni della chiesa di San Miniato a Sco'

 

Zanobi Maria del fu Lorenzo Piccardi  ………………Un candido scandalo ...............

 

famiglie fiorentine  ………………I Piccardi di Pian di Sco' , sesta ed ultima parte : ricerca di Paolo Piccardi sulla sua famiglia : Ottocento e novecento

 

 

 

 

 

Albero completo   ………………Albero genenealogico completo della famiglia Piccardi

 

 

 

famiglie fiorentine  ………………I Piccardi di Bagno a Ripoli

 

 

 

 

 

 

A CONCLUSIONE DELLA RICERCA SULLA SUA FAMIGLIA CHE HA PRESO LE MOSSE DA ANNI COSI' LONTANI ( XIII SECOLO ) PAOLO PICCARDI HA VOLUTO RICORDARE IL RECENTE PASSATO CON LA PUBBLICAZIONE DI QUESTA CORRISPONDENZA TRA I SUOI GENITORI NEI TEMPI DELLA 2 GUERRA MONDIALE

UNA CORRISPONDENZA CHE RICORDA GIORNI DIFFICILI . UNA CORRISPONDENZA IN CUI EMERGE VIVIDO L'INCONTRO TRA LA VITA DI OGNI GIORNO E LA GRANDE STORIA

 

Un cenno di introduzione di Piero Piccardi

 

La grande esperienza di ricercatore e valorizzatore di archivi, insieme a capacità consolidate di storico e divulgatore, hanno consentito a Paolo,mio fratello, la presentazione in maniera piana, direi quasi distaccata, delle quasi 500 pagine di corrispondenza che i nostri genitori si sono scambiati, dall'Aprile del 1943, quando sono stati separati dalla guerra, per oltre 15 mesi.

Paolo presenta in questo libro la parte delle loro lettere e cartoline che sono riusciti avventurosamente a scambiarsi, che si è salvata e che è arrivata a noi, come se si parlasse di vicende remote e di esclusivo interesse storico e documentario.

Vi assicuro, non è così.

Solo io, coprotagonista con lui di questa tragedia familiare, fortunatamente a lieto fine, sono in grado di capire e di testimoniare il tumulto di sentimenti, la valanga dei ricordi, il cumulo di emozioni che l'apertura, foglio per foglio, cartolina per cartolina, di queste pagine, ha suscitato in noi.

Ci siamo rivisti, ci siamo ritrovati bambini, io di 7 e 8 anni, lui di 4 e 5, oggetto primo delle angosce e delle speranze dei nostri genitori, fino a che sono riusciti a scriversi.

Adesso, con religioso rispetto, con emozione profonda, e con sincera ammirazione per quello di cui i nostri genitori sono stati capaci di fare in momenti così difficili, ci pare giusto condividere queste pagine, non solo con chi ha vissuto quei momenti ed è citato dai nostri genitori, ma anche con chi ha avuto occasione di conoscerli.

Per noi, immergersi in quei testi ha significato anche rivivere di nuovo la nostra vita di quegli anni su un altro piano, nei loro occhi, in cima alle loro preoccupazioni, dentro tutta la loro disperazione.

Noi due, tutto sommato, nella nostra beata incoscienza infantile, abbiamo avuto di certo la nostra buona dose di bombe, di allarmi, di fughe al riparo, di sirene, anche di fame, ma poi, dopo tutto, nemmeno tanta.

All'epoca, alla nostra età, tutto veniva sublimato dalla capacità di trasformarsi in gioco, e veniva filtrato dall'affetto di una grande famiglia molto unita, molto solidale, sempre ferocemente arroccata a difesa dei figli.

Eravamo sei cugini, bambini dai 10 anni del maggiore, Giampaolo, ai pochi mesi del minore, Roberto, praticamente cresciuti insieme, figli dei tre fratelli Cammelli, ed abbracciati in un unico destino per tutte le settimane dell'emergenza.

Adesso siamo rimasti in cinque, ci manca molto Giampaolo, e dei cinque sono il più vecchio, il depositario del più ricco patrimonio di ricordi di quel periodo straordinario, per mere ragioni anagrafiche.

Per questo, mi sono sentito in dovere di raccogliere, in ordine sparso ed in maniera disorganica, i tanti brandelli di ricordi che mi sono sempre rimasti attaccati dal periodo dello sfollamento, nell'estate del 1943, alla fine dell'emergenza a Firenze, a fine agosto del 1944.

Si aggiungono a quanto altri della famiglia, Paola con i ricordi di sua mamma, la zia Adriana, Carlo con la storia dei Cammelli, hanno già consegnato alla storia.

Si, perchè proprio di storia si tratta, la storia vista dal basso, quella che emerge dalle vicende individuali e dagli effetti sul vissuto quotidiano delle grandi svolte della Storia con la esse maiuscola.

Di questa storia, Giovanni e Dina, i nostri genitori, emergono come autentici eroi ed agli stessi dedichiamo, insieme a Paolo, queste pagine, nel ricordo struggente del loro amore e della loro lezione di vita, non solo in guerra ma anche in tutti gli anni che seguirono.

 

 

LETTERE NELLA BUFERA

 

 

 

La guerra nelle lettere di Giovanni e Dina Piccardi fra Sicilia e Firenze (1943--1944)

 http://www.carnesecchi.eu/corrispondenza_di_guerra.pdf

 

a cura di Paolo Piccardi

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTA di Carnesecchi

Paolo Piccardi ha avuto l’onore nel 2015 di essere nominato accademico dell’Accademia delle Arti del Disegno.

 

http://www.aadfi.it/

 

 

Firenze si vanta di ospitare l’Accademia delle Arti del Disegno, l’accademia più antica del mondo.

Una storia lunga 450 anni

1300 ca. – 1563 La Compagnia di San Luca e le origini

 

L’Accademia delle Arti del Disegno ha avuto origine dalla Compagnia di San Luca formata, nel 1339, tra gli artisti fiorentini per "sovvenire così nelle cose dell’anima, come del corpo, a chi, secondo i tempi, n’avesse bisogno".

Una compagnia o fraternita che vide iscritti tra gli altri Benozzo Gozzoli, Donatello, Lorenzo Ghiberti, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti quando ancora, secondo gli statuti medievali, i pittori venivano immatricolati all’Arte dei Medici e degli Speziali perché assimilati agli speziali per la macinatura e la preparazione dei colori, mentre gli scultori e gli architetti figuravano tra i membri dell’Arte dei Maestri di Pietra e di Legname.

"Cascata la Compagnia del tutto et quasi finita", si deve a Giorgio Vasari l’idea di formare una nuova Accademia e Compagnia emancipata dallo spirito artigianale e garante del valore intellettuale dell’attività artistica. Da compiuto biografo Vasari era ben consapevole di quanto si fosse evoluto nel tempo lo stato sociale dell’artista. Per lui riconoscere e far riconoscere l’eccellenza degli artisti significò non soltanto sottolineare la nobiltà del loro impegno e la dignità con cui dovevano essere onorati nella società, ovvero occupare una posizione elevata nella scala sociale, ma anche assicurare la trasmissione di questa eccellenza con un adeguato insegnamento.

Per realizzare il suo progetto, nel maggio 1562, Vasari coinvolse il frate servita Zaccaria Faldolfi, il Bronzino, Francesco da Sangallo, Bartolomeo Ammannati, Vincenzo de’ Rossi, Michele di Ridolfo del Ghirlandaio. Ne parlò poi col duca Cosimo I e, "pregatolo a volere così favorire lo studio di queste nobili arti, come aveva fatto quello delle lettere, avendo riaperto lo Studio di Pisa, creato un collegio di scolari, e dato principio all’Accademia Fiorentina, lo trovò tanto disposto ad aiutare e favorire questa impresa, quanto più non arebbe saputo desiderare".

Poco dopo, il 25 luglio 1562, avvenne l’inumazione dei resti del Pontormo nella nuova cappella funeraria voluta da fra Giovann’Agnolo Montorsoli alla SS. Annunziata "per tutti gl’uomini dell’arte del disegno, pittori, scultori e architettori che non avessono proprio luogo dove essere sotterrati". Venne quindi formulato il testo dei nuovi capitoli dell’Accademia e Compagnia dell’Arte del Disegno, una nuova arte distinta dall’esercizio del disegno, il quale altro non era "che una apparente espressione o dichiarazione del concetto che si ha nell’animo, e di quello che altri si è nella mente immaginato e fabbricato nell’idea".

Il testo dei capitoli venne rivisto da don Vincenzo Borghini, il futuro luogotenente della nuova istituzione, e approvato dalla corte medicea il 13 gennaio 1563.

 

1563-1784 L’Accademia delle Arti del Disegno

La prima riunione dell’Accademia e Compagnia dell’Arte del Disegno avvenne, il 31 gennaio 1563, nel capitolo del monastero degli Angeli.

In quell’occasione Cosimo I venne riconosciuto "principe e Signor Nostro e Capo di tutti", mentre Michelangelo fu proclamato "Padre e Maestro di queste tre Arti".

Negli anni seguenti, Cosimo I colse ripetutamente la possibilità di sopraintendere alla produzione del nuovo qualificato sodalizio artistico, e di utilizzarlo nell’interesse del suo Stato attraverso la formulazione di un linguaggio che legittimasse ed esaltasse il proprio potere.

Contemporaneamente, Vasari convinse il duca di poter trasmettere, rispettandolo, il messaggio michelangiolesco, e di "onorare l’arte con l’arte, con invenzioni ed opere piene di spirito e di vaghezza, che escano dal sapere, dalla prontezza delle nostre mani e de’ nostri artefici".

Nel 1564, furono allestite le solenni esequie di Michelangelo in San Lorenzo e venne iniziata la costruzione del suo monumento funebre a Santa Croce.

Nel 1566, Andrea Palladio, Danese Cattaneo, Tiziano, Tintoretto e Giuseppe Salviati chiesero di essere iscritti all’Accademia a testimonianza dell’importanza assurta da questa istituzione nel mondo artistico e culturale, mentre nel 1567 Filippo II di Spagna sottopose il progetto dell’Escurial al parere degli artisti toscani.

Nel 1571, si ritenne l’Accademia ormai matura per ottenere il riconoscimento dello stato di Università in modo da istituzionalizzare l’attività artistica e di renderla di interesse pubblico. Nel testo del nuovo ordinamento non figurava più il termine di Compagnia, ma quello di Università, cioè di una compagnia dotata di personalità giuridica, e pertanto provvista di un proprio tribunale autonomo per tutte le "cause che s’agiteranno avanti al luogotenente et consoli di detta Accademia". Acquisita questa autorità, nel 1602, l’Accademia fu incaricata di non permettere l’esportazione fuori Firenze di dipinti di Michelangelo ed altri grandi autori.

Divenne quindi una soprintendenza ai beni culturali del granducato e operò come tale in numerose occasioni: nel 1634 per il progetto di una nuova facciata al duomo di Firenze, e nel 1680 per evitare la perdita della Cappella Brancacci e degli affreschi di Masaccio nella basilica del Carmine.

Contestualmente, fino dai primi anni della sua attività, l’Accademia si fece "Studio a utilità d’i Giovani che imparano queste tre Arti", e furono previsti sostegni economici per i fanciulli poveri ma meritevoli d’età tra gli 11 e i 15 anni, ed ancora materiali gratuiti per gli accademici in modo da sovvenire e aiutare "quelle virtù che sono per la povertà impedite, per non havere il modo da poter fare l’opere". Maestri di pittura, scultura e architettura furono affiancati da un insegnante di matematica e prospettiva a partire dal 1569 e, tre anni più tardi, venne introdotto lo studio del panneggio oltre a quello del nudo e alle esercitazioni di anatomia.

Sempre a vantaggio dei giovani allievi, dal 1680, l’Accademia allestì nei chiostri del convento della SS. Annunziata pubbliche esposizioni delle opere degli artisti e dei collezionisti fiorentini.

Nel 1737, con l’approvazione del granduca Gian Gastone il luogotenente Francesco Maria Niccolò Gabburri istituì concorsi di pittura, scultura e architettura con premi per i migliori allievi assegnati nel corso di una pubblica cerimonia.

1784-1873 Le trasformazioni da Pietro Leopoldo all’Italia Unita

Il 3 ottobre 1784, un motuproprio del granduca Pietro Leopoldo abolì l’Accademia del Disegno con la "giurisdizione che alla medesima spettava", e istituì l’Accademia di Belle Arti in una nuova sede di Piazza San Marco dove vennero riunite "tutte le scuole appartenenti al Disegno, e all’Accademia che alle medesime dovrà presiedere". Le nuove scuole previste dal motuproprio furono quelle del disegno, di composizione e colorito, del nudo, di scultura, d’intaglio in rame, di architettura, e di grottesco. Una prima modifica al nuovo ordinamento si ebbe, nel 1807, con il rescritto di Maria Luisa di Borbone regina reggente d’Etruria che consentiva a 30 artigiani di partecipare alle adunanze dei professori dell’Accademia per discutere di casi pratici. In epoca napoleonica fecero seguito nuovi statuti nel 1811 e 1813.

In questi ultimi emanati da Elisa Baciocchi per l’Impero Francese, l’Accademia venne divisa nelle tre Classi delle Arti del Disegno, della Musica e Declamazione, e delle Arti Meccaniche.

Posta sotto la tutela del Comune di Firenze, ebbe annesso un Conservatorio d’arti e mestieri, un Istituto di musica, declamazione, e arte teatrale, una Biblioteca e una Galleria.

Dal 1784 e fino all’Unità d’Italia, l’Accademia ebbe modo di assolvere alla tutela dei beni culturali della Toscana. Nel 1788, dopo aver ricomposto nella sua nuova sede la Cappella della Crocetta affrescata da Giovanni da San Giovanni, nel 1810 ebbe in carico1.233 opere d’arte provenienti dai conventi soppressi dal governo napoleonico.

Due anni più tardi, il presidente dell’Accademia Giovanni degli Alessandri dovette scrivere al ministro dell’interno, Jean-Pierre Bachasson di opporsi alla demolizione della chiesa e convento di San Marco di Firenze che, invece, venne proposto come deposito di monumenti di scienza e arti. Nel 1831, ricevette da parte dell’Opera di Santa Maria del Fiore la scultura del San Matteo di Michelangelo e, nel 1840, le venne affidata la cura e la vigilanza del Chiostro della Compagnia dello Scalzo, del Cenacolo di San Salvi, della Cappella del Palazzo Medici Riccardi unitamente alla Galleria di Luca Giordano e al Chiostrino della SS. Annunziata.

Nel 1841, ad opera del presidente Antonio Ramirez di Montalvo, la Galleria dell’Accademia ricevette un ordinamento cronologico e fu suddivisa in una Galleria dei quadri grandi, una Galleria dei quadri antichi, una Sala dei quadri piccoli e una Sala dei cartoni, con una Galleria dei premiati per gli elaborati dei vincitori dei saggi annuali e dei concorsi triennali.

L’assetto dell’Accademia, definito con gli statuti del 1813, venne modificato a partire dal 1850, quando il granduca Leopoldo II separò le Scuole Tecniche delle Arti e Manifatture per trasformarle in un autonomo Istituto Tecnico e, nel 1860, attraverso i decreti dell’allora ministro della pubblica istruzione del R. Governo della Toscana, Cosimo Ridolfi che portarono alla fondazione di una Scuola di Declamazione separata dall’Accademia, e alla formazione di nuovo R. Istituto Musicale di Firenze. L’Accademia di Belle Arti rimase così composta soltanto dalla sua prima Classe delle Arti del Disegno, e fu suddivisa nelle due sezioni dell’insegnamento e del corpo accademico.

1873-2013

I nuovi statuti e il ruolo attuale dell’Accademia delle Arti del Disegno

Nell’Italia ormai unita, nel 1873, il ministro della pubblica istruzione del Regno d’Italia, Antonio Scialoia emanò nuovi statuti che separarono il collegio dei professori (Accademia delle Arti del Disegno) dall’istituto di insegnamento (Accademia di Belle Arti).

L’istituto fu posto alle dirette dipendenze del ministero, e le ingerenze del corpo accademico vennero limitate alla partecipazione di due accademici agli esami e ai concorsi per i premi degli allievi, e a quelli ministeriali per la nomina dei professori.

Soltanto nel 1937 l’Accademia delle Arti del Disegno fu resa completamente autonoma dall’Accademia di Belle Arti.

Grazie ad un nuovo statuto "nello spirito dello Stato Fascista", approvato dal ministro dell’eduzione nazionale del Regno d’Italia, Giuseppe Bottai, venne costituita dalle tre classi di architettura, pittura, scultura e incisione.

Passò a comprendere quattro classi di architettura, scultura, pittura, incisione con lo statuto datole nel 1953 dal ministro della pubblica istruzione della Repubblica Italiana, Antonio Segni, e finalmente nel 1978, con un intervento dell’allora presidente Rodolfo Siviero, il ministro per i beni culturali e ambientali, Dario Antoniozzi le riconobbe un nuovo statuto con le cinque classi di pittura, scultura, architettura, storia dell’arte, discipline umanistiche e scienze.

 

Tra gli accademici figuravano gia’ due Piccardi

 

PICCARDI GIACOMO

Architetto, eletto Accademico Onorario 22.9.1972 (Atti 1965-1974 c. 129); eletto Accademico Residente e Vicesegretario dell’Accademia 21.12.1974 (Atti 1974-1986 c. 23)

PICCARDI PAOLO

Ingegnere agrimensore, eletto Accademico 12.1.1755 (f. 20 c. 19v); immatricolato 12.1.1755 (f. 112 c. 141); tasse 1755-61 (f. 133 c. 153); tasse 1755-65 (f. 121 lettera P); squittinato 26.7.1757 (f. 48 cc. 13r 24v); squittinato 10.10.1762 (f. 50 c. 19v); eletto Conservatore 8.1.1763 (f. 61 c. 116r); eletto Consigliere 5.5.1763 (f. 61 c. 116v); non eletto Console perchè tratto dalla borsa dei pittori per errore 15.4.1765 (f. 61 c. 119v); squittinato 12.8.1770 (f. 51 c. 20r); eletto Console dicembre 1773 (f. 62 c. 6v); squittinato 4.5.1777 (f. 52 c. 20r); eletto Consigliere 22.4.1778 (f. 62 c. 14r); eletto Console 19.12.1783 (f. 62 c. 22v)

 

Cosi ne parla Paolo Piccardi

Il mio omonimo Paolo Piccardi

 

Nel libro degli accademici dell’ Accademia delle Arti del Disegno di Firenze

Il geometra Paolo Piccardi venne incaricato di ristrutturare la Loggia del Bigallo in piazza del Duomo di Firenze e sede della Misericordia.

Nel farlo, aggiunse quella casa stretta e lunga indicata con la freccia rossa.

 

 

Allego anche una pianta di Castelfranco a lui dovuta

 

 

 

 

 

 

 

La pagina del dr Paolo Piccardi

 

 

 

ALTRI STUDI

 

 

 

 

UNA RICERCA DEL DR PAOLO PICCARDI  ………………..Faella nel catasto del 1427

 

 

 

UNA RICERCA SUL CATASTO DEL DR PAOLO PICCARDI  ………………..Piandisco' nel catasto del 1427

 

 

 

NOTE SULLA FAMIGLIA TORSELLINI

Dr Paolo Piccardi

 

Quando iniziai lo studio del catasto del 1427, rimasi colpito da una portata che spiccava, fra le altre, per la bella e nitida calligrafia, ancor più sorprendente perché opera della mano di un bottaio, certamente avvezza più a rudi strumenti che al calamo.

Allego sia la riproduzione che la trascrizione.

Del Torsellini si può sapere di più consultando le ricevute di pagamento conservato presso l’ archivio dell’ Opera del Duomo:

http://duomo.mpiwg-berlin.mpg.de/ITA/PA/PAlist7321S0.HTM

http://duomo.mpiwg-berlin.mpg.de/ITA/PA/PAlist7322S0.HTM

Nel 1466 Torsellini venne bandito da Firenze

Nei secoli successivi troviamo i Torsellini ricordati in numerosi documenti come fabbricanti di candele di cera.

 

L'originale  ………….L'originale della portata di Giovanni Torsellini al catasto del 1427 

La trascrizione  ………….Trascrizione della portata di Giovanni Torsellini al catasto del 1427 

 

una breve storia  …………Una breve storia e un albero genealogico della famiglia Torsellini

 

 

 

 

 

Giotto di Bondone fiorentino ed il suo omonimo e contemporaneo senese

 

 

 

 

Giotto di Bondone  ………….Giotto di Bondone : Uno studio del dr Paolo Piccardi

Giotto di Bondone  ………….raccolta di documenti per Giotto di Bondone : A cura del dr Paolo Piccardi

Allegato1  ………….documento sul Giotto di Bondone senese: A cura del dr Paolo Piccardi

Allegato2  ………….documento sul Giotto di Bondone senese : A cura del dr Paolo Piccardi

Allegato3  ………….documento su una presunta moglie di Giotto : A cura del dr Paolo Piccardi

 

 

 

 

 

Una congiura che avrebbe potuto cambiare tutta la storia fiorentina : La congiura dei Pazzi

 

 

Il 26 aprile 1478 a Firenze viene assassinato Giuliano de Medici , a stento si salva Lorenzo

 

 

Mi è capitato fra le mani un manoscritto di proprietà di un discendente di generazioni di notai. L'ho fotografato, purtroppo al semibuio e le foto non sono buone. Si tratta del racconto della congiura dei Pazzi "che fece descrivere la Regina di Francia Caterina de' Medici". Non è firmato né datato. Credo sia la trascrizione della relazione scritta da Francesco Neroni, che fu ripresa poi dagli storici successivi. Allego la trascrizione e un paio di foto.

 

 

 

La congiura dei Pazzi  …da un antico manoscritto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Wikipedia

La stampa a caratteri mobili è una tecnica di stampa inventata dal tedesco Johann Gutenberg nel 1455. Questo per quanto riguarda l'Europa: in Asia, infatti, esisteva fin dal 1234, grazie alla tecnica dei coreani della dinastia Goryeo.

 Johann Gutenberg nacque a Magonza, dal mercante Friele (Friedrich) Gensfleisch zur Laden, nato intorno al 1350 e cittadino di Magonza dal 1372, e da Else Wyrich, che Friedrich aveva sposato in seconde nozze nel 1386. Non si conosce la data certa della nascita di Johann; ma è citato come maggiorenne in un documento del 1420. Gli studiosi hanno pertanto collocato la nascita tra il 1393 e il 1403 (come data simbolica per la nascita di Johann Gutenberg, è stato preso il 1400). Il nome "zum Gutenberg" deriva dall'edificio "Hof zum Gutenberg" (oggi in Christophstrasse, 2) in cui la famiglia si trasferì.

I Gensfleisch erano una delle famiglie patrizie della città, dediti alla lavorazione del metallo e al conio. Nel 1430 Johann Gutenberg decise di trasferirsi a Strasburgo per motivi politici, e qui lavorò come apprendista orafo, occupandosi in particolare del conio delle monete.

Attorno al 1448 Gutenberg ritornò a Magonza, dove nel 1450 costituì una Societas con il banchiere Johann Fust, che contribuì con 1600 fiorini (o gulden), e l'incisore Peter Schöffer (o Schäffer), allo scopo di stampare la cosiddetta "Bibbia a 42 linee" sulla base della Vulgata. Nel 1450 gli esperimenti di Gutenberg erano a buon punto: era già in grado di procedere alla composizione e alla stampa sia di fogli singoli che di libri voluminosi. Il progetto della Bibbia venne concluso il 23 febbraio 1455 presso la "Hof zum Humbrecht" (oggi in Schustergasse, 18) e il libro messo in vendita a Francoforte. L'edizione (con tiratura di 180 copie) suscitò immediato entusiasmo per la qualità tipografica.Era la prima volta che si stampava una Bibbia senza prima aver ricevuto una ordinazione.

A Fust, però, non interessava tanto produrre un capolavoro quanto far soldi. I frutti del suo investimento stavano tardando ad arrivare(per completare le 180 edizioni della Bibbia passarono tre anni). I rapporti tra i due soci divennero tesi e nel 1455 — proprio nel momento in cui le Bibbie venivano completate — Fust pretese la restituzione del prestito. Gutenberg non fu in grado di restituire la somma e fallì. A seguito del processo che seguì il fallimento fu costretto a cedere a Fust almeno parte dell’attrezzatura per la stampa e i caratteri tipografici per le Bibbie.

Fust aprì la sua tipografia insieme a Peter Schöffer (che ne aveva sposato la figlia), capace operaio di Gutenberg. La loro impresa, Fust e Schöffer, raccolse i frutti del buon nome che si era fatto Gutenberg e divenne la prima tipografia commercialmente redditizia al mondo. L'impresa Fust e Schöffer stampò nel 1457 un'edizione del Libro dei Salmi. Questo presenta nuovi tipi in due altezze e la stampa bicroma dei capilettera.

Gutenberg cercò di continuare la sua opera aprendo un’altra tipografia. Alcuni studiosi gli attribuiscono altro materiale stampato che risale al XV secolo. Ad ogni modo, nessun’altra sua opera a stampa raggiunse la magnificenza e lo splendore della Bibbia delle 42 linee. Nel 1462 Gutenberg subì un altro duro colpo. In seguito a lotte per il potere all’interno della gerarchia cattolica, Magonza fu bruciata e saccheggiata. Gutenberg perse la sua officina per la seconda volta. Morì sei anni dopo, nel febbraio 1468.

 

Il procedimento di stampa di Gutenberg consisteva nell'allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, che veniva cosparsa di inchiostro e pressata su un foglio di carta o di pergamena. L'innovazione stava nella possibilità di riutilizzare i caratteri: fino ad allora veniva usata la tecnica della xilografia (da cui il torchio xilografico), in cui le matrici di stampa venivano ricavate da un unico pezzo di legno, che poteva essere impiegato solo per stampare sempre la stessa pagina, finché non si rompeva la matrice, cosa che accadeva assai spesso.

I libri stampati con la nuova tecnica tra il 1453 e il 1500 vengono chiamati incunaboli.

La lega tipografica per i caratteri di Gutenberg era formata da piombo, antimonio e stagno, raffreddava velocemente e resisteva bene alla pressione esercitata dalla stampa. La macchina usata per la stampa era derivata dalle presse a vite usate per la produzione del vino: questo permetteva di applicare efficacemente e con pressione uniforme l'inchiostro sulla pagina.

Si può dire che Gutenberg abbia inventato un intero processo industriale, comprendente:

I caratteri mobili (forgiati in metallo tenero e fondibile), ottenuti in rilievo da una matrice. Gutenberg usò il punzone degli orefici per creare non il singolo carattere, ma la matrice di una serie di caratteri (secondo il principio della fòndita a ripetizione). Dalla matrice si potevano ricavare, con apposite colature, i caratteri tipografici in quantità, grandezza e qualità desiderate;

L'inchiostro per i caratteri mobili, con qualità chimiche appropriate ai caratteri in metallo (non più ad acqua ma utilizzando l'olio);

Il processo di composizione con le relative attrezzature. La principale è il torchio tipografico, modellato sul torchio da vino dei coltivatori renani.

L'idea vincente di Gutenberg fu quella di sintetizzare strumenti e tecniche che già esistevano ed applicarle alla stampa.

Questa tecnica si rivelò di gran lunga superiore ai procedimenti tradizionali e si diffuse in pochi decenni in tutta Europa: solo 50 anni dopo erano stati stampati già 30.000 titoli con una tiratura superiore a 12 milioni di copie. Il primo testo fu la Bibbia a 42 linee, cioè 42 righe per pagina, con il testo stampato su due colonne.

Da questo momento in poi testi di qualsiasi natura potevano essere pubblicati in modo più veloce ed economico e in maggiore quantità: la stampa a caratteri mobili diede un contributo decisivo all'alfabetizzazione di massa in modo particolare nei Paesi protestanti a seguito della Riforma.

 

Da Wikipedia

 

 

 

 

 

 

 

 

Sviluppatosi in Germania verso la meta' del XV secolo , l'uso della stampa si diffuse presto in tutta Europa , raggiungendo Firenze verso il 1470 . Mentre il laborioso lavoro di copiatura non produceva che un libro alla volta , uno stampatore poteva produrre centinaia di copie in pochi giorni con costi assai piu' contenuti.

All'inizio i nuovi libri erano prevalentemente religiosi : bibbie ,testi teologici , raccolte di inni e salmi . Ma subito dopo gli ingegneri cominciarono a stampare testi tecnici ed i mercanti a comprare guide sui tragitti migliori verso mercati lontani. I libri a stampa , relativamente economici , contribuirono ad aumentare la velocita' di diffusione di nuove idee

 

UNA RICERCA DEL DR PAOLO PICCARDI  ………………La stamperia di Bagno a Ripoli

 

 

 

Monna Lisa

 

19 maggio 2011

All’inizio gli archeologi avevano avuto paura di rimanere a mani vuote, poi oggi sono stati ritrovati alcuni resti mortali, un cranio e frammenti di ossa, che potrebbero essere compatibili con il profilo della donna che ha posato per Leonardo da Vinci, Mona Lisa. Un teschio femminile di medie dimensioni è stato portato alla luce oggi in un ossario ad un metro e mezzo sotto il livello del pavimento della cappella.Bisogna capire se il cranio sia in connessione anatomica con i frammenti di costole e vertebre ritrovati, se appartengano quindi alla stessa persona. L’obbiettivo del team di ricercatori guidati da Silvano Vinceti è di poter ricostruire il volto di Lisa Gherardini Del Giocondo che, prima di morire si pensa si possa essere rifugiata nel convento di Sant’Orsola a Firenze dalla figlia Marietta, monaca.

 

 

Otto scheletri ritrovati durante la campagna archeologica svolta dalla Provincia di Firenze in vista del recupero edilizio del complesso di Sant’Orsola.

 

Firenze, 24 ottobre 2012 - Un nuovo scheletro è emerso dagli scavi archeologici che la Provincia di Firenze sta compiendo nell'ex convento di Sant'Orsola a Firenze.

La tomba terragna si trova nei pressi dell'altare francescano eretto verso la fine del Quattrocento. Questo significa che anche questi resti mortali sono potenzialmente compatibili con il periodo di sepoltura di Lisa Gherardini del Giocondo, la nobildonna fiorentina che avrebbe ispirato Leonardo da Vinci per la realizzazione della suo opera più famosa: la Gioconda. Si tratta dell'ottava sepoltura portata alla luce nel corso degli scavi.

"Ma questa ottava sepoltura non è l'unica novità degli scavi in corso" afferma Silvano Vinceti che sta compiendo una ricerca sugli eventuali resti della Monna Lisa. "Una nuova ipotesi emerge da una attenta rilettura delle note che le monache facevano sulle sepolture. Da questi scritti si evince che la nobildonna Antinori venne sepolta insieme alle monache. Tradizionalmente le religiose venivano sepolte all'interno dell'ex convento, presumibilmente nel chiostro, mentre ai laici veniva riservata la parte esterna del convento, ovvero la chiesetta dove abbiamo ritrovato le otto sepolture''.

''La rilettura dei documenti scritti dalle monache - spiega Vinceti - di fatto estende anche al chiostro la possibilità di trovare i resti della Monna Lisa. Bisogna tener presente che Lisa Gherardini aveva una figlia monaca, quindi non si può escludere che, come è successo poi alla Antinori, anche la Monna Lisa sia stata sepolta nella fossa comune all'interno del convento. Ecco perché in questa fase degli scavi verificheremo se nel chiosco grande ci sono delle sepolture interessanti. Sarà poi la prova del carbonio 14 e Dna a darci la verità sugli eventuali resti".

 

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Tre scheletri femminili rinvenuti nell'ex convento di Sant'Orsola a Firenze sono compatibili con l'eta' della morte di Lisa Gherardini (nel 1542 a 62 anni circa), la modella di Leonardo da Vinci che ispiro' il leggendario quadro della Gioconda esposta al Louvre di Parigi. E' questo uno dei risultati piu' significativi delle indagini in corso all'Universita' di Bologna, che sta conducendo le analisi sugli otto resti mortali rinvenuti negli scavi di Sant'Orsola negli ultimi due anni. L'annuncio e' stato dato da Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali e responsabile della ricerca, precisando che presto inizieranno gli esami del radiocarbonio 14 che permetteranno di datare con precisione

il periodo in cui vissero le monache a cui appartennero i tre scheletri.

Il laboratorio di Antropologia del Dipartimento dei Beni Culturali dell'Ateneo bolognese, diretto dal professore Giorgio

Gruppioni, ha concluso la prima parte della ricerca concernente gli esami antropologici degli otto scheletri. Le analisi eseguite sui resti ossei che, si presentano in cattive condizioni di conservazione, hanno rivelato che sono tutti di sesso femminile. Solo per una sepoltura il sesso risulta incerto. Per quanto concerne l'eta' di morte, tutti gli otto resti mortali sono adulti, d'eta' superiore ai 30 anni. Di questi, tre mostrano un'eta' di morte piu' avanzata, compatibili con il periodo in cui mori' Lisa Gherardini, detta Monna Lisa, moglie del ricco commerciante Francesco del Giocondo.

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I risultati resi noti oggi del procedimento di datazione con il C14 compiuto sui resti mortali di tre degli otto scheletri rinvenuti nel Convento di San Orsola, non hanno dato gli esiti sperati. I tre scheletri esaminati erano ritenuti compatibili per età e sesso con Lisa Gherardini. Ma alla datazione con l'esame del carbonio, due dei tre sono risultati di alcuni decenni precedenti la morte della Gioconda avvenuta il 15 luglio del 1542 all’età di 63 anni. Sul terzo scheletro, quello su cui si concentrava l’attesa maggiore da parte dei ricercatori, non è stato possibile eseguire la datazione a causa del pessimo stato di conservazione. Ed è proprio su questi resti che si tenterà l’esame del Dna.

 

Anche i resti di altri due individui ritenuti significativi a livello archeologico verranno sottoposti all’esame del carbonio 14 e del DNA. " L’esame del Dna è la prova regina di questa lunga e complessa ricerca, speriamo in un risultato positivo", commenta Silvano Vinceti, responsabile della ricerca avviata dal Comitato nazionale per la Valorizzazione dei beni storici, culturali e Ambientali.

"E’ stato possibile datare finora soltanto due dei tre campioni pervenuti nei nostri laboratori – ha spiegato il prof. Lucio Calcagnile responsabile del Cedad, il Centro di Datazione dell’Università del Salento, che ha eseguito i primi esami del carbonio 14 con la tecnica Ams della spettrometria di massa con acceleratore - Il campione della tomba 6 non è stato possibile datarlo per la forte diagenesi e la mancanza di collagene; per gli altri due campioni, provenienti dalle tombe 7 e 8, è stato possibile datare lo smalto dei denti. Tuttavia, in entrambi i casi, le datazioni si collocano tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo con un livello di confidenza del 95.4%".

 

Il prof. Giorgio Gruppioni, del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna (Campus di Ravenna) e membro della équipe scientifica del Comitato, ha poi aggiunto "purtroppo la datazione con il C14 non ha dato l’esito sperato, tuttavia non sarà lasciata intentata nessuna pista: si tenterà di estrarre il DNA dai resti dell’individuo che non è stato possibile datare (n. 6), allo scopo di confrontarlo con quello dei figli di Lisa Gherardini i cui resti, a quanto risulta, sono conservati a Firenze nella chiesa della SS. Annunziata. Verranno, inoltre, presi in esame i resti di due individui (catalogati con i numeri 1 e 2) che sembrerebbero particolarmente indiziabili in base alle indagini archeologiche e ancora non accuratamente analizzati". Silvano Vinceti, responsabile della ricerca sui resti mortali della Gioconda, ha commentato così la complessità della ricerca. "Questi primi risultati hanno un segno negativo ma l’avevamo messo in conto. Si tratta di una ricerca difficile e complessa. Sappiamo anche che il Carbonio 14 è sì un esame fondamentale per datare il periodo storico dei resti ma, quando questo non è praticabile occorre tentare con altri metodi. Tra questi, l’esame comparato del Dna, potrebbe dare la risposta definitiva se abbiamo o non abbiamo ritrovato le spoglie della modella utilizzata da Leonardo per il quadro più conosciuto al mondo. Nelle prossime settimane si procederà al prelievo di campioni dai resti dei discendenti di Lisa Gherardini ritrovati nell’agosto scorso, nella cappella della famiglia Del Giocondo nella Basilica fiorentina della Santissima Annunziata, per il confronto del Dna con il terzo resto mortale su cui non è stato possibile compiere l’esame del carbonio 14. Si procederà altresì all’esame del carbonio 14 su altri due resti mortali ritenuti altamente significativi, in base ai rilievi archeologici".

"Da un’attenta lettura di alcuni documenti storici inerenti il Monastero di Sant’Orsola – aggiunge Vinceti – emerge che il complesso ha subìto numerosi rimaneggiamenti, compresi alcuni interventi sull’antica chiesa e uno in particolare, risalente al ‘600, nel quale vi fu un mutamento strutturale del sacro luogo. Sotto di esso, vi erano alcune sepolture ed è ipotizzabile che le spoglie siano state traslate in altri luoghi. Nessun elemento attualmente in nostro possesso può farci escludere che i resti mortali di Monna Lisa Gherardini siano stati traslati nella Cappella dei Martiri, in modo da farla ricongiungere con le salme del marito e del figlio.

 

Agosto 2013

Questa mattina quando, dietro l'altare maggiore della Chiesa della SS.Annunziata e sotto le luci di televisioni giunte da tutto il mondo con tanto di mascherine protettive per gli operatori, è stata aperta la Cripta dei Martiri. Dove dovrebbero esserci i resti del marito di Monna Lisa, Francesco di Bartolomeo del Giocondo e dei figli Bartolomeo, avuto dalla prima moglie e Piero, della seconda consorte appunto Lisa Gherardini. Ai cui resti si dà la caccia e che potrebbero essere tra gli otto scheletri trovati negli scavi nell'ex convento di Sant' Orsola, a Firenze e di cui tre comparabili con la data della morte di detta Lisa Gherardini, alias Gioconda. Sarà quindi il carbonio 14 a stabilire se il Dna di Piero del Giocondo e quello di uno delle tre donne di Sant'Orsola, dove Lisa si era ritirata in convento, siano compatibili e tratti assimilabili.

I prelievi verranno realizzati alla presenza del prof. Giorgio Gruppioni, responsabile del laboratorio di Antropologia ossea della Università di Bologna (sede di Ravenna); del prof. Antonio Moretti della Università dell’Aquila e dello staff scientifico del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali che ha svolto in modo autonomo la ricerca dei resti della Monna Lisa.

Una volta prelevati i resti mortali verranno trasferiti all’Università di Bologna, dove si procederà a verificare l’ipotesi che nella Cappella dei Martiri, contrariamente a quanto creduto finora, siano custoditi anche i resti della stessa Monna Lisa. Contemporaneamente sarà messo a confronto il Dna dei resti prelevati nella Basilica della SS Annunziata con quelli ritrovati durante la campagna archeologica svolta dalla Provincia di Firenze in vista del recupero edilizio del complesso di Sant’Orsola. Il confronto del Dna riguarderà alcuni reperti ossei rivenuti nell’ex convento di Sant’Orsola, in particolare con quelli ritenuti compatibili con l’età di morte di Lisa Gherardini e sui quali non è stato possibile effettuare l’esame del carbonio 14.

"Con i prelievi dei resti mortali dei discendenti della Gioconda entriamo nella fase centrale della nostra lunga e complessa ricerca – ha commentato Silvano Vinceti, responsabile del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali - diverse sono le incognite che abbiamo di fronte: non sappiamo l’effettivo stato di conservazione dei resti mortali, quali difficoltà incontreremo per l’estrazione del Dna, ma questo è il fascino e il rischio presente in ogni ricerca difficile e ricca di incognite".

"Con i risultati degli esami di Bologna – continua Vinceti – si potrà a verificare la possibilità che fra questi resti della SS Annunziata possano esserci anche quelli di Lisa Gherardini. Sappiamo che verso la metà del seicento vi fu una radicale ristrutturazione della chiesetta di San. Orsola dove venne sepolta Lisa Gherardini e non si può escludere che i suoi resti mortali possano essere stati trasferiti nella tomba di famiglia, ecco perché si procederà ad esaminare il Dna di tutti i resti mortali che verranno prelevati dalla cappella di famiglia e compararli tra di loro.

 

Sulla "celebre" Gioconda leonardiana su Wikipedia troviamo :

 

L'opera rappresenta tradizionalmente Lisa Gherardini, cioè "Monna" Lisa (un diminutivo di "Madonna" che oggi avrebbe lo stesso significato di "Signora"), moglie di Francesco del Giocondo (quindi la "Gioconda"). Leonardo dopotutto, in quel periodo del suo terzo soggiorno fiorentino, abitava nelle case accanto a Palazzo Gondi (oggi distrutte) a pochi passi da piazza della Signoria, che erano proprio di un ramo della famiglia Gherardini di Montagliari.

Gli occhi della Gioconda

Questa, apparentemente di facile identificazione, in realtà molto dibattuta dalla storiografia artistica, ha come fonti antiche un documento del 1525 in cui vengono elencati alcuni dipinti che si trovano tra i beni di Gian Giacomo Caprotti detto "Salaì", allievo di Leonardo che seguì il maestro in Francia, dove l'opera è menzionata per la prima volta "la Joconda"[2]; lo stesso Vasari scrisse che "Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanableò", dilungandosi poi in una serie di lodi del dipinto, in realtà piuttosto generiche. Alcuni dubbi sono sorti a partire dalla descrizione di Vasari, che parla della peluria delle sopracciglia magnificamente dipinta (ma la Gioconda non ne ha) e che esalta le fossette sulle guance (pure assenti). Ciò è comunque spiegabile con la particolare storia del dipinto, che seguì Leonardo fino alla sua morte in Francia e che venne ritoccata per anni e anni dall'artista. Vasari infatti potrebbe aver attinto la sua descrizione da una memoria dell'opera com'era visibile a Firenze fino al 1508, quando il pittore lasciò la città: analisi ai raggi X hanno mostrato che ci sono tre versioni della Monna Lisa, nascoste sotto quella attuale.

A sostegno delle testimonianze del Vasari, nel 2005 Veit Probst, storico e direttore della Biblioteca di Heidelberg in Germania, ha pubblicato un altro appunto del cancelliere fiorentino Agostino Vespucci, datato 1503, che conferma l'esistenza di un ritratto di Lisa del Giocondo:

" (Come) il pittore Apelle. Così fa Leonardo da Vinci in tutti i suoi dipinti, ad esempio per la testa di Lisa del Giocondo e di Anna, la madre della Vergine. Vedremo cosa ha intenzione di fare per quanto riguarda la grande sala del Consiglio, di cui ha appena siglato un accordo con il Gonfaloniere. Ottobre 1503 "

Altre identificazioni proposte, nel tempo, sono state Caterina Sforza , o sua madre Caterina Buti del Vacca, o la sorellastra Bianca. Ancora, recente, è quella con Isabella d´Aragona, duchessa di Milano nell'anno 1489, inoltre si è ipotizzato che, la nobildonna ritratta, appartenesse al casato degli Imperiali.

 

Fu Leonardo stesso a portare con sé in Francia, nel 1516, la Gioconda, che potrebbe essere stata poi acquistata, assieme ad altre opere, da Francesco I.

Si sa che un secolo dopo, nel 1625, un ritratto chiamato "la Gioconda" fu descritto da Cassiano dal Pozzo tra le opere delle collezioni reali francesi. Altri indizi fanno pensare che fin dal 1542 si trovasse tra le decorazioni della Salle du bain del castello di Fontainebleau[9]

Più tardi Luigi XIV fece trasferire il dipinto a Versailles. Dopo la Rivoluzione francese, venne spostato al Louvre. Napoleone Bonaparte lo fece mettere nella sua camera da letto, ma successivamente tornò al Louvre. Durante la Guerra Franco-Prussiana del 1870-1871 fu messo al riparo in un sito nascosto.

 

 

 

 

MA DOVE FU DIPINTA LA GIOCONDA ?

 

 

UNA RICERCA DEL DR PAOLO PICCARDI  ………………Dove fu dipinta la Gioconda

 

 

 

 

 

 

Il bando di cattura per Niccolo' Machiavelli

 

 

 

 

 

 

 

 

Le vicissitudini del sepolcro di Galileo

 

 

 

il sepolcro di Galileo Galilei  ………….Le vicissitudini del sepolcro di Galileo Galilei in Santa Croce

Traslazione della ossa  ………….Notarile moderno : traslazione delle ossa del Galileo e del Viviani

 

 

un gradito ringraziamento al dr Paolo Piccardi ed un nuovo libro  ………….Sergio Pagano : I documenti vaticani del processo di Galileo Galilei (1611-1741) Archivio segreto del Vaticano 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

MEMORIE DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA

 

 

 

 

 

 

Luigi Cherubini e la SS. Annunziata di Firenze

Del prof. Paolo Piccardi

 

Luigi Cherubini nel ritratto di Ingres

 

 

La celebrità di Luigi Cherubini è dovuta principalmente alle opere della sua età matura, mentre ben poco è stato scritto sulla sua iniziale produzione musicale. Per colmare questa lacuna ci soccorrono alcuni documenti di archivio venuti alla luce solo recentemente, che ci fanno scoprire quanto precocemente fosse sbocciato il suo genio.

Luigi Cherubini nacque a Firenze il 14 Settembre 1760, come attesta il certificato di battesimo, conservato presso gli archivi del Battistero di Firenze:

 

 

Gli vennero imposti i nomi Luigi, Carlo, Zanobi, Salvadore e Maria. Era figlio di Bartolomeo, un suonatore di clavicembalo e di Verdiana Bosi, abitanti nella parrocchia di San Pier Maggiore. Padrino fu il senatore Giovanni Perini.

Il padre, attaccatissimo alla vecchia maniera dell’arte, gli impartì fin dalla più tenera età le prime lezioni di musica e lo avviò alla pratica del clavicembalo. Luigi fece rapidi progressi e dimostrò un innato talento, tanto che Bartolomeo decise di affidarlo alla guida di musicisti più esperti. Infatti, in soli tre anni si era reso istruito a sufficienza nel solfeggio, nell’accompagnamento sul basso numerato e nel suonare il cembalo.

A quell’epoca era la Cappella Musicale della SS. Annunziata dei Servi di Maria il centro di eccellenza per la musica in ambito cittadino, vantando già secoli di attività. Già nel 1299 vi veniva costruito da fatre Petruccio un organo, il primo documentato in Firenze. Nel ‘300 un frate servita, Fra Andrea de’ Servi fu uno dei promotori dell’ "Ars Nova" e fin dai primi del ‘400 i frati serviti ingaggiarono musici fiamminghi, sia per accompagnare le liturgie, che per insegnare musica ai giovani, frati o secolari. Nei secoli successivi l’organico si ampliò fino a contare ben 200 elementi.

Quando Luigi Cherubini iniziò a frequentare la SS. Annunziata Il maestro di cappella era Giovanni Filippo Maria Dreyer, eccellente compositore, dotato di una straordinaria voce di soprano, che lo aveva fatto applaudire presso la corte di Russia, prima di entrare in convento all’età di 30 anni. Organista era Bartolomeo Felici, apprezzato anche come compositore, nonché profondo e abile contrappuntista, che si prese cura del giovane allievo. Dopo la sua morte, nel 1776, l’insegnamento fu proseguito dal figlio Alessandro Felici.

Sotto la loro guida Luigi Cherubini fece rapidi progressi, sia nella composizione che nella pratica dell’organo. La basilica della SS. Annunziata disponeva di numerosi organi, fra i quali i due monumentali, uno costruito da Domenico di Lorenzo nel 1521 e l’altro del Ravani inaugurato nel 1634, che ancora oggi si fronteggiano lungo le pareti laterali. Ma vi erano anche altri organi di minori dimensioni. Verosimilmente Cherubini si esercitò sull’organo positivo costruito da Fabbri di Faenza nel 1702, ai giorni d’oggi collocato nella Cappella dei Pittori e ancora perfettamente funzionte..........................

l'articolo prosegue in :

 

 

LUIGI CHERUBINI : I PRIMI PASSI IN S.S. ANNUNZIATA 

 

GIOVANNI FILIPPO DREYER

 

 

l'articolo prosegue su :

 

GIOVANNI FILIPPO DREYER UN CANTANTE FIORENTINO 

 

 

 

 

UN ARTICOLO SULL'ARCHIVIO DELLA CAPPELLA MUSICALE

 

L'archivio di manoscritti della Cappella Musicale della SS. Annunziata di Firenze

 

Un articolo del dr Paolo Piccardi pubblicato sulla rivista del Conservatorio Cherubini di Firenze.

 

Riordino di manoscritti musicali .......L'archivio di manoscritti della Cappella Musicale della SS. Annunziata di Firenze

 

 

FATTI SEGUITI A QUESTO RIORDINO :

 

Mesi or sono mi imbattei in musiche scritte da Alessandro Giorgetti, compositore fiorentino, del quale non si sa molto.

Tramite Internet trovai un Alessandro Giorgetti "artista". Gli scrissi e lui mi rispose dicendo di essere un famoso pittore e che suo nonno (o bisnonno) era stato abbandonato in Sicilia, ancora in fasce, con un biglietto nel quale era scritto: "questo bambino diventerà un famoso artista, perché figlio di un celebre musicista fiorentino". Quindi forse un collegamento c’è.

Gli mandai le foto delle prime pagine degli spartiti, nelle quali appariva la firma del Giorgetti.

Adesso lui ha stampato le foto su pergamena e le ha inserite in quadri, che verranno esposti a Hong Kong, ma prima faranno tappa a Firenze al Museo Bellini, dove è stata organizzata una mostra dei suoi quadri.

 

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Museo Bellini, Via Lungarno Soderini 3, Firenze

 

Il Museo d'Arte Bellini aprirà le porte dal 7 al 14 Maggio 2013 alla mostra d'arte contemporanea dal titolo "Festival delle Belle Arti e della Cultura del XXI Secolo". In occasione del vernissage della mostra, l'astrattista Alessandro Giorgetti (artista della galleria Deodato Arte di Milano), presenterà Yellow, una delle opere del progetto 'Spartiti nell'Astratto' un gruppo di tele fuse con alcune partiture originali dell'omonimo musicista del 1800 ritrovate dopo la disastrosa alluvione del 1966, che si abbatté anche sulla basilica-santuario della SS. Annunziata di Firenze. La rassegna, organizzata dall' associazione culturale La Rosa dei Venti troverà spazio nelle nuove sale dell' ex Armeria quattrocentesca, al piano terra del Palazzo. Il museo è nel suo interno circondato da festoni policromi robbiani, da arazzi di manifattura medicea, da aggraziate savonarole. Affreschi della scuola di Giotto, busti di Donatello, ritratti di Tintoretto e ancora Della Robbia, Giambologna, Sansovino e altri migliaia di capolavori, antichi e contemporanei che assieme condurranno a quella fusione tra storia e presente, memoria e modernità. Un cameo, quello di Giorgetti, che crea l'evento nell'evento e si confà perfettamente con l'atmosfera della rassegna. L'arte musicale di ieri resuscita e rivive in simbiosi in un'opera d'arte contemporanea. In occasione di questa anteprima, l'opera Yellow sarà devoluta, alla basilica-santuario dove rimarrà esposta a tempo indeterminato. La direzione artistica dell’evento ha preferito privilegiare una linea estremamente moderna e concettuale dai colori essenziali fino alle nuove sperimentazioni tecniche e digitali al fine di evidenziare proprio l’evoluzione dell’arte dal passato ai tempi attuali.

 

L'opera di Giorgetti - Yellow, del progetto 'Spartiti nell'Astratto'

www.alessandrogiorgetti.com

 

 

Alessandro Giorgetti ha voluto donare il suo quadro "Yellow" all'Archivio della S.S. Annunziata

 

 


Ad Alessandro Giorgetti

In primo luogo, rinnovati ringraziamenti per il dono al nostro archivio.

Il quadro fonde mirabilmente la preghiera in musica del compositore con la rappresentazione delle canne dell'organo, strumento principe della musica sacra,

quindi abbiamo ritenuto opportuno che il quadro, prima di venire collocato definitivamente in archivio, sostasse nella Cappella dei Pittori, circondato da dipinti dei maestri del rinascimento e deposto sull'organo del 1702, datato e firmato da Tommaso Fabbri di Faenza.

Cordiali saluti

Paolo Piccardi

 

Che dire? Orgoglioso e soprattutto emozionato, per merito Suo sono entrato in pinta di piedi nella storia di Firenze, aumenta la mia convinzione che nella vita tutto è scritto, ogni incontro apre sempre una strada inimmaginabile. Giro tutto a Deodato per la divulgazione della notizia (che tra l'altro è rimasto estasiato dalla Sua persona e cultura) come me del resto. Grazie Dott. Piccardi ci rivedremo molto presto

Una sincero saluto

Alessandro Giorgetti

 

 

 

 

 

 

 

DI UN RITRATTO DEL PONTORMO ATTRIBUITO A ANDREA DEL SARTO

 

 

L'organista FRANCESCO AIOLLI

 

 

 

(Anton )Francesco Aiolli fu un musicista che visse a cavallo fra il XVI e il XVII secolo e operò sia in Italia che in Francia, dove il suo nome venne progressivamente modificato in varie maniere: Layolle, dell’Aiolle, dell’Aiolli o addirittura dell’Aiuola ed è sotto l’una o l’altra denominazione che si trova nelle enciclopedie specializzate. L’Aiolli accettò tali storpiature, ma sulle partiture che mandò alle stampe fece seguire la definizione “Horganista fiorentino”........................

 

(Anton) Francesco Aiolli organista fiorentino .......della corretta attribuzione di un ritratto oggi agli Uffizi di Firenze

 

 

 

 

 

 

 

 

A proposito Del Giambologna durante il restauro del suo crocifisso , si discuteva sulla funzione di Iacopo Piccardi ed io non ero convinto che fosse un semplice spicciafaccende.

 

 

 

 

 

IACOPO PICCARDI chi era costui?

 

Di Paolo Piccardi

 

Piccardi Iacopo di Zanobi fu uno scultore e architetto attivo nel ‘500, ma su di lui non troviamo informazioni né nelle enciclopedie né nei dizionari degli artisti. Attraverso documenti di archivio possiamo però rintracciare alcune sue opere, che sono giunte fino a noi. Le prime notizie ce la fornisce Filippo Baldinucci nelle sue "Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua" nei capitoli che riguardano le biografie del Giambologna e di Pietro Tacca.

Giambologna era uno scultore, che si era guadagnato fama internazionale per la sua bravura nel modellare e nel fondere statue in bronzo. Indispettito dalle malevole critiche di colleghi invidiosi, che lo giudicavano incapace di scolpire statue in marmo, realizzò il Ratto delle sabine, che ancora oggi si può ammirare sotto la Loggia dei Lanzi. Per dimostrargli il proprio apprezzamento, il granduca gli concesse una casa in Borgo Pinti, al numero 26, dove il Giambologna attrezzò il proprio laboratorio e ospitò allievi e collaboratori.

 

…………………………..

Piccardi Iacopo di Zanobi .......Piccardi Iacopo : chi era costui ?

 

 

Nello sfogliare i libri di ricordanze della SS. Annunziata, giorno dopo giorno trovavo notizie riguardanti un frate, molto abile nel fare serrature. dopo la sua morte gli Accademici del Disegno ne pretesero il ritratto, eseguito da un certo Johann Zoffany.

Finalmente sono riuscito ad identificarlo ed è agli Uffizi.

P. Piccardi

 

 

Il magnano FRA GIOVANNI POGGI

 

 

 

 

Un interessante personaggio  .......Fra Giovanni Poggi magnano

 

Museo di casa Martelli , fotografia del prof. Luciano Barberini

 

 

 

 

GIOVANNA D'AUSTRIA MOGLIE DI FRANCESCO

 

 

 

DA : "LA STIRPE DEI MEDICI DA CAFAGGIOLO" . PIERACCINI

 

 

 

 

 

FRANCESCO E BIANCA CAPELLO

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ASFI

Corporazioni religiose soppresse dal governo francese

  1. 53

 

Carta 92r

Ricordo come a di 21 di Aprile 1574 in mercoledi’ a hore 20 passo’ a miglior vita il Gran Duca di Toschana Cosimo del Sig.r Giovanni de’ Medici con grandissimo danno non solo del suo stato ma di tutta la Christianita’ Piaccia a Dio che habbi ricevuto nelle sue Braccia .

Il Venerdi’ a hore 16 si raguno’ nel salone grande del palazzo; il Gran Principe con in Basciatori e tutti Magistrati Capitani Signori e tutto il populo: e fu dal Vinta letto il Breve di Papa Pio, e da Messer Gio. Torelli fatto l’orazione, e da Messer Giovanni Morelli luogho tenente de’ Consiglieri, fu fatto da lui le parole in nome di tutta la citta’ e stato; e da tutti i cittadini, e inbasciatori fatto le adorazioni, e da tutto il popolo.

Carta 108v

5 Febbraio 1574

Ricordo come la molto Illustriss.ma S.ra Biancha Cappello dasse limosina alla Madonna della Nunziata di Firenze Scudi 100 di Monte con questo obbligo cioe’, che ogni mese cominciando questo presente mese di Febbraio 1574 si debba cantar una Messa Grande della Annunziazione di detta Madonna con queste orazioni della Madonna dello Spirito Santo e di San Joseph alla Cappella detta.

Che ogni giorno per quindici giorni si dica una messa piana con le dette orazioni ogni mese

Che per quindici altri giorni continuati ssi dica una messa de’ Morti per l’anima di tutti i morti ogni mese

Che doppo la vita di detta S.ra Biancha la suddetta messa grande si converta in una messa de’ morti cantando per l’anima di detta S.ra.

Che doppo la Compieta si debbino dir per ogni frate ogni sera una Salve Regina pregando Dio per la sudetta S.ra.

E continuando tutto questo ogni mese e giorno perpetuamente, che di sopra e’ scritto come appar a Libro de’ partiti.

Carta 131v

22 Giugno 1579

Ricordo come adi 22 di Giugno si schoperse la sacra Immagine della Nunziata per il Gran Duca di Toscana Francesco de’ Medici con la Sig.ra Bianca Cappelli Veneziana, fatta dalla Repubblica Veneziana Figlia di San Marco e col titolo di Regina di Cipri, dove si fece gran festa e allegrezza per tutto questo stato.

Carta 163r

19 Ottobre 1587 Lunedì

Ricordo come stanotte a hore 5 in circa passo’ a miglior vita la buona memoria del S.mo Fran.o Med. Gran Duca di Toschana et morse al Poggio a Caiano il martedi sera fu condotto a Fior.a e messo nella chiesa di S. Lorenzo et qui stette tutto il mercoledi in Abito Regale con gran pompa dove concorse tutta la citta’ a vederlo et per quello che si vedeva exterior.e non parve che il populi ne havessino troppo dolore anchora che il principe fosse di natura benigno ma veniva dalli Ministri ingannato et non gli hera mostro da loro la verita’ piaccia al Sig.re I Dio d’havere ricevuto l’anima sua.+

Carta 163r

20 Ottobre 1587 martedi

Ricordo come stamani a hore 15 in circa morse la Sig. Biancha Cappelli Venetiana Moglie del S.mo Fran.o M. Gran Duca di Toscana morse anchora lei al poggio fu condotta in Firenze ma non fu vista da populi, ne mostro’ gran contento il popolo della sua morte perche’ per quanto si diceva non voleva troppo bene a questi popoli et questo nasceva perche’ quando lei fu incoronata lil populi non mostrorno segno alcuno d’allegrezza cosa che gli fu molto a cuore contro questi popoli et cercava per tutte le vie fargli patire il S. I Dio gli perdoni e gli piaccia dar luogo di salvatione.

Carta 163v

4 Niovembre 1587

Ricordo come stamattina usci’ fuora di Palazzo la prima volta l’Ill.o et Ser.mo Gran Duca Ferdinando Med. di Toschana con grandissima allegrezza di tutto il populo dandone segnio con le grida dicendo palle palle desiderandogli felicita’ et lunga vita il che nasceva per l’amore che gli ha sempre portato il populo come quello ch’a nome di benign.mo Principe et d’havere amato sempre la nazione fior.na et che pare a questi populi essere rinati da morte a vita mediante gli aggravi che gli heran fatti dalli ministri del suo Ill.o et sperano di lui nel governo habbi da imitare il gran Cosimo suo Padre et passare di lunga piaccia a S. I Dio dargli felicita et lunga vita accio’ habbia a fare molto piu’ che quello che il populo non aspetta perche’ non credo fussi mai Principe ch’entrassi in governo con maggiore contento et allegrezza dei populi di questo et la s.a mattina la sua prima gita fu qui alla S.a Nuntiata accompagniato per le strade dalle grida di tutti populi per l’allegrezza della vista sua vide la messa nella Capp. della Nuntiata di poi ritorno’ a Palazzo con gran festa de populi et allegrezza et ne mostro’ anchora lui segnio di havere grato il populo dando udienza a tutti begnin.te Piaccia al S. Dio dargli lunga vita per salute dei populi et a sua maggior felicita’ dove qui corre forestieri et gran personaggi da tutte le parti in segno d’allegrezza.

Carta 164r

21 Novembre 1587

Ricordo come si feciono l’exequie del S.mo Fr.o Med. Gran Duca di Toschana in chiesa nostra dove si paro’ con rascie dietro al choro che arrivavano sino all’organo et dall’altra parte sino al pulpito con un bello chatafalco in mezzo la chiesa che d’altezza arrivava sino a mezzo le canne dell’organo con bello apparato con gran copia di lumi in tutto spese il convento che poi con bellissima musica il S.mo Sacrifitio della messa et al Offertorio fu recitata una bellissima oratione dal P. M.o Prospero Rossetti con suo grande honore e della Religione, riceva nelle sua braccia il Sig.r l’anima del defunto.

 

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SS ANNUNZIATA : RICORDO DEL DONO DI UN MANTELLINO

 

5 Maggio 1691

La Principessa Anna Maria Luisa figliuola del Graduca Cosimo III essendo stata destinata Sposa di Gio:Guglielmo Elettor Palatino, Principe del Sacro Romano Impero, Duca di Neoburgo ecc. ricevette solennemente l’Anello coniugale nella Chiesa Metropolitana di Firenze per mano del Ser.mo Ferdinando Principe di Toscana suo fratello. Descrizione della cerimonia con 100 Nobili a cavallo e 400 Dame in 100 carrozze, circondati dalla Guardia de’ Tedeschi a cavallo.
Per segno pubblico di allegrezza di si’ alto e glorioso Sposalizio, il primo giorno del presente mese di Maggio fu fatto il Giuoco del Calcio, con piu’ pompose comparse del solito, e con una bella e ingegnosa Mascherata, che servi’ di introduzione al Giuoco, e per maggior comodita’ degli spettatori, e Nobilta’ della festa, fu fabbricato un teatro magnifico che rigirava tutta la piazza di S. Croce. Per il di’ 3 del detto mese fu ordinato il Corso de’ cavalli al Palio, il che segui’ con numerosa e bella cavalcata. Il terzo giorno fu scoperta l’Immagine della SS. Annunziata. Furono cantate da’ Musici su due Organi pieni le Litanie della B. Vergine facendo il Palazzo la musica. Il di’ seguente, giorno di Domenica 6 d.o destinato per la partenzxa verso al Germania, a hore 21 venne di nuovo a questa nostra Chiesa la Ser.ma Sposa, accompagnata dal Ser.mo Principe Gio:Gastone, affine di venerare la SS.ma Nunziata. Indi, senza piu’ tornare a Palazzo, corteggiata da tutta la Nobilta’, s’invio’ verso la Porta di S. Gallo e si porto’alla Villa di Pratolino, dove fu rifevuta dal Ser.mo Principe Ferdinando, che a quest’effetto si era cola’ trasferito. Nel viaggio fu accompagnata dal Principe Gio:Gastone.

Il lunedi’ 7 del corrente, la Ser.na Granduchesa Vittoria fece consegnare al banderaio Rossi di via de’ Servi la bella e ricca veste fabbricata di panno d’argento, che uso’ la prefata Sig.ra Principessa Sposa nella funzione del prender l’Anello come sopra, ad effetto che si facesse di essa un Mantellino per l’Altare della SS.ma Nunziata, come si dira’ a suo luogo, quando sara’ fatto.

Carta 353r

 

23 Maggio 1691

Ricordo, come in questo giorno, Vigilia dell’Ascensione di Nostro Signore, la Ser.ma Granduchessa Vittoria mando’ alla Sagrestia di questa nostra Chiesa un Mantellino, senz’Arme, per l’Altare della SS.ma Nunziata; una Pianeta con sua stola e manipolo, borsa e pezzuola da calice, e guanciale; il tutto fabbricato dalla Veste della Ser.ma Elettrice Anna Maria Luisa, lasciata a tal effetto, come si e’ accennato nella faccia di la’.

 

 

SS ANNUNZIATA : UN ALTRO MANTELLINO

 

 

Ecco la foto di un altro Mantellino

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo gli esperti del forum di araldica dello IAGI potrebbe esser lo stemma dei Cataldi

 

 

Il Ceramelli Papiani della famiglia Cataldi, originaria di Napoli e residente a Firenze dal 1739, riporta questo blasone:
D'azzurro, alla torre d'argento fondata sul terreno di verde, sostenuta da due leoni d'oro, e sormontata da tre stelle a otto punte dello stesso ordinate in capo; sinistrato d'argento, al leone di rosso, sostenuto da un monte di sei cime di verde.
Nella prima parte sembra corrispondere allo stemma ricamato sul manto, tranne che per il numero delle punte delle stelle, che sappiamo esser comunque sovente di relativa importanza ai fini identificativi di un blasone. ( Antonio Pompili -----forum IAGI )

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Quella dei Cataldi e' una nobilta' brevissima a Firenze

Famiglia originaria di Napoli, residente a Firenze dal 1739. Ottavio Cataldi ottenne la nobilta' fiorentina nel 1752, essendo appaltatore del lotto e magoniere generale del granducato di Toscana.

Da "Il libro d'oro della nobilta fiorentina" (Bruno Casini--editore Arnaud)

Ottavio sposa Teresa Corradi e ha due figlie

--Giovanna Gertrude sposa Francesco Maria Del Testa di Pisa
--Maria Isabella sposa il conte Filippo Bertolini

 

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VOLTAIRE

 

ai santissimi piedi di Vostra Santita'.........

 

 

Una tragedia dell’ "eretico" Voltaire alla SS. Annunziata

 

 

Il 19 Febbraio 1778 il memorialista così scrisse nel Libro di Ricordanze:

Domenica sera principiò in questo nostro Teatro del Convento la recita della Tragedia, detta Il Manassi del P. Ringhieri Gesuita, e questa sera quella del Maometto, detto l’Impostore, del Voltaire, ambedue con intermezzi buffi in musica, composti a bella posta dal Sig.re Luigi figlio del Sig.re Bartolommeo Cherubini, il tutto con piacere, ed applauso di molti che sono venuti ad ascoltare, ai quali sono stati a tal effetto distribuiti i biglietti stampati, per evitar le confusioni, e dispensati ai Religiosi con metodo, e cautela, e da essi poi ai Secolari.

A margine: Commedia recitata in Convento con Intermezzi in musica intitolati "Il maestro di Cappella".(nota1)

Abbiamo notizia che già dal 1674 venivano rappresentati oratori in volgare, con o senza accompagnamento musicale, ma le tre opere rappresentate nel 1778 meritano un approfondimento.

Il Gesuita P. Ringhieri mise in scena la vita di Manasse, il figlio di Giuseppe, di cui si parla nella Genesi.

Per il diciottenne Luigi Cherubini non si trattò di un debutto, perché il padre Bartolomeo, professore di musica e maestro al cembalo al Teatro alla Pergola di Firenze, già nel 1775, succedendo al Maestro di Cappella della SS. Annunziata P. Dreyer, eseguì anche un "Dixit Domine" del figlio quindicenne. Il memorialista definì questo brano "bellissimo".

Ma l’oratorio che ci sorprende è la rappresentazione della tragedia "Il fanatismo del profeta Maometto" di Voltaire, il filosofo illuminista ben conosciuto per il suo spirito libertario e per la totale avversione per le religioni e il loro fanatismo. Anche se il titolo fa pensare a un’invettiva contro il fanatismo dei mussulmani (e già nella prima scena l’autore fa confessare a Maometto di essere un impostore), tutta la tragedia tratta dell’intolleranza religiosa in generale, tanto che già nelle prime rappresentazioni in Francia nel 1741 le critiche si divisero fra chi applaudiva la condanna di Maometto e chi intravedeva un pericoloso ateismo generalizzato. Dopo alterne vicissitudini, le rappresentazioni vennero sospese.

Il 10 Ottobre 1745 Voltaire, nell’intento di far riprender le rappresentazioni, pensò bene di scrivere a Papa Benedetto XIV, Prospero Lambertini, dedicandogli la tragedia "per lo spirito di cristiana comprensione e tolleranza che emanava dal Pontefice". Nella foto è riprodotta parzialmente la lettera di accompagnamento. Voltaire aveva già dedicato al Papa un distico, glorificando il suo spirito tollerante ed apprezzando il fine letterato, aggiungendo: "Veramente sono in obbligo di riconoscere la sua infallibilità nelle decisioni di letteratura, sì come ne altre cose più riverende … Tra i litterati monarchi i più dotti furono sempre i sommi pontefici, ma tra loro credo che non se ne trovasse mai uno che adornasse tanta dottrina di tanti fregi di letteratura".

Per completare l’opera, Voltaire esibì la risposta del Papa, contenente parole di apprezzamento per il filosofo e per la sua opera. Successivamente si scoprì che la lettera era un falso abilmente creato da Voltaire stesso. Al contrario, il Papa proibì sia la stampa che la rappresentazione della tragedia. Stupisce quindi che alla SS. Annunziata venisse messa in scena 30 anni dopo la proibizione.

Paolo Piccardi

 

Nota 1 ASFi Corporazioni religiose soppresse dal governo francese 119 57 Pag. 621 Libro di Ricordanze segnato "G"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TELEVISIONE SVIZZERA : L'ALLUVIONE E I DANNI NELL'ARCHIVIO MUSICALE

 

 

il prof. Paolo Piccardi in un intervista con la televisione svizzera

 

il servizio e’ archiviato in :

 

http://www.rsi.ch/news/mondo/Firenze-e-la-musica-affogata-8217442.html

 

 

 

 

 

 

 

UN PRATO IN PIAZZA SS ANNUNZIATA ?

 

 

Wikipedia : Piazza SS Annunziata--Firenze

 

 

Egregio Sig. Direttore de La Nazione,

Il suo quotidiano oggi riporta il progetto di trasformazione della piazza SS. Annunziata.

Tralasciando altre considerazioni, che attengono esclusivamente a valutazioni di carattere strettamente personale, mi preme rettificare quanto affermato in merito all'epoca in cui venne lastricata la piazza.

Nell'articolo si afferma che, da indagini svolte e dalla documentazione fotografica reperita presso Alinari, la lastricatura avvenne solo negli anni '30.

In realtà, la piazza venne lastricata fin dal '400, come documentano numerose memorie conservate negli archivi fiorentini.

Ne riporto solo tre esempi:

1425 Furono stanziati dal Comune di Firenze f. 25 d'oro per lastricare la piazza, come apparisce a' Libri esistenti nella Cancelleria del Magistrato della Parte. Filza 23 Sindaco a 385.

1558 Capitani, Uffiziali e Arte di Parte Guelfa di questa Città sono tenuti a tenere il lastrico della piazza netto. Campione Verde G a 139

1745 Viene rifatto il lastrico attorno alle fontane a spese della Reale Camera Granducale per ordine di Francesco III.

 

Cordiali saluti

Dott. Paolo Piccardi

Maggio 2012

 

 

 

Nel 1983 tentai di avviare una sottoscrizione nella chiesa di S. Miniato a Scò per il restauro di un grande affresco che copriva la parete sinistra.

A quei tempi si vedeva solo un bosco con un cavaliere vestito con grandi sbuffi e pennacchi (‘600?) e, in basso una lunga scritta in caratteri cubitali rossi su fondo avorio.

Poi il parroco fece imbiancare completamente la chiesa.

Per 30 anni ho continuato a rompere le scatole a tutti gli abitanti di quel luogo parlando di quegli affreschi: nessuno se li ricordava. Erano stati tanto abituati a vederli, che non li vedevano più, neppure nella loro memoria.

Finalmente a Novembre riuscii a convincere la restauratrice del luogo (quella dei quadri di S. Maria a Sco) che questa settimana ha fatto dei saggi (vedi allegati).

 

 

 

 

Con sorpresa di tutti, ma non mia, gli affreschi sono saltati fuori.

21 Marzo 2013

 

 

 

 

 

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  ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno 2003