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Memorie del piviere di S. Pietro in Bossolo e dei paesi adiacenti nella ...

Di Luigi Biadi

 

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LAPIDE NEL CASTELLO DI SANTA MARIA NOVELLA A FIANO

 

by signora Claudia Paludetto Zanzotto

 

A Dio Ottimo Massimo

A Ginevra di Pietro Antonio Francesco de' Carnesecchi, vedova di Giuliano Pietro

de' Pitti, a causa della primogenitura istituita (ob pri[m]oge[n]itura[m] instituta[m])

nella famiglia de' Carnesecchi sull'intero suo patrimonio,

non immemore di tanto grande beneficio, Giovanni Bonaventura de' Carnesecchi, figlio di Francesco

dottore nell'uno e nell'altro diritto, chiamato a vita dal Collegio dei nobili fiorentini

della Sacra Milizia di Gerusalemme e dei Serenissimi Principi (sere[n]issi[m]oru[m]q[ue] pri[n]cipu[m])

pose nell'anno del signore millesettecentocinque, in verità nel settantasettesimo di sua età.

 

Ginevra Carnesecchi citata compare in questo alberino genealogico

http://www.carnesecchi.eu/discendenza_berto1.jpg

 

RICOSTRUZIONE DEI PASSAGGI DI PROPRIETA' DEL CASTELLO DI SANTA MARIA NOVELLA A FIANO

 

 

Il castello e' ricordato in un atto del 27 maggio 1020 redatto a Cestiano (la cui copia figura tra le carte della Canonica) in cui PIMMO filio b.m. TActi vende innumerevoli beni a BERTA di ROLANDO tra cui il castello

In un atto del 5 agosto 1085 troviamo essere BERTA del fu ROLANDO vedova di Pimmo detto Signorello Tacti . In tale atto in cui vengono ceduti alla Canonica da Berta i beni posseduti dal defunto marito nella corte di Campi col consenso di Rodolfo figlio di Pimmo e di Berta presente all'atto

pro Dei timo et remedium anime mee et anime de suprascripto viro meo et anime filiis et filiabus meis et anime Hermingardecoiux iam dicti Rodulfi...

Nel 1126 il Castello passa al Vescovado fiorentino nella persona del vescovo Gottifredo quando ZABOLINA di BOTTACCIO vedova di RIDOLFINO da CATIGNANO prende il velo e lo cede appunto al Vescovo Gotifredo insieme con altri diritti feudali ( e'ipotizzabile Zabolina esser la vedova di Rodolfo di Pimmo )

 


Nel corso del 200 passa ai Gianfigliazzi probabilmente per via di debiti ( usurari ) contratti dal Vescovado (I Gianfigliazi erano noti usurai ( vedi Dante )

 


La presenza dei Gianfigliazzi è documentato da una lapide incastonata nel pavimento della chiesa

 


La presenza dei Gianfigliazzi e' documentata nel 1260 quando il castello subisce guasti dai Ghibellini dopo la vittoria ghibellina a Montaperti (1260)

l'estimo del danno pero' non si trova stranamente nel Liber Extimationum

 

I documenti parlano di nuovo del castello il 25 novembre 1312 quando durante la discesa di Arrigo VII dopo nove giorni d'assedio il castello e' preso da Baldovino di Lussemburgo fratello di Arrigo VII e arcivescovo di Treviri

Tra i molti Guelfi prigionieri anche Corrado Gianfigliazzi figlio del padrone del castello , che mori tra gli stenti con molti altri compagni di prigionia

 

La lunga parentesi dei Gianfigliazzi termina nel 1355 quando i Gianfigliazzi vendono il castello agli Acciaiuoli importantissima famiglia fiorentina divenuta a Napoli di grande rilievo

 

 

 

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Poi i Borromeo famiglia fiorentina ghibellina schierata col Visconti

Filippo Borromeo fece ribellare i San Miniatesi .Suo figlio pote rientrare in Firenze perche’ fu condonato durate la pace col Visconti

Un’altra parte della famiglia si trasferi a Milano e da questa dovrebbe esser disceso San Carlo Borromeo

 

 

Nel 1444 i documenti ci dicono che e' di proprieta' dei Canacci che lo vendono a Galeazzo Malatesta

 

 

A questo punto i Pitti o i Carnesecchi

 

 

Ginevra ( la Ginevra della lapide ) infatti era una figlia di Pierantonio di Francesco di Berto

Pierantonio ( nato 1457 ) era un importante mercante che operava in Francia , ( era anche l’uomo che era sceso in arme per difendere Piero il fatuo quando fu cacciato ; poi commissario della Maremma durante la guerra per la riconquista di Pisa ) figlio di un mercante ancora piu’ importante : Francesco di Berto

Aveva dei figli maschi che non sono riuscito a capire che fine abbiano fatto

La figlia Ginevra era sposata con un Pitti

Giuliano di Pietro di Luca Pitti ( nato 1474 gonfaloniere di compagnia nel 1518 Priore nel 1519 Gonfaloniere di Giustizia nel 1525 ) sposa Ginevra ( nata 1493 ) di Pierantonio di Francesco Carnesecchi

 

Io non so se il castello era del marito o era di Ginevra derivatogli come bene dotale dal padre Pierantonio

Alla morte del marito Ginevra si appoggiava per i suoi affari al senatore Bartolomeo (quel Baccio che scrisse una breve storia di Firenze ai tempi dell'assedio ) che era un suo cugino ( figlio di Zanobi di Francesco ) ed era a capo di una banca gia' allora di livello europeo ( banca Carnesecchi-Strozzi )

Ginevra istitui un fidecommisso a favore dei Carnesecchi ( non so come fosse formulato )

Tra i suoi beni anche il castello di Santa Maria Novella

 

 

In alcuni preziosi appunti fornitimi dalla dressa Rita Romanelli e'citato un fidecommisso del 14 aprile 1531 redatto da ser Francesco di ser Giovanni di ser Anselmo da San Miniato che credo sia quello che trasmetteva il possesso del castello

 

 

Cosi il castello rimase in mano al ramo di Bartolomeo Carnesecchi per circa 2 secoli

Alla morte nel 1691 del senatore Francesco discendente di Bartolomeo e ultimo del suo ramo , tutti i beni di Francesco passarono alla moglie Sestilia Del Rosso la "contessa" di Cascia

 

 

http://www.carnesecchi.eu/discendenza_berto1.jpg

 

 

Buonaventura Carnesecchi ( 31 luglio 1629- 2 marzo 1708 )figlio di Francesco di Giovanni di Giovanni( un ramo lontano ) che era avvocato , credo facesse tutto il possibile per recuperare il tesoro ( era veramente un tesoro ) di Francesco

Credo vanamente : forse la sola cosa che riusci a recuperare fu il castello infatti quando Sestilia muore nel 1724 tutto passa ai Del Rosso ( anche la capella di Zanobi Carnesecchi in Santa Maria Maggiore )

Quella lapide credo c'entri poco con la riconoscenza : e' una memoria legale vera e propria in cui si ricordano i motivi per cui il castello deve rimanere ai Carnesecchi

 

 

http://www.carnesecchi.eu/discendenza_antonio1.jpg

Alla sua morte i beni passano a suo figlio Francesco Maria ( 10 luglio 1679—13 febbraio 1742 )

Sempre in virtu’ del fidecommisso alla morte di Francesco Maria morto senza figli passano a Ridolfo Carnesecchi patrizio fiorentino . ( dei Carnesecchi stabilitisi a Pietrasanta ) che si spegne come ultimo del suo ramo a Lucardo il 25 gennaio 1756 e sepolto in Santa Maria Maggiore.

 

http://www.carnesecchi.eu/discendenza_luca1.jpg

 

 

Ridolfo che era figlio di Francesco di Ridolfo di GiovanBattista di Ridolfo di Giovanni non ha figli e fa testamento a favore del ramo discendente da Isabella Carnesecchi sorella di Giovan Battista di Ridolfo che nel 1595 era andata sposa ad un Narducci la cui figlia Maria Laura che aveva sposato un Aulla

http://www.carnesecchi.eu/aullacarnesecchi.jpg

 

 

In virtu' di questo secondo fidecommisso eredita cosi Giuseppe Aulla (1741-1779 ) che deve assumere anche il cognome Carnesecchi e che muore lasciando erede il fratello Luigi Aulla

Da Luigi Aulla nasce Pietro Leopoldo Aulla Carnesecchi che ha una sola figlia morta in tenera eta’

Il castello passa a Anna Maria Aulla Carnesecchi sorella di Pietro Leopoldo nel 1844

Il marito di Anna Maria Aulla e’ Lellio Franceschi Galletti e qui la storia che vede i Carnesecchi finisce

Lelio Franceschi, marito di Maria Aulla, restituisce nuova dignità all'antico maniero con diversi lavori di restauro ed abbellimento e, secondo il gusto neogotico dell'epoca, dà forma ogivale alle finestre mentre l'antica corte viene livellata e acquista l'aspetto della piazza di un borgo.

Poi tutta una serie di passaggi che portano il castello finalmente alla famiglia Zanzotto

 

 

Con l'estinzione della famiglia Franceschi Galletti continua il passaggio in eredità per via femminile ai Lottaringhi della Stufa.Una serie di lapidi nella chiesa, anch'essa risalente all'XI sec. ma più volte rimaneggiata, attestano la completa estinzione, nel 1898, anche della famiglia di Alessandro Lottaringhi della Stufa, Marchese e Conte del Calcione.

La proprietà passa quindi alle sorelle Bertolli, eredi della moglie di lui : Marietta Bertolli, Pia Bertolli moglie di Livio Carranza e Alessandrina Bertolli moglie di Costantino Papadoff

Le sorelle Bertoli hanno lasciato l'eredità al nipote Pietro, della nobile famiglia Ruschi di Pisa, che ha incrementato l'attivitàdella fattoria per la produzione dei vini e dell'olio.

 

Nel 1987 il castello e i cento ettari di pertinenza vengono acquistati dell'Azienda Agricola Castello di Santa Maria Novella s.r.l.

Nei successivi sette anni, Giacomo, Claudia, Tommaso ed Eliane Zanzotto con la preziosa collaborazione dell'arch. Caterina Sindici e dei bravissimi artigiani locali - hanno curato un attento restauro dell'immobile.

 

Attualmente,ospita meeting e seminari culturali.

 

Con Ridolfo come abbiamo visto si estiguono i rami patrizi e benestanti dei Carnesecchi

Il secondo fidecommisso che chiama alla successione di Ridolfo gli Aulla Carnesecchi (imparentati per via femminile ) molto probabilmente viola il primo fidecommisso infatti probabilmente il castello avrebbe dovuto passare a dei Carnesecchi poveri anziche' agli Aulla

Ma tant'e' sono gli Aulla a divenirne proprietari

 

 

 

Mi sembra una storia non del tutto banale

Tenendo conto che Francesco Carnesecchi e Sestilia Del Rosso ( poi morta 95 nne in odore di santita' ) furono implicati in un delitto d'onore familiare

che videro morti un Cavalcanti zio di Francesco e la sorella di Sestilia che essendo amanti avevano secondo il codice del tempo infangato l'onore delle famiglie

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Lo stemma dei Carnesecchi appare sulla torre più alta , sul camino di pietra della vecchia cucina e in alcune suppellettili .

lo stemma in facciata non esiste più purtroppo essendo caduto l'inverno scorso e quindi irrimediabilmente frantumato

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ASF, "Corporazioni religiose soppresse dal governo francese", fila 43:

Da un atto di vendita dei fratelli Pazzi del 1648 e relativo al podere detto Torricella, posto in Lucardo (1 km a ovest di SMN) si ricava che un confinante con le terre di detto Palchetto era "Francesco Carnesecchi".

Dr Paolo Gennai

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Scritti di storia dell'arte in onore di Ugo Procacci: Volume 1

Maria Grazia Ciardi Duprè Dal Poggetto, Paolo Dal Poggetto 1977 pg 633

 

....... ...... Io Bartolomeo di Zanobi Carnesechi in vice et nome di Monna Ginevra de' Carnesechi donna fu di Giuliano di Piero Pitti et per lei prometto et mi obligo pagare per .conto della sopradetta tavola et altro , come di la si dice , Fiorini dieci d'oro di moneta et in fede ho fatto questa schritta di mia propria mano questo di XVI d'ottobre 1568 in Firenze

 

 

Sembra che Ginevra nata nel 1493 da Pierantonio di Francesco di Berto di Zanobi C si affidi alla tutela del banchiere Bartolomeo di Zanobi di Francesco di Berto di Zanobi ( banca Carnesecchi-- Strozzi ) [ i fratelli maschi di Ginevra quindi dovevano essere tutti morti ???]

E’ probabile che alla morte di Ginevra sia questo ramo ad ereditare ( un ramo potentissimo di banchieri )

Allora il Francesco delle corporazioni soppresse , e’ il senatore Francesco di GiovanBattista di Zanobi di Bartolomeo (1617-1691 )

http://www.carnesecchi.eu/discendenza_berto1.jpg

 

 

 

 

DOCUMENTI RACCOLTI DA PAOLO GENNAI SULLA PROPRIETA' DEL CASTELLO DI SANTA MARIA NOVELLA

 

Questi studi mi paiono confermare per buona parte la ricostruzione

 

Ecco alcuni documenti - tratti dall'Archivio storico comunale di Certaldo (ACCe) e dall'Archivio di Stato di Firenze (ASF)- relativi al possesso Carnesecchi di SMN:

 

- ASF, "Corporazioni religiose soppresse dal governo francese", fila 43:

Da un atto di vendita dei fratelli Pazzi del 1648 e relativo al podere detto Torricella, posto in Lucardo (1 km a ovest di SMN) si ricava che un confinante con le terre di detto Palchetto era "Francesco Carnesecchi".

 

 

- ACCe, "Collette di Certaldo 1700 al 1740": Sotto il popolo di SMN, nell'anno 1700, compaiono i vari poderi, la proprietà degli stessi e chi li lavora. Purtroppo non si cita mai il nome della proprietà seguendo questo schema:

"Podere del Carnesecchi di Cannerecchi lavora Girolamo Bandinelli"

 

 

- ACCe, "Certaldo Comune. Filza di Dazzaioli dal 1750 al 1775":

Nell'anno 1753 abbiamo sotto il popolo di SMN:

"[...] Podere di Bambolacci di Carnesecchi 4.7.7.

Podere dell'Infrantoio del med.mo 4.7.0.

Terre di Romellina Carnesecchi 0.1.8.

Podere di Strada del med.mo 3.3.4.

Terre del med.mo poste in Marcialla 0.2.0.

[...]"

Purtroppo non cita mai il nome del Carnesecchi allora proprietario. "Romellina" dice niente ?

 

 

 

- ACCe, Certaldo Dazzaiolo dal Primo Settembre 1777 a tutto agosto 1780"

Nell'anno 1777, dall'elenco del dazzaiolo per possidenti, relativo alpopolo di SMN, si evince che non è più Carnesecchi proprietario ma "Luigi dell'Aulla":

"[...] Chiesa di S.Maria Novella 1.2.8. Sig. Cav. Luigi Aulla 21.9.4.[...]"

non torna con l’anno di morte che io ho 1779 di Giuseppe Aulla ma probabilmente e’ la data di morte che e’ sbagliata

 

 

Quindi fra il 1753 ed il 1777 SMN cambia di proprietà

NOTA Ridolfo Carnesecchi patrizio fiorentino . ( dei Carnesecchi stabilitisi a Pietrasanta ) infatti si spegne come ultimo del suo ramo a Lucardo il 25 gennaio 1756 .

 

 

- "ACCe, Certaldo Dazzaiolo dal primo maggio 1789 a tutto agosto 1792"

Al 1792 risulta sempre Luigi Aulla proprietario di SMN ed è il quarto come importo di beni tassati dell'intera Comunità di Certaldo con 94.4.8 (Artimini Luigi 128.0.0.; Gino Capponi 122.14.4; Lotti Guido Giovanni 120.19.0.).

 

 

- ACCe, Filza di Ordini, Lettere, Fogli diversi [...] dal 11 maggio 1808 a tutto dicembre detto":

Nell'elenco riassuntivo della tassa di "Porte e finestre" relativo alla comunità di Certaldo abbiamo: "[...] Aulla di Pietro Leopoldo di Pisa professione Signorile" come proprietario di SMN.

 

 

- "ACCe, Reparti dellla Tassa di Famiglia della Comunità di Certaldo per l'Anno 1840"

Nel popolo di San Donato a Lucardo risulta presnte una famiglia che lavora per un Aulla ma non è specificato chi:

"[...] Falai Lorenzo di Ferdinando, lavoratore dell'Aulla a Bambolacci 1"

 

Dr Paolo Gennai

 

 

 

 

DUE STUDI ALTRI DI PAOLO GENNAI SUL TERRITORIO

 

Paolo Gennai e Luca Ranfagni : Sticciano una fattoria dei Medici nella Valdelsa centrale

 

 

Sticciano una fattoria dei Medici parte 1

 

 

Sticciano una fattoria dei Medici parte 2

 

 

 

 

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UNO STUDIO DI PAOLO GENNAI SULLA RISTRUTTURAZIONE DEL CASTELLO DI SANTA MARIA NOVELLA

 

 

Innanzitutto, partendo dalla forme in cui attualmente si presenta l’immobile, direi che si tratta di una fattoria agghindata a castello secondo uno stile tardo-ottocentesco che strizzava l’occhio al medioevo rivisto secondo l’accezione alla Walpole (Il castello di Otranto, appunto), alla Shelley e alla Byron; insomma ai romantici inglesi che fecero del castello e dell’horror una vera e propria icona letteraria ma anche di stile. Del resto la facciata, con le sue bifore neogotiche, con la merlatura che gli dà quel tocco sapiente di antico, con quel suo abbracciare tutti i fabbricati retrostanti che poi componevano il cuore pulsante della fattoria, presentando al visitatore che arriva dal basso la sua facciata austera, mi sembra collimi perfettamente con l’intento che dovettero avere a quel tempo coloro che misero mano a (credo) ingenti lavori di ristrutturazione dell’intero complesso. Scorrendo il succedersi cronologico delle proprietà di SMN, dovrebbero essere stati i Galletti-Franceschi (o Franceschi-Galletti), pisani di origine e imparentati con gli Aulla, come sai precedenti proprietari.

Dico credo perché non ho ovviamente prove certe di quello che vado affermando ma solo indizi. Il più corposo è senza dubbio quello deducibile dal confronto che possiamo fare fra lo stato attuale dell’immobile e dei suoi immediati dintorni (più questi che l’altro) e quelli desumibili dalla carte del Catasto Generale Toscano che, per SMN, equivale a dire dicembre 1820. Questo è infatti il mese preciso della "levata" fatta sul campo dal geometra incaricato a questo, deducibile dalla stessa carta depositata in Archivio di Stato di Firenze (ASF). Dalla mappa si rivela che la "diacciaia", posta a sinistra della porta di ingresso al castello, attualmente sotto circa 10 metri il piano di calpestìo della campagna, fuori dal perimetro delle mura, alora era invece accessibile dall’esterno e posta fuori terra. Questo vuol dire che successivamente al 1820 è stata fatta una notevole operazione di modifica del piano di calpestìo di fronte al castello livellandolo – a destra e a sinistra della porta di ingresso - per un buon tratto. Credo per una larghezza complessiva abbondantemente superiore all’intero sviluppo lineare della facciata. Infatti, oggi ai lati estremi della facciata scenografica, il terreno si presenta in piano per alcuni metri fino a giungere a due grossi muri a retta, oltre i quali la quota si abbassa repentinamente di alcuni meri. Lo stesso prato, posto oggi quasi di fronte al castello, leggermente decentrato sulla destra (sempre guardando la facciata) per lasciar posto alla strada bianca rettilinea in salita che giunge al portone d’ingresso dalla sottostante provinciale, allora, nel 1820, risultava ancora più decentrato e meno esteso in larghezza essendo occupato dagli orti. Infatti, quello che oggi è il resto di un giardino all’italiana con il labirinto ed il bosso, nel 1820, prima di questi lavori di livellamento, erano orti gradinati.

Un ulteriore indizio – e siamo già a tre – mi è stato fornito dalla signora Claudia che mi ha parlato di una serie archi venuti fuori duranti i lavori di restauro, posti nella parte posteriore del castello, e posti ad altezze anomale rispetto al piano attuale. Vale a dire in parte sotto terra, come se, precedentemente il piano di calpestìo fosse più basso. E non si tratta di archi reggispinta ma di archi relativi a vani di passaggio fra ambienti diversi. La stessa geometria delle stanze interne al piano terra (e siamo a quattro) non riconduce all’irregolare profilo che il castello ha sul fianco sinistro, ma sono ben dritte e allineate, frutto di un lavoro di quadratura e regolarizzazione così caro al clima culturale di quel tempo. Lavoro di quadratura che collima perfettamente con l’arredo murario-strutturale di quelle stanze e della tromba delle scale che salgono ai piani superiori.

Dalla foto aerea di SMN che ti ho inviato puoi cogliere benissimo un aspetto secondo me basilare per spiegare, almeno in parte, la cronologia delle grandi strutture del castello.

La torre più bassa ed il palazzotto posto di fianco ad essa – vero e proprio punto nevralgico dell’intero complesso – mostrano un disassamento notevole rispetto alla facciata ed inoltre il palazzotto (significativamente conosciuto dalla tradizione proprietaria come "palazzo pretorio") si trova insolitamente occultato alla vista per oltre un terzo del suo sviluppo prospettico! Una cosa inspiegabile questa se tieni anche conto dell’importanza decorativa che aveva quella facciata sulla quale sono ancora presenti una buona parte degli stemmi relativi alle passate proprietà del castello. Mi sembra invece che la contraddizione trovi spiegazione nel considerare l’immobile che attualmente invade lo spazio visivo del palazzotto come posteriore a questo e adibito a funzioni completamente diverse come anche la sua forma lascia capire. Si trattava infatti del primo (o ultimo) dei locali adibiti alla lavorazione e allo stoccaggio dei prodotti agricoli che convergevano a SMN dalla campagna circostante e che si contrapponevano al lato opposto adibito a residenza padronale nella classica suddivisione della fattoria ottocentesca toscana. Il pozzo al centro rivestiva il doppio significato decorativo e funzionale.

La torre, accanto al palazzotto, la considererei come insistente sull’antica struttura difensiva del castello medievale di SMN, intendendo per medievale sicuramente post 1375, cioè l’anno a cui fa riferimento un documento che ci dà SMN come "castrum". Sappiamo che nel 1313 SMN era forse distrutto o malridotto; prima ancora sappiamo (dalla ricerca accuratissima di M.E.Cortese) che i castelli del territorio fiorentino raramente vedevano l’utilizzo della pietra come materiale da costruzione anteriormente all’XI secolo, trionfando invece il legno e le piccole e modeste dimensioni. Resta il XII secolo sappiamo ben poco delle strutture materiali di SMN.

Diverso è il discorso per quanto concerne l’età moderna sulla quale peraltro ho più dimestichezza essendo uno storico modernista. Dai documenti che ti ricordavo nella scorsa mail, ricavati dall’archivio storico del Comune di Certaldo, soprattutto di matrice fiscale, si sa che SMN a metà Seicento è già strutturato a fattoria come altre realtà confinanti (vedi la fattoria dei Cavalieri di Santo Stefano del Pino) con le quali condivide anche altro.

 

Dr Paolo Gennai

 

 

 

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Vedi anche Michele Cioni " La valdelsa guida storico artistica "

 

 

 

Memorie del piviere di S. Pietro in Bossolo e dei paesi adiacenti nella ...

Di Luigi Biadi

 

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S" MARIA NOVELLA.

Sopra un Colle alquanto elevato fra Lucardo e Marcialla è la contrada di S. M. Novella.

Nuvola. - S. Marine Novelle ubi Nuvole dicitur è il nome di questo Castello deeifrato in una Carta del 1126 ove si legge che nella Corte e Castello di S.3 M.’ Novella erano nel Secolo XII i larghi possessi della prosapla di Catignano donati da Za-’ bolina Vedova di Ridolfino di Catignano propter velamrn sui ca. pitis. a Gottifredo Vescovo fiorentino.

Il popolo di S.‘ l M.- Novella è fra gli aderenti nel 1202 alla distruzione dei Forti di Semifonte. La sua Chiesa Porroechialc fu da lunga data riunita all’ altra di Sì‘Doinato a Lucardo nel Piviere di S. Lazzaro. '

La cospicua famiglia fiorentina di Giov. Figlìacci (poi Gianfigliazzi) che nella Terra del Deltlnato e presso il Rodano avea ricchezza per centomila fiorini, possedeva il Castello di S.I M.Novèlla piuttosto ragguardevole per posizione e gagliardla nel Secolo'XIll in che i medesimi Ghibellini danneggianti la Pieve di S. Laz‘zaro , e Lucardo, dettero ancor quivi il guasto al Palazzo ed a sei case contigue. - ‘ ‘ ,""‘ "f >'

A più virile aggressione ti: sottoposto il Castello dalle armi d’Enrico VII. Due Scrittori contemporanei ne tramandarono la storia. NICCOLò Vescovo m BU'I'RIN'I'Ù che componeva la Corte d’Enrico VII, fa presente allorché l’Imperatore ritiratosi dall’assedia di Firenze nel 1312 e stanziato per due mesi in S. Casciano, si muoveva coll‘ esercito verso Poggibónsi atlliggendo con violenta ruina molti Castelli e Villaggi in Val di Pesa , e in Val d’ Elsa , non esclusi Lucardo e S.‘ I M.’ Novella. GIOvANI" LEun che per vaghezza di conoscere l’ Imp. Enrico VII si tra

’sferì a Pisa , scriveva " 1313 Novembre 22. - Ed in detto di a le genti dell'Imperatore (Arrigo VII) combattendo il Castello a di S.A M.‘ NovEnA di Lucania , dove erano alla guardia cento a: fanti, e due de"Gian/igliazzi di Firenze , e Tramaccio Cona stabile de’ S. Miniato con più Samminiatesi, e difesisi a suo a potere, par la forza gli superò e vinse. Preso il Castello rin" chiuscro i prigioni in certo palancato legati allo scoperto, al " sereno, alt’ acque, al vento , in modo che molti morirono di a disagio e di stento. Dipoi il seguente di, 800 Cavalieri si par(1 tirano dal campo ed andarono a Consoli, il quale (Castello a di S.‘l M.’ Novella ) l’ ebbero alla prima giunta ". Dei due Gianfigliazzì (prosegue a dire il Vescovo m BUruINrò) era Corrado di Giovanni Figliacci (Gianligliazzi) Signore del Castello, che dopo essersi difeso per alcuni giorni, fu fatto prigione.

Abbandonato per più di un Secolo questo Luogo ridotto quasi a totale sconquasso , vi diresse sua mente nel Secolo XV la Ghibellina famiglia Sanminiatese discesa da Filippo Borromeo, e fattorie acquisto, eretta comoda Villa circondata da mura a foggia di fortilizio, fu in seguito lasciata dal nipote di detto Filippo a quattro figlie unite in sa\ire vincolo a potenti cittadini di Firenze. Da esse pervenne alla fiorentina stirpe Carnesecchi, rilevandosi dal di lei Stemma appeso sù la Porta d’ ingresso alla Villa, e dal sottopostovi cognome - Carnesecchi - tutt’ oggi visibile. In seguito ne succederono a dominio i Nobili Signori AULLA di Pisa, dai quali per titolo ereditario la virtuosissima Dama Sig- MARIA Ama impalmata all’ottimo di lei concittadino Cavaliere Marchese Lauo FnaNcEscm.

Se la sola verità degli encomii toglie il sospetto d’adulazionc, non passiamo in silenzio il giusto plauso dovuto alla operosità animata dal genio , dal profondo sapere del Cavaliere LEuo FaaNcEscux pel bonificamento del Villaggio di S.. Ma Novella. '

Spazioso viale adomhrato da vigorosi cipressi conduce al ripiano ridotto a maggiore estensione del primitivo, mediante apposite colmato. Qui presentandosi con magnificenza l’esterno materiale del Villaggio , scorgiamo con quanta intelligenza abbia il March. Fruuvcascnr amalgamato la gravità dei vetusti residui del Castello con i moderni ‘fabbricati. Gagliarde mura circondano l’Edifizio. Al di fuori della parete destra elevasi il marziale Osservatorio con sporti , uguale agli altri sù le mura di S. Donato in Poggio o di Spicciano. Sù la Porta principale in sesto acuto è, come dicevamo, la memoria degli antichi padroni Carnesecchi . e nel!’ Atrio la Rieordanza in pietra della loro istituita Primogenitnra. Un vasto Piazzale interno è contornato da diverse fabbriche. Soprasta alla Porta d’ ingresso ed in tutta la principale facciata si estende la nuova aggiunta del superbo Palazzo d’ abitazio'ne, arricchita di adeguato terrazzino corrispondente alle gallerie, ai numerosi quartieri. La Fattoria, i Magazzini, le Tinaje, le Rimessa, le Stelle, e tutto ciò si è potuto immaginare dalla splendidezza del March. F nmcEscm a comodità d’ un Villaggio, occupano altro terreno del Piazzale. Quello però che ferma di più l‘ attenzione dell’ osservatore è il moderno Editizio avente lisonomia d’ antico Pretorio, fornito d’ alcuni Stemmiin marmo ed in pietra come in figura d’ appartenenza ai Giusdieienti che vi avessero seduto. Si accresce la lisonomia del Pretorio dalla rinnitavi altissima Torre con grave porta armata da quantità di finti chiodi a gran cappello. Non è da immaginarsi quanto sul culmine della Torre situata nella maggiore elevazione della Val d’Elsa, venga rallegrata la vista da tanti Paesi, da tante brillanti campagna che all’in,tgrno appariscono. .

 

 

 

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