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Storia dei Carnesecchi
Stemmi matrimoniali
Sembrerebbe che lo stemma dell'uomo stia a sinistra e lo stemma della donna a destra di chi guarda
un matrimonio coi Peruzzi
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Ricevo dalla dottoressa Cecilia Scalella la notizia dell’esistenza di una piccola tavola d’altare, raffigurante la Madonna con Bambino e Santi, conservata al Museo dell’Ospedale degli Innocenti, su cui compaiono gli stemmi dei Carnesecchi e dei Peruzzi
Le invio una foto dell'opera attribuita da Federico Zeri e da Richard Offner nel 1968 al cosiddetto "Maestro del Cristo docente" alias "Maestro Francesco", un anonimo artista attivo a Firenze negli anni 1350 - 1390. L'opera in questione è una piccola tavola d'altare raffigurante la Madonna con Bambino e i Santi Caterina, Giovanni Battista, Maria Maddalena e Giovanni Evangelista ed è conservata al Museo dell'Ospedale degli Innocenti. Ai lati estremi della predella sono ben visibili e due stemmi.
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Non ho alcuna notizia su questo matrimonio Duranti Peruzzi : Bernardo di Cristofano aveva sposato Cosa Peruzzi ma ritengo il quadro si riferisca ad un matrimonio di molto anteriore per via dello stemma Duranti
ANNO 1423

La madonna Boni - Carnesecchi o Madonna di Brema porta la data del 1423 e sulla sinistra di chi guarda si vede lo stemma dei Carnesecchi
Giovanni di ser Giovanni di Mone detto lo Scheggia Matrimonio Carnesecchi - Lanfredini : Un cassone di Giovanni di ser Giovanni di Mone detto lo Scheggia

Lo Scheggia : Cassone per il matrimonio di Giuliano Carnesecchi e Cassandra Lanfredini--stemmi Carnesecchi-Lanfredini
Da Wikipedia---------- San Francesco di Paola ---------Firenze
Stemma strozzi Carnesecchi
E' assai probabile si tratti del matrimonio di una Carnesecchi con uno Strozzi

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo
Stemma Carnesecchi Velluti : matrimonio del senatore Bartolomeo di Zanobi Carnesecchi e Maddalena Velluti di Messer Luigi di Piero d'Andrea Velluti
Descrizione: Pannello rettangolare incorniciato.
Stato di conservazione: buono
Soggetto: stemma gentilizio delle famiglie Carnesecchi e Velluti
Indicazioni sul soggetto: Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: drappo cornice a volute cherubino mascherone.
Materia e Tecnica: marmo/ scultura
Misure: 99 x 55
Data di creazione: 1584 - 1584, sec. XVI (Motivazione cronologia: bibliografia)
Ambito geografico: FI

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo
Stemma Carnesecchi Capponi: matrimonio tra Zanobi di Bartolomeo Carnesecchi e Violante di Piero di Gino Capponi
Descrizione: Pannello rettangolare incorniciato. Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: mascherone, drappo, volute accartocciate, cherubino.
Stato di conservazione: buono
Soggetto: stemma gentilizio delle famiglie Carnesecchi e Capponi
Materia e Tecnica: marmo/ scultura
Misure: 99 x 55
Data di creazione: 1584 - 1584, sec. XVI (Motivazione cronologia: bibliografia)
Ambito geografico: FI
gli stemmi di Santa Maria Maggiore sono caratterizzati dallo stemma dell'uomo a destra di chi guarda
La regola vale anche per il matrimonio Giuliano Carnesecchi Cassandra Lanfredini
e suppongo che la regola valga anche per lo stemma Carnesecchi-Strozzi dove il matrimonio e' probabilmente di una donna Carnesecchi ( sono molte le donne Carnesecchi al matrimonio con gli Strozzi )
Debbo reperire lo stemma Carnesecchi Del Rosso : facendo attenzione che mi potrei trovare di fronte al matrimonio Francesco Carnesecchi con Sestilia Del Rosso o anche al matrimonio di Rosso del Rosso con Ginevra(?) Carnesecchi

Stemma a Vaiano
Nel libro di Bruno Casini : " I Cavalieri di Pistoia,Prato e Pescia membri del sacro militare ordine di S.Stefano papa e martire " edizioni ETS pagine 361-363
487
Giovanni Francesco Buonamici di Prato discese, da parte del padre, dal cavaliere Pietro del cavaliere Buonamico Buonamici, e, da parte della madre, da Lucia, figlia di Lorenzo di altro Lorenzo Carnesecchi e di Dianora di Niccolaio Neretti di Firenze.Il detto Giovan Francesco supplicò il granduca di concedergli di fare le provanze de vita et moribus oltre a quelle dei quarti materni per ottenere l'abito di cavaliere milite dell'Ordine di S. Stefano e per essere investito della commenda di suo padronato, vacata a seguito della morte di suo padre cavaliere Pietro. Il 4 maggio 1624, si svolse il processo della vita e dei costumi davanti a Ridolfo Landi, vicario generale del cardinale Medici, proposto di Prato, e al cavaliere Giovanni Battista Bicicci; testimoni furono: Alberto Bizzi, gonfaloniere di Prato, Giovanni Benintendi, dottore di legge, Vannozzo Rocchi, Ferrante Ferracani e Lazzero Migliorati.Il 12 e 14 giugno 1624, si svolse il processo per le provanze di nobiltà delle famiglie Carnesecchi e Neretti, per disposizione dell'auditore Niccolò dell'Antella, davanti ai notai Andrea di Filippo Valentini e Agostino Cerretesi; testimoni furono: Agnolo di Carlo Niccolini, senatore fiorentino, Orazio di Giovanni Battista Gianfigliazzi, senatore fiorentino, e Piero di Lionardo Pescioni, nobile fiorentino.
I dodici cavalieri del consiglio elessero commissari i cavalieri Giovanni Battista Bandinelli ed Enrico Oltrana per vedere le risultanze processuali e riferire al consiglio quello che sarebbe dovuto essere rappresentato al granduca. Il 9 luglio 1624, i detti dodici inviarono una informazione al granduca, nella quale esposero che il supplicante aveva giustificato, per mezzo di testimoni esaminati dal vicario generale della terra di Prato, che discendeva legittimamente; che era di vita cristiana e di costumi onorati; che era dottore di belle lettere; che aveva l'età di anni 32; che allora era in Germania segretario di monsignor Carlo Carafa, nunzio presso la Maestà Cesarea; che aveva sposato una donna dei Bocchineri; che, per altri testimoni esaminati in Firenze, aveva provato che discendeva, per madre, dalla famiglia Carnesecchi e, per ava materna, da quella dei Neretti, ambedue famiglie nobili in detta città;
che i Carnesecchi avevano avuto 11 gonfalonieri e 49 priorí dal 1297 al 1530 e dal 1532 fino ad allora 7 senatori; che i Neretti avevano avuto 9 persone che in tempi diversi (1447-1530) avevano riseduto 15 volte tra i priorí; che egli supplicante aveva servito in Roma per segretario dell'ambasciata il marchese Guicciardíni e che allora serviva in Germania come segretario del nunzio apostolico. Il 1 settembre 1624, con un rescritto granducale fu disposto: "Diasegli l'abito di cavaliere milite et sia investito della commenda".Il 4 ottobre 1624, il detto Giovanni Francesco prese l'abito di cavaliere milite dell'Ordine di S.Stefano, come successore in commenda di suo padronato, in Firenze, per mano del gran priore Armeni.
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ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno 2003