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Lecce : corte dei Carnesecchi

 

 

 

Per molto tempo ho pensato che i Carnesecchi in Puglia fossero arrivati passando per Lecce con il mercante Andrea Carnesecchi

Poi ho scoperto tramite una preziosissima lista del dr Carlo DeLuca sui matrimoni celebrati a Conversano che i Carnesecchi si erano stabilizzati in Puglia assai piu' tardi

Infatti l'iniziatore delle genealogia e della storia ( degna di nota ) dei Carnesecchi in Puglia era un Mario Carnesecchi proveniente da FRASCATI nella seconda parte del settecento

Ma proviamo ad andare con ordine

 

 

IL MERCANTE FIORENTINO ANDREA CARNESECCHI E LECCE

 

Non ho trovato tracce genealogiche di una stabilizzazione di eventuali discendenti di Andrea

 

 

 

 

 

 

 

E' molto interessante questa risposta al quesito da me posto all'Archivio di Stato di Lecce :

 

 

Lecce, 07/10/2003

MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI

ARCHIVIO DI STATO - LECCE

 Prot. n. 3854 Al Sig.

Pierluigi Carnesecchi

 

Risposta al f. del 12.09.2003

Div. .......... Sez. .......... N.

 

 OGGETTO: Notizie storiche sulla "Corte dei Carnesecchi" in Lecce.

 

In riferimento alla nota emarginata, si comunica che da ricerche effettuate negli inventari dei fondi conservati in questo Archivio di Stato, non risulta documentazione relativa alla 'Corte Carnesecchi'.

Si informa, tuttavia che dalla pubblicazione di Italo Madaro "Guida pratica della città di Lecce", Lecce 1904, (pag. 213), si evince che nel censimento del 1901 la corte "Potenza" prende il nome di Corte dei Carnesecchi, e la stessa risulta (p. 219) ubicata a destra di via Imperatore Adriano.

Si legge, inoltre, (p. 36) che: " I Carnesecchi appartennero a famiglia fiorentina, che si trasferì nella città di Lecce, dove si accasarono e stabilirono la loro dimora. Si costruirono una tomba propria nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Vetere (a.1580), che oggi più non esiste, e concedettero che potessero avervi sepoltura tutti i fiorentini che venissero a morire a Lecce, se ne giovarono, infatti, i Peruzzi, i Giugni, gli Ammirato".

 

 

F.to IL DIRETTORE

(Dott.ssa Annalisa BIANCO)

 

 

Colgo l'occasione per ringraziare la direttrice dell'Archiviodi Stato di Lecce per la sollecitudine e la cortesia non proprio comuni

mi rispose quando questo sito era ancora in gestazione

 

 

ho questa foto per la cortesia dell'amico Vito Scala

 

 

ho questa foto per la cortesia dell'amico Vito Scala

 

 

 

ho questa foto per la cortesia dell'amico Vito Scala

 

 

 

Lecce ............ Corte dei Carnesecchi

 

 

 

Ho anche dal dr. Roberto Celentano di Foggia la definizione di corte

 

"corte" (che nel periodo in esame implica l'idea di una casa piuttosto ampia, probabilmente analoga alle c.d. "case palazziate" delle famiglie di una certa importanza e consistenza

CORTE.

Il lemma, che nasce nel latino medievale (cohors-cortis), non equivale esattamente, nel periodo in esame, al nostro cortile, perché contiene l'idea di un luogo per lo più recintato o chiuso. Nel XII sec., ad esempio, nell'Europa centro-settentrionale sta a significare l'abitato intorno al castello signorile. Non molto più tardi designerà, per estensione, lo stesso consilum o assemblea del signore, che si teneva per l'appunto in un luogo chiuso (in questo senso richiamo alla sua memoria la Corte dei Rossi, di cui dovrebbe rammentare qualcosa...).
Vero è -e questo è opportuno che l'abbia sempre presente- che l'area semantica di un lemma riceve coloriture diverse secondo il luogo ed il tempo in cui è usato, sicché bisognerebbe sapere che uso se ne faceva nel lessico leccese seicentesco, ma sono portato a credere che nel suo caso il sostantivo in esame non individui il luogo della mercatura quanto piuttosto il luogo ove abitavano i Carnesecchi.

Peraltro, evidenzio che è estremamente probabile che i due siti (quello dedicato all'eventuale mercatura, e l'abitazione) coincidessero

 

 

In realta' il fondaco ,che sembra originariamente sorgesse solo su un piano e successivamente alla scomparsa dei Carnesecchi rialzato col secondo piano attuale , sembra essere attualmente di dimensione abbastanza modesta

E' pur vero che le parti contigue potrebbero aver avuto nel passato dimensioni e spazi molto diversi

 

 

 

NOBILIS VIR ANDREAS CARNESECCUS FLORENTINUS

 

In un libro ( consigliatomi dal dottor Celentano di Foggia ) " Lecce sacra " di Giulio Cesare Infantino (Ristampa anastatica Forni editore ) opera del 1634 trovo la conferma a quanto detto dal Madaro

…………………………………….

Chiesa di San Giovanni d'Aimo

Questa nobil chiesa dedicata al precursor di christo Giovan Battista , convento dei padri predicatori; fu fondata da Giovan d'Aimo Leccese nell'anno 1388.

…………………………………….. Nel suolo della Chiesa vicino al Rosario in bel Marmo si legge

Hiiacet Nobilis Vir Sylvester olim Serij de Piglis de Florentia .

Nel medesimo marmo si legge :

Hic iacet Nobilis Vir Andreas Carneseccus Florentinus cuius iussa fuit translata lapis hac marmorea die xx , mensis Marzij anno Domini MDLXXX quem tumulum deduxit prole suis que omnibus florentinii

 

Cioe' quanto detto successivamente dal Madaro: " I Carnesecchi appartennero a famiglia fiorentina, che si trasferì nella città di Lecce, dove si accasarono e stabilirono la loro dimora. Si costruirono una tomba propria nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Vetere (a.1580), che oggi più non esiste, e concedettero che potessero avervi sepoltura tutti i fiorentini che venissero a morire a Lecce, se ne giovarono, infatti, i Peruzzi, i Giugni, gli Ammirato".

 

 

 

 

LA PRESENZA DI QUESTI CARNESECCHI A LECCE

 

Non so inquadrare le vicende relative alla presenza di questi Carnesecchi a Lecce

 

Come e' ovvio questi Carnesecchi avevano degli interessi commerciali a Lecce

Non so se la costruzione di una tomba di famiglia in Lecce nascondesse la volonta' di ivi trasferirsi definitivamente o fosse solo un modo di evitare la traslazione alla distante Firenze

Intendevano sradicarsi da Firenze e trapiantarsi in un'altra citta' ?

 

Metto in un angolo della memoria :

Nel 1575 vi e' ancora una congiura a Firenze una congiura oligarchica diretta contro il granduca Francesco I

 

La nouvelle de la conjuration ne se répand en effet dans Florence que dans les premiers jours de mai ; Pucci semble avoir déjà donné les noms de ses complices -"una quantità di giovani nobili fiorentini, quali erano coniurati insieme"-, sans toutefois que leurs noms soient connus "pubricamente". Les lettres envoyées le 8 mai concernent en effet deux jeunes gens en fuite, Piero Ridolfi et Antonio Capponi, qui sont citésà comparaître devant le tribunal des Huit de Garde le 27 mai 1575. Ne s'étant pas présentés, ils sont bannis comme rebelles et leurs biens sont confisqués le 3 juin47.

Au total, la procédure judiciaire, de l'été 1575 à la fin de 1578, a concerné 20 personnes, qui toutes ont été condamnées, dont au moins quatre à mort.

 

Jean Boutier : Trois conjurations italiennes : Florence (1575), Parme (1611), Gênes (1628)

 

In seguito a questa congiura una ventina di giovani aristocratici vengono giustiziati o condannati : sono Pucci ,Capponi , Martelli , Machiavelli ,Ridolfi , Salviati , Soderini ,Alamanni , Rinieri ,Altoviti , ec.

 

Non compare alcun Carnesecchi ..................

 

 

 

 

Articolo di Giovanna Falco

Dal sito :

http://spigolaturesalentine.wordpress.com/

http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/27/lecce-curiosita-sull%e2%80%99antica-toponomastica/#more-23393

 

 

Nel 1869 il giudice Luigi Giuseppe De Simone, noto erudito di Terra d’Otranto, propose al Sindaco e ai consiglieri comunali di Lecce di rinnovare la toponomastica della città[1]. All’epoca vie, corti e piazze erano indicate per sommi capi, con nomignoli derivati da chiese, conventi, famiglie proprietarie di palazzi, ecc. L’opportunità gli fu data nel 1871 in occasione del Censimento Generale del Regno, quando gli fu affidato il compito di compilare le nuove tabelle denominative della toponomastica di Lecce.

De Simone decise di commemorare la storia locale, mise mano agli appunti raccolti negli anni e compilò il nuovo elenco formato da: nomi di personaggi storici (da Idomeneo a Tancredi, da Federico d’Aragona a Giuseppe Libertini, ecc.), antiche famiglie nobiliari (dai Guarini ai Carnesecchi), letterati (da Antonio Galateo a Isabella Castriota), caratteristiche del territorio (dall’Idume alle Giravolte). Furono poche le vie che conservarono il ricordo di antiche attività produttive (via dei Figuli, vico Sferracavalli, ecc.), così come quelle dedicate a edifici di culto (corte San Pietro Garzya, piazzetta San Giovanni dei Fiorentini, ecc.). Per accreditare le sue scelte De Simone redasse Lecce e i suoi monumenti, pubblicato una prima volta nel 1874 e poi riedito con le Postille di Nicola Vacca, dove sono elencate tutte le denominazioni stradali con note storiche inerenti alle singole voci[2].

All’epoca la nuova intitolazione delle vie non piacque ai nostalgici, si ritenne che fosse stata spazzata via la tradizione popolare in nome di un asettico nozionismo[3]. Per quanto meritevole, il lavoro di De Simone (sottoposto nel corso del tempo ad alcune varianti) ha cancellato varie testimonianze della storia leccese: l’ubicazione di cappelle demolite, di edifici pubblici e opifici, i cui siti oggi sono difficilmente individuabili.

Questa lacuna è stata colmata in parte dalla Guida pratica della Città di Lecce di Italo Madaro[4], uno stradario pubblicato nel 1904, dove, affianco alle nuove intitolazioni corredate da note storiche, sono riportate le denominazioni antecedenti al 1871.

Sfogliando l’opuscolo è evidente come, prima dell’elaborazione delle nuove tabelle denominative, i tracciati viari erano indicati sommariamente: alcuni erano menzionati con nomi diversi (es. l’attuale via Antonio Galateo era conosciuta come via dietro l’Ospedale, o Molini di Rusce, o Sant’Antonio di dentro); spesso una via e uno slargo ricadenti nella stessa area urbana avevano la medesima denominazione (es. largo dietro il Monastero delle Scalze – attuale piazzetta dell’Arte della Stampa -, vico dietro il Monastero delle Scalze – attuale via Francescantonio Piccinni – e largo delle Scalze – attuale piazzetta Mariotto Corso). Non mancano le curiosità come il vico dei cani nella via delle Case nuove (l’attuale vico dei Panevino).

Sono importanti gli antichi appellativi derivati dai luoghi di culto (es. vico San Pantaleo – attuale via Pietro Belli -, vico San Procopio – attuale via Isabella Castriota, ecc.), che permettono, così come si accennava prima, di rintracciare il sito di queste cappelle demolite da tempo.

Riguardo alle attività produttive pubbliche e private, si viene a sapere che esisteva il Magazzino dei Sali (da cui prendeva il nome l’attuale via degli Antoglietta) e quello della Neve (la limitrofa piazzetta dei Longobardi), via Acaya era detta dei barbieri, il forno dei Bernardini assegnava il nome all’attuale vico dei Guidano. Si possono individuare anche le ubicazioni delle costruzioni di pubblica utilità: la Chiavica di San Martino assegnava nome a un vico (attuale vico dei Fieschi) e quella del Rosario a uno slargo (attuale piazzetta Giovanni d’Aymo).

Alcune denominazioni sono state tradotte dal dialetto all’italiano, come il vico delle reòte trasformato in vico delle Giravolte. Ci s’imbatte anche nella corte lunga, l’attuale vico dei Figuli: intitolazione molto interessante perché, oltre a indicare in quella zona della città quest’attività produttiva (era limitrofa alla via dei Piattàri, l’attuale via Quinto Ennio), informa della trasformazione urbanistica di questo elemento viario. Il vico Cesario dell’acquavite (attuale vico degli Alberici), può essere considerato un antenato dell’odierna strada di Pippi Nocco: via del Palazzo dei Conti di Lecce nota, appunto, per questa rivendita di alcolici.

Si nota, inoltre, come la maggior parte di vichi, corti e strade erano identificati con il nome delle famiglie che vi risiedevano, alcuni sono stati mantenuti da Luigi Giuseppe De Simone (es. le corti dei Guarini e dei Lubelli, vico dei Petti, ecc.), allo stesso modo, come si è già accennato, lo studioso ha conservato quello di alcuni luoghi di culto (vico dei Cretì – vico Chetrì -, piazzetta Chiesa greca – largo Chiesa greca (con il nome di questa chiesa era conosciuto anche il limitrofo vico degli Albanesi), vico storto Carità vecchia – vico Carità vecchia -, ecc).

Un’ultima considerazione, ma non meno importante: nella Guida pratica di Italo Madaro sono citati anche gli assi viari scomparsi a causa d’interventi urbanistici, come ad esempio il vico Luigi Ceppola, l’antico vico dietro il Sedile cancellato in età fascista per riportare alla luce l’Anfiteatro e costruire il palazzo dell’INA e, ancora, la corte Contessa Albiria (già Corte Romano, nel vico Grate di S.a Chiara), situata nell’area dov’è stato scoperto il Teatro romano.

Un attento studio della Guida pratica di Italo Madaro, dunque, permette di ricostruire l’antico assetto urbanistico di Lecce e del vissuto cittadino.


[1] Cfr. L.G. DE SIMONE, All.mo Sindaco e consiglieri municipali della città di Lecce, in "Cittadino Leccese", VIII (1869), n. 24.

[2] Cfr. L. G. DE SIMONE, Lecce e i suoi monumenti. La città, Lecce 1874, nuova edizione postillata a cura di N. Vacca, Lecce 1964.

[3] L’anno successivo alla pubblicazione dell’opera di De Simone, fu dato alle stampe un opuscoletto a firma dell’avvocato Angelo Miccoli che ne contestava i contenuti (Cfr. A. MICCOLI, Cenni storici sugli antichi popoli salentini, loro città e monumenti, ossia Lecce rivendicata nella sua antichità e civiltà, Lecce 1875).

[4] Cfr. I. MADARO, Guida pratica della Città di Lecce, Lecce 1904.

 

Articolo della dressa Giovanna Falco

Dal sito :

http://spigolaturesalentine.wordpress.com/

http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/27/lecce-curiosita-sull%e2%80%99antica-toponomastica/#more-23393

 

 

 

Che ribadisce ulteriormente anche quanto gia' sapevamo

 

 

 

……………………………….., a proposito della famiglia Carnesecchi a Lecce, nella "Lecce Sacra" di Giulio Cesare Infantino (1634) a p. 21 si cita un marmo posto sul pavimento della chiesa di San Giovanni d'Aimo (o San Giovanni Battista, o del Rosario), dov'era inciso "Hic iacet Nobilis Vir Andreas Carneseccus Florentinus, cuius iussa fuit translata Lipis hac marmorea die xx. mensis Marcij anno Domini M.D.LXXX. quem tumulum
deduxit prose, sutsque omnibus Florentinis."


I fiorentini a Lecce, ebbero l'altare anche nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Inotre la chiesa di San Francesco da Paola fu realizzata da Giovanna Maremonte in memoria del marito Bernardo Peruzzi di Firenze.
…………………………………..

Giovanna Falco

 

 

 

 

 

 

CIRCA DUE SECOLI DOPO : I CARNESECCHI / CARNESECCA IN PUGLIA

 

Del mercante fiorentino Andrea Carnesecchi , conosco troppo poco per poterlo collocare genealogicamente , nonostante gli indubbi legami fiorentini

Non conosco il nome del padre , non conosco i nomi dei suoi figli e nemmeno se ne ha avuti

Dopo questa singola traccia del tardo 1500 non ho piu' notizie per molto tempo del cognome Carnesecchi in Puglia

 

 

 

 

 

Quindi non ho notizie sicure di come , quando e perche' sia iniziata la presenza attuale di Carnesecchi in Puglia ............

E' possibile si possa far riferimento al nobile vir Andrea Carnesecchi e il suo stanziamento a Lecce alla fine del cinquecento oppure con maggiori probabilita' si ci debba rifare ad un immigrazione piu' vicina ai nostri giorni

 

 

LA SVOLTA FONDAMENTALE

 

L'Archivio e' diretto da un religioso cortese come pochi : don Angelo Fanelli, direttore dell’Archivio Diocesano di Conversano.

In un prezioso elenco di matrimoni dell'archivio diocesano di CONVERSANO pubblicato dal dr Carlo De Luca

Elenco dei matrimoni nell'archivio diocesano di CONVERSANO

compare nel 1782 un Mario CARNESECCHI detto di Frascati ( non e' detto il nome e il cognome della sposa )

Sappiamo gia' del radicamento di Carnesecchi nei dintorni di Roma

Radicamento dei Carnesecchi a Roma e dintorni

 

 

 

 

Intanto possiamo dire che i CARNESECCHI di BARI sono sicuramente da porre in relazione con questo MARIO e non ai fiorentini di fine 500

Nello stesso elenco compare nel 1817 CARNESECCA RAFF. ( anche qui non e' detto il nome della moglie ) che vedremo poi chiamarsi Veronica Capriati di Bari

 

 

 

mappa diocesi Conversano Monopoli

 

 

 

 

Non avendo svolto nessuno studio specifico sui registri ecclesiastici di Conversano , per ora ho solo i dati dei due matrimoni

 

 

 

ERO PARTITO DALLA SEMPLICE CONSIDERAZIONE DI UN POSSIBILE LEGAME TRA MARIO (padre) e RAFFAELE (figlio)

 

Presupponendo Mario e Raffaele legati parentalmente fra loro ( cosa molto probabile perche' non c'e' traccia prima del cognome Carnesecca e dal successivo uso frequente del nome Raffaele tra i Carnesecchi di Bari e di Gioia del Colle . In questo caso debbo notare gia' da subito il tentativo locale di traduzione di CARNESECCHI in CARNESECCA

Si puo' tentare di seguire Mario Carnesecchi ed eventuali figli utilizzando i registri religiosi di Conversano tra il 1782 ed il 1817 (intervallo tra i due matrimoni ) e tenendo conto di eventuali spostamenti

Un utile ed ulteriore strumento sono i catasti onciari anche se non di facile consultazione in ASNa

Catasto onciario del 1752 per Polignano saggio di Carlo De Luca

 

Ma il dr LUIGI RUSSO smorza un poco i miei entusiasmi

i Catasti Onciari di Monopoli sono conservati all'Archivio di Stato di Napoli. A quello di Bari vi sono alcuni di altre città, ma non quelli di Monopoli. Dall'inventario dei Catasti Onciari dell'ASNA si evince che furono ultimati nel 1754. Non so se possono esserti utili per la ricerca su Mario. Sull'impostazione dei Catasti Onciari posso dirti che ci sono dei volumi di atti preliminari, a volte in essi vi si trovano anche Stati delle Anime, poi vi sono le rivele, gli apprezzi e i volumi degli Onciari, che nel caso di Monopoli sono quattro da 8745 a 8748. Il n. 8745 è digitalizzato, ma è consultabile solo in sede. Nei primi volumi si trovano i cittadini, ordinati per nome; poi abbiamo gli ecclesiastici locali e forestieri, i Luoghi Pii, i forestieri abitanti e i forestieri non abitanti. Probabilmente i primi due volumi sono di cittadini e gli altri due di ecclesiastici e di forestieri.

 

Ad UN CERTO PUNTO della ricerca genealogica ero arrivato a queste conclusioni poi :

AGGIORNAMENTO :

debbo passare subito ai dati finali :

LE RICERCHE SUCCESSIVE MI CONFERMANO CHE RAFFAELE NONOSTANTE IL COGNOME CAMBIATO E' L'UNICO FIGLIO MASCHIO AVUTO O SOPRAVVISSUTO DI MARIO

Nel passato quando non esistevano anagrafi ,fotografie ,impronte digitali , ne si sospettava del DNA

Non esistevano telefoni o fax e le comunicazioni tra Stato e Stato erano pressoche' inesistenti

il cognome poteva essere molto ballerino

Anche se uno il suo cognome non aveva motivo di cambiarlo , c'era sempre il rischio che andando ad abitare in un altro luogo la gente locale te lo cambiasse a forza

Perche' in assenza di anagrafe il cognome dipendeva dalla identificazione della gente del posto

Avevi un bel chiamarti Paoli se la gente del posto diceva che tu eri quello che abitava la casa bianca divenivi un Casabianca

 

 

Carnesecchi e' pero' un cognome forte cioe' dotato di per se stesso di una forte connotazione . Colpisce l'immaginario

Difficile che venga toccato in maniera radicale

Fuori Toscana non viene praticamente concepito

fuori Toscana CARNESECCHI e' quasi inimmaginabile come cognome ( quindi mai autoctono in altre regioni )

Viene quindi sovente trasformato in CARNESECCA

Perche' CARNESECCHI resista fuori Toscana occorre che la famiglia sia forte economicamente e culturalmente

 

Normalmente la presenza contemporanea dei cognomi CARNESECCA e CARNESECCHI in un luogo del Sud nasconde la trasformazione Carnesecchi in Carnesecca sui rami piu' deboli

E induce a pensare in una modificazione di CARNESECCHI in CARNESECCA come avviene spesso fuori Toscana

( A Palermo attira la mia attenzione trovare i Carnesecchi e i CARNESICCA o i CARNISICCA )

 

 

Vi e' insomma quasi sempre, fuori Toscana, un tentativo di rendere CARNESECCHI piu' familiare trasformandolo in CARNESECCA

 

 

Ho trovato l'atto civile di morte di Mario 22 febbraio 1817 a Monopoli cuoco

Purtroppo non e' il figlio a dichiararne la morte ( che forse poteva conoscere il nome dei nonni ) ma un cugino acquisito ed un conoscente

Nell'atto di morte ci sono piu notizie sulla moglie che su di lui : Caterina Vitulli di Serafino e di Caterina Anna Vigorito

chiamato qui Mario Carnasecca di Roma ; l'eta' presunta ovviamente non ha alcuna attendibilita'

E' confermata quindi la sua origine in Frascati

Potrebbe anche essere che anziche' un mercante fosse un marinaio , che avesse imparato a fare il cuoco a bordo di qualche nave ed ora avesse un ristorante . Pensavo fosse giunto per commerciare in olio lampante

Al momento della morte abitava in : strada del forno del romano

Quindi di lui non conosciamo ancora i genitori

 

 

 

Per ora :

scomparso il matrimonio sia di Mario che di Raffaele

Scomparsi i processetti matrimoniali di Mario

Scomparsi gli stati delle anime

Scomparso il battesimo di Raffaele

Ma e' anche possibile che qualcosa sia finito fuori posto

Dovro' cercare ora nell'Archivio diocesano di Frascati ma con maggiori possibilita' di omonimia

 

 

 

 

LINEE GENEALOGICHE

 

Da premettere la stranezza ( per i tempi ) di Raffaele come unico figlio della coppia Mario Carnesecchi--Caterina Vitulli in un matrimonio durato 34 anni

 

 

 

I Carnesecchi di Gioia del Colle sono parenti coi Carnesecchi di Bari che come abbiamo visto discendono dai Carnesecchi laziali

 

 

A Bari e a Gioia del Colle subiscono quella regola che fuori Toscana comporta per un Carnesecchi finire per essere individuato come Carnesecca e subire il tentativo di cambio di cognome

Da subito Raffaele il figlio di Mario Carnesecchi subisce abbastanza pacificamente la trasformazione in Carnesecca

La linea del figlio Onofrio recuperera' in virtu' della propria situazione economica e sociale il cognome iniziale

La linea del figlio Francesco a partire da Francesco stesso subira' una difficile problematica burocratica

La linea di Nicola pasticcere analfabeta ( imparera' solo a firmarsi Nicola Carnesecchi ) a causa della nulla cultura di Nicola subira' una tempesta burocratica squassante

 

 

Cosi assistiamo all'assurdita' di fratelli e sorelle con lo stesso padre e la stessa madre avere all'anagrafe un cognome diverso Alcuni Carnesecchi , altri Carnesecca

Sono gli anni di formazione dell'anagrafe italiana con una presenza di analfabetismo ancora forte , con mezzi tecnici ancora limitatissimi , livelli culturali del personale elementari ( la principale abilita' richiesta e' la bella calligrafia )

 

 

 

Ed e' come avevo supposto

non ho ancora trovato il battesimo di Raffaele " CARNESECCA"

Avrebbe dovuto esser battezzato come CARNESECCHI se suo padre avesse saputo leggere

Raffaele si era invece gia' piegato alla trasformazione del cognome in uno modificato e piu' digeribile dai locali abitanti

 

 

Alcune altre genealogie :

dal Portale Antenati dei Beni culturali

con la collaborazione dell'ARCHIVIO DI STATO DI BARI

PORTALE ANTENATI Gli archivi per la ricerca anagrafica

 

Di Raffaele abbiamo solo l'atto di matrimonio del 1817 celebrato a Conversano e siamo gia' in presenza di un individuo che si firma CARNESECCA pur essendo figlio del fu Mario

 

 

 

L'atto di matrimonio di Raffaele Carnesecca negoziante, con la giovanissima Veronica Capriati di Onofrio negoziante ha la data del 21 dicembre 1817 e ci dice

Raffaele firma l'atto come Carnesecca e dichiara 30 anni e questa dichiarazione penso sia affidabile perche' nei battesimi dei figli sembra sempre tener attenzionata la propria eta'

Quindi Raffaele dovrebbe esser nato o nel 1786 o nel 1787 e comunque nell'intervallo 1783---1792 a Conversano

Il padre Mario e' morto ed e' sepolto a Monopoli

la madre Caterina Vitulli mi pare non e' presente all'atto da il suo consenso al matrimonio del figlio tramite atto notarile dello 11 dicembre 1817 del notaio di Monopoli Domenico Nicola Sarnelli e dichiara 50 anni

Ricordiamoci che occorreva il consenso dei genitori anche se il figlio era maggiorenne

Al momento dell'atto il figlio Raffaele e la madre Caterina sembrano dimorare insieme a Monopoli . Raffaele del fu Mario e' nato a Conversano e nel 1817 dimora a Monopoli

Veronica Capriati e' chiaramente dimorante a Bari

Veronica dichiara 16 anni

Suo padre Onofrio di anni quaranta e sua madre Brigida Denicolo di anni 38 assistono all'atto

Il matrimonio verra poi celebrato a Conversano il 21 dicembre 1817 dal parroco della Parrocchia di Santa Scolastica di Bari . Parrocchia di Veronica

dai battesimi dei figli si capisce che la coppia e' residente a Bari nella stessa strada dell'abitazione di Onofrio Capriati se non nella stessa abitazione

 

Si capisce che la famiglia di Mario risiede a Monopoli e che probabilmente Caterina Vitulli era originaria di Conversano

Come vedremo la famiglia di Mario dovrebbe figurare negli stati delle anime di Conversano dal 1782 al 1805 e dal 1806 al 1817 negli stati delle anime di Monopoli

Raffaele dovrebbe esser l'unico figlio maschio di Mario o almeno l'unico sopravvissuto , visto che la madre vive con lui

 

 

La famiglia di Raffaele del fu Mario Carnesecca e di Veronica Capriati di Onofrio si allarga immediatamente

Raffaele e' un personaggio di una certa tranquillita' economica che subisce alti e bassi e pare nato intorno al 1790

Sa leggere e scrivere

Per la maggior parte della vita e' cameriere

battezza tutti i figli come CARNESECCA

E' da notare che quasi tutti i nipoti recupereranno in virtu' dei padri il cognome CARNESECCHI

 

 

A Conversano ho avuto la fortuna d'incontrare una persona di grandissima cortesia :don Angelo Fanelli, direttore dell’Archivio Diocesano di Conversano

modernamente aperto a comprendere la funzione documentaria della genealogia

E il dr Nicola Gassi impegnato nella ricerca sul suo cognome paterno e su quello suo materno Re Davi ( Redavid , Redavide...... )

che mi hanno prestato un amichevole aiuto

 

Ho cosi avuto questa dichiarazione estratta dai processetti del matrimonio molto utile a comprendere gli spostamenti della famiglia

 

I compaesani dichiarano lo stato libero di Raffaele e lo dicono nativo di Conversano e si deduce ivi dimorante con la famiglia fino al settembre del 1805

Dopo tale data e' presumibile si fosse trasferito a Monopoli con il padre e la madre

Nel 1805 Raffaele dovrebbe avere sui 18 anni o poco meno .Ammesso che il padre avesse una sorta di taverna e' possibile si fosse trasferito a Monopoli per aiutarlo

Il padre muore come abbiamo visto all'inizio dello stesso anno del matrimonio di Raffaele

 

 

 

numerosi sono i figli della coppia

E' da notare che Raffaele sembra saper leggere e scrivere

 

data nascita

nome

eta dichiarata

firma

1818 14 settembre

Giuseppe Maria Carnesecca

Raffaele

30 e 18

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

negoziante

1820 30 marzo

Caterina Carnesecca

Carolina Brigida

Giovanna Pasqua Maria

32 e 20 anni

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

scritturale

1822 14 ottobre

Carolina Carnesecca

Maria Giorgia Teresa

33 e 21

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

cameriere

1824 26 settembre

Mario Carnesecca

Francesco Gennaro

Domenico Giovanni

37 e 23

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

cameriere

1826 8 novembre

Onofrio Carnesecca

Gennaro, Domenico

39 e 25

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

cameriere

qui pare sorga qualche dubbio al prete sul cognome

1829 8 Marzo

Francesco Pietro Paolo Carnesecca

39 e 25

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

1831 26 febbraio

Mario Carnesecca

Giambattista , Carlo, Antonio

41 e 30

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

proprietario

abita in strada San Scolastica gia' via San Francesco

1833 2 aprile

Anna Carnesecca

Teresa,Maria,Cristina,Giovanna

43 e 32

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

proprietario

1835 28 ottobre

Giambattista Carnesecca

Nicola,Luigi, Michele,Gabriele

46 e 32

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

cameriere

1838 10 settembre

Teresa Carnesecca

Luigia,Lucrezia,Costantina,Serafina

51 e 38

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

cameriere

strada Santa Chiara

1841 19 aprile

Nicola Carnesecca

Patrizio Daniele

40 e 40

dichiara Raffaele Carnesecca del fu Mario

proprietario

strada San Francesco

 

Da notare che il matrimonio tra Raffaele e Veronica Capriati di Bari sembra essere celebrato , contrariamente alle regole , nella parrocchia dello sposo , pur se il celebrante e' il parroco della sposa

 

 

Noto che il primo figlio di Raffaele ha nome Giuseppe e non Mario il nome del padre gia' morto

Solo il secondo figlio maschio si chiamera' Mario , il terzo figlio maschio avra' il nome del nonno materno Onofrio

Giuseppe potrebbe essere il nome del nonno paterno ammesso che Raffaele lo avesse mai conosciuto. Altrimenti non lo saprei spiegare visto che l'altro nonno paterno e' Serafino

 

Giuseppe il primo figlio di Raffaele di Mario non sembra avere discendenza

 

 

E difficile capire in che modo e per quali motivi Mario fosse venuto in Puglia. Era un mercante o era imbarcato ( magari come cuoco su una nave ) ? oppure.............

Aveva legami coi Carnesecchi contemporanei che gravitavano intorno a via Condotti a Roma o con i Carnesecchi di Ceprano ?

irrisolte queste domande

Finira probabilmente con l'avere una trattoria , visto che Raffaele nell'atto civile di matrimonio si dichiarera' negoziante e successivamente cameriere

 

 

 

Raffaele si dice e si firma CARNESECCA senza resistenza alcuna

Tre dei suoi figli avranno discendenza e sono : Onofrio , Francesco , Nicola

E questi suoi figli , nonostante l'atto di nascita imponga Carnesecca inizieranno tutti a recuperare il cognome Carnesecchi per se e per i propri figli

Onofrio senza alcun problema

Francesco con qualche problema burocratico

Nicola perseguitato dalla burocrazia

 

 

 

 

LINEA DI ONOFRIO

 

 

 

 

data nascita

nome

eta dichiarata

firma

1853 11 maggio

Raffaele Carnesecchi

Nicola, Gaetano

26 e 21

dichiara Onofrio Carnesecchi del fu Raffaele e si firma

madre: Prudenza Diana di fu Donato

professione ???

1855 28 dicembre

Donato

eta dichiarata

firma

madre: Prudenza Diana di fu Donato

1857 12 ottobre

Donato

eta dichiarata

firma

madre: Prudenza Diana di fu Donato

1860 15 luglio

Veronica

eta dichiarata

firma

madre: Prudenza Diana di fu Donato

1866 21 marzo

Francesco

Paolo

40 e 32

dichiara Onofrio Carnesecchi e si firma

madre: Prudenza Diana di fu Donato

negoziante

1876

Antonio

eta dichiarata

firma

madre: Prudenza Diana di fu Donato

 

 

Raffaele il primo figlio di Onofrio di Raffaele ed e' nato a Bari nel 1853

E' un assicuratore

Agli inzi del 1900 si spostera' con la famiglia a Venezia

 

 

 

 

 

 

GRANDE ORIENTE D'ITALIA : RAFFAELE CARNESECCHI : UN MASSONE A BARI NEL 1877

 

Nella grande concitazione nazionale, il Consiglio dell'Ordine del Grande Oriente D'Italia, nella seduta dell'11 ottobre 1876, delibera di concedere la Bolla di Fondazione ad un gruppo di massoni che ne hanno fatto richiesta per fondare una Loggia sotto il titolo distintivo di "Onore e Giustizia".

Il giorno 17 marzo 1877, all'obbedienza del Grande Oriente d'Italia, viene fondata la Loggia Onore e Giustizia n° 257 all'Oriente di Bari, nella Valle dell'Ofanto sotto gli auspici del Rito Scozzese Antico ed Accettato ed il fratello Antonio Sbisà ne diviene il primo Maestro Venerabile. L'anno successivo (1878), la Loggia è presente all'Assemblea Generale tenutasi a Roma ed è rappresentata da Pietro Noto Badge.

Dall’agosto 1878 al 1881 i lavori i Loggia sono sospesi. Alla ripresa è eletto Maestro Venerabile Giuseppe Ricci, 1° Sorvegliante Gaetano Re David, 2° sorvegliante Mauro Boccasile, Oratore Sabino Fiorese, Segretario Antonio De Tullio con Fratelli di Loggia Donato D'Ambrosio, Michele Saccogna, Vincenzo Primicerio, Raffaele Carnasecchi, Giuseppe Carrozzini, Leopoldo Aquilon, Quintino Matera, Domenico Emboli, Giuseppe Tanzi e Michele Fresa.

Da questo momento in poi l’attività della Loggia non troverà soluzione di continuità e i suoi lavori continueranno regolarmente e con tale vigore che "La Rivista della Massoneria Italiana", nel numero del gennaio 1883, la citerà con toni lusinghieri.

 

 

 

 

 

 

 

DA BARI A VENEZIA

 

 

 

E' Raffaele di Onofrio Carnesecchi da Bari a migrare verso Venezia molto probabilmente per esigenze del proprio lavoro assicurativo

A VENEZIA CONFLUISCONO SIA UN NUCLEO DI CARNESECCHI DA BARI SIA UN NUCLEO DA FIRENZE

Raffaele e' assicuratore delle Assicurazioni Generali

 

 

Suoi figli sono Onofrio che diverra medico , Nicola , Arnaldo e Ugo oltre ad alcune femmine

 

Carnesecchi Nicola di professione: Studente. figlio di Carnesecchi Rafaele di professione Impiegato Assicurazioni Generali e di Fino Leonarda

Nato il 04/02/1880

Luogo di nascita: Bari Luogo di residenza: Venezia Lista di leva del comune di: Venezia Istanze di esenzione: Fratello militare

Universita di padova 1900

... di Gaetano, da Recanati (Macerata) 18 Carnesecchi Nicolò, di Raffaele, da Bari 19 Carlotto Enea, di Licurgo, da Arzignano (Vicenza)

20 Carrara Eugenio, di Filippo, ila Venezia 21 Castagna Giovanni, di Giuseppe, da Camisano (Vicenza) ...

 

 

Abbiamo gia' parlato del medico ONOFRIO e di suo figlio FRANCESCO ambedue molto amati dalla popolazione della Giudecca/P>

 

 

 

GIUDECCA : PADRE E FIGLIO ACCOMUNATI DA UNA STESSA GRATITUDINE 1923 e 1969

Credo sia una cosa quasi unica

 

 

 

 

 

Spicca ora la storia di abnegazione di un padre e di un figlio tutti e due significativamente votati a fare il bene del prossimo

 

di origine barese , trapiantati a Venezia

 

 

Nell'isola Giudecca di Venezia esiste una lapide che ricorda ONOFRIO CARNESECCHI.

Era un medico chirurgo morto in ancor giovane eta' il 18 marzo 1923 , era nato nel 1876 a Bari, trasferitosi a Venezia qui era rimasto

La lapide era stata voluta dal popolo dell'isola, e tutti gli abitanti, fino i più poveri, avevano contribuito alle spese . A dimostrazione della benevolenza e gratitudine generale

 

Vedi

 .......................La Giudecca: nella storia, nell'arte, nella vita

Sicinio Bonfanti - 1930 - 338 pagine

a pagina 211

 

Dott. Onofrio Carnesecchi

Alla Giudecca al numero 446 delle fondamenta di Sant'Eufemia sulla facciata della casa dove si trova la farmacia Gino Boldi , fu murata una lapide in memoria del dottor Onofrio Carnesecchi morto in ancor fresca eta’ il 18 marrzo 1923.

La lapide era stata voluta dal popolo dell’isola , e tutti gli abitanti fino i piu’ poveri , si erano affrettati come per un dovere , a dare il loro contributo. Il perche’ di un cosi commovente plebiscito d’affetto fu detto all’inaugurazione , presenti le autorita’ comunali …

 

 

 

 

 

 

Nato a Bari nel 1876 , ma veneziano di elezione perche’ qui aveva compiuto gli studi e trascorsa la giovinezza , ottenuta la laurea e fatta la pratica , si stabili come medico privato alla Giudecca e vi rimase fino agli untimi giorni

 

 

la Rivista di Venezia volume 6 pg 463 1927

lo da come nato nel 1877 (Il Bonfanti lo dice invece nato nel 1876 )

Il dottor Onofrio Carnesecchi era nato a Bari nel 1877 e si laureo’ nel 1901 all’universita’ di Napoli

poi si corregge

Laureatossi all'universita di Padova fu per alcuni anni assistente nelle cliniche dell'Ospedale di Venezia. Nel 1898 fu assunto quale medico condotto nell’isola di Burano dove per la sua grande bonta’ e carita’ , per la sua grande dottrina seppe subito farsi grandemente amare

 

Ed infatti l'annuario dell'universita' di Padova cita nel 1896 Carnesecchi Onofrio di Raffaele da Bari

 

 

a poca distanza l'una dall'altra s'incontrano le lapidi commemorative del padre e del figlio, lapidi poste con la stessa motivazione

 

 

 

 

Onofrio fu il padre di un FRANCESCO e di un RAFFAELE

Ed era quindi probabilmente suo figlio quel Francesco ( Cesco ),pure lui medico , che sembra aver acquisito altrettante significative benemerenze ( Corrado Alvaro lo chiama "il medico dei poveri" perche' curava anche chi non poteva pagare )

Questo Francesco era nato a Venezia il 22 luglio 1904, era medico e giornalista

Annuario della stampa italiana, Volumi 9-10 Casa editrice del Libro italiano, 1931 = Carnesecchi dr Cesco (doctor ) Venezia via Dorsoduro 81 nato a Venezia nel 1904 .Laureato in medicina . Esordi come redattore della Marangona (1924.25) poi passo' al Gazzettino ov'e' tuttora

Supera l'esame di Stato per l'esercizizio della professione di medico chirurgo nel 1929 all'universita' di Milano (GU numero 297 del 23 XII 1930 )

 

la sua firma :

 

 

Sempre sull'isola della Giudecca a poca distanza dalla lapide che ricorda ONOFRIO ( 1923 ) troviamo la lapide che ricorda il figlio ( anno 1969 ) sul muro del convento delle clarisse

 

Convento delle clarisse : s'intravvede la lapide dedicata a Francesco Carnesecchi

 

 

Lapide a memoria di Francesco Carnesecchi il medico dei poveri

 

 

 

AMICI E ISOLANI

QUI RICORDANO

FRANCESCO CARNESECCHI

MEDICO--CHIRURGO

ESEMPIO DI PROFONDA UMANA

DEDIZIONE E DI FERVIDA

QUOTIDIANA ATTIVITA'

 

VENEZIA ISOLA DELLA GIUDECCA 1969

 

 

 

.......................

Campo San Giacomo, 205 – Francesco Carnesecchi, medico

Fondamenta San Giacomo, 221 – Caduti della Giudecca nella II Guerra Mondiale

Fondamenta Santa Eufemia, 446 – Onofrio Carnesecchi, medico

............................

 

 

 

 

 

 

 

 

Monografia a Stampa

Raffaella Buonamici contessa de' Cillis partecipa alla S.V. il seguito matrimonio di sua figlia Elvira col signor prof. Ettore Laricchiuta : Benevento, gennaio 1896 : Francesco Paolo Laricchiuta e Caterina Carnesecchi partecipano alla S.V. il seguito matrimonio del loro figlio Ettore con la signorina Elvira dei conti de' Cillis : Bari, gennaio 1896

 

Matrimonio nel 1896 di Ettore Laricchiuta figlio di Caterina Carnesecchi

 

 

 

 

DA BARI A ROMA

 

 

 

Nel 1896 a Roma un certo Ing Archit. Francesco Carnesecchi abitava in via Volturno 7

immagino sia lo stesso che nel 1915 e' caposezione al Ministero Poste e Telegrafi ( figura come ingegnere ed ha il titolo di cavaliere )

e' proveniente da Bari ed e' figlio di un Onofrio , ha almeno tre fratelli : Raffaele Antonio e Donato

Antonio si sposera' a Roma nel 1904 con Dirce Balestrini testimone il fratello Francesco

nell'atto del matrimonio Antonio ha 28 anni e Francesco 38

NASCITA il 30.1.1904 di PRUDENZA di ANTONIO CARNESECCHI (NATI 1904 n. 598-1194, vol. 2, parte 1, serie A - foto 17).

by cortesia Angelo Gravano Bardelli

 

Al numero 2446 ( 31/200 )

Roma 19 ottobre 1904 : matrimonio di ANTONIO fu ONOFRIO di anni 28 nato a Bari, impiegato, con la romana DIRCE BALESTRINI figlia di Giuliano , con testimone l'ing. FRANCESCO CARNESECCHI di anni 38 (questi è anche ingegnere, cavaliere e caposezione al Ministero delle Poste e Telegrafi) vedi: http://dl.antenati.san.beniculturali.it/v/Archivio+di+Stato+di+Roma/Stato+civile+italiano/Roma/Matrimoni/1904/n+2387-2783+Vol+7+Parte+1+Serie+A/007659869_00036.jpg.html?g2_imageViewsIndex=0

Nello stesso atto viene legittimata Prudenza nata prima del matrimonio

NASCITA il 30.1.1904 di PRUDENZA di ANTONIO CARNESECCHI (NATI 1904 n. 598-1194, vol. 2, parte 1, serie A - foto 17).

 

La madre di Antonio e' Prudenza Diana

Antonio figura nato nel 1876 ( di anni 28 )

Francesco figura nato nel 1866 ( di anni 38 ) e infatti e' nato a Bari il 21 marzo 1866

 

 

 

 

il 24 Marzo 1929 muore a Roma Raffaele Carnesecchi di Ernesto e di Elisa Bregli

 

 

"DUE INGEGNERI PER LE OSSA DEL BEATO RAIMONDO DA CAPUA"

 

 

A Napoli sembrano operare contemporaneamente due ingegneri di cognome Carnesecchi : FRANCESCO e GIUSEPPE

Ritengo sia una contemporaneita' del tutto temporanea essendo Francesco molto probabilmente l'ingegnere barese domiciliato a Roma

 

Secondo gli :

Analecta sacri Ordinis Fratrum Praedicatorum - dell'anno 1901 alle Pagine 15 16 17

FRANCESCO dovrebbe aver presenziato alla ricerca ed al ritrovamento dei resti del beato Raimondo da Capua nell'aprile del 1901 rilasciando dichiarazione giurata

 

 

e presumibilmente potrebbe essere lui FRANCESCO l'ing.Carnesecchi autore del disegno dell'urna ( lui e non GIUSEPPE che poi vedremo ) , realizzata da Lagana'

Di questo Francesco non c'e' alcuna traccia negli elenchi della dottoressa Alessandra Veropalumbo " Architetti e ingegneri a Napoli nell’Ottocento preunitario"

Probabilmente perche' l'opera in San Domenico Maggiore e' del tutto occasionale

Quindi persona diversa da quell'ing GIUSEPPE presente e operante a Napoli e presente negli elenchi della dottoressa Alessandra Veropalumbo " Architetti e ingegneri a Napoli nell’Ottocento preunitario" di cui parleremo

 

Dovrebbe trattarsi dell'ing. Francesco di Onofrio originario di Bari e domiciliato a Roma

Un ingegnere non napoletano

Nato a Bari intorno al 1565 e laureatosi in ingegneria civile a Roma nell'anno accademico 1893 94 questo ingegnere avra' una brillante carriera nello Stato caposezione al Ministero delle Poste e Telegrafi in cui lo troviamo gia' nel 1895 . Carriera culminata con il titolo di Cavaliere di cui lo vediamo fregiarsi gia' nel .............

 

 

 

 

 

Napoli< …Urna sepolcrale del Beato Raimondo da Capua , disegnata da un ing. Carnesecchi e fusa in bronzo dorato dalla emerita fonderia Lagana’ per la chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli

Per la cortesia del dr Pasquale Cavallo autore del sito http://www.nobili-napoletani.it/

 

 

 

 

 

 

 

LINEA DI FRANCESCO

 

Vediamo gia' i segni del cambiamento ne :

Dall'atto di nascita di CARNESECCA Francesco Pietro Paolo figlio di Raffaele di Mario e di Veronica Capriati di Onofrio

8 marzo 1829 atto al numero 214 (immagine 15/295 registro 1829 parte 2)

Pero' nella registrazione del matrimonio sull'atto di nascita . matrimonio avvenuto il 16 maggio 1868 con Elisabetta Gabani fu Vincenzo a Sinigaglia l'ufficiale civile annota FRANCESCO CARNESECCHI

 

 

Francesco potrebbe essere stato tra i volontari del sud che hanno partecipato a Curtatone e Montanara e poi fermatosi nell'esercito piemontese

 

scheda per la cortesia della drssa Sara Micheletta

e' evidente che la scheda e' stata compilata molto prima del 1866 ed e' quindi rimasto nell'esercito per un lungo tempo Nel 66 ha 37 anni quindi eta' poco compatibile con l'essere ancora studente

Quindi e' da investigare se fosse presente a Curtatone con quelle truppe volontarie dette "napoletane" che combatterono insieme ai "Toscani"

Nel 1848 infatti aveva 19 anni eta' compatibile con lo stato di studente

 

 

Fatto sta che e' presente a Custozza nel 1866 ed in tale occasione si mette particolarmente in luce tanto da attirare l'attenzione di Felice Venosta

 

 

CUSTOZA 24 giugno 1866 : furiere d'Artiglieria FRANCESCO CARNESECCHI

 

 

VEDI TESTO DA CUI E' TRATTO

 

nella Gazzetta Ufficiale num 191 di giovedi 12 luglio 1866 , gia' furiere del 6 Reggimento di Artiglieria viene ufficializzata la sua promozione al grado di sottotenente nel corpo del Treno d'Armata da sua maesta il Re su proposta del Ministro della Guerra

Probabilmente in conseguenza della freddezza mostrata in battaglia

 

 

 

Gazzetta Ufficiale num 191 di giovedi 12 luglio 1866

So per la cortesia dell'archivio di Stato di Torino trattarsi di : Francesco Carnesecca nato a Bari lo 08 marzo 1829 figlio di Raffaele e di Veronica Capriati

Nei ruoli matricolari del 6 Reggimento e poi del Treno d'Armata figura la correzione da Carnesecchi in Carnesecca

Viene addirittura riconosciuto l'errore con opportuna nota e giustificata la correzione

Nell'annuario militare del 1867 figura pero' inizialmente come sottotenente Francesco CARNESECCHI . E come tale figura fino al 1869. Negli annuari militari successivi e' invece nominato come CARNESECCA

 

 

Nel 1880 viene messo nella riserva come FRANCESCO CARNESECCA con destinazione Bari

Quindi non sembrano esserci dubbi sul fatto che per i ruoli matricolari dello Stato centrale si chiami Carnesecca e sia di Bari

 

 

Nella Gazzetta ufficiale del primo marzo 1895 num 51 e' presente la sua promozione a capitano e sempre viene citato come CARNESECCA

 

la situazione potrebbe essere legata a problemi pensionistico

immatricolato come Carnesecca all'inizio della carriera militare , impossibilitato a figurare poi con un cognome diverso per non rischiare di perdere anni di servizio

come sembrerebbe suggerire il cognome Carnesecchi della figlia

 

 

Nel frattempo il 16 maggio 1868 si sposa con Elisabetta Gabani fu Vincenzo a Sinigaglia

Nella registrazione del matrimonio sull'atto di nascita a Bari l'ufficiale civile annota FRANCESCO CARNESECCHI

Conosco di lui tre ( forse quattro ) figli : Augusto , Alfredo nati in localita' per ora non precisata ed eventuamente quel Raffaele cappellano della Basilica

e Veronica nata a Bari quando il padre era stato messo a riposo

 

compare :

Maria Veronica Giovanna Carnesecchi nata a Bari il 28 ottobre 1881 da Francesco Carnesecchi e da Elisabetta Gabani

cognominata anagraficamente Carnesecchi

 

ed infatti ancora come CARNESECCHI figura nell'annuario :

 

Muore infine nel 1897 o 1898 e la pensione di Francesco CARNESECCA viene destinata alla vedova Elisabetta Gabani

 

 

 

Il furiere anagraficamente si chiamava sicuramente Francesco Carnesecca ma si firmava e si sentiva Francesco Carnesecchi visti gli sforzi di recuperare il cognome nei figli

nel sito Portale antenati del Ministero figura la denunzia di nascita di Maria Veronica Giovanna Carnesecchi

Esaminiamola meglio : La denunzia e' presentata al comune di Bari da Francesco pensionato 51enne e da lui firmata ( torna il 51enne come nato nel 1829 )

Elisabetta Gabani madre di Maria sara' la beneficiaria della pensione di Francesco Carnesecca nel 1898. Quindi il cerchio si chiude

il pb e' sicuramente legato alla pensione un pasticcio per sanare i primi anni di servizio come Carnesecca ( e' probabile fosse in servizio nell'esercito sardo dal 1848 -------> truppe napoletane a Curtatone )

 

mi pare comunque che Francesco sia assente ( per errore ) negli elenchi di Custozza dello ASTo sia con l'uno che con l'altro cognome

 

 

 

data nascita

Raffaele

eta dichiarata

firma

Elisabetta Gabani

data nascita

Augusto

eta dichiarata

firma

Elisabetta Gabani

data nascita

Alfredo

eta dichiarata

firma

Elisabetta Gabani

1881 31 ottobre

Maria

Veronica, Giovanna

51 e xx

dichiara Francesco Carnesecchi e si firma

Elisabetta Gabani

pensionato

 

Alfredo Carnesecchi nasce il 05 luglio 1874 ha almeno un fratello Augusto e una sorella Veronica e probabilmente un Raffaele poi cappellano

nel 1895 1896 e' in fanteria come sottotenente

Nel gennaio 1898 Alfredo Carnesecchi proveniente da Bari sbarca a New York qui diretto in visita allo zio Gaetano xxxxx

Nel 1905 e' richiamato in servizio come sottotenente di fanteria

 

 

Comunque i fratelli Augusto e Alfredo intorno al 1910 sembrano molto malmessi economicamente/P>

I loro nomi figurano nel bollettino dei protesti

Alfredo che ha un negozio nel 1910 sara' costretto a richiedere un concordato fallimentare

 

 

Successivamente nel 1914 ritroviamo Alfredo economicamente riassestato

 

1914 Negozio di utensili casalinghi e articoli da regalo di Alfredo Carnesecchi all’incrocio tra via Sparano e via Putignani. Esattamente l’angolo dove sorgerà l'imponente Palazzo Mincuzzi

 

Il palazzo Mincuzzi venne eretto poi dove sorgeva il negozio Carnesecchi tra il 1926 e il 1928 secondo il progetto dell'architetto Aldo Forcignanò e dell'ingegnere Gaetano Palmiotto su commissione della famiglia Mincuzzi,

 

 

 

 

documento dell'anno 1908

 

 

 

Augusto Carnesecchi Caserta ???? xxxxxxxx

 

 

Un Augusto Carnesecca ???? nei ruoli matricolari di Caserta

 

Augusto fratello di Alfredo ha a che fare non so in che modo col teatro Piccinni di Bari

Nel 1922 un Augusto Carnesecchi e' impiegato nell'ufficio di Genova delle Poste e Telegrafi

Forse per questo e' da considerarsi la posizione dell'ing Francesco Carnesecchi a Roma sempre nel medesimo dipartimento

 

Ambedue sembrano esposti politicamente e sono talvolta ridotti a macchiette da un giornale come " il vero don Checco"

le battute in realta' sono di una mediocrita' sconcertante abbastanza "paesane" ma dimostrano un certo genere di notorieta' dei due fratelli

E' interessante notare che lo stesso giornale attacca anche Raffaele Carnesecchi di Gioia del Colle

Probabilmente il motivo del contendere e' l'interventismo nella prima guerra mondiale e un fascismo latente che vedremo poi esplodere in famiglia con Icilio di Alfredo

 

 

 

 

 

UN RAFFAELE CHE RITENGO FIGLIO DI FRANCESCO SARA' CAPPELLANO DELLA REGIA BASILICA PALATINA DI SAN NICOLA

 

Un Raffaele Carnesecchi e' nel 1893 cappellano della Basilica Palatina di San Nicola

 

 

 

 

La basilica di San Nicola, nel cuore della città vecchia di Bari, è un importante edificio di culto della Chiesa cattolica, tra i principali luoghi dell'ecumenismo con le Chiese ortodosse. Costituisce uno degli esempi più significativi di architettura del romanico pugliese.

Si tratta di una basilica pontificia, ossia il suo affidamento ad un determinato ordine religioso spetta direttamente alla Santa Sede. Questo nuovo status giuridico risale al 1929 (Patti Lateranensi), quando lo Stato italiano, incamerando tutte le proprietà della basilica, rinunciava alla "palatinità" (gestione diretta del re sulla vita del clero) e immetteva la Santa Sede in questa giurisdizione.

Nel 1951, ponendo fine all'istituzione del capitolo dei canonici che serviva nella chiesa dalla prima metà del XII secolo, la basilica fu affidata all'Ordine domenicano che ancora presta il suo servizio prestando una particolare attenzione agli aspetti ecumenici.

 

 

Il cappellano è un sacerdote che non ha la gestione di una parrocchia, bensì di una cappellania, e che non ha perciò cura d'anime. A un cappellano, secondo il diritto canonico, può anche essere assegnato il servizio religioso di determinati enti o istituzioni come confraternite.

Genericam., sacerdote cui è affidata l'ufficiatura di una cappella o di un oratorio, senza cura d'anime; propriam. (soprattutto nella legislazione civile), il titolare di una cappellania o anche, nel diritto canonico

 

 

Eddomadari Mazzettari In altri tempi, indicò il sacerdote addetto al servizio liturgico per tutta una settimana o per un giorno stabilito

 

 

 

da Wikipedia

 

 

 

 

 

 

 

ICILIO CARNESECCHI DI BARI DECORATO IN SPAGNA

 

 

 

 

nato a Bari il 26 ottobre 1913

 

Carnesecchi Icilio di Alfredo e di Losa Anita, da Bari, sottocapo-manipolo ...

Questo Carnesecchi potrebbe esser lo stesso che figura come presidente del circolo velico a Bari

 

 

 

http://circolodellavelabari.it/dalla-societa-della-vela-ai-nostri-giorni/

CIRCOLO DELLA VELA BARI

ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA

Beppe De Fuzio, Arrigo Marchesi, Vito Brandonisio, Vincenzo Burattini, Lamberto Caizzi, Domenico Cannevari, Francesco Cordaro, Aldo Forcignanò, Antonio Mongelli, e Pietro Zotti. A loro si uniscono Michele Barrella, Cristoforo Bottiglieri, Francesco De Leonardo, Vito D’Ambrosio, Onofrio Orlando, Michele Ranaldi ed infine Giovanni Rossignoli.

Sono loro i Soci Fondatori che nel 1929, ottenuto in concessione un locale posto al di sotto del Teatro Margherita, dettero vita alla "Società della Vela.

Aldo Forcignanò fu il primo presidente, al quale seguirono, Pietro Del Buono, Postiglione Brandonisio ed Icilio Carnesecchi, tutti nominati, come usava a quell’epoca, dal Partito in persona del Segretario del Fascio.

Durante la guerra il Circolo venne requisito dagli Alleati, ma i soci continuano a frequentarlo per non perdere i diritti acquisiti. In quel periodo la presidenza passa da Carnesecchi a Giuseppe Abbruzzese.

La prima votazione democratica, a seguito della redazione del nuovo statuto, vede eletto L’ing. Nonnis Marzano che inizia ad ampliare i locali sociali ed i pontili. Nel ’46 il Circolo riprende la sua autonomia e da quell’anno la denominazione di Società della Vela viene cambiata in quella attuale di "Circolo della Vela", affiliato alla omonima federazione.

 

Ormai il Circolo decolla verso prestigiosi traguardi sotto la guida di presidenti che ne curano lo sviluppo a tutti i livelli. Nel 1948 assume la presidenza Florenzo Brattelli, appassionato velista. Durante la sua presidenza, protrattasi fino al 1952, il circolo ebbe grande sviluppo sia nel campo sportivo che sociale.

http://circolodellavelabari.it/dalla-societa-della-vela-ai-nostri-giorni/

 

GUERRA DI SPAGNA

MALAGA MOTRIL  5-10 febbraio 1937

 

 

 

Palacio Ibarra    15 marzo 1937

 

Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale  num 212 dello 11 settembre 1939   xvii

 

Carnesecchi Icilio di Alfredo e di Losa Anita, da Bari, sottocapomanipolo bandera « Folgore ». – Comandante di plotone, resisteva col suo reparto ad un lungo e violento attacco del nemico, lo respingeva con gravi perdite contrattaccando. Ferito al braccio destro mentre in piedi incitava i suoi, persisteva nella lotta, che abbandonava solo dopo essere stato ferito una seconda volta gravemente all'occhio sinistro, e dietro le insistenze del suo comandante di compagnia

Palacio Ibarra    15 marzo 1937

 

 

 

 

Annuario della Università di Bari              

 

Relazionedel Rettore U.Toschi aa. 1940/41

 

Relazione del reggente la segreteria del G.U.F. Icilio Carnesecchi

 

..........reggente il GUF camerata Carnesecchi legge la sua relazione e fornisce la testimonianza certa della passione dei goliardi nell'attuale momento bellico qual'e' dato dalle numerose domande di arruolamento

 

Pubblicazioni dei professori, degli aiuti e degli assistenti. Elenchi dei laureati e delle dissertazioni di laurea

............

 

 

 

 

Nel frattempo deve essersi laureato

e nell'articolo pare essere il vicefederale di Bari

 

 

Icilio sara' decorato con bronzo (41) e argento(39) al valor militare

 

 

sorella di Icilio

Lettera del 26 luglio 1926 ( Olga Carnesecchi - Losa ) , in Acs , Pnf , Spd , Co , f . 8.278 .

ORO ALLA PATRIA

 

 

 

 

 

Esaminando piu' da vicino i CARNESECCHI a Gioia del Colle ritroviamo una situazione quasi incredibile

 

burocrazia a Bari e a Gioia del Colle

 

 

In questo articolo nel dicembre 1884 Nicola CARNESECCA pasticciere pare essere da annoverarsi nel ceto "buono" di Gioia del Colle

Ed anche i LOSITO : una via ricordava Paolo Losito, ( oggi via Donato Boscia )

 

La Scuola Popolare di Disegno e di Calligrafiadi Gioia del Colle

 

articolo del Dr Francesco Giannini di Gioia del Colle

 

Gli anni ’80 dell’800 sono stati importanti per l’istruzione nel nostro Comune, tanto che ad agosto del 1890 la Giunta comunale esprime un voto di ringraziamento all’Ispettore Scolastico per la medaglia d’argento conferita da Ministero al Comune di Gioia quale benemerito della Pubblica Istruzione, a riguardo dell’insegnamento elementare.

A novembre del 1880 il Consiglio comunale è chiamato a deliberare circa l’impianto di una Scuola Enologica, della quale nel 1883 viene proposto il progetto dello Statuto, successivamente approvato nel 1884 come Statuto organico Scuola Consorziale di Viticoltura e Enologia. Sempre nel 1884 viene nominato il rappresentante del Comune nel Consorzio della Scuola Enologica e si parla di riforma del Ginnasio Losapio, per il quale nel 1885 si chiede la trasformazione da Scuole Ginnasiali in Scuole Tecniche. Nel 1886 la Giunta comunale approva la spesa per una capanna sul podere della Scuola Enologica e nel 1887 il fitto della vigna della stessa Scuola.

Nel 1889 si pensa di costruire una palestra per la scuola elementare e vengono effettuati i pagamenti per i lavori di completamento del pianterreno dell’edificio scolastico.

Nel 1890 in Consiglio viene espresso un voto per lo scioglimento del Consorzio della Scuola Enologica ed invertire il concorso del Comune per l’impianto di una Scuola secondaria, nonché l’impianto di tre nuove scuole elementari e la proposta di ampliamento dell’Edificio scolastico ad uso delle scuole femminili, che si trovavano in locali disadatti e antigienici.

Nel panorama scolastico gioiese di fine Ottocento una particolare importanza riveste la Scuola di Disegno e Calligrafia.

 

 

A novembre del 1884 il Sig. Gennaro Minei aveva indirizzato alla Giunta comunale di Gioia la richiesta di un sussidio per l’apertura della Scuola di Disegno e Calligrafia; questa istanza fu rigettata in data 27 novembre, un mese prima dell’apertura della Scuola.

Dall’atto di fondazione, di seguito riportato, veniamo a conoscenza che, su iniziativa di 18 privati cittadini, il 1° dicembre del 1884 viene istituita a Scuola Popolare di Disegno e di Calligrafia.

Con la presente scrittura privata, da valere qual pubblico atto a norma di legge, i sottoscritti Signori Gennaro Minei di Candido, Professore di Calligrafia e Disegno, nonché i Signori Cataldo Lojodice, pretore, Eramo Francesco, possidente, Enrico Giordani, possidente, Vincenzo Favia, possidente, Filippo Eramo, possidente, Mariano Gennaro, negoziante, Gisotti Donato, medico, Pavone Tommaso, impiegato, Carnesecca Nicola, pasticciere, Rago Gerardo Antonio, possidente, Nico Giovanni, possidente, Quero Luigi, locandiere, Bellotti Raffaele, industriale, Celiberti Vitantonio, falegname, Labellarte Oraziantonio, possidente, Donvito Pasquale, insegnante, Capozzi Giovanni, sarto, tutti domiciliati in Gjoia dichiarano:

Che, dovendo il Sig. Minei istituire in questo Comune una Scuola di calligrafia e di disegno, ne ha richiesto agli altri contraenti, se intendessero far concorrere i rispettivi loro figli a detta Scuola, ed, avendo i suddescritti Signori prestata la loro adesione, scendono col Signor Minei a convenire quanto appresso:

1-Esso Sig. Minei, qual Professore di calligrafia e disegno, assume l’obbligo di dare in tutti i giorni, esclusi i giovedì e le domeniche, e le altre feste segnate nel Calendario Scolastico Elementare, e nelle ore pomeridiane, le lezioni di cui sopra, ai figli degli antescritti Signori.

2-Che come corrispettivo i prelodati padri di famiglia assumono obbligo di corrispondere al Sig. Minei, la mercede mensile di lire due per ciascuno, e che verrà pagata alla metà dei rispettivi mesi.

3-Che le lezioni in parola avranno principio da oggi, sottoscritto giorno, ed avranno il loro termine alla chiusura delle Scuole elementari, cioè il 30 agosto 1885.

4-Che per mancanza di presenza di qualunque alunno alle lezioni, non potrà eccepirsi dal rispettivo padre il non dover pagare la pattuita mercede, tranne il solo caso che dipendesse dal Maestro o per propria sua colpa.

Del presente si è formato un solo originale, dalle parti sottoscritto e, per volere comune delle stesse, è rimasto depositato presso questo Sig. Giuseppe Eramo, Direttore Didattico, il quale vigilerà detta Scuola. Gioja del Colle 1 dicembre 1884.

Dopo un paio di mesi di regolare funzionamento il 1° febbraio 1885, data in cui aveva già 30 iscritti, di cui 21 frequentanti, la Scuola passa alle dipendenze della locale Società di Mutuo Soccorso.

Nel 1886 il Sig. Gennaro Minei rinnova una richiesta al sindaco onde ottenere una gratificazione per la Scuola di Calligrafia e Disegno applicato alle arti e mestieri, che nelle ore pomeridiane era frequentata da figli di operai.

In quella riunione il consigliere Vito De Bellis, dopo aver preso atto della nota del Direttore della Scuola Enologica che attestava che gli alunni di detta Scuola frequentavano anche quella serale di Disegno e Calligrafia, riferisce che grazie all’assiduo zelo del prof. Minei la Scuola acquistava sempre più importanza, con grande profitto degli alunni che la frequentavano. Per semplice delicatezza, non ardiva ad avanzare alcuna proposta in quanto era stato uno dei promotori della costituzione di quella Scuola.

Il consigliere Teodorico Jacobellis, visti i positivi risultati che gli alunni operai conseguono attraverso la frequenza della Scuola, ritiene che un saggio amministratore debba concorrere al miglioramento della stessa e propone di accordare al Sig. Minei una gratificazione di L.400, da pagare in due rate, di effettuare delle visite alla Scuola, per constatarne l’effettivo progresso e fa voto alle future Amministrazioni di stanziare una congrua somma a tale riguardo nel bilancio comunale. Questa proposta è approvata all’unanimità.

Nel 1890 la Giunta Municipale delibera un sussidio per la Scuola serale di Disegno per acquisto di modelli in gesso e spese di esposizione dei lavori a farsi.

L’Amministrazione comunale, avendo riconosciuto i benefici che la Scuola apportava alla classe operaia pensa di municipalizzarla, per permettere la libera frequenza a tutti i giovani che lo volessero. Infatti, poiché la Scuola era nata per iniziativa della Società Operaia, potevano frequentarla solo i figli dei Soci. La municipalizzazione della Scuola fu approvata con delibera di Consiglio l’8 gennaio 1891.

Travagliata fu la nomina dell’insegnante, partita combattuta a suon di titoli e certificazioni tra i due concorrenti: Gennaro Minei e Vincenzo Stea.

Il Sig. Minei allegò alla domanda il Diploma per l’insegnamento della Calligrafia, un certificato dell’Ispettore Scolastico del Circondario di Altamura che attestava la sua valentia, abilità e attitudine didattica, al punto che la Scuola fu sussidiata una volta dal Ministero ed un’altra dalla Deputazione Provinciale. Due altri certificati, uno rilasciatogli dal Presidente della Società Operaia e l’altro dall’architetto Cristoforo Pinto, attestavano che Minei si era distinto sia nel disegno che nell’insegnamento dello stesso, come testimoniato dagli elaborati che venivano esposti al termine di ogni anno di scuola.

Il Sig. Stea, a corredo della domanda, consegnò un attestato firmato dal Presidente dell’Istituto delle Belle Arti di Napoli, che certificava che nel 1875 aveva sostenuto con positivo esito in quella Scuola i primi due esami di disegno di macchina e di ornato, nel corso come aspirante Maestro di Disegno nelle Scuole tecniche e normali, mentre non aveva sostenuto lo schizzo a mano libera e la prova orale.

Tra i due candidati la spuntò il Sig. Gennaro Minei su Vincenzo Stea, in base alla documentazione prodotta; la nomina ebbe vigore per un biennio, in attesa che gli stessi si fornissero di Diploma.

Durante questo periodo il numero degli alunni passò a 43, dei quali una trentina frequentava con assiduità.

In prossimità della scadenza della nomina e del sussidio alla Scuola, previste per il 31 dicembre 1892 il 25 novembre il Consiglio comunale rinnova l’incarico di insegnante al Sig. Gennaro Minei per ulteriori tre anni.

Anche alla scadenza di questo incarico il 25 novembre 1895 il Consiglio comunale, su proposta del sindaco Eramo, che elogia l’operato del Minei e i risultati ottenuti dagli alunni, riconferma per un altro triennio, nella nomina di Direttore della Scuola, il Sig. Minei. Il Consiglio delibera un sussidio annuo alla Scuola per spese di illuminazione serale, fornitura di materiale, come disegni, carta, matite, per gli alunni poveri frequentanti.

Nella stessa riunione il Consiglio comunale delibera di approvare un Regolamento della Scuola, che consta di quattro articoli:

1°-Le lezioni avranno luogo in tutti i giorni in cui han luogo nelle scuole elementari, giusto il Calendario Scolastico, e per la durata di due ore al giorno, principiando l’insegnamento mezz’ora dopo il tramonto del sole.

2°-Alla scuola dovranno essere ammessi gratuitamente alunni che abbiano età non minore di dieci anni compiuti per l’apprendimento della Calligrafia, e di anni tredici compiuti per quello del Disegno.

3°-Per l’ammissione, come anche per la espulsione in caso d’insubordinazione, resta incaricato il Direttore della Scuola, salvo il ricorso alla Giunta per i provvedimenti definitivi.

4°-Infine le vacanze autunnali non potranno avere una durata maggiore di giorni 50.

Nel 1898 il Sig. Minei fu riconfermato per altri cinque anni. Alla scadenza l’Assessore Giovanni Carano, visti gli ottimi risultati conseguiti dagli studenti, propose un’ulteriore conferma del Minei per cinque anni. Citava l’alunno Francesco Romano che aveva conseguito nella Scuola una tale preparazione, da essergli abbreviati di due anni gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Francesco segue con ottimi risultati il corso presso la Scuola di Disegno a tal punto che il direttore, Gennaro Minei, consiglia alla famiglia di fargli continuare gli studi in un Istituto Superiore di Belle Arti o in un'Accademia di Belle Arti. Nel 1899 il Ministero della Pubblica Istruzione, su proposta del Consiglio Scolastico Provinciale, concesse un sussidio alla Scuola di Disegno, per acquisto di modelli.

A testimonianza del lavoro svolto durante il periodo scolastico la Scuola quasi annualmente, al termine delle lezioni, organizzava una Mostra dei lavori migliori prodotti dagli alunni, riscuotendo consensi unanimi e apprezzamenti per i risultati conseguiti, oltre che dalla popolazione gioiese e dall’Amministrazione comunale che si vedeva ripagata dei sussidi che erogava a favore della Scuola, anche dalle autorità scolastiche locali, provinciali e ministeriali.

Tra queste Mostre va segnalata in particolare quella del 1887, che vide grande partecipazione di pubblico e la visita dell’Ispettore Scolastico, che si complimentò per il lavoro svolto e interessò sia la Deputazione Provinciale sia il Ministero della Pubblica Istruzione perché deliberassero un sussidio per la bella Istituzione.

Nel 1913 il prof. Minei fu riconfermato per altri cinque anni.

Intanto poiché il numero degli iscritti alla Scuola era aumentato, superando le 70 unità, perché il corso di studi potesse dare i frutti sperati, la Giunta comunale il 19 novembre 1913 decise di dividere l’insegnamento a favore degli alunni in due corsi: uno da tenere dal lunedì al mercoledì per i vecchi iscritti e l’altro nei giorni di venerdì e sabato per i nuovi iscritti, trasformandosi in Scuola d'Arte e Mestieri.

La Giunta comunale di Gioia il 24 marzo 1920 delibera il concorso del Comune per l'istituzione di una Scuola di Arte Industriale, in sostituzione di quella di Disegno, con insegnamento dei seguenti mestieri: 1) Muratori – 2) Ebanisti e falegnami – 3) Fabbri ferrai e meccanici – 4) Orefici, argentieri, gioiellieri – 5) Decoratori – 6) Lavori femminili. Da una deliberazione della stessa Giunta del 21 giugno 1920 apprendiamo che viene approvato l'impianto di illuminazione elettrica nell'aula scolastica di Arti e Mestieri, che si trova nel salone del Teatro Comunale, adibito ad aula. Da un'altra delibera di Giunta del 12 ottobre 1920 veniamo a conoscenza della concessione in uso di tre locali alla Scuola di Arti e Mestieri nell'ex monastero di San Francesco.

Il 5 giugno 1928 costituisce una data particolarmente importante per la Scuola perché, nel Teatro Comunale, alla presenza del Podestà, avv. Francesco Sciscio e del Commissario della Provincia, Grande Ufficiale prof. Michele Viterbo, oltre alla benedizione del suo nuovo labarodella Scuola, eseguita dall’arciprete mons. Giove, si festeggiò il prof. Minei con la consegna di una medaglia d’oro conferitagli dall’Ente Pugliese di Cultura Popolare.

Al termine della cerimonia il Commissario Viterbo e le Autorità locali inaugurarono i nuovi locali della Scuola di Arti e Mestieri, offerti e arredati dal Comune, e ammirano i lavori eseguiti dagli artigiani gioiesi, guidati dal Direttore della Scuola prof. Enrico Castellaneta.

La Scuola di Arti e Mestieri ha forgiato tanti bravi artigiani, che si sono distinti oltre che a livello regionale anche a livello internazionale. Tra questi vanno annoverati Carlo Curione (1880-1960), scultore in legno ed intagliatore e Cristoforo Castellaneta Pomes 1910-1984), artigiano della lavorazione in ferro battuto.

Nella Scuola di Disegno e Calligrafia si è formato il citato pittore Francesco Romano, che fu definito il più grande paesista pugliese del primo quarto del Novecento, per il quale il Comune concesse una borsa di studio per continuare i suoi studi presso l'Istituto delle Belle Arti di Roma. Questo beneficio fu ricompensato al termine dei suoi studi con il dono di un suo quadro al Comune.

Va ricordato anche lo scultore Giuseppe Masi, come allievo della Scuola di Disegno e di Calligrafia, per il quale, così come era avvenuto per il Romano, il Comune di Gioia concesse un sussidio per completare gli studi presso l'Istituto delle Belle Arti di Firenze. Tra le numerose opere realizzate da Giuseppe Masi va ricordato il Monumento bronzeo dedicato ai Caduti della Grande Guerra.

 

 

 

 

 

 

 

 

Interessante questo ritaglio da un annuario del Regno ad inizio secolo (non oltre il 1913 in quanto vi compare Carlo archivista a Firenze in quell'anno morto) che mostra ad Altamura i due fratelli Raffaele Carnesecchi e Giuseppe Carnesecca come confettieri

 

e come fabbricanti di liquori

 

ed anche ad Altamura il negozio di liquori di Vito Melchiorre lo stesso cognome della moglie di Raffaele

ed infatti :

 

Raffaele si sposa con Caterina Melchiorre figlia di Vito prima del 1897

Probabilmente la vita di Raffaele e' una di quelle vite che meriterebbe di essere conosciuta meglio e raccontata per un eccesso di sofferenza e di lotta contro la vita che un tempo caratterizzava molte vite

Sugli annuari troviamo Raffaele Carnesecchi impegnato in molte attivita' commerciali

fabbricante di liquori , generi coloniali , confetterie, ...........

Avra' una nidiata di figli da Caterina Melchiorre probabilmente Nicola e' il primo nel 1897

Caterina morira' in un periodo compreso tra la nascita di Felicita ( 1913 ) ed il trasferimento negli Stati Uniti della famiglia nel dicembre 1920

Rimasto vedovo , con tutti quei figli ancora piccoli , accettera' probabilmente l'invito a New York da parte di Giuseppe Melchiorre fratello di Caterina

Poco dopo l'emigrazione negli Stati Uniti Raffaele morira' a circa 53 anni a Manhatan New York City lo 08 marzo 1924 e sara' sepolto nel cimitero di Calvary ( fonte Family search )

 

 

E' da notare che sui fogli dell'emigrazione del 1920 Raffaele con tutti i suoi figli porta il cognome Carnesecchi pur essendo nato prima del 1877 da Nicola e da Grazia Losito

Quindi la famiglia di Nicola e di Grazia Losito si chiama inizialmente Carnesecchi poi Carnesecca ed ancora poi Carnesecchi

 

 

AGGIORNAMENTO :

 

L'atto di nascita di Raffaele porta la data del 26 luglio 1870 Atto 402 (171/286) di Gioia del Colle

Alla nascita si chiama Raffaele Giovanni Francesco CARNESECCHI

E' figlio di Nicola di fu Raffaele di anni 29 speziale manuale e di Grazia Losito di anni 29

L'annotazione di matrimonio ci dice che il 5 dicembre 1096 sposa Caterina Melchiorre figlia di Vito

 

Quindi Raffaele della famiglia di Gioia del Colle nato il 26 luglio 1870 porta il cognome CARNESECCHI

Da un certo momento imprecisato i nuovi nati portano il cognome CARNESECCA

Dopo il 1877 nuovamente i nuovi nati portano il cognome CARNESECCHI

Tutto dipende dal fatto che Nicola il padre e' analfabeta e gli scrivani impongono la loro cognizione

Cosicche' i fratelli nati prima di una certa data e quelli nati dopo si troveranno ad avere cognomi diversi pur avendo gli stessi genitori

 

 

CARNESECCHI CARNESECCA CARNESECCHI

 

Raffaele Carnesecchi nato a Gioia del Colle nel 1871 da Nicola Carnesecca e da Grazia Losito

Giuseppe Antonio Onofrio Carnesecca nato a Gioia del Colle 12 gennaio 1875 da Nicola Carnesecca e da Grazia Losito

Berardino Vito Francesco Carnesecchi nato a Gioia del Colle 11 marzo 1879 da Nicola Carnesecchi e da Grazia Losito

 

 

 

 

 

 

 

 

alcuni Carnesecchi baresi della medesima famiglia emigrano negli USA ad inizio 900

 

Da GIOIA DEL COLLE EMIGRANO PER L'AMERICA

Novembre-Dicembre 2020

Raffaele di Nicola , vedovo della moglie Caterina Melchiorre, e i suoi figli. Non e' presente il figlio Nicola

Nicola o era morto o avendo gia 23 anni aveva gia' una sua vita a Gioia del Colle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

pianta dei dintorni di Bari e di Taranto

 

pianta dei dintorni di Bari

 

 

TARANTO

 

A Taranto nel 1923

Corriere di Taranto : settimanale (1923:A. 1, mag., 28, fasc. 9)

Maria Carnesecchi viene offesa con ingiurie da Amedeo di Oronzo Magnogna che viene multato

 

 

SECONDA GUERRA MONDIALE

MARINA

Capo infermiere GIULIO CARNESECCHI di Taranto

1941 : croce di guerra al valor militare

 

 

 

Onoreficenza a Rosalba Carnesecchi di Taranto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

queste genealogie mettono in luce questo :

..... una cosa impensabile : la presenza contemporanea dei cognomi CARNESECCA e CARNESECCHI nel sud senza che essi non siano collegati

Fuori Toscana CARNESECCHI e' quasi inimmaginabile come cognome ( quindi mai autoctono )

Vi e' infatti sovente, fuori Toscana, un tentativo di rendere CARNESECCHI piu' familiare trasformandolo in CARNESECCA

 

 

 

 

UNA CURIOSITA' INTERESSANTE : IL COGNOME CARNESALATA A GRAVINA

 

A Gravina cittadina vicina ad Altamura e quindi a Gioia del Colle e' interessante notare l'esistenza del cognome CARNESALATA gia' dai primi anni del XVII secolo

infatti nel saggio del dr Francesco Antonio Bernardi

La Platea dei beni del Capitolo cattedrale del 1617 : una fonte per la storia economica, sociale e religiosa di Gravina

 

"........Gioseppe de Carnesalata per l'affitto della grotta sotto lo furno delli Morra che teneva Pascarosa lo Craparo et sotto le case d'Angelo Sermanolla et vicino la grotta di Geronimo dell'Acqua paga carlini venti........."

 

La Platea dei beni del Capitolo cattedrale del 1617 : una fonte per la storia economica, sociale e religiosa di Gravina

 

Desta attenzione per aver gia' visto a Roma la trasformazione di CARNESECCA in CARNESALATA

Solo una curiosita' perche' secondo il nostro ragionamento il cognome CARNESECCA compare in questi luoghi solo alla fine del 1700 mentre CARNESALATA compare gia' a Gravina agli inizi del 1600

 

 

 

Fatto sta che gia' dagli inizi ottocento a Bari e a Gioia del Colle mi paiono esser presenti non mi pare di trovarne in quel periodo a Lecce

Oggi non mi pare esserci piu' Carnesecchi a Bari e nel barese

Oggi sembrano vivere dei Carnesecchi a Taranto

 

 

Segnalato dal dr Luigi Russo :

CATASTO ONCIARIO DI CONVERSANO ......................CATASTO ONCIARIO DI CONVERSANO

 

IL FEUDO ACQUAVIVIANO......................dottoressa MARIA SIRAGO

 

 

 

 

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