RADICAMENTO A ROMA E DINTORNI

 

A Ceirano esiste au giorni nostri una forte enclave di Carnesecchi e molti dei Carnesecchi sparsi per l'Italia derivano da questo gruppo

da Ceprano infatti molti si sono spostati verso la Romagna , la Lombardia , le province venete

A questa comunita sono appartenuti Agostino combattente risorgimentale , Giovanni ( ò'eroico tenente colonnello dei Carabinieri ) ed i suoi numerosi figli

Al momento non so chiarire da dove provengano

Come vedremo il dr De Dominicis dice che il soprannome Carnesecca non e' un termine in uso nel Lazio quindi e' piu' facilmente da presumere pro vengano dalla Toscana, quando e in che modo non so

 

Anche a Roma troviamo attualmente seppur in numero piu' limitato dei Carnesecchi

 

 

 

UN TRASTEVERINO DALLA FANTASIA ( ? ) DI TERENZIO MAMIANI : GIACOMO CARNESECCHI

 

UN PERSONAGGIO DI FANTASIA ( ? )

 

Da "Le memorie di Giulio Carnesecchi " di Terenzio Mamiani

Quest’operetta ( inedita ) e’ forse una opera giovanile scritta dopo il ritorno dall’Apollinare di Roma  a Pesaro : sono le memorie di un giovinetto ( Giulio )  educato in un collegio di gesuiti

Ora io non so chi sia questo Giacomo Carnesecchi  il padre , se sia ispirato da un personaggio realmente vissuto o sia solo un personaggio di pura fantasia

Il tirare in ballo il duca di Medina Celi  mi farebbe pensare che ci sia qualcosa di vero nel fatto , anche perche' citato come autore di una sopraffazione

 

 Nacque Giulio Carnesecchi a Roma da genitori popolani. Abitavano in Trastevere e si compiacevano molto della purezza di loro stirpe trasteverina. Il padre faceva professione di friggitore e non pertanto egli avea in serbo qualche centinaio di scudi oltre una buona casetta , ove non mancavano masserizie. Avea da natura sortito qualcosa di splendido.................

......ivi rimase il giovinetto dall'otto novembre 1816 al 13 settembre del 19

........

 

 

 

........

Mi par bella per enfasi popolare una parlata del padre a Giulio , il quale , per consiglio dei suoi superiori , lo pregava di chieder perdono a un nobile . Mentre questi lasciava sbizzarire il suo puledro in mezzo alla folla

Il Carnesecchi con alcuni compagni avea violentemente arrestato l'animale volgendo fiere parole al cavaliere ; perloche'il nobil signore , indignato fuor di misura pretendeva che il popolano gli chiedesse pubblicamente scusa .Quando Giulio comincio' a consigliargli l'umilta' << Il padre lasciollo parlare un buon tratto senza interromperlo , e guardandolo tuttavia con molta attenzione : quindi presa subitamente un'aria severa ed inusitata , cosi gli rispose :Giulio da tutti gli altri ho sopportato con pazienza questa seccaggine di consigli e ammonizioni vigliacche e stolide : ma da te io la soffro con gran dolore : da che io pensava che il figliuolo di Carnesecchi avrebbe attaccati al cuore i sentimenti del padre sua ,Come ! e anche tu creatura mia mi preghi di un azione indegna d'uomo onorato ? Adunque debbo chieder perdono io d'un opera della quale io mi lodo infinitamente, debbo umiliarmi io a colui che insulta i fratelli miei e stima la carne nostra meno del fango , meno delle felci che fa pestare al suo puledro.Tu mi ripeti che egli e' un potente signore , e' il duca di Medina Celi : io ti dico di rimando ch'io sono Giacomo Carnesecchi trasteverino , cioe' a dire nato e concetto di puro sangue romano : intendi tu figliol mio ? di quel sangue che comando' a tutto il mondo : e una sua goccia , viva Cristo , compra in nobiltà tutti i Medina-Celi e cinquanta altri suoi pari! »

 

 

 

 

 

 

Carnesecchi come sappiamo non e' un cognome romano , perche' adottare questo cognome per un romanzo di ambiente romano ?

Mi viene da pensare , istintivamente senza prova alcuna , che il Mamiani abbia conosciuto dei Carnesecchi romani ed abbia appreso da loro il racconto

Abbia appreso da loro la loro convinzione di essere di origine romana

Un origine che andava aldila' del ricordo della loro vera provenienza , quindi almeno di alcune generazioni

Sembra pero' non essere cosi

 

 

Gia' nel 1600 sembra comparire a Roma il cognome CARNESECCA o almeno il soprannome , infatti :

Sul pregevole sito sulla storia romana medioevale e moderna , che comprende biografie e famiglie romane ed altri utilissimi strumenti per studi genealogici, curato da CLAUDIO DE DOMINICIS si parla del manoscritto di Domenico Jacovacci "Repertori di famiglie" ( Biblioteca Apostolica Vaticana manoscritto Ottoboni Latini )

in questo manoscritto compare il cognome Carneseccha un unica volta appunto nel 1600

Ho anche notizia della presenza di un fabbro il 20 novembre 1594

GIOVANNI CARNESECCA da Magliano, mastro fabbro.

nel 1600 e' ancora possibile la presenza di parenti del pronotaro arso come eretico nel 1567

Nonostante cio' dopo la prima traccia certa di un Carnesecca--Carnesecchi abitante a Roma io la trovo tra la fine del settecento e gli inizi del 1800

con Giovanni/Giuseppe e con Francesco Carnesecchi

 

Mi e' stato molto utile il sito del dr De Dominicis:

 

Lo Jacovacci . si legge nel sito , tra il 1621 e il 1642 ha raccolto notizie su 4167 famiglie romane ricavandole da libri , lapidi sepolcrali, in modo particolare da atti notarili

Ovviamente dice Claudio De Dominicis non tutti stipulavano atti notarili ma solo coloro che avevano dei beni , pertanto il lavoro non e' da considersi esaustivo su tutti i cognomi presenti a Roma , piuttosto sulle famiglie di un minimo grado sociale

 

Domenico Jacovacci "Repertori di famiglie": Carneseccha 1600 ( 2549 , 563 )

 

 

Ho chiesto informazioni al dr De Domicis ed ho avuto da lui queste ulteriori indicazioni

Trovo che nel 1534 morì Pierino, nipote de pronotario Piero Carnesecchi e fu sepolto il 31 agosto in S. Giovanni dei Fiorentini ed un altro Carnesecchi fiorentino morto il 24 ottobre 1562 nella parrocchia di S. Giovanni in Ajno [ vedi Claudio De Dominicis, Notizie biografiche a Roma nel 1531-1582 desunte dagli atti parrocchiali, in AccademiaMoroniana.it ].

. Cognome Carneseccha : La loro presenza nel periodo pontificio sembra documentata da un unico documento dell’anno 1600 citato dallo Jacovacci nei suoi Repertorii

Vi sono poi due richieste di cittadinanza di un Luca Carnesecca nel 1608 e di un Lorenzo Carnesecca nel 1610

Di Luca non viene indicata la provenienza

Lorenzo e’ citato due volte una come Lorenzo Carnesecca una seconda come “Carnesalata da Perralla”, città non individuata

La città di provenienza di Lorenzo non è chiara ma molto interessante è il fatto che Lorenzo una volta è detto Carnesecca ed un’altra Carnesalata ( sempre che si tratti del medesimo). Evidente il fatto che il nome derivi dalla professione del capostipite, che doveva produrre e vendere carne da conservare a lungo.

A Roma il termine “carnesecca” non era in uso e potrebbe essere che la forma trovata di “carnesalata” sia stato un tentativo di traduzione romanesca.

Il commercio di tale generi era fatto dai “salumari”, “pizzicaroli” e “norcini”, provenienti da Norcia e si distinguevano orgogliosamente dagli altri. In tutti i casi l’attività rendeva molto ricchi e non potevano esserci poveri che esercitassero queste mansioni.

La vicinanza tra le due concessioni di cittadinanza a Luca (1608) e Lorenzo (1610) può far supporre un rapporto familiare tra i due.

Nulla pero' ci fa credere in un loro radicamento in città con questo cognome almeno

Dico che non si radicarono a Roma perché, dopo di loro, segue un vuoto molto lungo

Ho molto materiale d’archivio riguardante anche strati sociali poveri e non vi è presente alcun Carnesecca (o simili), ecco perché sono praticamente certo di un “vuoto molto lungo”. Non furono presenti né prima e né dopo. Certo bisognerebbe vedere gli atti notarili, i cui indici sono conservati nell’Archivio Storico Capitolino in piazza dell’Orologio, le cui copie in microfilm, assieme alla documentazione, sono invece presso l’Archivio di Stato in corso Rinascimento.

Anche io ho trovato Carnesecchi Francesco, orefice, argentiere e gioielliere, via Condotti 3 [Oltre 12,000 indicazioni. Guida commerciale, scientifica ed artistica della capitale d’Italia, Roma (Tipografia Sinimberghi), 1871, p. 230].

Di altri in quel secolo non so dirle perché è fuori del mio solito ambito di ricerca. Bisognerebbe andare all’Archivio Storico Capitolino ed all’Archivio del Vicariato di Roma

L’anagrafe napoleonica a Roma si trova presso l’Archivio Storico del Vicariato di Roma in via Amba Aradam ma la consultazione è resa quasi impossibile da orari e norme molto ristrette e, se non ha indicazioni precise, glielo sconsiglio.

 

 

Certo comunque e' che agli inizi dell' ottocento vi sono dei Carnesecchi a Roma :

Giovanni o Giuseppe padrone del caffe Greco in via Condotti 86

Francesco orefice con bottega in via Condotti 3

 

 

 

 

 

IL CAFFE GRECO a Roma in via Condotti 86 e' di proprieta' di un Carnesecchi ad inizio 800

 

Racconta Pascarella: ...................cosi tutti noi possiamo andare orgogliosi di sapere che il caffe' Greco fu messo al mondo da un greco , il quale a quanto si legge nelle pagine di un vecchio registro della parrocchia di san Lorenzo in Lucina, si chiamava Nicola della Maddalena

L'infanzia del caffe' non fu troppo lieta , e il suo babbo dopo averlo tenuto parecchi anni , ricavandone non grandi utili , lo cedette a un tal Carnesecchi ,il quale, anche lui , dopo averci speso molto e guadagnato poco, lo diede ad un certo Salvioni

Smettiamo per un momento di seguire il Pascarella e vediamo cio' che segue

 

 

Joseph Anton Koch (Elbigenalp, 27 luglio 1768 – Roma, 12 gennaio 1839)

Verso la fine del 1794, grazie a una borsa di studio del mecenate George Nott, dopo aver attraversato a piedi le Alpi, giunse in Italia. Visitò Bologna, Firenze, Napoli e Salerno, e si entusiasmò per i capolavori della pittura italiana; finalmente, all'inizio del 1795, arrivò a Roma. Qui si integrò rapidamente nel cerchio artistico dei Deutsch-Römer, i tedeschi residenti a Roma, stringendo amicizia in particolare con Asmus Jacob Carstens, da cui imparò a rappresentare le forme umane, capacità che gli tornerà utile più tardi per le illustrazioni della Divina Commedia o per la creazione di numerosi quadri a soggetto biblico o mitologico. Strinse inoltre amicizia con lo scultore danese Bertel Thorvaldsen, con cui condivise un alloggio a Via Sistina. Divenne assiduo frequentatore del Caffè Greco, dove ancor oggi è presente un suo ritratto.

Nel 1805 dipinse per Giuseppe o Giovanni Carnesecchi allora padrone del caffe' Greco di Roma

The present painting,the final one of the series and the preparatory sketch for which isin the Kunsthalle, Karlsruhe (fig. 2), is the culmination of hisdeveloping thoughts on, and ambitions for, this panorama. The earliest version of the composition (Karlsruhe, StaatlicheKunsthalle, fig. 3) of 1805 was painted for Giuseppe Carnesecchi, the owner of the Caffè Greco in Rome. The second version (fig. 4),and also the smallest, now in a German private collection, waspainted in 1806. Koch worked on the third and largest version(Munich, Neue Pinakothek, fig. 5) for eleven years

 

 

 

 

 

anno 1805 Joseph Anton Koch : Paesaggio eroico con arcobaleno

 

 

Quindi nel 1805 , se e' vero quanto detto dagli autori il Carnesecchi era ancora proprietario del caffe' e aveva gia' iniziato ad acquistare quadri dagli artisti che frequentavano il locale

 

 

Seguiamo ancora cosa dice Pascarella :

.....Venuto nelle mani del Salvioni il Caffè, passando da un padrone all'altro, era anche passato dall'infanzia all'adolescenza : le vecchie vesti non s'addicevano più al suo nuovo stato, e il buon uomo lo fece ricoprire di pitture da un certo Maderno, e lo corredò di nuova mobilia. Tutto bene ; ma il povero Caffè anche così rinnovato e abbellito, seguitò a tirare innanzi la vita stentatamente come il suo padrone. Questi però non pensò mai di abbandonarlo. E di non averlo abbandonato non ebbe davvero a pentirsi; poiché coll'avanzar degli anni la bottega fondata dall'uomo di Levante, uscendo finalmente dall'adolescenza debole e malsicura ed entrando in una virilità gagliarda e prosperosa, seppe cosi ben ricompensare il suo padrone di Ponente da assicurargli, se non la ricchezza, un'agiatezza invidiabile.

La gratitudine, questa dolcissima catena i cui anelli una volta arrivavano perfino a stringere con legami di benevolenza un Caffè che riceveva un benefizio al padrone che glielo aveva fatto, chi me lo sa dire dove si trova più ai giorni nostri? La cosa da cui il Caffè Greco trasse i mezzi per poter rimunerare con buona moneta sonante il suo benefattore fu giusto appunto quella da cui tutta l'Europa ebbe tanti dolori: il Blocco continentale.

Le strade nelle quali si diletta di camminare la Provvidenza per assettare i cosi ed i casi di questo mondo, facendo quasi sempre il bene degli uni col male degli altri e viceversa, sono davvero incalcolabili ! Chi mai lo avrebbe pensato che essa per favorire l'umile bottega di via Condotti si sarebbe servita di Napoleone, dettandogli a Berlino, nel novembre del 1806, quel decreto dal quale egli doveva poi esser messo sulla via di Sant'Elena? Eppure fu cosi. Il decreto famoso, vietando ogni commercio ed ogni corrispondenza fra il Continente e le Isole Britanniche, fece salire i prezzi dei cosi detti generi coloniali a tale altezza che gli uomini più alti, anche rizzandosi sulle punte dei piedi, non arrivavano a toccarli : il caffè, quando se ne trovava, valeva uno scudo alla libbra, e i caffettieri romani non sapendo più quali cose mettere a bollire nelle cogome, invece dei semi della coffea arabica, ci mettevano i ceci, i fagiuoli e le castagne di Ciociaria.

Il Salvioni ebbe una idea felicissima da cui derivò la sua fortuna: rimpicciolì di un terzo la misura delle tazze che, ricolme della aromatica bevanda, nella sua bottega valevano allora due baiocchi e mezzo, e per cinque le offri ai suoi avventori ripiene di vero caffè. Più tardi, cessato il Blocco, il galantuomo tornò a riempire, sempre di caffè eccellente, per due baiocchi e mezzo le antiche tazze; gli avventori vecchi non si mossero; i nuovi, chiamati in gran numero dalla sua idea felicissima, non se ne andarono, e la fama del Caffè Greco fu assicurata. E via via arricchitosi di nuove stanze, ornatesi di altre pitture e confortato da sempre maggior numero di frequentatori procedette sicuro e tranquillo senza mai più incontrare ostacoli sul suo cammino glorioso; e pur vedendo intorno a sé mutarsi e rimutarsi tante e tante parti della terra, salire e discendere dalla cattedra di S. Pietro tanti pontefici, apparire e sparire dalla scena del mondo tanti re e imperatori, sorgere e tramontare tante rinomanze e nascere e morire tanti suoi colleghi, il vecchio Caffè romano, in mezzo a cosi infinito, tumultuoso, tragico e comico avvicendarsi di uomini e di cose, se pur talvolta fu obbligato a cangiar padrone, non cangiò mai bandiera e rimase ognora un Caffo onesto e morale.

 

http://www.tesoridiroma.net/letteratura/pascarella/caffe_greco_01.html

 

 

 

 

MI DOMANDO SE C'E' RELAZIONE TRA QUESTO GIOVANNI ( Giuseppe ? ) PADRONE DEL CAFFE' GRECO E IL GIOVANNI PADRE DI ENRICO A CEPRANO

 

 

Un episodio :

Garibaldi a Ceprano nella locanda Carnesecchi

 

………………….Garibaldi scrisse immediatamente una lettera al Mazzini, in cui lamentava di non poter cogliere il frutto della propria impresa. A malincuore, però, obbedì, lasciando Arce (ed il Regno) la sera dello stesso giorno, pernottando in Ceprano su una panca della locanda Carnesecchi. 

 

Biblioteca storica del risorgimento italiano pag 204 ediz 1902

Garibaldi invece nella notte dal 27 al 28 lo troviamo di ritorno a Ceprano dove dormi alla meglio su una tavola nella locanda Carnesecchi e il 28 era a Frosinonecol grosso delle sue forze......

 

 

 

 

L'albergo era di ENRICO di Giovanni Carnesecchi (1834 +1878) ed e' poi passato al figlio Vincenzo

Dietro all’albergo c’erano le stalle dei cavalli delle diligenze per il trasporto di persone e servizio postale

 (vedi genealogie )

 

 

 

A confortare questa presenza romana

Nelle prime decadi del 1800 troviamo a Roma in via Condotti un Francesco Carnesecchi orafo e incisore autore di alcuni pregevoli manufatti , degni di un posto nei musei , di cui parleremo avanti

 

Un ringraziamento particolare

Alla competentissima Judith Barber redattore capo di CameoTimes.com

Cameo Times …CameoTimes.com è una pubblicazione Internet informativa sul tema dei cammei a New York

per le tante segnalazioni ed informazioni

 

 

 

FRANCESCO CARNESECCHI OREFICE ED INCISORE DI ROMA

 

 

A Roma alla meta' dell'ottocento operava Francesco Carnesecchi , artista che aveva il suo studio/ negozio in via Condotti 74

Nel 1838 Annibale Taddei autore de Manuale di notizie risguardanti le scienze, arti e mestieri dice : Carnesecchi Francesco , negoziante di cammei, mosaici ed altri oggetti di belle arti ,via condotti n 74 . Lo posiziona anche in piazza Mignanelli num 5

Lo troviamo poi col negozio in via Condotti al numero 3

Interessante questa cartolina con veduta di Trinita' dei Monti e piazza di Spagna con lo sbocco su via Condotti e l'immagine del suo negozio nel 1857-1860 all'inizio della via

tratta dal sito del sig Fanelli

 

GESSI INTAGLIATI RIPRODUCENTI OPERE D'ARTE

inscription impressed in gold typeface on spine : CARNESECCHI / OPERE DI CANOVA e TORWALDSEN

 

Questi suoi gessi paiono figurare nel museo Metropolitan di New York

 

e' autore anche di questo cammeo

 

Late nineteenth century horned helmut shell cameo ‘Phoebus and the Hours, Preceded by Aurora’ in fine gold (18ct) frame with natural pearls and rubies decorating the snake heads, circa 1870. This cameo was carved by Carnasecchi and is signed on the back.

Horned Helmut shell cameo Size: 3 1/2 inches wide by 2 3/4 inches height

 

tratto da Guido Reni : L'Aurora

 

 

 

dal libro Caligola .La trasgressione al potere by Giuseppina Ghini 2015 pg 364

(C'è un errore tipografico : la pasta di vetro della collezione Paoletti elencata come Tomo VII, n. 15, è Tomo VIII, n. 15.)

 

 

 

Francesco Carnesecchi pare essere attivo gia' nel 1838 il che lo fa pensare nato nelle seconda decade dell'ottocento

Nel 1896 a Roma un certo Ing Archit. Francesco Carnesecchi abitava in via Volturno 7

immagino sia lo stesso che nel 1915 e' caposezione al Ministero Poste e Telegrafi ( figura come ingegnere ed ha il titolo di cavaliere )

Cio' e' di una certa suggestione : potrebbe essere un parente o addirittura il nipote ( figlio di un figlio ) del Francesco incisore

In realta' invece e' proveniente da Bari ed e' figlio di un Onofrio , ha almeno due fratelli : Antonio e Donato

Antonio si sposera' a Roma nel 1904 con Dirce Balestrini quindi

 

Nel 1872 muore a Roma : Francesco di Giovanni ( by Angelo Gravano Bardelli ) potrebbe essere lui

 

 

Francesco sembra avere attualmente un certo successo negli Stati Uniti

Cameo Times< …CameoTimes.com è una pubblicazione Internet informativa sul tema dei cammei a New York

Ho da Judith redattore capo di CameoTimes.com

la concessione ad utilizzare la foto di "Flora"

 

 

 

FLORA, pietra dura. Foto per gentile concessione di CameoTimes.com

 

 

 

 

 

Le foto che seguono sono utilizzate per gentile concessione di Rosie Castle:

They are:

Hector's Farewell to his wife Andromache and son Astayanax before leaving to join the battle outside the walls of Troy

A head of the god Zeus/Jupiter/Jove/Giove

A 'jugate' cameo of Zeus & Hera/ Giove & Giunone/Jupiter & Juno with the 2 messengers of Zeus in the foreground: Hermes/Mercury/Mercurio and an eagle.

The reverse side of Zeus & Hera, showing Carnesecchi's signature.

All 3 cameos are cut in helmet shell.

 

 

 

 

 

 

 

una figura molto simile

In vendita su eBay a novembre 2018 : http://www.ebay.com/itm/202381618433

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In vendita su eBay a novembre 2018 : http://www.ebay.com/itm/253924417415

 

 

 

 

 

Foto per gentile concessione di tjrranch.

 

 

 

 

Gesù e la donna adultera (Vangelo di Giovanni, 7: 53-8: 11).

 

 

 

 

Europa , Zeus o toro bianco , Cupido

Giovanna Di Rosa, sito: https://antiquecameos.net/

 

 

 

in vendita su eBay

 

 

segnalato dalla cortesissima Judith Barber di CameoTimes.com

 

 

E ancora Judith Barber di CameoTimes.com a segnalarmi un'incisione di Francesco Carnesecchi ricavata prendendo come modello un quadro di Guido Reni : La Speranza

"La Speranza" , un quadro conservato a Roma nella chiesa di San Pietro in Vincoli e' un opera che specie a mezzo ottocento ha attirato l'attenzione di molti aspiranti artisti ed esistono decine di quadri che provano a riprodurlo

Inoltre esistono diverse stampe

 

 

stampa conservata nel Metropolitan museum of art

e' datata circa 1835--1881

Engraved by Giovanni Buonafede (Italian, born Rome 1816)

Intermediary draughtsman Giuseppe Ferretti (Italian, Rome 1814–1881 Rome)

 

Female personification of Hope looking up with hands held together and left shoulder exposed, in an oval frame, after Reni

la scritta sulla stampa ci dice che il quadro La Speranza era conservato a Roma nella Chiesa di San Pietro in Vincoli

 

l'amico Guido Buldrini aggiunge un'ulteriore notizia utile alla datazione della stampa:

l'incisore Luigi Fabri è morto nel 1835 suo figlio Leopoldo Fabri, nato a Roma nel 1818 e ivi morto nel 1890 continuò le attività del padre, in via Capo le Case a Roma, in particolare quella del commercio di opere d'arte.

 

 

 

Paul Getty Museum di Los Angeles

 

 

 

E' stato pero' molto molto difficoltoso trovare l'originale nella chiesa di San Pietro in Vincoli

solo grazie alla tenacia dell'amico Guido Buldrini e' stato possibile reperire un immagine dell'originale

 

 

L'opera del Reni come si puo' vedere e' estremamente difficoltosa da riprodurre

 

Ecco infine il cammeo di proprieta' di Judith ed attribuibile alla manifattura di Francesco Carnesecchi che si cimenta nell'impresa

 

 

 

 

 

 

 

Nell'elenco generale ragionato di tutti gli oggetti inviati alla grande esposizione internazionale di Parigi nell'anno 1867 dal Governo Pontificio figura :

Una colonna di marmo rosso antico massiccio ornata di figure e di bronzo dorato bassorilievi ecc.....alta metri 2,50 ,larga metri 0,63

di Francesco Carnesecchi

 

 

 

 

 

biglietto da visita

 

 

 

 

 

 

 

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