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indice generale : http://www.carnesecchi.eu/indice.htm

Storia dei Carnesecchi

 

ARALDICA E MEMORIE : Stemmi , targhe , lapidi …

 

COATS OF ARMS OF THE HOUSE OF CARNESECCHI

 

 

 

 

 

Credo che raccogliere fotografie di stemmi sia importante

Probabilmente fra qualche anno qualcuno di questi stemmi non esistera’ piu’ e solo queste foto lo testimonieranno

Queste pietre sono la documentazione piu' esposta alla distruzione

Questa pagina web e' quindi anche un modo di conservarne il ricordo

 

 

 

 

Lo stemma dei Carnesecchi fiorentini e' questo

 

ASFi Raccolta Ceramelli Papiani

 

 

E' caratterizzato da un semplice banale rocco di scacchiera cioe' quella che viene oggi chiamata torre e che nel XIII secolo aveva questa forma

 

 

Qualcuno dira' , in seguito , un riposo di lancia ma non mi pare proprio

Fino agli anni intorno al 1380 i Carnesecchi erano individuati e si individuavano come Duranti ( un patronimico )

interessante e' che nel mutar di cognome ( probabilmente avvenuto a fini politici ) mutano il numero delle bande dello stemma

Non so chi sia stato il primo dei Duranti/Carnesecchi fiorentini a dotarsi di uno stemma ne' quali siano stati i motivi della scelta di quei simboli e di quei colori : molto probabilmente solo gusto estetico , perche' nel secolo XIII gli scudi non nascondevano che raramente significati reconditi

Aldila' del suo guelfismo, dell'attaccamento alla sua consorteria un fiorentino a quei tempi non doveva dimostrare altro

Il simbolismo che vede il rocco fare riferimento ad un prudente capitano che ha difeso una fortezza, qui non c'entra proprio nulla perche' e' moda recentissima dar significati alle figure araldiche che fino al millesettecento-milleottocento ubbidivano solo al gusto personale del creatore

 

Uno stemma semplicissimo pero' uno stemma con molta storia ,che compare in molte citta' o cittadine toscane dove i Carnesecchi ebbero sepolture o possessi o svolsero incarichi per la Repubblica o il Granducato

 

Provo a buttar giu' un ipotesi senza riscontro

L'atto del 1238 ci presenta Ricovero taverniere in Santa Maria Maggiore gia' da quella data

 

 

Nel 1297, attraverso l'elezione a "Priore del comune" la famiglia esce dall'oscurita' di un piccolo commercio con Durante anche lui taverniere ma con notevoli capacita' imprenditoriali

 

E' probabile che solo dopo il priorato del 1297 la famiglia senta il bisogno di avere uno stemma che la identifichi

E' da notare pero' come lo stemma non porti alcun "capo di Angio" come di uso in quel periodo ma forse questo e' dovuto alla presenza del bandato anche se vedremo in seguito risolvere brillantemente il problema con i capi di Leone X e di Santo Stefano

 

Forse a guidarli nella scelta del "rocco" il gioco degli scacchi che veniva praticato comunemente nelle osterie

 

Il gioco degli scacchi aveva nel duecento una diffusione notevole

 

 

 

Interessante e' questo articolo di Mario Leoncini sulla diffusione degli scacchi in area toscana (che riprende anche alcuni risultati da questa mia ricerca sui Carnesecchi) e che indica documenti sul gioco risalenti agli anni intorno al mille

http://www.federscacchi.it/scacchitalia/2010/Scacchitalia2010_2_S.pdf

 

Probabilmente fu solo una questione di gusto estetico

 

Nella Firenze duecentesca altre famiglie innalzavano stemmi con rocchi e da loro i futuri Carnesecchi potrebbero aver preso spunto per lo stemma

>

Infatti i Frescobaldi , i Solosmei e gli Anchioni sono famiglie di storia piu' antica dei Carnesecchi che nel loro stemma utilizzavano il rocco

 

I Frescobaldi

 

 

 

 

 

 

 

I Solosmei

 

Una versione dello stemma Solosmei

 

Nella raccolta Ceramelli Papiani lo stemma dei Solosmei e' cosi descritto

 

D'azzurro, a tre rocchi di scacchiere d'oro, 2.1, e al capo del secondo.

 

 

Nome famiglia: SOLOSMEI Fascicolo: 4446

Luogo:

Firenze - Santa Maria Novella - Lion bianco

Firenze - San Giovanni - Lion d' oro

Firenze - San Giovanni - Drago

 

 

 

Gli Anchionni

 

 

Stemma Anchioni

 

 

Il Ceramelli da una diversa versione dello stemma degli Anchioni

 

 

Nome famiglia: ANCHIONI Fascicolo: 141

Luogo:

Firenze

 

 

 

 

Una curiosita'

http://www.comune.siena.it/main.asp?id=5176

Stemma anonimo

N.22

Collocazione

Cancelleria di Biccherna (uffici del Sindaco):Rutilio Manetti "Episodio della vita di S.Vittore" (1636 c.a), (P.Terra)

Blasonatura

Scudo accartocciato:
d'azzurro,alla fascia d'oro accompagnata da tre rochi di scacchiere dello stesso, due in capo e uno in punta.

 

 

 

 che sembra essere assai simile allo stemma degli Anchioni di Firenze ( dalla figura non si capisce bene se la fascia e' d'oro )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-----------------------------------------------------------------L'ARALDICA NELLE VICENDE DEI CARNESECCHI---------------

 

 

Difficimente in altre famiglie l'araldica svolge un ruolo cosi essenziale come nella ricostruzione delle vicende dei Carnesecchi.

A---una lapide con stemma ci fornisce un piccolo albero genealogico e ne chiarisce le origini

B---Vi e' una modifica sullo stemma tra il 1340 ed il 1400 : una modifica piccola ma definitiva e non trascurabile che permette di datare un prima e un dopo

C---Nei secoli successivi dopo la comparsa di Carnesecchi fuori di Firenze vi e' la comparsa di stemmi diversi : non so se legati a perdite di memoria o a omonimie

D--Un processo inusuale per usurpazione di stemma e di cognome a Prato alla meta' del cinquecento

E--Una vera e propria Usurpazione di stemma alla fine del settecento

 

 

Fino ai primi anni del 1600 non si sapeva molto delle origini dei Carnesecchi : si sapeva che ne era stato progenitore un Durante poiche' avevano nei primi tempi della loro comparsa sulla scena politica il nome di Duranti; ma non era ben chiaro chi fosse questo Durante

I "Prioristi" per molto tempo fecero cominciare la serie dei Priori dei Carnesecchi con Pero figlio di Durante priore di Firenze nel 1319.

 

 

Nel 1647 Scipione Ammirato il giovane ( Cristoforo Del Bianco ) nelle sue aggiunte alle "Storie fiorentine" di suo zio Scipione Ammirato scriveva che Durante era da identificarsi in Durante di Buonfantino , piu' volte Priore e Gonfaloniere nel 1298.

 

 

 

…… il quarto gonfaloniere fu Durante figliuolo di Buonfantino giudice , sono i Carnesecchi…………..

 

Questa affermazione mi ha messo per lungo tempo su una strada sbagliata

Buonfantino non era un tipo qualunque , era un giudice del Sesto di San Pancrazio ed era figlio di un tal Cancellerio

Alcuni documenti pubblicati dal Santini portano ad affermare , pur sempre col rischio di omonimia , che si tratti di un Adimari

 

 

Documento del 29 luglio 1255

Santini : Documenti dell'antica costituzione del Comune di Firenze (appendice)

Capitoli del comune : Capitolo num 48

(popolo di Sant'Appolinare e' nel sesto di San Pier Scheraggio )

In Christi nomine ,amen .Anno incarnationis eiusdem millesimo ducentesimo quinquagesimo quinto ,indictione tertiadecima,die iovis tertio exeuntis mensis iullii. Feliciter................ Ad hec predictorum

Cambi et Corsi venditorum precibus et mandato dominus Ubertus condam domini Luterii de Adimaris et dominus Buonfantinus condam domini Cancellerii de Adimaris et

Bonaiunta Chiandonis populi Sancti Appolinaris et Teglarus condam Donzelli et Ubertus condam Ruvinosi de Sacchettis et Lambetrtuccius condam Abbatis Boscolie de Boscolis

dicti populi Sancti Appolinaris et quilibet eorum in solidum,se suaque bona omnia obligando ad infrascripta omnia et singula observanda , fideiusserunt in omnes et singulas

predictas causas et se principales actores et defensores medietatis predicte turris et dicti casolaris seu terreni venditi constituerunt. Et promiserunt et convenerunt et quilibet

eorum in solidum solempni

............................................................

Et ego Bonavia Bonacursi notarius infrascriptus , sicuti michi licebat ex constitutione comunis Florentie ,nomine sacramenti ,precepi per guarentisiam predictis Cambio

e Curso venditoribus et predictis domino Uberto ,domino Fantino, Bonaiunte Teglario , Uberto et Lambertuccio , fideiussoribus ,predicta volentibus et confitentibus ,

quatinus medietatem dicte turris et dictum casolare seu terrenum predictum

..............

 

 

La linea che pare snodarsi

 

Se cosi fosse questa mia affermazione meriterebbe attenzione per tutta una serie di considerazioni che investono le genealogie degli Adimari e l'applicazioni delle leggi antimagnatizie

 

Stemma degli Adimari

 

Nonostante la sicurezza che mostra Scipione Ammirato il giovane nello svelare il capostipite dei Carnesecchi cio che dice non e' vero

E questo dovrebbe porci nelle condizioni di capire quanto credito si deve dare a molti eruditi che sono andati per la maggiore dal cinquecento all'ottocento

Forse , ma non ne ho la sicurezza e' Vincenzo Borghini che inizia a parlare di Ricovero

 

Di fatto e' il Monaldi ad inizio seicento ,nella sua opera manoscritta sulle famiglie fiorentine, che parla confusamente di un legame dei Carnesecchi con i Ricoveri e a parla di lapidi con stemma diverso per il numero di bande

 

 

 

 

Nel 1617 esce un' opera del Sermantelli che descrive le lapidi in Santa Maria Novella

Per primo parla di una lapide con uno stemma uguale a quello dei Carnesecchi

SEPOLTUARIO Manoscritto 812 pagina 258 ( Manoscritto di Niccolò Sermantelli conservato all' A. S. F ).

Monumento con arme e lettere dè Carnesecchi

S. Piero di Durante Ricoveri et filiorum

Anche il Rosselli ma successivamente parlera' della medesima lapide

 

Il Ceramelli-Papiani l'ha fotografata per la sua raccolta

 

Nel fascicolo 1243 dedicato ai Carnesecchi fiorentini ( il fascicolo 1244 prende in considerazione i Carnesecchi del giglio di Prato ) vi e' infatti la fotografia dello stemma dei chiostri classificato col n° 153

Sopra lo scudo vi è una mezza cintura da cavaliere con una parte che esce sulla sinistra come fosse allacciata. All' interno di detta cintura un fiore con cinque petali. Lo Stemma riporta un rocco che ha nel centro della base un motivo di tre losanghe compenetrate.

Contrariamente a quanto di solito raffigurato, nella parte alta dello scudo vi sono 4 liste (oro) e altre 4 ( azzurre ) intervallate tra loro ).

Cosi lo descrive l'amico Roberto Segnini

 

  

Pero di Durante muore probabilmente intorno al 1340 la lapide in Santa Maria Novella deve quindi ascriversi a questo periodo

 

La lapide offre la soluzione alle origini dei Carnesecchi

Lo stemma e' indubitabilmente quasi uguale a quello che avranno pochi anni dopo i Carnesecchi

Quindi lo stemma lega i Carnesecchi a Durante di Ricovero taverniere del popolo di Santa Maria Maggiore ( che era stato Priore di Firenze nel 1297)

 

E cosi molto probabilmente sulla scorta di quella lapide per primo il priorista Segaloni fa iniziare la lista dei Carnesecchi entrati nella "Signoria" con il taverniere Durante di Ricovero tra i Priore del 1297

SUNTO

La lapide in Santa Maria Novella e' la lapide sepolcrale del beccaio Pero Carnesecca .

Recita : Sepoltura di Pero di Durante di Ricovero e dei suoi.

La lapide databile agli anni 40 del trecento porta scolpito quello che puo' considerarsi lo stemma dei DURANTI . Esso e' diverso da quello dei futuri CARNESECCHI solo per avere quattro bande anziche' tre ed e' per il resto completamente uguale

 

 

 

lapide della sepoltura di Pero di Durante Ricoveri : Stemma dei Duranti--si notano le 4 bande rispetto alle 3 dei successivi Carnesecchi

 

E' evidente come la lapide non lasci dubbio alcuno , resta impossibile da capire come per tanto tempo nessuno avesse notato una lapide in una chiesa cosi trafficata

 

 

La lapide di Santa Maria Novella e' un piccolo albero genealogico e ci svela l'identita' di Durante che fu taverniere del popolo di Santa Maria Maggiore , che fondo una sua compagnia commerciale e fu Priore nel 1297 .

Non ho trovato nessuna altra traccia documentale che mostri questo legame .

Di Ricovero invece nessuna traccia.

Sulla loro origine gia' il Verino ,parlando delle famiglie notabili fiorentine nel 1480 , narrava della provenienza dei Duranti da Cascia di Reggello . E negli anni successivi dai genealogisti si diceva del legame coi Duranti di Santa Croce anche loro provenienti da Cascia .

I legami tra i Duranti/Carnesecchi e Cascia sono molti e forti ma non ho trovato alcun documento che risalga a prima degli inizi del trecento.

 

 

 

 

COLLOCAZIONE DELLA LAPIDE SECONDO LA DESCRIZIONE SETTECENTESCA DI PADRE VINCENZIO FINESCHI

Dira' padre Vincenzio Fineschi

 

Memorie sopra il cimitero antico della chiesa di S. Maria Novella di Firenze‎ - Pagina 41

Vincenzio Fineschi - 1787 - 148 pagine

 

 

……..Si entra poi nella Cappella della SS. Nonziata, la quale fu edificata a spese di Madonna Bice donna di Filippo Strozzi fecondo il nostro Sepoltuario, che la crede madre di Gio. , e Nonna di Benedetto e Bernardo figli del detto Giovanni Strozzi. Pensò anche questa insigne benefattrice a farla dipignere , osservandosi ora alcuni avanzi nella volta ( che è tutta d' azzurro ) una Natività , una Crocifisione , e anche non gran tempo fa si vedevano le Pitture dell'altare, che sono state cancellate , perchè questa serve ad uso di Sagrestia del Rosario , ed io vi ho veduto la Mensa dell' Altare, che era un gran pezzo, di porfido : al presente non vedesi altro nel mezzo, che un lastrone di marmo con queste lettere intorno Sep. Benedici Petri , et Benedicti Caroccii de Strozzis , et Descendentium. Dalla quale Inscrizione ne rileverei piuttosto, che questo Benedetto Strozzi fosse il marito della predetta Madonna Beatrice , perchè qui non si fa menzione , e non vien nominato nò Filippo , Giovanni, cssendo vero che questo ramo degli Strozzi nominasi di Caroccio ; sceso dipoi lo scalino della porta li trova un Monumento senz' arme, e senza lettere , e per tralasciare quelli che non fi ravvisano più , vediamo il monumento degli Spinellini, sopra del quale vi è un Tabernacolo di maniera antica, ove in basso rilievo in pietra vi è una Madonna col S. Bambino, e dalle due parti genuflesso un uomo, e una donna, che saranno facilmente i ritratti di coloro , che fecero edificare il sepolcro de.'Giotti de'Lucalberti ,e sopra a questo vi e dipinta una Pietà : inoltre si vede un Monumento con queste lettere Sep. Niccolò di Gio. Belacqua , & suorum .- poi dell' Antella , de' Nuzzi , de' Carnesecchi, ed un altro in cui leggesi Sep. Bonaccursi Alberti Ser Romani, & heredum suorum sopra 1' arme vi è dipinta a fresco una Madonna col Bambino : Indi ne seguono gli altri de'Marini , dei Valori , de Sassetti ,degli Stagnesi, dei Ricci con arme antica , un altro pure della detta Famiglia con arme più antica , simile a quella , che è in Chiesa fotto 1' occhio della facciata (4), de' Guasconi , e degli Infangati .

Nell'uscire da questo sotterraneo , e volgendoci a mezzo giorno tre sepolture si trovano ; la prima è de'Mazzi , la seconda de' Ciapi , e la terza de' Benedetti …………………………….

 

 

 

Dopo il Sermantelli sara' il Roselli e successivamente il Benvenuti a prendere in considerazione la lapide

 

 

E' uscito recentemente un importante stemmario Fiorentino : lo stemmario Orsini De Marzo

Lo presentano gli autori :

Opera di Bernardo Benvenuti, priore di Santa Felicita in Firenze ed antiquario del granduca di Toscana Ferdinando II de' Medici che collazionò gli antichi stemmari e prioristi a sua disposizione con competenza e metodo, questo fondamentale stemmario fiorentino seicentesco vanta tra le proprie fonti manoscritte (molte delle quali oggi perdute) anche un Libro Antiquo dell'Arme del 1302, l'anno dell'esilio di Dante: ciò basta a dare l'idea dell'importanza documentaria di questo codice. Esso riporta, per il periodo della repubblica fiorentina intercorrente tra il 1282 ed il 1531, le armi gentilizie di tutte quelle famiglie, cittadine o provenienti dai borghi vicini, che dettero dei priori al governo cittadino: più di 1200 sono gli stemmi, disegnati ed acquerellati, raffigurati,

Dei Carnesecchi da uno stemma diverso da quello tradizionale che e' bandato d'oro e d'azzurro e col rocco d'oro

Lo stemma raffigurato dal codice alla p. 132 "Carnesecchi" è: troncato nel 1° bandato d'argento e d'azzurro, nel 2° d'azzurro al rocco d'argento.


Il compilatore annota diligentemente le fonti dello stemma:

" In S. M.a Magg.re più Capp.le e sepolture con iscriz.ne Zenobij, et Cristofori Berti de Carnesecchis 1430.

"In S. M.a novella sotto le volte per andare al Pellegrino: Ser Pero di Durante Ricoveri et filiorum."

Quindi anche il Benvenuti si basa sulla lapide in Santa Maria Novella per assegnare a Durante quale padre Ricovero

 

 

( per la cortesia del Generale Massimo Iacopi ) http://www.iacopi.it/

 

 

 

S. Pero di Durantte Richoveri et filiorum : Sepoltura Pero di Durantte Richoveri et filiorum

Non sarebbe molto conciliabile il titolo di " Ser " col mestiere di beccaio di Pero di Durante

 

 

 

 

 

 

 

STEMMA DEI DURANTI

 

 

 

 

 

La differenza tra lo stemma di Pero di Durantte Richoveri e quello successivo dei Carnesecchi consiste solo nel numero delle bande dorate che diminuisce da quattro a tre

Per ora non ho proprio idea del perche' di questa variazione

 

 

 

 

 

UN MATRIMONIO COI PERUZZI

 

 .

 

Ricevo dalla dottoressa Cecilia Scalella la notizia dell’esistenza di una piccola tavola d’altare, raffigurante la Madonna con Bambino e Santi, conservata al Museo dell’Ospedale degli Innocenti, su cui compaiono gli stemmi dei Carnesecchi e dei Peruzzi

 

Le invio una foto dell'opera attribuita da Federico Zeri e da Richard Offner nel 1968 al cosiddetto "Maestro del Cristo docente" alias "Maestro Francesco", un anonimo artista attivo a Firenze negli anni 1350 - 1390. L'opera in questione è una piccola tavola d'altare raffigurante la Madonna con Bambino e i Santi Caterina, Giovanni Battista, Maria Maddalena e Giovanni Evangelista ed è conservata al Museo dell'Ospedale degli Innocenti. Ai lati estremi della predella sono ben visibili e due stemmi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non ho alcuna notizia su questo matrimonio Duranti Peruzzi : che non puo' essere quello di Bernardo Carnesecchi con Cosa Peruzzi avvenuto sicuramente posteriormente essendo Bernardo nato intorno al 1390

 

 

 

 

UN ALTRO STEMMA DEI DURANTI NELLA CHIESA DI SAN PIETRO A CASCIA

 

 

 

Nell’Archivio Parrocchiale di Cascia vi e'il diario settecentesco del Parroco Cammillo Tabarrini , in esso si parla anche di un lascito di Sestilia Del Rosso vedova del senatore Francesco Carnesecchi morto nel 1691 , ma principalmente si parla di una lapide che oggi non esiste piu'

E' possibile sia stata risolta nei lavori di restauro degli anni 60

La chiesa e' la pieve di san Piero a Cascia

 

http://www.valdarnoscuola.net/museccetera/doc/altaripieve.doc

http://www.carnesecchi.eu/altaripieve.doc

 

CAPPELLA ED ALTARE SI SAN MICHELE ARCANGELO

 

Mariano di Nese Duranti nel suo Testamento rogato da Notaio Piero di Antonio da Vinci l’anno 1462 lasciò la Cappella di San Michele Arcangelo in Pieve di Cascia siccome la Cappella di San Niccolò Vescovo in detta Pieve a suoi Congiunti ed Affini, onde argomentasi il Juspatronato essere della famiglia de Duranti di Reggello discendenti dallo stipite di detto Mariano di Nese che di presente solo resta rampollo Bernardo Duranti sarto in Firenze.

Nella Tabella Pensile de Legati in sagrestia della Pieve dicesi la medesima cappella di San Michele Juspatronato dei Duranti e ne corre pubblica voce, vi è ancora forte argomento l’antica sepolture avanti l’altare di detta Cappella che dicesi sepoltura dei Duranti.

In oggi conferisce la detta Cappella la Mensa Episcopale di Fiesole, ne saprei dar di ciò retta ragione, Monsignore Tomaso de Conti della Gherardesca Vescovo di Fiesole nella morte del molto reverendo Signore Niccolò Sali Priore di San Salvadore a Leccio, la conferì a reverendo Signore Giovanni Banchi fiorentino Chierico di santa Maria in Campo in Firenze.

Negli atti della visita di Monsignore Vescovo Federighi l’anno 1441, dicesi costrutta da Fratel Angelo dell’Ordine Gerosolimitano, che credesi Duranti, essendo questa famiglia anticha consorteria della Nobilissama Famiglia Carnesecchi che discende dalla Pieve di Cascia di cui vi è la sepoltura nella loggia avanti a porta principale della chiesa della Pieve di San Piero a Cascia a mano destra colla sua Arme nel muro di marmo carrese coll’inscrizione Sepulchrum Filiorum Mattei, Grezini Durantis et Descendentium.

Di Matteo viene la Famiglia Carnesecchi, di Grazino Famiglia Grazini, di Durante Famiglia Duranti. Consorterie e Famiglia nobilissime divenute fiorentine e potenti in tempo di Repubblica.

La Tavola è copia ben intesa del celeberrimo Pittore Andrea del Sarto rappresenta la Madonna col Bambino Giesù in collo a destra San Michele Arcangelo col Dragone infernale sotto a piedi, a sinistra San Sebastiano.

 

 

( le considerazioni genealogiche sono totalmente sbagliate ma importantissime sono le considerazioni sulla sepoltura di Matteo e Grazino .)

Quindi Matteo e Grazino erano o sono sepolti nella chiesa di San Piero a Cascia mentre Piero e' sepolto in Santa Maria Novella a Firenze )

 

 

Nel sito del Kunsthistorisches Institut compare questo stemma :

 

 

lo stemma qui rappresentato ( di cui non sono dati i colori )

http://wappen.khi.fi.it/wappen/wap.07931978

e' uno stemma dei Carnesecchi fiorentini quando ancora erano identificati come Duranti

(si distingue da quello successivo dei Carnesecchi per avere 4 bande anziche 3 )

Forse e' lo stesso stemma di cui si parla in un testo settecentesco

Poiche' mi dicono che nella Pieve di Cascia non esiste piu' , avrei avuto bisogno di sapere dove e quando lo avete reperito

potete darmi questa informazione ?

 

Gentile Pierluigi Carnesecchi,

Purtroppo non siamo in grado di reperire la fonte dello stemma. Il Kunsthistorisches Institut ha acquistato la collezione nel 1901 da una libreria Cecchi che purtroppo non esiste più (se si trovava a Firenze) o comunque è ignoto in quale città si trovava.

Il disegnatore a volte ha fatto riferimento direttamente sul foglio alla fonte usata, però in questo caso non ci ha lasciato nessuna indicazione. Le elenco comunque tutte le fonte nominate nella speranza di esserle utile.

Cordiali saluti,

Lisa Hanstein

 

 

 

I Duranti iniziano gradualmente ad essere identificati come Carnesecchi intorno alla fine degli anni 70 e inizi anni 80 del trecento

Non e' facile capire perche' e come avviene il passaggio da uno stemma all'altro

Perche' se il cognome sono gli altri ad assegnarcelo lo stemma e' invece una scelta della persona

 

 

 

Stemma dei Carnesecchi

 

Il primo stemma che al momento conosco dei Carnesecchi e' questo raffigurato sulla lastra tombale di Luca di ser Filippo in Santa Maria Maggiore a Firenze ed e' indubitabilmente del 1401

Cosa non trascurabile ci troviamo di fronte non allo stemma di uno dei Grazini ma bensi allo stemma di uno dei Mattei

Questo ci mostra una decisione solidale tra parenti

Tutto cio' nasconde una scelta probabilmente politica che non mi e' assolutamente chiara

Ma forse legata ad un distacco dal partito popolare ( che spiegherebbe la vacanza di cariche tra il 1364 e il 1381 ) e una scelta oligarchica

 

 

 

ANNO 1401

 

E' da notare che lo stemma porta 3 bande

 

Sepoltura di Luca di ser Filippo Carnesecchi in Santa Maria Maggiore ( Firenze ) anno 1401 : primo (cronologicamente ) stemma conosciuto dei Carnesecchi

 

 

 

 

 

-----------------------------------------------------------------SUCCESSIVAMENTE---------------

 

ANNO 1423

 

 

La madonna Boni - Carnesecchi o Madonna di Brema di Masolino porta la data del 1423 e sulla sinistra di chi guarda si vede lo stemma dei Carnesecchi

Per la cortesia della dot.ressa Cecilia Frosinini Opificio delle Pietre Dure--Firenze )

 

Possiamo considerare il quadro come legato ad un matrimonio

A sinistra di chi guarda lo stemma maschile ( Carnesecchi ) e a destra quello femminile ( Boni )

 

 

 

 

ANNO 1436

 

 

 

Santa Maria Maggiore Firenze

Lapide sul pavimento : sepoltura di Zanobi e di Cristofano Carnesecchi anno 1436

Fotografia fornita da Ilio Carnesecchi

 

 

La data della lastra sepolcrale e' 1436 pero' Zanobi e Cristofano erano morti negli anni 1416 e 1417

 

 

 

ANNO 1467 : Lo Scheggia : Cassone per il matrimonio di Giuliano Carnesecchi e Cassandra Lanfredini--stemmi Carnesecchi-Lanfredini

 

 

 

 

 

 

-----------------------------------------------------------------ALCUNI STEMMI PARTICOLARI---------------

 

 

CAPO DI LEONE X

d’oro , alla palla d’azzurro caricata di tre gigli d’oro, 2.1. , accompagnata a destra e a sinistra dalle lettere L e X di nero

 

 

Papa Leone X ,quando ando’ a Firenze ,con bolla del 25 dicembre 1515 insigni della contea palatina ereditaria colle relative prerogative i priori ( tra i quali Bernardo di Andrea di Bernardo Carnesecchi ) e il gonfaloniere della repubblica con facolta’ di aggiungere alle loro armi gentilizie , in memoria di questo benefizio , la palla azzurra con entro i tre gigli d’oro , dell’arme medicea , posta tra le lettere L e X . e contemporaneamente dono’ loro lo stocco e il berettone , com’era di costume verso i regnanti , e come tali li tratta chiamandoli nobiles viri , distinzione assiografica che, come tutti sanno , i documenti pontifici riservano ai principi e ai gran signori

 

 

ASFi Raccolta Ceramelli Papiani

 

 

 

 

 

CAPO DELL'ORDINE MILITARE DI SANTO STEFANO

Capo di S.Stefano : d’argento , alla croce patente e biforcata di rosso, a volte bordata d’oro

 

 

lo stemma di alcuni Carnesecchi e’ talvolta sormontato dal Capo dell’ordine militare di Santo Stefano

 

 

Ad esempio lo Stemma del futuro senatore Raffaello di Leonardo Carnesecchi quale podesta’ di Fiesole nel 1601-1602

 

Contributo di Roberto Segnini

 

 

 

Ecco l'originale ( da Wikipedia by Francesco Bini)

Stemma del futuro senatore Raffaello di Leonardo Carnesecchi quale podesta’ di Fiesole nel 1601-1602

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPO DELL'ORDINE DI MALTA

Capo di Malta: ......................

Lo stemma di Paolo Francesco unico cavaliere di Malta tra i Carnesecchi puo’ essere sormontato dal capo di Malta

 

 

 

 

SAN MINIATO

 

 

Notar quindi si vuole, come il Comune di Samminiato l' anno 1491 concedè a Matteo di Manetto Carnesecchi, e suoi figliuoli, e discendenti di poter portare 1' Arme stessa della Leonessa per in riguardo dei buoni portamenti fatti da esso Matteo stato Vicario sei mesi di detta Terra e dei meriti di Zanobi Carnesecchi stato Vicario ivi 1' anno 1410. e di quelli ancora di Manetto padre di esso Matteo statone Vicario 1' anno 1440.

 

 

 

 

Un leone rampante con testa coronata, che tiene nella zampa destra una daga in ferro, inscritto in uno scudo contornato da due rametti di alloro intrecciati, sovrastato da una torre circolare merlata con il sottostante motto virgiliano "sic nos in sceptra reponis"

 

è una Leonessa bianca in campo rosso avente uno tocco nella branca destra , sebbene poco nel Sigillo si conosce. In altro Sigillo parimente antico della Terra, oggi Città medesima, si legge attorno: SANTTVS- MINIATVS FIGVRAM DAT LEONINAM.

San Miniato (Leone d'argento in campo rosso),

 

 

ALAMANNO CARNESECCHI

 

scheda 20 poligrafo Gargani

 

 

 

 

-----------------------------------------------------------------LIBRI D'ORO DELLA NOBILTA'---------------

 

 

 

 

 

 

 

 

lo stemma sopra riportato e' tratto da"I Libri d'oro della nobilta' fiorentina e fiesolana" di Bruno Casini ediz. Arnaud

 

 

 

lo stemma sopra riportato e' tratto da" I cavalieri di Pistoia , Prato e Pescia membri del sacro militare ordine di S.Stefano papa e martire." Edizioni ETS

 

Questo e' lo stemma presentato dal capitano Sebastiano Carnesecchi dei Carnesecchi di Prato

Succedendo ai Carnesecchi fiorentini patrizi estinti e adottandone lo stemma da lui detto senza padrone

 

  

 

 

 

 

 

 

STEMMARIO SICILIANO

Lo stemmario siciliano, composto da "Il Nobiliario Siciliano", contiene più di 1500 stemmi delle famiglie nobili e notabili della sicilia, curato dal Dott. Antonino Mango di Casalgerardo, pubblicato in due volumi.

 

Dott. Antonino Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

Notizie e stemmi relativi alle famiglie nobili siciliane

(Palermo, A. Reber, 1912 - 2 volumi)

 

http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/bibliotecacentrale/mango/indicemango.htm

 

Il Mango non fornisce lo stemma di questi CARNISECCHI

Si tratta ( come abbiamo visto in altra pagina ) dei Carnesecchi fiorentini , presenti a Palermo con Giovanni fratello del senatore , del Granducato di Toscana , Antonio e con altri della stessa famiglia .

Vedasi : Niccolo’ , e successivamente Pompeo

 

 

 

 

 

ALCUNI ERRORI COMMESSI DA ERUDITI

 

 

MONTE SAN SAVINO

 

Secondo l'anonimo autore de "Armi delle Famiglie della nobil Terra di Monte San Savino" (manoscritto databile a dopo il 1767) la famiglia Carnesecchi è oriunda da Firenze e risulta già estinta alla sua epoca ( Biblioteca Citta'di Arezzo, manoscritto XXI, 72 ).

 

 

Stemma secondo il manoscritto citato , per la cortesia del dr Renato Giulietti e del dr Angelo Gravano-Bardelli

( E'possibile , anzi probabile , che sia uno stemma attribuito a posteriori presupponendo per la famiglia di Monte San Savino un' origine nei Carnesecchi fiorentini, con il rocco scambiato per un giglio )

 

 

 

 

 

UN INCREDIBILE MA SIGNIFICATIVO ERRORE DI UN ERUDITO SETTECENTESCO

 

 

 

Lo stemma chiaramente sbagliato attribuito da Lorenzo Cantini ai Carnesecchi nelle sue " Antichita’ toscane"

E' la dimostrazione palpabile della inconsistenza degli studi su questa famiglia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come va blasonato questo stemma ?

 

 

 

Importante e' questa considerazione araldica del professor Luigi Borgia tratta dall'importante libro " Gli stemmi del palazzo d'Arnolfo di san Giovanni valdarno"

Il professore parla di un troncato e pone in rilievo esecuzioni che raffigurano la parte superiore o come un campo caricato di tre bande o come un bandato

Ritenendo un errore il campo caricato di tre bande

Esclude debba parlarsi di uno scudo d'azzurro col capo bandato d'azzurro e d'oro

 

Cortesia Conte Cavalloni 

 

 

* In realta' , come abbiamo altrove visto , l'affermazione presa dal Crollalanza su quel si dissero Frazzini e' errata ( quel Frazzini e' un errore tipografico per Grazzini o meglio Grazini)

** In realta' trattasi di ANTONIO DI PAOLO DI BERTO ( non BARTOLOMEO )

 

 Cortesia Conte Cavalloni

 

 

 

 

 

 

Cortesia dr Giorgio Papini

 Durante una scorreria estiva a San Giovanni Valdarno, ho notato lo stemma dei Carnesecchi ( "Charnesechi" ) del 1491 sul portale del palazzo comunale.

 

 

 

 

 

 

 

 Roberto Ciabani

 

 

 

Anche Ciabani che pero non credo sia un araldista descrive lo stemma Carnesecchi come un trocato

 

 

Completamente diversa l'interpretazione del Crollalanza

 

(da G.B. di Crollalanza "Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti " )

D’AZZURRO AD UN ROCCO DI SCACCHIERE D’ORO COL CAPO BANDATO D’AZZURRO E ORO

 

Quindi niente per Crollalanza niente troncato bensi col capo bandato

 

DUE BLASONATURE

 

Per il prof. Luigi Borgia

 

TRONCATO : NEL PRIMO BANDATO D' ORO e D'AZZURRO E NEL SECONDO D’AZZURRO AD UN ROCCO DI SCACCHIERE D’ORO

 

Altri :

 

D’AZZURRO AD UN ROCCO DI SCACCHIERE D’ORO COL CAPO BANDATO D’AZZURRO E ORO

 

 

 

 

 

 

 

una strana descrizione dello Stemma dei Carnesecchi e' nel Mecatti : Storia genealogica della nobilta' e cittadinanza di Firenze

che scrive che il Salvini dice :

Fa nella parte inferiore dell'arme , un Riposo di Lancia in Campo Azzurro.

 

La spiegazione mi e' venuta dal forum IAGI ( Maurizio Carlo Alberto Gorra e Guido Buldrini ) Le lance, per meglio colpire, venivano fermate dal cavaliere su un ferro chiamato resta, il quale era saldamente fissato al fianco dell'armatura.
La resta, con buona fantasia potrebbe coincidere con il riposo di lancia , infatti ha una forma che vagamente può esser fatta somigliare al rocco di scacchiera dell'arma Carnesecchi, col quale può ben esser stata confusa.
Per estensione resta era anche l' estremita' della lancia (il calciolo) che poggiava sulla resta vera e propria. E il calciolo poteva somigliare davvero al rocco della scacchiera.

 

 

 

 

 

 Anche questa pagina dal "Senato fiorentino" del Manni riporta un'annotazione a mano : RIPOSO DI LANCIA

 

 

 Cosi mi viene il dubbio cosa era in originariamente un rocco o un riposo di lancia ?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo stemma riprodotto nell'opera di Domenico Maria Manni "Il Senato fiorentino "

 

 

 

 

Sul palazzo Pretorio di Arezzo si vedono l'arme di Matteo di Manetto Carnesecchi datate 1482 (vedi figura sottostante)

 

Unusual crest, from the Palazzo Pretorio, Arezzo. Arms of Carnesecchi (dry meat!): Azure a rook or and a chief bendy or and of the field (1482).

 

http://www.heraldica.org/topics/national/italy/touring2.htm

 

 

L'arma Carnesecchi è magnificamente scolpita in felice connubio con un interessante cimiero parlante (un teschio), il che crea un insieme araldicamente stupendo.
Il teschio e' la componente "parlante" dello stemma, dove "parlante" è il termine araldico che sottolinea il legame immediato ed evidente fra la figura, e il nome del titolare. Per i Carnesecchi, quale figura può essere più "parlante" di un teschio, simbolo per eccellenza di un qualcosa che fu "carne" ed ora è "secco"? ( splendida descrizione dell'esperto di araldica Maurizio Carlo Alberto Gorra )

 

 

Nella raccolta Ceramelli Papiani ,all'Archivio di Stato di Firenze ,ai Carnesecchi fiorentini e' dedicato il fascicolo numero 1243 , dove sono raccolti una serie di stemmi di questa famiglia .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I DURANTI DI SAN PIERO SCHERAGGIO O DI SANTA CROCE

 

 

 

Notare quel Nese di Domenico di Durante invece di Nese di Durante

 

 

 

I Duranti detti di San Piero Scheraggio o di Santa Croce sono una famiglia che nel periodo repubblicano possono vantare 8 priori

I genealogisti dicono essere della stessa stirpe dei Duranti di Ricovero o Carnesecchi

 

 

Nel libro del Ciabani sulle famiglie fiorentine ( gia' citato ) I Duranti del quartiere di Santa Croce gonfalone del Carro cioe’ i Duranti di Nese sono detti originari di Gambassi ma questo e' evidentemente sbagliato

 

Le prime tracce di questi Duranti le trovo con i due fratelli Nese e Martino , fabbri , figli di un non precisato Durante

 

Da Nese discendera' una famiglia che avra' appunto 8 Priori ed un certo numero di cariche minori

 

Nese di Durante infatti fu Priore nel 1379 e nel 1388 , nel 1374 era a Monsummano a rappresentare la Repubblica e nel 1388 a Pistoia

Stefano di Nese fu Priore nel 1415 nel 1421 nel 1425 , era Podesta di Poggibonsi nel 1412

Mariano di Stefano fu Priore nel 1436 nel 1441 e nel 1456 , fu anche cassiere della camera del comune nel 1430

 

 

Lo stemma dei Duranti di Santa Croce e’ come si vedra’ nella bella riproduzione fatta da Roberto Segnini :

D’oro al cavalletto di rosso accostato da tre stelle a otto punte d’azzurro

 

 

 

SEPOLTUARIO FIORENTINO

Ovvero Descrizione delle Chiese, Cappelle e Sepolture, loro Armi

et inscrizioni della città di Firenze e suoi contorni fatta da

STEFANO ROSSELLI

MDCLVII

 

" D U R A N T I "

 

Quartiere di S. Croce

 

S. PIERO SCHERAGGIO

Man. 624 pag.575 stemma 5

 

E' opinione d' alcuni esser una delle Chiese che intorno all' anno 800 furono opera di Carlo Magno Imperatore fatta edificare nella nostra città.... passato il pulpito camminando verso la Porta, passato l' Altare de' Buonafedi segue un Altare della Famiglia de' Duranti con Arme loro ne Capitelli delle colonne e pilastri.

Questa Cappella è oggi dell' Arte de' Mercanti, la quale dà ogn' anno alcune Doti ( credo ) per lascio d' alcuno di questa med.ma Famiglia.

 

 

 

 

 

Quartiere di S. Maria Novella

 

 

S. TRINITA

Man. 625 pag.934

 

Pare che Giovanni Villani nel capitolo 2 ° del 3 ° libro accenni che questa Chiesa fosse in piede sino nell' 805 quando la nostra città di Firenze fu restaurata da Carlo Magno.

 

 

... Apprè della Pila dell' Acqua Benedetta che viene a mano manca entrando in questa Chiesa attraverso la Porta del Mezzo ripigliando l' ordine interrotto e camminando verso l' Altare grande si trovano 2 chiusini quadri di marmo con caratteri greci.

 

A dirittura delli 2 soprad. ti e vicino al pilastro verso Parione, chiusino quadro di Marmo della Famiglia de' Duranti con Arme et iscrizione

<< Operi manuum Suarum proniges dexteram - Joannes Blasij Durantes 1595 >> .

 

 

 

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CERAMELLI PAPIANI

Un po strana la classificazione del CERAMELLI PAPIANI per questa famiglia che mi pare faccia un po di confusione

 

 

Nome famiglia: di NESE DURANTI

Fascicolo: 3396

Luogo:

Firenze - Santa Croce - Carro

 

Entrambi i cognomi sono agnatizi e derivano dal primo priore della famiglia, Nese di Durante, 1379. Lo stemma del 2° tipo appartiene a Stefano di Nese, podestà di Poggibonsi, 1412.

 

D'oro, allo scaglione d'azzurro accompagnato da tre stelle a otto punte dello stesso, 2.1.

 

 

 

 

Di..., allo scaglione di... caricato di due uccelli posati affrontati di..., e accompagnato da tre stelle a otto punte di..., 2.1; il tutto abbassato sotto il capo d'Angiò.

 

 

Nome famiglia: DURANTI

Fascicolo: 1817

Luogo:

Firenze - Santa Croce - Carro

D'azzurro, allo scaglione d'argento, accompagnato da tre stelle a otto punte dello stesso, 2.1.

 

Note:

Famiglia originaria di Cascia. Giovanni di Biagio fu ammesso alla cittadinanza fiorentina nel 1573.

 

Nome famiglia: DURANTI

Fascicolo: 7726

Luogo:

Firenze

 

 

 

 

 

 

probabilmente questo stemma ( stemma dei Duranti di Nese ) ci parla di un altro Pievano Duranti

 

 

 

 

  

 

 

 

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CARNESECCHI DI PRATO E LA VICENDA DEL PROCESSO PER USURPAZIONE DI STEMMA

 

 

A Prato vi furono tre famiglie Carnesecchi

 

Una di queste famiglie era detta Del Carnesecca o Carnesecchi

Un altra si nominava Carnesecchi di Prato

Una terza famiglia Carnesecchi comparve a Prato intorno alla meta del cinquecento con stipite in un certo Ulivieri, guardia della lana

 

Non so quale stemma usassero i Del Carne. I Carnesecchi di Prato usavano pero' lo stesso stemma dei Carnesecchi fiorentini

Quando la famiglia dei Carnesecchi di Ulivieri inizio ad usare lo stesso stemma dei Carnesecchi fiorentini Pasquino dei Carnesecchi di Prato agi legalmente

 

Anno 1589 : PROCESSO PER USURPAZIONE DI STEMMA E DI COGNOME

 

 

Pasquino di Domenico dei Carnesecchi di Prato agi giudicialmente nel 1584 contro Giovanni (detto Nanniricco ) d'Uliviero , fornaio ,per usurpazione del cognome Carnesecchi

Dal manoscritto del CASOTTI : ( manoscritto di G. CASOTTI sulle Famiglie pratesi conservato nella biblioteca Roncioniana.)

 

Pasquinus di Dominici Pasquini Marci Pasquinis Perfecti de Carnesecchis de Prato agit contra condam Oliverii Ioannini dello spedale di Prato dicto Nanniriccho et …….Oliverius Fornario …….usurpavint nomen et insignia de Carnesecchis.

Ivi che i Carnesecchi hanno la sepoltura in San Francesco con l'arme come qui a margine ( la medesima dei Carnesecchi fiorentini ) e con la scritta Hoc sepulcrum …..Pasquini Dominici de Carrnesecchis de Prato …….successor …….

Ivi che detto Pasquino non aveva figli e che gli avversari erano persone Humili et vilj e percio' ebbero la sentenza contro , e appare che la causa restasse deserta per aver lasciato spirare il tempo dell'appello.

 

 

 

A causa della sentenza sfavorevole i Carnesecchi di Ulivieri mutarono temporaneamente il cognome in Carnesecchini

(Se)Bastiano e Roberto sono figli di Nanniricco e figurano nella decima del 1621 ( cap. IV, 4 ) come Carnesecchini

successivamente però ripresero a chiamarsi Carnesecchi, e addirittura finirono per prendere l'Arme della famiglia fiorentina (cfr. BRP., 105, c. 674t.).

 

 

molto tempo dopo i Carnesecchi di Ulivieri furono iscritti alla nobilta di Prato e presentarono questo stemma

 

Contributo di Roberto Segnini : Stemma dei Carnesecchi del giglio di Prato

 

Nella raccolta Ceramelli Papiani i Carnesecchi del giglio di Prato sono presenti nel fascicolo numero 1244

Blasonatura dello stemma dei Carnesecchi del giglio di Prato e' uno scudo troncato azzurro/azzurro con un rocco d'oro ,un giglio rosso, un destrocherio (carnagione) vestito rosso, 1 filetto oro fas. , 3 sbarre oro, 3 ritirate

 

 

Successivamente nell'iscrizione alla nobilta' fiorentina , presero lo stemma dei Carnesecchi fiorentini

 

 

lo stemma sopra riportato e' tratto da" I cavalieri di Pistoia , Prato e Pescia membri del sacro militare ordine di S.Stefano papa e martire." Edizioni ETS

 

Questo e' lo stemma presentato dal capitano Sebastiano Carnesecchi dei Carnesecchi di Prato

Succedendo ai Carnesecchi fiorentini patrizi estinti e adottandone lo stemma da lui detto senza padrone

 

 

 

 

 

 

http://www.culturaitalia.it/pico/

 

 

 

Descrizione: Lo scudo è cimato da un elmo piumato di oro, d'azzurro, di verde e di rosso, posto in profilo verso destra. Sopra lo scudo si snoda una lista.

Stato di conservazione: discreto

Soggetto: stemma gentilizio

Indicazioni sul soggetto: Araldica.

Codifica ICONCLASS: 46A122(Carnesecchi)

Materia e Tecnica: intonaco/ pittura a tempera

Misure: 133 x 80

Data di creazione: 1850 - 1850, sec. XIX (Motivazione cronologia: iscrizione)

Ambito geografico: PO

 

 

 

Ecco lo stesso stemma come appare in Wikipedia fotografato ed inserito da Francesco Bini

E' presente nella chiesa di San Francesco a Prato

Colpisce la data : 1850 in cui i Carnesecchi di Prato avrebbero dovuto essere estinti

Colpisce il numero di bande che sembra diverso da quello canonico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il misterioso stemma dell'arcidiacono Antonio Carnesecchi a Pienza

 

 

 

 

Duomo di Pienza

 

 

 

  

 Ritratto dell’arcidiacono Antonio Carnesecchi, olio su tela, sec. XVIII

Duomo di Pienza, Siena

Per la cortesia della dottoressa Elena Trapassi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un manoscritto opera di Leonardo di Cristofano Carnesecchi : Il Driadeo di Luca Pulci

 

 

http://bodley30.bodley.ox.ac.uk:8180/luna/servlet/detail/ODLodl~1~1~1297~101291:Il-Driadeo,-preceded-by-a-letter-to

 

 

 

 

 

 

 

OXFORD, Bodleian Library Canonic. it. 45 Luca PULCI

http://petrarca.unipv.it/docs/microfilm/microfilm/msO_1.html

in realta' si tratta di Leonardo di Cristofano e’ lui l’autore di questo manoscritto del Driadeo

 

http://books.google.it/books?id=FsI220q9050C&pg=PA51&dq=carnesecchi+manoscritto&hl=it&sa=X&ei=LZIxT6bxJofk4QSw1ajhBA&ved=0CE4Q6AEwBQ#v=onepage&q=carnesecchi%20manoscritto&f=false


Leonardo di Cristofano copia il Driadeo di Luca Pulci ( il Driadeo e ' di Luca Pulci non del fratello Luigi Pulci )

Il Driadeo , poema in ottava rima di Luca Pulci.

Precede il poema una lettera in prosa dell'autore a Lorenzo de' Medici : indi segue l'invocazione , compresa in sei ottave , la prima delle quali cosi comincia :

ecielso olimpio o bel fiume di santo.

Del poema poi , che e' diviso in quattro parti , o canti , ed ha innanzi il seguente titolo :

Inchomincia la prima parte del driadeo chompilato per Lucha Pulcro al mangnifico Laurenzio de Medici ec…, e' questo il principio:

Poiche' la tema del grieve martoro

La quarta parte termina col verso :

che dietro allume vostro in tenebre ambulo.

E sotto di essa e' la nota : questo libro e di me Lonardo di Cristofano Carnesecchi e scripto di mia propria mano , chominciato adi XV novembre effinito q…. di xv di decembre 1478

Lonardo e' figlio di Cristofano il Gonfaloniere di Giustizia del 1479 ( Cristofano muore in carica il 24 settembre 1479 )

Codice cartaceo in 4 , del secolo XV , di carte scritte , con un fregio a colori alla faccia verso della terza carta , dove il poema contenutovi principia , e appie' di essa l'arme dei Carnesecchi di Firenze

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raccolta di stemmi dei Carnesecchi fiorentini

 

 

principalmente dovremmo trovare testimonianze dei Carnesecchi in cinque chiese : Santa Maria Novella , Santa Maria Maggiore , San Pietro a Cascia , San Siro a Cascia , San Tommaso a Ostina

 

NELLA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE DI FIRENZE ESISTONO LE SEPOLTURE DEI CARNESECCHI

 

http://www.panoramicearth.com/5408/Florence/Chiesa_di_Santa_Maria_Maggiore_Church

 

 

 

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stemma che sormonta la cappella di Zanobi Carnesecchi

 

http://www.culturaitalia.it/pico/

 

 

 

 

 Santa Maria Maggiore Firenze

Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo di Zanobi

http://www.panoramicearth.com/5408/Florence/Chiesa_di_Santa_Maria_Maggiore_Church

 

 

 

 

Santa Maria Maggiore Firenze

Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo

Stemma Carnesecchi Velluti : Matrimonio di Bartolomeo con Maria Velluti madre quindi di Zanobi

Descrizione: Pannello rettangolare incorniciato.

Stato di conservazione: buono

Soggetto: stemma gentilizio delle famiglie Carnesecchi e Velluti

Indicazioni sul soggetto: Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: drappo cornice a volute cherubino mascherone.

Materia e Tecnica: marmo/ scultura

Misure: 99 x 55

Data di creazione: 1584 - 1584, sec. XVI (Motivazione cronologia: bibliografia)

Ambito geografico: FI

 

 

 

 

 

Santa Maria Maggiore Firenze

Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo di Zanobi

 

 

 

 

 

 Santa Maria Maggiore Firenze

Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo

 Stemma Carnesecchi Capponi : matrimonio di Zanobi con Violante di Piero Capponi

 

Descrizione: Pannello rettangolare incorniciato. Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: mascherone, drappo, volute accartocciate, cherubino.

Stato di conservazione: buono

Soggetto: stemma gentilizio delle famiglie Carnesecchi e Capponi

Materia e Tecnica: marmo/ scultura

Misure: 99 x 55

Data di creazione: 1584 - 1584, sec. XVI (Motivazione cronologia: bibliografia)

Ambito geografico: FI

 

 

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Avanti la cappella del banchiere Zanobi di Bartolomeo di Zanobi Carnesecchi vi per terra :

la lastra tombale di Luca di ser Filippo di Matteo Carnesecchi

 

cosi descritta :

 

Tipo: Oggetto fisico - lastra tombale

Tipo di scheda: Opere e oggetti d'arte

Categoria: Opere e oggetti d'arte

Autore: Mariotto di Nardo (notizie 1394-1424 ca.) - Motivazione dell'attribuzione: bibliografia

Stato di conservazione: discreto

Soggetto: stemma gentilizio della famiglia Carnesecchi

Indicazioni sul soggetto: Oggetti: scudo araldico.

Materia e Tecnica: marmo bianco/ incisione | marmo grigio/ incisione | marmo nero/ incisione

Misure: 237 x 87

Data di creazione: 1402 - 1402, sec. XV (Motivazione cronologia: data)

Ambito geografico: FI

 

http://www.culturaitalia.it/pico/  

Santa Maria Maggiore 

 

 

Non so su quali basi si dica che l'autore e' Mariotto di Nardo

 

Il Richa dice :

……vengono poi alla Cappella di Santa Maria Maddalena Penitente tre lapide , delle quali la piu' vicina al pilastro e' di Michele di Filippo de' Carnesecchi

ivi seppellito nel 1401…………..( Richa Giuseppe :Notizie istoriche delle chiese fiorentine ) il Rosselli parla pero’ molto piu’ credibilmente di Luca di Filippo

 

 

 

 

http://www.culturaitalia.it/pico/  

 

 

 

 SANTA MARIA MAGGIORE

Sepoltura di Luca di Filippo (1401 )

Lapide sul pavimento

 

 

 

 

 

 

A fianco l'altare principale la cappella del mercante Bernardo di Cristofano di Berto di Grazino Carnesecchi sormontata da uno stemma

 

 

Santa Maria Maggiore Firenze

Cappella di Bernardo di Cristofano Carnesecchi ( 1449 circa )

http://www.panoramicearth.com/5408/Florence/Chiesa_di_Santa_Maria_Maggiore_Church

 

 

Santa Maria Maggiore Firenze

Cappella di Bernardo di Cristofano Carnesecchi ( 1449 circa )

http://www.panoramicearth.com/5408/Florence/Chiesa_di_Santa_Maria_Maggiore_Church

 

 

Santa Maria Maggiore Firenze

Cappella di Bernardo di Cristofano Carnesecchi ( 1449 circa )

http://www.panoramicearth.com/5408/Florence/Chiesa_di_Santa_Maria_Maggiore_Church

 

 

 

 

A terra avanti la cappella di Bernardo la lastra sepolcrale di suo padre Cristofano e dello zio di Bernardo : Zanobi

La lastra porta la data del 1436 ma sia Cristofano sia Zanobi morirono intorno al 1416 e probabile che le loro ossa siano state traslate successivamente alla prima sepoltura

 

 

Soggetto: stemma gentilizio della famiglia Carnesecchi

Indicazioni sul soggetto: Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: formella polilobata con volute vegetali stilizzate.

Materia e Tecnica: marmo nero/ intarsio/ incisione | marmo bianco/ intarsio/ incisione

Misure: 230 x 90

Data di creazione: 1436 - 1449, sec. XV (Motivazione cronologia: data)

 

http://www.culturaitalia.it/pico/  

 

 

 

 

 

 

 

Santa Maria Maggiore Firenze

Lapide sul pavimento : sepoltura di Zanobi e di Cristofano Carnesecchi anno 1436

Fotografia fornita da Ilio Carnesecchi

 

 

 

Esisteva una terza capella forse quella piu' famosa quella di Paolo di Berto di Grazino Carnesecchi affrescata da Paolo Uccello con un annunciazione ed i magi e con il trittico Carnesecchi dipinto da Masolino e da Masaccio oggi non esiste piu' essendo stata demolita dai frati intorno al 1650

 

 

 

 

 

 

l'avvocato e' sicuramente Bonaventura Carnesecchi

 

 

CANTO DEI CARNESECCHI A FIRENZE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In una nicchia sul muro di uno dei palazzi che formavano questo cantone stava dal 1440 circa fino a meta' ottocento un piccolo tabernacolo dipinto da Domenico Veneziano : una Madonna con Bambino tra i santi Matteo e Domenico.

Il palazzo era uno dei palazzi Carnesecchi e il committente dell'opera era Bernardo di Cristofano Carnesecchi , un intraprendente e ricco mercante fiorentino .Assai influente ed amico di Cosimo il vecchio da essere padrino di battesimo di Lorenzo il magnifico

 

 

Questo e' il tabernacolo Carnesecchi : Opera purtroppo molto rovinata e oggi chissa' come finita alla National Gallery di Londra

 

 

 

 

 

TABERNACOLO CARNESECCHI

 

 

 

Il canto aveva questo nome perche' li tutto intorno a partire dal trecento sorgevano le case dei Carnesecchi fiorentini .

 

Nel 1427 questo era il quartiere di San Giovanni ,Gonfalone del Drago ,popolo di Santa Maria Maggiore .Precedentemente era stato il Sesto di Porta Duomo

 

 

 

 

estratto da una pianta ricavata dai dati del catasto 1427 ( opera del Carocci ) : in azzurro le case dei Carnesecchi

 

 

 

VIA DEI RONDINELLI A FIRENZE , GIA' VIA DEI CARNESECCHI

 

 

 

 

Quello che ancor oggi viene chiamato Palazzo Carnesecchi

 

 

Palazzetto de’ Carnesecchi (Firenze)

L’edificio, già dei Carnesecchi che in questa zona possedevano numerose proprietà (tanto da dare il proprio nome sia alla via sia la canto determinato da questa con via dei Banchi), è documentato nella sua configurazione più antica dalla nota incisione dello Zocchi. Alla metà dell’Ottocento apparteneva alla famiglia Moretti, della quale Federico Fantozzi ricordava l’ingegnere e architetto Marco Moretti che qui visse e morì nel 1837. "Nel tempo della capitale, il piemontese Felice Bojola, da Casale Monferrato si trasferì a Firenze, ed al principio del Novecento acquistò il palazzo Carnesecchi per il suo grande negozio di pellicce e valigie, che presto divenne luogo d’incontro dei piemontesi fiorentinizzati... Fu lui, per i suoi grandi e famosi negozi a spostare l’ingresso del palazzo su via dei Banchi, sistemandovi un portale sul quale è visibile il ‘rocchio’ dei Carnesecchi. Ma se esteriormente l’attuale edificio manifesta le modifiche avvenute negli ultimi tempi, nell’interno sono ancora rintracciabili strutture trecentesche. Le grandi cantine, per esempio, fanno pensare a depositi di salumi e una canna fumaria, ricavata nello spessore del muro, potrebbe essere servita alla distruzione dei grassi corrotti. Tutto rimase celato quando la famiglia dei celebri pizzicagnoli si nobilitò e il canto divenne uno dei punti più scenografici dell’itinerario granducale, nella Firenze cinquecentesca" (Bargellini).

Fonte:
Repertorio delle Architetture Civili di Firenze
a cura di Claudio Paolini
sito web:
www.palazzospinelli.org/architetture/

 

 

 Uno stemma in via dei Cerretani a Firenze

 

 

 

da Wikipedia by Francesco Bini

 

 

Palazzo Mondragone gia' di proprieta' di Zanobi di Bartolomeo Carnesecchi

 

Quando venuta meno la protezione di Francesco I, con addirittura l'accusa di tradimento e il sequestro dei beni, i Mondagrone se ne andarono da Firenze vendettero il loro palazzo ad un Carnesecchi il banchiere Zanobi di Bartolomeo di Francesco, per 7000 ducati

 

 

Palazzo Ginori (via dei Rondinelli) (Firenze)

Palazzo Ginori si trova in via de' Rondinelli 7 a Firenze.
Sul sito si trovavano alcune case dei Carnesecchi, passate poi ai Venturi (dei quali si vede lo stemma in facciata) e infine vennero acquistate dai Ginori per realizzare un nuovo palazzo, nel XIX secolo.

II rinomato negozio di porcellane Richard Ginori, situato fin dal 1802 al piano terra di Palazzo Ginori, disegnato nell’Ottocento in stile cinquecentesco sulle case dei Carnesecchi, mantiene in parte la sua struttura originale con volte a vela, cortiletto e finestre interne incorniciate con rivestimento in maioliche e vetrate a piombo.

In questo palazzo visse l’autore di Pinocchio, Carlo Lorenzini, in arte Collodi. Figlio del cuoco e della cameriera dei Marchesi Ginori, fu in seguito ospite del fratello divenuto amministratore della manifattura. Una targa commemorativa, posta sulla facciata, ricorda che " Qui…Collodi visse gli anni della sua maturità di uomo e di scrittore…"

 

 

 

 

PALAZZO STROZZI DALLE CENTO FINESTRE ricavato dalle case Carnesecchi

 

 

 

 

PALAZZO ORLANDINI-DEL BECCUTO ricavato dalle case Carnesecchi

 

 

 

 

 

uno stemma in via dei Pucci

 

 

da wikipedia by Francesco Bini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

uno stemma a Firenze ( ma non so dove )

 

 

 

 

Stato di conservazione: mediocre

Soggetto: stemma gentilizio della famiglia Carnesecchi

Indicazioni sul soggetto: Araldica: scudo.

Materia e Tecnica: marmo/ scultura

Misure: 16 x 11

Data di creazione: 1440 - 1460, sec. XV (Motivazione cronologia: analisi stilistica)

Ambito geografico: FI

 

http://www.culturaitalia.it/pico/  

 

 

 

 

 

uno stemma a Firenze ( ma non so dove )

 

 

http://www.culturaitalia.it/pico/  

 Descrizione: Montanti, architrave.

Stato di conservazione: discreto

Soggetto: stemma gentilizio della famiglia Carnesecchi

Indicazioni sul soggetto: Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: dardi ovoli modanature.

Materia e Tecnica: marmo bianco/ scultura | pietra serena/ scultura

Data di creazione: 1450 - 1499, sec. XV (Motivazione cronologia: analisi stilistica)

Ambito geografico: FI

 

 

 

 

uno stemma a Firenze nella chiesa di San Francesco a Paola

Stemma matrimoniale strozzi Carnesecchi

 

 

Da Wikipedia (by Francesco Bini )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cassone attribuito al matrimonio tra Giovanni Strozzi e Maria Carnesecchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OGNISANTI

( Dal Rosselli ) Fu questa Chiesa anticamente edificata per opera et industria de Padri Umiliati.

… Si descriveranno appresso le Sepolture di questa Chiesa con la maggior brevità, e distinzione, che sia possibile.

… Passato il Lastrone de Signorini nel mezzo di Chiesa a dirittura del pergamo, Quadro di marmo con suo chiusino simile entrovi l’ Arme de Carnesecchi e le seguenti parole- Sep. del Cav.e Virgilio Carnesecchi.

 

SAN MARCO

( Dal Rosselli ) Ebbe questa Chiesa il suo primo principio l’ anno 1300 o poco prima.

Dal mezzo di Chiesa verso l’ Altare de Martini, e accanto al chiusino del Lorini, chiusino tondo di marmo de Carnesecchi con loro Arme et Inscrizione - di Giovanni di Leonardo Carnesecchi e suorum.

 

SAN FELICE IN PIAZZA

 

( Dal Rosselli ) Fu anticamente Abbazzia de monaci Silvestrini.

… Altare moderno della Famiglia del Rosso intitolato in S. Antonio con bellissima tavola di mano di F. detto il Vannino.

A man sinistra dell’ Altare, Arme del Rosso e de Carnesecchi nel med. Scudo.

 

 

 

 

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UNA RICERCA SU VILLA FOSSI PRIMA STROZZI--MACHIAVELLI

 

 

Giovanni Conti
Francesco Ciampinelli
Riccardo Trevisan
Francesca Malesani
Silvia Mangionello
Cristiano Casamaggi
Filippo Landini
Enrico Olivieri
Glauco Olivieri
Stefano Mecatti
Fabio Cenni

 

A Firenze, salendo per via delle Campora non lontano da Porta Romana e pressoché in angolo con via di Marignolle, si incontra un’antica villa delle famiglie Strozzi e Machiavelli, sormontata da un’alta e massiccia torre che ne caratterizza con forza l’aspetto. Le antiche torri medievali ubicate su poggi o colline, che ancora oggi si riscontrano in molte parti della campagna fiorentina, erano sorte come torri di avvistamento, in tempi assai remoti tipicamente medioevali. Ampliate, trasformate, decorate con affreschi e circondate di giardini, persero col tempo il loro aspetto austero per diventare ville signorili. Dell’antica torre si riconosce ancora oggi la parte più alta che emerge dalla costruzione: utilizzata in tempi passati come alloggio per colombi e piccioni prese il nome di colombaia.
Acquistata dalla famiglia Fossi agli inizi dell’Ottocento, l’edificio ancora oggi porta il nome di questa casata che l’ha posseduta fino agli inizi del Novecento. Nella prima metà del secolo trascorso fu acquistata dalla famiglia Ciulli, i cui discendenti ne detengono ancor’oggi l’intera proprietà.

 

 

 

 

Le prime notizie relative alla villa risalgono al 1427, quando, nel primo catasto della città di Firenze, la costruzione è descritta come: "Una possessione chon chasamento da signore et lavoratore posta nel popolo di Santo Lari a Cholombaia con cholombaia luogo detto a Cholombaia a primo et secondo via, terzo Santa Maria Nuova, quarto e frati di Santa Maria alla Champora. Lavora detto podere Miniato di Francesco e fratelli". Già all’epoca dunque il complesso era composto di una costruzione signorile con colombaia, alla quale era annessa l’abitazione del contadino.
Sempre dal Catasto del 1427 risulta che l’edificio di via delle Campora era di proprietà di Bernardo, detto Banco, e Stagio, figli di Bernardo, di professione calzaiolo. Essi abitavano in via del Cocomero (l’attuale via Ricasoli) per essere vicini alla loro bottega che con molta probabilità si trovava nell’attuale via de’ Calzaioli. Verso la metà del Quattrocento i due fratelli alienarono il proprio bene alla famiglia Bartoli Agorai;

si legge a nel Catasto del 1457: "Io Matteo di Marcho di Tommaso Bartoli Gonfalone Unicorno [….] Una possessione con chasa da signore et chasa per lavoratore posta a Colombara parte nel popolo di Santo Lari et parte Santo Donato a Shopeto chonfinata da primo via, secondo chiasso che va alle Champora, terzo Sandro Lotti, quarto lo Spedale di Santa Maria Nuova. Lavoragli Meo e Domenico di Nanni da Biondera e Domenico di Segno nonno et figliuolo. E detta possessione comprata circa dodici anni fa da Banco et Stagio di Bernardo Calzaiuoli". Marco Bartoli Agorai, padre di Matteo (morto nel 1379) era merciaio e questa professione la tramandò a molti dei suoi eredi. La famiglia, originaria della città di Brescia, a Firenze viveva in borgo Ognissanti, aveva cappelle e sepolture nella vicina chiesa e anche in quella di Santa Maria Novella.
Il complesso di Colombaia, già nel Quattrocento doveva essere abbastanza grande e soprattutto costituito da diversi terreni, alcuni ubicati nel popolo di Sant’Ilario a Colombaia, altri in quello limitrofo di San Donato a Scopeto. Dopo la morte di Cosimo figlio di Matteo, avvenuta nel 1484, i due figli Matteo e Cosimo si spartirono i beni del padre: Matteo continuò a vivere in borgo Ognissanti, mentre Cosimo si spostò nel popolo di San Pier Gattolini (intorno a Porta Romana) nella via maestra, ovvero in via Senese. La proprietà di via delle Campora che valeva fiorini 84. 15. 3 fu divisa in due parti, di cui ne toccò una, pari a fiorini 47. 8 a Matteo, e a Cosimo quella stimata fiorini 36. 8. 3; questo infatti è riportato nei documenti del 1519 (Decima Repubblicana 162) e del 1534 (Decima Granducale 3610): "Matteo di Chosimo di Mattheo Bartolj Substanze [….] Uno podere con casa da signore et lavoratore, nel popolo di Santo Larj a Colombaia et Santo Donato a Scopeto, et è decimato per entrata del tutto F. 84. 15. 3 sono di decima F. 7. 1. 3 larghi. E per divisa fatta tra detto Matteo et Coximo suo fratello [….]" e : "Chosimo di Chosimo di Matheo Bartolj [….] Sustanze [….] Un podere con casa da signore et da lavoratore posto nel popolo di San Larj a Cholombara et parte nel popolo di San Donato a Schopeto et tutto per entrata di F. 84. 15. 3 che ne tocha a detto Chosimo per entrata F. 36. 8. 3. E tuto per divisa con Matheo suo fratello".
Quando nel 1571, Francesco figlio di Cosimo morì a Napoli lasciando a Firenze diversi debiti, i Giudici del quartiere di Santo Spirito e di Santa Maria Novella gli confiscarono la sua parte di proprietà del complesso di via delle Campora. Questa fu subito acquistata da Matteo, nipote di quel Matteo, fratello di Cosimo, che ancora conservava la sua quota del bene. Si legge infatti nell’atto del notaio Zanobi Paccalli del 1571: "La terza parte di un possedimento per indiviso con Matteo e Alessandro fratelli di detto Francesco Bartoli con casa da signore e lavoratore posta nel popolo di Santo Hylarj a Colombaia et parte nel popolo di San Donato a Scopeto a cui confina a primo via, secondo beni di Santa Maria Nuova, terzo Madama Gostanza di Bernardo de Segni, quarto heredi di Cosimo Bartoli [….]. Ricomprò il podere Matteo di Piero di Matteo Bartoli".
Nel 1575 Matteo morì forse senza eredi perché il complesso di via delle Campora risulta descritto come: "Redità jacente di Matteo di Piero di Matteo Bartoli churatore Carlo di Carlo Portinarj et Bernardo di Giovanni Soldanj" e poi ancora: "E quali beni si promutono e deschrivono sotto detto nome di eredità jacente per non esser stata per al presente acciettata da nessuno" (Decima Granducale 2689).

Due anni più tardi la proprietà fu acquistata da Paolo di Antonio Carnesecchi,

come riporta l’atto d’acquisto del 1577 rogato dal notaio Piero Verini: "Eredità giacente di Matteo di Pietro Bartoli, cittadino fiorentino. Paolo d’Antonio di Paolo Carnesecchi, cittadino fiorentino, compra [….]. Un podere con casa da signore et lavoratore nel popolo di Santo Lari a Colombaia et parte nel popolo di San Donato a Scopeto confina a primo e secondo via, terzo beni di Santa Maria Nuova, quarto Bernardo Segni pervenuto per redità di Piero Bartoli padre di detto Matteo morto ab intestato insieme con la terza parte d’un altro podere già per indiviso con Matteo et Alessandro fratelli di Francesco Bartoli con casa da signore et da lavoratore posto nel popolo di Santo Lari a Colombaia et parte nel popolo di San Donato a Scopeto confina a primo via, secondo beni di Santa Maria Nuova, terzo madama Gostanza de’ Segni, quarto rede di Cosimo Bartoli la qual terza parte acquistò detto Matteo come beni di Francesco di Cosimo Bartoli per compra fatta da lui".

 

Nel 1597 Lucrezia, moglie di Paolo Carnesecchi, per i figli Antonio, Giovanni e Francesco acquistò un altro terreno sempre nella zona, ovvero: "2/3 di un podere con casa da signore e lavoratore nel popolo di Sant’Hilario a Colombara podesteria del Galluzzo luogo detto a Colombara a primo, secondo via, terzo fossa, quarto loro medesimi". Con l’acquisto di questi 2/3 di podere, Lucrezia Carnesecchi ricompose l’antico podere un tempo di proprietà di Cosimo Bartoli: il complesso di Colombaia acquistava di nuovo l’estensione che aveva agli inizi del Quattrocento e tornava ad essere riunito sotto un unico proprietario.
Probabilmente dopo questo acquisto e forse anche in occasione del matrimonio di un membro della casata dei Carnesecchi, la famiglia decise di fare alcuni lavori alla villa, che fu così ingrandita e trasformata; in quest’occasione furono realizzate la facciata sul giardino e quella laterale verso via di Marignolle, dove ancora oggi intorno alle finestre si riconosce il rocco, simbolo dei Carnesecchi,

 

 

 

 

Dal sito http://villafossi.wordpress.com/  

Villa Fossi oggi

 

 

 

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PIEVE DI CASCIA

 

 

 

 

Nell’Archivio Parrocchiale di Cascia vi e'il diario settecentesco del Parroco Cammillo Tabarrini , in esso si parla anche di un lascito di Sestilia Del Rosso vedova del senatore Francesco Carnesecchi morto nel 1691 , ma principalmente si parla di una lapide che oggi non esiste piu'

E' possibile sia stata risolta nei lavori di restauro degli anni 60

La chiesa e' la pieve di san Piero a Cascia

 

http://www.valdarnoscuola.net/museccetera/doc/altaripieve.doc

http://www.carnesecchi.eu/altaripieve.doc

 

CAPPELLA ED ALTARE SI SAN MICHELE ARCANGELO

 

Mariano di Nese Duranti nel suo Testamento rogato da Notaio Piero di Antonio da Vinci l’anno 1462 lasciò la Cappella di San Michele Arcangelo in Pieve di Cascia siccome la Cappella di San Niccolò Vescovo in detta Pieve a suoi Congiunti ed Affini, onde argomentasi il Juspatronato essere della famiglia de Duranti di Reggello discendenti dallo stipite di detto Mariano di Nese che di presente solo resta rampollo Bernardo Duranti sarto in Firenze.

Nella Tabella Pensile de Legati in sagrestia della Pieve dicesi la medesima cappella di San Michele Juspatronato dei Duranti e ne corre pubblica voce, vi è ancora forte argomento l’antica sepolture avanti l’altare di detta Cappella che dicesi sepoltura dei Duranti.

In oggi conferisce la detta Cappella la Mensa Episcopale di Fiesole, ne saprei dar di ciò retta ragione, Monsignore Tomaso de Conti della Gherardesca Vescovo di Fiesole nella morte del molto reverendo Signore Niccolò Sali Priore di San Salvadore a Leccio, la conferì a reverendo Signore Giovanni Banchi fiorentino Chierico di santa Maria in Campo in Firenze.

Negli atti della visita di Monsignore Vescovo Federighi l’anno 1441, dicesi costrutta da Fratel Angelo dell’Ordine Gerosolimitano, che credesi Duranti, essendo questa famiglia anticha consorteria della Nobilissama Famiglia Carnesecchi che discende dalla Pieve di Cascia di cui vi è la sepoltura nella loggia avanti a porta principale della chiesa della Pieve di San Piero a Cascia a mano destra colla sua Arme nel muro di marmo carrese coll’inscrizione Sepulchrum Filiorum Mattei, Grezini Durantis et Descendentium.

Di Matteo viene la Famiglia Carnesecchi, di Grazino Famiglia Grazini, di Durante Famiglia Duranti. Consorterie e Famiglia nobilissime divenute fiorentine e potenti in tempo di Repubblica.

La Tavola è copia ben intesa del celeberrimo Pittore Andrea del Sarto rappresenta la Madonna col Bambino Giesù in collo a destra San Michele Arcangelo col Dragone infernale sotto a piedi, a sinistra San Sebastiano.

 

 

( le considerazioni genealogiche sono totalmente sbagliate ma importantissime sono le considerazioni sulla sepoltura di Matteo e Grazino .)

Quindi Matteo e Grazino erano o sono sepolti nella chiesa di San Piero a Cascia mentre Piero e' sepolto in Santa Maria Novella a Firenze )

 

 

Nel sito del Kunsthistorisches Institut compare questo stemma :

 

 

lo stemma qui rappresentato ( di cui non sono dati i colori )

http://wappen.khi.fi.it/wappen/wap.07931978

e' uno stemma dei Carnesecchi fiorentini quando ancora erano identificati come Duranti

(si distingue da quello successivo dei Carnesecchi per avere 4 bande anziche 3 )

Forse e' lo stesso stemma di cui si parla in un testo settecentesco

Poiche' mi dicono che nella Pieve di Cascia non esiste piu' , avrei avuto bisogno di sapere dove e quando lo avete reperito

potete darmi questa informazione ?

 

Gentile Pierluigi Carnesecchi,

Purtroppo non siamo in grado di reperire la fonte dello stemma. Il Kunsthistorisches Institut ha acquistato la collezione nel 1901 da una libreria Cecchi che purtroppo non esiste più (se si trovava a Firenze) o comunque è ignoto in quale città si trovava.

Il disegnatore a volte ha fatto riferimento direttamente sul foglio alla fonte usata, però in questo caso non ci ha lasciato nessuna indicazione. Le elenco comunque tutte le fonte nominate nella speranza di esserle utile.

Cordiali saluti,

Lisa Hanstein

 

 

 

 

 

 

 

Lapide di Sestilia Del Rosso nella chiesa di Cascia

Sestilia Del Rosso morta in odore di santita’

( cortesia dr Paolo Piccardi )

 

 

(cortesia dr Paolo Piccardi )

 

Lapide posta nella chiesa di San Piero a Cascia dai nipoti di Sestilia Del Rosso ovviamente grati di essere divenuti eredi

Con la morte del senatore Francesco le sue sostanze passano a Sestilia e da questa ai Del Rosso

Buonaventura Carnesecchi entrera' in lite con Sestilia e con i Del Rosso e credo riuscira' a salvare solo il castello di Fiano per via del fidecommisso istituito da Ginevra di Pierantonio

 

 

 

 

UN ENORME STEMMA DI PIETRA

 

A Cascia di Reggello vi e’ un grande stemma dei Carnesecchi

Nella Villa Bargagli-Petrucci ora Massangioli di San Giovenale vi e' uno stemma di pietra molto grande (dicono alcuni quintali), posto a Nord della Villa e con il nome Carnesecchi.( Ovviamente la villa fu in possesso dei Carnesecchi )

Lo stemma immagino sia stato voluto dal senatore Francesco figlio di GiovanBattista di Zanobi di Bartolomeo Carnesecchi

 

Mi pare nel suo stile il motto che campeggia sullo stemma

Francesco era scampato miracolosamente ad una malattia che sembrava dovesse aver esito mortale e si era rifugiato in questa sua villa a Cascia dove si poteva respirar aria buona

Sposato con Sestilia Del Rosso senza figli visse qui gli ultimi anni della sua vita

 

 

 

 

( cortesia contessa Massangioli e professoressa Alessandra Ceccherelli e archeologa Maria Luisa Fantoni )

  

 

Nella porzione superiore resta scolpito il cognome " Carnesecchi" ed un singolare motto dal linguaggio misto di latino tardo e di italiano arcaiccizzante :

 

CONANTIA FRANGERE FRANGO

 

e sotto sembrerebbe di leggere la scritta

 

FRANCISCUS IO: BAPT: F: SENATOR DE CARNESECCHIS
ADUC IUVENIS
LOCI DELICIAS PREDILIGENS POST MULTA BENEFICIA
PLURIBUS ATQUE OMNIBUS COLLATA
IAM CANUS
HANC EXORNANDO MOLEM SIBI TANTUM EXIMIAM LAUDEM
POSTERISQUE VERO AMPLISIMAM PARAVIT UTILITATEM
SIC NIMIRUM POTERIT MORS VITAM ARRUMPERE
NON BENEFICIENTIA

 


colpito dal senso un poco enigmatico di queste parole mi sono rivolto all'incomparabile latinista e amico Guido Buldrini

 

La sua risposta mi ha dato una plausibilissima traduzione :

 

Caro Pierluigi,
niente "metal detector: il prof. don Cleto Pavanetto mi ha sciolto poco fa ogni dubbio. Il testo della lapide va letto:

FRANCISCUS, IOANNIS BAPTISTAE FILIUS, SENATOR DE CARNESECCHIS
ADUC IUVENIS
LOCI DELICIAS PREDILIGENS POST MULTA BENEFICIA
PLU[S O]PIBUS ATQUE OMNIBUS COLLATA
IAM CANUS
HANC EXORNANDO MOLEM SIBI TANTUM EXIMIAM LAUDEM
POSTERISQUE VERO AMPLISIMAM PARAVIT UTILITATEM
SIC NIMIRUM POTERIT MORS VITAM ARRUMPERE
NON BENEFICIENTIA


Traduzione

Il senatore Francesco Carnesecchi, figlio di Giovanni Battista,
fin da giovane
amando in modo particolare la bellezza di questo posto
dopo i tanti benefici concessi a tutti con grande spesa
ormai vecchio
con la decisione di abbellire questo edifici
procurò a sé stesso soltanto una lode di tutto rispetto
e ai posteri una struttura di grande utilita'
cosicché la morte potra' certo spezzare la vita
non le cose buone da lui fatte

 


Quanto al motto, CONANTIA FRANGERE FRANGO va tradotto :

Spezzo le cose che cercano di spezzarmi

 

 Mi sembra geniale l'aver tradotto il presunto errore di "PLUPIBUS". Ciao!

Guido

 

Cappella di San Francesco nella villa

 

L'orgoglioso Francesco , che mi pare a distanza di tempo non avesse niente a che spartire col santo dell'umilta', volle erigere una cappella al suo omonimo San Francesco il poverello d'Assisi

 

 

( cortesia contessa Massangioli e professoressa Alessandra Ceccherelli e archeologa Maria Luisa Fantoni )

 

 

( cortesia contessa Massangioli e professoressa Alessandra Ceccherelli e archeologa Maria Luisa Fantoni )

 

 

 

Ad Ostina ( Reggello : Antica fattoria di Ostina )

Cortesia dottoressa Valentina Cimarri

 

 

 

 

 

 

 

………….Uno stemma ad Ostina

Cortesia "Antica Fattoria di Ostina"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STEMMA A VAIANO IN PROVINCIA DI PRATO

 

 

 

Lo stemma ci parla di questo matrimonio :

 

Nel libro di Bruno Casini : " I Cavalieri di Pistoia,Prato e Pescia membri del sacro militare ordine di S.Stefano papa e martire " edizioni ETS pagine 361-363

487

Giovanni Francesco Buonamici di Prato discese, da parte del padre, dal cavaliere Pietro del cavaliere Buonamico Buonamici, e, da parte della madre, da Lucia, figlia di Lorenzo di altro Lorenzo Carnesecchi e di Dianora di Niccolaio Neretti di Firenze.Il detto Giovan Francesco supplicò il granduca di concedergli di fare le provanze de vita et moribus oltre a quelle dei quarti materni per ottenere l'abito di cavaliere milite dell'Ordine di S. Stefano e per essere investito della commenda di suo padronato, vacata a seguito della morte di suo padre cavaliere Pietro. Il 4 maggio 1624, si svolse il processo della vita e dei costumi davanti a Ridolfo Landi, vicario generale del cardinale Medici, proposto di Prato, e al cavaliere Giovanni Battista Bicicci; testimoni furono: Alberto Bizzi, gonfaloniere di Prato, Giovanni Benintendi, dottore di legge, Vannozzo Rocchi, Ferrante Ferracani e Lazzero Migliorati.Il 12 e 14 giugno 1624, si svolse il processo per le provanze di nobiltà delle famiglie Carnesecchi e Neretti, per disposizione dell'auditore Niccolò dell'Antella, davanti ai notai Andrea di Filippo Valentini e Agostino Cerretesi; testimoni furono: Agnolo di Carlo Niccolini, senatore fiorentino, Orazio di Giovanni Battista Gianfigliazzi, senatore fiorentino, e Piero di Lionardo Pescioni, nobile fiorentino.

 

I dodici cavalieri del consiglio elessero commissari i cavalieri Giovanni Battista Bandinelli ed Enrico Oltrana per vedere le risultanze processuali e riferire al consiglio quello che sarebbe dovuto essere rappresentato al granduca. Il 9 luglio 1624, i detti dodici inviarono una informazione al granduca, nella quale esposero che il supplicante aveva giustificato, per mezzo di testimoni esaminati dal vicario generale della terra di Prato, che discendeva legittimamente; che era di vita cristiana e di costumi onorati; che era dottore di belle lettere; che aveva l'età di anni 32; che allora era in Germania segretario di monsignor Carlo Carafa, nunzio presso la Maestà Cesarea; che aveva sposato una donna dei Bocchineri; che, per altri testimoni esaminati in Firenze, aveva provato che discendeva, per madre, dalla famiglia Carnesecchi e, per ava materna, da quella dei Neretti, ambedue famiglie nobili in detta città; che i Carnesecchi avevano avuto 11 gonfalonieri e 49 priorí dal 1297 al 1530 e dal 1532 fino ad allora 7 senatori ; che i Neretti avevano avuto 9 persone che in tempi diversi (1447-1530) avevano riseduto 15 volte tra i priorí; che egli supplicante aveva servito in Roma per segretario dell'ambasciata il marchese Guicciardíni e che allora serviva in Germania come segretario del nunzio apostolico. Il 1 settembre 1624, con un rescritto granducale fu disposto: "Diasegli l'abito di cavaliere milite et sia investito della commenda".Il 4 ottobre 1624, il detto Giovanni Francesco prese l'abito di cavaliere milite dell'Ordine di S.Stefano, come successore in commenda di suo padronato, in Firenze, per mano del gran priore Armeni.

 

 

 

 

 

cortesia dr Paolo Piccardi dal Ceramelli Papiani

Pistoia

Stato di conservazione: discreto

Soggetto: stemma gentilizio della famiglia Carnesecchi

Indicazioni sul soggetto: Araldica: stemma gentilizio.

Codifica ICONCLASS: 46 A 12 2 (CARNESECCHI)

Materia e Tecnica: pietra

Misure: 80 x 50

Data di creazione: 1600 - 1699, sec. XVII (Motivazione cronologia: contesto)

Ambito geografico: PT

 

 

 

 

PALAZZO QUARANTOTTI A PISA

(lo stemma e' posizionato in alto nell'angolo del palazzo tra via Tavoleria e vicolo Quarantotti )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Castello di Santa Maria Novella a Fiano

 

vicino a Certaldo e vicino a Tavernelle val di Pesa

 

 

 

 

Eccone un'altra bella immagine che sembra sottoposta a copyright ( se mi sara' richiesto la togliero' : l'ho trovata in Internet senza poterne definire l'autore )

 

 

 

 

 

 

Dal sito della famiglia ZANZOTTO :

Del Castello di Santa Maria Novella si hanno notizie fin dal 1020 quando è nominato in un atto di compravendita. Risale invece al 1126 un documento relativo alla donazione al vescovo Gottifredo da parte di Zibellia di Bottaccio, moglie di Ridolfino da Catignano, di ogni suo possedimento posto in Santa Maria Novella.

Che il Castello fosse antica proprietà della famiglia Gianfigliazzi è documentato da una lapide incastonata nel pavimento della chiesa ed è confermato sia dal ricordo della conquista che ne fecero i ghibellini dopo la battaglia di Montaperti, nel 1269, sia da un altro evento storico: nel novembre del 1313 il Castello fu cinto d’assedio da Balduino, vescovo di Treviri e fratello dell’imperatore di Germania Arrigo VII, che lo conquistò e fece prigioniero Corrado Gianfigliazzi.

A seguito di questo evento, il Castello rimase abbandonato per oltre cento anni e la proprietà passò a diverse famiglie nobili quali i Borromeo, gli Acciajuoli, i Canacci, i Malatesta, i conti Alberti e infine ai Carnesecchi che gli diedero le attuali forme e il cui stemma appare sulla torre più alta , sul camino di pietra della vecchia cucina e in alcune suppellettili arrivate sino a noi. Come attestato da una lapide murata nell’androne d’ingresso, nel 1705 essi erano sicuramente presenti al castello. Dai Carnesecchi passò alla famiglia Aulla e da questi, essendo passato in eredità per via femminile, nel 1844 ai Franceschi Galletti. Lelio Franceschi, marito di Maria Aulla, restituisce nuova dignità all’antico maniero con diversi lavori di restauro ed abbellimento e, secondo il gusto neogotico dell’epoca, dà forma ogivale alle finestre mentre l’antica corte viene livellata e acquista l’aspetto della piazza di un borgo.

Con l’estinzione della famiglia Franceschi Galletti continua il passaggio in eredità per via femminile ai Lottaringhi della Stufa.

Una serie di lapidi nella chiesa, anch’essa risalente all’XI sec. ma più volte rimaneggiata, attestano la completa estinzione, nel 1898, anche della famiglia di Alessandro Lottaringhi della Stufa, Marchese e Conte del Calcione. La proprietà passa quindi alle sorelle Bertolli, eredi della moglie di lui Marietta Bertolli. Pia Bertolli moglie di Livio Carranza e Alessandrina Bertolli moglie di Costantino Papadoff hanno lasciato l’eredità al nipote Pietro, della nobile famiglia Ruschi di Pisa, che ha incrementato l’attività della fattoria per la produzione dei vini e dell’olio.

Nel 1987 il castello e i cento ettari di pertinenza vengono acquistati dell’Azienda Agricola Castello di Santa Maria Novella s.r.l. Nei successivi sette anni, Giacomo, Claudia, Tommaso ed Eliane Zanzotto – con la preziosa collaborazione dell’arch. Caterina Sindici e dei bravissimi artigiani locali – hanno curato un attento restauro dell’immobile. Attualmente, oltre ad essere residenza della famiglia Zanzotto ospita meeting e seminari culturali.

 

 

 

 

 

Il castello di Fiano o di Santa Maria Novella

 

 

 

……..Nell'interno si vedono alcune buone tele moderne ed una discreta raccolta di ritratti della famiglia Carnesecchi……………..

 

Questo nome di Santa Maria Novella e' dato ad un castello assai ben conservato , ad ostro-scirocco di Lucardo e ad un altezza di 407 metri , ricordato nel 1020 per alcuni beni che qui il ridetto Pimmone di Tatto vende' a Berta di Rolando .Poi vi comincio' a possedere il vescovado fiorentino nel 1126 , quando Zabollina di Bottaccio vedova di Ridolfino da Catignano , pigliando il velo ,fece al vescovo Gottifredo rinunzia di molti dei suoi diritti feudali .

Il 25 novembre 1312 , dopo nove giorni d'assedio , fu preso d'assalto da Baldovino di Lussemburgo , arcivescovo di Treveri e fratello d'Arrigo VII , che vi fece molti prigionieri , tra cui Corrado Gianfigliazzi figlio del signore del castello , ai quali furon fatti soffrire stenti gravissimi fino a doverne morire .I Gianfigliazzi che ne erano i signori , per esser guelfi oltre ad aver ricevuto danni dai ghibellini dopo Montaperti nel 1260 , e dai seguaci di Arrigo VII , si ridussero a un tal punto d'impotenza , che nel 1355 trattarono della vendita di questo castello con gli Acciaiuoli. Poi l'ebbero i Canacci , i quali nel 1444 , quando gia' era stato convertito in villa signorile lo vendettero a Galeazzo Malatesta , signore di Pesaro ,da cui prima passo' ai Borromeo , poi ai Franceschi , piu' tardi ai Carnesecchi e finalmente ai Pappadoff e Carranza.

Il castello e' quasi quadrangolare , con torri merlate negli angoli e con torre massiccia sulla porta , che e' di forma senese , dandoci tutto l'insieme un bellissimo esempio di architettura militare del medio evo . Quasi tutta la costruzione e' in pietra tufacea , che le da un colore di veneranda vetusta' . Nell'interno si vedono alcune buone tele moderne ed una discreta raccolta di ritratti della famiglia Carnesecchi

 

Dall'opera di Michele Cioni : La Valdelsa guida storico-artistica anno 1911

 

In realta’ il Cioni ha notizie confuse : il castello entra in proprieta’ dei Carnesecchi con Ginevra di Pierantonio intorno alla meta’ del cinquecento e da questa entra per fedecommesso in proprieta’ del ramo del senatore Bartolomeo , per giungere infine a Buonaventura che lo rivendica in forza del fidecommisso a Sestilia Del Rosso vedova del senatore Francesco Carnesecchi

estintosi immediatamente il ramo di Bonaventura il castello perviene al ramo dei Carnesecchi di Pietrasanta

A questo punto all’estinguersi dei Carnesecchi di Pietrasanta avrebbe dovuto tornare ai Carnesecchi e non esistendo piu’ i Carnesecchi aristocratici avrebbe dovuto passare ad una famiglia povera

In realta’ se ne appropriano gli Aulla Carnesecchi che legalmente non ne avrebbero avuto il diritto……dovendo trasmettersi il castello al primogenito maschio dei Carnesecchi

Il castello insomma rimane di proprieta’ dei Carnesecchi per circa due secoli

 

Castello di santa Maria Novella a Fiano  ………… Bonaventura Carnesecchi

 

 

 

Lapide presente nel castello di Santa Maria Novella

( per la cortesia dell'attuale proprietaria signora Claudia Paludetto Zanzotto )

 

 

Penso che piu' che per gratitudine l'avvocato Buonaventura di Francesco di Giovanni abbia posto la lapide per chiarire i motivi del suo buon diritto sul castello cioe' il fedecommesso istituito da Ginevra figlia di Pierantonio di Francesco di Berto a beneficio della primogenitura dei Carnesecchi

Per il momento non sono in grado di capire se Ginevra abbia acquisito il Castello da suo padre o dal marito . Cioe' se il castello apparteneva ai Carnesecchi anche prima o prima apparteneva ai Pitti

Pierantonio Carnesecchi era stato il commissario della Maremma ai tempi della riconquista di Pisa ed era un ricco mercante con traffici internazionali

 

 

A Dio Ottimo Massimo

A Ginevra di Pietro Antonio Francesco de’ Carnesecchi, vedova di Giuliano Pietro
de’ Pitti, a causa della primogenitura istituita (ob pri[m]oge[n]itura[m] instituta[m])
nella famiglia de’ Carnesecchi sull’intero suo patrimonio,
non immemore di tanto grande beneficio,
Giovanni Bonaventura de’ Carnesecchi, figlio di Francesco
dottore nell’uno e nell’altro diritto, chiamato a vita dal Collegio dei nobili fiorentini
della Sacra Milizia di Gerusalemme e
dei Serenissimi Principi (sere[n]issi[m]oru[m]q[ue] pri[n]cipu[m])
pose nell’anno del signore millesettecentocinque, in verità nel settantasettesimo di sua età.

 

Traduzione dovuta alla cortesia dei forumisti IAGI  : RFVS ; LORD HENRY ; GUIDO 5 ; da FIORE ;

 

  

 

 

 

 

 

 

 

Lecce ............ Corte dei Carnesecchi

 

 

 

Lecce Corte dei Carnesecchi : ho questa foto per la cortesia dell'amico Vito Scala

 

 

Lecce Corte dei Carnesecchi : ho questa foto per la cortesia dell'amico Vito Scala

 

 

 

 

 

 

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A VENEZIA CONFLUISCONO UN NUCLEO DI CARNESECCHI DA BARI E UN NUCLEO DA FIRENZE

 

 

 

 

ONOFRIO CARNESECCHI

Un medico benemerito

 

 

Nell'isola Giudecca di Venezia esiste ( o esisteva ) una lapide che lo ricorda.

Era un medico chirurgo morto in ancor giovane eta il 18 marzo 1923 , era nato nel 1876 a Bari, a Venezia aveva compiuto gli studi e qui era rimasto veneziano d'adozione

La lapide era stata voluta dal popolo dell'isola, e tutti gli abitanti, fino i più poveri, avevano contribuito alle spese . A dimostrazione della benevolenza e gratitudine generale

 

 

 

Quel 1823 e' sicuramente un errore tipografico 

 

Vedi

 La Giudecca: nella storia, nell'arte, nella vita‎ - Pagina 211

Sicinio Bonfanti - 1930 - 338 pagine

ONOFRIO CARNESECCHI dott. Onofrio Carnesecchi Sulla facciata della casa dove si
trova ... Onofrio Carnesecchi, morto in ancor fresca età il 18 marzo 1923. ...

Visualizzazione frammento

Questo Onofrio dovrebbe esser lo stesso

Rivista mensile, Volumi 34-35‎ - Pagina 264

Club alpino italiano - 1915

Cardelli Eugenio (Direz. Sez. di Teramo) — Tenente nel 12° Artiglieria — Capua.
Carnesecchi dott. Onofrio (Sez. di Venezia) ...

Visualizzazione frammento

 

 

E dovrebbe esser padre di FRANCESCO

Annuario‎ - Pagina 225

Università di Padova - 1929

... Giovanni Battista da Vicenza Carnesecchi Francesco di Onofrio da Venezia
Canor Antonio di Gino da Lestizza (Udine) Caser Antonio di Ugo da Castelfranco
...

E padre di RAFFAELE

Annuario della R. Università degli Studi di Padova‎ - Pagina 196

Università di Padova - 1927

Battista da Udine Cardin Augusto di Tobia da Gajarine (Treviso) Carnesecchi
Raffaele di Onofrio da Venezia Castellani Giuseppe di Ulisse da Malo (Vicenza)

 

 

Anche il figlio Francesco , medico anche lui, sembra aver lavorato nell'interesse della comunita'

 

Nell'isola della Giudecca c'e' infatti questa lapide ( dell'anno 1969 )

 

 

 

 

 

 Un omonimo di quest'altro Onofrio ugualmente padre di un FRANCESCO e barese , cronologicamente non compatibile ma assai probabilmente imparentato con lui

Annuario per Panno scolastico‎ - Pagina 269

Università di Roma - 1895

... di Zaccaria, da Sarnico 7 Carnesecchi Francesco, di Onofrio, da Bari 8
Cecchi Fabio, di Nicola, da Lentini 9 Cicconetti Giovanni, di Andrea, ...

 

 

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AULLA CARNESECCHI ___TRIBUNALE DI VENEZIA

 

 

 

 

Una famiglia Carnesecchi di origine fiorentina

 

 

 

 

 

A Venezia vi e' un aula del Tribunale intitolata : Ferdinando Carnesecchi

TRIBUNALE ORDINARIO DI VENEZIA : Camera di Sicurezza : Aula Carnesecchi 

 

 

 Ferdinando e Gianfranco ( fratelli ) originari di Firenze erano due magistrati che svolgevano il loro incarico a Venezia

 

 

 

 

 

MARTIGNANA ( EMPOLI-MONTESPERTOLI )

 

 

Esiste un piccolo ruscello lungo circa un chilometro chiamato RIO DI CARNESECCHI

Questo toponimo e' assai curioso

E' piu comune il toponimo legato a Carnesecca , assai meno comune questo legato a Carnesecchi

 

 

 

 

 

 

  

 

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Lo Stemma di quei molti Carnesecchi che operarono come Vicari e/o Podesta' di Firenze compare in moltissime citta' o cittadine toscane sede di podesteria e di vicariato

 

 

 

Uffici estrinseci

 

 

" Dominio e patronato: Lorenzo dei Medici e la Toscana nel Quattrocento" di PATRIZIA SALVADORI 

La giustizia, era una figura consueta nella vita politica delle citta’ e dei centri maggiori della Toscana , anche prima della dominazione fiorentina . Ma mentre nel periodo precedente il Podesta’ veniva scelto direttamente dalle Magistrature locali , che attingevano a un nucleo di professionisti itineranti , provenienti anche da altri Stati italiani, con la dominazione di Firenze questi ufficiali vennero definitivamente sostituiti da cittadini fiorentini , sprovvisti per lo piu’ di un adeguata preparazione giuridica e appartenenti in buona misura al ristretto nucleo di famiglie che componevano il ceto dirigente urbano (6)

La figura del Rettore si trovava pertanto a operare in quel dualismo di poteri che caratterizzava le formazioni territoriali del Quattrocento, poiche’ l’ufficiale estrinseco doveva da un lato rappresentare il potere centrale nelle zone del dominio , e dall’altro tutelare , secondo l’antica tradizione comunale, gli interessi delle citta’ e dei paesi nei quali ricopriva l’incarico per un breve lasso di tempo.(7)

 

(4) I Salari potevano variare da una somma di 4000 lire al semestre per le cariche di Capitano e Podesta di Pisa ( che avevano al seguito una quarantina di persone ) fino alla somma di 250 lire per le podesterie piu’ piccole; l’importo del salario era stabilito dalla Dominante. ANDREA ZORZI Giusdicenti e operatori pg 520

(6) Sebbene a cavallo tra il XIV e il XV secolo si assista ad un ampliamento del numero complessivo delle famiglie ammesse a tali uffici , di fatto queste cariche soprattutto quelle piu’ importanti , erano concentrate in un ristretto numero di casati . Circa venti famiglie ricoprirono in modo stabile un nutrito numero di incarichi e solo quattro di esse (Rucellai , Carnesecchi , Corsini , Corbinelli ) fecero parte in modo continuativo del vertice. ANDREA ZORZI Giusdicenti e operatori pg 531

 

 

"La trasformazione di un quadro politico. Ricerca su politica e giustizia…." di ANDREA ZORZI

Ne’ contribuirono a migliorare il livello medio di qualita’ dell’esercizio delle giurisdicenze la marginalizzazione delle quote di uffici spettanti agli artigiani e ai membri delle corporazioni minori che nel giro di pochi decenni tra XIV e XV secolo furono ridotte da 1/3 del totale degli uffici estrinseci a ¼ delle sole podesterie minori , in conseguenza della concentrazione del potere , nella seconda meta’ del quattrocento , per esempio su circa 250 gruppi familiari ammessi agli uffici ,il 20% occupo’ mediamente il 46% del totale degli incarichi, con un vertice del 5% di famiglie ( tra le quali sempre presenti Rucellai , Carnesecchi , Corsini , Corbinelli ) che da solo ne copri in media il 18%………………

 

 

Diversi stemmi dei Carnesecchi sono visibili all'Archivio di Stato di Firenze nella raccolta Ceramelli Papiani , al fascicolo dedicato ai Carnesecchi : il numero 1243 . 

 

 

 

POPPI

 

 

 

 

 

 

Stemma di Giovanni di Luca Carnesecchi--Castello di Poppi

Lo debbo alla cortesia dell’amico Stefano Mari araldista

 

 

 

 

 

 

 

Stemma di Paolo di Simone Carnesecchi--Castello di Poppi

Lo debbo all'amico Stefano Mari araldista

 

 

 

 

 

 

Stemma di Andrea Carnesecchi--Castello di Poppi

Lo debbo all'amico Stefano Mari araldista

 

 

 

 

 

 

Castello di Poppi

Cortesia Generale Massimo Iacopi http://www.iacopi.it/

 

 

 

 

 

 

Nel comune di Poppi all'interno del castello e precisamente nella sala del consiglio e' presente lo stemma dei Carnesecchi, ( Ilio Carnesecchi )

 

 

 

 

 

Fotografia fornita da Ilio Carnesecchi

 

 

 

Castello di Poppi---Salone

Cortesia generale Massimo Iacopi http://www.iacopi.it/

 

 

 

AREZZO

 

 

Da Wikipedia by Francesco Bini

Si puo' notare lo stemma di Matteo di Manetto di Zanobi sottostante nella facciata :

 

http://www.heraldica.org/topics/national/italy/touring2.htm

 

 

 

Una bellissima foto dello stesso stemma by dr Angelo Gravano Bardelli

 

 

L'arma Carnesecchi è magnificamente scolpita in felice connubio con un interessante cimiero parlante (un teschio), il che crea un insieme araldicamente stupendo.

Il teschio e' la componente "parlante" dello stemma, dove "parlante" è il termine araldico che sottolinea il legame immediato ed evidente fra la figura, e il nome del titolare. Per i Carnesecchi, quale figura può essere più "parlante" di un teschio, simbolo per eccellenza di un qualcosa che fu "carne" ed ora è "secco"? ( splendida descrizione dell'esperto di araldica Maurizio Carlo Alberto Gorra )

 

 

 

 

 Arezzo :Palazzo Pretorio lo stemma di Pier Antonio di Francesco di Berto Carnesecchi ( per la cortesia di Francesco Bini ---Wikipedia )

 

Lo stesso stemma in una bella foto del dr Angelo Gravano Bardelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SAN MINIATO

 

 

 

 

 Sala del consiglio di San Miniato ( per la cortesia di Stefano Mari araldista )

 

 

 

 

 

 

 

 

CORTONA

 

 

 Cortona :stemmi di capitani ( per la cortesia di Stefano Mari araldista )

 

 

 

 

 

CASTELLO DI LARI

 

 

 Cortile del castello di Lari ( per la cortesia del conte Massimo Cavalloni )

 

 

 

 

Targa a ricordo di Giovanni di Giovanni Carnesecchi Vicario a Lari nel 1618

(cortesia conte Massimo Cavalloni )

 

La stessa targa tratta dal sito del castello di Lari

 

 

 

 

 

 

 

Stemma sul libro di Simone di Andrea Carnesecchi Vicario di Lari nel 1549

( debbo questa illustrazione al sig Giovanni Bacci dell'associazione culturale " Il Castello " )

 

 

 

 

 

 Stemma sul libro di Giovanni di Giovanni Carnesecchi

( debbo questa illustrazione al sig Giovanni Bacci dell'associazione culturale " Il Castello " )

 

Lo stemma che le ho inviato fa parte di un lavoro collaterale alla
pubblicazione di un libro sul vicariato di Lari. In pratica furono
fotografati gli stemmi che quasi sempre si trovano nelle 'memorie' dei
vicari, ovvero i volumi dove si annotava quello di cui si occupava il
vicario durante il suo mandato (spese sostenute, processi celebrati,
etc.). Dunque lo stemma in discorso proviene dal diario relativo
per appunto a Giovanni di Giovanni Carnesecchi

Giovanni Bacci

 

 

 

 

 

 

 

 

SAN GIMIGNANO

 

 

 

 

Facendo, come accade sempre, altre ricerche, mi sono imbattuta in due stemmi che forse le possono interessare e dei quali allego la foto .

Il primo, Paolo di Simone è stato Podestà di San Gimignano dal 13 marzo al 10 settembre 1489; il secondo, Giuliano di Simone lo è stato dal 13 marzo al 6 settembre 1496.

Di entrambi esistono le filze relative alla loro attività di amministratori di giustizia.

Graziella Giapponesi

Ufficio Biblioteca - Archivio - Comune di San Gimignano

 

 

"Tempore spectabilis viri Pauli Simeonis de Charnesecchis potestatis Sancti Geminiani… "

per la cortesia della dr.ssa Graziella Giapponesi

 

per la cortesia della dr.ssa Graziella Giapponesi

 

 

 

Carnesecchi Paolo di Simeone, podestà di San Gimignano dal 13 marzo 1489 al 10 settembre 1489

Carnesecchi Giuliano di Simone, podestà di San Gimignano dal 13 marzo 1496 al 6 settembre 1496

Carnesecchi Orazio di Giovan Francesco, podestà di San Gimignano dal 19 aprile 1617 al 31 marzo 1618

 

 

 

 

 

PRATO

 

stemma di Cristoforo Carnesecchi di Berto di Grazino

da Wikipedia fotografia di Massimiliano Galardi

 

 

 

 

 

 

PIETRASANTA

 

 

 

 

 

Ricevo questa targa dalla signora Monica Donati ( targa che ho fotografato in una delle viuzze della città (e che allego) ).

La signora sta scrivendo un libro sulla sua citta' natale : Pietrasanta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- le immagini si riferiscono all'abitazione del Carnesecchi -

( per la cortesia del conte Massimo Angelo Cavalloni )

 

 

 

 

PALAZZO PRETORIO DI PIETRASANTA ( ora un teatro )

( per la cortesia del conte Massimo Angelo Cavalloni )

 

 

 

 

Scheda autografa di Ceramelli-Papiani ( cortesia dr Paolo Piccardi )

 

 

 

 

Cortesia dr Paolo Piccardi

 

 

 

 

 

Mi dicono di una stemma molto bello dei Carnesecchi in una chiesa di Poppi ( ma non ne ho ancora conferma )

 

 

 

 

 

 

 

 

PESCIA

 

 

Stemma di Giovan Battista di Zanobi di Bartolomeo Carnesecchi vicario a Pescia al tempo della peste del 1631

 

 

 

Descrizione: Stemma con cornice architettonica mistilinea ornata da riccioli e foglie di acanto, sormontata elmo piumato e, in basso, da cartiglio con iscrizione.

Stato di conservazione: buono

Soggetto: stemma gentilizio della famiglia Carnesecchi

Indicazioni sul soggetto: Araldica: stemma gentilizio.

Codifica ICONCLASS: 46 A 12 21 : 61 B 2 (CARNESECCHI) 2

Materia e Tecnica: intonaco/ pittura a tempera

Misure: 120 x 100

Data di creazione: 1700 - 1710, sec. XVIII (Motivazione cronologia: analisi stilistica)

Ambito geografico: PT

 

http://www.culturaitalia.it/pico/

 

Desta un certo stupore la collocazione cronologica data dal sito Beni Culturali che e' contraddetta dalla data sul cartiglio ( 1631 ) e dai dati anagrafici di Giovanbattista

La collocazione dovrebbe essere Pescia ( da controllare )

 

 

Trascrizione per la cortesia

---Guido Buldrini

---professor Franco Benucci

 

IO: BAPT:ª CARNESECCHIUS ZANOBI FIL: CUM PER
ANNUM AC SEX MENSES PISCINENSEM PRAEFECTURAM
ATROCITER POPULARI MORBO, AC DIRA FAME DIU
VEXATAM, IN SUMMIS RERUM OMNIU* ANGUSTIIS
ADMINISTRASSET ET PER UNIVERSAM NEBULAE VALLEM
PAESTILENTIAM SEDANDAM PRAEFUISSET SOSPES IPSE
SANUM AC ANNONAE UBERTATE LAETU* POPULUM
RELINQUENS SUO MUNERE FELICITER FUNCTUS, GRATI
ANIMO ERGA DEUM SANCTOSQ: TUTELARES OB TAM EXIMIA
BENEFICIA MON: POS: ANNO DN*I 1631.



L'asterisco indica che la lettere precedente ha sopra una tilde.

 

 

Traduzione per l'incommensurabile ( unico aggettivo appropriato )cortesia di :

---Guido Buldrini

 

Caro Pierluigi,
eccoti la trascrizione, senza abbreviazioni, e la mia traduzione:
---------------------------------------------------------------------------------------------------


IOANNES BAPTISTA CARNESECCHIUS ZANOBI FILUS CUM
PER ANNUM AC SEX MENSES PISCINENSEM PRAEFECTURAM
ATROCITER POPULARI MORBO, AC DIRA FAME DIU
VEXATAM, IN SUMMIS RERUM OMNIUM ANGUSTIIS
ADMINISTRASSET ET PER UNIVERSAM NEBULAE VALLEM
PAESTILENTIAM SEDANDAM PRAEFUISSET SOSPES IPSE
SANUM AC ANNONAE UBERTATE LAETUM POPULUM
RELINQUENS SUO MUNERE FELICITER FUNCTUS, GRATI
ANIMO ERGA DEUM SANCTOSQUE TUTELARES OB TAM
EXIMIA BENEFICIA MONUMENTUM POSUERUNT ANNO DOMINI 1631.


Avendo Giovanni Battista Carnesecchi, figlio di
Zanobi, amministrato per un anno e sei mesi nella
più grande ristrettezza in ogni campo la
prefettura di Pescia, travagliata a lungo in modo
atroce da un'epidemia e da una fame crudele, e
sovrinteso al contenimento della pestilenza per
tutta la valle del Nievole, scampato lui stesso e
adempiuto felicemente il suo compito lasciando la
popolazione sana e contenta per l'abbondanza del
cibo, [essa] con animo grato a Dio e ai Santi
protettori per così grandi benefici pose questo
ricordo nell'anno del Signore 1631

----------------------------------------------------------------------------------------------------
Non ho troppi dubbi al riguardo. Che a porre la
memoria sia stata, come è logico, la popolazione e
non lo stesso G. B. C. - che pure è il soggetto
di gran parte del discorso - lo deduco da quel
"grati" che è soggetto plurale e che non può che
essere riferito al popolo. In sostanza la
traduzione letterale sarebbe: "grati nell' animo
a Dio e ai Santi protettori per così grandi benefici posero...".

Ciao!
Guido

 

 

 

wikipedia: palazzo del vicario a Pescia : stemma all'esterno-----by Francesco Bini

 

 

 

 

 

  

  Palazzo Pretorio di Pistoia

 

 

 Sulla facciata del palazzo pretorio di Pistoia figurano , riferibili ai Carnesecchi

uno stemma ( sotto il quale vi e' una lapide attribuibile alla famiglia Sacchetti )

una lapide del senatore Francesco di Bartolomeo Carnesecchi che fu commissario generale nel 1667-1668

penso si tratti in realta' del senatore Francesco di Giovanbattista di Zanobi Carnesecchi

 

Queste informazioni le debbo a Stefano Mari che le ha tratte dal libro

Dario C.Berni
Gli stemmi del Palazzo Pretorio di Pistoia
Gli Ori Storia.

 

 

Il sito http://www.culturaitalia.it/pico/   mostra uno stemma

 

 

 

 

Stato di conservazione: mediocre

Soggetto: stemma gentilizio della famiglia Carnesecchi

Indicazioni sul soggetto: Araldica: stemma gentilizio.

Codifica ICONCLASS: 46 A 12 2

Materia e Tecnica: pietra arenaria/ scultura

Misure: 90 x 50

Data di creazione: 1668 - 1668, sec. XVII (Motivazione cronologia: data)

Ambito geografico: PT

 

In realta' lo stemma e' evidentemente non attribuibile ai Carnesecchi mentre la targa sottostante si

La targa e' del sen. Francesco Carnesecchi ( quindi dovrebbe esser quella citata precedentemente

 

 

 

 Sulla facciata del palazzo pretorio figura pero' anche questo stemma dei Carnesecchi :

 

Palazzo Pretorio di Pistoia

stemma del senatore Francesco di Giovanbattista di Zanobi Carnesecchi commissario generale nel 1667-1668

Lo debbo alla cortesia dell’amico Stefano Mari

 

 

 

 

Non ho idea se esista ancora a Pistoia lo stemma riferibile a Manetto Carnesecchi descritto in questo libro :

 

Intorno al palazzo pretorio o del potesta di Pistoia memoria storica - Pagina 76

Giuseppe Tigri - 1848
L' iscrizione in carattere romano dice così: " Manetto di Zanobi Carnesecchi 1441.

 

Sotto vi è uno scudo diviso per piano : la parte inferiore ha il fondo celeste con una base: la superiore ha il fondo bianco con tre bande celesti a sghembo. Sullo scudo elmi e sfogliami sormontato da una testa di Liocorno. L'iscrizione in carattere romano dice così: " Manetto di Zanobi Carnesecchi 1441. "

 

 

 

Esiste uno stemma dei Carnesecchi anche a Castiglion Fiorentino sotto le cosidette logge del Vasari

 

 

Non sono purtroppo ancora riuscito a reperirne l'immagine fotografica

 

 

 

 

 

 

Ricevo dal gentilissimo Fabrice BENVENUTI

Fonte :

CAPPUGI 443 BNCF FIRENZE in http://grandtour.bncf.firenze.sbn.it:9080/nazionale/indici/altre-fonti

 

 

 

 

S. Giovanni

 

 

S. Giovanni

 

 

S. Giovanni

 

 

S. Giovanni

 

 

S. Giovanni

 

 

Cerreto Guidi

 

 

Scarperia

 

 

 

 

Il Palazzo dei Vicari a Scarperia

 

Tra i diversi affreschi anche questo che e' legato ad un vicario Carnesecchi

 

L´affresco è posizionato sull’arco che sovrasta la seconda rampa di scale, raffigura un’Annunciazione ed è incorniciato da una graziosa decorazione a tralci vegetali. 

 

 

Annunciazione

Datazione: 1620
Tecnica e Materiali: affresco
Autore: Tommaso Cordelli

 

 


Due iscrizioni sulla base ricordano Giovanni Carnesecchi, vicario tra il 1620 ed il 1621 ( a cui appartiene lo stemma) , e Tommaso Cordelli, notaio cerretese suo collaboratore ed autore dell’opera.

 

 

 

 

 

 

 

Da Wikipedia Palazzo del Podesta' a Galluzzo ---------- by Francesco Bini

 

Ceramica Della Robbia

 

 

 

 

 

 

1474 Cosimo di Simone

 

 

 

 

 

 

 

Da Wikipedia Palazzo dei Priori a Volterra---------------by Francesco Bini

 

 

 

 

 

 

Stemma di Antonio di Manetto Carnesecchi (1513) - Palazzo del Capitano

BAGNO DI ROMAGNA

 

 

 

Antonio di Manetto Carnesecchi ricoprì la carica di Capitano a Bagno di Romagna dal 1 ottobre 1512 al 30 settembre 1513. Al termine del suo mandato fece apporre sulla facciata del Palazzo del Capitano il proprio stemma: una lastra rettangolare d'arenaria (cm 55 x 40) con uno scudo a testa di cavallo, appuntito, irregolare e bipartito, contenente in basso un rocco e nella parte alta tre bande trasversali. L'epigrafe recita: "ANTONIO / DI MANETTO / CARNESEHI CAP[ITAN]O / [COMMISSARI]O MDXIII".

Bagno di Romagna - Palazzo del Capitano via Fiorentina, 38-40

Dal sito : http://www.bagnodiromagnaturismo.it/?id=52931

 

 

Sono presenti anche :

 

 

 

 

PALAZZO VICARIALE DI CERTALDO

 

 

 

Sala dei Dieci di Balìa:

Grande sala adebita a importanti riunioni prende il nome

dalla presenza occasionale dei Dieci di Balia Fiorentini.

In precedenza era a due piani suddivisa in tre

stanze adebita a servizzi diversi.

Si accede ad un'altra stanza adebita all'interrogatorio

con la presenza di strumenti di tortura.

Vi sono 12 affreschi e 1 scultura in pietra.

http://aviscertaldo.jimdo.com/certaldo

 

 

 

 

lo strano stemma ( per via della fascia ) riferibile a Giovanni di Giovanni Carnesecchi

 

Atrio:

Si accede attraverso un grande portone in legno,

l'atrio ,si presenta a forma trapezoidale coperta

totalmente da fantastici affreschi ricordanti le

famiglie che avevano avuto il mandato di gestire

il vicario,( 6 mesi ).

troviamo anche 2 porte che danno accesso alle

sale del cavaliere e dell'udienze.

http://aviscertaldo.jimdo.com/certaldo

 

 

Importanti le imprese nell’inquartatura dello sfondo circolare : nei cartigli si leggono le frasi mutile: "SVPRIS DEV[…]S[…]T" e nel secondo: "[…]PRIS […]S RES[…]T

la bellissima fotografia dello stemma di Bernardo di Francesco e le notizie relative mi sono state fornite dal dottore architetto Filippo Gianchecchi autore di una tesi di laurea legata al Palazzo dei Vicari : "Il palazzo Vicariale di Certaldo: un edificio pubblico attraverso modifiche, trasformazioni e restauri" dott. Arch. Filippo Gianchecchi, Relatrice Prof. Arch. Daniela Lamberini Università di Firenze, facoltà di architettura, dipartimento di restauro e conservazione dei beni architettonici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.culturaitalia.it/pico/

PISTOIA CUTIGLIANO

 

 

 

sito comune di Cutigliano

http://www.comune.cutigliano.pt.it/index.php?pagina=pagine&id=204

 

Il Capitano della Montagna prese residenza per la prima volta a Cutigliano nel 1373. Dimorò in una casa presa in affitto nei pressi della attuale Piazza del Comune. Ma per il decoro ed il prestigio del Capitano venne acquistato nel 1377 il terreno per la costruzione del Palazzo Pretorio. Questo acquisto risulta dall'archivio di S.Iacopo da San Miniato, in cui si trovano due contratti rogati da Ser Cherardo di Jacopo, notaro ed ufficiale di Ser Baldo di Guglielmo Altoviti, Capitano di Montagna. In uno di questi è detto che il 6 settembre 1377 si adunarono a Cutigliano i Sindaci di Sette Comunità della Montagna Alta per comprare il sito su cui fabbricare il Palazzo. Per l'acquisto del terreno furono versati 277 fiorini d'oro, 216 soldi e 32 danari. Il sito era composto da due case attigue e da un orto nel quale si trovavano gelsi e frutti. In tempo di guerra o di contagio,il Capitano doveva continuamente risiedere nel Palazzo insieme alla Corte. Il Capitano di Montagna che ha dimorato per primo nel Palazzo è stato Baldo Altoviti, nobile fiorentino, avo degli Altoviti-Avila imparentato con la ben nota famiglia cutiglianese Niccolai-Lazzerini.

La mole chiusa e compatta del Palazzo Pretorio ricorda i Palazzi Pubblici sorti in Toscana nel corso dei secoli XIII e XIV. Tranne questo generico riferimento, il Palazzo presenta forme riconducibili all'ambiente fiorentino del Quattrocento. La calma ripartizione della facciata a tre ordini di finestre sovrapposte e le cinque aperture arcuate del piano mediano, dotate di una semplice mostra di pietra, sono motivi tipici del primo Rinascimento fiorentino. Anche il portale d'ingresso, con coronamento centinato e fregiato da conci di bugnato liscio, va riferito al rinascimento fiorentino. Le finestre del sottotetto, con la loro tipica forma a orecchia, rivelano invece un'origine settecentesca.

Le finestre quadrate del piano terreno risalgono al restauro avvenuto intorno al 1930.Ancora oggi sulla facciata principale del palazzo possiamo ammirare una serie di stemmi in pietra e terracotta policroma; altri fra cui un dipinto, si trovano nell'atrio d'ingresso e sul fianco sinistro dell'edificio.

Questi sono le insegne araldiche che i vari Capitani della Montagna lasciarono a ricordo del loro mandato. Se ne contano circa novantacinque, compresi tra il 1444 e il 1742. Sulla sinistra della facciata si trova una piccola fontana di forma quattrocentesca al cui fianco vi era la colonna del Marzocco, (costituita da un leone affiancato da uno scudo con il giglio di Firenze, simbolo della Repubblica Fiorentina), oggi trasferita per ragioni di conservazione sotto la loggia e sostituita con una copia.

La piccola Loggia, costruita quasi di fronte al Palazzo, risale al XV secolo. Eretta in un tempo successivo rispetto all'edificazione del Palazzo Pretorio, era il luogo dove si rogavano gli atti notarili e dove il Capitano amministrava la Giustizia. Vi era collocato un tavolo in pietra, oggi trasferito nell'atrio del Palazzo.

Sulla parete di fondo della Loggia si trova un'edicola entro cui è un affresco raffigurante la Madonna col Bambino datato 1577.

 

Cutigliano si affaccia alla porta della storia intorno al mille; sono di questo periodo i documenti storici più antichi che si trovano nell'Archivio di Stato di Pistoia. Alcune costruzioni risalgono all'epoca del feudalesimo; Cutigliano risentì da vicino di questo periodo con la costruzione di varie torri (a Montestuccioli, a Cacioli ed alla Cornia), posizionate nei punti dominanti e strategici. A quell'epoca Cutigliano apparteneva al Comune di Lizzano, il più importante della Montagna Alta, con un governatore separato ed indipendente dalla città di Pistoia. Nessun documento indica con esattezza l'anno in cui Cutigliano si divise dal Comune materno; certamente non prima dell'anno 1255, anno in cui tra gli altri alcuni uomini di Cutigliano vennero eletti per amministrare il Comune di Lizzano; si ritiene che la scissione sia avvenuta intorno al 1300. Cutigliano incontrò dure battaglie per mantenere la propria libertà. Fra le più cruente furono quelle per sconfiggere ad allontanare dal proprio territorio Castruccio di Antelminelli: Capitano Generale di Guerra dei Lucchesi. Questi fatti avvennero negli anni 1320/1330. In seguito altri scontri si ebbero con i ribelli della Valdinievole che, rifugiatesi nel castello di Lucchio insediavano i popoli della Montagna Alta. Per fortuna nell'anno 1330 il Capitano Angiolo Panciatichi, ridusse all'obbedienza questi ribelli. L'origine del Capitano di Montagna è incerta. Alcuni autori la fanno risalire all'anno 1330 con Angiolo Panciatichi, citato in precedenza. La sua residenza all'inizio fu a San Marcello e solo successivamente si alternò con gli altri paesi. Secondo il Fioravanti l'origine dei Capitani risale al 1358, dopo la ribellione dei popoli della Montagna Alta.

Infatti, Pistoia, constatato che il governo attraverso i Potestà, non dava i risultati voluti, mise un solo ministro, con il titolo appunto di Capitano della Montagna, il quale pose la residenza a Castel di Mura; nel 1361 a Lizzano; e nel 1373, a Cutigliano, con l'obbligo di fare ogni mese il giro dei castelli. In questo anno, dopo varie contestazioni i Pistoiesi, in accordo con alcuni mediatori fiorentini e gli anziani, stabilirono che la carica di Capitano della Montagna doveva essere ricoperta da una persona di parte guelfa fiorentina. Dal 1377 la residenza si alternò ogni quattro mesi tra Cutigliano, San Marcello e Lizzano. Nel 1512 a seguito di un fatto increscioso Lizzano perse il diritto ad ospitare il Capitano e da allora la residenza si alternò di sei mesi in sei mesi tra Cutigliano e San Marcello.

 

 

 

 

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Il servito di padre Timoteo Carnesecchi

 

 

Sono conservati a Faenza nel museo internazionale delle ceramiche 21 pezzi di un servito ora composto da 19 piatti piccoli , 1 frammento di piatto grosso , 1 piccolo boccale tutti in maiolica prodotta a Cafaggiolo e tutti con lo stemma dei Carnesecchi fiorentini.

Provengono dall'abbazia di Santa Reparata in Salto che dipendeva da Vallombrosa

Un documento ,appunto proveniente da Vallombrosa ci dice che l'unico frate di questa famiglia che dimoro' in Santa Reparata in salto fu Timoteo Carnesecchi , che fu abate nel periodo 1520-1524

 

 

Faenza

Museo internazionale delle ceramiche (Faenza, Italy) - 2004 - Visualizzazione snippet

The find included maiolica from Montelupo, Faenza and Cafaggiolo, and incised slipware from Borgo San Lorenzo, ... dated quite precisely on the basis of the arms of Timoteo Carnesecchi, who was abbot of Santa Reparata from 1520 to 1524. ...

 

 

Gent.mo Sig. Carnesecchi,

purtroppo la notizia che il servizio Carnesecchi sia conservato al Museo di Faenza non risponde al vero. Ricordo che ne aveva parlato Anna Moore Valeri in un saggio su "CeramicAntica".

La credenza dell'abate Carnesecchi, che resse il monastero di Santa Reparata in Salto (Marradi) fra 1520 e 1524 (ora trasformato in condominio di abitazioni estive), mi risulta dispersa fra collezionisti di Faenza, Firenze, Filadelfia; un piatto è anche al Bargello.

Questo è quanto ricordo di quel rinvenimento.

Cordiali saluti

Carmen Ravanelli Guidotti

 

 

Per saperne di piu' su fra Timoteo , che era fratello di Lorenzo di Zanobi di Simone celebre commissario della Romagna fiorentina ,vedi la pagina a lui dedicata

 

 

 

 

 

 

 

 

Segnalazione STEFANO MARI Araldista :

 

 

 

 

 

Corbinelli Histoire de Maison Gondi

 

 

 

 

 

 

 

dal libro del DEL MIGLIORE sul senato fiorentino

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

UN PREGEVOLE PRIORISTA PUBBLICATO DA ORSINI DE MARZO

 

 

 

Questo e’ un priorista per famiglie sicuramente anteriore alla meta’ del seicento : Durante di Ricovero non e’ ancora attribuito ai Carnesecchi

La serie dei Priori dei Carnesecchi inizia nel 1319 con Pero di Durante

 

 

Priorista Fiorentino Orsini De Marzo

PREZZO : 450.00€

CODICE :
EAN 9788875310912

AUTORE/CURATORE/ARTISTA :
A cura di: Niccolò Orsini De Marzo

EDITORE/PRODUTTORE:
Edizioni Orsini De Marzo

COLLANA/SERIE:
Edizione Europea delle Fonti per l'Araldica e la Genealogia conservate in Collezioni Private

Commento dell'editore:
Questo importantissimo stemmario cinquecentesco è in realtà un priorista, poiché elenca, accanto allo stemma di ciascuna famiglia, i nomi e gli anni di carica dei priori e gonfalonieri di giustizia forniti da ciascun casato alla Repubblica di Firenze negli anni intercorrenti fra l’instaurazione del Priorato delle Arti (1282) e l’avvento del ducato mediceo (1532).
Il grande in-folio manoscritto proviene dalla collezione privata dei Ricasoli Firidolfi ed è ora conservato in quella della Familienstiftung Haus Orsini Dea Paravicini; in appendice è riprodotto l’indice manoscritto compilatone a cavallo fra Otto e Novecento da un colto gentiluomo, il principe Tommaso Corsini (1835-1919), suocero dell’allora proprietario barone Giovanni Ricasoli Firidolfi Zanchini Marsuppini Salviati Acciaiuoli (1860-1901). Ben 1021 sono gli stemmi raffigurati, ed oltre a priori e gonfalonieri sono ricordate le altre eminenti personalità espresse da ciascun casato sia in campo laico che ecclesiastico, mentre particolare risalto è dato ai membri più illustri di Casa Medici.
Quinto volume, dopo quelli dedicati a Firenze, Bologna, Venezia e Genova, della Edizione Europea delle Fonti per l’Araldica e la Genealogia conservate in Collezioni Private - The European Edition of the Sources for Heraldry and Genealogy conserved in Private Collections, ed opera a sé stante per l’eccezionale importanza del documento oltre che per le maggiori dimensioni, questo codice di straordinaria bellezza ed interesse è riprodotto a colori in un formato maggiore del consueto (34x23 cm). Esso è stampato su una speciale carta avorio per restituirne, quasi un facsimile, le caratteristiche di pregio ed esclusività che caratterizzavano questi veri e propri Almanach de Gotha del patriziato fiorentino, che ogni casato di un certo prestigio conservava nelle biblioteche dei propri palazzi e castelli.
Rilegato in tela con le titolature impresse a caratteri d’oro e protetto da un’elegante sovraccoperta plastificata, l’imponente volume è altresì fornito di un robusto cofanetto telato per una migliore conservazione ed un’ancor più elegante presentazione: così da essere, oltre che un indispensabile reference book per ogni studioso di storia toscana e storico dell’arte, un lussuoso oggetto ed una splendida idea regalo.


http://www.libreriamedievale.com/priorista-fiorentino-orsini-de-marzo.html

 

CARATTERISTICHE TECNICHE:


576 pagine
Ill. colori
Rilegato in tela con sovracoperta e cofanetto telato
cm 23 x 34


 

 

 

 

Gli elenchi seguenti contengono alcuni errori nei nomi

 

 

 

 

 

 

 

 

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  ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno 2003