contatti : pierluigi18faber@libero.it
indice generale : http://www.carnesecchi.eu/indice.htm
Storia dell'arte
E' sempre da tenere in considerazione la forte presenza dei Carnesecchi ai vertici dell'ARTE DEI MEDICI E DEGLI SPEZIALI a cui s'immatricolavano anche i pittori.
Infatti possiamo vedere una costante presenza dei Carnesecchi tra i consoli dell'ARTE .Vedi
http://www.stg.brown.edu/projects/tratteQuesto presupponeva conoscenza personale coi pittori ed un eventuale rapporto di committenza privilegiato
Tracce …………Un opera segnalata dalla dottoressa Scalella ; nel quadro lo stemma dei Duranti e dei Peruzzi

Anonimo : Madonna e Santi con stemma dei Duranti e dei Peruzzi
Masolino ...............Masolino : la Madonna Boni-Carnesecchi o Madonna di Brema ( 1423 )

Masolino : Madonna Boni-Carnesecchi 1423 : Quanta misericordia e' in Dio---si notano gli stemmi dei Boni e dei Carnesecchi
Santa Maria Novella …………Tracce dei Carnesecchi
Santa Maria Maggiore Santa Maria Maggiore descritta da Giuseppe Richa : Notizie istoriche delle chiese fiorentine
Santa Maria Maggiore Le Cappelle Carnesecchi in Santa Maria Maggiore
Santa Maria Maggiore La Cappella di Pagolo Carnesecchi : Masaccio , Masolino , Paolo Uccello ;e con alcune considerazioni dei dottori Frosinini e Bellucci
Santa Maria Maggiore Uno studio del dr Hugh Hudson sulla Cappella Carnesecchi e Paolo Uccello
Masaccio ……………………………..Il trittico di San Giovenale di Masaccio

Masaccio , Masolino : Trittico della capella di Paolo Carnesecchi----ricostruzione della dr.essa Frosinini OPD-Firenze : La Madonna con bambino e' stata rubata negli anni 20

Madonna di Masolino scomparto centrale del trittico Carnesecchi
La Madonna col Bambino, conservata nella chiesa di Santa Maria a Novoli, nella periferia fiorentina, venne trafugata il 31 gennaio 1923 e mai più ritrovata

San Giuliano di Masolino --trittico Carnesecchi-- ora nel Museo diocesano di Santo Stefano al Ponte, Firenze

Predella di Masaccio --trittico Carnesecchi-- ora nel Museo Horne Firenze
Un tabernacolo di Domenico Veneziano ……………………………..Una notizia poco conosciuta : Bernardo Carnesecchi committente di Domenico Veneziano

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Domenico Veneziano : Tabernacolo Carnesecchi 1440 circa
storia dei Carnesecchi< …………………………………………………Il palazzo Quarantotti a Pisa
Giovanni di ser Giovanni di Mone detto lo Scheggia Matrimonio Carnesecchi - Lanfredini : Un cassone di Giovanni di ser Giovanni di Mone detto lo Scheggia

Lo Scheggia : Cassone per il matrimonio di Giuliano Carnesecchi e Cassandra Lanfredini--stemmi Carnesecchi-Lanfredini

Sotheby’s
Santa Maria del fiore …………Tracce dei Carnesecchi
Palazzi …………Le case dei Carnesecchi
Immagini di Pietro Carnesecchi
Esistono 4 immagini che ritraggono Pietro Carnesecchi
2 di Domenico di Bartolommeo Ubaldini detto il Puligo : 1 conservato agli Uffizzi 1 conservato a Palazzo Pitti




ritratto giovanile Pietro Carnesecchi vittima dell'inquisizione nel 1567.
Riporto questo estratto

Domenico di Bartolomeo Ubaldini detto il Puligo (Firenze 1475--1527 )
Uomo con le mani alla cintola ( Palazzo Pitti )
L'arte italiana del Rinascimento, Volume 3 - Pagina 299
Jacob Burckhardt - 1994 - 345 pagine... (Ritratto di Domenico Carnesecchi); infine l'opera alla National Gallery è
il Ritratto virile (Paolo da Terrarossa) di Andrea del Sarto]. ...
Visualizzazione frammento
Mi sembra che il personaggio raffigurato sia stato identificato nel pronotaro Piero Carnesecchi
Non so quindi capire se Jacob Burckhardt segua questa tesi e Domenico sia un errore tipografico per Piero , o se Jacob Burckhardt dia una nuova identificazione del personaggio raffigurato in un Domenico Carnesecchi
Il terzo e' questo :

Autore: Van der Straet Jan detto Giovanni Stradano: 1523/ 1605
Vasari Giorgio: 1511/ 1574
Soggetto: papa Clemente VII nomina cardinale il nipote Ippolito de' Medici | Soggetti profani. Personaggi: Clemente VII Ippolito de' Medici Lorenzo Pucci (cardinale Santiquattro) Girolamo Barbolani di Montaguto cardinale Franciotto Orsini Giovanfrancesco da Mantova Giovanni Battista Ricasoli (vescovo di Pistoia) vescovo Tornabuoni Alessandro Strozzi Piero Carnesecchi. Figure maschili: astanti. Abbigliamento: contemporaneo: veste guanto cappelli berretta del papa mozzetta abito cardinalizio tonacella scarpe. Interno. Architetture: gradini. Oggetti: seggioloni a braccioli.
Materia e Tecnica: intonaco/ pittura a olio
Data di creazione: 1556 / 1562
Ambito geografico: FI: Firenze | Palazzo Vecchio o della Signoria: Museo di Palazzo Vecchio
STRANISSIMA E' LA DATAZIONE IL SITO DEI BENI CULTURALI
In realta' Ippolito e' fatto cardinale nel 1529 e quindi e' questo episodio a fornire la data ; data confermata dalla giovinezza di Pietro
PARTICOLARE :

La quarta immagine e' nel quadro di Sebastiano del Piombo (Ritratto di Clemente VII benedicente e Pietro Carnesecchi 1533-1534 ) che e' conservato nella Biblioteca Palatina di Parma e di cui non possiedo fotografie


ritratto del banchiere Zanobi di Bartolomeo di Zanobi Carnesecchi
VIRGILIO DI RIDOLFO CARNESECCHI ARCHITETTO ED INGEGNERE

Santi di Tito , Chiesa di Santa Maria Novella : L'angelo avrebbe i tratti di Virgilio di Ridolfo Carnesecchi
Archivio Niccolini da Camugliano< ………………Contratto di fondazione della cappella in Santa Maria Maggiore( cortesia dr.essa Rita Romanelli )
Tracce …………alcune altre piccole cose
storia dei Carnesecchi< …………………………………Una lettera importante di Anton Francesco Doni a Simone Carnesecchi
I giardini delle Tuileries in Francia < …………Bernardo Carnesecchi per incarico di Caterina dei Medici progetta i giardini delle Tuileries a Parigi

I giardini delle Tuileries a Parigi progettati da Bernardo Carnesecchi
Bernardo Carnesecchi.
Jardinier de Catherine de Medicis.
Lorsque Catherine de Medicis fit entreprendre , aux tuileries , un nouveau palais sur les terrains de la proprieté qu'elle avait récemment acquise , elle ordonna de pousser les travaux avec activité et recourut aux services d'un nombreux personnel.A la tete de cette administration figurait le célèbre Pierre de Gondi , évèque de Paris , puis Cardinal , qui était en réalité le simple représentant de sa mère , Marie de Pierrevive , la favorite de la reine mère,femme d'Antoine de Gondi , sieur du Perron et ( commissaire à l'intendance ) de la nouvelle demeure royale.Cette dame , qui semble avoir eu à cet egard des dispositions remarquables , pour ne pas dire du talent , fut une veritable '' intendance des batiments''.Son role est d'ailleurs bien connu.
Un ordonnateur , Antoine Nicolay , premier président à la chambre des Comptes , était adjoint à l'intendance , ainsi qu'un controleur general , pour les dépenses , Guillaume de Chapponay.Bernard Palissy et ses parents , Nicolay et Mathurin , furent chargés de la décoration .Le grand potier fit dans le parc de la reine un cabinet de verdure avec une grotte,ornée d'animaux et autres sujets émaillés.Les deux architectes qui travaillèrent aux batiments furent Philibert de l'Orme et Jean Bullant.
Mais la reine désirait moins se creer une nouvelle demeure , qu'elle considérait comme inutile , qu'une villa à l'italienne , avec un jardin de plaisance '' ombreux ; animé de statues et egayé d'eaux jaillissantes''.Elle s'interessa donc , avant tout , à l'établissement du parc et aux plantations , qui y furent faites avec art , gout et science.Divers jardiniers et pepinieristes figurent à plusieurs reprises dans les comptes , dressés en 1571 , pour les travaux des Tuileries: ce sont Bastien Tarquin , Jehan Paillart , Jehan Espallard , Girard Auglard et René Le Notre.( Dans les ecoles en france l'histoire semble comme simplement avec ce dernier personnage , pour faire de l'ombre à la vérité,etrange.
La direction d'un des services du jardinage fut confiée à un noble florentin , dont la famille est connue et dont le nom à ete signale a plusieurs reprises.Cet étranger , parent d'Italiens établis à Lyon et à Paris , ou venu de sa patrie à l'appel de Catherine , se nommait Bernardo Carnessechi et était '' gentilhomme servant de la reine et intendant des plants du jardin des Tuileries.
storia dei Carnesecchi< …………………………………………………….Un ritratto del cavaliere Virgilio Carnesecchi
Una Carnesecchi madre di molti figli< ……………………………… Maddalena Carnesecchi ed i suoi dicianove figli dipinti da Lorenzo Lippi
Un dipinto di Alessandro Allori detto Bronzino< ……………………………… Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo acquista da Alessandro Allori il suo dipinto " Susanna e i vecchioni"

Alessandro Allori : Susanna e i vecchioni : opera acquistata da Zanobi di Bartolomeo Carnesecchi

Santa Maria Novella ---Chiostro grande--- flagellazione di San Domenico
Cosimo Gamberucci ( 8 gennaio 1562 – 24 dicembre 1621)
Il forestiero istruito Santa maria Novella----Vincenzio Fineschi---1790
http://books.google.it/books?id=q6kAAAAAcAAJ&pg=PA57&dq=carnesecchi+girolamo&hl=it&ei=ibowTausAcuSswa_wJH5CQ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=4&ved=0CDIQ6AEwAzgK#v=onepage&q=carnesecchi%20girolamo&f=false
vi esprime S. Domenico inatto di disciplinarsi , ed è ben fatto quel Crocifisso, avanti al quale il Santo fa orazione , con quella gloria nell' Angiolo rappresentata , in atto di mostrargli tre corone; ed è pittura del mentovato Cosimo Gamberucci, il quale la dipinse a spese di Francesco Carnesecchi

Lucrezia Carnesecchi nei Nasi (datazione ritratto 1600-1649)

Maria Carnesecchi nei Rucellai (datazione ritratto XVII secolo)
TABERNACOLO DI SANTA TEA A CASCIA-REGGELLO
Adesso passiamo invece all’analisi del nostro affresco nel Tabernacolo di Santa Tea che comunque non ci farà uscire da tale contesto, visto che la datazione si può far risalire intorno al 1510, di scuola del Ghirlandaio, si tratta del Matrimonio Mistico di Santa Caterina d’Alessandria, con i Santi Giovanni Battista, Pietro, Francesco e probabilmente Giovenale.

Una delle caratteristiche dell’immagine che mi ha portato a datarla ai primi anni del ‘500, è la costruzione piramidale delle figure, questa è stata l’innovazione che ha portato Leonardo da Vinci nella sua Vergine delle Rocce commissionata nel 1483 dalla Confraternita della Concezione di Milano. Tale struttura ha avuto poi riscontro in tutti gli artisti rinascimentali, ..........
professoressa Alessandra Ceccherelli
Il Palazzo dei Vicari a Scarperia
Tra i diversi affreschi anche questo che e' legato ad un vicario Carnesecchi
L´affresco è posizionato sull’arco che sovrasta la seconda rampa di scale, raffigura un’Annunciazione ed è incorniciato da una graziosa decorazione a tralci vegetali.

Annunciazione
Datazione: 1620
Tecnica e Materiali: affresco
Autore: Tommaso Cordelli
Due iscrizioni sulla base ricordano Giovanni Carnesecchi, vicario tra il 1620 ed il 1621 ( a cui appartiene lo stemma) , e Tommaso Cordelli, notaio cerretese suo collaboratore ed autore dell’opera.

Da Wikipedia Palazzo del Podesta' a Galluzzo
Ceramica Della Robbia

Ritratto dell’arcidiacono Antonio Carnesecchi, olio su tela, sec. XVIII
Duomo di Pienza, Siena
Per la cortesia della dottoressa Elena Trapassi
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Armatura infantile
Dal libro :
Armi e armati: arte e cultura delle armi nella Toscana e nell'Italia del tardo Rinascimento dal Museo Bardini e dalla collezione Corsi : Cracovia, Muzeum Sukiennice, 19 novembre 1988-29 gennaio 1989, Firenze, Museo Bardini, 18 marzo-30 giugno 1989
Nel Museo Waffensammlung di Vienna WS A 1526


che fu di un discendente di Pietro Carnesecchi (1508-1567), Paolo Francesco Carnesecchi, divenuto cavaliere di Malta
ovviamente non e' un discendente perche' Pietro non ebbe figli , ma di un discendente da un fratello di Pietro ,
Paolo Francesco e' l'unico cavaliere di Malta tra i Carnesecchi
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http://www.culturaitalia.it/pico/


Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo di Zanobi
http://www.panoramicearth.com/5408/Florence/Chiesa_di_Santa_Maria_Maggiore_Church

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo
Stemma Carnesecchi Velluti : Matrimonio di Bartolomeo con Maria Velluti madre quindi di Zanobi
Descrizione: Pannello rettangolare incorniciato.
Stato di conservazione: buono
Soggetto: stemma gentilizio delle famiglie Carnesecchi e Velluti
Indicazioni sul soggetto: Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: drappo cornice a volute cherubino mascherone.
Materia e Tecnica: marmo/ scultura
Misure: 99 x 55
Data di creazione: 1584 - 1584, sec. XVI (Motivazione cronologia: bibliografia)
Ambito geografico: FI

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo di Zanobi

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Zanobi Carnesecchi di Bartolomeo
Stemma Carnesecchi Capponi : matrimonio di Zanobi con Violante di Piero Capponi
Descrizione: Pannello rettangolare incorniciato. Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: mascherone, drappo, volute accartocciate, cherubino.
Stato di conservazione: buono
Soggetto: stemma gentilizio delle famiglie Carnesecchi e Capponi
Materia e Tecnica: marmo/ scultura
Misure: 99 x 55
Data di creazione: 1584 - 1584, sec. XVI (Motivazione cronologia: bibliografia)
Ambito geografico: FI

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Bernardo di Cristofano Carnesecchi ( 1449 circa )
http://www.panoramicearth.com/5408/Florence/Chiesa_di_Santa_Maria_Maggiore_Church

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Bernardo di Cristofano Carnesecchi ( 1449 circa )
http://www.panoramicearth.com/5408/Florence/Chiesa_di_Santa_Maria_Maggiore_Church

Santa Maria Maggiore Firenze
Cappella di Bernardo di Cristofano Carnesecchi ( 1449 circa )
http://www.panoramicearth.com/5408/Florence/Chiesa_di_Santa_Maria_Maggiore_Church
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principalmente dovremmo trovare testimonianze dei Carnesecchi in cinque chiese : Santa Maria Novella , Santa Maria Maggiore , San Pietro a Cascia , San Siro a Cascia , San Tommaso a Ostina
NELLA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE ESISTONO LE SEPOLTURE DEI CARNESECCHI
Tipo: Oggetto fisico - lastra tombale
Tipo di scheda: Opere e oggetti d'arte
Categoria: Opere e oggetti d'arte
Autore: Mariotto di Nardo (notizie 1394-1424 ca.) - Motivazione dell'attribuzione: bibliografia
Stato di conservazione: discreto
Soggetto: stemma gentilizio della famiglia Carnesecchi
Indicazioni sul soggetto: Oggetti: scudo araldico.
Materia e Tecnica: marmo bianco/ incisione | marmo grigio/ incisione | marmo nero/ incisione
Misure: 237 x 87
Data di creazione: 1402 - 1402, sec. XV (Motivazione cronologia: data)
Ambito geografico: FI
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Santa Maria Maggiore
……vengono poi alla Cappella di Santa Maria Maddalena Penitente tre lapide , delle quali la piu' vicina al pilastro e' di Michele di Filippo de' Carnesecchi
ivi seppellito nel 1401…………..( Richa Giuseppe :Notizie istoriche delle chiese fiorentine ) il Rosselli parla pero’ molto piu’ credibilmente di Luca di Filippo

http://www.culturaitalia.it/pico/

SANTA MARIA MAGGIORE
Sepoltura di Luca di Filippo (1401 )
Lapide sul pavimento

Soggetto: stemma gentilizio della famiglia Carnesecchi
Indicazioni sul soggetto: Oggetti: scudo araldico. Decorazioni: formella polilobata con volute vegetali stilizzate.
Materia e Tecnica: marmo nero/ intarsio/ incisione | marmo bianco/ intarsio/ incisione
Misure: 230 x 90
Data di creazione: 1436 - 1449, sec. XV (Motivazione cronologia: data)
http://www.culturaitalia.it/pico/


Santa Maria Maggiore Firenze
Lapide sul pavimento : sepoltura di Zanobi e di Cristofano Carnesecchi anno 1436
Fotografia fornita da Ilio Carnesecchi
La data della lastra sepolcrale e' 1436 pero' Zanobi e Cristofano erano morti negli anni 1416 e 1417
NOTE
HUGH HUDSON dice che Bernardo di Cristofono Carnesecchi ordino' a Giovanni di Francesco Del Cervelliera da Rovezzano un crocifisso per la sua cappella in Santa Maria Maggiore
Un libro d'ore Carnesecchi Capponi conservato alla Trivulziana di Milano
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spett.le Società Storica Lombarda Trovo sul vostro sito :
– Persone, Luoghi, Materia, anni XCI – C (1964 - 1973), serie IX, Vol. I-VI , Milano, Cisalpino, 386 pag. Carnasecchi ( famiglia fiorentina - libro d'ore - III91)…………………………… ……………..avrei bisogno di conoscere di quali materiali disponete relativamente a questa famiglia
le indicazioni da Lei riportate sono tratte dagli indici della nostra rivista "Archivio Storico Lombardo" . Nell""Archivio Storico Lombardo" 1968 all'interno dell'Articolo di C. Santoro Biblioteche di Enti e di Bibliofili attraverso i codici della Trivulziana alla pag. 91 sotto la voce bibliofili si trova la seguente frase: "... CARNASECCHI e CAPPONI. Per queste due famiglie fiorentine venne eseguito un grazioso libro d'ore, quattrocentesco, con fregi ed iniziali miniate di scuola fiorentina (n. 464) . Porro 330; Santoro p. 90 n. 150 ..."
Mentre nell'"Archivio Storico Lombardo" 1971-72-73 all'interno della recensione realizzata da M. Bendiscioli relativa al libro di A. D'Addario Aspetti della controriforma a Firenze (- Pubblicazioni degli Archivi di Stato, LXXVII, Roma 1972) alla pag. 451 compare la seguente frase: "... La terza serie (nn. XXIII -LXV, p. 413-446) si riferisce a Figure di credenti e associazioni religiose nella Firenze del 1500 e costituisce il maggiore contributo del volume della Storia della spiritualità fiorentina: qui figurano, tra l'altro, copia d'una lettera del Carnasecchi ai "Cardinali dell'Inquisizione" del 9 luglio 1567 ed un dispaccio del residente fiorentino a Roma del 21 sett. 1567 sull'autodafé per la condanna dello stesso Carnasecchi (p. 419) . ...".
Restando a Sua disposizione le porgiamo distinti saluti. Società Storica Lombarda
Avete la possibilita' di dirmi dove e' conservato questo libro d'ore ( e a chi posso rivolgermi per saperne di piu' ) cosa vuol dire N.464 ? cosa vuol dire Porro 330 ? cosa vuol dire Santoro P90 n.150 ? Questo libro potrebbe essere un pezzo assai interessante e pochissimo conosciuto !
siamo lieti di poterle essere utili, il manoscritto dovrebbe essere conservato presso la biblioteca Trivulziana alla quale consigliamo di rivolgersi. (02.884.63690 / 02.884.63696 Fax 02.884.63698 e-mail: ASCB.Trivulziana@comune.milano.it)Per "Libro d'ore" si intende un manoscritto di preghiere per la meditazione individuale, il n. 464 dovrebbe corrispondere al numero di inventario della Trivulziana. |
In una vetrina al centro della sala sono esposti alcuni dei doni offerti nel 1633, in occasione della traslazione dell’immagine della Madonna a Firenze, quale ringraziamento per la fine della peste: una coppia di candelieri in argento sbalzato e cesellato donati da Ginevra Carnesecchi, un calice dalla compagnia dei Vanchetoni e la serie di 15 vasi votivi donati da diverse Compagnie (Crocifisso dei Bianchi, S. Ilario a Colombaia, Assunta a S. Piero a Careggi), dal clero metropolitano e da nobili famiglie fiorentine (Strozzi-Machiavelli, Niccolini, Rucellai, Salviati). Anche per la traslazione del 1711 furono offerti oggetti importanti, come la serie di sei candelieri e croce in argento sbalzato e cesellato, donata dal marchese Cosimo Riccardi e ideati - probabilmente - da Massimiliano Soldani Benzi (esposti nel museo), ed il bellissimo paliotto, dono del granduca Cosimo III, eseguito da Cosimo Merlini il giovane e Bernardo Holzmann su disegno di Giovan Battista Foggini, tutt’oggi visibile nella basilica all’altare della Madonna.
12/02/2002 - Museo del Tesoro di S. Maria all'Impruneta
di Rossella Tarchi
La basilica di S. Maria Impruneta deve la sua fama e fortuna al culto dell’immagine della Madonna in essa conservata. La leggenda narra che alcuni cittadini avevano deciso di edificare una chiesa dedicata a Maria. Ma le mura innalzate nel luogo prescelto, il poggio delle "Sante Marie", misteriosamente crollavano durante la notte. Venne così stabilito di affidare al "giudizio divino" la scelta del luogo: i due buoi che trainavano il carro pieno di pietre da costruzione furono lasciati liberi di vagare e si fermarono là dove oggi sorge la chiesa. Nel gettare le fondamenta fu rinvenuta un’icona della Madonna, la stessa che dà nome e titolo al santuario. Tuttavia inizialmente la chiesa dell’Impruneta era soltanto pieve, matrice di almeno ventuno chiese suffraganee. E fu solo nel XIV secolo che, pur conservando il ruolo di plebania, si trasformò in Santuario ed il culto della miracolosa icona incominciò ad imporsi nella vicina città di Firenze. Ogni volta che i fiorentini si sentivano minacciati dalla guerra, da carestie, o da terribili epidemie, la Madonna dell’Impruneta veniva portata processionalmente a Firenze.
Dal 1494 al 1530, uno dei periodi più drammatici della storia fiorentina, l’immagine della Madonna imprunetina venne trasferita a Firenze ben sei volte. Memorabili rimasero nelle cronache dell’epoca, le traslazioni del 1633 e del 1711: fu a seguito di questi due solenni e spettacolari trasferimenti che si incrementò il patrimonio orafo della basilica.
La miracolosa immagine della Madonna è tutt’oggi conservata all’interno della basilica, alla sinistra del presbiterio, entro un tempietto con statue e decorazioni robbiane, che fa da "pendant" a quello di destra, dedicato al Santissimo Sacramento.
Il Museo, inaugurato nel 1987, e situato nella sala collocata nella parte superiore del loggiato eretto dal Silvani, conserva, al suo interno, una splendida collezione di opere in argento, codici miniati e preziose stoffe, che facevano parte dell’apparato liturgico della Basilica e che sono stati in gran parte donati per devozione verso l’immagine sacra della Madonna, da benefattori, granduchi e nobili famiglie fiorentine.
Entrando nel corridoio d’ingresso, troviamo una serie di targhe votive in terracotta raffiguranti l’immagine della miracolosa Madonna dell’Impruneta (XVIII-XX sec.) e quattro formelle decorative di manifattura sempre imprunetina del XVI secolo con soggetti profani: il sole, un battente, un anello, un pavese. Si accede quindi alla grande sala, con soffitto voltato, dei codici miniati. Undici codici esposti in sei vetrine; nella prima sono sistemati i due codici più antichi (terzo decennio del XIV secolo): il Graduale I, attribuito a Lippo di Benivieni, e il Codice II o dei Vespri e Mattutini, di ignoto miniatore di scuola bolognese, ambedue testimonianza di come ormai la miniatura ambiva a lasciare il ruolo di pura decorazione della lettera, e divenire illustrazione del testo.
Nelle tre vetrine successive vi sono gli Antifonari III, IV, V, VI e VII (XIV sec.) eseguiti da miniatori legati, in gran parte, alla bottega di Pacino di Bonaguida. Nelle due vetrine della parete destra sono esposti i codici cinquecenteschi realizzati su commissione dei pievani Andrea Buondelmonti (poi arcivescovo di Firenze) e Filippo Buondelmonti. Nella parete di fondo, polittico attribuito al Maestro del Bargello, raffigurante la Vergine col Bambino tra i santi Pietro, Lorenzo, Giovanni e Stefano (1360-1365), proveniente dalla cappella sul Monte delle Sante Marie all’Impruneta. La saletta di fondo ospita, in un’unica vetrina, l’apparato sepolcrale di Antonio degli Agli, uomo di profonda cultura, pedagogo di papa Paolo II, pievano dell’Impruneta dal 1439 al 1477 e vescovo di Volterra. Gli oggetti esposti sono il velo di lino e seta (manifattura toscana, ante 1477) che ne copriva il volto, e il cuscino, originale per gusto e fattura, rinvenuti entrambi nella tomba del vescovo a seguito della ricognizione delle ossa avvenuta dopo i bombardamenti dell’ultima guerra mondiale.
Nella sala Silvani sono raccolte invece, le preziose argenterie. Entrando, Finimento d’altare composto da quattro candelieri e portacroce con croce in cristallo di rocca ed ebano con riporti d’argento (XVII sec.), eseguito nelle botteghe granducali. Segue il Reliquiario della Sacra Croce (1620) in argento e cristallo di rocca, attribuito all’orafo Cosimo Merlini. La tradizione vuole che sia stato Filippo Scolari (detto Pippo Spano), condottiero dell’imperatore Sigismondo d’Ungheria e conte di Temeswar e Ozora, a donare il prezioso frammento, che, per timore che fosse trafugato, venne nascosto nel cavo di un muro. La reliquia fu probabilmente ritrovata nel 1593 durante i restauri e gli ampliamenti architettonici eseguiti in quegli anni alla pieve. Nel 1620 la granduchessa Maria Maddalena d’Austria, moglie di Cosimo II de’ Medici, fece racchiudere le sante reliquie all’interno del ricco reliquiario, come attesta l’iscrizione incisa sulla cornice del piede.
Nella serie di vetrine centrali sono da segnalare il Reliquiario di San Sisto (1614), di Simone Pignoni, che ripropone, nella forma ad urna con piedi a zampa di leone, il sarcofago che Verrocchio eseguì per la Sagrestia vecchia di San Lorenzo a Firenze; due paci raffiguranti la Crocifissione e l’Assunta (1515), ambedue in argento parzialmente dorato e smaltato, donate dal pievano Andrea Buondelmonti e realizzate dall’orafo Antonio di Salvi, che lavorò anche all’importante dossale di San Giovanni del Battistero fiorentino; la Croce astile attribuita a Lorenzo Ghiberti (1425 ca.) in lamina d’argento con dorature, terminali polilobati e Cristo in argento fuso. E, ancora, la Croce astile in rame dorato inciso e cesellato del XIII-XIV secolo, la testimonianza più antica del tesoro del santuario mariano; il Crocifisso (1635) donato da Andrea Cioli, ministro del granduca Ferdinando II; la pisside del 1637 di Cosimo Merlini, particolarmente interessante per l’uso, da parte dell’orafo granducale, della simbologia eucaristica del pane e del vino (spighe di grano nel piede, acini di uva nei nodo) che conferiscono a quest’oggetto un carattere di estrema modernità.
In una vetrina al centro della sala sono esposti alcuni dei doni offerti nel 1633, in occasione della traslazione dell’immagine della Madonna a Firenze, quale ringraziamento per la fine della peste: una coppia di candelieri in argento sbalzato e cesellato donati da Ginevra Carnesecchi, un calice dalla compagnia dei Vanchetoni e la serie di 15 vasi votivi donati da diverse Compagnie (Crocifisso dei Bianchi, S. Ilario a Colombaia, Assunta a S. Piero a Careggi), dal clero metropolitano e da nobili famiglie fiorentine (Strozzi-Machiavelli, Niccolini, Rucellai, Salviati).
Anche per la traslazione del 1711 furono offerti oggetti importanti, come la serie di sei candelieri e croce in argento sbalzato e cesellato, donata dal marchese Cosimo Riccardi e ideati - probabilmente - da Massimiliano Soldani Benzi (esposti nel museo), ed il bellissimo paliotto, dono del granduca Cosimo III, eseguito da Cosimo Merlini il giovane e Bernardo Holzmann su disegno di Giovan Battista Foggini, tutt’oggi visibile nella basilica all’altare della Madonna.
Nelle vetrine successive si segnalano un bacile e mesciroba (inizi XVIII sec.) donato dall’abate Cosimo Serristori, con decorazioni a volute in rilievo che rimandano a disegni del Foggini; una serie di carteglorie e reliquiari sempre degli inizi del XVIII secolo. Fra le donazioni più recenti giunte al santuario vi è il reliquiario di Santa Teodora (1780 ca.), già dono di Pietro Leopoldo all’arcivescovo di Firenze Antonio Martini; la coppia di candelieri liberty (1925 ca.) offerti in occasione dell’erezione a basilica minore della pieve di S. Maria Impruneta e un ostensorio del XVIII-XIX secolo di manifattura napoletana, donato dagli orafi fiorentini nel 1988. Alle pareti, da notare l’interessante rilievo in marmo scolpito raffigurante il Ritrovamento della Sacra Immagine della Vergine (metà del XV sec.) e lo sportello della Vergine dell’Impruneta datato 1711, donato dalla compagnia dell’Angiol Raffaello (detto del Raffa) e completamente restaurato negli anni 1978-1995.
Dalla sala Silvani si accede alla sala dei paramenti. Splendida la serie di sei mantellini, ovvero di quelle tende rettangolari che coprivano la sacra immagine della Madonna sia quando era venerata sull’altare del tempietto posto all’interno della basilica, sia durante le traslazioni. Molti di questi furono donati da famiglie (Alamanni-Franceschi, Panciatichi, Strozzi), compagnie (delle Stimmate) e corporazioni (Battiloro, Rivenditori) e risalgono al XVI-XVIII secolo. Vi sono inoltre una serie di sei pianete in damasco, lampasso broccato, gros, raso, del XVI-XVIII secolo; una tovaglia d’altare in garza ricamata (XVI sec.) e il tabernacolo che serviva a trasportare l’immagine della Madonna durante le processioni, opera della metà del XIV secolo, attribuita al Maestro di Tobia con sugli sportelli all’esterno raffigurati l’Annunciazione, i SS. Zanobi, Filippo, Giovanni Battista e Cristoforo e all’interno i SS. Caterina d’Alessandria e Luca con cori di angeli musicanti. Sotto, paliotto della fine del XVI secolo in velluto tagliato. I parati sopraindicati sono soggetti a rotazione con stoffe conservate nel deposito della chiesa.
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ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno 2003