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ing. Pierluigi Carnesecchi

MANUALE DI RICERCA GENEALOGICA GRATUITO

Storia dei Carnesecchi 1

Storia dei Carnesecchi 2

Storia dei Carnesecchi 3

Attendite ad petram unde excisi estis

Riflettete sulla roccia da cui siete stati tagliati . Riflettete sulle vostre origini:

 

 

 

 

A premessa : Ricordate che la storia e' una sorta di esperienza collettiva e come tale va assunta a maestra di vita. E nello stesso tempo ricordate che tanti hanno interesse a modificare la storia e a farla apparire con interpretazioni piu' utili ai loro interessi

Pensate e valutate con la vostra testa. Date sempre una vostra interpretazione agli avvenimenti non accontentatevi di accodarvi a quello che dicono gli altri. Neanche a quello che dicono gli storici troppo spesso , consapevolmente o inconsapevolmente, al servizio di ideologie

 

...............perche' ciascuno di noi col proprio volto e i propri sentimenti , contribuisce a creare nel mondo la violenza e la solidarieta', l'ingiustizia o la pieta' e la misericordia...............

da la "storia d'Italia di Indro Montanelli Rizzoli editore

 

La macrostoria orienta miliardi di microstorie

Microstorie di tanti individui che subiscono le scelte di pochi

L'esperienza che viene da quei miliardi di microstorie puo' pero' generare un flusso destinato a cambiare la macrostoria e ad imponendole nuove direzioni piu' consone alla dignita' e alla felicita' di tutti

 

Chi si occupa di genealogia in realta' e' storico di microstoria. Ed ha la responsabilita' di trarre una morale dai suoi studi e di porgerla agli altri

 

Gli uomini debbono imparare a vivere per essere felici sulla terra, nel rispetto del vicino

Non sappiamo niente di altre vite ultraterrene, questa e' la sola vita che siamo sicuri di avere quindi non sprechiamola permettendo errori gia' commessi in passato

La corretta visione del passato e' una strada per la costruzione di un futuro piu' giusto e dignitoso per l'umanita'

 

 

Il passato si legge con i documenti. Lo storico puntella le sue conclusioni a mezzo dei documenti coevi

documenti che debbono a loro volta essere veri . Bisogna guardarsi da una gran quantita' di falsi creati proprio allo scopo

uno tra i piu importante documenti falsi ( falsificato dallastessa chiesa cattolica ) Documento che per secoli ha avuto un gran peso nella disputa tra il potere statale e il potere teologico e' la donazione di Costantino che il Valla dimostro' falso nel

( La Chiesa cattolica e' stata una grande produtrice di documenti falsi sia a fini teologici , sia per dar valore all'amico , sia per denigrare il nemico )

 

Invece una delle piu' importante falsificazioni nella storia familiare riguarda la Famiglia Bonghi di Bergamo.

Produzione di documenti falsi talmente vasta e sofisticata da essere in grado di modificare la lettura della storia del Comune di Bergamo e disorientare gli storici per lunghissimo tempo

Saggio del dr Francois Menant

Alterazione della storia di Bergamo  la famiglia Bonghi

 

 

Occhio quindi alle tante genealogie che trovate anche su siti in un certo modo ritenuti affidabili .Quando una genealogia scende sotto il XII secolo cominciate a sentire il bisogno di stare particolarmente all'erta

 

 

 

Introduciamo un concetto fondamentale : il filo rosso di buona parte della ricerca genealogica e della ricostruzione di storia familiare che ci sara' possibile fare

 

 

INDIVIDUAZIONE VERBALE E SCRITTA

 

individuazione verbale in mancanza di nome familiare :

l'estensione di una comunita rende l'individuazione piu' o meno difficile , per cui le parole utilizzate per esprimerla sono di necessita' piu' complesse

Antonio chi ? ...............Quale Antonio ?

lo si lega a qualche particolare della memoria collettiva : quello che ........

dapprima si ricorre al rapporto parentale : figlio di .......nipote di .........fratello di .........

si ci aiuta col mestiere praticato da lui o dal padre

poi alla toponomastica : quello che abita vicino a.................o colui che viene da ...........

per un proprietario si ci aiuta col nome delle terre che possiede

per altri ci si aiuta con un eventuale soprannome

.......................................

 

 

l'individuazione notarile

richiede una precisione maggiore di quella verbale, una identificazione che tenti di resistere alle omonimie ed allo scorrere dei secoli per assegnare dei diritti all'individuo ed ai suoi eredi

 

 

Probabilmente il cognome italiano nasce a Venezia poco oltre la meta' del secolo XI e poi ha una lenta diffusione nel resto d'Italia dove comincia ad attestarsi in un periodo successivo al 1150

Perche' si sente il bisogno di inserire il nome familiare nei criteri d'individuazione ?

E perche' fino ad allora non se ne era sentito il bisogno ?

Beh comincia a sentirsi l'aumento della pressione demografica: la popolazione inizia a crescere

Inoltre la mancanza di una identificazione precisa nei documenti puo' essere che voglia dire che non ne era sentito il bisogno in una societa' che si presentava immobile economicamente e socialmente

e puo' essere che voglia parlarci di una concezione della societa' che fino ad allora non aveva previsto e non faceva immaginare cambiamenti in futuro ma che ora cominciava a registrarne

E solo quando nella societa' comincia a prodursi un cambiamento che rende utile far sapere che si e' figli o nipoti di qualcuno, che comincia a comparire il nome familiare o cognome moderno

il passaggio tra l'identificazione di un individuo a l'identificazione di un individuo sia come singolo sia come facente parte di un gruppo familiare segna un cambio di qualcosa da definirsi all'interno della comunita' che ha effetti politici

 

 

 

 

La ricerca genealogica ha come spirito guida il cognome "moderno"

Specifico cognome "moderno" perche' e' inutile confonderlo con il cognome romano o col sistema d'individuazione romano infatti per quanto riguarda il cognome la frattura col mondo romano e' abbastanza netta

 

SALTO SUBITO ALLA CONCLUSIONE LE PRIME COGNOMIZZAZIONI IN TOSCANA ( E RIGUARDANO SOLO FAMIGLIE DEL CETO DIRIGENTE DI QUEL MOMENTO ) AVVENGONO UN PERIODO COMPRESO TRA LA META' DEL XII SECOLO E LE PRIME DECADI DEL XIII

 

LO SVILUPPO SOCIO-POLITICO ERA DIVERSO NELLE VARIE CITTA' TOSCANE .

PISA E LUCCA ERANO COMUNITA' CON UNA RINASCITA STORICA E COMMERCIALE CHE SI SPINGEVA MOLTO INDIETRO ED ERA DI PARECCHIO ANTERIORE ALLA RINASCITA FIORENTINA MA IL FENOMENO COGNOMIZZAZIONE AVVIENE PER TUTTE NEI MEDESIMI ANNI

 

DOBBIAMO PORRE IN EVIDENZA COME IN TOSCANA TRA LA FINE DEL XI SECOLO E LA META' DEL XII SECOLO VENISSE INTRODOTTO L'USO DELL'ARALDICA

E L'ARALDICA TOSCANA AVESSE RISPETTO ALLA ARALDICA NORDEUROPEA LA TENDENZA A UN BLASONE FAMILIARE ( CIOE' NON INDIVIDUALE )

 

SI PUO' PENSARE CHE L'ARALDICA ABBIA SVOLTO UN RUOLO DI INCUBATORE E DI CATALIZZATORE PER I PRIMI COGNOMI

 

 

 

Avanti all'utilizzo dei cognomi vigeva il sistema patronimico nella forma X figlio di Y nipote di Z ( in forme piu' semplificate o in forme piu complesse : complesse cioe' che prevedevano l'uso di elementi aggiuntivi come soprannomi mestieri provenienze ecc...) che come spieghero' alla lunga si rivelava un sistema disgregante il gruppo parentale

La memoria dei legami parentali non superava il secolo ( come oggi dove si fa fatica a ricordare il bisnonno ) , dopo un secolo infatti difficilmente in mancanza di un sistema unificante si conservava memoria del legame parentale mentre nel frattempo operavano gli stessi fattori disgreganti odierni : liti ,interessi ereditari . convinzioni politiche , amicizie diverse , stato sociale e ricchezza che fanno si che anche oggi i membri di una stessa famiglia si sparentino ( e questo nonostante la presenza di un cognome )

Nei secoli intorno al 1000 il numero dei parenti e la loro capacita' di far gruppo coeso era segno di forza all'interno della comunita'

 

 

TUTTI I PRIMI COGNOMI RIGUARDANO GRUPPI PARENTALI CHE FANNO PARTE DEL CETO DIRIGENTE VIGENTE IN QUEL MOMENTO

 

drssa ENRICA SALVATORI -------- In sostanza fino alle soglie del Duecento a Pisa vige praticamente incontrastato e diffuso nei vari ceti sociali un unico sistema di denominazione degli individui, che si rispecchia nella formula X filius Y ; parallelamente, tuttavia, le famiglie socialmente e politicamente più importanti, che assumono una precisa strategia famigliare di coesione, di unità di interessi e di residenza, elaborano una formula di denominazione collettiva che li identifica chiaramente, nei confronti della società cittadina, come gruppo compatto. Tale 'coscienza di sé' è così forte e così poche sono le famiglie che possono vantarla, che l'uso di questa formula risulta fatalmente limitato ai casi in cui i membri del gruppo agiscono insieme, collettivamente, a difesa appunto degli interessi di famiglia.

 

QUASI TUTTI I PRIMI COGNOMI SI ORIGINANO DAL NOME DI UN ANTENATO PER CUI NEL MOMENTO IN CUI APPAIONO SI FATICA A DISTINGUERLI DA UN PATRONIMICO

POICHE' LA CARATTERISTICA FONDAMENTALE DEL COGNOME E' L'EREDITARIETA' TRA LE GENERAZIONI E' EVIDENTE CHE DI IMPRESCINDIBILE AIUTO E' LA RICOSTRUZIONE GENEALOGICA DELLA FAMIGLIA PER COMPRENDERE QUESTO FONDAMENTALE MOMENTO

 

 

ANCHE PERCHE' IL NOME FAMILIARE NON GODE DI UN PRIVILEGIO DI UNICITA' ANCHE IN GEOMETRIE GEOGRAFICHE RISTRETTE . COSA EVIDENTE AD ESEMPIO PER I ROSSI, I LOMBARDO, I PIERI ...................

UNA FAMIGLIA CON UN CERTO NOME FAMILIARE NON E' DETTO ABBIA LEGAME GENEALOGICO CON UNA SUCCESSIVA COL MEDESIMO NOME FAMILIARE

 

Credo che la datazione della nascita del cognome fuor che dal dr Roberto Bizzocchi ( ed in parte dal dottor Michele Luzzati ) sia stato argomento di studio molto se non del tutto trascurato dagli storici italiani

Stranamente :

Questo fatto infatti porta a grande confusione quando gli storici o i genealogisti affrontano il tempo in cui il cognome di una famiglia non c'e' ancora ma si sta formando scambiando spesso per cognome quello che solo e' un patronimico o accettando come vere attestazioni infondate di cognomi quando ancora non potevano esistere

Noto le mie medesime considerazioni sull'individuazione familiare , in uno studio ormai un poco datato sull'onomastica pisana della drssa Enrica Salvatori

 

Enrica Salvatori----Una qualsiasi indagine sulla nascita e sulla diffusione del cognome entro le più importanti famiglie pisane è considerevolmente facilitata dal fatto che molte di queste sono state oggetto di studi prosopografici approfonditi, alcuni già pubblicati (40), altri ancora contenuti in tesi di laurea, conservate presso il Dipartimento di Medievistica dell'Università di Pisa . Si tratta nella grandissima maggioranza di famiglie del ceto consolare cittadino, importanti per agiatezza economica e coinvolgimento politico, per le quali si può risalire ad antenati di XI secolo. Tuttavia, al di là del ben giustificato ottimismo che tale abbondanza di lavori induce nello studioso di antroponimia, devo purtroppo notare che solo in poche di queste opere ho riscontrato una decisa sensibilità verso le questioni antroponimiche, che si esplica essenzialmente con l'attenzione al significato e all'uso dei patronimici e col rilevare tempi e modalità della prima comparsa del nome di famiglia. Nella maggior parte dei casi, invece, l'autore dello studio prosopografico non fornisce sistematicamente per ogni individuo la forma antroponimica con cui è espresso ma, una volta identificata la sua appartenenza a una determinata famiglia, lo nomina utilizzando un `cognome' che sovente compare più tardi o non è attestato in quella forma per quell'individuo. Nonostante questo 'vizio di forma' è tuttavia possibile ricavare diverse e interessanti considerazioni sugli usi antroponimici di queste famiglie, in gran parte già formulate dagli stessi autori degli studi prosopografici -----Enrica Salvatori

 

 

 

Invece e' molto utile capire quando un cognome nasce e sapere quando non lo si deve cercare nei documenti perche' non ancora esistente

porto esempi danteschi ( come piu' accessibili a tutti ) :

il Bellicione Berti Ravignani come Bellincione della famiglia dei Ravignani

il Cacciaguida dantesco proposto spesso con un inaccoglibile Cacciaguida della famiglia degli Elisei

 

Cacciaguida l'antenato di Dante non aveva un cognome : le varie enciclopedie che lo definiscono Cacciaguida degli Elisei sbagliano Uno perche' non e' provato da niente che tra gli antenati di Cacciaguida figurasse un Eliseo . Due perche' al tempo della nascita di Cacciaguida ( per il quale deduttivamente e convenzionalmente si considerano i seguenti dati anagrafici Firenze, 1091 circa – Palestina, 1148 circa ) a Firenze non esisteva l'uso del cognome

Eliseo fratello di Cacciaguida infatti non era uno degli Elisei era semplicemente l'eponimo degli Elisei cioe' l'antenato da cui prendono il cognome familiare

Quando si parla di Bellincione Berte dei Ravignani si parla di un personaggio che probabilmente era figlio di un Berto di un Ravignano ma non non si puo' parlare di un individuo appartenente ad una famiglia cognominata Ravignani di cui in quel tempo non esisteva il cognome a Firenze

 

 

Capita anzi capitava negli anni passati che lo storico serissimo si lasciasse avviluppare nella trappola di dare a un gruppo parentale un cognome in tempi in cui non lo ha ancora (precorrendo il futuro)

Ho letto e riletto Enrico Fiumi nelle sue opere su Prato e San Gimignano e sempre una cosa mi ha dato una sensazione sgradevole

L'ottimo e acuto storico perde storicita' nel dare un cognome a individui che ancora non lo hanno , un cognome insomma che avranno solo i suoi discendenti

E mi pare che questo falsi e confonda il lettore e lo disorienti su un argomento cosi importante

 

 

 

A seminar confusione ha contribuito in modo massiccio la Nobilta' come classe sociale

Questa classe tento' per alcuni secoli una sorta di profondo restyiling delle proprie origini , cancellandone ogni traccia di fortuna mercantesca e sprofondandole nell'alto medioevo , con la creazione di una reticolo articolato di falsita'

Le famiglie nobili o che vantavano di esser tali ( come vedremo nella seconda parte ) infatti hanno sin dal XIV secolo costruito una falsa storia da cui ancor oggi facciamo fatica terribile a liberarci

Falsa storia con false leggende talvolta sopportate con falsi documenti ( talvolta si sono create addirittura false lapidi marmoree ) Falsate le loro origini documentabili spostandole indietro di secoli

Poiche' il concetto di nobilta' e' sempre stato uno dei piu' vaghi tra le invenzioni dell'uomo, i nostri antichi cercavano di retrodatare il piu' indietro nel tempo le origini familiari

Anche Dante Alighieri tentera' di dare antichita' alla sua famiglia e allacciarla ai primi abitatori romani di Firenze

Boccaccio con l'intento di incensare il sommo poeta inventera' Eliseo dei Frangipani venuto da Roma ad abitare in Firenze , inventando una sequenza genealogica infondata e che avvalorera' anche una famiglia Frangipani di antichita' romana e una famiglia Elisei di antichita' fiorentina con un'antichita' anteriore al mille

 

Praticamente ogni famiglia nobile o che aveva l'ambizione di farsi passare per tale ha creato su di se una falsa storia che ha pero' confuso , talvolta, anche molto profondamente la percezione reale della storia dei luoghi italiani ( grandi citta' e piccoli paesi ) , e che e' compito degli storici attuali cancellare via via per riportare il tutto al vero

E questo sin dai tempi piu' antichi. In ambito fiorentino e' infatti oramai prevalente la posizione di quanti ri tengono che la famosa cronaca del Malispini altro non sia che una copia tardo trecentesca di quella del Villani costruita per dare antichita' ad alcune famiglie in particolare quella dei Buonaguisi ( contiene ad esempio , la poco credibile creazione di cavalieri fatta da Carlo Magno a Firenze )

La falsificazione genealogica e' antica forse quanto il mondo

 

Oggi la cosa puo' apparire patetica . Poi pero' ( a riprova di quanto un simile costume abbia avuto un effetto negativo nella cultura della massa ) si leggono cose improponibili ancora oggi .Talvolta scritte in buona fede da parte di appassionati ingenui e ignoranti talaltra scritte nella piu' cosciente malafede. Spesso cassa di risonanza a invenzioni e fantasie del passato .Ho RECENTEMENTE letto su Internet di un libro pubblicato nel corrente 2020 relativo alla famiglia fiorentina degli Agli fiorentini , a cui si attribuisce ( nel 2020 ! ) l'origine da una Gens romana

E' una pazzia storico-genealogica una cosa del genere. Trionfo del kitsch : dell'ignoranza o della facciatosta . Non esiste nessuno studio storico in grado di documentare legami ( nemmeno sospetti ) tra famiglie "moderne" e gens romane ( la cesura col mondo romano e' netta segnata da una totale mancanza di patrimonio documentario ). Nemmeno le famiglie piu' importanti della Roma moderna possono superare con le loro radici il periodo medioevale. Anche tenendo conto che la citta' di Roma nel medioevo decade alle dimensioni di un paesotto di 30.000 abitanti : le possibilita' di dimostrare che una Gens romana sia sopravvissuta in mezzo ad uno spopolamento cosi massiccio ( dovuto ai lunghi periodi di pestilenze , carestie , saccheggi , uccisioni per guerre , mescolamenti razziali ) e sia riuscita a superare la decadenza economica che tende a rarefare i documenti, e ' folle

Quando qualcuno vi rimanda a personaggi del secolo XI diffidate . Ben poche famiglie sono in grado di documentare antenati nello XI secolo

 

 

VI RIMANDO AD ALCUNE CONSIDERAZIONI IMPORTANTI SUGLI ANNI DI NASCITA DEI PRIMI COGNOMI IN TOSCANA E FORSE IN BUONA PARTE DELL'ITALIA

E ALLA CONSIDERAZIONE CHE :

UNO STORICO NON DEVE IGNORARE A QUANDO DATANO I PRIMI COGNOMI NEI LUOGHI DI CUI STA RICOSTRUENDO LA STORIA; PERCHE' L'INIZIO DELLA COGNOMIZZAZIONE HA CONSEGUENZE POLITICHE E SOCIALI DA NON TRASCURARSI

 

E ATTIRO L'ATTENZIONE SULLA FUNZIONE DELL'ARALDICA NEL CONGELAMENTO E NELLA FISSAZIONE DEL NOME FAMILIARE

 

 

come nascono e quando i primi cognomi   Il cognome e lo stemma

 

 

 

OGGI TUTTI ABBIAMO UN COGNOME

MA OGNI FAMIGLIA ( GRUPPO PARENTALE ) HA UNA SUA STORIA

VI SONO FAMIGLIE CHE SI SONO COGNOMINATE PRIMA ED ALTRE CHE SI SONO COGNOMINATE DOPO : LA COGNOMIZZAZIONE DELLE FAMIGLIE ITALIANE E' UN PROCESSO MOLTO LUNGO CHE GIUNGE IN TALUNI LUOGHI FIN QUASI AL MILLEOTTOCENTO

CIOE' PER ALCUNE FAMIGLIE PERSISTE FIN QUASI AI GIORNI NOSTRI LA MANCANZA DI UN COGNOME STABILE

 

 

Di un recente libro :

Porto l'attenzione sul dr Roberto Bizzocchi che ha pubblicato uno studio sui cognomi italiani con le edizioni Laterza

I COGNOMI DEGLI ITALIANI Una storia lunga 1000 anni

di cui consiglio vivamente la lettura

Studi di questo tipo sono rari e preziosi e con un minimo di documentazione rarissimi e' quindi un'opera utilissima che da notevoli spunti di riflessione e quindi da leggere senzaltro

Non condivido il modo di proporre alcune argomentazioni relative alla nascita del cognome , ma trovo l'opera valida e meticolosa nel mostrare il lungo percorso , non sempre senza ostacoli , che porta alla fissazione del nostro cognome cioe' del cognome nella forma che portiamo ai giorni nostri

 

 

 

Analisi dell' onomastica familiare italiana

 

I cognomi italiani nel medioevo.......dr Simone Collavini

 

Il cognome bizantino

 

cognomi veneti

 

Codice diplomatico padovano

 

Antroponimia cognominale napoletana

 

Antroponimia cognominale e aristocrazia

 

Antroponimia lombarda cognominale

 

Milano secolo XI

 

Ceto dirigente Genova secolo XII e XIII

 

Precocita' del cognome nel Piemonte

 

evoluzione sistema onomastico a Monselice X a XIII

 

Roma antroponimia X secolo

 

Roma antroponimia X e XII secolo

 

Baroni di Roma Dominazione signorile nel duecento

 

Note sulla nobilta' romana

 

celebrazione aristocratica nello Stato della Chiesa

 

Abruzzo normanno

 

Macerara antroponimia cognominale

 

Codice diplomatico toscano

 

Siena antroponimia

 

Giuramento a Pisa nel duecento della dressa Enrica Salvatori

 

Pisa antroponimia dressa Enrica Salvatori

 

Pisa antroponimia dressa Enrica Salvatori

 

Pisa antroponimia dressa Enrica Salvatori

 

 

Pisa antroponimia XI e XIII dressa Enrica Salvatori

 

Visit W3Schools

 

 

Capitanata antroponimia cognominale

 

Catania antroponimia cognominale

 

carte napoletane X-XII .....dr Matteo Villani

 

Nobilta' napoletana della prima eta' angioina

 

Gaeta antroponimia dal IX allo XI .....Dr Errico Cuozzo

 

nobilta' di Capua

 

Antroponomia rurale cavense XIII e XIV

 

nomi e cognomi aristocrazia

 

Militia Neapolitanorum

 

Particolarismo napoletano nell'alto medioevo

 

Antroponimia di Grumo Nevano1 del dr Giovanni Reccia

 

Antroponimia di Grumo Nevano2 del dr Giovanni Reccia

 

 

 

 

 

Utilizziamo pochi vocaboli per tentare di chiarire i concetti

STIRPE , SANGUE , CAPOSTIPITE o , COGNOME , GENEALOGIA o ALBERO GENEALOGICO, CASATO

la pur richissima lingua italiana e' di fatto ambigua

Questo perche' la STORIA di FAMIGLIA e la GENEALOGIA sono solo di recente acquisizione alla STORIA come scienza e quindi mancano ancora di un linguaggio specifico (direi tecnico )che permetta precisione comunicativa e uniformita' di comprensione del significato

 

 

STIRPE = il complesso di individui che discendono da uno stesso capostipite e che , si diceva metaforicamente, hanno lo stesso sangue cioe' sono consanguinei

Questi individui hanno sempre una medesima GENEALOGIA ( condividono l'albero genealogico cioe' i legami genealogici )

 

 

 

CASATO =la denominazione cognominale di un insieme di individui che appartengono alla stessa stirpe

 

 

 

 

ACCADE TALVOLTA UN CASO PARTICOLARE ( sempre piu' comune da incontrarsi quanto piu' si risale indietro nel tempo ) :

 

 

 

 

 

 

 

Di un qualunque casato ( gruppo parentale col medesimo cognome ) a caso . possiamo dire che l'assunzione del cognome avviene tra il 1100 ed il 1800

Coesistono cosi in questo intervallo temporale gruppi parentali cognominati (casati ) e gruppi parentali privi di un cognome stabile

Michele Luzzati esamina la situazione di Pisa nel quattrocento :

 

 

una ricerca del dr Michele Luzzati   Prima del cognome

 

Memoria genealogica in assenza di cognome nella Pisa del Quattrocento studio di Michele Luzzati

Publications de l'École Française de Rome Année 1986 90 pp. 87-100

 

 

Fino al 1200 in quasi tutti i luoghi italiani non esisteva il cognome come lo intendiamo noi ( questo salvo rarississimi casi : Veneto..... )

Le persone uscendo dall'eta' delle invasioni si distinguevano solo coi patronimici

Nome con eventuale soprannome , nome del padre , nome del nonno eventualmente il mestiere , eventualmente un luogo di provenienza

Qualcuno un cui antenato si era particolarmente distinto nell’immaginario collettivo godeva di una specie di cognome

dei figli di Gioco , dei nipoti di Pesce , degli uomini detti Capoinsacchi , …….

Quando lo scambio della proprieta’ immobiliare si fa piu’ vivace si avverte la necessita di un identificazione piu’ sicura dell’individuo negli atti notarili , identificazione che superi il filtro del tempo che renda semplice agli eredi nel futuro il dimostrare la legittimita’ di una proprieta’

 

 

 

Uno studio di molta importanza di ricostruzione delle genealogie delle famiglie fiorentine nello XII secolo del dr Enrico Faini

Genealogie fiorentine ...........................GENEALOGIE FIORENTINE secolo XII by DR ENRICO FAINI

 

 

 

Nasce il cognome ( questo legato comunque all’identificazione che gli altri davano all’individuo ) alcuni gruppi parentali si cognominano gia’ nelle prime decadi del millecento per moltissimi altri il processo sara’ di stabilizzazione in un cognome sara' assai piu' tardo

Dal 1560 il concilio di Trento obblighera’ ad avere un cognome , dovendo i parroci istituire i registri dei battezzati ( per evitare matrimoni tra consanguinei ), ma non dovunque la disposizione sara’ rispettata

Si arrivera’ al 1700 e persino al 1800 in taluni piccoli luoghi dove compaiono ancora famiglie senza cognome

E’ evidente che per quanto indietro si possa risalire quando dal sistema cognominale si passa al sistema patronimico le difficolta’ di riconoscimento dei nostri antenati diventano grandissime

Penetrare sotto l’anno 1150 e’ un eccezione

Mi pare evidente che il sistema patronimico favorisca la disgregazione familiare ( individui di una stessa famiglia dopo alcune generazioni sono disgregati e con grosse difficolta' a stabilirne origini comuni )

le attestazioni Alberto di Guido di Alberico e Rosso di Guido di Alberico fanno pensare alla possibilita' di trovarci di fronte a due fratelli

Luigi di Alberto di Guido e Iacopo di Rosso di Guido cominciano a perdere l'evidenza della paentela

Giacomo di Luigi di Alberto e Enrico di Iacopo di Rosso paiono aver perso gli elementi distintivi della parentela

 

Il sistema a cognome aggiunge sicuramente qualcosa

Fatte salve le omonimie , che possono verificarsi per la presenza d'identificazioni uguali in luoghi diversi (Fabbri : i figli del fabbro a Pisa e i figli del fabbro a Pistoia;i figlio del Rosso di capelli......................

inserisce nell'identificazione un elemento che puo' essere ereditato e quindi trasmissibile che da un'evidenza di parentela anche dopo molte generazioni

 

 

 

considerazionigenealogiche

 

 

 

Il cognome quasi sempre ( ci sono eccezioni particolari ) sono stati gli altri a darcelo

 

In Italia, l'uso di una specie di cognome è, inizialmente, una prerogativa delle famiglie feudali.

Nel senso che vengono individuati dagli altri o per un nome che si ripete nella genealogia o per un luogo su cui esercitano il potere feudale o per il luogo di un loro castello

Il cognome vero e proprio credo che esclusa l'area veneta si diffonda quasi ovunque in Italia tra il 1150 e il 1200 ( probabilmente catalizzato dalla diffusione dell'araldica ) ed il fenomeno riguarda prima il ceto dirigente per poi estendersi lentissimamente agli altri soppiantando il sistema patronimico ( in alcuni luoghi alla fine del settecento non esistono ancora cognomi stabili )

il ceto dirigente e' qualcosa di mobile per cui tendono ad emergere sempre nuove famiglie ed altre ad uscirne , per cui vi e' un continuo fissarsi di nuovi cognomi

Poi il cognome ,come detto, si estende anche fuori dai ceti dirigenti

Fare considerazioni sulla diffusione del cognome all'interno dei vari strati della societa' non credo sia sempre facile

A Firenze si riesce a fare questo calcolo per mezzo del çatasto ( misura fiscale ) istituito nel 1427 il 36% delle dichiarazioni cittadine appartiene a individui ( capofamiglia) cognominati il 64 % e' ancora legato al sistema patronimico ( ovviamente la parte del leone tra i cognominati e' fatta dalle famiglie del ceto dirigente )

.

 

Infatti a seguito della grande crescita demografica avvenuta in Europa tra il X secolo e l'XI secolo, divenne sempre più complicato distinguere un individuo da un altro usando il solo nome personale ( o un soprannome ) ed il nome del padre. L’aumentata circolazione delle merci e l’aumentata circolazione di denaro e di trasferimenti mobiliari ed immobiliari rende necessario indicare negli atti di compravendita o di affitto o di prestito , ecc…,  con precisione i contraenti . La voce popolare identifica ogni  individuo , e quando le persone cominciano ad essere tante , adotta degli stratagemmi per non confondere individui con lo stesso nome , in modo che ogni singolo sia facilmente e senza equivoco riconosciuto da tutti.

Il nome insieme al nome  del padre e del nonno ( meno frequentemente quello della madre ) sono l’indicazione piu’ comune, ma spesso compare anche  il mestiere o il luogo di provenienza ( nel caso di persone provenienti da altri luoghi ) oppure un soprannome ( vocato ,detto, chiamato …. ) Cosi oppure l'indicazione del padre e della madre (es. Petrus Leonis equivaleva a Pietro figlio di Leone) o spesso il riferimento ad un membro della famiglia molto conosciuto (eponimo)oppure  la provenienza (Montanaro, Dal Bosco, ecc.) oppure un nomignolo originato da un pregio o difetto fisico (Gobbo, Rosso, Mancino, ecc.), oppure dal mestiere (Sella, Ferraro, Marangon, ecc.)

Il notaio cerca d’identificare con la maggior accuratezza possibile i contraenti  di un atto perche’ si possa risalire ai contraenti anche nel futuro. Adotta cosi  quasi le medesime convenzioni

A lungo andare si fissa un mezzo di riconoscimento che vale a distinguere i componenti di una famiglia e viene a valere per  tutti i discendenti

 

Uno studioso di genealogia dovrebbe iniziare i suoi studi PRIMA dalla cognomastica ) come diceva Giovanni Grimaldi nel forum IAGI )

Infatti  l’etimologia del cognome puo’ dare indicazioni preziose su fatti riguardanti la famiglia avvenuti in passato

Nell'analisi di un cognome si dovrà tenere dunque presente l'epoca di formazione della forma originaria e la zona di attestazione, perchè un cognome potrà risentire della lingua (e/o dialetto locale), successive trasformazioni fonetiche ecc. ( Grimaldi nel forum IAGI )

 

Da notare che per circostanze diverse , ma spesso per una migrazione , una famiglia puo’ modificare il cognome perche’ la gente del posto gli impone una nuova identificazione o talvolta l’imporsi di un uomo particolarmente in vista puo’ dar vita ad un nuovo ramo che da quest’uomo prende il nome ). E questo fatto puo’ anche ripetersi

 

Il Concilio di Trento terminato nel 1563 sancisce l'obbligo per i parroci di gestire un registro dei battesimi con nome e cognome, al fine di evitare matrimoni tra consanguinei e finisce per rendere obbligatorio a tutti l’uso del cognome

 

 

 

 

 

 

 

La ricerca genealogica si fa metodologicamente scendendo documento dopo documento da noi di figlio in padre , di padre in nonno, di nonno in avo , di avo in avo , di luogo in luogo, utilizzando documentazione degna di fede utile allo scopo ( documenti anagrafici o documenti sostitutivi di quelli anagrafici ) ricavandone appunto i relativi dati anagrafici

Una sorta di ricerca scendendo nel passato col filo a piombo, da un antenato a quello precedente , desumendo via via la posizione nell'albero genealogico e l'ordine cronologico dei vari individui

 

Giu' giu' fino agli anni intorno al 1600 ( anni in cui i dettami del Concilio di Trento vengono rispettati quasi ovunque dai parroci ) la ricerca a ritroso e' abbastanza agevole perche' gli archivi civili e religiosi sono pieni di dati su ogni famiglia italiana ed ogni gruppo parentale viene identificato dai parroci con un medesimo cognome per evitare matrimoni tra consanguinei

L'abbastanza agevole e' legato alla perdita di documenti per incurie o disgrazie e alla forte mobilita' delle famiglie di luogo in luogo , che rende il filo genealogico come il percorso di un fiume carsico che ogni tanto scompare per ricomparire poi in un altro luogo talvolta con un cognome diverso

 

Ove non si faccia una ricerca allargata da subito ,occorre sempre dubitare che l'albero ricostruito sia al sicuro dal rischio di omonimia

Le famiglie italiane hanno sempre utilizzato uno stock ristretto di nomi Ripetendosi nei vari rami il nome del nonno del padre dei fratelli. .........

In Toscana si diceva "rifare i morti" cioe' una sorta di onore reso ai defunti dando alle nuove generazioni nomi cari alla tradizione di affetti familiari

 

 

METODI DI RICERCA ..............................Riflessioni sulla ricerca genealogica

 

FRAINTENDIMENTI e TERMINOLOGIA ..............................Riflessioni sullo studio del cognome

 

 

 

Molto spesso la ricerca genealogica riguarda la famiglia del padre e la famiglia della madre ,talvolta si allarga ulteriormente e tende a ricercare notizie su tutte le famiglie che compongono l'albero

Ognuno ha un suo modo

 

Io ho preferito la ricerca sul cognome che ritengo piu' "storica" e molto piu' utile nei suoi aspetti politici, sociali ,economici, storici (cioe' ritengo il campione preso in esame (che ha come indice comune il cognome ) di molto maggior interesse di un campione privo di un elemento unificante di un certo valore ) :

La casuale parentela non puo' dare valore particolare al campione , perche' in definitiva siamo tutti parenti. E neppure la storia di un singolo ramo familiare

Ho quindi svolto una ricerca su tutte le persone che portano il cognome Carnesecchi legati o meno a me da un rapporto di parentela

Come detto un cognome uguale non vuol dire sempre uno stipita comune

 

 

Dicono gli esperti che i cognomi italiani sono oltre 360.000.

Quindi si dovrebbero avere oltre 360.000 ricerche ognuna delle quali comprendente piu' gruppi parentali ( casati ) omonimi

Disegnando cosi una grandissima storia del cognome

 

 

Quando lo storico parla di famiglia spesso commette l'errore di farne un unico insieme e di porre l'attenzione solo a quella parte che appartiene al ceto dirigente e non a quella che raccoglie le bricciole. Ma un CASATO non e' mai un unicum ma e' composto di famiglie piu' ricche e piu' povere

Piu' o meno legate fra loro da considerazioni politiche e sociali a seconda le convenzioni e le necessita' dei tempi

Delinea la sovente trascuratezza degli storici nel seguire il destino dei casati nel loro complesso e seguirne le salite e le discese cioe' il profilo altimetrico economico nei secoli dei vari rami di un casato

Profilo a volte legato ad handicap individuali ma altre a scelte economiche e politiche

A supplire a questa carenza dovrebbe servire quella branca della storia che e' la GENEALOGIA e la STORIA FAMILIARE, cioe a legare microstorie con grande storia

Trovo interessante , in questo senso, il lavoro di Claudia Tripodi che studiando il declino di un ramo degli Spini ha messo in evidenza meccanismi sociali ed economici troppo poco sottolineati

Questa trascuratezza ha spesso privato lo storico di indizi importanti per la ricostruzione della grande storia

Ed i lavori di Sergio Tognetti nel seguire anche se pur per breve lasso di tempo i Serristori e il banco Cambini

Ancor oggi comunque alcuni storici vedono la caduta alla condizione contadina come una vicissitudine impossibile per una famiglia mercantile mentre questo pare contraddetto da diverse realta'

vale sempre e comunque :

ed il rischio di errori per omonimia

 

 

E' evidente che fatta una ricerca genealogica cosi come enunciata e cosi come proposta in questo sito ( su tutto il cognome ) ha aspetti di difficolta' particolari

La ricerca genealogica fatta su questo sito e riguardante tutte le persone con un medesimo cognome parte dall'individuazione dei luoghi dove il cognome era presente e in quei luoghi tenta di ricostruire la storia e la genealogia di quegli individui

Cerca di scoprire se il cognome e' nato in quel luogo (autoctono ) oppure se il gruppo e' collegabile ad altri gruppi in luoghi diversi da cui si e' separato precedentemente

Io non mettero' in luce lo sforzo della ricerca eseguita secondo i canoni canonici ma daro' solo i dati risultanti

Quindi in questo sito si descrivera' l'albero genealogico e la storia familiare dal nonno al nipote ,dal piu' antico al piu' recente, dando cioe' per fatta la ricerca genealogica a ritroso

citando sempre comunque le fonti documentarie , denunciando eventuali interrogativi e dubbi dovuti ad omonimie o a incertezze sui dati

Questo lavoro e' assomigliato al collocare le tessere di un puzzle avendo solo un'idea molto vaga del disegno d'insieme

Denuncio che la lettura di questo sito non e' agevole complice la difficolta' della materia e l'insufficienza del redattore

E' un sito realizzato in modo elementare con l'uso del linguaggio HTML4 , quindi senza grosse pretese di grafica puntando piu' che all'effetto estetico all'attendibilita' delle informazioni trasmesse ; sempre ho cercato di dare per quanto possibile le informazioni che ritenevo vere citando le fonti per permettere il controllo

Ho quindi evitato menu a tendine ( forse piu' gradevoli esteticamente ) perche' mi sembrava si perdesse una visione d'insieme che invece ho ottenuto disponendo i fatti cronologicamente

Per rendere un poco piu' semplice la consultazione ho usato sfondi diversi per i differenti argomenti

 

 

 

 

E’ ovvio che avere uno stesso cognome non vuole sempre dire avere antenati in comune (omonimia )

 

 

Vi prego caldamente di leggere questo estratto da un intervento del prof Alfeo Giacomelli - Università di Bologna, che mi ha onorato della sua amicizia , Estratto un po’ lungo ma molto arricchente per chi ama la geneologia


In molti casi l’articolazione complessa di una famiglia di origini contadine e popolari è facilmente dimostrabile: i Tanari (da Tanaro evidente contrazione di Montanaro) di Gaggio Montano, in pochissimi decenni, già nella seconda metà del Quattrocento divennero articolatissimi e dettero presto origine a due rami cittadini e nobili (di cui uno poi patrizio e marchionale) con persistenti possessi anche locali, ma a lungo sussistettero anche rami soltanto locali e fumanti, in parte discretamente possidenti e con connotazioni ecclesiastico notarili, in parte poveri e quasi proletarizzati. L’origine comune dei ricchi e potenti aristocratici cittadini e dei rami contadini e poveri era perfettamente nota. La famiglia patrizia (che ancora dopo l’unità d’Italia dava un ministro dell’agricoltura) potrebbe ancora sussistere (tra i due secoli c’era ancora un ingegnere a Milano), di certo sussistono, numerosi, i rami popolari nella stessa Gaggio. Processi di decadenza sono attestati con qualche frequenza: i potentissimi conti Panico, derivati dai conti di Bologna, finirono per inurbarsi e decadere a piccola nobiltà – borghesia per poi in gran parte estinguersi e il ramo più rilevante sembra si estinguesse in età moderna migrato a Padova, ma sicuramente altri esponenti decaddero in loco al grado di contadini e fumanti e la mia impressione è che, come per gli Stagnesi, in parte potessero anche decadere ed imparentarsi con famiglie fumanti dell’alta montagna.
Almeno nel caso bolognese, però, sarebbe profondamente errato desumere dalla persistenza, anche frequente, di molti cognomi nobili e patrizi, la persistenza di rami popolari o decaduti di uno stesso casato. A Bologna l’adozione e la sostituzione di famiglie era frequente ma frequentissimo era il caso che i contadini di una tenuta o di un podere nobiliari finissero per essere designati col cognome dei proprietari illustri e che questo si fissasse sostituendo eventualmente diversi cognomi originari: per alcune famiglie questo non sembra essersi verificato, ma per altre è avvenuto in maniera rilevante, specie per Legnani, Lambertini, Magnani, Fantuzzi, ecc. per non parlare degli innumerevoli casi dei cognomi originati da professioni. A Bologna la tendenza alla "sostituzione" di famiglie antiche con altre recenti, in origine caratterizzate da altri cognomi, era così diffusa che in parte venne accettata ed avallata dalle stesse famiglie antiche, mentre in altri casi fu lo stesso potere politico aristocratico a favorirla. Tra Sei e Settecento, ad esempio, un oste suburbano Mittarelli, arricchito, divenne noto come Marescotti in quanto oste "alla Marescotta", osteria collegata in origine ad una tenuta della famiglia patrizia. Il cognome passò al figlio dottore e da lui al nipote Jacopo, lettore dello studio e grande idraulico, particolarmente benemerito per aver difeso gli interessi bolognesi e favorito l’avvio della grande bonifica settecentesca. Gran parte della sua rilevante ricchezza derivava però dalle speculazioni mercantili e dagli appalti del suocero Berselli, specificamente attraverso Civitavecchia, che intorno al 1768-70 vennero convertite in notevoli investimenti immobiliari. Fu lo stesso senato aristocratico a promuoverne d’ufficio la nobilitazione (a cui si aggiunse un marchesato estero) con l’avvallo del cognome Marescotti, sebbene la famiglia patrizia, in decadenza ed a rischio d’estinzione, sedesse ancora in senato. Le proteste di questa non vennero accolte e dettero origine solo ad un compromesso: i nuovi ma ricchi nobili si chiamarono Marescotti Berselli e conseguirono immediatamente parentadi di rango patrizio, mentre gli antichi patrizi declinavano verso rango e parentele borghesi. Del resto le grandi famiglie patrizie erano le prime a fare, da molto tempo, impressionanti falsi genealogici nei quali esse stesse non credevano: a Bologna, ad esempio, i Grassi rivendicavano la continuità coi Grassi "Clarissimi" già illustri e caratterizzati da vescovi nel XII sec.; alterarono probabilmente ancora le loro più specifiche genealogie per nascondere la discendenza illegittima da cardinali e cortigiane e, a loro volta, finirono per riconoscere l’improbabile derivazione di famiglie fiamminghe o dei Grassi del palazzo veneziano, nobilitati da recenti e popolane origini chioggiotte.
Tuttavia in certi casi l’identità delle origini tra famiglie nobili e famiglie popolari potrebbe anche non essere esclusa, perché, per altre famiglie anche importanti, molte diramazioni su vasta scala sono ampiamente documentate per motivi politici, economici (ad esempio filiali mercantili ma talora anche di semplici contadini) o per "servizio" (così, ad esempio, documento esponenti di famiglie capugnanesi in importanti collocazioni a Venezia – Vicenza tra Cinque e Seicento).
…..
Questa lunga digressione solo per confermarle che credo nella microstoria, in una storia minuta e documentata, e specificamente anche in una circostanziata storia delle famiglie. Senza le grandi sintesi storiche la microstoria è insignificante, ma, viceversa, le grandi sintesi spesso rischiano le più grossolane approssimazioni e gli abbagli delle ideologie e la microstoria (anche la storia delle famiglie) può far emergere tutta una trama minuta di relazioni significanti ed insospettate, rompere luoghi comuni sedimentati, far emergere in particolare la complessità e la costante circolarità tra strati sociali, tra mondo urbano e mondo rurale, tra cultura accademica e cultura popolare come tra gerarchia e accentramento ecclesiastico e pietà popolare. Perciò (indipendentemente da ogni specifica valutazione, che ora non sono in grado di dare) le rinnovo il mio compiacimento per la sua ricerca ed anche per la sua "non professionalità accademica". Nonostante la crisi dell’istruzione e dell’università, l’università rimane certamente il luogo privilegiato della ricerca più aggiornata e spesso fuori di essa la ricerca rivela caratteri di improvvisazione e dilettantismo, ma, contemporaneamente non è difficile constatare che anche la ricerca accademica è spesso irretita da preconcetti e pregiudizi consolidati, da autoritarismo, da un’erudizione spesso fine a se stessa e da un eccesso anche servile di citazioni (citare per essere citati) a scapito dell’originalità e della diretta ricerca documentaria, di quella capacità di intuizione e comprensione che spesso deriva immediata da una diretta conoscenza di ambienti, cose e persone, da cui, ad esempio, l’importanza anche di uscire dagli archivi e dagli studi, di andare direttamente sui luoghi per una "storia camminata". Buon lavoro dunque.

 

 

 

 

 

come nascono e quando i primi cognomi   Il cognome e lo stemma

 

 

METODI DI RICERCA ..............................Riflessioni sulla ricerca genealogica

 

 

FRAINTENDIMENTI e TERMINOLOGIA ..............................Riflessioni sullo studio del cognome

 

 

 

 

 

albero genealogico patrilineare

 

Quando ho iniziato la mia ricerca ho scelto di fare una ricerca che previlegiasse il solo elemento maschile

Poi ho cercato di fare una ricerca non solo verticale ma anche orizzontale Ad ogni livello tenendo conto di fratelli e cugini ( e ovviamente della loro discendenza e ascendenza )

Ed infine ho esteso la ricerca a chiunque portasse il cognome in qualunque luogo lo trovassi

Ho cosi individuato una serie di possibili stipiti del cognome o in uno stesso luogo e o in luoghi diversi

Questa scelta teoricamente permetterebbe di confrontare i vari Y-DNA e fissare i legami genetici tra i possibili stipiti prima determinati

Quindi cognome e Y DNA si aiutano vicendevolmente

Anche dal punto di vista storico mi pare una scelta estremamente utile

seguire le vicende seguire le scelte di vita, in reazione agli stimoli sociali seguire le condizioni economiche . le condizioni sociali nello snodarsi delle generazioni .................ci permette di scoprire cose che sarebbero rimaste nascoste.

 

 

Verifica coincidenza stipiti con Y DNA

 

 

 

 

COGNOMI PARENTI

 

ALBERO GENEALOGICO PLURICOGNOMINALE

 

tratto da : Associazione italiana studi tolkieniani

 

 

L'albero genealogico pluricognominale io ritengo ha un' utilita' limitata dal punto di vista della ricerca

Trovo la ricerca genealogica pluricognominale abbastanza dispersiva dovendo seguire una serie di cognomi grandissima mentre una ricerca per cognome ha una valenza capace di apportare elementi nel seguire l'evoluzione sociale dei vari rami di gente partita dal medesimo punto di partenza

Forse non riflettiamo abbastanza ( come lo sceicco della favola coi chicchi di grano ) sul fatto che :

considerata ipoteticamente una generazione ogni 25 anni

In quattro secoli si succedono 16 generazioni che ci permettono di scendere al 1600 (anagrafe religiosa : primi effetti del concilio di Trento e diffusione generalizzata del cognome )

In otto secoli si succedono 32 generazioni che ci permettono di scendere al 1200 ( eta' in cui possiamo ipotizzare una iniziale ( scarsissima ) diffusione del cognome su scala nazionale)

 

Quindi in quattro secoli all'interno del nostro albero possiamo trovare un massimo di circa 65.536 cognomi

Quindi in otto secoli all'interno del nostro albero possiamo trovare un massimo di circa 4.294.967.292

 

Ovviamente questo non e' possibile : infatti nel nostro albero abbiamo moltissime parentele multiple cioe' nel nostro albero uno stesso cognome compare piu' e piu' volte riducendo drasticamente il numero di cognomi che vi compaiono . Quanto piu' la famiglia era stanziale quanti minore e' il numero dei cognomi diversi che compaiono nell'albero

 

 

 

Questi semplici calcoli mostrano una cosa elementare :

NOI SIAMO PARENTI PRATICAMENTE DI TUTTI

 

Memore della sua promessa, chiese all'inventore di tale sublime gioco quale ricompensa desiderasse. Il mercante, con aria dimessa, chiese un chicco di grano per la prima casella della scacchiera, due chicchi per la seconda, quattro chicchi per la terza, e via a raddoppiare fino all'ultima casella. Stupito da tanta modestia, il Principe diede ordine affinché la richiesta del mercante venisse subito esaudita. Gli scribi di corte si apprestarono a fare i conti, ma dopo qualche calcolo la meraviglia si stampò sui loro volti. Il mercante infatti stava chiedendo 18.446.744.073.709.551.615 chicchi di grano, una quantità che avrebbe richiesto secoli di produzione.

 

 

 

 

Pensate quale sarebbe il nostro albero genealogico se fossimo in grado di ricostruirlo per intero

Alla folla di antenati che tutti noi abbiamo e che bene o male fanno udire la loro voce dentro di noi

Di quanti uomini e donne siamo il frutto

Pensate all'immensita' delle storie che ci precedono e al brevissimo spazio temporale che siamo in grado di ricostruire con enormi lacune

 

 

Quasi nessuno e' in grado di ricostruire il proprio albero fino al 1150 ( rarissimi o quasi inesistenti i casi di chi puo' arrivare a documentare il IX--X secolo muovendosi nella boscaglia del patronimico ) quando cominciano ad apparire i primissimi cognomi moderni

Cioe' una goccia di quell'oceano genealogico

Probabilmente in questo cammino genealogico ognuno di noi e' stato figlio di re e figlio di schiavo infinite volte

Chissa' di quali storie meravigliose e di quali tragedie non saremo mai a conoscenza

E' la consapevolezza di quanto poco sappiamo del nostro passato che ci deve rendere restii a moti di vano orgoglio

gia' alla fine del 700 Diderot e D'Alembert indicavano questo concetto nella Encyclopedie

 

"Se si disponesse della genealogia autentica ed esatta di ciascuna famiglia, e' piu' che verosimile che nessun uomo sarebbe stimato o disprezzato in virtu' della sua nascita. Infatti, non v'e' mendicante per le vie che non risulterebbe discendente diretto di qualche uomo illustre, ne' un solo nobile elevato alle piu' alte dignita' dello Stato, degli ordini e dei capitoli, che non scoprirebbe tra i suoi antenati una quantita' di gente oscura. Supponiamo che un gentiluomo d'alto rango, tutto gonfio d'orgoglio per la sua alta nascita, si vedesse passare in rivista sotto gli occhi l'intera serie dei suoi avi, un po' come Virgilio fa contemplare a Enea tutti i suoi discendenti. Da quali contrastanti passioni non sarebbe agitato, vedendo, nello spazio di quattro millenni, un alternarsi continuo, magari a brevi intervalli, di condottieri e di pastori, di ministri di Stato e di artigiani, di principi e di bifolchi?! Da quale tristezza o da quale gioia non si sentirebbe prendere alla vista di tutti gli scherzi della sorte: di fronte a uno spettacolo cosi variopinto, fatto di cenci e di porpore, di strumenti di lavoro e di scettri, di insegne di onore e di marchi d'obbrobrio?! Quale flusso e riflusso di speranze e di timori, di trasporti di gioia e di mortificazione non verrebbe a patire, via via che la sua genealogia gli apparisse brillante o tenebrosa?! Ma se il nostro gentiluomo, gia' cosi fiero dei suoi avi, riuscisse a rientrare in se', considerando con occhi di filosofo tutte queste vicissitudini, non ne sarebbe piu' affatto turbato. Le generazioni dei mortali, alternativamente illustri e abiette, si cancellano, si confondono e si perdono come le onde di un rapido fiume: nulla puo' arrestare la corsa del tempo, che trascina seco cio' che sembrerebbe piu' fermo e imperituro, e lo inghiotte per sempre nella notte eterna".

( voce Genealogia di De Jancourt )

 

 

 

 

COMUNQUE AD OGNI GENERAZIONE C'E' SOLO UN MATRIMONIO CHE CI INTERESSA DIRETTAMENTE E QUINDI NEL NOSTRO ALBERO IN OGNI GENERAZIONE FIGURA UN SOLO NUOVO COGNOME QUELLO DELLA MOGLIE MADRE

CON UN MASSIMO DI SEDICI COGNOMI PER ARRIVARE AL 1600 ED UN MASSIMO DI TRENTADUE COGNOMI PER ARRIVARE AL 1200

 

 

ALCUNI UNISCONO AL PROPRIO COGNOME UNO DI QUESTI COGNOMI SCEGLIENDO TRA QUELLE PARENTELE CHE PENSANO POSSANO DARE MAGGIOR LUSTRO

FORMANDO UN COGNOME DOPPIO

NON SO QUANTO QUESTA PRASSI SIA GIUSTIFICATA

 

 

ABBIAMO VISTO FAR QUESTO IN PASSATO : QUANDO UN RAMO DI UN COGNOME SI ESTINGUEVA E VENIVA , COL BENEPLACITO DEL REGNANTE , PROSEGUITO DA UN ADOTTATO ( DISCENDENTE DA FEMMINA ) CHE INAUGURAVA UN DOPPIO COGNOME

E TROVIAMO COSI SITUAZIONI AL LIMITE IN CUI INDIVIDUI PRESENTANO TRE O QUATTRO COGNOMI

 

 

 

IN REALTA' I LEGAMI CON LE FAMIGLIE DI ALTRO COGNOME SI ALLENTANO GENERAZIONE DOPO GENERAZIONE CIO' CHE SEMBRA NON ALLENTARSI E' PER I MASCHI DI UNO STESSO GRUPPO PARENTALE IL LEGAME CON L'ADAMO PRIMORDIALE ED IL SUO CROMOSOMA Y

 

 

biologia : dal bel sito della famiglia SIRTOLI

Sito della famiglia SIRTOLI

possiamo vedere come si diversificano i DNA nell'allontanarsi delle generazioni

 

Ad ogni generazione il corredo genetico del padre e della madre si mescolano in modo casuale. Di conseguenza, ogni erede condividerà casualmente il 50% del patrimonio genetico con ciascun genitore.

Quindi ad ogni generazione il grado di affinità con ciascuno dei rami si dimezza. I gemelli omozigoti soli costituiscono un caso particolare, perché il loro corredo genetico è identico. Come abbiamo già detto, per la biologia non esiste la parentela affine, ma solo quella tra consanguinei.

Può essere utile sovrapporre allo schema precedente un numero che esprime la percentuale di patrimonio genetico che due individui A e B condividono.Si vede bene che ad ogni salto generazionale il numero si dimezza. Va sottolineato che il grado di parentela tra fratelli è 50, perché vi sono stati due rimescolamenti indipendenti del DNA dei genitori. Sarebbe 100 dal punto di vista del DNA solo per gemelli omozigoti, cioè perfettamente identici.

DNA

Le moderne tecniche di analisi sono in grado di misurare il grado di somiglianza di due DNA, che si esprime in centimorgans (cM). Senza addentrarci nel significato di tale unità di misura, diciamo solo che il numero scende rapidamente con la distanza di parentela: tra padre e figlio è circa 3500 cM, mentre tra cugini di primo grado scende a 874 cM. Inoltre, a causa del rimescolamento casuale del DNA, ci si aspetta una certa variabilità nella somiglianza, dunque i valori ammissibili sono compresi tra un minimo ed un massimo, con una media più probabile. La tabella seguente mostra i valori attesi per i diversi gradi di parentela.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I cognomi italiani si dice siano circa 350.000 ( come abbiamo visto poi ciascuno puo' contenere piu' casati )

Se venisse privilegiata solo la ricerca sul cognome paterno o al piu' materno sarebbe possibile , io credo una raccolta molto piu' razionale di microstorie e di dati

Cosi gli scarsi cultori della genealogia in realta' producono un lavoro fortemente disperso

Esaminano decine di famiglie E sara' molto difficile in futuro ( anche disponendo di computer piu' potenti ) utilizzare i dati raccogliendoli a fattor comune

 

 

 

 

 

 

 

considerazionigenealogiche

 

 

La ricerca genealogica pare prendere slancio quando i ceti dirigenti perdono slancio , quando cioe' la societa' tende a ripiegarsi verso il passato e perdere la fiducia verso il futuro

Fosse cosi questo sarebbe un malinteso

E' dal passato , dagli esempi di quell'eroismo quotidiano dei nostri antenati in tempi sicuramente molto piu' difficili che dovremmo trarre la volonta' di aggredire il futuro per creare una societa' migliore e far emergere la nostra forza ed il nostro carattere

 

 

 

Nella ricerca genealogica e nella ricostruzione della storia di famiglia occorre aver ben chiari alcuni concetti

Occorre premettere che le varie famiglie italiane prendono il cognome moderno in un lungo lasso di tempo , chi prima chi dopo ,in un lungo spazio di tempo che va dal 1150 al 1563 ( chiusura del concilio di Trento ) ed in alcune piccole localita' anche molto oltre il concilio di Trento ( si sfiora addirittura il 1800 )

Prima del cognome esisteva il sistema patronimico , talvolta in piccolissimi borghi solo un soprannome

E' evidente come la presnza del cognome renda piu' facile la ricerca genealogica , perche' se e' sempre vero che un medesimo cognome non e' garanzia di un medesimo stipite , nello stesso luogo un ugual cognome rende piu' probabile la parentela

 

 

 

 

 

AAA ( fatte salve come vedremo le prime cognomizzazioni ) Il nostro cognome non ce lo siamo scelti noi . Il cognome , salvo rare eccezioni nel passato erano gli altri a darcelo e non noi a scegliercelo. Come detto mutando il luogo di residenza poteva accadere ci fosse cambiato il cognome ( questo e' meno facile dopo il 1560 quando il cognome comincia a diventare piu' stabile )

il cognome era un modo con cui gli altri ci collocavano , ci identificavano nella loro mappa mentale e nei loro discorsi

Un intero gruppo parentale puo' essere soggetto alla stessa identificazione ma questo non e' regola. Dopo alcune generazioni un medesimo gruppo parentale puo' spezzarsi in identificazioni diverse

 

 

il cognome ce lo danno gli altri

Molti cognomi ricordano qualche caratteristica o da qualche difetto fisico

I venti cognomi più portati in Italia : Rossi, Russo, Ferrari, Esposito, Bianchi, Romano, Colombo, Ricci, Marino, Greco, Bruno, Gallo, Conti, De Luca, Costa, Giordano, Mancini, Rizzo, Lombardi, Moretti.

Ad esempio l'aspetto della capigliatura, ( Rossi e le sua varianti, Bianchi , Bruno , Ricci e Rizzo Biondi Calvi )

Qualcuno ricorda una caratteristica caratteriale Fracassi, , Tranquilli. Gentili Colombo , Gallo o Leone

Molti ricordano un mestiere esercitato

Alcuni la provenienza

Alcuni una nascita sfortunata e l'abbandono

…molte volte gli individui venivano riconosciuti non per il nome ma per un soprannome con il quale magari era noto il padre o il nonno,

Ecco il nascere di tutta una serie vastissima di cognomi che si riferiscono appunto ad un soprannome,

 

 

il cognome col tempo diventa uno strumento : si rivela utile nelle transazioni commerciali dove era necessario l'identificazione sicura delle proprieta', per cui Arturo di Osvaldo Casabianca che prima era costretto a dare di se una moltiplicita' d'informazioni nell'atto notarile : Arturo detto Volpino figlio di Osvaldo nipote di Alberto , fabbro di mestiere , proveniente da Lodi , qui abitante vicino alla casa bianca ; puo' finalmente tirare un bel sospiro di sollievo

Quindi il cognome si diffonde con il diffondersi della ricchezza individuale (gestione delle proprieta' ) e con l'aumento della popolazione locale (che rende piu' difficile identificare con certezza le persone e piu' facile scambiarle tra di loro) . Nei discorsi della gente si diffonde con il riconoscimento della notorieta' o della potenza della famiglia all'interno della societa' che definisce quel gruppo di persone come un unicum

Spesso Bernardo di Quinto di Lupo di Alberto di Abbondio di Claudio con un Abbondio ben noto a tutti finisce ad essere chiamato dagli altri come Bernardo ABBONDI se pero' Bernardo di mestiere fabbro sposta il luogo di residenza puo' finire che la sua discendenza sia identificata come FABBRI ( i figli del fabbro )

 

Solo dopo il Concilio di Trento in Italia il cognome diventa abbastanza stabile ,grazie a una sorta di anagrafe religiosa e grazie ai sacerdoti che tentavano di prendere informazioni avanti ai matrimoni

 

Nel caso particolare del cognome Carnesecchi esiste una sorta osmosi tra il cognome Carnesecchi e il cognome Carnesecca e talvolta col soprannome Carnesecca

Per i Carnesecchi/Carnesecca di Badi poi come vedremo il cognome oscilla spesso tra l'uno e l'altro ed e' l'uno o l'altro a seconda del tempo e a seconda del luogo

Quando un Carnesecchi si sposta di luogo succede spesso che diventi "il Carnesecca"

 

 

 

 

Nel passato quando non esistevano anagrafi ,fotografie ,impronte digitali , ne si sospettava del DNA

Non esistevano telefoni o fax e le comunicazioni tra Stato e Stato erano pressoche' inesistenti

il cognome poteva essere molto ballerino

Anche se uno il suo cognome non aveva motivo di cambiarlo , c'era sempre il rischio che andando ad abitare in un altro luogo la gente locale te lo cambiasse a forza

Perche' in assenza di anagrafe il cognome dipendeva dalla identificazione della gente del posto

Avevi un bel chiamarti Paoli se la gente del posto diceva che tu eri quello che abitava la casa bianca divenivi un Casabianca

 

 

Carnesecchi e' pero' un cognome forte cioe' dotato di per se stesso di una forte connotazione . Colpisce l'immaginario

Difficile che venga toccato in maniera radicale

Fuori Toscana non viene praticamente concepito

fuori Toscana CARNESECCHI e' quasi inimmaginabile come cognome ( quindi mai autoctono in altre regioni )

Viene quindi sovente trasformato in CARNESECCA

Perche' CARNESECCHI resista fuori Toscana occorre che la famiglia sia forte economicamente e culturalmente

 

Normalmente la presenza contemporanea dei cognomi CARNESECCA e CARNESECCHI in un luogo del Sud nasconde la trasformazione Carnesecchi in Carnesecca sui rami piu' deboli

E induce a pensare in una modificazione di CARNESECCHI in CARNESECCA come avviene spesso fuori Toscana

( A Palermo attira la mia attenzione trovare i Carnesecchi e i CARNESICCA o i CARNISICCA )

 

 

Vi e' insomma quasi sempre, fuori Toscana, un tentativo di rendere CARNESECCHI piu' familiare trasformandolo in CARNESECCA

 

 

BBB

Avere un cognome uguale non vuol sempre dire provenire da uno stesso ceppo familiare ( omonimia )

Questo e' presumibilmente vero anche per il cognome Carnesecchi per quanto appaia essere cosi poco diffuso

Tutta la vicenda dei Carnesecchi di Prato mi e' ancora poco chiara e non so includere o escludere legami coi Carnesecchi fiorentini

lo stesso per quello striminzito ramo senese forse condannato all'estinzione ma che pare essere ben diversificato dai fiorentini

 

Come vedremo inoltrandoci nel sito incontreremo prima del Concilio di Trento diversi individui ,specie in Toscana , col soprannome di CARNESECCA

il soprannome Carnesecca non vuol certo dire che i figli di questo individuo abbiano avuto il cognome Carnesecchi ma non lo esclude

Una sorta di processo osmotico che come abbiamo fatto notare coinvolge il soprannome , il cognome Carnesecchi e il cognome Carnesecca. Ecco perche spesso parleremo degli individui identificati come Carnesecca

 

 

CCC

Quando gli eruditi del passato parlano di famiglie estinte ( spente ) va inteso solo che le linee aristocratiche di quella famiglia si sono estinte : nessuno di loro ha mai spinto i suoi studi cosi a fondo da poter prendere in considerazione tutti i rami familiari e conoscerne il destino

I genealogisti del passato sono stati estremamente ingiusti coi rami poveri di una stessa famiglia e come severi giardinieri hanno cesoiato drasticamente i rami piu' deboli

Quindi occorre prestare molta attenzione nella ricostruzione genealogica evitando di prestare eccessiva fiducia nelle considerazioni degli eruditi

 

 

DDD

Nello studio genealogico e' difficile fare previsioni

A Siena ad esempio ho incontrato nove fratelli maschi ,il che lasciava intravvedere una esplosione dell'albero genealogico , invece nel giro di due sole generazioni quella linea si e' quasi estinta

Insomma uno striminzito ramoscello puo' dar vita ad un albero vigoroso e un albero vigoroso seccare

 

 

EEE

La ricostruzione genealogica non puo' andare disgiunta dalla ricostruzione della storia familiare

Un albero genealogico non puo' essere solo un elencazione di nomi e date ma deve dare carne agli scheletri , deve restituire le loro vicende umane

Questo concetto cosi basilare ( e cosi estremamente trascurato da molti ) lo appresi nei miei inizi dall'amico avv. Roberto Celentano ed ho sempre tentato di applicarlo

un buon genealogista non puo' esimersi dallo studiare la storia dei luoghi scenario delle vite degli uomini e delle donne investigate Un modo di dare una consistenza corporea ed intellettuale alla sequenza dei nomi di un albero genealogico

 

Anche sul sito Antenati dei Beni culturali : La ricerca delle proprie origini e la ricostruzione della propria storia familiare mira, in primo luogo, a rintracciare le affinità e relazioni parentali. Ma la ricostruzione del filo genealogico, della tavola degli ascendenti per quarti e dell’albero genealogico di una famiglia, non rappresenta che il primo passo per avanzare nella conoscenza dei propri antenati, che diventa più profonda e ravvicinata attraverso la ricerca di documenti che ne testimoniano i modi di vita, il grado di istruzione, i luoghi dove essi hanno abitato e hanno trascorso la loro esistenza, le professioni e i mestieri che hanno esercitato, etc.

Dalle loro storie particolari può scaturire un quadro complesso e articolato della società italiana attraverso le generazioni.;

dal sito

considerazioni dal portale ANTENATI

 

LA STORIA EDUCHI ALLA PACE , ALLA GIUSTIZIA SOCIALE , ALLA TOLLERANZA :

 

Non si deve mai dimenticare che la Storia dovrebbe esser ben conosciuta e dovrebbe essere maestra di vita, rappresentando in senso collettivo l'ESPERIENZA che ci evita di rifare i medesimi errori nel futuro

Cosi non si deve dimenticare che tante sofferenze e ingiustizie che hanno patito i nostri antenati sono legate a strutture sociali ingiustificabili ed arcaiche avvallate da una Chiesa cattolica che e' stata per lunghi secoli ( XVI XVII XVIII ) stampella di queste strutture e strumento di obnubilazione delle menti

I ritardi culturali della nostra Nazione vengono da lontano . Dal mix esplosivo di dominio spagnolo e Chiesa cattolica

Un mix di intolleranza e di superstizione , di potere nobiliare e pretesco , che cercava disperatamente di ancorare al passato mentre un'altra parte del mondo correva verso il futuro

Con mille e mille intelligenze condannate alla persecuzione e costrette ad aver paura della propria intelligenza

Con uomini ipocriti e stupidi che soffocarono Galileo e tanti come lui per secoli , ed asservirono lo splendida intelligenza italica al rosario e al servilismo

Con uomini ipocriti e stupidi che inventarono l'inferno in terra ed in cielo

 

 

 

 

 

Prime migrazioni presapiens

 

L'ipotesi Out of Africa I è l'ipotesi paleoantropologica dominante tra le teorie che tendono a descrivere le prime migrazioni umane avvenute, ad opera dell'Homo erectus, da 1,8 a 1,3 milioni di anni fa.

 

Due milioni e seicentomila anni fa l'uomo esce dalla nicchia ecologica principale dei primati, prevalentemente tropicale. Il fatto che una specie di scimmia catarrina (di preferenza erbivora) entri in competizione coi carnivori sembra in prima ipotesi esclusivamente associabile allo sviluppo di una cultura, ossia di un insieme di conoscenze acquisite e condivise dalla comunità e trasmesse sistematicamente alla progenie. Il comportamento carnivoro pone le basi per una diffusione della specie sul territorio e quindi per una serie di migrazioni successive. La prima evidenza sicura di una migrazione fuori dall'Africa di H.erectus risale a 1,7 milioni di anni fa.

Si ipotizza che i primi membri del genere Homo, cioè Homo ergaster, Homo erectus e Homo heidelbergensis, circa 2 milioni di anni fa, migrarono dall'Africa durante il Pleistocene inferiore, probabilmente a causa del funzionamento della pompa sahariana, e si dispersero per la maggior parte del vecchio mondo, arrivando fino a sud-est asiatico.

La teoria della pompa del Sahara è un'ipotesi che spiega come la flora e la fauna migrarono tra Eurasia e Africa, attraverso un ponte di terra levantina. La teoria osserva che lunghi periodi di piogge abbondanti, periodi pluviali della durata di molte migliaia di anni, in Africa sono associati ad una fase "Sahara umido" durante la quale grandi laghi e fiumi poterono esistere con conseguenti cambiamenti faunistici nella zona. Indipendentemente dalla aridità del Sahara, la migrazione lungo il corridoio fluviale s'interruppe quando, durante una fase desertica, 1,8-0,8 milioni d'anni fa, il Nilo cessò di scorrere completamente, limitandosi a scorrere solo temporaneamente in altri periodi, causa sollevamento geologico (Swell nubiano) della regione.

 

In dettaglio si ipotizzano due periodizzazioni:

 

un primo periodo umido, restringendo le latitudini del deserto, ha consentito la colonizzazione dei territori orientali del Sahara e del Nordafrica;

un successivo periodo più secco ha indotto la colonizzazione del resto dell'Africa subsahariana.

Se la colonizzazione dell'Asia ha seguito presumibilmente le direttrici del Sinai e dello Yemen, per quanto riguarda la colonizzazione dell'Europa i dati probabilmente non sono ancora sufficienti. Tra 1,8 e 1,6 milioni di anni fa non ci furono periodi nei quali il livello del mare si abbassò talmente da formare un passaggio nello Stretto di Gibilterra o nel Canale di Sicilia, ma, in particolare, non si rilevano inoltre fossili in Spagna o Italia da riferire a tale epoca.

La data di dispersione originaria oltre l'Africa coincide praticamente con la comparsa di Homo ergaster nei reperti fossili, e la comparsa degli strumenti litici olduvaiani. Siti chiave per questa prima migrazione fuori dell'Africa sono Riwat, in Pakistan (1,9 Ma), Ubeidiya nel Levante (1,5 Ma) e Dmanisi nel Caucaso (1,7 Ma).

La Cina è stata popolata più di un milione di anni fa[6]; manufatti in pietra di 1,66 Ma son stati rinvenuti nel bacino del Nihewan. Utensili di pietra trovati presso il sito di Xiaochangliang sono stati datati a 1,36 milioni di anni fa. I reperti archeologici del sito di Xihoudu nella provincia dello Shanxi datano la prima utilizzazione del fuoco di Homo erectus a 1,27 Ma.

Il Sud-Est asiatico (Giava) è stato raggiunto circa 1,7 milioni di anni fa (Meganthropus). L'Europa occidentale è stata per la prima volta popolata circa 1,2 milioni di anni fa (Sierra de Atapuerca, in Spagna).

Si è suggerito che l’Homo erectus possa avere costruito zattere e navigato oceani, una teoria che ha sollevato dubbi e polemiche.

Le diverse ondate migratorie di H. erectus ebbero esiti differenti, potendo determinare sia l'occupazione effimera del nuovo territorio che una colonizzazione stabile. Questo condiziona un quadro archeologico che si presenta di complessa lettura: per tal motivo vi sono diverse tesi con differenti gradi di verosimiglianza, su quale e quante specie ominine abbiano migrato, nonché sul quando e sul dove.

La teoria attualmente riconosciuta e accettata dagli antropologi, paleontologi e biologi stima che la famiglia Hominidae si sia evoluta a partire da protoprimati, ramo comune dal quale discendono anche le scimmie africane circa 5-6 milioni di anni fa e che fra i 2,3 ed i 2,4 milioni di anni fa il genere Homo si sia differenziato dall'Australopithecus.

Circa sette milioni di anni fa l'assestamento della crosta terrestre produsse la formazione della Rift Valley, che attraversa gli stati attuali: Etiopia, Kenya e Tanzania. I venti carichi di piogge provenienti da ovest furono intrappolati dal sollevamento del Rift e di conseguenza avvenne l'inaridimento della parte orientale dell'Africa, con progressiva formazione dall'attuale savana in sostituzione alla foresta. La popolazione dei proto-ominidi africani si ritrovò ad essere geograficamente separata dal Rift in due ambienti ecologicamente differenti: il versante ovest rimase lussureggiante e i protoprimati su questo lato si evolvettero in un ambiente boscoso, differenziandosi verso la linea delle attuali scimmie antropomorfe non umane, mentre altre rimaste sull'altopiano orientale si adattarono a condizioni ambientali differenti quali la scomparsa della foresta sostituita dalla savana africana. In questo ambiente avvenne l'evoluzione e l'affermazione della linea afferente agli Hominina, di cui Homo sapiens è l'unico vivente ( wikipedia )

 

 

Pensate quale sarebbe il nostro albero genealogico se fossimo in grado di ricostruirlo per intero

Alla folla di antenati che tutti noi abbiamo e che bene o male fanno udire la loro voce dentro di noi

Di quanti uomini e donne siamo il frutto

Pensate all'immensita' delle storie che ci precedono e al brevissimo spazio temporale che siamo in grado di ricostruire con enormi lacune

Quasi nessuno e' in grado di ricostruire il proprio albero fino al 1150 ( rarissimi o quasi inesistenti i casi di chi puo' arrivare a documentare il IX--X secolo muovendosi nella boscaglia del patronimico ) quando cominciano ad apparire i primissimi cognomi moderni

Cioe' una goccia di quell'oceano genealogico

Probabilmente in questo cammino genealogico ognuno di noi e' stato figlio di re e figlio di schiavo infinite volte

Chissa' di quali storie meravigliose e di quali tragedie non saremo mai a conoscenza

E' la consapevolezza di quanto poco sappiamo del nostro passato che ci deve rendere restii a moti di vano orgoglio

gia' alla fine del 700 Diderot e D'Alembert indicavano questo concetto nella Encyclopedie

 

"Se si disponesse della genealogia autentica ed esatta di ciascuna famiglia, e' piu' che verosimile che nessun uomo sarebbe stimato o disprezzato in virtu' della sua nascita. Infatti, non v'e' mendicante per le vie che non risulterebbe discendente diretto di qualche uomo illustre, ne' un solo nobile elevato alle piu' alte dignita' dello Stato, degli ordini e dei capitoli, che non scoprirebbe tra i suoi antenati una quantita' di gente oscura. Supponiamo che un gentiluomo d'alto rango, tutto gonfio d'orgoglio per la sua alta nascita, si vedesse passare in rivista sotto gli occhi l'intera serie dei suoi avi, un po' come Virgilio fa contemplare a Enea tutti i suoi discendenti. Da quali contrastanti passioni non sarebbe agitato, vedendo, nello spazio di quattro millenni, un alternarsi continuo, magari a brevi intervalli, di condottieri e di pastori, di ministri di Stato e di artigiani, di principi e di bifolchi?! Da quale tristezza o da quale gioia non si sentirebbe prendere alla vista di tutti gli scherzi della sorte: di fronte a uno spettacolo cosi variopinto, fatto di cenci e di porpore, di strumenti di lavoro e di scettri, di insegne di onore e di marchi d'obbrobrio?! Quale flusso e riflusso di speranze e di timori, di trasporti di gioia e di mortificazione non verrebbe a patire, via via che la sua genealogia gli apparisse brillante o tenebrosa?! Ma se il nostro gentiluomo, gia' cosi fiero dei suoi avi, riuscisse a rientrare in se', considerando con occhi di filosofo tutte queste vicissitudini, non ne sarebbe piu' affatto turbato. Le generazioni dei mortali, alternativamente illustri e abiette, si cancellano, si confondono e si perdono come le onde di un rapido fiume: nulla puo' arrestare la corsa del tempo, che trascina seco cio' che sembrerebbe piu' fermo e imperituro, e lo inghiotte per sempre nella notte eterna".

( voce Genealogia di De Jancourt )

 

 

Da notare che il concetto di nobilta' nato a dividere gli uomini e a giustificare potere ed ineguaglianze sociali si e' basato per molto tempo:

sull'antichita' della propria genealogia

sui meriti e sulla notorieta' dei propri antenati

condito il tutto da presunti valori morali piu' di fantasia e piu' inventati o ingigantiti che veri , perche' per mantenersi al vertice e' piu' utile il cinismo che la virtu'

 

Il vanto di un nano e' di sputar lontano ( proverbio spagnolo )...................quindi tutti con i piedi ben piantati per terra , attenti a non rendersi ridicoli

 

 

 

 

considerazionigenealogiche

 

Non so perche' si faccia la ricerca genealogica

Si dicono molte cose : nessuna convincente

Pare a me che ad un certo punto della nostra vita , con una carriera , una famiglia , dei figli , ci si renda conto di essere solo in transito ,

una presa di coscienza della nostra caducita' e allora venga normale porsi le domande di sempre della razza umana

ad alcune e' impossibile dare risposta ad altre puo' dare risposta il passato

E allora ci sovvengono domande piu' vicine a noi

Con i nostri genitori invecchiati o morti ci vengono alla mente domande a cui nessuno dei vivi puo' piu' dare risposte compiute e che ci spingono a frugare nei ricordi e nei documenti

 

 

UN BISOGNO INCONSCIO……………………

 

Perche’ ricercare le nostre radici ? Perche' fare una ricerca storico genealogica ?

I morti sono morti , le loro vicende non interessano piu’ a nessuno

Conta solo cio’ che siamo noi………i nostri antenati non cambiano cio’ che siamo ………...Una briccone rimane un briccone anche se aveva il nonno santo……………..

…………………………………………………………………………………

In realta’ noi siamo anche il nostro passato

Non ci e’ certo possibile dimenticare nostro padre o nostra madre che sono le persone che piu’ ci hanno amato , che tutto ci hanno perdonato

Gli episodi della nostra fanciullezza riempiono ancora le nostre menti ,vivono in noi ,inteneriscono il nostro cuore , fanno comunque parte del nostro modo di essere.

Ed anche i racconti delle vicende dei nostri genitori fanno parte della nostra vita

E cosi quelle dei nonni

e ci viene da chiederci delle vicende dei loro genitori dei loro nonni

e sentiamo che anche quelle vicende , anche quegli uomini ,anche quelle donne ci appartengono

…………………………………….

indietro sempre piu' indietro nel tempo

piu' indietro ancora

Fino a quell'essere mezzo scimmione e mezzo uomo che parti un giorno dall'Africa

un essere che e' nostro

perche' qualcosa di lui vive ancora in noi

…………………………………….

Vorremmo sederci con lui intorno ad un fuoco ; vorremmo sentirgli raccontare le sue gioie, i suoi dolori

ridere fragorosamente la dove c'e' da ridere nei suoi racconti , condolerci con lui dove c'e' da piangere

Vorremmo sentirlo vantarsi ; vorremmo sentirlo confidarci i segreti familiari ; vorremo sentire i suoi consigli di padre al figlio

 

Noi siamo atavicamente programmati con un bisogno di amore

Noi siamo atavicamente programmati per non vivere da soli per avere una famiglia , per avere un villaggio

Io credo sia nei meccanismi di questa nostra programmazione che risieda il nostro interesse alle vicende delle persone da cui discendiamo

Noi siamo programmati non solo per guardare avanti ma anche per ricordare

Buona parte della nostra vita emotiva e’ legata ai ricordi

……………………………………………….

 

Quindi tutti noi abbiamo bisogno di ritrovare il nostro passato

Senza la conoscenza del passato una parte di noi non esiste

 

Cercate le vostre radici !

Se vostro nonno era un pescatore , un macellaio , …… , siatene fieri . Perche’ era vostro nonno e sicuramente nella sua vita troverete mille atti di quell’eroismo quotidiano che sempre e’ necessario per vivere

…………………………………

……………………………………

Il mio bisnonno era un contadino e sicuramente passo’ dei momenti difficili ma mise al mondo dei figli li amo’ li crebbe , insegno’ loro ………e non fu meno degno di altri Carnesecchi che vissero in condizioni sociali piu’ vantaggiose …….e comunque , con la sua vita , anche lui partecipo’ a scrivere la storia ……….e principalmente anche lui fu amato dai suoi figli che erano i miei nonni ………..che io a mia volta amai…………………….

 

l'albero genealogico esprime bene la cosa :una famiglia e' come una grande pianta che comprende stati temporali diversi e dove i ramoscelli sono alimentati da rami del passato

in un angolo di noi ci sono ancora idee e sofferenze antiche che non sono nostre ma che ci sono state tramandate

 

 

 

 

esprimono meglio il concetto le parole di un Oriana Fallaci morente

 

 

 

 

 

Ma forse e' solo lo storico che si nasconde in ciascun genealogista che prende il sopravvento

e la cosa piu' vicina su cui indagare e' la propria famiglia e/o il proprio cognome

 

 

 

 

considerazionigenealogiche

 

FFF

 

Un ultima cosa non annoiate gli estranei raccontando la storia della vostra famiglia.

Vi ascolteranno solamente per compiacenza

Tenete il racconto per voi e per i vostri figli . Perche' e' il passato che dovrebbe creare il cemento tra la generazione futura e la generazione presente .

io credo che lasciare in eredita' ai propri figli anche la memoria, l'esempio e l'orgoglio dei propri antenati sia una cosa non del tutto inutile. Ma con giusta attenzione, evitando un orgoglio sterile e privo di senso

La vera bellezza morale dell'uomo e' la voglia di fare : la voglia di costruire qualcosa che non c'era, di modificare e far diventare piu' bello quello che c'era

E le cose fatte dai propri antenati in questo senso dovrebbero esser visti come un incitamento all'emulazione

E le cose non fatte dovrebbero essere uno stimolo a farle per la prima volta

 

GGG

 

GENEALOGIA COME FIERA DELLE VANITA'

 

Molti ancora oggi si avvicinano alla propria storia familiare e alla propria genealogia con l'intento di trovare parentele titolate

Ai giorni nostri non dovrebbe essere piu' cosi' ma dovrebbe essere un amorevole cammino di ricostruzione

Iscrivendo la propria famiglia tra quelle di cui si conosce la storia

Che comporta :

Scoprire come e quando e dove la famiglia ha preso quel cognome

Il significato del cognome

Scoprire l'antenato che per primo ha portato quel cognome

Nel caso il cognome derivi dal nome o dal soprannome di un antenato ,cercare di scoprire cosa avesse di speciale questo antenato per dare il proprio nome alla sua discendenza

Seguire poi tutta la trama delle vicende vissute dai nostri antenati

Ricostruirne gli ambienti, gli stili di vita ;

Il vanto di una famiglia dovrebbe essere quello di aver fatto qualcosa nell'interesse della propria patria

ed un semplice bracciante puo' averlo fatto

Un titolo di demerito dovrebbe esser quello di aver sfruttato gli altri per mantenere la propria opulenza

Alcuni baroni meridionali o nobili settentrionali che hanno alle spalle i patimenti di tanta povera gente che si e' spaccata la schiena per permettere loro una vita di agi non mi sono simpatici

Parteggio per quel cafone ignorante stracciato e senza cultura e con la pancia sempre vuota che permetteva al gentiluomo di essere colto educato e con la pancia sempre piena

Quando si dice di un nobile che viveva dei frutti della terra ci si dimentica spesso cosa vi era dietro questo dar frutti della terra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dovendo intraprendere una ricerca anagrafica e genealogica, occorre innanzitutto rivolgersi agli uffici dello Stato Civile, istituiti in forma obbligatoria a partire dal 1871, per ritrovare le registrazioni di nascite, morti e matrimoni, e agli uffici dell’Anagrafe per conoscere i movimenti della popolazione, le residenze, i censimenti, le immigrazioni e le emigrazioni.

Per il periodo antecedente, ci si deve rivolgere alle parrocchie di nascita e a quelle di residenza del proprio antenato, in cui sono conservati i registri parrocchiali con le registrazioni dei battesimi, matrimoni e morti. Va tenuto conto che, in alcune diocesi, gli archivi parrocchiali più antichi sono stati concentrati presso l’archivio storico diocesano o presso le parrocchie maggiori e che è possibile accedervi anche consultando la piattaforma BeWeB-Beni Ecclesiastici.

 

 

 

 

considerazionigenealogiche

 

 

La strada piu' facileper una ricerca genealogica in Italia e' rappresentata dalla consultazione dei registri della Chiesa cattolica

E' importante per un ricercatore genealogista conoscere le decisioni prese alla fine del Concilio di Trento nel 1563 e quanto avvenne nel 1614

l'intenzione della Chiesa cattolica era di combattere le eresie e le cattive abitudini religiose , a questo fine la chiesa cattolica creo' una gabbia che imprigionava l'intera comunita' cattolica in un sistema unico di sorveglianza

Iniziato nel 1563 il sistema si perfeziono' nel 1614 e si trasmise fino ai nostri giorni

A vigilare sul sistema furono delegati i parroci , a vigilare sui parroci i Vescovi

Purtroppo ( sempre per il genealogista ) i parroci non sempre e non in ogni luogo furono solerti ad applicare le disposizioni e puo' succedere che i registri in certi luoghi non ci fossero o non fossero formulati secondo le disposizioni

Purtroppo per il genealogista non sempre e non dovunque i registri religiosi sono sopravvissuti all'incuria e ai disastri

Ma vediamo che cosa cosa accade nel 1563 e nel 1614 di tanto utile al genealogista

Noi siamo abituati ad identificare la nostra famiglia con un cognome

ma esiste un periodo molto lungo in cui gli individui della nostra famiglia non sono stati individuati attraverso un cognome ma attraverso un patronimico

 

Generalmente i primi cognomi moderni iniziano ad apparire in Italia tra il 1100 ed il 1200

Ed abbiamo visto che non tutte le famiglie si cognomizzano .Che la cognomizzazione si estende lentamente nelle varie famiglie e che inizialmente la cognomizzazione riguarda solo le famiglie del ceto dirigente

Nel 1614 secondo le intenzioni della Chiesa cattolica ciascuna famiglia avrebbe dovuto essere identificata con un cognome

Essendo lo spirito guida della ricerca genealogica il cognome ecco che i registri religiosi diventano fondamentali per la ricerca genealogica dal 1614 ai giorni nostri

Ed inoltre fornendo i battesimi non molto dopo il 1563 permettono di spingere la ricerca fino a questa data

 

 

L'ANNO 1563 : TERMINA IL CONCILIO DI TRENTO E' L'ANNO DECISIVO PER LA GENEALOGIA ITALIANA ( registri di battesimo e di matrimonio )

 

L'ANNO 1614 : E' L'ANNO DECISIVO PER L'AFFERMAZIONE DEL COGNOME ITALIANO ( obbligo di individuare il fedele tramite un cognome )

 

 

E' possibile che la Chiesa cattolica ad inizio 1600 colga la tendenza delle societa' a cognominarsi (individuare tramite un cognome ) e l'adotti contribuendo al definitivo successo del cognome sulla forma patronimica

Come abbiamo detto non dovunque i parroci sono solerti nell'ottemperare alle indicazioni di dare un cognome , e neppure i Vescovi nel controllare

Pero' abbastanza generalmente si trovano i registri e abbastanza abitualmente si comincia a vedere il medesimo cognome passare da una generazione a quella successiva

 

Il concilio di Trento nato per imporre l'ortodossia della religione cattolica e responsabile della definitiva rottura con le chiese protestanti, istitui un sistema di controllo sulla popolazione attraverso la registrazione cartacea in appositi registri di alcuni avvenimenti della vita religiosa del fedele

 

Il concilio di Trento e' quindi una tappa fondamentale per tante cose

Anche per i genealogisti e' una tappa fondamentale. tra le risoluzioni del concilio l'obbligo per i parroci di istituire una serie di registri che ci permettono da allora in poi di avere un quadro anagrafico delle singole comunita'

Lo scopo era di evitare i matrimoni tra consanguinei e di determinare la cura delle anime e molto probabilmente aumentare il contatto e la vigilanza del parroco nei confronti dei parrocchiani

L'obbligo di registrare le nascite , e di individuare i legami di parentela con la massima chiarezza porta a una generalizzazione dell'uso del cognome

L'istituzione obbligatoria di documenti religiosi quali il libro dei battesimi , lo stato delle anime, il libro delle morti , i libri dei cresimati , il libro dei matrimoni

permettono spesso di seguire le linee genealogiche lndietro nel tempo fino alla seconda meta' 500

 

 

Questi registri religiosi risolvono evidentemente molti problemi al genealogista , anzi risolvono problemi talvolta altrimenti insuperabili

perche' l'anagrafe del Regno d'Italia risale solo agli anni subito successivi al 1860

e prima , in molti luoghi , vi e' molto poco

In Toscana troviamo un censimento nel 1841

E prima ancora troviamo l'anagrafe napoleonica che copre una decina di anni

 

 

arrivati alla seconda meta' del cinquecento coi documenti nati dal concilio tridentino,

in alcuni luoghi fortunati si trovano registri dei battesimi che scendono fino al 1300 e anche libri dei morti

 

in genere pero' per risalire indietro nel tempo occorre poi affidarsi ai documenti fiscali e notarili

gabelle e tasse hanno sempre accompagnato la vita di ogni individuo come tanti angeli custodi

In Toscana troviamo conservati documenti fiscali gia' dal trecento e documenti notarili anche di molto precedenti

ed anche molti archivi storici che contengono documenti sugli abitanti fino a tempi remotissimi

In Sicilia sono utilissimi i Riveli di beni e di anime che coprono un periodo che va dal 1500 al 1800

Nel Regno di Napoli i Catasti onciari ( meglio il catasto onciario ) coprono un periodo limitatatissimo a fine settecento

........................................

 

Purtroppo non tutto si e' conservato e quindi l'arma essenziale del genealogista e' la pazienza e la fortuna

 

 

 

 

 

 

 

La ricerca genealogica si fa metodologicamente scendendo documento dopo documento da noi di figlio in padre , di padre in nonno, di nonno in avo , di avo in avo , di luogo in luogo, utilizzando documentazione degna di fede utile allo scopo ( documenti anagrafici o documenti sostitutivi di quelli anagrafici ) ricavandone appunto i relativi dati anagrafici

Una sorta di ricerca scendendo nel passato col filo a piombo, da un antenato a quello precedente , desumendo via via la posizione nell'albero genealogico e l'ordine cronologico dei vari individui

 

Giu' giu' fino agli anni intorno al 1600 ( anni in cui i dettami del Concilio di Trento vengono rispettati quasi ovunque dai parroci ) la ricerca a ritroso e' abbastanza agevole perche' gli archivi civili e religiosi sono pieni di dati su ogni famiglia italiana ed ogni gruppo parentale viene identificato dai parroci con un medesimo cognome per evitare matrimoni tra consanguinei

L'abbastanza agevole e' legato alla perdita di documenti per incurie o disgrazie e alla forte mobilita' delle famiglie di luogo in luogo , che rende il filo genealogico come il percorso di un fiume carsico che ogni tanto scompare per ricomparire poi in un altro luogo talvolta con un cognome diverso

 

 

 

 

 

 

 

DOCUMENTI DI CUI DISPONE IL RICERCATORE GENEALOGISTA

 

 

NAZIONE ITALIANA UNITA

 

Con l'unificazione italiana cominciamo a disporre di un anagrafe che copre con piu' uniformita' il territorio italiano

Stato civile italiano(1866–oggi)

Nel 1866 si è cominciato a tenere i registri di stato civile italiani con più uniformità in tutta Italia. Nel corso di quell’anno nacque ufficialmente lo Stato civile italiano, che raccoglie gli atti redatti sotto il governo italiano.

Prima del 1866, questi documenti venivano generalmente scritti a mano perché i moduli prestampati non venivano sempre forniti. Intorno al 1875, invece, i moduli stampati divennero prevalenti e molti dei nomi delle giurisdizioni italiane iniziarono a cambiare. Nella provincia di Roma non si è iniziato a tenere i registri prima del 1871.

 

 

 

Lo stato civile italiano fu istituito con legge del 1865 ( vedi Regio decreto 15 novembre 1865, n° 2602) e gli uffici relativi cominciarono a funzionare , come previsto dal provvedimento istitutivo, il 1° gennaio dell’anno seguente. A Napoli ed in tutto il Regno di napoli e delle due Sicilie lo stato Civile continuò a funzionare con nuovi registri, ma vi erano e vi sono quelli precedenti il 1° gennaio 1866 in quanto in Napoli ed in tutto il Regno di Napoli e delle due Sicilie lo stato Civile lo stato civile iniziò sin dall’anno 1809. Dal 1° gennaio 1866 oltre i Registri conosciuti ovvero quelli degli Atti di Nascita, atti di Pubblicazione di Matrimonio, quelli di Atti di Matrimonio, quelli di Morte era prescritto che per ciascun registro si dovesse compilare, dopo la chiusura, un indice delle persone cui attengono gli atti in esso trascritti; in più dovevano compilarsi periodicamente anche gli indici decennali da trasmettersi, in secondo originale, alle Procure regie. Questo doveva valere per tutti i comuni del neonato regno d’italia, fatti salvi quei territori dove lo stato civile italiano inizierà a far data del 1° settembre 1871.

sito www.tuttogenealogia.it

 

 

IL SECOLO XX

 

Le due guerre mondiali segnano cambiamenti significativi principalmente per il nord est italiano (Yugoslavia ) e per il nord ovest (Francia )

 

Il secolo XX vede il trionfo della burocrazia , lo Stato italiano cerca di sapere tutto del cittadino

Agenzia delle Entrate

Catasti urbani ed agricoli

Censimenti

Liste di leva e ruoli matricolari ..................................Liste di leva , Ruoli matricolari militari

Anagrafi

Liste elettorali ..................................Liste elettorali

imposte locali

........................

i consueti documenti religiosi

 

 

IL SECOLO XIX

 

Nel 1859 inizia il processo unitario

In questo processo alcune zone del nord ovest passano alla Francia e Malta passa all'Inghilterra

Molti territori del Veneto rimangono sotto la dominazione austriaca fino al 1918

 

Con l'invasione francese si era affermata una nuova burocrazia statale che aveva scosso dal torpore gli Stati italiani preunitari che avevano affidato unicamente alla Chiesa cattolica i rapporti anagrafici col cittadino

 

 

 

Le registrazioni di stato civile furono introdotte in alcune regioni italiane a partire dal 1806, a seguito della loro annessione all’Impero francese e dell’introduzione del Codice civile. Tale sistema rimase in vigore fino alla caduta di Napoleone nel 1815.

 

Negli stati italiani restaurati dopo quella data, le soluzioni adottate furono diverse. Nell’ex Regno delle Due Sicilie, corrispondente all’incirca all’attuale Italia meridionale, lo stato civile ha una sua continuità dal 1809 in avanti. In Sicilia, esso fu introdotto soltanto nel 1820.

 

Nel Granducato di Toscana, con la Restaurazione, fu attuato un sistema misto in cui l’autorità laica riottenne in parte il controllo sullo stato civile: con il motuproprio del 18 giugno 1817 fu istituito l’Ufficio dello stato civile, un organo centrale dipendente dalla Segreteria del regio diritto con compiti di coordinamento e vigilanza sull’operato dei parroci e dei cancellieri in materia di stato civile e di gestione dei relativi documenti nel territorio dell’intero Granducato di Toscana.

 

Una copia dei registri compilati dai parroci doveva essere inviata a Firenze presso l’Ufficio dello stato civile. Lo stesso accadde, a partire dal 1837, nel Regno di Sardegna con l’introduzione del Regolamento per la tenuta dei registri destinati ad accertare lo stato civile, annesso alla lettera patente del 20 giugno: questa introdusse l’obbligo per i parroci di trasmettere ai Tribunali di Prefettura uno dei due originali degli atti di stato civile che sarebbero poi stati consegnati ai comuni territorialmente competenti.

 

Le registrazioni di stato civile presero avvio in tutte le regioni e province con continuità solo dopo l’Unità d’Italia nel 1866.

 

Naturalmente nelle regioni acquisite al Regno d’Italia successivamente all’Unità, le serie dello stato civile iniziano dopo il 1866: per il Lazio e Roma dal 1870, dal 1871 in Veneto e Friuli (eccetto l’area rimasta agli austriaci), nel Trentino Alto Adige e nelle restanti province del Friuli dopo il 1918, cioè al termine della Prima Guerra Mondiale.

 

I registri di stato civile, principalmente per gli atti di nascita, di morte e di matrimonio, sono tenuti dai comuni. Essi sono compilati in duplice copia: una è conservata presso il comune e l’altra, fino al 2011, è stata consegnata al Tribunale di competenza il quale, esauriti i tempi di conservazione stabiliti dalla legge, procede al versamento nei corrispondenti Archivi di Stato.

 

Fino al 2001, la materia dello stato civile è stata infatti regolata dal r. d. 9 luglio 1939, n. 1238, Ordinamento dello stato civile. A seguito del D.P.R. 3 novembre 2000, n. 369 Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, entrato in vigore il 1° aprile 2001, la vigilanza sulla tenuta dello stato civile da parte dei comuni è stata devoluta alle Prefetture, così come presso di esse da allora sono destinati a confluire i secondi originali dei registri.

 

 

 

 

E' conveniente prima di iniziare una qualunque ricerca genealogica passare da questi tre italianissimi siti :

sito fondamentale per i tanti dati anagrafici che via via raccoglie

sito gestito dai Beni culturali

Il Portale Antenati nasce, in linea con altri portali dedicati alla ricerca genealogica e alla storia familiare, promossi in numerosi Paesi, dalla volontà di mettere a disposizione on line l’enorme patrimonio documentale di interesse anagrafico e genealogico – in particolare, atti di stato civile, le liste di leva e ruoli matricolari – conservato negli Archivi di Stato italiani, indispensabile per condurre ricerche sulla storia familiare e degli individui, ma anche di grande interesse per la ricerca storica, genealogica, demografica e le scienze sociali.

 

 

GLI ARCHIVI PER LA RICERCA ANAGRAFICA...........................un punto di partenza on line .....un data-base fondamentale

 

ALCUNI ALTRI RIFERIMENTI

 

 

 

Forum e sito gestito una volta gestito da Luca Bertotti : Tuttogenealogia

un sito molto utile a chi sta imparando a muoversi da solo nel mondo della ricerca

dove si puo' ricevere aiuto competente nell'interpretazione dei documenti , sui 1000 dubbi , sulla mancanza di idee

https://www.tuttogenealogia.it/ ...........................ottimo sito di ricerca genealogica

 

 

Forum dell'associazione I.A.G.I.

http://www.iagiforum.info/

 

 

Siti dove potrete trovare persone cortesi e preparate che gratuitamente vi aiuteranno a muovere correttamente i primi passi

Ricostruire la propria storia familiare e' un'impresa che richiede pazienza e tenacia ma che alla lunga sempre si rivela piena di soddisfazioni chiunque siano stati i propri antenati : ricchi o poveri , nobili o contadini , famosi o sconosciuti.

 

 

 

 

 

 

SITI UTILI

 

 

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I Mormoni affermano che i defunti, anche se non aderirono in vita al loro credo, possono ascendere alla gloria celeste mediante una sorta di battesimo “retroattivo”, considerando che soltanto la famiglia nella sua interezza può accedere al più elevato dei tre cieli nel Regno di Dio. Coloro che sono in vita dunque, essendo le anime dei morti prive di corpo e non potendo quindi ricevere il battesimo direttamente, devono aiutare i propri antenati ad ottenere la salvezza facendosi battezzare al loro posto. A questo scopo è però indispensabile ricostruire ogni tipo di parentela e di legame genealogico, radunando tutte le informazioni anagrafiche necessarie sui propri avi defunti, affinché anch’essi possano godere delle benedizioni del “Vangelo”. Da più di un secolo la “Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni” raccoglie nomi grazie al lavoro assiduo e volontario di un numero crescente di missionari (se ne contano ormai almeno 40 mila) che, fino ad oggi, hanno battuto palmo a palmo, oltre alle anagrafi comunali, anche gli archivi parrocchiali di tutto il mondo.

 

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IMPORTANTE O INTERESSANTE e' stabilire la diffusione attuale di un cognome

utile a determinarne il luogo di origine e a tentare di studiarne mappe migratorie

utile a determinare i possibili luoghi d'incrocio a fronte di matrimoni.

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HANNO PARLATO DEI VOSTRI ANTENATI ?

 

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UTILITA'

 

Opera dell’archivista modenese Adriano Cappelli (1859-1942), il Dizionario, pubblicato in prima edizione nel 1899, è uno strumento essenziale per chiunque si cimenti con la lettura e la trascrizione di testi e documenti medievali o di prima età moderna, in latino o volgare italiano, nei quali molto utilizzato è il sistema abbreviativo. Il Dizionario è utile pure per l’interpretazione delle abbreviazioni epigrafiche del mondo romano e medievale.

Considerata la complessità del sistema abbreviativo medievale, il Dizionario non può però sciogliere esaustivamente tutte le abbreviazioni nelle quali ci si può imbattere nel corso della lettura di un documento antico.

 

Dizionario Adriano Cappelli

 

Dizionario Perpetuo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STATI PREUNITARI

 

La nascita dello stato civile fu infatti uno dei grandi cambiamenti che segnarono il passaggio dall'antico regime all'età contemporanea. Con tale istituto le istituzioni civili occuparono un terreno che era tradizionalmente stato della Chiesa. Questa infatti, sin dalla fine del XVI secolo, con il concilio di Trento, aveva affidato ai parroci il compito di tenere e conservare appositi registri, noti come "libri canonici" per registrare in modo sistematico nascite e battesimi, matrimoni e decessi.

 

 

Stato civile napoleonico (1806–1815)

Napoleone introdusse la pratica di tenere dei registri di stato civile in alcune zone dell’Italia fin dal 1806, pratica che fu rigidamente attuata fino a quando egli perse il potere, nel 1815. Per questo motivo, in genere, i registri napoleonici coprono il periodo dal 1806 al 1815.

 

 

Stato civile della restaurazione (1815–1865)

 

 

 

 

 

Gli stati italiani preunitari demandarono quasi totalmente alla chiesa cattolica la tenuta dell'anagrafica di Stato

Quindi se e il ricercatore dovesse utilizzare solo dei documenti anagrafici apparecchiati dagli stati italiani preunitari farebbe una fatica molto spesso disperata e giungerebbe solo ad inizio 1800 fine 1700

La religione cattolica era strettamente la religione dello Stato e le violazioni religiose si confondevano con le violazioni civili , ed i buoni costumi statali si confondevano con i buoni costumi religiosi

Chi non ascoltasse la messa od osservasse i precetti era da tener d'occhio come sovversivo

Stato e religione erano un tutt'uno

Quindi non bisogna stupirsi di non trovare un'anagrafica statale

La rivoluzione francese mando in frantumi l'abitudine

L'efficenza burocratica ed organizzativa dello Stato francese mise in evidenza le carenze e le necessita' della burocrazia italiana

 

 

 

 

DOCUMENTI CHE POSSONO ESSERE DI AIUTO ALLA RICERCA GENEALOGICA

 

CENSIMENTI

Avvenimenti estremamente rari nell'Italia preunitaria

in Toscana ad esempio quello del 1841 e precedentemente quello del 1561 e del

 

 

Esistono poi gli archivi notarili per chi aveva comperato o venduto qualcosa o .......

Una volta il notaio era molto presente nella vita delle persone. Anche per dare forma legale al matrimonio . Chi possedeva qualcosa e lo trasferiva , o chi accedeva ad un prestito , o ............................chiamava il notaio a testimone di quanto era avvenuto per il presente e per il futuro

 

I documenti notarili possono accompagnarci molto indietro nel tempo ma impongono una ricerca estremamente difficile e assai casuale esaminando i notai che operavano in zona ma non potendo escludere altri

 

 

 

 

Fortunatamente ( solo per il genealogista ) esistono i documenti fiscali

Tutti hanno sempre avuto a che fare con lo Stato che sempre ha chiesto soldi anche ai piu' poveri per le piu' svariate ragioni

In genere negli archivi storici comunali o negli archivi di stato troviamo documentati dazzaioli , tasse sul sale , tasse sul macinato , tasse sulle doti ,......................di luogo in luogo con nomi diversi ma ricchi di indicazioni sulle famiglie

 

Attraverso i documenti fiscali e i documenti notarili il genealogista puo' fare con molta fortuna e con molta fatica passi anche decisivi nel passato familiare

 

 

 

 

 

 

 

 

TOSCANA

 

Lo stato civile come ancora oggi lo intendiamo correntemente venne introdotto in Toscana durante il periodo della dominazione francese, e cioè a partire dal 1808, quando, con deliberazione del 12 dicembre, la Giunta straordinaria di Toscana, organo di governo che aveva il compito di predisporre l'inserimento dell'ex Granducato di Toscana nell'Impero francese, dispose che a tenere i registri delle nascite, dei matrimoni e delle morti fosse l'amministrazione civile al livello delle comunità locali, dette mairies, mediante la figura del maire che ne avrebbe ricevuto e conservato gli atti quale pubblico ufficiale e unico referente nei confronti dell'amministrazione centrale piuttosto che i parroci come era avvenuto fino a quel momento. La Chiesa infatti, sin dalla fine del XVI secolo, con il concilio di Trento, aveva affidato ai parroci il compito di tenere e conservare appositi registri, noti come "libri canonici" per registrare in modo sistematico nascite e battesimi, matrimoni e decessi.

La normativa napoleonica, a tale proposito, disponeva che i registri per lo stato civile venissero forniti dalle prefetture agli ufficiali di stato civile in doppio esemplare, corredati di precise istruzioni sulla loro compilazione.

Gli atti prodotti in questo periodo sono in forma di verbale steso dall'ufficiale di stato civile in presenza dei soggetti dichiaranti o contraenti e dei testimoni e riportano anno, giorno e ora di stesura dell'atto più alcune informazioni utili per identificare i soggetti interessati. Alla fine di ogni anno, gli ufficiali dovevano consegnarne una copia all'archivio del comune in cui operavano, e una al Tribunale di prima istanza competente per il territorio, presso cui era attivo il procuratore imperiale che aveva, tra gli altri compiti, quello di vigilare sulla tenuta dei registri stessi. La cancelleria del Tribunale conservava anche i documenti di supporto agli atti di stato civile, oltre alle tavole riepilogative annue degli atti di nascita, matrimonio e morte registrati nelle diverse comunità e compilate da ciascun ufficiale. I registri di battesimo, matrimonio e morte tenuti dai parroci continuarono ad essere compilati da questi ultimi in osservanza alle disposizioni del diritto canonico, pur senza valore ai fini dell'amministrazione civile.

La Toscana mantenne la legislazione francese fino al 1814, quando il restaurato governo lorenese abolì, con decreto del 1º maggio, il sistema dello stato civile così com'era stato istituito dai francesi, restituendo ai parroci la responsabilità della tenuta dei registri. Già il 28 maggio, però, una circolare imponeva loro di trasmettere ogni mese ai gonfalonieri delle rispettive comunità una nota contenente il numero e le generalità dei nati, dei morti e di chi avesse contratto matrimonio in ogni parrocchia. I gonfalonieri, a loro volta, dovevano trascrivere le note sui propri registri e consegnarne un duplicato mensile alla Segreteria di Stato.

Fu con il motuproprio del 18 giugno 1817 che in Toscana fu istituito l'Ufficio dello stato civile, un organo centrale dipendente dalla Segreteria del regio diritto con compiti di coordinamento e vigilanza sull'operato dei parroci e dei cancellieri comunitativi in materia di stato civile e di gestione dei relativi documenti nel territorio dell'intero Granducato di Toscana. Responsabile dell'attività era il Ministro dello stato civile, che lavorava con un aiutante, un registratore generale e parziale, un copista e quattro apprendisti. Tra le loro mansioni vi era quella di inviare alle comunità i moduli per compilare gli estratti degli atti di nascita, morte e matrimonio, le fedi negative (nel caso non ci fossero eventi da segnalare), i duplicati dei registri e in generale tutta la documentazione utile ad annotare gli atti di stato civile in ogni parrocchia. I parroci ricevevano il materiale tramite i cancellieri comunitativi e, sempre tramite questi, lo riconsegnavano, compilato, con cadenza mensile (per gli estratti e le fedi negative) o annuale (per i duplicati dei registri di nascita, matrimonio e morte). In questo modo, i dati dello stato civile di tutto il territorio del Granducato confluivano e si conservavano unitariamente a Firenze.

Oltre che di raccogliere, verificare e conservare gli atti, l'Ufficio dello stato civile si occupava di compilare sulla loro base gli strumenti di ricerca che a tutt'oggi ne consentono il reperimento e la consultazione. L'operato dell'ufficio si estese anche ai registri del periodo napoleonico e a quelli risalenti agli anni in cui non era ancora attivo: ci fu insomma un recupero regressivo finalizzato a rendere immediatamente reperibili anche gli atti redatti dal 1808 al 1817.

A partire dal 1848, nell'ambito della generale riforma dell'apparato statale, la Segreteria del regio diritto fu soppressa e sostituita nelle sue principali funzioni dal Ministero degli Affari ecclesiastici, che ereditò la competenza sull'ufficio dello Stato civile di Toscana. L'anno successivo, inoltre, si formò una Direzione dello stato civile e statistica generale che, oltre alla raccolta e alla gestione degli atti, si occupava di predisporre, a partire da essi, gli elaborati statistici relativi all'andamento della popolazione nelle singole ripartizioni territoriali della Toscana (parrocchie, comunità, province) e in tutto il territorio del granducato.

In seguito all'unione della Toscana al Regno d'Italia, avvenuta nel 1860, lo stato civile continuò a funzionare fino a quando il Regio Decreto del 15 novembre 1865, n. 2602 stabilì che il servizio fosse assolto dai singoli comuni, come all'epoca di Napoleone. La nuova organizzazione entrò in vigore il 1º gennaio del 1866, giorno in cui era prevista, con R.D. 17 dicembre 1865, n. 2662, la soppressione dello stato civile di Toscana e il passaggio di tutte le «carte, registri e libri all'Archivio di Stato di Firenze»

 

 

 

TOSCANA : DATI FISCALI

 

Camerlenghi ed esazione locale delle imposte nel Granducato di Toscana del '500-'600

di Elena Rasano Guarini

Camerlenghi ed esazione locale delle imposte nel Granducato di Toscana del '500-'600

 

 

Alessandra Contini, Francesco Martelli

Catasto, fiscalità e lotta politica nella Toscana nel XVIII secolo

Catasto, fiscalità e lotta politica nella Toscana nel XVIII secolo

 

I pegni erano i beni sequestrati per ordine del podestà ai debitori insolventi. Il sequestro dei pegni era effettuato dal messo della podesteria il quale, in presenza degli stimatori, li consegnava al depositario, ufficiale di nomina locale sottoposto al beneplacito dei Nove Conservatori109. La carica di depositario era annuale e solitamente veniva affidata al camarlingo della podesteria. Tra i suoi compiti vi era la conservazione dei beni sequestrati e la tenuta del registro dei pegni sul quale annotare oggetto, motivo e proprietario del pegno. Il camarlingo dei pegni era tenuto ad avere cura che questi non andassero persi o non fossero scambiati con altri

.

Allo scadere dei termini fissati per legge i pegni, se non venivano riscattati dai proprietari, erano venduti all'incanto. Nel caso in cui il ricavato fosse una cifra maggiore del debito, il depositario restituiva al proprietario del pegno la differenza, in caso contrario il pignorato rimaneva debitore della lega.

Sui quaderni dei pegni venivano annotati i nomi del debitore e del creditore, la somma in questione, la data, l'elenco degli oggetti impegnati e le spese sostenute dal messo, dallo stimatore e dal depositario. Sullo stesso registro veniva poi segnalata l'eventuale vendita degli oggetti. Nell'archivio di Reggello sono presenti registri dei pegni, dazzaioli, ricevute e saldi del depositario, il quale doveva render conto al podestà di tutti i pegni avuti in consegna durante il suo ufficio.

Sul primo registro della serie dei saldi sono riportati i saldi per il piviere di Cascia e per alcuni anni per quello di Pitiana, (1603-1604, 1642-1643, 1646-1648); per l'anno 1646-1647 sono annotati i saldi dei pegni relativi alla lega di Incisa e dal 1579 al 1585 quelli del comune di Leccio. Dal 1649 si ha un'unica registrazione per tutta la podesteria denominata di Reggello.

 

 

L'estimo gravava sui redditi derivanti dagli immobili e dall'esercizio di arti e traffici ed il suo ricavato serviva alla comunità per il pagamento delle tasse agli uffici centrali; gli abitanti dovevano periodicamente denunciare i redditi imponibili al cancelliere che predisponeva i quaderni dell'estimo sui quali era annotato l'ammontare lordo, quello netto ed il coefficiente fiscale fissato dal governo centrale. Con questi valori il cancelliere redigeva i dazzaioli o quaderni della riscossione.

 

I dazzaioli erano i registri sui quali il cancelliere riportava i dati relativi alle imposte che dovevano essere pagate, annotando il nome e cognome del contribuente, il suo mestiere, l'entità della tassa e le date del versamento. Tali registri, che riguardavano la riscossione dell'estimo e della tassa del sale, venivano poi affidati al camarlingo che, in veste di esattore, provvedeva ad annotare le cifre riscosse.

 

 

Il sale, bene prezioso sia per l'alimentazione umana che del bestiame, veniva distribuito ad un prezzo fisso direttamente da Firenze, dai Magazzini della Gabella del Sale. Ogni comunità doveva computare con esattezza sia la popolazione, per numero di bocche, sia le bestie da latte al fine di effettuare una stima del quantitativo necessario di sale. Sulla base di questi reparti veniva compilato il relativo dazzaiolo

 

 

 

 

Le imposte del Granducato e il loro sviluppo tra Cinquecento e Seicento

Nel documento Le finanze del Granduca. "Costituzione fiscale" e politiche finanziarie dello Stato toscano sotto gli ultimi Medici e la Reggenza lorenese (1670-1765) (pagine 144-157)

IL CASO DELLA FINANZA PUBBLICA TOSCANA

3.1 Le imposte del Granducato e il loro sviluppo tra Cinquecento e Seicento

 

Passiamo adesso all’analisi della struttura fiscale dello Stato toscano in Età Moderna. È opportuno riflettere sull’evoluzione particolare che ha conosciuto il sistema istituzionale e amministrativo del Granducato: una vera e propria stratificazione di magistrature e di uffici che hanno instaurato una dialettica fra gli antichi ordinamenti repubblicani della Dominante e quelli delle comunità soggette, ma anche fra istituzioni della Repubblica fiorentina mantenute dopo l’avvento del principato e nuovi strumenti istituiti per l’affermazione del potere mediceo. La prima osservazione da fare, infatti, riguarda la longevità del sistema fiscale toscano in Età Moderna, le cui radici affondavano nelle istituzioni della Repubblica fiorentina. Gran parte delle imposte e delle gabelle che troviamo negli ultimi anni del principato dell’ultimo Medici, Gian Gastone, erano figlie di analoghe entrate del periodo repubblicano, la gestione delle quali era affidate a magistrature cittadine. La progressiva espansione di Firenze aveva spesso imposto il dominio delle proprie magistrature alle comunità soggette e, di conseguenza, prevedeva che le casse della Dominante venissero foraggiate non solo dai “cittadini” fiorentini, ma anche dagli abitanti del contado e del distretto fiorentino ( nota 36). Al tempo stesso, però, gli ordinamenti repubblicani delle città soggette non erano stati del tutto smantellati, anzi in molti casi avevano mantenuto legittimità all’interno degli stessi “patti di soggezione” siglati con Firenze: questo dava luogo a una eterogeneità marcata nella riscossione fiscale, determinando un complesso di imposte numerose e per niente uniforme nei vari territori soggetti. L’azione politica di Cosimo I dei Medici è stata, com’è noto, decisiva per l’edificazione dello Stato regionale toscano e per porre le basi politiche e amministrative del principato mediceo. Abbiamo già ricordato come l’interpretazione sullo Stato forgiato nel corso del principato cosimiano sia stata oggetto di un confronto tra tesi diverse, talora contrapposte, soprattutto in relazione alla valutazione del tasso di accentramento politico che il Duca e il suo apparato di governo riuscirono a garantire al potere centrale (nota 37) . Se è ormai universalmente riconosciuto che il nuovo principato abbia fatto largamente ricorso alle istituzioni del passato repubblicano, senza eliminarle, ma all’occorrenza ristrutturandole e riformandole in relazione alla nuova scala di compiti previsti, è bene sottolineare come anche in materia fiscale il periodo cosimiano è stata una fase creativa di nuovi strumenti di prelievo. Come ricorda Elena Fasano Guarini, «in relazione al rapido incremento delle esigenze finanziarie dello Stato, ed in particolare al costo della politica militare svolta negli anni ‘50, furono riviste e definite in modo parzialmente nuovo le basi del sistema fiscale del Granducato» per una piena integrazione nell’amministrazione del principato: in sostanza, questa sarà la base fondante della struttura fiscale e finanziaria che andrà a caratterizzare il Granducato di Toscana da Cosimo I fino agli ultimi Medici.

 

 

36 Cfr. E. Fasano Guarini, Potere centrale e comunità soggette nel Granducato di Cosimo I, in «Rivista storica italiana», LXXXIX, 1977, pp. 490-538.

 

37 Consigliamo ancora una volta di rifarsi agli studi di inizio Novecento dell’Anzilotti per una lettura che esalta le rotture fra periodo repubblicano e principato cosimiano, cfr. A. Anzilotti, La costituzione interna dello Stato fiorentino sotto Cosimo I, Lumachi, Firenze, 1910; per una revisione della tesi dell’Anzilotti e per una ricostruzione più attenta al pluralismo politico nel principato mediceo, cfr. E. Fasano Guarini, Lo Stato mediceo di Cosimo I, Firenze, Sansoni, 1973.

 

38 E. Fasano Guarini, Camerlenghi ed esazione locale delle imposte nel Granducato di Toscana del ‘500-’600, in Aa. Vv., La Fiscalité et ses implications sociales en Italie et en France aux XVIIe et XVIIIe siècles, École française de Rome, Roma, 1980, pp. 29-30.

 

39 L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 12. 40 Cfr. Ibidem, p. 13.

 

Eredità repubblicana e revisione cinquecentesca

 

 

Luigi Dal Pane, nel suo imponente lavoro sulla finanza toscana che abbiamo prima ricordato, suggeriva di suddividere le entrate del Granducato di Toscana agli inizi del XVIII secolo in tre grandi capitoli: «le entrate dello Stato potevano ripartirsi con criterio moderno in tre grandi branche: entrate patrimoniali; imposte indirette; imposte dirette, tasse e regalie»nota 39.

Le prime facevano capo soprattutto allo Scrittoio delle Regie Possessioni, un ufficio direttamente sottostante al potere centrale che aveva il compito di amministrare e far fruttare il patrimonio dinastico della famiglia Medici e i domini legati al titolo granducale. Nel primo Settecento ne derivava ancora un’entrata tutt’altro che irrilevante40: vediamo sin da subito come i proventi legati al patrimonio personale dei granduchi abbiano giocato un ruolo non indifferente nella finanza toscana, la quale riconosceva uno spazio non banale a capi d’entrata rientranti a pieno nelle caratteristiche proprie del “Domain State”.

L’imposizione diretta, invece, si imperniava soprattutto sulla Decima: questa era stata istituita a Firenze alla fine del XV secolo con la riforma del 1494-1495 e rimase uno dei capisaldi della finanze toscana fino alla riforma leopoldina del 1776. A differenza del precedente sistema fiscale basato sugli estimi catastali, che avevano il carattere di una descrizione complessiva del patrimonio, la riforma di fine ‘400 limitava la tassazione agli immobili e conferiva all’imposta un carattere ordinario, annuale e perpetuo. Il nome richiama la portata dell’imposizione, essendo prevista nella misura della decima parte dell’entrata degli immobili. Tuttavia, questa tassa di antica istituzione non risultava affatto, come in altri casi, uno strumento di prelievo universale e uniforme su tutto il territorio. Se da un lato la decima si limitava ai “cittadini” di Firenze e non gravava sugli abitanti dello “Stato Nuovo” di Siena, nel distretto fiorentino continuavano a valere gli estimi catastali delle varie comunità, sui quali veniva calcolata la contribuzione richiesta alle comunità soggette. Le esenzioni previste – basti pensare alla Decima degli ecclesiastici – e la mancata revisione delle “portate”, cioè della descrizione dei patrimoni da parte dei proprietari, rimasta pressoché invariata per ben due secoli, contribuivano a dipingere un quadro sperequativo notevole sul quale si sono concentrati gli appunti di diversi storici41. La Decima ci consente di mettere subito in evidenza un problema con cui avremo a che fare: il ricavato della tassa non confluiva nella Depositeria generale, cioè la cassa centrale del Granducato, nata come una sorta di cassa personale del Granduca, ma progressivamente messa in relazione con l’intero sistema tributario toscano. Le rimesse della principale imposta diretta erano direttamente assegnate al Monte Comune per il pagamento degli interessi sul debito pubblico42. Tali cifre, quindi, non venivano registrate nella contabilità della Depositeria generale e rischiano di sfuggire alla nostra analisi, se non ricostruiamo correttamente la complessa relazione tra le varie casse toscane e i meccanismi del prelievo fiscale e della spesa pubblica che regolavano la condotta dei vari uffici competenti.

 

 

38 E. Fasano Guarini, Camerlenghi ed esazione locale delle imposte nel Granducato di Toscana del ‘500-’600, in Aa. Vv., La Fiscalité et ses implications sociales en Italie et en France aux XVIIe et XVIIIe siècles, École française de Rome, Roma, 1980, pp. 29-30.

 

39 L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 12. 40 Cfr. Ibidem, p. 13.

 

 

Le imposte indirette facevano decisamente la parte del leone nel sistema fiscale del Granducato: questa predominanza non ci deve stupire, perché siamo di fronte a un «sistema fiscale che non diversamente da quanto avveniva in altri stati italiani ed europei […] ben più che nelle imposte dirette vedeva in un articolato sistema fiscale indiretto il suo punto di forza»43. Così si esprimeva Alessandra Contini per introdurre il suo studio sulla riforma della tassa sulle farine predisposta a fine Seicento sotto Cosimo III. Conviene, però, prendere coscienza della grande eterogeneità di imposte, gabelle, dazi e privative che rientravano all’interno della dizione generale di imposizione indiretta. In primo luogo, stavano i diritti sulle merci, le tariffe doganali, i dazi e i tributi che si riscuotevano alle Porte delle principali città del granducato di Toscana per conto dell’erario regio e che «formavano quel complesso confuso ed irrazionale che costituiva la rete delle dogane interne»44:

Dal Pane esprime in questa occasione un giudizio molto severo sul sistema doganale mediceo, rafforzandolo con la ricostruzione della impressionante mole di tributi diversi che si riscuotevano alle varie dogane per l’entrata, il transito e l’uscita delle merci. Nella sola dogana di Firenze, oltre alla messa, tratta e passo delle merci, si riscuotevano: la partita scalata, la partita della Misericordia, la partita del cancelliere, la tassa detta dell’appalto, la veduta, la ricordatura, la tassa sopra i vini forestieri, i margini, la tassa sopra i limoni, il dazio sul pesce45. Davvero un groviglio complicato di riscossioni, che peraltro nel caso specifico di Firenze si aggravava della riscossione alle Porte della città di alcune tasse generali come la tassa del macinato e il sigillo della carne. Non dobbiamo, però, guardare questo sistema con un occhio eccessivamente ancorato a una visione moderna. Il dibattito sul sistema doganale interno non era ancora una priorità politica della classe dirigente politica ed economica del Granducato. Inoltre, il sistema dimostra una certa dinamicità e una notevole capacità di rinnovarsi. Basti considerare la riforma del 1676 dell’organizzazione doganale del porto di Livorno, che incorporò dazi e gabelle sulle merci nella tassa di stallaggio: questa diventava così l’unica tassa imposta sulle merci in entrata e in uscita nel porto. Il provvedimento non aveva garantito soltanto un notevole aumento degli introiti fiscali – anche per il fatto che in base alla nuova normativa pagavano lo stallaggio anche i mercanti che godevano del privilegio del “libero beneficio”46 –ma contribuì in maniera decisiva all’ascesa del commercio di transito, secondo una linea di sviluppo dello scalo labronico come interporto o porto di deposito che già possiamo rintracciare nelle sue origini cinquecentesche. In ogni caso, la ristrutturazione del sistema doganale sotto Cosimo III ebbe un’importanza cruciale, tanto che il motuproprio granducale «è considerato generalmente come il provvedimento istitutivo del porto franco»47.

Oltre ai diritti di dogana, rientrano nelle tasse indirette altri cespiti che contribuivano in maniera determinante alle entrate delle casse del Granducato. Di eredità repubblicana erano la gabella della carne, la gabella dei contratti e la gabella delle bestie dal piè tondo. La prima colpiva le bestie che si macellavano in città e fuori secondo un’antica disposizione repubblicana; nel 1557 fu dato a questa gabella un ordinamento generale e prese il nome di sigillo della carne48. La gabella dei contratti, invece, tassava i contratti dei cittadini fiorentini relativi a beni stabili e mobili, alle eredità e alle doti matrimoniali e trovò il suo ordinamento sotto il principato negli statuti del 1566: per sua natura, non si trattava di un’entrata regolare, né uniforme sul territorio del Granducato, poiché tendenzialmente venne conservata senza eccessive modifiche laddove esisteva già prima dell’aggregazione alla Repubblica fiorentina, mentre in caso contrario non venne istituita, salvo in via eccezionale49. La gabella delle bestie del piè tondo presenta un aspetto interessante: anche questa affondava le proprie origini nel regime repubblicano, durante il quale era stata istituita una gabella fiorentina del 5% sopra le vendite, baratti e donazioni delle bestie asinine, muline e cavalline. Già in questo periodo, il prodotto di questa imposta era destinato a fronteggiare le spese che frequentemente si dovevano sostenere per regolare il corso e riparare gli argini del fiume Arno. Con l’avvento del principato, Cosimo I dispose nel 1549 che il ricavato si estendesse alla riparazione e manutenzione anche di altri fiumi del Granducato e, di conseguenza, che gravasse non solo su Firenze e sul suo contado, ma anche sul distretto fiorentino e sulle altri parti del suo Stato. Alla luce della sua particolare assegnazione, questa entrata era direttamente percepita dalla magistratura dei Capitani di Parte guelfa, un ufficio collegiale con figure tecniche che era competente in materia di lavori pubblici su contado e distretto fiorentino, in particolare dai deputati incaricati di occuparsi dei problemi connessi alla regimazione fluviale, gli Ufficiali dei Fiumi. Qualora gli introiti della gabella delle bestie del piè tondo non risultassero sufficienti per svolgere i lavori approvati, gli Ufficiali dei Fiumi potevano, in primo luogo, ordinare lo sborso di denari da parte dei proprietari dei terreni contigui ai corsi d’acqua; se anche questi non bastavano, la magistratura poteva ricorrere, con il consenso del Granduca, all’«imposizione sulla decima e sulle spese universali di tutto lo Stato», estendendo la base dei contribuenti che erano chiamati a sostenere queste spese, in quanto di utilità universale50.

Possiamo riscontrare in questo caso alcune dinamiche emblematiche del sistema fiscale del Granducato di Toscana: in primo luogo, vediamo come una specifica imposta era assegnata per quanto concerne la sua riscossione e alla sua gestione a una magistratura che non aveva carattere fiscale, ma possedeva altresì una propria cassa nella quale confluiva il gettito e dalla quale attingeva per sostenere le spese connesse al proprio mandato istituzionale. Inoltre, notiamo che la logica dell’imposta oscilla tra il concetto di “onere”, che ricadeva sui diretti interessati di un’opera di governo del territorio, e il concetto di “utilità universale”, che prevedeva al contrario non solo la regia di un’autorità centrale, ma anche il concorso della collettività alle spese di interesse generale. La legge del 1549, infatti, sembra intraprendere una strada particolare all’interno dell’ordinamento amministrativo del Granducato, «questo complesso di disposizioni sembra prefigurare un primo tentativo, da parte del centro, di assumere su di sé l’attività relativa alla regimazione idrica»51, prendendo atto che questi interventi, in particolare quelli di arginatura, non erano funzionali solo agli interessi dei proprietari agrari, ma riguardavano anche la sicurezza dei beni e delle persone, la praticabilità dei collegamenti, il benessere e il sostentamento della popolazione tutta. In un’espressione, ricadevano nell’interesse generale.

 

 

41 Oltre alla considerazioni di Luigi Dal Pane, per una più esaustiva rassegna delle critiche rivolte alle iniquità del sistema fiscale mediceo cfr. F. Diaz, Il Granducato di Toscana: i Medici, UTET, Torino, 1976.

 

42 Cfr. A. Contini, La riforma della tassa sulle farine (1670-1680), in F. Angiolini, V. Becagli, M. Verga (a cura di), La Toscana nell’età di Cosimo III, Edifir, Firenze, 1993, p. 243.

 

43 Ibidem, p. 244.

 

45 Cfr. Ibidemm pp. 23-24.

 

46 Cfr. C. Tazzara, La gestione della dogana nel primo Seicento, in A. Addobbati, M. Aglietti (a cura di), La città delle Nazioni. Livorno e i limiti del cosmpopolitismo (1566-1834), Pisa University Press, Pisa, pp. 219- 235.

 

47 L. Frattarelli Fischer, Livorno 1676, cit., p. 47. 48 Cfr. L. Dal Pane, La finanza toscana, cit. p. 33.

 

49 Cfr. Ibidem, p. 34.

 

50 Cfr. C. Vivoli, I lavori pubblici sotto Cosimo III: disposizioni normative e pratica amministrativa degli uffici preposti al controllo del territorio fiorentino nel Seicento, in Aa. Vv., La Toscana nell’età di Cosimo III, cit., pp. 226-228.

 

 

 

 

Proseguendo nella rassegna delle principali voci in entrata del bilancio del Granducato da Cosimo I agli ultimi Medici, arriviamo alla Tassa del Macinato. La sua origine era legata alla situazione contingente della guerra di Siena: il nuovo principe decise di far fronte alle crescenti esigenze finanziarie dovute allo sforzo bellico con l’istituzione, nel 1552, di una nuova tassa, stabilita in via straordinaria per un triennio, su tutte le farine di grani, castagne, marroni ed altre biade sul tasso di 3 soldi e 4 denari lo staio52. La cosiddetta “tassa del macinato” entrò, tuttavia, quasi subito nel quadro delle entrate ordinarie del Granducato, fino a diventare, secondo le parole usate da Alessandra Contini, «una delle più stabili e rilevanti fonti di entrata dello Stato»53. La magistratura deputata alla gestione della tassa, l’Ufficio delle Farine, aveva progressivamente acquisito importanza, amministrando non solo la gabella delle farine, ma anche il già citato sigillo della carne e altre imposte minori come il bollo del pane. I trasferimenti dall’Ufficio delle Farine alla Depositeria generale risultano non a caso molto consistenti54.

Per rimarcare la presenza rilevante di entrate che sono state collocate dalla storiografia anglosassone della “New fiscal history” nel campo del “Domain State”, è opportuno ricordarele regalie e le privative che garantivano proventi all’erario. Nella Tabella 3.155 si trova, a sinistra, uno specchio delle caratteristiche indicate dalla storiografia per le entrate appartenenti al caso del “Domain State” e, a destra, le amministrazioni toscane che possono essere considerate da questo punto di vista.

 

 

Tabella 3.1

 

 

Caratteristiche fiscali del “Domain State” Amministrazioni del Granducato con esso coerenti

 

- Finanza pubblica legata al surplus dei domini della dinastia regnante;

 

- Proventi legati alle “regalie”: beni presenti sul territorio, la cui titolarità è rivendicata dal potere sovrano;

 

- Privative e monopoli concessi a privati

 

- Scrittoio delle Possessioni

 

- Appalto del Tabacco e dell’Acquavite - Magona del Ferro

 

- Gabella del Sale

 

 

In particolare, i monopoli del sale, del tabacco e del ferro costituivano vere e proprie regalie, la riscossione delle quali era spesso concessa in appalto a privati. Rispetto alle imposte ereditate dalla legislazione repubblicana, conoscevano solitamente una certa uniformità sul territorio. La Tassa de Sale era la più antica di queste misure: gli interventi legislativi in materia si erano accumulati e sovrapposti nell’arco dei secoli, fino a che non venne trovata una parziale sistemazione nei primi del Settecento con la legge generale del sale del 2 dicembre 1701 (nota 56). L’imposizione si basava su due elementi: il monopolio statale del sale prodotto, quasi universalmente, nelle saline di Volterra e protetto da una fitta rete di gravose proibizioni; la vendita ai consumatori secondo un prezzo fissato per legge, sia attraverso l’acquisto volontario che questi potevano richiedere, sia, soprattutto, mediante una vera e propria distribuzione forzata. L’imposta, quindi, prendeva la forma di un “testatico” e si attuava mediante capitazione nelle comunità che erano tenute a pagare la tassa: in base ai diversi processi di negoziazione fra la Dominante e le città soggette, si erano stabilite delle concessioni e degli sconti che contribuivano a rafforzare disparità di trattamento e rilevanti differenze di prezzo57. Questa entrata, anche in relazione alla distribuzione forzata sulla base delle bocche dei contribuenti e dei loro animali, risultava molto consistente: il suo gettito alla fine del XVII secolo era superiore ai 200.000 scudi annui, ma non veniva versato nella cassa della Depositeria generale, bensì andava quasi interamente a finanziare l’omonimo Monte del Sale58. La privativa e appalto del tabacco, invece, furono istituiti in Toscana nel 1645 ed ebbero sin dal principio carattere generale, comprendendo tutti gli “Stati” del Granducato. Il monopolio proibiva l’introduzione di qualunque specie di tabacco in Toscana, eccettuato quello dello stesso appalto, e vietava il transito di tabacchi pesti, macinati o altrimenti lavorati59. Infine, anche la lavorazione del ferro era sottoposta a una privativa amministrata dall’Ufficio della Magona: il monopolio si estendeva sull’intero Granducato e riguardava tanto la lavorazione del ferro proveniente dall’isola d’Elba quanto la vendita del ferro medesimo. Di conseguenza, era vietato raffinare il ferro al di fuori dell’appalto, così come introdurlo anche se non lavorato60. È noto come la storiografia abbia spesso descritto monopoli e regalie come un sintomo esemplificativo della fiscalità di antico regime, caratterizzata dall’affermazione di diritti sovrani sui beni del territorio, dalla promozione paternalistica di determinate industrie e dalla concessione di importanti rendite a privati favoriti in cambio della garanzia di un’entrata fissa, e magari anticipata, alle pubbliche casse. Ci preme, tuttavia, evidenziare sin da subito l’assoluta normalità nell’Europa del XVII e XVIII secolo di pratiche come quelle ora descritte per il Granducato di Toscana: tali entrate

Nel documento Le finanze del Granduca. "Costituzione fiscale" e politiche finanziarie dello Stato toscano sotto gli ultimi Medici e la Reggenza lorenese (1670-1765) (pagine 144-157)

 

51 L. Mannori, Il Sovrano tutore. Pluralismo istituzionale e accentramento amministrativo nel principato dei Medici (secc. XVI-XVIIII), Giuffré, Milano, 1994.

 

52 Cfr. L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., pp. 32-33.

 

53 A. Contini, La riforma della tassa delle farine, cit., p. 241.

 

54 I calcoli effettuati da Alessandra Contini sui ristretti di entrata ed uscita della Depositeria generale per gli anni 1675-1679 ci dicono che i versamenti dell’Ufficio delle Farine rappresentavano in media il 31,7% sul totale delle entrate, cfr. Ibidem, p. 243; i ristretti della Depositeria sono consultabili in ASFi, Depositeria generale, f. 1662 e ss.

 

55 Le caratteristiche del “Domain State” qua riportate sono tratte dalla tabella pubblicata in M. Bonney, R. Bonney, W. M. Ormrod, Crises, Revolutions and Self-sustained Growth, cit., p. vii.

 

56 Cfr. L. Dal Pane, La finanza toscana, cit., p. 28. Cfr. il paragrafo dedicato a questa importante privativa, Infra.

 

 

 

Comunità (Granducato di Toscana), 1814 - 1865

 

Con la fine del periodo francese e la restaurazione del Granducato il territorio fu nuovamente suddiviso in comunità che, secondo la legge del 27 giugno 1814, ricalcarono quelle leopoldine. Il nuovo regolamento comunitativo, emanato nel 1816, ricostituì ufficialmente i vecchi organismi di governo, aumentando però in maniera decisiva l'autorità del gonfaloniere, divenuto di nomina granducale. Nello stesso periodo fu abolita anche la tassa di macine e fu sostituita da un'altra imposizione personale, la tassa di famiglia. Nel 1849 venne emanato un nuovo regolamento comunitativo che recepiva le istanze progressiste dello statuto scaturito dai moti del 1848. Il regolamento del 1849 prevedeva innanzitutto che la nomina dei consiglieri avvenisse per mezzo di elezioni e che gli eletti scegliessero in seno al consiglio stesso i componenti del Magistrato comunitativo. Accanto agli organi elettivi, poi, veniva configurandosi una struttura burocratica ai cui vertici stavano gli "ufficiali", cioè il camarlingo ed i grascieri; al livello gerarchico inferiore si trovavano quelli che erano definiti "impiegati": medici e chirurghi, maestri di scuola, ingegnere, segretario del gonfaloniere, ispettore di polizia municipale, procaccia. Sotto di loro, infine, venivano gli inservienti: i donzelli, le guardie di polizia municipale e grascia, i custodi delle fabbriche comunali. Questo regolamento, che individuava una istituzione in molte sue parti assai vicina al comune moderno, venne abrogato dopo pochi mesi con il ritorno del Granduca e sostituito da quello emanato nel 1853 che si ricollegava sostanzialmente a quello del 1816. Nel 1860, infine, con il secondo governo provvisorio, entrò in vigore un nuovo regolamento questa volta modellato su quello del 1849. Esso sarebbe stato definitivamente sostituito dalla legge del 22 marzo 1865, che segnò l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia.

 

 

 

"Caduto Napoleone e restaurato il Granducato,Sua Altezza Imperiale e Reale Ferdinando III “per grazia di Dio Principe imperiale d’Austria,Principe reale d’Ungheria e di Boemia ,Arciduca d’Austria,Granduca di Toscana”, il 16 settembre 1816, promulga una legge,sotto forma di editto, che riordina e riforma l’amministrazione finanziaria del granducato.

Ho già parlato del Camarlingo e del Cancelliere Comunitativo che sono gli amministratori della Magistratura Comunitativa(Comune) addetti a far funzionare in ogni comunità l’imposizione regia e comunitativa.

Al centro dell’azione legislativa di riforma amministrativa c’è l’introduzione della Tassa Prediale che rappresenta la tassazione,chiamata “tangente”, che porta denaro non solo nelle regie casse , la “Cassa dell’Imperiale e Regia Depositeria”, ma anche in quelle delle comunità locali.

La Tassa Prediale è infatti imposta diretta sugli immobili,censi e livelli stabilita dal governo con reparto per ogni singolo dipartimento (erano quattro in tutto i dipartimenti del Granducato) .

All’interno di ogni dipartimento, per ogni singola comunità compresa dentro il dipartimento, era poi ripartita la cifra relativa alla tassa prediale che era da pagare da parte dei soli possidenti.

Questa imposizione regia diventa così anche comunitativa perché la somma stabilita da pagarsi da ogni singola comunità era poi da questa ,tramite il “dazzaiolo”(registro sul quale era segnato accanto al nome del contribuente la rispettiva quota d’imposta),suddivisa tra i possidenti-contribuenti ed esatta .

All’Elba già nel novembre del 1815,pochi mesi dopo che Napoleone era fuggito,il restaurato governo granducale si dà da fare per far pagare le tasse.

Il “devotissimo servitore “ G.Bartolommei ,dall’Uffizio Generale delle Comunità in Firenze,invia al Cancelliere Comunitativo dell’Elba ,Guidoni,la copia autentica del Motuproprio di S.A.I. e R. relativo al Nuovo Sistema Amministrativo dell’Elba (ne abbiamo già parlato) dove ,a proposito di tasse,si legge che : “....I ministri della Cancelleria concertandosi alle Magistrature,si occuperanno della certificazione degli Estimi o sia della Valutazione dei Possessi i quali dovranno essere soggetti ad una più discreta e proporzionata Tassa Prediale.Il Governatore di Portoferraio invigilerà alla retta esecuzione e ne parteciperà il Resultato all’Imperiale e Reale Segreteria di Firenze...” (Nuovo Sistema Amministrativo dell’Elba in Circolari e ordini del Soprassindaco Provveditore dal 1815 al 1818.C64.Carta 38bis.ASCP)

Appena un anno dopo,con la legge del settembre 1816 viene introdotta la Tassa Prediale che sostituisce la Tassa di Redenzione come imposta immobiliare,essendo questa ultima ritenuta ingiusta ricadendo indistintamente sui possidenti di immobili sia che essi ne possedessero molti o pochi,piccoli o grandi. C’è dunque necessità di un catasto immobiliare preciso ed efficiente: ed infatti in prima applicazione della legge di cui sopra viene esplicitamente richiesta anche la tassa per il nuovo catasto:”imposizione per il nuovo catasto” .

L’editto 16 settembre 1816 dedica alcuni articoli al riordino e alla riforma dell’amministrazione finanziaria del Granducato che sono tutti riuniti nel capitolo intitolato “Dell’Imposizione Regia e Comunitativa e del modo di esigerla”

Art. LXIII

E’ abolita la semplice e doppia Tassa di Redenzione come quella che non avendo più l’appoggio degli antichi titoli redenti,presenta una diseguaglianza d’imposta contraria al giusto,ed uniforme Reparto dei Pubblici pesi in proporzione del possesso e valore territoriale di ciascuna Comunità “ (Legge 16 settembre 1816. Circolari e ordini dal Soprassindaco Provveditore dal 1815 al 1818.C64.Carta 40.ASCP)

Con questo articolo il legislatore ha provveduto alla abolizione della Tassa di Redenzione perché “presenta una diseguaglianza d’imposta contraria al giusto”.

Nell’articolo di legge che segue,essa viene sostituita con “altra Tassa detta Prediale” la quale sarà esatta “secondo il reparto che ne sarà ordinato “ su ogni Comunità con motuproprio di S.A.I. e R.,motuproprio di cui parleremo e nel quale viene riconosciuto il “reparto” con cui sarà la tassa prediale ripartita,distribuita sul territorio granducale e cioè la “forza Territoriale di ogni Comunità per attribuire a ciascuna la rata proporzionale della Tassa Prediale”

“Art. LXIV

Per la somma corrispondente a detta Tassa sarà alla medesima sostituita altra Tassa così detta Prediale secondo il reparto,che ne sarà ordinato con nostro Motuproprio sopra ciascuna Comunità”(Idem come sopra) Alla Tassa Prediale così introdotta potrà essere aggiunta anche quella che occorre per supplire alle spese Comunitative divenendo in tal modo l’imposizione regia anche comunitativa.

Tutto ciò è previsto nell’articolo di legge seguente:

“Art. LXV A questa Tassa potrà essere aggiunta quella occorrente a formare la somma che abbisognerà per supplire alle spese Comunitative di quelle Comunità le quali non hanno fondi o rendite in proprio bastanti a far fronte alle partite di uscita che saranno sanzionate nel Bilancio di Previsione

Art. LXVII.

La tassa Prediale sarà a carico ed in accollo alle rispettive Comunità nel modo,e con le regole istesse colle quali le Comunità medesime corrisponder dovevano l’abolita Tassa di redenzione” (Legge 16 settembre 1816.Idem come sopra.) L’introduzione di questa nuova Tassa Prediale fu sospesa per l’anno 1817,per entrare in vigore solo nel 1818.

Tale sospensione avvenne con le seguenti “Sovrane Determinazioni” tramite “Biglietto dell’I. e R. Segreteria di Firenze”del 28 novembre 1816,come scrive al Cancelliere Comunitativo di Portoferraio il Soprassindaco dall’Uffizio Generale delle Comunità in Firenze:

“Ecc.mo Signore

Con Biglietto dell’I. e R. Segreteria di Firenze de 28 novembre cadente mi vengono partecipate le seguenti Sovrane Determinazioni.L’importanza e l’estensione delle Operazioni occorrenti per fissare un giusto,adeguato e proporzionale Reparto della Tassa Prediale ordinata con Legge de 16 settembre scorso esigono un più lungo e maturo esame degli Elementi e dei Dati su’ quali esser deve basata la distribuzione della Tassa predetta in corrispondenza della forza estimale di ciascuna Comunità.

 

La Tassa Prediale al tempo dei Lorena

Articolo di Marcello Camici per Corriere della sera

 

 

 

 

ASCIANO nelle LIRE della prima meta' del Cinquecento. Note per un contributo di storia rurale del Senese

dressa Barbara Gelli

 

.......................insomma, due rappresentazioni fortemente antitetiche che non consentono di cogliere i necessari processi di transizione intervenuti in quest’area durante la prima età moderna e che finiscono per enfatizzare la, pur significativa, rilevanza della ‘crisi’ seicentesca quale momento decisivo di trasformazione delle strutture sociali, economiche e paesaggistiche del Senese. A differenza del confinante stato fiorentino dove tutto il territorio della Repubblica fu sottoposto al Catasto, nel Senese le sole comunità rurali che furono sottoposte ad alliramento furono Asciano, San Quirico d’Orcia e Buonconvento, vale a dire le tre località di ‹‹conferenti›› (cioè i luoghi del contado che avevano ricevuto la cittadinanza senese e che erano tenuti a contribuire agli oneri dello stato con le stesse modalità dei cittadini) ritenute con sufficiente potenziale demico. Così, approfittando dell’esistenza di questa nutrita serie documentaria redatta tra il XV e la prima metà del XVI secolo, si è scelto di approfondire ancora una volta il caso di Asciano in modo da poter chiarire, meglio di quanto sarebbe stato possibile per le altre due località sinora prive di indagini puntuali, la dimensione temporale di alcuni fenomeni e gli elementi di continuità e/o di rottura con il passato.............................................

 

.............................nel 1767, all’interno della sua trattazione sulle località storiche del Senese, scrive l’erudito Giovanni Antonio pecci con riferimento all’ormai compiuto processo di formazione dei grandi patrimoni cittadini:

......................"Se il suolo più fertile di questa terra [di Asciano] non fusse stato poco meno che tutto occupato da Regolari e luoghi pii e da nobili della città di Siena, sarebbero questi terrieri de’ più facoltosi dello Stato, ma a poco a poco mancate e estinte le famiglie loro, o procedute a divisioni e per diversi altri infortunii, venduti i poderi e i campi, i monasteri e i nobili sanesi ne furono i compratori. ond’è che a terrieri poco o nulla rimase di buono. e di qui n’è avvenuto che pochissimi (non considerati coloro che passarono ala nobiltà sanese) possono bastantemente mantenersi colle proprie e sole entrate".............................................

 

 

 

 

 

 

 

 

IL REGNO DI NAPOLI

 

immagine da Wikipedia

 

piu' in dettaglio

Regno delle due Sicilie

 

 

 

DATI FISCALI : IL CATASTO ONCIARIO

 

difficolta'

Copre un periodo estremamente limitato

Manca la possibilita' di ricerca per cognome. L'ordine dei catasti e' infatti onomastico

 

 

Istituiti nel 1741 dal re Carlo III di Borbone, i catasti onciari erano veri e propri censimenti effettuati per fini fiscali. Sono documenti di primaria importanza nella ricostruzione dell’albero genealogico di una famiglia in quanto rappresentano una preziosa fonte d’informazioni non solo sul suo status socioeconomico ma anche sulla sua composizione. Per ogni famiglia, oltre alla descrizione e valore dei beni posseduti, vengono infatti riportati il nome del capofamiglia, l’età e la provenienza (se forestiero), a volte l’indicazione della paternità e della maternità; inoltre nomi ed età della moglie, dei figli e di eventuali conviventi consanguinei, affini e non consanguinei (servitori e personale vario).

 

Il Catasto Onciario è una fra le più importanti fonti per lo studio della storia economica e sociale dell’Italia Meridionale.

Con legge del 4 ottobre 1740 re Carlo III di Borbone dispose per il Regno intero la compilazione del catasto detto onciario appunto per la misura utilizzata per la quantificazione d’imposta in once. Dal 1741 al 1742, la Regia Camera della Sommaria, autorità fiscale, organo amministrativo e consultivo dell’antico regime aragonese operante nel Regno di Napoli, emanò istruzioni per la compilazione dei Catasti e il 28 Settembre 1742 stabilì i termini di consegna del censimento catastale entro quattro mesi.

Dieci anni più tardi molte Università non avevano ancora completato il lavoro, ed il Re, nel maggio 1753, decise di inviare suoi Commissari per supportare quei Comuni che non erano stati in grado o non avevano ancora completato la redazione. Il risultato fu una sorta di censimento dell’intera popolazione dell’Italia meridionale completo di età, professioni e proprietà, non escluso il bestiame. A ciascuna Università (Comune) era dato il compito di redigerne due copie, una da conservare presso l’Università per eventuali aggiornamenti e l’altra da inviare a Napoli alla Regia Camera della Sommaria. Da allora molte delle copie conservate localmente sono andate distrutte o consegnate agli archivi provinciali. Le copie inviate a Napoli sono ora conservate in una speciale sezione dell’Archivio di Stato.

La finalità era quella di uniformare e mettere ordine nel campo tributario, rilevando con precisione l’ammontare della popolazione e garantendo la ripartizione del carico fiscale in base alle effettive possibilità e i beni posseduti. In realtà le informazioni demografiche sono da ritenersi lacunose poichè non risultano iscritte nel Catasto le famiglie prive di beni e quelle esentate dai pagamenti

 

 

&da Wikipedia

 

Il Catasto onciario, rappresenta l'attuazione pratica delle norme dettate da re Carlo di Borbone nella prima metà del XVIII secolo per un riordino fiscale del regno di Napoli, progettato e diretto da Bernardo Tanucci

In realtà la struttura del catasto onciario ricalcava in larga parte quella degli apprezzi istituiti sin dagli inizi dell'età angioina quando Carlo I nel dare disposizioni a Guillaume Brunel, giustiziere di Abruzzo, stabiliva i principi circa "De forma apprecii in toto Regno tenenda et observanda stabilendo che congregata in unum universitatem dicte terre si proceda alla elezione di due de maioribus et dictioribus, duo de mediocribus et duo de minoribus che, sotto giuramento, procedano alla stesura dell'apprezzo indicando secundum quod quilibet eorum possidet habito respectu et consideratione bonorum omnium et singulorum, consideratis quoque familia, famulis de quibus comodum et onus reportet ac industria omni et de aliis de cetero imponendis ad honorem," v. R. Trifone, La legislazione angioina, Napoli 1921, p. CXXXIX.; Serena Morelli, I Giustizieri nel Regno di Napoli al tempo di Carlo I d'Angiò: primi risultati di un'analisi prosopografica

Nonostante fosse un catasto descrittivo, poiché non prevedeva la rappresentazione geometrica dei luoghi, fu uno strumento teso ad eliminare i privilegi goduti dalle classi più abbienti che facevano gravare i tributi fiscali sempre sulle classi più umili e di fatto rappresenta uno dei più brillanti esempi del tempo di ingegneria finanziaria e di ripartizione proporzionale del peso fiscale.

Il catasto era basato su un sistema di duplice tassazione, che prevedeva sia una imposizione di tipo reale cioè sui beni e sia personale cioè sulla capitazione o testatico e sulle attività dei contribuenti e dei loro nuclei familiari.

Dall'imposizione catastale per antico privilegio era esentata la città di Napoli.

Base imponibile

Si chiamò Onciario perché la valutazione dei patrimoni sia immobiliari che da bestiame o finanziari (per es. da censi attivi), veniva stimato in base all'unità monetaria teorica di riferimento, l'oncia, corrispondente a sei ducati. Era anche detta Oncia di carlini tre, in quanto ogni tre carlini di rendita, capitalizzati al tasso di interesse fissato al 5% (solo per il bestiame era fissato al 10%), equivalevano a 60 carlini, pari a sei ducati e quindi 1 Oncia di capitale o patrimonio. Veniva così introdotta anche una distinzione tra unità monetarie di riferimento per la valutazione delle rendite, adottando le valute correnti del grano, il carlino e il ducato, e per i patrimoni usando delle unità monetarie di conto come il tarì e l'oncia. È chiaro come un meccanismo volutamente semplice poteva assicurare nelle intenzioni, un prelievo fiscale generalizzato ed accertamenti molto rapidi.

Per il calcolo delle imposte le persone erano distinti in diverse categorie. Una prima distinzione era effettuata fra cittadini e forestieri: i primi formavano i "fuochi" (ovvero le famiglie) dell'Università; i secondi erano solamente iscritti nell'Onciario o perché vi possedevano beni o perché vi esercitavano un'attività.

Una seconda distinzione era fra i laici e gli ecclesiastici, includendo in questi ultimi tutte le istituzioni religiose collaterali.

In sintesi erano sette le possibili categorie di contribuenti:

cittadini abitanti e non abitanti

vedove e vergini

ecclesiastici secolari cittadini

chiese, monasteri e luoghi pii nell'università

forestieri abitanti laici

chiese, luoghi pii e monasteri forestieri

forestieri non abitanti laici

Erano tuttavia previste numerose forme di esenzione come per i beni feudali sottoposti alle sole imposizioni dell'Adoa e del Relevio, per cui i baroni potevano essere tassati solo per i beni allodiali cioè in piena proprietà (sui quali erano tenuti a pagare la tassa di bonatenenza qualora posti al di fuori del comune di residenza), con conseguenti numerosi tentativi di pretendere di far passare tutti i loro beni come feudali; così come i beni ecclesiastici per valori inferiori ad alcune soglie stabilite nelle norme concordatarie che potevano variare a seconda delle località; non vi era tassazione "sulla testa" per le professioni ritenute arti liberali come i giudici o i notai, o per i nobili e "civili viventi" e i benestanti che non svolgevano alcuna attività lavorativa, venendo tassati solo coloro che esercitavano un lavoro manuale con tre fasce di tassazione, oppure non erano tassati gli ultrasessagenari o i capi di famiglie numerose, e pertanto anche se nelle intenzioni la riforma voleva comprendere tutti indistintamente, in realtà il prelievo non fu così generalizzato ed uniforme.

Formazione del catasto

I Comuni erano considerati un aggregato di persone e di beni di varie specie e nature. Le imposte erano così calcolate a seconda delle varie qualità delle persone e dei beni.

Le 4 fasi del procedimento per la formazione dell'onciario a cui erano tenute le singole comunità erano:

gli atti preliminari mediante i quali in particolare si nominavano i cittadini deputati in rappresentanza dell'università divisi per classi sociali (normalmente de civilibus, de mediocribus e de inferioribus) e gli estimatori interni ed esterni e si stabilivano i prezzi delle vettovaglie,

le rivele mediante le quali ogni cittadino rivelava la composizione dei propri nuclei familiari e le proprie sostanze,

l'apprezzo mediante il quale i deputati al catasto (4 esperti agrimensori, di cui 2 locali e 2 forestieri) valutavano tutti gli immobili della comunità con le relative rendite, ad esclusione della casa di abitazione della famiglia che godeva di esenzione; di qui una commissione formata da rappresentanti del comune e dagli estimatori verificavano la veridicità delle rivele anche con i precedenti catasti locali ed altri numerosi documenti (stati delle anime, affitti di gabelle, documenti relativi al possesso di bestiame, ecc.),

l'onciario, con cui venivano liquidate le singole posizioni mediante il calcolo dei rispettivi patrimoni mediante la somma delle once da industria (cioè da lavoro) e once dai beni e il totale espresso, appunto, in once e tarì.

Il tutto poi veniva sintetizzato in una tavola sinottica riassuntiva generale del catasto, la Collettiva o Mappa generale, con l'elenco riepilogativo delle once di tutti i fuochi tassati e la somma totale delle once relative all'Università.

A conclusione dell'onciario vi è poi lo stato discusso cioè il bilancio della località, e "rimesso" cioè validato dalla Regia Camera della Sommaria, che evidenzia le uscite e le entrate, tra le quali vi erano normalmente compresi i proventi della tassazione per fuochi, con l'entità del disavanzo da finanziare con il prelievo mediante la redistribuzione sulle once.

I lavori per attuare questa grande riforma tributaria cominciarono con l'emanazione di Prammatiche reali note come Forma censualis et capitationibus sive de catastis dal 1741 sino al 1748 che inizialmente disponevano l'obbligo della confezione del catasto entro pochi mesi e in realtà ben poche erano le università che si erano messe in regola entro il 1743, ed occorsero un enorme impegno amministrativo e circa 15 anni per giungere in tutto il Regno alla compilazione delle liste dei soggetti e dei relativi beni.

Efficacia dell'onciario

Anche se nelle intenzioni erano esaltati i principi di uniformità, chiarezza e incisività del nuovo strumento fiscale, la laboriosità derivante dalla necessità, prescritta nell'ultima delle prammatiche De catastis, di aggiornare annualmente tutte le liste degli onciari in ogni componente reddituale, oltre alle resistenze delle classi più abbienti, costituì il limite principale al suo utilizzo negli anni seguenti, causandone il progressivo accantonamento in tutte le università del Regno, che almeno dal 1770, una volta constatatone il fallimento sostanziale dallo stesso potere centrale, tornarono ad esercitare in larghissima parte la fiscalità locale utilizzando i catasti locali o mediante il sistema delle gabelle.

Il regno di Napoli poi regno delle Due Sicilie rimarrà pertanto privo di un valido strumento catastale uniforme fino all'arrivo dei Francesi che tra primo e secondo decennio del XIX secolo daranno al regno un nuovo catasto, seppur ancora solo descrittivo, sotto il nome di Catasto Napoleonico o Provvisorio o Murattiano, basato sulle denunce spontanee dei proprietari, che manterrà la sua validità fino alla prima metà del secolo XX quando verrà sostituito definitivamente dal nuovo catasto su scala nazionale.

Conservazione

La consultazione dell'Onciario, conservato in originale per tutte le università del Regno presso la Regia Camera della Sommaria poi nell'Archivio di Stato di Napoli, oltre che in copia in alcuni pochi archivi comunali, è ancora oggi, pur con tutti i suoi limiti e omissioni, una fonte preziosa di informazioni sul periodo.

 

&da Wikipedia

 

 

risulta essere fonte primaria di dati sulle condizioni di vita nell’epoca considerata e riporta non solo la situazione finanziaria inerente ciascun contribuente, attraverso la valutazione in once dei profitti espressi in ducati, ma traccia anche in modo dettagliato un quadro più o meno chiaro della demografia locale : struttura della popolazione e numero dei residenti, dei forestieri, delle vedove, ecc., composizione del nucleo familiare, studio dei nomi e dei cognomi, stato di salute della popolazione, stato di scolarizzazione, incidenza delle migrazioni con suddivisione per classi sociali e per attività, ricomposizione del paesaggio agrario, diffusione dei mestieri sul territorio, articolazione del reddito, insomma una fondamentale ed utilissima chiave di lettura per meglio comprendere e definire il profilo degli elementi costituenti la complessità della vita quotidiana.

La finalità era quella di uniformare e mettere ordine nel campo tributario, rilevando con precisione l’ammontare della popolazione e garantendo la ripartizione del carico fiscale in base alle effettive possibilità e i beni posseduti. In realtà le informazioni demografiche sono da ritenersi lacunose poichè non risultano iscritte nel Catasto le famiglie prive di beni e quelle esentate dai pagamenti

 

 

Quest'intervento si rivelò, però, un sostanziale fallimento, almeno dal punto di vista della modernizzazione del sistema fiscale del regno, poiché non fu mai applicato.

Con il Catasto Onciario fu tentata l'introduzione, nel Regno di Napoli, di un più moderno sistema di tassazione della proprietà e dell'industria, ma permasero purtroppo, privilegi e sperequazioni, in particolar modo per i beni feudali che non erano tassati, i beni ecclesiastici che pagavano la metà delle imposte stabilite, e per il cosiddetto 'patrimonio sacro' esentato dai pesi.

Tra le sacche di privilegio, infatti ci fu l’esenzione per gli abitanti di Napoli e dei suoi casali dal pagamento della tassa catastale, e quindi dall’obbligo di 'formare' il catasto.

 

Nella classificazione delle persone, dei contribuenti, si procedeva anzitutto a distinguere cittadini e forestieri. Cittadini erano coloro che costituivano ‘fuoco’ delle Università, cioè i nativi residenti; forestieri tutti coloro che, pur non essendo del paese, avevano qui la residenza, o possedevano beni immobili.

Anche i laici venivano rubricati per loro conto, mentre gli ecclesiastici erano inclusi in un’altra rubrica, sia che si trattasse di persone fisiche, sia di Enti ed Istituzioni religiose.

Inoltre i cittadini erano suddivisi in abitanti e non abitanti, ma tutti indistintamente erano tenuti al pagamento del testatico, cioè della tassa quale capofamiglia. Unica eccezione per gli uomini che avevano superato i sessant’anni.

Gli uomini componenti il nucleo familiare erano gravati da una tassa personale determinata sul reddito proveniente dal lavoro, fissata tenendo in considerazione il numero dei ‘fuochi’, tra i quali andava ripartito il peso del tributo dovuto allo stato. Di questa tassa, tuttavia, i ragazzi fino ai 14 anni erano esenti, mentre quelli fino ai 18 anni dovevano corrispondere soltanto la metà.

Non pagavano testatico ed imposta sul lavoro coloro che vivevano di rendita dell'esercizio d'arti liberali, e coloro che vivevano nobilmente, ma tutti, lavoratori o proprietari, erano sottoposti al pagamento della tassa sui beni.

Le vedove e le vergini, se non erano incluse in un nucleo familiare, erano escluse dal pagamento della tassa sui beni se la rendita annuale non era superiore ai sei ducati.

Infine, le chiese, i monasteri, pagavano soltanto metà della bonatenenza.

Erano considerati beni tutti gli immobili, i capitali, le rendite e gli animali, mentre le case di propria abitazione, che rientravano ugualmente nell’elenco dei beni erano, però, specificatamente escluse dalle impostazioni. Da queste voci attive, dovevano essere sottratte quelle passive che erano costituite da censi, debiti e pesi da qualsiasi parte provenienti.

Tra le sperequazioni sancite dal nuovo sistema restava quella tra le persone che vivevano di rendita, alla maniera dei nobili, e quelle che esercitavano mestieri manuali: i primi erano tassati per i soli beni, mentre i secondi erano tassati in base ad un reddito presuntivo assegnato a seconda del mestiere. Il capitale investito nel commercio era invece tassato prefissando un reddito sul 10% del capitale, quell'investito nell'agricoltura sul 5% del capitale.

In particolare poi, siccome dal reddito tassabile si potevano dedurre i 'pesi' chiamati ‘accidentali’, ossia le spese di manutenzione e riparazione, i ricchi proprietari erano avvantaggiati, spesso anche con frodi o favoritismi, nelle deduzioni, non potendosi sempre accertare con sicurezza la reale consistenza delle suddette spese.

Per la formazione del catasto, dunque, tutte le ‘Università’ del Regno, ad esclusione di Napoli e dei suoi casali, furono tenute alla elezione di ‘deputati’ ed ‘estimatori’ incaricati della redazione degli atti preliminari al catasto e dello ‘apprezzo’, ossia della valutazione dei beni.

I cittadini e tutti coloro che possedevano beni in un centro abitato erano invece tenuti alla redazione della ‘rivela’, una vera e propria autocertificazione nella quale, oltre a riportare tutti i componenti della famiglia con le relative professioni, venivano indicati i redditi e gli eventuali pesi deducibili ai fini del calcolo della base imponibile.

Al termine della raccolta delle ‘rivele’, sostituite da valutazioni dei deputati ed estimatori in caso di mancata dichiarazione, era steso il libro del catasto, nel quale era riportato il calcolo della tassa a carico di ciascun nucleo familiare.

Dato però, che i Comuni ritardavano la presentazione dell'Onciario nei termini stabiliti, la ‘Camera della Sommaria’ fu costretta a ricorrere a misure coercitive, con l’invio sul posto di Commissari, per porre rimedio a ciò che appariva uno dei mali peggiori, in quanto era intendimento dello Stato riformare il sistema fiscale, incoraggiando l’industria e colpendo il lusso.

Questa riforma tributaria apparentemente cercava di supplire al fabbisogno del Governo, ed invece si trovò a creare delle storture. Infatti, la legge prevedeva che non si dovesse lasciare un palmo di terra non controllato dalla legge generale, però così facendo risultò che si era dato minor valore alla terra dei ricchi, forti e prepotenti, e più valore a quella dei poveri, che in tal modo finivano per essere maggiormente tassati.

A conti fatti, era più efficace una tassazione sui beni di prima necessità, come farina, olio, sale, carne e vino. Le gabelle, se pur guardate con sdegno, si pagavano, mentre le rate a scadenza giornaliera opprimevano i poveri.

Il catasto fu denominato Onciario in quanto la moneta usata per valutare i redditi e i patrimoni era l'oncia, un'antica moneta in uso nel Regno di Napoli fino all’epoca dei re Aragonesi, e non più circolante da alcuni secoli.

La moneta reale era il ducato, con i suoi sottomultipli carlino, grana e cavallo pari rispettivamente alla decima, alla centesima e alla millesima parte dello stesso. L'oncia usata per il calcolo del reddito imponibile, corrispondeva a tre carlini, mentre quando il calcolo si riferiva al reddito proveniente da animali questa equivaleva a sei carlini.

I metri di misura adottati dal nostro comune, e limitrofi, furono:

Canna - di palmi 15 Napolitani, per misurare il territorio

Coppa - 1 canna di larghezza e 50 di lunghezza

Quinta - 10 canne

Quarta - 12 canne e mezzo

Oncia dell'industrie e dei terreni - 3 carlini

Oncia dei mestieranti - 6 carlini

 

 

 

APPUNTI PER UNA RICERCA GENEALOGICA NEI CATASTI ONCIARI del Regno di Napoli (1754 ca.)

a cura di Giovanni Grimaldi (dani...@libero.it)

Il Re Carlo III° di Borbone divise il Regno di Napoli in varie provincie e istituì il Catasto Onciario, registro immobiliare di famiglie e enti. Alcuni paesi non vi furono però inclusi perchè esentati dalle tasse come paesi regi. Attualmente essi sono conservati presso l'Archivio di Stato di Napoli.

Questi Catasti offrono comunque la possibilità di integrare una ricerca genealogica, siccome contengono documenti che potrebbero essere molto utili per questo tipo di ricerche. Ai fini di un utilizzo di questi Catasti per la ricerca genealogica della propria famiglia è bene notare che essi possono colmare lacune ed incertezze riscontrate in ricerche effettuate già presso gli archivi parrocchiali e comunali.

Innanzitutto in tali Catasti era compreso lo Status Animarum (Stato delle Anime, delle famiglie) della/e parrocchia/ie del paese, che in alcuni casi nella stessa parrocchia di origine potrebbe non essere più reperibile. Spesso lo Status Animarum era posto all'inizio del volume (o dei volumi) del Catasto del paese ed era un elenco degli abitanti (anime) raggruppato per famiglie. La sua utilità consiste nel poterlo consultare per capire innanzitutto se in quel determinato paese c'erano nostri avi, qual'era la loro parrocchia di famiglia e per quindi eventualmente loro nucleo familiare.

Lo spoglio del Catasto nel dettaglio, invece, può farci apprendere dove abitavano esattamente i nostri avi e quali erano le sostanze della famiglia. Per evitare di perdersi fra le tante pagine (o i tanti volumi) è utile però consultare direttamente le ultime pagine (o volumi) del Catasto di quel determinato paese che ci interessa. Qui infatti troveremo l'indice generale, ma con gli elenchi dei nomi e poi dei cognomi delle persone del luogo elencate nel Catasto. Se conosciamo i nomi di battesimo degli avi che ci interessano possiamo direttamente andare a cercarli nella loro lettera ed annotare la pagina riportata. Ma per una ricerca più estesa conviene controllare tutti i nuclei familiari che potrebbero interessarci. Infatti un nostro avo poteva vivere ancora in casa dei suoi genitori o di fratelli maggiori, o del suocero e perfino di un cognato, ecc. Per questo occorre aver compiuto già una seria e metodica ricerca genealogica dei nostri avi, generazione per generazione, fino a metà settecento (iniziando prima dall'archivio comunale del nostro paese o di quello dei nostri avi e poi nella/e loro parrocchia/ie alle quali appartenevano) per poter avere già un abbozzo del nucleo familiare (almeno basilare) della famiglia.

Per rendere più agevole una ricerca genealogica nei Catasti Onciari nell'Archivio di Stato di Napoli forniamo un elenco dei paesi ivi rintracciabili, raggruppati per provincia di appartenenza e con l'indicazione dell'anno di complilazione.

 

 

 

 

EVERSIONE DELLA FEUDALITA'

 

 

 

Stato civile borbonico : I registri di stato civile erano stati introdotti nell’Italia meridionale e nel Regno di Napoli già nel 1809,

Ferdinando I di Borbone, re di Napoli, pur dettendo dei cambiamenti relativi ai registri di stato civile napoleonici e al modo in cui dovevano essere tenuti li mantene reintodrucendoli nel 1816. In Sicilia, questo metodo di registrazione fu adottato solo a partire dal 1820.

 

 

 

 

 

 

 

 

REGNO DI SICILIA

 

immagine da Wikipedia

 

piu' in dettaglio

Regno delle due Sicilie

 

 

La Sicilia e' l'isola delle meraviglie

I Riveli rappresentano una memoria storica praticamente quasi unica sulla storia familiare

 

 

CENSIMENTI e DATI FISCALI : I RIVELI DI ANIME E DI BENI DEL REGNO DI SICILIA

 

Il più antico censimento del Regno di Sicilia lo si fa risalire al 1434 durante il regno di Alfonso I di Sicilia (Il Magnanimo).

Poi troviamo " i Riveli" questa raccolta di dati di importanza eccezionale per la storia dell'isola

 

I "Riveli di Anime e di Beni del Regno di Sicilia" altro non furono che veri e propri CENSIMENTI, intesi all'accertamento della composizione numerica e della ricchezza della popolazione siciliana; e servivano soprattutto per ripartire equamente i Donativi votati dal Parlamento Siciliano.

 

 

Questi censimenti potevano essere disposti dal Parlamento oppure sollecitati da una lagnanza popolare o da coloro che si sentivano particolarmente colpiti da un carico fiscale ritenuto ingiusto.

E a tal proposito il grande economista siciliano Francesco Ferrara rilevava che i Riveli potevano anche essere disposti: "ogni qual volta la voce del pubblico o delle persone direttamente aggravate di ingiusto ripartimento ne' tributi, abbastanza innalzavasi per farsi ascoltare da' rappresentanti del Paese."

Ma era lo stesso Parlamento Siciliano che li disponeva quando lo riteneva opportuno.

Nel Parlamento generale dell'anno 1648 ad esempio, ritenuto che il "tempo ha variato la facultà e lo stato delle cose", "si considerò di molta convenienza e di gran beneficio al Regno il farsi nuova numeratione e ripartimento mediante il quale venisse ogni Università (i nostri moderni Comuni) a portare quel peso uguale alle sue forze, e però più soffribile e di maggior giustitia."

 

 

I riveli di beni ed anime sono documenti d'archivio siciliani che riportano dichiarazioni dei capofamiglia sui beni e i componenti della famiglia, datati tra il XVI e il XIX secolo.

Si tratta di un'importante fonte documentaria per la descrizione della storia siciliana. Il primo di questi documenti risale al 1505 e si sono succeduti ad intervalli più o meno regolari fino al 1831.

..........E' una documentazione unica ed importantissima : tre secoli interi, e per tutta una regione, per un Regno intero, quale è la Sicilia, una documentazione descrittiva tanto ricca di dati di ogni genere.

I riveli compilati in tutte le Università dell'isola, (fatta eccezione per Messina fino al 1681 e per Palermo fino al 1798), costituiscono oggi un ricco patrimonio documentario, fonte di notizie storico - statistiche utili allo studio dello sviluppo demografico ed economico del territorio

 

A partire dal XVI e fino al XIX secolo, nel Regno di Sicilia fu introdotto l’obbligo di compilare i riveli delle anime e dei beni per adempiere ai censimenti ordinati dall’autorità sovrana, atti ad accertare la composizione e la ricchezza della popolazione per fini militari e fiscali. Più in particolare, attraverso il rilevamento dell’età, questo tipo di censimenti serviva a stabilire il numero di uomini atti alle armi presenti in ogni distretto e, attraverso la stima del patrimonio posseduto, a ripartire in modo equo donativi, ordinari e straordinari. I riveli compilati in tutte le Università dell’isola, (fatta eccezione per Messina fino al 1681 e per Palermo fino al 1798), costituiscono oggi un ricco patrimonio documentario, fonte di notizie storico - statistiche utili allo studio dello sviluppo demografico ed economico del territorio e sono già da tempo oggetto di una vasta bibliografia.

A sovrintendere tali censimenti è stato dalla fine del XVI sec. (1569) il Tribunale del Real Patrimonio, supremo organo di controllo e di giurisdizione in materia finanziaria e, a partire dalla seconda metà del XVII sec. (1651), la Deputazione del Regno, i cui membri vigilavano sull’osservanza dei privilegi e coordinavano le attività di riscossione dei donativi.

 

In Sicilia i “Riveli di beni ed anime”, compilati dalle singole amministrazioni comunali per conto della Magna Curia dei Maestri Razionali (dal 1569 Tribunale del Real Patrimonio) che era il supremo organo di controllo e di giurisdizione in materia finanziaria. Nel 1682 le competenze del Tribunale in materia di riveli passarono alla Deputazione del Regno. I numerosi registri riguardano quasi tutti i Comuni siciliani e ricoprono il periodo compreso fra il XVI e il XVIII secolo: si conservano i riveli redatti negli anni 1548, 1569, 1584, 1593, 1607, 1616, 1623, 1636, 1651, 1682, 1714 e 1748. I Riveli di beni ed anime sono dunque un’insostituibile fonte di ricerca ad integrazione di quella effettuata presso gli archivi parrocchiali ma anche in sua sostituzione, quando gli archivi parrocchiali sono molto lacunosi o addirittura non più esistenti o inconsultabili.

 

I documenti sono conservati principalmente nell'archivio di Stato di Palermo. Contengono le dichiarazioni (o memoriali) dei capifamiglia, comprendenti i dati sulla composizione della famiglia e sui beni stabili (case, terreni), beni mobili (animali, crediti) e gravezze (debiti, affitti) con i relativi valori in onze. I riveli erano utilizzati per calcolare i donativi che ogni università doveva versare alle casse del Regno di Sicilia. Nella ricostruzione di un albero genealogico, possono sostituire i registri parrocchiali qualora siano andati distrutti. Questo strumento introdotto dopo il Concilio di Trento ha però alcuni limiti riguardo ai battesimi non registrati in caso di infanti nati morti e in caso di morte di donne incinte. I riveli o censimenti furono eseguiti con intervalli diversi nei seguenti anni: 1505, 1548, 1569-70, 1583, 1593, 1606, 1616, 1623-24, 1636, 1651, 1681 1714, 1747-56, 1806 e del 1831.

 

I periodi intercensuari non erano regolari: i censimenti venivano banditi quando si riteneva che vi fossero stati aumenti o diminuzioni di popolazione e delle ricchezze e più di frequente quando era necessario rimpinguare le casse del Regno. Attraverso il bando venivano nominati i commissari che si recavano direttamente nei distretti dell'isola a loro assegnati, affiancati dagli attuari (incaricati di raccogliere gli atti), dagli algoziri (responsabili dei calcoli) e dagli scrivani (effettivi compilatori dei documenti).

 

I "riveli" - Archivio di Stato di Palermo

Messaggio da Marcello_DAleo » domenica 24 gennaio 2010, 11:02

I "Riveli di beni ed anime" sono documenti di primaria importanza nella ricostruzione dell’albero genealogico di una famiglia in quanto rappresentano una preziosa fonte d’informazioni non solo sul suo status economico ma anche sulla sua composizione nel momento specifico della loro compilazione. Vengono infatti riportati il nome e cognome del capofamiglia, l’età e la provenienza (se forestiero), a volte l’indicazione della paternità e della maternità; inoltre nome della moglie, nomi ed età dei figli maschi, nomi delle figlie femmine ed eventuali conviventi consanguinei, affini e non consanguinei (servitori e personale vario). I Riveli ci permettono pertanto di ricostruire la storia economica e sociale di tutti gli attuali Comuni dell’Isola a partire dalla seconda metà del Cinquecento. Erano compilati dalle singole amministrazioni comunali (Università) per conto della Magna Curia dei Maestri Razionali (dal 1569 Tribunale del Real Patrimonio) che era il supremo organo di controllo e di giurisdizione in materia finanziaria. Nel 1682 le competenze del Tribunale in materia di riveli passarono alla Deputazione del Regno. I numerosi registri (conservati presso l’Archivio di Stato di Palermo) riguardano tutti i Comuni siciliani (tranne Palermo e qualche altro) ed abbracciano un periodo compreso fra il XVI e il XVIII secolo: si conservano i riveli redatti negli anni 1548, 1569, 1584, 1593, 1607, 1616, 1623, 1636, 1651, 1682, 1714 e 1748. I Riveli di beni ed anime sono dunque un’insostituibile fonte di ricerca ad integrazione di quella effettuata presso gli archivi parrocchiali ma anche in sua sostituzione, quando gli archivi parrocchiali sono molto lacunosi o addirittura inesistenti per calamità del passato (terremoti, incendi…) oppure inconsultabili.

 

Per registrare i dati sulla composizione delle famiglie il commissario e la sua delegazione si recavano casa per casa, mentre per registrare i dati sui possedimenti erano i rivelanti a presentarsi dinnanzi all'autorità, prestando giuramento su quanto dichiarato. Dopo aver firmato gli atti, il commissario e i funzionari preposti avevano cura di farli rilegare (seguendo l’ordine alfabetico per nome e non per cognome), numerare (solo sul recto del foglio), corredarli di una rubrica e inviare all’organo sovrintendente che, dopo lo spoglio, stabiliva i parametri impositivi in base al numero di abitanti e alle risorse finanziarie complessive.

 

“[…] Il Rivelo dunque ci porta in casa del dichiarante, ci dice come egli vive, se la sua casa è grande o piccola, se ha figli, se un servo o un cavallo, se grano nella sua fossa o vino nella botte oppure olio nelle giare, se un fico o un limone nel suo orto, se la moglie o le figlie tengono in serbo un oggettino d’oro o d’argento, se le sue posate, quando ne ha, sono d’argento o di stagno.

 

I riveli di beni e di anime hanno prodotto fondi documentari redatti inizialmente dal Tribunale del Real patrimonio e successivamente dalla Deputazione del Regno di Sicilia a conclusione del lavoro di controllo. I dati relativi ai fuochi sono sostanzialmente molto vicini alla realtà, invece per i dati relativi ai dati patrimoniali (buoi, cavalli, vacche, beni immobili e mobili) vi sono senza dubbio raggiri e occultamenti (come l'affidamento delle proprietà presso qualche parente appartenente al clero). La documentazione presenta anche varie contraddizioni soprattutto all'indomani degli eventi catastrofici che hanno colpito l'isola, ma nonostante queste piccole distorsioni abbiamo delle informazioni molto aderenti alla realtà

 

Dunque per quanto riguardo Palermo e Messina vi è poco o nulla! occorre affidarsi per entrambi i comuni alla numerazioni della anime degli archivi parrocchiali

 

Nel 1811 è stato fatto l'ultimo rivelo, ma non è rilevante ai fini di una ricerca genealogica in quanto non risultano le composizioni dei nuclei familiari ma soltanto i beni posseduti dai rivelanti, suddivisi in "possessori di case" e "possessori di terre". I riveli mancanti sicuramente sono stati fatti ma sono andati perduti. Bisogna però considerare anche il periodo di fondazione del paese in esame.

 

RIFERIMENTI:

- V. Titone – Riveli e platee del Regno di Sicilia, Feltrinelli

- G.Lo Giudice - Comunità rurali della Sicilia moderna

 

 

 

 

Dal sito www.tuttogenealogia.it

 

Le parrocchie palermitane esistenti prima del 1820 (anno di istuzione dello Stato Civile in Sicilia) erano 9 (+ 4) "dentro le Mura" più altre 4 esterne. Quelle interne erano la Cattedrale, S. Giacomo la Marina, S. Antonio Abate, S. Nicolò all'Albergheria, S. Giovanni dei Tartari, S. Ippolito Martire, S. Croce, S. Margherita, S. Nicolò alla Kalsa. A queste vanno aggiunte altre 4 piccole parrocchie, non di quartiere, ma riservate a particolari categorie (militari, etc.): S. Nicolò dei Greci (la Martorana, cattolica di rito greco), SS. Giovanni Battista e Silvestro a Castellammare, S. Pietro Apostolo (la Cappella Palatina), S. Giacomo del Quartiere. Quelle esterne (di borgata) erano S. Lucia al Borgo, la Sacra Famiglia (Gesù, Maria e Giuseppe, a Resuttana), Maria SS. del Perpetuo Soccorso (zona Altarello/Baida), S. Nicolò di Bari (zona Mezzomorreale).

 

Alcune della parrocchie da te elencate (S. Stefano, S. Giacomo Maredolce e S. Maria delle Grazie) erano parrocchie filiali della Cattedrale e diventarono autonome successivamente al 1820. Pertanto, fino a quella data (ed oltre), le registrazioni degli atti si trovano all'interno dei registri della Cattedrale.

Comunque. tieni presente, ad ogni buon fine, che la Martorana era una Chiesa Cattolica a rito Greco, non ovviamente una Chiesa Ortodossa

 

Dal sito www.tuttogenealogia.it

 

 

 

EVERSIONE DELLA FEUDALITA'

 

 

 

 

Stato civile borbonico : In Sicilia, questo metodo di registrazione fu adottato solo a partire dal 1820.

 

 

 

 

 

 

 

ZONE SOTTOPOSTE ALL'AMMINISTRAZIONE AUSTRIACA

 

 

 

 

 

 

 

 

ZONE SOTTOPOSTE ALL'AMMINISTRAZIONE YUGOSLAVA

 

 

 

 

 

 

 

 

ZONE SOTTOPOSTE ALL'AMMINISTRAZIONE FRANCESE

 

 

 

 

 

 

 

 

PIEMONTE

 

 

 

 

 

 

 

 

STATO PONTIFICIO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NUOVA FEUDALITA'

 

Principali tasse e balzelli del periodo medievale

In questo articolo [ di Massimo Fois ] vengono descritte alcune delle tasse e diritti feudali più in uso nel periodo medievale.

 

Il Focatico

L'imposta istituita da Carlo I D'Angiò nel 1263, era una tassa applicata a ciascun fuoco o focolare, cioè su ciascuna abitazione di un gruppo familiare o su ciascun fumante se l'abitazione comprendeva più gruppi familiari. Il fuoco nel basso medioevo denominava, come detto, l'unità famigliare composta da tutti coloro che vivono nella stessa casa, saldano dosi e cucinano al medesimo fuoco. Nella primavera di ogni anno, il comune inviava alla Magistratura Comunitarie la consueta stampa occorrenti a compilare le operarazioni di focatico. Entro il 30 giugno venivano inoltrate le scritture che alla fine di agosto venivano rispedite alla rappresentanza comunitaria, con il foglio di riparto approvato per detta imposta, mentre i ruoli venivano passati all'esattore comunale per la riscossione da farsi entro date ben precise. Il ruolo si divideva in tre categorie:il fuoco, la terra coltivata e la classe di reddito. I meno abbienti non era assoggettati a tale imposta, ma questo dava origine ad evasioni o a esenzioni concesse per individui che ricoprivano cariche pubbliche (senatori, notai, clero, ecc…).

L'Imbottato

Il dazio era sostanzialmente una tassa che doveva essere pagata da tutta la comunità per i prodotti agricoli che si possedevano. In un registro risulta "d'imbottar li grani et vini in calende di Novembre di ciascuno Anno per quali grani et vini, quelli che in detto giorno si trovano averli in casa sono tenuti subito fatta la visita et descrittione d'essi pagar alla comunità. Per esempio a Gambolà nel 1619 erano tassati per imbottato un sacco di frumento, fagioli, segale, ceci, fave per due soldi; un sacco di miglio, avena, melega per un soldo; una brenta di vino buono puro per quattro soldi; una brenta di vino chiappato per due soldi e otto denari, ma venivano tassati nuovamente se questi beni venivano venduti o comprati da forestieri.

Fodro

Dal francone fodar, nutrimento, indica l'obbligo di fornire ospitalità e sostentamento al re, all'imperatore, ai titolari di pubbliche funzioni, al loro seguito e alle milizie, incombente sui vassalli, sui possessori di terre o complessivamente sulle collettività delle località attraversate durante il loro passaggio. Utilizzato nei diritti germanici e nordici, presentava analogie con l'annona romana. Determinante per l'esercizio effettivo della giurisdizionale, perchè garantiva i rifornimenti alle autorità itineranti, ebbe costante applicazione nel corso del medioevo e costituiva uno dei fondamentali diritti pubblici.

Dal sovrano il fodro passò ai conti, ai vescovi, agli abati, alle città e grandi o medi proprietari. Fu uno dei principali scontri da Federico Barbarossa e le città lombarde. E detto anche albergaria.

Altri tributi e diritti feudali

abbeverata: per dissetare gli animali nei fontanili; in latino medioevale ius beverandi

acquatico: per attingere acqua da fonti o sorgenti; in latino medioevale ius aquandi

erbatico: per falciare l'erba in un prato; detto anche erbaggio

glandatico: per raccogliere ghiande o condurre maiali nei querceti; anche escatico e ghiandatico

legnatico: per tagliare e raccogliere legna di alto fusto; in latino medioevale ius lignandi; altro sinonimo boscatico

macchiatico: per raccogliere legna di basso fusto, arbusti

pantanatico: per pescare anguille e rane negli stagni

pascolatico: per condurre greggi al pascolo (ius pascendi); più¹ diffuso il diritto di fida

pedatico: per attraversare o percorrere a piedi strade, sentieri o proprietà private; anche pedaggio

piscatico: per catturare pesci in acqua dolce o salata; anche pescatico

pontatico: per transitare sui ponti doganali o di proprietà privata

ripatico: per approdare o sostare su rive di acque interne

siliquatico: per raccogliere carrube ed altri baccelli

spicatico: per raccogliere spighe dopo la mietitura; in latino medioevale ius spicandi; inoltre spicilegio e spigaggio

 

Documento inserito il: 22/12/2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DIFFICOLTA'

 

Spostamenti

cambio di cognome nello spostamento da un luogo all'altro

fase cognome-patronimico

distruzione dei documenti o inesistenza dei documenti religiosi

 

 

AGEVOLAZIONI

 

Scendendo nel passato diminuisce il numero di persone che popolavano una citta'

Roma agli inizi del 1400 aveva 60.000 persone (!)

Quindi gli individui elencati nei registri di battesimo diminuiscono andando indietro con gli anni fino alla peste nera del 1348

 

 

 

 

 

 

 

 

 

considerazionigenealogiche

 

Come detto a strada piu' facile per una ricerca genealogica in Italia e' rappresentata dalla consultazione dei registri della Chiesa cattolica

La chiesa dai tempi piu' antichi si' e' presa l'incarico di provedere almeno alla registrazione del battesimo

Cosi troviamo in alcuni luoghi elenchi di battesimi risalenti al XIV secolo

Solo a Siena il comune ebbe un analoga premura e provvide autonomamente ad un analoga operazione (battesimi delle tavole della Biccherna )

 

Molto piu' tardi la Chiesa ha iniziato ad occuparsi dei matrimoni sebbene su di essi avesse appuntato la sua attenzione per gli impedimenti legati alla consanguineita'

Mentre per molto tempo ha invece trascurato la registrazione dei decessi. Operazione ,invece non trascurata dalle autorita' civili che attraverso l'anagrafica ecclesiastica delle nascite e quella civile dei battesimi cercavano di tenere sotto controllo l'andamento demografico ed i fabbisogni di cibo della popolazione

 

La svolta si mha col concilio di Trento che fa seguito alla grande ulteriore divisione delle chiese cristiane che segue la divisione tra la chiesa di Oriente e di Occidente

Ora a dividersi nettamente dalla Chiesa cattolica e' una larga fetta di paesi del Centro e Nord Europa

 

 

E' importante per un ricercatore genealogista conoscere le decisioni prese alla fine del Concilio di Trento nel 1563 e quanto avvenne nel 1614

l'intenzione della Chiesa cattolica era di combattere le eresie e le cattive abitudini religiose , a questo fine la chiesa cattolica creo' una gabbia che imprigionava l'intera comunita' cattolica in un sistema unico di sorveglianza

Iniziato nel 1563 il sistema si perfeziono' nel 1614 e si trasmise fino ai nostri giorni

A vigilare sul sistema furono delegati i parroci , a vigilare sui parroci i Vescovi

Purtroppo ( sempre per il genealogista ) i parroci non sempre e non in ogni luogo furono solerti ad applicare le disposizioni e puo' succedere che i registri in certi luoghi non ci fossero o non fossero formulati secondo le disposizioni

Purtroppo per il genealogista non sempre e non dovunque i registri religiosi sono sopravvissuti all'incuria e ai disastri

Ma vediamo che cosa cosa accade nel 1563 e nel 1614 di tanto utile al genealogista

Noi siamo abituati ad identificare la nostra famiglia con un cognome

ma esiste un periodo molto lungo in cui gli individui della nostra famiglia non sono stati individuati attraverso un cognome ma attraverso un patronimico

 

Generalmente i cognomi nascono in Italia tra il 1100 ed il 1200 (lo abbiamo visto nella prima parte )

Ed abbiamo visto che non tutte le famiglie si cognomizzano .Che la cognomizzazione si estende lentamente nelle varie famiglie e che inizialmente la cognomizzazione riguarda solo le famiglie del ceto dirigente

Nel 1614 secondo le intenzioni della Chiesa cattolica ciascuna famiglia avrebbe dovuto essere identificata con un cognome

Essendo lo spirito guida della ricerca genealogica il cognome ecco che i registri religiosi diventano fondamentali per la ricerca genealogica dal 1614 ai giorni nostri

Ed inoltre fornendo i battesimi dal 1563 permettono di spingere la ricerca fino a questa data

 

 

L'ANNO 1563 : TERMINA IL CONCILIO DI TRENTO E' L'ANNO DECISIVO PER LA GENEALOGIA ITALIANA ( registri di battesimo e di matrimonio )

 

L'ANNO 1614 : E' L'ANNO DECISIVO PER L'AFFERMAZIONE DEL COGNOME ITALIANO ( obbligo di individuare il fedele tramite un cognome )

 

 

E' possibile che la Chiesa cattolica ad inizio 1600 colga la tendenza delle societa' a cognominarsi (individuare tramite un cognome ) e l'adotti contribuendo al definitivo successo del cognome sulla forma patronimica

 

Il concilio di Trento nato per imporre l'ortodossia della religione cattolica e responsabile della definitiva rottura con le chiese protestanti, istitui un sistema di controllo sulla popolazione attraverso la registrazione cartacea in appositi registri di alcuni avvenimenti della vita religiosa del fedele

Inizialmente furono presi in considerazione solo la nascita il matrimonio

Da quel momento in poi ogni parroco doveva annotare in libri separati i battesimi e i matrimoni avvenuti all’interno della parrocchia.

Lo scopo era di seguire la vita religiosa dell'individuo ed evitare che venissero violate le leggi religiose con matrimoni tra consanguinei , tra parenti spirituali ( padrini , madrine ), o evitare situazioni di bigamia

In generale, la chiesa avrebbe dovuto tenere i registri dallo 11 novembre 1563 . Molte parrocchie si conformarono solo molto più tardi. La maggior parte delle parrocchie,infatti, hanno mantenuto i registri da circa 1595 a oggi.

Infatti nel 1595 vengono rafforzate le imposizioni papali

Quasi ogni persona che ha vissuto in Italia e di religione cattolica , è stata registrato in un verbale della chiesa cattolica durante gli ultimi 400/500 anni.

Col Concilio di Trento la Chiesa cattolica da il via all'obbligo per tutti i parroci di registrare su carta e conservare in appositi registri :

I battesimi

I matrimoni con relative pubblicazioni

Mentre prima le registrazioni erano iniziativa delle singole diocesi ora diventa un obbligo tener nota in parrocchia almeno di nascite e matrimoni

Quindi , la chiesa comando' la tenuta di questi primi registri ( battesimi,matrimoni ) nel 1563 a causa delle riforme proclamate in occasione del Concilio di Trento. Le parrocchie si sono conformate ai nuovi dettami in tempi diversi a seconda della solerziadei parroci e dei vescovi che avrebbero dovuto vigilare. La maggior parte delle parrocchie, tuttavia, hanno mantenuto i registri da circa il 1595 a oggi.

Nel 1595 infatti vi e' stato un nuovo richiamo papale per richiamare i parroci all'obbligo delle pratiche di registrazione e la quasi totalita' dei parroci ancora inadempienti inizia ad adeguarsi

L'obbligo della registrazione su carta comporta l'abitudine a mettere su carta i dati importanti per la religione

Il libro dei battesimi (liber baptizatorum) è il registro in cui vengono annotati i nominativi di coloro che hanno ricevuto il sacramento del battesimo. Ogni parroco è tenuto a compilarlo e a conservarlo a partire dalle disposizioni contenute nel decreto istitutivo del Concilio di Trento. Istruzioni relative ai formulari da utilizzare nella compilazione dei dati sono fornite dal Rituale romano di papa Gregorio XIII del 1583, in seguito riprese nel rituale del 1614 di papa Paolo V. Secondo le indicazioni stabilite dalla normativa, sui registri dei battesimi i parroci hanno il compito di annotare il nome del battezzato, paternità e maternità, la data del battesimo, il nome del celebrante, i nominativi di padrini e madrine. Vengono aggiunte delle precisazioni in caso di figli illegittimi, esposti, di battezzati sub conditione o di celebrante differente dal parroco.

Il Codice di diritto canonico del 1983 prevede che nel libro dei battezzati sia annotato successivamente anche la confermazione e tutto ciò che riguarda lo stato canonico dei fedeli, in rapporto al matrimonio, all'adozione, all'ordine sacro, alla professione perpetua emessa in un istituto religioso e al cambiamento del rito. Leggendo questi libri possiamo facilmente notare che nei secoli passati moltissime erano le nascite, ma erano davvero pochissimi i bambini che sopravvivevano a causa dell'elevatissima mortalità infantile. Inizialmente furono compilati in italiano, con note scarne ed essenziali, in seguito, a partire dalla seconda metà del Seicento, si diffuse l'uso del latino e di formule sempre più complete e accurate. A partire dagli inizi del XX secolo vengono usati registri prestampati.

I bambini sono stati battezzati in genere entro pochi giorni dalla nascita.

I registri battesimali di solito danno i nomi del bambino e dei genitori, lo stato di legittimità, nomi di testimoni o padrini, e la data del battesimo. È inoltre possibile trovare la data del bambino nascita, professione del padre, e il luogo della famiglia di residenza. Morte o informazioni matrimonio è stato a volte aggiunto come una nota a margine. Il nome della via o l'indirizzo della famiglia possono essere fornite anche per le città più grandi.

Nella versione più completa, la registrazione di battesimo presenta anche il numero di pagina ed il numero progressivo di registrazione nell’anno, la data di nascita, inclusa l’ora, e la data di battesimo con il nome di chi ha amministrato e del parroco, il nome e cognome del neonato (con due colonne distinte per registrare i maschi e le femmine), il nome del padre e del nonno e nonna paterna, il nome e cognome della madre e del nonno e nonna materna, inoltre compare anche la via e il numero civico dove risiedono i genitori, luogo e data di matrimonio.

Ma le informazioni potrebbero essere molte di più. Infatti talvolta è presente la professione dei genitori, nome e cognome dei padrini, dei loro rispettivi padri e la parrocchia da dove provenivano e l’ostetrica. Purtroppo in passato era molto frequente che fosse la stessa ostetrica ad amministrare il battesimo nel caso in cui il bimbo era reputato in pericolo di vita. Se il bimbo non moriva, venivano “supplite le cerimonie” in chiesa da un sacerdote. Ecco perchè anche nel registro troviamo informazioni riguardanti l’ostetrica.

I registri precedenti danno meno informazioni. Essi possono dare solo i nomi del bambino e il padre e la data del battesimo. Essi possono contenere il nome della madre, o possono contenere solo il suo nome di battesimo. I primi registri registrano solo la data del battesimo; record successivi possono includere la data di nascita.

Quindi nel battesimo : chi e' il padre ( talvolta il nonno ) chi e' la madre ,chi e' il padrino chi e' la madrina

Aborti spontanei sono stati a volte registrati in chiesa battesimale o registri di sepoltura. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la nascita non viene registrata

 

 

 

PIEVE = Chiesa con battistero

Entrambi gli aspetti connotativi, l'amministrazione del battesimo e l'esazione delle decime, cominciarono ad essere vincolanti a partire dall'epoca carolingia, grazie a precise norme che furono introdotti nella legislazione e grazie ad una massiccia e capillare azione di riordino delle comunità cristiane. Da una parte, i sacramenti maggiori non si potrevano ricevere in luoghi diversi dall'edificio che si era affermato come chiesa battesimale e la sepoltura era fortemente limitata. Dall'altra, il versamento della decima era obbligatorio per i manentes, i residenti sulle terre sottoposte alla pieve. Non si trattava di una tassa nominale, ma di un prelievo sui frutti della terra, che venne, gradualmente e problematicamente, fissato in relazione con le aree su cui erano presenti i coltivatori, liberi e servi. Proprio per effetto di questo legame la pieve andò definendosi come circoscrizione territoriale, all'interno della quale i residenti erano legati alla chiesa principale. A quest'ultima erano gerarchicamente subordinate le altre chiese o cappelle esistenti nell'area. La creazione di una rete, locale e diocesana, di rapporti di aggregazione e di subordinazione avvenne nel corso di un processo secolare, a partire dal IX secolo, sulla base di precedenti legami di fede che avevano unito i vescovi e le Chiese cittadine con le comunità cristiane sparse nei territori circostanti. Nei primi secoli di cristianizzazione delle campagne si era formata una rete a maglie larghe di chiese battesimali o chiese matrici che erano unite ai vescovi residenti nelle città da un legame di fede e da una comunanza di devozioni e di liturgie. La creazione delle circoscrizioni diocesane, basate su un'organizzazione istituzionale e gerarchica delle comunità, si sovrappose a questo assetto primitivo, con un processo discontinuo, fortemente influenzato dalle situazioni e volontà politiche locali, dall'entità e dislocazione dei patrimoni dei singoli vescovi, dalla struttura geomorfologica dei territori. Sia il vincolo “di fede”, sia quello istituzionale gerarchico si affermarono in modo problematico, in fasi diverse, che ebbero tempi e durate differenti. Tra la rete più antica delle dipendenze e quella dell'ordinamento pievano-diocesano non si determinò una piena coincidenza. In area gardesana si creò una molteplicità di singole situazioni, raccordate con i centri diocesani spesso in modo incerto e problematico, all'interno di ambiti ecclesiastici dai confini rimasti indefiniti almeno fino alla fine dell'XI secolo. In tutte, la pieve – o la chiesa battesimale – emerse come soggetto aggregatore locale dotato di una forte identità e di un saldo legame con la popolazione locale. Tanto che, spesso, la pieve, intesa non come semplice comunità di fede, ma come circoscrizione territoriale divenne riferimento per l'identificazione dei luoghi, degli insediamenti o dei possessi fondiari2; si attestò come riferimento amministrativo e geografico.

 

Il sistema delle pievi.Vita pastorale, edifici e circoscrizioni ecclesiastiche nelle campagne gardesane ....................................studio di Renata Salvarani

 

 

 

 

 

Pubblicazione di Matrimonio e processetti

Accanto ai libri dei matrimoni, che registrano l'atto finale del sacramento amministrato agli sposi, negli archivi parrocchiali sono spesso conservati i documenti preparatori raccolti nel periodo che precede la celebrazione del rito, riuniti in una serie archivistica denominata processetti matrimoniali o pubblicazioni matrimoniali. Nei processetti matrimoniali si possono conservare: si possono conservare: il certificato di battesimo e cresima degli sposi, il certificato di morte in caso di vedovanza di uno dei contraenti, eventuali dispense vescovili rilasciate per ridurre il numero delle pubblicazioni o per ovviare ad impedimenti canonici quali la parentela fino al quarto grado di consanguineità per i futuri coniugi. Il Concordato del 1929 tra Stato e Chiesa riconosce gli effetti civili del matrimonio canonico e, di conseguenza, anche dei documenti ecclesiastici prodotti nell'ambito del sacramento.

Un matrimonio è stato generalmente annunciato la domenica per tre messe consecutivi prima del matrimonio. Questi annunci, chiamati pubblicazioni, ha dato occasione a chiunque di farsi avanti se a conoscenza di eventuali motivi per cui la coppia aveva impedimenti al matrimonio

In aggiunta o in sostituzione dei registri reali di matrimonio, alcune chiese italiane tenuta libri separati per registrare pubblicazioni di matrimonio.

 

 

Registro dei matrimoni

Il libro dei matrimoni (liber matrimoniorum) è il registro in cui i parroci annotano i nominativi di coloro che sono stati uniti in matrimonio al fine di registrare l’avvenuta amministrazione del sacramento.

Ogni parroco è tenuto a compilarlo e a conservarlo a partire dalle disposizioni contenute nel decreto istitutivo del Concilio di Trento.

matrimonio : il matrimonio in genere avveniva nella parrocchia della sposa

I registri matrimonio indicano la data del matrimonio, il nome della sposa e dello sposo. Indicano anche se i fidanzati fossero al primo matrimonio o vedovi , danno i nomi dei testimoni. Di solito danno altre informazioni : l' età, la residenza, il lavoro ,i nomi dei genitori, e i luoghi di nascita. Nel caso di vedovi le registrazioni possono nominare i coniugi precedenti e le loro date di morte.

I dati riportati sui registri dei matrimoni variano, e sono più o meno dettagliati, a seconda della formula utilizzata dai parroci per annotare il sacramento, ma anche in base al contesto in cui viene celebrato il matrimonio (in caso di omissione delle pubblicazioni per dispensa vescovile, di celebrazione su licenza se il ministro non è il parroco o se gli sposi provengono da altra parrocchia o diocesi, in caso di dispensa per consanguineità, etc.).

Nel libro dei matrimoni sono indicati, più comunemente, la data della cerimonia del matrimonio e delle tre pubblicazioni canoniche o l’indicazione della dispensa vescovile che ne ha permesso la riduzione a un numero inferiore, il nome e il titolo del celebrante (archipresbiter, presbiter, rector), il nome degli sposi, loro paternità e maternità, parrocchia o luogo d’origine, il nominativo dei testimoni con loro paternità.

In alcuni casi i registri dei matrimoni possono riportare anche informazioni più dettagliate riguardo agli sposi come l’età, la professione, l’alfabetizzazione.

Talvolta si trovano anche registri relativi alle pubblicazioni di matrimonio

Nel caso di una parrocchia soppressa o accorpata, la loro conservazione può essere affidata all’archivio diocesano, dove spesso si trovano serie documentarie costituite dalle copie dei registri dei sacramenti, tra le quali anche i duplicati dei libri dei matrimoni, che i parroci sono tenuti a consegnare secondo quanto stabilito da disposizioni vescovili e dal Codice di diritto canonico del 1917, che impone di depositare annualmente in curia vescovile una copia dei libri canonici, eccetto gli stati delle anime.

 

 

Estratto del sito della Chiesa Cattolica,

Il matrimonio si componeva di tre elementi: il sacramento, la Messa, la benedizione solenne degli sposi. Il primo si poteva celebrare in qualunque giorno dell'anno (cfr. CIC 1917, can. 1108 § 1); la seconda (Messa) era proibita in tutti i giorni in cui non si poteva celebrare una votiva di II classe, nelle domeniche e nei giorni in cui era proibita la benedizione solenne degli sposi. La benedizione, non obbligatoria ma caldamente consigliata (can. 1101 § 1), non poteva però essere data al di fuori della Messa (se non con indulto papale: cfr. RM 381, a); la benedizione era proibita dalla I domenica di Avvento a Natale (inclusi i giorni estremi) e dal mercoledì delle ceneri sino a Pasqua (inclusi i giorni estremi) (cfr. can. 1108 § 2). L'ordinario del luogo poteva però concedere di celebrare la benedizione solenne anche nei giorni proibiti, salve le leggi liturgiche, per giusta causa, ammonendo però gli sposi di astenersi da una pompa smodata (cfr. can. 1108 § 3). Nei giorni in cui era proibita la Messa ma concessa le benedizione, si celebrava la Messa del giorno cui si aggiungeva l'orazione della Messa pro sponsis impedita . Se erano proibite tanto la Messa quanto la benedizione, esse si celebravano al giorno più opportuno che non fosse impedito (cfr. RM 380).

Nel quinto precetto la Chiesa non vieta la celebrazione del sacramento del Matrimonio; ma soltanto la solennità delle nozze dalla prima domenica dell’Avvento sino all’Epifania, e dal primo giorno di Quaresima sino all’ottava di Pasqua.

Quale è la solennità delle nozze proibita? La solennità proibita da questo precetto consiste nella Messa propria degli sposi, nella benedizione nuziale, e nella pompa straordinaria delle nozze.

Perché le dimostrazioni di pompa non convengono nell’Avvento e nella Quaresima? Le dimostrazioni di pompa non convengono nell’Avvento e nella Quaresima, perché questi sono tempi specialmente consacrati alla penitenza e all’orazione.

Nei tempi passati, la legislazione ecclesiastica esortava a rispettare il clima penitenziale dell'Avvento e, soprattutto, della Quaresima. La celebrazione delle nozze, con l'abituale clima di festa, strideva con l'austerità richiesta in quei tempi liturgici. Per questo, si proibiva la «celebrazione solenne» delle nozze, cioè non si celebrava la Messa né si impartiva la benedizione sugli sposi. Così, il Rituale Romanum, approvato da Pio V dopo il concilio di Trento, nella sua revisione del 1952 da parte di Pio XII, afferma che il matrimonio si può contrarre in qualunque tempo dell'anno, ma la benedizione solenne delle nozze è normalmente vietata in Avvento e in Quaresima. Da questa norma deriva il pensiero comune per cui non ci si può sposare in quaresima. Era vietata la celebrazione solenne delle nozze, con la benedizione sacerdotale sugli sposi. Di fatto, le nozze erano sconsigliate in questo periodo, ma in caso di necessità si potevano celebrare, limitandosi al consenso degli sposi davanti al parroco e a due o tre testimoni.

(Lorena Bobbio )

 

 

Fin dai primi secoli, l'intervento del sacerdote è stato caratterizzato da una solenne benedizione, dopo l'espressione pubblica del consenso coniugale. Il consenso avveniva all'inizio fuori della chiesa (in facie ecclesiæ), seguito poi da una celebrazione all'interno dell'edificio sacro. Col tempo, si celebrò tutto in chiesa: prima la liturgia essenziale del consenso; poi, dopo che l'uomo e la donna erano stati dichiarati marito e moglie, la Messa, al cui interno era prevista la benedizione sugli sposi. Con la riforma liturgica seguita al Vaticano II, abbiamo un'unica celebrazione, all'interno della quale avviene sia il consenso che la benedizione sugli sposi.

(Lorena Bobbio )

 

 

La compilazione dei registri dei matrimoni viene recepita più lentamente rispetto alla tenuta di altri libri parrocchiali.

Il Concordato del 1929 tra Stato e Chiesa riconosce gli effetti civili del matrimonio canonico e, di conseguenza, anche dei documenti ecclesiastici prodotti nell’ambito del sacramento.

 

 

 

 

Il 1614 e' l'anno in cui si fa un passo fondamentale per la diffusione del cognome

Il concilio di Trento aveva imposto ai parroci l'individuazione del nato, del padre ,dei padrini e delle madrine e l'individuazione degli sposi parlando solo di "nomina"

 

Nel 1614 la legislazione sopra i registric canonici si arricchisce e si perfeziona col "rituale romanorum" dove al posto di "nomina"(individuazione generica ) si parla di "cognomina" che porta ad imporre ai parroci di identificare l'individuo con un cognome

Il cognome era un elemento di individuazione utile a gestire le omonimie , introducendo l'obbligo della individuazione del fedele e della famiglia ai parroci di fatto si favorisce la cognomizzazione delle famiglie . Per cui i registri parrocchiali divengono il mezzo per dare un cognome a chi non lo aveva e designano il prete come colui che da un cognome alle famiglie sotto la sua giurisdizione

Siamo di fronte ad un serio tentativo di un anagrafe dei fedeli fatta dalla Chiesa

I nuovi registri rendono obbligatorio tener nota di :

morti e sepolture ( molte diocesi tenevano nelle parrocchir gia'da prima questi registri , per cui e' possibile trovarne di antecedenti al 1614 )

cresime

precetto pasquale: un registro deve esser dedicato a verificare l'osservanza per il precetto pasquale della comunione ( status animarum ) questo in definitiva viene inteso dai parroci come una sorta di censimento e fotografa cosi le famiglie talvolta tenendo conto di tutti i componenti che in quel momento si trovavano presso la casa ( contando anche i bambini che non sarebbero stati obbligati alla comunione ) Se uno dei componenti della famiglia era fuori per lavoro non era conteggiato dal parroco. In pratica una sorta di censimento religioso annuale

 

 

 

Il libro o registro dei defunti (liber defunctorum) è il registro in cui vengono annotati i nominativi di coloro che sono morti e la loro condizione sacramentale; è doveroso segnalare che in questi volumi, specialmente tra quelli più antichi, sono talvolta indicate anche le cause della morte. L'obbligo della compilazione di questo registro venne ufficialmente introdotta dal Rituale romano di Paolo V (1614), che ne prescrive la tenuta per le chiese in cui si provvede alla sepoltura dei defunti; solitamente vengono annotati il nome del defunto, la data della morte o della sepoltura, l'età, lo stato civile, la causa della morte, il luogo della tumulazione, il conferimento dei sacramenti, in particolare il sacramento dell'estrema unzione, il nome sacerdote che ha conferito i sacramenti o accompagnato il defunto al cimitero. Registri simili ai libri dei morti sono rintracciabili dal XIV secolo ma sono compilati con finalità differenti, in particolare quando previsti dal potere civile.

La tenuta di questo registro è introdotta dal Rituale romanum del 1614.

Questo tipo di documentazione è piuttosto difforme a seconda dei territori e del periodo in cui sono redatti. Il formulario è fissato dal Rituale, altre norme per la compilazione di questi documenti sono emanate nel corso degli anni da vescovi e cardinali.

Sui registri dei morti i parroci annotano il nome del defunto, la data della morte o della sepoltura, l’età, lo stato civile, la causa della morte, il luogo della tumulazione, il conferimento dei sacramenti, in particolare il sacramento dell’estrema unzione, il sacerdote che ha conferito i sacramenti o accompagnato il defunto.

Normalmente l'eta' alla morte e' scarsamente affidabile

Il libro dei defunti è conservato negli archivi parrocchiali di pertinenza, insieme agli altri libri canonici

Nel caso di una parrocchia soppressa o accorpata, la loro conservazione può essere affidata anche all’archivio diocesano, dove spesso si trovano serie documentarie costituite dalle copie dei registri dei sacramenti, tra le quali anche i duplicati dei libri dei defunti, che i parroci sono tenuti a consegnare secondo quanto stabilito da disposizioni vescovili e dal Codice di diritto canonico del 1917, che impone di depositare annualmente in curia vescovile una copia dei libri canonici, eccetto gli stati delle anime.

Registri simili ai libri dei morti sono rintracciabili dal XIV secolo ma sono compilati con finalità differenti, in particolare quando previsti dal potere civile. Rispetto ad altri libri parrocchiali, le annotazioni delle sepolture si diffondono tardivamente, solo a partire dalla fine del XVI secolo.

 

 

 

Il registro ecclesiastico denominato “Stato delle anime” or status animarum merita un discorso a parte. Come abbiamo accennato esso divenne obbligatorio solo dopo il Rituale Romanum del 1614. Su di esso andavano riportati i dati anagrafici dei parrocchiani, i sacramenti da loro ricevuti, ma anche informazioni relative al mestiere che svolgevano e a ciò che possedevano, in quanto questo registro serviva anche per calcolare la cosiddetta decima, la ‘tassa’ da versare alla chiesa.

Anche il registro sullo “stato delle anime” fornisce importanti informazioni che riguardano le visite pastorali del vescovo nella sua diocesi e circa le situazioni soggettive, economiche e lavorative, dei fedeli e delle loro famiglie.

 

Gli stati delle anime (status animarum) sono registri che riportano determinati dati anagrafici e religiosi dei parrocchiani, ma anche le professioni da loro svolte e le proprietà possedute, elementi assai utili per determinare l'importo della decima da versare alla Parrocchia; gli stati delle anime possono essere pertanto considerati una sorta di censimento organizzato della popolazione. A differenza del libro dei battesimi e di quello dei matrimoni, la cui compilazione venne istituita e regolamentata a partire dal Concilio di Trento, gli stati delle anime vennero introdotti dalla costituzione Apostolicae sedis di papa Paolo V (1614). Le disposizioni contenute nel documento pontificio prescrivevano al parroco di annotare tutti i componenti dei vari nuclei familiari al fine di verificare la soddisfazione dell'obbligo del precetto pasquale. Questa documentazione era redatta o aggiornata annualmente, di solito in occasione della visita compiuta dal sacerdote nelle case dei parrocchiani per la benedizione pasquale, e pertanto costituisce una fonte importante per studi demografici, sociali, toponomastici ed eventuali ricerche genealogiche. Sul registro sono annotati i fedeli secondo i nuclei o fuochi famigliari, intesi però non come famiglia naturale, cioè composta da individui uniti fra loro da vincoli di parentela, ma come comunità comprensiva di chi si è unito alla famiglia per altre ragioni, solitamente economiche, lavorative o per condivisione dell’abitazione. A partire dal capofamiglia, di ciascun individuo sono generalmente riportati nome e cognome, età, rapporto di parentela che lo lega al nucleo famigliare, condizione rispetto ai sacramenti di cresima, confessione, comunione o eventuale soddisfazione dell’obbligo pasquale. Se la compilazione degli stati delle anime è particolarmente accurata, oltre a fissare la situazione religiosa e sacramentale dei parrocchiani, è possibile rintracciarvi anche altre annotazioni importanti quali le relazioni parentali, come la composizione del nucleo familiare, la condizione lavorativa del capofamiglia, lo stato economico della famiglia, le eventuali attività degli altri componenti della famiglia, la presenza di domestici, i nomi delle vie e delle contrade, la proprietà o meno dell'abitazione. Il libro dello stato delle anime è di grande utilità per le ricerche, dato che non sempre siamo così fortunati da ritrovare tutti i documenti relativi a battesimo, matrimonio, e morte dei nostri antenati.

Ogni parroco è tenuto a compilarli già dal 1614.

Questa documentazione è redatta o aggiornata annualmente, di solito in occasione della visita compiuta dal sacerdote nelle case dei parrocchiani per la benedizione pasquale.

Sul registro sono annotati i fedeli secondo i nuclei o fuochi famigliari, intesi non come famiglia naturale, cioè composta da tutti gli individui uniti da vincoli di parentela, ma come comunità comprensiva di chi si è unito alla famiglia per altre ragioni, solitamente economiche, lavorative o per condivisione dell’abitazione.

A partire dal capofamiglia, di ciascun individuo sono riportati, generalmente, nome e cognome, età, rapporto di parentela che lo lega al nucleo famigliare, condizione rispetto ai sacramenti di cresima, confessione, comunione o eventuale soddisfazione dell’obbligo pasquale (indicati semplicemente con le sigle C oppure Ch o Chr, Con o Conf, Com a seconda delle usanze locali, più raramente con altri simboli)..

Gli stati delle anime come fonte per la storia. Se la compilazione degli stati delle anime è particolarmente accurata, oltre a fissare la situazione religiosa e sacramentale dei parrocchiani, è possibile rintracciare nei registri altre annotazioni importanti quali le relazioni parentali, la condizione lavorativa del capofamiglia, le eventuali attività degli altri componenti, la presenza di domestici, i nomi delle vie e delle contrade, la proprietà o meno dell'abitazione..

Questa documentazione, dunque, può costituire una fonte importante per studi demografici, sociali, di toponomastica e per ricerche genealogiche..

 

A differenza del libro dei battesimi e del libro dei matrimoni, la cui tenuta è istituita e regolamentata a partire dal Concilio di Trento, gli stati delle anime sono introdotti dalla costituzione Apostolicae sedi di Paolo V del 1614.

Le disposizioni contenute nel documento pontificio prescrivono al parroco di annotare tutti i componenti dei nuclei familiari della parrocchia al fine di verificarne la soddisfazione dell’obbligo del precetto pasquale.

Gli stati delle anime sono conservati negli archivi parrocchiali di pertinenza, tra gli altri libri canonici o parrocchiali (insieme al libro dei battesimi, libro dei cresimati, libro dei matrimoni e libro dei defunti)..

Nei casi di parrocchie soppresse o accorpate, la loro conservazione può essere affidata all’archivio diocesano di pertinenza..

 

 

 

Nel libro dei cresimati si trovano indicati soltanto il nome e cognome del cresimando e talvolta l'età. Questo sacramento e quindi la relativa registrazione nel libro veniva impartita solitamente ogni cinque anni in occasione della visita pastorale da parte del Vescovo. Nella nostra Parrocchia l'uso di tenere un registro apposito in cui registrare le Cresime si è diffusa soltanto in tempi relativamente recenti. Il primo dei quattro registri esistenti in Archivio venne iniziato nel 1883 da don Gioacchino Cella, arciprete di Pontenure dal 1856 al 1890.

 

 

 

Sarebbe meraviglioso possedere dal 1563 questa immensa mole di dati anagrafici , purtroppo in molti luoghi si arriva alle soglie del xix secolo senza che i parroci abbiamo ancora adempiuto agli obblighi per ignavia o ignoranza

E purtroppo alcuni registri ecclesiastici italiani sono stati distrutti in varie guerre in tutta la storia d'Italia. Altri registri sono stati distrutti a causa d'incendi o d'incuria. Alcuni sono andati persi o rubati , e altri ancora sono stati distrutti da insetti, parassiti e umidità.

Normalmente i registri canonici sono conservati nelle parrocchie

Abbastanza recentemente comprendendo il valore di questo patrimonio documentale e le difficolta' di una corretta ed efficace conservazione si sta tentando di radunare i registri negli archivi diocesani

Se i documenti originali della chiesa sono andati persi o distrutti o sono illeggibili, si puo' tentare di trovarne un duplicato negli archivi diocesani.

il alcune diocesi vi era abitudine antica che le parrocchie depositassero una copia dei battesimi ( ci si era posto il problema di salvaguardare i documenti chiedendone ai parroci una copia )

La prassi del dupplicato si estende notevolmente gia' dal 1800

Purtroppo non esisteva una pratica standard per mantenere documenti duplicati fino al 1900.

I duplicati esistenti sono normalmente conservati presso gli archivi diocesani.

 

 

 

WIKIPEDIA

l registri parrocchiali (anche libro parrocchiale) indica un registro, di norma custodito nella chiesa parrocchiale, in cui sono annotati, a cura del parroco, gli avvenimenti correlati alla vita religiosa della parrocchia: battesimi, cresime, matrimoni e funerali.

A questi quattro libri se ne aggiunge un quinto, lo Status Animarum, in cui, in particolari occasioni (in genere durante le benedizioni pasquali), viene annotato un censimento o una descrizione generale dello stato delle anime della parrocchia. I registri parrocchiali vanno dunque a costituire un patrimonio storico e sociologico ineguagliabile, punto di riferimento di una completa ed accurata ricerca genealogica.

Le annotazioni sui registri devono obbedire alle precise formalità definite dal rito romano nel 1614 : ogni documento pubblico deve riportare il luogo, la data e la natura dell'atto iscritto, il nome dell'officiante, il nome della parti interessate, quello dei testimoni presenzianti e deve essere sottoscritto dall'ufficiale.

La Chiesa cattolica prescrive che nei suoi registri le persone vengano designate non con il solo nome ma anche con l'indicazione della parentela e della parrocchia di appartenenza. Queste informazioni ne accrescono l'utilità nelle ricerche documentari

I registri parrocchiali rappresentano un'importantissima fonte di informazioni, soprattutto per la demografia e per ricerca genealogica, ossia per la ricostruzione delle origini di una persona o di una famiglia. Infatti, di regola, ogni annotazione di battesimo riporta i nomi dei genitori (a volte tuttavia con il cognome del solo padre) e in tal modo è possibile, da una parte, identificare univocamente la linea genealogica, dall'altra, risalire indietro negli anni ricercando, a propria volta, gli atti relativi a tali genitori. L'informazione aggiuntiva della parrocchia di provenienza, inoltre, permette di continuare la ricerca a ritroso sui registri di quest'ultima parrocchia.

Le annotazioni riportano anche nomi di testimoni o di madrine e padrini, che possono essere utili per identificare meglio i personaggi ricercati. Nella ricerca genealogica, infatti, è forte il rischio di omonimie in quanto, sull'onda della Controriforma, andarono gradualmente scomparendo molti nomi "particolari" (per esempio benauguranti) a favore dei nomi di santi riconosciuti. Si ebbe, in sostanza, una rarefazione dei nomi usati e quindi più frequenti omonimie, fonte di maggior rischio di confusione per il ricercatore. Un aiuto - o da altro punto di vista - un ulteriore elemento di incertezza è dato dalla diffusione dell'uso di dare ai nipoti, non solo primogeniti, il nome dei nonni. In famiglie numerose, come avveniva di regola in passato, questo porta a difficoltà crescenti per la ricerca.

Utilissime per la ricerca sono anche le annotazioni a margine effettuate dal parroco, che si rivelano preziose fonti di informazione per la conoscenza di fatti accaduti alla comunità, come eventi sismici e meteorologici, o per l'individuazione di registrazioni e notizie (battesimo, matrimonio, parentele, ecc.) riferibili a un soggetto già noto per altre vie.

Anche lo Stato delle anime fornisce importanti informazioni sulle visite pastorali del vescovo nella sua diocesi e sulle situazioni soggettive (economiche e lavorative) delle persone e delle loro famiglie (si veda alla voce Status Animarum: valore storico e documentario).

Il valore storico di questa documentazione si riduce, ovviamente, man mano che si esce dalla ricerca individuale delle origini di famiglia e ci si addentra nelle vicende generali di un territorio o di una popolazione: se ne potranno trarre comunque elementi demografici, onomastici, toponomastici e perfino - specialmente nel caso di note in italiano - lessicali o linguistici.

 

 

 

 

considerazionigenealogiche

 

 

una ricerca del dr Michele Luzzati   Prima del cognome

 

questa splendido articolo di Michele Luzzati fatto a misura di Pisa meriterebbe l'eguale in ogni luogo d'Italia

Memoria genealogica in assenza di cognome nella Pisa del Quattrocento

di Michele Luzzati

Publications de l'École Française de Rome Année 1986 90 pp. 87-100

 

 

Sin dai secoli piu' antichi i Comuni italiani si sono posti il problema del numero di individui che abitavano la citta' , per calcolare il fabbisogno di cibo e far fronte in qualche modo ai periodi di carestia evitando le rivolte contro il caro viveri

E per far pagare le tasse e per tenere sotto controllo gli obblighi militari si avevano sicuramente degli elenchi

E per esercitare forme di controllo

Nei documenti sopravvissuti :

 

abbiamo elenchi di consiglieri che appartengono ai diversi tipi di consigli del Comune medioevale

abbiamo elenchi di cittadini eminenti che giurano paci , alleanze composti anche di migliaia di persone ( Pisa )

Gli estimi trecenteschi ( documenti fiscali) ci mostrano a Firenze i nominativi dei capi famiglia con la tassa che dovevano pagare

Le matricole delle Arti ci mostrano lunghi elenchi di persone iscritte

Il libro di Montaperti ci mostra elenchi di cittadini chiamati alle armi e presenti nell'esercito cittadino

 

 

Non abbiamo pero' nessuna forma di registrazioni che possano considerarsi forme di anagrafe vera e propria cosi come la intendiamo per uno Stato moderno

La registrazione dei battesimi e' stata sempre l'elemento base ed e' praticamente sempre stata delegata alla chiesa cattolica

E spesso i battesimi sono stati raccolti in un unico luogo : come a Firenze o a Pisa nei registri del battistero

In Toscana fa eccezione Siena dove anche il Comune registrava i battesimi

 

In pratica a Firenze ci si limito' a contare il numero di nascite di maschi e femmine in collaborazione con le registrazioni di battesimo ecclesiasticheattraverso fave nere e bianche al momento della nascita ( fava nera maschio, fava bianca femmina ) e contemporaneamente tenendo conto del numero delle morti

Solo dagli anni 80 del trecento a Firenze esistono libri statali i Liber aetatis che elencano le nascite limitandosi a prendere in considerazione quelle avvenute all'interno delle famiglie del ceto dirigente cioe' in quelle famiglie che avevano acquisito il diritto di essere imborsate per le cariche comunali

 

 

Le registrazioni del battistero fiorentino iniziano pero' solo nel 1450 ( la denuncia nominativa delle bocche ,completa di eta' , nel catasto fiorentino del 1427 da una specie di fotografia della situazione anagrafica di quell'anno )

Firenze non e' il solo luogo dove la Chiesa conserva documenti battesimali di molto antecedenti il 1563

A Gemona ad esempio vi sono registrazioni di battesimo sin dal 1379

A Siena dal 1381 con le tavole della Bicherna

A Palermo ................

A Parma dal 1458

A Pisa dal 1457

A Prato............................

A Parma dal 1458

A Venezia dal 1506

 

 

Lo stato teneva sicuramente i registri dei morti allo scopo di contarli ( quindi non sempre nominativi ) e per differenza ricavare la situazione demografica e il fabbisogno di grano

 

Varie chiese conservano inltre necrologi relativi agli individui sepolti all'interno dei loro complessi

 

Questo pero' non ha dato per molto tempo luogo a forme di registrazioni che possano considerarsi forme di anagrafe

Questo non ha influito all'affermazione del cognome sulla forma patronimica (che non causava eccessive difficolta' )

 

 

l'affermazione del nome familiare ( cognome ) rimane legata per lunghissimo tempo all'affermazione economica e politica della famiglia

e probabilmente ad una motivazione che consenta l'uso di uno stemma

Abbiamo visto come nel primo catasto del 1427 a Firenze solo una minoranza di famiglie ha un cognome

L'unico catasto fiorentino che ha goduto degli studi storici e' il primo cioe' quello del 1427. Sui catasti fiorentini successivi non sono stati fatti molti studi

 

Ho l'impressione che in Toscana nel corso del quattrocento la diffusione del cognome subisca un accelerazione e agli inizi del cinquecento un numero assai maggiore di famiglie porti un nome familiare ereditario e questo fatto sia ora slegato dal successo politico ( forse legato a diritti di proprieta' sui beni )

Probabilmente sono notai a fare da veicolo all'affermazione del cognome su scala piu' vasta

 

 

Disponiamo per Firenze ( solo citta) del censimento del 1562 , su cui poter effettuare un esame dei capofamiglia per vedere se erano cognominati e come

 

 

 

 

 

considerazionigenealogiche

 

 

UN NUOVO STRUMENTO

 

 

 

 

UNA FEMMINA EREDITA DALLA MADRE LO STESSO DNA-MITOCONDRIALE E NESSUN DNA SESSUALE DAL PADRE. UN MASCHIO EREDITA DALLA MADRE IL DNA MITOCONDRIALE E DAL PADRE SOLO LO Y-DNA

 

LA FEMMINA UMANA MARCHIA QUINDI I PROPRI FIGLI COL PROPRIO DNA-MITOCONDRIALE , IL MASCHIO MARCHIA I PROPRI FIGLI MASCHI COL PROPRIO CROMOSOMA Y E CON NESSUNA PARTE DEL MITOCONDRIALE EREDITATO DALLA MADRE

 

 

ALLO STATO ATTUALE DEGLI STUDI LO Mt--DNA VIENE CONSIDERATO POCO UTILE ALLO STUDIO GENEALOGICO

AL CONTRARIO LO Y--DNA VIENE CONSIDERATO ASSAI UTILE

QUINDI LE FEMMINE RESTANO PRIVE DELLA BUSSOLA GENEALOGICA NON EREDITANDO IL CROMOSOMA Y CHE PASSA SOLO DA MASCHIO A MASCHIO

 

 

L'UTILITA' DELLO Y--DNA E' LEGATO ALLE MUTAZIONI CHE ABBASTANZA SPESSO SUBISCE NELLA TRASMISSIONE TRA PADRE E FIGLIO

( DA TENER PRESENTE CHE DUE FRATELLI MASCHI POSSONO RICEVERE O NON RICEVERE LA MEDESIMA MUTAZIONE

QUESTE MUTAZIONI SI SUCCEDONO CON UNA FREQUENZA DI 100 --150 ANNI

PER CUI I MASCHI DI UNO STESSO ALBERO GENEALOGICO TENDONO A DIFFERENZIARSI PER MUTAZIONI FORMANDO UN ALBERO DI MUTAZIONI CHE PUO' ESSERE SEGUITO A RITROSO COME SI SEGUE L'ALBERO GENEALOGICO ( QUINDI SOLO LUNGO LA LINEA MASCHILE )

 

https://www.tuttogenealogia.it/ ...........................ottimo sito di ricerca genealogica

VERIFICA ALBERO GENEALOGICO CON DNA

 

VERIFICA ALBERO GENEALOGICO CON DNA ......................Per la cortesia di Adriano Squecco

 

Per fare un esempio, se ho ereditato da mio padre un YDNA con le 3 mutazioni M1/M2/M3 e nel corso della mia esistenza ne sorge una nuova M4 nel mio cromosoma Y, mio figlio maschio avra' un YDNA con 4 mutazioni.

Se un altro individuo, indipendentemente dal suo cognome, ha un YDNA con le mutazioni M1/M2/MX se ne deduce che appartiene alla mia stessa linea paterna.

E dal numero di mutazioni diverse (1 in questo caso, ossia M3 in una linea e MX nell'altra) si ricava una stima spannometrica del tempo trascorso dalla separazione delle due linee.

In questo caso 1 mutazione vale circa 100/150 anni e quindi, in questo esempio, gli individui avranno probabilmente anche lo stesso cognome.

 

 

io condivido con mio fratello le stesse mutazioni o le stesse meno o piu' una ( uno di noi potrebbe essere l'inizio di una mutazione )

l'unico supporto alla ricerca genealogica da parte della genetica e' basato sul cognome paterno perche' e' possibile suddividere uno stesso cognome secondo l'individuo che ne e' lo stipite ( MRCA)

Ad esempio : Se io faccio una ricerca su tutti i "Rossi" italiani sono in grado di suddividerne l'insieme Cognome in tanti sottoinsiemi ROSSI---YDNA che hanno in comune lo stipite (MRCA)

Questo stipite lo trovo nell'intervallo temporale 1100 ---- 1600 poiche' generalizzando i cognomi moderni nascono tra il 1100 e il 1600

Sotto il limite inferiore di questo intervallo continueremo a trovare antenati ma privi di cognome

Considerando per ogni secolo 4 generazioni l'intervallo e' 37---17 generazioni

 

Molto difficile ( anzi al momento impossibile per mancanza di conoscenze e studi ) invece e' costruire l'albero di questi Rossi aventi la stessa origine cioe' individuare cronologicamente con sicurezza i nodi del loro albero

 

Problema :

io condivido con mio fratello le stesse mutazioni o le stesse meno o piu' una ( uno di noi potrebbe essere l'inizio di una mutazione )

Scendendo nel passato io condivido coi miei avi sempre meno mutazioni

E questo mi pare un punto importante ed enigmatico del problema piu' ci allontaniamo nel tempo e meno sono i punti comuni nello YDNA

e il calcolo diviene statistico e quindi con margini di aleatorieta'

 

 

"If two individuals match in the 12-marker test for either 10 out of 12 (10/12) or 11 out of 12 (11/12), they are also considered related, but the time frame to the common ancestor, MRCA, is more distant than if they had a 12/12 match. Where the matches are less that 10/12, the two individuals are not considered to be related; certainly not in genealogical terms.

If your 12-marker test results match another participant’s exactly, 12/12, your common ancestor occurred between 1 and 62 generations ago, with a 50% probability that the common ancestor lived 14.5 generations ago or less. There is a 90% probability it was within 48 generations and a 95% probability it was within 62.

 

You can shorten this time span to the MRCA as determined by the 12-marker test significantly by increasing the number of markers tested to 25 or 37.

 

If two individuals match exactly (25/25) in the 25-marker test, their MRCA would have lived between 1 and 32 generations ago, with a 50% probability that the common ancestor lived 7 generations ago or less. There is a 90% probability the MRCA was within 24 generations and a 95% probability that it was within 32 generations. Therefore, increasing the markers tested from 12 to 25 lowers the time frame to the most likely MRCA from 14.5 to 7 generations.

 

If two individuals match exactly (37/37) in the 37-marker test, their MRCA would have lived between 1 and 20 generations ago, with a 50% probability that the common ancestor lived 5 generations ago or less. There is a 90% probability the MRCA was within 16 generations and a 95% probability that it was within 20 generations. Therefore, increasing the markers tested from 12 to 37 lowers the most likely time frame to the MRCA from 14.5 to 5 generations."

 

http://www.kknfa.org/howmanymarkers.htm

 

 

E' EVIDENTE CHE VALE IL CALCOLO DELLE PROBABILITA'

I MARKER TEST RAPPRESENTANO IL CAMPIONE ESTRATTO DA UN INSIEME

LA PROBABILITA' DI PARENTELA CHE RICAVIAMO GIA' CON 12 MARKER ( 95% ) E' ESTREMAMENTE ELEVATA

 

 

 

A me parebbe non sia possibile COMUNQUE allo stato attuale costruire l'albero genealogico con la sola genetica ma solo sia possibile di poter dire con sufficiente sicurezza se due persone con lo stesso cognome sono parenti per linea maschile anche nel caso la loro parentela risalga al secolo XII

Cosa comunque mi pare di molto interesse

.

E' comunque una ricerca da specialisti per cui bisogna andare sulla fiducia . Qualcosa perlomeno per me che stento a inquadrare

Non ho la minima idea di come si scelgano i marker test e perche' questi diano un risultato attendibile . Ne come facciano a trovare le mutazioni del cromosoma esaminando solo una parte dello Y-DNA

 

Wikipedia Genealogia genetica

 

STRUTTUTA DEL CROMODOMA Y

 

GLI APLOGRUPPI

 

La genealogia come disciplina ausiliaria della genetica

 

il terzo articolo che ho segnalato dice

Gli aplogruppi del Y-DNA sono utili per determinare se due individui apparentemente non correlati che condivisono lo stesso cognome effettivamente discendono da un antenato comune in un passato non troppo lontano (da 3 a 20 generazioni). Questo risultato è ottenuto confrontando gli aplotipi attraverso i marker STR

 

E' evidente si possa fare perche' il riconoscimento della paternita' viene fatto ed e' attendibile

Ed e' cosa corrente di tutti i giorni . Quindi il biologo sa dove mettere le mani ma comunque e' costretto ad usare il calcolo delle probabilita'

Quello che mi lascia perplesso e' che nell'era di Facebook ( in cui tutti si cercano e si aggregano ) nessuna delle grandi aziende del settore abbia mai proposto uno ricerca sui cognomi

Sono costretto a fidarmi di quanto sento affermare A me pare CHE ALLO STATO ATTUALE DI DATI RACCOLTI E CONOSCENZE ACQUISITE non sia possibile costruire l'albero genealogico con la sola genetica ma solo sia possibile di poter dire con sufficiente sicurezza se due persone con lo stesso cognome sono parenti per linea maschile anche nel caso la loro parentela risalga al secolo XII

il problema di risalire dall'origine del cognome nell'intervallo 1100--1600 e legare quell'uomo (stipite primo del cognome o MRCA ) ad un uomo moderno con lo stesso cognome essendosi il suo Y-DNA diversificato con una decina di mutazioni casuali e' oggi possibile esaminando le persone con un medesimo cognome

.

 

 

ALESSIO BRUNO BEDINI IAGI FORUM : ESAME DEL DNA A FINI GENEALOGICI

 

http://www.iagiforum.info/index.php?sid=ec8c4142740b37f72cbb0ccbdc6c17c9

DOMANDA : Ho un cognome non eccessivamente diffuso 400 / 500 famiglie. Se analizzassi un membro maschio ( col metodo che dovreste dirmi ) di ciascuna famiglia, quali sono le certezze ( genealogicamente ) che potrei ottenere ?

 

 

RISPOSTA : Testando il cromosoma Y di almeno 1 maschio per ogni ramo avreste la certezza del vostro collegamento genetico o meno. Le carte a volte possono non dire il vero.. pensiamo al caso due fratelli che risultano figli di due stessi genitori ma poi però uno è figlio dell'amante della madre.

Il DNA invece non mente!

 

Quindi anche se i rami divergono da 700 800 900 anni e' possibile stabilire la parentela o la non parentela certa . Giusto ?

 

A questo punto se riesco a ricostruire un albero (perfettamente documentato ) che discende ad un tizio vissuto nel trecento su un ramo mi basterebbe l'esame del DNA per provare o escludere il legame con un ramo di una famiglia omonima ho capito bene ?

 

Quale e' il test minimo per ottenere la sicurezza della parentela ( e quale il costo approssimativo ? )

 

Con un test a 67 marcatori hai la certezza matematica anche a distanza di 700-800 anni.

Il costo con FTDNA è $268 (250 euro)

 

 

 

 

Per esempio - ho tre 12 marcatori con le famiglie Berni, Hopkins, e Frank. Un "match 12 marker" indica un antenato comune paterna diretto tra 800-1200 tra il Berni, Hopkins, Frank, e la mia famiglia paterna. A "24 e match" indicherebbe un rapporto più stretto, probabilmente un antenato paterno comune intorno 1400-1500.

 

 

MILANO - Il patrimonio genetico dei membri di una famiglia è così simile che, anche quando genitori e figli non si conoscono, è comunque possibile stabilirne la parentela con l'analisi del Dna. Basandosi su questo fatto, uno studio inglese ha dimostrato come alcuni uomini, non imparentati tra loro ma con lo stesso cognome, discendono tutti da un unico antenato risalente al XIV secolo.

COGNOMI INSOLITI - La ricerca ha preso in considerazione 1.600 cittadini inglesi, non imparentati tra di loro, con 40 cognomi comuni (incluse le variazioni ortografiche). Turi King e Mark Jobling, dell'Università di Leicester, hanno appurato che tra gli uomini con un cognome raro (meglio se localizzato geograficamente, come ad esempio Grewcock, Wadsworth, Ketley), esiste una linea ereditaria continua a partire dai primi antenati della famiglia. I nipoti che portano oggi il loro cognome, insieme a esso hanno ricevuto dai padri anche il genoma del cromosoma sessuale Y. La stessa cosa non accade invece per i nomi familiari molto diffusi, come per esempio quelli legati ai mestieri (Smith, uno dei cognomi anglosassoni più diffusi al mondo, vuol dire "fabbro"). È più probabile che questi in passato siano stati adottati da persone non imparentate tra loro e che quindi non condividevano neppure il genoma.

LONTANI PARENTI - L'indagine è stata condotta in Inghilterra ma le conclusioni sono applicabili a livello internazionale. Grazie a questa scoperta infatti sarebbe possibile ricostruire i legami genealogici effettivi delle famiglie sparpagliate per il mondo che condividono un cognome particolare, anche laddove non esistono archivi parrocchiali o ci sono documentazioni incomplete. Nello specifico i cognomi inglesi furono introdotti in Bretagna dopo la conquista normanna (nel X secolo d. C.) ed erano ampiamente diffusi già pochi secoli dopo, perciò i vari Attenborough e Ravenscroft di oggi hanno probabilmente tutti un unico antenato comune inglese vissuto 700 anni fa.

APPLICAZIONI ANTROPOLOGICHE E FORENSI - Grazie a questi risultati sulle famiglie britanniche, gli scienziati hanno anche sfatato la credenza popolare sui figli illegittimi: "Le persone spesso citano un detto per cui una persona su dieci sarebbe un figlio illegittimo. I nostri studi invece dimostrano che si tratta di un'esagerazione. La frequenza reale è di un illegittimo ogni 25", dichiara il prof. Jobling. Inoltre, potendo mettere in stretta relazione il genoma con determinati cognomi, in futuro lo studio potrà essere di grande aiuto anche alla scienza forense che potrebbe identificare il cognome dei colpevoli direttamente dall'analisi del Dna trovato sulla scena del crimine.

Valentina Tubino

12 febbraio 2009

 

 

 

by Adriano Squecco :

Dopo aver raccolto tantissimi dati sulla mia genealogia mi e' venuto spontaneo cercare di capire quanto questi dati fossero allineati con la biologia. Limitandomi ad esempio alla mia linea paterna, mi sono semplicemente chiesto se il mio antenato paterno piu' lontano nel tempo, nato intorno alla meta' del 1500, fosse biologicamente un mio reale antenato paterno. E mi sono chiesto anche come avrei reagito se avessi scoperto di aver compilato un albero genealogico non corrispondente alla realta' biologica della mia linea paterna. Ossia se ci fosse stato nella mia linea paterna un cosiddetto "evento non paterno" (adozione etc). In altre parole, mi sono chiesto come l'avrei presa se avessi scoperto di aver ricostruito l'albero genealogico del cognome 'sbagliato'.

Essendo molto interessato alle indagini in generale, ho quindi cercato di capire se ci fossero degli strumenti utili a darmi delle risposte in merito.

Il mio approccio alla genetica e' stato quindi inizialmente dovuto a questo. Avrei potuto anche ritenermi soddisfatto del mio bell'albero genealogico (che per il mio cognome e' completo quasi di tutti i rami), ma invece ho cercato di andare oltre alla genealogia, per cercare di dare delle risposte alle domande che avevo dentro.

Utilizzando l'albero genealogico da me ricostruito, ho quindi cercato un cugino paterno vivente che genealogicamente fosse il piu' lontano possibile da me. Ed in effetti ne ho trovato uno che ha come comune antenato paterno piu' vicino a me un antenato nato agli inizi del 1600.

La genetica del cromosoma Y dice che apparteniamo esattamente alla stessa linea paterna.

Visto che c'ero ho contattato anche un altra persona con lo stesso cognome che appartiene ad un ramo che non sono riuscito a collegare genealogicamente al restante albero principale e la cui linea vive da almeno un paio di secoli in altra regione (molto) lontana dalla regione di origine del mio cognome. Anche in questo caso la genetica ha confermato l'appartenenza alla stessa identica linea paterna.

Quindi alla fine ho capito di aver compilato l'albero genealogico 'giusto'. Ed ho anche capito che il ramo 'fuori regione' appartiene al mio stesso albero, nonostante esperti genealogisti lo ritenessero, vista la distanza geografica, il risultato di una semplice omonimia.

Sempre per cercare di andare oltre alla genealogia, mi sono ad un certo punto chiesto se la mia linea paterna, presente in Friuli sin dalla meta' del 1500, fosse sempre vissuta li'. Anche in questo caso la genetica puo' fornire dei dati. Ho infatti creato una mappa di distribuzione del mio gruppo paterno, basandomi su una mutazione del mio cromosoma Y che risale all'incirca a 3.500 anni fa. E questa e' la mappa che sono riuscito a mettere insieme.

MAPPA

La genetica da sola non da' tutte le risposte, ma insieme ad altri dati (genealogici, storici etc) puo' aiutare quanto meno ad avanzare delle ipotesi che non sono campate in aria.

Questo solo per dare qualche esempio pratico di utilizzo della genetica in ambito genealogico e non.

By Adriano Squecco

 

 

 

 

 

Nelle pagine di questo sito ho cercato di individuare i luoghi dove si manifesta la presenza del cognome Carnesecchi nel periodo intorno al 1560 --1600 cioe'dal momento in cui quasi ovunque e' possibile utilizzare i registri ecclesiastici per ricostruire le genealogie

Sara' cosi possibile in futuro per molti Carnesecchi fare indagini genealogiche piu' approfondite

Sara' cosi possibile attraverso pochi campioni di DNA verificare i legami o i non legami tra i vari nuclei

Includendo eventualmente nella ricerca i Duranti e i Castellani di Reggello

 

Insomma cio' che mi piacerebbe fare e analizzare il DNA dei vari gruppi dei Carnesecchi per vedere se esiste uno stipite comune o se esistono piu' stipiti

Essendo i Carnesecchi un numero di famiglie molto limitato e formando queste dei raggruppamenti ancora piu' limitati ( a Ceprano ad esempio basterebbe fare il tampone DNA solo a due ,tre maschi e non necessariamente a tutti ) penso che con una trenta .quaranta tamponi si potrebbe avere un risultato complessivo )

 

 

 

I GRUPPI SANGUIGNI NON SERVONO A NULLA NELL' INDAGINE GENEALOGICA

I gruppi sanguigni altro non sono che il tipo di sangue che ognuno di noi eredita direttamente alla nascita. Ne esistono di 4 tipi: lo zero (0), A, B e AB divisi ulteriormente in base alla presenza o meno di un antigene, il fattore Rhesus, nome derivante dalla specie di primati sui quali venne trovato la prima volta.

la distribuzione di tali gruppi varia a seconda delle diverse zone del mondo. L’Rh positivo è facilmente riscontrabile nel sangue degli europei e con le migrazioni è stato “esportato” negli altri continenti. In Europa si possono evidenziare tre principali fasce di distribuzione: una prevalenza del gruppo A nel Nord Europa, Europa Centrale e Italia, prevalenza del gruppo 0 e nuovamente Gruppo A nella parte meridionale. Ovviamente queste percentuali tendono sempre di più a modificarsi con l’aumentare dei flussi migratori.

 

tratto da https://www.donatori-sanmarco.it/gruppi-sanguigni-diffusione-nel-mondo/

 

 

 

 

RESIDUI DI MITOLOGIA

PIGRIZIA MENTALE E UNA SORTA DI PAURA SUPERSTIZIOSA GENERANO UNA SERIE DI CONVENZIONI ACCETTATE NELLA VITA QUOTIDIANA ACRITICAMENTE

E' stupefacente come una religione prettamente ebrea ( la tenacia ebrea rende meno stupefacente il fatto ) condita di favole medioorientali si sia imposta all'intera Europa

 

 

La Bibbia che di libro sacro ha solo il nome essendo una raccolta cobntraddittoria di documenti profani , racconta il pensiero degli antichi che allora opinavano naturalmente su un origine da un seme che identificavano in Adamo ed Eva , inconsapevoli del metodo darwiniano e dei problemi evoluzionistici

 

 

 

 

Era una religione per i poveri di spirito. Nemica delle elucubrazioni scientifiche

 

 

 

 

 

L'orologiaio cieco (titolo originale The Blind Watchmaker: Why the Evidence of Evolution Reveals a Universe Without Design) è un libro di Richard Dawkins,

L'evoluzione - sostiene Dawkins in questo saggio - è cieca: non vede dinanzi a sé, non pianifica nulla, non si pone alcun fine. Eppure, come un maestro orologiaio, ha prodotto risultati di straordinaria efficacia e precisione, organi perfetti e funzioni raffinate in un crescendo di complessità che distingue nettamente gli esseri viventi dagli oggetti della fisica, affascinanti proprio nella loro semplicità. Ricco di sense of humour nella miglior tradizione britannica, L'orologiaio cieco è un libro originale, pieno di informazioni, paradossi, osservazioni inaspettate; un classico della divulgazione scientifica contemporanea che costituisce la più completa e chiara spiegazione, rivolta al grande pubblico, della teoria dell'evoluzione e della selezione naturale, oltre che una circostanziata difesa del darwinismo dai numerosi attacchi di cui oggi è fatto segno.

L'orologiaio cieco (titolo originale The Blind Watchmaker: Why the Evidence of Evolution Reveals a Universe Without Design) è un libro di Richard Dawkins,

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

In questo libro l'autore affronta il tema della complessità del mondo biologico dal punto di vista della moderna biologia evolutiva, spiegando come l'estrema improbabilità legata alle sofisticate configurazioni degli esseri viventi possa trovare una risposta soddisfacente nella corretta conoscenza del funzionamento dei sistemi selettivi secondo logiche darwiniane. Rifacendosi alla celebre analogia dell'orologiaio del filosofo e teologo William Paley, Dawkins la modifica in quella dell'orologiaio cieco, dove l'affascinante varietà e complessità degli organismi diventano una conseguenza inevitabile di processi di selezione naturale che rendono superflua la necessità dell'esistenza di un disegno intenzionale ad opera di un'entità sovrannaturale.

Per spiegare il modo in cui si sono sviluppati organi estremamente sofisticati come l'occhio o l'ancor più singolare sistema di ecolocazione ultrasonica del pipistrello, non bastano però meccanismi legati a semplici variazioni casuali, che anche nel caso di tempi lunghissimi, come quelli della vita sulla terra, non risulterebbero minimamente sufficienti al raggiungimento di un tale grado di complessità. Ma un sistema di selezione cumulativa, in cui ad ogni passo i miglioramenti vengono messi alla prova, scartando le soluzioni meno efficienti, è la soluzione che avviene in natura per arrivare a creare ordine dal caos, ottenendo risultati strabilianti, in grado di sfidare le leggi di probabilità.

Per simulare questi meccanismi e renderli più semplici da comprendere e visualizzare, l'autore ha quindi sviluppato un semplice programma per computer in grado di creare e modificare strutture bidimensionali ramificate secondo schemi che simulano i meccanismi biologici, compresa la derivazione genetica, in questo caso rappresentata attraverso parametri numerici operanti sulle forme stesse. Questi semplici "biomorfi", selezionati nella loro evoluzione secondo logiche arbitrarie operate dall'autore, sostituitosi in questo all'opera della selezione naturale, hanno mostrato una notevole capacità di ricreare forme di estrema complessità in un numero limitato di passaggi. L'autore prende spunto da questo esperimento per sostenere come l'opera di passaggi piccoli e graduali risulti l'unica via percorribile dal punto di vista evoluzionistico, poiché salti più significativi non potrebbero sfruttare il meccanismo di selezione cumulativa, affidando il successo della mutazione unicamente al caso, rendendo perciò altamente improbabile qualsiasi cambiamento efficiente.

Per sostenere questa visione, e per sfatare una delle obiezioni più comuni al meccanismo evolutivo secondo logiche darwiniane, Dawkins mostra come si ritrovino nelle tracce fossili ed in natura innumerevoli esempi di come queste variazioni continue di efficienza si siano prodotte e sviluppate in organi ed esseri viventi. Fatto ulteriormente dimostrato dai numerosi casi di convergenza evolutiva, in cui problemi simili hanno portato specie diverse a sviluppare indipendentemente soluzioni sovrapponibili, come l'ecolocazione di pipistrelli e cetacei, o le molte strategie sociali comuni a formiche e termiti. Il tutto sotto il controllo di una molecola dotata della fondamentale capacità dell'autoreplicazione, il DNA, che tramite la ripetizione di semplici sequenze riesce ad immagazzinare una sbalorditiva quantità di informazioni, le quali a loro volta possono dare vita a strategie per la sopravvivenza di grande raffinatezza e complessità, tra cui gli organismi viventi. Questo grazie a meccanismi di interazione tra geni di tipo collaborativo che nel tempo hanno portato alla creazione di sistemi biologici sempre più complessi, ed alla parallela competizione tra gli organismi biologici stessi, impegnati in una rincorsa senza fine per la sopravvivenza.

Nell'ultima parte l'autore si occupa delle teorie che si sono poste come alternative al darwinismo classico, come quella degli equilibri punteggiati, mostrando come in questo caso le supposte differenze siano il frutto di alcuni fraintendimenti e manipolazioni mediatiche, piuttosto che reali differenze nei meccanismi proposti. Riguardo a teorie decisamente in opposizione a quella proposta dal neodarwinismo, come quella di Lamarck, o quella mutazionista, l'autore ne illustra i punti deboli, e come il neo-darwinismo risulti molto più efficace nello spiegare le sorprendenti capacità di adattamento degli organismi all'ambiente.

 

 

 

 

 

 

Ci sono in Italia un 15% di agnostici , ed un 65% di cattolici , e la nostra cultura e' del tutto cattolica

 

Cosi viviamo in una societa' , in cui uomini che non si sposano ci spiegano come vivere , che crede alla piu' innaturale ed astrusa delle cose cioe' in un uomo partorito da una vergine ( sesso come innaturale ! ), alla resurrezione senza aver mai conosciuto nessun risorto, che ha un dio maschio ma ha creato un Olimpo composto di una dea-madre ( la Madonna) piu' venerata di dio e da migliaia di dei minori ( santi e martiri) , crede nei miracoli senza averne mai aver avuto le prove di uno solo , nelle stigmate di padre Pio scomparse alla sua morte, nella liquefazione del sangue di san Gennaro, nei commerci di Lourdes e di Medugorje, nei milioni di reliquie di ossi , di lenzuoli e croci , predica l'amore e pratica sistematicamente la violenza, odia gli ebrei per avergli ucciso dio , crede vagamente allo sterminio di undicimila vergini, alla casa volante di Loreto o di Monte San Savino, ci terrorizzerebbe con i tormenti del purgatorio e dell'inferno se nel frattempo gli uomini non se ne fossero dimenticati,

pueralita' indigeribili digerite solo per paure superstiziose ( non e' vero ma ci credo )

e nessuno piu' vede tutte le falsificazioni storiche che hanno segnato la storia dell'affermazione cattolica come religione di Stato e come raccoglitrice delle beneficenze

 

 

Tutte queste persone ( 65%) temono , tutte queste persone sperano

E la cultura tutta la nostra cultura e' stata invasa dalla menzogna piu' puerile

La ricerca della felicita' sancita dalla costituzione americana e' rimandata al regno dei cieli

La giustizia ha due facce quella terrena e quella divina , rimandando a dio la punizione del colpevole , rimandando a dio la giustizia sociale

 

la realta' e' sgradevole , e' che :

noi viviamo una volta sola , vorremmo rivivere ma non e' possibile

noi non vedremo piu' nostra madre e nostro padre , noi non vedremo piu' i nostri fratelli e le nostre sorelle

Qui in questo nostro mondo e' la nostra unica irripetibile occasione di amore e di felicita'. Non esiste domani

Una speranza falsa come la religione puo' spingerci a rimandare cio' che non e' rimandabile

 

 

Tutta la nostra vita , la vita di ogni animale , di ogni pianta , di ogni microbo infinitesimo ha in se' il germe di una nuova serie di vite

Una catena infinita : noi , quelli che sono venuti , quelli che verranno

la vita e' il trionfo della propagazione della specie

 

Poi arriva la morte ................

 

 

 

 

 

DEDICATO A TUTTI I CARNESECCHI

 

 

 

Forse la ricostruzione della storia dei Carnesecchi , a molti , potra' sembrare uno spreco di tempo con l'occuparsi di cose di poca o nessuna importanza e attualita',

Vivi il presente , vivi la tua vita ………..acqua passata non macina piu’

 

Eppure nella vita arriva sempre un momento in cui si cominciano a capire i nostri genitori in cui si comincia a ricordare , a capire i ricordi e a capire che cio' che ci e' stato dato non ci era dovuto , a provare gratitudine verso gli autori dei nostri giorni

Un momento in cui l’amore cieco si toglie la benda e diventa un amore riconoscente in cui ci assale la voglia di sapere di piu’ di quella moltitudine di persone che rappresentano il nostro passato e quel tempo in cui non esistevamo ma eravamo nel progetto della natura

 

Cosi questa ricerca non vuole essere niente di anacronistico , niente di infantile od inutile

E’ un bisogno

e' riscoprire l'odore della nostra tana , la tana dei nostri primi giorni

Vuole essere un modo di ritrovare

Nel nome di nostri comuni antenati antichi legami oggi dimenticati

E nel medesimo tempo

 

Vuole essere un modo di conservare la memoria di questi uomini e donne di cui siamo carne e sangue

 

E col ricordo quasi tenerli in vita

 

ridare un senso alle loro vite : alle loro sofferenze , alle loro gioie , ai loro errori , ai loro successi,

al loro coraggio , alle loro debolezze , ai loro sogni , alle loro paure ,

alle loro vicende umane

 

Un modo di combattere la caducita' della vita.

 

Forse un modo di dare loro il nostro amore postumo di figli e nipoti

e

pretendere dai nostri figli e nipoti lo stesso amore

in nome della stessa ragione

 

 

UN UOMO VIVE FINO A QUANDO QUALCUNO NE CONSERVA IL RICORDO

 

 

 

 

Come compagni di un corto viaggio abbiamo dei doveri verso i nostri simili

E piu' ancora verso i nostri padri e madri e fratelli e sorelle

E' uno dei nostri doveri morali trasmettere la memoria

Esaltare il merito, denunciare le sofferenze e le ingiustizie eventualmente patite ,

Lo dobbiamo a tutta la catena di affetti di cui siamo il frutto e di cui aspiriamo ad essere parte in futuro

 

Provando a creare un mondo dove sia minimizzata la sofferenza

 

 

 

GRATITUDINE

 

 

 

 

 

 

 

Attendite ad petram unde excisi estis

Riflettete sulla roccia da cui siete stati tagliati . Riflettete sulle vostre origini:

 

 

 

STORIA DI FAMIGLIA

 

La genealogia non e' fine a se stessa , viaggia in parallelo con la ricostruzione della storia famigliare

 

La ricostruzione genealogica non puo' andare disgiunta dalla ricostruzione della storia familiare

Un albero genealogico non puo' essere solo un elencazione di nomi e date ma deve dare carne agli scheletri , deve restituire le loro vicende umane

Questo concetto cosi basilare ( e cosi estremamente trascurato da molti ) lo appresi nei miei inizi dall'amico avv. Roberto Celentano ed ho sempre tentato di applicarlo

un buon genealogista non puo' esimersi dallo studiare la storia dei luoghi scenario delle vite degli uomini e delle donne investigate Un modo di dare una consistenza corporea ed intellettuale alla sequenza dei nomi di un albero genealogico

 

Anche sul sito Antenati dei Beni culturali : La ricerca delle proprie origini e la ricostruzione della propria storia familiare mira, in primo luogo, a rintracciare le affinità e relazioni parentali. Ma la ricostruzione del filo genealogico, della tavola degli ascendenti per quarti e dell’albero genealogico di una famiglia, non rappresenta che il primo passo per avanzare nella conoscenza dei propri antenati, che diventa più profonda e ravvicinata attraverso la ricerca di documenti che ne testimoniano i modi di vita, il grado di istruzione, i luoghi dove essi hanno abitato e hanno trascorso la loro esistenza, le professioni e i mestieri che hanno esercitato, etc.

Dalle loro storie particolari può scaturire un quadro complesso e articolato della società italiana attraverso le generazioni.;

dal sito

considerazioni dal portale ANTENATI

 

LA STORIA EDUCHI ALLA PACE , ALLA GIUSTIZIA SOCIALE , ALLA TOLLERANZA :

 

Non si deve mai dimenticare che la Storia dovrebbe esser ben conosciuta e dovrebbe essere maestra di vita, rappresentando in senso collettivo l'ESPERIENZA che ci evita di rifare i medesimi errori nel futuro

 

E' difficile perdonare i soprusi e le violenze ma si possono perdonare a patto di ricordarle anche quando il lupo tende a travestirsi da agnello e finge di belare

 

Cosi non si deve dimenticare che tante sofferenze e ingiustizie che hanno patito i nostri antenati sono legate a strutture sociali ingiustificabili ed arcaiche avallate da una Chiesa cattolica che e' stata per lunghi secoli ( XVI XVII XVIII ) stampella di queste strutture e strumento di obnubilazione delle menti

I ritardi culturali della nostra Nazione vengono da lontano . Dal mix esplosivo di dominio spagnolo e Chiesa cattolica

Un mix di intolleranza e di superstizione , di potere nobiliare e pretesco , che cercava disperatamente di ancorare al passato mentre un'altra parte del mondo correva verso il futuro

Con mille e mille intelligenze condannate alla persecuzione e costrette ad aver paura della propria intelligenza

Con uomini ipocriti e stupidi che soffocarono Galileo , Newwton , Darwin e tanti come loro per secoli , ed asservirono lo splendida intelligenza italica al rosario e al servilismo

Con uomini ipocriti e stupidi che inventarono l'inferno in terra ed in cielo

 

Almeno tre secoli della nostra storia recente sono stati sciupati in un neo-feudalesimo cato-nobiliare anacronistico

Prigionieri della superstizione mentre la scienza trionfava

 

 

 

LA STORIA FAMILIARE ( microstoria ) aiuta a comprendere meglio tanti aspetti del passato ( macrostoria )

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ARALDICA ITALIANA

 

 

 

Credo che raccogliere fotografie di stemmi sia importante

Probabilmente fra qualche anno qualcuno di questi stemmi non esistera’ piu’ e solo queste foto lo testimonieranno

Queste pietre sono la documentazione piu' esposta alla distruzione

Eccone un esempio :

Questa pagina web e' quindi anche un modo di conservarne il ricordo

Un peccato mortale questa distruzione di parte della nostra storia : dovrebbero essere tracce irrinunciabili e talvolta sono documenti unici , utili a tante cose come vedremo nel caso dei Carnesecchi

Purtroppo non vi e' molta sensibilita' sull'argomento e quello che peggio una sorta di rassegnazione a vederli scomparire senza far nulla per evitarlo

 

 

 

 

OGNI EPOCA STORICA RACCONTA IL PASSATO CON UNA PARTE DI VERITA' ED UNA PARTE DI MENZOGNA

 

 

 

NASCITA DELL'ARALDICA IN ITALIA : MOLTI STUDIOSI HANNO TUTTORA DI CIO' UNA CONVINZIONE SBAGLIATA

 

Rimasero ingannati nel 1300 Dante Alighieri , Giovanni Villani , Ricordano Malispini. ...........

E molti appassionati ed anche studiosi oggi cadono nel medesimo errore

 

Hannelore Zug Tucci

Istituzioni araldiche e paraldiche nella vita toscana del duecento

................

 

Le istituzioni araldiche traggono origine , come sappiamo bene , nel mondo feudale. E poiche’ si disputa  se il loro centro d’irradiazione debba considerarsi l’Inghilterra degli ultimi re normanni oppure la Francia degli stessi anni ( tra i numerosi contributi che affrontano questi problemi , ci limitiamo a rinviare ai piu’ notevoli apporti recenti : R. Viel , Les origines symboliques du blason , Parigi , 1972 ; G.J. Brault , Early Blason Oxford 1972 ;H.  Pinoteau , Origine et diffusione de l’eraldique capetienne in corso di stampa negli atti del Colloque de l’Accademie  internazionale d’heraldique  5-9 ottobre 1981 ; M.Pastoureau, Histoire des theories ayant tente’ d’espliquer l’origine des armoiries (xii-xx siecle ) ibidem ) ,questo implica che la Toscana , e l’Italia in genere , restino in posizione periferica e in ogni caso passiva.

Da  cio’ deriva che ogni attribuzione di armi a personaggi vissuti in epoche precedenti alla prima meta’del xii secolo appartiene all’araldica fantastica , come e’ il caso notissimo  della <<bell’insegna del gran barone >>, l’arma << addogata bianca e rossa >> di Ugo il Grande di Tuscia , dalla quale si fanno discendere le armi di alcune casate fiorentine. Per quanto legittimata  dall’autorita’ di Dante, essa deve ritenersi immaginaria.

L’indiscussa preminenza anglo-normanna e francese che in Toscana fa del sistema araldico un prodotto d’importazione , esclude dunque che si possano collocare qui i problemi delle origini. Si tratta invece di determinare perche’ le istituzioni feudali come le araldiche si siano trapiantate in un contesto diverso e possano essere state recepite dalle strutture comunali……..

 

Da Istituzioni araldiche e paraldiche nella vita toscana del duecento

Di Hannelore Zug Tucci

Nobilta’ e ceti dirigenti in Toscana nei secoli xi-xiii :  strutture e concetti  -- Convegno Firenze 12 dicembre 1981

 

 

FISSATO QUESTO PALETTO DELL'ARALDICA COME PRODOTTO D'IMPORTAZIONE E D'IMITAZIONE DI CIO' CHE ACCADEVA OLTRE LE ALPI

Possiamo dire che l'araldica nasce inizialmente come appannaggio dei "MILITES" cioe' di coloro che combattevano a cavallo . Cioe' quella forza allora determinante nel combattimento anche perche' allenata al maneggio delle armi

Nasce in ambiente militare ed il segno distintivo ha come collocazione naturale lo scudo e quindi successivamente lo scudo sara' la base e l'elemento contenitivo del segno o stemma

Nasce questo marchio per distinguere l'uomo che celato dentro l'armatura era altrimente indistinguibile ed ammirarne il valore e l'abilita' nel maneggio delle armi

Molto probabilmente viene usato nei tornei e nell'allenamento alle armi

Puo essere che venga usato dal milites anche nel combattimento reale ma e' meno probabile , in combattimento dovendo essere ben individuato dai balestrieri , dai pedites , dai milites amici senza correre il rischio di essere scambiato e ucciso per nemico nella foga del combattimento , e' molto probabile vi fosse una sorta di divisa comune

 

 

L'italia e' la Nazione che io chiamo delle "centro patrie" perche' diversa di luogo in luogo e di tempo in tempo per istituzioni ,leggi , abitudini , usi ,...........................

Per cui e' difficile stabilire delle regole comuni

Il Piemonte a contatto con la Francia

L'area veneta a contatto con Bisanzio

I Comuni del centro-nord in cui si sviluppa una civilta' del tutto unica ( civilta' comunale ) che segnera' profondamente il loro futuro

Il patrimonio di San Pietro che inizialmente sviluppa una civilta' assai simile alla societa' comunale del centro-nord

Il Regno Napoletano

La Sicilia sottoposta ai Normanni e poi agli Svevi con una cultura propria fatta dall'integrazione di tante civilta'

Corsica con una propria cultura

Sardegna con una propria cultura

Costa dalmata con una cultura veneta

QUINDI A QUESTE DIFFERENZE TALVOLTA MOLTO PROFONDE OCCORRE FAR SEMPRE ATTENZIONE

 

 

La civilta' comunale a cui la Toscana appartiene con una sua identita' peculiare, balza all'occhio di Ottone ( 1152-1190 ) e lo stupisce

 

.....considerazioni di Ottone vescovo di Frisinga e di Raevino (1115 ca.- 1158), zio di Federico I Barbarossa (1152-1190), sorpreso dalle forme di controllo che i comuni cittadini esercitavano sui …diocesanos…suos… compresi i grandi signori e feudatari, i domini loci

I Latini… imitano ancor oggi la saggezza degli antichi Romani nella struttura delle città e nel governo dello Stato. Essi amano infatti la libertà tanto che, per sfuggire alla prepotenza dell’autorità si reggono con il governo di consoli anziché di signori. Essendovi tra essi tre ceti sociali, cioè quello dei grandi feudatari, dei valvassori e della plebe, per contenerne le ambizioni eleggono i predetti consoli non da uno solo di questi ordini, ma da tutti, e perché non si lascino prendere dalla libidine del potere, li cambiano quasi ogni anno. Ne viene che, essendo la terra suddivisa fra le città, ciascuna di esse costringe quanti abitano nella diocesi a stare dalla sua parte, ed a stento si può trovare in tutto il territorio qualche nobile o qualche personaggio importante che non obbedisca agli ordini delle città. Esse hanno preso anche l’abitudine di indicare questi territori come loro “comitati”, e per non mancare di mezzi con cui contenere i loro vicini, non disdegnano di elevare alla condizione di cavaliere e ai più alti uffici giovani di bassa condizione e addirittura artigiani praticanti spregevoli arti meccaniche che le altre genti tengono lontano come la peste dagli uffici più onorevoli e liberali. Ne viene che esse sono di gran lunga superiore a tutte le città del mondo per ricchezza e potenza. A tal fine si avvantaggiano non solo, come si è detto, per la saggezza delle loro istituzioni, ma anche per l’assenza dei sovrani, che abitualmente rimangono al di là delle Alpi

 

 

 

PAOLO GRILLO :

Cavalieri, cittadini e comune consolare

 

Quando il Palais du Beaubourg di Renzo Piano fu costruito, per la sua dirompente carica innovativa venne immediatamente paragonato a un’astronave atterrata nel centro di Parigi. La stessa immagine credo si possa efficacemente utilizzare per illustrare l’effetto dell’apparizione del libro di Jean-Claude Maire Vigueur Cavalieri e cittadini, pubblicato nel 2003 in Francese e prontamente tradotto in Italiano nell’anno successivo,1 nel mondo della storiografia comunale italiana. Si tratta infatti di un’opera profondamente originale, un volume di quasi 550 pagine incentrato sul primo secolo e mezzo di vita comunale apparso in un momento in cui la quasi totalità delle ricerche si incentrava sui decenni a cavallo fra Due e Trecento. Soprattutto, Cavalieri e cittadini presentava una tesi interpretativa forte e innovativa,

 

 

Jean-Claude Maire Vigueur definisce la figura del MILITES nella civilta' comunale e lo descrive fuori degli schemi feudali , come un uomo sufficientemente ricco da potersi permettere di mantenere un cavallo da guerra e di comperare un armatura

Con questa descrizione apparentemente banale apre ad un mondo fatto di mercanti , armatori , banchieri , artigiani che spiegano le parole di Vescovo Ottone

 

 

Maria Elena Cortese ha successivamente studiato il controllo del territorio da parte delle famiglie con modo di vita feudale

ed ha documentato la loro presenza a Firenze fino alla morte di Matilde di Canossa ( 1115 ) e il loro successivo abbandono della citta' rinserrandosi nei loro possessi feudali desti nati a sgretolarsi sotto l'avanzata dell'esercito comunale

 

 

 

 

 

IN ITALIA COMUNQUE LO STEMMA E' QUASI SEMPRE UNO STEMMA FAMILIARE E QUASI MAI INDIVIDUALE

ED E' QUASI INESISTENTE L'USO DELLE BRISURE

E qui vengo corretto da Maurizio Carlo Alberto Gorra (Académie internationale d’héraldique) .............L'Italia storica, non soltanto medievale, ne fece uso frequente e in ogni stato che la componeva. Il problema è che si tratta di tematica poco studiata dai nostri araldisti, e spesso limitandosi alle brisure dei Savoia (tuttora in uso).

Per dirti: solo i Sanseverino ebbero almeno una dozzina di brisure per le varianti di stemma da essi usati nei diversi feudi campani, lucani e calabresi, ulteriormente ampliati per il ramo insediatosi in Lombardia.

 

 

FONDAMENTALE : OGGI E' EVIDENTE UNA COSA CHE LA CULTURA NOBILIARE AVEVA COMPLETAMENTE OSCURATO : ...........Gli stemmi, al contrario di quanto solitamente si tende a credere, non sono appannaggio della nobiltà cavalleresca; dalla fine del XII secolo erano comunemente usati anche da artigiani, contadini, città ........................

 

 

la grande importanza dello stemma nelle consuetudini della gente fiorentina del trecento e' messa in luce dalla novella 63 di FRANCO SACCHETTI nel suo TRECENTONOVELLE del 1399 dove si vede la considerazione verso lo stemma familiare ( forse ancor piu' del cognome ) all'interno della societa' fiorentina anche per gente che allora , allora , saliva la scala sociale

 

 

 

 

 

 

IN TOSCANA IL COGNOME ( O NOME FAMILIARE ) INIZIA AD AFFERMARSI INTORNO AL 1200 ( VEDI SU QUESTO SITO ) E RIGUARDERA' INIZIALMENTE POCHISSIME FAMIGLIE E TUTTE DEL CETO DIRIGENTE --MILITES ( LA SUA DIFFUSIONE NEGLI ALTRI STRATTI DELLA POPOLAZIONE SARA' POI UN PROCESSO MOLTO MOLTO LENTO E GRADUALE E SPESSO COLLEGATO AL FORMARSI DI UN NUOVO CETO DIRIGENTE ) . PER QUESTE POCHE FAMIGLIE DI MILITES IL SIMBOLO GRAFICO ( STEMMA ) STIMOLERA' L'AFFERMAZIONE DEL COGNOME E IL PARZIALE SUPERAMENTO DEL SISTEMA PATRONIMICO

 

 

 

Non si puo' prescindere da un inquadramento del periodo storico 1150 --1220

 

FIRENZE : IDEE PIU' CHIARE SU UN PERIODO STORICO POCO CONOSCIUTO

 

 

Per aver le idee piu' chiare su un periodo nebuloso come quello del XI e XII secolo fiorentino invito a leggere un libro che mi ha lasciato una vivissima impressione

 

 

Enrico Faini, Firenze

nell’età romanica (1000-1211). L’espansione urbana, lo sviluppo istituzionale, il rapporto con il territorio,

Firenze, 2010.

 

 

Alle opere del Davidson , del Villari , del Santini , della De Rosa che hanno aperto la pista allo studio dei primordi fiorentini va io credo aggiunta l'opera di Enrico Faini

 

Infatti importantissimi direi irrinunciabili per un'amante della storia sono gli attuali studi del dottor Enrico Faini

 

Trovo insomma alta la capacita' del dr Faini di esaminare i manoscritti sotto molte angolature

di utilizzarne e padroneggiarne le sfaccettature e di farne emergere molti dettagli nascosti

di scrutarli , di compararli in modo da trarne conclusioni che vanno ben oltre il singolo documento ma aprono ad una visione d'insieme

di aprire al lettore scenari che vanno oltre le tradizionali convinzioni

 

 

 

 

 

FALSE INFORMAZIONI SUI COGNOMI FIORENTINI

 

False informazioni che ci vengono da quei cronisti che ci sembrano dover essere i piu' degni di fede

 

 

C'e' una contradizione tra i documenti che conserviamo e gli antichi cronisti fiorentini

Villani , Malispini danno lunghe elencazioni di cognomi di famiglie di primo cerchio

Nei documenti conservati quelli che possiamo considerare cognomi compaiono in realta' solo intorno alle prime decadi del duecento

 

Purtroppo anche alcuni storici "moderni" continuano a utilizzare i cognomi (in modo improprio ) per individui che ancora non avevano il cognome che avranno solo i loro discendenti

E questo genera confusione

Occorrerebbe far seguire "(attribuito)" al cognome ancora inesistente

 

 

 

 

Seguiamo le descrizioni delle famiglie di Firenze del Villani e del Malespini che le riferiscono  al 1050

Queste elencazioni sia del Malespini che del Villani vanno cronologicamente spostate in avanti

Oramai e' certo che molte cognomizzazioni sono nate almeno centocinquantanni piu' tardi dalla data riferita dal Malespini e dal Villani cioe intorno al 1200

Infatti i primi cognomi a Firenze cominciano a stabilizzarsi intorno appunto al 1200 quasi sempre facendo riferimento al nome di un antenato ( eponimo )

Prima (salvo alcune rare eccezioni ) dobbiamo parlare solo di patronimici

 

 

 

 

come nascono e quando i primi cognomi   Il cognome e lo stemma

 

 

 

 

 

 

da Nuova Cronica Giovanni Villani

 

Come Currado primo fu fatto imperadore.

Dopo la morte d'Arrigo primo imperadore fu eletto e consegrato Currado primo per Benedetto papa ottavo negli anni di Cristo MXV. Questi fu di Soavia, e regnò nello 'mperio XX anni, e quando egli passò in Italia, non possendo avere la signoria di Melano, sì·ll'assediò infino ne' borghi; ma prendendo la corona del ferro di fuori di Melano in una chiesa, cantando la messa, sì venne uno grande tuono e saetta in quella chiesa, e alquanti ne morirono; e levato l'arcivescovo che cantava la messa dall'altare, disse a Currado imperadore che visibilemente vide santo Ambruogio che fortemente il minacciava se non si partisse dall'assedio di Melano; e egli per quella amonizione si levò da oste, e fece pace co' Melanesi. Questi fu giusto uomo, e fece molte leggi, e tenne lo 'mperio in pace lungo tempo. Bene andò in Calavra contro a' Saracini ch'erano venuti a guastare il paese, e co·lloro combattéo, e con grande spargimento di sangue de' Cristiani gli cacciò e conquise. Questo Currado si dilettò assai della stanza della città di Firenze quando era in Toscana, e molto l'avanzò, e più cittadini di Firenze si feciono cavalieri di sua mano e furono al suo servigio. E acciò che si sappia chi erano i nobili e possenti cittadini in quegli tempi nella città di Firenze, brievemente ne faremo menzione.

X De' nobili ch'erano nella città di Firenze al tempo del detto imperadore Currado: prima di quegli d'intorno al Duomo

Come adietro è fatta menzione, la prima reedificazione della picciola Firenze era divisa per quartieri, cioè per quattro porte; e acciò che noi possiamo meglio dichiarire i nobili legnaggi e case che a' detti tempi, disfatta Fiesole, erano in Firenze grandi di podere, sì gli conteremo per gli quartieri ove abitavano. E prima quegli della porta del Duomo, che fu il primo ovile e stazzo della rifatta Firenze, e dove tutti i nobili cittadini di Firenze la domenica facieno riparo e usanza di cittadinanza intorno al Duomo, e ivi si faceano tutti i matrimoni e paci, e ogni grandezza e solennità di Comune: e appresso porta San Piero, e poi porta San Brancazio, e porta Sante Marie. E porte del Duomo erano abitanti il legnaggio de' filii Giovanni, e quegli de' filii Guineldi, che furono i primi che reedificarono la città di Firenze, onde poi sono discesi molti lignaggi di nobili in Mugello e in Valdarno e in città assai, che oggi sono popolari e quasi venuti a fine: furono i Barucci che stavano da Santa Maria Maggiore, che oggi sono venuti meno; bene furono di loro legnaggio gli Scali e' Palermini. Erano ancora nel detto quartiere Arrigucci, e' Sizii, e' figliuoli della Tosa. Questi della Tosa furono uno legnaggio co' Bisdomini, e padroni e difenditori del vescovado; ma partissi uno di loro da' suoi di porta San Piero, e tolse per moglie una donna chiamata la Tosa, che n'ebbe lo retaggio, onde dirivò quello nome. Eravi quelli della Pressa che stavano tra' Chiavaiuoli, gentili uomini.

XI Delle case de' nobili del quartiere di porta San Piero.

Nel quartiere di porta San Piero erano i Bisdomini che, come di sopra è detto, e' sono padroni del vescovado, e gli Alberighi, che fu loro la chiesa di Santa Maria Alberighi da casa i Donati, e oggi non n'è nullo; i Ravignani furono molto grandi, e abitavano in sulla porta San Piero, che furono poi le case de' conti Guidi, e poi de' Cerchi, e di loro per donna nacquero tutti i conti Guidi, come adietro è fatta menzione, della figliuola del buono messere Bellincione Berti: a' nostri dì è venuto tutto meno quello legnaggio. I Galligari, e Chiarmontesi, e Ardinghi che abitano in Orto San Michele, erano molto antichi; e simile i Giuochi che oggi sono popolani, che abitavano da Santa Margherita; Elisei che simile sono oggi popolani, che stanno presso a Mercato Vecchio; e in quello luogo abitavano i Caponsacchi, che furono grandi Fiesolani; i Donati, overo Calfucci, che tutti furono uno legnaggio, ma i Calfucci vennoro meno; e quegli della Bella di San Martino anche divenuti popolani; e il legnaggio degli Adimari i quali furono stratti di casa i Cosi, che oggi abitano in Porta Rossa, e Santa Maria Nipotecosa feciono eglino; e bene che sieno oggi il maggiore legnaggio di quello sesto e di Firenze, non furono però in quelli tempi de' più antichi.

XII Di quegli del quartiere di porta San Brancazio.

Nel quartiere della porta di San Brancazio erano grandissimi e potenti la casa de' Lamberti, nati per loro antichi della Magna; gli Ughi furono antichissimi, i quali edificarono Santa Maria Ughi, e tutto il poggio di Montughi fu loro, e oggi sono spenti; i Catellini furono antichissimi, e oggi non n'è ricordo: dicesi che' figliuoli Tieri per bastardo nati fossono di loro lignaggio; i Pigli gentili uomini e grandi in quegli tempi, Soldanieri, e Vecchietti; molto antichi furono quegli dell'Arca, e oggi sono spenti; e' Migliorelli, che oggi sono niente; e' Trinciavelli da Mosciano furono assai antichi.

XIII Di quegli del grande quartiere di porta Santa Maria e di San Piero Scheraggio.

Nel quartiere della porta Sante Marie, ch'è oggi nel sesto di San Piero Scheraggio, e quello di Borgo, avea molto possenti e antichi legnaggi. I maggiori erano gli Uberti, nati e venuto il loro antico della Magna, che abitavano ov'è oggi la piazza de' priori e 'l palagio del popolo; i Fifanti, detti Bogolesi, abitavano in sul canto di porte Sante Marie, e' Galli, Cappiardi, Guidi, e Filippi che oggi sono niente allora erano grandi e possenti, abitavano in Mercato Nuovo; e simile i Greci, che fu loro tutto il borgo de' Greci, oggi sono finiti e spenti, salvo che n'ha in Bologna di loro legnaggio; Ormanni che abitavano ov'è oggi il detto palagio del popolo, e chiamansi oggi Foraboschi. E dietro a San Piero Scheraggio, ove sono oggi le case de' figliuoli Petri, furono quegli della Pera, overo Peruzza, e per loro nome la postierla che ivi era si chiamava porta Peruzza: alcuno dice che' Peruzzi che sono oggi furono stratti di quello legnaggio, ma non l'affermo. I Sacchetti che abitano nel Garbo furono molto antichi; intorno a Mercato Nuovo erano grandi i Bostichi, e quegli della Sannella, e Giandonati, e Infangati; in borgo Santo Appostolo erano grandi Gualterotti e Importuni, che oggi sono popolani; i Bondelmonti erano nobili e antichi cittadini in contado, e Montebuoni fu loro castello, e più altri in Valdigrieve; prima si puosono Oltrarno, e poi tornarono in Borgo. I Pulci, e' conti da Gangalandi, Ciuffagni, e Nerli d'Oltrarno furono ad un tempo grandi e possenti con Giandonati e con quegli della Bella insieme nomati di sopra; e dal marchese Ugo che fece la Badia di Firenze ebbono l'arme e la cavalleria, imperciò che intorno a·llui furono molto grandi.

XIV Come in quegli tempi era poco abitato Oltrarno.

Avemo nomati i nobili e possenti cittadini che a' tempi dello imperadore Currado primo erano di rinnomea e di stato in Firenze; altri più legnaggi v'avea di più piccolo affare che non se ne facea rinnomea, e oggi sono fatti grandi e possenti; e degli antichi nomati di sopra sono calati, e tali venuti meno, che a' nostri dì apena n'è ricorso se non per questa nostra cronica. Oltrarno nonn-avea in quegli tempi gente di lignaggio né di rinnomo, però che, come avemo detto addietro, e' nonn-era della città antica, ma borghi abitati di vili e minute genti. Lasceremo ora di raccontare de' fatti di Firenze infino che fia tempo e luogo, quando i Fiorentini cominciarono a mostrare loro potenzia, e diremo brievemente degl'imperadori che furono dopo Currado primo, e della contessa Mattelda, e di Ruberto Guiscardo che conquistò in quegli tempi Puglia e Cicilia, che di raccontare di tutti ci è di nicessità per le mutazioni che n'avennero in Italia e poi alla nostra città di Firenze.

 

 

Da Ricordano Malespini

 

Imprima la schiatta ,overo famiglia degli Uberti ne dissi adietro che sono nobili di progenia , e di nobilta' , e puosonsi fra santo Piero Scheraggio , e la chiesa di santo Romolo, e tra detti Uberti , e san Piero Scheraggio erono gli Ormanni detti Foraboschi , e tra il detto san Piero , e santa Cecilia si puosono i Malespini miei consorti , e allandare in verso santo Michele in orto alla mano mancha si puosono i Giugialferri, e i Tebalducci , tutte e tre queste ischiatte furono istratti d'uno lignaggio di ceppo : e allato a detti Tebalducci si puosono i Combiobbesi , poi seguitando alla detta mano ad andare in verso Calimara si puosono i Chiaramontesi , e guadagnuoli , e Malpilli , e i Romaldelli , tutti questi sopradetti di progenia maschulina istratti per anticho e al volgere su per la detta piaza , e la detta mano si puosono gli Abati antichi merchatanti , e Macci ancora antichi merchatanti, e a ritornare su per la detta piaza in verso il Garbo si puosono i Galigai in sulla detta piazza , e anchora nella via dietro al detto Garbo , che al partire della detta piazza va in verso santo Martino , ancora erono i detti Galigai , e per la detta via che viene d'orto san Michele , nel detto Garbo erano le case dei Buonaguisi dirimpetto a Compiobbesi, e Tebalducci alla detta mano mancha allo partire della detta piazaetto san Michele in Orto , e alla rivolta del detto Garbo alla detta mano allato a Buonaguisi erano gli Alepri , e quegli Dellapressa, andare in verso san Martino erono i Giugni : questi sopraminati quatro famiglie tutte furono istratti di progenia maschulina di Lisghai detti Ghaligai per anthico , ed etiandio quegli Dellapressa sopradetti nella detta via , e furono consorti dei detti Galigai . e furono d'uno lato i detti Buonaguisi , e quelli dellapressa , e si divisono da Galicai imprima assai che gli altri sopranominati , e poi all'andaresu per lo Garbo alla detta mano mancha erono i Sacchetti cioe' all'andare verso santo Appolinare , e poi all'andare in sue verso dove fa il Parlagio fu per la via detta oggi Anguillaia , si puosono gli Schelmi, e poi ditro alloro nella via del Borgo de Greci si puosono i detti Greci , i quali prima stavono in Terma ; e piu oltre per la via di san Pulinari ad andare in verso Arno si puosono i Magalotti , e al voggere in verso la mano diritra all'andare inverso santo Romolo ,o' nverso le case dei detti Uberti si puosono quegli che oggi si chiamava Del Belculaccio , e dirimpetto alloro si puosono que'dell'Asino che oggi sono ispenti al tempo di me Ricordano , e furono consorti di progenia maschulina con quegli Delbelculaccio : dietro a detti Ormanni si puosono i Manieri , e quelli Della Pera , e anche sono ispenti di miei di : poi vi vennono i figliuoli Petri , i quali furono richissimi merchatanti , poi all'andare inverso santo Romeo si puosono i Guidalotti del migliaccio : piu' oltre i Bagnesi , e que d'Aquona , che vennono di contado antichi gentili huomini , e di linea maschulina furono consorti con gli da Voghogniano , e di quegli che oggi si chiamono da Chastiglionchio , e dietro a santa Cicilia tral Merchato Nuoovo , e la detta Chiesa si puosono gl'Infangati , o vero Mangiatroi , e in Vachereccia si puosono i Baroncelli , e vennono da Baroncello , e poi all'andare inverso santa Maria si puosono i Fifanti detti Bogolesi , e in porta santa Maria erano i Galli che gia aveano un poggio allatoa santo Miniato a monte , che si chiamava il poggio dei Galli , e toglievanvi per antico passaggio allato a Galli erono Capiardi , e Filippi : erono nella via di Terma gli Scholari consorti abanticho di linea maschulina de Bundelmonti , e poi vivennono i Buondelmonti , i quali vennano di contado come adietro s'e' detto , e monte Buoni era loro , e toglievanvi passaggio abantico : nella detta via erono Tiniozzi , e piu altre , e Guidi , elle loro case teneano in fino in borgo santo Apostolo, e infino a santa Maria sopra porta , in borgo sopradetto erono i Gualterotti , e Importuni , e presso a santa Trinita erono gli Schali , e i Palermini , questi , e i Barucci da santa Maria maggiore e furono consorti di linea maschulina , presso a costoro si puosono i Conti di Gangalandi , e di loro abbiamo detto adietro: allato alloro i Ciuffagni e ancora presso a santa Trinita erano i Soldanieri , e i Petriboni , e i detti Petriboni vennono di contado dalle Petrobone , in Portarossa si puosono i Cosi consorti ab antico degli Adimari di linea maschulina , e feciono fare santa Maria Nipotecosa che ancora oggi ritiene il nome e al volgere i chiassi di Portarossa ad andare in verso santo Miniato tra le torri si puosono i Pigli, e gli Erri , i quali furono consorti di linea maschulina poi ad andare p la via di Merchato vecchio a s.Pancratio si puosono i Manfredi Vecchietti , e Migliorelli e gl' Ughi stavono dietro a costoro , dove oggi e' ancora santa Maria Ughi , e p loro fu chiamata cosi , po che la feciono fare abanticho . I Benvenuti furono allato a Vecchietti . I Tornaquinci stavono in capo della via giubasso .Dei Cipriani abbian detto . Poi ad andare da s.Piero Buonconsiglio verso santa Maria in Canpidoglio erono gl'Alfieri , gl Arrigucci che vennono da Fiesole difenditori del detto Vescovado di Fiesole , e Pegolotti. Furono antichi ancora i Canigiani , e pero innanzi vi vennono i Brunelleschi , e ancora i Corbizzi vennono da Fiesole , e da santa Maria maggiore erono que Del beccato . Toschi , e Galluzzi si puosono in Merchato vecchio.Palermini e Barucci dicemo adietro . Quegli della Bella si puosono in santo Martino , e al Fraschato , e vennono poi que della Tosa consorti di linea maschulina dei Bisdomini , i quali furono padroni , e difenditori del Vescovado di Fiorenza , e per la via che viene da san Tommaso al Vescovado si posono gl' Ubaldini che acquistarono per lo cardinale Attaviano tenute e chastella assai che le compero il detto Cardinale . Allato alloro erano Agolanti :apresso alloro i Toschi , inporta del duomo erono i Figiovanni : e loro , e Firidolfi , e Fighineldi , e Chattani da Barberino di Mugello , e Ferrantini furono consorti di progenia maschulina queste cinque sopradette famiglie , e poi come adietro dicemo divisi di nomi , e d'armi si come dissi adietro d'altre famiglie i Bisdomini si puosono presso a s. Liberata , e santo Benedetto presso a porta s Piero , e presso a loro i Tedaldini , Donati , Ravignani , e da santa Margherita , e ivi allato si puosono Buonizi , e a presso a santo Martino i Razzanti venuti da Fiesole , e presso alloro gli Alberighi anche parte arota de Corbizi si puose nel detto porta san Piero, poi a ritornare verso Merchato vecchio si puosono gli Adimari , piu oltre erono i Lisei , poi al volgere verso Chalimara i Caponsacchi antichi Fiesolani , e presso a santo Andrea i Catellini detti da Castiglione di figliuoli Tieri .Questi figliuoli Tieri discesono de Catellini d'uno bastardo. Poi verso santa Maria sopra porta , e presso a santo Andrea i Lamberti , e da casa loro si chiamava il Dado de Lamberti . E dove oggi si chiama Chiasso di ferro dietro a Lisei si puosono i Tebaldi detti quelli della Vitella , e que da Filicaia furono loro consorti di linea maschulina , in Merchato nuovo si puosono i Giandonati , e Boschi , e que Della Zanella e gli Uccellini , e que Dell'Archa , e Pesci : e questi Pesci furono antichi merchatanti .Poi nella via di Porta santa Maria erono i Girolami consorti di linea maschulina del beato messer san Zanobi , il quale fu vescovo della nostra citta' di Fiorenza Piu' oltre verso santo Stefano si puosono gli Amidei , e Gherardini , e e vennono di Valdisieve , o vero di Montefavoso: e presso alloro i Pulci , questi furono ricchi ,e potentissimi chatanti , e questi erono tra santo Stefano , e santo Piero Scheraggio, e Borgo santo Appostolo . Gli Ardinghi Obriachi stavono presso gli Amidei .Gli Amieri abantico stavono da santa Maria maggiore , poi per innanzi vennano in merchato vecchio , e le case dove oggi sono furono de Nerli antichi gentili huomini .I Guicci stavono presso alla Badia di Fiorenza . Vennono di Valdisieve quelli del Forese, e Mazinghi da Campi , e Monaldi stavono tra porta rossa , ella piaza a santa Trinita , e presso a santa Maria Ughi agiugneano le loro case .E questi mazzinghi havean tributo da Pistolesi dua brachetti , e uno sparviere ogni anno per la festa di messer san Iacopo . Gli Erri consorti de Pigli nel detto si puosono in Porta rossa per certe vie strette , e piu e Pigli loro consorti di ceppo .I Pazzi di Fiorenza si puosono presso i Ravignani presso in porta san Piero , e dirimpetto da Ravignani , e p innanzi vennono da Fiesole merchatanti.Gli Agli si puosono presso agli Arrigucci .fra loro e' san Michele Berteldi . E tutte queste sopradette sei famiglie , o vero casati , i quali si puosono in questi sopra nominati luoghi furono antichissimi gentili huomini nella nostra citta di Fiorenza

 

 

 

IMPORTANZA DELL'ARALDICA NELLA FORMAZIONE DEI COGNOMI

Quando non esisteva lo stemma e il cognome i gruppi parentali si scindevano con estrema facilita' in famiglie senza piu' tratti che li mettessero in comune : due fratelli potevano dar luogo a gruppi parentali scissi tra loro completamente

L'unico sospetto di parentela per i posteri poteva venire dalla contiguita' delle proprieta' e la certezza dall'indagine genealogica

Stemma e cognome diventano fattori unificanti del gruppo parentale

Stemma e cognome , come visto , non nascono insieme

lo stemma nel fiorentino nasce una settantina di anni prima dell'affermazione nei documenti scritti del cognome

La prima identificazione e unificazione di un gruppo parentale avviene quindi non attraverso il cognome ma attraverso lo stemma

Probabilmente lo stemma e' inizialmente utilizzato sul terreno di battaglia e sono solo le famiglie dei milites comunali ad adottarlo per prime

Che poi e’ come dire il ceto dirigente del tempo perche’ rappresentanti principalmente quella parte della popolazione che poteva mantenere cavalli e armamenti

Lo stemma aveva quindi il potere di riunire piu' famiglie di discendenza comune sotto un' unica individuazione quando ancora non vi era l'uso del cognome

In un gruppo parentale vi erano individui piu' noti ed altri meno noti . La stessa insegna era agli occhi degli altri segno di legami parentali indiscutibili

Si entra poi nella fase confusa di affermazione dei cognomi

lo stemma e' la brace da cui si sviluppa il fuoco del cognome

Lo stemma fa rinascere uno schema mentale dimenticato

Vi e' lo stemma , vi e' l'identificazione di un gruppo parentale da parte della gente che a quel gruppo parentale comincia nei discorsi a dare un unico nome facendo riferimento ai piu' conosciuti del gruppo , ai loro antenati , al loro mestiere , al loro luogo di provenienza , a una caratteristica fisica , a un soprannome, ...........

Nasce un'identificazione di quel gruppo parentale radunato sotto uno stesso stemma e la voce popolare a quel gruppo assegna un codice identificativo nei discorsi : il cognome

Lo stemma in questo momento svolge un azione di supporto al cognome , svolge un'azione importante cioe' aiuta a riunire piu' gruppi parentali aventi un medesimo stemma sotto un medesimo cognome ; gruppi che altrimenti la voce popolare avrebbe disperso in identificazioni diverse

Da notare che mentre il cognome ci verra' dato dagli altri lo stemma era qualcosa che un individuo sceglieva quindi lo stemma era qualcosa di piu' personale del cognome

Il cognome che entra nel parlato si rivela utile in molte circostanze : rende molte cose piu' semplici

Ovviamente uno stemma non puo' sostituire il cognome in un atto notarile...............

Aumentando la quantita’ circolante di denaro. Aprendosi l'eta' della proprieta' il cognome ( l'identificazione che ci davano gli altri e che finiamo per far nostra ) diventa indispensabile per tramandare i propri diritti sui beni

A questo punto inizia la lenta fase d'identificazione attraverso il cognome ( al catasto del 1427 solo il 36 % delle famiglie fiorentine ha un cognome ),

 

 

Come visto a questo punto , quasi sempre lo stesso gruppo parentale era radunato sotto un unico segno e spesso quando si disgregava in cognomi diversi ( per motivi politici , per liti familiari , per fondazione di un nuovo ramo ) tendeva a mantenere il segno modificandolo ma ricordandolo in qualche modo rivendicando gli antenati e la storia

Come nel caso della famiglia Adimari

 

Un eccezione famosa e' quella della famiglia Alessandri di Firenze

Nel 1372 Alessandro e Bartolomeo degli Albizi per sottrarsi alla pressione del periodo storico vollero distaccarsi dai loro parenti mutando stemma e adottando un cognome patronimico : lo stemma e' legato all'appartenenza all'Arte della Lana

Alessandri : Sono un ramo della famiglia Albizzi: nel 1372 Alessandro e Bartolomeo di Niccolò degli Albizzi vollero 'farsi di Popolo', mutando stemma e adottando un cognome patronimico: lo stemma è legato all'appartenenza dei due all'Arte della lana. Nell'esemplare del 1° tipo, posto sulla facciata del Palazzo Pretorio di Anghiari e appartenente a Lorenzo degli Alessandri (1517), l'agnello è sormontato da una lucertola piegata a cerchio; in realtà i discendenti di Antonio di Alessandro Alessandri adottarono un serpente attortigliato in ricordo della concessione da parte dell'imperatore Sigismondo di Lussemburgo dell'Ordine Militare del Drago nel 1413 circa. Il capo dell'Impero d'Oriente fu concesso dall'imperatore Giovanni Paleologo nel 1439, durante il Concilio di Firenze a Niccolò Alessandri, gonfaloniere di Compagnia; il capo di Leone X fu concesso dal pontefice ai componenti della Signoria fiorentina nel 1515, al momento del suo ingresso in città. La corona con le foglie di palma fu concessione di Giacomo di Borbone-La Marche, marito della regina di Napoli Giovanna II, nel 1415.

 

 

La situazione degli Alessandri va inquadrata nel periodo storico e nell'affermazione di idee politiche in forte contrasto col resto della consorteria

 

 

 

Non si possono dimenticare nella differenziazione con stemmi diversi di un medesimo gruppo familiare le liste di proscrizione per le famiglie ghibelline e le liste di proscrizione anti magnatizie che videro specie a Firenze famiglie rinunciare al cognome e allo stemma per differenziarsi dalle opinioni politiche di parenti irriducibili

 

vedi studio Michael Pastoureau

Strategies heraldiques et changements d'armoiries chez les magnats florentins du XIV siecle

 

vedi studio Michael Pastoureau e Klapisch - Zuber

Parente' et identite' : un dossier florentin du XIV siecle

 

 

 

 

Ovviamente stemmi uguali in luoghi diversi e distanti tra loro non danno alcuna prova di legami parentali

Infatti per quanto siano infinite le combinazioni si trovano facilmente blasoni uguali slegati da qualunque legame parentale talvolta anche in luoghi contigui

 

http://www.comune.siena.it/main.asp?id=5176

Stemma anonimo

N.22

Collocazione

Cancelleria di Biccherna (uffici del Sindaco):Rutilio Manetti "Episodio della vita di S.Vittore" (1636 c.a), (P.Terra)

Blasonatura

Scudo accartocciato:
d'azzurro,alla fascia d'oro accompagnata da tre rochi di scacchiere dello stesso, due in capo e uno in punta.

 

 

 

 che sembra essere assai simile allo stemma degli Anchioni di Firenze ma che sicuramente non ha nulla a che fare con loro

 

 

 

PRESUPPONENDO UN LEGAME PARENTALE ( ANCORA DA DIMOSTRARE ) TRA I CARNESECCHI FIORENTINI , I DURANTI DI NESE , I CASTELLANI :

Il caso dei Carnesecchi fiorentini e' emblematico di un' altra realta' come vedremo , una realta' pero' comune con altre famiglie del ceto dirigente trecentesco e quattrocentesco ( vedi gli ALTOVITI e i loro parenti differenziatisi nel corso del duecento )

Famiglie che emergono dal buio in un periodo posteriore al 1200 quando cioe' era gia' entrato in uso nel ceto dirigente sia lo stemma che il cognome

Famiglie che hanno un passato che si perde nell'anonimato delle famiglie del proletariato fiorentino di fine secolo XII e che ancora nel XIII secolo usano il patronimico

Carnesecchi fiorentini, Duranti di Nese , e forse Castellani fiorentini ( ???) avevano molto probabilmente origini comuni nel castelvecchio di Cascia nel Reggello

La fortuna politica arrise loro in tempi diversi e forse non avendo un passato comune illustre da ricordare o forse perche' oramai avevano perso completamente i legami parentali iniziali si differenziarono , arrivando al successo politico e sociale utilizzando stemmi completamente diversi

 

 

Una considerazione a cui non penso si possa dare una risposta univoca meritano poi i molti stemmi apparentemente simili od uguali che appaiono nel Ceramelli-Papiani

Nello stesso luogo stemmi uguali potrebbero , per quanto detto , significare l'appartenenza ad uno stesso gruppo parentale

Vedi ad esempio stemma Iacopi ( quello dell'amico generale Massimo Iacopi ) e lo stemma Veneri a Firenze ; ma non e' detto ed ogni caso va studiato genealogicamente cioe' in modo a se stante , ricercando la soluzione nella storia familiare

 

 

 

Gli antichi non amavano il vuoto

La dove non sapevano inventavano. E quindi noi dobbiamo far attenzione

Statue , quadri , raffigurano ritratti immaginari dei personaggi. Quale era il vero volto di Giovanni di Bicci dei Medici ?.......................................

Cosi anche l'araldica ha pagato dazio alla fantasia e questa propensione ci lascia oggi il compito di distinguere il vero dal falso

Non cadendo nella trappola di queste menzogne tramandate nei secoli come verita' ecol tempo divenute verita'

 

 

 

 

PERCEZIONE DELLA QUESTIONE ARALDICA A FIRENZE E PROBABILMENTE IN ITALIA A FINE DUECENTO

 

 

Ad inizio trecento quando a Firenze vivevano Dante di Alighiero ( il padre della nostra lingua non aveva ancora un cognome ) e Giovanni Villani non si aveva la giusta percezione di quando le prime famiglie fiorentine avevano iniziato a utilizzare quello che si potrebbe definire il cognome moderno ne di quando l'araldica aveva iniziato a diffondersi a Firenze e in Italia

Con percezione particolare ritenevano che l'araldica esistesse da sempre e quindi tutti i grandi uomini dell'antichita' dovessero avere avuto uno stemma

Con questa percezione i vari eruditi non trovando documentazione si sforzarono d'inventarne a ciascuno uno per primi

 

 

Lo stemma del marchese Ugo e' uno stemma inventato dalla fantasia di antichi eruditi di cui si e' persa memoria

Ai tempi di Dante Alighieri l'invenzione era comunque gia' fortemente consolidata

 

 

Ugo di Toscana (o di Tuscia) è una icona di buongoverno da oltre mille anni. Una icona talmente potente che già nel 1300 la sua memoria viene consacrata dai versi di Dante Alighieri: “Ciascun che della bella insegna porta / del gran Baron il cui nome e il cui pregio / la festa di Tommaso riconforta / da esso ebbe milizia e privilegio” (Paradiso XVI, 127-130). Nel tardo 1400 Mino Da Fiesole realizza il suo monumento funebre nella Badia Fiorentina, dove l’alto magistrato riposa. In Badia Fiorentina ogni anno nella ricorrenza della sua morte, avvenuta il 21 dicembre 1001, la figura di Ugo di Toscana viene ricordata dai monaci e dalle autorità civili.

Ugo di Toscana, o di Tuscia, detto a volte Il Grande (951/953[2] – Pistoia, 21 dicembre 1001), fu marchese di Toscana dal 961 circa fino alla sua morte e duca di Spoleto e Camerino dal 989 al 996.

 

 

 

 

La sua “bella insegna”, il suo stemma ( inventato ) è' visibile nella Badia Fiorentina: uno scudo con tre pali d’argento in campo rosso.

 

 

Dante Alighieri ci racconta :

............che il marchese Ugo di Toscana concesse il cingolo militare e il privilegio di inserire il suo stemma i "tre pali d’argento in campo rosso” nel loro a poche ( e quindi di antichissima nobiltà ) famiglie fiorentine

Dante ci racconta cio' che lui credeva vero ai primi del trecento

Dante credeva vero che Ugo di Toscana avesse un suo blasone. Oggi sappiamo che non era possibile

Ma questo ci dice qualcosa in piu'

Ci dice che qualche erudito molto prima di Dante aveva assegnato al Marchese Ugo un'insegna parto della sua fantasia ,

Nella convinzione che ogni grande uomo dell'antichita' avesse uno stemma suo , gli eruditi del XIII secolo avevano cioe' inventato cio' che non trovavano e lo avevano cosi imposto alla convinzione comune

Dante Alighieri ha fatto da cassa di risonanza a questa invenzione fino ai giorni nostri

 

 

 

UN ALTRO ESEMPIO DI STEMMA DI FANTASIA CHE SI PUO' SCAMBIAR PER VERO

 

Enrico II il Santo (Bad Abbach o Hildesheim, 6 maggio 973 o 978 – Grona, 13 luglio 1024) è stato re d'Italia dal 1002 al 1024, imperatore del Sacro Romano Impero e ultimo esponente della dinastia degli Ottoni. Figlio di Enrico II di Baviera, alla sua morte, nel 995, divenne duca di Baviera con il nome di Enrico IV di Baviera. Fu anche duca di Carinzia come Enrico III. È stato dichiarato santo. Anche sua moglie, Cunegonda, rientra nel novero dei santi della Chiesa cattolica.

La sua tomba, in cui giace assieme alla moglie Cunegonda, capolavoro marmoreo di Tilman Riemenschneider, è custodita nel duomo di Bamberga.

 

 

Tilman Riemenschneider (Heiligenstadt, intorno al 1460 – Würzburg, 7 luglio 1531) è stato uno scultore ed intagliatore tedesco, fra i più celebri dell'epoca tardogotica e rinascimentale.

Quindi il monumento funebre e' opera molto piu' tarda rispetto all'esistenza in vita di Enrico II e lo stemma gli e' attribuito Enrico II visse in un epoca in cui l'araldica non esisteva

 

Giustamente l'ingegner Maurizio Tiglieri aggiunge qualcosa :

Stemma di fantasia (ma a fine XV probabilmente già consolidato da secoli, e quindi totalmente credibile, e creduto, e "storico") ottenuto inquartando Impero e Wittelsbach (per estensione, "Baviera")

 

Detto usando parole piu' povere gli eruditi del passato non amavano il vuoto e quando non sapevano inventavano

Cosi oggi troviamo ritratti di personaggi illustri , statue , stemmi , antenati ,alberi genealogici , del tutto di fantasia ma creduti veri per cosi tanto tempo che oggi si fa fatica a dichiararli , come sono , falsi

 

 

 

 

Les collections du Musée des Archives nationales Armorial dit "Le Breton"

Armorial dit "Le Breton" du nom du propriétaire l'ayant fait relier à ses armes "Hector Le Breton, sieur de la Doinneterie" héraut d'armes de France au titre de Montjoie (1615-1642). Il a ensuite appartenu à la collection du comte Henri Chandon de Briailles et est parfois qualifié d'armorial "Montjoie-Chandon".

Il a été constitué en deux temps : une première partie a été peinte à la fin du XIIIe siècle ou au début du XIVe siècle, une seconde a été réalisée dans la seconde moitié du XVe siècle. Il représente environ un millier de blasons peints. Comme dans tous les armoriaux médiévaux, on y trouve à la fois des armoiries de personnages historiques et d'autres attribuées à des héros imaginaires. Ainsi le pape Calixte III voisine avec le roi Arthur, le roi René avec Hector de Troyes. La présence des armes de Calixte III et de René d'Anjou permet de dater la partie peinte du XVe siècle, entre 1450 et 1458. Il contient environ 950 blasons.

Reconnu dès le XVIIe siècle comme un précieux témoignage, plusieurs copies partielles en furent réalisées. Il présente donc la double caractéristique d'être un objet historique en soi et d'être l'un des plus anciens corpus de la documentation héraldique française.

 

In evidenza :

Comme dans tous les armoriaux médiévaux, on y trouve à la fois des armoiries de personnages historiques et d'autres attribuées à des héros imaginaires. Ainsi le pape Calixte III voisine avec le roi Arthur, le roi René avec Hector de Troyes.

 

 

Nella Cattedrale di Roma e' presente il monumento sepolcrale di Papa Alessandro III (Rolando Bandinelli +1181),Alla sommità del monumento , dall'aspetto di tabernacolo con colonne di onice e di giallo di Siena e' innalzato uno stemma Bandinelli (d'oro diaprato d'oro )

L'opera e' stata realizzata nel 1658-1659 per volontà del papa Alessandro VII, (scultura di Domenico Guidi)

Lo stemma innalzato e' chiaramente uno stemma pontificio presuntivo, dal momento che - come è noto - solo oltre un secolo dopo la morte di Papa Bandinelli inizierà la pratica dell'uso di stemmi da parte dei pontefici romani, verosimilmente con Bonifacio VIII Caetani, la cui arma si trova, rappresentata su lacerto di affresco di attribuzione giottesca, nella stessa navata destra della medesima Arcibasilica Lateranense (anch'essa d'oro, ma alla gemella ondata in banda d'azzurro).

Fonte : Don Antonio Pompili forum IAGI

Non so quando i Bandinelli iniziarono ad avere uno stemma e quando il cognome

 

 

 

 

da Maurizio Carlo Alberto Gorra ----Membre associé de l’Académie internationale d’héraldique------uno degli attuali massimi esperti di araldica

 

 

 

IL PERIODO PIU' SCIALBO PER LA RICERCA STORICA E' QUELLO DELL'ANCIEN REGIME INFARCITO DI STEREOTIPI DI PURA FANTASIA

 

 

UN ERRORE CHE ANCOR OGGI VIENE TRASMESSO DA ALCUNI TRATTATI DI ARALDICA : DARE UN SIGNIFICATO ALLE FIGURE ARALDICHE CHE COMPAIONO NELLO STEMMA

 

Cercare di dare un significato alla scelta dei simboli araldici su uno stemma antico cioe' cercare di dare un significato alla struttura simbolica di uno stemma e' un vezzo culturale entrato in auge SOLO tra millesette e milleottocento.

Gli stemmi creati prima di questo periodo ubbidivano , solo ai gusti estetici di chi aveva iniziato le fortune della famiglia e si era dotato di uno stemma

Non c'e' niente che ci dica ( ad esempio ) che la variazione nel numero delle palle nello stemma dei Medici sia da attribuirsi ad altro che ad un fattore estetico

Inutile quindi cercare di trovare a secoli di distanza significati nelle scelte grafiche che hanno dato vita a uno o ad un altro blasone Ancor oggi molti ritengono erroneamente vero un assunto come questo:

"Ogni figura araldica ha un preciso significato:

Questo potrebbe esser vero per stemmi molto tardi , cioe' nati nel momento in cui era invalso questa interpretazione araldica . In generale un imposizione interpretativa posteriore e senza fondamento documentario . In generale insomma qualcosa di pressapochistico

Oggi noi non sappiamo e difficilmente sapremo mai in futuro pur col progredire della ricerca perche' lo stemma dei Medici e' quello che conosciamo. E difficilmente potremo sapere che aveva in testa l'uomo di questa famiglia che per primo lo ideo' per se e se lo fece costruire da un artefice che probabilmente ci mise anche lui qualcosa di suo

 

 

In libreria troviamo "L’arte araldica nel Medioevo: gli stemmi medievali tra arte, storia e società". Michel Pastoureau racconta un fenomeno tanto affascinante quanto spesso mal interpretato

Emblemi, simboli, armi medievali: c’è qualcosa che risuona istintivamente esoterico e oscuro in queste parole. In realtà, di buio non c’è proprio nulla. Di oscuro, forse, c’è solo il voler rintracciare misteriosi significati in qualcosa che non si conosce.

Quando e come l’orso cede il passo al leone come re degli animali? Perché il blu diventa sempre più popolare a partire dal Basso Medioevo? La storia dell’araldica è anche la storia dell’Europa e porta sulla sua pelle i cambiamenti della moda, della società e dei gusti del vecchio continente.

Con L’arte araldica nel Medioevo, Michel Pastoureau pone le basi per la comprensione dell’araldica, scienza che ha come oggetto lo studio degli stemmi, e spazza via i grandi equivoci e stereotipi che spesso la infestano. Gli stemmi, al contrario di quanto solitamente si tende a credere, non sono appannaggio della nobiltà cavalleresca; dalla fine del XII secolo sono comunemente usati anche da artigiani, contadini, città e perfino da personaggi immaginari e letterari.

La loro origine ha come caratteristica precipua la chiarezza e aborrisce significati nascosti o reconditi: lo spirito araldico più “puro” impone rigore, trasparenza e leggibilità. Per un individuo del Medioevo era naturale essere circondato da stemmi – o arme, armi al plurale – e la loro decifrazione era tutt’altro che impegnativa. Far vagare l’immaginazione in cerca di indecifrabili messaggi massonici è puro esercizio romantico. Per dare il giusto significato a questi particolari emblemi serve uno sforzo da storici, più che da romanzieri. Serve l’aiuto di un Umberto Eco o un Alessandro Barbero, più che di un Dan Brown

 

 

 

UNA DISCUSSIONE MODERNA

 

 

Nel sito del Comune di Bologna : Storia e memoria di Bologna , leggiamo :

.................

L'enorme gamma di figure araldiche unita alla possibilità di cambiare la loro posizione nel campo dello scudo, i diversi colori con cui questi si possono dipingere (rosso, azzurro, verde, nero) uniti ai due cosiddetti metalli (oro ed argento), dà luogo ad una immensa varietà di combinazioni.

La scelta di una figura piuttosto che un'altra, può essere dovuta ai motivi più disparati: a pura immaginazione per lo più, ma anche ad un fatto d'arme, alle qualità personali del proprietario, ad un evento importante, ad un episodio accidentale ora dimenticato e non più rintracciabile ecc.

Per la maggior parte degli scudi il motivo rimane ignoto a meno che non si tratti delle cosiddette armi parlanti, nelle quali gli oggetti rappresentati fanno allusione al nome della famiglia o al mestiere esercitato od a qualche evento storico. E qui si pone il problema del simbolismo in araldica. Esiste in realtà per questa scienza un linguaggio simbolico? In verità esso è solo frutto di credenze popolari o della fantasia degli araldisti classici (Menestrier, Ginanni) che hanno voluto attribuire un significato recondito ai vari colori o figure rappresentate sugli scudi. Il significato simbolico di animali come leoni, aquile, colombe è conosciuto da tutti, ugualmente per le stelle, le croci, i fiori, gli utensili ecc. E questo un simbolismo di tipo popolare: nessun significato esoterico quindi.

 

 

 

 

 

oggi una rappresentazione come queste sopra raffigurate , di un combattimento con scudi familiari viene considerata altamente improbabile

ed e' una considerazione di buon senso

Non si poteva rischiare che un pedites ( o anche un milites ) uccidesse uno dei suoi semplicemente perche' nella foga del combattimento non ne riconoscesse le insegne .Quindi l'esercito aveva una sua insegna o delle sue insegne da tutti facilmente riconoscibili

Gli scudi personali o familiari venivano usati nei tornei e successivamente come logo sociale individuale o familiare

 

 

Si tratta di una formella di un fregio più ampio, generalmente attribuito al XIII secolo, un tempo conservato sulla facciata di una casa in Via XX Settembre a Sansepolcro, l'antica Via Maestra, a fianco di una torre, oggi molto ridotta in altezza. Il fregio venne portato nella Pinacoteca Comunale (oggi Museo Civico) approssimativamente un'ottantina di anni fa, forse tra la fine degli anni '30 e i primi anni '40.

by dr Andrea Czortek

 

Le teorie nuove sull'araldica lo vedono probabilmente come un guerriero da torneo. ( Sono state capovolte le convinzioni ) Nel combattimento reale il cavaliere , ora dicono, avesse una sorta di divisa comune per essere prontamente identificato dai compagni (in modo particolare dai pedites ) nella foga del combattimento senza essere erroneamente scambiato per un nemico Il fregio potrebbe avere un valore documentale

 

 

in realta' probabilmente la verita' sta nel mezzo

La divisa era personalizzata dalla presenza su una sorta di uniforme dei simboli familiari

 

 

 

 

 

CONSIDERAZIONI SUI TANTI STEMMARI DEL PASSATO E SUGLI STEMMARI CHE COMPAIONO IN INTERNET E ESEMPIO VIRTUOSO DEL CERAMELLI PAPIANI

 

 

Come dicevo in uno stesso luogo stemmi uguali devono far pensare ad uno stesso stipite genealogico

Bisogna pero' far attenzione, ad esempio , le famiglie Iacopi e Veneri hanno apparentemente un medesimo stemma non sembrano avere pero' legami genealogici

Occorre verificare se l'attribuzione degli stemmi e' correttamente basata su documenti lapidei o grafici e non frutto solo di invenzioni erudite

cioe' a dire : molti stemmari riportano stemmi che sono solo invenzioni. L'erudito non amava ammettere ignoranza e la dove c'erano dei vuoti spesso li riempiva con la fantasia

Occorre quindi sempre esaminare in che periodo si ha la prima prova documentale dello stemma

Ed anche occorre esaminare se le famiglie oggi abitanti in uno stesso luogo non provvenissero ieri da luoghi diversi

ecc..................

Lo stemma Iacopi e' ancora visibile in molti luoghi a Firenze e nel dominio

Lo stemma Veneri non so

 

 

IN GENERALE OCCORRE DUBITARE DEGLI STEMMARI QUANDO NON SONO DOCUMENTATI DA MANUFATTI COEVI

NON TUTTI GLI STEMMI CONTENUTI IN UNO STEMMARIO E' DETTO CHE SIANO CORRETTQMENTE ATTRIBUITI

AGLI ERUDITI CAPITAVA DI BARARE , DANDO AD INTENDERE DI CONOSCERE CIO' CHE IN REALTA' NON CONOSCEVANO, O TALVOLTA DI SBAGLIARSI IN BUONA FEDE

L'ABITUDINE A NON METTERE IN DISCUSSIONE QUANTO DETTO IN PASSATO HA TRASMESSO ALL'OGGI TUTTA UNA SERIE DI COSE FALSE ANCHE ARALDICHE

 

 

LA RACCOLTA CERAMELLI PAPIANI ( IN ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE ) UN UNICUM TRA GLI STEMMARI

 

Lo stemmario classico si limita ad una raccolta di blasoni attribuiti a varie famiglie di un territorio piu' o meno vasto , nessuna prova documentaria viene allegata

Sulla loro verita' fa fede l'autore dello stemmario , che puo' anche sbagliare , mentire , ............

Il rischio e' di accettare per vero qualcosa che non lo e'

 

Uno dei piu' SERI e' il BLASONE BOLOGNESE

 

Il Blasone bolognese, cioè Arme gentilizie di famiglie bolognesi, nobili, cittadinesche e aggregate, è la più importante raccolta di stemmi, o più propriamente scudi, e cimieri dell'area bolognese.

L'opera, pubblicata a Bologna tra il 1791 e il 1795, venne concepita da Floriano Canetoli, che si adoperò personalmente nella raccolta degli stemmi, facendo richiesta alle varie famiglie nobili e "cittadine" bolognesi affinché gli trasmettessero l'arma e l'impresa.

La raccolta è costituita quasi interamente da tavole calcografiche, tutte le raffigurazioni incise (3623 stemmi, 1088 cimieri, 84 insegne, cornici e figure), sono colorate a mano, ad acquerello, con un effetto cromatico di grande bellezza

 

una pagina dello stemmario

 

il vantaggio di un simile stemmario e' la visione d'insieme

 

 

 

La Raccolta Ceramelli Papiani, costituita nel corso di molti anni da Enrico Ceramelli Papiani (1896-1976), e oggi conservata nell'Archivio di Stato di Firenze, è composta da quasi 8000 fascicoli, intestati a famiglie toscane di antica origine; all’interno di ogni fascicolo si trovano notizie genealogiche e araldiche tratte da fonti documentarie conservate nell'Archivio fiorentino o in altri istituti archivistici e biblioteche della Toscana.

 

Il Ceramelli Papiani documenta quindi quanto illustra con un fascicolo che contiene fotografie , collocazioni , descrizioni ,memorie,

Si perde pero' nel Ceramelli Papiani la visione d'insieme dovendo consultare il fascicolo per vedere lo stemma il che non e' il massimo

 

 

 

 

Fondamentale e imprescindibile per l’araldica  toscana

In ASFirenze    la raccolta Ceramelli Papiani  dei blasoni toscani

http://www.archiviodistato.firenze.it/ceramellipapiani/

Il dr  Piero Marchi ha fornito un utile strumento per la consultazione della raccolta :

www.carnesecchi.eu/pieromarchiblasonario.pdf  

 

 

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Quindi il Ceramelli Papiani e' una sorta di stemmario che ha quindi lo svantaggio di mancare della visione complessiva ma ha il vantaggio di documentare cio' che mostra

E' suddiviso in tanti fascicoli uno per ogni famiglia di cui tratta

Cerca di documentare gli stemmi attraverso manufatti lapidei o dipinti originali e databili

Ne mostra le varianti e le modificazioni

Questa e' un'idea molto moderna e corretta

Non sempre questo gli e' possibile e quindi talvolta e' costretto ad appoggiarsi a stemmari precedenti incontrollati e spesso incontrollabili

 

 

Tutti gli stemmari non documentati lasciano ovviamente dei dubbi

In Toscana ne esistono molti di questi stemmari. Per l'uso dei Prioristi a famiglie

Queste raccolte di stemmi talvolta troppo complete e talvolta assolutamente non documentate. Dal Monaldi in poi fanno pensare che alcuni stemmi possano esser parto della fantasia del realizzatore che intendeva trasmettere al lettore quel senso di completezza dell'opera di cui abbiamo parlato

Pure il Benvenuti ed il Mariani ( antiquari ai loro tempi insigni ) cadono in errori sicuramente involontari ma in nome della loro autorita' questi errori continuano a circolare ai giorni nostri , in una sorta di catena di sant'Antonio

 

La comparazione degli stemmi Iacopi e Veneri mi ha spinto a pensare che in definitiva noi abbiamo ancora cose da chiarire sugli stemmi antichi , e che accettiamo molte cose per scontate

E mi e’ venuto quel dubbio che alcuni ( pochi o molti ) stemmi contenuti in alcuni stemmari possano esser fasulli cioe’ inventati dall’autore IN MALAFEDE o erroneamente attribuiti in BUONAFEDE e tramandati di voce in voce sino ai giorni nostri senza manufatti in grado di validarli

 

 

 

Senza uno studio specifico suffragato da fonti primarie non si possono mai trarre conclusioni sui legami genealogici dovuti al possedere uno stesso cognome o apparentemente uno stesso stemma

Utilizzare, io credo, l'araldica ha senso solo per stemmari che facciano riferimento a manufatti esistenti o fotografati ( vedi la metodologia del Ceramelli Papiani )

Gli stemmari che raccolgono una lunga serie di stemmi , senza citare come si e' pervenuti alla loro assegnazione , non danno aprioristicamente certezze di verita'

Sono raccolte di figurine e basta

Utili, perche' sono utili costituendo un punto di partenza ( la stessa cosa che si disse per i Crollalanza , i Litta , ecc ) ,ma che in molte affermazioni debbono esser sottoposti sempre a verifica

Gli araldisti del passato non amavano il vuoto e cosi come inventavano uno stemma per re Artu' o per Carlo Magno spesso assegnavano a famiglie omonime di luoghi diversi uno stesso stemma

Solo in presenza di manufatti araldici possiamo avere maggiori certezze

Anche qui bisogna stare attenti alla vanita' umana che l'omonimia del cognome spinge ad inalberare talvolta uno stemma uguale a quello di una famiglia piu' famosa per fondare una parentela inesistente

Detto questo pero' una famiglia mercantile nelle dinamiche medioevali e rinascimentali puo' aver benissimo messo radici in luoghi anche molto distanti dal Comune di origine , in Italia come in Europa

I nostri antenati non avevano l'aereo ma si muovevano in maniera stupefacentemente rapida e percorrevano distanze enormi per lavoro

La conclusione e' sempre la medesima : nella ricostruzione della storia familiare non vi e' nulla che possa essere escluso , ma tutto deve essere dimostrato a mezzo documentazione

I vecchi studi sulle famiglie per la maggior parte ubbidiscono a schemi mentali superati, gli alberi genealogici debbono essere controllati

Un lavoro difficile

I cognomi italiani sono oltre 350.000

Quasi di nessuno nemmeno dei piu' famosi e' mai stato fatto uno studio esaustivo , che abbia esaminato tutti i rami omonimi o no , notabili o no , ricchi o poveri

Io ho provato a iniziare un simile studio per il mio cognome paterno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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