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 Storia dei Carnesecchi 1800--2000

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pierluigi18faber@libero.it 

 

 

 

 

 

 

FIRENZE

 

 

 

Dati da ARCHIVIO PREUNITARIO DI FIRENZE

 

 

Alessandro

7

12 giugno 1847- 8 ottobre 1849

Milite riformato

 

Internato 12 giu 1847 dimesso e mantenuto dicembre 1848 presso lenzi giacomo a 15 lire al mese

       

Antonio

1

3 dicembre 1788

Affittuario di una bottega in via Palazzuolo

       

Antonio

1

1795 marzo 23

Proprietario stabile in via Della Chiesa

       

Antonio

1

8 luglio 1797

Leopoldo Carnesecchi

 

Trasmissione, da parte della Segreteria del regio diritto, del rescritto che conferisce a Carnesecchi Antonio il beneficio della cappella di S. Girolamo in S. Lorenzo, e presentazione della relativa mallevadoria

 

I documenti riportano il nome di Carnesecchi Leopoldo e Carnesecchi Antonio, in relazione alla stessa persona

       

Antonio

1

15 settembre 1845

Antonio Carnesecchi conduttore di botteghe di terracotte e gesso

 

Comunicazione al commissario del quartiere S. Spirito di aver ordinato all' ingegnere di circondario di verificare la fondatezza del reclamo di due negozianti, che chiedono di essere indennizzati per i danni causati alle loro cantine dall' eccessiva vicinanza delle condutture del gas per l' illuminazione pubblica

       

Carolina

 

1848 luglio 1 - 5

Comunicazione, da parte dell' arcispedale di S. Maria Nuova, dell' avvenuto ricovero di alcuni dementi nel manicomio di Bonifazio

       

Cosimo

 

1838 gennaio 8 - 26

Cosimo Carnesecchi testimone

Marta Carnesecchi balia

 

Concessione ai coniugi Geri di un aumento del sussidio di latte di cui usufruiscono per la figlia

       

David

 

1848 giugno 8 - luglio 7

David Carnesecchi ex imbianchino

 

Comunicazione, da parte dell' arcispedale di S. Maria Nuova, dell' avvenuto ricovero di Carnesecchi David nel manicomio di Bonifazio

       

Francesco

 

1802 novembre 26 - dicembre 16

Francesco Carnesecchi muratore

 

Istanza dei dannificati in occasione della piena del fiume Arno seguita nella notte del 26 novembre 1802, alli quali fu provvisto con i partiti del 2 e 30 dicembre detto

       

Francesco

 

1804 settembre 15

 

1804 settembre 15

 

 

Francesco Carnesecchi proprietario di stabile presso la fogna di S. Rocco

 

Domanda dei proprietari di stabili presso la fogna di S. Rocco affinché sia verificata la causa del continuo intasamento della medesima

 

Domanda dei proprietari di stabili presso la fogna di S. Rocco affinché sia verificata la causa del continuo intasamento della medesima

 

 

       

Gaetano

 

1828 dicembre 23

Comunicazione, da parte dell' arcispedale di S. Maria Nuova, del ricovero di Carnesecchi Gaetano nell' ospedale di Bonifazio

       

Giovanni

 

1846 marzo 20

Giovanni Carnesecchi gazzettiere

 

Peso Pubblico. Approvazione di spese commesse

 

 

Ordine di pagamento in favore di diversi per spese relative all' ufficio del Peso pubblico, per fornitura di stampe e per la pubblicazione sulla Gazzetta degli avvisi relativi a delle fiere

       

Giuseppe

 

1795 agosto 6

Giuseppe Carnesecchi livellario di stabile di proprieta' della religione camaldolese nei camaldoli di San Frediano in Cestello

 

Domanda di diversi livellari di stabili in via della Chiesa affinché ne sia restaurato il lastrico a spese della comunità

       

Jacopo

 

1816 aprile 1

Jacopo Carnesecchi testimone

 

Rigetto della domanda di Mangini Marta, ved. Pratellesi volta ad ottenere la restituzione della dote consegnata al marito o la parte, di valore equiparabile ad essa, degli stabili sequestrati dalla comunità per insolvenza di dazi e di canoni di livello

       

Leopoldo

 

1797 luglio 20

Non si capisce bene chi sia il beneficiario della capella se Francesco o Leopoldo

 

Capella corale di S. Girolamo nella colleggiata di S. Lorenzo

 

Trasmissione, da parte della Segreteria del regio diritto, del rescritto che conferisce a Carnesecchi Antonio il beneficio della cappella di S. Girolamo in S. Lorenzo, e presentazione della relativa mallevadoria

 

Approvazione della mallevadoria prestata da Compstoff Stefano per il beneficiario della cappella di S. Girolamo nella collegiata di S. Lorenzo

 

 

       

Leopoldo

 

1817 agosto 25

Leopoldo Carnesecchi assente

 

Domanda di Giorgetti Giovanni Battista volta ad ottenere la revisione della decima attribuitagli, in quanto raddoppiata, e la restituzione della somma finora versata in eccesso

Stabile in via Palazzuolo

       

Leopoldo

 

1836 maggio 9 - 24

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1837 agosto 13 - 24

 

 

 

 

 

 

 

1848 maggio 18

 

 

 

Leopoldo Carnesecchi conduttore di una bottega da pizzicagnolo in via Valfonda

 

Relazione dell' ingegnere interino di circondario in merito alla domanda di Carnesecchi Leopoldo di apporre due beccatelli per i lumi sopra la porta di una sua bottega in via Valfonda

 

 

Ispezioni alle botteghe di commestibili, trattorie ecc. dei quartieri S. Spirito e S. Maria Novella e sequestro di cibi avariati

 

 

Leopoldo Carnesecchi ex commerciante

 

Concessione a Carnesecchi Leopoldo dell' esonero dal pagamento della tassa di famiglia del 1847 e del 1848, ordine di abbuonare al camarlingo l' importo di tali tasse e di radiare il Carnesecchi dai ruoli della tassa di famiglia

 

Concessione a Carnesecchi Leopoldo dell' esonero dal pagamento della tassa di famiglia del 1847 e degli anni successivi, in quanto tale tassa è imposta a sua moglie, succedutagli nelle ragioni commerciali

       

Leopoldo

 

Da un riscontro del registro di protocollazione, la nota datata 13 agosto 1844 non sembra attinente all' argomento della pratica

Leopoldo Carnesecchi proprietario di cavallo

 

Comunicazione al cancelliere di alcune irregolarità verificatesi nella corsa dei cavalli per la festa di S. Lorenzo

       

Marta

 

1838 gennaio 8 - 26

Marta Carnesecchi balia

 

Concessione ai coniugi Geri di un aumento del sussidio di latte di cui usufruiscono per la figlia

Michele

 

1788 luglio 2

 

 

 

 

(deliberazioni 1791 marzo 17)

 

 

 

 

 

1791 marzo 17

 

 

 

Intimazione ai friggitori Carnesecchi Michele e Mazzei Lorenzo di sgomberare dalle logge di Mercato Nuovo

 

Domanda di Carnesecchi Michele, volta ad ottenere di poter rimettere sotto la loggia del Ponte Vecchio un banco per il suo piccolo commercio

 

Rigetto della domanda di Carnesecchi Michele volta ad ottenere di poter sistemare sotto la loggetta di Ponte Vecchio un banco per il suo piccolo commercio

 

 

Santi

 

1782 luglio 3

 

 

 

 

 

 

 

s.d., ma 1798

 

 

Santi carnesecchi assente sensale ?

 

Approvazione dei pagamenti effettuati a diversi per lavori e prestazioni di vario tipo

 

 

 

Domanda di Rontini Giovanni Battista ed altri relativa ai sensali che operano in piazza dell' Olio

       

Vincenzo

 

deliberazioni 1807 agosto 13

Vincenzo Carnesecchi (assente ) testimone per dati anno 1792

 

 

Documentazione presentata da Fabbroni Pietro Leopoldo affinché il Magistrato gli rilasci un certificato di buona condotta necessario per l' iscrizione nel ruolo degli avvocati

 

Per l' iscrizione nel ruolo degli avvocati cfr. la legge del 18 febbraio 1789. Per la famiglia Fabbroni cfr. la "Filza XXXIV di nobiltà dei patrizi pistoiesi" del 1631

 

 

       

 

 

 

 

I Carnesecchi si prestano bene ad uno studio sulle migrazioni interne

Per molte famiglie prosegue anche nell'ottocento la migrazione in cerca di lavoro

Provengono principalmente da Siena , dal Pistoiese , dalla zona di Fucecchio e si muovono verso la zona di Livorno di Piombino e verso la Maremma e verso la Liguria

 

 

Nel periodo considerato spicca in modo particolare la figura di un anarchico di La Spezia : Dante Carnesecchi

E' personaggio di rilievo nel movimento anarchico spezzino: uomo audacissimo, il più temibile sovversivo di un gruppo, di cui fanno parte Abele Rìcieri Ferrari ("Renzo Novatore "), Tintino Persio Rasi ("Auro d'Arcola ") e Sante Pollastro.

Cosi lo descrive il "Dizionario biografico degli anarchici italiani ", Pisa, BFS, 2004, Volume primo alle pagine 326 e 327 : a cura di (F, Bucci- R. Bugiani - M. Lenzerini)

 

Spicca in antitesi la figura di un Tenente Colonnello dei Carabinieri nativo di Ceprano : Giovanni Carnesecchi protagonista di molti gesti di valore

 

 

 

 

 

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I Carnesecchi anche attualmente sono presenti a Roma non so definire quale sia la loro origine

 

Nell'ottocento troviamo alcuni episodi legati alla loro presenza

 

 

 

 

 

 Da "Le memorie di Giulio Carnesecchi " di Mamiani Terenzio

 

 

 

IO TI DICO DI RIMANDO CH'IO SONO GIACOMO CARNESECCHITRASTEVERINO………..

 

 

 

Ora io non so chi sia questo Giacomo Carnesecchi , se sia un personaggio realmente vissuto o un personaggio di fantasia

 

Da "Le memorie di Giulio Carnesecchi " di Mamiani Terenzio

 

 

........

Mi par bella per enfasi popolare una parlata del padre a Giulio , il quale , per consiglio dei suoi superiori , lo pregava di chieder perdono a un nobile . Mentre questi lasciava sbizzarire il suo puledro in mezzo alla folla

Il Carnesecchi con alcuni compagni avea violentemente arrestato l'animale volgendo fiere parole al cavaliere ; perloche'il nobil signore , indignato fuor di misura pretendeva che il popolano gli chiedesse pubblicamente scusa .Quando Giulio comincio' a consigliargli l'umilta' << Il padre lasciollo parlare un buon tratto senza interromperlo , e guardandolo tuttavia con molta attenzione : quindi presa subitamente un'aria severa ed inusitata , cosi gli rispose :Giulio da tutti gli altri ho sopportato con pazienza questa seccaggine di consigli e ammonizioni vigliacche e stolide : ma da te io la soffro con gran dolore : da che io pensava che il figliuolo di Carnesecchi avrebbe attaccati al cuore i sentimenti del padre sua ,Come ! e anche tu creatura mia mi preghi di un azione indegna d'uomo onorato ? Adunque debbo chieder perdono io d'un opera della quale io mi lodo infinitamente, debbo umiliarmi io a colui che insulta i fratelli miei e stima la carne nostra meno del fango , meno delle felci che fa pestare al suo puledro.Tu mi ripeti che egli e' un potente signore , e' il duca di Medina Celi : io ti dico di rimando ch'io sono Giacomo Carnesecchi trasteverino , cioe' a dire nato e concetto di puro sangue romano : intendi tu figliol mio ? di quel sangue che comando' a tutto il mondo : e una sua goccia , viva Cristo , compra in nobiltà tutti i Medina-Celi e cinquanta altri suoi pari! »

........

.

 

 

 

Miscellanea - Pagina 196

1900
Tu mi ripeti ch'egli è un putente signore, è il duca di Medina-Celi: io ti dico
di rimando ch' io sono Giacomo Carnesecchi ...
Visualizzazione frammento
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[ Ulteriori edizioni ]

 

 

 

 

Terenzio Mamiani

conte Terenzio Mamiani della Rovere

figlio di Gianfrancesco

Nacque a Pesaro nel 1797. Di nobili sentimenti patriottici partecipò agli eventi relativi ai moti del 1831 nello Stato Pontificio, e fu poi costretto all’esilio a Parigi. La consapevolezza di un'originalità del pensiero italiano si fece strada nei suoi studi parigini, ed affiorò assieme ad alcuni spunti storiografici con lo scritto Del rinnovamento della filosofia antica italiana, pubblicato a Parigi nel 1834. In questo scritto, che fu poi ripubblicato in Padova ed in Milano, nel 1836, si ricostruiva la tradizione filosofica antichissima che aveva avuto per protagonisti pensatori fioriti nella Magna Grecia, i quali si erano impegnati nella divulgazione di una sorta di "filosofia dell’esperienza". Rientrato in Italia, Mariani fu Primo ministro di Pio IX in un periodo cruciale per lo Stato romano, nel 1848. Riprese la via dell’esilio dalle sue terre nel 1849: fu dapprima a Genova e poi a Torino. Con la creazione in Genova dell’Accademia di Filosofia italica compì una sorta di "conversione" dalla filosofia dell’esperienza ad una forma di platonismo coscienzialistico. Fu docente a Torino di Filosofia della Storia e poi, a Roma, di Filosofia teoretica. Fondò a Roma, nel 1870, la prima grande rivista filosofica italiana, la "Filosofia delle scuole italiane", che diresse fino alla morte, avvenuta in Roma nel 1885.

 

Da http://www.paolomalerba.it/Malusa/Testi/Mamiani.htm

 

 

 

 

 

 

 

 

ARCHIVIO "LA REPUBBLICA" DAL 1984

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/03/13/nell-antico-caffe-greco-un-oasi.html

 

Nell' Antico Caffè Greco un' oasi d' arte e letteratura

13 marzo 2005 — pagina 13 sezione: ROMA

L' Antico Caffè Greco è al numero 86 di via Condotti, "fondato nell' anno domini 1760", come si legge nella targa sull' ingresso vicino all' insegna, che lo qualifica come il più antico di Roma. Ma è peraltro il caffè storico della città, aperto qui da 245 anni per una clientela in gran parte composta da artisti e letterati italiani e stranieri. Lo testimoniano le pareti delle nove stanze che si susseguono dall' Omnibus, quell' ambiente mitico che deve il suo nome ad una vaga rassomiglianza con i carrozzoni d' epoca: costituiscono un' autentica galleria d' arte di oltre duecento opere, tra oli, acquerelli, stampe, marmi di eccellenti artisti dal Settecento ad oggi. Aperto da un Nicola della Maddalena, levantino, passa in proprietà a un certo Carnesecchi e quindi a un Salvioni, ai primi dell' Ottocento. Ed è in quest' epoca che nasce la fama elitaria del caffè. Tra il 1800 e il 1850 ogni intellettuale e nobile di passaggio a Roma frequenta il locale, come Luigi di Baviera e il cardinal Pecci, futuro papa Leone XIII; i musicisti Felix Mendelssohn, Hector Berlioz, Richard Wagner; gli scrittori Giacomo Leopardi, Nikolaj Gogol, Stendhal, Massimo d' Azeglio; i pittori Paul Delaroche, Hebert e i Nazareni; lo scultore Bertel Thorvaldsen; il filosofo Arthur Schopenauer. Nella seconda metà dell' Ottocento prosegue la tradizione culturale del caffè, che non verrà interrotta neanche dal passaggio della della città dalla Roma pontificia a capitale d' Italia. Una patina che si mantiene infatti anche con la gestione Frezza, tanto che la storia di un altro secolo segnala l' originalità di alcuni avventori. Tra i quali si ricorda Buffalo Bill, al secolo William Frederick Cody, che appare nel locale in compagnia di alcuni pellerossa del suo circo in un giorno del 1906. Una visita, quella, così particolare da essere tramandata ai posteri con una foto esposta nel locale e munita di dedica, indirizzata al proprietario di allora, Giovanni Gubinelli, subentrato al Frezza nel 1873. Con la gestione Gubinelli il locale seguita ad arricchirsi per la frequentazione di scrittori e artisti che lasciano un segno dalla fine dell' Ottocento agli anni Cinquanta. Da Enrico Coleman a Onorato Carlandi e Giulio Aristide Sartorio, da Cesare Pascarella a Diego Angeli. E poi ancora scrittori e artisti del dopoguerra: Aldo Palazzeschi, Goffredo Petrassi, Mirko Basaldella, Carlo Levi, Pericle Fazzini, Afro Basaldella, Renzo Vespignani, Orfeo Tamburi, Libero De Libero, Sandro Penna, Lea Padovani, Orson Welles, Mario Mafai, Ennio Flaiano e Vitaliano Brancati. Un gruppo storico, quest' ultimo, immortalato in una celebre fotografia di Penn nel 1948. Ma intanto la gestione del caffè passa dal 1952 a una società per azioni, e questo rappresenta la salvezza del locale, che naturalmente deve abituarsi a un frequente cambiamento dei titolari; così ai maggiori azionisti che sono stati i Grimaldi, dal 1999 è subentrata una schiera più ampia all' insegna di una nuova società. E prosegue la tradizione artistica e storica del locale, come è sancito da un decreto del giugno 1953. Ancora oggi il locale è frequentato da scrittori e artisti, mantenendo quell' assetto intellettuale ma non mondano; luogo di appuntamento, ospita presentazioni di libri e piccole mostre. E una volta al mese vi si riunisce il gruppo dei Romanisti.

- CLAUDIO RENDINA

 

 

IL "CAFFÈ" PIÙ ANTICO DI ROMA
a cura di Willy Pocino


Il "Caffè Greco" di Via dei Condotti, il più antico e illustre di Roma (e d'Italia dopo il "Florian" di Venezia), le cui "Cronache" furono descritte da Diego Angeli sul "Marzocco" nei primi anni del secolo scorso (e poi raccolte in volume nel 1930), risale al 1760, ad un tal "Nicola di Maddalena caffettiere, levantino", donde il nome del locale riferito alla sua nazionalità. Il famoso "Caffè" esisteva però con probabilità già da alcuni anni. Pur senza citarlo esplicitamente, Giacomo Casanova nelle sue celebri "Memorie" ricorda, infatti, che nel 1743, quando era al servizio del cardinale Troiano Acquaviva (e, secondo lui, anche della sua bella nipote), entrò insieme ad alcuni amici romani nel "Caffè di strada Condotta". Ma il primo documento ufficiale risale proprio al 1760. Si tratta di una nota del censimento di quell'anno contenuta nel "Libro dello Stato delle Anime della Parrocchia di S. Lorenzo in Lucina (conservato nell'Archivio del Vicariato) in cui risulta il nome di "Nicola di Maddalena, greco". Dal sor Nicola il "Caffè" passò ai Carnesecchi, poi, ai primi dell'800, ai Salvioni e successivamente ai Frezza. Nel 1873 il famoso locale divenne proprietà di Giovanni Gubinelli ai cui eredi è rimasto ininterrottamente fino al 1999, quando venne acquistato da una società per azioni (amministratore delegato dott. Lucio Jozzi). La notorietà del "Caffè Greco" ebbe inizio nel 1779 quando cominciò ad essere frequentato da Johann Wilhelm Tischbein, Karl Philipp Moritz e Wolfgang von Goethe divenendo ben presto luogo preferito d'incontri di artisti germanici, tanto che lo scrittore Johann Jakob Wilhelm Heinse ne propose la denominazione di "Caffè Tedesco". Ma il XIX secolo fu l'epoca d'oro del celebre locale; e di quel periodo conserva ancora il tipico aspetto oltre alle opere numerosissime di artisti italiani e stranieri che lo frequentarono e di cui sono tappezzate le pareti di tutti gli ambienti. Il "Caffè", infatti, può essere considerato un piccola ma originalissima galleria d'arte. Vi si ammirano opere di autori famosi, tra cui Antonio Mancini, Ippolito Caffi, Onorato Carlandi, Franz Ludwig Catel, Enrico Coleman, Alessandro Faure, Angelica Kauffmann, Jakob Philipp Hackert (attr.), Massimo D'Azeglio, Nino Costa, Vincenzo Camuccini. Del celebre locale furono ospiti regnanti e principi della chiesa, quali Luigi I di Baviera e Gioacchino Pecci (il futuro papa Leone XIII); letterati, poeti e scrittori, tra cui Hans Christian Andersen, René de Chateaubriand, Giacomo Leopardi, Adam Mickiewicz, Gabriele D'Annunzio, Nathaniel Hawthorne, Nicolaj Gogol, Henri Beyle (Stendhal), Hippolyte Tayne, Carlo Goldoni, George Byron, Percy B. Shelley, Henry James, Mark Twain; pittori e scultori quali (oltre agli autori delle opere sopra citati), Jean Baptiste Corot, Friederich Overbeck, Antonio Canova, Orazio e Carlo Vernet, Jean A. Ingres, Berthel Thorvaldsen, Anselm Feuerbach, Henry Regnault; numerosi musicisti, tra cui Franz Liszt, Hector Berlioz, Goerge Bizet, Gioacchino Rossini, Jacob Mendelssohn, Giovanni Sgambati, Arturo Toscanini, Charles Gounod, Richard Wagner. Nel 1953 il Ministro della Pubblica Istruzione in base alla legge n. 1089 del 1939, con decreto n. 189249 sottoponeva il Caffè Greco a "vincolo" perché, come si legge nella motivazione, il locale "più volte abbellito con decorazioni e cimeli di interesse storico ed artistico, costituisce oggi un vario e pregevole esempio di pubblico ritrovo sviluppatosi, attraverso due secoli di vita, per la ininterrotta consuetudine da parte di artisti di ogni paese di frequentare le sue ospitali e raccolte salette, avendo rappresentato in Roma, per circa duecento anni, un centro di vita artistica universalmente noto". E ancora oggi esso continua ad essere meta preferita di artisti e letterati di ogni parte del mondo. In una saletta appositamente riservata (in fondo all'"Omnibus", come è abitualmente detto il lungo corridoio che vi immette), ogni primo mercoledì del mese si riunisce il "Gruppo dei Romanisti" (studiosi di Roma) per discutere e possibilmente contribuire a risolvere qualcuno dei molti problemi dell'Urbe. Ed ivi lo scorso 7 giugno il noto Gruppo culturale ha avuto l'onore di ricevere il Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, il quale ha rivolto al benemerito sodalizio parole di sincero compiacimento per l'attività che, da oltre cinquant'anni, disinteressatamente svolge in favore della città.

 

 

Giovanni ( o Giuseppe ) Carnesecchi oste del caffe'Greco

 

La pittura tedesca, Volume 2‎ - Pagina 383

Gerhard Bott, Katja Blomberg - 1996 - 562 pagine

... Come tutti gli altri artisti tedeschi,anche Koch frequentava il caffe Greco per il cui oste Giovanni Carnesecchi dipinse questo quadro di forma quasi quadrata,
occupato per tre quarti da un paesaggio mediterraneo che, con un fiume, ...

Visualizzazione frammento

 

 

 

 

Josef Anton Koch (Germany 1768-1839)

 

Anton Joseph Koch - Heroische Landschaft Mit Regenbogen (heroic Landscape Withrainbow)

 

 

The present painting,the final one of the series and the preparatory sketch for which isin the Kunsthalle, Karlsruhe (fig. 2), is the culmination of hisdeveloping thoughts on, and ambitions for, this panorama. The earliest version of the composition (Karlsruhe, StaatlicheKunsthalle, fig. 3) of 1805 was painted for Giuseppi Carnesecchi,the owner of the Caffè Greco in Rome. The second version (fig. 4),and also the smallest, now in a German private collection, waspainted in 1806. Koch worked on the third and largest version(Munich, Neue Pinakothek, fig. 5) for eleven years

 

 

 

 

QUI IL CARNESECCHI E' CHIAMATO GIUSEPPE ANZICHE' GIOVANNI

ALCUNE CONSIDERAZIONI

 

Pascarella scrive :

cosi tutti noi possiamo andare orgogliosi di sapere che il Caffè Greco fu messo al mondo da un greco, il quale, a quanto si legge nelle pagine di un vecchio registro della parrocchia di S. Lorenzo in Lucina, si chiamava Nicola della Maddalena. L'infanzia del Caffè non fu troppo lieta, e il suo babbo dopo di averlo tenuto parecchi anni, ricavandone non grandi utili, lo cedette a un tal Carnesecchi, il quale, anche lui, dopo di averci speso molto e guadagnato poco, lo diede a un certo Salvioni. Venuto nelle mani del Salvioni il Caffè, passando da un padrone all'altro, era anche passato dall'infanzia all'adolescenza : le vecchie vesti non s'addicevano più al suo nuovo stato, e il buon uomo lo fece ricoprire di pitture da un certo Maderno, e lo corredò di nuova mobilia.

 

Probabilmente le cose non sono andate proprio cosi :

Nel 1806 era ancora del Carnesecchi ( Giovanni o Giuseppe ? ) ed era gia' frequentato da artisti come Josef Anton Koch

 

 

tenere a mente che il caffe' Greco e'in via Condotti num 84 nelle medesima via troviamo poi l'oreficeria di Francesco Carnesecchi al numero 74 ,Francesco che probabilmente abitava nella stessa via

 

 

In un blog ( foto di Roma sparita ) trovo queste preziose informazioni fornite dal sig Mario Elia

Non si può parlare di Via Condotti senza citare il CAFFE' GRECO,punto di eccezionale richiamo. Si dice che al mondo ci siano solo tre Caffè con più di 200 anni di vita : il PROCOPE di Parigi,il FLORIAN di Venezia e il GRECO,fondato,appunto,nel 1760 da Nicola di Madalena,di origini greco-levantine. Poi passò nelle mani di un certo Carnesecchi e quindi al Salvioni,che fece la fama e la fortuna del locale. Anzi,indirettamente l'artefice ne fu Napoleone allorquando, nel 1806, impose il blocco continentale del caffè all'Inghilterra. Mentre gli altri gestori romani si ridussero a servire caffè fatto con surrogati vari(cicerchie,etc.) il Salvioni continuò a servire caffè vero ma invece della classica tazza inventò l'attuale tazzina,lasciando invariato il prezzo di 2 baiocchi e mezzo. Dal Salvioni,la proprietà passò ai Frezza e infine,nel 1873,agli attuali proprietari Gubinelli.

il Caffè Greco è stato un cenacolo per gli artisti e letterati tedeschi : Schaeffner, Heine (1797-1856),Goethe (1749-1832) e Wagner( 1813-1883). E' stato frequentato anche da Casanova (1725-1798 ),Goldoni (1707-1793),Gogol (1809-1852) ,Stendhal(1783-1842 ) e molti altri.

 

MI DOMANDO SE C'E' RELAZIONE TRA QUESTO GIOVANNI ( Giuseppe ? ) PADRONE DEL CAFFE' GRECO E IL GIOVANNI PADRE DI ENRICO A CEPRANO

 

 

Un episodio :

Garibaldi a Ceprano nella locanda Carnesecchi

 

………………….Garibaldi scrisse immediatamente una lettera al Mazzini, in cui lamentava di non poter cogliere il frutto della propria impresa. A malincuore, però, obbedì, lasciando Arce (ed il Regno) la sera dello stesso giorno, pernottando in Ceprano su una panca della locanda Carnesecchi. 

 

 

 

 

L'albergo era di ENRICO di Giovanni Carnesecchi (1834 +1878) ed e' poi passato al figlio Vincenzo

Dietro all’albergo c’erano le stalle dei cavalli delle diligenze per il trasporto di persone e servizio postale

 (vedi genealogie )

 

 

 

 

 

 

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Ho ricevuto ……………

 

If you prefer English, please send me a message and I will translate this French text.

Mon italien est assez rudimentaire et je me permets de vous écrire en français pour d’abord vous féliciter pour le travail énorme et intéressant que vous avez accompli.

Je fais moi-même des recherches sur ma famille et ai commencé un livre.

En fait, je voudrais vous demander si vous connaissez un Monsieur Carnesecchi qui était bijoutier, orfèvre ou joaillier à Rome, dans les années 1860, et qui devait avoir un magasin ou sa maison Via Condotti (en face du 91 où se trouvait un de ses concurrents Mr Baretto chez qui il logeait).

En mars 1860, Il a été en contact avec mon arrière-arrière-grand oncle, Charles Buls, envoyé en Italie pendant 9 mois (et qui parlait très bien l’italien, lui !!) pour apprendre la peinture, le dessin, les antiquités classiques et l’orfèvrerie. En 1881, il devint Bourgmestre de Bruxelles et député à la Chambre de Belgique.

Mr Carnesecchi lui servi de " cicerone " à Rome et ils virent des tas de monuments ensemble. Charles Buls a visité toute l’Italie, et après Rome est parti pour Florence. Il aimait beaucoup votre pays et la Ligurie en particulier.

En vous remerciant d’avance, je vous envoie mes meilleures salutations de Belgique.

Michel Van der Kindere

Bruxelles

 

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Francesco Carnesecchi

 

 

 

 

 

 A Roma operava tale Francesco Carnesecchi , artista che aveva il suo studio in via Condotti 74

So di lui e' che e' autore di un cammeo (conchiglia cornalina ) con l'immagine di Pio IX opera datata 1848 circa 

 

ed alcuni suoi gessi paiono figurare nel museo Metropolitan di New York

 

 

 

TitleImpressions of Intaglios after the Statuary of Canova and Thorvaldsen
Object NameBox
Artist
Francesco Carnesecchi, (after Antonio Canova and Bertel Thorvaldsen)
CultureItalian (Rome)
Dateca. 1822-44
MediumGesso, paper, leather
DimensionsGr. W. 6 3/4" (17.2 cm.); H. 10" (25.2 cm.); D. 2 3/16" (5.6 cm.)
ClassificationGesso
Credit LineGift of Joseph D. Ryle, 1992
Accession Number1992.405.1–.35

Signatures, Inscriptions, and MarkingsInscriptions: Impressed in gold typeface on spine: CARNESECCHI/OPERE DI CANOVA &/TORWALDSEN Inscribed in pen inside front cover: Opere del fu Marchese Canova 1. Il ritratto del fu marchese Canova Scultore 2. Tesèo vincitore delli Centauri 3. Le Grazie 4. Il Perseo del Vaticano 5. La Venere 6. Il primo amplesso di Cupido, e Psiche 7. La Ballerina 8. Testa del Palamede 9. La Maddalena penitente 10. Paride Trojano 11. Lica scagliato in mare da Ercole 12. Ritratto di Napoleone Buonaparte 13. Testa della Beneficenza 14. La Felicità avanti il ritratto di S.E./ il Sig. Principe de Zizendorph 15. L'Amicizia piangente 16. Testa dell'Ebe 17. La Musa Melpomene, o Terpsicore 18. La Danzatrice 19. La Dea Ebe 20. Napoleone Buonaparte 21. Palamede di Sommariva Inscribed in pen inside back cover: Opere del Sig. Cav. Thorwaldsen 22. Il ritratto del Sig. Cav. Thorwaldsen 23. Alessandro I. Imperator della Russia/trionfante delli Francesci 24. L'Anima assorta in Cielo 25. La Mattina, o sia il giorno 26. La Sera, o sia la notte 27. Cupido ferito dalla Ape, e dalle rose/ carezzato da Venere 28. Psiche svenuta per la perdito del bel–/letto di Prosperina, e soccorsa da/ Cupido 29. Bacco fanicullo consegnato da Mercu–/rio alla Ninfe 30. Il genio delle belle Arti 31. La disputa fra Marte, e Cupido sul/ potere delle loro armi presente/ Venere, e Vulcano 32. Giove, e Ganimede 33. Cupido dissetato da Bacco 34. Paride, ed Elena rimproverati da/ Ettore 35. Ercole, ed Ebe Se fanno in Roma da Francesco/Carnesecchi, e si spacciano nel suo/ Negozio di Belle Arti = Via Condotti/ Numo 74.

http://www.metmuseum.org/works_of_art/collection_database/european_sculpture_and_decorative_arts/impressions_of_intaglios_after_the_statuary_of_canova_francesco_carnesecchi/objectview.aspx?collID=12&OID=120024239

 

 

Late nineteenth century horned helmut shell cameo ‘Phoebus and the Hours, Preceded by Aurora’ in fine gold (18ct) frame with natural pearls and rubies decorating the snake heads, circa 1870. This cameo was carved by Carnasecchi and is signed on the back.

Horned Helmut shell cameo Size: 3 1/2 inches wide by 2 3/4 inches height

 

 

 

 

 

Emerge anche la figura di Agostino Carnesecchi di Ceprano

 

Come abbiamo visto a Ceprano ( Frosinone ) c'e' una ricca colonia di Carnesecchi ivi insediati gia nei primi anni dell'ottocento e di cui al momento non conosco l'origine .

Una delle tante doti di questo gruppo e' la prolificita' . Molti Carnesecchi sparsi nel nord Italia provengono infatti da questo gruppo

Di questo gruppo Giovanni Carnesecchi ha curato la stesura di alberi genealogici che non si inoltrano pero prima degli inizi dell'ottocento - vedi pagina dedicata

 

 

 

Agostino Carnesecchi di Ceprano-Frosinone

Una bella figura di ardente patriota

 

 

 Non e' compreso negli elenchi ufficiali dei "mille" perche' probabilmente si uni a Garibaldi successivamente

 

 

 

Nativo di Ceprano 

abitante a Ceprano soffri gli arresti quale " Liberale"

Partecipo' come soldato volontario alla liberazione di Roma

Fu volontario nelle guerre contro gli austriaci del 1866

Nino Bixio gli fece da testimone di nozze

Sposatosi con Costanza Ascione

Ebbe i seguenti figli : Spartaco , Gastone , Licurgo , Dina ( Vedi nelle genealogie )

Mori ad Eboli nel 1906

 

 

 

 

 

Vedi una sua biografia piuì complrta nella pagina a lui dedicata

 

 

Agostino Carnesecchi di Ceprano  ……Agostino Carnesecchi : Un Carnesecchi di Ceprano nelle guerre d'indipendenza contro gli austriaci  

 

 

 

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DAVID CARNESECCHI

 

un patriota fiorentino ed una vicenda da chiarire

 

La vita di questo ragazzo , forse incarna le speranze ed i sussulti di una generazione che vedeva nell'unita' d'Italia l'ideale a cui sacrificare la giovinezza.

E forse incarna anche l'ingenuita' e la superficiale imponderatezza di tanti che si impegnavano in un gioco mortale senza prendere alcuna precauzione.

Quasi non ci fosse gusto a farlo se non lo si poteva raccontare !?

Non fa grandi cose , niente che lo faccia emergere nel gruppo dei settari , pero' esce comunque dalla schiera degli ignavi e compie una scelta rischiosa .

 

 

 

 Questa storia ci parla di un giovane di circa venti anni nel 1830 che , carbonaro , prima e' arrestato e processato nel 1831 nell'ambito dell'arresto di un prete di cognome Marchese fratello di un carbonaro precedentemente giustiziato poi lo troviamo in Francia ( Rodhez , Marsiglia ) a contatto con Mazzini e La Cecilia.

Ha un ruolo perche gli vengono affidati documenti da consegnare al suo rientro in Italia .Tornato a Firenze nel 1832 viene forse ingannato da una spia che forse gli estorce alcune notizie

Nel 1848 probabilmente viene internato in manicomio per motivi politici

Nel 1851 probabilmente e' fuori e pubblica alcune raccolta di poesie

 

Scarne notizie che lasciano molto buio

Interessante e' questo internamento in manicomio se legato alla fede e all'azione politica 

 

 

 

 

 

ATTO di BATTESIMO di David ,Maria Sebastiano , Baldassarre , di Giuseppe di Angelo Carnesecchi e di Gaspera di Francesco Berti nato a Firenze il 21 maggio 1810

 

 

 

 

 

 

 

Io cittadino italiano , davanti a Dio padre delle liberta' ; davanti agli uomini nati a gioirne ; davanti a me ed alla mia coscienza , specchio delle leggi della natura ; pei diritti individuali e sociali che costituiscono l'uomo; per l'amore che mi lega alla mia patria infelice ; pei secoli di servaggio che la contristano ; pei tormenti sofferti dai miei fratelli italiani ; per le lacrime sparse dalle madri sui figli spenti o prigioni ; pel fremito dell'anima mia in vedermi solo , inerte e impotente all'azione ; pel sangue dei martiri della patria ; per la memoria dei padri ; per le catene che mi circondano ; giuro di consacrarmi tutto e sempre con tutte le mie potenze morali e fisiche alla Patria e alla sua rigenerazione ; di consacrare il pensiero , la parola , l'azione a conquistare indipendenza , unita' e liberta' all'Italia ; di spegnere col braccio ed infamar con la voce i tiranni e la tirannide politica ,civile , morale , cittadina , straniera ; di combattere in ogni modo le ineguaglianze fra gli uomini di una stessa terra ; di promuovere con ogni mezzo l'educazione degli Italiani alla liberta' e alla virtu' che la rendono eterna ; di cercare per ogni via che gli uomini della Giovane Italia ottengano la direzione delle cose pubbliche : di ubbidire agli ordini che mi verranno trasmessi da chi rappresenta con me l'unione dei fratelli.; di non rivelare per seduzioni e tormenti l'esistenza , lo scopo della Federazione , e di distruggere potendo il rilevatore ; cosi giuro rinnegando ogni mio particolare interesse per il vantaggio della mia Patria , ed invocando sulla mia testa l'ira di Dio e l'abominio degli uomini , l'infamia e la morte dello spergiuro , se io mancassi al mio giuramento

 

 

 

 

Quindi David nel 1931-1932-1933 aveva circa 20 anni : un eta' generosa ed anche incosciente

Si butta a pesce in un impresa forse piu' grande di lui con un imprudenza ed una baldanza tutta giovanile non trama nell'ombra ma sembra abbia anzi bisogno di farsi vedere

Cosi :

. …………………..Ma gia' fin dal gennaio 32 con l'arresto e la condanna del prete Marchese ( fratello di un giustiziato per carbonarismo …….

 

  

 

 

 

 

Oltre al Marchesi, arrestato il 10 gennaio 1832, furono implicati nel processo
il sottotenente Giovanni Mazzinghi, Giovanni Conti e David Carnesecchi (ibid. e Segr,di gab. Appendice

 

 

 

 

 

 

 

Archivio storico italiano - Pagina 84

di Deputazione toscana di storia patria - 1939
... e sorvegliato al suo sbarco a Livorno, è rientrato a Firenze David Carnesecchi,
già implicato nella procedura Marchese del 1832. ...
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- Informazioni su questo libro
[ Ulteriori edizioni ]

Di Deputazione toscana
di storia patria pubblicato 1939
Leo S. Olschki, [etc.].

The 1st series is a collection chiefly of medieval documents, supplemented by the Appendice in 9 vols. containing minor documents, letters, bibliographical and biographical notices. Beginning with the new series in 1855 the Archivio contains Documenti e memorie, Rassegna bibliografica, Necrologie correspondenza, annunzi bibliografici,

 

 Da Archivio storico Italiano Anno

Deputazione di storia patria della toscana

Anno 1939 Pubblicato nel 1956

da Leo S. Olschki editore

ISSN: 0391-7770 

Sommario

Sezione 1

settari, congrega, setta

Sezione 2

filza, guerrazzi, elvetico

Sezione 3

filza, vieusseux, auditore

 

 

 

ho tentato una ricostruzione della vicenda , non avendo a disposizione il libro , sui troppo scarsi frammenti presenti in Google

 

La Congrega fiorentina della giovane Italia

Anno 1833

 

Pg 45 organizzazione che sa esistere ma che non vede . e quando un aiuto insperato viene alla polizia dalle risultanze di processi (Siena ) o dalle denuncie di spie (Magnani ) colla rivelazione dei fili che legano l'organizzazione della Toscana a Firenze. Essa non riesce a seguirli fino all'identificazione dei settari

 

Pg 46 Ne diede conferma il processo Marmocchi di Siena che colle rivelazioni della spia Magnani porto' all'arresto del Guerrazzi ed a Firenze a quello del Ruschi . Ma gia' fin dal gennaio 32 con l'arresto e la condanna del prete Marchese ( fratello di un giustiziato per carbonarismo …….

 

Questa pagina chiarisce chi fosse Marchese !

 

Pg 47 …………..il gruppo che nel 1831 era segnalato come il centro organizzatore e direttore del movimento liberale (Capponi ,Vieusseux , Ridolfi , Salvagnoli , D’Elci ,ecc..) per quanto tenuto..

 Pg 48 Attorno a Colombano Bastogi commerciante in cappelli di paglia ,si radunano (in casa dello stesso e nella sua villa di campagna ) amici dipendenti operai a feste e pranzi che si concludono sempre con discorsi brindisi e canti di carattere

Pg 48 giovani si riuniscono militarmente inquadrati in Valfonda , portando a guisa di bandiere i fazzoletti su bastoni , fa temere l'inizio di torbidi e il Buon Governo ordina delle <<contro ronde>> e tiene pronti << venti cavalli sellati di notte >> Le rivelazioni del Magnani arrestato a Siena al principio

Pg 49 i della polizia il quale dichiarera' di aver avuto dal Mondolfi dall'Angiolini dal Ruschi l'incarico di acquistare per loro conto quanti piu' fucili gli fosse possibile. Presso di lui ne furono

 

Pg 49 …Foiano e Siena. Maria Giunti vedova Nenci sospetta di tener riunioni in casa sua . Carlo Rotter pittore Colombano Bastogi industriale Ruschi di Sarzana avvocato. Il governo esaminato il progetto e sentiti gli schiarimenti dati su di esso dal ministro Fossombroni lo approva…..

Pg 49 il Ruschi viene arrestato immediatamente ed il Buon Governo riunendo tutti gli elementi di sospetto in suo possesso il 17 luglio presenta al governo la proposta di una vasta operazione di pulizia estesa a tutti i principali centri del Granducato che paiono infetti politicamente . Esso propone di perquisire a Siena Francesco

Pg 50 dente e i suoi satelliti >> Nella notte sul 26 , sui lungarni e le strade del commissariato di Santa Croce e sotto le logge degli Uffizi sfilano cantando la marsigliese <<in italiano>> e altre canzoni di cui i poliziotti riportano brani nei loro verbali << Chi per la patria muor vissuto e' assai >> << Prendiamo l'armi

Pg 51 individuati : l'avvocato Felice Pezzella , i fratelli Beyer , Laudadio Mondolfi , Giuseppe Magnelli , La presidenza del Buon Governo decide un azione di forza : il 26 luglio procede ad arresti Due dei <<traviati giovani>> guadagnati dal capo della

Pg 51 Gatteschi Ferdinando di firenze domiciliato a Poppi , Biondi dr Filippo di Castiglion Fiorentino , Mecatti dr Antonio di Poggibonsi ; Sannetti dr Daniele di San Miniato ;Sestini Giuseppe chirurgo di Empoli ; Soldaini Serafino di San Miniato ; Salvagnoli dr Antonio di Empoli ; Toschi Vespasiani dr Girolamo di Santa Flora ; Toschi Vespasiani Luigi di Santa Flora ; Fortini alessandro studente dimorante in Empoli

 

Pg 55 in buona fede senza scienza della viziosa derivazione .Potrebbesi il Petrella convincere della vendita delle sei coppie al liberale di cui parla il rapporto , qual liberale e' l'amico segreto ( Schneiderff ) della polizia ma conviene tenere occulto

Pg 60 ………….tutti i residenti di Firenze macchiati diavanti la polizia di massime liberali vennero rigorosamente messi in lista ( di trecentodicianove

 

Pg 61 …………uno dal Capponi l’altro dal Mondolfi Ritiene che il Capponi sia il capo del Movimento liberale e che diriga i contatti con l’altro gruppo capeggiato dal Mondolfi

 

Pg 70 il giorno 4 aprile la polizia arresto' Magnelli ed i suoi amici e contro di loro inizio procedimento economico .Dall'istruttoria risulto' che Filippo Porri ,tenente d'artiglieria impiegato dei Mondolfi aveva portato al Magnelli per incarico di Alimonda , i manifestini , convinti che i Mondolfi

pg 84 …………..Da Firenze dove da’ pranzi patriotici a nove dieci amici che vi si radunano alla spicciolata. Per cinque giorni interi la polizia segue le peregrinazioni per Firenze del bolognese cav. Carlo Cappelletti maestro di musica che e' ospitato in

Pg 84 Gia segnalato fin dalla sua partenza da Marsiglia e sorvegliato al suo sbarco a Livorno ,e' rientrato a Firenze David Carnesecchi gia' implicato nella procedura Marchese del 1832

 

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pg 85 …………..A Firenze il Carnesecchi conduce al dire della polizia , vita equivoca ed inoperosa ; canta per le strade nelle ore notturne la Marsigliese ; tiene discorsi contro il principe pro………

Pg 85 (dice il rapporto) contorno assiduo di persone al pari di lui deliranti nel furore , ma vede i fratelli Da Barberino ,il giovane Carrara figlio di un impiegato della Pia Casa di Lavoro : il gia’ tenente Mazzinghi ; Farini Gaetano stampatore ; Giuseppe Casanelli figlio di cameriere della Stella ; Daddi

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pg 90 onesta nel respingere le delazioni di quelli che per amore di denaro o per ragioni d'odio personale ,denuncino ipotetici reati come accadde ad esempio per la denuncia anonima con…

 

pg 90 alcuni suoi amici per sovvenirlo in miglior modo Il Poggi lo aveva fornito di una commendatizia per il dr Sestini di Empoli dal quale aveva avuto due francesconi . Giunto a Livorno vi aveva trovato Nicola Ricciotti che gli aveva fatto conoscere Luigi Falderelli e il Minutelli picolo e il pittore vaio

Pg90 ……………con entusiasmo le profferte dei traditori della setta. Un occasione le fu offerta dall’arrivo della spia Santachiara Il noto , ma molto equivoco Pietro di Giovanni Santachiara di castel San Giovanni presso Camerino (per attenerci alla definizione che ne diede il commissario di Livorno) ex prete , ex scritturale di notaio , fuggito dalle Romagne perche' colpevole di reati comuni , travestitosi da liberale per ottenere , come confessa cinicamente , con i servizi di spionaggio il perdono per i suoi falli e il permesso di tornare in patria presso la moglie , era stato a Rhodez dall’ottobre 1832 al 24 aprile 1833

 

Pg 91 ………….Dice che a Rhodez continuo’ la sua intimita col Ricciotti che gli faceva vedere la corrispondenza del Mazzini e degli altri corrispondenti Che nel gennaio del 33 aveva fatto avere al ministro Fossombroni un foglio contenente il piano della con…..

Pg 91 di argento da 5 lire l'uno rimessimi dai marchesi Capponi e Niccolini quali dispenserete ai polacchi medesimi che per quanto abbiano dei denari meritano di farli conoscere il nostro buon cuore e di essere soccorsi essendo come noi infelici e fratelli. Il Santachiara conferma ogni cosa in successivi interrogatori e dice di non ingannarsi su quanto a deposto relativamente a Capponi e Niccolini poiche’ aveva visto la lettera di Mazzini e si rammentava che nella medesima ol….

 

 Pg 91 di Livorno e che aveva spedito grosse somme per acquistare armi . Livorno aveva soci Minutelli , Baldini , un altro pittore a fuoco di cui non ricordava il nome ma che aveva il viso vaiolato (identificato dalla polizia per Luigi Curioni ) Falderelli Luigi , tutti gli ufficiali e sottoufficiali di Livorno e Portoferraio

 Pg 92 ……..si voleva comunicare. Dice che il suo arrivo a Livorno era stato segnalato subito alle sette , essendo egli inseguito da una sentenza di morte del tribunale rivoluzionario per cui voleva subito andare a ……..a costituirsi ora che aveva reso servigi

……….Giornalmente versa nei verbali del commissariato di santa Croce il frutto delle sue indagini . Il 5 agosto racconta di avere incontrato in un caffe’ il Carnesecchi da lui conosciuto a Rhodez e che << aveva gia’ visto due volte nei giorni decorsi>> e di averlo avvicinato per dirgli che aveva bisogno di soccorso…………………….Carnesecchi gli aveva risposto di non essere piu’ ammesso alla vendita liberale che e’ quanto dire alla loro loggia ma che era benveduto dai liberali medesimi e che se voleva un aiuto andasse da Schneiderff all’arco di San Piero o da Capponi dalla SS Annunziata che quei due erano << due primi e dei capi della setta >> , e gli aveva scritto su un pezzo di carta i nomi e gli indirizzi , (confrontando le calligrafie si giurerebbe che il biglietto il quale si trova agli atti , sia stato scritto dal Santachiara . Ma egli non si era voluto presentare a loro per non andare incontro a pericoli come poteva accadere quando avessero inteso che egli era quello Scuriatti che era stato condannato a morte da Mazzini .Inutile dire che il Carnesecchi gli aveva confermato che i capi erano Capponi e Schneiderff…………………..

 

pg 92 gli aveva raccontato come da Rodhez avessero scritto a Schneiderff avvisandolo del ritorno di lui Carnesecchi in Italia ed accusandolo di essere stato amico del traditore Lazzareschi per cui era stato accolto con freddezza e da alcuni gli era stato consigliato di andare da Capponi e da Schneiderff per discolparsi

 Pg 93……………. il Carnesecchi era stato creduto , ma non piu’ ammesso , per il momento almeno , ai segreti della setta.

Sapeva pero che chi teneva adesso i carteggi della setta colla Francia era Schneiderff che corrispondeva con il tenente Zanucci ( ? ) bolognese

 Pg93 della fortezza di Livorno aveva trattato con molta dolcezza i Liberali stati trattenuti in quel forte .Il Santachiara dichiara inoltre di non avere alcuna notizia della nuova setta Veri Italiani e che se fosse esistita lo avrebbe saputo

Pg 93 diceva che non si fidavano piu' della posta e si servivano di messi che facevano capo al Guerrazzi . Il Carnesecchi gli aveva pure confidato che partendo da Rhodez era passato da Marsiglia ove La Cecilia gli aveva dato una lettera pel Guerrazzi , lettera che aveva portato cucita nella fodera della giubba e consegnato

 

Pg 93 ….si radunavano all'Elvetico . Nel suo rapporto il Santachiara avverte che dalla Francia deve partire fra poco per l' Italia con incarichi del Mazzini ,il Ricciotti . Che a Rodhez si diceva che il comandante di Portoferraio era disposto a favorire lo sbarco dei corsi facendo un apparente resistenza : che il comandante

 

 

 

 

Dall'archivio preunitario di Firenze cavo questa notizia : Un DAVID CARNESECCHI ricoverato in manicomio

 

 

 

1848 giugno 8 - luglio 7

Comunicazione, da parte dell' arcispedale di S. Maria Nuova, dell' avvenuto ricovero di Carnesecchi David nel manicomio di Bonifazio

Demente minacciante monomania furiosa

 

David Carnesecchi imbianchino

 

 

 

 

 

Sara' lo stesso David Carnesecchi ? magari punito dal governo granducale con l'internamento in manicomio

 

Cio che mi colpisce e' questo :

anno 1847 giugno 12 luglio 2 internamento in manicomio di Alessandro Carnesecchi

anno 1848 luglio 1 - 5 internamento in manicomio di Carolina Carnesecchi

 

 Devo trovare se esiste un rapporto di parentela stretto di Alessandro e Carolina con David

 

 

 

Riemerge dalla biblioteca palatina di Firenze la figura di un poeta fiorentino di nome David Carnesecchi (anno 1851 )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://books.google.it/books?id=EZ8oue7zU2UC&pg=PP11&dq=carnesecchi&hl=it&sa=X&ei=lLkDU_PpFMK7ygP6-4GwDw&ved=0CFMQ6AEwBQ#v=onepage&q=carnesecchi&f=false

 

Decadenza del carnevale terzine di David Carnesecchi fiorentino

Di David Carnesecchi

  

 

Non ho altre notizie di lui . Non so quando e' morto e in che circostanze .

Se ancora vivo nel 1860 ( nel momento in cui si concretizzava l'unita' d'Italia ) aveva oramai cinquanta anni ……………………………….

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

La vita e le opere di F.D. Guerrazzi (1804-1835)‎

di Rosolino Guastalla, Francesco Domenico Guerrazzi - 1903

Pagina 433

capo di quella Società, colle quali si ... 6) Per confidenza fattagli dal
Carnesecchi di Firenze reduce anch' esso di Francia, era a notizia del citato
...

Anteprima non disponibile

 

 

Risorgimento e paese reale: riforme e rivoluzione a Livorno e in Toscana ...‎ - Pagina 716

di Fabio Bertini - 2003 - 771 pagine

... 442, 472, 485 Carnesecchi David, 24 Carpanini Giuseppe, 133, 151, 186, 189,
193, 199, 208, 224, ... 602, 641 Carpi Anselmo, 147, 164, 211, 225, 244, ...

 

 

 

Archivio storico italiano‎ - Pagina 84

Deputazione toscana di storia patria - 1939

Già segnalato fin dalla sua partenza da Marsiglia °° e sorvegliato al suo sbarco
a Livorno, è rientrato a Firenze David Carnesecchi, già implicato nella ...

Visualizzazione frammento

 

 

 

Mazzini e i rivoluzionari italiani: Il partito d'azione, 1830-1845‎ - Pagina 96

Franco Della Peruta - 1974 - 469 pagine

Oltre al Marchesi, arrestato il 10 gennaio 1832, furono implicati nel processo
il sottotenente Giovanni Mazzinghi, Giovanni Conti e David Carnesecchi (ibid.
...

Visualizzazione frammento

 

 

Nel 1771 Pietro Leopoldo, granduca di Toscana dal 1765 al 1790, dono' tutti i libri e parte dei manoscritti della Biblioteca Mediceo-Lotaringia Palatina alla Biblioteca Magliabechiana che, annessa allo Stato italiano nel 1861, dal 1885 prese il nome di Biblioteca Nazionale.

A partire da quella data, la libreria privata di Palazzo Pitti si ricostitutui ad uso dei regnanti e dei loro famigliari. Contribuirono in particolar modo alla sua formazione il Granduca Pietro Leopoldo (regnante dal 1765 al 1790), Ferdinando III ( 1790 - 1800 e 1814 - 1824), e il suo successore Leopoldo II (1824 - 1859) che condivisero la passione per i libri e per il collezionismo e che vi prodigarono una parte cospicua delle proprie sostanze.
Ferdinando III, cultore dell'antichita' classica, raccolse opere latine e greche, di archeologia e di storia antica in preziosi esemplari provenienti dai pi?i centri tipografici del tempo. Successivamente vennero acquisite edizioni italiane di autori della nostra lingua, volgarizzazioni dei classici e dei padri della chiesa, e numerosi esemplari adorni di xilografie e incisioni , presentati in legature di pregio. A questi furono aggiunte tra settecento e ottocento opere relative ai costumi, ai viaggi e alla storia naturale.

Le caratteristiche e la consistenza della libreria privata dei Lorena sono conservate intatte dalla Biblioteca nazionale di Firenze che ha mantenuto il fondo Palatino a stampa separato dalle altre raccolte della biblioteca.

Al Catalogo che descrive il Palatino sono state aggiunte in tempi diversi le schede relative alle raccolte Nencini (1875), Passerini (1877), la Miscellanea Capretta (1890), la biblioteca proveniente dalla soppressione conventuale dei Filippini e la collezione Targioni Tozzetti (1894) , di grande interesse per le scienze fisiche e naturalistiche.

CATALOGO PALATINO

Da questa pagina e’ possibile accedere al Catalogo Palatino, disponibile in formato digitale. Si tratta di un catalogo cartaceo a schede mobili. Lo scopo finale della consultazione e’ la visualizzazione della scheda relativa al documento ricercato. E' la scheda che presenta la descrizione completa, e che soprattutto mostra la collocazione, espressa in alto a destra, necessaria per richiedere il documento.

Il Catalogo, costituito di 226.296 schede di formato 13,5 x 9,5 E' il risultato di una trascrizione dattiloscritta dei vecchi cataloghi a volume iniziata negli anni cinquanta. Alcune schede sono ancora manoscritte e molte riportano gli appunti del bibliotecario e i segni dell'alluvione. 

 

 

 

 

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UN INCISORE FIORENTINO DAVIDE CARNESECCHI

 

 

 

 

Bibioteca Panizzi Reggio Emilia

 

Raccolta Angelo Davoli

La raccolta è il prodotto delle ricerche condotte ininterrottamente per un arco di trent’anni dallo studioso reggiano Angelo Davoli (1898 - 1973) . La raccolta contiene oltre 40.000 incisioni relative alla produzione degli incisori di tutti i Paesi europei dagli inizi del Cinquecento alla metà del Novecento. E' in corso la pubblicazione del catalogo cartaceo che si articolerà in dieci volumi. I primi 4 sono già stati pubblicati.

Nel catalogo sono raccolte anche le incisioni di autori moderni reggiani.

Inventario: 28197 Incisore: CARNESECCHI, Davide (Firenze, sec. XIX) Edit. / Stamp.: RIDOLFI Litografia (op. a Firenze nella I metà del sec. XIX) Titolo: [Allegoria : Gir. Segato col Tempo ed un genio alato che scrive] Girolamo Segato : Non io far volli del mio genio Arcano ... Ahi! ratto il Tempo mi fermò la mano. E. G. Rossi / David Carnescchi [!] Inv: Dis: D. Descrizione: [Firenze] : Lit. Ridolfi, [18..]. - Lit. ; non riq., 370x505, foglio 435x610 mm Note: Sotto, dedica alla contessa Eleonora Pandolfini Nencini. Numero Frame: 6926 Supporto: Carta vergata Filigrana: con f.: "G.M." (?) Stato: Discreto, pieghe, foxing Repertori: Servolini per l'A. Repertori: Servolini p. 695 alla voce Ridolfi Cosimo per l'ed.

 

 

 

 

 

 

CESARE CARNESECCHI

 

 

19 anni di vita d'un Garibaldino, ovvero, Da Murazzone 1848 a Mentana 1867 ...‎

di Ferdinando Rusconi - 1870 - 104 pagine

Pagina 82

... Bellucci Cesare, Arata Antonio, Baldi Leopoldo, Francioni Napoleone, ...

Grossi Arturo, Favi Egisto, Carnesecchi Cesare, Rossi Filippo, ...

Anteprima non disponibile -

 

 

 

FIRENZE : Medaglia d'argento al valor militare.

 

La lapide si trova sull’estremità destra della Loggia ( è posta di fronte al palazzo della Signoria).

 

 

notizie raccolte per la cortesia del dr. Roberto Segnini

 

 

 

 

 

 

 

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Francesco Carnesecchi

 

 

 

Storia aneddotica della campagne d'Italia nel 1866: descritta ed ... - Pagina 175

 

Felice Venosta, C. V. - 1866

Il Carnesecchi li lasciò venire a quaranta passi e sparò due colpi quasi contemporanei cosi aggiustati, che più di trenta fra cadaveri e feriti rimasero sul terreno dinanzi alla batteria. ...

 

 

 

 

All'assalto di Custoza, che dallo stesso comandante in capo dell'esercito nemico si disse essere stato da noi preso e ripreso più volte con indicibile ardimento, la brigata Granatieri di Lombardia, che si gloriava di avere per generale lo stesso principe Amedeo, fece tali prodigi di valore da passare ogni umana aspettazione. Prima che cedere lasciarono la vita sul campo il maggiore Fezzi e sette altri ufficiali. Fra questi ricorderemo il luogotenente Molteni di Como, che due volte ferito, due volte si rialzò per continuare a combattere, sino a che dovette soccombere alla terza ferita che fu mortale.

Poco dopo le 11 ore del 24 la brigata Siena, 3te 32." reggimento fanteria, con una marcia delle più faticose e con un calore incredibile arrivò a Mozambano, passò il Mincio sotto un fuoco micidiale e giunse a liberare il V Corpo d'armata da un ingaggio terribile. Fece 800 prigionieri e prese una quantità di armi.

Francesco Biffi di Bagnacavallo, soldato dell'artiglieria volante italiana, rimasto prigioniero nella battaglia del 24, accortosi che la vigilanza non era troppo rigorosa, e che un cavallo da Ulano privo di cavaliere camminava a pochi passi da lui, colto il destro, balzò in sella, ficcò gli speroni ne'fianchi del destriero, e a tutta carriera si volse al campo de'nostri.

I poveri baggiani di Austriaci storditi dalla battaglia restarono con tanto di naso a vedere quella presenza di spirito, e non abbassarono i fucili se non quando il Biffi era già fuori di tiro.

Fra i tanti episodi, si racconta pur quello d'un colonnello di cavalleria, credo dei cavalleggeri di Alessandria, che in una carica si scontrò e si battè corpo a corpo col colonnello d'un reggimento d'ulani, al quale finì per far saltare le cervella con un colpo di revolver.

Severino Preda, milanese, luogotenente nel 9.° battaglione dei bersaglieri faceva prigioniero un colonnello degli Usseri, mentre il suo corpo proteggeva la ritirata del 3." corpo d'armata.

La seconda sezione della 15a batteria sotto gli ordini del capitano De Leonardis era comandata dal furiere Francesco Carnesecchi, il quale merita una menzione onorevole in questa cronaca gloriosa. Racconta lo Stucchi, uno dei tre volontari che servivano come semplici artiglieri in quella batteria, che vi fu un momento in cui i Tirolesi venivano, correndo, colla carabina a bilanc' arm, per assaltare la batteria che vedevano quasi sguernita di artiglieri. Il Carnesecchi li lasciò venire a quaranta passi e sparò due colpi quasi contemporanei cosi aggiustati, che più di trenta fra cadaveri e feriti rimasero sul terreno dinanzi alla batteria. Gli altri retrocedettero in tutta fretta.

Marciandi Eugenio di Sassari, caporale furiere alla 6 Compagnia del B.° Fanteria invece di starsene indietro, come il Regolamento prescrive, onde mettere al sicuro le carte contabili della Compagnia, si stanciava colla prima divisione del 2. Batt. all'attacco della baionetta, ed impegnava la lotta più terribile corpo a corpo colle forze oltremisura preponderanti d'austriaci che la circondavano da tutti i lati e la fulminavano colla più fitta moschetteria Ferito la prima volta, non volle ritirarsi malgrado i consigli del proprio capitano signor Meltino, che gli aveva una stinia più che di figlio, e continuò a battersi ed animare i suoi soldati finche vari colpi di bajonetta lo rendevano cadavere.

 

 

 

TELEMACO CARNESECCHI

 

Un Telemaco Carnesecchi fiorentino di anni 21 , bracciante e' citato in questo libro probabilmente come volontario nel 1859

 

 

Un'altro Telemaco Carnesecchi calzolaio di Grosseto e' citato in questo libro non so se e' stato solo sottoscrittore o se era uno dei volontari che seguivano il Malenchini

 

 

 Societa' nazionale

 

 

Si tratta della medesima persona ?

che nel 1859 viene citato come fiorentino e bracciante e nel 1860 come grossetano e calzolaio ?

Al momento non so rispondere anche se all'apparenza la cosa appare poco probabile

 

 

 

Quello fiorentino potrebbe essere identificato in questo ( che per l'appunto nel 1859 ha 21 anni ) :

TELEMACO EMILIO GIOVANNI BATTISTA di Giovanni di Gaetano

n.30.7.1838 ore 4 ¼ mat. p.S.Lucia sul Prato

 

Telemaco ha diversi fratelli :

Ulisse

Oreste

Emilio

Alessandro

Cesare

Demetrio

Rodolfo

Augusto

Enrico

Adele

Emilia

 

di Vincenzo Malenchini (Livorno, 8 agosto 1813 – Collesalvetti, 21 febbraio 1881) su wikipedia e sulla Treccani si dice :

 

Combatté come soldato semplice in un battaglione piemontese nella prima guerra d'indipendenza, distinguendosi a Curtatone. Democratico dapprima, poi membro della Società nazionale, prese viva parte all'annessione della Toscana al Piemonte; nel 1860 raggiunse con 800 ( ? ) toscani Garibaldi, partecipando con valore alla battaglia di Milazzo, e fu ancora garibaldino nella campagna del 1866; partecipò infine alla liberazione di Roma (1870). Deputato (dal 1860), poi senatore (1876).

Quindi nel 1860 raggiunse con 800 toscani Garibaldi, partecipando con valore alla battaglia di Milazzo,

il 19 giugno 1860 si imbarcò a Livorno, insieme con Tito Zucconi, con altri 1200 toscani che si congiunsero a Cagliari con la spedizione di Medici.

non ho capito se 800 o 1200 ( benedette fonti ) comunque vi furono un migliaio di volontari toscani che si unirono successivamente a Garibaldi

 

 

 

 

 

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Un trovatello 

 

 per rigore di esposizione

 

 

dal sito http://www.genealogiaitalia.com/

 

REPERTORIO DEI COGNOMI DEI BAMBINI ABBANDONATI A FIRENZE NEL 1800

I cognomi del 1861 - Cognomi della sede fiorentina

 

Caccini Caffi Cajani Calatti Caletti Calitti Calotti Calutti Calvini Cammilli Canacci (2) Candidi Canestri Canigiani Canovai Canovetti Cantini Canuti Capei Capi Capigatti Capitale Capolaghi Caponi Cappelletti (3) Cappelli (2) Cappellini (4) Cappini Capponcini Capponi (g) Cappuccini (2) Cappugi Capuana Capuani Capucci Carbonetti Carboni Carci Cardi Carducci Carretti Carli Cartoni (2) Carmelitani Carmignani Carnesecchi Caronti Carpi Carretti (3) Carri Carrucci (2) Casacci Casagli Casarotti Casavecchi Cascati Casciani Caselli Casetti (3) Casi Casigliani Casini (2) Casoni (2) Casotti Casprini Cassini Castellani Castellari Castelli Casti Castini Castoni Castracani Castracci Castri Castucci Casucci Catalani Cataleni Catalini Catalli Cataluni Catasti Catelli Caterini Catesti Catilli Catisti Catolli Catoloni Catosti Catusti Cavalcanti (2) Cavalchi Cavallini Cecili Celesti (2) Cellani Cepperelli Cembi Cementi Cencetti Cenci Centelli Centellini Centesimi Ceretti (2) Ceri Cerini (3) Ceroni Cervelli Cesarini Chiassi Ciancorelli Cilli (2) Cimbi Ciantellini Ciabatti Ciambi Ciapi Ciaponi Ciatti Cicognani (2) Cicogni Cicognini (2) Cigoli (2) Cigolini Cinci Cinghiali Cintelli (2) Cinti Cicci Cioci Ciolli Ciombi Ciomelli Cioni Cipriani (2) Cipriotti (2) Ciriegi Ciuffi Ciumbi Coccheri Cocchi Cocolli Cogni Coletti Coli Collani Collatti Collegalli Colletti (3) Colli Collini (2) Collitti Colombini Collotti Comacchi Compagni Compagnini Comparini Conchi Concistori Collutti Claretti Clarini Claudiani Clorindi Consorti Conversi Coreni Coretti Cori Corilli Corinti Cornacchini Corneli Corvini Cortecci Cortinelli (2) Costoli Coselli Cosi Cosimini Costanti Coverelli Covi Covoni Cremoni Cresti Cristalli Cristini Crocini

 

Quindi puo' essere che a qualche bambino abbandonato sia stato dato questo cognome

Ma questo a poca importanza anche lui ora e' dei nostri

Anche perche' potrebbe esserci stata una ragione nell'assegnamento di questo cognome

 

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Sul Colera Asiatico che contristo la Toscana nelli anni 1835 - 36 ..., Volume 4

Di Pietro Betti

 

Sul Colera Asiatico che contristo la Toscana nelli anni 1835 - 36 ...

 

 

http://books.google.it/books?id=hjxCAAAAcAAJ&pg=PA548&dq=carnesecchi+donato+colera&hl=it#v=onepage&q=carnesecchi%20donato%20colera&f=false

 

 

 

 

 

1855 : Un caso di colera a Pulicciano ( Arezzo ) : La morte di Donato Carnesecchi

 

 

 

Vero è che nel settembre od ottobre dell' anno testicitato un tale Bartolini di Arezzo dopo aver sofferto patimenti afflittivi dell' animo, dopo aver fatto uso di cattivo alimento, e dopo essersi esposto a perfrigerazioni cutanee, soggiacque a vomiti e diarrea di materie albicanti con crampi ed algore della cute, ma è vero altresì, per quanto ne dichiarano i DD. Tonietti e Sforzi che ne guari dopo lunga convalescenza : cosicchè tra per questo lieto fine, tra per la anamnesi ed il decorso de' sintomi, e tra in fine per la nissuna sequela o ripetizione del male, sembrerebbe non errato giudizio quello che assegnasse a questo caso l'indole e la natura sporadica, biblica od occidentale , mancando l' apparato di quelli pei quali lo si volesse diehiarare d'indole asiatica.

Ciò nulla meno per le reminiscenze del fatto testè citato nell' inoltrarsi della primavera del 1855 non mancò d'insorgere un qualche nuovo timore, nel riflesso che anco nell'inverno, oramai decorso, essendo continuata la propensione, sebbene in minor grado, alle diarree, fu essa ascritta ad influenza atmosferica, non che alla deficienza del vino ed alla scarsa e non buona alimentazione del popolo. Se non che il primo timore fece luogo a rinascente fiducia la quale andava ogni giorno aumentandosi in vista della graduale cessazione delle diarree, che comunque ostinate pure volgevano a lieto fine senza inconvenienti. E fatti animosi li abitanti del compartimento aretino dal vedere che le non interrotte relazioni con Livorno, e con li altri luoghi del Granducato, già investiti dal Colera nell'estate e nell' autunno del 1854 e nei primi mesi del 55, non erano state apportatrici di verun danno per essi, fecero generale la persuasione, che la provincia aretina sarebbe andata immune dal fatal morbo non tanto per la sua geografica posizione , quanto ancora perchè l' aria purissima, ed i venti di terra, che più spesso vi signoreggiano ne l'avrebbero tutelata in preferenza di qualsivoglia altra località tlella Toscana (a). Quand' ecco turbarsi nuovamente e con più ragione ogni lieta speranza. Uosa moglie di Giovali Battista Polvani del popolo di Puliciano, reduce a piedi da Firenze ove erasi trattenuta nei giorni 7-8 di giugno partitane il 9 e giunta nel 10, ammalatasi poco dopo il suo arrivo cessò di vivere dopo poche ore ed il Dott. Fabbroni medico Fiscale di Arezzo inviatovi dalla competente autorità, fatte le necessarie investigazioni sul corso, e sui sintomi del morbo, ed esploratone diligentemente il cadavere riferì " essere indotto a credere che la malattia per cui venne a soccombere la Rosa Polvani avea le decise forme coleriche e dichiaravasi anzi d'avviso essere stato vero Colera. Non potersi però giudicare se desso fosse vero Colera asiatico ; avvegnadiochè i caratteri differenziali che distinguono questo dallo sporadico non siano bastantemente chiari e precisi, specialmente nel momento in cui il primo serpeggia in non pochi luoghi del Granducato. Avuto nonostante riguardo alle precedenti disposizioni della donna per le affezioni intestinali, al violento strapazzo, alla qualità dei cibi ingeriti amerebbe più volentieri a riguardare quel caso per un Colera sporadico, tanto più che fino a quel momento esso era stato unico in quella località ". Ad onta però di quella sua opinione " credersi coscenziosamente in dovere di consigliare le Autorità ad adottare tutte le precauzioni igieniche solite a praticarsi nei casi di Colera asiatico tanto per le abitazioni che pei mobili serviti ad uso dei malati colerosi , e quindi essere suo consiglio di procedere alle ordinarie disinfezioni ".

Ma nuovi fatti, e questi tristissimi, non tardarono lungo tempo a confermare luminosamente il prudente giudizio emesso e le savie misure consigliate dall' acuto diagnosticatore del primo caso di Colera in Puliciano

Vedi il rapporto del Cav. Prefetto, 8 giugno 1855

Imperocche " alla mezza notte del dì 13 al 14 giugno certo vecchio Donato Carnesecchi, che fu nella casa della Polvani e che fu detto affetto da diarrea fino dal giorno avanti, si ammalò coi sintomi del Colera, e per questi cessò di vivere alle quattro pomeridiane del giorno successivo; ed una di lui figlia, Anna moglie di Gio. Balta Cacioli vivente nella casa paterna e che aveva prestata assistenza alla Polvani, di 29 anni, fresca e robusta, cadde quasi d'improvviso ammalata fra le 4 e le 5 are antemeridiane del 13 giugno coi soliti fenomeni di Colera; sicchè tristissimo era il vedere in quella stessa casa il padre moriente e la figlia così miseramente afflitta da morbo insolito, grave prestamente e per lo più funesto (a) ". Così il D. Francesco Sforzi ; soggiungendo tosto " molti altri poi caddero ammalati di Colera in Puliciano, ma io non ebbi modo di tener dietro a coteste vicende, mentre ho voluto trattenermi più specialmente sulla maniera d'irruzione senza voler seguire con precisione li avvenimenti di quel luogo. Solo noterò come la soprannominata Anna Cacioli dimorante nella stessa abitazione col vecchio padre suo Carnesecchi ^custodisse come figlio un esposto dello spedale di Siena che chiamavasi Nemori, o Memori, di circa 5 anni di età, che morì di Colera in 48 ore dopo la morte del vecchio, e dopo la guarigione della tenutaria. Raccontassi più tardi che nella notte del 29 al 30 giugno morì a Puliciano per Colera in 24 ore certa Luisa Rossi in età di anni 65. Al che è da aggiungersi che il D. Bonaugurelli reduce nel 17 giugno, da Puliciano ove era stato chiamato dal parroco a visitare il Carnesecchi, narrava di aver dovuto prima di partire da quel luogo soccorrere un tale Pasquale Bambagini cantoniere, che ritornando da Castiglion Fiorentino fu nella via preso da acerbi dolori di ventre per i quali divenne necessario trasportarlo nella propria casa; e parve che pei rimedi apprestatigli, pei consigli datigli, e per la indole benigna della malattia potesse ricuperare la primiera salute

Vedi la relazione del D. Fabbroni, 11 agosto 1855.

La prossimità di Puliciano colla città di Arezzo, lo cottinove relazioni che non possono non aver luogo senza interruzione fra le due località, e la non dubbia interessenza che nella casa della Polvani, per la, visita del di lei cadavere ed in quella dei malati consecutivi doverono esercitare i medici Fabbroni e Bonaugurelli, non che l'uffiziale di gendarmeria colà condottosi seco loro, ed impiegato nella amministrazione delle pratiche igieniche e nel maneggio delle suppellettili e masserizie servite alla prima decessa e ai malati consecutivi, dovettero essere appresi subito come i nessi, ed i veicoli naturali, e quasi necessari pei quali dovette temersi di vedere ripullulare in breve la malattia nella stessa città nella quale avendo domicilio ed esercizio i due distinti medici prenominati rienr travano e circolavano liberamente dopo le visite fatte in Puliciano. ....

 

 

 

 

 

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I CARNESECCHI ( CARNESECCA ) A BADI NELL'OTTOCENTO

 

 Vedi una descrizione piu' approfondita di questa famiglia nella pagina dedicata

 

 

E' una storia che come abbiamo visto grazie al prof Alfeo Giacomelli incomincia almeno dal secolo XV .

 

 Questi Carnesecchi che erano chiamati Carnesecchi nel 1500-1600 li troviamo nominati come Carnesecca nel 1700-1800

 

 

 

Ho dal professor ALFEO GIACOMELLI

 

 

 I CARNESECCHI NEL CATASTO DEL 1782-6

Per il momento non ho consultato, per Badi, il catasto Boncompagni del 1782-6, il primo nel Bolognese impostato sulla totalità della proprietà e su una rigorosa base cartografica, anche perché non dovrebbe presentare sostanziali novità rispetto all’estimo di poco antecedente. Non mancherò di farlo in futuro, ma, per il momento sto lavorando sistematicamente sul catasto dei comuni di Granaglione e Capugnano – Porretta per diversi progetti abbastanza importanti e comunque per mia soddisfazione. Per Granaglione, per ora, ho esaminato solo il territorio di Lustrola e non risultano Carnesecchi. Ho esaminato invece tutto il territorio di Capugnano – Castelluccio e Porretta. Non vi risultano Carnesecchi con proprietà fondiarie, ma una Sabatina Carnesecca risulta in Porretta proprietaria della casa accatastata col n. 11. Si tratta di una casa verosimilmente ancora esistente, posta sulla strada (l‘attuale via Ranuzzi) che dalla chiesa parrocchiale, dopo il voltone del crocifisso, adduce alle fonti del Leone e delle Donzelle. Confinava con case della Compagnia di S. Francesco, di Nicolò David, Giacomo Parietti, TeodoroTeodori.

I CARNESECCHI DI BADI NEL CENSIMENTO DEL 1847

 

Nel 1848, probabilmente anche in rapporto alla nuova situazione politica "liberale", venne realizzato un censimento estremamente accurato, relativo all’anno precedente 1847, che venne affidato ai parroci ma con criteri piuttosto unitari (nuclei familiari, età, professioni, origine, residenza) anche se, ovviamente, la redazione variò abbastanza in rapporto alla precisione ed alla sensibilità dei parroci. A Badi, nel 1848, era parroco don Lorenzo Magnanelli, originario della vicina Sambuca in Toscana, una personalità piuttosto interessante non aliena dal verseggiare occasionale ed arguto. Questa sua vivacità "popolana" si esprime anche nel censimento, per certi aspetti molto accurato, specie nel tentativo di individuare le professioni e la condizione sociale e in qualche modo interessante per certe annotazioni argute che accompagnano i dati.

Così, ad esempio, notava che a Badi nel 1846 vi erano stati 13 matrimoni, ma che nel 1847, nonostante il dominio di Venere (in evidente riferimento al clima romantico ed alla agitazione prerivoluzionaria che nella vicina Gavinana e nel nome del Ferrucci aveva avuto uno dei massimi centri nazionali, tanto da finire nell’inno di Mameli col centenario dell’insurrezione di Genova ed il Balilla), i matrimoni erano stati solo 2. I nati nel 1847 erano stati 33 (14 maschi, 19 femmine) ed i morti 21 (9 maschi, 12 femmine), "che sicuramente non se ne sarebbero andati" se avessero immaginato che nel 1848 si entrava nel "Nuovo Mondo". In tutto le anime erano 733 più 99 in una sussidiale.

Circa la condizione sociale notava: "ho dato il nome di possidente anche a coloro che non posseggono che la sola casuccia che abitano", anche se di pochi scudi, ma in realtà a Badi non vi era alcun "possidente" che vivesse d’entrata (comunque un Marzocchi risulterà avere alle sue dipendenze due coloni e i coloni complessivamente risulteranno 7). Così tutte le donne attendevano alla rocca, al telaio e ai lavori campestri ma nessuna faceva un lavoro particolare. Quindi pressoché tutti i capifamiglia vengono qualificati come "possidenti agricoltori", ma quasi sempre vengono connotati anche da una (o più) professioni aggiuntive di tipo artigianale che, evidentemente, risultano solo occasionali ed integrative. In proposito la professione più frequente, anzi frequentissima, risulta quella di "pettinaro" e in proposito il Magnanelli annota che i "pettini" (per tessere) sono fatti di canne e spago e che quando ne hanno fatti circa 80 se li caricano sulle spalle e vanno a venderli nello Stato pontificio, nel Modenese e in Toscana e il poco che ricavano lo portano tutto a casa perché in realtà fuori vivono di elemosina e anche al ritorno vivono di carità Eppure sono tutti possidenti, e quindi si può immaginare di quale possidenza. Comunque quella dei pettinari non era la sola attività integrativa diffusa: c’erano 21 canestrari, 14 seggiolai, 9 muratori e 1 scalepellino, 9 calzolai, 2 falegnami, 4 segantini, 5 sarti, 2 fabbri, 3 mugnai e compare una certa specializzazione nel settore degli orologiai – armaioli che aveva una lunga e valida tradizione nella montagna vicina (i celebri Acquafresca, i Comelli che avevano dato un espertissimo costruttore di strumenti scientifici per l’Istituto delle Scienze di Bologna e si erano decisamente imborghesiti ai più alti livelli professionali ): così un Butelli è fabbro falegname orologiaio, un Nerattini è armaiolo orologiaio: Vi sono anche 6 canapini (4 della famiglia Donati, 1 Butelli, 1 Fabretti), professione integrativa da almeno tre secoli molto diffusa nell’hinterland porrettano e specificamente nel capugnanese – granaglionese.

Non mancano professioni integrative più particolari: 1 fabbricante di coltelli di legno di castagno, 1 colono fabbricante di testi per castagnacci, 1 pescatore, 1 merciaia di cordelle e spille, 1 vetturale, 2-3 "trafficanti" (di cui in particolare un Zaccanti cinquantaduenne "trafficante in cipolle"e 1 trafficante di ninnoli), 1 pescatore, 1 pastore. Vi sono diversi servi e serve (una in Bologna di 21 anni) e anche diverse situazioni di totale impotenza (una vecchia di 73 anni, una cieca di 47, una vedova "misera abilissima"). Non manca un oste (un Carnesecca, ma sempre come attività integrativa) e c’è un "impiegato nel governo" (Pietro Ciani di 64 anni) e 1 guardiaboschi. C’è anche un chierico con beneficio (don Alessio Lorenzelli di 41 anni) e, nonostante tutto, vi sono 5 studenti (borri Francesco di 14 anni e Borri Agostino di 17, Giuseppe Butelli di 18, Pieraccini Raffaele e Nanni Domenico di 19) e non mancano tra "possidenti agricoltori" e coloni dieversi suonatori: 1 di chitarra, tre di violino tra cui un Soprani settantunenne (possidente agricoltore pettinaro) "da far cascar le gambe". In questo quadro di poche austere sicurezze e di prevalente precarietà e disagio (ma non senza qualche capacità intellettuale e nache tecnica), di sussistenza agricola integrata da qualche elementare manifattura connessa la legno e ad uno smercio ambulante che confina con la mendicità, i Carnesecchi si connotano per la persistenza di tre famiglie (sicuramente nella tradizionale area di Mansovrana) dalla articolazione piuttosto elementare della famiglia nucleare semplice.

Bartolomeo Carnesecca di 51 anni, possidente agricoltore oste e fabbricante di pettini, è sposato con la toscana Maccioni Giuditta di 41 anni, ha 5 figli (Maddalena a. 21, Maria Domenica 19, Maria Anna 18, Giuseppe 16. Giovanni 4, ed ha una anziana convivente (Panighi Maria Doenica , vedova di 89 anni, forse madre o suocera), in tutto 8 bocche e, ovviamente, bisogna ipotizzare un numero rilevante di figli morti infanti.

Luigi Carnesecca, possidente agricoltore pettinaro di 32 anni, vive con la sola moglie Maddalena Borri di 28 anni ("donna di gran cuore", annota il parroco).

Pellegrino Carnesecca, possidente agricoltore pettinaro di 45 anni, è sposato con Romana Mattei di 41 ed ha sei figli (di cui 4 maschi): Santa di 21, Lorenzo di 19 anni, Sabatino di 17, Giacomo di 14, Francesco di 12, Vincenzo di 9. In tutto 8 bocche.

Risultano solo due donne Carnesecchi accasate nella stessa comunità: Lucia, di 59 anni e zoppa, sposata al più giovane Francesco Bettini di 49 anni possidente agricoltore canestraro, senza figli; Maria Domenica di 45 anni sposata a Domenico Nerattini di 43, possidente agricoltore pettinaro, con 3 figli.

Quindi i Carnesecchi di Badi, nel 1847 sono in tutto 18 individui (compreso tre mogli e una madre-suocera) e hanno due loro donne sposate in altre famiglie. Non hanno particolari articolazioni socio – economiche o culturali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA FAMIGLIA DI PELLEGRINO CARNESECCHI EMIGRA IN TOSCANA

 

 

 

Troviamo un Pellegrino Carnesecchi che dovrebbe essere il medesimo vicino a Monteriggioni (Siena ) a coltivare un podere molto povero

un lavoratore davvero tenace in lotta con una terra dove non resisteva nessuno

 

 

***

PODERE MOLINUZZO

 

Fin dai documenti di fine Cinquecento il Molinuzzo appare strettamente collegato alla famiglia Barbucci, con Andrea nel 1581, Antonio nel 1592 e Armenio di Antonio, proprietari anche del Castellare, per passare poi intorno al 1650 agli Amidei di Quercegrossa padroni dell’omonimo podere e dell’osteria, che estendono così le loro terre nel territorio di Monteriggioni fino alla Staggia.

Il secolo successivo, nel 1720, avviene la cessione dei beni Amidei alla signora Francesca Ugolini in Arrighi e alla sua morte il Mulinuzzo viene acquistato dalle Monache della Madonna nel 1730 con tutte le sue terre "con alquanti mori".
Le monache immediatamente lo rivendono ai fratelli Pavolini per scudi 850 ma subito appare proprietario il Fondi del Castellare che entra nell’affare. I Fondi lo mantengono un quarantennio per cederlo poi a Lorenzo Franchi e da questi ai Vannini.

Facile per chiunque comprendere l’origine di questo podere il cui nome ci indica che sul posto, o poco distante sul corso della Staggia, doveva sorgere un piccolo fabbricato adibito alla macinazione dei grani della fattoria del Castellare. Oggi, del vecchio mulino non vi sono resti e in quel piano alluvionale domina una grande costruzione poderale su due piani, proprietà della fattoria del Castellare. Sede di una sola famiglia è stato nel passato abitato da miseri coloni che fino all’Ottocento vi dimoravano in piccoli nuclei di 3/5 componenti al massimo poi, a seguito di importanti anche se disordinati ampliamenti eseguiti negli anni, che facilmente si leggono sull’edificio, oltre alla probabile acquisizione di nuove terre coltivate, vi si trovano famiglie numerose di dieci e passa persone.

Nel 1644 il podere viene così descritto: "Il podere chiamato Mulinuzzo posto nello stato di Siena e comune di Quercia Grossa con terre lavorative, arborate e sodive, et anco parte boschive con querce da ingrassare maiali con casa per il padrone e lavoratore, al quale confina il Magnifico Fabio Fondi, il Sig. Amidei, il fiume della Staggia, Stefano Richetti, et il Botro chiamato di Val di Spogna, et in oltre beni di esso ms. Francesco Barbucci cioè del podere della casa overo della Cornacchia, et altri". Un elenco degli antichi coloni che vi hanno abitato è quasi impossibile stilarlo dato il loro alto numero, e che il Molinuzzo sia stato un podere difficile nei secoli precedenti lo dimostra la breve permanenza di tutte le famiglie ad esclusione di Pellegrino Carnesecchi che vi resse per circa 15 anni dal 1830. Famiglie tutte formate da modesti nuclei di 4/6 persone. I più antichi abitatori Enea di Betto e Andrea Muzzini o Mazzini nel primi due decenni del Seicento.

 

DAL SITO

http://www.ilpalio.org/mulinuzzo.html

 

 

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PELLEGRINO DOVREBBE ESSER RIENTRATO A BADI GIUSTO IN TEMPO PER FARSI CENSIRE NEL 1847 QUANDO AVEVA 45 ANNI

 

 

 

LA FAMIGLIA DI GIACOMO DI PELLEGRINO CARNESECCHI EMIGRA IN PORCARI NEL 1870

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANNO 1856 UN LORENZO CARNESECCA DI BADI ASSASSINATO IN VIAGGIO

 

 

La presenza dei Carnesecchi a Badi nel 1856 e' attestata anche da questo episodio :

L'uccisione per rapina di Lorenzo Carnesecca di Badi , provincia bolognese , per mano del compagno di viaggio Giuseppe Fabri sempre di Badi

E' probabile che nel testo ci troviamo di fronte all'usata confusione tra Carnesecca e Carnesecchi  infatti a Badi esisteva un nucleo di Carnesecchi

 

 

 

 

 

 

il governo pontificio e lo stato romano documenti preceduti da una ... - Pagina 256

di del governo delle romagne

... ni che si trovava egli nell' estremo grado di indigenza, e che nell' associarsi
col Carnesecca neppure aveva il denaro occorrente per mangiare, ...

 

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DOCUMENTI

CXXXIV. B

Oggi Venerdi 13 giugno 1856

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IL PRIMO TURNO DEL SUPREMO TRIBUNALE

Composto degli lllustrissimi e Reverendissimi Giudici Monsignori

Salvo Maria Sagretti Presidente, Giuseppe Arborio-Mella , Gaetano De Ruggiero , Giovanni Capri Galanti , Augusto Theodoli , Francesco Folicaldi .

Coll' intervento degli lllustrissimi Signori Avvocati Giovacchino Mazza Sostituto di Monsignor Fiscale Generale e Giovanni Sinistri difensori d'ufficio.

Assistendo l' infrascritto Cancelliere

Si é adúnato nelle solite sale del Palazzo Innocenziano a Montecitorio per discutere e giudicare in merito, e forma di legge, la causa intitolata

 

PORRETTA DI RAPINA CON OMICIDIO

CONTRO

 

Giuseppe Fabri di Antonio nato e domicilíato a Badi, maggiore di età, pettinaro, celibe.

Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Francesco Folicaldi Giudice relatore .

Ascoltate le conclusioni fiscali e le verbali deduzioni del difensore, che ebbe per ultimo la parola dichiarando di non aver altro da aggiungere.

Chiusa la discussione, e rimasti soli i giudici per deliberare.

 

INVOCATO IL SANTISSIMO NOME DI DIO

II supremo tribunale ha reso e pronunciato la seguente


DECISIONE

 

 

Presso la fonte detta di Cassera in popolo san Donnino, slato Toscano, una Teresa Leoni, circa le ore 6 pomeridiane del giorno 18 Maggio 1853, rinveniva un' individuo giacente nel suolo, intriso di sangue, e privo di sensi in modo che si sarebbe detto gía trapassato se un qualche cupo lamento non avesse dato segno di vita. Era costui Lorenzo Carnesecca di Badi, provincia Bolognese , fabbricatore e spaniatore di pettini da tessere. Per tale egli si qualificava , riavutosi appena dal profondo letargo, e per tale veniva identifícato negli attí processuali, che di poi furono compilati. In quanto alle offese che presentava e specialmente nel capo , diceva sulle prime il Carnesecca d' averle riportale per essere nello svegliarsi caduto in un dirupo presso cui erasi addormentato ; quindi pero dichiarava stragiudizialmente a molli testimoni, e gindizialmenle alle competenti autorita' toscane, che mentre egli dormiva presso ha suddetta fonte, il suo compagne di viaggio Giuseppe Fabbri gli aveva vibrato violentemente sul capo replicati colpi di bastone, e dopo averlo derubato di Sc. 4. 80, e di oggetti di vestiario, e di un sacco con dieci pettini, erasi dato alla fuga .

Il Carnesecca per le riportate lesioni, ad onta di tutti i soccorsi dell' arte salutare che gli furono prodigati, dopo men di cinque giorni cessava di vivere.

Si inviavano nello Stato Toscano, e di poi si proseguivano dal Governo di Porretta gli atti processuali, ma non potevano portarsi ad esaurimento con quella speditezza che esigeva la importanza del reato, perché l' incolpato Fabbri davasi alla contumacia, e non cadeva nella forza della giustizia prima del 26 Settembre dello stesso anno, e perché le maggiori investigazioni furono praticale in estero Stato .

Considerando che non puo' cadere alcun dubbio sull' ingenere del delitto che trattasi, imperocche rispetto al furto con ogni modo di prove sonó stabiliti i necessari estremi, ed in quanto all'omicidio risulta chiaramente che causa assoluta della morte del Carnesecca fu esclusivamente la vasta ferita nella regione occipitale complicata a frattura dell' osso del cranio ed a stravaso sanguigno nel cervello, avendo i Periti Fisici giudicato di lieve entita tutte le altre non poche lesioni rinvenute nel corpo dell' estinto.

Premesse le dovute preci all'Altissimo.

Viste e ponderate le risultanze processuali.

Vista la sentenza del Tribunale di prima istanza di Bologna, colla quale il prevenuto Giuseppe Fabbri, in applicazione degli Articoli 345 e 348 del Regolamento penale, fu sotto il giorno 12 Marzo 1855, condannalo alla morte di esemplarita come reo di omicidio e di rapina .

Vista la successiva sentenza di quel Tribunale di appello in data 15 Dicembre dell'anno 1855, che confermava la condanna capitale proferita dal Tribunale di prima cognizione a carico del ripetuto Fabbri.

Vista la derisione della Sacra Congregazione dell' Immunità Ecclesiastica del 21 Maggio 1850, con cui salvi gli alli processuali venivano annullali i due giudicati.

Visto il Decreto proferito da questo stesso supremo Consesso in analogía e conformita della detta decisione .

Udito il rapporto della Causa, fatto dall'Illmo ....

Considerando che mentre gli stessi periti con loro giuramento dichiaravano che la sottoscritta ferita e le altre lesioni erano state prodotte da istrumento contundente e lacerante, e probabilmente da un bastone brignoccoluto vibrato con violenza, d'altro lato esclusero che potessero esser l'effetto dell'azione di sassi, o di una caduta, tanto per la loro situazione e figura, quanto per la loro profondità loche veniva pur escluso dalla natura del luogo in cui fu trovato giacente il Carnesecca, essendosi dal Chirurgo che pel primo si presto alla medicatura del medesimo, e quindi dal Ministero Inquirente rilevato che esisteva cola un solо dirupo, oppur scaturiva una vena abbondante di acqua che cadendo un individuo dal medesimo per necessita doveva tuffare e rimanere bagnalo nella vasca sottostante, cosa che per certo non era accaduta al Carnesecca, essendo stato rinvenuto perfettamente asciutto .

Considerando in linea specifica che ognun vede quanto sia la forza, ed il valore giuridico della formale incolpazione direttamente emessa dal Carnesecca a carico del Fabbri non solo perché la ripete a molti testimoni, e fermo in essa fini i suoi giorni, ma eziandio perché coincide pienamente col giudizio dei periti fisici circa l' istrumenlo feritore, giudizio valutabilissimo se si ponga mente che colle emergenze del processo non contradette in questa parte dall' inquisito resta provato ch' egli pria del delitto era detentore di un baslone, e che dopo il medesimo più non l'aveva. Né puo' eccepirsi all' enuncíata incolpazione per aver sulle prime il Carnesecca alle opportune richieste asserito che era rimasto offeso in seguito di una caduta, dappoiché naturale e verosimile apparisce il motivo pel quale poscía dedusse d'aver menlito per timore cioè del Fabbri, che dipinse per un soggetto facinoroso e terribile .

Considerando che non manca nel Fabbri la causa impulsiva insieme anche ad una predisposizione al delitto, essendo stabilito col deposto di piu' testimoni che si trovava egli nell' estremo grado di indigenza, e che nell' associarsi col Carnesecca neppure aveva il denaro occorrente per mangiare, se non l'avesse procurato con la vendita di un pettine, che avendosi dal giurato esame di un testimonio che lo stesso Fabbri in Faenza sottrasse destramente al Carnesecca la borsa in cui teneva circa Sc. 7, e non la restituí se non dopo qualche contrasto dando a credere d'avergliela levata per ischerzo, ed interessando il compagno a fargliela tenere col prelesto che alleggerito cosí di un peso sarebbe stato più spedito nel camminare.

Considerando essere positiva la continuata associazione dell' inquisito coll' ucciso da Faenza , e dal giorno 14 Maggio ridetto sino all'ora ed al luogo del delitto, deponendone un coro di testimoni, ed ammettendolo anche lo stesso inquisito, il quale per altro negando a fronte del deposto giurato di un testimonio il preventivo concerto col Carnesecca di far ritorno insieme alla loro patria, ed ogni altra circostanza che avesse potuto gravarlo, sostiene d'essersi diviso dal medesimo nello Stato Toscano dopo il meriggio di un giorno che é quello appunto in cui il Carnesecca fu ferito e derubato di tutto ció che possedeva.

Considerando che dopo il misfatto fu veduto proveniente dal medesimo un individuo carico di pettini descritto congruentemente all' inquisito, fuggire verso Galeata , e per tutte le altre circostanze deposte da varii testimoni non puo' dubitarsi che l' inquisito parimente fosse colui che prima del delitto fu veduto in compagnia di altro pettinaro, e che posteriormente fu osservato viaggiar solo e vendere dei pettini.

Considerando che il Fabbri nel parlare entro le carceri con i due condetenuti Gian Giacomo Carlini e Giuseppe Costa dell'oggetto pel quale si trovava sotto processo, e nel domandare ai medesimi consigli circa il modo con cui doveva contenersi confídava loro di aver ucciso il Carnesecca, mentendo pero in quanto al modo ed alla causa, imperocche' dava loro a credere d'averlo rovesciato al disotto di un balzo, e d'averlo quindi offeso con colpi di sassi, non per altro motivo se non che per una questione che nacque fra di essi nel giocare alle carte, essendosi il Carnesecca ricusato di pagargli 26 paoli che aveva vinto: ed al deposto del Carlini e del Costa deve prestarsi piena fede per essere amminicolato dagli esami di altri due testimoni, i quali riferiscono il colloquio tenuto dall'inquisito con i suddetti due condetenuti particolarizzando le circostanze che fecero loro credere essere relativo alla Causa per la quale trovavasi imprigionato.

Considerando che se per le cose fin qui esposte è manifesto che l'uccisore del Carnesecca fu l'inquisito Fabbri, non meno manifesto si rende che il fine dell'uccisione altro non fu che l' animo di rubare ; animo che per le discorse cose erasi già da luí bastantemente dimostrato, mentre poi è positivo che realmente il Carnesecca fu spogliato di ogni suo avere, e gli atti d'altronde non offrono alcun argomento a ritenere un diverso movente all'omicidio, essendo esclusa anche per confessione del inquisito, qualsiasi precedente acrimonia tra esso e l'ucciso, e non avendosi il più remoto sentore di alcuna causa presentanea . Ne puó essere attendibile quanto l' inquisito dava a credere nel rendersi confesso del delitto ai sunnominati testimoni Carlini e Costa, che cioè fra esso ed il Carnesecca si accendesse una rissa peí giuoco delle carte ; sia perche' tutte le circostanze processuali superiormente riportate concorrono a smentire questa parte della stragiudiziale confessione, sia perché in queste stesse deduzioni dirette ad attenuare il delitto, e' egli smentito tanto sulla qualità dello istrumento da luí adoperato che volle far credere fosse stato un sasso , laddove si ha dal giudizio dei periti che fosse un bastone , quanto sulla summa da lui rubata al Carnesecca che suppose cssersi limitato a Sc. 2 60, e 12 pettini, quando che è un fatto, che il Carnesecca fosse dispogliato di ogni suo avere ; sia in fine perche' giudizialmente nel suo assunto negativo non introdusse affatto a suo favore alcuna circostanza attenuante, e se introdotta l'avesse, avrebbe dovuto eziandio somministrare gli opportuni mezzi di verificazione da abbattere quegli elementi de'quali il Fisco è in possesso, che fanno ritenere com'egli coi suoi compagni di carcere non dicesse la verità per intero, forse per ritegno dal palesarsi reo di un delitto che tocca il confine dell' umana malvagità.

Visto e considerato quant'altro era da vedersi e considerata!.

Il Supremo Tribunale ha dichiarato e dichiara constare in genere di omicidio a danno di Lorenzo Carnesecca di Badi avvenuto il 18 Maggio 1853 nel territorio di Rocca San Casciano, Stato Etrusco, ed esserne in ispecie convinto colpevole, con animo di rubare Giuseppe Fabbri, per cui in forza dell'articolo 71 dell'Editto penale vigente, facendosi luogo nel caso concreto alla pena più mite fra le due legislazioni Toscane e Pontificie, e visto percio' l'Editto Giranducale del 22 Giugno 1816 che condanna gli autori di tali delitti alla pena della forca .

Il paragrafo 6 del Decreto 20 Giugno 1853 con cui fu promulgato il Codice Penale Toscano da avere effetto il 1 Settembre detto anno, che ai delitti avvenuti e non giudicali a detta epoca ordina venga applicata la pena più mite delle due legislazioni. L' articolo 309 dello stesso Codice Toscano, Paragrafo 1. " L'omicidio premeditato si punisce colla morte " Paragrafo terzo " si punisce come premedítato quell'omicidio che sia derivato da solo impulso di una brutale malvagita' , e che nella flagranza o quasi flagranza del fatto sia stato commesso perché servisse di mezzo alla violenza carnale ed al furto, o per procurare l' impunitá all' uno o all'altro di questi delitti. "

Visto in fine l'articolo 27 §. del regolamento penale vigente che punisce l' omicidio con animo di rubare colla morte di esemplarità.

Ritenuta perció nel confronto piu' mite la legge Toscana. Ha condannato e condanna il Fabbri suddetto alla morte semplice , non che all'emenda de'danni a favore degli eredi dell' ucciso, ed al rimborso all' Erario delle spese processuali ed alimentarie da liquidarsi a termini di ragione.

S. Sagretti Presidente, G. Arborio-Mella , G. De Ruggiero, G. Capri Galanti , A Theodoli , F. Folicaldi , G. Pilotti Cancelliere

Per copia conforme salvo ec. 11 Cancelliere G. D. Pilotti

Bologna oggi primo Agosto 1850 ore 8 pomeridiane.

lo sottoscritto Cursore addetto ai Tribunali di questa citta' mi sono trasferito nelle Carceri dell'Abbadia, e ftlto quivi tradurre avanti di me il condannato Giuseppe Fabbri, ho letta ed intimata al medesimo la sentenza proferita dal Primo Turno del Supremo Tribunale della Sacra Consulta il giorno 13 Giugno 1856.

Ulissee Bettini Cur. Pontif.

Bologna oggi 2 Agosto 1856.

Riferisco io cursore solloscritto che alle ore 7 antimeridiane d'oggi stesso nel locale solito fra Porta San Felice e quella delle Lamme mediante decapitazione è stata data esecuzione alla surriportata sentenza nella persona di Giuseppe Fabbri. In fede

Ulisse Bettini Curs.

 

 

 

 

 

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Uno spaccato della cultura fiorentina di fine secolo

 

 

 

 

Giovanni Carnesecchi fiorentino, il tipografo , socio di Giulio Cesare Sansoni

 

 

 A Firenze un Carnesecchi fonda una casa tipografica che avra’ buona fortuna e durera’ oltre un secolo . ( l'attivita' sara proseguita dalla famiglia Casalini fino agli anni cinquanta del XX secolo )

 

 

 

[Monografia] - Lo stabilimento tipografico G. Carnesecchi e figli in Firenze : notizie su le origini / raccolte da Marcello Aquilani, pref. 1915 (IT\ICCU\TO0\0743726)

[Monografia] - Aquilani, Marcello - Lo stabilimento tipografico g. Carnesecchi e figli in Firenze : Notizie su le origini - Firenze - 1920 (IT\ICCU\CUB\0032614)

 

tra le mille pubblicazioni :

 

AUTORE: GIUSTI GIUSEPPE TITOLO: POESIE ILLUSTRATE CON VIGNETTE DA ADOLFO MATARELLI (MATA) E COMMENTATE DA UN CONDISCEPOLO DELL'AUTORE. FIRENZE, TIPOGR. CARNESECCHI E FIGLI, 1868.

AUTORE: TABARRINI, MARCO- TITOLO: STUDI DI CRITICA STORICA. FIRENZE, TIP. E LIT. CARNESECCHI, G. C. SANSONI EDITORE, 1876.

TITOLO: CAMINO IN PIETRA SERENA NELLA VILLA TEPLE LEADER FIRENZE, LITOGRAFIA CARNESECCHI, 1882

AUTORE: TITOLO: RICORDI DI ARCHITETTURA FIRENZE, LITOGRAFIA CARNESECCHI, 1881

TITOLO: GIORNO (NEL FAUSTO) VIII DICEMBRE MDCCCXCVII QUANDO VITO SICILIANI DI MORREALE, REGIO VICECONSOLE IMPALMAVA IN ALESSANDRIA D'EGITTO LA SIGNORINA LUISA CIOCCI GUARINO. (FIRENZE, STAB. TIP. G. CARNESECCHI, 1897), IN-8, PP. (4). FIORITURE. CONTIENE UNA POESIA DI R. FORNACIARI.

AUTORE: KALIDASA TITOLO: MEGAHADUTA O LA NUBE MESSAGGERA TRADOTTA DAL SANSCRITO DA GIOVANNI FLECHIA. II FIRENZE TIPOGRAFIA G. CARNESECCHI E FIGLI 1898

AUTORE: BIAGI GUIDO (A CURA) TITOLO: DUE CORREDI NUNZIALI FIORENTINI. 1320 - 1493. DA UN LIBRO DI RICORDANZE DEI MINERBETTI. NOZZE AVVOCATO VIERI CORAZZINI DI BULCIANO CON LA SIGNORINA ELISA BRENZINI. FIRENZE, TIPOGRAFIA G. CARNESECCHI E FIGLI, VII GIUGNO 1899.

AUTORE: BIAGI GUIDO (A CURA) TITOLO: DUE CORREDI NUNZIALI FIORENTINI. 1320 - 1493. DA UN LIBRO DI RICORDANZE DEI MINERBETTI. NOZZE AVVOCATO VIERI CORAZZINI DI BULCIANO CON LA SIGNORINA ELISA BRENZINI. FIRENZE, TIPOGRAFIA G. CARNESECCHI E FIGLI, VII GIUGNO 1899.

AUTORE: MARPICATI A. TITOLO: ALCUNE POESIE . FIRENZE CARNESECCHI 1952

 

 

 

 

Altre notizie su :

 

G. C. Sansoni: editore in Firenze - Pagina 23

di Marino Parenti - 1956 - 167 pagine
... Giulio Cesare Casali, direttore e proprietario anche del giornale, ed era
amministrata da Giovanni Carnesecchi, una simpatica figura di vero fiorentino, ...

Visualizzazione frammento
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Informazioni su questo libro
[
Ulteriori edizioni ]

 

La tipografia Carnesecchi aveva sede a Firenze in Piazza d'Arno num 1

Giovanni mori nel 1877 e a lui successe il figlio Tito

Tito , sposato con Giulia Bellini ,sara' padre di tre figlie e morira' ancora giovane

 

 

 

vedi la pagina dedicata a Giovanni Carnesecchi e alla sua tipografia dove e' riportato per la cortesia della d.ressa Barbara Casalini il libro di M.Aquilani :

Firenze 1815-1945 un bilancio storiografico: un bilancio storiografico‎ - Pagina 49

di Giorgio Mori, Piero Roggi - 1990 - 509 pagine

M. AQUILANI, Lo stabilimento tipografico G. Carnesecchi e Figli in Firenze.
Notizie sulle origini, Firenze, Tip. Carnesecchi, 1920. ...

 

 

 

http://www.carnesecchi.eu/tipografia.htm

http://www.carnesecchi.eu/Aquilani.pdf

 

 

 

Da WIKIPEDIA 

 

Giulio Cesare Sansoni (Firenze, 1837 – Roma, 13 febbraio 1885)

 

è stato un editore italiano fondatore della casa editrice Sansoni. Gestore dell'esattoria comunale di Firenze ma appassionato di letteratura, frequenta assiduamente i salotti letterari della città: il Caffè del Parlamento, il Caffè Doney, la trattoria dei fratelli Barile, dove entra in contatto con personaggi quali Adolfo Bartoli e Giosue Carducci. Spirito modernissimo, inizia l'attività editoriale, con l'amico tipografo Giovanni Carnesecchi, pubblicando nel 1873 (con la dicitura "a spese di alcuni amici"), un'opera educativa di Guido Falorsi, "Guardare e pensare, studi dal vero, libro di lettura e di premio", a cui segui i "Dialoghi e commediole" del Calenzoli e il "Disegno storico della letteratura" di Raffaello Fornaciari. Il marchio editoriale "G. C. Sansoni Editore" compare solo l'anno successivo. Sin dall’inizio le sorti della nuova casa editrice sono fortemente legate alla tipografia "G.Carnesecchi e figli" diretta da Giovanni Carnesecchi e dal figlio Tito tanto che le due ditte hanno in comune sede e magazzini. Grazie all’imprenditorialita’ del Sansoni e del Carnesecchi alle loro conoscenze nel mondo culturale ed accademico la "G.C.Sansoni editore" andava crescendo di fama ed importanza pubblicando lavori espressione della cultura fiorentina collaborando tra gli altri con il professore Arturo Bartoli docente di letteratura italiana all' Istituto di studi superiori esponente della scuola storica di positivismo filologico, e con Cesare Guasti, linguista, dell'Accademia della Crusca. Nel 1876 il Sansoni concepi l’idea di pubblicare "Le vite" di Giorgio Vasari, in un’edizione curata dall’archivista Gaetano Milanesi, per la cui realizzazione il tipografo Carnesecchi aveva acquistato una modernissima macchina da stampa Koenig & Bauer: fu il primo grande successo editoriale. Segui tutta una serie di opere che consolidarono la fama della casa editrice. Nel frattempo Giovanni Carnesecchi moriva nel 1877 seguito a pochi anni di distanza (1880) dal figlio Tito cosi la direzione della stampa passava a Cesare Casalini (nuovo marito della vedova di Tito Carnesecchi e nuovo direttore della Tipografia Carnesecchi): cognome anch’esso destinato a divenire prestigioso nella storia dell’editoria. Sansoni nel 1883, in seguito a problemi sorti nella gestione dell’Esattoria si trasferisce a Roma aprendo una libreria ma continuando a gestire da lontano la società editrice. Infine nel 1885 Giulio muore lasciando la vedova Albertina Piroli (figlia del giurista e senatore Giuseppe) e il figlio Antonio di appena un anno. Scrive Marcello Aquilani :<<…nel 1885 moriva pure il sig. Giulio Sansoni, che alla casa editrice aveva dato tutto il suo ingegno e tutta la sua attività. Cosi mentre la Tipografia e la Casa Sansoni andavano crescendo di fama e d’importanza scomparivano coloro che avevano dato ad esse l’intelligenza e l’energia per poterle portare all’altezza che, amanti dell’arte e della cultura, avevano sempre sognato.>[1] L’attivita’ della Sansoni continuò nonostante la morte del suo fondatore. Albertina Piroli affido’ la direzione della societa’ al cognato Guido Biagi (1855-1925), bibliotecario della Marucelliana e letterato che portò la società verso il nuovo secolo e verso nuovi successi.

 

 

 

 

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1898 Nozze di Albertina Carnesecchi figlia del tipografo Tito

 

Cfr. Lettera di una Monaca suor Margarita di Martino a fra Jeronimo Savonarola pubblicata da Guido Biagi nelle nozze della signorina Albertina Carnesecchi col signor Giuseppe Bini, Firenze,

Tipografia Carnesecchi & figli, XXX Aprile MDCCCXCVIII

(cfr. anche E. VIVIANI DELLA ROBBIA, Nei monasteri fiorentini, Firenze, Sansoni, 1946, pp. 40-41).

 

Dal sito :

http://www.edizioniets.com/Priv_File_Libro/1062.pdf

 

………………………………………………………………………..

A questo riguardo, è significativa, e non solo per il suo contenuto, la lettera indirizzata da Margarita di

Martino a Girolamo Savonarola, edita per la prima volta nel 1898 in una pubblicazione per nozze. La piccola lettera che nell’originale manoscritto risulta piegata più volte tanto da stare nel palmo di una mano, è datata 2

maggio 1496, anno della riforma del vestire dei fanciulli decisa nel Consiglio Maggiore del 25 gennaio e precedente i roghi delle vanità voluti da Savonarola; a mio avviso non è casuale né troppo incomprensibile, come sostengono alcuni studiosi,14 che l’editore ottocentesco, sulla scorta di quanto fatto nello stesso periodo per l’edizione di alcune opere volgari di S. Antonino arcivescovo di Firenze, abbia attribuito la lettera ad una monaca, suor Margarita di Martino. I filologi ottocenteschi, come Biagi o Palermo,

si confusero spesso davanti alla voluta contaminazione fra vita claustrale e vita domestica, oggetto della predicazione e della direzione spirituale del Quattrocento, incorrendo talvolta in attribuzioni forzate o errate

da un punto di vista storico.

La riforma delle donne vagheggiata da Savonarola e poi fallita riguardava non solo l’abbigliamento, ma il loro attivo coinvolgimento nella vita politica e religiosa della città. Evocando un passo di San Paolo (Debitores sumus non carni. Ut secundum carnem vivamus. Si enim secundum carnem vixeritis, morie mini. Si autem spiritu facta carnis mortificaveritis vivetis. Ad Romanos 8. c.°)

Margarita rivolgeva un appello al frate perché provvedesse ad estendere la sua riforma "ad uno honesto et semplice vivere" non solo a uomini e fanciulli, ma anche alle fanciulle che lo desideravano; chiedendogli

perché non si curasse delle donne, suor Margarita ne rivendicava la dignità, prevedendone le debolezze in assenza della riforma:

Et benché siano mancho degne non è però che da Dio non siano molto amate poiché di donna volse nascere, et la Chiesa dice: Intercede pro deuoto foemineo sexu. Le quali vorrebbono per zelo di justitia fussi pregato notificare et publicare

questa Reforma, acciò possino el desiderio nel quale si ritruouono perficere /…/ et hauendo uoj assai tempo laborato et ben seminato, è necessario prouedere non uenisse lo inimico homo per seminare la zinzania, et maxime che viene il tempo della state et le fanciulle di nuouo si riuestono uorrebbono sapere che foggia et forma habino a ffare. Sapete ch’l senso tira, se non prouedete con questa reforma transcorreranno in troppa dilatione.

La citazione delle SS. Scritture e quella di Giovanni Cassiano, che hanno probabilmente indotto l’editore ad attribuire la lettera ad una suora, rivelano piuttosto un elevato grado di permeabilità e assimilazione di testi

e insegnamenti religiosi anche fra le donne laiche fiorentine.

 

 

14 L. POLIZZOTTO, The Elect Nation in Florence 1494-1545, Oxford, Clarendon Press, 1994, pp.

41-42 e in particolare F. W. KENT, A proposal by Savonarola for the self-reform of Florentine Women

(march 1496), in "Memorie domenicane", n.s., 14, (1983), pp. 335-341.

15 Mi riferisco ai criteri di attribuzione usati da Francesco Palermo per l’Opera a ben vivere per

cui rinvio a M.P. PAOLI, S. Antonino cit., pp. 127-12.

 

 

Guido Biagi (1855-1925), bibliotecario della Marucelliana e letterato , cognato di Albertina Piroli vedova di Cesare Sansoni ,

 

 

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Arcangelo Carnesecchi un cavalleggero del reggimento "Lucca" vittima in uno scontro coi briganti

 

Foggia Anno 1862

 

 

 

 

 

 

 

L’indomani, 31 marzo, il funzionario supplente della Polizia Giudiziaria,

Francesco Cappiello, comunica al Giudice del Mandamento di Orta, G. Talia:

"Qui verso le ore venti una quantità di forza piemontese, partiti da Ascoli diretti

per qui vennero inseguiti da una mano di briganti fin dietro le mura di questo

abitato che furono salvi collaver preso il fabricato. I briganti non contenti di quanto

avevano fatto per istrada cercarono dinvadere questo paese, come di fatti

entrarono all’estremità col dare fuoco a talune case ma il vivo fuoco sostenuto dai

palazzi da questa, popolazione a circa le ore ventiquattro ci lasciarono in pace. La

negò conoscenza per mio discarico".

Nella stessa mattina del 31, il sindaco Curci emana un bando per invitare

chiunque rinvenga cavalli, armi, oggetti militari a portarli alla Casa Comunale per la

debita restituzione. Entro le ore 12,00 Antonio Potenza con un cavallo che, dopo

riconoscimento da parte del luogotenente Leuci, viene a costui restituito con

verbale di consegna. il giudice Talia, a sua volta, il 1° aprile scrive all’Ufficiale dei

Cavalleggeri Lucca: "Interessando alla giustizia punitrice conoscere il contegno di

questo paese nel giorno 30 marzo ultimo quando i briganti l’aggredirono, prego lei

favorirmi dire i movimenti di tutti e segnatamente quelli che potrebbero darmi

tutta la ragione di procedere rigorosamente. Gliene anticipo i miei sentiti

ringraziamenti".

Lo stesso giorno gli perviene la comunicazione del sindaco Curci: "Ieri verso

le ventuno, la comitiva de’ briganti che infesta questi contorni del numero di circa

200, inseguendo un Trappello di truppa regolare piemontese appartenente allo

Squadrone Cavalleggiere Lucca, fin sotto le mura di questo paese, lasciavano via

facendo non pochi morti, e dal certo sarebbero rimaste vittimi il restante del

medesimo se non avesse avuto l’opportunità di giungere quì, ed essere sussidiati

dalla Guardia Nazionale la quale spartita in diverse case elevate, e nel fortino della

Torre, parte predominanti il paese tutto, sostennero un fuoco vivo di tre ore

senzaché i malviventi avessero potuto penetrare l’interno del paese. Niun danno si

deplora a questi miei amministrati, a meno di una pagliera data fuoco in danno

della vidua di Francesco Picciallo, Filomena Tummolo. La comitiva, essendo stata

resistita con la forza, verso le ore 24 cessava l’azione e sen partiva verso la strada

che mena in Ascoli. Tanto li dico per adempimento di mio dovere in riscontro alla

sua di pari data numero 275".

Ma Talia, ancor prima di ricevere le risposte, si presenta di persona, lo stesso

1° aprile, a Stornarella per avviare le indagini ed assicurare i rei alla giustizia. Fa

arrestare e tradurre in carcere Maria Luigia Capaldi fu Luigi, nativa di Rocchetta S.

Antonio, di anni 48, con l’accusa di connivenza con i briganti; Carmina Petrone "la

foggianella", fu Saverio, di anni 40; Lucia Pistillo fu Giuseppe, di anni 24; Antonio

Potenza, Raffaele Schiattone di Stornarella; Michele Circiello, Matteo Di Benedetto,

Rocco Antonaccio di Stornara, per complicità con i briganti. Gli arresti vengono

eseguiti dal Maresciallo 1° Pavignano Giuliano, e dai carabinieri Forni Giovanni,

Mapelli Giuseppe, Ghio Gaetano, Cattaneo Carlo, Manelli Carlo, della stazione di

Orta, dell’Arma a piedi e "vestiti di divise".

E mentre la giustizia ha preso il suo corso, alle tre del pomeriggio, sempre

del 1° aprile, i Reali Carabinieri di Orta, nella cappella del camposanto di

Stornarella assolvono il pietoso compito della ricognizione delle salme dei caduti. Il

verbale recita:

"Oggi mille ottocento sessanta due ed al primo del mese di aprile verso le

ore trè di sera nella Capella del Camposanto del Comune di Stornarella,

mandamento di Orta (foggia) Io sotto scritto Pavignano 1° Giuliano Maresciallo

Dalloggio a piedi Comandante la qui contro citata stazione, e nelle qualità di

Ufficiale di Polizia Giudiziaria, Dicchiaro che vestito di mia militare divisa e

trovandomi nell’ora e luogo suddetto in compagnia del Luogotenente Leuci,

Comandante il secondo squadrone del Reggimento Cavalleggieri di Lucca, come

pure li sottotenenti del medesimo Reggimento Saini e Vagnossi, aver verificato e

conosciuti come asseriscono i suddetti Luogotenente e Tenenti, numero diecisette

soldati morti uccisi dai briganti la sera delli 30 p.p. marzo a pocca distanza dal

Comune di Stornarella, i quali militari del medesimo Reggimento suddescritto,

sono i qui appresso d’escritti, Vercelli, Abbadon, Origi, Rollo, Randini, Donnini, Frignani,

Aggazzi, Ricardo, Delusso, Vinanti, Carnesecchi, Bongiovanni, Prandi, Benedetto e Dardelli,

tutti semplici soldati, nonché il caporale Salugeri.

Di tutto questo ho redatto il presente verbale di constatata verificazione e

genuina veritiera, per rimetterlo a questo signor Giudice Mandamentale per la sua

annaloga procedura e per quelle provvidenze che lui gli spetta del caso come

Autorità competente, fatto e scritto a Stornarella il primo Aprile 1862, e mi sono

sottoscritto Pavignano l° Giuliano".

Il 3 aprile il giudice Talia ha già la possibilità, dopo aver raccolto i dati

necessari, di comunicare al Procuratore Generale, con nota n. 293: "Un’orda di 200

briganti assaliva a 30 marzo ps. Stornarella, ove fu respinta dal valore di quella

G.N. e dal 2° Squadrone dè Cavalleg. Lucca, che colà si era ritirato dopo il

conflitto sostenuto all’Orto delle Noci in cui perdè vari militari. Non altro potè che

mettere fuoco ad un lamione. Nel giorno l° andante mi recai io sopra luogo, scrissi

all’uff. per sapere quale contegno si serbò da tutti e non ostante non avessi avuto

riscontro seppi che talune donne e certi uomini avevano spiegato fazzoletti bianchi

e gridato Viva Francesco 2. Procedei subito a rigorosa istruzione e conosciuto che

Luigia Capaldi chiamava i briganti in paese, Carmina Petrone faceva segno con

fazzoletto e dicea aver parlato coi briganti e non doverli temere, Raff. Schiattone

ed Ant. Potenza fu Gaetano, chiamati da loro andarono, li feci arrestare. Intanto mi

si riferiva che Matteo Di Benedetto, Rocco Antonaccio e Michele Circiello insieme

ad altri molti erano usciti da Stornara ed andati a Stornarella in quello stesso tempo

a chiamare i briganti; avuti sufficienti indizi subito li feci assicurare in carcere. Mi

ritiro adesso da quei villaggi per tenere l’udienza civile domani senza perdere tempo

per la procedura por compiere la quale ho bisogno della cooperazione di quei

funzionari che sono stati bene invitati da me ma senza alcun pro. Essi si distinsero

nelle armi ma per far liquidare gli autori non s’occupano come debbono. Il carcere

di qui è angusto. Io non posso spedire detenuti costà. Prego lei facultarmi inviarne

parte a Cerignola".

A ritmo serrato si susseguono gli interrogatori e le deposizioni degli arrestati

e dei testimoni. Essi trattano, ritrattano, accusano, discolpano, hanno saputo ma

non visto, visto ma non sentito, ecc. In breve:

Giuseppe Perrelli ha visto Luigia Capaldi chiamare i briganti;

Gennaro Altimati ha notato donne ed uomini sventolare fazzoletti bianchi

gridando "Viva Francesco II", ma con precisione non sa aggiungere altro;

Davide Golia ha saputo da Nunzia Borriello che Carmina Petrone e Lucia

Pistilli erano addirittura andate a mangiare dai briganti, ma di persona lui nulla ha

visto;

Nunzia Borriello nega quanto sostenuto da Golia;

Francesco Cappiello ha visto tre uomini, tra cui Raffaele Schiattone

 

 

 

 

 

Soldato Arcangelo Carnesecchi

 

Da L'Ortese periodico d'informazione num.11 del novembre 2008

http://62.94.24.124/ortanova/ortese/ortese_ottobre/novembre2008.pdf

 

Articolo dell'assessore alla P.I. di Stornarella : Franco Luce

Ricordati i Cavalleggeri del "Lucca"

Il primo aprile del 1862 questa comunità apriva le porte del proprio camposanto per offrire degna sepoltura a chi aveva dato la vita per la difficile costruzione dell’Unità d’Italia.

Con queste parole, l’Amministrazione Comunale ha voluto ricordare i 17 cavalleggeri del glorioso Reggimento

"Lucca", assaliti e barbaramente trucidati da circa 200 briganti comandati dal capobrigante Giuseppe Schiavone

di S. Agata di Puglia il 30 marzo1862 nei pressi dell’abitato di Stornarella.

Da novembre chiunque visiterà il "camposanto" di Stornarella potrà finalmente leggere su un marmo di cm. 96x196, i nomi di quei 17 giovani che, lontani dalle loro case, si sacrificarono e persero la vita, senza aver potuto ricevere nemmeno l’ultimo abbraccio dei loro cari. Ritengo che era un obbligo morale a cui la comunità di Stornarella era tenuta a soddisfare, dopo un buco di memoria di 146 anni.

Questo è un altro importante tassello che va ad aggiungersi allo sforzo che la comunità stornarellese sta portando

avanti, per riportare alla luce la propriastoria.

Questi i nomi:

Caporale Sarrugeri Luigi

All. Mar. Frignani Angelo

Soldato Vinanti Natale

Soldato Bardelli Pietro

Soldato Prandini Stefano

Soldato Prandi Ferdinando

Soldato Benedetto Paolo

Soldato Bongiovanni Biagio

Soldato Origi Giovanni

Soldato Donnini Giacomo

Soldato Rolle Giovanni

Soldato Abbadon Paolo

Soldato Vercelli Pietro

Soldato Agazzi Giuseppe

Soldato Del Lusso Remigio

Soldato Riccardi Giovanni

Soldato Carnesecchi Arcangelo

 

 

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Due artisti Achille e Cesare Coppini Carnesecchi

 

 

 

 

Ricevo dal genealogista Andrea Mandroni

 

Lucca, Battesimi di S. Frediano

A dì 4 agosto 1844

Antonio Ettore Giuseppe figlio del sig. Antonio del sig. Giuseppe CARNESECCHI di vulgo CUPPINI di Bologna nativo, e della sua moglie la sig.ra Carolina del fu Fortunato BARTOLINI di Forlì, nato il dì 3 detto all'ore 3 1/4 pomeridiane, parrocchia di S. Michele, fu battezzato dal suddetto, compare il sig. Antonio Simoni di Lucca, e la comare sig.ra Clemente Bartolini di Forlì.

 

 

L'origine di questi due artisti e' nei Carnesecchi di Badi

Vediamo la famiglia provenire da Porretta Terme con Antonio sposato con una Bartolini di Forli risiedere a Firenze dove nasce Cesare e quindi trasferirsi a Lucca dove nasce Antonio e di nuovo tornare a Firenze dove nasce Achille

 

 

 

Coppini-Carnesecchi, Achille

 

 

 

 

born: 02 Jul 1846 Firenze, Italy

 

died: 11 Dec 1912 Posillipo, Italy

 

church organist

 

 

Schmidl, Carlo

Dizionario universale dei musicisti : Supplemento

Milan: Sonzogno, 1938, 806 p.

 

 

 

Coppini-Carnesecchi, Cesare

 

 

 

born: 27 Jul 1837 Firenze, Italy

died: 08 May 1917 Ospizio Trivulzio

ballerino, cantante de opera, church organist, contralto, coreografo, interprete

 

 

active: Mexico City, Mexico

 

 

 

 

perf: 1844-1845

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1844-1845

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: carnevale 1844-1845

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: Fiera 1845

Reggio Emilia, Italy

 

perf: Fiera 1846

Reggio Emilia, Italy

 

perf: 1858-1859

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1858-1859

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: carnevale 1858-1859

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: autunno 1866

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1866

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1866

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1867-1868

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1867-1868

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: carnevale 1867-1868

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1871-1872

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1871-1872

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: carnevale 1871-1872

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1875-1876

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1876-1877

Lisbon, Portugal (S. Carlos)

 

perf: 1877-1878

Lisbon, Portugal (S. Carlos)

 

perf: carnevale 1905-1906

Venezia, Italy (La Fenice)

 

perf: 1907-1908

Lisbon, Portugal (S. Carlos)

 

 

CITATO IN :

 

p. 1365-1375 In:

Moreau, Mario

O teatro de S. Carlos : dois seculos de historia

Vol. II

Lisboa: Hugin Editores, 1999, 713-1424 p.

p. 401-440 In:

Girardi, Michele

Rossi, Franco

Il teatro la Fenici : chronologia degli spettacoli 1792-1936

Venezia: Albrizzi Editore, 1989, 491 p.

p. 399-440 In:

Fabbri, Paolo

Verti, Roberto

Due secoli di teatro per musica a Reggio Emilia.
Repertorio cronologico delle opere e dei balli 1645-1857

Reggio Emilia: Edizioni del Teatro Municipale Valli, 1987, 479 p.

p. 225-236 In:

Pulido Granata, Francisco Ramon

La tradicion operistica en la ciudad de Mexico 1900-1911

Mexico: Universidad Nacional Autonoma de Mexico, 1981, 242 p.

Schmidl, Carlo

Dizionario universale dei musicisti : Supplemento

Milan: Sonzogno, 1938, 806 p.

 

 

 

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Uno storico

 

Cavalier Carlo Carnesecchi : primo archivista dell'Archivio di Stato di Firenze

 

 

 

 

 

  • CARLO di ANTONIO
  •  

    sposa

    GIULIA di ANGELO BORCHI

     

  • ANTONIO MARIA GIUSEPPE ANGELO DOMENICO
  • n.8.5.1882 ore 7 ¼ ant. p.S.Simone

    (reg.205 fg.72)

     

     

    >

     

     

     

     

     

     

    Carlo Carnesecchi nato a Seravezza nel 1847 morto a Firenze (da verificare ) il 19 marzo 1914

     

     

    Sul " Chi e' " di Guido Biagi pubblicatto nel 1908 : Carnesecchi Carlo storico , nato a Ser(r)avezza nel 1846 E' addetto al R. Archivio di Stato in Firenze

    Collaboratore dell'Archivio storico italiano e di molti altri periodici di storia patria . Ha pubblicato tra l'altro Documenti sul castello di Picchena , P.F. Pandolfini vicario di Firenzuola.....

    Qui l'anno di nascita viene dato come 1846

    Archivista all'Archivio di Stato di Firenze

     

    Rivista bibliografia italiana - Pagina 78

    di Salvatore Minocchi - 1903

    Il signor Carlo Carnesecchi. Lo conosci ? — Lo conosco benissimo. Egli quanto
    erudito, è altrettanto cortese con chi càpita nell' Archivio di Stato per fare ...

    Visualizzazione frammento - Informazioni su questo libro - Aggiungi alla mia biblioteca - Ulteriori edizioni

     

    Studi storici e letterari - Pagina 33

    di Giuseppe Pieroni-Levantini - Italian literature - 1893 - 278 pagine

    ... e come pare anche al signor Carlo Carnesecchi, officiale assistente dell'Archivio,
    alla cui cortesia debbo molti aiuti nel decifrare gli spesso ...

    Visualizzazione frammento - Informazioni su questo libro - Aggiungi alla mia biblioteca

     

    Archivio storico lombardo - Pagina 152

    di Società storica lombarda - 1948

    Carlo Carnesecchi, che pregai di ...

     

     

     

     

     

     

     

     

    Carlo Carnesecchi e' storico di discreta fama o forse meglio un raccoglitore di documenti .

    Lascia diversi saggi :

     

     Saggio delle rime inedite di Bartolomeo Corsini autore del Torracchione. Edizione di soli 100 esemplari. - Firenze. Tip. del Vocabolario. 1881. in 8, pp. 19,

     

    Un fiorentino del secolo XV e le sue ricordanze domestiche

    Carnesecchi, Carlo. (1889) - In: Archivio storico italiano Ser. 5, vol. 4 (1889) p. 145-173

    Carnesecchi, Carlo

    Un fiorentino del secolo 15. e le sue ricordanze domestiche : lettura fatta alla societa colombaria di Firenze nell'adunanza solenne del 27 maggio 1888 / Carlo Carnesecchi

    Firenze : Cellini, 1889

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\TO0\1333039]

    Un fiorentino del secolo XV e le sue ricordanze domestiche

    Un fiorentino del secolo XV (Luca di Matteo di messer Luca Firidolfi da Panzano) e le sue ricordanze domestiche

    Carnesecchi, Carlo. (1889) - In: Archivio storico italiano Ser. 5, vol. 4 (1889) p. 145-173

    ---------------------------------------------------- 

    Lodovico Ariosto ed Agostino Nerucci da S. Gimignano

    Carnesecchi, Carlo. (1899) - In: Miscellanea storica della Valdelsa vol. 7 (1899) p. 161-163

     

     

    Gli affreschi di Antonio del Pollaiolo in Arcetri / [Carlo Carnesechi]

    Firenze : Tip. Min. Corrigendi, 1900

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\RML\0349117]

     

     

    Vita monastica del Trecento

    Carnesecchi, Carlo. (1890 - 1900) - In: Atti della Società Colombaria di Firenze (1890/1900) p. 299-331

    Vita monastica del Trecento / Carlo Carnesecchi - Firenze - 1895 (IT\ICCU\RML\0066455)

    Vita monastica del Trecento, pp. 299-332; ............... http://www.colombaria.it/attivit%C3%A02.htm

    Vita monastica del Trecento / Carlo Carnesecchi

    Firenze : Ufficio della rassegna nazionale, 1895

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\RML\0066455]

    Vita monastica del Trecento

    Carnesecchi, Carlo. (1890 - 1900) - In: Atti della Società Colombaria di Firenze (1890/1900) p. 299-331

    Vita monastica del Trecento |lettura fatta alla Società Colombaria di Firenze ; adunanza del 26 Maggio 1895 / Carnesecchi, Carlo / 1895

    ------------

    Pierfilippo Pandolfini vicario di Firenzuola

    Carnesecchi, Carlo. (1893) - In: Archivio storico italiano Ser. 5, vol. 11 (1893) p. 112-121

     Pierfilippo Pandolfini vicario di Firenzuola / p.112 - In: Archivio storico italiano. ...................... http://regesta-imperii.uni-giessen.de/guest-lit/titelindex_r.php?p=firenzuola

     

    Un potestà di Castelfiorentino del secolo XV

    Carnesecchi, Carlo. (1895) - In: Miscellanea storica della Valdelsa vol. 3 (1895) p. 113-121

     

    ------------------

    Fiorentini in dalmazia : Lettura fatta nell'adunanza solenne del 28 Maggio 1893

    Firenze : Tip. L'arte Della Stampa, 1917

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\CUB\0163170]

    Fiorentini in dalmazia : Lettura fatta nell'adunanza solenne del 28 Maggio 1893 - Firenze - 1917 (IT\ICCU\CUB\0163170)

    Fiorentini in Dalmazia / Carlo Carnesecchi

    [S.l. : s.n., 1916?] (Firenze : Tip. l'arte della stampa)

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\MO1\0012999]

    ---------------------------------------

     

    Documenti relativi al castello di Picchena

    Carnesecchi, Carlo. (1894) - In: Miscellanea storica della Valdelsa vol. 2 (1894) p. 180-202

     

     

    ----------- 

     

    Un potestà di Castelfiorentino del secolo XV

    Carnesecchi, Carlo. (1895) - In: Miscellanea storica della Valdelsa vol. 3 (1895) p. 113-121

     

    Un potestà di Castelfiorentino del secolo 15. / Carlo Carnesecchi

    Castelfiorentino : Giovannelli, 1895

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\CFI\0559329]

     

    Un potesta di Castelfiorentino del secolo 15. / Carlo Carnesecchi - Castelfiorentino - 1895 (IT\ICCU\CFI\0559329)

    ---------------

    Una cortigiana nell'assedio di Siena

    Carnesecchi, Carlo. (1896) - In: Bullettino senese di storia patria vol. 3 (1896) p. 67-78

    Una cortigiana nell'assedio di Siena / C. Carnesecchi - Siena - 1896 (IT\ICCU\NAP\0235961)

    Carnesecchi, Carlo

    Una cortigiana nell'assedio di Siena / C. Carnesecchi

    Siena : tip. e lit. sordo-muti di L. Lazzeri, 1896

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\NAP\0235961]

     

     

    Il piccolo castello sul poggio di Moricci

    Carnesecchi, Carlo. (1898) - In: Miscellanea storica della Valdelsa vol. 6 (1898) p. 28-38

     

     

    Paolo Toscanelli e gli Ambasciatori del Re di Portogallo nel 1459

    Carnesecchi, Carlo. (1898) - In: Archivio storico italiano Ser. 5, vol. 21 (1898) p. 316-317

     

    Ricordo di una Cena nuziale - Firenze - 1899 (IT\ICCU\CUB\0163169)

    Per la biografia di Luigi Pulci, p. 371

    Ricordo di una cena nuziale |(nozze Corazzini - Brenzini) / Carnesecchi, Carlo / 1899

     

    Ricordo di una Cena nuziale

    Firenze : Tip. Di Luigi Niccolai, 1899

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\CUB\0163169]

     

    Lodovico Ariosto ed Agostino Nerucci da S. Gimignano

    Carnesecchi, Carlo. (1899) - In: Miscellanea storica della Valdelsa vol. 7 (1899) p. 161-163

     

    Donne e lusso a Firenze nel secolo 16. : Cosimo 1. e la sua Legge suntuaria del 1512. Lettura fatta alla societa Colombaria di Firenze il 30 aprile 1899 - Firenze - Cocchi e Chiti S (IT\ICCU\CUB\0163167)

    Cosimo 1. e la sua legge suntuaria del 1562 / Carlo Carnesecchi - Firenze - 1902 (IT\ICCU\UBO\1472422)

    Arlia, Costantino - Carnesecchi Carlo, Donne e lusso a Firenze nel secolo 16., Cosimo 1. e la sua legge suntuaria del 1562 / [recensione di C. Arlia] - [S. l. - dopo il 1903] (IT\ICCU\NAP\0228413)

    Cosimo I e la sua legge suntuaria del 1562 : donne e lusso a Firenze nel secolo XVI / - Firenze : Stabilimento Pellas, 1902. - 51 p  

    Donne e lusso a Firenze nel secolo 16. : Cosimo 1. e la sua Legge suntuaria del 1512. Lettura fatta alla società Colombaria di Firenze il 30 aprile 1899

    Firenze : Stab. Tip. Pellas, Cocchi e Chiti Succ., 1902

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\CUB\0163167]

     

    Cosimo 1. e la sua legge suntuaria del 1562 / Carlo Carnesecchi

    Firenze : Stab. Pellas, 1902

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\UBO\1472422]

     

    Lorenzo di Credi

    Carnesecchi, Carlo. (1903) - In: Rivista d'arte vol. 1 (1903) p. 15

    Lorenzo di Credi

    Carnesecchi, Carlo. (1903) - In: Miscellanea d'arte vol. 1 (1903) p. 15

     

     

    Messer Felice Brancacci

    Carnesecchi, Carlo. (1903) - In: Rivista d'arte vol. 1 (1903) p. 190-192

     

     

    La fonte del Verrocchio per Mattia Corvino

    Carnesecchi, Carlo. (1903) - In: Rivista d'arte vol. 1 (1903) p. 143

     

     

    Guidotti Strozzi, Francesca - Lettera d'una sposa novella del secolo 16. / [pubblicata da] Carlo Carnesecchi - Firenze - 1903 (IT\ICCU\CUB\0333719)

    Guidotti Strozzi, Francesca

    Lettera d'una sposa novella del secolo 16. / [pubblicata da] Carlo Carnesecchi

    Firenze : Stab. Tip. Pellas Succ. Cocchi e Chiti, 1903

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\CUB\0333719]

     

    Documento su Lucrezia del Fede

    Carnesecchi, Carlo. (1904) - In: Rivista d'arte vol. 2 (1904) p. 142-144

     

     

    Cittadinanza fiorentina ad un maestro di vetri

    Carnesecchi, Carlo. (1905) - In: Rivista d'arte vol. 3 (1905) p. 176-183

     

    Niccolò "delle Grillande"

    Carnesecchi, Carlo. (1906) - In: Rivista d'arte vol. 4 (1906) p. 56-61

     

     

    Cosimo primo e lo speziale di Poggibonsi

    Carnesecchi, Carlo. (1907) - In: Miscellanea storica della Valdelsa vol. 15 (1907) p. 29-32

     

    RIVISTA D'ARTE. IL RITRATTO LEONARDESCO DI GINEVRA BENCI. 1909

     

     

    RIVISTA D'ARTE. SUL RITRATTO D'ALESSANDRO DE' MEDICI DIPINTO DAL PONTORMO. 1909 

     

     

    Castellani, Francesco <1417-1494>

    Dal quaderno di Conti e Ricordi di Francesco di Matteo Castellani : [Curiosità domestiche, 1442-1453, pubblicate da Carlo Carnesecchi]

    Firenze : Tip. Arcivescovile, 1910

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\CUB\0169953]

    Castellani, Francesco - Dal quaderno di Conti e Ricordi di Francesco di Matteo Castellani : [Curiosita domestiche, 1442-1453, pubblicate da Carlo Carnesecchi ] - Firenze - 1910 (IT\ICCU\CUB\0169953)

     

    Iodoco del Badia

    Firenze : Tip. Galileiana, 1912

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\CUB\0163168]

    [ Iodoco del Badia / Carlo Carnesecchi - S. l . - 191.?] (IT\ICCU\UM1\0037815)

     

     

     

    Madonna Caterina degli Alberti Corsini. Notizie inedite, p. 116

     

     

     

    Elmetti da cerimonia e da giostra ; Stoffe antiche / C. Carnesecchi

    Firenze : Tip. Giuntina, 1910

    Monografia - Testo a stampa [IT\ICCU\LO1\1499471]

    Appunti d'archivio |stoffe antiche / Carnesecchi, Carlo / 1910

     

     

    Un tumulto di donne nel 1497

     

     

    Antiche Pievi di Valdelsa

    Carnesecchi, Carlo. (1916) - In: Miscellanea storica della Valdelsa vol. 24 (1916) p. 83-93

     

     

     

    ……………………………………………………………………………. altri…………………………………………………………..

     

     

      Alla sua morte le carte del Carnesecchi vanno a costituire il : FONDO CARNESECCHI IN ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE

     

     

     

      

     

     

     

    Fu membro dell' Accademia toscana di scienze e lettere La Colombaria

     

     

     

    Atti e memorie - Pagina 238

    di Accademia toscana di scienze e lettere La Colombaria - 1912
    Antonio. 15. CANIGIANI march. Vieri. 16. CARNESECCHI cav. Carlo. 17. ... 43.
    MARZI cav. Demetrio. 44. MAZZI dott. Curzio. 45. MAZZONI comm. prof. Guido. 46. ...

    Visualizzazione frammento
    -

     

     

     ………………………………………….

     SEZIONE XVII. - Storia

    Piazza delle Belle Arti, l

    Presidente: Prof. Senatore Isidoro Del Lungo - Membri: Prof. Orazio Bacci, dott. Giustiniano degli Azzi, cav. Carlo Carnesecchi,

    prof. Carlo Cipolla, dott. Roberto Davidsohn, prof. Alberto Del Vecchio, prof. Demetrio Marzi, prof. Niccolò Rodolico, prof.

    Giuseppe Rondoni, prof. Enrico Rostagno, prof. Pietro Santini , prof. Luigi Schiaparelli.

     

    SEZIONE XVIII. - Archeologia e Paletnologia

    Via della Colonna, 24

    Presidente: Prof. Luigi Milani - Membri.- Dott. Luigi Pernier, cav. Angiolo Pasqui, dott. Edoardo Galli.

     

    SEZIONE XIX. - Glottologia e Filologia.

    Piazza San Marco, 2

    Presidente: Prof. Pio Rajna - Membri: Prof. Giuseppe Ciardi-Duprè, prof. Guido Mazzoni, prof. Giacomo Parodi, prof. Emilio

    Pavolini, prof. Ermenegildo Pistelli, prof. Carlo Puini, prof. Felice Ramorinoi, prof. Mario Schiff, prof. Nicola Terzaghi, prof.

    Girolamo Vitelli

     

    SEZIONE XX - Scienze filosofiche.

    Piazza San Marco, 2

    Presidente: Prof. Felice Tocco - Membri: Alessandro Chiappelli, prof. Vittorio Benini, prof. Francesco De Sarlo, prof. Arturo

    Linaker, prof. Giuseppe Melli

    …………………………………………………….

     

     

    Ho scritto all'associazione "La Colombaria " nell'aprile 2008 chiedendo informazioni di lui ma non ho purtroppo avuto risposta

     

     

     

     

     

     

     

     

    Resse l'archivio per un certo periodo in mancanza del direttore poi fu fortemente deluso nelle sue aspettative

     

     

    Verbale relativo all' adunanza numero 173 dell'anno 1908 tenutasi in data 22.06.1908.

     

     

    CONSIGLIO DEGLI ARCHIVI DEL REGNO

     

    Verbale relativo all' adunanza numero 173 dell'anno 1908 tenutasi in data 22.06.1908.

    L'anno millenovecentootto addì 22 del mese di Giugno in una sala del Ministero dell'Interno si è radunato il Consiglio per gli Archivi del Regno per la trattazione degli affari segnati all'ordine del giorno trasmesso ai componenti.
    Assistevano i Signori:

    • Villari cav. prof. Pasquale, Vice Presidente del Senato
    • Manno bar. comm: Antonio Commissario del R. presso la Consulta Araldica
    • Martini Ferdinando, Deputato al Parlamento
    • Pasolini Conte Desiderio, Senatore del Regno
    • Tommasini Comm: Oreste, Senatore del Regno
    • Boselli comm: prof: Paolo, Deputato al Parlamento
    • Salvarezza comm: dott: Cesare Consigliere di Stato Senatore del Regno
    • Serena Cav: comm: Ottavio, Presidente di Sezione del Consiglio di Stato
    • Gorrini comm: dott: Giacomo Capo Divisione al Ministero degli Affari Esteri
    • Baccelli comm: avv: Giovanni Presidente di Sezione della Corte dei Conti Senatore del Regno
    • Molmenti comm: dott: Pompeo, Deputato al Parlamento
    • Pironti com: dott: Alberto, Direttore Generale dell'Amministrazione Civile nel Ministero dell'Interno
    • Croce prof: Benedetto
    • Antolisei cav: dott: Quintilio Capo Sezione al Ministero dell'Interno

    Assiste alla Seduta il Sig. Spano dottor Giuseppe, Segretario nel Ministero dell'Interno.
    La Seduta è aperta alle ore 9,30 a. m.
    Presidente. Partecipa le lettere con le quali l'On. Conte Malvezzi ed il Comm: Berchet scusano la loro assenza.
    Presenta poscia al Consiglio il Prof. Benedetto Croce, nuovo membro effettivo e ne ricorda le doti d'impegno e di erudizione a tutti note, che danno sicuro affidamento della sua utilissima cooperazione ai lavori del Consiglio.
    Croce. Ringrazia delle cortesi parole rivoltegli.

    ………………………………………………………………………………………………………

     

     

    Segretario. Riferisce che per la Direzione dell'Archivio di Stato di Firenze, in seguito al concorso indetto col D. Ministeriale 22 Febbraio 1908 sono pervenute 3 domande, che sono le seguenti:

    1. del cav: Carlo Carnesecchi , Primo Archivista di 1° classe, che è il più elevato in grado ed il più anziano fra i funzionari dell'Archivio di Stato di Firenze e regge ora quella Direzione.
    2. del cav: Giovanni Livi, Capo Archivista di 2° classe, attualmente Direttore a Bologna.
    3. del Sig. Demetrio Mazzi, Archivista di 1° classe a Firenze.
    (entra in questo punto l'On. Conte Pasolini).
    Segretario. Legge le domande dei tre concorrenti, gli elenchi dei rispettivi titoli, i fogli illustrativi annessi e presenta all'On. Consiglio i documenti e le pubblicazioni esibiti dagli interessati.
    Tommasini. Nel momento in cui il Consiglio sta per procedere alla designazione del nuovo Direttore dell'Archivio di Stato di Firenze crede decoroso rivolgere il pensiero al compianto Comm: Alessandro Gherardi che tenne degnamente quell'ufficio, ne ricorda le benemerenze e le lodi di operosità e di cultura. Propone che il Consiglio esprima le sue condoglianze alle orfane di lui.
    Presidente. Si associa al rimpianto per la immatura fine di quell'egregio funzionario e comunica al Consiglio che, dopo la morte di lui, egli si interessò presso S. E. il Ministro Giolitti per ottenere qualche aiuto a favore delle povere orfane rimaste prive di pensione; S. E. aderì di buon grado alle premure rivoltegli e dispose la concessione di un sussidio continuativo di £ 500 annue, che rappresenta il massimo che in simili casi possa accordarsi. Il Presidente ha raccomandato le Sig. Gherardi anche a S. E. il Ministro delle Finanze, dal quale ha avuto affidamento.
    Mette in votazione la proposta dell'On. Tommasini, la quale è approvata ad unanimità.
    Pasolini. Comunica una lettera con la quale l'On. Conte Nerio Malvezzi dei Medici, nel rinnovare le proprie scuse per l'assenza, dovuta a gravi motivi familiari, esprime la sua favorevole opinione sul conto del Cav. Giovanni Livi, che egli vedrebbe allontanarsi con rammarico da Bologna, ma che tuttavia, pei suoi ottimi requisiti, crede degnissimo di occupare la Direzione dell'Archivio di Firenze, cui aspira.
    Presidente. Interpella il Consiglio per conoscere se, come altre volte, intenda procedere alla nomina di una Commissione per l'esame dei titoli ovvero se creda di procedervi direttamente.

    Segretario. Legge le tabelle informative dei Sig. Carnesecchi, Livi e Mazzi.
    Tommasini. Espone i motivi che a suo giudizio rendono i titoli del Mazzi più apprezzabili di quelli del Livi.
    Pironti. Comunica all'On. Consiglio una lettera in questo momento rimessagli dal Barone Manno, indirizzata a S. E. il Ministro e con la data del 20 giugno. Con essa il Cav. Livi dichiara di recedere dalla sua domanda per la Direzione di Firenze.
    Propone che l'On. Consiglio prenda atto di tale rinunzia.
    Dopo breve discussione, il Consiglio ne prende atto.
    Presidente. Dichiara aperta la votazione, alla quale si procederà a scrutinio segreto.
    Rinnova l'avvertenza innanzi fatta nel senso che il voto dato all'uno ed all'altro dei due candidati, Carnesecchi o Mazzi implichi la designazione di lui all'ufficio di Direttore all'Archivio di Stato di Firenze in base al convincimento, formatosi da ciascun consigliere, in seguito alla discussione avvenuta della preminenza dei titoli già esaminati dell'uno o dell'altro aspirante, i quali nel loro complesso, lo facciano giudicare idoneo all'ufficio stesso.
    Raccolte le schede, il Presidente procede allo scrutinio e proclama il seguente risultato:
    Votanti N° 13.
    Schede col nome di Mazzi Demetrio 12.
    Scheda bianca 1.
    Il Consiglio, pertanto, designa il Sig. Demetrio Mazzi all'ufficio di Direttore dell'Archivio di Stato di Firenze.

     

      

     

     

    Fu quindi fortemente deluso nelle sue aspettative di carriera : credendo di meritare la direzione dell'Archivio di Stato di Firenze

     

    Fu nominato cavaliere nell'anno .............

     

     

     

     

    Morte di Carlo Carnesecchi

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Curiosita'

     

     

     

    LASCITO TORDI: UNA DISPERSIONE DA MANUALE di Marco Pinzani http://www.comune.firenze.it/comune/biblioteche/tordi/03_pinzani.htm

    Un fondo nel fondo

    Le numerosissime altre dediche manoscritte sono indirizzate a vari personaggi dell'ambiente storico/culturale fiorentino tra cui: Licurgo Cappelletti, Alessandro Gherardi, Umberto Marchesini con i quali sicuramente il Tordi aveva rapporti sia per la sua attività di ricercatore sia per la sua frequentazione di circoli e accademie culturali. Ma in particolare salta agli occhi la grande quantità di opere che riportano una dedica manoscritta a Carlo Carnesecchi che fu Archivista presso l'archivio di Stato nonché, come il Tordi, membro dell'accademia Colombaria. Sono circa 70 opere, di cui riportiamo il numero di catalogo in appendice, e che per l'elevato numero fanno pensare ad altro che non solo a rapporti di studio o a saltuari scambi o regali. Possiamo supporre che una parte della biblioteca del Carnesecchi passò a quella del Tordi. Ma per sapere quanta, quando e perché sarà necessario un ulteriore approfondimento che esula dalle finalità di questa pubblicazione e che dovrà necessariamente prevedere una ricognizione su tutta la biblioteca o su tutti i cataloghi degli spezzoni della biblioteca del Tordi.

    http://www.comune.firenze.it/comune/biblioteche/tordi/12_biografia.htm

    http://www.comune.firenze.it/comune/biblioteche/tordi/03_pinzani.htm

    anno 1896 Tordi torna ad indagare su di un argomento affrontato quattro anni prima, nel tentativo di recuperare informazioni sul notaio che rogò i patti nuziali fra Vittoria e Ferrante nel 1507, continuando, instancabile ricercatore, a frequentare assiduamente archivi e biblioteche.
    Inoltre, dal 5 luglio T. è corrispondente, titolo assegnato alle personalità note nel campo della cultura scientifica e letteraria, per l'Accademia toscana di scienze e lettere "La Colombaria", frequentata nel corso dei suoi studi, alla quale, ora, collabora attivamente con scritti e consigli; si ipotizza che T. durante le visite all'Accademia entri in contatto, diretto od indiretto, con Carlo Carnesecchi, primo archivista dell'Archivio di Stato di Firenze, anch'esso socio della Colombaria. Questa ipotesi spiegherebbe la presenza, tra gli opuscoli raccolti e conservati da T. nella sua libreria personale, di dediche manoscritte dei vari autori destinate al Carnesecchi stesso, avvalorando la teoria che una parte degli scritti appartenuti all'archivista, siano in qualche modo passati nella raccolta dello studioso orvietano; la mancanza di prove concrete della frequentazione dei due non permette, tuttavia, di andare oltre l'ipotesi

     

     

    http://www.comune.firenze.it/comune/biblioteche/tordi/06_catalogo.htm

     

    Nel lascito Tordi vi e' anche questo documento :

    Per la tomba di Giulia Borchi nei Carnesecchi nel cimitero di Trespiano. - [S. l.] : [s. n.], [1902?]. - [2] p. ; 26 cm.

    1. Borchi, Giulia - Necrologie

     

     

     

    Fondo Cappellini

    Nel ricostruire le vicende di un fondo librario proveniente da un lascito arriva sempre, per forza di cose, il momento di analizzare il testamento del donatore. E’ sempre con un certo imbarazzo che ci si accinge a questa operazione coscienti del fatto che, al di là degli aspetti di rilevanza pubblica, si finisce sempre per frugare nella vita privata di una persona, con le relative luci ed ombre. Fortunatamente il genere di persone legate ai lasciti di libri (colte, quasi sempre agiate, generose) riserva per la maggior parte dei casi piacevoli sorprese. E’ questo il caso anche per il Dottor Icilio Cappellini che scelse il Comune di Firenze come destinatario della sua laica carità

     …………………….

    Come curiosità segnaliamo due volumetti: un catalogo di libri stampato nel 1970 [ giunto per posta all’indirizzo del defunto Dott. Cappellini e fatto pervenire alla biblioteca? ] e un opera di Carlo Carnesecchi con dedica autografa a Domenico Tordi, altro studioso fiorentino che donò parte della sua biblioteca al Comune di Firenze [ acquistato o ricevuto in dono dal Cappellini o solo un banale errore in biblioteca? ] ; comunque sia questi due casi ci sembrano esemplari per dimostrare come, nella formazione delle raccolte librarie, non tutto proceda sempre in linea retta.

    Alla sua morte dona all'Archivio di Stato di Firenze :

     

     

    Archivio di Stato di Firenze : Fondo Carlo Carnesecchi Acquisti e Doni 301 1

     

     

    Ricevo dal dr Piccardi : Ho iniziato a dare un' occhiata a uno dei contenitori del ponderoso lascito di Carlo Carnesecchi.

    Fondo Carnesecchi (1917), con spogli notarili edi altri documenti dell' ASFI, sia per studi di costume che genealogici

    Fondo donato da Carlo Carnesecchi: dovrebbe consistere in una ventina di buste (o forse più) contenenti gli appuinti del Carnesecchi e forse qualche documento originale

    Ho scelto quello che conteneva carte relative a Zanobi Carnesecchi.

    Il contenuto è eterogeneo, fra documenti originali e trascrizioni
    sei-settecentesche.

    Ampio fascicolo sulla Beata Villana sepolta in S. Maria Novella (scrittura
    del 1700):
    Laude in suo onore,
    1376 inventario dei beni del figlio della Beata Villana, che era sposa di Stoldo di Lorenzo di Ser Berizzo della Botte (non solo poderi a Marignolle e casa in Via Maggio, ma un dettagliatissino elenco delle masserizie e degli abiti)
    1386 Spese del padre della Beata Villana per le sue nozze con Pagola di Filippo di Bono di Ser Fabro, compresa una tavola con dipinta una Madonna e suo tabernacolo costata fiorini 166, 1 diamante, 1 smeraldo, 1 perla, 1 zaffiro per un totale di fiorini 33, una ghirlanda di perle per fiorini 83,
    abiti compresi quelli per le damigelle ecc. per un totale di f. 845. La dote della sposa era stata di fiorini 1200.
    1421 Atto di donazione della reliquia della Beata Villana a S. Maria Novella.
    Spogli di documenti vari contenenti la contabilità della famiglia della
    Beata Villana, comprese le spese per il funerale della schiava 70enne
    Melicchie
    Catasti della Beata Villana della Botte


    Descrizioni e disegni a colori degli stemmi sulle lapidi in S. Croce e S. Maria Novella delle famiglie Benintendi e Rossi

    Ricordanze Mazzinghi. Libretto originale coperto in cartapecora 1478-1487. Si tratta perlopiù di conti.

    Storia della famiglia Pucci

    Entrata fatta dal granduca Cosimo I in Roma nel 1560

    16/8/1694 Denuncia delle Monache di un convento di Pisa contro i frati del Carmine, rivolta al Granduca (spassosissima)

    17/8/1583
    Don Fran.co de' Medici Gran Duca di Toscana
    Mag.ci Zanobi Carnesecchi e Alessandro Strozzi et Com.i di Banco.
    Noi abbaimo ordinato alli Mg.ci Uffitiali del Monte della Pietà che faccino pervenire in voi a nostro nome s. 300.000 et la medesima somma la pagherete all' ambasciatore in Genova del Re di Spagna, il quale ne restituirà una
    parte al rientro della flotta dall' India che si aspetta in q.to presente anno e il resto alla venuta della flotta d' India nell' anno prossimo 1584.
    Interessi e condizioni vi verranno comunicati privatamente dal nsotro Depositario generale.
    Data in Pratolino addi 17 Agosto 1583
    Ant.o Serguidi Segr.rio



    1709 Visita a Firenze del Re di Danimarca. Diario quotidiano con descrizione
    minuziosa dei ricevimenti.

    1614 Della malattia del Granduca Cosimo II

    1817 Cronaca di un viaggio a Roma e Napoli con due carrozse e sette cavalli.
    Inizia il 3 Marzo e termina con il rientro a Firenze il primo di Maggio.


    Inizia: "siamo partiti di Firenze il sig. Roberto Fidi, consorte, e figlio
    Federigo ed io" ...
    Elenca i palazzi e monumenti visitati, senza inoltrarsi in impressioni personali.
    Al termine del soggiorno a Roma vanno a visitare gli studi di alcuni pittori e scultori, a me ignoti. Menziona Canova con riferimento a un altro scultore, ma non lo ha incontrato.

    1559 Divergenze in casa Ridolfi

    1582 Lettere Gianfigliazzi

    1710 Isola del Giglio: descrizione e notizie

    14.. Deninzia di Berna di Rinaldo all' Arte del Cambio

    1541 Piero Barucci.. Libro di conti.

     

     

     

     

     

     

     Mi stupisce un poco che questo Carnesecchi , primo archivista dell'Archivio di Stato di Firenze non si sia occupato dei Carnesecchi in modo sufficiente

     

     

    …………………………………………………………………………

     

     Ha comunque trascritto e fatto conoscere il Diario di Luca di Matteo da Panzano fratello uterino di Luca di Luca Carnesecchi

     

     

     

     

    November 5, 1445. I record that my wife Lucrezia, from whom I have eleven children alive today, died this day, Friday evening, two and one-half hours after sunset. This has caused me as much grief as though I were dying, for we have lived together for twenty years, one month, and eleven days. I pray to God most fervently that He pardon her. She died in labor; the child was apparently stillborn. But since the child was said to be breathing, it was baptized and named Giovanni. We buried it in the church of S. Simone.

    We dressed my daugher Gostanza and Monna Caterina, the wife of Filippo di Ghezzi, with fourteen yards of cloth for a cloak, and a pair of veils and handkerchiefs. On Saturday morning at 11 o'clock, we held a vigil in our house with priests and friars. We buried her that day in S. Croce, in the vault of Messer Luca [Luca's grandfather] next to the found of holy water. On the 8th, we had a mass said for her soul in S. Croce, with candles and as much pomp as possible. A large number of friends and relatives attended.

    The loss of this woman was a grievous blow; she was mourned by the entire populace of Florence. She was a good woman, sweet-tempered and well-mannered, and was loved by everyone who knew her. I believe that her soul has gone to sit at the feet of God's servants. For she bore her final sufferings with patience and humility. She lay ill for two weeks after the child was born. May God with His great mercy make a place for her with angels.

    On May 16, 1446, I, Luca da Panzano, ordered thirty masses of St. Gregory to be said, one each morning on consecutive days, for the salvation of my wife Lucrezia's soul. I commissioned my confessor, Fra Altaviano del Mangano, a friar of S. Croce in Florence [to say these masses]. Today I gave him two wax candles weighing a pound each to keep lighted during these masses. And for his services, I gave Fra Altaviano approximately one-half yard of Alexandria velvet.

    from Brucker, The Society of Renaissance Florence, pp. 44-45.

    Note:

    This source appears in the original in the Diary of Luca di Matteo da Panzano; C. Carnesecchi, Archivio storica italiano, ser. 5, IV (1889), 156-159. The English version here was translated by Gene Brucker.

     

     

     

     

     

     

     

     

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    NAPOLI

     

     

    Un ing.Carnesecchi disegna un urna ( probabilmente agli inizi del novecento ) per la chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli

     

     

    Chiesa di San Domenico Maggiore

     

     

    Fu nello stesso anno, che fu designato direttore spirituale e confessore di Caterina da Siena, già nota a pontefici, a sovrani di tutta Europa e alla gente qualsiasi, per il suo modo tutto nuovo di affrontare problemi come la crociata in Terrasanta, il ritorno dei papi a Roma e la riforma della Chiesa, nonché per il suo passare da visioni e colloqui soprannaturali alle terrene ruvidezze della politica. La sua piena ortodossia fu riconosciuta dal Capitolo generale domenicano riunito a Firenze nel maggio 1374, che proprio per tale motivo le mise al suo fianco il capuano fra Raimondo. Per quattro anni lui l’accompagna anche nei suoi viaggi, e ad Avignone fa da interprete fra lei e Gregorio XI, il Pontefice che ritornò a Roma nel 1377 ma morì un anno dopo, facendo scoppiare, dopo l’elezione del successore Urbano VI, il grande scisma durato 39 anni, con un Papa a Roma e uno ad Avignone, dividendo l’Europa, i vescovi, gli Ordini religiosi. Raimondo, come Caterina, fu per il Papa romano, e ne difese la causa nelle missioni in varie parti d’Europa.

    Morendo nel 1380, Caterina predisse a Fra Raimondo l’elezione a Maestro generale dei Domenicani, cosa che avvenne nello stesso anno, risiedendo poi alternativamente in Italia e in Germania. Nello spirito cateriniano di riforma, il beato capuano diede nuovo vigore spirituale all’Ordine, favorendo lo sviluppo del movimento di "osservanza", sorto sull’esempio francescano. "In quest’opera si meritò il titolo di secondo fondatore dell’Ordine dei Predicatori" (G. D’Urso). Raimondo da Capua soddisferà inoltre il desiderio dei senesi portando a Siena il capo della Santa, tuttora in San Domenico. Tra le sue opere scritte, la più nota è senza dubbio la vita di Caterina.

    Sepolto dapprima a Norimberga, dove è morto, il suo corpo è stato successivamente portato a Napoli,dove le sue spoglie furono consacrate ed esposte nella chiesa di San Domenico Maggiore. Tuttora esse sono collocate ed esibite sotto l’altare maggiore della suddetta chiesa napoletana, in una splendida urna di bronzo eseguita dallo scultore Laganà su disegno di Carnesecchi. Nel 1899 Leone XIII ne ha confermato il culto come beato. Naturalmente, la tela napoletana è una delle tante che presentano la figura di fra Raimondo poiché essa è parte integrante di tutte le iconografie che raffigurano Santa Caterina.

     

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    Beato Raimondo da Capua

    Capua (Ce), circa 1330 - Norimberga (Germania), 5 ottobre 1399

    Della famiglia Delle Vigne, mentre era studente di diritto a Bologna, nel 1350 entrò nell'Ordine in quella città. Fu insegnante e priore in vari conventi italiani. Su suggerimento della Madonna, s. Caterina da Siena lo scelse come direttore spirituale, comunicandogli la sua ardente passione per la Chiesa e per il rinnovamento della vita religiosa. Come provinciale di Lombardia e poi nel 1380 Maestro dell'Ordine si prodigò per restaurare la regolare osservanza tanto che fu considerato un secondo fondatore dell'Ordine. Lavorò anche per il ritorno del papa a Roma e per la soluzione dello scisma d'Occidente.

    Ha studiato teologia dai Domenicani e poi giurisprudenza a Bologna. Sui trent’anni è direttore spirituale o insegnante in varie comunità: da Montepulciano a Roma, e più tardi a Siena, dove si fa anche infermiere e confortatore nella pestilenza del 1374.
    Nello stesso anno, eccolo direttore spirituale e confessore di Caterina da Siena, già nota a pontefici, a sovrani di tutta Europa e alla gente qualsiasi, per il suo modo tutto nuovo di affrontare problemi come la crociata in Terrasanta, il ritorno dei papi a Roma e la riforma della Chiesa. E per il suo passare da visioni e colloqui soprannaturali alle terrene ruvidezze della politica.
    Entusiasma e preoccupa, Caterina. Qualcuno giunge a sospettare l’eresia in questa ragazza "monaca in casa" – una terziaria domenicana, si direbbe oggi – che fa tutto da sola, battitrice libera, e con le lettere e i colloqui scrolla i troni e le cattedre, discute con governanti, entusiasma la gioventù senese.
    La sua piena ortodossia è riconosciuta dal Capitolo generale domenicano riunito a Firenze nel maggio 1374, che poi le mette al fianco appunto fra Raimondo. Per quattro anni lui l’accompagna anche nei suoi viaggi, e ad Avignone fa da interprete fra lei e Gregorio XI. Questo è il Pontefice che torna infine a Roma nel 1377. Ma muore nel 1378 e, dopo l’elezione del successore Urbano VI, scoppia il grande scisma che durerà 39 anni, con un Papa a Roma e uno ad Avignone, dividendo l’Europa, i vescovi, gli Ordini religiosi. Raimondo, come Caterina, è per il Papa romano, e ne difende la causa nelle missioni in varie parti d’Europa.
    Morendo nel 1380, Caterina gli ha predetto l’elezione a Maestro generale dei Domenicani, cosa che avviene nello stesso anno, risiedendo poi alternativamente in Italia e in Germania. Nello spirito cateriniano di riforma, imprime nuovo vigore spirituale all’Ordine, favorendo lo sviluppo del movimento di "osservanza", sorto sull’esempio francescano. "In quest’opera si meritò il titolo di secondo fondatore dell’Ordine dei Predicatori" (G. D’Urso). Tra le sue opere scritte, la più nota è la vita di Caterina.
    Sepolto dapprima a Norimberga, dove è morto, il suo corpo è stato poi portato a Napoli, nella chiesa di San Domenico Maggiore. Nel 1899 Leone XIII ne ha confermato il culto come beato.


    Autore: Domenico Agasso

    Fonte : Famiglia Cristiana

     

     

    http://www.storiacity.com/art/chiesa-san-domenico-maggiore-di-napoli

     

     

    E’ una chiesa di Napoli, tempio e circoscrizione domenicana della Provincia meridionale dell’Ordine.

    Capita sull’omonima piazzetta in Spaccanapoli nel punto esatto in cui la via più famosa della città incrocia via di Mezzocannone in direzione sud verso il rettifilo e vicolo di San Domenico che mena a nord verso il museo Cappella di San Severo e via dei Tribunali; sorge proprio di fronte al Palazzo Casacalende e ai due altrettanto famosi palazzo Venezia e palazzo Filomarino della Rocca Istituto Italiano Studi Storici di Benedetto Croce.
    Anticipa e posticipa di poche decine di metri la
    chiesa monastero di Santa Chiara Vergine e la chiesa del Gesù Nuovo, di Santa Marta e nascosta da costruzioni più recenti anche la chiesa di santa Maria Donnaraomita.
    In essa si conservano opere d’arti tra gli originali, le copie e i rimandi di Capodimonte di maestri che recano nomi come: Tiziano e Raffaello, Caravaggio e Mattia Preti e non meno di Luca Giordano e Francesco Solimena.

    Essendo essa considerata unitamente ad altre 700 chiese disperse sul territorio italiano la speciale stratificazione di eventi storici di fondamentale importanza nella ricostruzione storica della città di Napoli e per il suo indiscusso pregio storico oltre che delle opere di inestimabile valor che essa conserva e che trova fondamento come ente religioso disciolto dalla cosiddetta legislazione eversiva di fine 800, è concessa in uso gratuito alle autorità ecclesiastiche dal Fondo Edifici di Culto[1] avente per suo legale rappresentante il Ministero dell’Interno coaudiuvato da un Consiglio d’Amministrazione volto a garantirne la gestione attenta, la conservazione, il restauro,la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione di essa nell’opera di diffusione all’interno del tessuto perturbano

    La Chiesa

    Si presenta a croce latina col transetto in linea sproporzionata con la navata destra.
    Il soffitto cassettonato della volta reca i fregi e le decorazioni in stucchi dorati lasciati dai rimaneggiamenti voluti nel 1670 dall’allora Priore Tommaso Ruffo sull’antico soffitto diviso in due scomparti recanti scolpiti in finissimo legno lavorato e a grandi dimensioni le immagini di San Michele Arcangelo a cui era dedicata la chiesa primitiva
    [2] e a Santa Maria Maddalena santa titolare del complesso in epoca angioina.

    Il soffitto venne poi ridipinto dal Travaglini nel 1850 recante lo stemma dei domenicani al suo centro e ai quattro angoli le armi della casa d’Aragona e la Corona spagnola.
    I confessionali lo ricordiamo dodici in tutto sono in radica di noce del 1732.

    Per far posto nel ‘500 a due cappelle rispettivamente le cappelle di Muscettola di Spezzano (a sinistra) e la cappella di Carafa di Santaseverina (a destra).

    San Tommaso d’Aquino venne in San Domenico nel 1244 come riportano le fonti ufficiali, mentre a piè di nota di un testo scritto e firmato dal Priore Luigi Salerno del 7 marzo 1977, Tommaso avrebbe indossato e vestito per sempre l’abito domenicano nel 1243 attratto dalla speculare teologia di del domenicano già novizio Giovanni da San Guliano. [3]
    Risale invece al 1974 l’ultimo congresso tomistico internazionale in occasione del settimo centenario della morte del Santo Tommaso d’Aquino detto il Bue Muto.

    Aderente una torre campanaria, lustro della costruzione in piperno dell’epoca, abbattuta e rifatta nel ‘600 sorge attualmente un campanile di altrettanta pregiata fattura.
    L’ingresso dato da basttenti lignei del portale ogivale tutto in marmo all’interno di un pronao di più tarda costruzione, la facciata veste le sue sembianze definitive dato dal celebre giurista Bartolomeo di Capua conte di Altavilla protonotario del Regno ai tempi di Roberto d’Angiò e in un secondo momento da un suo diretto discendente.

    Tutto quanto l’altare maggiore, che anticipa il coro in radica di noce opera del laico domenicano Giuseppe da Parete, le balaustre alla base dei pilastri a tarsie marmoree, le floriere e candelabri di fattura gotica dell’800 per mano dei Salzano della fine degli anni 80 dell’ 800 incastrano in un ben congeniato meccanismo di forme e di colori sull’ opera di Cosimo dei Fanzago (1640-1645) tratto dal gusto barocco e soprattutto barocco napoletano in aperto contrasto ai manierismi diffusi.

    E’ del 1652 la prima messa in restauro sull’impianto originario come vedasi in una data scritta capovolta in un rosone del secondo gradino, mentre il suo gradino superiore venne aggiunto ai restauri del 1688 sui disegni dell’ingegnere Carnesecchi.

    Sotto l’altare in un’urna di bronzo dorato si conservano le ossa del beato Raimondo di Capua, confessore di Santa Caterina da Siena, ventitreesimo maestro generale dell’Ordine dei Domenicani morto a Norimberga in Baviera il 5 ottobre del 1399.[4]

    Addossato alla parete in linea con la diffusione della luce solare si erge maestoso un glorioso e poderoso meccanismo sonoro (l’organo) manufatto ligneo similoro del 1751 composto da 1640 canne tutt’oggi perfettamente funzionanti, restaurato da Zeno Fedeli da Foligno negli anni 90 dell’800 e nel 1975 aggiunto un sistema elettronico per potenziarne l’acustica.
    L’organo si erge tra i due dipinti di Michele De Napoli del 1890 (?) "San Domenico che disputa con gli eretici" (alla sua sinistra) e "San Tommaso trai dottori" ( a destra).
    I primi stesi dipinti erano del Regolia andati perduti in un restauro del 1850

     

     

     

    (4) Le reliquie del Beato Raimondo da Capua un tempo sepolte presso la chiesa dei domenicani a Norimberga, precisamente sotto l’altare maggiore dedicato alla Madonna verranno alloggiate presso la chiesa di San Domenico maggiore in seguito ad una sofferta decisione del priorato bavarese premesso che la Riforma Protestante costringerà i frati predicatori a spostare altrove le reliquie pegno la probabile soppressione del culto e della venerazione.

    L’allarme del protestantesimo proseguirà vantando su tutta l’Europa una successione ininterrotta di soppressioni varie e anche a San Domenico per la minaccia posta dal Lautrec non mancherà di creare allarme diffuso specie per le preziose reliquie ch’essa custodisce.
    Le reliquie vennero letteralmente sepolte sotto il coro che, però, è da ricordare, a quel tempo anticipava l’altare maggiore.
    Solo nel 1899 fatto beato Raimondo di Capua potrà rivedere nuovamente una collocazione più consona: dimentichi del fatto che il coro ligneo e tutti i suoi stalli vennero nel frattempo spostati, per mano del Priore Carlo Maiello nel 1899 si opereranno vere e proprie ricerche in chiesa per il ritrovamento delle reliquie in apparenze disperse.Ritrovate nel 1901 il 25 aprile del 1902 vennero esposte alla venerazione e poste sotto l’altare privilegiato

     

     

    http://www.storiacity.com/art/chiesa-san-domenico-maggiore-di-napoli

     

     

     

     ANCHE QUI HO TELEFONATO IN CONVENTO ma nemmeno lo storico del convento ha saputo dirmi niente di questo Carnesecchi

     

     

     

     

     

     

    P> 

     

     

     

    Dal sito

    http://www.cittadicaltanissetta.com/palazzo_barile.php

     

    25 giugno 1847

    chi e' questo ing Giuseppe Carnesecchis che compare a Caltanisetta ?

     

     

     

    Il Barrile, attento osservatore, non menziona alcuna torre nel palazzo, piuttosto precisa che la campana del magistrato e l'orologio pubblico erano collocati nella "Torre quadra della chiesa del Salvatore", ubicata in prossimità del complesso del Cannine. Quindi la casa del Magistrato era solo un edificio coronato da merli, la cui estensione coincideva con la stessa occupata dall'attuale edificio della Camera di Commercio. Certamente non includeva i resti della "Torre del Magistrato", posti in prossimità dell'androne a circa metà dell'estensione del Palazzo Barile. Nel 1845 a causa della "vetustà e ristrettezza" della casa comunale, nasce l'esigenza di costruire un nuovo edificio da adibire a palazzo municipale (Archivio di Stato di Caltanissetta, Fondo Archivio Storico del Comune, busta 808 e. 184-187). Il 3 maggio del 1806, in occasione della visita di Re Ferdinando IV, il palazzo viene arredato per ospitare i ministri e il Confessore del Re. H Sovrano soggiorna nel palazzo di fronte, di proprietà del Barone Barrile. Nel 1845 l'edificio, ubicato in via Santa Croce nella sezione I detta di Santa Domenica, appartiene in parte agli eredi del "Ciantro" Vincenzo Barrile ("ventidue camere superiori, sei basse e due botteghe") e agli eredi del Barone Barrile ("5 camere superiori e 3 bassi e una bottega in vicolo Neviera), (Archivio di Stato di Caltanissetta, Fondo Vecchio Catasto Terreni, Stato di sezione di Caltanissetta, pp. 43-44). Il rinvenimento di un documento d'archivio, relativo al progetto di acquisto del palazzo Barile e della casa del Magistrato per adibirli a sede vescovile, è particolarmente significativo: vengono stimate le case esistenti nello spazio designato da S. M. il Re NS. nella breve dimora che fece in questa il di 25 giugno 1847, le quali debhonsi abbattere per la edificazione dello Episcopio e Seminario Diocesano in questo Capo Provincia. Viene dettagliatamente descritta, dalFing. Giuseppe Carnesecchis e dal!' arch. Agostino Lo Piano, l'ex casa comunale: composta di 8 camere con un prospetto nella piazza preceduto da una scala con nove gradini circolari,definito dall'ordine architettonico, con 2 balconi sorretti da 6 grosse mensole, con altri piccoli ornati e parapetti di ferro "a petto di colomba". Nell'edificio è presente una scala a lumaca che conduce all'orologio composta di numero 66 gradini di fabbrica e gesso coverto dì mattoni... un parapetto di ferro avanti la campana dell'orologio con numero 11 bastoni verticali, due orizzontali e tre rosoni. Nello stesso documento è riportata la descrizione del "casamento di proprietà dei fratelli E ne Commendre Cavre Barrile. L'edificio è "composto 1° di Num. 20 compresi tutti a pian terreno addetti uno all'entrata principale della strada della Neviera e di Santa Croce, gli altri porzione ad uso di abitazione, e porzione ad uso di rimesse, stalle, magazzini e botteghe. 2° di quattro quarti nobili dei quali il primo grande è formato da n. 18 camere tra sale e salette, stanze di compagnia, di letto, di studio, di mangiare, camerini riposti, cucine e passetti. Il 2° ne contiene numero 6 tra sala, cucina, stanza di compagnia, di studio e di letto. H 3° ne contiene numero 4 tra sala, cucina, stanza di studio e di dormire; il 4° finalmente ne contiene n° 6 tra camerini, stanze grandi, scala e cucina". L'ingresso principale, ubicato nella strada della Neviera, ha un androne con Archi di pezzi intagliati in giro alla volta dell 'entrata.. numero 5 pilastri su cui poggiano detti archi. Il prospetto, concluso da un cornicione, presenta gattoni, mensole, architrave, cornice e capitelli, due balconi con un parapetto di ferro a petto di colomba, due finestroni con parapetto di ferro e (...) 25 catene dì ferro.

    ...........................

     

    Dal sito

    http://www.cittadicaltanissetta.com/palazzo_barile.php

     

     

     

     

     

    CEPRANO

     

     

     Un altro figlio del robusto ceppo dei Carnesecchi di Ceprano :

     

     

    Un eroico Tenente Colonnello dei Carabinieri

    Giovanni Carnesecchi

     

    Vedi anche la pagina a lui dedicata

     

     

     

    Nato a Ceprano 13/07/1863

     

     

    Medaglie Onorificenze benemerenze

     

    04 maggio 1889: Medaglia d’argento al valore civile con la seguente motivazione:

    "trasse in salvo nove persone pericolanti in casa incendiata a Orvinio (Rieti) col solo aiuto di un cittadino "

    brigata G. C. Legione Roma

     

    • 1909 Medaglia d’argento

    partecipò ai soccorsi dei terremotati di Messima (dicembre 1908)

     

    • Medaglia di Nicolo II di Russia commemorativa della visita viaggio in Italia nel 19?? , quale comandante del picchetto d’onore

     

    • Una ventina di onorificenze per atti di eroismo tra cui

    Settembre 1898 Arilzo (Nuoro)

    Partecipa alla cattura di due banditi sardi (vedi copertina Tribuna illustrata del 17/09/1898

    Sardegna ???????

    Cattura bandito sardo dopo essere stato oltre un mese nei boschi e nella macchia per stanarlo

     

     

    http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Ieri/CronachePassato/Illustrazioni/1896+-+1905/

     

     

    Un'altra brillantissima azione è stata compiuta dalla benemerita Arma dei carabinieri in Sardegna. I banditi Michele Moro, detto Torracorte, e Liberato Onono, che erano riusciti a furia di rapine ed estorsioni a formarsi un vistoso patrimonio, sono stati catturati grazie all'energica azione del capitano dei carabinieri Cav. Manai e dei tenenti Carnesecchi e Meloni. La nostra tavola dal vero mostra i banditi mentre entrano in Arilzo in mezzo ai valorosi ufficiali.

    (Da "La Tribuna illustrata" del 17 settembre 1899)

     

     

     

     

    • Stato di servizio nell’Arma dei carabinieri

    Entra in servizio febbraio 1881 come carabiniere semplice

    Località in cui ha prestato servizio Anni 1888 –98

    Girgenti , Iglesias , Lanusei , Parma , Pontremoli , Avezzano , Sora , Pozzuoli , Caserta , Cuglieri

     

    04 giugno 1896 diventa sottotenente Roma

    1897 Cagliari ; 1901 Sassari ; 1905 Caserta

    1910 è promosso capitano

    1912 – 15 Parma , 1916 Campagna , 1917 Campagna

     

    1930 si trasferisce a Gaeta da Ceprano

     

     

    Giovanni Carnesecchi fu poi anche straordinario nel numero dei figli : ebbe una ventina di figli

    -------vedi genealogie di Giovanni Carnesecchi di Ceprano

     

     

     

     

     

     Alcuni dei figli di Giovanni seguirono le orme del padre :

     

    ATTI DI VALORE

    dei figli GIOVANNI CARNESECCHI

     

     

    ENRICO …….muore in guerra a soli 17 anni negli Arditi il 04 maggio 1918 ( Guerra 1915 / 1918 )

    Medaglia d’argento al valore militare (fonte intervista al padre Giovanni apparsa su un giornale locale di Gaeta)

    Motivazione : a soli 17 anni pur febbricitante partecipò ad un attacco contro il nemico nelle file degli arditi …..

    VINCENZO

    6 agosto 1930 : Premio Carnegie ( medaglia d’argento della fondazione Carnegie) per aver tratto in salvo, a soli tredici anni un suo compagno,

    Guadoloscara, durante una furiosa mareggiata dall’impetuose acque del mare (fonte: giornale locale di Gaeta)

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Durante la prima guerra mondiale muoiono diversi Carnesecchi al fronte :

     

    oltre al gia visto : 

     ENRICO di GIOVANNI …….muore in guerra a soli 17 anni negli Arditi il 04 maggio 1918 ( Guerra 1915 / 1918 )

    Medaglia d’argento al valore militare (fonte intervista al padre Giovanni apparsa su un giornale locale di Gaeta)

    Motivazione : a soli 17 anni pur febbricitante partecipò ad un attacco contro il nemico nelle file degli arditi …..

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    LEOPOLDO CARNESECCHI TENORE O BASSO

    Leopoldo Carnesecchi (182?, 189?) :
    - esecutore :
    Manon (di Massenet), Manon (rev) (di Massenet)

     

     

    1889), bass-baritone, basso. Baldelli, Leopoldo, baritono, basso ... Carmignani, Vasco, baritone, baritono. Carnesecchi, Leopoldo, tenore ...

     

    Stagione lirica carnevale 1891-1892 Parma

    Interpreti: Emilia Corsi (Suzel); Giuseppe Moretti (Fritz); Ida Sambo (Beppe); Paolo Lhèrie (13.1) e Luigi Pignalosa (David); Leopoldo Carnesecchi (Hanezò);

     


    1898-1910

    Arezzo - Teatro Petrarca

    Pizzagalli Maria - Tanfani Dina - Zara Elvira - Niccoli Egisto - Gallerani Canuto - Bini Alfredo - Carnesecchi Leopoldo

    Firenze - Teatro Verdi

    Chelotti Teresa - Sabbadini Olga - Berti Cecchini Anna - Cristalli Italo - Battistini Mattia - Rossato Luigi - Carnesecchi Leo

    Campi Bisenzio - Teatro Dante

    Mazzanti Zelmira - ? - Marsili Emma - Castiglione Domenico - Foggi Ettore - Mannelli Giovanni - Carnesecchi Leopoldo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    A VENEZIA

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    A VENEZIA CONFLUISCONO UN NUCLEO DI CARNESECCHI DA BARI E UN NUCLEO DA FIRENZE

     

     

    MASSONE

     

    Nella grande concitazione nazionale, il Consiglio dell'Ordine del Grande Oriente D'Italia, nella seduta dell'11 ottobre 1876, delibera di concedere la Bolla di Fondazione ad un gruppo di massoni che ne hanno fatto richiesta per fondare una Loggia sotto il titolo distintivo di "Onore e Giustizia".

    Il giorno 17 marzo 1877, all'obbedienza del Grande Oriente d'Italia, viene fondata la Loggia Onore e Giustizia n° 257 all'Oriente di Bari, nella Valle dell'Ofanto sotto gli auspici del Rito Scozzese Antico ed Accettato ed il fratello Antonio Sbisà ne diviene il primo Maestro Venerabile. L'anno successivo (1878), la Loggia è presente all'Assemblea Generale tenutasi a Roma ed è rappresentata da Pietro Noto Badge.

    Dall’agosto 1878 al 1881 i lavori i Loggia sono sospesi. Alla ripresa è eletto Maestro Venerabile Giuseppe Ricci, 1° Sorvegliante Gaetano Re David, 2° sorvegliante Mauro Boccasile, Oratore Sabino Fiorese, Segretario Antonio De Tullio con Fratelli di Loggia Donato D'Ambrosio, Michele Saccogna, Vincenzo Primicerio, Raffaele Carnasecchi, Giuseppe Carrozzini, Leopoldo Aquilon, Quintino Matera, Domenico Emboli, Giuseppe Tanzi e Michele Fresa.

    Da questo momento in poi l’attività della Loggia non troverà soluzione di continuità e i suoi lavori continueranno regolarmente e con tale vigore che "La Rivista della Massoneria Italiana", nel numero del gennaio 1883, la citerà con toni lusinghieri.

    Nel 1884 la Loggia elegge Maestro Venerabile Antonio Di Tullio, 1° Sorvegliante Labindo Rossi, 2° Sorvegliante Pietro Mariani, Oratore Sabino Fiorese, Segretario Nicola Sbisa. I Fratelli di Loggia sono Agesilao Jannopulo, Vito Fanizza, Francesco Conti, Emanuele Amoruso, Francesco Bressani, Matteo Ricciardi, Giuseppe Fresa, Gregorio Fresa, Giuseppe Pomo e Michele Cassano.

    Nell’anno 1884 la Loggia invia una rappresentanza alle onoranze funebri di Carlo Cattaneo ed inaugura il nuovo Tempio. Anche negli anni successivi, la Loggia Onore e Giustizia si distingue, inviano al Comitato di soccorso di Napoli, dovè è scoppiata una epidemia di colera, la somma di lire 200 per aiuti sanitari ed alimentari.

    Tutto avviene sotto il Venerabilato di Antonio Di Tullio che proseguirà nel 1885, 1886, 1887 ed in quest'anno la Loggia vede l’ingresso di nuovi fratelli: Francesco Calilla, Andrea Minca, Vito Nicola Traversa, Teodoro Lagges, Alessandro Nacamu' Raffaele Gaudino, Michele Amoruso, Michele Barbone, Francesco Conti, Francesco Sarro, Andrea Minaca, Viatangelo Moncalli, Giuseppe Cianciola, Troccoli, Colella, Vendriani, Sforza e Lembo. Offre 50 lire a favore dei danneggiati dell'incendio di Botosani, città della Romania, nella Moldavia settentrionale.

    Il 27 ottobre 1888 partecipa attivamente con una rappresentanza all'inaugurazione del monumento a Milano ad Agostino Bertani (chirurgo, patriota nato a Milano 1812 e morto a Roma il 1886, uomo politico, massone amico di Mazzini e ancor di più del Cattaneo, distintosi per esser stato tra gli organizzatori delle cinque giornate e a Roma) e a Gaetano Pini e nello stesso anno devolve 25 lire a favore dei terremotati di Bisignano, ridente cittadina in provincia di Cosenza.

    La Loggia Onore e Giustizia si distingue partecipando nel 1889 all'inaugurazione del monumento, a Roma in Campo dè Fiori, a Giordano Bruno.

    Dal 1888 al 1893, il Maestro Venerabile è il dott. Nicola Avellino e da quel momento la Loggia si riunisce ogni venerdì, consuetudine ancora oggi rispettata. La sede del Tempio e' situata nella città vecchia e precisamente in Piazza Mercantile, 84.

    Nel 1894 Maestro Venerabile è Alessandro Macanni che, in ossequio alle consuetudini dell’Officina, consegna 50 lire ai terremotati della Calabria. A reggere il maglietto nel 1895 è Di Cagno Politi che, con l’Oratore Bertolini, partecipano alle celebrazioni del 20 settembre in Roma.

    Nel 1896 sono iniziati nuovi fratelli: E. Erriquy, M. Ricciardi, Giorgio Tresa, R. Ciccarelli, G. Padrone, N. Scorcia, A. De Tullio, V. Mengelli (più probabile Mongelli), F. Zoccoli, L. Gambarini, G. De Tullio, F. Gaja, G. Zuccaro, Cardiota, S. Tartaglia N. Avellino, Arcangelo Perrone e l'avv. Giuseppe Manca; è confermato Maestro Venerabile, anche per l’anno successivo, Di Cagno Politi, che lo sara' anche per l'anno successivo, 1° Sorvegliante Igino Pampana, 2° sorvegliante Andrea Minea, Oratore Angelo Bertoli e Segretario Ettore Patruno. Nello stesso anno, la Giunta del Grande Oriente d'Italia affida alla Loggia Onore e Giustizia, lire 163,48 da devolvere in favore delle famiglie danneggiate dalle inondazioni di Monopoli e Castellana. Il 14 marzo 1897 la Loggia delega alcuni Fratelli a rappesentarla alla commemorazione del xxv anniversario della morte di Giuseppe Mazzini a Genova e il 9 maggio dello stesso anno una folta rappresentanza della Loggia con lo stendardo è presente all'inaugurazione del monumento al Gran Maestro Giuseppe Mazzoni.

    All’inizio del 1900, la Loggia Onore e Giustizia partecipa al cordoglio, con un messaggio di condoglianze, per l'assassinio di Re Umberto I°.

    Il 1901 e' un anno particolarmente significativo per la Loggia Onore e Giustizia, perché con decreto del Gran Maestro n. 73 del 23 novembre è concesso alla Loggia il titolo distintivo di Loggia Madre; regge il maglietto Nicola Sbisà…………………

     

    http://www.goipuglia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=52%3A257--onore-e-giustizia&catid=34&Itemid=54

     

     

     

     

     

    ONOFRIO CARNESECCHI

    Un medico benemerito

     

     

    Nell'isola Giudecca di Venezia esiste ( o esisteva ) una lapide che lo ricorda.

    Era un medico chirurgo morto in ancor giovane eta il 18 marzo 1923 , era nato nel 1876 a Bari, a Venezia aveva compiuto gli studi e qui era rimasto veneziano d'adozione

    La lapide era stata voluta dal popolo dell'isola, e tutti gli abitanti, fino i più poveri, avevano contribuito alle spese . A dimostrazione della benevolenza e gratitudine generale

     

     

     

    Quel 1823 e' sicuramente un errore tipografico 

     

    Vedi

     La Giudecca: nella storia, nell'arte, nella vita‎ - Pagina 211

    Sicinio Bonfanti - 1930 - 338 pagine

    ONOFRIO CARNESECCHI dott. Onofrio Carnesecchi Sulla facciata della casa dove si
    trova ... Onofrio Carnesecchi, morto in ancor fresca età il 18 marzo 1923. ...

    Visualizzazione frammento

    Questo Onofrio dovrebbe esser lo stesso

    Rivista mensile, Volumi 34-35‎ - Pagina 264

    Club alpino italiano - 1915

    Cardelli Eugenio (Direz. Sez. di Teramo) — Tenente nel 12° Artiglieria — Capua.
    Carnesecchi dott. Onofrio (Sez. di Venezia) ...

    Visualizzazione frammento

     

     

    E dovrebbe esser padre di FRANCESCO

    Annuario‎ - Pagina 225

    Università di Padova - 1929

    ... Giovanni Battista da Vicenza Carnesecchi Francesco di Onofrio da Venezia
    Canor Antonio di Gino da Lestizza (Udine) Caser Antonio di Ugo da Castelfranco
    ...

    E padre di RAFFAELE

    Annuario della R. Università degli Studi di Padova‎ - Pagina 196

    Università di Padova - 1927

    Battista da Udine Cardin Augusto di Tobia da Gajarine (Treviso) Carnesecchi
    Raffaele di Onofrio da Venezia Castellani Giuseppe di Ulisse da Malo (Vicenza)

     

     

    Anche il figlio Francesco , medico anche lui, sembra aver lavorato nell'interesse della comunita',curando gratuitamente i poveri

     

    QUALCHE NOTIZIA SU FRANCESCO (CESCO ) detto "il medico dei poveri" da Corrado Alvaro

     

    Carnesecchi Francesco ( Cesco ) nato a venezia nel 1904 laureato in medicina

    Anche giornalista esordi come redattore delle Marangona 1925-26 poi passo al Gazzettino

    Abitante a Venezia via dorsoduro 81

     

     

    Nell'isola della Giudecca c'e' infatti questa lapide ( dell'anno 1969 )

     

     

     

     

     

     

     

     Un omonimo di quest'altro Onofrio ugualmente padre di un FRANCESCO e barese , cronologicamente non compatibile ma assai probabilmente imparentato con lui

    Annuario per Panno scolastico‎ - Pagina 269

    Università di Roma - 1895

    ... di Zaccaria, da Sarnico 7 Carnesecchi Francesco, di Onofrio, da Bari 8
    Cecchi Fabio, di Nicola, da Lentini 9 Cicconetti Giovanni, di Andrea, ...

     

     

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    Con R. decreto del 24 novembre 1895 : Carneschi Alfredo, sottotenente fanteria distretto Bari. Accettata la dimissione dal grado

    A Bari un ICILIO CARNESECCHI (figlio di Alfredo ) combattente nella guerra di Spagna ( decorato ) e presidente del circolo velico

    A Bari un AUGUSTO CARNESECCHI avente a che fare col teatro

    A Bari alcuni emigranti negli USA ad inizio 900

     

     

     

     

     

     

    UN ALTRO CARNESECCHI TRASFERITOSI DA BARI A VENEZIA

     

     

    Carnesecchi Nicola
    di professione: Studente
    figlio di Carnesecchi Rafaele di professione Impiegato Assicurazioni Generali e Fino Leonarda
    Nato il 04/02/1880

    Luogo di nascita: Bari Luogo di residenza: Venezia Lista di leva del comune di: Venezia Istanze di esenzione: Fratello militare

    Universita di padova 1900

    ... di Gaetano, da Recanati (Macerata) 18 Carnesecchi Nicolò, di Raffaele, da Bari 19 Carlotto Enea, di Licurgo, da Arzignano (Vicenza)

    20 Carrara Eugenio, di Filippo, ila Venezia 21 Castagna Giovanni, di Giuseppe, da Camisano (Vicenza) ...

     

    Da GIOIA DEL COLLE EMIGRANO PER L'AMERICA

    Raffaele di Nicola e i suoi figli

     

     

     

     

     

     

     

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    Anni 30

     

    UN CERAMISTA : Guido Carnesecchi di Firenze

     

    So davvero poco di lui.

    Ceramista attivo in area sestese a partire dal 1922.

    Sembra essere ricordato per essere entrato in societa' nel 1939 in una piccola manifattura ceramica l'Aretini Ceramiche.

    Questa era una piccola manifattura ceramica fondata alla fine del primo decennio del Novecento da Zulimo Aretini, discendente di un'antica famiglia di vasai umbri.
    Nel 1926 la fabbrica venne assorbita, insieme ad altre del comprensorio derutese, dal "
    C.I.M.A." (Consorzio Ceramiche Deruta) fondato e diretto da Biagio Biagiotti.
    La produzione della manifattura era costituita principalmente da ceramiche ispirate alla tradizione umbro-toscana, decorate a graffito e pitture su ceramiche e bassorilievi.
    Il 24 agosto 1939 ( ??? ) la manifattura viene spostata a Torgiano, in provincia di Perugia, ed entrano a far parte parte della società il figlio di Aretini
    Galileo e Guido Carnesecchi.
    La manifattura sospende quasi completamente la produzione negli anni della guerra per riavviarla negli anni successivi, rimanendo nella stessa sede fino al 1950 quando si trasferisce a Cameri, presso Novara, e prende il nome di manifattura ceramica "
    C.A.S.A. Ceramica Artistica Aretini".
    Negli anni successivi la produzione viene spostata a Groppello Cairoli, in provincia di Pavia dove la manifattura prende il nome di "
    Aretini Zulimo & Clavio" e quindi a Costeggio, vicino Firenze, sotto la denominazione di "Ceramica Fiorentina".

     

     

    Zulimo Aretini (Monte San Savino (AR), 26 genn. 1884 - Roma, 3 giugno 1965).

    ??? Il 24 agosto 1934 si trasferisce di nuovo in Umbria e, in collaborazione con Guido Carnesecchi di Firenze, attiva a Torgiano una nuova ditta di produzione ceramica che dirige

    assieme al figlio prof. Galileo Aretini. Nel 1939, lasciata definitivamente Perugia, si sposta a Sesto Fiorentino dove lavora e collabora con vari laboratori

     

     

     

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    ………………………………………………..continua…………………………………………………..

     

     

     

     

    UNO SCRITTORE : Alfredo Carnesecchi

     

    Autore di una commedia nel 1932 : IL MERCANTE DI FELICITA'e anche :

    .19332; 81480 Carneschi Alfredo a Ecce Homo r. - Due primi atti delPopera. Corneschi Alfredo Inedito. - Mai rappresentato. Dramma

     

     

     

     

     

     

     

     

    DOPOGUERRA

     

     

     

     

    Un personaggio sull’uscio della storia :

     

    Dante Carnesecchi e’ un personaggio completamente dimenticato , ma forse merita un posto nella storia italiana del primo novecento

     

     

     

      Dante Carnesecchi ( 1892--1921 )

     

     

    un anarchico di La Spezia "da cosa nasce cosa" Una rivoluzione mancata

     

     

    Vedi la vasta pagina dedicata su questo sito a Dante Carnesecchi

     

     

     

     

    La Spezia fu vicina negli anni 1919-1920 ad essere il centro di un innesco rivoluzionario che poteva avere importanti conseguenze a livello nazionale

     

     

     

    Da una lettera del viceprefetto dopo l'assalto alla polveriera di Vallegrande

     

    I fatti di Spezia appaiono ben piu' gravi per l'ispirazione rivoluzionaria e per il contenuto evidentemente politico : essi senza dubbio fanno parte di una preparazione diretta a sovvertire

    l'ordinamento statale sono il frutto della propaganda e di una concezione anarchica che ha in questa circoscrizione lunghe e profonde radici . Fin dai primi momenti in cui io assunsi qui

    le mie funzioni ebbi sentore delle mene anarchiche e del proposito in parte deliberato degli estremisti di tentare qualche colpo di mano Ben compreso della …….necessita' di sventare simili

    trame criminose dedicai tutta la mia attivita' a questo scopo . Con rapporto del 18 aprile io ebbi ad informare la S.V. d'un primo complotto organizzato dagli anarchici col supposto

    consenso parziale o colla tacita adesione delle truppe specialmente di mare . Si sperava allora sull'ammutinamento di un equipaggio di una nave ancorata in questo porto e

    sull'azione concomitante e violenta degli anarchici non solo del circondario ma anche della provincia vicina . Il complotto non pote' avere per varie circostanze …………………………

    ………….Pero' fallito il colpo non desistettero gli organizzatori nei loro progetti d'azione diretta : che anzi in diverse riunioni ripresero le fila per un momento spezzate, e rinnovavano la fede di riuscire in un nuovo attentato che a breve scadenza si sarebbe deciso di eseguire I disordini di Viareggio, poi quelli di Sarzana , l'agitazione stessa che si diffondeva a Spezia

    sotto il pretesto del caro-viveri sembravano forse agli estremisti locali favorevoli all'attuazione dei loro propositi .Un ultima visita fatta qui nella settimana scorsa dal noto Errico Malatesta parve infondere vigore al proposito e senza dubbio sospinse all'azione che che fu stabilita per i primi giorni del giugno corrente.Il piano a quanto riferivano i confidenti ,era basato sempre sull'appoggio del personale di marina ed aveva per fine di impadronirsi di polveriera e forti , dell'arsenale , degli stabilimenti industriali , dei punti principalidella citta' e degli edifici pubblici .

    Il piano doveva avere esecuzione in diverse parti contemporaneamente .Certo si trattava di un vasto disegno concepito follemente, senza alcuna visione pratica della sua difficile possibilita'. La frase tipica con cui si vuole venisse deliberato……………………………Da cosa nasce cosa. Questa frase illumina le finalita' del tentativo.

     

    si faceva altresi molto affidamento nella partecipazione al movimento una volta iniziato , della massa operaia , in ispecie in quella iscritta nell'unione sindacale .Se pero' il piano era troppo vasto ed audace per riuscire era tuttavia tale da destare le piu' serie preoccupazioni di fronte alle conseguenze gravissime che ne sarebbero scaturite se fosse stato anche in minima parte effettuato. Ed io non mancai di apprestare i mezzi di resistenza e fui ben sollecito di preavvisarne S.E. il Comandante in Capo della Piazza con ripetute e frequenti conferenze personali di cui l'ultima risale al pomeriggio di giovedi 3 corrente mese

     

     

    08 giugno 1920 al Prefetto di Genova

    I disordini teste' avvenuti a Sarzana e Spezia vanno tenuti ben distinti avendo essi origine e fisionomia ben diversa : i primi ebbero un fondo prevalentemente economico con infiltrazione anarcoide e teppistica : i secondi non furono che l'esecuzione di un progetto anarchico rivoluzionario a sua volta conseguenza e continuazione di altri precedenti tentativi riusciti vani pel mancato verificarsi di circostanze indispensabili alla loro attuazione…………………….

     

     

     

     

    Migliarina rapporto ore 5 del 5 giugno1920

    Egregio cav. Bruschi

    Assieme al maresciallo Bruno abbiamo girato in lungo ed in largo in camion la zona spingendoci anche oltre il Termo d'Arcola ed i Pagliari, ma nulla di anormale in quanto a movimento di persone abbiamo notato ,

    Silenzio perfetto ovunque.

    Perquisizioni ed arresti non ho fatto, perche' i capi piu' noti di Migliarina furono qui visti durante la giornata, come Barsotti , Capagli , Pravagli (?) Scattina ed altri. Come mi assicura anche il maresciallo di Fossa mastra ,

    si dice che che tra i facinorosi d'ieri che partirono dal termo per dare l'assalto alla polveriera ci fossero anche alcuni di Migliarina in bicicletta, ma nessuna indicazione mi fu dato di avere.

    Il predetto maresciallo di Fossamastra , che assicura la banda essere in maggioranza composta di abitanti del Limone e del Termo capitanata dal Carnesecchi e dal Ferrari Abele,

    che il detto graduato vide e non arresto', e' stato incaricato di appurare nella mattinata i mancanti al lavoro alla Vickers -Terni ed all'Ansaldo, e cosi dallo spoglio di essi avere qualche indizio per procedere , non potendo andare a casaccio-

    Il Ferrari Abele e' operaio all'Arsenale , non so in quale cooperativa, bisognerebbe accertarlo e vedere se nella mattina lavorava .

    Il maresciallo di Fossa mastra ha nella serata arrestato un individuo sospetto anarchico con indosso una rivoltella .

    Per misura precauzionale lo ha gia' fatto trasportare a Spezia alla caserma principale dei C.C. per essere di buon mattino tradotto in carcere

    Vado a riposare qualche ora e torno poi costa'

     

     

     

     

     

     

    La ricostruzione della vita di Dante Carnesecchi sara' oggetto di una pagina a lui dedicata

    Fu un rivoluzionario ! in un momento storico in cui si pensava che la rivoluzione fosse oramai a portata di mano della classe operaia

     

     

    Ricostruire la vita di un anarchico non e' certo semplice come chiunque puo' capire : bisogna saper interpretare i sussuri e le mezze verita , bisogna adattare gli occhi alla

    penombra e cercare di vedere cose che non possono vedersi in piena luce.

    Le azioni di un anarchico sono azioni destinate a rimanere nascoste e subiscono la reticenza degli stessi compagni che ne sono a conoscenza

    Spesso si puo' solo leggere tra le righe

    Spesso si puo' solo cercare d'immaginare

    La complessa personalita' di Dante Carnesecchi ( in particolare : la sua estrema riservatezza ) inoltre , rende le cose ancora piu' difficili

    "l'orrenda quanto lividamente lirica morte del Carnesecchi" ( come la definisce incisivamente Massimo Novelli ) spinge poi a focalizzare e a limitare l'attenzione

    su l'ultimo atto e a trascurare le sue azioni e le sue scelte che , nel contesto dei moti operai del 1919 e 1920 a La Spezia , furono di notevole peso .

     

    La sconosciuta avventura americana

    Nessuno conosce : che Dante Carnesecchi nel maggio del 1913 a 21 anni sbarco' a New York diretto a Pueblo ,con un amico di Vezzano tale Lombardi Giovanni ,

    A Pueblo dove vi furono tra il 1913 e il 1914 grandi rivolte operaie nelle miniere

    Non sono riuscito ancora a raccogliere notizie su quel periodo e a sapere se Dante era presente

    Ritorno' in Italia nel novembre del 1915 e da allora il suo nome comincio' ad essere conosciuto

     

     

     

    IL SECOLO XIX nell'edizione di mercoledi 29 settembre 1920

    IL FAMOSO " CARNESECCA"

    Il pregiudicato Dante Carnesecchi , colpito di ben quattro mandati di cattura per omicidio nella persona di un carabiniere , per attentato alla polveriera di Vallegrande , per reati contro la proprieta' ,e' stato assicurato alla giustizia in una brillante operazione dei reali Carabinieri al Termo d'Arcola .

    Al momento dell'arresto s'era nascosto in un armadio ed aveva accanto una rivoltella carica.

    La sua casetta come quella di un brigante degli antichi tempi era un vero arsenale di rivoltelle e di fucili con parecchie riserve di polvere pirica.

     

     

     

    Il terribile pregiudicato Carnesecchi,

    …….Si aggiunge a cio' un' immediata , e pur priva d'ogni fondamento fama di delinquente che peraltro a smentirla basta il solo fatto , ch' egli era un incensurato.

    Pochi davvero in questi tempi possono vantarsi di menare un tenore di vita cosi regolare e temperato come menava il Carnesecchi . Ma con tutto cio' egli era lo spauracchio , il babau , lo spettro incubante dell'autorita' , solo perche' era un anarchico ed una figura fisicamente atletica ed energica . Un insieme di ombre , di esagerazioni iperboliche , di vociferazioni fantastiche valse a creare nell'autorita' uno stato d'animo tenebrosamente odioso …………………………………………………………………………….

     

     

    Il 7 ottobre 1920 il compagno di lotta Abele Ricieri Ferrari ( Renzo Novatore ) scrive sul "Libertario":

    "Dante Carnesecchi è una delle più belle figure dell'individualismo anarchico. Alto, vigoroso, pallido e bruno. Occhi taglienti e penetranti di ribelle e di dominatore. Ha l'agilità di un acrobata ed è dotato di una forza erculea. Ha ventotto anni. E' un solitario ed ha pochissimi amici. L'indipendenza è il suo carattere. La volontà è la sua anima. Nelle conversazioni è un vulcano impetuoso di critica corrodente. E' sarcastico, ironico, sprezzante ……Sembra un paradossale ed e' un logico . Le sue verita' bruciano .

    La sua anima misteriosa e complicata e' un mare sempre agitato da furiose tempeste dello spirito . Non ha mai scritto nulla ma ha pensato molto ……..E il suo pensiero non si aggira nel piccolo cerchio vizioso dei luoghi comuni . Va oltre …..Le figure come la sua

    sono rarissime . Parlarne troppo a lungo si corre sempre il rischio di guastarle . E' un anarchico veramente individualista . Ecco tutto ……

    Ora nel primo rastrellamento di delinquenti sociali fatto nei dintorni di Spezia , per ordine di Giolitti ,Olivetti , e D'Aragona , e' stato arrestato anche lui . << In una brillante operazione >> fatta da cento e piu' carabinieri del re guidati da un loro ufficiale hanno invaso la sua casa e lo hanno catturato . La stampa merdosa della borghesia idiota e democratica , liberale e monarchica , ne ha dato l'annuncio trionfale ricamandolo di particolari talmente foschi da fare invidia ad uno di quei ripugnanti romanzi che solo quella

    carogna di Carolina Invernizio , buon' anima , sapeva scrivere . Naturalmente tutto cio' che si e' scritto su di lui e' falso come e' falsa e bugiarda l'anima fangosa e putrida d'ogni miserabile giornalista venduto. Per amore della verita' dobbiamo dire ( a costo di disonorarlo ) che non e' pur vero che sia pregiudicato .

    E' giovane . Ama intensamente la liberta' e la vita . Lo vogliamo fuori !

    Anarchici individualisti a noi !

    Renzo Novatore

     

     

     

    Sul Carnesecchi l' 8 dicembre 1920 ancora uno scritto del Novatore

    Uno scritto che accomuna il nome di Dante Carnesecchi a quelli prestigiosi di Malatesta e di Pasquale Binazzi , che dimostra la stima che Renzo Novatore aveva per il compagno



    "La folla è strame che il socialismo ha messo a marcire nella stalla della borghesia. Errico Malatesta, Pasquale Binazzi, Dante Carnesecchi e le altre migliaia di oscuri che marciscono in quelle bolgie miasmatiche e micidiali che sono le carceri della monarchia dei Savoia e che i medagliettati del P.S.I. (Partito Socialista Italiano) hanno domandato al porcile di Montecitorio il mezzo per costruirne ancora delle più vaste, dovrebbero essere per noi tanti spettrali rimorsi, camminanti sotto forme paurose, fra i meandri incerti della dubbiosa anima nostra; dovrebbero essere tante calde vampate di sangue che ci fugge dal cuore per salirci vertiginosamente sopra le linee del volto e coprircelo di fosca vergogna.

    Io so, noi sappiamo, che cento UOMINI - degni di questo nome - potrebbero fare quello che cinquecentomila "organizzati" incoscienti non sono e non saranno mai capaci di fare.
    Non vedete voi, o amici, l'ombra di Bruno Filippi che sogghigna e ci guarda?"

     

     

     

     

    CARNESECCHI, DANTE compare nel "Dizionario biografico degli anarchici italiani ", Pisa, BFS, 2004, Volume primo alle pagine 326 e 327 : a cura di (F, Bucci- R. Bugiani - M. Lenzerini)

      

    Nativo di Arcola (SP ) , è personaggio di rilievo nel movimento anarchico spezzino: uomo audacissimo, il più temibile sovversivo di un gruppo, di cui fanno parte Abele Rìcieri Ferrari ("Renzo Novatore "), Tintino Persio Rasi ("Auro d'Arcola ") e Sante Pollastro. Accusato di aver partecipato all'assalto della Polveriera di Vallegrande il 4 giugno 1920, C. viene tratto in arresto nel settembre successìvo, dopo l'occupazione delle fabbriche. Il giornale "Il Libertario" di La Spezia racconta che la stampa conservatrice sta facendo " un gran can can per l'arresto del terribile pregiudicato Carnesecchi, sul quale pendevano 4 mandati di cattura, che fu uno degli assalitori della Polveriera e che aveva la casa piena d'armi d'ogni genere. E se non ridi, di che rider suoli? Il Carnesecchi non è mai stato ricercato, tanto vero che tutti lo hanno veduto fino al giorno dei suo arresto passeggiare tranquillamente in città e dintorni e perfino in Pretura ed in Tribunale. E nientemeno aveva 4 mandati di cattura! O perché non lo hanno preso prima? Mistero ! "

    il 7 ottobre 1920 il compagno di lotta Ferrari scrive: "Dante Carnesecchi è una delle più belle figure dell'individualismo anarchico. Alto, vigoroso, pallido e bruno. Occhi taglienti e penetranti di ribelle e di dominatore. Ha l'agilità di un acrobata ed è dotato di una forza erculea. Ha ventotto anni. E' un solitario ed ha pochissimi amici. L'indipendenza è il suo carattere. La volontà è la sua anima. Nelle conversazioni è un vulcano impetuoso di critica corrodente. E' sarcastico, ironico, sprezzante [ ... ] . E' un anarchico veramente individualista". Rimesso in libertà, dopo sei mesi di carcere preventivo, per mancanza di qualunque indizio, C. è vittima di un agguato ordito da sette carabinieri, ben noti per aver provocato e arrestato altri sovversivi, e viene assassinato al Termo d'Arcola la sera del 27 marzo 1921, a pochi passi da casa sua.

    "Si trattava" scriverà Tintino Rasi "di una caserma speciale, fuori classe, a cui erano stati chiamati, mediante concorso volontario, una dozzina di militi scelti tra i più brutali e i più sanginari dell'arma". Gli anarchici denunciano apertamente i militi e li accusano di avere "proditoriamente e selvaggiamente assassinato" il loro compagno di ideali: il 27 marzo i carabinieri del "Limone" racconta "Il Libertario" - sono sortiti dalla caserma come "cannibali ebbri ed armati", al comando di un "nefasto brigadiere", e si sono recati "al canto provocatore di " Bandiera rossa" ed altri inni sovversivi in ricerca della preda designata al Termo d'Arcola". Qui hanno schiamazzato, bevuto e costretto, con la violenza, la gente a rincasare, poi sono piombati su C., che usciva di casa con lo zio Azeglio e l'amico Franceschini portando con sé una chitarra, e hanno brutalmente colpito Azeglio con una frusta e sparato a Franceschini, senza ferirlo. Quanto a C., egli è stato schiaffeggiato dal brigadiere e investito dai militi con "una briaca, tempestosa sfuriata di nervate", prima di essere abbattuto da una fucilata alla schiena e colpito da numerose rivoltellate e pugnalate, mentre i carabinieri urlavano: "Vigliacco! Voglio spezzarti il cuore con una revolverata !"e il brigadiere ordinava: "Prendi il pugnale, spaccagli il cuore!". Il 29 marzo 1921 la mamma di C. smentisce la versione dell'accaduto, diffusa da "Il Tirreno" e da altri giornali conservatorì, puntualizzando che il 27 marzo i carabinieri hanno íngìunto al figlio e ai suoi due compagni di fermarsi e di alzare le braccia: "Mio figlio e gli altri obbedirono chiedendo a quei sette [ ... ] chi fossero. Rispose il brigadiere qualificandosi e mio figlio declínò allora il suo nome. A questo punto il brigadiere, saputo che davanti aveva mìo figlio, gli vibrò uno schiaffo e tutti i carabinieri incominciarono a colpire con nerbate e pugnalate i tre disgraziati, i quali tentarono di salvarsi con la fuga. Mio figlio venne travolto e gettato a terra dove fu colpíto da vari colpi di rivoltella e dì fucile. [......] "E' pure falso che mio figlio fosse colpito da mandato di cattura".

    Migliaia di lavoratorì partecìpano ai funerali di C., che rìescono "seri, imponenti, commoventi", nonostante gli espedientì della Questura locale, che ha censurato i manifesti degli anarchici e della Cd L sindacale. il carro funebre è coperto di corone, la bara avvolta da un labaro rosso, sul quale è scritto in nero: " Giù le armi". Sono presenti anarchici, comunisti, socialisti e operai iscritti alla Cd L sindacale e a quella confederale. Il saluto all'assassinato è portato da P. Binazzí, direttore de "Il Libertario" della Spezia, e da Ennìo Mattias, segretario della CdL sindacalista,

    (F, Bucci- R. Bugiani - M. Lenzerini)

     

    FONTI :

    Arresti, "Libertario ", 30 set. 1920;

    R. Novatore, (Abele Ricieri Ferrari). Dante Carnesecchi, ivì, 7 ottobre 1920;

    R. Novatore, (Abele Ricieri Ferrari). Il compagno Dante Carnesecchi assassinato dai carabínierí del Limone, ìvi, 31marzo1921;

    Spezia. L'assassinio del compagno Carnesecchi Dante, ivi;

    Carnesecchi Lucia. Lettera della madre di Carnesecchi, ivi;

    I funerali di Dante Carnesecchi, ivi, 7 apr. 192 l;

    T.P, Rasi, I nostri caduti. Dante Carnesecchi, "AR", 11 maggio 1929.

     

    B1BLIOGRAFIA :

    Trentennío , p. 53; M. Novelli,

    Cavalieri del nulla. Renzo Novatore, poeta, Sante Pollastro, bandito. Casalvelino Scalo 1998, pg 8 1-83.

     

     

     

     

    11 maggio 1929. L'Adunata dei Refrattari (The Call of Refractaires)

    I nostri caduti : Dante Carnesecchi

    di Tintino Persio Rasi ( Auro d'Arcola )

     

     

    Tra quella nidiata d'aquilotti libertari che dai colli arcolani , dominanti a mezzogiorno la conca azzurra del golfo di Spezia e a tramontana la vallata del Magra , spiccavano

    il volo verso tanti quotidiani ardimenti , si distingueva sopratutti Dante Carnesecchi.

    Alto, atletico , volto energico , parco di parole, rapido nel gesto , tagliente lo sguardo : una giovinezza creata per l'azione , e nell'azione interamente spesa.

    Se il tipo assoluto d'Ibsen qualcuno puo' mai averlo realizzato , questi fu Dante Carnesecchi . Egli era una di quelle eccezionali individualita' che bastano a se stesse.

    Gran parte delle sue gesta rimarranno per sempre ignorate , poiche' , solo a compierle , ne' porto' il segreto alla tomba .

    Non aveva amici , non ne ricercava : non affetti , mollezze , piaceri . In seno alla stessa famiglia viveva senza vincoli. Verso la madre , come verso le sorelle che lo adoravano ,

    si comportava con la freddezza di un estraneo.

    Egli , a cui pur non difettavano i mezzi , coricava sul duro letto senza materasso, onde evitare di provare dell'attaccamento agli agi di casa . Un individuo simile non era fatto

    per essere amato. E dell'amore non conobbe ne' le estasi sublimi , ne' le dedizioni mortificanti.

    Strana natura !

    Perfino verso noi , tra i piu' vicini , il suo animo insofferente elevava un' ultima barriera isolatrice , come a sottrarsi ed a proteggersi dalle possibilita' d'ogni intima comunione .

    Certo , egli era il piu' odiato dai nemici nostri , il piu' temuto dagl'indifferenti , il piu' ammirato dai compagni e dagli spiriti liberi: ma era anche colui che non si lasciava amare ,

    che non fu amato.

    Nessuno poteva esercitare un qualsiasi ascendente su di lui. Refrattario ad ogni influenza esteriore , egli era all'altezza delle sue azioni , che mandava in piena consapevolezza

    ad effetto , fidando solo sulle sue forze.

    Ogni progetto , riduceva alle proporzioni di un operazione aritmetica , accomunando ad un estrema audacia un'estrema prudenza , una piena sicurezza in se' , ed una risolutezza

    tacita quanto irreducibile.

    Nello sport quotidiano allenava il corpo alla resistenza , all'agilita' , all'acrobazia , alla velocita', e il polso alla fermezza ; nella temperanza scrupolosa conservava la pienezza

    del suo vigore fisico e della sua lucidita' mentale; nella musica ricercava le intime sensazioni per ricrearsi liberamente lo spirito .

    Percio' egli era boxeur , lottatore , ciclista , automobilista , corridore , acrobata , tiratore impareggiabile ; suonatore e compositore di un virtuosismo piuttosto arido e cerebrale ;

    ottimo poliglotta .

    Durante il periodo dell'immediato dopoguerra , il territorio del circondario di Spezia fu particolare teatro d'una serie incessante di attentati anarchici contro le proprieta' ,

    le polveriere , le caserme le autorita' , le reti ferroviarie e telegrafiche.

    Ingenti patrimoni appartenenti allo stato ed ai privati andarono distrutti ;numerosi carabinieri ed agenti della forza pubblica perirono sotto la folgore della rivolta; il prestigio

    dell'autorita' affogava nel ridicolo; i rivoltosi rimanevano ignoti , malgrado i numerosi arresti a casaccio .

    Il sospetto dell'autorita' cadeva sul gruppo d'audaci che scuoteva le basi dell'ordine e della sicurezza borghese . E piu' del sospetto avevano la certezza che il Carnesecchi

    fosse tra questi , se non l'anima certamente il piu' temibile .

    Ma egli era un giovane senza precedenti giudiziari : Un incensurato che non lasciava traccia delle sue colpe. Si tento' , tuttavia , piu' volte d'incolparlo . Invano . La polizia

    si accaniva ad arrestarlo . La magistratura mancava d'ogni prova perfino indiziaria per procedere .E non tardava a rilasciarlo in liberta'. Non rimaneva che sopprimerlo. Fu questo

    il compito che si assunse di portare ad esecuzione il Comando di Legione della benemerita.

    A questo scopo fu espressamente istituita una nuova stazione di carabinieri nella frazione abitata dal Carnesecchi .Si trattava di una casema speciale, fuori classe , a cui erano

    stati chiamati ,mediante concorso volontario , una dozzina di militi scelti tra i piu' brutali e sanguinari dell'arma . La consegna che avevano codesti energumeni era esplicita : tutelare

    l'ordine … con ogni sorta di vessazioni , d'arbitrii e di violenze : Non passava notte che non flagellassero a colpi di nerbo di bue quanti popolani incontravano sul loro cammino .

    Solamente gli anarchici potevano circolare dopo le 9 di sera . I teppisti della benemerita avevano cura di non provocarli e di non affrontarli in quel modo . Fingevano di non vederli .

    Essi sapevano troppo bene che contro gli anarchici non era prudente agire che in un solo modo : assassinarli isolatamente e proditoriamente , o fingere d'ignorarli.

    Fu seguendo questa tattica che giunsero a preparare l'agguato in cui Dante Carnesecchi doveva cadere orribilmente martoriato, come mai niuno cadde.

    Era la sera di Pasqua del 1921.

    I clienti delle varie osterie situate lungo la strada provinciale del Termo d'Arcola notarono una comitiva d'individui avvinazzati che continuavano a trangugiare gotti di

    vino al canto dell'Inno dei lavoratori , di Bandiera Rossa , dell'Internazionale e d'altri inni sovversivi. Due di essi avevano la doppietta da caccia sulla spalla , e qualcosa

    di non meno sinistro s'indovinava che contenessero le tasche troppo gonfie degli altri . La presenza di codesti omaccioni dal volto infiammato e dalle pupille rese sanguigne

    da un'ebbrezza che non sembrava di solo alcool , turbo' la schietta allegria dei pacifici consumatori . Una strana inquietudine scese come un'ombra sugli animi . Ed in

    breve ogni pubblico ritrovo rimase deserto.

    La comitiva usci dall'ultima bettola sulla strada buia . si dispose in cerchio , e dopo alcuni minuti di sommessi bisbigli s'inoltro' cautamente verso una casa isolata. Giunta

    alla distanza di una cinquantina di metri sosto'' , ed ogni componente si scelse sul terreno un nascondiglio ove attendere e guatare .

    Dall'alto del campanile di Vezzano Ligure scendeva al piano , lenta e triste come quella d'un 'agonia , l'eco di undici rintocchi , quando due uomini uscirono dall'uscio della

    casa accerchiata . L'uno gia' attempato e leggermente curvo , precedeva sul viottolo breve che mena sulla strada provinciale ; l'altro , giovane e agile , seguiva recando

    tra le mani una chitarra. Dante Carnesecchi aveva ricevuto la visita d?uno zio , ed a quell'ora tarda usciva per riaccompagnarlo a casa. Quando i due uomini imboccata

    la strada maestra , l'ebbero tranquillamente percorsa per circa una trentina di metri , furono bruscamente arrestati da un'ordine imperioso.

    --Fermi la' , e mani in alto !

    Dante Carnesecchi riconobbe subito nell'uomo che gli stava di fronte , dimenando nella mano nervosa lo scudiscio , il maresciallo comandante la stazione dei militi speciali .

    Attorno , vide i visi sinistri dei militi disposti in cerchio come un tormo di bracchi impazienti che attendono l'ordine per lanciarsi sulla preda .

    --Cosa fate voi , in giro a quest'ora ?

    interpello' il graduato rivolgendosi al vecchio.

    Il poveretto non ebbe tempo di rispondere che una tempesta di nerbate gli schiaffeggio' brutalmente il viso.

    Dominandosi quanto piu' pote' , il nipote intervenne ad osservare che non era ne' umano ne' eroico percuotere in tal modo un vecchio padre di famiglia.

    Le belve regie non aspettavano altro . Abbandonarono lo zio , e serrarono il cerchio intorno al Carnesecchi.

    Egli impugno la chitarra per proteggersi il viso dai furiosi colpi di scudiscio. Ma ben presto quel debole scudo ando' in mille frantumi , ed il compagno nostro senti che solo

    un tentativo disperato poteva ancora aprirgli una via di salvezza . Raccolse tutte le sue forze e urto' in un impeto formidabile contro il cerchiop dei suoi flagellatori. Tre

    sicari caddero rovesciati a terra , ed il compagno nostro ratto come un fulmine , a cinquanta metri da essi , aveva gia' saltato che separa i campi dalla strada , quando

    raggiunto da un colpo di moschetto si abbatte' sul ciglio. La ciurma dei sanguinari gli fu presto addosso . Viveva ancora . Lo rotolarono a pedate nel fango del fosso.

    E mentre un gruppo di tre militi portatisi sul trivio arrestava tutti i passanti col moschetto imbracciato , affinche' nessuno potesse correre ad avvertire i compagni della vittima ;

    gli altri s'accinsero a consumare ogni sorta d'orribili sevizie sul corpo spasimante del ribelle.

    Egli supplicava lo finissero con un colpo al cuore . Ma il macabro sadismo degli aguzzini era ben lungi da sentirsi appagato -Lo calpestarono di calci , lo dissetarono …sputandogli

    ed orinandogli in bocca , gli tormentarono il corpo con una pugnalata in ogni poro , gli attanagliarono i testicoli , gli perforarono i timpani degli orecchi , lo macerarono nel sangue

    e nel fango del fosso tra sghignazzate oscene e ingiurie atroci.

    --Uccidetemi !……Non vi chiedo che di uccidermi ! --rantolava la vittima con la lingua ingrossata e le labbra inturgidite dall'arsura e dagli spasimi.

    --Schianta, miserabile !……..Non ti finiremo che per ricominciare sugli altri compagni tuoi .

    Alle quattro del mattino le iene del re si accanivano ancora a dilaniare le martoriate carni dell'agonizzante . E solo il sorgere imminente dell'alba le indusse a nascondere al

    raccapriccio del giorno l'orrendo spettacolo della loro scelleratezza.

    All'ospedale dopo sei ore di terrificante supplizio , il medico di guardia , affondava il colpo di grazia nel cuore di Dante Carnesecchi

    Quando sulle prime ore del mattino nell'apprendere la tragica notizia , accorremmo sul luogo del misfatto , trovammo una donna ancora impalata sulla soglia di casa da dove

    aveva assistito allo svolgersi della scena spaventosa . col corpo in sussulto e le pupille dilatate dall'orrore , essa lanciava grida di uno strazio extraumano , strappandosi

    disperatamente i capelli come una furia .

    Invano si tento' d'interrogarla. Non sapeva piu emettere che urla terribili .Aveva perduto la favella.

    Invano si cerco' di condurla nell'interno della propria dimora .Rimase la' sull'uscio , come se vi fosse stata radicata , cogli occhi terribili , fissi verso il luogo della scena tremenda .

    La poveretta era impazzita . irremediabilmente impazzita di spavento e d'orrore .

    Sul macabro marmo della camera mortuaria , rigido e sospeso dalla tensione dei tormenti , il corpo armonioso di dante Carnesecchi non presentava uno spazio dove il pugnale

    non si fosse affondato . Il viso era stato ridotto da una tempesta di nerbate , ad una maschera spaventosamente tumefatta. Mentre lo contemplavamo angosciati in silenzio ,

    entro' col respiro affannoso e il passo concitato , una donna bassa e massiccia .

    Ella , si chino' trepida sul cadavere , lo bacio', lo abbraccio' , e con voce che tradiva la commozione lo chiamo' per l'ultima volta :

    --Dante !…..

    Era la madre . In quel momento , impallidirono i nostri volti silenziosi , ed un groppo ci serro' la gola .

    In quella stessa ora , in una sala del Comando di Tenenza , mandanti e mandatarii , banchettavano gioiosamente , brindando all'eroismo dei sicari .

    Quando ella si rialzo', il suo ciglio era asciutto . Ci riconobbe . Ci mosse incontro' . E con uno sguardo senza lacrime in cui un intenso dolore commisto ad un intenso odio

    lampeggiavano implacabili , ci disse :

    --Non resta che vendicarlo !

    Mai , durante la mia vita , conobbi madre piu' di questa degna dello stoico eroismo del proprio figlio .

    E non l'abbiamo ancora vendicata ……

    Auro d'Arcola

    ( debbo questo articolo all'immensa cortesia della signora Fiamma Chessa-- Archivio Famiglia Berneri-Aurelio Chessa di Reggio Emilia )

     

     

     

    E Tintino Persio Rasi ( Auro d'Arcola ) scrive :

    In quell'estate del 19 , ricorda Auro , << si cerco di risolvere il problema ( dei propagandisti rivoluzionari , n.d.a. ) delegandomi in motocicletta

    seguito da due valorosi compagni tra cui quel gigante dell'azione che fu Dante Carnesecchi , a fare quanti piu' borghi possibili ,ma giunti a Santo

    Stefano Magra , mentre io stavo concionando la folla , sbucarono non si sa da dove un milite e un brigadiere dei carabinieri ; quest'ultimo con

    fare burbanzoso mi intimo' di allontanarmi . Ne nacque un violento battibecco , durante il corso del quale dalla folla che stava alle spalle dei

    militi eccheggiarono fulmineamente tre colpi di revolver . I due gendarmi stramazzarono al suolo , la folla si sbando' con un grido di orrore , mentre

    dalla parallela provinciale giungeva una lunga teoria di camions carichi di armati

     

     

     

     

     

     

     

    Documenti anagrafici

     

    All'anagrafe di Vezzano Ligure (SP ) nel registro degli atti di nascita al num 46 dell'anno 1892 risulta :

    Essere nato Carnesecchi Dante , Fortunato , Guido in data 12 marzo 1892 da Carnesecchi Biagio Giuseppe di anni 68 e da Fontana Lucia di anni 29

     

    Di suo padre non esiste l'atto di nascita essendo nato tra il 1823 e il 1824

    Esiste l'atto di morte ( atto num 81 ) in cui e' registrato che Biagio Giuseppe Carnesecchi figlio di Antonio muore a Vezzano il 14 novembre 1901 all'eta di 78 anni

    Sua madre Fontana Lucia ( colpisce la forte differenza di eta' col marito ) risulta l'esser nata il 18 aprile 1862 : Fontana Lucia di Giovanni Fontana e di Belli Maria nativa di Villanuzzo (si legge male ma dovrebbe essere invece Villa Minozzo ) (RE), risulta poi esser morta a Vezzano Ligure lo 02 luglio 1942

     

    Nell'atto dei nati , nella parrocchia di Vezzano basso , relativo a Dante , Biaggio Giuseppe che denuncia a parroco la nscita di Dante alle nove antemeridiane dichiarera' esser sua moglie nativa di Sologno che e' un paese confinante con Villa Minozzo nell'Appennino reggiano

    Nell'atto dei morti nella parrocchia di Vezzano basso relativo a Biagio Giuseppe si vedra Lucia essere la seconda moglie di Biagio Giuseppe

     

    All'anagrafe del Comune della Spezia :

    Nel registro degli atti di morte risulta al n° 110 che il Presidente dell'Ospedale ha dato comunicazione al Comune il giorno 29, della morte di Dante Carnesecchi di anni 29 avvenuta il 28 marzo 1921 alle ore 1 e cinque minuti ( il che vuol dire che raccolto agonizzante era morto durante la notte )

    Dal certificato necroscopico effettivamente risultano come causa della morte "ferite multiple da arma da fuoco".

     

    Al numero 110 degli atti di morte del comune della Spezia in data 29 marzo 1921

    .......do atto che a ore una, e minuti cinque del giorno ventotto corrente mese nella casa posta in S.Cipriano n.21 e' morto Carnesecchi Dante anni 29 nato a Vezzano Ligure figlio di fu Giuseppe e di Fontana Lucia - celibe - operaio

     

    IN REALTA' LA FORMULA " NELLA CASA POSTA IN S. CIPRIANO N. 21" ERA LA FORMULA IN USO PER INDICARE L'OSPEDALE CIVILE DI LA SPEZIA

     

     

     

     

     

     

    LA VITA TORMENTATA DI UN ANARCHICO

     

      Oreste Carnesecchi di Telemaco ( 1870--1937 )

     

    Dal Casellario Politico Centrale riemergono la vita e le tribolazioni di un anarchico la cui vita attraversa tutto il ventennio .

     

     

     Figlio di Telemaco e di Scarpettini Francesca nato a Livorno il 10 maggio 1870 e morto a Livorno il 23 gennaio 1937

     

     5 settembre 1894

    facchino celibe abitante a Livorno via del Giglio num 5 piano 3 anarchico

    e' un anarchico audace e pericoloso abbastanza. Ha carattere violento , ed e' avverso ad ogni ordine sociale . Ha dato parecchie volte prova della sua capacita' a delinquere per isfogare il suo accanito odio contro le autorita' costituite , facendo in diverse occasioni oltraggio violenza e resistenza agli agenti della forza pubblica ai quali ha prodotto anche lesioni personali.

    E' dedito all'ubbriachezza e spalleggiato dai suoi corrilegionari , disturba la pubblica quiete e causa spesso disordini e risse nei pubblici esercizi che abitualmente frequenta . E' stato espulso dalla Francia perche' condannatovi per furto e per la sua tendenza al malfare, e' attualmente ammonito.

    Il Carnesecchi e' ritenuto capace di commettere qualunque azione criminosa

    Dal casellario giudiziario emergono le seguenti condanne a suo carico

    A con sentenza del tribunale di Livorno 29 luglio 1890 ,fu condannato a 3 giorni di reclusione per oltraggio a d un agente della pubblica forza

    …………………………………………..

    Il Carnesecchi non si stanca mai di fare attiva propaganda delle sue massime nei pubblici esercizi , incitando alla violenza ed alla distruzione degli ordinamenti costituiti.

    E' intimo amico dei pericolosi anarchici di qui Favilli Alessandro , Cozzi Oreste , Cozzi Luigi ,e Vernaccini Giuseppe , coi quali per notizia d'ufficio aveva formato una vera associazione per delinquere contro le pubbliche autorita' , premeditando attentati contro le medesime

     

     

    Assegnato a domicilio coatto per anni tre in Porto Ercole ( articolo 9 legge 19 luglio 94 num 316 ) dove fu tradotto il 29 gennaio 95

     

     

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    DATI CONCERNENTI IL PERIODO DI DOMICILIO COATTO
    (Scheda presso l’ASAS – Archivio Storico degli Anarchici Siciliani)


    Carnesecchi Oreste di Telemaco, definito "pulitore di mobili", viene condannato a 3 anni di domicilio coatto, per oltraggi e resistenze alla forza pubblica, il 19 settembre 1894 dalla Commissione Provinciale di Livorno. Il 29 gennaio 1895 viene tradotto a Porto Ercole. Avendo qui serbato "cattiva condotta, l’8 luglio 1895 è tradotto a Ponza. In quell’isola è condannato, il 14 luglio 1895, a 15 giorni a pane e acqua "per mancata ritirata". Subisce un processo, il 26 ottobre 1895, "per contravvenzione ai precetti del coatto" consumata il 6 maggio precedente. Ciò gli procura una condanna a 1 mese di carcere. Il 2 luglio 1896 giunge a Ustica, dove si segnala che mantiene "cattiva condotta". In realtà, sull’isola egli fa parte del gruppo anarchico più moderato, che si riunisce attorno ad Arturo Borghetti e alla moglie, che hanno messo su casa in campagna. Nella casa di Borghetti egli si trova, prudenzialmente, al momento della rivolta scoppiata il 19 agosto 1896. Si tratta in realtà di una plateale protesta, inscenata nella piazza principale del paese con canti e assembramenti non autorizzati, per protestare contro l’imposizione, da parte del nuovo direttore della colonia, della carta di permanenza, che i coatti anarchici ritengono offensiva della loro onestà e dignità di uomini liberi (quantunque coatti). Vengono arrestati la sera stessa, nei cameroni dove si erano ritirati, 50 coatti (39 politici e 11 comuni, tra cui alcuni simpatizzanti), e tradotti a Palermo l’indomani col piroscafo "Gorgone". Il 3 settembre, la Camera di Consiglio di Palermo dichiara il non farsi luogo a procedere per Carnesecchi ed altri 12 (tra cui Borghetti). Al processo, tenutosi a Palermo il 21 settembre, verranno condannati 2 anarchici (Andrea Barabino e Benedetto Faccetti) a 5 mesi di reclusione, altri 21 altri a tre mesi, e uno (il cieco Giovanni Gavilli) a 25 giorni di carcere. A seguito dell’amnistia proclamata il 24 ottobre 1896, la pena sarà condonata e tutti, tranne Barabino e Faccetti, usciranno dal carcere e saranno destinati ad altre isole. A seguito dell’avvento al potere di Rudinì e del decreto del Ministero dell’Interno in data 1° novembre 1896, Carnesecchi sarà prosciolto "condizionalmente" dal coatto, come quasi tutti i suoi compagni di pena. Abbandona Ustica l’8 novembre 1896 insieme ad altri sette compagni ch’erano rimasti sull’isola, dopo la fine del processo, per giungere a Livorno il 17 novembre successivo.

    Da notizie fornite dallo storico dell'anarchismo Natale Musarra

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    Emigra a San Paolo in Brasile il 17 febbraio 1897

     

    26 ottobre 1903

    c'e' una rissa tra anarchici in particolare tra Oreste Carnesecchi e Ugo Trivella nella piazza Mercandinho di San Paolo.

    Oreste Carnesecchi e l'anarchico Ugo Trivella feritisi a vicenda con colpi di coltello vengono tratti in arresto

     

     

    8 novembre 1905

    la legazione d'Italia in Brasile trasmette al Prefetto di Livorno che l'anarchico Oreste Carnesecchi non e' piu' da acuni mesi in San Paolo

    <<…………..dalle minuziose fatte eseguire per il suo rintraccio risulterebbe che nel gennaio del corrente anno , posteriormente cioe' alla rissa da lui avuta in San Paolo col Trivella Ugo , il Carnesecchi si diresse a Rio de Janeiro , ove per molti giorni rimase presso l'anarchico Squilloni Ferdinando , imbarcandosi quindiclandestinamente per Buenos Aires

     

    12 marzo 1906

    dalle indagini esperite pel rintraccio dell'anarchico controdistinto pare possa ritenersi che effettivamente egli sia giunto qui tempo fa , su un piroscafo proveniente dal Brasile ; vi si trattenne alcun tempo lavorando come facchino presso un deposito di lane grezze da esportazione alla Boca allontanandosi quindi per l'interno della Repubblica con non precisata destinazione .

    Qui non diede luogo a rimarchi per a sua condotta

    Con ossequio

    Il console generale a Buenos Aires

     

     

    Passano alcuni mesi di infruttuose ricerche

     

    30 maggio 1908

    prefettura di Livorno

    Mi pregio rifere a codesto On. Ministero di seguito a precedente carteggio , che l'anarchico Carnesecchi Oreste tornato ieri dall'America ,e' stato fermato a Genova per misure di pubblica sicurezza.

     

     

     

    5 giugno 1908

    Regia Prefettura di Genova

    in relazione al dispaccio di contro indicato riferisco a codesto Onorevole Ministero che l'anarchico Carnesecchi oreste e' stato tradotto a Livorno

     

     

     9 giugno 1908

    Ministero dell'interno

    Il Prefetto di Genova informa che l'anarchico Carnesecchi Oreste e' stato tradotto in codesta citta'

    Si prega la S.V. di voler predisporre su detto individuo la necessaria vigilanza e di segnalare al Ministero ogni di lui anormale movimento

     

     

    22 giugno 1908

    chiede il passaporto per Buenos Aires

    non ha vincoli o pendenza penale

    il passaporto viene concesso

    rinuncia al proposito di emigrare

     

    1910

     

     

    31 maggio 1914

    prefettura di Livorno

    il 31 maggio scorso partito per Cecina , dove ha trovato occupazione . Segnalato alla Questura di Pisa per la vigilanza.

     

    4 luglio 1914

    il 4 corrente ha fatto ritorno , ed e' stata sopra di lui ridisposta la necessaria vigilanza . Oggi ripartito per Cascina segnalato a quella autorita'

     

    26 agosto 1914

    il 25 luglio ha fatto ritorno da Cascina in questa citta' dove trovasi tuttora e dove viene convenientemente vigilato .

     

    5 aprile 1923

    risiede sempre a Cascina ma da tempo si disinteressa di politica ne partecipa a manifestazione di partito

     

    16 settembre 1926

    Prefettura di Livorno

    risiede tuttora in questa citta' ove abita in via Chiellini num 5 piano 3

    Durante questi ultimi anni non ha dato luogo a rimarchi sulla sua condotta politica si da fare ritenere che non si interessi piu' di politica .

    Viene peraltro sempre attentamente sorvegliato

     

    3 marzo 1927

    conserva teorie anarchiche ma no esplica nessuna attivita' politica

    viene vigilato

     

    14 giugno 1927

    non esplica attivita' politica ma professa sempre principi anarchic.

    E' occupato presso il magazzino di frutta Scarpettini in via Di Franco 6

    E' sorvegliato

     

    14 marzo 1929

    professa tuttora teorie anarchiche , ma da vari anni non esplica attivita' politica

    viene sorvegliato

     

    11 aprile 1932

    serba regolare condotta e non da luogo a rilievi pur conservando le sue idee

    anarchico

     

    17 gennaio 1934

    abita in via Chiellini num 9 1 piano

    Conserva le proprie idee anarchiche ma non da luogo a rilievi

    Viene vigilato

     

    14 marzo 1935

    e' presente in via Chiellini num 9 piano 1 e continua a tenere regolare condotta in genere

    viene vigiato

     

    28 giugno 1935

    continua a tenere regolare condotta in genere ma non risulta siasi ravveduto

    e' vigilato

     

    15 febbraio 1936

    e' passato ad abitare in via Guglielmo Oberdan num 20 terr

    Nulla da segnalare i linea politica

    E' vigilato

     

     

    8 gennaio 1937

    e' passato ad abitare in via Porta Colline num 12 terr

    Nulla da segnalare i linea politica

    E' vigilato

     

     

    25 gennaio 1937

    agli effetti del servizio schedario

    pregiomni informare codesto On/le Ministero che il soprascritto sovversivo e' qui deceduto il 23 corrente

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Sempre in quegli anni di inizio secolo

     

     

    Carnesecchi Renato di La Spezia

     

     tra i legionari di D'annunzio alla conquista di Fiume ................ e tra i pirati dell'Adriatico……..

     

    da approfondire e chiedere permesso

     

     

     

     

     

     

    Casellario Politico Centrale

     

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    Nel Casellario Politico Centrale figurano tre Carnesecchi ( Non figura inspiegabilmente come detto altrove Dante Carnesecchi )

    http://nostos.maas.ccr.it/cpc/

     

    BUSTA 1099

    Oreste Carnesecchi nato nel 1870 a Livorno e residente a Livorno facchino politicamente anarchico cod identificativo 04892 osservato 1894--1937 c'e' scheda biografica

    Curzio Carnesecchi nato nel 1876 a Bibbona ( Pisa ) residente a Piombino possidente politicamente socialista cod identificativo 04890 osservato 1902--1932 c'e' scheda biografica

    Guglielmo Carnesecchi nato nel 1890 a Lorenzana (Pisa) ed ivi residente commerciante politicamente socialista cod identificativo 04891 osservato 1930

     

     

     

     

     

     

     

    Ci sono poi alcuni Carnesecchi tra i gerarchi fascisti della Liguria e della Toscana , ma sono argomenti troppo vicini a noi , di cui non e’ ancora tempo di parlare .

    Perche’ le scelte dei padri non ricadano sui figli…………….

     

     

     

     

     

    Vorrei parlare pero' di Curzio Carnesecchi e di Pollione Carnesecchi  citati in alcuni libri

     

     

     

     

     

     

     

    Curzio Carnesecchi

    Sindacalista , fascista della prima ora , dissidente fascista

     

     Bibbona< ………Curzio Carnesecchi ,socialista , sansepolcrino ,Segretario politico a Genova ,segretario mandamentale del sindacato fascista di Piombino , dissidente fascista: fuori e dentro il CPC

     

     

    Curzio Carnesecchi di Giovanni e di Caterina Barbetti nato a Bibbona frazione di Cecina il 30 settembre 1876 , morto a Piombino 3 febbraio 1929

     

     

    Molto probabilmente Curzio e' figlio di questo Giovanni ( che nel censimento del 1841 pare nato nel 1830 ) e' nipote di Giuseppe ( che pare nato nel 1790 )

     

     

     

     

     

    Bibbona : dati del censimento del censimento 1841 fonte dr Roberto Segnini

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    sindacalista rivoluzionario

    Fascista della prima ora

    probabilmente poi dissidente dal fascismo

     

     

    Figura nel casellario politico centrale :

    Curzio Carnesecchi di Giovanni nato nel 1876 a Bibbona residente a Piombino possidente politicamente inquadrato come socialista

    cod identificativo 04890 osservato 1902--1932 .

     

     

     

    il 3 marzo 1902 figura il seguente cenno biografico di pubblica sicurezza

    Residente a Bibbona frazione di Cecina , possidente , bracciante, ammogliato con Geri Elena , ha due figli . Socialista .

    Nel pubblico riscuote buona fama .E' di carattere indifferente .Educazione da operaio . E' di mediocre intelligenza e cultura.

    Ha frequentato le scuole elementari . Frequenta i correligionari .In famiglia si comporta bene .

    Non tenne cariche pubbliche ne' amministrative . La condotta e' relativa ai principi che professa . E' iscritto al partito socialista .

    Ha influenza nei pochi socialisti esistenti in Bibbona . Non e' in corrispondenza epistolare con individui del partito ne' in Italia ne' fuori.

    Non appartiene ad alcuna associazione . Non collabora ne' collaboro' in giornali. Fa propaganda tra gli operai e contadini di Bibbona ma finora con poco profitto .

    Verso le autorita' mantiene un contegno piuttosto indifferente . Prese parte al congresso privato socialista regionale di ………tenutosi a Cecina il 29 dicembre 1901.

    Risulta promotore di conferenze socialiste ed e' proclive a prendere parte a qualsiasi manifestazione pubblica e privata del partito stesso.

    Non fu mai ammonito. Non fu al domicilio coatto . Non subi condanne.

     

     

    Nel giugno 1903

     

    Il 30 giugno 1903 e' stato denunziato all'Autorita' Giudiziaria siccome responsabile del delitto di cui all' rticolo 166 del codice penale e cioe' pe avere il 23 giugno occorso insieme ad altri individui usato violenza a 22 donne per impedire di recarsi alla mietitura de grano se i rispettivi padroni non avessero aumentato la mercede giornaliera.

     

    1907

    PIOMBINO - Nel dare notizia della Costituzione della Camera del lavoro di Piombino, alla quale aderiscono immediatamente 22 leghe di resistenza, Il Martello rende nota che la Commissione Esecutiva è composta da Giuseppe Damiani, Curzio Carnesecchi, Primo Lazzereschi, Alessandro Manetti, Casimiro Tozzi, Pio Dardini, Alfredo Ceppatelli, Alfredo Nelli e Sigismondo Bacci. La maggioranza politica resta in mano alla tendenza "sindacalista" del PSI ma la segreteria viene affidata a Carnesecchi che rappresenta la mediazione con la frazione riformista (CCO).

    http://www.radiomaremmarossa.it/?page_id=1932

     

     

    Puo' essere che su di lui abbia esercitato influenza

    Umberto Pasella, originario di Orbetello, sindacalista rivoluzionario, fra il 1906 e il 1908 era stato segretario della Camera del Lavoro di Ferrara. Nel 1909 divenne segretario della Camera del Lavoro di Piombino dove rimase fino al 1911. Interventista, nel dopoguerra aderì al movimento fascista f ino a diventare l'organizzatore della centrale dei fasci di Milano fra il 1919 ed il 1921. 

     

    Fascista della prima ora

     

     

     Ha un ruolo importante nei quadri del primo movimento fascista , dove compare in importanti riunioni dove c'e' la presenza dello stesso Mussolini

     

     

     

    Fascismo, antifascismo, Resistenza in una città operaia

    Ivan Tognarini - 1980 - 328 pagine
    La Sezione Socialista Riformista di Piombino fu costituita da una decina di " ex socialisti ufficiali " ("La Fiamma ", 29 dicembre 1920), tra cui Benvenuti, dirigente del Sindacato Latta (ivi, 28 marzo 1920) e Curzio Carnesecchi, ...
    books.google.it

     

     

     

     

     

     

     

    Anno 1921

     

     

    Anno 1921 Segretario politico del fascio di Genova

     

    La presenza del Carnesecchi a Genova e' probabilmente legata alla conoscenza e all'apprezzamento di Umberto Pasella e l'unica spiegazione che per il momento riesco a dare.

     

     

    Storia della rivoluzione fascista - Pagina 218

    di Giorgio Alberto Chiurco - Fascismo - 1973

     

    …….Nel 1921 il Fascio genovese era diretto dapprima da Curzio Carnesecchi , segretario politico e dal col. A. Costa presidente…………….

     

     

    Processo a Mussolini‎ - Pagina 352

    di Mino Caudana - 1964

    L'anno dopo furono nominati segretario politico Curzio Carnasecchi e presidente
    il colonnello Costa. Altri esponenti furono la professoressa Elsa Goss, … ……

    Visualizzazione frammento

     

    06 marzo 1921 : Convegno regionale dei Fasci della Liguria

    Alla cerimonia inaugurale del Convegno parlano Carnesecchi Curzio e Pietro Rossi . Si svolge la consegna dei gagliardetti del Fascio e dell'Avanguardia : parlano Elsa Goss , Giovanni Pala , Margherita Spessa , Ferruccio Calbazar , Umberto Pasella , Michele Terzaghi , e dott: Ferruccio Lantini . Hanno inizio i lavori del convegno . Sono rappresentati i seguenti Fasci : Alassio : Larcher,Arduini e Valega : Camogli :Colabrese , Di Vecchio , Olivari e Bardellini ; Chiavari : Bancalari , Casaretto ,Mazza e Pigoni ; Cornigliano Ligure : Bartolini, Pietra, Zippoli ,Gobetti . Genova : Pala, Lantini , Colombo ,Crippa, Zanichelli , Della Bella , Luxoro , Baschieri, Carnesecchi , Mastromattei ;……………………………

    ………………………Viene nominato segretario federale Mastromattei , e riconfermato menbro del C.C. Amedeo Buttafava ; E' confermato il direttorio federale precedente.

    Si svolge dopo il Congresso un imponente corteo senza incidenti.

     

    =7 Aprile 1921 Riunione del comitato centrale dei Fasci

    Si riunisce a Milano il comitato centrale dei Fasci per decidere l'atteggiamento da seguire nelle elezioni politiche imminenti . Presenti :

    Mussolini , Pasella , Marinelli , Freddi , Aversa , Bolzon , Bruzzesi , Angiolini , Steffanini , Rossi , Besana , Gioda , Polverelli , Farinacci , Marsich , Bresciani , Giunti , Buttafava , Padovani , Arpinati , Mastromattei , Lantini , Carnesecchi , Terzaghi , Morisi , Tarantini , e De Angelis ( Napoli ) , Ruzier , Forni , Calzabini , Grandi .

     

    =29 Marzo 1921 Adunanza del C.E. della C.C.

    Presenti : Mussolini, Pasella, Marinelli, Freddi, Aversa, Bruzzesi, Bolzon, Besana, Rossi , Angiolini, Carnesecchi. Si esaminano le situazioni dei Fasci di Parma e Venezia

     

     

     

     

    AI MARGINI

     

     

    ..........Sociologicamente parlando l’elemento piu’ forte e agguerrito erano gli ex combattenti della piccola borghesia urbana : quella che aveva pagato il piu’ forte contributo di sangue alla guerra e che ora piu’ gravemente ne pagava le conseguenze dell’inflazione e della disoccupazione . In essa sulle idee prevalevano gli umori , e quegli umori erano rivoluzionari , anzi eversivi . Il piccolo borghese imbestialito >> come sprezzantemente lo chiamava Trotzky , era imbestialito un po contro tutti : contro i socialisti che al ritorno dalle trincee , lo avevano svillaneggiato e aggredito , ma anche contro i capitalisti << pescicani >> che avevano lucrato alle sue spalle , la Monarchia , la Chiesa , i Partiti , la << Politica>> in generale , insomma quello che si chiama l’establishment

    Con simile materiale umano , pronto a contestare anche lui , era difficile per Mussolini fare il gioco con un uomo della forza e della esperienza di Giolitti . Ma proprio in quel momento il fascismo subiva una trasfusione che ne cambiava radicalmente il sangue , grazie alla conversione delle campagne , specialmente della Padania della Toscana e delle Puglie

     Proprio per le sue tendenze rivoluzionarie , il fascismo non aveva fatto molta breccia nella vecchia proprieta’ agraria naturalmente conservatrice , anzi retriva . Ma questa classe , soprattutto in Emilia , impaurita dall’occupazione delle terre operata dalle << leghe>> rosse e bianche , nella quale aveva visto il prodromo di una definitiva espropriazione aveva venduto , anzi aveva svenduto le proprie cascine e fattorie , E i nuovi proprietari , tutti ex mezzadri , o farttori , o piccoli coltivatori , portavano nella difesa dei loro diritti ben altro spirito o grinta, Essi videro nei Fasci la << guardia bianca >> della proprieta’ e vi accorsero in massa col loro bagaglio di idee ( se cosi vogliamo chiamarle ) reazionarie. Per loro fascismo era sinonimo di ordine , e ordine era sinonimo di repressione

    A inventare la la tecnica della mobilitazione di squadre e della spedizione punitiva furono loro che per numero e violenza fecero presto a sovverchiare la vecchia guardia cittadina

    Le cifre parlano chiaro in pochi mesi gli 88 fasci diventarono 834 e i 20.000 iscritti 250.000 Molte zone , e precisamente le zone agrarie come la Toscana e l’Emilia cominciarono a passare quasi nelle loro mani .

    Questo imponente afflusso di ceti terrieri infuse uno spirito nuovo , francamente reazionario , al <<movimento >>

    Mettendo in crisi la vecchia direzione dei Pasella , dei Rossi , dei Bianchi eccetera . Ma per il momento dava a Mussolini , nei confronti di Giolitti , una grossa forza contrattuale e soprattutto gli consentiva di cambiare le carte del gioco : egli poteva far credere che il fascismo fosse un elemento di stabilita’ e conservazione , come in quel momento gli conveniva.

    ( I due fascismi --Indro Montanelli )

     

     

     

    Dopo il 1921 sembra scomparire dai vertici del movimento fascista !!!

     

     

    Anno 1922

     

    CASELLARIO POLITICO CENTRALE

    Regia Prefettura di Pisa addi 12 settembre 1922

     

    Non professa piu' principi sovversivi , e fa parte della sezione di Piombino del P.N.F.

    Ricava i mezzi di vita faccendo il custode presso le scuole elementari di Piombino

     

     

     

     

     

    Segretario mandamentale di Piombino dei sindacati fascisti

     

    Italia contemporanea‎ - Pagina 159

    di Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia - 1988

    ..…..da un lato esamina gli sforzi ( e i contrasti interni ) dei sindacati fascisti , diretti da Umberto Pasella e Curzio Carnesecchi, per conquistare il consenso degli operai, dall'altro
    ha analizzato le vicende dell'antifascismo militante nel Pedi e di quello ...

     

     

     

     

     

     

     

     

    Un ritaglio da "L'idea fascista" Pisa-6 agosto 1922

     

    Il manganello non deve e non puo' essere il sistema …………………………………………………..

     

     

     

     

    ( Ho questo ritaglio per la gentilezza di Fausto Bucci di Follonica , storico dell'antifascismo )

     

     

     

     

    Poi molto probabilmente prendera' posizioni di aperto dissenso :

     

     

    Il dissidentismo fascista: Pisa e il caso Santini, 1923-1925 - Pagina 114

    di Mauro Canali - 1983 - 164 pagine
    Con la presente ho inteso compiere un dovere verso il mio partito e della quale
    assumo intera la responsabilità. Curzio Carnesecchi, Piombino ...
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    Il dissidentismo fascista: Pisa e il caso Santini, 1923-1925

    Mauro Canali - 1983 - 159 pagine
    vi e' un interessante, ancorche' sgrammaticata , lettera del segretario mandamentale di Piombino dei sindacati fascisti Curzio Carnesecchi, ex-sindacalista rivoluzionario e fascista della prima ora, indirizzata a M. Bianchi, E. Rossoni e C. Rossi, dove questi, denunciando atti ...
    books.google.it

     

     

     

     

    28 gennaio 1923 : << Bisogna spezzare il latifondo >>

     

     

    Fascismo, antifascismo, Resistenza in una città operaia

    Ivan Tognarini - 1980 - 328 pagine
    La Sezione Socialista Riformista di Piombino fu costituita da una decina di " ex socialisti ufficiali " ("La Fiamma ", 29 dicembre 1920), tra cui Benvenuti, dirigente del Sindacato Latta (ivi, 28 marzo 1920) e Curzio Carnesecchi, ...
    books.google.it

     

    .....Significativamente Carnesecchi aveva intitolato il suo articolo: Bisogna spezzare il latifondo. La polemica tra Carnesecchi e Fontanelli si sviluppava sulle pagine del giornale nelle settimane successive: cfr. 11 e 18 febbraio 1923. ...

     

     

     

    PROBABILMENTE UNA BATTAGLIA PERSA PERCHE' MUORE SCHEDATO COME SOVVERSIVO

     

    CASELLARIO POLITICO CENTRALE

    Livorno 7 maggio 1932

    Regia prefettura di Livorno ,

    oggetto Carnesecchi Curzio di Giovanni---Sovversivo----deceduto

     

    on/le Ministero dell'Interno Casellario politico centrale Roma

    Pregiomi comunicare che il sovversivo Carnesecchi Curzio e' morto nell'Ospedale civile di Piombino il 3 Febbraio 1929.

    Trasmetto l'atto di morte del Carnesecchi

    Il prefetto

     

     

     

     

     

    Un altro Carnesecchi figura nella " Storia del fascismo fiorentino"

     

     

    Storia del fascismo fiorentino, 1919/1925 - Pagina 432

    di Roberto Cantagalli - 1972 - 448 pagine
    Carnesecchi, Pollione, 236. Caroti, Arturo, 158. Carrara, 234, 243, 245, 246,
    248, 249, 311. Carrer, Pietro, 67, 71, 72, 81 n, 106. Caruso, Enrico, 179. ...

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    POI VENNE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

     

    Nella lotta contro il fascismo emergono le figure di alcuni partigiani

     

     

     

    -------------------------------------------------------------------------------

     

     

    UN PARTIGIANO

     

    Giovanni Carnesecchi di Firenze

     

    Anche qui manco di notizie

     

     

    Sui monti bergamaschi

    GIOVANNI CARNESECCHI di FIRENZE

     

    http://www.araberara.it/Araberara/17novembre2006_files/20-24.pdf

     

    http://www.comunefonteno.com/ita/fonteno-radio-alleata.php

     

     

    IN CASA DI CATERINA PEDRETTI

    La prima radio alleata paracadutata sui monti dell’alto Sebino. Uno dei primi ponti di comunicazione tra gli alleati posti nel sud Italia e gli antifascisti posti nel nord Italia. Per anni si è parlato della radio portata dagli alleati nei nostri paesi, ma nessuno l’aveva trovata. Forse bastava lasciare Lovere e salire un po’ più sopra, a Pianico, nella curva che porta alla "Mano" di Sovere. Forse bastava girare per i paesi a cercare altri partigiani, altre testimonianze da aggiungere a quelle già raccolte, bastava perdere qualche pomeriggio alla ricerca di nuovi documenti. Bastava incontrare con un po’ di caparbietà e fortuna la signora Caterina Pedretti che da 60 anni aspettava di raccontare quello che ha visto e vissuto da giovanissima. Perché fu proprio la famiglia della signora Caterina Pedretti ad ospitare una delle prime radio poste nel nord Italia dagli alleati. Caterina, allora giovanissima ragazza di Fonteno, si vide per mesi passare in casa quelli che saranno poi i grandi protagonisti della Resistenza bergamasca, Bepi Lanfranchi, Giorgio Paglia, Giovanni Brasi e altri che lei stessa non ricorda. Questa è una delle interviste inedite riportate nel libro "La 53ª Brigata Garibaldi Tredici Martiri" di Matteo Alborghetti, un’intervista nella quale finalmente emerge la vera storia della radio alleata, un’intervista che va ad aggiungere un tassello importante nella nostra storia recente.
    E’ il gennaio del 1944 quando gli alleati scelgono Fonteno come punto di appoggio e mandano in questo paese la prima ricetrasmittente.

    Ad essere paracadutato sui monti dell’alto Sebino fu Giovanni Carnesecchi, un antifascista di Firenze del 1916 che portò con sé una ricetrasmittente. L’ufficiale venne ospitato nella casa di Caterina Pedretti

    , sorella di Pierino, partigiano che venne fucilato il 7 settembre del 1944. "Nel gennaio del 1944 venne paracadutato sui monti della zona Giovanni Carnesecchi, un antifascista che aveva con sé una ricetrasmittente. Carnesecchi venne ospitato dal gennaio del 1944 fino al gennaio del 1945 in casa mia. A lui si aggregò dopo un mese Federico Punzo, un maggiore degli alpini siciliano e residente a Milano. Lui aveva il compito di far arrivare ordini e portarli ad altre formazioni. Punzo andava sovente a Iseo a portare ordini. In seguito arrivò dalla Svizzera Emilio Bonari, tenente degli alpini e venne a dare una mano agli altri e rimase fino all’ottobre del 1944 ed arrivò nel mese di maggio del 1944. La mia casa era una base operativa dove venivano trasmessi ordini via radio. Passarono spesso a casa mia Brasi, Paglia, Silvio, Andrea, non so chi fossero questi ultimi. L’antenna era stata piazzata sul tetto e spesso bisognava smontarla frettolosamente per non rivelare la posizione della radio nella mia abitazione. I tedeschi e fascisti sapevano che a Fonteno c’era una radio alleata perché probabilmente avevano rilevato con dei loro mezzi la presenza di onde radio in zona.
    Per questo motivo la mia famiglia visse sempre con la paura di essere scoperti e di essere fucilati".

    La signora Caterina Pedretti ricorda l’arrivo di Giovanni Carnesecchi e di Federico Punzo ma anche la loro frettolosa partenza da Fonteno. Il giorno del loro addio coincide con la tragica morte del fratello di Caterina, Pierino Pedretti. I Fascisti e i tedeschi, dopo la grave sconfitta subita una settimana prima sui colli di Fonteno, ritornarono nel paese montano i 7 settembre. Contravvenendo alla promessa fatta ai partigiani di Giovanni Brasi di non toccare il paese, iniziarono un rastrellamento che causò la fuga di molti giovani e degli stessi antifascisti paracadutati sui monti dell’alto Sebino. "Il 7 settembre, il giorno della morte di mio fratello, ci bruciarono la casa e ci portarono via tutto, anche le lenzuola. Carnesecchi non c’era perché era a Iseo con Punzo, Bonari Emilio di Palazzolo sull’Oglio riuscì a scappare. La radio per fortuna non venne trovata. Da lì iniziarono i rastrellamenti, 16 secondo me. Con l’apparecchio trigonometrico avevano capito che nella zona doveva esserci una ricetrasmittente. E’ stato un susseguirsi di rastrellamenti. Ospitammo persino i tedeschi e i fascisti. Eravamo solo tre donne, mio padre era internato. I fascisti bruciavano, rubavano incendiavano. Anche i partigiani facevano baldoria nell’osteria di Francesco Bertoletti e poi se ne andavano. Quando i fascisti capirono che lì passavano i partigiani, bruciarono l’osteria. I tedeschi si sono comportati sempre meglio dei fascisti. I fascisti hanno individuato la radio solo il 2 gennaio del 1945 quando Carnesecchi stava trasmettendo. Mio zio vide i fascisti e si precipitò a casa mia. La radio venne nascosta e loro non si accorsero. Carnesecchi fu mandato con tutti gli uomini del paese alle scuole e lì interrogato a lungo. Loro dissero che il Carnesecchi non lo conoscevano. Lui disse che era un ex allievo di mio zio, che era tenente degli alpini e cappellano militare ed aveva insegnato a Milano all’istituto Salesiano. Io e mia zia andammo al comando e, senza metterci d’accordo confermammo la sua testimonianza. Dopo quella retata decisero di andarsene. Ormai avevano capito che a Fonteno c’era la ricetrasmittente. Noi a fine guerra non avevamo più né la casa né la cascina. Il 25 aprile sembrò di rinascere. Quel giorno vedemmo la colonna tedesca a Pisogne colpita da bombardamenti e poi iniziò a circolare la voce". Caterina Pedretti ricorda anche la morte del fratello Pierino per mano fascista.
    "Mio fratello aveva fatto il militare a Cogoleto e l’8 settembre era tornato a casa. Lui decise di non presentarsi più al distretto militare perché altrimenti lo avrebbero mandato in Germania. Rimase così sette o otto mesi in montagna. Prima era andato con le Fiamme Verdi in valle Camonica e poi passò con la Garibaldi. Lui di notte dormiva nei boschi e si spostava sempre. Il 7 di settembre piovigginava e mio fratello decise di rimanere in casa per poi svegliarsi la mattina dopo per tornare in montagna. Alle 6 arrivò mia nonna di ritorno dalla messa e ci disse di scappare. Alle 6 il paese era già circondato dai fascisti e tedeschi, mi ricordo che alcuni fascisti parlavano in dialetto bergamasco. Mio fratello e Bonari Emilio scapparono, mio fratello, che era del posto e conosceva bene la zona, scavalcò un muro altissimo ma venne preso, l’altro attraversò il paese di corsa passando nella piazza e si nasconde in un incavo nella roccia e si salvò. Mio fratello venne preso e portato a casa ma noi non c’eravamo.
    Lui tentò di trovare i documenti che aveva della Todt, poi pare che abbia tentato di scappare e in quel momento i fascisti gli spararono alla schiena. Io e mia mamma scappammo da mia nonna che aveva una cascina posta sotto la nostra casa. Poi andammo al dopolavoro e lì mia madre si sentì male. Nel frattempo entrò un fascista, un ragazzo di 19 anni e ordinò un marsala. Poi disse, ‘abbiamo preso uno del ’25’ e mia madre capì che Pierino era stato preso. Poco dopo entrò mia zia e ci disse che mio fratello era stato ferito e che stava scendendo dalla mia casa in cima al paese verso la piazza. Pierino disse alla zia, ‘dai zia vieni a curarmi non vedi che sono ferito’. Mio fratello aveva lavorato all’Ilva di Lovere e riusciva a trovare uova o formaggi che portava ai colleghi. Prima di morire mio fratello chiese dell’acqua ad un fascista: ‘dammi un po’ di acqua da bere almeno tu che ti ho portato tante volte le uova e il formaggio’. Lui dunque riconobbe alcuni fascisti presenti alla retata. Mia zia allora disse a mia madre di vestirsi perché probabilmente avrebbero portato Pierino all’ospedale. Intanto i fascisti lo facevano camminare per la piazza ferito. Nel giro di una mezz’ora, alle 7.30 incontrammo una persona e mia zia disse, ‘andiamo a vedere mio nipote che è ferito’ ma quella persona ci rispose, ‘non andate perché Pierino è stato ucciso’. La ferita era già mortale perché aveva trapassato il polmone i fascisti lo caricarono sul camion. Arrivati appena sotto la chiesa, nella casa posta sulla curva i fascisti si fermarono. Lì c’è un muro alto, venne fatto salire sul muro e buttato giù. Poi gli spararono probabilmente anche in faccia".

     



    Tratto da araberara

     

     

     

     

     

     

     

     

    Che dovrebbe esser diverso da questo Giovanni Carnesecchi ( Carnesechi ) rinchiuso a San Vittore a Milano per l'inconciliabilita' delle date :

     

     

    Istituto: ISTITUTO NAZIONALE PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE IN ITALIA
    Fondo:
    Schede del Carcere di San Vittore di Milano

    http://beniculturali.ilc.cnr.it:8080/Isis/servlet/Isis?Conf=/usr/local/IsisGas/InsmliConf/Insmli.sys6.file&Obj=@Insmlie.pft&Opt=search&Field0=zzA00/01058%20*%20cts=d

    Fascicolo: Carlini Davide - Cazzaniga Giulio

    Busta 1, Fasc. 3

    Schede personali dei detenuti: Davide Carlini, Dante Carneli, Eligio Carnelli,Giovanni Carnesechi, Tullio Carnevale, Roberto Carniello, Mario Carniti, Carlo Caronni, Concetto Carpentiere, Paolo Carpi De Rosmini, Teodoro Carpi, Cesare Carro, Pietro Carta, Enrico Cartabia, Pietro Carucci, Enrico Caruso, Franco Casadio, Giorgio Casale, Antonio Casoli, Enrica Casarini [Cesarini ?], Giuseppe Casati, Mario Casati, Riccardo Casati, Serafina Casati, Michele Casciello, Giovanni Casenghino, Mario Caserini, Angelo Casero, Micaela Casieri, Olimpia Casolasco, Giulio Casiraghi, Ambrogio Cassamagnago, Marta Cassi, Arduino Cassina, Pancrazio Castagneri, Piero Castana, Rita Castato Novati, Bruno Castellani, Vittorio Castellani, Giovanni Castellani, Marco Castellari, Giuseppe Castelletti, Francesco Castelli, Vittorio Castelli, Giovanni Castellini, Annibale Castelnuovo, Annibale Castiglioni, Pasquale Castoldi, Donata Castrezzali, Francesco Caterina, Carlo Cattaneo, Dante Cattaneo, Elia Cattaneo, Ernesto Cattaneo, Giuseppe Cattanco, Giuseppe Cattaneo, Romano Cavada, Corrado Cavalieri, Paolo Cavalieri, Bruno Cavallari, Mario Cavallazzi, Aldo Cavalli, Giuseppe Cavallotti, Mauro Cavoli, Ernesto Cazzaniga, Giulio Cazzaniga. cc. 69
    Date: 01/03/1944 - 30/11/1944;

    Compilatore: Corradi Facchetti Paolo 0/12/2005.

     

     

     

    UN ALTRO PARTIGIANO

     

    Il commissario Enrico Carnesecchi ( Leo )

     

     

    Guerra partigiana tra Genova e il Po: La Resistenza in provincia di Alessandria - Pagina 442

    di Giampaolo Pansa - 1967 - 539 pagine

    Il comando, installato ad Alessandria, era composto dal capitano Leone Novello (Nello),
    dal commissario Enrico Carnesecchi (Leo), dal vice-comandante ...

     

     

     

    I fratelli Fulvio e Sirio Carnesecchi ( zii dello scrittore Florio )

     

     

     I fratelli Fulvio e Sirio Carnesecchi hanno partecipato alla Resistenza nella XXIII Brigata Garibaldi "Guido Boscaglia".

     

     

     

     

    Tenente ALDO CARNESECCHI

     

     

    La divisione italiana partigiana Garibaldi: Montenegro, 1943-1945; - Pagina 521

    Stefano Gestro - 1981 - 671 pagine

    ... ufficiale politico: tenente Aldo Carnesecchi, dall'8 gennaio 1944 al 1°
    maggio 1945; capo di stato maggiore: tenente Renzo Morellini, dal 6 luglio 1944
    ...

     

     

     …………………………………………………………………

     

     

     

     

     

    FURIO CARNESECCHI......PATRIOTA

     

    Nato a Rosignano Marittimo il 10 luglio 1911. Operaio, residente a Torino, già caporalmaggiore nel Genio ferrovieri. Qualifica di Patriota della 6ª Brigata della Divisione Bruno Buozzi nel periodo 1.01 - 7.06.1945.

     

    Notizia inviata da Aldo Montalti di Follonica

    e tratta dal sito Istituto storico della Resistenza Torinese :

    http://intranet.istoreto.it/default.asp

     

     

     

     

    Carnesecchi Ersilio

     

    Notizia tratta dal Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 18-05-1944

    Description: Notizia relativa a "Attività dei banditi e dei ribelli" a Castagneto Carducci (Firenze) riguardante "Carnesecchi Ersilio", contenuta nella pagina 26 del

     

    Guardia Nazionale Repubblicana, Notizia tratta dal Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 18-05-1944
    Europeana
    TEXT
    Fondazione Luigi Micheletti
    /10904/B7B5CD5B702AA6E7221A1B91256A63700D62C592

     

     

     

     

     

     

     

    Piu' vicini ai giorni nostri sono le vicende di ……………………….

     

     

     

     

     

    Elsa Carnesecchi

     

     

    Vorrei ricordare una Carnesecchi di cui non so quasi niente Elsa Carnesecchi di Trento o di Arco di Trento , di cui un tempo lessi qualcosa su Internet ma di

    cui oggi ho ben poche notizie

    Elsa Carnesecchi fu un insegnante nata a Trento il 25 maggio del 1922 e credo si distinse per le doti di educatrice e civiche

    La famiglia di Elsa proveniva da Siena

     

     

     

     

     

     

    E' citata in

     Rivista di filosofia neo-scolastica - Pagina 110

    di Universit�a cattolica del Sacro Cuore, Università cattolica del Sacro Cuore Facoltà di lettere e filosofia - 1967
    CARABELLI ENRICA FELICITA, da Novara - Laureata il 18 febbraio 1966 con voti
    99/100 - Tesi: L'opera di Mario Rapisardi. CARNESECCHI ELSA ...

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    Sono entrato in contatto con la sua famiglia

    Erano originari di Siena .

     

     

    **************************************************

     

    Silvano Carnesecchi

     

    Carnesecchi Silvano ebbe la sua ascendenza in Ceprano ( e prima in Frosinone )

     

    Si e' fatto conoscere come storico e scrittore

     

     

     

     

    Autori: Carnesecchi, Silvano Titolo: Speziali nel Borgo di Intra dal XVI al XVIII secolo Anni Pubblicazione: 1985 ÷ 1985 Editori: Note Bibliografiche: 118 pp. A Cura di: [Fabio Copiatti]

    [Monografia] - Carnesecchi, Silvano - La Valle Intrasca a misura d'uomo / Silvano Carnesecchi ; Gianni Pizzigoni ; ricerca a cura del Museo del Paesaggio di Verbania - Novara (IT\ICCU\TO0\0932158) [Monografia] - Carnesecchi, Silvano - Cenere di tempo / Silvano Carnesecchi (IT\ICCU\TO0\1409876)

    [Monografia] - Carnesecchi, Silvano - Valle Intrasca : il Monigadego / Silvano Carnesecchi ; Gianni Pizzigoni ; ricerca a cura del Museo del Paesaggio di Verbania .. - Novara - s1979 (IT\ICCU\TO0\0933992)

    [Monografia] - Carnesecchi, Silvano - Il tuo seno e' piu' bello dei grappoli d'uva (antifona del 13. secolo) : cappelle e santuarietti mariani in Valle Intrasca / testo di Silvano Carnesecchi e Gianni Pizzigoni ; fotografie di N. Zoppis - NovaraNovara - 1978 (IT\ICCU\TO0\1388518)

     

    Autori: Carnesecchi, Silvano Titolo Articolo: Il tempo della "buzza". SottoTitolo Articolo: Lotte sulla Toce Titolo volume in cui l'articolo è ospitato: Novara Anno Pubblicazione: 1981 Annata, volume, serie, fascicolo : anno 1981, n. 5 Editore: Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Novara Luoghi Editoriali: Novara Argomenti: Storia del territorio Note Generali: Articolo ospitato alla p. 42 del fascicolo

     

     

     

    Con Silvano Carnesecchi scompare il "microstorico" di Verbania e della Valle Intrasca. Conquistato totalmente dalla storia del piccolo borgo di Intra e dei paesi disseminati sulle pendici della piccola Valle, mentre svolgeva le funzioni di sacrista nella Basilica Collegiata di San Vittore.
    Nel tempo libero, instancabile lettore di saggi di storia e di documenti di archivio, Silvano, vero ed entusiasta autodidatta, imparò da solo a leggere e ad interpretare i documenti scritti in latìno ed in volgare, spesso con calligrafia illeggibile ed abbreviazioni incomprensibili, dai notai intresi dal `500 al `700. Alle ricerche di archivio (fu frequentatore assiduo dell` Archivio di Stato di Verbania) unì quelle sul campo: scrutò la morfologia, raccolse le testimonianze e ascoltò le "anime morte" della Valle Intrasca.
    Quanto recepito, lo conservò in sè stesso, lo rielaborò attraverso ripensamenti e osservazioni guidate da metodo scientifico e felice intuito, e mise alla fine sulla carte con una prosa facile e scorrevole, vivacizzata da una dose di ironia. Volentieri e spesso parlava dei personaggi incontrati nei documenti del passato e resuscitati nelle sue pubblicazioni, come se fossero ancora viventi.
    Pubblicò nel 1976 nel Bollettino Storico della Provincia di Novara S. Martino di Vignone, anno 1623: memoria del trasporto della statua di S. Carlo; nel 1978, Il tuo seno è più bello dei grappoli d`uva. Cappelle e santuarietti mariani in Valle Intrasca e Valle Intrasca; Il Monigadego (contratti agrari tra Fabbricerie e contadini della Valle Intrasca nei secoli XV-XVIII); nel 1979, La Valle Intrasca a misura d`uomo; ed eccezionalmente una piccola raccolta di sue poesie, Cenere di tempo.
    Sulla rivista "Novara" in molte "puntate"
    Il tempo della "buzza", storia del taglio, della flottazione e del commercio del legname condotto dai mercanti intresi dal XV al XIX secolo. Questa vasta ricerca ancora oggi non superata, fa di Camesecchi lo storico della "buzza".
    Silvano fu anche consigliere del Museo del Paesaggio dal 1978 al 1993: il suo apporto alle attività del Museo fu continuo e generoso. Nel 1979, per meglio sostenere la propria numerosa famiglia, lasciò l`incarico di sacrista ed andò a Locarno, a lavorare in un grande albergo.
    L`impegno gravoso di lavoro gli impedi la realizzazione del suo programma di ricerche storiche che riprese con rinnovato entusiasmo quando andò, a sessantanove anni, in pensione.
    Nel 1995 pubblicò
    Speziali nel borgo di Intra dal XVI al XVIII secolo ed iniziò un`altra ricerca della stessa ampiezza, che non, poté terminare. Gravi problemi di salute gli impedirono di studiare e scrivere. Questa difficile situazione, che gli toglieva la possibilità di espressione e di comunicazione, venne affrontata da lui con serenità, sostenuto sempre dall`affetto della moglie e dei figli.
    Nella stasi forzata, nella sua mente e nei suoi discorsi "colloquiava" ancora con i protagonisti delle sue microstorie: i mercanti, i boradori, i carbonai, i traghettatori, i notai, i fisici, gli speziali, gli artigiani, i causidici, i sindaci, i nobili i poveri del Borgo e della Valle

    Articolisti: Pizzigoni, Gianni

    Titolo Articolo: Silvano Carnesecchi [Lutti in città]

    Testata ospitante l'articolo: Il Verbano. Settimanale di Verbania e zona

    Data: 2000 ott 28

    Progressivo di Edizione: a. 45, n. 46

    Editore: Stampa Diocesana Novarese

    Luoghi di residenza del Giornale: Novara

     

    Dal sito

    http://www.verbanensia.org/

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    *************************************************************

     

     

     

    ai giorni nostri :

     

     

     

     

    Le regioni da cui sono partiti i Carnesecchi per i vari insediamenti attuali sono : Toscana , Lazio , Campania , Puglia .

    In modo particolare le principali citta' originarie del flusso : le citta' toscane , Ceprano , Roma .

     

     

     

     

    Non siamo in molti ……….................. anzi siamo veramente pochi ………..quasi a rischio estinzione !

     

     

     

    spulciando le cronache 

     

     

     

     

     

     

    Archivio dell’Ufficio Storico

    Via Lepanto, 5 – 00192 Roma

    (all'interno della Caserma "Nazario Sauro")

    Per accedervi è necessario prenotarsi, anche telefonicamente (tel. 06.4735.8105),

     

    http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

     

     

     

     

     

     

    http://www.quirinale.it/elementi/Onorificenze.aspx

     

     

    decorato

    luogo di nascita

    data del decreto

    onorificenza

    CARNESECCHI Vittorio

    Siena

    27/12/2008

    Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana

    CARNESECCHI Rosalba

    Taranto

    02/06/2003

    Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana

    CARNESECCHI Renato

    Milano

    27/12/1994

    Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana

    CARNESECCHI Renzo

    Pisa

    02/06/1993

    Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana

    CARNESECCHI Gianfranco

    29/07/1991

    Medaglia di bronzo al merito della pubblica finanza

    CARNESECCHI Rosalba

    Taranto

    02/06/1991

    Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana

    CARNESECCHI Gianfranco

    15/10/1986

    Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana

    CARNESECCHI Agostino

    02/06/1981

    Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana

    CARNESECCHI Aldo

    02/06/1979

    Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana

    CARNESECCHI Giovanni

    30/03/1965

    Commendatore dell'Ordine della Stella della solidarietà italiana

     

     

     

    Su Internet compaiono i nomi di alcuni Carnesecchi ,

    Strettamente in ordine alfabetico per non far torto a nessuno ma comunque probabilmente dimenticando qualcuno

     

     

     

    Alessandra Carnesecchi

    Trieste

     

     

    Alessandro Carnesecchi

    Autore del sito " Il Ferrarista "

     

     

    Alfredo Carnesecchi

     

     

     

    Carla Carnesecchi

    presidente del tribunale di Pistoia

     

    Vedi alcune note

    Claudio Carnesecchi

    autore di un bel libro fotografico : "Vita contadina nel territorio dell'alta Maremma "

     

     

    Daniele Carnesecchi

    Musicista cantante

     

     

    Dario Carnesecchi

         

    Doria Carnesecchi

    Ex giocatrice ed allenatrice di volley

     

     

    Florio Carnesecchi

    scrittore

     

    Vedi alcune note

    Gemma Carnesecchi

    fiorentina figura nell'albero dei Gaetani Dell'Aquila D'Aragona

    http://www.sardimpex.com/Caetani/..%5Ccaetani%5Cgaetani3.htm

     

    Giacomo Carnesecchi

    Pittore pistoiese emergente

     

     

    Gina Carnesecchi

    USA

    http://www.usafreedomcorps.gov/content/about_usafc/newsroom/photos_dynamic.asp?ID=624

     

    Giuliana Carnesecchi

    attrice

     

     

    Henry Carnesecchi

    Ex giocatore ed allenatore di calcio

     

     

    Leonardo Carnesecchi

    esperto di ferrovie e motrici ferroviarie

    http://www.italvapore.it/Curiosita/memoriastorica2.html

     

    Marco Carnesecchi

    Cantautore fiorentino

    http://www.marcocarnesecchi.it/

    Vedi alcune note

    Riccardo Carnesecchi

    compositore e musicologo , docente universitario

    http://www2.regione.veneto.it/cultura/attivita_culturali/eventi/canzone_veneziana.htm

    Vedi alcune note

    Ruggero Carnesecchi

    poeta

     

     

    Simone Carnesecchi

    Tecnico audio

     

     

    Stefano Carnesecchi

    montanbike

     

     

    Stephanie Carnesecchi

    Francia : ricercatrice

    http://biotoile.ujf-grenoble.fr/enrecherchedemploi.asp?fichesAafficher=1-485

     

    Tony Carnesecchi

    USA pittore

     

     

    Vittorio Carnesecchi

     

    http://freeweb.supereva.com/terzapagina.freeweb/art/banche/GLOSSARI/Glossario%20dirigenti%20100%20banche%20italiane.html?p

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Qualche nota in piu' raccolta in INTERNET

     

     

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    Una famiglia Carnesecchi di origine fiorentina

     

     

     

     

     

    A Venezia vi e' un aula del Tribunale intitolata : Ferdinando Carnesecchi

    TRIBUNALE ORDINARIO DI VENEZIA : Camera di Sicurezza : Aula Carnesecchi 

     

     

     Ferdinando e Gianfranco ( fratelli ) originari di Firenze erano due magistrati che svolgevano il loro incarico a Venezia

     

    Riccardo e Carla Carnesecchi ( qui sotto citati ) sono figli di Ferdinando Carnesecchi

     

     

     

     

     

    Riccardo Carnesecchi è laureato a Padova e a Venezia, nonché diplomato al Conservatorio di Venezia

    Docente prima al Conservatorio e poi all'Università Ca' Foscari di Venezia,

    Docente nel Dipartimento di Storia delle arti e conservazione dei beni artistici "G. Mazzariol

    di :


    Filologia musicale. Elementi di applicazioni di video scrittura musicale

    Didattica dell'ascolto, della lettura e della composizione musicale

     

     

    Compositore e musicologo, ha al suo attivo numerose pubblicazioni. Oltre a saggi sulla musica russa ottocentesca e la musica francese, tra cui La sovranità in scena fra Piovoso e Termidoro, in Musica e storia, Bologna 1993, ha scritto 'Venezia sorgesti dal duro servaggio', la musica durante la Repubblica di Manin, Venezia 1994; 'Quel che ghe vol', Le canzoni del Redentore (1866- 1935), Vicenza 1995; La danza barocca a teatro, Vicenza 2003. Al suo attivo anche numerosi arrangiamenti, tra i quali i 4 CD musicali che accompagnano i 2 volumi, da lui curati, Storia della canzone veneziana dal 1400 ai giorni nostri, Venezia 2000/2002.

    Carnesecchi Riccardo , (a cura di)
    La danza barocca a teatro : ritornelli a ballo nell'opera veneziana del Seicento
    Vicenza, N. Pozza, 2003, pagg. 262.

    Il ballo secentesco è un argomento di grande suggestione ma finora poco studiato: a fronte di molti documenti letterari descrittivi, vi è una grande carenza di documenti musicali che ne permettano una conoscenza reale. Questo libro curato da Riccardo Carnesecchi è il risultato di attente ricerche condotte sui fondi della Biblioteca Marciana di Venezia, in particolare nella raccolta Contarini, forse la più importante collezione di manoscritti musicali del Seicento oggi esistente. Il saggio introduttivo e gli apparati, nonché il criterio di trascrizione del repertorio di musiche qui pubblicate, rispondono anche all'intento di fornire utili materiali per la pratica esecutiva.

    "Quel che ghe vol." Le canzoni del Redentore (1866-1935), edited by Riccardo Carnesecchi, 1995 + cd

    Cherubini, chantre de la Révolution

    Riccardo Carnesecchi, Minuetto alla Viganò: the Perception of Music as it Flows

    Riccardo Carnesecchi, Cerimonie, feste e canti: lo spettacolo della "democrazia veneziana", dal maggio del 1797 al gennaio del 1198, p. 213

     

     

     

     

     

     

     

     PRESENTAZIONE DEI 3 CD SULLA
    "STORIA DELLA CANZONE VENEZIANA DAL 1400 AI GIORNI NOSTRI"

    Venezia, Aula Magna dell'Ateneo Veneto
    29 novembre 2000, ore 17.30

    A cura dell'Ateneo Veneto - Venezia

    Iniziativa finanziata con d.d.r. n. 180 del 06.05.1999

    La "Storia della Canzone Veneziana dal 1400 ai giorni nostri" ripercorre, in 3 CD, tutto l'itinerario della canzone veneziana, dalle sue origini fino a questo secolo.

    Di fianco alla gloriosa tradizione della musica "colta", strumentale, sacra ed operistica, che fece di Venezia, dal XVI secolo, uno dei massimi centri musicali d'Europa, si sviluppava in città un'altrettanto antica tradizione di canzoni in vernacolo, nelle quali si intrecciavano, in modo non sempre riconoscibile, tipologie derivate da canti popolari e modelli "alti", quali i testi di Giustinian, di Ruzante e del Calmo, o le musiche di Willaert e Gabrieli.

    Nasceva così un genere musicale e letterario di grande presa popolare, che al motivo consueto dell'idillio amoroso univa quello dell'ironia, del gioco e della descrizione della variegata umanità presente in una città così viva e che si esprimeva soprattutto nelle famose "canzoni da battello" che ancora oggi accompagnano l'andar per gondola.

    Il criterio seguito nella pubblicazione di quest'opera non è rigidamente filologico, poiché sarebbe stato poco fruibile per il pubblico medio e non rigoroso sul piano scientifico, in quanto già ignoriamo la prassi del canto di fine '800 e perciò, a maggior ragione, ignoriamo quella di 5 secoli fa.

    Analogamente a quanto fatto con la storia della canzone napoletana da Roberto Murolo, si è ricercata un'omogeneità dove unità e cifra stilistica sono date dalle trasposizioni musicali di Riccardo Carnesecchi e dall'interpretazione vocale e strumentale di Stefano Scutari.

    Riccardo Carnesecchi è laureato a Padova e a Venezia, nonché diplomato al Conservatorio di Venezia. Tra le sue numerose pubblicazioni ci sono la musica per un CD di canzoni d'epoca e due libri (con spartiti) su temi veneziani.

    Stefano Scutari è un chitarrista e cantante ben noto a Venezia. Il suo ampio repertorio spazia dalla musica tradizionale a quella d'avanguardia. Ha inciso due CD come solista ed un terzo assieme ad un gruppo musicale.

     

    [Monografia] - Carnesecchi, Riccardo - Venezia sorgesti dal duro servaggio : la musica patriottica negli anni della Repubblica di Manin / Riccardo Carnesecchi - Venezia - 1994 (IT\ICCU\VEA\0063918)

    [Monografia] - La danza barocca a teatro : ritornelli a ballo nell'opera veneziana del Seicento / a cura di Riccardo Carnesecchi - Vicenza - 2003 (IT\ICCU\CFI\0553849)

    [Monografia] - Quel che ghe vol : le canzoni del Redentore, 1866-1935 / a cura di Riccardo Carnesecchi - Vicenza - [1995] (IT\ICCU\BVE\0083086)

    [Monografia] - Carnesecchi, Riccardo - Cherubini, chantre de la Revolution / Riccardo Carnesecchi - Padova - 1988 (IT\ICCU\VEA\0037044)

    [Monografia] - Storia della canzone veneziana : dal 1400 ai giorni nostri / a cura di Riccardo Carnesecchi ; voce e chitarra Stefano Scutari - [Venezia] - c2000 (IT\ICCU\VIA\0087916)

    [Monografia] - 1: Dal 1400 al 1700 / a cura di Riccardo Carnesecchi ; voce e chitarra Stefano Scutari - [Venezia] - c2000 (IT\ICCU\VIA\0087917)

    [Monografia] - 2: La fine del 1700 e il 1800 / a cura di Riccardo Carnesecchi ; voce e chitarra Stefano Scutari - [Venezia] - c2000 (IT\ICCU\VIA\0087918)

    [Monografia] - 3: Il 1900 / a cura di Riccardo Carnesecchi ; voce e chitarra Stefano Scutari - [Venezia] - c2000 (IT\ICCU\VIA\0087919)

     

     

     

    Vedi maggiori notizie sull'opera di Riccardo Carnesecchi nella pagina dedicata

     

     

     

     

    26 giugno 2005

    La Nazione
    MAGISTRATURA L’alto incarico sarà assunto dalla dottoressa
    Carla Carnesecchi nei primi mesi di ottobre
    Una donna, la prima in Toscana, nominata presidente del tribunale della nostra città

    PISTOIA — Con voto unanime il Consiglio superiore della magistratura ha nominato Carla Carnesecchi presidente del tribunale di Pistoia: un evento straordinario in Italia e specialmente in Toscana dove la dottoressa Carnesecchi è la prima donna ad assumere un tale alto incarico giudiziario. Si attende ora il "concerto", cioè il benestare del ministro della Giustizia. Nei primi di ottobre la dottoressa Carnesecchi dovrebbe prendere possesso del suo nuovo ufficio in piazza del Duomo. Fa parte della corrente di Magistratura indipendente. Carla Carnesecchi è figlia di un alto magistrato. Il padre, Ferdinando, era avvocato generale presso la corte d’appello di Venezia. E nella città lagunare Carla Carnesecchi è nata. La madre era padovana. E all’università di Padova si è laureata in giurisprudenza e nel dicembre del 1967 entrò in magistratura, una delle prime donne che indossavano la toga di giudice. Fu destinata al tribunale di Monza e nel maggio del ’75 trasferita a Venezia come pretore del lavoro. Nel febbraio 1981 approdò al tribunale civile di Firenze e poi alla seconda sezione civile della corte d’appello. Nel giugno del 2002 passò alla terza sezione penale svolgendo anche le funzioni di presidente supplente facendosi apprezzare dai colleghi magistrati e dagli avvocati per il suo equilibrio e preparazione giuridica. Le sue sentenze sono sempre state ritenute perfette sotto ogni punto di vista e così come esemplarmente lucide nella esposizione dei fatti e nelle argomentazioni di diritto. Carla Carnesecchi è sposata con il sostituto procuratore generale Marcello Scialoja, senese si sono conosciuti a Monza, lei in tribunale, lui alla procura della Repubblica. Hanno avuto un figlio, Claudio, che dopo la laurea in legge non ha seguito la carriera dei genitori e ha intrapreso il mestiere di apicoltore. Marito, moglie e figlio sono tifosissimi della Fiorentina e una volta, prima del fallimento della società viola, la seguivano anche in trasferta. Nell’albero genealogico di Carla Carnesecchi c’è un personaggio famoso: Pietro Carnesecchi, fiorentino, uno dei primi aderenti alla Riforma di Lutero, che pagò con la propria vita (fu impiccato) le proprie credenze religiose.
    Rosario Poma

    [Monografia] - Il nuovo divorzio : commento teorico-pratico alla Legge 74/87 / Carla Carnesecchi ... \et al.! - \Firenze!stampa 1988 - 1987 (IT\ICCU\CFI\0104020)

     

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    A Siena

     

     

     

     

     

     Uno scrittore :

     

     

    Florio Carnesecchi vive a Siena e si occupa di tradizioni popolari, in particolare di fiabe. Ha collaborato con A. Milillo all'edizione delle "Novelle popolari senesi"

    di C. Marzocchi.

    Senesi a tavola

    Poche terre come quella senese riescono ancora a rendere così evidente il rapporto tra territorio e cucina. Florio Carnesecchi ne dà un esempio con un libro di ricette dove gli ingredienti si mescolano alla memoria, alla storia, alla fiabistica offrendo così una nuova traccia per comprendere una città e una delle campagne più belle d'Italia e aggiungendo, allo stesso tempo, altri sapori ai cibi.

     Senesi a Tavola
    La memoria della cucina: storie di fame e di fate, tra sogni e bisogni.
    Libreria dell'Orso edizioni
    Collana: Saperi e Sapori 3
    Florio Carnesecchi

     

    [Monografia] - Novelle popolari senesi / raccolte da Ciro Marzocchi, 1879 (manoscritto n. 57) ; a cura di Aurora Milillo con la collaborazione di Gabriella Aiello e Florio Carnesecchi- Roma - W0 1-1992 (IT\ICCU\BVE\0039367)

    [Monografia] - Ferretti, Roberto - L' immaginario collettivo sui monti di Castiglione : Il ciclo folklorico di S. Guglielmo / Roberto Ferretti ; Introduzione e note di Florio Carnesecchi - Castiglione della Pescaia - 1989 (IT\ICCU\LIA\0073654)

     

     

    Vedi maggiori notizie sull'opera di Florio Carnesecchi nella pagina dedicata

     

     

     

     

     

    Società Esecutori Pie Disposizioni in Siena
    Rettore
    Prof. Vittorio Carnesecchi
    Via Roma 71
    53100 SIENA

     

      

     

    UNA CARNESECCHI FRANCESE :

     

     Stephanie Carnesecchi

    Un gruppo di ricerca sulla nutrizione nella chemioprevenzione del cancro di Strasburgo (Carnesecchi e coll. 2001) ha recentemente pubblicato anche un importante lavoro sul meccanismo d'azione del geraniolo sulla riduzione di crescita del tumore del colon. Il geraniolo ha determinato una riduzione del 70% della crescita cellulare con cellule bloccate nella fase S del ciclo cellulare e concomitante inibizione della sintesi del DNA. Non sono stati trovati segni di citotossicità o di apoptosi. Il Geraniolo si è dimostrato dotato di proprietà antiproliferative perché ha determinato una riduzione del 50% dell'attività della ornitina decarbossilasi, un enzima chiave della sintesi delle poliamine

     

     

     

     

    Un altro Carnesecchi fiorentino

     

     

    Sarà Marco Carnesecchi ad aprire i concerti della nuova tounée "Concato Oxa e Viceversa Tour 2004" (organizzata da Friends & Partners e Podium Agency) che, partita il 1° febbraio da Spoleto, attraverserà l'Italia fino ad aprile. Il giovane cantautore toscano, o come preferisce definirsi "parlautore" apre lo spettacolo di Anna Oxa e Fabio Concato con tre suoi pezzi ("E' tutto qui", "Dodici ore d'amore" e "La notte delle idee" ) e dialoga col pubblico attraverso cartelloni scarabocchiati col pennarello. Marco Carnesecchi è nato a Firenze il 30 dicembre 1975 e inizia studiare la chitarra all'età di 12 anni. Molto presto inizia un'intensa attività di insegnante nelle scuole Fiorentine, attività che si protrae fino agli inizi del 2000. Successivamente si affianca anche la passione per la composizione e per "la canzone" in genere, e frequenta, con due borse di studio, i corsi di composizione ed autore testi presso il C.E.T. (scuola di Mogol). Nel 1998 conosce il compositore Marco Falagiani, con il quale inizia a collaborare come autore, scrivendo gran parte del disco "Ho un sogno" di Anna Oxa, tra cui "Cambierò", canzone in gara al 53° Festival di Sanremo. All'attività di autore affianca anche quella di cantautore e incomincia a scrivere materiale per un progetto tutto suo.

     

     

      

    [Monografia] - Carnesecchi, Alfredo <1953- > - La colecistectomia laparoscopica : indicazioni, complicanze e risultati nella nostra esperienza / Alfredo Carnesecchi ; rel. W. Montorsi - Milano - 1994 (IT\ICCU\MIL\0395133)

     

     [Monografia] - Carnesecchi, Ruggero - O dei verd'anni miei : Poesie - Firenze - 1956 (IT\ICCU\CUB\0163171) 

     

     

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    Carnesecchi Alessandra -------Trieste

     

    [Monografia] - Carnesecchi, Alessandra <1967-> - Gli organi delle nuove aziende sanitarie tra ente pubblico e impresa : Tesi di diploma di laurea in diritto dell'impresa pubblica / specializzanda: Alessandra Carnesecchi Relatore Leopoldo Coen Trieste - 1993-1994 (IT\ICCU\TSA\0019108)

     

    So solo che la famiglia di questa Carnesecchi ha una origine pugliese .

    Non so praticamente niente di questi Carnesecchi , ne' di come siano arrivati a Bari .

     

     

     

     

     

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    UNA FIORENTINA

     

     

     

    Dal sito http://www.sardimpex.com/

     

    F1. Conte Don Roffredo (* Roma 4-3-1953), Patrizio Napoletano.

    F2. Conte Don Gelasio (* Roma 15-4-1954), Patrizio Napoletano.

    = 25-10-1980 Noemi Marone, figlia del Conte Alberto e di Cristina dei Conti Camerana

    (* 1957).

    G1. Donna Jacobella (* Kelowna, Canada 29-9-1982).

    G2. Conte Don Cristoforo (* New York 2-5-1984), Patrizio Napoletano.

    G3. Conte Don Benedetto (* Pisa 12-1987 + Bolgheri 4-3-1988), Patrizio Napoletano.

    G4. (Naturale ?) Lapo (* 1979)

    = Firenze 11-2003 Gemma Carnesecchi

     

     

     

     

     

    Giacomo Carnesecchi

    Pittore pistoiese emergente

     

     

     

     

     

     

    .

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    A che punto siamo………………

     

     

    Ad oggi , maggio 2008 , io credo di aver abbozzato solo una scheletrica trama della storia dei Carnesecchi , di aver scritto solo in parte di cio' che si potrebbe scrivere su questa famiglia

     

    Molti personaggi debbono ancora riemergere dalle nebbie dell'oblio

     

    Il lavoro e' probabilmente ancora molto lungo

     

    Attraverso questo sito ho pero' dato l'inizio ad un'opera che non necessariamente dovro' concludere io e nel medesimo tempo ho scritto nella memoria collettiva i risultati della mia ricerca , cioe' ho costruito e consolidato i primi gradini di una scala di cui non vedo la fine

     

    Ho fatto molta fatica e avrei potuta farne molto meno

    Mi ha pesato la mancanza di un sistema nazionale di catalogazione delle fonti e di un piano nazionale di regestazione

     

    Dice il dottor Piccardi che gli scaffali dell' Archivio di stato occupano una lunghezza di 80 chilometri .

    Quanti metri un uomo potra' consultare nella sua vita

    A me viene spesso da pensare a quanti di questi documenti non siano mai stati consultati e a quante cose ci sono nascoste

    E' evidente l'incapacita' dello Stato e della Universita' e dell'Archivio stesso di organizzare una razionale e sistematica regestazione dei documenti

    L'attivita' di ricerca e' tutto fuorche' sistematica.

    Nel futuro , con l'uso sempre piu' massicio di internet ( vedi ad esempio il progetto google libri , la pubblicazione dei battesimi del Duomo ……..

     

     

    Una cosa mi ha colpito : Quanto sia facile dimenticare !

     

    Molti degli individui citati in queste pagine erano praticamente dimenticati

     

    Fissate sulla carta i vostri ricordi : altrimenti saranno irrimediabilmente persi

     

    .

     

     

     

     

    Oggi che i miei genitori sono morti mi accorgo di quante cose avrei loro da domandare …………e le risposte che non avro' piu' mi privano di qualcosa

    .

     

     

     

       

    Lentamente in queste pagine si sono snodate lungo i secoli le vicende di tanti Carnesecchi . Talvolta se ne sono resi protagonisti talvolta ne sono stati vittime

    Mille vicende , gioie , dolori , speranze , timori………………………..

    Tante storie molte ancora da approfondire , tante storie ancora da scoprire

    Come detto buona parte dei personaggi che compaiono in questo libro dei Carnesecchi erano oramai dimenticati , credo sia stato importante averli riportati alla memoria collettiva

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Forse questa storia dei Carnesecchi , a molti , puo' sembrare tempo sprecato o comunque qualcosa fuori dal nostro tempo ,

    ovviamente io non la penso cosi : non vuole essere niente di anacronistico , niente di vuoto od infantile

     

    Vuole essere un modo di ritrovare

    Nel nome di nostri comuni antenati antichi legami oggi dimenticati

    E nel medesimo tempo

     

    Vuole essere un un modo di conservare la memoria di questi uomini e donne di cui siamo carne e sangue

     

    E col ricordo quasi tenerli in vita

     

    ridare un senso alle loro vite alle loro sofferenze , alle loro gioie , ai loro errori , alla loro gloria ,

    al loro coraggio , alle loro miserie , alla loro vanita' ,

    alle loro vicende umane

     

    Un modo di combattere la caducita' della vita.

     

    Forse un modo di dare loro il nostro amore postumo di figli e nipoti

    e

    pretendere dai nostri figli e nipoti lo stesso amore

    in nome della stessa ragione

     

     

     

     

    UN UOMO VIVE FINO A QUANDO QUALCUNO NE CONSERVA IL RICORDO

     

     

     

    .

     

     

     

    Da wikipedia

     

    Culto degli antenati

    L'essere umano ha, dai tempi più antichi, onorato i propri antenati. Moltissime culture, seppur lontane tra loro geograficamente e idealmente, praticano il culto degli antenati.

    Tale culto è basato sulla convinzione che l'anima di una persona sopravviva alla morte fisica e che possa proteggere i discendenti dall'aldilà

    Venerazione rivolta ai defunti di una famiglia, di un gruppo, di un clan o di un popolo, che costituisce un elemento fondante dello spirito religioso di molte popolazioni e un importante fattore di identificazione sociale. Occorre distinguere un vero e proprio culto degli antenati all'interno del culto generico dei morti; l'uno e l'altro sono presenti in religioni tipologicamente diverse. Il culto degli antenati mitici e totemici, in particolare, si inserisce nel complesso religioso che contraddistingue i clan, dove gli antenati comuni sono la base stessa dell'appartenenza al gruppo.

    L'espressione culto degli antenati si riferisce all'insieme delle pratiche e credenze religiose basate sull'idea che i membri defunti di una famiglia o di un clan veglino sui propri discendenti e siano in grado di influire positivamente o negativamente sul loro destino. I riti associati al culto degli antenati hanno in genere lo scopo di assicurare che gli antenati siano felici e ben disposti verso la propria discendenza.

    Questa forma di religiosità ha una notevole importanza antropologica, essendo presente in moltissime culture. Vestigia di questa forma di religiosità si possono identificare anche in molte culture del mondo occidentale; un esempio è la festività cattolica della Commemorazione dei Defunti. Fra le culture in cui il culto degli antenati è presente in modo più radicato ed evidente si possono citare quella cinese e le numerose culture dell'Africa subsahariana.

    In Cina, il culto degli antenati , ha lo scopo di onorare il ricordo delle imprese nobili degli antenati. Nella scala dei valori della morale cinese tradizionale, la pietà filiale (di cui l'adorazione degli antenati è un'estensione), è la principale.

    L'uomo pietoso riconosce e onora nei genitori, negli anziani e negli antenati la causa ultima della propria esistenza. In questo senso, la venerazione per gli antenati in Cina contiene elementi di confucianesimo e taoismo, e si colloca su un piano morale più che strettamente religioso. Ciononostante, molte delle forme in cui questa venerazione si esplica coincidono con quelle usate per comunicare col mondo spirituale. Per esempio, vengono allestiti altari in onore degli antenati, sui quali si fanno offerte e sacrifici, almeno in specifiche festività (per esempio nel Qingming, nel Chongyang e nella Festa dei Fantasmi).

     

    Gli antenati nella cosmologia africana

    Quasi tutte le culture africane tradizionali condividono la concezione della realtà come unione tra un principio vitale immateriale e la realtà come la conosciamo nella nostra esperienza. Questi due piani sono fortemente interdipendenti, per cui ogni evento sul piano materiale ha necessariamente un corrispettivo spirituale. A ogni evento positivo corrisponde una volontà benevola da parte di un essere spirituale, e ogni disgrazia è conseguenza di una colposa disattenzione dell'uomo verso i propri doveri spirituali o dell'azione di uno spirito malevolo.

    La comprensione delle forze che muovono gli eventi è affidata a coloro che hanno la capacità di leggere i segni cosmici e di interpretarli. Sono questi gli uomini o le donne del sacro (della medicina, della magia, o di altre funzioni fisico-spirituali che variano da cultura a cultura). Il ruolo dell'esperto del sacro è quello di fungere da mediatore. Essendo capace di interpretare la realtà – dono divino riconosciuto attraverso una qualche forma di iniziazione – egli è anche capace di intercedere presso gli spiriti. Tale persona può assumere il ruolo di profeta, mettendo in guardia la comunità dagli effetti nefasti di comportamenti che violano l'ordine spirituale delle cose.

    Le creature spirituali hanno un'influenza sul mondo materiale che varia in funzione della loro prossimità a esso. Le relazioni che legano Dio creatore alla realtà quotidiana degli uomini sono estremamente indirette, per cui è improbabile che Dio - nonostante il suo interessamento per la realtà - possa intervenire a questo livello. Fra gli spiriti più vicini al mondo materiale degli uomini ci sono per esempio quelli legati al mondo naturale (per esempio agli animali) e gli spiriti degli antenati defunti.

    La persona che muore, infatti, entra a far parte del mondo spirituale. Non tutti i defunti, tuttavia, acquisiscono lo status di antenato (degno di venerazione): a seconda delle culture questo può dipendere da molti fattori, inclusi il sesso (uomo o donna), il rango sociale, la moralità della condotta in vita, l'appartenenza etnica, e persino il tipo di inumazione riservato alla salma.

    Gli spiriti degli antenati sono interessati agli eventi che riguardano i loro discendenti viventi, che costituiscono il loro legame con il mondo terreno. In molte culture, si ritiene che colui che muore senza discendenza, o che non è ricordato dalla sua progenie, tenda ad allontanarsi progressivamente da Dio o spegnersi nell'oblio, in una sorta di seconda e definitiva morte. Al contrario, un antenato che mantiene un forte legame con il mondo terreno è potente e in condizioni di influire sulla vita materiale. Spetta ai viventi rinnovare e consolidare il loro rapporto vitale con gli antenati, e quindi al tempo stesso riaffermare il loro benessere nella vita ultraterrena. Vale la pena ricordare che presso i popoli pastori, ad esempio i nilotici, non vi è vita dopo la morte fisica e solo alcuni anziani sono "recuperati" da Dio che li tiene in vita e che permette loro di intercedere a favore del mondo fisico.

    La morale del clan

    La benevolenza degli antenati è in particolare indirizzata a garantire la prosperità della famiglia o del clan, e il suo successo nella società. Questo si ricollega alla concezione africana generale della moralità, in larga misura basata sull'idea che ciò che permette la crescita del potere di una persona e la sua salita nella scala sociale è bene; tutto ciò che impedisce questa ascesa è male. La persona non può pensare di risalire la scala sociale se non rispetta gli antenati. Da qui l'importanza di adempiere i riti propiziatori nei tempi stabiliti, ma anche di offrire agli antenati azioni o libagioni quando se ne presenta l'occasione.

    Il successo o insuccesso della persona nella società sono tradizionalmente valutati contemporaneamente in relazione all'individuo come membro del clan (ogni individuo cerca di ottenere il massimo prestigio possibile all'interno del suo clan) e in relazione al clan come parte della comunità (ogni individuo cerca di valorizzare il proprio clan rispetto agli altri). Questa duplice prospettiva (individualista e famigliare) definisce una scala di valori ben precisa: per esempio, un'azione che aiuti una persona a scapito di altri nel proprio clan è riprovevole perché la forza del gruppo ne esce sconfitta, ma la stessa azione rivolta al di fuori del clan potrebbe essere accettabile. Analogamente, le colpe dell'individuo sono accentuate se gettano vergogna sul clan. Questo schema morale tradizionale è in via di mutamento nell'Africa moderna; l'influenza della cultura occidentale (anche indiretta, per esempio attraverso l'urbanizzazione) sta infatti spostando l'enfasi progressivamente dalla famiglia all'individuo.

    Forme del culto

    Gli strumenti che i viventi hanno a disposizione per contribuire al benessere degli spiriti degli antenati sono il culto e la fecondità; entrambi sono considerati manifestazioni del principio vitale che sostiene l'universo. La fecondità assicura una progenie numerosa agli antenati, che a sua volta conferisce potenza e capacità di controllare il mondo. Un segno di rispetto per gli antenati, di grande valore simbolico, è quello di nominare i figli col loro nome. In molte regioni dell'Africa non è raro sentire un uomo rivolgersi al figlio chiamandolo "padre" o "madre"; il bambino non solo ha il nome del genitore, ma ne incarna lo spirito. L'antenato avrà un occhio di riguardo verso la persona che fa rivivere il suo nome. L'ordine con cui si danno i nomi degli antenati ai propri figli – diverso nella culture patrilineari e matrilineari – indica l'importanza che l'antenato ha nel mondo spirituale.

    Il culto degli antenati africano è in genere basato su alcune distinzioni di fondo, per cui alcuni antenati sono più importanti di altri. Le due distinzioni principali sono legate alla prossimità e al sesso. Per prossimità si intende la vicinanza dei rapporti, e quindi il proprio padre e nonno sono più importanti del bisnonno e del trisnonno. Proprio per questo motivo il Dio creatore è raramente oggetto di culto; si trova infatti talmente lontano dalla famiglia, nella scala delle relazioni, da non interessarsi alla vita quotidiana della gente (in alcune culture, i suoi interventi possono essere addirittura mossi da invidia e cattiveria). Il sesso è un'altra distinzione importante, nel senso che spesso vengono attribuiti diversi valori al genere maschile o femminile. Questo ha valenze differenti a seconda delle culture. Presso molti popoli, i soli antenati che valga la pena ricordare sono gli uomini; in altre avviene il contrario.

    Il culto consolida il legame fra i viventi e i defunti e garantisce che questi ultimi continuino a vegliare sulla loro progenie e proteggerla. Il culto si esplica in numerose forme; si rivolgono preghiere all'anziano, si lodano le sue imprese in vita, si fanno offerte, si riserva uno speciale rispetto ad animali o piante che gli sono considerate particolarmente vicini. Riti, amuleti, maschere, totem, tabù, nomi segreti, giuramenti, l'appartenenza a gruppi d'età o altre forme di casta sono tutte manifestazioni della religiosità africana e quindi hanno un ruolo anche nel culto degli antenati.

    L'antenato può manifestarsi attraverso eventi o la possessione di un suo discendente. In questo caso occorre saper leggere l'evento e interpretare il messaggio. Al contrario, un antenato che non riceva gli onori che gli spettano può maledire la propria progenie.

     

      

    Da wikipedia

     

     

     

     

     

    Qui si dovrebbe scrivere la parola "Fine"

    Ma la parola fine speriamo non venga mai scritta sul nostro cognome

     

    Lascio in eredita' ai Carnesecchi che verrano il piacere di aggiungere cose nuove e onorevoli a questa storia

     

     

     

     

     

     

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    ing. Pierluigi Carnesecchi La Spezia anno 2003

     

     

     

     

     Ugo Foscolo

    Dei Sepolcri

    Non vive ei forse anche sotterra, quando
    gli sarà muta l'armonia del giorno,
    se può destarla con soavi cure
    nella mente de' suoi? Celeste è questa
    corrispondenza d'amorosi sensi,
    celeste dote è negli umani; e spesso
    per lei si vive con l'amico estinto
    e l'estinto con noi, se pia la terra
    che lo raccolse infante e lo nutriva,
    nel suo grembo materno ultimo asilo
    porgendo, sacre le reliquie renda
    dall'insultar de' nembi e dal profano
    piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
    e di fiori odorata arbore amica
    le ceneri di molli ombre consoli.

     

     

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    All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
    confortate di pianto è forse il sonno
    della morte men duro? Ove piú il Sole
    per me alla terra non fecondi questa
    bella d'erbe famiglia e d'animali,
    e quando vaghe di lusinghe innanzi
    a me non danzeran l'ore future,
    né da te, dolce amico, udrò piú il verso
    e la mesta armonia che lo governa,
    né piú nel cor mi parlerà lo spirto
    delle vergini Muse e dell'amore,
    unico spirto a mia vita raminga,
    qual fia ristoro a' dí perduti un sasso
    che distingua le mie dalle infinite
    ossa che in terra e in mar semina morte?
    Vero è ben, Pindemonte! Anche la Speme,
    ultima Dea, fugge i sepolcri: e involve
    tutte cose l'obblío nella sua notte;
    e una forza operosa le affatica
    di moto in moto; e l'uomo e le sue tombe
    e l'estreme sembianze e le reliquie
    della terra e del ciel traveste il tempo.
    Ma perché pria del tempo a sé il mortale
    invidierà l'illusïon che spento
    pur lo sofferma al limitar di Dite?
    Non vive ei forse anche sotterra, quando
    gli sarà muta l'armonia del giorno,
    se può destarla con soavi cure
    nella mente de' suoi? Celeste è questa
    corrispondenza d'amorosi sensi,
    celeste dote è negli umani; e spesso
    per lei si vive con l'amico estinto
    e l'estinto con noi, se pia la terra
    che lo raccolse infante e lo nutriva,
    nel suo grembo materno ultimo asilo
    porgendo, sacre le reliquie renda
    dall'insultar de' nembi e dal profano
    piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
    e di fiori odorata arbore amica
    le ceneri di molli ombre consoli.

    Sol chi non lascia eredità d'affetti
    poca gioia ha dell'urna; e se pur mira
    dopo l'esequie, errar vede il suo spirto
    fra 'l compianto de' templi acherontei,
    o ricovrarsi sotto le grandi ale
    del perdono d'lddio: ma la sua polve
    lascia alle ortiche di deserta gleba
    ove né donna innamorata preghi,
    né passeggier solingo oda il sospiro
    che dal tumulo a noi manda Natura.
    Pur nuova legge impone oggi i sepolcri
    fuor de' guardi pietosi, e il nome a' morti
    contende. E senza tomba giace il tuo
    sacerdote, o Talia, che a te cantando
    nel suo povero tetto educò un lauro
    con lungo amore, e t'appendea corone;
    e tu gli ornavi del tuo riso i canti
    che il lombardo pungean Sardanapalo,
    cui solo è dolce il muggito de' buoi
    che dagli antri abdüani e dal Ticino
    lo fan d'ozi beato e di vivande.
    O bella Musa, ove sei tu? Non sento
    spirar l'ambrosia, indizio del tuo nume,
    fra queste piante ov'io siedo e sospiro
    il mio tetto materno. E tu venivi
    e sorridevi a lui sotto quel tiglio
    ch'or con dimesse frondi va fremendo
    perché non copre, o Dea, l'urna del vecchio
    cui già di calma era cortese e d'ombre.
    Forse tu fra plebei tumuli guardi
    vagolando, ove dorma il sacro capo
    del tuo Parini? A lui non ombre pose
    tra le sue mura la città, lasciva
    d'evirati cantori allettatrice,
    non pietra, non parola; e forse l'ossa
    col mozzo capo gl'insanguina il ladro
    che lasciò sul patibolo i delitti.
    Senti raspar fra le macerie e i bronchi
    la derelitta cagna ramingando
    su le fosse e famelica ululando;
    e uscir del teschio, ove fuggia la luna,
    l'úpupa, e svolazzar su per le croci
    sparse per la funerëa campagna
    e l'immonda accusar col luttüoso
    singulto i rai di che son pie le stelle
    alle obblïate sepolture. Indarno
    sul tuo poeta, o Dea, preghi rugiade
    dalla squallida notte. Ahi! su gli estinti
    non sorge fiore, ove non sia d'umane
    lodi onorato e d'amoroso pianto.

    Dal dí che nozze e tribunali ed are
    diero alle umane belve esser pietose
    di se stesse e d'altrui, toglieano i vivi
    all'etere maligno ed alle fere
    i miserandi avanzi che Natura
    con veci eterne a sensi altri destina.
    Testimonianza a' fasti eran le tombe,
    ed are a' figli; e uscían quindi i responsi
    de' domestici Lari, e fu temuto
    su la polve degli avi il giuramento:
    religïon che con diversi riti
    le virtú patrie e la pietà congiunta
    tradussero per lungo ordine d'anni.
    Non sempre i sassi sepolcrali a' templi
    fean pavimento; né agl'incensi avvolto
    de' cadaveri il lezzo i supplicanti
    contaminò; né le città fur meste
    d'effigïati scheletri: le madri
    balzan ne' sonni esterrefatte, e tendono
    nude le braccia su l'amato capo
    del lor caro lattante onde nol desti
    il gemer lungo di persona morta
    chiedente la venal prece agli eredi
    dal santuario. Ma cipressi e cedri
    di puri effluvi i zefiri impregnando
    perenne verde protendean su l'urne
    per memoria perenne, e prezïosi
    vasi accogliean le lagrime votive.
    Rapían gli amici una favilla al Sole
    a illuminar la sotterranea notte,
    perché gli occhi dell'uom cercan morendo
    il Sole; e tutti l'ultimo sospiro
    mandano i petti alla fuggente luce.
    Le fontane versando acque lustrali
    amaranti educavano e vïole
    su la funebre zolla; e chi sedea
    a libar latte o a raccontar sue pene
    ai cari estinti, una fragranza intorno
    sentía qual d'aura de' beati Elisi.
    Pietosa insania che fa cari gli orti
    de' suburbani avelli alle britanne
    vergini, dove le conduce amore
    della perduta madre, ove clementi
    pregaro i Geni del ritorno al prode
    cne tronca fe' la trïonfata nave
    del maggior pino, e si scavò la bara.
    Ma ove dorme il furor d'inclite gesta
    e sien ministri al vivere civile
    l'opulenza e il tremore, inutil pompa
    e inaugurate immagini dell'Orco
    sorgon cippi e marmorei monumenti.
    Già il dotto e il ricco ed il patrizio vulgo,
    decoro e mente al bello italo regno,
    nelle adulate reggie ha sepoltura
    già vivo, e i stemmi unica laude. A noi
    morte apparecchi riposato albergo,
    ove una volta la fortuna cessi
    dalle vendette, e l'amistà raccolga
    non di tesori eredità, ma caldi
    sensi e di liberal carme l'esempio.
    A egregie cose il forte animo accendono
    l'urne de' forti, o Pindemonte; e bella
    e santa fanno al peregrin la terra
    che le ricetta. Io quando il monumento
    vidi ove posa il corpo di quel grande
    che temprando lo scettro a' regnatori
    gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela
    di che lagrime grondi e di che sangue;
    e l'arca di colui che nuovo Olimpo
    alzò in Roma a' Celesti; e di chi vide
    sotto l'etereo padiglion rotarsi
    piú mondi, e il Sole irradïarli immoto,
    onde all'Anglo che tanta ala vi stese
    sgombrò primo le vie del firmamento:
    - Te beata, gridai, per le felici
    aure pregne di vita, e pe' lavacri
    che da' suoi gioghi a te versa Apennino!
    Lieta dell'aer tuo veste la Luna
    di luce limpidissima i tuoi colli
    per vendemmia festanti, e le convalli
    popolate di case e d'oliveti
    mille di fiori al ciel mandano incensi:
    e tu prima, Firenze, udivi il carme
    che allegrò l'ira al Ghibellin fuggiasco,
    e tu i cari parenti e l'idïoma
    désti a quel dolce di Calliope labbro
    che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma
    d'un velo candidissimo adornando,
    rendea nel grembo a Venere Celeste;
    ma piú beata che in un tempio accolte
    serbi l'itale glorie, uniche forse
    da che le mal vietate Alpi e l'alterna
    onnipotenza delle umane sorti
    armi e sostanze t' invadeano ed are
    e patria e, tranne la memoria, tutto.
    Che ove speme di gloria agli animosi
    intelletti rifulga ed all'Italia,
    quindi trarrem gli auspici. E a questi marmi
    venne spesso Vittorio ad ispirarsi.
    Irato a' patrii Numi, errava muto
    ove Arno è piú deserto, i campi e il cielo
    desïoso mirando; e poi che nullo
    vivente aspetto gli molcea la cura,
    qui posava l'austero; e avea sul volto
    il pallor della morte e la speranza.

    Con questi grandi abita eterno: e l'ossa
    fremono amor di patria. Ah sí! da quella
    religïosa pace un Nume parla:
    e nutria contro a' Persi in Maratona
    ove Atene sacrò tombe a' suoi prodi,
    la virtú greca e l'ira. Il navigante
    che veleggiò quel mar sotto l'Eubea,
    vedea per l'ampia oscurità scintille
    balenar d'elmi e di cozzanti brandi,
    fumar le pire igneo vapor, corrusche
    d'armi ferree vedea larve guerriere
    cercar la pugna; e all'orror de' notturni
    silenzi si spandea lungo ne' campi
    di falangi un tumulto e un suon di tube
    e un incalzar di cavalli accorrenti
    scalpitanti su gli elmi a' moribondi,
    e pianto, ed inni, e delle Parche il canto.
    Felice te che il regno ampio de' venti,
    Ippolito, a' tuoi verdi anni correvi!
    E se il piloto ti drizzò l'antenna
    oltre l'isole egèe, d'antichi fatti
    certo udisti suonar dell'Ellesponto
    i liti, e la marea mugghiar portando
    alle prode retèe l'armi d'Achille
    sovra l'ossa d'Ajace: a' generosi
    giusta di glorie dispensiera è morte;
    né senno astuto né favor di regi
    all'Itaco le spoglie ardue serbava,
    ché alla poppa raminga le ritolse
    l'onda incitata dagl'inferni Dei.
    E me che i tempi ed il desio d'onore
    fan per diversa gente ir fuggitivo,
    me ad evocar gli eroi chiamin le Muse
    del mortale pensiero animatrici.
    Siedon custodi de' sepolcri, e quando
    il tempo con sue fredde ale vi spazza
    fin le rovine, le Pimplèe fan lieti
    di lor canto i deserti, e l'armonia
    vince di mille secoli il silenzio.
    Ed oggi nella Troade inseminata
    eterno splende a' peregrini un loco,
    eterno per la Ninfa a cui fu sposo
    Giove, ed a Giove diè Dàrdano figlio,
    onde fur Troia e Assàraco e i cinquanta
    talami e il regno della giulia gente.
    Però che quando Elettra udí la Parca
    che lei dalle vitali aure del giorno
    chiamava a' cori dell'Eliso, a Giove
    mandò il voto supremo: - E se, diceva,
    a te fur care le mie chiome e il viso
    e le dolci vigilie, e non mi assente
    premio miglior la volontà de' fati,
    la morta amica almen guarda dal cielo
    onde d'Elettra tua resti la fama. -
    Cosí orando moriva. E ne gemea
    l'Olimpio: e l'immortal capo accennando
    piovea dai crini ambrosia su la Ninfa,
    e fe' sacro quel corpo e la sua tomba.
    Ivi posò Erittonio, e dorme il giusto
    cenere d'Ilo; ivi l'iliache donne
    sciogliean le chiome, indarno ahi! deprecando
    da' lor mariti l'imminente fato;
    ivi Cassandra, allor che il Nume in petto
    le fea parlar di Troia il dí mortale,
    venne; e all'ombre cantò carme amoroso,
    e guidava i nepoti, e l'amoroso
    apprendeva lamento a' giovinetti.
    E dicea sospirando: - Oh se mai d'Argo,
    ove al Tidíde e di Läerte al figlio
    pascerete i cavalli, a voi permetta
    ritorno il cielo, invan la patria vostra
    cercherete! Le mura, opra di Febo,
    sotto le lor reliquie fumeranno.
    Ma i Penati di Troia avranno stanza
    in queste tombe; ché de' Numi è dono
    servar nelle miserie altero nome.
    E voi, palme e cipressi che le nuore
    piantan di Priamo, e crescerete ahi presto
    di vedovili lagrime innaffiati,
    proteggete i miei padri: e chi la scure
    asterrà pio dalle devote frondi
    men si dorrà di consanguinei lutti,
    e santamente toccherà l'altare.
    Proteggete i miei padri. Un dí vedrete
    mendico un cieco errar sotto le vostre
    antichissime ombre, e brancolando
    penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne,
    e interrogarle. Gemeranno gli antri
    secreti, e tutta narrerà la tomba
    Ilio raso due volte e due risorto
    splendidamente su le mute vie
    per far piú bello l'ultimo trofeo
    ai fatati Pelídi. Il sacro vate,
    placando quelle afflitte alme col canto,
    i prenci argivi eternerà per quante
    abbraccia terre il gran padre Oceàno.
    E tu onore di pianti, Ettore, avrai,
    ove fia santo e lagrimato il sangue
    per la patria versato, e finché il Sole
    risplenderà su le sciagure umane.