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indice generale : http://www.carnesecchi.eu/indice.htm

 

AGOSTINO CARNESECCHI

 

antefatto

 

La Repubblica Romana del 1849 (nota anche con la denominazione di Seconda Repubblica Romana, per non confonderla con quella di epoca napoleonica) fu uno stato repubblicano sorto in Italia durante il Risorgimento a seguito di una rivolta interna che nei territori dello Stato pontificio estromise Papa Pio IX dai suoi poteri temporali. Fu governata da un triumvirato composto da Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini ed Aurelio Saffi.

La piccola repubblica, nata nel febbraio 1849 a seguito dei grandi moti del 1848, che coinvolsero tutta Europa, ebbe come quest'ultimi vita breve (5 mesi, dal 9 febbraio al 4 luglio) a causa dell'intervento militare della Francia di Napoleone III, che per convenienza politica ristabilì l'ordinamento pontificio, in deroga ad un articolo della costituzione francese. Tuttavia quella della repubblica romana fu un'esperienza significativa nella storia dell'unificazione italiana (che rappresentava l'obiettivo della Repubblica), vide l'incontro e il confronto di molte figure di primo piano del Risorgimento accorse da tutta la Penisola, fra cui Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli. In quei pochi mesi Roma passò dalla condizione di stato tra i più arretrati d'Europa a banco di prova di nuove idee democratiche, ispirate principalmente al mazzinianesimo, fondando la sua vita politica e civile su principi (quali, in primis, il suffragio universale maschile; il suffragio femminile in realtà non era vietato dalla Costituzione, ma le donne ne restarono escluse per consuetudineà‹[1]; l'abolizione della pena di morte e la libertà di culto), che sarebbero diventate realtà in Europa solo un secolo dopo.

da Wikipedia

 

 

 

 

http://cronologia.leonardo.it/gariba/gar26.htm

Dal libro Giuseppe Garibaldi e i suoi tempi

Quest'opera, monumentale ma poco nota, perchè rara, fu data alle stampe nel 1884 da Jessie White vedova di ALBERTO MARIO, morto pochi mesi prima (2 giugno 1883) a soli 58 anni. Garibaldi nello stesso giorno era morto a Caprera l'anno prima, e indubbiamente Alberto Mario raccogliendo copioso materiale delle sue gesta, numerosi documenti, ritratti, lettere autografe, carte e piantine, avrebbe voluto celebrarlo con questa grande opera, ma purtroppo lo seguì nella tomba esattamente un anno dopo. La vedova tenne comunque fede all'omaggio che Alberto voleva fare a Garibaldi, e con l'appoggio dell'editore Treves, e con una quantità enorme di stupende incisioni-illustrazioni di Edoardo Matania, dando alle stampe l'Opera gliela dedicò "alla memoria".

http://cronologia.leonardo.it/gariba/gar26.htm

 

 

CAPITOLO VENTICINQUESIMO
IL 30 APRILE 1849.
Primo assalto dei francesi da Porta Cavalleggeri e Porta Marta. - Fatto eroico di Bigio. - Il 30 aprile; sconfitta dei francesi. - La repubblica accerchiata da ogni parte di nemici. - Garibaldi mette in fuga i Napoletani. - Stragi a Livorno, a Bologna. - Doppiezze dei diplomatici francesi. - Spedizione contro i i borbonici napoletani.
La giornata di Velletri.

CAPITOLO VENTISEIESIMO
Il generale in capo Roselli e Garibaldi a Velletri. - Ritirata dei napoletani. - Garibaldi progetta di invadere il Regno. - Garibaldi richiamato a Roma. - I tedeschi sotto Ancona. - Di nuovo in lotta con i francesi. - Loro fraudolenze. - Combattimento a Villa Cospine; a Villa Pamphili. - Medici al Vascello. - Le stragi al Vascello

 

http://cronologia.leonardo.it/gariba/gar26.htm

 

La notte del 19-20 maggio fu una delle più dolorose per Garibaldi.
E non teniamo conto nemmeno dei suoi dolori fisici che pure debbono essere stati acuti, perché il Ripari, quando la mattina dopo lo medicava per la ferita non rimarginata del 30 aprile, lo trovò "tutto una ammaccatura sulla parte destra; malleolo, ginocchio, avambraccio, cubito, spalla. E sul dorso della mano vi era l'impronta d'un ferro di cavallo."

Ma soffrire e tacere era una sua virtù particolare. E tutta la notte, sdraiato fra le viti sui colli Latini, soffriva e taceva. Né apriva bocca se non per sedare il tumulto fra i suoi legionari che con piglio audace gridavano: "A Velletri, a Velletri!".
Né mangiava, né dormiva, ma stava con l'orecchio teso sui rumori della vicina città e in attesa della risposta del messo speditovi alla ricerca di precise notizie.
E oltre il Dandolo, il Masina che vi era entrato all'alba tornò con la conferma che la città era vuota. Garibaldi, che uscendo da Roma si era ripromesso di circondare e fare prigioniero quell' esercito condotto da capi venali e vili, e di guadagnare i poveri soldati alla comune patria, di ravvivare l'insurrezione nel Regno, e, aiutato dai nobili patrioti calpestati dal re spergiuro, farne il caposaldo dell'unità d'Italia, ora vide con l'alba il sogno scomparso; sentì la propria impotenza e perfino inutilizzato per l' Italia il nobile ardore di tale e tanta gioventù bramosa di morire per essa!
"Una vittoria, una sola - egli andava ripetendo - e l' Italia sarebbe nostra."

E come poteva a lui mancare la vittoria? a lui che dieci anni più tardi la afferrò per la chioma con quegli stessi eroi che allora lo circondavano! - Amara notte quella, preludio di altre ancor più amare .
All'alba ricevette l'ordine di Roselli di mandare parte del suo corpo sulle orme dei fuggiaschi. E immediatamente gli scrisse la seguente lettera:
"Velletri, 20 maggio 1849.
Generale!
Io approfitto della vostra compiacenza ad ascoltarmi, e vi espongo il mio parere. Voi avete mandato ad inseguire l'esercito napoletano da una forza nostra; ed é molto bene. Domani mattina dobbiamo con tutto il corpo dell'esercito prendere la strada di Frosinone e non fermarci fino a giungere sul territorio napoletano, le popolazioni del quale bisogna insurrezionare.
La divisione che seguirà la strada de Terracina non deve impegnarsi con forze superiori, e deve ripiegarsi sopra di noi in caso di urgenza; ciò che potrò farò anche attraverso le montagne, non impedito dal peso dell' artiglieria.
G. GARIBALDI".

http://cronologia.leonardo.it/gariba/gar26.htm

 

 

 

Breve Cronistoria del passaggio di Giuseppe Garibaldi a Rocca d'Arce

 

23 maggio 1849 - Nella notte Garibaldi si trovava a Frosinone proseguendo verso sud per sconfiggere i Borboni;

25 maggio 1849 - Si trova con il suo esercito nelle campagne di Ripi;

26 maggio 1849 - A Ceprano e all'alba entrò nel Regno Borbonico e spediva Manara con i suoi bersaglieri lombardi a snidare i napoletani da Rocca d'Arce, fortissima posizione. Garibaldi,

credendo di trovare gli svizzeri a San Germano, comandò di avanzare il giorno dopo all'alba verso di essa e ai suoi ufficiali raccolti sulla piazza di Arce disse loro " Quì si

decidono i destini dell'Italia. Una battaglia vinta sotto Capua ci darà nelle mani l'Italia".

(Dai Ricordi Manoscritti del Generale Sacchi citati da Gueroni, vol. I°, pag 299).

27 maggio 1849 - Mentre era pronto per partire alla volta verso San Germano ricevette una lettere in cui il Triunviro Mazzini lo richiamava a Roma. Garibaldi come sempre ubbidì, ma non, come crede il Guerzoni, "Con gioia"; ma invece con amarezza e con dolore (Archivi Saffi). E Garibaldi rispose: "Cittadino Triunviro Mazzini" egli scrive, "Mi conformerò agli ordini

perdendo, secondo l'opinione mia, tutto il frutto di questa spedizione" promette che " Invece di continuare per San Germano e Napoli, l'opinione popolare essendomi favorevolissima, mi

incamminerò per Sora e Aquila, ponendo in parte riparo al mal esito, e di quì a Terni, nell'intento di trovarmi sul fianco sinistro ed alle spalle degli Austriaci sempre che essi proseguono alla volta di Roma".

28 maggio 1849 - Garibaldi scrive ancora a Mazzini: " Avendo, dietro gli ordini, ritirato da Arce tutte le mie genti sono pronto ad eseguire il rimanente degli ordini".

 

http://www.roccadarce.com/DOCUMENTO%20INEDITO.htm

 

 

 

 

 

 

 

Un episodio :

Garibaldi a Ceprano nella locanda Carnesecchi

 

………………….Garibaldi scrisse immediatamente una lettera al Mazzini, in cui lamentava di non poter cogliere il frutto della propria impresa. A malincuore, però, obbedì, lasciando Arce (ed il Regno) la sera dello stesso giorno, pernottando in Ceprano su una panca della locanda Carnesecchi. 

 

 

 

 

L'albergo era di ENRICO di Giovanni Carnesecchi (1834 +1878) ed e' poi passato al figlio Vincenzo

Dietro all’albergo c’erano le stalle dei cavalli delle diligenze per il trasporto di persone e servizio postale

 (vedi genealogie )

 

 

 

 

NINO BIXIO E' STATO TESTIMONIO DI NOZZE DI AGOSTINO

DOVEVA CONOSCERLO BENE

Penso che la cosa piu' probabile sia che lo avesse conosciuto nel 1860 come volontario nelle file garibaldine

 

Meno probabile e' che Agostino fosse andato con Garibaldi nel 1849

 

 

NINO BIXIO : Nel 1848 partecipς alla prima guerra di indipendenza, combattendo a Governolo, a Verona e a Treviso. Poi raggiunse Roma, al seguito di Giuseppe Garibaldi, dove tentς invano di difendere la neonata Repubblica Romana dall'attacco restauratore dei francesi. Condusse a termine varie azioni dimostrando una determinazione e un'audacia che rasentavano la temerarietΰ. Il 3 giugno 1849, respingendo l'assalto francese, si distinse guidando personalmente diversi contrattacchi alla baionetta. Per due volte i colpi francesi gli uccisero la cavalcatura e infine fu ferito in modo serio. La sua condotta gli valse una medaglia d'oro decretata dalla Repubblica Romana ed ebbe il personale elogio di Garibaldi che lo promosse sul campo al grado di maggiore. Venne sommariamente curato da Pietro Ripari e Agostino Bertani, riuscendo poi a raggiungere Genova, dove finalmente fu possibile estrarre la pallottola, rimasta conficcata nel fianco sinistro.

 

 

 

 

AGOSTINO CARNESECCHI

 

Un fervente patriota

 

pagina a cura del discendente Agostino Carnesecchi

 

 

 

 

Appartiene al nucleo dei Carnesecchi di Frosinone

Agostino non ha fatto parte della spedizione dei "Mille", ma probabilmente si è unito a loro quando questi sono giunti sulle sponde del Volturno , fermati dai Sabaudi, per impedire che entrassero nello stato Vaticano.

Vincenzo ( zio di Agostino il narratore ) di Udine racconta che lì abbia conosciuto la bisnonna Costanza Ascione, sposata con rito civile a Benevento o provincia, testimone di nozze Nino Bixio..

 

(Il lasciapassare inglese riferisce di un episodio del 1861).

 

 

 

Successivamente, come si rileva ha fatto parte del Corpo dei Volontari per la Libertà ( matricola 1160 ) comandati da Garibaldi,
Partecipando

nel 1866 alla 2a guera d'indipendenza contro gli Austriaci,

nel 1867 alla campagna di guerra nell'Agro Romano

e sempre nel 1867 alla tentata liberazione di Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VEDI ALBERO GENEALOGICO DELLA DISCENDENZA DI AGOSTINO CARNESECCHI

 

 

 

Albero Genealogico di Agostino Carnesecchi

 

Queste genealogie hanno bisogno di essere completate

 

 

 

Agostino Carnesecchi ( nato a Ceprano- morto a Eboli 1906 ) + Costanza Ascione

 

Vedi la biografia di Agostino Carnesecchi

 

 

Figli :

Spartaco ??

Gastone (nato a Cruccoli 1877 -morto nella guerra 15/18 residente a Milano

Licurgo (morto Avellino 1961 )

Dina residente a Milano , morta 1980 ???

 

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Spartaco Carnesecchi

Figli :

 

Gastone Carnesecchi

Figli :

 

 

 

Licurgo Carnesecchi + Teresa Califano

Figli :

Agostino nato e morto ad Eboli

Mario residente a Roma

Armando nato ad Auletta il 17/11/1918 morto ad Avellino 1986

Vincenzo

Adelina

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Agostino Carnesecchi +……………………………..

Figli :

Z1

Z2

Adele residente ad Eboli

 

 

 

 

Mario

Figli :

Y1

Y2

Y3

Y4

 

 

Armando Carnesecchi (17/11/1918 --morto Avellino 1986 ) + Angelina Amodeo

Figli :

Agostino nato ad Avellino 25/02/1953

Maria Rosaria residente a Latina

Lucia deceduta

Paola deceduta

 

Vincenzo Carnesecchi + ……………………….. residente ad Udine

Alfredo

Mauro

 

 

 

Adelina Carnesecchi + -------------------------------

Figli :

T1

Carla Milano

 

 

Agostino di Armando di Licurgo Carnesecchi + …………………………….

Anna nata a Varese 24/04/1985

 

 

 

 

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Costituzione della Repubblica Romana 1849

 

PRINCIPI FONDAMENTALI

I.

La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.
II.

Il regime democratico ha per regola l'eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.
III.

La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.
IV.

La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l'italiana.
V.I

Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.
VI.

La piú equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll'interesse politico dello Stato è la norma del riparto territoriale della Repubblica.
VII.

Dalla credenza religiosa non dipende l'esercizio dei diritti civili e politici.
VIII.

Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l'esercizio indipendente del potere spirituale.

TITOLO I
DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEI CITTADINI

ART. 1. - Sono cittadini della Repubblica:Gli originarii della Repubblica;Coloro che hanno acquistata la cittadinanza per effetto delle leggi precedenti;Gli altri Italiani col domicilio di sei mesi;Gli stranieri col domicilio di dieci anni;I naturalizzati con decreto del potere legislativo.

ART. 2. - Si perde la cittadinanza:Per naturalizzazione, o per dimora in paese straniero con animo di non piú tornare;Per l'abbandono della patria in caso di guerra, o quando è dichiarata in pericolo;Per accettazione di titoli conferiti dallo straniero;Per accettazione di gradi e cariche, e per servizio militare presso lo straniero, senza autorizzazione del governo della Repubblica; l'autorizzazione è sempre presunta quando si combatte per la libertà d'un popolo;Per condanna giudiziale.

ART. 3. - Le persone e le proprietà sono inviolabili.

ART. 4. - Nessuno può essere arrestato che in flagrante delitto, o per mandato di giudice, né essere distolto dai suoi giudici naturali. Nessuna Corte o Commissione eccezionale può istituirsi sotto qualsiasi titolo o nome.Nessuno può essere carcerato per debiti.

ART. 5. - Le pene di morte e di confisca sono proscritte.

ART. 6. - Il domicilio è sacro: non è permesso penetrarvi che nei casi e modi determinati dalla legge.

ART. 7. - La manifestazione del pensiero è libera; la legge ne punisce l'abuso senza alcuna censura preventiva.

ART. 8. - L'insegnamento è libero.Le condizioni di moralità e capacità, per chi intende professarlo, sono determinate dalla legge.

ART. 9. - Il segreto delle lettere è inviolabile.

ART. 10. - Il diritto di petizione può esercitarsi individualmente e collettivamente.

ART. 11. - L'associazione senz'armi e senza scopo di delitto, è libera.

ART. 12. - Tutti i cittadini appartengono alla guardia nazionale nei modi e colle eccezioni fissate dalla legge.

ART. 13. - Nessuno può essere astretto a perdere la proprietà delle cose, se non in causa pubblica, e previa giusta indennità.

ART. 14. - La legge determina le spese della Repubblica, e il modo di contribuirvi.Nessuna tassa può essere imposta se non per legge, nè percetta per tempo maggiore di quello dalla legge determinato.

TITOLO IIDELL'ORDINAMENTO POLITICO

ART. 15. - Ogni potere viene dal popolo. Si esercita dall'Assemblea, dal Consolato, dall'Ordine giudiziario.

TITOLO IIIDELL'ASSEMBLEA

ART. 16. - L'Assemblea è costituita da Rappresentanti del popolo.

ART. 17. - Ogni cittadino che gode i diritti civili e politici a 21 anno è elettore, a 25 è eleggibile.

ART. 18. - Non può essere rappresentante del popolo un pubblico funzionario nominato dai consoli o dai ministri.

ART. 19. - Il numero dei rappresentanti è determinato in proporzione di uno ogni ventimila abitanti.

ART. 20. - I Comizi generali si radunano ogni tre anni nel 21 aprile.Il popolo vi elegge i suoi rappresentanti con voto universale, diretto e pubblico.

ART. 21. - L'Assemblea si riunisce il 15 maggio successivamente all'elezione.Si rinnova ogni tre anni.

ART. 22. - L'Assemblea si riunisce in Roma, ove non determini altrimenti, e dispone della forza armata di cui crederà aver bisogno.

ART. 23. - L'Assemblea è indissolubile e permanente, salvo il diritto di aggiornarsi per quel tempo che crederà.Nell'intervallo può essere convocata ad urgenza sull'invito del presidente co' segretari, di trenta membri, o del Consolato.

ART. 24. - Non è legale se non riunisce la metà, piú uno dei suoi rappresentanti.Il numero qualunque de' presenti decreta i provvedimenti per richiamare gli assenti.

ART. 25. - Le sedute dell'Assemblea sono pubbliche.Può costituirsi in comitato segreto.

ART. 26. - I rappresentanti del popolo sono inviolabili per le opinioni emesse nell'Assemblea, restando inerdetta qualunque inquisizione.

ART. 27. - Ogni arresto o inquisizione contro un rappresentante è vietato senza permesso dell'Assemblea, salvo il caso di delitto flagrante.Nel caso di arresto in flagranza di delitto, l'Assemblea che ne sarà immediatamente informata, determina la continuazione o cessazione del processo.Questa disposizione si applica al caso in cui un cittadino carcerato fosse eletto rappresentante.

ART. 28. - Ciascun rappresentante del popolo riceve un indennizzo cui non può rinunziare.

ART. 29. - L'Assemblea ha il potere legislativo: decide della pace, della guerra, e dei trattati.

ART. 30. - La proposta delle leggi appartiene ai rappresentanti e al Consolato.

ART. 31. - Nessuna proposta ha forza di legge, se non dopo adottata con due deliberazioni prese all'intervallo non minore di otto giorni, salvo all'Assemblea di abbreviarlo in caso d'urgenza.

ART. 32. - Le leggi adottate dall'Assemblea vengono senza ritardo promulgate dal Consolato in nome di Dio e del popolo. Se il Consolato indugia, il presidente dell'Assemblea fa la promulgazione.

TITOLO IVDEL CONSOLATO E DEL MINISTERO

ART. 33. - Tre sono i consoli. Vengono nominati dall'Assemblea a maggioranza di due terzi di suffragi.Debbono essere cittadini della repubblica, e dell'età di 30 anni compiti.

ART. 34. - L'ufficio dei consoli dura tre anni. Ogni anno uno dei consoli esce d'ufficio. Le due prime volte decide la sorte fra i tre primi eletti.Niun console può essere rieletto se non dopo trascorsi tre anni dacché uscí di carica.

ART. 35. - Vi sono sette ministri di nomina del Consolato:1. Degli affari interni;2. Degli affari esteri;3. Di guerra e marina;4. Di finanze;5. Di grazia e giustizia;6. Di agricoltura, commercio, industria e lavori pubblici;7. Del culto, istruzione pubblica, belle arti e beneficenza.

ART. 36. - Ai consoli sono commesse l'esecuzione delle leggi, e le relazioni internazionali.

ART. 37. - Ai consoli spetta la nomina e revocazione di quegli impieghi che la legge non riserva ad altra autorità; ma ogni nomina e revocazione deve esser fatta in consiglio de' ministri.

ART. 38. - Gli atti dei consoli, finché non sieno contrassegnati dal ministro incaricato dell'esecuzione, restano senza effetto. Basta la sola firma dei consoli per la nomina e revocazione dei ministri.

ART. 39. - Ogni anno, ed a qualunque richiesta dell'Assemblea, i consoli espongono lo stato degli affari della Repubblica.

ART. 40. - I ministri hanno il diritto di parlare all'Assemblea sugli affari che li risguardano.

ART. 41. - I consoli risiedono nel luogo ove si convoca l'Assemblea, né possono escire dal territorio della Repubblica senza una risoluzione dell'Assemblea sotto pena di decadenza.

ART. 42. - Sono alloggiati a spese della Repubblica, e ciascuno riceve un appuntamento di scudi tremila e seicento.

ART. 43. - I consoli e i ministri sono responsabili.

ART. 44. - I consoli e i ministri possono essere posti in stato d'accusa dall'Assemblea sulla proposta di dieci rappresentanti. La dimanda deve essere discussa come una legge.

ART. 45. - Ammessa l'accusa, il console è sospeso dalle sue funzioni. Se assoluto, ritorna all'esercizio della sua carica, se condannato, passa a nuova elezione.

TITOLO VDEL CONSIGLIO DI STATO

ART. 46. - Vi è un consiglio di stato, composto da quindici consiglieri nominati dall'Assemblea.

ART. 47. - Esso deve essere consultato dai Consoli, e dai ministri sulle leggi da proporsi, sui regolamenti e sulle ordinanze esecutive; può esserlo sulle realzioni politiche.

ART. 48. - Esso emana que' regolamenti pei quali l'Assemblea gli ha dato una speciale delegazione. Le altre funzioni sono determinate da una legge particolare.

TITOLO VIDEL POTERE GIUDIZIARIO

ART. 49. - I giudici nell'esercizio delle loro funzioni non dipendono da altro potere dello Stato.

ART. 50. - Nominati dai consoli ed in consiglio de' ministri sono inamovibili, non possono essere promossi, né trasclocati che con proprio consenso, né sospesi, degradati, o destituiti se non dopo regolare procedura e sentenza.

ART. 51. - Per le contese civili vi è una magistratura di pace.A

RT. 52. - La giustizia è amministrata in nome del popolo pubblicamente; ma il tribunale, a causa di moralità, può ordinare che la discussione sia fatta a porte chiuse.

ART. 53. - Nelle cause criminali al popolo appartiene il giudizio del fatto, ai tribunali l'applicazione della legge. La istituzione dei giudici del fatto è determinata da legge relativa.

ART. 54. - Vi è un pubblico ministero presso i tribunali della Repubblica.

ART. 55. - Un tribunale supremo di giustizia giudica, senza che siavi luogo a gravame, i consoli ed i ministri messi in istato di accusa. Il tribunale supremo si compone del presidente, di quattro giudici piú anziani della cassazione, e di giudici del fatto, tratti a sorte dalle liste annuali, tre per ciascuna provincia.L'Assemblea designa il magistrato che deve esercitare le funzioni di pubblico ministero presso il tribunale supremo.È d'uopo della maggioranza di due terzi di suffragi per la condanna.

TITOLO VIIDELLA FORZA PUBBLICA

ART. 56. - L'ammontare della forza stipendiata di terra e di mare è determinato da una legge, e solo per una legge può essere aumentato o diminuito.

ART. 57. - L'esercito si forma per arruolamento volontario, o nel modo che la legge determina.

ART. 58. - Nessuna truppa straniera può essere assoldata, né introdotta nel territorio della Repubblica, senza decreto dell'Assemblea.

ART. 59. - I generali sono nominati dall'Assemblea sopra proposta del Consolato.

ART. 60. - La distribuzione dei corpi di linea e la forza delle interne guarnigioni sono determinate dall'Assemblea, né possono subire variazioni, o traslocamento anche momentaneo, senza di lei consenso.

ART. 61. - Nella guardia nazionale ogni grado è conferito per elezione.

ART. 62. - Alla guardia nazionale è affidato principalmente il mantenimento dell'ordine interno e della costituzione.

TITOLO VIIIDELLA REVISIONE DELLA COSTITUZIONE

ART. 63. - Qualunque riforma di costituzione può essere solo domandata nell'ultimo anno della legislatura da un terzo almeno dei rappresentanti.

ART. 64. - L'Assemblea delibera per due volte sulla domanda all'intervallo di due mesi. Opinando l'Assemblea per la riforma alla maggioranza di due terzi, vengono convocati i comizii generali, onde eleggere i rappresentanti per la costituente, in ragione di uno ogni 15 mila abitanti.

ART. 65. - L'Assemblea di revisione è ancora assemblea legislativa per tutto il tempo in cui siede, da non eccedere tre mesi.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE

ART. 66. - Le operazioni della costituente attuale saranno specialmente dirette alla formazione della legge elettorale, e delle altre leggi organiche necessarie all'attuazione della costituzione.

ART. 67. - Coll'apertura dell'Assemblea legislativa cessa il mandato della costituente.

ART. 68. - Le leggi e i regolamenti esistenti restano in vigore in quanto non si oppongono alla costituzione, e finché non sieno abrogati.

ART. 69. - Tutti gli attuali impiegati hanno bisogno di conferma.

 

 

 

 

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